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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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Conti correnti: oltre un titolare su quattro ha subito rincari

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Milano. Molti lo avevano intuito, ma ora un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* certifica un numero; i titolari di conto corrente che, nel corso degli ultimi 12 mesi hanno visto aumentarne i costi sono circa 11.000.000, pari al 26,8% dei possessori di conto corrente. Il numero, già molto alto di per sé, potrebbe crescere ulteriormente se si considera che, fra chi ha risposto all’indagine, il 16,6% (6.800.000 individui) ha dichiarato di non sapere se i costi del proprio conto corrente siano o meno aumentati e, addirittura, quasi il 20% delle famiglie ignora del tutto quali siano i costi.Se da un lato l’indagine ha messo in evidenza come il 17,5% degli intervistati dichiari che vorrebbe risparmiare sul conto corrente, dall’altro ha anche certificato come chi trasformi il desiderio in realtà e si impegni a cercare una soluzione diversa sia appena l’8% dei possessori di conto corrente, dato più basso in assoluto fra i settori monitorati dall’indagine (assicurazioni, mutui, telefonia, energia).
Chi ha cambiato conto corrente, sempre secondo quanto rilevato per Facile.it da mUp Research e Norstat, ha preso questa decisione principalmente per ragioni di costo (67%), ma anche perché non soddisfatto del servizio che gli veniva offerto (40%).
I più inclini a cambiare conto corrente sono stati gli uomini (9,5% vs 6,6% delle donne), i giovani con età compresa fra 18 e 24 anni (14,4%) e i residenti nel Sud e nelle Isole (9,3%).
Ma come scegliamo il conto corrente in cui depositare i nostri risparmi? La prossimità, fisica o “familiare”, sembra essere il primo criterio di decisione; quasi un correntista su 3 (32,8%) sceglie di aprire il conto nella filiale più comoda per sé, mentre il 15,2% decide di diventare cliente della banca in cui hanno già il conto i propri genitori.Sempre più importante, però, il ruolo svolto dal web visto che, in base all’indagine, addirittura il 15% dei rispondenti ha dichiarato che la scelta è stata fatta servendosi di un comparatore online o, più in generale, attraverso internet.Un altro dato emerso dall’analisi è degno di nota; anche se il possedere un conto sembra essere ormai indispensabile, c’è ancora chi ne fa a meno e il 4,9% degli intervistati dichiara che nella propria famiglia non è presente un conto corrente. Spostando l’analisi sui rispondenti emerge che chi vive senza conto è residente principalmente nel Meridione (13%), ha fra i 18 ed i 24 anni (30%) e non è occupato (13,6%). Alta, comunque, anche la percentuale di chi non è titolare di conto corrente, ma ha un’età in cui di solito si percepisce uno stipendio; fra i “senza conto” l’8,2% ha tra i 25 ed i 34 anni.

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Scuola – Graduatorie d’istituto: saranno uniche con docenti titolari di scuola e di ambito

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Nei prossimi giorni, quindi, le amministrazioni scolastiche saranno chiamate ad esaminare i titoli, i servizi e le documentazioni presentate dagli insegnanti in forzo al loro istituto. Il tutto servirà a costituire queste maxi-graduatorie, comprendenti docenti con diverse collocazioni. Purtroppo, le indicazioni che hanno le segreterie da parte dell’amministrazione centrale non sono rispettose dei diritti di molte tipologie di insegnanti. A questo proposito, Anief ricorda che risulta illegittima la valutazione parziale del servizio pre-ruolo o prestato nella scuola paritaria. Lo hanno ribadito molte sentenze dei tribunali. E per questo motivo, il sindacato ha predisposto apposito ricorso, al giudice del lavoro, in modo da far valere il servizio pre-ruolo per intero.Anief, inoltre, ritiene non corretta la tabella di valutazione dei titoli, predisposta sempre dall’amministrazione. Le incongruenze sono diverse: si va dall’abilitazione SSIS alla specializzazione SSIS di sostegno, dal titolo TFA conseguito (anche sostegno) al servizio pre-ruolo al pari di quello prestato dopo la nomina (punti 6 e per intero), dal doppio punteggio per servizio pre-ruolo in piccole isole al servizio militare prestato non in costanza di nomina. Anche in questo caso, Anief consiglia al personale coinvolto di non rischiare di perdere il posto nella scuola di titolarità impugnando la tabella predisposta Miur direttamente al giudice di competenza.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Tutti gli insegnanti che risultano danneggiati dalla purtroppo ampia casistica di norme illegittime farebbero bene e presentare ricorso: soprassedere, per poi ritrovarsi perdenti posto, rappresenterebbe una beffa enorme. Con conseguenze negative immaginabili, derivanti dalla perdita del posto e dall’obbligo di trasferirsi in un’altra sede scolastica. L’aspetto più inquietante di certe decisioni prese dal Miur è la mancata considerazione di titoli e servizi, conseguiti alla stregua di altri invece riconosciuti. A noi, come sindacato, questo palese aggiramento della direttiva UE n. 70/99, con insopportabili discriminazioni tra il personale, non può stare bene. E lo diremo chiaramente, tramite i nostri legali, ai giudici di competenza.

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Farmacie: Dall’Ici all’Imu, conto salato per i titolari

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2012

Il passaggio dall’Ici all’Imu dovrebbe comportare per le farmacie aumenti d’imposta compresi mediamente tra il 70 e il 100%. Un po’ più di quello che si attendono i negozi (che calcolano incrementi medi di quasi il 62%) e un po’ meno di quanto dovrebbero essere costretti a pagare bar e ristoranti, per i quali la Federazione dei pubblici esercizi stima aumenti attorno al 92%.
Rischia di essere salato il conto che arriverà dall’imposta introdotta dal Governo Monti per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013. Questo al meno è quello che dicono le stime degli esperti, da prendere con la dovuta cautela a causa delle numerose variabili in gioco e del fatto che i comuni devono ancora fissare gli incrementi d’aliquota di loro spettanza. In ogni caso, un’idea dell’esborso che aspetta i titolari è già possibile farsela: «Da un’analisi effettuata su un campione di farmacie ubicate in immobili di categoria catastale C1» spiega Marcello Tarabusi, commercialista «si evince che in media le farmacie si troveranno a pagare un’Imu il cui valore si aggirerà tra il 170 e il 200% della vecchia Ici. In alcuni casi però ci saranno esborsi anche maggiori: una farmacia con immobile la cui rendita catastale si aggira sui 4mila euro, per esempio, potrà pagare anche il 300% della vecchia Ici. È vero però che la nuova Imposta sostituisce anche la tassazione sulla rendita catastale, quindi nei fatti il peso del prelievo potrebbe risultare inferiore».
Resta in og ni caso confermato quello che già altri giornali, dal Corriere della Sera al Sole-24 Ore, scrivevano nei giorni scorsi per il più generale comparto del commercio: l’Imu rischia di riscaldare l’inflazione, perché gli incrementi di costo si riverseranno sui prezzi. E i farmacisti, con la fascia A dal prezzo unico e la C che invoca sconti, dove si rivarranno? (fonte: farmacista33)

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Farmacie: Il Credit crunch allarma i titolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2012

Ci sono anche le farmacie tra le vittime del cosiddetto “credit crunch”, la stretta sul credito bancario che sta mettendo in difficoltà un numero sempre maggiore di aziende. Il fenomeno è stato misurato recentemente dalla Cgia di Mestre, l’Associazione veneta artigiani e piccole imprese: a dicembre l’erogazione di crediti ha subito a livello nazionale una contrazione del 2,2%, cifra confermata pochi giorni dopo dal Bollettino economico della Banca d’Italia (nella foto la sede) che negli ultimi 3 mesi del 2011 calcola un calo dell’1,5% nei prestiti erogati dal sistema bancario. Le cause della stretta vanno cercate nella crisi dello spread: cala il rating italiano e calano (al traino) i rating delle banche nazionali, che riducono i prestiti per non trovarsi nella necessità di contrarne a loro volta a prezzi più elevati. Mosse non soltanto italiane: proprio ieri, la Banca europea degli investimenti (Bei) ha annunciato che taglierà di 11 miliardi il finanziamento 2012 per prestiti, un terzo dei quali finora andavano a piccole e medie imprese italiane. Della congiuntura risente anche Credifarma (la società finanziaria controllata al 66% da Federfarma), che per la prima volta è stata costretta a ricorrere a una cartolarizzazione per reperire risorse. Nulla di che mettere in discussione la solidità dell’istituto, sia chiaro, ma è un segno dei tempi. «Si fa sempre più fatica a trovare liquidità nel circuito interbancario» spiega il presidente di Credifarma, Carlo Ghiani «c’è così poca fiducia sui mercati che le banche sono restìe a prestarsi denaro anche tra loro». Proprio per questo, la raccomandazione che la società rivolge ai titolari è quella di muoversi con cautela ed evitare impegni sul lungo periodo. «La dcr rimane una buona garanzia per ottenere credito» riassume Ghiani «ma se la necessità è quella di trovare prestiti per investimenti sul lungo periodo, noi per primi scoraggiamo». Altro effetto a cascata è la stretta sulle dilazioni di pagamento praticate dai grossisti: «Sempre più spesso» spiega Franco Falorni, commercialista e docente di economia d’impresa alla facoltà di Farmacia di Pisa «i distributori tendono a scendere da 180 a 120 giorni. E’ una differenza che vale mediamente 150mila euro e per molti titolari può diventare un problema. Anche perché il credito bancario diventa sempre più difficile: una volta bastava la parola farmacia per avere un prestito, oggi le banche per prima cosa consultano la centrale rischi e poi chiedono di vedere i bilanci. Temo problemi crescenti per parecchie farmacie» (fonte farmacista33)

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Fascia C, alle parafarmacie il 2,21% del fatturato

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

Palazzo Montecitorio

Image by Simone Ramella via Flickr

Della totalità dei farmaci di fascia C, quelli che potranno essere venduti anche attraverso le parafarmacie rappresentano il 32,84%, una fetta però che è costituita da medicinali a minore fatturato, con la conseguenza che, se il mercato annuo dell’intera fascia è pari a 3,3 miliardi di euro, in parafarmacia sarebbe di 0,59 miliardi di euro, vale a dire il 2,21% del totale. A fare la stima le organizzazioni dei parafarmacisti, che, in una conferenza stampa, hanno sottolineato come questo sia l’effetto delle limitazioni previste dal Dl Salva Italia. Tra gli esempi citati, i farmaci ormonali – esclusi dalla vendita in parafarmacia – pesano sul totale per il 30,07%, con un fatturato nel 2010 di 156 milioni di euro. Ci saranno poi prevedibilmente una serie di farmaci, con effetti collaterali, per i quali l’Aifa non darà l’ok al passaggio, tra cui anche i medicinali per l’erezione maschile che totalizzano un altro 37,09% della fascia C, con un fatturato pari a 192 milioni. Le organizzazioni dei parafarmacisti hanno poi calcolato come saranno distribuite sul territorio le 5.318 nuove sedi di farmacia previste dalla bozza del Dl Liberalizzazioni, sulla base del parametro 3000 abitanti/farmacia. Tra le città con più di 70mila abitanti, secondo i calcoli, si aprirebbero 199 nuove farmacie a Roma, 12 a Milano, 25 a Torino, 50 a Palermo, 11 a Napoli. E ancora: 24 a Giuliano, 14 a Guidonia, 11 a Monza e altrettante a Andria e Pozzuoli. Sempre a proposito della bozza di decreto sulle Liberalizzazioni prosegue la protesta: ieri pomeriggio un gruppo di farmacisti titolari di parafarmacie si sono incatenati davanti a Montecitorio, in previsione, ha spiegato Alessandro Mazzacca, presidente dell’associazione di titolari di parafarmacie ”Essere farmacisti”, dell’incontro con il ministro della Salute, Renato Balduzzi, per chiedere l’apertura alla vendita di tutta la fascia C. «Intendiamo manifestare oggi in piazza Montecitorio dalle 10 alle 14. Siamo farmacisti a tutti gli effetti e vogliamo essere abilitati a dispensare tutti i medicinali». Come forma di protesta, è anche in corso la distribuzione di volantini ai cittadini con le ragioni delle parafarmacie.

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Riordino servizio farmaceutico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Nel ddl di riordino del servizio farmaceutico si torna a parlare di limiti di età per i titolari di farmacia. A prevederlo sono due tra i circa 150 emendamenti al ddl Gasparri-Tomassini presentati entro la scadenza del 14 giugno alla commissione Igiene e sanità del Senato (nella foto Palazzo Madama). Il primo, provenienza Pdl, obbliga i titolari al trasferimento dell’esercizio al compimento del 75° anno di età; il secondo, targato Lega Nord, minaccia invece effetti più devastanti perché introduce il principio della non trasferibilità della concessione: in sostanza, al compimento del 70° anno di età il titolare restituisce la farmacia, che viene riassegnata. L’unica scappatoia è quella della società: in questo caso, infatti, l’emendamento impone al farmacista settantenne di cedere le proprie quote agli altri soci. Non è la prima volta che si parla di limiti di età per i titolari (ipotesi analoghe circolarono ai tempi del tavolo insediato dall’allora ministro Livia Turco) ma l’impressione stavolta è che si faccia sul serio. Innanzitutto c’è la sensibilità politica: secondo alcune fonti i due emendamenti avrebbero ottenuto ampio gradimento a Palazzo Madama, dove c’è fame di provvedimenti da colorare con gli slogan del lavoro e dell’occupazione giovanile. E poi ci sarebbe l’assenso della Fofi, che sul tema “dell’anzianità” ha avviato da tempo riflessioni al proprio interno. Sempre a proposito di emendamenti al ddl sul riordino, vale infine citare un’altra proposta targata Pdl, che sancirebbe l’incompatibilità tra proprietà (o partecipazione a società) di farmacia e proprietà (o partecipazione a società) di parafarmacia.

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Federazione e titolari di parafarmacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Il Comitato Centrale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, guidato dal Presidente Andrea Mandelli, ha ricevuto una delegazione dei farmacisti titolari di parafarmacia rappresentati da ANPI, AssoPaCal, Essere Farmacisti e dei titolari di parafarmacia del Triveneto; alla riunione non hanno potuto essere presenti i rappresentanti di Omniasalus, che hanno però fatto pervenire un documento illustrativo della loro posizione. La discussione ha affrontato tutte le posizioni espresse dalle diverse Associazioni convenute in un clima costruttivo, e si è chiusa con il consenso sulla proposta federale che le Associazioni dei titolari di parafarmacia presentino un documento unitario che permetta di proseguire il confronto avviato, allargandolo a tutte le componenti della professione interessate, per giungere a una soluzione condivisa.  “La Federazione degli Ordini rappresenta tutti i colleghi, nessuno escluso” ha detto Andrea Mandelli al termine della riunione “il che significa valutare con attenzione la situazione delle parafarmacie, ma anche le legittime aspettative, per esempio, dei colleghi che operano come collaboratore o come farmacista rurale e che attendono da tempo di accedere alla titolarità di una farmacia”.  Resta ferma, dunque, la contrarietà della Federazione all’ipotesi di una sanatoria che trasformi le parafarmacie in farmacie o a quella dell’istituzione di farmacie non convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, così come all’allargamento alle parafarmacie della dispensazione dei farmaci soggetti a prescrizione di Fascia C. “E’ evidente che l’apertura delle parafarmacie è sembrata una via praticabile, in particolare nel Mezzogiorno, dove una situazione occupazionale critica si salda all’inadempienza pubblica in fatto di concorsi per le sedi farmaceutiche vacanti. Ma il punto è che siamo tutti laureati in farmacia, non in parafarmacia: la Federazione, dunque, intende seguire da vicino l’evolversi della situazione e continuare nella sua azione perché i concorsi si tengano rapidamente e con tempi certi” aggiunge  il Segretario Maurizio Pace. Il concorso resta la via maestra per l’accesso alla titolarità, conferma il Presidente della Federazione “e nostro compito è far sì che si possa intraprendere questa via rapidamente e con la massima efficienza”.

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Gli occhi degli sconosciuti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2009

Roma in scena dal 1 al 20 dicembre 2009 tutte le sere alle 21 domenica  ore 17 TeatroLoSpazio.it via Locri, 42 Traversa di via Sannio andrà in scena lo spettacolo scritto e diretto  da Angelo Orlando intitolato Gli occhi degli sconosciuti. Sul palcoscenico Marco Funaro, Federico Rosati, Olga Putrone, Luciano Scarpa, Fulvio Calderoni, Annalisa Lori. Lo spettacolo comincia alle ore 21 dal martedì al sabato, la domenica alle 17. Il protagonista Nuvola  è titolare di un bar in periferia chiamato Messico. In una notte di pioggia riceve la visita di tre strani personaggi che sono tutti legati da qualcosa che li accomuna. Nuvola sarà l’unico testimone di un cambiamento in cui la verità si confonde con la menzogna e i sentimenti umano si rivelano in tutta la loro fragilità. Con la sua ingenuità e il suo sguardo innocente, puro e per questo di una comicità disarmante e involontaria, prova a farsi carico del peso della sofferenza di ogni personaggio, cercando di sdrammatizzare, a volte inutilmente, a volte con un coraggio inconsapevole.

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Più controlli sui farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2009

“Appoggiamo il decreto anticrisi ministeriale per un maggiore controllo della spesa farmaceutica. Se però il rigore voluto dal Governo non verrà tradotto in risultati immediati e concreti di razionalizzazione della spesa da parte delle ASL, la riduzione del finanziamento rischia di tradursi in un danno enorme solo per le farmacie”. È questa la posizione di Celso Giacomo Pancino, presidente dell’Associazione titolari di farmacia della provincia di Venezia in merito al decreto-legge anticrisi, pubblicato il 1 luglio sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede una riduzione di 800 milioni di euro, a partire dal 2010, sull’importo destinato all’assistenza farmaceutica territoriale. Il provvedimento comprende, oltre alla spesa per i medicinali distribuiti dalle farmacie nel normale regime di convenzione con il SSN, anche la spesa per farmaci acquistati dalle ASL e consegnati ai cittadini. “Ciò che ci preoccupa – spiega Pancino – è che ad oggi mancano controlli effettivi sulla spesa farmaceutica ospedaliera. La spesa per medicinali distribuiti nelle farmacie in regime di convenzione, infatti, è in calo da anni e ciò emerge dai dati forniti gratuitamente dalle farmacie alla pubblica amministrazione. Al contrario, sulla spesa per i farmaci acquistati dalle ASL, che è in continuo e incontrollato aumento, non sono mai stati disponibili dati attendibili né lo sono tuttora; e questo né sui costi né sui consumi di medicinali. Perché dunque le farmacie dovrebbero essere continuamente  penalizzate da interventi governativi per sprechi di denaro di cui non sono responsabili? Non capisco  perché siano sempre i presidi farmaceutici a essere presi di mira: ricordiamoci che sono già stati colpiti dai tagli introdotti solo due mesi fa in occasione del decreto per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo”.  Uno sforamento del tetto di spesa farmaceutica territoriale (determinato dalla spesa per farmaci acquistati dalle ASL) verrebbe infatti imputato, come prevede la legge, anche alle farmacie. Farmacie che verrebbero quindi chiamate a contribuire economicamente al ripiano di uno sfondamento provocato da medicinali che i cittadini sono costretti a ritirare presso gli sportelli delle ASL.

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