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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘transfrontaliere’

Nuove norme che snelliscono le procedure d’insolvenza transfrontaliere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

europaBruxelles. Sono entrate in vigore in tutta l’Unione europea le nuove norme in materia di procedure di insolvenza transfrontaliere, proposte dalla Commissione nel 2012 ed adottate dai legislatori dell’UE nel 2015.Le nuove norme mirano a facilitare il recupero dei crediti nel quadro delle procedure d’insolvenza transfrontaliere. Grazie alle nuove norme, che garantiscono l’efficienza e l’efficacia delle procedure collettive di recupero transfrontaliero dei crediti, sarà più facile per le imprese procedere alla ristrutturazione e per i creditori recuperare il proprio denaro. Il regolamento risolve i conflitti di competenza tra le normative da applicare nelle procedure d’insolvenza transfrontaliere e garantisce inoltre il riconoscimento in tutta l’UE delle sentenze in materia di insolvenza.Il primo vicepresidente della Commissione europea Timmermans ha dichiarato: “In un vero mercato interno, le imprese che devono procedere alla ristrutturazione non dovrebbero essere ostacolate da conflitti relativi alle norme nazionali da applicare, né le frontiere nazionali dovrebbero rappresentare un ostacolo per chi vuole recuperare i propri crediti. Le nuove norme sosterranno le imprese e gli investimenti grazie alla maggiore certezza del diritto che esse garantiscono. Dobbiamo continuare su questa strada ed adottare norme comuni a livello UE per permettere alle imprese di procedere in tempi rapidi alla propria ristrutturazione, come già proposto dalla Commissione”.
Le nuove norme si applicano a una gamma più ampia di procedure nazionali di ristrutturazione. Alcune tipologie nazionali più moderne ed efficaci di procedure di ristrutturazione non rientravano nel campo di applicazione del precedente quadro normativo e non potevano quindi essere utilizzate nei casi transfrontalieri. Da oggi è invece possibile utilizzare le moderne procedure nazionali di ristrutturazione per salvare le imprese o per recuperare i crediti presso i debitori degli altri paesi dell’UE.
Aumento della certezza del diritto e delle salvaguardie contro il “turismo dei fallimenti”: se un debitore si trasferisce in un altro paese poco prima di depositare la dichiarazione di insolvenza, il giudice dovrà esaminare attentamente tutte le circostanze del caso e verificare che il trasferimento sia genuino e non sia stato motivato dalla prospettiva di beneficiare di nome meno severe in materia di insolvenza. Il giudice dovrà verificare che il debitore non sia un “turista dei fallimenti”.
Le nuove norme evitano che vengano avviate le “procedure secondarie” (le procedure aperte dai giudici di paesi UE diversi da quello dove si trova la sede legale dell’impresa), rendendo più facile ristrutturare le imprese in contesti transfrontalieri. Al tempo stesso, esse prevedono misure di salvaguardia degli interessi dei creditori locali.
Procedure di insolvenza dei gruppi di imprese: le nuove norme introducono un quadro normativo per le procedure di insolvenza dei gruppi di imprese, che aumenterà l’efficacia delle procedure d’insolvenza che riguardano membri diversi di un gruppo di imprese. Ciò, a sua volta, comporterà l’aumento delle probabilità di salvataggio del gruppo nel suo insieme.Entro l’estate del 2019, i registri fallimentari elettronici nazionali di tutta l’UE risulteranno collegati tra loro e sarà quindi più facile ottenere informazioni sulle procedure d’insolvenza avviate negli altri paesi dell’UE.

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I deputati europei chiedono il riconoscimento automatico per le adozioni transfrontaliere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

parlamento europeoBruxelles. Per una migliore protezione degli interessi dei bambini adottati, i deputati hanno sollecitato la Commissione europea a chiedere ai Paesi UE il riconoscimento automatico dei rispettivi certificati di adozione. La risoluzione votata giovedì propone un certificato europeo di adozione per accelerare il processo di riconoscimento automatico.Il documento invita la Commissione a proporre regole per un ampio riconoscimento comunitario delle adozioni all’interno dell’UE in casi dove chi adotta e chi viene adottato risiedano nella stesso Paese.La Convenzione dell’Aia richiede un riconoscimento automatico di adozione in tutti i Paesi firmatari, fra cui tutti gli Stati membri UE, ma essa si applica solo in casi nei quali i genitori e il bambino adottato provengano da due Paesi differenti.
I deputati hanno proposto la creazione di un Certificato europeo di adozione per accelerare il processo di riconoscimento automatico dei certificati di adozione “nazionali” a livello UE. Inoltre, chiedono standard minimi comuni da seguire in caso di adozione, non in forma legislativa ma piuttosto definendo delle linee guida.Il relatore Tadeusz Zwiefka, (PPE, PL) ha dichiarato: “Ogni adozione dovrebbe essere fatta nel miglior interesse del bambino, tenendo in conto le specifiche circostanze di ogni caso. Poiché con l’adozione si deve garantire al bambino amore, cura e un ambiente stabile, chiediamo alla Commissione europea di adottare misure in materia di riconoscimento dei certificati di adozione nazionali, in modo che le famiglie con bambini adottati abbiano la certezza del diritto quando si spostano in un altro Stato membro.”
Le famiglie che hanno adottato bambini adottati del loro proprio Paese devono oggi affrontare ostacoli giuridici e amministrativi quando si spostano da uno Stato membro a un altro. Ad esempio, i genitori potrebbero non essere in grado di occuparsi dell’istruzione o di un trattamento medico del loro bambino adottato, a meno che non abbiano avviato iniziative legali per dimostrare che ne hanno la custodia.
La risoluzione è stata adottata con 533 voti in favore, 41 voti contrari e 72 astensioni. Secondo la procedura dell’iniziativa legislativa, la Commissione, pur non essendo obbligata a seguire le raccomandazioni del Parlamento, in caso di rifiuto dovrà spiegarne i motivi. Questa risoluzione riguarda solo il singolo rapporto genitore-figlio. Non obbliga, quindi, gli Stati membri a riconoscere il rapporto giuridico tra i genitori e il bambino adottato.

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Controversie transfrontaliere

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

commissione europeaÈ da oggi online la nuova piattaforma ODR, realizzata dalla Commissione Europea, che consentirà ai consumatori di tutta Europa di risolvere in via amichevole le controversie derivanti dall’acquisto online di beni e servizi effettuati sia nel proprio che in un altro Paese europeo.Ricorrendo alle procedure di risoluzione alternative delle controversie (mediazione, arbitrato, conciliazione paritetica ecc.) tramite gli organismi ADR (ad oggi 117 organismi ADR sono collegati alla piattaforma) il consumatore potrà evitare, senza tuttavia rinunciarvi, le lunghe e costose procedure giudiziali ed ottenere, in tempi rapidi, il riconoscimento dei propri diritti.Attraverso la piattaforma ODR il consumatore potrà presentare un reclamo nella propria lingua e dopo aver concordato con il professionista l’organismo ADR al cui vaglio sottoporre la lite, ne potrà ottenere una soluzione entro 90 giorni.Da oggi, inoltre, i professionisti saranno tenuti ad informare i consumatori della possibilità di ricorso agli organismi ADR/ODR di tutta Europa inserendo sui propri siti il link di accesso alla piattaforma ODR.Ogni Stato membro ha, poi, designato un punto di contatto nazionale, che in Italia è il Centro Europeo Consumatori Italia, cui è affidato il compito di assistere le parti (consumatore, professionista e organismo ADR) durante tutta la procedura e di indirizzare il consumatore verso gli ulteriori mezzi di ricorso laddove non sia possibile risolvere il reclamo attraverso la piattaforma ODR.

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Mediazione civile: per le controversie pendenti

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Un emendamento  necessario quello del Governo inserito nella manovra che riforma il processo civile con l’obiettivo di accelerare i tempi di risoluzione  delle controversie pendenti.
Facciamo un pò di chiarezza in proposito –  dice Pecoraro  presidente dell’Associazione Nazionale dell’Arbitrato e la Conciliazione ( A.N.P.A.R).  Dopo mesi  di chiacchiere ed interpretazioni sulla mediazione, entrata in vigore il 20 marzo,   il Governo  ha capito che  il continuo rinviare  – ad estendere l’obbligatorietà, a tutti i diritti disponibili dei cittadini, mediante il tentativo di conciliazione, così come  è stato fatto per le controversie civile e commerciale transfrontaliere, di cui alla Direttiva Europea 52/2008 – può mettere in pericolo il buon esito dell’istituzione del nuovo istituto giuridico.
Infatti, l’emendamento  (comma 18 della manovra) prevede che nei procedimenti civili che pendono dinanzi alla corte d’appello, il giudice, su istanza di parte anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione. Viene contestualmente assegnato alla parte richiedente il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Le istanze devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.  Questo comma – continua Pecoraro – non fa altro che rendere  operativo  quanto già inserito  al comma 2 dell’art. 5   del Decreto Legislativo 28/2010, con una differenza  che  con l’approvazione di questo comma non è  consentita la discrezionalità al giudice, anche in sede di giudizio di appello,  “valutare la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comporta! mento delle parti, e invitare le stesse a procedere la conciliazione” spetterà alla parte che ha interesse  o alle parti  congiuntamente cercare una soluzione bonaria delle controversie,  presentando, a pena di decadenza, entro  tre mesi dall’entrata in vigore  “della manovra” istanza per l’avvio  di un tentativo di mediazione. La conseguenza?  – dice Pecoraro – è quella che per tutte le controversie pendenti, anche per quelle in appello, “di fatto”  diventa  obbligatorio  tentare la conciliazione. Dunque, se le parti conciliano usufruiranno di tutte i benefici già in atto con la legge 28/2010, se, invece, non conciliano,  la parte che ha fatto fallire la conciliazione,  pur avendo ragione potrebbe vedersi accollare tutte le spese processuali  dal giudice ed essere tenuto al pagamento anche di  ulteriori sanzioni. Legislazione premiale per tutti, conferma Pecor! aro –  prestigioso successo del Governo nel ribadire  che la deflazione dei processi pendenti  avviene attraverso la mediazione civile che  deve essere imposta e non proposta,  così come vorrebbero  taluni che hanno difficoltà a comprendere la grande portata di  questo nuovo istituto giuridico. (A. BOVE)

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