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I.S.R. racing centra la top ten nella prestigiosa Total 24 Hours of Spa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

racingracing2L’attesa Total 24 Hours of Spa ha confermato il valore e la competitività di I.S.R. racing che ha colto un positivo nono posto assoluto con l’equipaggio n.76 supportato ufficialmente da Audi Sport e composto da Pierre Kaffer (GER), Frank Stippler (GER) e Kelvin van der Linde (ZAF).Sul leggendario circuito di Spa Francorchamps, oltre all’equipaggio n.76, I.S.R. racing ha schierato anche l’Audi R8 LMS n.75 affidata a Filipe Albuquerque (P), Filip Salaquarda (CZ) e Clemens Schmid (AUT). Entrambi gli equipaggi hanno subito confermato un ottimo feeling con il tracciato, nonostante le condizioni mutevoli che hanno caratterizzato le prime due giornate, e hanno saputo tradurre la determinazione del team ceco in prestazioni di assoluto valore. Dopo una sessione di prove libere concentrata sullo studio dei migliori set-up, le vetture I.S.R. racing si sono messe in luce nelle Pre Qualifiche con la n.75 che ha chiuso con il quarto miglior tempo seguita a pochi centesimi dalla n.76 al quinto posto. L’altissimo livello degli avversari e i distacchi ridottissimi non hanno però fermato la progressione di I.S.R. racing che nelle suggestive qualifiche, disputate venerdì sera prima con il tramonto e poi nella sessione in notturna, ha portato entrambe le vetture nelle prime venti posizioni e si è assicurata la possibilità di giocarsi la Super Pole. La prestazione è maturata nella prima elettrizzante sessione dove, con ben 36 vetture nello stesso secondo. Albuquerque, Salaquarda e Schmid, sulla n.75, hanno staccato un ottimo undicesimo miglior tempo in 2:18.977 seguiti a pochi decimi da Kaffer, Stippler e Van der Linde, con la n.76, dodicesimi in 2:19.003.Dopo aver a lungo condotto il warm-up di sabato, Clemens Schmid ha portato in pista la n.75 per la Super Pole, chiudendo al nono posto assoluto in 2:18.047 e assicurandosi la quinta fila. Kelvin van der Linde ha invece guidato la vettura n.76, e in 2:18.164 ha guadagnato la sesta fila in dodicesima posizione.Emozionante come da tradizione la gara, corsa per la maggior parte del tempo con pista asciutta. L’Audi R8 LMS n.75 è scattata con Albuquerque alla guida. Il pilota portoghese è stato subito efficace ed ha dimostrato un ottimo passo gara, seguito da Schmid che ha segnato anche riscontri cronometrici di valore. Intorno alla quinta ora, nelle prime fasi del suo stint, Salaquarda è stato racing1protagonista di un’uscita di pista a Blanchimont che ha riempito d’erba il radiatore, con il motore che si è surriscaldato e ha costretto l’equipaggio ad un prematuro ritiro.L’Audi R8 LMS n.76, supportata ufficialmente da Audi Sport e affidata ad I.S.R. racing, è quindi rimasta l’unica in pista a difendere i colori del team ceco. La straordinaria strategia di gara e le prestazioni dei piloti hanno permesso all’equipaggio di guadagnare delle posizioni approfittando di alcuni momenti chiave senza mai farsi trarre in inganno nè dalle neutralizzazioni nè dallo scroscio di pioggia caduto durante la notte. Dopo diciannove ore di gara, l’equipaggio si è issato in nona posizione con un ragguardevole margine sugli inseguitori e Kaffer ha poi concretizzato il risultato sotto alla bandiera a scacchi.Igor Salaquarda (I.S.R. racing, Team Principal):
“È stata una gara molto tirata, il livello di competitività degli avversari non ha permesso nessun margine di errore e siamo davvero soddisfatti di aver concluso nella top ten anche quest’anno, replicando il risultato del 2016. Sicuramente dispiace per il prematuro ritiro di Filipe, Filip e Clemens, il loro passo era davvero notevole e sono sicuro che sulla distanza avrebbero potuto esprimersi per le prime posizioni. Aver concluso la gara con la vettura supportata da Audi Sport è un grande prestigio per noi, Pierre, Frank e Kelvin sono stati estremamente efficaci, hanno saputo gestire con esperienza ogni fase e siamo molto orgogliosi di aver contribuito a concretizzare un weekend storico per la casa di Ingolstadt che è tornata alla vittoria dopo l’ultima affermazione del 2014”.I.S.R. racing si fermerà ora per la pausa estiva prima di tornare in pista per l’appuntamento conclusivo della serie in programma sul circuito del Nürburgring dal 15 al 17 settembre prossimi. (foto: racing)

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Vino veneto: La quarta potenza mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

vino veneto.pngCon una produzione di 13.040.000 quintali di uva il Veneto si conferma, anche quest’anno, prima regione italiana per produzione di uva da vino, segnando un +4% rispetto al 2015. Di questi, ben 8.064.000 quintali, i due terzi, diventano vino a Denominazione di Origine (DOC e DOCG), mentre 3.869.000 quintali sono trasformati in vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT). Dati alla mano, ciò significa che la nostra regione si posiziona addirittura al 4° posto nella classifica mondiale dei maggiori esportatori di vino in termini di valore e al 6° per quantità. Davanti solo le tre corazzate vitivinicole mondiali, ovvero Francia, Italia (Veneto incluso) e Spagna; dietro tutti gli altri Paesi della top ten: Cile, Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina, Portogallo e Sudafrica.
Il quadro con i dati definitivi ufficiali della vendemmia 2016 e l’analisi dei mercati internazionali del vino è stato presentato oggi a Lonigo-VI, presso la Cantina dei Colli Berici-Collis Group, in occasione dell’ormai “storico” terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo voluto da Regione, Avepa e Veneto Agricoltura-Europe Direct.
“Quello raggiunto dal Veneto vitivinicolo – ha sottolineato l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – è un risultato straordinario che premia i nostri viticoltori e l’intera filiera. Quindi, bene la produzione, bene il sistema che è stato creato e che è diventato modello non solo per altre regioni ma anche per altri paesi. La strada intrapresa è quella giusta. Continuiamo a spingere. La Regione sarà sempre vicina ai produttori”. Parole che hanno soddisfatto i tanti produttori e operatori del comparto presenti. Del resto, i numeri illustrati oggi a Lonigo parlano da soli e sono cifre in costante crescita. “Tra i tanti aspetti interessanti e che meritano di essere sottolineati – ha ricordato Alberto Negro, direttore della Agenzia regionale Veneto Agricoltura – vi è quello della qualità: ormai il 90% del vino veneto è riconosciuto dai marchi DOC, DOCG e IGT, una situazione, questa, che si è capovolta nell’arco degli ultimi quindici anni”. Più in dettaglio, i tecnici regionali hanno delineato un comparto non solo in piena salute ma anche in costante crescita. Grazie all’acquisizione dei diritti d’impianto da altre regioni è aumentata la superficie vitata, che complessivamente nel Veneto supera gli 87mila ettari, con Treviso (36.583) e Verona (28.502) che fanno la parte del leone. Per quanto riguarda la produzione, la vendemmia 2016 ha superato i 13 milioni di quintali, dei quali oltre 5.394 milioni prodotti in provincia di Treviso e 4.633 in provincia di Verona. A seguire Vicenza (1.237 mln di quintali), Venezia (oltre 936.000), Padova (oltre 811.000), Rovigo (15.000) e Belluno (11.600). Di conseguenza, dall’ultima vendemmia sono stati ottenuti ben 10.208.920,51 milioni di ettolitri di vino di cui, come si è detto, costituiti per il 90% da vino a Denominazione di Origine, con il Prosecco imperatore assoluto del Veneto, seguito da Conegliamo-Valdobbiadene Prosecco, Valpolicella, Soave, Bardolino, Venezia, Bianco di Custoza, Asolo-Prosecco, Colli Berici.

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“Il viver bene abita a Trieste?”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

È così che la recente classifica del Sole 24 Ore, che mette a confronto il benessere di diverse città italiane, premia la provincia-capoluogo del Friuli Venezia Giulia (come già successe, peraltro, nel 2005). Subito a seguire: Aosta, Belluno, Sondrio. Escluse di netto dalla top ten Milano e Roma. Incuriosita dal rapporto vita/vivibilità, ho pensato di chiedere un’opinione a Mary Barbara Tolusso che a Trieste abita e lavora. Proprio di Trieste parla infatti il romanzo che diversi editor avrebbero voluto pubblicare ma che solo tra pochi giorni, dopo diversi anni, uscirà in libreria. E dove Trieste non sembra esattamente la città più adatta dove vivere, almeno di giorno. Scrive, infatti, l’autrice: “A Trieste si vive malissimo. Innanzitutto il clima fa schifo. Trieste è stata immolata all’unica conca in cui non sono necessari meno quaranta gradi per morire di freddo. Si muore comunque, e per un sacco di ragioni, noia, vecchiaia, follia, ma vorrei che qualsiasi italico individuo (soprattutto quello che ha stabilito i parametri per la statistica Trieste città più vivibile d’Italia) venisse qui, in un soleggiato giorno d’inverno, fosse posto al centro di Piazza Unità d’Italia per tentare di stare in piedi con un vento che soffia a 150 km all’ora. In qualunque luogo nasca la bora, che sia il Carso o la Siberia, i triestini si sono impegnati in millimetrici calcoli astronomici perché il diabolico vento giungesse lì, esclusivamente a Trieste, proprio come gli egizi hanno piegato il sole nelle piramidi per celebrare il compleanno del faraone. Per i triestini bisognerebbe stare tutti a Trieste. Anche perché per i triestini Trieste è l’Italia. Il resto sono una sorta di capoluoghi ignoti invasi dai campi o dal cemento e dove non c’è il Carso e non c’è la jota e le patate in tecia e lo strudel, per cui non è Italia, a parere loro, solo perché non assomiglia all’Austria. Invece a Trieste, che diamine, c’è anche il mare, il sole, il Carso, ci sono le triestine, che dai tempi di miss Susanna Huckstep sono ancora lì a dirsi: «Siamo le più belle donnine d’Italia!» e c’è Claudio Magris e ci sono pure un sacco di psicoanalisti lacaniani, la cui nutrita presenza non si può spiegare se non con il fatto che sono psicoanalisti lacaniani (e gli piace tanto occuparsi di angoscia) e c’è la Val Rosandra e la perduta Istria! E a cinque minuti di macchina ci sono anche le sale slovene per i massaggi, che insomma non sono come il super bordello Artemis di Berlino, ma dal momento che qui c’è pure la bora (e a Berlino no) ci si può anche accontentare no? Sempre che non si preferiscano le copiose zone di battuage, dalla Costa dei Barbari a viale Romolo Gessi”. (Mary Barbara Tolusso, in sintesi)

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