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Posts Tagged ‘Torquato Tasso’

Teatro: Aminta di Torquato Tasso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Napoli Venerdì 16 novembre 2018 Inizio spettacoli ore 21.00 (venerdì), ore 19.00 (sabato), ore 18.30 (domenica), Teatro Nuovo Via Montecalvario, 16 “Aminta” di Torquato Tasso (repliche fino a domenica 18) un’inedita versione di Aminta, con la drammaturgia di Linda Dalisi, che vedrà in scena Michelangelo Dalisi, Emanuele Turetta, Matilde Vigna, Giuliana Bianca Vigogna.
Presentato da Stabilemobile in collaborazione con AMAT, Comuni di Macerata ed Esanatoglia, promosso da Mibact e Regione Marche e coordinato da Consorzio Marche Spettacolo, l’allestimento si avvale delle scene a cura di Giuseppe Stellato, i costumi di Graziella Pepe, le musiche e il suono di Franco Visioli, le luci di Simone De Angelis e i movimenti curati da Francesco Manetti. Le suggestioni di Antonio Latella su Aminta di Torquato Tasso, portano Stabilemobile a confrontarsi con il grande autore italiano, partendo dalla compresenza in esso di due forze: la spregiudicata ricerca d’innovazione linguistica e la tensione verso un classicismo da reinterpretare. L’ambiente cortigiano, la censura, la lotta tra regola e natura (o tra regole e genio), l’attenzione alle questioni teoriche legate a letteratura e poesia sono il terreno della crisi della seconda metà del Cinquecento, dove le regole accademiche alzavano un muro intorno alla libertà creativa. Con Aminta, Tasso partecipò a un’importante trasformazione dello spazio teatrale e dell’immaginario sociale del suo tempo. Ebbe uno straordinario successo nazionale e internazionale (sessanta edizioni in settant’anni anni e traduzioni in francese, spagnolo e inglese) che ebbe riflessi anche in altre espressioni artistiche, come la musica e le arti figurative.Il confronto con il rigore del verso, quindi, diventa stimolo creativo, la musica il motore, in una ricerca in cui non è l’Amore, in quanto scoperta, il punto centrale, bensì la forma che esso assume in ogni essere umano. “L’amore esiste se non c’è inganno, di conseguenza Amore non esiste. Il nostro tentativo – sottolinea Antonio Latella – è quello di lavorare sull’assenza dell’amore e sulla sua ricerca, prendendo a prestito la grandezza dei versi di Torquato Tasso. Lavorare su questo piccolo teorema è stimolante, soprattutto se, per avvicinarsi a esso, si scelgono i versi, la loro spinta evocativa inarrestabile. È il verso che si fa dardo e la parola che si fa esperimento, stimolando una trasparenza della regia. Vorrei provare ad essere fuori dal gioco, non stabilire regole, ma seguire regole che non vengono decise da me, ma da chi ha scritto”.

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Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Il prezzo del progresso(Saggistica) (Italian Edition). Il desiderio d’immortalità è, da sempre, un tratto caratteristico della famiglia Anthropos, come disse suggestivamente il Tasso nei versi:
Muoiono le città, muoiono i regni
Copre i fasti e le pompe arena e erba
E l’uomo d’esser mortal par che si sdegni.
Il diniego della morte, tuttavia, non è uguale in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Sembra aver raggiunto un’espressione estrema in Occidente dall’Ottocento, con l’insorgere di due fenomeni tra i più indicativi della storia moderna: la rivoluzione industriale che dà all’uomo, nuovo Prometeo, l’impressione di poter prendere in mano il proprio destino; e la crisi dei valori, o dei fondamenti, valsi a dare un senso non effimero alla sua fragile esistenza.“L’incertezza metafisica – osserva Todisco – per un verso, la grande speranza scientifica progressiva dall’al-tro, hanno portato gradualmente l’Occidente moderno e postmoderno ad assumere un atteggiamento apparente-mente contraddittorio: da un lato il progetto di “sconfiggere” la morte e di raggiungere l’immortalità non nell’al di là ma nell’al di qua; dall’altro il nascondimento meticoloso del fenomeno della morte, la sua cancellazione, dalla scena pubblica e visibile, come testimonia, per esempio, la progressiva riduzione dei riti funebri, una volta solenni e partecipativi, ad atti sbrigativi e semiclandestini per sbarazzarsi al più presto dei “cari cadaveri”. “Non è un caso, a mio parere, che proprio il Paese all’avanguardia del rifiuto della morte è anche il più avanzato nella scienza e nella tecnica, quindi più impegnato nella guerra a morte”. L’American way of life, che per tutti i Paesi del mondo, compresi gli acerrimi nemici, costituisce il modello privilegiato di riferimento, è segnato dal rigetto radicale della morte, che si esprime in positivo nei ritrovati e nelle prati-che tese a prolungare la vita sempre più; e, in negativo, nella continua rimozione psichica del lutto. “En attendant” che la morte sia sconfitta in laboratorio, si fa finta che non ci sia.Fra gli infiniti esempi di rapida negazione della morte è indicativo il finale di “Nashville”, il bel film di Altman, in cui una cantante di un complesso girovago, mentre si esibisce sopra un palco elettorale all’aperto, davanti ad una gran folla, è stesa dal colpo di pistola di un giovane attentatore confuso nella calca.
Qualche attimo di panico. Poi la “voce” della sventurata, che è trasportata esanime fuori della scena, occupa il suo posto e attacca imperterrita una trascinante canzone del repertorio sul leit-motiv “It don’t worry me” ed invita briosamente il pubblico a cantare con lei. Il pubblico risponde e la tragedia finisce in una specie di tripudio corale ritmico esorcistico in cui ritorna il verso liberatore: “It don’t worry me” – ciò non mi riguarda – che tutti scandiscono in crescendo. E’ un modo per mettere a fuoco due aspetti evidenti dell’evento della morte contemporanea: la sua “privatizzazione”, da una parte, e la sua “medicalizzazione” dall’altra. Con ciò noi riduciamo la morte dal suo ambito pubblico e collettivo a un accadimento privato, condannato a consumarsi nell’emarginazione e nella solitudine. La morte, inoltre, è ridotta a malattia, per cui il morente è assegnato, nella divisione del lavoro, all’esperto, al “tanatologo”, che tratta il trapasso scientificamente, al di fuori delle emozioni, degli affetti del parentado, e senza le mediazioni rituali e sociali che servivano a “elaborare” il lutto, e a “por-tare i vivi a ricostruire simbolicamente la perdita nel loro animo.” Diventa, in tal guisa, una difesa collettiva nei confronti della morte. In un certo senso sono proprio i progressi della medicina ad accentuare il fenomeno della relegazione della morte fuori della vita familiare.

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LuganoMusica: Giornata Torquato Tasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

lugano-vedutaLugano Sabato 8 aprile si terrà al LAC di Lugano, in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana, la terza delle giornate tematiche organizzate da LuganoMusica: dopo quelle dedicate a Henri Dutilleux e a György Kurtág, questa avrà come protagonista la figura di Torquato Tasso.
Il 450° anniversario di Claudio Monteverdi darà l’occasione di ascoltare Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, celebre episodio delle Gerusalemme liberata del Tasso.
Dalle 10 di mattina nel Teatrostudio del LAC si approfondiranno i vari aspetti legati a questi due sommi artisti del Rinascimento: di Monteverdi parlerà Giuseppe Clericetti; la pittura narrativa attorno al Tasso verrà spiegata dal prof. Alain Navarra de Borgia, mentre il prof. Giacomo Jori considererà la Gerusalemme come poesia religiosa. Infine la prof.ssa Ilaria Gallinario porterà la nostra attenzione sugli eroi della Gerusalemme fra musica e poesia.
Alle ore 17 l’Ensemble Claudiana diretta da Luca Pianca eseguirà vari brani rinascimentali, per concludere poi la giornata con l’esecuzione del Combattimento messo in musica da Monteverdi. Opera radicalmente nuova perché vista come imitazione degli affetti, il pezzo concentra in 20 minuti un grande numero di elementi diversi: amore, morte, Dio, la redenzione. Scrive Luca Pianca: “La genialità di Monteverdi sta nell’assoluta qualità delle composizioni, ma anche nella sua incredibile capacità di sondare gli abissi dell’animo umano”. Biglietto unico Fr. 22.- Studenti e apprendisti Fr. 13.20.

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Fiera del libro: esposizione libri rari

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 Maggio 2012

Torino. Nel 1792, il canonico e viaggiatore Giuseppe De Conti tradusse in dialetto monferrino la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, adattandone il tono epico al dialetto popolare e ricorrendo alle ambientazioni e ai modi di dire tipicamente monferrini: cosicché oggi attraverso questa curiosa opera si può ricostruire scene della vita casalese di un tempo. La “Gerusalemme in monferrino” è una delle opere che sarà esposta nello stand della Provincia di Torino al Salone del libro, ospite negli spazi di Lingua Madre. Il volume fa parte di uno dei preziosi fondi della Biblioteca di storia e cultura del Piemonte Giuseppe Grosso, il Fondo Morselli: acquisito nel 2001 è costituito da una vastissima collezione di materiali in lingua piemontese, liriche, dizionari, almanacchi, testi teatrali raccolti da Erminio Morselli in oltre 20 anni. Si tratta di un migliaio di pezzi compositi (libri, manoscritti, dépliant, brochure, pezzi d’occasione) che coprono un arco temporale che va dal 1564 al 1930. Al Salone, insieme alla traduzione della Gerusalemme Liberata, saranno anche esposti Saggio sui dialetti Gallo-Italici,opera fondamentale e assai rara del veronese Benedetto Biondelli (1804-1886), autentico pioniere nel campo degli studi glottologici in Italia e Studi sulle lingue furbesche, dello stesso autore,che analizza la lingua furbesca, cioè quel gergo particolare di taluni mestieri (muratori, artigiani, calderai), allargata a quella dei monelli e malandrini, con dotti riferimenti ai vocabolari furbeschi di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra. Per saperne di più:
http://www.provincia.torino.gov.it/cultura/biblioteca_storica/fondo_morselli.htm

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