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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘transcatetere’

Un impianto in Italia della protesi trans-catetere TricValve

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2021

Se la valvola tricuspide non tiene, il reflusso della vena cava provoca nel paziente una congestione dei visceri e scompenso cardiaco. Normalmente si cura intervenendo chirurgicamente, ma in alcuni casi questa procedura non può essere sopportata dal paziente. Per questo è importante e innovativo l’intervento compiuto dalla cardiochirurgia del Cardiocenter di Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis. Per la prima volta è stato effettuato un impianto in Italia della protesi trans-catetere TricValve, che permette di eliminare l’insufficienza della pressione valvola tricuspide. Un paziente di 66 anni affetto da sindrome del carcinoide con insufficienza tricuspidale severa considerato non operabile per la severità del quadro clinico è stato sottoposto dalla Cardiochirurgia ad impianto di TricValve. La procedura – eseguita da Claudio Russo, Giuseppe Bruschi e Aldo Cannata per via venosa femorale percutanea – consiste nell’impianto di due protesi in pericardio bovino suturate su uno stent in nitinolo a livello della vena cava superiore e della vena cava inferiore, senza la classica operazione a cuore aperto.

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Impianto transcatetere di valvola aortica

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2015

valvola-aortica-stenosiL’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI) con valvola cardiaca transcatetere SAPIEN si conferma essere un intervento efficace quanto la chirurgia tradizionale e con risultati duraturi per le persone con stenosi aortica grave ritenuti a rischio elevato per poter affrontare un intervento di sostituzione valvolare tradizionale a torace aperto. Sono i risultati conclusivi a 5 anni dello studio PARTNER, il primo e più importante trial clinico condotto sulla TAVI in pazienti ad alto rischio, pubblicato online sul prestigioso The Lancet.
Lo studio PARTNER ha assegnato in maniera randomizzata 699 pazienti, affetti da stenosi aortica severa sintomatica con alto rischio chirurgico, alla sostituzione della valvola aortica attraverso intervento cardiochirurgico tradizionale o per mezzo della tecnica transcatetere (TAVI). Quest’ultima, procedura innovativa e meno invasiva, consente di posizionare la protesi valvolare all’interno della valvola nativa malfunzionante attraverso un catetere vascolare da un’arteria periferica. Gli importanti risultati dello studio PARTNER a 5 anni dimostrano che non si sono riscontrate differenze significative nella mortalità generale, pari al 37,6% nella cardiochirurgia standard e al 32,2% nella TAVI. Così come simile e statisticamente non significativa l’incidenza di ictus, il cui tasso si è attestato al 16,9% nei pazienti TAVI e al 14,7% nei soggetti sottoposti a chirurgia; e non diversa la necessità di riospedalizzazione. “Ma il dato forse più atteso dalla comunità scientifica è quello relativo alla durata ed al buon funzionamento della valvola percutanea a 5 anni dall’intervento; infatti entrambi sono risultati di pari livello alla valvola impiantata con tecnica chirurgica tradizionale” ha dichiarato Sergio Berti, Presidente della Società italiana di cardiologia Invasiva (GISE).
“Questi dati sono di grande interesse, perché dimostrano in maniera solida come, in pazienti ad elevato rischio operatorio, non esista una differenza sostanziale in termini di risultati clinici a distanza, tra l’innovativa e meno invasiva tecnologia della TAVI e l’intervento cardiochirurgico tradizionale, considerato finora il gold standard terapeutico”, ha proseguito Berti. “Va anche notato che nello studio PARTNER sono state utilizzate valvole per la TAVI di prima generazione. Oggi, noi utilizziamo la terza generazione di questi dispositivi, che hanno molto migliorato performance e sicurezza dell’intervento” ha concluso l’esperto.
La valvola SAPIEN ha ricevuto il marchio CE in Europa nel 2007 ed è stata approvata nel 2011 dalla US Food and Drug Administration (FDA); è indicata per il trattamento dei pazienti non operabili e per quelli ritenuti a rischio elevato per l’intervento cardiochirurgico tradizionale.

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Impianto transcatetere di valvola aortica

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Presentati al 61esimo congresso dell’American College of Cardiology (ACC) i dati a 2 anni dello studio Partner Coorte A, che confronta, in pazienti ad alto rischio, l’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI), effettuato con valvola Sapien di Edwards Lifesciences, con l’intervento cardiochirurgico tradizionale. Pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM), i risultati mostrano che, anche dopo 24 mesi dall’intervento, la mortalità attribuibile a qualunque causa è statisticamente identica tra le due procedure (33,9% per la TAVI contro 35% per la cardiochirurgia, rispettivamente). Questo risultato conferma quanto emerso dal confronto a 12 mesi, pubblicato sulla stesso NEJM lo scorso anno: nessuna differenza di risultato, 24,2% la mortalità per qualunque causa della TAVI, 26,8% quella dell’intervento tradizionale. Ciò ha portato gli autori a concludere come la TAVI sia da considerare una valida “alternativa all’intervento tradizionale a cuore aperto in pazienti ad alto rischio con stenosi aortica. I due trattamenti risultano simili per mortalità, riduzione nei sintomi cardiaci e miglioramento delle prestazioni emodinamiche della valvola”. Lo studio PARTNER, condotto tra maggio 2007 e settembre 2009 su 699 pazienti con grave stenosi aortica sintomatica, giudicati da un team integrato cardiochirurgico e cardiologico ad alto rischio per la chirurgia tradizionale a cuore aperto, è il primo studio randomizzato, controllato, condotto sulla TAVI, e l’unico sinora che mostri risultati di follow-up su tutti i pazienti per almeno due anni. Una seconda notazione importante degli autori riguarda un dubbio sollevato dai risultati dopo 12 mesi, che avevano evidenziato l’ipotesi che alla procedura TAVI potessero essere associati maggiori episodi di attacchi ischemici e ictus. Secondo i nuovi dati disponibili oggi, anche in questo caso non esiste alcuna differenza significativa nel rischio di questa conseguenza tra i pazienti TAVI e quelli operati con chirurgia standard. Anche la valutazione, attualmente in corso, dei risultati dopo 36 mesi, mostra un andamento simile, per quanto concerne la mortalità. Anche i dati relativi a pazienti inoperabili, arruolati nella coorte B dello studio PARTNER, sono stati oggi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Erano stati già presentati lo scorso Novembre 2011, in occasione del simposio TCT.
Edwards Lifesciences è leader mondiale nel settore delle valvole cardiache e del monitoraggio emodinamico. Guidata da una grande passione, l’azienda lavora a stretto contatto con i medici per sviluppare tecnologie innovative salvavita nelle aree della chirurgia valvolare cardiaca e del monitoraggio in terapia intensiva. sito http://www.edwards.com.

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Impianto della valvola cardiaca transcatetere Portico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

St. Jude Medical, gruppo americano leader al mondo nella progettazione, produzione e commercializzazione di dispositivi medicali per il trattamento delle patologie cardiovascolari e neurologiche e attivo anche in Italia, ha effettuato il primo impianto della valvola cardiaca aortica transcatetere Portico™. La procedura è stata eseguita dal dottor John Webb, direttore del reparto di cateterismo cardiaco e cardiologia interventistica dell’Ospedale St. Paul’s a Vancouver, British Columbia.
La valvola, costituita da tessuto pericardico bovino, è stata progettata per aumentare il controllo e la precisione dei medici durante il suo posizionamento. La valvola transcatetere Portico può essere completamente ritirata e riposizionata in sito (il processo che porta la valvola di nuovo nel catetere) e recuperata prima che venga collocata definitivamente, permettendo ai medici di riposizionare la valvola nel sito di impianto. Nessun’altra valvola transcatetere attualmente sul mercato ha la capacità di essere riposizionata o recuperata. Sono circa 400.000 i pazienti affetti da grave stenosi aortica, considerati ad alto rischio o inoperabili attraverso la convenzionale terapia di sostituzione della valvola a cuore aperto, che potrebbero essere trattati con la valvola transcatetere St. Jude Medical. Due modalità di posizionamento saranno disponibili per la valvola Portico, transfemorale (posizionamento attraverso l’arteria femorale) e transapicale (posizionamento tramite una piccola incisione nell’apice del ventricolo sinistro).
“In Italia, solo nell’ultimo anno, sono state effettuate 1.600 procedure di TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation; impianto di valvola aortica transcatetere)” afferma Giulio Guagliumi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Invasiva, Dipartimento Cardiovascolare Ospedale Riuniti di Bergamo. “Si tratta di una procedura molto innovativa, in continua evoluzione tecnologica per rispondere ad una maggiore precisione di impianto e facilità d’uso in pazienti molto delicati. Le valvole percutanee di prima generazione hanno già risultati stabili di follow up a 5 anni dall’impianto. Poter disporre di valvole di seconda generazione che sfruttano l’esperienza accumulata in questi anni ci permetterà di ottenere risultati ancora migliori nei pazienti”.
Delle ultime novità tecniche e dei risultati di durata della TAVI si parlerà in modo esteso al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (Genova, 11-14 ottobre 2011). La sperimentazione clinica della valvola transcatetere aortica in Europa è prevista per la fine del 2011. St. Jude Medical sviluppa tecnologie e servizi medicali mettendo un maggiore controllo a disposizione di chi cura pazienti con disturbi cardiaci, neurologici e pazienti affetti da dolore cronico. L’azienda è impegnata a migliorare la pratica della medicina tramite la massima riduzione del rischio, offrendo un notevole vantaggio al paziente. La società, con sede generale a St. Paul nel Minnesota, ha circa 14.000 dipendenti nel mondo. Le principali aree terapeutiche includono: gestione del ritmo cardiaco, cardiochirurgia e cardiologia, fibrillazione atriale e neurostimolazione. Per maggiori informazioni, potete visitare il sito: http://www.sjm.com.

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Impianto valvolare cardiaco

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

TAVI, questo il nome dell’innovativa tecnica con la quale è oggi possibile intervenire, senza aprire il torace, per sostituire una valvola cardiaca: per il momento quella aortica, da cui il nome Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica transcatetere. Il primo impianto di una valvola cardiaca fu effettuato il 21 settembre 1960 dal cardiochirurgo americano Albert Starr, che insieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards aveva messo a punto la prima valvola sostitutiva meccanica. Assomigliava a una gabbietta per tappo da champagne.  Da allora molta strada è stata compiuta. Esattamente 50 anni dopo, il 22 settembre 2010, il prestigioso New England Journal of Medicine ha ospitato l’articolo “Transcatheter Aortic Valve Implantation for Aortic Stenosis in Patients Who Cannot Undergo Surgery”, che riporta i risultati dello studio PARTNER che confronta la tecnica TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento chirurgico a cuore aperto. I dati di riduzione della mortalità per tutte le cause mostrati dallo studio accreditano definitivamente “l’impianto trans catetere con valvola  espandibile con pallone come il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”. Secondo lo studio PARTNER, dopo 12 mesi la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente è stata del 50,7%, mentre con la TAVI è stata del 30,7%, 20 punti percentuali in meno, pari a una riduzione della mortalità del 39,4%.
I vantaggi della tecnica TAVI sono ben evidenti: “E’ possibile programmare l’intervento in modo che il paziente sia ricoverato il martedì, venga sottoposto a TAVI il mercoledì, torni a casa sabato e il lunedì successivo sia pronto per tornare alle sue normali attività. In pratica in una settimana si risolve tutto”, interviene Antonio Colombo, Direttore Dipartimento cardiologia interventistica ed emodinamica H. San Raffaele di Milano e Direttore Laboratorio emodinamica Centro Cuore Columbus, Milano. Se i vantaggi per il paziente sono evidenti, quale è l’impatto di una simile innovazione sul sistema sanitario? Lo abbiamo chiesto a Rosanna Tarricone, Responsabile area valutazioni economiche sui programmi sanitari dell’Università Bocconi di Milano. “Una tale tecnologia – ci dice – porta anche benefici economici all’interno del sistema: basti pensare alla riduzione del numero di giornate di degenza, da almeno 15 giorni a meno di 7, alla riduzione del tempo passato in terapia intensiva (da 3 a 1 giornata), o alla possibilità di evitare il ricorso a cure riabilitative. Come dice il dr. Guagliumi, i nostri medici sono già all’avanguardia in questo settore; se anche la programmazione li aiutasse, il nostro sistema sanitario raggiungerebbe un’altra vera eccellenza”, conclude Tarricone.

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Nuova tecnica chirurgica per eliminare le aritmie

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2010

Una nuova tecnica chirurgica in cardiologia è stata eseguita il 20 aprile scorso all’ospedale “San Giuseppe” di Empoli. Nel laboratorio di elettrofisiologia dell’unità operativa di cardiologia dell’Asl 11 è stata effettuata la prima procedura di ablazione transcatetere di tachicardie senza il ricorso ad esposizione radioscopica. L’ablazione di tachicardie è un intervento che prevede l’inserimento all’interno del cuore di elettrocateteri attraverso i quali è possibile identificare i circuiti responsabili delle aritmie e distruggere il tessuto patologico garantendo una guarigione definitiva nella maggior parte dei casi. Normalmente per questo tipo di intervento è necessario l’impiego dei raggi X per il posizionamento ed il movimento degli elettrocateteri stessi, anche se l’esposizione dei pazienti a queste radiazioni rappresenta un problema clinico rilevante di tutte le tecniche di cardiologia interventistica, in quanto si associa ad un rischio non trascurabile di sviluppare nel tempo neoplasie maligne. Una procedura di ablazione transcatetere comporta un’esposizione media ai raggi X di 17 mSv, dose equivalente a circa 850 radiografie del torace. Grazie ad una nuova strumentazione recentemente acquisita dalla cardiologia di Empoli, però, è ora possibile eseguire l’ablazione transcatetere di tachicardie senza dover utilizzare i raggi X, con conseguente maggiore sicurezza sia per il paziente che per gli operatori sanitari.  La nuova tecnologia permette, infatti, di ricostruire una mappa virtuale tridimensionale del cuore all’interno della quale è possibile muovere gli elettrocateteri. La nuova  metodica, che attualmente viene impiegata soltanto in altri due ospedali italiani, il Policlinico Gemelli di Roma ed il Centro Cardiologico Monzino di Milano, permette pertanto di ottenere la guarigione dall’aritmia limitando al minimo i rischi stessi della procedura. (fig1)

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