Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘transizione’

Transizione ecologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2022

Il mercato dell’energia è destinato a subire profonde trasformazioni e diventa più urgente accelerare il dibattito su rinnovabili e transizione energetica. Per centrare l’obiettivo europeo di ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, il Piano per la Transizione Ecologica prevede che nel 2030 la generazione di energia elettrica in Italia dovrà provenire per il 72% da fonti rinnovabili, fino a raggiungere livelli prossimi al 95-100% nel 2050. Una sfida che Italian Exhibition Group è pronta a cogliere lanciando la nuova Key Energy, un evento autonomo, che prevede un nuovo format, un nuovo posizionamento e, per la prima volta, la collocazione in primavera, dal 22 al 24 marzo 2023, sempre alla fiera di Rimini. La manifestazione è stata presentata oggi pomeriggio presso la sede del GSE, a Roma, durante una tavola rotonda dal titolo: “Energie rinnovabili e transizione energetica: a che punto siamo? Opportunità, strategie, contesto normativo e scenari futuri in Italia e all’estero”, alla quale hanno preso parte i rappresentanti delle principali associazioni di riferimento del settore. L’ultima edizione in contemporanea con Ecomondo si svolgerà dall’8 all’11 novembre 2022 presso il quartiere fieristico di Rimini, ma la connessione fra le due fiere non sarà interrotta: il ruolo preminente di Ecomondo quale piattaforma di riferimento in Europa per l’innovazione tecnologica e industriale in tutti i settori della green economy contribuirà infatti a creare ulteriori sinergie, accrescendo e rafforzando il know-how di Key Energy anche sui temi legati all’economia circolare.La nuova K.EY raccoglierà il testimone di Key Energy continuando a proporsi quale principale driver della transizione energetica, potenziando il proprio ruolo di evento di riferimento in l’Italia e all’estero e confermandosi luogo privilegiato di confronto, discussione e aggiornamento sull’intera gamma delle rinnovabili.Per l’edizione di marzo 2023, si prevedono il raddoppio dell’area espositiva, un aumento del 30% dei brand espositori presenti e più del doppio delle presenze.A parlare del successo di Key Energy sono i risultati: nel 2021, la sola Key Energy ha accolto quasi 10mila presenze dall’Italia e dall’estero, provenienti da 90 diversi Paesi. Sono stati 64 gli eventi durante la fiera, a cui si aggiungono i 39 webinar organizzati durante l’anno all’interno delle Digital Green Week.La prima edizione della nuova K.EY prevede tre giornate di business e networking, con il coinvolgimento di un Comitato tecnico Scientifico di assoluta qualità, presieduto dal professor Gianni Silvestrini e formato da Istituzioni, Associazioni industriali di categoria, Associazioni tecnico-scientifiche, Enti e Fondazioni. Durante la tre giorni si svolgeranno anche eventi, convegni, dibattiti e workshop volti ad approfondire gli aspetti legati al mondo delle rinnovabili e della transizione energetica a livello nazionale e internazionale, anche dal punto di vista normativo.

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Sette notizie positive dal mondo della transizione energetica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. La decarbonizzazione, a conti fatti, è qualcosa che ci possiamo permettere. Nell’ultimo paper pubblicato a inizio agosto 2022, un gruppo di ricercatori guidati da Mark Z Jacobson, dell’Università di Stanford, ha stimato che il costo totale del passaggio a un sistema energetico basato al 100% sulle energie rinnovabili entro il 2050 sarebbe di circa 61.500 miliardi di dollari, equivalenti a circa 2.200 miliardi di dollari all’anno, o al 2,5% del PIL mondiale: poco più del 10% dell’attuale investimento annuo di capitale a livello mondiale. Jacobson ha aggiunto che, passando all’energia pulita, il consumo energetico mondiale diminuirà del 56%. Uno dei motivi di questo risparmio è che i sistemi energetici basati sulla combustione richiedono molta energia solo per funzionare. I ricercatori ritengono, infine, che il ritorno sull’investimento tipico di una spesa per la decarbonizzazione sia inferiore ai sei anni.In una ricerca dedicata, pubblicata a luglio 2022, la società di consulenza Boston Consulting Group (BCG) ha sottolineato che circa il 15% delle emissioni globali di carbonio deriva dall’allevamento di bestiame. Le linee di alimentazione di corrente continua ad alta tensione (HVDC) sono ora in grado di portare l’elettricità da aree con un’eccellente disponibilità di energia solare ed eolica alle principali regioni di consumo. Due dei progetti più importanti attualmente in fase di realizzazione sul mercato prevedono la trasmissione di energia dal Marocco al Regno Unito, e dall’Australia a Singapore. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha pubblicato un rapporto sul futuro commercio internazionale di idrogeno. Secondo il World Energy Transitions Outlook di IRENA, l’idrogeno coprirà il 12% della domanda globale di energia e ridurrà del 10% le emissioni di CO2 entro il 2050. Il 55% del trasporto avverrà tramite condutture già presenti e riadattate e il resto principalmente via mare, sotto forma di ammoniaca (NH3), un vettore di idrogeno più facile da spostare per grandi distanze rispetto al gas liquido stesso. Tuttavia, l’idrogeno potrà essere considerato come una soluzione veramente praticabile solo quando l’energia necessaria per produrlo si appoggerà a un sistema energetico green, ponendo al centro della transizione una sempre maggiore diffusione delle rinnovabili. Man mano che l’idrogeno diverrà elemento sempre più scambiato a livello internazionale, il settore attirerà investimenti. Soddisfare la domanda globale richiede investimenti per quasi 4 mila miliardi di dollari entro il 2050. Gli strumenti finanziari netti allineati allo zero dovranno sfruttare gli investimenti necessari.La svolta che si è avuta sul mercato americano con la nuova proposta di legge, l’Inflation Reduction Act (IRA)[4], sblocca una parte delle risorse inizialmente previste dall’amministrazione Biden (tramite il piano mai approvato “Build Back Better”, pari a 2.000 miliardi di dollari) destinate alla transizione energetica. IRA è stata definita come la proposta “sull’azione per il clima più significativa della storia degli Stati Uniti”. La proposta stanzia circa 370 miliardi di dollari per programmi energetici e climatici nei prossimi dieci anni, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra degli Stati Uniti del 40% rispetto ai livelli del 2005. Prima della firma finale, il disegno di legge dovrà passare al voto del Congresso, previsto alla fine del terzo trimestre. L’impegno alla transizione energetica arriva anche dalle aziende tra cui, tra le altre, troviamo realtà come Arcelor Mittal e Stripe. Arcelor Mittal, leader della produzione di acciaio mondiale, si è impegnata a porre fine all’utilizzo del carbone al più tardi entro il 2050. Nonostante le difficili condizioni di mercato, le prospettive per la transizione energetica continuano a rimanere solide. La rapida innovazione tecnologica consentirà un’elettrificazione ancora maggiore di trasporti, edifici e fabbriche, mentre solare ed eolico saranno le principali fonti di questa nuova fornitura di elettricità basata sulla competitività dei costi. L’aumento della consapevolezza, l’innovazione tecnologica e il rapido calo dei costi, insieme all’azione politica di lotta contro l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, portano a molteplici punti di svolta in questo universo di investimento, sia a livello di iniziative pubbliche che private. Le attuali dislocazioni nei mercati dell’energia continueranno a stimolare gli investimenti delle imprese nelle tecnologie del risparmio energetico, rafforzando al contempo la necessità di abbandonare i combustibili fossili al fine di migliorare l’indipendenza energetica. (abstract)

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Transizione Energetica: l’effetto incrociato tra innovazione, costi e regolamentazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Xavier Chollet, Senior Investment Manager e gestore del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management. Quando si parla di transizione energetica va sottolineato come la politica non sia tutto. Non più, per lo meno. Nonostante l’importante ruolo svolto fino a dieci anni fa dai regolatori, che si sono fatti promotori della transizione energetica, la prima leva che muove oggi la transizione è l’aspetto economico, sotto la voce della competitività dei costi. La regolamentazione continua, comunque a giocare un ruolo attivo di primaria importanza: vista la maggiore accessibilità economica e il peggioramento della crisi climatica globale, c’è stato un enorme slancio da parte dei governi nel sostenere nuovi investimenti in transizione. Una situazione esacerbata dalle questioni di sicurezza energetica dopo l’avvio del conflitto Russia-Ucraina e dal desiderio di troncare la dipendenza dalle importazioni estere. Anche l’Europa si sta muovendo in questa direzione: il piano REPower EU ha lo scopo di sviluppare l’utilizzo di energie rinnovabili a livello industriale, abitativo e dei trasporti, promuovendo l’indipendenza energetica europea. Le misure previste da Bruxelles prevedono, anzitutto, l’aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili, che dovrebbero raggiungere il 45% del fabbisogno energetico complessivo entro il 2030 (rispetto al 15% attuale). Un obiettivo da perseguire avvalendosi principalmente di tre iniziative: il raddoppio della capacità solare fotovoltaica entro il 2025 sugli immobili e il raggiungimento del quadruplo di tale capacità entro il 2030; la graduale installazione di pannelli solari su tutti gli edifici pubblici entro il 2025, commerciali (esistenti e nuovi) entro il 2027 e su tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2029; l’avvio di un processo di autorizzazione abbreviato e semplificato per progetti di energia rinnovabile (da svilupparsi entro 6 mesi/un anno). Il piano tocca anche il tema dell’idrogeno e della decarbonizzazione e fissa l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione di idrogeno rinnovabile e di 10 milioni di tonnellate di importazioni entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nelle industrie più difficili da decarbonizzare. La Commissione lancerà, inoltre, vari incentivi per sostenere l’adozione dell’idrogeno verde da parte dell’industria, promuovendo la decarbonizzazione del settore manifatturiero con circa 3 miliardi di euro di progetti già anticipati nell’ambito del fondo per l’innovazione. In Pictet, riteniamo che l’idrogeno verde abbia un enorme potenziale nel lungo periodo (specie per alcune applicazioni, come nell’ambito dell’industria pesante). Tuttavia, la tecnologia a supporto del suo sviluppo e le opportunità di investimento in questo settore sono ancora in una fase iniziale, con molte società pure-play ancora volatili, negative in termini di free cash flow. Bisogna quindi ricordare che la transizione energetica avrà impatti positivi diretti e impliciti sulla “S” del noto acronimo ESG (sebbene più difficili da quantificare), riducendo i problemi di salute dovuti all’inquinamento atmosferico e fornendo elettricità pulita e conveniente, maggiore indipendenza energetica (stoccaggio e distribuzione locale) e sicurezza nazionale. Nel processo di selezione del fondo teniamo conto di tutti gli aspetti ESG, effettuando una analisi company-by-company per valutare le dinamiche di governance aziendale e promuovere pratiche di engagement che portino al miglioramento dell’attività delle aziende target. L’esempio forse più chiaro arriva dal comparto dei semiconduttori, su cui adottiamo una strategia di full engagement per rendere più sostenibile tutto quello che ruota attorno alle loro attività dal punto di vista sociale e ambientale. (abstract) fonte: https://am.pictet/it/italy/articoli/2022/idee-di-investimento/07/pictet-clean-energy-l-effetto-incrociato-tra-innovazione-costi-e-regolamentazione-sulla-transizione

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Una transizione circolare per la plastica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

A cura di Olivia Watson, Analista senior investimenti tematici, Investimenti Responsabili di Columbia Threadneedle Investments. La plastica rappresenta un problema ambientale in aumento e costituisce sempre più un punto di riferimento per le politiche a livello nazionale e internazionale. Negli ultimi mesi l’ONU ha accettato di elaborare un trattato globale sulla plastica che potrebbe includere tagli della produzione di plastica vergine, nonché crescenti infrastrutture di raccolta e riciclaggio[1]. A livello nazionale, ad aprile il Regno Unito ha introdotto una tassa sulla plastica che prevede il prelievo di GBP 200 per tonnellata di imballaggi in plastica che contengono meno del 30% di plastica riciclata. Anche l’interdipendenza tra l’inquinamento dovuto alla plastica e altri temi ambientali è sempre più riconosciuta. Ad esempio, la bozza della prossima COP (Conferenza delle Parti) delle Nazioni Unite sulla biodiversità prevede l’obiettivo di “eliminare la dispersione di rifiuti plastici” nell’ambito del quadro globale sulla biodiversità del 2030. Nel contesto degli obiettivi di azzeramento netto, le ONG e gli stakeholder continuano inoltre a richiamare l’attenzione sul contributo della produzione, dell’utilizzo e del riciclo della plastica, nonché dei relativi rifiuti, alle emissioni globali di gas serra. Ci aspettiamo che questi fattori continueranno a creare slancio a favore di una transizione verso una plastica più circolare, che includerà: riduzione dell’uso di plastica vergine; aumento dell’uso di plastica riciclata e materiali alternativi; creazione di diversi modelli di consegna dei prodotti, nonché potenziamento dell’infrastruttura di raccolta di plastica e delle tecnologie di riciclaggio. In seguito alle precedenti ricerche da noi svolte sui beni di consumo e sui confezionatori, abbiamo esteso la nostra attenzione ai produttori di plastica e alle società di rifiuti attraverso una tavola rotonda con analisti fondamentali del settore azionario e creditizio per discutere dei rischi e delle opportunità di questi sviluppi.La maggior parte della plastica viene prodotta da una manciata di aziende petrolchimiche globali. Lo sviluppo del settore ha fornito benefici alla società migliorando la conservazione degli alimenti e introducendo prodotti leggeri, tra le altre cose, ma così facendo ha anche introdotto una dipendenza dalla plastica vergine a basso costo nella vita quotidiana delle persone di tutto il mondo attraverso abbigliamento, automobili, elettronica e imballaggi alimentari, con gran parte di questi materiali destinata a diventare rifiuti. I produttori di plastica si trovano ora nelle prime fasi di un cambiamento strutturale che accrescerà la domanda di plastica riciclata (soprattutto per gli imballaggi monouso, ma anche per i prodotti più durevoli) via via che aziende come Renault, LG, Vestas, Inditex, Adidas e molte altre definiranno obiettivi per l’utilizzo della plastica riciclata. Tali obiettivi si aggiungono ai requisiti normativi e agli impegni già assunti dalle società di beni di consumo e imballaggi per aumentare il consumo di plastica riciclata entro il 2025. La nostra analisi si è conclusa con il riconoscimento della necessità di un monitoraggio continuo alla luce dei rapidi sviluppi relativi a questo tema. La ricerca, la collaborazione e l’engagement continui tra i team d’investimento fondamentale e d’investimento tematico responsabile ci aiuteranno a individuare possibili vincitori e vinti e a incoraggiare le società a continuare a sviluppare le loro strategie di circolarità.

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T. Rowe Price Mid-Year Market Outlook 2022. L’anno della transizione verso un nuovo paradigma

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

Dopo un 2021 all’insegna della ripresa economica spinta da campagne vaccinali, stimoli fiscali e monetari e una ripresa dei consumi, il 2022 si è aperto con previsioni di crescita tutt’altro che favorevoli. L’invasione russa dell’Ucraina, il nuovo lockdown in Cina, l’aumento dei prezzi dell’energia e la crescita dei tassi di interesse potrebbero rendere difficile anche la seconda metà dell’anno. Per i CIO di T. Rowe Price, società di gestione indipendente con quasi 1.500 miliardi di dollari di AuM[1], nell’Outlook di metà anno 2022, all’orizzonte ci sono tre sfide particolarmente importanti per gli investitori nei prossimi mesi: l’inflazione, l’inflazione e l’inflazione, che sarà il principale meccanismo di trasmissione per tutti gli altri rischi che stiamo affrontando.La domanda chiave è se questi rischi causeranno una brusca decelerazione della crescita o spingeranno le principali economie in recessioni vere e proprie, trascinando anche gli utili aziendali. Oltre ai rischi ciclici, gli investitori devono considerare che i mercati globali potrebbero aver raggiunto un punto di flesso strutturale: la fine dell’era dell’ampia liquidità, bassa inflazione e bassi tassi d’interesse che hanno seguito la crisi finanziaria globale del 2008-2009. Siamo nel bel mezzo di un cambiamento di paradigma.La liquidità iniettata dalle banche centrali è stata fondamentale per stabilizzare le economie e i mercati durante la crisi finanziaria e la pandemia di coronavirus, ma ha contribuito a spingere le valutazioni di molti asset di rischio verso gli estremi storici. “Il mercato ha già scontato una serie di futuri rialzi dei tassi della Fed, ma si aspetta ancora che l’inflazione superi l’obiettivo della banca centrale americana di un intero punto percentuale all’anno nei prossimi cinque anni” – commenta Sébastien Page, CFA, Head of Global Multi‑Asset and Chief Investment Officer di T. Rowe Price. Nonostante questo scenario non sia del tutto favorevole, esiste anche un aspetto positivo. A livello globale c’è un’offerta potenziale “repressa”, che potrebbe contribuire a ridurre l’inflazione se si riuscissero a sbloccare i colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento. Un cambiamento nella leadership di mercato sembra in corso. “In un mondo in cui molte banche centrali stanno frenando la liquidità per combattere l’inflazione e i governi di molti Paesi sviluppati stanno registrando profondi deficit fiscali, la Cina ha almeno la possibilità di concentrare la politica sul sostegno alla crescita” – afferma Justin Thomson, Head of International Equity and Chief Investment Officer di T. Rowe Price. Secondo Thomson, non è ancora chiaro quanto i policy maker cinesi saranno in grado di stimolare la crescita nel secondo semestre. Oltre al coronavirus, anche il crollo dei valori immobiliari e le inadempienze creditizie potrebbero mettere in discussione qualsiasi sforzo di stimolo. Ad ogni modo, Thomson afferma di essere riluttante nel prevedere un cambiamento di leadership verso le azioni non statunitensi nel secondo semestre, data la lunga sovraperformance del mercato americano nell’ultimo decennio. “Se l’apprezzamento del dollaro americano registrato nel primo semestre si attenuasse e il settore tecnologico continuasse a faticare, la performance relativa dei mercati azionari non statunitensi dovrebbe almeno migliorare” – conclude Thomson. (abstract by verinieassociatisas.onmicrosoft.com

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Pnrr: transizione digitale, una task force in aiuto ai Comuni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

Migrazione al cloud, modelli per l’implementazione di servizi pubblici digitali, accelerazione per l’identità digitale, rafforzamento del sistema di pagamento pagoPA-AppIO: sono queste alcune delle misure destinate alla digitalizzazione dei comuni italiani previste dal Pnrr. Circa tre miliardi di euro messi a disposizione dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri attraverso una serie di bandi di prossima scadenza previsti sull’asse 1, dedicato alla transizione digitale, del Piano. Peri Comuni tuttavia non è sempre facile riuscire a capire come partecipare. Per questo la Regione Piemonte ha dato il via al tour “Piemonte digitale 2023” che dopo aver fatto una prima tappa a Novara è approdato oggi lunedì 4 luglio a Torino, nella sede della Città metropolitana, con l’obiettivo di accompagnare i Comuni nell’accesso ai fondi grazie a una task force che vede coinvolti Torino Wireless e Csi per offrire assistenza si sul piano progettuale che procedurale. “La presenza oggi degli organi della Regione Piemonte in Città metropolitana è il segnale che si può lavorare insieme” ha detto la consigliera delegata allo sviluppo economico e alla pianificazione strategica Sonia Cambursano, salutando gli assessori regionali Matteo Marnati, Maurizio Marrone e Andrea Tronzano. “La mission della Città metropolitana è promuovere lo sviluppo economico e sociale sull’area vasta e infatti già il Piano strategico, approvato nel 2021, prevede una misura specifica sulla transizione digitale per rendere la pubblica amministrazione sempre più accessibile agli utenti”. “Tuttavia non sempre i nostri Comuni, piccoli e piccolissimi” ha aggiunto la Consigliera “hanno la capacità di individuare le esigenze di transizione e come realizzarle. Ci vuole un lavoro di rete, che coinvolga il nostro Ente, l’Anci, insieme alla task force regionale, affinché i fondi del Pnrr non solo arrivino ai nostri Comuni, ma siano utilizzati nel modo migliore possibile”.In effetti sinora solo un terzo dei Comuni dell’area metropolitana ha partecipato ai bandi del Pnrr per la transizione digitale: i tempi sono stretti e il rischio è che i fondi vadano ad altre Regioni e amministrazioni, hanno fatto notare gli assessori regionali Marnati e Tronzano. Per questo entrerà in gioco il supporto di Torino Wireless e Csi che avranno il compito di fornire ai Comuni l’assistenza sia per la parte progettuale, in quei bandi in cui è prevista, sia quella procedurale, perché molti dei bandi dedicati ai Comuni prevedono l’erogazione di un contributo solo al raggiungimento degli obiettivi.

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Possibile retromarcia dell’Europa sulla transizione verde

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

E sui nuovi obiettivi di sostenibilità comincia a trovare riscontro nei numeri ufficiali, facendo sorgere nuovi timori per l’agricoltura del Vecchio continente – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo gli ultimi dati Eurostat diffusi dalla Commissione europea, nel 2020 sono state vendute negli Stati membri ben 340mila tonnellate di pesticidi. In Italia, seconda solo alla Spagna in questa speciale classifica, le tonnellate di pesticidi acquistate hanno superato quota 31mila contro le 24mila del 2019.Nelle scorse settimane numerose organizzazioni hanno avvertito del pericolo di un ritorno al passato in seguito alla guerra in Ucraina e alle difficoltà di approvvigionamento sui mercati delle derrate alimentari – prosegue Tiso. I dati dimostrano ora che queste paure non erano infondate e che si sta lentamente concretizzando un’inversione di tendenza. Se quest’ultima non verrà fermata in tempo, si rischia di bruciare in pochi mesi progressi che sono costati anni di battaglie e di impegno a livello europeo a nazionale. La politica agricola e ambientale dell’Europa procede ormai su due binari distinti: quello degli impegni e delle promesse e quello della realtà dei fatti. I numeri mostrano che lo scartamento fra questi ultimi si sta ampliando in nome di un’emergenza che andrebbe affrontata accelerando la trasformazione del primo settore invece di ripiegare su posizioni conservatrici. La reale potenzialità di una riforma radicale dell’agricoltura europea emergerà proprio nel corso di questa crisi, che sta mettendo in discussione certezze che sembravano acquisite.

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Convegno sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Dalla collaborazione tra la Fondazione Critica Liberale e il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, nasce ‘Piattaforma Tematica’, un luogo per affrontare e dibattere i grandi temi dell’attualità, aprendo a riflessioni e spunti risolutivi. “Partiremo dalla quantificazione del fabbisogno energetico italiano, tenendo conto del trend annuale e del prevedibile aumento o diminuzione nei prossimi anni, suddividendo tra richiesta di combustili per usi domestici e per usi industriali e richiesta di energia elettrica – dichiara il deputato Filippo Gallinella (Pres. Comagri Camera) – Cercheremo di ipotizzare un valore, credibile, di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Come integrare, dunque, la differenza?”. Dopo i saluti iniziali di Riccardo Mastrorillo (Critica Liberale), sarà il già presidente dell’Assemblea Parlamentare NATO Paolo Alli a riferire sul contesto internazionale e la sicurezza delle fonti di approvvigionamento. Il responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionali Italia dell’Enel, Paolo Iaccarino, illustrerà invece il ruolo delle fonti energetiche rinnovabili. Il Direttore Generale di Elettricità Futura Andrea Zaghi parlerà dei nuovi impianti rinnovabili con capacità di 60 GW, il presidente ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), Simone Togni, relazionerà sulla semplificazione come strumento per la transizione energetica mentre ad illustrare quale sarà il ruolo che potrà giocare il Mezzogiorno d’Italia in questo scenario viene affidato al direttore SVIMEZ, Luca Bianchi. Al presidente Gallinella, infine, saranno affidate le conclusioni dei lavori.

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Agricoltura: Biometano e biogas cruciali per l’autosufficienza e la transizione energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

28 aprile – “La scelta di investire su biogas e biometano non è più una possibilità da valutare, ma una necessità, sia per dare una risposta alla emergenza energetica e alle enormi difficoltà di approvvigionamento di materie prime, sia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Proprio perché le agroenergie oggi rappresentano una risorsa importantissima, vanno sostenute anche attraverso un’opera di sburocratizzazione e semplificazione delle norme. Nella mia attività parlamentare mi sono sempre fatto interprete di queste esigenze e, come terminale del comparto, ho portato in approvazione numerose norme di semplificazione. Ma non basta, bisogna fare uno sforzo ulteriore nell’emanazione del decreto biometano e Fer 2 per consentire all’agricoltura Italiana di partecipare pienamente a quel mix energetico di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno. Oggi più che mai”. Lo dichiara il deputato Gianpaolo Cassese, esponente M5S in commissione Agricoltura a margine del convegno ‘Biogas e biometano: la risposta agricola alla crisi energetica’, da lui promosso al Ministero delle Politiche agricole.“Nel 2021, gli impianti attivi in Italia – aggiunge – hanno prodotto 147 milioni di metri cubi di biometano, come ha reso noto Andrea Ripa di Meana, amministratore unico GSE, Gestore Servizi Energetici che ha riconosciuto 86 milioni di euro di incentivi. Attraverso le politiche di riconversione potremmo arrivare a oltre 900 impianti di biometano da attività agricola e forestale”. “Sia i presidenti Prandini (Coldiretti) e Giansanti (Agrinsieme), esponenti del comparto agricolo, sia il mondo ambientalista con Ciafani (Legambiente) – prosegue Cassese – hanno richiesto una accelerazione sulla semplificazione normativa che permetta di diffondere sui territori questi impianti, esempio perfetto di economia circolare per un’impresa agricola”. “Ringrazio il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, per aver ribadito l’impegno del Governo a partire dai 1,92 miliardi di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il comparto e per aver sostenuto la necessità di sburocratizzare gli iter autorizzativi per una transizione energetica che veda l’agricoltura protagonista” conclude Cassese.

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Transizione energetica: un percorso a ostacoli

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

A cura di Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Il ruolo chiave delle tecnologie pulite nella sesta ondata industriale, insieme alla digitalizzazione/IA e alla robotica, è ormai sempre più riconosciuto. Siamo solo all’inizio di un processo che vedrà le tecnologie green occupare un posto sempre più centrale negli investimenti pubblici e privati nei prossimi decenni. Nel 2021 la maggior parte dei paesi è stata colpita da un’impennata dei prezzi di petrolio, carbone e gas a causa del disallineamento tra domanda e offerta.La domanda di combustibili fossili si è ripresa rapidamente dopo l’allentamento dei lockdown. Allo stesso tempo l’aumento delle rinnovabili nel mix energetico globale e la siccità in America Latina, con ripercussioni sulla generazione di energia idroelettrica nella regione, hanno fatto aumentare la domanda di questi combustibili, che negli ultimi anni, hanno visto un calo degli investimenti dovuto alla debolezza dei prezzi delle materie prime e alle preoccupazioni legate ai fattori ESG. A causa dei problemi di approvvigionamento, l’offerta non è riuscita a tenere il passo con la domanda, facendo aumentare i prezzi.La crisi energetica e le tensioni geopolitiche globali accelereranno gli investimenti in rinnovabili e in tecnologie come la capacità di stoccaggio delle batterie e l’idrogeno verde, ma questo richiede una pianificazione più accurata della rete energetica, dato che le rinnovabili iniziano a superare il 30% della generazione di elettricità globale.Inoltre, le economie devono fare di più per quanto riguarda la riduzione della domanda di combustibili fossili: siamo ancora lontani dal picco della domanda globale di petrolio, atteso nei prossimi 5-15 anni.Le trasmissioni energetiche nei trasporti, nelle industrie e nel riscaldamento rappresentano il 78% delle emissioni globali. Oggi solo il 17% dell’energia proviene da fonti pulite e questa percentuale dovrà salire al 78% entro il 2050. La transizione verso l’energia pulita è necessaria anche dal punto di vista economico. Le rinnovabili sono ormai la forma più economica di generazione di nuova elettricità in circa il 90% del mondo e la recente impennata dei prezzi dei combustibili fossili ne migliora ulteriormente la competitività relativa in termini di costi. Inoltre il costo della mancata mitigazione del cambiamento climatico porterebbe a un’erosione del PIL annuale superiore al 3% entro il 2030. Infine, nel lungo periodo, il passaggio alle rinnovabili implica che governi e società non saranno più esposti alla volatilità dei prezzi delle materie prime, con evidenti benefici sociali.Le transizioni sono difficili, ma non impossibili. Non è la prima volta che attraversiamo transizioni energetiche: nel XIX secolo il passaggio dall’olio di balena al petrolio è stato altrettanto inflazionistico, poiché l’offerta è stata ridotta più velocemente della diminuzione della domanda, ma ciò non ha fermato la transizione verso una tecnologia energetica superiore. Crediamo che lo stesso valga per l’energia verde. (abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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Sostenere transizione green dei viticoltori

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

Cambiamenti climatici e contraccolpi economici e geopolitici della guerra in Ucraina non salvano neanche il settore del vino Made in Italy, tra i più forti a livello internazionale per produzione e qualità. Ecco perché serve più innovazione e ricerca in ambito vivaistico, ma anche una legge Ue per l’uso delle nuove tecniche di miglioramento genetico, strategiche nel rafforzare un settore che vuole rispettare l’impegno per la sostenibilità preso con il Green Deal Ue, ma anche tutelare la sua crescita e competitività. A dirlo è Cia-Agricoltori Italiani dalla 54° edizione di Vinitaly con il convegno nell’Area Meeting Spazio Mipaaf dal titolo “La qualità delle produzioni vitivinicole a partire dal materiale di moltiplicazione. Stato dell’arte e prospettive” insieme ai Moltiplicatori Italiani Viticoli Associati (M.I.V.A.) e al Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE). Per Cia occorre una normativa comunitaria che regoli il settore in materia di genome editing che è in grado di garantire un taglio dei fitofarmaci fino al 70%. Serve che l’Europa superi nel concreto l’attuale legislazione, ormai obsoleta e superata dallo stesso studio della Commissione Ue di un anno fa secondo cui le nuove biotecnologie agrarie non hanno nulla a che vedere con gli Ogm. Il genome editing non presuppone, infatti, inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie, ma opera internamente al Dna della pianta, che rimane immutato e assicura la continuità delle caratteristiche dei prodotti. Si perfeziona il corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità, costi minori e più adattabilità alle tipicità dei territori.“L’Europa deve dare un valore alla transizione ecologica che sia tangibile per le imprese agricole affinché non la subiscano e fare del genome editing uno degli asset principali del progresso da realizzare -ha detto il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino-. Ci aspettiamo molto, quindi, dalla nuova analisi d’impatto Ue sulle nuove tecniche genomiche come dalla consultazione pubblica del secondo trimestre 2022 per avere una proposta di legge a inizio del prossimo anno. È già tardi e i vigneti, come l’intera agricoltura, hanno stagioni che non possono aspettare”.

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L’accelerazione della transizione energetica comporta implicazioni per vari metalli, come il rame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Analisi a cura di Tom Nelson, Co-Head of Thematic Equity di Ninety One. I mercati si stanno muovendo sulla base di due fattori epocali, entrambi già visti in passato: uno shock energetico, legato al fatto che le principali catene di fornitura delle materie prime stanno subendo l’impatto di fattori geopolitici; e una transizione energetica. Il principale precedente a cui è riconducibile il primo fattore – lo shock energetico – è l’embargo petrolifero arabo del 1973-1974. Una lezione di quel periodo è che i mercati delle risorse naturali sono più vulnerabili agli shock dell’offerta di quanto gli investitori tendano a ricordare. Un altro è che come possibili scenari possono presentarsi incrementi netti e sostenuti dell’inflazione, che possono portare a cambiamenti considerevoli nella politica monetaria e a una stagflazione. Il secondo fattore concomitante è la transizione energetica, in questo caso dagli idrocarburi all’energia pulita. Anche in passato ci sono state importanti transizioni, quella dal legno al carbone a partire dalla metà del diciannovesimo secolo e quella dal carbone al petrolio e al gas iniziata circa 50 anni dopo. Questi cambiamenti evidenziano che le transizioni energetiche possono richiedere molti decenni, durante i quali le nuove fonti di energia vanno a sovrapporsi con quelle esistenti. Questo è il punto in cui ci troviamo oggi. Un elemento determinante di questa transizione energetica è l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, che potrebbe rendere questa transizione più veloce delle due precedenti. Un altro sono le implicazioni della domanda per alcuni metalli e materiali. La transizione da un sistema energetico basato sugli idrocarburi richiede grandi quantità di rame, nichel, zinco, litio, alluminio, acciaio e altre commodities per scopi quali l’elettrificazione, la produzione di batterie e di veicoli elettrici e l’installazione di impianti di energia rinnovabile. L’andamento dei prezzi a cui stiamo assistendo evidenzia quanto il mondo dipenda dalla Russia per diversi prodotti. Quindi, come farà il sistema energetico globale a trovare un equilibrio dopo l’invasione russa dell’Ucraina? Ci aspettiamo che il passaggio alle energie rinnovabili acceleri, in parte perché i prezzi gonfiati degli idrocarburi rendono le fonti di energia pulita ancora più attraenti dal punto di vista economico nel lungo termine, e anche perché l’esigenza di sicurezza energetica accresce l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico.Il percorso da qui in avanti non sarà semplice. Per prima cosa, in Europa, ci saranno implicazioni di bilancio considerevoli derivanti dall’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture per l’energia rinnovabile in un contesto di tassi di interesse in aumento e di crescita della spesa per la difesa. Ma, gli investitori dovrebbero tenere presente che, sebbene possano sembrare allo sbando, i mercati sono invece guidati da potenti forze che determineranno i risultati degli investimenti negli anni a venire. (abstract by ecomunicare.onmicrosoft.com)

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Asiago DOP chiude un 2021 di transizione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2022

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago chiude un 2021 di transizione con un graduale ritorno a livelli produttivi degli anni precedenti la pandemia e scelte orientate ad una produzione sempre più sostenibile, diventata il “new normal” per oltre dieci milioni di famiglie. Nel 2021, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago torna ad una produzione più in linea con le annualità precedenti la crisi pandemica. Nel 2020, il formaggio Asiago DOP aveva toccato i massimi storici, grazie agli sforzi dei soci per dare ai consumatori una garanzia di presenza nei punti vendita. Nel 2021, con l’applicazione del Piano di Regolazione dell’Offerta introdotto per il biennio 2021-2023, Asiago DOP giunge ad una produzione complessiva di 1.651.083 forme di cui 283.133 di Stagionato e 1.367.950 Fresco, con un calo produttivo del 4,7% rispetto al 2020 ma che, rispetto al 2019, l’ultimo anno prima della pandemia, segna una crescita del 5,9%, con un significativo aumento dell’Asiago DOP Stagionato (+31%), la tipologia particolarmente apprezzata durante il lockdown, e una sostanziale stabilità dell’Asiago DOP Fresco (+1,8%).I profondi cambiamenti strutturali del mercato e dell’intero sistema del mondo caseario, la sofferenza del canale Horeca, la forte contrazione del comparto dei formaggi semiduri, unito alla difficile situazione internazionale tra dazi e pandemia, ha reso il 2021 un anno particolarmente complesso nel quale, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha scelto d’abbracciare le profonde trasformazioni in atto puntando con decisione e coerenza sulla sostenibilità e naturalità del prodotto, la valorizzazione delle lunghe stagionature e l’introduzione del caglio vegetale.Proprio l’evoluzione di un diverso approccio al cibo, fatto di valori autentici, orientati ai temi della salute, del benessere, della sostenibilità e dell’acquisto “consapevole” ha portato il formaggio Asiago ad essere l’interprete del desiderio di “normalità”. Nel 2021, la specialità veneto-trentina è diventata il “new normal” per oltre dieci milioni di famiglie italiane, con un aumento del 2,2% rispetto al massimo storico raggiunto nel 2020 (dati GFK) e una crescita, nel mese di dicembre 2021, delle vendite a volume, del 6,2%. Una conferma che Asiago DOP è sempre più protagonista del ritorno a una socialità che riscopre il gusto della convivialità e del buon cibo capace di raccontare la sua origine.

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Credem punta sulla transizione energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Credem Private Equity SGR, la società di gestione di private equity del Gruppo Credem, ha perfezionato tramite i tre fondi in gestione (Elite, Credem Venture Capital II ed EltifPlus) l’investimento in Regas, società attiva nella progettazione e nella gestione di impianti di decompressione, stazioni di misurazione ed apparecchiature specifiche per la regolazione ed il monitoraggio del gas immesso in rete, nonché leader in Italia nel servizio di odorizzazione del gas, funzione critica per la sicurezza delle pipeline. Regas è nata nel 1998 da un’intuizione di Francesco Jamoletti ed Angelo Mapelli ed è partner delle principali utility del settore gas (tra cui Italgas, Snam e 2i Rete Gas). I servizi ed i prodotti Regas hanno ed avranno un ruolo centrale nella realizzazione degli ingenti investimenti previsti per la gestione della prima fase di transizione energetica, che prevede l’immissione in rete di importanti quantità di biometano ed idrogeno verde. L’investimento congiunto dei tre fondi di Credem Private Equity, pari complessivamente a quasi 18 milioni di euro, si configura come una tipica operazione di leveraged buyout (LBO), a conclusione della quale la società sarà controllata dai fondi stessi mentre Francesco Jamoletti, fondatore di Regas, possiederà una quota pari al 30% e manterrà le deleghe operative in continuità con l’attività attuale.I tre fondi di Credem Private Equity, società guidata dagli amministratori delegati Maurizio Esposito e Daniele Molinaro, dispongono di una dotazione iniziale complessiva di oltre 200 milioni di euro e, con l’investimento in Regas, hanno perfezionato congiuntamente la terza operazione dall’avvio, dopo quelle in BrandOn e Vista Vision. Per quanto riguarda il fondo EltifPlus, che ha chiuso il periodo di raccolta lo scorso giugno con oltre 130 milioni di euro, si tratta della prima operazione finalizzata. Il fondo, in particolare, parteciperà sia con equity, sia con l’erogazione di una linea di mezzanino subordinata a quelle erogate dal pool di banche finanziatrici.

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Ambiente e transizione in agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2021

“Lo stoccaggio della CO2 è uno degli obiettivi che ci vengono posti per mitigare gli effetti del surriscaldamento globale, limitandolo a 1,5 gradi. Ciò può avvenire piantando più alberi, ma l’Italia ha evidenti limiti geografici, oppure attraverso una corretta gestione forestale. Sebbene gli agricoltori siano responsabili di appena il 7 per cento delle emissioni di gas serra nel nostro Paese, di cui parte riassorbita dalle attività agricole stesse, ritengo che possano svolgere un ruolo cruciale nella cattura di CO2 nei suoli, sotto forma di carbone vegetale o biochar ottenuto tramite pirolizzazione della biomassa. Una visione che trova d’accordo anche il Governo che si impegnerà a valutare finanziamenti per il comparto agricolo in tal senso, nel rispetto delle finanze pubbliche”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, che ha depositato un ordine del giorno al Decreto sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), accolto dal Governo.“L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha elaborato una modalità di calcolo per il sequestro di carbonio – aggiunge Gallinella – che conferma come stoccare una tonnellata di biochar equivalga a tre tonnellate di CO2 circa. Il carbone vegetale, inoltre, dal 2015 è inserito nella lista degli ammendanti dal Ministero delle Politiche agricole. Gli agricoltori, dunque, possono raggiungere il duplice risultato di migliorare i suoli o addirittura recuperare quelli più degradati e di contribuire allo stoccaggio della CO2”.“Ritengo, però, che questo impegno nel comparto primario nel porre rimedio ai danni ambientali causati da altri settori debba essere incentivato attraverso risorse dedicate e finalizzate allo sviluppare pratiche e tecnologie, oggi già disponibili. Lo step successivo sarà quello di certificare questi crediti per renderli vendibili sul mercato” conclude.

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Hitachi: così l’Italia può definire una transizione energetica sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Ad una settimana dal lancio del Pre-Cop26, Hitachi ha presentato, presso la sede di Boston Consulting Group (BCG) “Race to Zero: How to Define a Sustainability Plan for Italy”, iniziativa patrocinata dal Ministero della Transizione Ecologica. L’incontro è stato occasione per illustrare i risultati di un’analisi approfondita condotta in collaborazione con BCG, contenente una serie di azioni prioritarie per ridurre l’impronta di carbonio italiana attraverso l’applicazione di tecnologie innovative. In primo luogo, l’Italia dovrebbe consumare ed diminuire le emissioni migliorando l’efficienza dei processi esistenti, e in questo la tecnologia digitale è la chiave per raggiungere gli obiettivi. Entro il 2030, l’economia mondiale crescerà del 40% ma dovrà consumare il 7% in meno per essere in linea con l’obiettivo “net zero” entro il 2050. In secondo luogo, l’Italia dovrebbe aumentare l’energia primaria derivante da fonti rinnovabili, cambiando progressivamente il mix. Quasi 1 tonnellata di CO2 su 3 oggi deriva dal solo settore energetico, ma entro il 2050 il settore sarà dominato globalmente dalle rinnovabili e l’elettricità rappresenterà quasi il 50% del consumo totale di energia a livello globale – rispetto al 20% circa di oggi. Per citare una fonte, l’eolico offshore potrebbe diventare un’industria di produzione rinnovabile di 5 GW entro il 2040 – secondo l’ANEV Associazione Nazionale dell’Energia Eolica. La necessità di integrare risorse rinnovabili su larga scala nella rete elettrica aggiunge strati di complessità ai modelli di produzione e distribuzione dell’energia, e tre elementi principali sono necessari per gestire questa crescente complessità: ° Tecnologie di stoccaggio e loro diffusione ° Reti elettriche nuove e migliorate sia a livello di distribuzione che di trasmissione ° Ampia diffusione delle tecnologie digitali per assicurare l’affidabilità e l’efficienza energetica economica e operativa: La digitalizzazione può portare a impatti positivi dal punto di vista di una più facile gestione dei sistemi energetici e della loro ottimizzazione. In terzo luogo, una volta che il processo sarà efficiente e l’energia “pulita”, sarà necessaria l’elettrificazione del consumo quando possibile ed economicamente sostenibile. Questo significa utilizzare l’elettricità come principale fonte di energia: una scelta che il mondo ha già fatto, ma che deve accelerare. Tutti gli ambiti di utilizzo sono coinvolti, dal consumo energetico industriale, alla mobilità, dal riscaldamento alla cucina. Guardando alla mobilità, il settore dei trasporti (aerei, ferroviari, marittimi, autotrasporti pesanti e leggeri) è responsabile di circa il 16% delle emissioni globali di gas serra (GHG) e del 28,6% di quelle italiane (99,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente). Attualmente, il maggior contributo alle emissioni è dato dal trasporto su strada, principalmente auto e autobus (93%). I combustibili fossili rappresentano ancora la principale fonte di energia. Infine, quando l’energia non è un’opzione, per i settori cosiddetti “Hard-to-abate” si devono adottare nuove fonti a basso contenuto di carbonio come l’idrogeno, i biocarburanti, i syn-fuels.

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Transizione digitale per le PMI lombarde

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

La transizione digitale, in particolar modo quella legata alle tecnologie di Industria 4.0, potrebbe essere nei prossimi 7 anni a costo zero per molte PMI lombarde. È quanto emerge dalla stima effettuata dal Centro Studi CNA Lombardia, che ha valutato il combinato disposto di PNRR e dei fondi strutturali di Next Generation EU, che copriranno in maniera sinergica sia investimenti in ricerca, tecnologia e macchinari grazie al FESR, sia gli investimenti in capitale umano grazie al FSE plus.In sintesi, nei prossimi 7 anni le imprese lombarde potranno contare su aiuti e sostegni nell’ambito 4.0 e crescita digitale pari a 9,8 miliardi di euro, pari a 5 volte il totale dei fondi strutturali spesi negli ultimi 7 anni da Regione Lombardia tramite il FESR e il FSE ovvero per ricerca, innovazione, sviluppo, formazione, istruzione e politiche sociali e politiche attive per il lavoro.Queste risorse, secondo le stime CNA, genereranno due mercati paralleli. Da una parte infatti crescerà il bisogno di esperti e consulenti esterni muovendo un volume d’affari nella sola Lombardia pari al 20% delle risorse, ovvero 1,98 miliardi di euro. Dall’altra si prevede che le imprese investano nel capitale umano ed in particolare nella formazione continua, creando un volume d’affari che tipicamente è pari al 10% dell’investimento, ovvero 0.98 miliardi di euro. In questo caso le risorse del POR FSE regionale non saranno sufficienti a coprire i fabbisogni di formazione continua del personale, ma le PMI potranno giocare due carte di assoluto rilievo: da una parte il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze (il MISE ha assicurato un miliardo di euro su base nazionale), dall’altra l’accesso alle risorse dei fondi interprofessionali.In questa direzione si muove l’intesa siglata tra CNA Lombardia, l’ente di formazione Ecipa Lombardia e il MADE, Competence Center per l’Industria 4.0 per la definizione e la costruzione di percorsi formativi a favore della digitalizzazione delle micro e piccole imprese del territorio.L’iniziativa punta a finanziare i percorsi formativi con le risorse di Regione Lombardia a valere sul Programma Operativo Regionale FSE. Le imprese troveranno inoltre risposte formative incardinate a 5 filoni tematici: prodotto 4.0 e processo 4.0; manutenzione 4.0; big data 4 small business; automazione, robot, cobot ed ottimizzazione di processo; transizione sostenibile ed economia circolare.

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Transizione dall’era fossile a quella rinnovabile nell’industria chimica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

I membri della Renewable Carbon Initiative (RCI) (www.renewable-carbon-initiative.com), fondata nel settembre 2020, hanno unito le forze per dare forma alla transizione dall’era fossile a quella rinnovabile nell’industria chimica e dei materiali. Questo significa diffondere il concetto di carbonio rinnovabile e sviluppare nuove catene di valore basate sul carbonio rinnovabile come materia prima.Nel frattempo, sono iniziate diverse attività di cui possono beneficiare anche i membri futuri. La prima e più importante è l’avvio di un’analisi politica ad ampio raggio. Quali saranno gli effetti della prossima regolamentazione dei prodotti chimici, della plastica e di altri materiali? Quando e dove è opportuno enfatizzare e citare l’idea del carbonio rinnovabile? L’analisi politica esaminerà le politiche attuali nell’Unione Europea – ed è prevista una successiva espansione anche in America e in Asia. Verrà posta un’attenzione particolare alle politiche e alle regolamentazioni in via di attuazione e sul loro impatto sul carbonio rinnovabile. I membri stanno attualmente decidendo da dove iniziare esattamente, ma le questioni che possono essere prese in considerazione sono: cosa significa la nuova legge sul clima e il “Fit for 55-Package” per le sostanze chimiche e i materiali? Cosa ci si può aspettare dal regolamento REACH e dalle restrizioni sulle microplastiche? Quanto è rilevante la “Sustainable Products Initiative” e le prossime restrizioni per i Green Claims? Economia circolare, inquinamento zero e finanziamento sostenibile sono parole chiave del futuro panorama europeo, che nei prossimi anni potrebbero diventare molto concrete per la chimica e i materiali. Fino a che punto il concetto di carbonio rinnovabile per i materiali è già stato considerato nelle politiche attuali e come potrebbe essere ulteriormente introdotto nella legislazione futura, sono due dei temi principali su cui indaga il gruppo di lavoro “Politica”.A questo gruppo di lavoro possono partecipare tutti i membri dell’RCI. Gli esperti di politica forniscono la loro analisi come base, organizzando discussioni tra i membri del gruppo di politica e pianificando incontri con i responsabili politici per introdurre il concetto di carbonio rinnovabile Sono stati creati altri gruppi di lavoro, uno dei quali si concentra sulla comunicazione e l’altro sullo sviluppo di un marchio per il carbonio rinnovabile. All’inizio di settembre verrà introdotta una comunità del carbonio rinnovabile come punto di partenza per un’interazione ancora maggiore tra i membri, per discutere strategie, creare nuove catene di valore e avviare consorzi di progetto. La Renewable Carbon Initiative (RCI) è un gruppo dinamico e ambizioso di parti interessate. Da quando è stato formato, quasi un anno fa, il numero dei membri è più che raddoppiato e ora fanno parte dell’RCI 25 membri, 6 partner e oltre 200 sostenitori. L’iniziativa accoglie tutte le aziende che hanno intrapreso il percorso di trasformazione della loro base di risorse da fossili a rinnovabili.

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“Il Superbonus al 110% è uno dei pilastri della transizione ecologica”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2021

Almeno per due ordini di motivi: il primo, perché va fatto un grande lavoro sull’efficientamento energetico (e sismico) degli edifici; il secondo, perché la sostenibilità ambientale va di pari passo con la sostenibilità sociale ed economica, e la riqualificazione ambientale produce utili e lavoro. Questo è un concetto che noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo molto chiaro, ed è per questo che stiamo spingendo molto su questa misura.Il Superbonus sta funzionando e, grazie al grande lavoro Parlamentare, durante la conversione del Decreto Semplificazioni, ha avuto, proprio in queste ultime settimane, un’importante accelerazione. L’introduzione del modello unico ha, infatti, drasticamente semplificato gli adempimenti per accedere all’agevolazione. In un solo mese (da luglio ad agosto) abbiamo registrato un grande aumento dei cantieri avviati, che attualmente sono 32 mila, e i lavori nei condomini sono incrementati del 45%.Stiamo riuscendo così a garantire ad un maggior numero di cittadini la possibilità di ottenere, per i loro immobili, una maggiore efficienza da un punto di vista energetico e sismico. E da questo processo di transizione, con la riduzione delle emissioni ed una rigenerazione urbana, a trarne beneficio non saranno solo i singoli cittadini ma l’intera comunità. Questa resta una misura strategica”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Agricoltura: Processi di transizione ecologica e digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

Il Governo si è dichiarato pronto a valutare l’opportunità di introdurre misure di sostegno finalizzate ad accelerare i processi di transizione ecologica e digitale delle imprese agricole, come per esempio l’introduzione di un voucher destinato all’acquisto di servizi innovativi integrati per la smart agriculture, al fine di poter incrementare la trasformazione digitale del settore agricolo, migliorandone l’efficienza e la sostenibilità”. A dichiararlo è il deputato Luciano Cadeddu, esponente M5S in commissione Agricoltura e primo firmatario dell’ordine del giorno approvato nell’ambito della conversione in legge del decreto Sostegni-bis.“Nel 2020 – prosegue -, le start up agrifood hanno visto investimenti a livello globale per circa 30 miliardi di dollari, registrando una crescita di oltre il 30%. In Italia, il mercato della smart agriculture rappresenta circa il 10% delle start up nazionali. Nuovo sviluppo giungerà grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che stanzia 500 milioni di euro per l’innovazione e la meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare. L’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione e l’utilizzo di tecnologie, infatti, sono elementi imprescindibili per la riduzione delle emissioni e la sostenibilità ambientale nonché sono in grado di aiutare gli agricoltori a trasformare più rapidamente i propri metodi di produzione”.“La digitalizzazione del comparto agricolo, pertanto – aggiunge Cadeddu – gioca un ruolo fondamentale per ottenere migliori risultati ambientali, aumentare la resilienza climatica e ottimizzare i processi produttivi. La diffusione di nuove tecnologie digitali come Internet of Things, big data, intelligenza artificiale e blockchain possono contribuire al rilancio dell’agricoltura italiana, comparto strategico per il Paese, preparandolo alle grandi sfide su scala globale come la sostenibilità, i cambiamenti climatici e la povertà alimentare” conclude.

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