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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘traccia’

Sayed Kashua: La traccia dei mutamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

«Sono all’ospedale». È sufficiente questo breve messaggio, inviato da un padre via Skype, per far salire suo figlio sul primo volo che dall’Illinois lo riporta in Israele, dopo quattordici anni di assenza. Nel breve viaggio in taxi che dall’aeroporto lo conduce a Tira, il luogo dove è nato e dove tuttora vivono i suoi genitori e i suoi fratelli, l’uomo ritrova l’antica paura che un tempo lo attanagliava: quella di sapersi arabo in territorio israeliano, esule nella sua stessa terra. Espatriato negli Stati Uniti con la moglie Palestine e i tre figli, il protagonista di queste pagine ha invano tentato di tagliare i ponti con il passato attraverso il silenzio. Ma è sufficiente che metta piede nella stanza dove suo padre giace, piccolo, pallido, con gli occhi sprofondati nelle orbite e il petto che si alza e si abbassa sotto il lenzuolo leggero dell’ospedale con il disegno delle stelle di David, perché il passato torni a galla con prepotenza e presenti il suo conto. L’uomo ha con sé il vecchio registratore «Executive» della Sony, un apparecchio massiccio, con un microfono esterno, tre pulsanti neri e uno rosso per la registrazione: è lo strumento con cui si guadagna da vivere come ghost writer, mettendo nero su bianco le storie altrui. Ma l’unica testimonianza di cui desidera lasciare traccia in quel momento è quella di suo padre. Sarà l’occasione per rielaborare i propri ricordi e riflettere sulla sua stessa vita. Perché anni prima è stato scacciato dalla sua famiglia? Perché negli Stati Uniti è costretto a dormire nel campus universitario, bandito da sua moglie dalla loro casa? E perché tutto sembra collegarsi al fatto che, quando era ragazzo, ha scritto uno strano racconto su una ragazza di nome Palestine?
Attraverso pagine di inconsueta ironia, La traccia dei mutamenti è una storia sull’odierna Palestina raccontata dal punto di vista di un esiliato che torna a casa per dire addio a suo padre e, al contempo, una profonda e struggente riflessione sui legami familiari. Sayed Kashua è uno scrittore e giornalista israeliano. Traduzione di Elena Loewenthal Euro 16,50 208 pagine Neri Pozza editore.

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Sayed Kashua: La traccia dei mutamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

Un uomo che ha lasciato Gerusalemme con la moglie e i figli per immigrare negli Stati Uniti riceve, dopo anni di totale distacco dai suoi genitori e fratelli, un messaggio da parte del padre: «Sono in ospedale». Per quanto conciso, è difficile restare indifferente a un simile appello. Salito sul primo volo, l’uomo torna in Palestina preparandosi ad accompagnare il padre attraverso la sua malattia e, allo stesso tempo, a confrontarsi con il proprio passato. Su di lui gravano due compiti difficili: il primo è quello di fare i conti con la propria infanzia nel villaggio palestinese di Tira, dove è cresciuto, e il secondo, ancora più traumatico, è quello di dire addio per sempre a suo padre.
Il viaggio si tramuterà anche in un’occasione di riflessione sulle scelte che hanno segnato la sua vita: perché è stato scomunicato dalla sua famiglia? Perché negli Stati Uniti è rimasto solo, bandito da sua moglie dalla loro casa? E perché tutto sembra collegarsi al fatto che, molti anni prima, ha scritto un racconto su una giovane ragazza di nome Palestina? Accanto al letto d’ospedale di suo padre, il resoconto della propria vita è doloroso e ingannevole – perché sembra impossibile districare i ricordi che sono suoi da quelli che ha rubato.La traccia dei mutamenti è una profonda riflessione sulle relazioni – quelle tra marito e moglie, e tra padre e figlio. E può essere letto come la «confessione» di Kashua, benché allo stesso tempo si configuri come un’opera di pura finzione letteraria.
Traduzione dall’ebraico di Elena Loewenthal Euro 16,50 208 pagine. Neri Pozza Editore S.p.a.

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Scuola: Non c’è traccia di assunzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Non c’è traccia del “pacchetto” di 27.400 assunzioni di insegnanti a Ata che il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha presentato in vista del prossimo anno scolastico: nella bozza modificata in questi giorni, pronta per essere presentata in Parlamento, non c’è traccia del provvedimento. “Al momento – commenta oggi la rivista specializzata Orizzonte Scuola – non è stato compreso nella bozza. Bussetti è al lavoro per ripresentare la norma, ma intanto il piatto per i precari si è assottigliato. Al momento, fumata nera. Vedremo se il Miur riuscirà a scucire qualche finanziamento in extremis”.“Già 27 mila posti, ancorché negati, erano un numero esiguo – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – soprattutto dopo che dieci volte tanto era stato promesso di chi oggi ci governa. Ora bisogna essere seri o tacere. Perché si tratta di un passaggio imprescindibile per sconfiggere la precarietà e migliorare il servizio formativo che si offre nelle nostre scuole: di promesse non mantenute la scuola non ha proprio bisogno. Servono i fatti, azzerando i numeri che fanno ormai paura, visto che la prossima estate – conclude il sindacalista – si potrebbe superare la quota record di 200 mila posti vacanti e disponibili solo tra il corpo insegnante”.In vista del prossimo anno scolastico, il numero di stabilizzazioni di personale scolastico già oggi si presenta con dimensioni ben diverse: si parte dai quasi 33 mila posti andati a vuoto nelle assunzioni del personale docente, cui aggiungere 20 mila posti nella primaria per l’insegnamento dell’educazione motoria, attraverso la proposta di legge 523 dell’on. Marco Marin (Forza Italia) e altri, a cui potrebbe essere abbinata la 914 a prima firma dell’on. Virginia Villani (M5S) e la 784 dell’on. Vanessa Cattoi (Lega) e altri; altre migliaia di posti, da definire, riguardano l’allargamento del tempo pieno al Sud, anche questo ampiamento anticipato dai più alti esponenti dell’esecutivo in carica; poi ci sono quasi 25 mila posti da suddividere tra assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, una parte dei quali riguardante l’internalizzazione dei servizi esterni.A questi, vanno aggiunti almeno 25 mila posti derivanti dal naturale turn over. Ma anche 45 mila posti su sostegno: a questo proposito, appare inverosimile che l’assegnazione dei docenti di sostegno debba ancora essere assoggettata alla Legge 128/2013, che ancora oggi preclude la stabilizzazione di decine di migliaia di docenti specializzati: solo il 70% delle cattedre – circa 100 mila su 150 mila – è assegnata ad un insegnanti di ruolo. Le altre, continuano ad andare a supplenza annuale, sino al 30 giugno, malgrado si tratti di posti vacanti. E non interessa se nel frattempo il numero di alunni disabili è praticamente raddoppiato. Mancano, inoltre, 400 posti nei licei musicali che si sono liberati grazie al ricorso Anief che ha raddoppiato le ore della disciplina negli istituti di indirizzo.Infine, ci sono altre 80 mila cattedre che si sarebbero potute liberare con l’anticipo pensionistico, in particolare con quota 100, o ancora agli altrettanti con la stabilizzazione dei precari storici, con 36 mesi di servizio su posto vacante, attraverso l’approvazione del disegno di legge AS355 a prima firma del senatore Mario Pittoni (Lega Nord) ma anche attraverso la via del tribunale, anche a seguito della recentissima sentenza C-331/17 Sciotto, emessa dalla Corte di Giustizia Ue. Quest’ultima ha stabilito che i Paesi membri devono provvedere alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile.

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Immigrati: Due pesi e due misure

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

rifugiati“Renzi e Alfano sapevano che la tensione stava per esplodere, FDI aveva avvisato con un Question Time in diretta TV e un’interrogazione parlamentare. Esattamente come accadde mesi fa per il quartiere romano di Tor Sapienza.
Desta sdegno la diversa gestione di problemi identici avvenuta lo stesso giorno alla stessa ora in diverse zone dello stivale: in Veneto e a Roma. Un altro chiaro segnale dell’inettitudine del sindaco Marino, vittima oggi della sua stessa richiesta di portare da 250 a 3000 il numero dei rifugiati assegnati dal ministero degli interni alla capitale. In Veneto prefetto e sindaco hanno trovato un modus operandi all’insegna della condivisione e rinunciato a insediare i rifugiati in un quartiere, a Roma invece la polizia ha ricevuto ordine dal prefetto di caricare i cittadini, mentre del sindaco e del governatore Zingaretti non c’è stata traccia. Fratelli d’italia rivendica la sua presenza civile e determinata a Casale San Nicola, stamane come nelle scorse settimane e chiede nuovamente che sia annullato il bando della Prefettura per l’accoglienza perché Roma è evidentemente satura. È inaccettabile, e qualcuno dovrà pagare per questo, che cittadini inermi in presidio permanente, giorno e notte, siano manganellati per un chiaro ordine politico mentre in Veneto si scelga di ascoltarli e mentre i centri sociali siano assecondati nella loro furia violenta”.E’ quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, primo firmatario di numerose interrogazioni e question time al ministro Alfano sul caso San Nicola.

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Europe in Budapest

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2011

Roma 19 maggio 2011, 16.45 – 18.00, Sala Natali, via IV Novembre 149, “A Guide to its many cultures”. Il libro, pubblicato in occasione della Presidenza Ungherese dell’UE, si propone come guida alternativa alla città di Budapest, presentandola attraverso le testimonianze tangibili che le culture delle varie nazioni europee vi hanno lasciato nel corso dei secoli. La capitale ungherese, infatti, è stata plasmata, tra le altre, dalla presenza straniera: tedesca e austriaca, ma anche turca e russa, o ancora quella delle nazioni confinanti come slovacchi, serbi, romeni, croati, e delle minoranze autoctone, come i rom, e naturalmente dalla più grande comunità ebraica dell’Europa Centrale. Hanno lasciato traccia anche i popoli dell’Europa Occidentale e del Mediterraneo. Non mancano i legami storici con l’Italia, come è testimoniato dalle statue che raffigurano Italiani che hanno avuto un ruolo importante nella vita dell’Ungheria: da San Giovanni da Capestrano a Marco d’Aviano, Giuseppe Garibaldi o Giorgio Perlasca. Intervengono: Clara Albani, Direttrice, Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento europeo Gergely Pröhle, Sottosegretario, Ministero degli Affari Esteri Ungherese, responsabile per i rapporti bilaterali con i Paesi dell’Europa e per la promozione culturale

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“Risorgimento scomunicato”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

In libreria: Vittorio Gorresio, “Risorgimento scomunicato”, Prefazione di Gianni Vattimo, Edizioni La Zisa, pp. 200, euro 16,90 Pubblicato la prima volta nel 1958 dall’editore fiorentino Parenti, “Risorgimento scomunicato” raccoglie gli scritti di Vittorio Gorresio per “Il Mondo”, una serie storica di articoli dal titolo “Processo al clero dopo il ‘60”. Storico appassionato, intransigente documentatore, Gorresio traccia una puntuale e puntigliosa ricostruzione delle origini dei contrastati rapporti tra Stato e Chiesa che resero tanto drammatico il Risorgimento. La descrizione dell’intransigentismo clericale rispetto alla progressiva laicizzazione dello Stato italiano ci è fornita dall’autore attraverso la meticolosa raccolta di missive tra membri del governo ed esponenti del clero, cui si aggiungono le dettagliate ricostruzioni degli episodi salienti e del profilo dei personaggi che di questo travagliato periodo storico si resero protagonisti. Vengono descritte, in sequenza, le vicende di una Chiesa, scomunicante e punitiva, addirittura iettatoria, di là dalla trasformazione che, negli anni a seguire, la renderà refrattaria, incapace di stare al passo con la storia, cioè con l’evoluzione della coscienza morale e politica dei cittadini laici. L’attualità del pensiero di Gorresio sta, infatti, tutta nella rilettura storica e cognitiva degli eventi che hanno prodotto il presente, come cita Gianni Vattimo nella sua prefazione: “Se la Chiesa si riduce oggi a una multinazionale […] ciò è anche il risultato dell’uso che essa stessa ha fatto dei suoi strumenti spirituali”.

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C’era due volte una nonna…

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Chiasso, Cinema Teatro 28 febbraio 2011, ore 14.00 C’era due volte una nonna…  vede protagonista la Compagnia Teatro Pan di Lugano, con C’era due volte una nonna, rivolto al pubblico delle scuole dell’infanzia Lo spettacolo, destinato ai bambini dagli 8 anni, vede in scena l’attrice Cinzia Morandi, diretta da Pablo Ariel Bursztyn, regista e autore del testo. C’era due volte una nonna ripercorre alcune delle storie d’infanzia di Sofia, ormai adulta, che hanno lasciato in lei un’importante traccia.  Il nonno muore e la nonna, rimasta sola, va a vivere a casa di sua figlia. Questo nuovo “ordine” mette scompiglio nella vita di Sofia, costretta a cedere non solo il suo spazio alla nonna ma anche a vivere in casa un’atmosfera sconsolata, frutto della tristezza dell’anziana donna, ferita dalla perdita del suo amato marito. Il tran-tran grigio si colora di gioia quando Sofia, svegliata da rumori notturni, scopre la nonna in soffitta a rimestare tra foto e ricordi. Una notte insieme, tra racconti e risate, fa sì che la tristezza lasci il posto alla voglia di vivere e di ricominciare. Un incontro speciale fra una nonna che pensava di non poter più trovare un senso alla vita e una nipote che vuole ritrovare la sua nonna di un tempo.  C’era due volte una nonna apre una finestra sul legame che unisce nonni e nipoti. La “nonnità” come forma fondamentale del tramandare la memoria, quella individuale e quella collettiva.

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Un uomo venuto da lontano: Giovanni Paolo II

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Roma 18 maggio 2010 alle ore 18.00, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà l’incontro “Un uomo venuto da lontano. Omaggio a Giovanni Paolo II”, organizzato dallo stesso ateneo insieme al Centro Pascal e al Centro Studi “Giovanni Paolo II”. Il costituendo Centro Studi “Giovanni Paolo II”, istituito dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, si propone di raccogliere le pubblicazioni e gli scritti di e su Giovanni Paolo II, come pure la documentazione fotografica, audiovisiva e altri materiali significativi che riguardano la figura di questo grande Papa. E’ impegnato, inoltre, nella promozione di studi o ricerche sulla vita, sul carisma, sulle opere, sulla significativa traccia lasciata nella storia sia durante la sua vita e il suo Pontificato, come pure dopo la sua morte. Il Centro si propone inoltre di diffondere e approfondire i temi cari al Servo di Dio Giovanni Paolo II, di cui potranno fruire tutti coloro che ne avranno interesse. L’incontro “Un uomo venuto da lontano” sarà aperto dalla presentazione di Padre Pedro Barrajón LC, Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e dal saluto dell’ing. Martino Cichocki, Coordinatore del Centro Studi.  Interverranno: la dott.ssa Edith Aviv (Giovanni Paolo II e il mondo ebraico), Hanna Suchocka, Ambasciatore polacco presso la Santa Sede (Un Papa polacco e l’Europa dell’est), Saverio Gaeta, giornalista (Perché Santo: esperienza con il Postulatore della causa di Canonizzazione di Giovanni Paolo II), Guido Traversa, Docente dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Il filosofo Karol Wojtila), Antonello Blasi, Docente dell’Università Lateranense (Cosa significa dare Testimonianza viva) e il Prof. Luigi Lombardo, Cavaliere del S.M. Ordine di Malta (Testimonianza). Moderatrice dell’incontro sarà la dott.ssa Domitia Caramazza.

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La Disparition o l’Apokalypsis per Jean-Pierre Giovanelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Si può rappresentare la disparizione? La si può dare a vedere, ad esempio in un’opera d’arte? E che cosa rappresenta, lei, la disparizione? Jean-Pierre Giovanelli, con La disparition, ci dona le risposte a queste questioni capitali attorno alla visibilità, alla rappresentazione e all’arte: sì, si può rappresentare la disparizione mostrando come essa sia un momento essenziale di ciò che appare – di ciò che si presenta e si rappresenta. La disparizione, sembra dirci Giovanelli, non è semplicemente la fine o la morte di ciò che appare e si dona a vedere ma una sua essenziale piega, quasi un doppio spettrale: in tutto ciò che appare e si mostra c’è della disparizione, c’è la traccia di qualcosa che dis-appare che rende impossibile la chiusura della rappresentazione su di sé nella forma di una totalità.  Ma che cos’è che dis-appare in ciò che appare? Nientemeno che il reale. Il reale non è la realtà che si mostra e si dona alla rappresentazione ma la disparizione in ciò che appare, la dis-apparizione: ciò che scompare nell’apparire, ciò che si sottrae, ciò che si dona come semplice sottrazione e disparizione. Ecco la sfida e la provocazione dell’opera di Giovanelli che si spinge fino al limite del deserto della rappresentazione come niente da rappresentare: portare la disparizione del reale nella rappresentazione senza tradire la disparizione, senza costringerla violentemente a mostrarsi, a svelarsi nella sua nudità assoluta, ma mostrandola, appunto, come disparizione. Perché non c’è altro modo per il reale di darsi se non disparendo. Di questa disparizione del reale occorre prendersi la massima cura, sembra dirci Giovanelli, al limite occorre quasi votarle un culto che si contrapponga all’idolatria delle immagini e della rappresentazione del mondo. Nell’epoca dell’immagine del mondo, per usare una formula di Heidegger, ciò che conta non è la rappresentazione del mondo, la sua duplicazione nell’immagine, ma ciò che non appare, che si sottrae al mondo e che si mostra nel movimento del disapparire. Questo culto votato al reale della dis-parizione avviene nel deserto, che è al contempo lo spazio limite della rappresentazione come nulla da rappresentare, lo spazio della ri-velazione (delle ri-velazioni religiose) e una metafora dell’apocalisse come distruzione totale, come riduzione del reale a deserto del reale.  Si potrebbe dire che Jean-Pierre Giovanelli ci mostri qui, in questo deserto, la sua apokalypsis del reale, in tutti i sensi di questo termine greco che dice al contempo l’apparizione, la ri-velazione (alla lettera, in greco, apokalypsis significa “dis-velamento”, “toglimento del velo”) e la rappresentazione della fine del mondo, la rappresentazione della disparizione del mondo. (Simone Regazzoni)

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“Lou Blue”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Bologna 17 e venerdì 18 Novembre, alle ore 21,  Teatro Dehon Via Libia, 59, la Compagnia Bösediva Theater aus Berlin presenta Elisa Duca in “Lou Blue” Un concerto per video, rumori e un’attrice. Testo e regia Robin Detje. Video Rebecca Salvatori, con musiche di Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten)  Una misteriosa figura travestita compra un litro di latte al supermercato. Lou Engel. Diva del muto, diva del sonoro, diva dei fumetti, diva del cinema underground, diva della televisione, la più grande diva di tutti i tempi. Casta diva, diva eterna, diva assoluta, divina, diva di tutte le dive. Immagine a caccia d’immortalità, che in molti cercano di immortalare: in ogni città in cui passa lascerà traccia di sé. Parassita mediatica che succhia la linfa dai suoi stessi film, finché vita e finzione si intrecciano indissolubilmente. Un’apparizione, un miraggio, un disegno da completare, un recipiente delle fantasie della gente. Grandezza e bisogno di proteine, crampo ed eleganza racchiusi in una donna sola. Noi l’abbiamo seguita, scovata, filmata, intervistata, archiviata, decostruita, (s)mascherata ma prima di tutto creata. E lei, mentirà sulla sua identità, scomparirà dai suoi stessi film e riapparirà posando per invisibili reporter. (duca)

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Casa Savoia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

La storia non è quella che ci insegnano. Lo sostiene Paolo Federici nel suo libro “Una Labile Traccia Indelebile” che diventa ora un film in cui realtà e fantasia si intrecciano a partire da un complotto in Casa Savoia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Re Umberto II di Savoia avrebbe deciso di mettere la parola fine alla storia di Casa Savoia portandosi nella tomba il sigillo del casato. Questo è il punto di partenza —a cavallo tra realtà e fantasia— del film «Una Labile Traccia», tratto dal libro di Paolo Federici che vede come protagonisti Casa Savoia e una mutazione genetica (una «labile traccia») che secondo l’autore caratterizzerebbe tutti i membri di Casa Savoia a partire da Amedeo VII fino ai nostri giorni e che ancora oggi identificherebbe il vero erede dei Savoia e quindi il legittimo pretendente al trono d’Italia. Perché mettere la parola fine alla storia dei Savoia? Cosa avrebbe scoperto Re Umberto II di così importante da fargli prendere una tale decisione? Il film condurrà lo spettatore in un viaggio nel tempo, in cui passato e presente giocano tra di loro in una danza avvincente che lascia senza fiato, segnato da un segreto custodito nelle tele di Giovanni Canavesio, pittore piemontese della seconda metà del Secolo XV. Ma il punto di partenza di questo «giallo temporale» si colloca nella seconda metà del Secolo XIV, quando —secondo l’autore— Amedeo VII di Savoia, detto il Conte Rosso, si sarebbe innamorato di Aurora. La loro storia è osteggiata da suo padre, il Conte Verde, ma Aurora aspetta un bambino dal Conte Rosso, erede di Casa Savoia, e deve fuggire. Una piccola mutazione genetica caratterizzerà la vita di sua figlia Francesca e ancora oggi —proprio grazie a quella labile traccia (la mutazione genetica)— sarà possibile risalire all’unico vero erede di Casa Savoia, destinato prima o poi a riprendere il potere. I riferimenti storici si intrecciano dunque in un abbraccio appassionato con la fantasia. Una fantasia supportata da dati storici verificabili che rendono il film avvincente e anche convincente, facendo coesistere avvenimenti passati, presenti e addirittura futuri. Dell’esistenza di un complotto in Casa Savoia ne era convinto lo stesso Amedeo VII. È infatti un dato storico che il Conte Rosso morì nel 1391 durante una caccia al cinghiale, ma non pochi avanzarono accuse sulla famiglia e sulla corte per un possibile avvelenamento, tanto da convincere di questa ipotesi lo stesso Amedeo VII ormai morente. A partire dai riferimenti storici verificabili, il film segue il filo rosso del complotto in Casa Savoia. Un complotto che sarebbe poi volto a eliminare anche il vero erede di Amedeo VII, affetto dal raro morbo. Il perno della vicenda è il segreto che Giovanni Canavesio ha nascosto nei suoi dipinti. L’autore azzarda così, insistendo sulla credibilità di avvenimenti che non sono storicamente verificabili ma che potrebbero anche essere veri.

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Obama dice: “Yes we can”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

il G8 risponde ‘no, non vogliamo’. Se si esclude il nuovo impegno contro la fame, i cui dettagli rimangono ancora incerti, il vertice non ha fatto nulla per l’Africa, mentre il clima peggiora e il mondo brucia ancora. Nella Roma antica, il popolo riceveva panem et circenses. Questo G8 è stato per lo più un circo”, dichiara Francesco Petrelli, presidente di Ucodep. I leader del G8 – denunciano Oxfam e Ucodep – sono partiti lasciando tante questioni aperte nell’agenda: 80 milioni di bambini non possono andare a scuola, altre decine di milioni muoiono per malattie curabili. La presidenza canadese deve muoversi velocemente per porre rimedio.   “Solo quest’anno la crisi economica costa all’Africa 245 miliardi di dollari (175,1 miliardi di euro). Si può parlare di stato d’emergenza. Ma nelle dichiarazioni del G8 non c’è traccia del piano di emergenza per reperire i 25 miliardi di dollari (17,8 miliardi di euro) in più promessi dal G8”, dichiara Farida Bena. “La discussione sull’Africa è stata relegata a una sessione simbolica. Come possiamo prendere sul serio il G8 quando tutto ciò che offre all’Africa sono promesse non mantenute e foto di gruppo?”  Il G8 del 2010 in Canada è una delle ultime spiagge per questo vertice: i grandi devono mantenere quanto hanno promesso. Hanno 12 mesi scarsi per evitare di essere ricordati come quelli che hanno lasciato morire i poveri e il pianeta. “Con un limite massimo di due gradi al riscaldamento globale, il G8 ha raggiunto un buon accordo per evitare che l’acqua raggiunga il soffitto. Ma non hanno fatto nulla per l’acqua che già arriva alla gola di milioni di persone”, avverte Farida Bena. “Il G8 deve agire ora per contrastare il cambiamento climatico. I paesi industrializzati devono limitare le emissioni, riducendole di almeno il 40% rispetto al 1990 entro il 2020. E’ inoltre necessario reperire più di 150 miliardi l’anno di dollari (107,2 miliardi di euro) per i paesi in via di sviluppo, perché si adattino agli effetti del clima e riducano le emissioni. Per l’Italia, in particolare, l’economia verde rappresenta una grande opportunità di crescita durevole e di creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro”.   “Accorgersi che si è sbagliato strada non equivale a fare inversione di marcia: occorre che il G8 cambi rotta e finanzi, con aiuto pubblico allo sviluppo di qualità, salute, acqua, istruzione per tutti”, dichiara Farida Bena. “L’Italia, in particolare, non è stata capace di andare oltre il vago impegno di saldare il debito al Fondo Globale entro l’anno. Ci aspettiamo che nella prossima Finanziaria l’Italia dia vita a un piano di rientro per destinare lo 0,51% del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015. Per questi obiettivi si è impegnata in sede europea, G8 e ONU.

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P.A. Ranucci: Destra ha sempre bocciato proposte del PD

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2009

“Berlusconi  predica bene ma razzola male. Il Presidente del Consiglio oggi denuncia   l’insolvenza della Pubblica amministrazione  alle  imprese fornitrici,  peccato  poi  che  il  suo  partito  in Parlamento bocci ogni provvedimento teso a sanare questa situazione”. Lo dichiara il senatore del Pd  Raffaele  Ranucci  che ricorda: “Il Pd dall’inizio della Legislatura ad ogni  provvedimento  economico  o  cosiddetto  anti  crisi  ha  presentato emendamenti  che  prevedevano  la  compensazione  dei crediti vantati dalle imprese  con  i  debiti  che  le stesse hanno verso lo Stato sotto forma di tasse.  Gli  emendamenti sono sempre stati bocciati dal Pdl e dalla Lega. A luglio e a novembre scorso due distinti Ordini del giorno del Pd sono stati accolti  dal governo che si è così impegnato a una soluzione legislativa in tal  senso.  Non  vi  è  però  alcuna  traccia  di  misure  ad  hoc e, alle interrogazioni  presentate  per chiedere conto al governo dello stato della sua iniziativa, non ho ricevuto alcuna risposta”. “La  situazione  è  patologica.  La  Corte dei Conti ha stimato in circa 70 miliardi  di  euro  il  debito della Pubblica Amministrazione nei confronti delle aziende fornitrici. Mi auguro – conclude il senatore Ranucci – che la denuncia del Presidente del Consiglio spinga il governo e la maggioranza ad assumere  iniziative  concrete.  Davanti  alla  drammatica  crisi  che  sta inducendo  alla  chiusura moltissime Piccole e medie imprese  un’iniziativa in tal senso è inderogabile”.

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Prime considerazioni sull’evento sismico

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

Camerino. Si svolgerà  il prossimo 15 Aprile alle ore 12.00 presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam l’incontro organizzato dal Professor Emanuele Tondi dal titolo “Terremoti e rischio sismico: prime considerazioni sull’evento sismico de L’Aquila”  “I terremoti lasciano nell’ambiente e nel territorio una traccia legata in modo inequivocabile alla loro energia, in termini di magnitudo/intensità, e ricorrenza. Una corretta lettura di questa traccia, effettuata nell’intervallo di tempo compreso tra un terremoto e quello successivo, ci permette di programmare una serie di interventi di prevenzione che potranno servire a meglio difenderci – afferma il professor Tondi – La recente crisi sismica di L’Aquila in Abruzzo ci fornisce un’opportunità unica per validare/migliorare i modelli geologici e sismotettonici precedentemente elaborati”.   Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam raggiungibile dall’homepage http://www.unicam.it

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