Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘tiroide’

Quello alla tiroide è il tumore del sistema endocrino più diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

E’il sesto tipo di tumore, per frequenza, nelle donne, con un rapporto maschi/femmine di 3/1. Nel 90% dei casi origina dalle cellule follicolari tiroidee che sono le cellule che producono gli ormoni tiroidei (fT3 e fT4), e prende il nome di adenocarcinoma papillare o follicolare, caratteristiche che permetto no di definirlo come ” tumore differenziato”.“L’incidenza di tale neoplasia è in aumento principalmente a causa di due fattori: il miglioramento delle tecniche diagnostiche che permettono di riconoscere sempre più precocemente la presenza di noduli tiroidei anche di piccole dimensioni e la maggiore esposizione a fattori di rischio ambientali (inquinanti, agenti tossici, radiazioni ionizzanti)” illustra il Professor Andrea Giustina, Presidente della Società Europea di Endocrinologia e del CUEM.“In assenza di sintomi specifici e quando i noduli sono non palpabili e non rilevabili, la maggior parte delle diagnosi avviene in modo ‘incidentale’ ossia nel corso di indagini diagnostiche, come eco-color-doppler di vasi del collo, od ecografie del collo per sindromi aspecifiche. Anche in corso di PET/CT per altre patologie oncologiche non è raro riscontrare noduli ad elevato metabolismo”.
Il sospetto diagnostico viene generalmente risolto mediante l’esecuzione di esame citologico su agoaspirato. La questione centrale, in presenza di un nodulo tiroideo neoplastico è la sua ‘stadiazione’, ossia la valutazione della sue caratteristiche che portano alla scelta del relativo trattamento. A seconda del cosiddetto ‘profilo di rischio’ del nodulo si opta per la chirurgia (parziale o radicale) e l’eventuale stadiazione e/o trattamento a base di radioiodio (I131). Il trattamento con radioiodio ha tre obiettivi principali: 1) definire il profilo di rischio 2) distruggere eventuali foci di cellule tiroidee residue dopo l’intervento (sia non patologici che patologici); 3) localizzare e trattare eventuali localizzazioni di malattia, quali metastasi linfonodali e/o a distanza; 4) rendere il dosaggio della Tireoglobulina un marker idoneo per il follow-up.Riguardo all’indicazione all’ impiego dello I131, è presente un forte dibattito all’interno del mondo scientifico con punti di vista contrastanti, a seguito della pubblicazione di linee guida statunitensi (American Thyroid Association – ATA 2015).
In un recente studio del Gruppo di Medicina Nucleare dell’Università di Brescia condotto dal Dott. Domenico Albano e dal Prof. Raffaele Giubbini (“Possible delayed diagnosis and treatment of metastatic differentiated thyroid cancer by adopting the 2015 ATA guidelines” Eur J Endocrinol 2018;179:143-151) sono stati rivalutati circa 2500 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico di rimozione della tiroide e trattamento con I131. In 140 pazienti (il 6% del campione) sono state individuate metastasi a distanza; secondo le linee guida dell’ATA 2015, 38 presentavano un profilo di rischio post-chirurgico elevato e quindi un’indicazione assoluta a ricevere terapia con I131, mentre ben 102 presentavano un rischio intermedio-basso o basso e quindi senza un’indicazione assoluta al radioiodio. Se questi pazienti non fossero stati valutati e/o trattati con tecniche di Medicina Nucleare vi sarebbe stato un ritardo nella individuazione delle metastasi e di conseguenza nel trattamento con impatto su prognosi e qualità della vita. Cosa significano questi dati? “Se fossero stati classificati con i criteri dell’ATA non avrebbero ricevuto l’ablazione del tessuto residuo con una diagnosi tardiva delle metastasi e un ritardo nel trattamento” spiega il Prof. Giubbini, “In altre parole l’assenza di una corretta stadiazione può portare i pazienti a non essere trattati tempestivamente e ad una peggiore prognosi”.
In fase post-chirurgica, anche nei pazienti a basso-intermedio rischio l’utilizzo del radioiodio e la successiva scintigrafia estesa a tutto il corpo riveste un ruolo cruciale nella corretta stadiazione di malattia andando, non solo a valutare l’entità del tessuto tiroideo residuo (che può restare in parte), ma a riconoscere eventuali lesioni metastatiche linfonodali ed a distanza (osso, polmone in primis) con un impatto significativo sul management del paziente.Le associazioni italiane di endocrinologia e medicina nucleare hanno redatto delle raccomandazioni al fine di garantire una gestione ottimale ed univoca di questi pazienti.
I pazienti a ‘basso rischio’ vengono trattati con l’asportazione della porzione di tiroide interessata dal tumore a cui deve seguire una terapia tiroidea sostitutiva con Levotiroxina. Per i soggetti con ‘rischio intermedio o intermedio-basso’ l’ attuale miglior standard di trattamento prevede l’asportazione della tiroide in toto, l’eventuale eliminazione di focolai residui con I131 ed il controllo del trattamento con la scintigrafia dopo I131 (tecnica in grado di rilevare metastasi a distanza e linfonodi con buona accuratezza soprattutto se associata ad uno studio tridimensionale SPECT). Il trattamento con 131 è oggi semplice e maneggevole: il paziente assume una compressa di radioiodio in un reparto di degenze protette e rimane in osservazione per circa 72 ore. Il trattamento generalmente viene effettuato una sola volta in assenza di metastasi, e può essere ripetuto nel caso che il tumore sia diffuso. Le forme ‘differenziate’ reagiscono molto bene alla terapia con radioiodio: i dati parlano di una prognosi favorevole a 5 anni nell’85% dei casi. In questa fase prevalentemente diagnostica risulta determinante la forma sintetica del TSH umano ricombinante: poichè il trattamento con I131 sia efficace infatti, occorre avere alti livelli di TSH nel sangue. In passato per ottenere questo effetto si sospendeva la terapia sostitutiva per almeno 30-40 giorni lasciando il paziente senza ormoni tiroidei e determinando uno stato di ipotiroidismo mal tollerato e complicato da alcuni rischi (quali astenia, affaticamento, aumento ponderale, intolleranza al freddo, comparsa di edemi, stipsi ostinata con forti limitazioni sulla qualità di vita e l’attività lavorativa). La forma sintetica del TSH invece permette di ottimizzare il trattamento senza disagi per il paziente in quanto si aumenta artificialmente il TSH senza causare sintomi e disturbi. In ultima analisi, un corretto approccio post-chirurgico nella gestione del paziente con carcinoma tiroideo differenziato prevede una ristadiazione (definita come “ablazione” del residuo), atto quasi esclusivamente diagnostico nei Pazienti con rischio intermedio basso di recidiva, un trattamento adiuvante con maggiori dosi di radioiodio nelle forme biologicamente più aggressive ed infine un trattamento di maggiore impegno nella malattia metastatica conclamata.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Amo la mia tiroide”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 Mag 2019

E’ lo slogan della Settimana Mondiale dedicata alla piccola ghiandola a forma di farfalla che con i suoi ormoni regola molteplici organi e funzioni. Quest’anno gli endocrinologi italiani affiliati alla Società Europea di Endocrinologia hanno deciso di concentrare l’attenzione della popolazione sui controlli e in particolare sulle forme sub-cliniche, ossia quelle in cui i valori non indicano una patologia conclamata ma che presentano alterazioni lievi capaci di creare problemi e che per questo devono essere tenute sotto controllo. “Per monitorare le forme sub-cliniche è necessaria una sensibilità particolare anche perché alcuni (circa il 5%) sono destinati a trasformarsi in ipotiroidismo entro un anno. Sono bandiere rosse che sventolano ma che spesso sono ignorate anche a causa di un dibattito acceso sull’opportunità di trattamento” spiega il Professor Andrea Giustina, Presidente della Società Europea di Endocrinologia.Alterazioni ai limiti della norma si riscontrano nel 5-10% della popolazione.
Il cuore è un bersaglio tipico delle alterazioni tiroidee: un eccesso di ormoni determinano un aumento del ritmo cardiaco, ed è oggi riconosciuto come fattore di rischio per la Fibrillazione Atriale,in cui il rischio che placche aterosclerotiche possano staccarsi dai vasi e raggiungere il cervello provocando un ictus è più elevato. I soggetti con ipertensione, arterie ostruite e ipertiroidismo sono a maggior rischio di angina, mentre uno studio su 15mila soggetti condotto al Brigham and Women’s Hospital in Boston ha osservato che tra i pazienti con insufficienza cardiaca congestizia, quelli che mostrano quadri di ipotiroidismo mostrano unamortalitàpiù elevata anche nelle forme subcliniche.
Un recente studio dell’Università della Pennsylvania pubblicato su Circulation ha mostrato che ipotiroidismo sub-clinico e Sindrome del T3 basso peggiorano l’insufficienza cardiaca. Tra i 1365 pazienti osservati tra il 2003 e il 2011, quelli con le alterazioni della tiroide mostravano a 4 anni la necessità di assistenza respiratoria o indicazioni per il trapianto con un aumento nel rischio di morte. Già nel 2013, l’American Heart Association ha emanato delle linee guida che raccomandavano che i medici testassero i livelli dell’ormone tiroideo in tutti i pazienti con insufficienza cardiaca. E in accordo con le indicazioni europee, la terapia sostitutiva nella popolazione adulta con età inferiore ai 65-70 anni è sempre indicata quando il TSH è ≥10 mU/l, anche in assenza di sintomi. Mentre nei soggetti più giovani è consigliato il monitoraggio dei valori ogni sei mesi.L’endocrinologo ha un ruolo anche quando sono presenti disturbi dell’umore, abbastanza tipici in chi ha problemi tiroidei. “Uno studio italiano aveva quantificato nel 63,5% la prevalenza di sintomi depressivi nei pazienti con ipotiroidismo e osservato che la terapia sostitutiva non sempre è sufficiente a ottenere una totale remissione dei disturbi dell’umore. Disforia, ansia, irritabilità, labilità emotiva e compromissione della concentrazione costituiscono i classici sintomi neuropsichiatrici che si verificano nell’ipertiroidismo o nella tireotossicosi. Tuttavia, i pazienti anziani possono presentarsi in uno stato che imita un disturbo depressivo con apatia, letargia e pseudodemenza. Disturbi d’ansia sono stati riscontrati in circa il 60% dei pazienti ipertiroidei, mentre i disturbi depressivi si sono verificati nel 31-69%” conclude il Professor Giustina.
“Amo la mia tiroide” è l’invito per la popolazione a riconoscere i sintomi di ipo e ipertiroidismo, a conoscere la storia sanitaria della propria famiglia e a sottoporsi a controlli per ricevere una eventuale terapia correttiva.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

10 cose che fanno bene alla tiroide

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Un “decalogo tiroide” che riassume le 10 cose da conoscere per prevenire e mantenere in salute questa preziosa ghiandola. “Ancora oggi, spiega Paolo Vitti, presidente SIE – Società Italiana di Endocrinologia e coordinatore scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide, c’è chi pensa che basta una vacanza al mare per poter sospendere l’assunzione del farmaco per l’ipotiroidismo, oppure che la fonte di iodio sia l’aria che si respira in prossimità delle coste marine mentre lo iodio, così utile per il funzionamento della tiroide, si mangia e non si respira. Innanzitutto se sospetti di soffrire di disturbi alla tiroide, la prima cosa da fare è rivolgerti al tuo medico per una valutazione del quadro generale e, dopo gli opportuni accertamenti, fornirti una cura. È importante descrivere nel dettaglio tutti i tuoi sintomi in modo che il medico possa formulare una diagnosi il più possibile precisa. Le malattie della tiroide nei bambini possono svilupparsi prima o dopo la nascita, alcune richiedono un trattamento permanente mentre altre no.
Stanchezza eccessiva? Potrebbe essere colpa della tiroide! Questo sintomo potrebbe rappresentare un campanello di allarme riconducibile sia ad una produzione eccessiva di ormoni tiroidei (ipertiroidismo) sia ad una funzionalità ridotta di questi ultimi (ipotiroidismo). La tiroide guida la produzione di ormoni di tutto il corpo e perciò influenza tutte le funzioni dell’organismo stesso. In caso di mal funzionamento della tiroide è comune che possa insorgere un generale rallentamento o una riduzione delle funzioni corporee. Uno tra i sintomi più comuni provocati dalle diverse disfunzioni tiroidee è la stanchezza cronica.
Anche se spesso nei bambini sintomi come rallentamento della crescita staturale, stanchezza, sonnolenza e disturbi dell’umore, sono attributi alla giovane età e alla crescita., rappresentano in realtà anche i segni delle più comuni malattie della tiroide. È perciò importante che un genitore rimanga sempre in ascolto e non sottovaluti i segnali.
L’ormone tiroideo è essenziale per la vita di ognuno di noi poiché regola importanti processi come la regolazione del metabolismo, il battito cardiaco, il funzionamento intestinale, l’appetito, l’umore e molti altri. Per questo possiamo affermare che gli ormoni tiroidei modulano attività multiple e coordinate e permettono di mantenere le normali funzioni fisiologiche dell’intero organismo. Sono vere e proprie fonti di energia che, se ben funzionanti, danno ritmo e vitalità al nostro corpo. Per quanto riguarda l’aiuto ecco come:
Il sale iodato è amico della tiroide! Lo iodio rappresenta il principale costituente degli ormoni prodotti dalla tiroide e la principale fonte di iodio è l’alimentazione che però, spesso, non riesce ad apportare una sufficiente quantità di questo elemento in aree di carenza iodica. Per questo motivo è necessario provvedere ad una integrazione mediante il consumo di sale iodato in modiche quantità per evitare ricadute sulla pressione arteriosa.
Fino a metà del 20° secolo l’ipotiroidismo era considerata una patologia incurabile, non veniva trattato ed era causa di morte. È importante che la tiroide ed i problemi ad essa correlati siano adeguatamente conosciuti dato che, secondo recenti stime, nel nostro paese le malattie tiroidee sono frequenti tra la popolazione (più di 6 milioni di cittadini ne sono affetti).Questa condizione riguarda soprattutto le donne che, in età adulta, hanno il 20 per cento di possibilità in più di sviluppare problemi alla tiroide rispetto agli uomini.La fonte principale di iodio per l’organismo umano è rappresentata dagli alimenti.
Secondo specifici studi è stato dimostrato però che la quantità media di iodio assunta normalmente con la dieta è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero. Una delle conseguenze più frequenti delle disfunzioni tiroidee è la comparsa del gozzo che si può però cercare di combattere con l’assunzione di alimenti come il pesce, il latte e i formaggi e con l’uso di sale arricchito di iodio. (By ealthCom Consulting)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Tematiche più innovative correlate ai disturbi della tiroide

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

Si sono confrontati a Roma i principali gruppi accademici dedicati alla ricerca sulle tematiche più innovative correlate ai disturbi della tiroide: l’occasione è la prima edizione dell’Italian Thyroid Preceptorship, l’evento scientifico ideato e organizzato da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, con l’importante contributo scientifico di un panel di esperti della materia ed il patrocinio dell’Associazione Italiana Tiroide (AIT), per favorire la crescita professionale di nuovi ricercatori italiani in questo ambito.La tiroide è uno degli organi più importanti per il funzionamento dell’intero organismo, poiché regola i processi metabolici: produce, immagazzina e rilascia nel sangue ormoni essenziali per il corretto funzionamento di tutti i tessuti e organi del corpo1. Più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono di disturbi della tiroide2 e più della metà sembra non essere consapevole della propria condizione3. L’ipotiroidismo, in particolare, ha un’elevata incidenza nella popolazione occidentale e la forma più diffusa nelle aree a sufficiente apporto iodico è la Tiroidite di Hashimoto, che colpisce soprattutto la popolazione tra i 30 e i 60 anni.Nel corso del Preceptorship, ampio spazio è stato dedicato a queste condizioni per discutere i recenti progressi offerti dalla ricerca e individuare i bisogni insoddisfatti dei pazienti, con l’obiettivo di sviluppare nuovi progetti di ricerca, sia di base che traslazionale o clinica.
L’evento di Merck è stato concepito per dare spazio ai giovani ricercatori, attraverso la presentazione di dati preliminari di ricerche in corso e momenti dedicati alla discussione, sotto la guida di “seniors” che rappresentano un supporto nel valutare i futuri sviluppi delle ricerche e le possibili interazioni tra i team.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tumore alla tiroide

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Il tumore alla tiroide, seppur raro, è il tumore endocrino più frequente e riguarda circa il 5% dei noduli tiroidei, che invece sono molto comuni con una prevalenza di quasi il 50% della popolazione. Secondo l’ultimo rapporto Airtum, nel 2017 ci sono state più di 15.000 nuove diagnosi di tumore alla tiroide e si prevede che diventerà il secondo tumore più frequente nelle donne entro il 2020. Questo aumento nel numero di diagnosi, non associato a un aumento della mortalità (nel 76% dei casi si guarisce), sembra essere associato alla sempre maggiore frequenza degli screening e alla maggiore accuratezza degli esami che permettono di scoprire i tumori di piccole dimensioni, non ancora palpabili. Questo scenario fa comprendere l’importanza di una maggiore appropriatezza delle strategie diagnostiche e terapeutiche per evitare i rischi di sovra-trattamento.Le nuove linee guida italiane per la patologia nodulare e il carcinoma differenziato tiroideo verranno presentate durante il 6° Thyroid UpToDate, che si terrà a Roma il 28 e 29 ottobre. L’annuale appuntamento di aggiornamento scientifico sulle patologie della tiroide sarà l’occasione per discutere e approfondire le nuove acquisizioni scientifiche, le novità terapeutiche e di gestione delle principali malattie della tiroide.«L’esigenza di un documento unitario e condiviso – spiega Rinaldo Guglielmi, Past President AME, Associazione Medici Endocrinologi – è condivisa da tutte le società scientifiche date le incertezze operative che derivano dalle numerose linee guida internazionali. Visto il carattere epidemico della malattia nodulare della tiroide nel nostro Paese, il documento permette di individuare i soggetti che meritano una maggiore attenzione diagnostica ed evitare di sottoporre inutilmente ad indagini invasive la maggior parte dei pazienti con noduli che non presentano elementi di preoccupazione, senza trascurare quella minoranza di soggetti che merita maggiore attenzione, presentando ad esempio noduli di dimensione maggiore, micro-calcificazioni e margini irregolari. Oltre a identificare le condizioni e le caratteristiche che meritano maggiori approfondimenti diagnostici, sono stati analizzati anche gli approcci terapeutici più appropriati. Ad esempio, nel documento si raccomanda di procedere con interventi chirurgici meno estensivi ed invasivi, confermando la nuova tendenza a prediligere interventi conservativi. Tale approccio permette di ridurre il fabbisogno di terapia sostitutiva e si associa ad una minore insorgenza di complicanze metaboliche e anatomiche. Inoltre, in assenza di caratteristiche allarmanti, si evita l’intervento quando l’analisi tra i costi e benefici per il paziente non è vantaggiosa, come nel caso di soggetti con malattie concomitanti e quindi ad alto rischio».
Una diagnosi di tumore tiroideo è spesso associata a una crisi emotiva che, se non supportata dall’aiuto di professionisti, può protrarsi nel tempo. Alla base di questo impatto psicologico ci sono principalmente l’incertezza della prognosi, lo scarso supporto psicologico, l’impatto sulle attività lavorative e i possibili effetti collaterali dei trattamenti. Di grande significato – sottolinea La Colla – è anche l’identificazione che le linee guida fanno dei soggetti più a rischio che permette di non creare inutili allarmismi nelle persone, fortunatamente la maggior parte, che hanno noduli che non richiedono un intervento».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Colpa della tiroide e percezione del male

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Risultati sorprendenti relativi alla tiroide. Il portale VEDIAMOCICHIARA.IT, dedicato alla salute e al benessere della donna, ha lanciato una survey con l’obiettivo di sondare la percezione del disturbo tiroideo, partendo dalla conoscenza dei sintomi.
In seguito a questa indagine, che ha coinvolto più di 1400 donne, si è appreso che i sintomi vengono generalmente sottovalutati e spesso e volentieri la maggior parte delle donne, pur segnalando alcuni disturbi riconducibili a problemi di tiroide, non sente il bisogno di fissare un appuntamento con il proprio medico per fare degli accertamenti sul proprio stato di salute: “Non me ne preoccuperei” è la risposta del 50%, contro una seconda metà divisa tra chi in-vece un appuntamento lo fisserebbe (26%) e chi invece proprio non saprebbe cosa fare (“Non so”, 24%).
Questo approccio, soprattutto nell’età antecedente alla menopausa, a cui appartiene la fascia che più di altre ha partecipato al sondaggio – tra i 40 e i 50 anni, il 44%, tra i 30 e i 40 anni il 34%, tra i 50 e i 65, il 22% – forse è giustificabile solo dal fatto che spesso si tratta di disturbi comuni, aspecifici, oppure facilmente riconducibili proprio alla menopausa (difficoltà di memoria e concentrazione, tachicardia, stanchezza, irritabilità, etc.).
Tra le partecipanti al test, la maggioranza ha evidenziato almeno 5 disturbi che possono essere ricondotti ad una problematica legata alla tiroide: alzarsi già stanche e lamentare apatia durante il giorno (56%), sentirsi spesso nervosa e facilmente irritabile (66%), soffrire di disturbi come diarrea o stipsi? (59%), diventare insofferenti al caldo o al freddo (57%), avere problemi di sudorazione, eccessiva o diminuita (68%).
Intervistato da VediamociChiara su questo tema, il prof. Vincenzo Toscano, presidente dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), ha indicato a quali altri sintomi bisognerebbe prestare “ascolto”: I sintomi ovviamente sono correlati all’ipo (ipotiroidismo) e all’iper funzione tiroidea (ipertiroidismo). L’ipofunzione è più frequente, si caratterizza per tutta una serie di sintomi aspecifici: stanchezza, ritenzione idrica, il cattivo funzionamento intestinale, il gonfiore degli occhi, la caduta dei capelli, etc. Mentre l’ipertiroidismo si caratterizza soprattutto per eccesso di produzione di calore e per una stimolazione cardiaca, perché gli ormoni tiroidei aumentano la frequenza cardiaca, quindi possibilità di avere extrasistoli etc. Significativa, per evitare l’iperplasia e la formazione di noduli, è la prevenzione: secondo il prof. Toscano il segreto per un buon funzionamento della tiroide è l’utilizzo di una giusta dose di iodio nella nostra dieta, sicuramente il miglior supporto terapeutico: Questo serve anche e soprattutto alla donna che programma o che sta in gravidanza. Assolutamente fondamentale per assicurare per le prime 16, 20 settimane, un apporto adeguato di ormoni tiroidei al feto. Infine, da non sottovalutare, una corretta diagnosi: basta un TSH per poter dare una risposta ed escludere una patologia tiroidea, ma solo in presenza di sintomi.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Settimana Mondiale della Tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2018

Dal 21 al 27 maggio si tiene la giornata mondiale della tiroide. E’organizzata con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). E’ promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Società Italiana Unitaria di Endocrino Chirurgia (SIUEC), Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e il supporto della European Thyroid Association (ETA). “La tiroide è una ghiandola molto piccola che produce però un ormone importantissimo per tutto il corpo, la tiroxina”, spiega Paolo Vitti, Presidente SIE, Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide. “Possiamo dire che la tiroide è la ‘centralina’ che regola l’energia di tutto il nostro organismo svolgendo una serie di funzioni vitali come la regolazione del metabolismo, la produzione di calore, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Quest’anno il tema della Settimana Mondiale della Tiroide, organizzata con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità e presentata oggi al Ministero della Salute è “TIROIDE È ENERGIA” e ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione in merito ai problemi connessi alle malattie della tiroide e alla loro prevenzione: sono infatti oltre 6 milioni gli italiani con un problema a questa ghiandola che, quando non funziona correttamente, si riflette sul funzionamento di tutto il corpo e, per tale motivo, occorre non trascurare alcuni campanelli d’allarme rivolgendosi al proprio medico in ogni caso di dubbio”.
“Se la tiroide è energia, le malattie della tiroide hanno un importante impatto su tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana”, afferma Vincenzo Toscano, Presidente AME, Associazione Medici Endocrinologi. “La malattia della tiroide più frequente è la tiroidite di Hashimoto, infiammazione cronica autoimmune, che può presentarsi a tutte le età. Molto subdola è la forma post-partum che, condizionando l’umore e il benessere della neo-mamma, viene frequentemente scambiata per depressione e non trattata. Il campanello d’allarme della ridotta funzione della tiroide è proprio il facile affaticamento, il tono depresso dell’umore, l’anemia e la caduta dei capelli. Tuttavia questi sintomi sono comuni a molte altre patologie ed è quindi importante creare cultura e sensibilità su questa ghiandola per poter fare diagnosi precoci. Esiste anche una malattia della tiroide da eccesso di funzione, l’ipertiroidismo, che sprigiona il massimo dell’energia dal nostro organismo spingendo sull’acceleratore della funzione di tutti gli organi con un bilancio spesso negativo a discapito del peso e perdita di massa muscolare”.
“Una volta scoperte, le malattie della tiroide”, continua Furio Pacini, Presidente AIT, Associazione Italiana della Tiroide, “sono in genere molto ben curabili col ripristino di una normale qualità della vita. Le terapie si possono avvalere dell’ormone tiroideo sintetico nel caso dell’ipotiroidismo, di farmaci tireostatici nel caso dell’ipertiroidismo e della terapia chirurgica nel caso di noduli tiroidei o del cancro”.“Il modo più efficace per prevenire le malattie della tiroide”, spiega Massimo Tonacchera, Segretario AIT, Associazione Italiana della Tiroide, “è assumere iodio in quantità adeguate, poiché questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. Il fabbisogno quotidiano stimato di iodio è di 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino a 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza e durante l’allattamento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, quindi, l’utilizzo di sale iodato e, se necessario, una quantità supplementare di iodio tramite l’assunzione di integratori, in special modo durante la gravidanza e l’allattamento.”
“A 13 anni dall’approvazione della legge 55/2005, che ha introdotto il programma nazionale di iodoprofilassi, lo stato nutrizionale iodico degli italiani è sicuramente migliorato”, afferma Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico OSNAMI, Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia. “I dati più incoraggianti riguardano il TSH neonatale, ovvero il marcatore che viene utilizzato nello screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito che indica lo stato nutrizionale iodico della popolazione dei neonati e, indirettamente, delle loro madri. Grazie alla collaborazione dei centri di screening neonatale regionali e interregionali sul territorio, oggi sappiamo che, nonostante si sia ancora lontani dagli obiettivi fissati dall’OMS che indicano nella soglia massima del 3% di valori elevati di TSH neonatale (> 5,0 mU/L) l’indice di iodosufficienza, il trend è molto positivo, con una diminuzione del 10% negli ultimi due anni e del 17,2% dal 2004 ad oggi (6,4% nel 2004; 5,9% nel 2015; 5,3% nel 2017). Questi dati, anche se incoraggianti, suggeriscono che ulteriori sforzi devono essere fatti per garantire la corretta assunzione di iodio in gravidanza, al fine di scongiurare gli effetti negativi sullo sviluppo neuropsichico dei neonati che possono essere causati anche da una carenza iodica lieve”.
“Una normale funzione tiroidea, importante in tutte le età della vita, diventa fondamentale in età pediatrica per assicurare un adeguato sviluppo psico-fisico dall’epoca prenatale fino all’adolescenza”, continua Ivana Rabbone, Vicepresidente SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. “Anche una carenza iodica di grado moderato può portare al mancato raggiungimento del potenziale intellettivo del bambino con una riduzione di 10-15 punti di quoziente intellettivo; per questo è in atto un progetto formativo sul tema della iodoprofilassi indirizzato agli insegnanti ella Scuola Primaria e Secondaria. Inoltre, lo screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito rappresenta oggi un successo consolidato nella prevenzione della disabilità mentale attraverso una diagnostica precoce di questa patologia”.“Le patologie endocrine risultano tra le più frequenti malattie croniche nell’anziano”, precisa Fabio Monzani, SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, “e in particolare l’ipertiroidismo può risultare difficile da diagnosticare perché i sintomi come palpitazioni, cadute accidentali e fratture possono essere facilmente confusi con altre patologie legate all’età. Rispetto al giovane adulto, l’anziano risulta più vulnerabile alle complicanze cardiovascolari e metaboliche dell’eccesso di ormoni tiroidei e pertanto il trattamento va intrapreso tempestivamente”.
“L’asportazione della tiroide è un intervento sicuro ed efficace ma è un intervento delicato in quanto la ghiandola da asportare è vicina a strutture che controllano importanti funzioni come la voce e l’equilibrio del calcio nel sangue e nei tessuti”, continua Luciano Pezzullo, SIUEC, Società Italiana Unitaria di Endocrinochirurgia. “Le complicazioni sono molto rare ma quando si verificano sono molto serie. Ne deriva che la scelta della tiroidectomia deve essere attenta e ponderata. Le nuove conoscenze derivate dalla clinica e dagli studi stanno determinando un cambiamento nell’atteggiamento chirurgico che nei prossimi anni sarà meno aggressivo e nei casi di basso rischio sarà anche solo un atteggiamento ‘osservazionale’ evitando l’intervento. Negli ultimi anni la chirurgia tiroidea è diventata da un lato sempre più conservativa e dall’altro sempre più personalizzata per il singolo paziente, basandosi sui fattori di rischio clinico e genetico”.“Attualmente, la medicina personalizzata sta assumendo un’importanza sostanziale nella clinica per aumentare l’efficacia delle terapie ed evitare trattamenti non necessari e dispendiosi”, afferma Maria Cristina Marzola, Consigliere AIMN, Associazione Italiana di Medicina Nucleare. “La cosiddetta ‘teranostica’ (dalle parole ‘terapia’ e ‘diagnostica’) rappresenta una nuova frontiera della medicina che, facendo uso delle informazioni ottenute dalle immagini mediche, è in grado di indirizzare e personalizzare uno specifico approccio terapeutico nel singolo paziente. A questo scopo, la medicina nucleare prevede l’uso di molecole, come il radioiodio, per il ‘targeting’ molecolare che possono essere usate sia per la diagnosi che per la terapia di diverse patologie come i carcinomi tiroidei”.“La nuova medicina di precisione o personalizzata basata sulle differenze individuali, sulla variabilità genetica, su quella dovuta all’ambiente, dallo stile di vita e addirittura dalla personalità dei singoli individui”, conclude Luisa La Colla, Presidente CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini, “consente oggi al paziente di partecipare attivamente al proprio percorso terapeutico collaborando con tutti i professionisti coinvolti. In questo contesto è sempre più importante l’attività di informazione su stili di vita corretti e percorsi di prevenzione svolta dalle associazioni dei pazienti. Per la prevenzione delle malattie della tiroide non è necessario attuare programmi di screening ecografico generalizzato che portano a sovra-trattamento e costi non necessari, ma puntare su una corretta e capillare attività di informazione sulla popolazione ‘sana’”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Settimana Mondiale della Tiroide

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 Mag 2018

Roma Martedì, 15 maggio 2018 – ore 11.30 Ministero della Salute – Auditorium “Cosimo Piccinno” Lungotevere Ripa 1. Alla presentazione dell’evento vi partecipano:
Ore 11.30: Paolo Vitti, presidente SIE, Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide
– La Settimana Mondiale della Tiroide: Tiroide è Energia, perché?
Ore 11.40: Vincenzo Toscano, presidente AME, Associazione Medici Endocrinologi
– Le malattie della tiroide
Ore 11.50: Furio Pacini, presidente AIT, Associazione Italiana della Tiroide
– La gestione delle malattie della tiroide
Ore 12.00: Massimo Tonacchera segretario AIT, Associazione Italiana della Tiroide
– Perchè usare il sale iodato
Ore 12.10: Antonella Olivieri, responsabile scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità (ISS)
– Effetti della iodoprofilassi in alcune Regioni italiane
Ore 12.20: Ivana Rabbone, vicepresidente SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica
– I principali disturbi alla tiroide nei bambini
Ore 12.30: Luisa La Colla, presidente CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini
– I bisogni dei pazienti
Ore 12.40: Fabio Monzani, SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
– La gestione del paziente anziano tra comorbilità e cronicità
Ore 12.50: Luciano Pezzullo, SIUEC, Società Italiana Unitaria di endocrinochirurgia
– L’approccio chirurgico per le malattie della tiroide, come si è evoluto
Ore 13.00: Maria Cristina Marzola, consigliere AIMN, Associazione Italiana di Medicina Nucleare
– La medicina nucleare come presidio diagnostico e terapeutico.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Tiroide, Meriti il Meglio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2018

Tiroide e donne in menopausa è il tema al centro dei risultati del questionario di “Tiroide, Meriti il Meglio”, la campagna di sensibilizzazione della Fondazione Cesare Serono che quest’anno ha voluto puntare sui momenti importanti di cambiamento per le donne, tra cui proprio il periodo della menopausa.
Degli oltre 5.000 questionari arrivati in questa edizione, una percentuale significativa, il 10%, è stata compilata da donne in menopausa, a conferma dell’interesse che nutre per i problemi della tiroide chi è in questa fase della vita; nonostante molte donne si pongano il problema della funzione della tiroide in menopausa, la percentuale di quelle che hanno riportato di essersi sottoposte a controlli di tale funzione è più bassa di quella relativa al totale degli utenti di tutte le età che hanno risposto ai questionari: 38% rispetto a 45%.
Una maggiore frequenza di controlli sarebbe invece opportuna perché, se è vero che la menopausa in sé non aumenta il rischio di iper e ipotiroidismo, è altrettanto vero che l’età che avanza rappresenta un importante fattore di rischio.
Tra i 50 e i 60 anni, infatti, aumentano le probabilità di sviluppare problemi alla tiroide: primo tra tutti l’ipotiroidismo, a causa delle diverse forme di tiroidite, fra le quali la diffusa tiroidite di Hashimoto. Nell’evoluzione di queste malattie, succede spesso che la ridotta funzione dell’organo si presenti o si aggravi in questa fascia di età tanto che, nelle donne dai 60 anni in poi, si rileva un picco di incidenza di ipotiroidismo pari al 5%. La necessità di porre attenzione ai sintomi che compaiono durante la menopausa nasce anche dal fatto che alcune manifestazioni di quest’ultima, come l’astenia e l’aumento di peso non dovuto a cambiamenti delle abitudini di vita, sono anche sintomi dell’ipotiroidismo. Solo definendone la causa con specifiche verifiche di laboratorio, si potrà impostare una cura efficace.In menopausa è molto importante prestare attenzione pure ai possibili sintomi dell’ipertiroidismo, perché anch’essi si possono confondere con le manifestazioni della menopausa stessa. Ad esempio, l’intolleranza al caldo può essere confusa con le vampate, forse il sintomo più tipico di tale condizione. Altri sintomi da analizzare con cura, mediante un’attenta auto-osservazione, sono insonnia, palpitazioni ed eccessiva irritabilità. Se sono molto frequenti e se si presentano in momenti diversi da quelli nei quali si manifestano le vampate, è opportuno che la donna li segnali al medico, che valuterà se verificare la funzione tiroidea.
“Siamo molto soddisfatti dei risultati di “Tiroide, Meriti il Meglio” – afferma Gianfranco Conti, Direttore della Fondazione Cesare Serono – perché hanno confermato l’interesse del pubblico sui temi che abbiamo posto al centro della campagna di quest’anno e la necessità di proseguire con l’attività di sensibilizzazione sulle patologie tiroidee per le quali il ritardo diagnostico è ancora importante e provoca un forte impatto sulla qualità di vita delle persone”.
La campagna “Tiroide, Meriti il Meglio” è stata patrocinata dalle principali Società Scientifiche di riferimento (AIT – Associazione Italiana della Tiroide, AME – Associazione Medici Endocrinologi, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e dal CAPE – Comitato Associazione di Pazienti Endocrini.“Tiroide, Meriti il Meglio” è stata realizzata dalla Fondazione Cesare Serono con il supporto incondizionato di Merck.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Fertilità femminile, tiroide poco attiva riduce possibilità concepimento

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

Woman getting thyroid gland control. Health care and medical conceptSecondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, una lieve riduzione dell’attività della tiroide può influire sulla fertilità femminile, anche se la ghiandola funziona nei limiti di norma. «Dato che il nostro studio dimostra che le donne con infertilità inspiegata hanno livelli di TSH più alti rispetto alle coetanee infertili per cause note, servono ulteriori ricerche per determinare se il trattamento della lieve disfunzione tiroidea può migliorare le probabilità di concepire» esordisce la coordinatrice dello studio Pouneh Fazeli, del Massachusetts General Hospital e Harvard Medical School di Boston. «L’infertilità non spiegabile colpisce tra il 10% e il 30% delle coppie infertili, e si verifica quando una coppia non concepisce nonostante mesi di tentativi e senza che dal punto di vista medico emergano cause evidenti» spiegano i ricercatori, che per approfondire l’argomento hanno analizzato i dati relativi alle donne tra 18 e 39 anni di età diagnosticate infertili presso gli ospedali del sistema sanitario Health Partners di Boston tra il 2000 e il 2012. «Abbiamo esaminato i livelli di TSH registrati come parte della valutazione della fertilità in 187 donne con infertilità inspiegabile e in 52 coetanee i cui partner avevano una grave infertilità maschile» riprende l’autore. E i dati raccolti mostrano che le donne con infertilità inspiegata avevano livelli di TSH significativamente più elevati rispetto a quelle infertili a causa del partner. Per dirla in numeri, quasi il doppio delle partecipanti con infertilità inspiegata aveva un TSH superiore a 2,5 mlU/L rispetto alle donne con partner infertile. «La dimostrazione di un’associazione tra infertilità non spiegabile e livelli di TSH ai limiti superiori della norma potrebbe essere dovuta al fatto che valori di TSH anche di poco superiori alla normalità possono avere un impatto negativo sulla fertilità femminile» ipotizza Fazeli. E conclude: «Questi risultati potrebbero aprire strade alternative per nuove terapie dell’infertilità inspiegata. Il prossimo passo sarà quello di verificare se ridurre i livelli di TSH aiuterà queste donne a concepire». (foto: tiroide) (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tiroide: sorveglianza attiva per evitare intervento chirurgico

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

Enrico PapiniAriccia, 5 ottobre 2017 – “I noduli tiroidei si evidenziano alla palpazione nel 4-7% della popolazione, mentre l’ecografia riscontra noduli non palpabili nel 50-60% delle persone”, spiega Enrico Papini, Direttore Struttura Complessa Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale. “La maggioranza dei noduli sono di piccole dimensioni e nel 90-95% dei casi rimangono benigni. Negli ultimi anni, probabilmente grazie a la migliore sensibilità e il facile accesso ai moderni mezzi diagnostici, si è verificato un aumento dell’incidenza dei noduli tiroidei seguito da un parallelo aumento dei carcinomi tiroidei, seppure non associato ad un aumento del tasso di mortalità. La cosiddetta “epidemia dei microcarcinomi”, tumori con diametro minore di 1 cm, se da un lato rappresenta un importante passo avanti nella prevenzione, pone dall’altro il dubbio se sia appropriato sottoporre pazienti a basso rischio allo stesso trattamento tradizionalmente riservato a neoplasie più avanzate, esponendo i pazienti a possibili complicanze ed effetti indesiderati probabilmente non indispensabili”.
Delle novità su diagnosi, chirurgia e terapia dei tumori tiroidei si parla al workshop ”5^ Thyroid UpToDate – Linee Guida e Pratica Clinica” promosso da Ame, Associazione Medici Endocrinologi e dall’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale che si svolge ad Ariccia il 6 e 7 ottobre p.v.
“Recenti studi propongono una strategia di sorveglianza attiva dei microcarcinomi della tiroide invece della chirurgia, con controlli ad esempio semestrali invece che annuali”, continua Rinaldo Guglielmi, Past President AME. “Questa tesi è ulteriormente sostenuta da uno studio retrospettivo coreano1 recentemente pubblicato sull’European Journal of Endocrinology che ha coinvolto quasi 3.000 pazienti suddivisi in 3 gruppi a seconda del tempo passato tra il riscontro del nodulo e l’intervento chirurgico: entro 6 mesi, tra 6 e 12 mesi e oltre 12 mesi. Non si sono rilevate differenze significative di risposta clinica nei 3 gruppi, in particolare risultavano liberi da malattia nel 74-78% e evidenza di malattia residua si è riscontrata solo nello 0,5-2% dei pazienti. Inoltre osservando i pazienti per un periodo Rinaldo Guglielmimediano di 4,8 anni, la persistenza/recidiva di malattia è stata riscontrata in percentuali analoghe senza differenze statisticamente significative. I risultati di questo studio sembrano quindi indicare che una strategia di sorveglianza attiva con chirurgia ritardata non pregiudica il risultato clinico finale”.
“Questo tipo di approccio è sicuramente giustificato dal punto di vista clinico”, commenta Papini, “ma pone il problema della comunicazione della diagnosi di cancro della tiroide ad un paziente non seguita dall’indicazione chirurgica che può essere psicologicamente problematica e lascia il paziente “in sospeso”. A questo punto il problema va ricercato alla fonte: è giusto sottoporre il paziente ad ago aspirato su un piccolo nodulo? Le ultime e più autorevoli linee guida sui noduli tiroidei2 redatte in collaborazione da AME, American Association of Clinical Endocrinologists (AACE) e American College of Endocrinology (ACE) consigliano la sorveglianza attiva invece della biopsia in tutti i casi di noduli con diametro inferiore a 5 mm per il loro rischio clinico basso e nel caso dei noduli dai 5 ai 10 mm non consigliano di eseguire l’ago aspirato in assenza di ulteriori caratteristiche di aggressività come ad esempio la presenza di linfonodi sospetti o storia familiare o personale di precedente cancro tiroideo. Si potrà poi procedere all’esecuzione dell’ago aspirato in un secondo momento in caso di evoluzione clinica o aumento di dimensioni del nodulo”. (foto: enrico papini, Rinaldo Guglielmi)

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La gravidanza ha un profondo impatto sulla tiroide e le sue funzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

maternitaDurante i nove mesi di gestazione aumenta la richiesta di iodio e di ormoni tiroidei di circa il 50% in relazione alle modifiche fisiologiche del metabolismo dello iodio e degli ormoni tiroidei correlate allo stato gestazionale e alla richiesta di ormoni tiroidei da parte del feto in crescita. Per far fronte a tali esigenze e’ necessario che la quantita’ di iodio presente nella dieta sia ottimale e la ghiandola tiroidea sia efficiente. Nelle aree caratterizzate da un insufficiente apporto di iodio, le cosiddette aree di endemia gozzigena, la gravidanza puo’ slatentizzare un ipotiroidismo con importanti conseguenze non solo per la madre ma anche e soprattutto per il feto. Pertanto, in gravidanza e’ importante saper riconoscere precocemente le donne con ridotta riserva tiroidea e mettere in atto le misure di correzione dell’ipotiroidismo materno che consistono nell’aumentare l’introito di iodio ed eventualmente somministrare l’ormone tiroideo. “Ciononostante la tiroide è ancora trascurata dai controlli in gravidanza” sottolinea Andrea Giustina Full Endocrinology Professor all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano durante i lavori del Congresso CUEM di Milano “a causa della aumentata richiesta di ormoni tiroidei da parte feto, è necessario un aumentato apporto di iodio alimentare. E’ il messaggio che dobbiamo sostenere proprio in occasione del Congresso: nelle aree di carenza da lieve a moderata, la quantità di iodio utilizzato dalla ghiandola tiroidea diminuisce gradualmente ma inesorabilmente dal primo al terzo trimestre, a causa di un’aumentata escrezione renale. Infatti in gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta dai canonici 150 microgrammi al di’ a 250 microgrammi al di’. Lo stesso fabbisogno e’ richiesto dalla donna durante l’allattamento per compensare le perdite renali e soddisfare le aumentate esigenze materne e neonatali”. Perché è così importante per madre, feto e neonato? “Una carenza severa di iodio è stata associata con un aumento della prevalenza di gozzo nella madre e” risponde il Prof Giustina “Livelli normali di ormoni tiroidei sono essenziali per la crescita dei neuroni, la mielinizzazione delle vie nervose e numerosi cambiamenti strutturali del cervello fetale. E’ importante ricordare che lo sviluppo neurologico fetale inizia intorno alla ottava settimana di gestazione, mentre fino alla 12 settimana di gestazione il feto non e’ in grado di produrre autonomamente gli ormoni tiroidei; pertanto, in questa fase lo sviluppo neurologico fetale dipende completamente dal rifornimento di ormoni tiroidei materni. Quando la carenza di iodio e’ persistente, anche la ghiandola tiroidea fetale avrà difficoltà a produrre una quantità adeguata di ormoni tiroidei e le conseguenze neurologiche possono essere anche severe configurandosi quello che in passato veniva descritto come “cretinismo endemico” vale a dire il severo deficit intellettivo conseguente all’ipotiroidismo congenito associato al severo deficit di iodio. Queste forme oggi sono per fortuna molto meno frequenti, ma studi clinici hanno suggerito che un ipotiroidismo materno-fetale anche lieve può comportare un difetto intellettivo del bambino durante l’età scolare”. Proprio la carenza di iodio è la principale causa di deficit intellettivi prevenibili nel mondo e può essere corretta con un intervento efficace e a basso costo come la iodazione del sale da cucina eseguita in maniera universale. Il sale iodato contiene circa 33 mg di iodio per Kg di sale, e pertanto assumendo una quantità di sale di 5-7,5 mg al di’ viene garantito il fabbisogno di 100-150 microgrammi di iodio giornalieri. Come detto, in gravidanza il fabbisogno aumenta ma vi e’ anche spesso la necessità di ridurre l’introito di sale per controllare e prevenire eventuali episodi di ipertensione arteriosa o di ritenzione idrica. Pertanto, il sale iodato da solo non consente di garantire il fabbisogno di iodio nella donna in gravidanza ed integratori arricchiti di iodio sono spesso necessari. Come comportarsi se la donna ha disturbi della tiroide prima di rimanere incinta? Tra il 50 e il 85% delle donne in trattamento per ipotiroidismo hanno bisogno di un aggiustamento della levo-tiroxina durante la gravidanza in modo da mantenere uno stato di eutiroidismo (la situazione in cui la tiroide presenta valori ormonali ottimali). Numerose ricerche hanno stabilito che sia necessario aggiustare la terapia aumentando il dosaggio quotidiano di levo-tiroxina del 25-30%, già a partire dal sospetto della gravidanza. La misurazione dei valori dell’ormone tireotropo (TSH), consente di identificare le donne con ipotiroidismo e di modularne la terapia sostitutiva. Il TSH e’ l’ormone che regola la funzione tiroidea e risponde in maniera inversa alle variazioni degli ormoni tiroidei. Pertanto, un aumento del TSH e’ indice di una ridotta funzione tiroidea. Va ricordato tuttavia, che in gravidanza i valori di TSH sono fisiologicamente più bassi e pertanto anche aumenti ormonali modesti possono rappresentare una spia di un ipotiroidismo incipiente. Un normale introito di iodio ed una normale funzione tiroidea rappresentano la conditio sine qua non per garantire un normale sviluppo neurologico del bambino sin dalle prime settimane di vita intra-uterina. Pertanto, la valutazione della funzione tiroidea ad inizio gravidanza e’ una buona pratica clinica che va perseguita soprattutto nelle aree di endemia gozzigena e nelle donne con fattori di rischio individuali per patologie tiroidee.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Disturbi della tiroide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 giugno 2017

tiroideDarmstadt, Germania. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio internazionale, commissionato dall’Azienda in collaborazione con la Thyroid Federation International (TFI), che rivela come molte donne associno i sintomi quali il cambiamento di peso, l’irritabilità, l’ansia, l’insonnia e l’eccessiva stanchezza ai loro stili di vita frenetici, non rendendosi conto che un disturbo della tiroide potrebbe essere la causa sottostante.I disturbi della tiroide interessano circa 200 milioni di persone in tutto il mondo e in alcuni paesi quasi il 50% delle persone non ricevono una diagnosi. I disturbi della tiroide sono 10 volte più comuni nelle donne, il 17% delle quali, all’età di 60 anni, potrebbe sviluppare l’ipotiroidismo, il più comune tipo di disturbo della tiroide. Se gli squilibri dell’ormone tiroideo non sono diagnosticati e trattati, possono avere un effetto dannoso sulla salute e sul benessere di una persona. È pertanto fondamentale che le persone siano a conoscenza dei sintomi che, se scoperti, non devono essere ignorati.L’indagine ha coinvolto le donne di sette paesi differenti e ha evidenziato la tendenza ad associare le loro scelte di stile di vita a sintomi che potrebbero essere invece causati da un disturbo della tiroide6. Circa la metà (49%) delle intervistate ha dichiarato di aver attribuito la causa del proprio stato d’inquietudine o della difficoltà a dormire allo stile di vita scelto, mentre il 40% ha dato la colpa allo stile di vita per la sensazione di depressione, gli stati d’ansia e la sensazione di stanchezza6. In realtà, questi sono sintomi comuni di un disturbo della tiroide. Questa tendenza a dare la colpa allo stile di vita per i sintomi potrebbe essere ulteriormente evidenziata dal fatto che quasi un quarto (23%) delle intervistate ricorda di aver raccontato ad un amico o ad una persona cara di aver accettato la sensazione di essere depressa, ansiosa o irritabile come parte della vita, mentre il 19% delle intervistate avrebbe detto di accettare di sentirsi stanca o fiacca ogni giorno. Ashok Bhaseen, presidente della TFI, ha dichiarato: “I risultati dell’indagine evidenziano un’importante ragione per la quale milioni di persone vivono la loro esistenza senza che sia loro diagnosticato o trattato un disturbo della tiroide, con conseguente scarsa qualità della vita. Ciò rivela che i disturbi della tiroide possono essere la causa che si nasconde dietro i sintomi che molti di noi attribuiscono al frenetico stile di vita di oggi. Speriamo che questo incoraggi più persone a parlare con il proprio medico piuttosto che accettare i sintomi come parte ordinaria della vita quotidiana”. L’indagine ha sottolineato perchè può essere molto difficile individuare un disturbo della tiroide. I sintomi come sensazione di incapacità di concentrazione (29,6%), difficoltà a rimanere incinta (30%), intestino pigro e costipazione (29%) non sono stati comunemente associati ai disturbi della tiroide dalle intervistate6. Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici.In occasione della presentazione dell’indagine, inoltre, Merck lancia il sito “Non sei tu. È la tua tiroide” (www.thyroidaware.com/it) con l’obiettivo di aiutare le persone a non attribuire esclusivamente a se stessi e al proprio stile di vita alcuni sintomi delle patologie tiroidee, Nel sito sono disponibili una brochure e un quiz interattivo che mostrano le idee sbagliate sui sintomi dei disturbi della tiroide e fornisce informazioni per aiutare le persone a comprenderli meglio. Tra i sintomi più importanti della carenza di ormone tiroideo (ipotiroidismo) la stitichezza, la mancanza di motivazione, la mancanza di concentrazione, la depressione o l’aumento di peso8. I sintomi dell’eccesso di ormone tiroideo (ipertiroidismo) includono la perdita di peso e l’irritabilità9,10. Ipotiroidismo e ipertiroidismo possono anche portare ad ansia, disturbi mestruali e difficoltà a dormire.

Posted in Estero/world news, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Metastasi Ossee da Carcinoma Tiroideo in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 Mag 2017

lisbonaLisbona. Si chiama M.OS.CA.T.I. (Metastasi OSsee da CArcinoma Tiroideo in Italia) il primo studio multicentrico retrospettivo che ha indagato in ‘real life’ la gestione e i risultati del trattamento delle metastasi ossee derivate dal carcinoma differenziato della tiroide (CDT).Il CTD é il secondo tipo di tumore per frequenza nelle donne di età inferiore ai 50 anni dopo il carcinoma della mammella ed in entrambi i sessi si registrano oltre 15000 nuovi casi l’anno in Italia, con una frequenza circa 3 volte maggiore nel sesso femminile rispetto a quella maschile. I tumori differenziati comprendono carcinomi papillari e follicolari che originano dalle cellule deputate alla produzione degli ormoni tiroidei.
Fortunatamente “Il cancro della tiroide non deve fare paura” sottolinea Andrea Giustina, Full Endocrinology Professor all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e Presidente Eletto della European Society of Endocrinology “abbiamo strumenti efficaci e linee guida consolidate per il trattamento che prevede chirurgia, terapia radiometabolica con iodio radioattivo e terapia soppressiva con L-tiroxina, che contribuiscono a prevenire la comparsa di recidive o metastasi.Nonostante i tumori differenziati della tiroide siano raddoppiati negli ultimi 20 anni, la prognosi è favorevole nella maggior parte dei casi con un tasso di sopravvivenza a 20 anni del 90%. L’80% dei pazienti ha una remissione completa della malattia dopo il primo trattamento e solo tra il 5 e il 20% sviluppa recidive locali o a distanza”.I protocolli prevedono innanzitutto l’asportazione totale o parziale della ghiandola tiroidea alla quale segue la terapia radiometabolica con iodio radioattivo 131 che consente di eliminare eventuali cellule neoplastiche non asportate dall’intervento chirurgico. La terapia radiometabolica ha un doppio vantaggio: terapeutico e diagnostico, consente infatti di eseguire nei giorni successivi alla somministrazione del radio-iodio una scintigrafia total-body che consente di identificare eventuali metastasi passate clinicamente inosservate al momento della diagnosi del tumore tiroideo.Nello studio MOSCATI il campione era composto da 143 pazienti di età media 60 anni affetti da metastasi ossee da carcinoma differenziato della tiroide. Nella maggior parte dei casi le metastasi erano multiple e localizzate a livello della colonna vertebrale. La prima evidenza saltata agli occhi del gruppo di ricercatori italiani è che in circa il 20% dei pazienti con metastasi ossee, il tumore tiroideo si presentava alla diagnosi di piccole dimensioni e con un tipo istologico apparentemente non aggressivo.Purtroppo, esiste un gruppo di pazienti (corrispondenti a circa il 20% della casistica Italiana) nei quali le metastasi ossee perdono la capacita’ di captare lo iodio ed in questi casi la prognosi e’ risultata peggiore sia in termini di complicanze cliniche che di ridotta sopravvivenza.La seconda evidenza è stata la comparsa di eventi scheletrici (come micro fratture) e’ risultata piu’ frequente nei pazienti con metastasi ossee non iodio-captanti ed ha era indicatore di una peggiore prognosi in termini di ridotta sopravvivenza, soprattutto quando le metastasi erano localizzate al femore. “Le linee guida propongono l’utilizzo di tali farmaci anche nei pazienti con metastasi ossee da carcinoma differenziato della tiroide” spiega il dottor Gherardo Mazziotti, primo autore dello ricerca “Ma le evidenze di efficacia evidenziano che meno del 25% dei pazienti accedono a tali terapie nella real-life e nella quasi totalita’ dei casi il trattamento e’ condotto con acido zoledronico in pazienti con malattia avanzata. Pertanto” continua il dott. Mazziotti “lo studio M.OS.CA.T.I suggerisce invece che la terapia con farmaci attivi sullo scheletro (come bifosfonati e denosumab) oggi e’ probabilmente sotto-utilizzata e forse anche male utilizzata nelle metastasi ossee da carcinoma tiroideo probabilmente per la mancanza di studi clinici controllati specifici per questo specifico setting di pazienti”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore alla tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

malattie ipofisarie e tiroideeColpisce prevalentemente le donne in età lavorativa con età media di 53 anni e, 1 paziente su 5, ha avuto altri casi in famiglia. “Il C.A.P.E. ha promosso un’indagine, condotta da Doxa Pharma, su un campione di 555 pazienti in 23 centri di tutta Italia per sensibilizzare medici e pazienti sulla malattia e fotografare la realtà italiana, spiega la Presidente Paola Polano. I risultati sono chiari: il tumore alla tiroide impatta fortemente sulla qualità di vita soprattutto in termini psicologici, con incertezza della prognosi (15%), scarso supporto psicologico (13%) e preoccupazione per l’impatto sulle attività lavorative (12%), con un 19% degli intervistati che accusa effetti collaterali dei trattamenti. È allarmante apprendere che l’11% dei pazienti venga a conoscenza della diagnosi di tumore dalla lettura dei referti degli esami, in totale solitudine – puntualizza Polano – non ci stupisce di conseguenza che più della metà dei pazienti ricerchi informazioni autonomamente, nella maggior parte dei casi tramite il web (70%), strumento di dubbia affidabilità e non adatto a sostenere concretamente il paziente nel momento di maggiore difficoltà e ansia”.
il punto di vista del paziente, dalle esigenze cliniche al rispetto della qualità della vita” vuole fotografare la condizione dei pazienti con una diagnosi di tumore alla tiroide: il 38% dei pazienti scopre il tumore alla tiroide perché si rivolge al medico per un rigonfiamento sul collo ed 1 su 4 lo scopre in maniera incidentale, nel corso di un esame di routine. L’endocrinologo è la figura di riferimento: 8 pazienti su 10 si indirizzano subito a questo specialista che di fatto è figura centrale dalla diagnosi al follow-up”. “Da questa indagine emerge la necessità di una comunicazione più diffusa presso la popolazione- continua Polano – in un’ottica di prevenzione, per poter intercettare la malattia nelle sue prime manifestazioni e un ruolo importante è rappresentato dagli screening di controllo che in più di 1 caso su 4 portano alla scoperta del tumore. La carenza informativa rappresenta un problema anche nelle fasi successive alla diagnosi, quando il paziente, seppur accompagnato dall’endocrinologo, riceve scarsi suggerimenti su come affrontare la propria condizione, soprattutto dal punto di vista psicologico”.
“È la prima volta che le Associazioni dei Pazienti realizzano un lavoro d’indagine così approfondito; l’ampiezza della casistica, il numero delle Istituzioni partecipanti, l’autorevolezza delle stesse e la diffusione su tutto il territorio nazionale danno un peso particolare al lavoro realizzato – spiega Piernicola Garofalo, Direttore dell’Unità operativa di endocrinologia di Villa Sofia Cervello – e le criticità individuate dai pazienti sono informazioni fondamentali per migliorare e ottimizzare il lavoro di ogni giorno. Il messaggio più importante, per noi medici riguarda la necessità di maggiore supporto e informazioni per soddisfare i bisogni informativi delle persone e non limitandoci a fare diagnosi e terapie. In conclusione, l’analisi dei dati permette di affermare che l’assistenza ai pazienti con tumore tiroideo nel nostro paese è di buon livello ed è apprezzata dai pazienti. Infatti, 1 paziente su 2 si ritiene molto soddisfatto delle strutture ospedaliere nelle quali viene seguito, ma migliorabili: 8 pazienti su 10 sono stati sottoposti ad un solo intervento e più della metà di queste persone non hanno avuto complicanze. Si auspica che per il tumore alla tiroide si riescano a sviluppare cure farmacologiche sempre più efficaci e interventi chirurgici meno invasivi”. Inoltre – conclude Garofalo – “i dati di confronto tra i pazienti di più recente diagnosi e quelli precedenti, evidenziano una significativa tendenza al miglioramento di diagnosi, terapie e assistenza”. “Questa indagine – precisa infine Paola Polano – è stata realizzata grazie al supporto scientifico del dottor Marco Attard, specialista endocrinologo, luminare palermitano e membro scientifico del C.A.P.E., recentemente scomparso, il quale credeva nella collaborazione medici-pazienti quale leva indispensabile per ottimizzare il lavoro quotidiano dei medici migliorando la qualità della vita dei pazienti, tanto da fondare l’Atta Sicilia ONLUS e da rappresentare anche per il C.A.P.E. un prezioso riferimento. A lui, in ricordo, i nostri pubblici ringraziamenti”. (foto: paola polano, Piernicola Garofalo)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Niente più bisturi per la tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

equipePrato. E’ un trattamento alternativo per la tiroide quello applicato dall’equipe dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Non più il bisturi per eliminare i noduli, la loro distruzione viene effettuata con la termoablazione a radiofrequenza.
La tecnica consiste nell’introduzione all’interno delle lesioni, sotto guida ecografica, di aghi che trasmettono onde a radiofrequenza. Le onde, a contatto con i tessuti, sviluppano calore e permettono di raggiungere risultati terapeutici soddisfacenti. Si provoca così la necrosi cellulare del tessuto, cioè la sua distruzione che consente la riduzione volumetrica della lesione. Dall’inizio di marzo all’Ospedale pratese sono stati eseguiti sei trattamenti con termoablazione a radiofrequenza. I pazienti, dopo avere eseguito tutti gli esami diagnostici di preparazione ed essere stati valutati dagli specialisti, sono stati sottoposti a questo trattamento in anestesia locale e grazie alla scarsa invasività della metodica, sono potuti tornare a casa dopo due ore dalla fine dell’intervento senza nessuna cicatrice cutanea.
Le termoablazioni sono state eseguite dal dottor Francesco Feroci, specialista in chirurgia, dalla dottoressa Angela Coppola, specialista in medicina nucleare, coadiuvati dal professor Stefano Spiezia di Napoli, esperto internazionale in questo tipo di trattamenti.“Non tutti i pazienti possono eseguire questo tipo di trattamento – ha spiegato il dottor Feroci – solo alcuni sono candidati a questa nuova tecnica. La chirurgia resta la prima scelta terapeutica, ma esistono alcuni casi di neoplasie tiroidee, sia benigne che maligne, nelle quali la termoablazione può essere una valida alternativa terapeutica. Per la patologia nodulare benigna questa tecnica è indicata nei pazienti con gozzo nodulare che è causa di deviazione e compressione della trachea o dell’esofago e che presentano controindicazioni all’intervento chirurgico come per esempio i pazienti cardiopatici. E’ indicata anche nei pazienti che presentano gozzi voluminosi con deviazione della trachea e che non possono essere intubati. In questi casi la termoablazione riduce il volume della massa e conseguentemente l’effetto della compressione. Rispetto alla chirurgia tradizionale, questo tipo di tecnica è più tollerata, comporta minor dolore, può essere eseguita in day hospital e le proprie attività quotidiane possono essere riprese dopo 24-48 ore.” “I pazienti candidati a questo tipo di metodica, nell’ambito delle lesioni maligne – ha aggiunto la dottoressa Angela Coppola – sono soprattutto quelli che sviluppano recidiva neoplastica a livello del collo, inoperabili o comunque non trattabili con altre strategie terapeutiche come la chemioterapia o quella radiometabolica. Un gruppo più ristretto è rappresentato poi dai pazienti che rifiutano l’intervento chirurgico o da quei casi di patologia nodulare che si accompagna ad ipertiroidismo, nei quali la termoablazione può essere proposta in alternativa ai trattamenti radiometabolici.”I noduli alla tiroide sono tra le patologie endocrine più frequenti. Studi epidemiologici hanno riportato come la prevalenza di noduli clinicamente evidenti sia pari a circa il 5% della popolazione, percentuale che subisce un importante incremento in corso di studi ecografica, raggiungendo dei valori fino al 50 % dei soggetti esaminati.Sono circa 5.000 i pazienti che annualmente vengono seguiti dalle strutture (mediche, specialistiche, ambulatoriali, ecc…) all’Ospedale di Prato per la patologia tiroidea. (by Vania Vannucchi) (foto nella foto da sinistra: Francesco Feroci, Angela Coppola e Stefano Spiezia: equipe)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le malattie autoimmuni sono causate da errori del sistema immunitario

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

tiroide5Accade quando aggredisce le cellule dei tessuti sani invece di attaccare i nemici, virus, batteri, ecc. che l’organismo può ospitare. Possono colpire un solo organo o organi diversi anche nello stesso soggetto e in genere la causa non è nota.«Una delle malattie autoimmuni più comuni è la tiroidite di Hashimoto che si riflette con una sintomatologia che va dall’ipo o all’ipertiroidismo o anche non avere necessariamente avere una sintomatologia evidente, spiega Michele Zini, Centro Malattie Tiroidee dell’IRCCS Arcispedale “S. Maria Nuova” di Reggio Emilia e membro AME, Associazione Medici Endocrinologi.Un recente studio, pubblicato sulla rivista Autoimmunity Reviews, ha dimostrato che i pazienti con tiroidite autoimmune sono esposti al rischio di sviluppare nel tempo altre malattie autoimmuni in misura maggiore rispetto alle persone non colpite da tiroidite autoimmune. Le malattie autoimmuni sono state rilevate nel 19.5% dei pazienti con tiroidite autoimmune, e solo nel 3.9% dei controlli. Questo significa che avere una tiroidite autoimmune conferisce un rischio 5 volte maggiore di sviluppare una seconda patologia autoimmune oltre alla tiroidite.Le malattie autoimmuni più frequentemente associate alla tiroidite indicate dallo studio sono la gastrite cronica autoimmune, la vitiligine, la artrite reumatoide, la polimialgia reumatica, la celiachia, il diabete mellito tipo 1, la malattia di Sjögren, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, la sarcoidosi.
Il problema può essere visto anche da una prospettiva diversa, e cioè arrivare alla diagnosi di tiroidite autoimmune partendo da altre patologie autoimmuni. Questo ha importanti ricadute pratiche, ad esempio, tutti i pazienti con diabete mellito tipo 1 devono essere periodicamente testati per valutare la funzionalità tiroidea e la formazione di anticorpi antitiroidei, soprattutto i bambini diabetici. I pazienti con malattie reumatologiche autoimmuni dovrebbero essere periodicamente valutati per cogliere la presenza di una tiroidite autoimmune, così come i pazienti con le altre patologie autoimmuni più frequentemente associate alla tiroidite. Il riconoscimento di una tiroidite autoimmune è semplice: bastano due test di laboratorio (TSH con metodo reflex e anticorpi anti-tireoperossidasi), eventualmente seguiti in caso di risultato patologico da una ecografia tiroidea.Nella pratica clinica, l’endocrinologo e i medici di medicina generale terranno presente la possibilità che una seconda malattia autoimmune si manifesti nei pazienti con tiroidite autoimmune di Hashimoto, soprattutto in coloro che ne hanno una suscettibilità genetica: eventuali sintomi, dati di laboratorio, famigliarità possono essere indicatori per la ricerca di altre patologie autoimmuni.Se, in teoria, sembrerebbe ragionevole ricercare attivamente la presenza di malattie autoimmuni in tutti i pazienti con tiroidite di Hashimoto, cercando di identificarle in una fase precoce quando ancora non hanno dato sintomi, al lato pratico, la numerosità delle possibili patologie autoimmuni rende molto difficile questa ricerca, che comporterebbe il ricorso a numerosissimi test di laboratorio ed esami strumentali. Inoltre, anche quando fossero colte in una fase iniziale, non è possibile mettere in atto una vera e propria prevenzione, cioè non si riesce ad evitare l’insorgenza della malattia conclamata.Non esiste una manifestazione clinica comune a tutte le malattie autoimmuni, e i sintomi, i disturbi e le conseguenze cliniche delle malattie autoimmuni sono quelle specifiche di ogni singola patologia. Analogamente, non esiste un trattamento comune unico per tutte le patologie autoimmuni, ma ognuna viene trattata con farmaci e schemi specifici. E’ vero che per molte malattie di questo gruppo si ricorre a farmaci che sopprimono il sistema immunitario, ma i singoli farmaci, gli schemi, i tempi, le dosi e le associazioni sono stati studiati e validati singolarmente per ogni patologia. Analogamente, anche il decorso clinico di ogni malattia autoimmune è indipendente. In altre parole, non ci può aspettare che curando una malattie autoimmune anche le altre eventualmente presenti migliorino.In conclusione, spiega l’esperto, è bene conoscere queste interazioni tra patologie autoimmuni senza che questo diventi fonte di ansia dal momento che possibilità di ammalarsi non significa necessariamente malattia».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore della tiroide

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

malattie ipofisarie e tiroideeColpisce soprattutto persone in età lavorativa, fra i 40 e i 50 anni. Nel 2016 in Italia sono stimati 15.300 nuovi casi di tumore della tiroide (11.000 donne e 4.300 uomini), in costante aumento. Le guarigioni sono elevate, superiori al 90%. Ma per una forma particolare, il carcinoma tiroideo differenziato e refrattario allo iodio radioattivo, finora non erano disponibili nuovi farmaci attivi. Oggi una molecola innovativa, lenvatinib, può rappresentare una svolta nel trattamento di questi pazienti perché presenta un efficace controllo di malattia. Alle nuove opportunità di cura contro questa neoplasia è dedicato il convegno nazionale “The First Thoughts in Thyroid Cancer” oggi a Milano. L’incremento annuo (2002-2016) di questa neoplasia fra le donne è stato del 3,8%, fra gli uomini dell’1,4%. “Nelle donne under 50 è il secondo tumore più frequente dopo quello del seno e si colloca al quarto posto fra tutte le neoplasie femminili, dopo mammella, colon-retto e polmone – afferma il Prof. Andrea Lenzi, presidente SIE (Società Italiana di Endocrinologia) –. Fra i fattori di rischio principali il gozzo, caratterizzato da numerosi noduli della tiroide dovuti a carenza di iodio, condizione che interessa 6 milioni di italiani, il 10% della popolazione. Una possibile spiegazione dell’aumento di questa neoplasia è offerta dall’accuratezza e diffusione dei moderni mezzi diagnostici, ecografia e risonanza magnetica da un lato, analisi di biologia molecolare e indagini citologiche dall’altro. Queste tecniche consentono di individuare il tumore in fase molto precoce. L’aumento del numero dei casi può essere ricondotto anche all’epigenetica, cioè all’impatto dei fattori ambientali che possono provocare mutazioni genetiche”. La collaborazione fra oncologi e endocrinologi è siglata nelle linee guida AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) sulla patologia che gli specialisti hanno elaborato insieme e che saranno presentate al Congresso nazionale AIOM dal 28 al 30 ottobre a Roma. “Per la gestione è indispensabile il lavoro di équipe di vari specialisti: endocrinologo, oncologo, radiologo, anatomo-patologo, chirurgo e medico nucleare – spiega il Prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. La chirurgia è il trattamento principale. In generale, è necessaria l’asportazione di tutta la tiroide anche se in casi selezionati l’intervento può interessare un solo lobo della ghiandola. Negli ultimi anni infatti le nuove conoscenze scientifiche stanno spingendo verso una chirurgia meno invasiva e personalizzata sul singolo paziente. Dopo l’asportazione della tiroide, il paziente deve assumere quotidianamente l’ormone sintetico che sostituisce la funzione mancante. Per il carcinoma differenziato della tiroide in stadio avanzato, refrattario al trattamento radiometabolico con iodio radioattivo, finora non avevamo in Italia farmaci efficaci con questa indicazione registrativa. La disponibilità per la prima volta di un farmaco attivo costituisce un vero punto di svolta”. I risultati dello studio Select hanno evidenziato i benefici di lenvatinib. Sono stati coinvolti 392 pazienti con carcinoma tiroideo differenziato e refrattario allo iodio radioattivo in fase avanzata in oltre 100 centri in Europa, Nord e Sud America e Asia. “L’Italia – continua Rossella Elisei, Professore associato di Endocrinologia all’Università di Pisa e responsabile del centro coordinatore italiano – ha avuto un ruolo molto importante perché è stato uno dei Paesi che ha arruolato il maggior numero di pazienti. Lo studio ha dimostrato un importante prolungamento della sopravvivenza libera da progressione, con un valore mediano di 18,3 mesi rispetto ai 3,6 mesi del placebo. Il vantaggio è stato di 14,7 mesi. Inoltre lenvatinib ha migliorato significativamente il tasso di risposta (64,8% vs 1,5%). La nuova molecola ferma la crescita della malattia, con una notevole riduzione delle metastasi, e il paziente può avere una buona qualità di vita. Nelle ultime analisi dei dati raccolti con lo studio si è visto che in alcuni sottogruppi il farmaco aumenta la sopravvivenza, in particolare nelle persone di età più avanzata e con la forma follicolare”. A luglio 2016 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha stabilito la rimborsabilità di lenvatinib garantendo la disponibilità di questa terapia ai pazienti nel nostro Paese. “Il sistema sanitario dovrebbe garantire sempre a tutti l’accesso ai trattamenti efficaci – spiega il Prof. Sebastiano Filetti, Preside della Facoltà di Medicina all’Università La Sapienza di Roma e membro della Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA –. È necessario attivare percorsi appropriati sulla base di dati aggiornati utilizzando le risorse in modo razionale evitando gli sprechi e rendendo disponibili i trattamenti più innovativi. L’Italian Thyroid Cancer Observatory (Itco), il primo osservatorio italiano sui noduli e sui tumori alla tiroide nato nel 2015, ha presentato i risultati di uno studio da cui è emerso che il 98% dei pazienti viene sottoposto a rimozione totale della tiroide e solo nel 2% dei casi viene eseguita la rimozione della sola parte interessata dalla neoplasia. Appropriatezza significa anche ridurre il numero degli interventi demolitivi non indicati. Con l’affermarsi della medicina di precisione, dopo la diagnosi sarà possibile eseguire una serie di indagini che ci forniranno maggiori informazioni sull’aggressività del tumore e sul tipo di intervento chirurgico da eseguire”. “I pazienti colpiti da tumore della tiroide dopo le terapie possono condurre una vita normale – conclude la dott.ssa Anna Maria Biancifiori, Vice Presidente C.A.P.E. (Comitato Associazioni Pazienti Endocrini) -. Il ritorno alla quotidianità familiare e lavorativa è fondamentale per questi pazienti, di solito giovani e impegnati nell’attività professionale. È importante che il nuovo farmaco ora disponibile garantisca anche una buona qualità di vita”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Carcinoma differenziato della tiroide, dopo il trattamento chirurgico va evitato l’imaging inutile

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

carcinoma-differenziatoIl marcato aumento del ricorso agli esami di imaging dopo la tiroidectomia per carcinoma differenziato della tiroide (DTC) risulta associato a un aumentato trattamento per recidive. Peraltro, con la sola eccezione della scintigrafia con iodio radioattivo (131I), tale aumentato trattamento non ha mostrato alcun chiaro miglioramento nella sopravvivenza. Sono i risultati di uno studio retrospettivo di coorte- apparso di recente su “BMJ Open” – che sottolineano l’importanza di porre un freno all’imaging inutile e, invece, di personalizzare l’utilizzo dell’imaging dopo la tiroidectomia a seconda della categoria di rischio del paziente.
Gli autori, sotto la guida di Megan R. Heymart, della Divisione di Oncoematologia dell’Università del Michigan, ad Ann Arbor (USA), si erano posti l’obiettivo di determinare se l’uso di test di imaging dopo il trattamento chirurgico primario del DTC fosse associato a un maggiore trattamento per recidiva e a un minore numero di decessi per la malattia. Sono stati analizzati i dati – ricavati da due archivi elettronici, quello del Surveillance Epidemiology and End Results (SEER) Program del National Cancer Institute e quello di Medicare – relativi a 28.220 pazienti con diagnosi di DTC tra il 1998 e il 2011. La coorte in studio è stata seguita fino al 2013, con un follow-up mediano di 69 mesi. I ricercatori hanno adottato come principali misure di outcome il trattamento per recidive di DTC (chirurgia addizionale del collo, trattamento aggiuntivo con 131I o radioterapia) e i decessi dovuti a DTC. «Abbiamo condotto un’analisi per valutare la relazione tra l’imaging da un lato – ecografia del collo, scintigrafia con 131I o TAC PET – e, dall’altro, il trattamento per recidiva e la morte» specificano Heymart e colleghi.
Dal 1998 fino al 2011 si è osservato un aumento di incidenza di cancro (rate ratio: 1,05), imaging (1,13) e trattamento di recidiva (1,01) ma la variazione del tasso di mortalità non è stata significativa. All’analisi multivariata, l’uso dell’ ecografia del collo ha aumentato la probabilità di un ulteriore intervento chirurgico (odds ratio, OR: 2,30) e di un periodo aggiuntivo di trattamento con 131I (OR: 1,45). Le scintigrafie con 131I sono risultate associate a intervento chirurgico addizionale (OR: 3,39), trattamento aggiuntivo con 131I (OR: 17,83) e radioterapia (OR: 1,89). Anche l’uso della PET è apparso associato a un ulteriore intervento chirurgico (OR: 2,31), trattamento addizionale con 131I (OR: 2,13) e radioterapia (OR: 4,98). L’utilizzo dell’ecografia del collo o della PET non ha influenzato significativamente la sopravvivenza malattia-specifica (hazard ratio, HR: 1,14 e 0,91, rispettivamente). Tuttavia, come accennato, le scintigrafie con 131I sono state associate a una migliorata sopravvivenza della malattia specifica (HR: 0,70).
«Alla luce della crescente incidenza di cancro tiroideo a basso rischio e all’aumento paradossale dell’uso dell’imaging dopo trattamento chirurgico primario, questo studio fornisce i fondamenti necessari per rivedere i pattern di sorveglianza del cancro tiroideo e evitare il ricorso inutile alla diagnostica per immagine» osservano gli autori, sottolineando come questa comporti, oltre a ingenti costi, una maggiore ansia nel paziente e un rischio di danno allo stesso determinato dal trattamento della recidiva». Arturo Zenorini da Doctor33) (foto: carcinoma differenziato)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tiroide: un viaggio nella vita

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2016

tiroideMilano, Circolo della Stampa Martedì, 17 maggio 2016 – ore 12.00 Ne parleremo con:
Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI) presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS)
Alfredo Pontecorvi, Presidente Associazione Italiana della Tiroide (AIT)
Paolo Vitti, Presidente Eletto Società Italiana di Endocrinologia (SIE)
Rinaldo Guglielmi, Presidente Associazione Medici Endocrinologi (AME)
Mohamad Maghnie, Past President Società Italiana di Endocrinologia e diabetologia Pediatrica (SIEDP)
Onelio Geatti, Presidente Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN)
Luciano Pezzullo, Presidente Associazione delle Unità Endocrinochirurgia Italiane (Club delle UEC)
Matteo Cannizzaro, Presidente Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC)
Rocco Bellantone, Direttore Unità Operativa di Chirurgia Endocrina e Metabolica, Policlinico “A. Gemelli”, Roma.
Furio Pacini, Presidente European Thyroid Association (ETA)
Paola Polano, Presidente Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE)

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »