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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘tonno’

“Che la pesca del tonno torni a Favignana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Così si esprime Konsumer Italia riunitasi a Favignana in occasione del 2° congresso nazionale.L’appello viene da Fabrizio Premuti, rinnovato Presidente Nazionale dell’Associazione, dall’On. Caterina Chinnici, invitata ai lavori congressuali e da Laura Venittelli, presidente regionale Konsumer.In concomitanza con il decreto Mipaaf che ha distribuito la quota tonno italiana 2019 alle imprese di pesca su tutto il territorio nazionale e, contrariamente a quanto sostenuto dal sottosegretario Manzato con delega alla pesca, konsumer ha tuonato sulla necessità di rivedere il decreto del 30/05/2019 che mortifica Favignana ed “uccide” la pesca sostenibile del tonno rosso.È risaputo che il sistema delle tonnare fisse, per il metodo di cattura, è preferibile alla circuizione e al palangaro che rappresentano, ancora oggi, i sistemi maggiormente premiati dal Ministero, nonostante siano quelli più impattanti e meno sostenibili.
“Viviamo – afferma Laura Venittelli – in un paese nel quale la pesca maggiormente ecocompatibile, come quella della Tonnara fissa di Favignana, viene mortificata e, questa volta, definitivamente soppressa da chi non guarda lontano, non guarda all’occupazione dell’isola e non guarda alla tutela e conservazione degli stock ittici”.Konsumer inizia da qui la sua battaglia per una pesca sostenibile nell’interesse di tutti i consumatori stanchi di avere sulle proprie tavole prodotti ottenuti con sistemi che non rispettano l’ambiente e la vita dei tanti pescatori che vorrebbero continuare un lavoro antico nel rispetto delle regole più belle di tutela del mare e della fauna ittica.

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Pesca del tonno sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Il colosso del mercato europeo Bolton Food, primo in Italia con il marchio Rio Mare, prende finalmente degli impegni chiari e ambiziosi per ridurre gli impatti ambientali della pesca al tonno che finisce nei propri prodotti, dimostrando di voler essere un vero leader dell’industria del tonno. «Oggi è un giorno importante per migliaia di consumatori che per anni hanno chiesto alle aziende di scegliere di stare dalla parte del mare», dichiara Giorgia Monti, Responsabile della Campagna mare di Greenpeace Italia. «Siamo molto soddisfatti che Rio Mare abbia finalmente deciso di accettare la sfida e prendere impegni ambiziosi per ridurre l’utilizzo dei metodi di pesca più dannosi. Solo un anno fa un altro colosso mondiale Thai Union prendeva impegni importanti nella stessa direzione. Adesso solo chi farà seguire alle parole i fatti diventerà davvero l’azienda di tonno più sostenibile al mondo», conclude Monti.
Rio Mare rende pubblici oggi le sfide che l’azienda ha deciso di affrontare. Da un lato il 50 per cento del suo tonno sarà pescato con i metodi di pesca a più basso impatto ambientale, primo tra tutti la pesca a canna, dall’altro l’azienda si impegna a diminuire finalmente la sua dipendenza dai metodi di pesca più distruttivi, imponendo chiari limiti ai pescherecci da cui si rifornisce all’utilizzo di Sistemi di Aggregazione per pesci, i FAD (Fish Aggregating devices). Il numero di FAD è ormai fuori controllo: il loro uso smodato da parte di flotte sempre più industrializzate sta svuotando i nostri oceani, causando la morte di migliaia di animali in pericolo. Questi impegni sono una vittoria a cui Greenpeace lavora da 8 anni, quando ha pubblicato per la prima volta la classifica “Rompiscatole” in cui Rio Mare occupava uno degli ultimi posti, non avendo nemmeno una politica aziendale sulla sostenibilità. Grazie a un percorso a volte lento e fatto di impegni presi a metà ma anche marcato da passi importanti, come il lancio di linee con tonno pescato a canna sui più importanti mercati europei, Bolton Food oggi decide di fare una scelta decisa e coraggiosa per fermare la pesca che distrugge i nostri mari.
«Questi importanti risultati sono il frutto di un approccio serio e determinato alla sostenibilità iniziato nel 2009 con la fondazione dell’International Seafood Sustainability Foundation (ISSF) e rafforzatosi negli anni grazie anche a un dialogo costante con le principali associazioni ambientaliste, tra le quali Greenpeace, con cui ci confrontiamo da anni in un approccio aperto e condiviso alla responsabilità sociale della nostra azienda – afferma Luciano Pirovano, Sustainable Development Director di Bolton Food -. Una strategia che si è tradotta in una serie di azioni concrete quali lo sviluppo di metodi di pesca sempre più selettivi e impegni stringenti volti a migliorare la gestione dei FAD. Attraverso il nostro impegno siamo fiduciosi di poter promuovere una positiva trasformazione di tutto il settore del tonno verso migliori standard di sostenibilità”.Il mercato mondiale del tonno in scatola sta finalmente cambiando, spingendo l’industria verso una pesca più sostenibile: in questo processo inarrestabile il resto del settore del tonno in scatola in Italia non potrà fare a meno di rispondere alle esigenze di consumatori sempre più attenti a scegliere prodotti che non li rendano complici ignari della distruzione dei nostri mari.

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Il contenuto delle scatolette di tonno

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2011

 

Indagine di mercato sul tonno in scatola - Gre...

Image by uomoplanetario.org via Flickr

Quando compri una scatoletta di tonno, sai cosa finisce nel tuo piatto? Abbiamo condotto un monitoraggio in 173 punti vendita sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia. I risultati parlano chiaro: l’industria del tonno è poco trasparente.Nella metà dei casi non sappiamo che specie di tonno mangiamo. Pochi ci dicono da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l’area di pesca. Quasi nessuno specifica come è stato pescato: nel 97 per cento delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato. Cosa vogliono nasconderci? Eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l’intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono minacciate, compreso il tonno pinna gialla. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine. Senza saperlo i consumatori italiani sono complici della distruzione dei mari: nel nostro Paese non esiste ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile.

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Tonno in scatola: Consigli per gli acquisti

Posted by fidest press agency su sabato, 21 agosto 2010

Praticissima, una scatola di tonno puo’ risolvere il problema di una cena estiva, di ritorno dal mare o dalla montagna, quando manca il tempo e, soprattutto, la voglia di preparare la cena. Gia’, ma quale tonno? I piu’ pensano che il tonno che consumiamo arrivi dai nostri mari, pescato nelle tonnare e prontamente inscatolato. Non e’ cosi’ perche’ la maggior parte del tonno “nostrano”, cioe’ il tonno rosso, viene acquistata dai giapponesi che ne sono estimatori e a noi non rimane che consumare il tonno giallo, o meglio a pinna gialla, pescato negli oceani (magari dagli stessi giapponesi). Anche nel tonno ci sono parti piu’ o meno pregiate, come puo’ essere il filetto e la spalla per il bovino, ma questa informazione non e’ riportata nell’etichetta della maggior parte dei prodotti. La parte piu’ pregiata e’ quella ventrale, detta ventresca, poi quella dorsale, chiamata tonnina, e quella caudale e pinnale, indicata come busonaglia. Il tonno dovrebbe essere
a trance intere perche’ quello sminuzzato  puo’ provenire  da rimanenze di lavorazione. Tutto il tonno è cotto a vapore e l’aggiunta di oli di varia natura e’ un indice di qualita’: l’olio extra vergine, l’olio di oliva, l’olio di semi rappresentano le scale, a scendere, della bonta’, a nostro parere, del prodotto. In sintesi riassumiamo i consigli per acquistare il tonno in scatola (non tutte queste indicazioni sono riportate in etichetta): * Tonno rosso * Ventresca * Olio extra vergine d’ oliva * Trance intere Quattro semplici informazioni da tener presente nell’acquisto. Non rimane poi che assaggiarlo, ma sui gusti personali non mettiamo bocca. Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc

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Produzione del tonno atlantico a pinne blu

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2009

Zara, Croazia.  Un passo vitale verso un allevamento a ciclo chiuso di vita del tonno atlantico a pinne blu, prezioso dal punto di vista commerciale, è stato compiuto nei siti adriatici di allevamento di Kali Tuna, una società croata per l’allevamento dei tonni, e dai laboratori dell’Università di Spalato. Gli scienziati marini dell’Università di Spalato hanno confermato che la gametogenesi è stata completata e che le uova di tonno sono state deposte in gabbie al largo della costa croata.  Nell’esperimento oltre 800 uova di covata sono state conservate in una gabbia speciale a partire dalla primavera del 2006. I pesci si sono riprodotti con successo nella gabbia all’inizio dell’estate 2009. La maggior parte delle uova è stata rilasciata naturalmente in acqua, mentre alcune uova sono state raccolte e in seguito covate con successo in un laboratorio di Spalato.  Negli ultimi anni il futuro del tonno atlantico a pinne blu è diventato fosco, con una pesca eccessiva del pesce, molto ricercato, che raggiunge il prezzo di 55 USD al kg al mercato del pesce di Tsukiji a Tokyo.
La chiave per la sostenibilità nell’allevamento del tonno è di addomesticare il tonno atlantico a pinne blu creando un processo di allevamento a ‘ciclo chiuso di vita’, come è stato fatto in precedenza col salmone e con altre specie. Questo processo prevede l’alimentazione l’allevamento del pesce in cattività e la sua crescita come pesce oceanico sottoutilizzato di piccole dimensioni. Gli scienziati e gli allevatori di tonno in Europa, Giappone e Australia hanno tentato per anni di raggiungere la covata in cattività, un compito reso particolarmente difficile dalla mancanza di conoscenza delle abitudini di accoppiamento del tonno. Qualche successo è stato registrato fino ad oggi, dall’Università di Kinki in Giappone e da Clean Seas Tuna in Australia, in ciascun caso in ambienti artificiali e controllati.

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