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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘tragedia’

Yemen: l’UNHCR esprime profondo dolore per i civili uccisi a Sana’a

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profondo dolore per l’uccisione e il ferimento di civili durante gli attacchi di giovedì scorso, che hanno colpito la città di Sana’a, in Yemen.In base alle informazioni disponibili, tra i feriti ci sono anche rifugiati, tra cui una rifugiata somala e sua figlia, ricoverate d’urgenza in ospedale.Tragedie simili, che provocano la perdita di vite umane e numerosi feriti, sono la conferma delle drammatiche conseguenze che la guerra in Yemen sta avendo sulla popolazione civile.I civili devono essere protetti e le parti in conflitto devono garantire il rispetto degli obblighi sanciti dal diritto internazionale umanitario.In Yemen ci sono oltre 275.000 rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali (più del 90%) proviene dalla Somalia.Il conflitto ha notevolmente aggravato la situazione già precaria dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti presenti nel Paese.In risposta alle richieste di aiuto da parte dei rifugiati somali desiderosi di lasciare lo Yemen e far ritorno alle proprie case, nel 2017 l’UNHCR ha avviato il Programma di Rimpatrio Volontario Assistito.L’UNHCR e le organizzazioni partner, tra cui l’OIM, sostengono i rifugiati che scelgono il rimpatrio aiutandoli con la documentazione e il trasferimento, distribuendo aiuti finanziari in Yemen nel tentativo di facilitare il loro viaggio e fornendo assistenza per il rimpatrio e il reinserimento una volta fatto ritorno in Somalia.Nell’ambito del programma di reinsediamento, lunedì 13 maggio 105 rifugiati sono partiti dal porto di Aden diretti al porto di Berbera, in Somalia, per un totale di 4.068 rifugiati che hanno fatto ritorno al proprio paese tramite questo canale.

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A Milano una tragedia evitata grazie al tempismo dei carabinieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

sim carabinieriOggi è il giorno dell’orgoglio. Oggi è il giorno in cui una Nazione si alza in piedi e vi tributa la sua ovazione. Oggi che 51 famiglie vi ringraziano per una tragedia evitata, vi ringrazia anche l’Arma tutta. Vi ringraziamo, colleghi, perché il vostro agire, non pianificato, non contemplato in nessuna “libretta” perché nel nostro lavoro ci sono eventi che mai è possibile prevedere, può essere descritto solo come ALTISSIMO SENSO DEL DOVERE. Vi ringraziamo perché il vostro agire è la migliore replica ai tanti attacchi mediatici subiti negli ultimi tempi, a inverecondi spot pubblicitari di bevande energetiche. Vi ringraziamo perché, appunto, il vostro agire ci riempie di orgoglio.
Un lavoro come gli altri? No, grazie. Il nostro non lo è e non lo è mai stato, né mai l’abbiamo voluto. I diritti si, quelli li vogliamo, perché la nostra specificità non debba scadere nell’essere considerati cittadini di serie B.
Per questo motivo, il SIM Carabinieri, nel ringraziarvi ancora, chiederà, ai massimi livelli istituzionali, che vi siano tributati i riconoscimenti che meritate.
In ultimo non possiamo dimenticare che a rattristare questa giornata esaltante ci è giunta la notizia dell’ennesimo estremo gesto compiuto da un nostro collega Tommaso Mascolini del 10° Reggimento Campania, che si è tolto la vita ad un passo dalla pensione. Ancora una volta ribadiamo che i Carabinieri, come tutto il personale in uniforme, sono persone a rischio perché fanno un lavoro a rischio, perché sono sottoposti a stress continuo, perché incontrano persone in momenti tragici e di tali tragedie si fanno carico venendone segnati. Ancora una volta riteniamo urgente che l’Amministrazione prenda gli opportuni accorgimenti anche attraverso un’assistenza psicologica finalizzata a prevenire, aiutare, ascoltare e non vista come strumento afflittivo. (foto: copyright sim carabinieri)

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Studio da “Le Baccanti” di Euripide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Roma Dal 22 dicembre al 5 gennaio al Teatro India Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) Emma Dante affronta Euripide portando in scena Studio da LE BACCANTI,nel suo stile fisico, sfacciato, possente, confrontandosi con uno dei testi più sanguinari dell’antica tragedia greca. Lo spettacolo nasce da uno studio svolto come saggio di diploma degli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Nella tragedia di Euripide, Dioniso, in collera con Penteo che non riconosce la sua natura divina, rende folli le donne tebane che si ritirano sul monte Citerone per celebrare i suoi riti. Insistendo Penteo nel non considerare divino Dioniso, il dio lo invita a travestirsi da donna per andare ad assistere ai riti delle baccanti, che infine, invasate, lo sbranano. Emma Dante sceglie di portare in scena la traduzione di Edoardo Sanguineti, che disegna un lavoro dal profilo plurale e dai meccanismi ben congegnati.Lo spettacolo si apre sulle donne fuggite sul monte, ferine e avvolte in pellicce, pericolose. Sopra di loro, una schiera di teste mozzate. L’anima tribale della messa in scena si viene a delineare lungo lo spettacolo nei corpi seminudi, a tratti sgraziati, nelle immagini fortemente dissonanti, nei sentimenti inquieti che attraversano i personaggi, costruendo una struttura punteggiata di sottolineature che evidenziano il tema della violenza delle relazioni fra i sessi. «In un processo creativo dionisiaco abbiamo cercato di esplorare attraverso il corpo l’ebbrezza e l’euforia che le baccanti ci trasmettevano – racconta Emma Dante – È un’opera straordinaria da cui attinge gran parte della nostra cultura, dalla religione alla letteratura. Un’opera del dio dello strepito di cui gli allievi si sono nutriti». Il lavoro si incentra sulla presenza del coro, con un lavoro intenso e puntuale sulla Parodo e sui quattro stasimi, che ha generato una elaborazione drammaturgica soprattutto visiva.
Lo spettacolo conclude il ciclo di proposte della collaborazione fra il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Infatti, Studio da LE BACCANTI si inserisce nell’ambito del percorso condiviso tra le due istituzioni culturali, che ha visto il Teatro India farsi ospite di tre spettacoli della neonata Compagnia dell’Accademia, con l’obiettivo di sostenere la creatività e il perfezionamento degli allievi neodiplomati attraverso la formazione e il confronto con maestri e registi affermati. Hanno fatto parte di questo percorso:Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder, regia di Carmelo Alù; Tiranno Edipo! da Sofocle, di Giorgio Barberio Corsetti.
Biglietti: intero 20€ _ ridotto 16€ _ Orari spettacolo:tutte le sere ore 20 _ 27/30 dicembre/3 gennaio ore 1724/25/26/31 dicembre e 1/2 gennaio riposo http://www.teatrodiroma.net

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Tragedia di Rigopiano: Manca del Rio tra gli inquisiti?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

“La legge Delrio ha distrutto le Province portandole al collasso economico e finanziario. Se queste non fossero state ridotte all’impotenza istituzionale, probabilmente tragedie come quelle di Rigopiano si sarebbero potute evitare.
Per colpa della riforma Delrio le amministrazioni provinciali non hanno mezzi adeguati, nè risorse necessarie per gestire le emergenze e assicurare la viabilità, dunque tra i presunti responsabili della tragedia andava iscritto anche l’autore di questa folle Legge. Infatti, la strada provinciale innevata ha reso impossibile il tempestivo sopraggiungere di provvidenziali soccorsi.
Noi di Fratelli d’Italia abbiamo chiesto più volte l’istituzione di una commissione speciale d’inchiesta per accertare le responsabilità politiche e constatare i danni prodotti dalla inutile riforma Delrio.
I fatti di Rigopiano, così come il crollo del viadotto a Lecco, impongono la necessità di superare le previsioni della Legge 56/2014 se non si vuole che strade provinciali e le scuole diventino presto teatro di nuove sciagure” dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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Sorriso e pianto sembrano caratterizzare il percorso dell’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

luce e ombra1Tragedia e commedia lo attraversano, ma appaiono, nel loro insieme, un gioco ora piacevole ed ora perverso, ora dolce ed ora amaro. Ed il tutto si compie lungo un breve tragito quanto può esserlo un segmento posto lungo una retta della quale non si conosce la provenienza ed il luogo dove si dirige.
Posso solo aggiungere che le mie letture mi hanno portato alla convinzione che esistono due mondi di cui uno compenetra l’altro. Il primo è senza tempo ed il secondo è il frutto di un pensiero che si sofferma creando il tempo. Il primo non ha bisogno della luce per vedere ed il secondo appaga con la vista la debolezza del suo ideare speculativo e fa del sole la sua luce.
Tra i due momenti vi è un sottile legame che potremmo definire poco poeticamente “micro-buco-nero”. Al di qua vi è la creazione della materia, il tempo e la luce e al di là il suo annichilimento ed il silenzio dell’eternità. Chiederci, a questo punto, se al di là della vita vi è un’altra vita è un non senso: l’eternità è vita e non vita in ugual misura e non è una contraddizione nei termini.

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Marcinelle: 61 anni dopo la tragedia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

marcinelleRoma. “61 anni dopo una delle tragedie sul lavoro più dolorose d’Europa, deve essere chiara la consapevolezza della sua eredità europea, poiché da essa vi è stato un input significato all’emancipazione storico-politica, alla salvaguardia dei diritti e e alla garanzia della dignità di cittadini e lavoratori come obiettivi inderogabili di quello che sarebbe stato il progetto europeo allora ancora agli albori”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore eletto in Europa a margine della manifestazione commemorativa nella cittadina belga. “Tutto questo è stato possibile anche grazie all’impegno dell’associazionismo italiano nel mondo e allo strenuo lavoro portato avanti da Tremaglia, – spiega – perchè il ricordo di Marcinelle è diventato memoriale dell’emancipazione europea e non più un semplice trafiletto dimenticato sui libri di storia”. “Oggi non ricordiamo soltanto 262 vittime di cui 136 italiani, – spiega – ma un riferimento valoriale attraverso cui leggere la nostra storia e nel contempo capire meglio il futuro, individuando i migliori strumenti per affrontare la complessa emergenza dell’emigrazione moderna ed i riverberi sociali e politici che questa sta comportando in Italia ed Europa”. Di Biagio conclude: “la modernità della tragedia di Marcinelle sconvolge ed educa, soprattutto sul fronte delle nuove generazioni, e ad essa bisogna guardare per prospettare un futuro di consapevolezza e rispetto verso il lavoro e l’integrazione sociale” (n.r. Proprio pensando all’integrazione sociale dovremmo riflettere su come si comportiamo in tema di immigrazione. In due anni sono arrivati in Italia centinaia di migliaia di immigrati e da allora ad oggi li teniamo per strada, a parte una risicata minoranza, a bighellonare senza arte nè parte, a chiedere l’elemosina mentre c’è chi specula sulla loro pelle incassando tra le 35 e le 40 euro a persona per ospitarli e rifocillarli. Ciò non basta, ovviamente. Sono tutte persone che cercano lavoro ma con tre milioni di italiani disoccupati dove possiamo impiegarli? Alla fine ci sarà una reazione e ci auguriamo che non offrirà la sponda a risvegli antirazzisti e xenofobi e peggio ancora di rivolta popolare.)

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“Le celebrazioni per i 25 anni di Mani Pulite? E’una tragedia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

davigoDopo 25 anni siamo sostanzialmente ad un punto simile a quello che era il punto di partenza”. Così Piercamillo Davigo, presidente dell’ANM e giudice del pool di ‘Mani Pulite’, ospite della trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Intende dire che siamo è come se Mani Pulite non fosse servita a niente? “Intanto è servita a far saper quello che succedeva. Magari qualcuno ha imparato, facendo però un cattivo uso di quel che ha imparato”. Per esempio? “Per 15 anni la politica, più che occuparsi di impedire la corruzione, si è occupata di impedire le indagini sui processi alla corruzione”. Alla politica dà fastidio la Magistratura? “Evidentemente si. Non a tutti, ovvio, ma mi pare – ha spiegato Davigo a Rai Radio1 – che quelli perbene che ci sono non siano abbastana determinati a prendere le distanze da quelli ‘per male’”. Come nasce il nome Mani Pulite? “Nasce dal fatto che dei giornalisti avevano intercettato una conversazione dei Carabinieri, che usavano il termine MP. Dato che non sapevano cosa volesse dire, l’hanno interpretato come Mani Pulite”. E’ vero che durante il periodo di Mani Pulite i giornalisti la chiamavano dottor Sottile? “Si, perché secondo loro ero bravo a risolver questioni di diritto”. Leggenda vuole che i giornalisti si nascondessero dietro la parete del suo ufficio per ascoltare i suoi interrogatori. “No, secondo me non si sente attraverso la parete”. E’ vero che in passato le chiesero di far parte del governo Berlusconi? “L’onorevole La Russa, anni fa, mi propose di fare il Ministro nel governo Berlusconi. Ho detto no”, ha detto Davigo a Un Giorno da Pecora Rai Radio1. Piercamillo Davigo guarda i molti programmi tv che raccontano casi processuali? “No, mi occupo tutti i giorni di processi, figuriamoci se guardo quelli che fanno in tv”. Nemmeno il seguitissimo ‘Storie Maledette’? No, non sapevo nemmeno che esistesse!”. Lei ha detto che non ricorda politici la cui carriera sia stata bloccata dai processi. “Di quelli che ho processato io si. Anzi, c’è stato un periodo in cui temevo di aver il tocco di Re Mida: tutti quelli che processavo e veniva condannato iniziava una folgorante carriera politica”. E Berlusconi? “Ha fatto il Presidente del Consiglio a lungo…”

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Ricordo della tragedia delle foibe

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

foibe«Si avvicina il 10 febbraio, data in cui ricorre il Giorno del Ricordo della tragedia delle foibe e del dramma dell’esodo giuliano-dalmata. Nell’imminenza di questa celebrazione torno a rivolgere il mio appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché partecipi alle commemorazioni ufficiali di una ricorrenza istituita per legge dal Parlamento italiano. Sarebbe incomprensibile, e francamente scandaloso, se il Presidente della Repubblica ritenesse per il secondo anno consecutivo di non essere presente alla foiba di Basovizza. Io ci sarò, Fratelli d’Italia ci sarà come ogni anno, e chiediamo a tutti i politici di partecipare a questo evento, semmai per sopperire all’assenza del Capo dello Stato. In ogni caso speriamo che Mattarella ci ripensi». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Nuova tragedia nel Mediterraneo: circa 100 persone disperse

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2016

immigratiSi teme che circa 100 persone siano annegate nell’ultima tragedia nel Mediterraneo. L’altro ieri la guardia costiera italiana ha effettuato quattro operazioni di salvataggio nel Mar Mediterraneo centrale. Queste ultime tragedie fanno salire a oltre cinquemila il numero di morti e dispersi nel Mediterraneo nel 2016, il peggior bilancio di sempre in termini di perdite di vite umane.
Secondo quanto riferito dai sopravvissuti, due gommoni si sono rotti e sono affondati, facendo cadere in mare le persone a bordo. Il primo gommone trasportava tra le 120 e le 140 persone, tra cui molte donne e bambini. Solo 63 persone sono sopravvissute dopo essere cadute in acqua. Il secondo gommone trasportava circa 120 persone, di cui 80 salvate dalla guardia costiera.
Circa 175 persone sono state salvate con successo da un altro gommone e da un’imbarcazione di legno. In tutto, sono 264 le persone sbarcate la notte scorsa a Trapani da una nave della Guardia Costiera. Altri otto corpi sono stati recuperati durante le operazioni.
Questa situazione evidenzia come gli Stati debbano urgentemente ampliare le possibilità di ammissione per i rifugiati, fra queste il reinsediamento, la sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e schemi di borse di studio per studenti, così che non siano costretti a ricorrere a pericolose traversate e ai trafficanti.
Le cause dell’allarmante aumento riscontrato quest’anno sono molteplici e sembrano essere legate alla qualità sempre più scarsa delle imbarcazioni utilizzate, dalle imprevedibili condizioni meteorologiche e dalle tattiche utilizzate dai trafficanti per evitare di essere intercettati. Tra queste, si può citare la partenza, in contemporanea, di un elevato numero di imbarcazioni, così da rendere più difficile il lavoro dei soccorritori.
Nel 2016, ogni giorno in media 14 persone sono morte nel Mar Mediterraneo, si tratta del numero più alto mai registrato. L’anno scorso, a fronte di oltre un milione di persone che hanno attraversato il Mediterraneo, sono state registrate 3.771 vittime.

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La ragazza del mar nero: La tragedia dei greci del Ponto

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

la ragazza del mar neroRoma giovedì 20 ottobre 2016 – ore 18 Basilica di San Bartolomeo all’Isola – p.zza S. Bartolomeo all’Isola, 22 Saluto di S.E. Themistoklis Demiris, Ambasciatore della Repubblica Ellenica a Roma. Intervengono Prof. Roberto Morozzo della Rocca, Docente di Storia Contemporanea e Storia dell’Europa Orientale – Università Roma Tre; Dimitri Deliolanes, Giornalista; Maria Tatsos, Giornalista, Autrice del libro. Introduce e modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.
Il 19 maggio di ogni anno, in Grecia e nelle comunità greche sparse in tutto il mondo, si celebra la Giornata della memoria del genocidio dei greci del Ponto, un evento drammatico ma poco noto della Storia del Novecento. All’inizio del secolo scorso, circa settecentomila greci vivevano sulle sponde del Mar Nero. Di fede cristiano-ortodossa, avevano salvaguardato la loro identità etnica, culturale e religiosa, pur facendo parte dell’Impero ottomano, in una situazione di convivenza pacifica. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, tutto cambiò. Prima il genocidio degli armeni (1915), quindi la persecuzione dei greci e degli assiri. La politica attuata tra il 1916 e il 1923 nei confronti dei greci del Ponto portò a massacri, deportazioni, marce forzate in pieno inverno, arruolamento degli uomini in battaglioni di lavoro. Dei settecentomila abitanti originari, circa la metà trovò la morte, mentre i sopravvissuti fuggirono in Grecia.
La giornalista Maria Tatsos ci racconta la storia di una di loro: Eratò Espielidis (1896-1989), nata sulle sponde del Mar Nero a Kotyora (l’odierna Ordu), e della sua famiglia. Dall’infanzia felice nella sua casa sul mare all’angoscia di giovane sposa cui è portato via il marito e di madre che lotta per la sopravvivenza del suo bambino di due anni, la vicenda di Eratò – nonna dell’Autrice – è emblematica della tragedia vissuta da molte famiglie greche del Ponto. La vicenda personale e quella di un popolo sono raccontate dalla Tatsos al tempo stesso con l’obiettività della studiosa e la passione di chi è direttamente coinvolto.
Il lettore de La ragazza del Mar Nero vivrà il dramma di una pagina di Storia poco conosciuta e sarà stimolato a leggere, in quella vicenda apparentemente lontana, le tante tragedie e persecuzioni di oggi. Scrive la Tatsos nell’introduzione: “La storia di mia nonna Eratò è una goccia nel mare di un’immane tragedia. Questo libro vuole essere un tributo alla memoria, per non dimenticare e per capire quanto siano simili le stragi di ieri a quelle di oggi. Ma è anche un inno alla speranza, perché una società che sa essere accogliente può diventare più ricca. Perché anche i nostri nonni o bisnonni, in altri momenti della Storia, sono stati profughi, immigrati, stranieri e, se hanno fatto fortuna in terre lontane, è perché qualcuno ha offerto loro un’opportunità. E perché l’ospitalità, praticata come facevano i miei antenati, è un dovere sacro, come esseri umani e come cristiani, per non lasciare vincere l’odio, mai”.
Maria Tatsos, di origine greca, è laureata in scienze politiche e diplomata in lingua e cultura giapponese presso l’Isiao di Milano. Giornalista professionista freelance, scrive per Elle e altre testate, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche.

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Marcinelle: a 60 anni dalla tragedia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2016

marcinelleLa tragedia di Marcinelle ci parla, a distanza di 60 anni, con una eloquenza che supera tanta retorica su temi molto attuali come emigrazione e il dolore di lasciare la propria terra al prezzo di grandi sacrifici, il sentirsi straniero e la necessità di essere accolto, i sacrifici per assicurarsi un futuro e la sicurezza sul lavoro: tutto questo non è un racconto che viene da terre lontane, bensì è la storia dell’emigrazione italiana, un patrimonio che ancora oggi ci porta a riflettere con consapevolezza sulla dignità della persona”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, presenziando alle celebrazioni per il 60° anniversario della tragedia del Bois du Cazier a Marcinelle.Oggi celebriamo il sacrificio di uomini, molti dei quali italiani, che nel tentativo di riscattarsi dalla miseria e da una difficile stagione del nostro Paese, hanno accettato di lavorare in condizioni degradanti, dove la vita umana era merce di scambio considerata meno di una manciata di carbone. Per questo – prosegue – le celebrazioni del Bois du Cazier non rappresentano solo il ricordo di una tragedia ma un patrimonio vivo che ci insegna a tenere sempre presente il valore inalienabile della vita umana. Di Biagio conclude: Il mio pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, ma in questo sessantesimo anniversario voglio dedicare anche un pensiero all’amico Mirko Tremaglia che, da Ministro per gli Italiani nel Mondo, ha voluto istituzionalizzare questo giorno quale Giornata Nazionale del sacrificio e del Lavoro Italiano nel Mondo, per fare della memoria condivisa un lascito per le nuove generazioni.
il Presidente Grasso, con nostra grande soddisfazione, ha comunicato la disponibilità ad ospitare presso il Senato una mostra che ricordi la tragedia della miniera di carbone a Bois du Cazier” lo dichiarano il Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, Sen. Claudio Micheloni e il collega Aldo Di Biagio commentando le dichiarazioni del Presidente del Senato in occasione delle celebrazioni del 60° anniversario del disastro di Marcinelle.“Al Presidente Grasso va il nostro ringraziamento per aver accolto e condiviso una proposta fortemente voluta dal Comitato affinchè venga dato il giusto e doveroso omaggio ai nostri connazionali protagonisti di una tragica pagina dell’emigrazione italiana” concludono i senatori eletti all’estero.

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Marcinelle: una tragedia annunciata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2016

marcinelle1“A 60 anni dall’incendio nella miniera di carbone di Bois du Cazier ancora si tende a parlare di “sciagura”, nonostante sia palesemente chiaro che Marcinelle fu progettata come una trappola per topi, senza adeguate vie di fuga, senza percorsi organizzati per le emergenze, senza un adeguato sistema di segnalazione tra i cantieri, con strutture interne in legno e quindi infiammabili, e senza che si fosse proceduto nel tempo agli ordinari interventi di manutenzione.
A ciò si aggiunga che Marcinelle fu frutto dello scambio uomini-merce, carbone per braccia, deciso a tavolino tra i due Stati: ogni 1.000 minatori mandati in Belgio sarebbero arrivate in Italia almeno 2500 tonnellate di carbone. Uomini ridotti al rango di cose, e come tali costretti a vivere nelle baracche ricavate dagli ex campi di prigionia tedeschi, con ritmi di lavoro estenuanti e senza adeguate misure di sicurezza. Soprattutto, senza la possibilità di decidere il rientro anticipato in Patria, pena l’arresto.
Viene subito alla mente il confronto con una dolorosa piaga dei giorni nostri, quale quella dei braccianti vessati del caporalato, dove è evidente ed esasperata la sottoposizione dell’operaio a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza e situazioni alloggiative degradanti. Una volta in miniera, ora nei campi.
E’ per questo che ci auguriamo che, dopo l’approvazione al Senato avvenuta nei giorni scorsi, si proceda alla ratifica alla Camera in tempi brevi, affinché una piaga che da troppo tempo si abbatte sulle nostre regioni, non ci regali tragedie simili a quella di Marcinelle.” Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di FdI-AN, nell’anniversario della morte dei 132 minatori italiani in Belgio.

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La tragedia dei greci del Ponto

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

la ragazza del mar neroMilano giovedì 26 maggio ore 18 PIME (Sala Beato Mazzucconi) – Via Mosé Bianchi, 94 presentazione del libro “La ragazza del mar Nero”.
Il 19 maggio di ogni anno, in Grecia e nelle comunità greche sparse in tutto il mondo, si celebra la Giornata della memoria del genocidio dei greci del Ponto, un evento drammatico ma poco noto della Storia del Novecento. All’inizio del secolo scorso, circa settecentomila greci vivevano sulle sponde del Mar Nero. Di fede cristiano-ortodossa, avevano salvaguardato la loro identità etnica, culturale e religiosa, pur facendo parte dell’Impero ottomano, in una situazione di convivenza pacifica. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, tutto cambiò. Prima il genocidio degli armeni (1915), quindi la persecuzione dei greci e degli assiri. La politica attuata tra il 1916 e il 1923 nei confronti dei greci del Ponto portò a massacri, deportazioni, marce forzate in pieno inverno, arruolamento degli uomini in battaglioni di lavoro. Dei settecentomila abitanti originari, circa la metà trovò la morte, mentre i sopravvissuti fuggirono in Grecia.
La giornalista Maria Tatsos ci racconta la storia di una di loro: Eratò Espielidis (1896-1989), nata sulle sponde del Mar Nero a Kotyora (l’odierna Ordu), e della sua famiglia. Dall’infanzia felice nella sua casa sul mare all’angoscia di giovane sposa cui è portato via il marito e di madre che lotta per la sopravvivenza del suo bambino di due anni, la vicenda di Eratò – nonna dell’Autrice – è emblematica della tragedia vissuta da molte famiglie greche del Ponto. La vicenda personale e quella di un popolo sono raccontate dalla Tatsos al tempo stesso con l’obiettività della studiosa e la passione di chi è direttamente coinvolto.
Il lettore de La ragazza del Mar Nero vivrà il dramma di una pagina di Storia poco conosciuta e sarà stimolato a leggere, in quella vicenda apparentemente lontana, le tante tragedie e persecuzioni di oggi. Scrive la Tatsos nell’introduzione: “La storia di mia nonna Eratò è una goccia nel mare di un’immane tragedia. Questo libro vuole essere un tributo alla memoria, per non dimenticare e per capire quanto siano simili le stragi di ieri a quelle di oggi. Ma è anche un inno alla speranza, perché una società che sa essere accogliente può diventare più ricca. Perché anche i nostri nonni o bisnonni, in altri momenti della Storia, sono stati profughi, immigrati, stranieri e, se hanno fatto fortuna in terre lontane, è perché qualcuno ha offerto loro un’opportunità. E perché l’ospitalità, praticata come facevano i miei antenati, è un dovere sacro, come esseri umani e come cristiani, per non lasciare vincere l’odio, mai”.
Maria Tatsos, di origine greca, è laureata in scienze politiche e diplomata in lingua e cultura giapponese presso l’Isiao di Milano. Giornalista professionista freelance, scrive per Elle e altre testate, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. (foto: la ragazza del mar nero)

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Canone RAI: la tragica commedia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

Rai: sede di romaNon me ne vogliano quelli che pensano che Matteo Renzi sia un riformatore perché ogni giorno, su ogni tema che annuncia poi assistiamo a provvedimenti che vengono cambiati in corso d’opera, anche di notte perché anche per loro ultime ammissioni – ci sono degli errori (esempio ultimo le pensioni di reversibilità che sparivano). Ai grandi proclami di cambiamento di Matteo Renzi segue sempre l’incapacità di trasformarli in leggi operative, chiare e rispettose del cittadino che è sottoposto a pagare i relativi contributi, tasse, imposte e via dicendo. Sul canone RAI l’ennesima telenovela con colpi di scena degni del Goldoni, infatti, tracciato il canovaccio (da parte di Matteo Renzi), poi gli attori (ministri, sottosegretari, funzionari, addetti e via dicendo) improvvisano sulla scena, di confusione in confusione, sperando nel lieto finale ma a farne le spese sono i cittadini, quelli che pagano sempre e puntualmente con grandi sacrifici. Purtroppo queste commedie, incredibile ma vero, ci fanno rimpiangere le gestioni democristiane e socialiste del 900 e che vedevano i cittadini partecipare direttamente scendendo in piazza contro decreti capestro e contro gli intrallazzi. Oggi il novello Goldoni la fa franca perché la maggioranza dei cittadini si incavola solo davanti al televisore e/o al computer. Per la verità alcuni settori, alcuni lavoratori hanno capito e sono andati a manifestare sotto casa di Matteo Renzi invece di bloccare Roma e i romani, ma sono stati un’eccezione che conferma la “regola” del NONimpegno fisico in strada, in piazza da parte dei cittadini ignorati, vessati. Indubbiamente c’è bisogno di fermare l’Italia, c’è bisogno di un paio di cittadini che partano a piedi, uno da Bolzano e uno da Trapani, meta ROMA per chiedere che questo Parlamento sia mandato a casa e si vada subito a nuove elezioni. Una marcia invitando i cittadini a unirsi a loro per la dignità e il rispetto delle regole, del buon senso, della Costituzione della Repubblica Italiana e personalmente se accade io sarò con loro. Un GRAZIE agli attivisti dell’ADUC che come in questo caso ci informano delle vicende con i loro comunicati stampa. (A leggervi, Pier Luigi Ciolli)

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Aleppo: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2015

aleppo“Ad Aleppo continuano a morire cittadini innocenti senza che la comunità internazionale proponga un’iniziativa per salvare la popolazione di Aleppo da un conflitto che in oltre due anni ha provocato migliaia di vittime e di sfollati”. Dopo il recente bombardamento della scuola Saed al-Ansari, nel distretto di Mashhad ad Aleppo, che ha causato la morte di cinque alunni tra i 12 e i 15 anni e di tre insegnanti, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, invoca una tregua che permetta la cessazione degli scontri e il soccorso degli abitanti:“Non è più possibile restare fermi di fronte al quotidiano moltiplicarsi delle vittime, ad una tragedia che vede spegnersi sempre più una città che rappresentava un luogo di secolare coabitazione tra cristiani e musulmani. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza sulle parti in conflitto per giungere all’immediata apertura di un corridoio umanitario che permetta il soccorso degli abitanti. Non far nulla equivale alla scelta di far morire in tempi terribilmente brevi chi è rimasto in città”.Andrea Riccardi è l’autore di “Save Aleppo”, un appello lanciato il 22 giugno 2014, che ha riscosso l’adesione di migliaia di firme tra cui un buon numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura. “Salvare Aleppo – si legge nell’appello – vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili” nella convinzione che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre” e “ricostruire un futuro per questo storico crocevia per tanti popoli”.

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Immigrati: tragedia in mare

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 febbraio 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIAL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime sconcerto per le ultime informazioni ricevute sull’effettiva portata della tragedia avvenuta nel Mediterraneo. Le testimonianze della Guardia Costiera, coinvolta anche nei tentativi di salvataggio di lunedì, e dei superstiti di Lampedusa raccolte dall’UNHCR, indicano che le persone disperse tutt’ora sono circa 300.Si tratta di migranti e rifugiati provenienti principalmente dall’Africa Sub-Sahariana e partiti dalle coste della Libia a bordo di quattro gommoni.
“Questa è una tragedia di portata enorme e un severo promemoria di quante vite possono essere perse se coloro che cercano salvezza vengono lasciati in balia del mare. Il salvataggio di vite umane dovrebbe essere la nostra priorità. L’Europa non può permettersi di agire troppo poco e troppo tardi”, ha affermato Vincent Cochetel, Direttore del Bureau for Europe dell’UNHCR.
Secondo i primi resoconti, 29 rifugiati e migranti sono morti domenica su uno dei gommoni. Oltre 110 sopravvissuti sono arrivati a Lampedusa, dopo essere stati soccorsi dalla Guardia Costiera e un mercantile. I superstiti hanno raccontato all’UNHCR di aver lasciato sabato la Libia a bordo di gommoni e di essere rimasti in mare per giorni senza acqua né cibo. Solo due persone sulle 107 a bordo di un gommone sono sopravvissute, mentre sono 7 i sopravvissuti nell’altro, dei 109 che erano a bordo. I superstiti hanno riferito all’UNHCR anche di un quarto gommone, che non è stato ancora localizzato. Il più giovane dei dispersi è un minore di 12 anni.
L’UNHCR rinnova la sua preoccupazione per la mancanza di adeguate operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. L’operazione Triton, promossa dall’Europa e gestita dall’Agenzia europea di protezione delle frontiere Frontex, non ha come suo mandato principale la ricerca ed il soccorso in mare e non fornisce gli strumenti necessari per affrontare adeguatamente la crescente portata dell’emergenza. Il salvataggio di vite umane deve essere una priorità per l’Unione Europea.Almeno 218mila rifugiati e migranti, hanno attraversato il Mediterraneo nel 2014 e si prevede che questa tendenza continuerà anche nel 2015.

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Tragedia del mare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2013

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esprime il proprio cordoglio per la morte di 31 migranti che tentavano di raggiungere l’Italia via mare.Secondo quanto riportato dai 22 sopravvissuti – giunti a Lampedusa nella serata di sabato 27 – durante il terzo giorno di viaggio il gommone sul quale viaggiavano 53 passeggeri avrebbe subito una foratura, cominciato ad imbarcare acqua e a sgonfiarsi. Il carburante presente nel motore e nelle taniche di riserva sarebbe poi fuoriuscito, ustionando cinque passeggeri.Fra le 31 persone annegate ci sarebbero 8 donne (4 in stato di gravidanza) e un neonato. Dopo esser rimasti per circa 5 ore in mare i migranti sono stati soccorsi da una nave mercantile che ha avvisato la guardia costiera per il trasporto dei migranti a Lampedusa.Tra i deceduti risultano esserci parenti dei superstiti che si trovano tuttora in evidente stato di shock. L’Agenzia ONU per i rifugiati auspica un rapido trasferimento di queste persone accompagnato da misure di sostegno psicologico.Questa ennesima tragedia del mare evidenzia ancora una volta come persone in fuga da guerre e persecuzioni rischino la propria vita in pericolosi viaggi attraverso il Mar Mediterraneo per trovare sicurezza in Europa. Sono circa 7.800 – secondo le stime dell’UNHCR – i migranti e i richiedenti asilo che nei primi 6 mesi dell’anno sono approdati sulle coste italiane. I principali luoghi d’origine di questi migranti e richiedenti asilo sono i paesi dell’Africa sub-sahariana – in particolare Somalia ed Eritrea – ma anche Egitto, Pakistan e Siria.L’UNHCR esprime apprezzamento nei confronti della Guardia Costiera italiana e del mercantile coinvolti nelle operazioni di salvataggio, reitera l’esortazione a tutte le imbarcazioni in navigazione affinché restino costantemente allerta sulla presenza di migranti e rifugiati che hanno bisogno di essere soccorsi e a tutti gli stati a proseguire nell’adempimento dei loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei rifugiati e dal diritto del mare.

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Afghanistan: cordoglio dell’Idv

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Massimo Donadi, Italian politician (Italia dei...

Image via Wikipedia

“Esprimo, a nome del gruppo parlamentare di IDV, il mio più profondo cordoglio per la morte del giovane soldato che ha perso la vita, questa mattina, per l’esplosione di un ordigno in Afghanistan” lo dichiara in una nota Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV. “Il nostro pensiero va alla famiglia del giovane caporal maggiore Marchini e a tutti i nostri soldati impegnati in quello che ormai il teatro di guerra afgano. Si tratta dell’ennesima tragedia che colpisce il nostro contingente. E’ ormai tempo che tutte le forze politiche avviino una seria riflessione sulla nostra presenza in Afghanistan. Chiediamo al ministro La Russa di venire a riferire in Aula” conclude Donadi.

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Radicali: le carceri italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2011

Roma 26 giugno dalle ore 10 alle 12 in piazza Navona, in occasione della Giornata internazionale Onu contro la tortura, i Radicali insceneranno la tragedia degli ottocento morti in carcere dal 2002 a oggi, per denunciare le condizioni di tortura a cui sono quotidianamente sottoposte le migliaia di reclusi negli istituti di pena italiani. La manifestazione, promossa dal Gruppo Carceri di Radicali Italiani, si svolgerà sotto una forca, e vedrà la partecipazione tra gli altri della deputata Radicale Rita Bernardini, del segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, di Irene Testa, segretaria de Il Detenuto Ignoto, di Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, di Marco Cappato, segretario dell’Ass.ne Luca Coscioni, insieme ad altri militanti e dirigenti radicali.

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