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Posts Tagged ‘titoli stato’

Antitrust Ue smaschera operazione di cartello sui titoli di Stato europei

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

È di oggi la notizia della multa di circa 69,5 milioni di euro che l’Antitrust Ue ha inflitto a Unicredit per operazioni di cartello nel trading del mercato primario e secondario dei titoli di Stato europei (Egb) con altre sei banche d’investimento: Bank of America, Natixis, Nomura, Rbs, Ubs e WestLB.Complessivamente le sanzioni erogate a Unicredit, Ubs e Nomura ammontano a 371 milioni di euro. Sembrerebbe che le banche abbiano partecipato al cartello tramite un gruppo di trader che si scambiavano informazioni commercialmente rilevanti, come ad esempio i prezzi e i volumi nelle aste e sui prezzi praticati ai rispettivi clienti, sulla loro strategia di offerta nelle aste del mercato primario e sui parametri di negoziazione sul mercato secondario.Il tutto, per di più, nel mezzo della crisi finanziaria tra il 2007 e il 2011 che ha investito i sistemi economici a livello planetario.A svelare le operazioni di cartello è stata Natwest, che ha evitato la sanzione di 260 milioni di euro. Mentre la sanzione di Ubs è stata ridotta del 45% per aver collaborato nelle indagini della Commissione.Mentre le banche annunciano già che impugneranno il provvedimento presso le corti europee ci auguriamo che si faccia al più presto la massima chiarezza perché soprattutto in questo momento è necessaria la massima trasparenza sui mercati finanziari e il corretto funzionamento del mercato dei titoli di Stato.

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Prestiti Recovery fund con nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

«Nazioni europee come Spagna, Portogallo e Francia, stanno valutando l’ipotesi di non aspettare i prestiti del Recovery Fund e finanziare la ripresa tramite i propri titoli di Stato. I tassi d’interesse sono ai minimi storici grazie all’azione della BCE, che ha finalmente capito che per salvare l’economia europea deve comportarsi come tutte le altre banche centrali del mondo. Quando c’è in gioco l’interesse nazionale bisogna essere pragmatici e non ideologici: se oggi possiamo finanziare il nostro debito a costi prossimi allo zero non ha alcun senso aspettare i tempi e le condizioni del Recovery Fund, di cui conviene mantenere solo la parte relativa agli aiuti a fondo perduto. Se riusciamo a rilanciare l’economia italiana subito e senza dover sottostare ai ricatti delle Nazioni del nord Europa che vorranno imporci le loro ricette di politica economica, è sicuramente meglio. Il Governo non perda altro tempo e avvii subito una riflessione, tenendo bene a mente che gli unici a cui deve rendere conto sono i cittadini italiani e non le burocrazie europee». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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I titoli di Stato italiani e le incertezze dello scenario italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Commento di Garland Hansmann, gestore di Investec AM. I prezzi dei titoli di Stato italiani hanno visto un miglioramento. I commentatori hanno sottolineato al riguardo le dichiarazioni del Ministro dell’Economia italiano su una certa disponibilità a un compromesso con l’Unione Europea per evitare le sanzioni. Una simile dichiarazione era prevedibile, anche se solo da un punto di vista tattico e negoziale, perché un’eventuale sanzione emessa dall’UE sarebbe dolorosa sia per le casse italiane che per l’economia.Alcuni operatori del mercato sembrano credere che questo segnale di disponibilità al dialogo sia in realtà, fondamentalmente, un indicatore di una sorta di “resa” del governo italiano.
Ma non è forse eccessivo aspettarsi che il governo del Paese rinunci completamente ai suoi piani? Oppure, le differenze di posizione tra l’UE e il governo italiano sono forse così ridotte che basterebbe qualche piccolo aggiustamento per arrivare a un accordo?
Non bisogna dimenticare che la posizione della Lega Nord nei sondaggi è aumentata notevolmente, passata dal 18% a quasi il 35% dalle elezioni di marzo. La sua retorica provocatoria, secondo cui l’Italia non si sarebbe arresa alla burocrazia europea, ha contribuito in modo significativo all’aumento delle preferenze nei sondaggi.
Questo potrebbe suggerire che la Lega Nord, che fa parte della coalizione di governo, potrebbe avere un interesse politico a mantenere una posizione conflittuale nei confronti dell’UE e quindi la questione relativa al bilancio potrebbe non trovare una soluzione rapida.
Per questo motivo, a nostro avviso, è prematuro concludere che la situazione dei titoli di Stato italiani migliorerà significativamente nel breve periodo. Per il momento l’Italia sembra rimanere in una posizione più rischiosa nel contesto dei mercati europei dei titoli di Stato e la volatilità potrebbe persistere ancora per un po’ di tempo.

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Rischio svendita dei nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“Ai continui avvertimenti inviati nei giorni scorsi dai maggiori gestori di fondi internazionali sul rischio svendita dei nostri titoli di Stato, per effetto del rischio che si possa formare un governo Lega – Movimento 5 Stelle, oggi si è aggiunto anche il report redatto dalla direzione Ricerche e Studi di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato l’allarme su possibili pressioni da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, già prima del 2019, nel caso l’Italia abbandonasse il “sentiero stretto” del rigore.Nel suo Focus sull’Italia, il centro studi di Banca Intesa, oltre a sottolineare la necessità di presentare subito in Parlamento il quadro tendenziale del Documento di Economia e Finanze, in attesa che il programmatico venga scritto dal futuro Esecutivo, suggerisce che le previsioni macroeconomiche e l’evoluzione del quadro di finanza pubblica del DEF dovrebbero risultare poco variate rispetto alle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF dello scorso Settembre, in maniera da proseguire sulla strada del risanamento dei conti pubblici. L’obiettivo finale deve essere quello del pareggio di bilancio strutturale, che dovrebbe essere raggiunto nel 2020, condizione necessaria per poter iniziare a ridurre sostanzialmente il nostro debito pubblico. Il risultato è ormai a portata di mano se però, ricorda lo studio, si evita di aggirare i vincoli di finanza pubblica, come vorrebbero fare gli economisti della Lega e del Movimento 5 Stelle. Una tale eventualità esporrebbe il nostro paese a uno scontro aperto con la Commissione Europea e un maggior deficit allontanerebbe i nostri conti pubblici dalle regole UE in maniera significativa, condannandoci alle sanzioni europee che potrebbero scattare già l’anno prossimo.
Lo studio afferma anche che non è solo delle conseguenze europee che il nuovo governo si dovrebbe preoccupare, quanto della pressione derivante dalle agenzie di rating e dagli investitori, che vedrebbero malissimo l’abbandono della disciplina fiscale, considerando che nel 2019 il Tesoro dovrà collocare sul mercato 45 miliardi di offerta netta, in un contesto in cui il contributo di famiglie e banche, per motivi diversi, non potrà che essere nullo o negativo. In pratica, il debito pubblico dovrà essere acquistato dagli investitori esteri per un importo stimato tra i 50 e i 60 miliardi di euro nel 2018 e più di 60 miliardi nel 2019. Per questi motivi, è bene non scherzare con il fuoco e mantenere la reputazione di un paese che tiene alla riduzione del suo debito. Altrimenti, l’emissione dei titoli di Stato avverrà a rendimenti molto più alti di quelli attuali, dal momento che gli investitori li valuterebbero più rischiosi, con conseguenze molto negative sulla spesa per interessi e, quindi, sul deficit”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputati di Forza Italia.

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Proposta Schäuble per limitare tenuta titoli di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 febbraio 2016

salva banche“Per distruggere definitivamente il sistema è in discussione un`ulteriore proposta dagli effetti nefasti: quella di mettere un limite alla quantità di titoli del debito pubblico del proprio paese che ciascuna banca può tenere in portafoglio. Si tratta di una proposta, guarda caso, del governo tedesco, definita appunto «proposta Schäuble» e, conoscendo i bilanci delle banche, soprattutto italiane, che di titoli di Stato ne detengono davvero tanti, significa vendita in blocco di Btp, con conseguente crollo del prezzo e aumento del rendimento (le due grandezze sono inversamente proporzionali). E anche lo spread, come dimenticarlo, schizza a livelli stellari”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un editoriale pubblicato da ‘Il Giornale’.“L`effetto destabilizzante che la «proposta Schäuble» può avere nell`Eurozona, con una nuova crisi finanziaria, nuova recessione, nuove aziende che chiudono, aumento della disoccupazione, minori entrate fiscali e sempre più deficit e sempre più debito pubblico è lo stesso identico che la trovata di Deauville del duo Merkel-Sarkozy ebbe nel 2011. Ma perché ripetere gli errori? Perché in Europa non abbiamo fatto come gli Stati Uniti, con una banca centrale che immette liquidità, un sistema unico di garanzie sui depositi bancari? Perché in Europa abbiamo fatto tutto il contrario, all`apparenza con un suicidio collettivo: Stati che falliscono, banche che falliscono? Semplice: perché serve all`egemonia imperiale tedesca e a far vincere alla Germania la sua terza guerra mondiale, dopo aver perso le prime due”.“Dallo sbrego istituzionale che nel 1997 ha stravolto i contenuti e la filosofia sottostante il trattato di Maastricht, facendolo diventare uno strumento in mano alle burocrazie del nord, per l`Unione europea e in particolare la zona euro è cominciato un processo involutivo che oggi sembra impossibile fermare. In questo quadro va collocata la Brexit, simbolo evidente dello stato fallimentare delle cose in Europa. Più che un percorso di integrazione, il Vecchio Continente sembra costretto unicamente dentro il disegno tedesco. Non, quindi, crescita e benessere per tutti tra uguali, ma Impero. Sarebbe il caso di riconoscerlo, dire che il Re è nudo. Siamo ancora in tempo. Altro che flessibilità e finte sintonie di facciata. Vero, Matteo?”, conclude Brunetta.

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Il “complotto del signoraggio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

(Parte seconda dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). I signoraggisti sostengono un’equazione semplicistica e del tutto sbagliata che recita: la moneta viene emessa dalle Banche Centrali (di seguito BC) a debito, cioè gli Stati se vogliono spendere, e quindi avere moneta, devono letteralmente comprarla dalle BC pagandola dollaro su dollaro, euro su euro, yen su yen ecc. con debito pubblico, cioè con titoli di Stato. Il film Zeitgeist addirittura fa vedere un cartone animato dove la manina dello Stato consegna i titoli alla BC americana (la FED) e la FED gli consegna i soldini. I signoraggisti ci dicono che se, ad esempio, lo Stato ha bisogno di 1 miliardo di moneta, deve indebitarsi di 1 miliardo esatto con la BC che crea quella moneta dal nulla. Quindi, dicono, il debito pubblico va alle stelle anno dopo anno, e le Banche Centrali incassano cifre inimmaginabili per aver fatto sostanzialmente niente di che, cioè stampato pezzi di carta (banconote) o premuto tasti sui computer (moneta elettronica). Sarebbe questo l’affare del millennio, anzi, la truffa del millennio, che loro chiamano signoraggio. E noi poveri cittadini alla fine dovremo ripianare quell’insensato debito truffa con le nostre tasse, in eterno. Veniamo tenuti all’oscuro di tutto ciò, sostengono i signoraggisti, da un complotto ferocemente ordito da parte di banchieri e politici, con la complicità di giornalisti e accademici, al punto che parlarne significa rischiare la vita. Questa storia è tutta, ma proprio tutta sbagliata. Nulla di quanto detto sopra accade, e molto di ciò che circola in rete come il ‘complotto del signoraggio’ è, come vedrete ampiamente di seguito, frutto di una catastrofica incomprensione di come funziona la moneta moderna. Ma c’è di peggio: è frutto anche di altri due elementi inquietanti, che sono, in ordine, l’esplosione mondiale del genere Fantasy di Rete, e il subdolo dilagare dell’ideologia Libertaria di matrice austriaca. In breve: la prodigiosa forza della Rete ha però permesso a milioni di persone delle generazioni anni ’70-’80 di replicare in essa gli affetti fantastici della propria infanzia, che erano le epiche di Tolkien o di Guerre Stellari, di Harry Potter e soci, fatte cioè di mondi fantasiosi popolati da imperi del male e cattivi onnipotenti, dove ogni sortilegio e congiura è possibile, dove i buoni lottano contro il maligno ecc., ma soprattutto dove la ragione cede sempre il posto all’emozione della fantasia. Ed ecco che anche nell’affrontare la politica o l’economia, migliaia di persone in Rete si lasciano andare a congiure scalcinate, a credenze che non hanno alcun appiglio nella realtà, la quale, purtroppo per loro, è sempre un po’ più banale e meno emozionante dei mondi fatati che immaginano. I signoraggisti sostengono l’esistenza di una cabala di perfidi banchieri padroni del mondo che tutto possono e tutto fanno, di masse di denaro immani che spariscono nel nulla, di sicari pronti a uccidere, e chi più ne ha più ne metta. A ciò si aggiunge l’influenza della scuola economica austriaca estrema dei Libertari, il cui nome più noto fu Ludwig Von Mises, che sono dei perniciosi lobbisti che mirano in sostanza a un mondo di estremismo nel Libero Mercato caratterizzato dalla sostanziale scomparsa di tutto ciò che è regola dello Stato, e soprattutto delle tasse. Essi soffiano sul fuoco di paglia del signoraggio proprio per arrivare a questo fine, e infatti i signoraggisti finiscono invariabilmente con lo sbraitare la storia (falsa, si veda in seguito) che noi cittadini dobbiamo ripianare l’enorme debito del signoraggio con le nostre tasse. Questo mi preoccupa molto. Non varrebbe la pena fermarsi troppo sul ‘complotto del signoraggio’, ma poiché, come ho scritto sopra, esso rischia di coprire un crimine economico immensamente peggiore che va fermato, e che è il reale oggetto della mia inchiesta, diventa essenziale chiarire il capitolo ‘complotto del signoraggio’. A dir la verità, tutto il teorema signoraggio potrebbe essere smontato semplicemente dicendovi questo: la spesa a debito degli Stati a moneta sovrana (com’era l’Italia fino al 2002), e che finisce indirettamente nelle casse delle Banche Centrali sotto forma di buoni del Tesoro, non è mai il debito dei cittadini, ma al contrario è la loro ricchezza. I cittadini degli Stati a moneta sovrana non sono mai chiamati a ripagare alcun debito pubblico, e le tasse non sono mai servite a ciò. Gli Stati a moneta sovrana, poi, non devono mai onorare quel debito, neppure quando è detenuto dalle Banche Centrali, nulla li costringe a farlo, anzi, proprio non lo fanno, per cui s’infrange il teorema secondo cui essi sarebbero oggi schiavi delle Banche Centrali, e noi assieme ad essi. Incredibile? No, tutto vero. (Paolo Barnard) precedente qui

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