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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘trapianti’

Provvedimento in materia di trapianti

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

“Il ministro della Salute Giulia Grillo firma un provvedimento fondamentale per il futuro di tanti malati che attendono il trapianto”. Da Newcastle, dove sono in corso i Giochi Mondiali dei Trapiantati il Presidente nazionale di ANED – Dott. Giuseppe Vanacore- commenta positivamente la scelta del Ministro.
“Si tratta di un provvedimento atteso da anni, arenato tra pastoie burocratiche e opportunismi politici. Meglio tardi che mai: una buona notizia per i novemila pazienti il lista di attesa. Con tutte le garanzie previste dalla legge, di informazione e notifica ai cittadini, è giusto che il principio del silenzio assenso previsto dalla legge 1/99 decolli. Questo provvedimento serve a superare le inerzie e a ridurre le opposizioni, quasi sempre dovute alla scarsa informazione. Più trapianti è soltanto più vita è sono convinto che non vi sia un cittadino italiano che non condivida questo principio. Già milioni di persone si sono dichiarate, nelle more della legge, favorevoli a trapianto. Ora finalmente con il silenzio assenso, se davvero decolla, si potrà fare il passo avanti decisivo. Ringraziando il Ministro per questa sua iniziativa, la prendiamo in parola quando annuncia che il Ministero attiverà una importante campagna di comunicazione e informazione dei cittadini. E ci auguriamo che l’attuale contingenza politica non rallenti e affievolisca questa deteminazione”.

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A Udine quattro giorni dedicati a chirurgia e trapianti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

udineUdine Mercoledì 25 ottobre nel pomeriggio si svolgerà il corso precongressuale “Introducing a new concept in Kidney Transplantation”. Nella mattina inizierà la seconda parte del corso precongressuale dal titolo “From static to dynamic organ preservation” e nella seconda parte della mattinata avverrà la consegna della laurea Honoris Causa da parte del Professor Alberto De Toni, Rettore dell’Università di Udine, a Ronald W. Busuttil, Professore all’Università UCLA di Los Angeles e Direttore del Dipartimento di Chirurgia nello stesso ateneo. «Il Professor Busuttil è stato presidente dell’American Society of Transplant Surgeons e dell’International Liver Transplant Society» spiega Andrea Risaliti, Direttore della Clinica Chirurgica e del Centro trapianti fegato, rene e pancreas dell’ Azienda ospedaliero universitaria di Udine e Presidente del Congresso. «Nel 1984 il Professor Busuttil ha fondato il Programma trapianti di fegato alla UCLA University di cui è stato direttore per trent’anni. Il centro è diventato uno dei più importanti al mondo per il trapianto di fegato e ha eseguito quasi seimila trapianti». Giovedì pomeriggio inizierà il Congresso vero e proprio, dal titolo “HPB Surgery: Udine meets the experts”, in cui verranno descritte le tecniche di trapianto del fegato, compresi l’utilizzo della laparoscopia e della robotica, che proseguirà venerdì 27 ottobre. Sabato 28 ottobre, infine, è in programma un simposio satellite dedicato alla scuola italiana di chirurgia del seno.

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Si aprono nuove prospettive all’utilizzo di organi provenienti da donatori in età avanzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

trapianto-fegatoIl fegato rallenta il processo di invecchiamento se trapiantato in una persona più giovane del donatore sulla base di nuovi marcatori molecolari. Lo affermano i ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. Il fegato ha delle enormi proprietà di rigenerazione, che consentono di eseguire interventi chirurgici di asportazione fino al 70% dell’organo in presenza di alcune malattie o di particolari tumori. Contrariamente ad altri organi, il fegato può però essere utilizzato con successo per il trapianto, indipendentemente dall’età di chi lo dona. Lo studio ha identificato nuovi marcatori di invecchiamento nel fegato umano, il loro ruolo tra donatore-ricevente nel caso di trapianto e soprattutto offre nuove prospettive all’utilizzo di organi provenienti da donatori anziani. Questa originale ricerca sull’invecchiamento del fegato è stata condotta, per la prima volta, impiegando il modello del trapianto di fegato nell’uomo. In precedenza ricercatori americani avevano valutato analoghe problematiche solo su modelli animali.
“Abbiamo analizzato – illustrano Miriam Capri e Claudio Franceschi del Dipartimento di Medicina Sperimentale Diagnostica e Specialistica dell’Università di Bologna – biopsie del fegato provenienti da donatori d’organo di età da 12 a 92 anni, campioni di sangue da soggetti riceventi pre e post-trapianto, ed anche biopsie di fegato pre-post-trapianto, provenienti da persone in cui la differenza di età con il donatore del fegato era particolarmente marcata. Lo studio ha portato alla luce, con un approccio molecolare e bioinformatico, nuovi marcatori di invecchiamento e l’incremento di alcune piccole molecole di RNA (microRNAs) attive nella regolazione dell’espressione dei nostri geni. Questo incremento si riduce molto in riceventi più giovani mentre è decisamente elevato in riceventi più anziani dei donatori. Inoltre, l’analisi dei profili di alcuni carboidrati complessi presenti nelle proteine del sangue periferico e che in parte sono prodotte da tessuto epatico, ha confermato come questo organo sia effettivamente funzionale dopo il trapianto e come vi siano alcuni segni molecolari di ringiovanimento indipendentemente dall’età del donatore, proprio tramite l’analisi di questi carboidrati.”
“Lo studio – evidenzia Gian Luca Grazi, direttore della Chirurgia EpatoBilioPancreatica dell’Istituto Tumori Regina Elena – rappresenta un importante passo in avanti nell’acquisizione di marcatori molecolari capaci di descrivere i processi di invecchiamento del fegato. Ma apre anche le porte ad ulteriori filoni di ricerca nella valutazione dell’invecchiamento dell’organo, con e senza patologia, e le relative modificazioni dell’espressione dei geni che possono contribuire al rischio dello sviluppo di tumori.”
Nel campo del trapianto giustifica, per la prima volta su basi biologiche, l’utilizzo degli organi che vengono donati da persone in età avanzata a scopo di trapianto. Lo studio è stato condotto nell’ambito di un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) vinto dai ricercatori. Rif. Articolo : Identification of miR-31-5p, miR-141-3p, miR-200c-3p, and GLT1 as human liver aging markers sensitive to donor-recipient age-mismatch in transplants.

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Staffetta di trapianti di 3 cuori e due reni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

ospedale padovaGrazie alla generosità di più persone, sono stati donati 3 cuori e il Centro Trapianto Cardiaco dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, ha potuto inserirli in 2 uomini e una donna. I riceventi – di questo straordinario dono – sono di età tra i 50 e i 65 anni.
La staffetta dei medici dell’Azienda Ospedaliera, con uno sforzo importantissimo nonostante il periodo estivo, ha visto all’opera più equipes cardiochirurgiche, chirurgiche, anestesiologiche, infermieristiche, di personale tecnico di supporto e amministrativo, con l’unico obiettivo di salvare in tempo delle vite umane.
Il 1° trapianto di cuore, avvenuto nelle scorse 24 ore, è iniziato alle 11.40 e si è concluso alle 16.15. Il 2° è cominciato alle 3.00 del mattino successivo e alle 8.30 in contemporanea è stata aperta una nuova sala operatoria per cominciare le operazioni per il 3° trapianto di cuore in contemporanea al secondo. Alle 12.30 si è concluso il secondo trapianto e alle 18.00 dello stesso giorno è terminato il terzo trapianto di cuore. Nell’arco di poco più di 24 ore le equipes cardiochirurgiche: 7 cardiochirurghi, 4 anestesisti, 4 perfusionisti, 8 infermieri, con un impegno al quale non sono estranee, eseguivano a Padova i delicati interventi per l’inserimento dei cuori in pazienti che soffrivano di gravi patologie cardiache e già sottoposti a più interventi al cuore.L’attività di trapianto ha la prerogativa di necessitare di modelli organizzativi e gestionali che coinvolgono strutture multidisciplinari non solo all’interno del singolo Ospedale ma tra più strutture sia regionali che extra regionali e per questo che in Italia è stata creata la Rete Nazionale per i Trapianti composta dal Centro Nazionale Trapianti, dai Centri Interregionali di Riferimento, dai Coordinamenti Regionali, dai Coordinamenti Locali e dai Centri di prelievo e trapianto.
Il Centro Trapianti di Cuore di Padova diretto dal Prof. Gino Gerosa, ha compiuto i trapianti grazie all’impegno profuso da tutti i suoi collaboratori e continua a percorrere e a superare le strade della trapiantologia aperte dal noto precursore Prof. V. Gallucci nel 1985 (data del primo trapianto di cuore in Italia) con un duplice trapianto di cuore in simultanea, con più equipes all’opera simultaneamente. La disponibilità degli operatori che prontamente hanno risposto all’emergenza ha permesso l’eccezionale staffetta che in sole 24 ore ha realizzato i trapianti di cui 2 in simultanea allestendo contemporaneamente più sale operatorie.
Sempre nelle stesse 24 ore l’Azienda Ospedaliera di Padova è stata impegnata con il Centro Trapianti di Rene diretto dal Prof. Paolo Rigotti, in due delicati trapianti di rene effettuati in sequenza. L’attività chirurgica ha coinvolto 12 figure professionali includendo l’equipe chirurgica, anestesiologica ed infermieristica. I due pazienti affetti da grave insufficienza renale cronica che hanno ricevuto il rene sono di età tra i 60 e i 65 anni.Tutti gli organi donati provengono da più regioni d’Italia e anche i 5 pazienti riceventi, trapianti a Padova nelle 24 ore, sono di diverse regioni d’Italia, uno è di altra nazionalità. (foto: ospedale padova)

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Trapianti di fegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 gennaio 2015

istituto tumoriL’Istituto Nazionale dei Tumori, unico ospedale oncologico autorizzato dal Ministero della Salute all’esecuzione di trapianti epatici, è primo nella classifica dei Centri italiani che effettuano questo intervento, sia in termini di percentuali di successo – ovvero di sopravvivenza dei pazienti sottoposti all’intervento (95.4% ad un anno di distanza e 84.4% a 5 anni di distanza dal trapianto) – sia dal punto di vista del funzionamento dell’organo post trapianto (che agli stessi intervalli di tempo è del 92.9% e dell’80%). I dati sono stati diffusi in questi giorni dal Sistema Informativo Trapianti – organo del Ministero della Salute, del Centro Nazionale Trapianti e della Rete Nazionale Trapianti – e prendono in esame l’attività di trapianto di fegato eseguita in Italia nell’arco di 13 anni, dal 2000 al 2012.L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano eccelle anche nella percentuale di soddisfacimento delle lista di attesa, pari al 77.8%: un dato che spicca rispetto alla media nazionale e che conferma l’estrema attenzione dell’Istituto per l’utilizzo ottimale del patrimonio di organi donati e destinati ai pazienti colpiti da tumore.Il trattamento del cancro del fegato, all’Istituto Nazionale dei Tumori è garantito dal team multidisciplinare di Epato-Oncologia, diretto dal dottor Vincenzo Mazzaferro, che ricopre anche la carica di Capo Dipartimento di Chirurgia. “Il nostro è l’unico Centro in cui una struttura ad alta specializzazione in oncologia opera anche nel campo dei trapianti – afferma il dottor Mazzaferro –. I recenti dati del Sistema Informativo Trapianti registrano le buone performance garantite da questa sinergia e rappresentano per noi un ulteriore incentivo all’eccellenza, considerato anche che attualmente, in Italia, la diagnosi di un tumore epatico è presente nel 40% dei pazienti sottoposti al trapianto di fegato. Il trapianto di fegato è infatti l’unico trapianto di un organo solido accettato nel mondo come strumento definitivo di cura di un tumore. Lo sviluppo di questa prospettiva di cura, in circa 20 anni ha fatto del tumore epatico la ragione prevalente di trapianto in tutti i Centri del mondo. I risultati ottenuti dal nostro Istituto, che per ciascuno degli ambiti presi in esame sono superiori di circa il 7% rispetto alla media nazionale, confermano l’efficacia del trapianto di fegato nella cura del tumore primitivo del fegato. Si tratta, del resto, di un metodo – conclude il dottor Mazzaferro – che si è diffuso nel mondo a partire da criteri di scelta, elaborati e per la prima volta applicati nel nostro Istituto e per questo noti come ‘Criteri di Milano’”.I risultati ottenuti attraverso i trapianti si aggiungono a quelli raggiunti dall’Istituto Nazionale dei Tumori con le altre terapie contro i tumori primitivi e secondari del fegato offerte da questa Istituzione di eccellenza dell’Oncologia italiana, grazie all’utilizzo di nuovi farmaci, di nuovi interventi e di nuove tecnologie integrate. Inoltre, l’introduzione sul mercato dei nuovi farmaci contro l’epatite C potrà nel prossimo futuro ulteriormente migliorare questi risultati, e molto probabilmente offrire maggiori opportunità di trapianto e di resezione epatica ai pazienti con tumore.“I risultati di eccellenza fatti registrare dall’Istituto Nazionale dei Tumori sono frutto di una competenza tecnico-scientifica indiscussa, in grado di integrare tutti gli approcci terapeutici disponibili per il trattamento delle diverse patologie neoplastiche, incluso il trapianto. In questo campo, in particolare, un riconoscimento importante deve essere tributato all’azione di programmazione e organizzazione portata avanti dal Coordinamento Trapianti di Regione Lombardia e dal Centro Inter-Regionale di Riferimento del Nord Italia Transplant”, sottolinea il Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Giuseppe de Leo.L’elevato numero di trapianti effettuati da ciascun Centro in Regione Lombardia, la distribuzione e la complessità della casistica, la composizione delle liste di attesa e i criteri comuni di candidatura al trapianto, nonché di scelta del ricevente al momento dell’offerta di un organo, costituiscono infatti i cardini del risultato globale di eccellenza fatto registrare da tutti i Centri lombardi, che complessivamente garantiscono oltre un quarto (il 27%) di tutti i trapianti eseguiti in Italia.

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Le innovazioni nel campo dei trapianti arrivano in Parlamento

Posted by fidest press agency su sabato, 13 dicembre 2014

trapiantiPresentati alla Camera dei Deputati il sistema di gestione integrata nel servizio di trasporto organi e una nuova tecnologia di perfusione del fegato in uso al Papa Giovanni XXIII.
Sono arrivati fino al Parlamento italiano l’innovativo progetto di gestione del trasporto d’organi, chiamato Gisto, e un nuovo sistema di perfusione del fegato, entrambi disponibili all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. A spiegare nei giorni scorsi le loro caratteristiche di fronte a una platea composta dai maggiori esperti italiani c’erano rispettivamente Mariangelo Cossolini, responsabile del Coordinamento prelievo e trapianto di organi e tessuti della provincia di Bergamo, e Michele Colledan, direttore del Dipartimento di Chirurgia del Papa Giovanni. Il nuovo sistema di trasporto è finalizzato a prevenire gli errori umani in fase di trasporto e a vegliare costantemente sullo stato di conservazione dell’organo monitorandone temperatura e tragitto attraverso appositi box isotermici (muniti di ghiaccio, chiusura ermetica, termometro e testati tramite crash-test presso il Politecnico di Milano). Cuore del sistema sono le etichette intelligenti antieffrazioni collocate sui box, in grado di registrare l’ospedale di donazione e quello di trapianto e inviare tramite un transponder a una piattaforma online tutte le informazioni utili, come il tipo di organo, la sua posizione lungo il tragitto, la provenienza, la destinazione, la temperatura e le generalità dell’autista o dell’équipe medica che sta trasportando l’organo. In questo modo i box sono sempre rintracciabili ed è possibile intervenire tempestivamente anche in caso di incidente stradale.L’innovativo progetto per il trasporto di organi destinati al trapianto è stato coordinato da Mariangelo Cossolini e nasce grazie alla collaborazione con il Coordinamento trapianti di Regione Lombardia, Areu, NITp e Avionord (società che si occupano già del trasporto degli organi).Da giugno, mese di lancio del sistema all’Ospedale di Bergamo, ad ottobre, il Gisto è già stato utilizzato con ottimi risultati su 22 organi, 16 dei quali trasportati su gomma, uno per via aerea e 5 prelevati e poi trapiantati internamente dell’équipe dell’Ospedale di Bergamo.Michele Colledan invece ha fatto una panoramica sulle moderne tecniche di perfusione extracorporea degli organi, una delle quali è temporaneamente disponibile in via sperimentale al Papa Giovanni. Si tratta di un’apparecchiatura che, perfondendo con opportune soluzioni il fegato prelevato da un donatore, consente di ottimizzarne la funzionalità, migliorarne le condizioni e di valutarne quindi, in condizioni standard, l’effettiva idoneità al trapianto.Mariangelo Cossolini e Michele Colledan interverranno anche al convegno organizzato da Regione Lombardia e Éupolis Lombardia “ Donazione e trapianto in Regione Lombardia: stato dell’arte, innovazione, prospettive ”, in programma il 17 e 18 dicembre a Milano. Cossolini interverrà alla tavola rotonda dedicata alla consapevolezza e al consenso alla donazione degli organi, mentre Colledan parlerà della tecnica split nei trapianti di fegato, per cui l’Ospedale Papa Giovanni XXIII è tra i centri più attivi al mondo. (foto trapianti)

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In arrivo trapianti tra vivi per polmone, pancreas e intestino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2012

Comincerà oggi in Aula alla Camera l’esame, e il voto, di un provvedimento messo a punto dalla commissione Affari sociali per consentire il trapianto di parte del polmone, del pancreas o dell’intestino tra persone viventi, così come già si fa per quelli parziali di fegato e per i trapianti di rene. La proposta è accolta positivamente dal Centro nazionale trapianti, perché, come spiega il direttore, Alessandro Nanni Costa, anche se riguarderà «pochi pazienti l’anno», costituisce comunque una «terapia mirata che per alcuni è indispensabile». Il testo, in due articoli, dovrebbe essere approvato in tempi rapidi, visto che già in commissione ha trovato consenso bipartisan, e prevede di consentire, in deroga al divieto contenuto nell’articolo 5 del Codice civile, di «disporre a titolo gratuito di parti del polmone, pancreas e intestino al fine esclusivo di trapianto tra persone viventi», che risponderà alle stessa disciplina regolamentata per i trapianti di fegato e rene tra viventi, prevedendo l’entrata in vigore della legge il giorno seguente la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Una legge che sarà utile, chiarisce Nanni Costa, in casi specifici e nell’ordine di poche decine l’anno, come nei ragazzi affetti da fibrosi cistica per il polmone, alcune gravi insufficiente intestinali «per cause non neoplastiche» o, per il trapianto parziale di pancreas, per quei diabetici «che non si possono trattare con l’insulina e che per qualche complicata ragione non hanno potuto ricevere un pancreas da cadavere». Di questi ultimi interventi «ne facciamo circa 60-80 l’anno». Bene dunque che «si aggiungano altri strumenti» per intervenire. Diversi centri italiani già autorizzati per lo stesso tipo di trapianto da cadavere (ad esempio sono 5 quelli autorizzati per il trapianto di intestino, di cui solo 3 hanno già iniziato l’attività) sarebbero comunque già «pronti», assicura Nanni Costa, a iniziare con la nuova modalità. «Va detto» puntualizza però «che dopo il via libera a una legge di questo genere sarà necessaria l’emanazione di un regolamento applicativo da parte del Consiglio superiore di sanità e del ministero, così come avvenuto per il trapianto di rene tra viventi».(fonte famacista33)

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Gli Ospedali Riuniti superano i 500 trapianti di fegato pediatrici

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2012

Bergamo.Cinquecento trapianti di fegato pediatrici in meno di 15 anni, dal 28 ottobre del 1997 al 3 maggio 2012: un record per gli Ospedali Riuniti, che si posizionano al livello dei migliori centri europei del settore: Londra, Birmingham, Parigi, Berlino e Madrid. E’ toccato a Gaia, 5 anni, essere la protagonista del trapianto numero 500, dopo aver affrontato un lungo viaggio per guarire dalla sindrome di Alagille, una malattia genetica che colpisce i dotti biliari epatici. Da una regione del Sud al Gaslini di Genova e da lì a Bergamo, in lista d’attesa per un trapianto. La mamma era disposta a donare una parte del suo fegato, ma la non idoneità dell’organo non ha permesso di mettere a frutto la sua scelta d’amore. Il prelievo è stato eseguito dai chirurghi Alessandro Aluffi e Roberta Rota in un altro ospedale italiano, mentre il trapianto, iniziato alle 7.45 del 3 maggio e terminato alle 12.20, è stato eseguito dal Direttore del Dipartimento di Chirurgia, Michele Colledan, con il chirurgo Gian Piero Guerrini, gli anestesisti Bruno Carrara, Sergio Barbieri e Carlo Pirola e gli infermieri Vanila Gotti, Vera Canonica, Eleonora Rota, Cristina Cantamessa e Silvia Bruletti.
Meno di 24 ore dopo, alle 6 di ieri, è toccato a una bambina di 7 mesi ricevere un fegato nuovo, grazie a un intervento durato 4 ore. Nel frattempo, alle 9, in un’altra sala operatoria è iniziato il trapianto su un bambino di 12 anni, conclusosi intorno alle 13. All’origine dei due interventi il gesto di generosità di un unico donatore, un bambino deceduto nel nord Italia, il cui fegato è stato prelevato dai chirurghi Michela Guizzetti e Gian Piero Guerrini, diviso in due parti (tecnica SPLIT) poi trapiantate su due pazienti nello stesso centro. Un fatto eccezionale, che richiede altis sime capacità organizzative, oltre a quelle tecniche e cliniche. Tutti e tre i bambini sono ora ricoverati nella Terapia Intensiva pediatrica dei Riuniti e i medici sono soddisfatti del decorso post operatorio. Se tutto procederà come previsto, tra pochi giorni verranno trasferiti in Gastroenterologia Pediatrica e tra poche settimane potranno lasciare l’ospedale.
Il gesto chirurgico, infatti, da solo non basta e l’organizzazione – fondamentale in un evento complesso e non programmabile come un trapianto – è uno dei punti di forza dei Riuniti, con équipe che viaggiano in tutta Italia per effettuare i prelievi, costante disponibilità di sangue e una gestione dei letti di terapia intensiva orientata ad accogliere le emergenze. «Come abbiamo dimostrato ieri mattina, possiamo eseguire contemporaneamente anche due trapianti dello stesso tipo di organo e a fare dei Riuniti un’eccellenza, grazie alle associazioni che ci supportano, anche il fatto di offrire ai pazienti e alle loro famiglie che provengono da lontano accoglienza e aiuto», prosegue Nicora.
Il primo dei due trapianti di ieri è stato eseguito da Michele Colledan con Roberta Rota, affiancato dal Direttore dell’Anestesia I, Valter Sonzogni, e dagli infermieri Valeria Rota, Rossana Ruggeri, Elena Suardi, Giuseppina Dalio, Nadia Marchesi, Laura Colombo e Cristina Cantamessa. Il secondo è stato eseguito da Alessandro Lucianetti, responsabile della Chirurgia Toracica, affiancato dal chirurgo Alessandro Aluffi, dagli anestesisti Pietro Brambillasca e Salvatore Di Marco e dagli infermieri Vanila Gotti, Moira Cuni, Laura Rota e Laura Moroni.
Alcuni interventi significativi:
· Il primo trapianto di fegato è stato eseguito il 28 ottobre 1997 su una bambina proveniente dal Sud Italia, Daniela Gioeli, oggi mamma di una bimba di due anni.
· Nel maggio 2007 una bimba danese di meno di un anno affetta da atresia alle vie biliari è stata indirizzata a Bergamo dal Centro trapianti di Copenaghen per poter effettuare un intervento impegnativo in così giovane età.
· Nell’agosto 2011 un bimbo olandese di nemmeno due anni, in vacanza con i genitori sulla Riviera adriatica, viene colpito da un’insufficienza epatica acuta e trasportato in urgenza ai Riuniti, dove viene sottoposto con successo a trapianto di fegato. (dott.ssa Vanna Toninelli)

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Bergamo prima in Lombardia per numero di trapianti

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2012

Bergamo

Bergamo (Photo credit: surfstyle)

Bergamo, Sono gli Ospedali Riuniti di Bergamo la struttura lombarda che nel 2011 ha eseguito il maggior numero di trapianti d’organo, secondo il resoconto annuale del NITp (Nord Italia Transplant Program), uno dei tre centri di coordinamento interregionali sui quali si basa l’organizzazione dei trapianti nel nostro Paese, che raggruppa, oltre a quelli lombardi, anche gli ospedali di Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Veneto.
In totale sono 159 gli organi trapiantati a Bergamo, 15 in più rispetto al 2010. Nello specifico sono stati eseguiti 81 trapianti di fegato, 40 di rene (16 in più rispetto al 2010), 23 di cuore, 14 di polmone, un multiviscerale, due combinati fegato-rene e uno combinato fegato–pancreas. A questi si devono aggiungere 150 trapianti di midollo e 23 di cornee, per un totale di 332 trapianti di organi e tessuti in 365 giorni, quasi 1 al giorno.“Si tratta di un altro significativo traguardo che sancisce i risultati di un 2011 da record – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Bergamo -, anche grazie al superamento dei mille trapianti di fegato. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, i Riuniti sono il terzo centro in Italia per trapianti di fegato e il quarto per il polmone. Sempre a livello nazionale, a Bergamo abbiamo eseguito il 5,4% di tutti i trapianti d’organo. Un risultato frutto di una squadra affiatata di ottimi professionisti, che hanno il privilegio di muoversi all’interno di un’azienda dove tutte le funzioni, ciascuna per il suo ruolo, contribuiscono a garantire la buona riuscita del processo donazione-trapianto. ” L’attrattività dei Centri trapianti – La dimensione nazionale dell’attività trapiantologica dei Riuniti si conferma scorrendo la provenienza dei pazienti in lista d’attesa. Per il trapianto di cuore, un malato su due proviene da una regione che non aderisce al Nitp, dato superiore rispetto alla media dei centri Nitp (50% vs. 43%). Il dato diviene uno su tre riferito alle liste per un trapianto di polmone o di rene (rispettivamente 33% e 31%), mentre si attesta al 22% per il trapianto di fegato, in forte crescita rispetto al 2009, quando i pazienti non Nitp erano al 10%.Le donazioni – Il primato nel campo dei trapianti è frutto del lavoro di una squadra di professionisti sempre pronti a intervenire per trasformare l’atto di generosità del donatore deceduto, in una possibilità di vita per i malati che possono guarire solo grazie a un trapianto. Imprescindibile quindi il ruolo dei donatori: 33 i donatori segnalati in provincia di Bergamo, con un’età compresa dai 2 agli 80 anni. Nel dettaglio 19 i casi ai Riuniti e 14 quelli negli ospedali in provincia dotati di terapia intensiva (Seriate, Treviglio, Zingonia e Ponte San Pietro).“Si tratta di un altro primato per l’area di Bergamo, dove l’opposizione è al 15%, un dato decisamente inferiore rispetto alla media italiana (28,3%) e a quella lombarda (22.6%). Fondamentale anche l’apporto degli altri ospedali dell’area, le cui segnalazioni sono più che raddoppiate rispetto allo scorso anno, segno tangibile che la rete tra ospedali in questo campo è ormai una realtà consolidata”, ha commentato Mariangelo Cossolini, Coordinatore al prelievo e trapianto della provincia di Bergamo.

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Dialisi e Trapianti nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

I dati contenuti nel rapporto diffuso nel Gennaio 2011 sono riferiti alle persone in trattamento dialitico cronico alla data del 31 dicembre e a quelle che hanno iniziato per la prima volta la dialisi nel corso dell’anno 2009. Sono interessate tutte le persone immesse in un programma di dialisi cronica di tipo ambulatoriale o domiciliare, presso le strutture pubbliche e private presenti nella Regione Lazio. Non sono, quindi, considerati i trattamenti dialitici effettuati in regime di ricovero a favore di pazienti con insufficienza renale acuta o cronica.I Pazienti prevalenti presso un centro, un’area geografica etc.. ad una data, sono i pazienti che ad una definita data (ad es. al 31.12) dializzanostabilmente  presso il centro o nell’area geografica ecc.  Sono pertanto esclusi  i pazienti che dializzano temporaneamente nel centro o nell’area geografica per motivi clinici, perché ospiti etc.. La prevalenza comprende tutti i pazienti che dializzano cronicamente in un centro od in un’area indipendentemente dal fatto che essi siano o no residenti nella stessa area. Ad esempio sono prevalenti nel Lazio al 31.12 tutti i pazienti che dializzano stabilmente in centri di quella regione al 31.12, anche se essi provengono da comuni di confine della Campania, Toscana, Umbria ecc.Dal rapporto Asp, nel corso degli anni si è osservato un costante incremento dell’offerta di dialisi da parte dei centri pubblici che nel 1994 costituiva il 36,3% del totale ed è divenuta prevalente nel 2002; da allora l’offerta pubblica si è collocata su valori tra il 55% e il 60%. Da riscontrare che tra i nuovi ingressi in dialisi, l’offerta di dialisi pubblica era del 36,6% nel 1994 ed è rimasta inferiore a quella privata fino al 2000 (42,5%); da allora, i nuovi ingressi in dialisi si sono verificati prevalentemente presso strutture pubbliche con lievi variazioni percentuali nel corso degli ultimi anni, fino al 57,3% osservato nel corso del 2009 (più che la tipologia di offerta si è modificata la sua classificazione, in quanto alcuni centri, prima classificati come privati sono poi stati classificati come pubblici n.d.r.).Fra i Prevalenti e gli Incidenti le nefropatie di base più frequenti erano le malattie renali vascolari (23 % – 25%), le nefropatie a eziologia incerta e/o sconosciuta (19,8 % – 21%), il diabete (17,6% – 22%). Le malattie renali vascolari erano le più frequenti nella classe di età superiore a 64 anni (28,2%), seguite dal diabete (22,6%). Nel complesso, tenendo conto anche dell’emodialisi in acetato o in bicarbonato, l’emodialisi in bicarbonato rappresentava il 73,5% e l’87,3% metodiche utilizzate, rispettivamente per prevalenti ed incidenti. Le membrane più utilizzate erano polisulfone e poliamide ed i farmaci utilizzati da almeno la metà delle persone in dialisi sono stati l’eritropoietina 85 %, gli inibitori dei recettori H2 o l’Omeprazolo (72,9%), la vitamina D (56,3%), il ferro per uso endovenoso (55,5%), gli antiaggreganti piastrinici (50,3%). Tutti i soggetti assumevano almeno una terapia. Tra i nuovi ingressi in dialisi nel 2009 all’86,7% dei pazienti è stata somministrata eritropoietina.Nel complesso le persone considerate idonee al trapianto erano il 10,8%, con una frequenza più elevata tra i presenti nei centri pubblici rispetto ai centri privati (12,9% vs. 7,9%). Sono stati 1911 i trapianti notificati dal 1.7.1994 al 31.12.2009 con un valore medio intorno ai 123 trapianti l’anno.Il 67,0% dei pazienti in dialisi è stato giudicato non idoneo al trapianto. Dal 30.6.1994 al 31.12.2009 sono stati notificati 8087 decessi. Le principali cause di morte tra i 612 decessi notificati nel 2009 sono state quelle cardiache (6,6 decessi per 100 persone in dialisi), seguite dalle vascolari e dalla cachessia (1,6). (in sintesi)

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Trapianti e disabilità: Senato avvia inchiesta

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

La Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale ha deciso di avviare due indagini sul sistema di donazione e trapianto degli organi in Italia e sulla situazione dei disabili gravi. Sul fronte dei trapianti, tutto nasce dai recenti dati del ministero della Salute: a maggio sull’intero territorio nazionale è stato rilevato un calo del 9% delle donazioni rispetto allo stesso periodo del 2009, con situazioni preoccupanti in Umbria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Campania Sicilia e Sardegna. «Questi dati sono allarmanti – ha detto il presidente della Commissione, Ignazio Marino – e pongono degli interrogativi sulla effettiva equità di trattamento e sulla tutela della salute dei pazienti in tutte le regioni. Alla luce di ciò, è urgente anche un monitoraggio delle migrazioni sanitarie per trapianti che sono in continuo aumento». La Commissione ha inoltre deciso di approfondire la condizione dei disabili gravi in tutto il Paese: la decisione è arrivata dopo le segnalazioni di singoli casi di abbandono e indigenza, che mettono in difficoltà sempre più spesso i disabili gravi (malati di Sla o altre patologie invalidanti) e le loro famiglie. Solo alcune regioni hanno dei servizi di presa in carico efficienti che operano sul territorio, per cui la Commissione ha ritenuto necessario approfondire la conoscenza del quadro generale e tracciare una panoramica del problema attraverso la raccolta di dati e sopralluoghi. (fonte doctor news)

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Trapianti ai disabili intellettivi

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2010

Dichiarazione  delle deputate radicali Maria Antonietta Farina Coscioni e Rita Bernardini: “Con sgomento e preoccupazione apprendiamo della gravissima denuncia dei professori Pannocchia, Bossola e Vivanti, che segnalano l’esistenza di una delibera della regione Veneto, adottata già da oltre un anno, che parla di “controindicazioni assolute al trapianto d’organo” in caso di danni cerebrali irreversibili, e ritardo mentale con quoziente intellettivo inferiore al 50 per cento”, e di “controindicazioni relative”, nel caso in cui questo ritardo mentale registri un quoziente intellettivo inferiore a 70. E’ una delibera aberrante e pubblicamente ringraziamo i tre professori, e il “Corriere della Sera” che l’hanno segnalata e sottoposta alla nostra attenzione. Abbiamo subito chiesto con una interrogazione urgente al Governo di intervenire e operare per, da una parte verificare gli effetti concreti di questa delibera, e dall’altra di ottenerne l’annullamento. Siamo stati accusati, in passato, di essere para-nazisti perché ci si opponeva alla legge 40 sulla cosiddetta fecondazione assistita, una legge retrograda e medioevale, che è stata- per inciso – in buona parte smantellata dalla magistratura per i suoi aspetti più punitivi e retrogradi; ed è stata ridicolizzata da centinaia di scienziati ed esperti. Sono al contrario delibere come questa, a meritare le accuse che strumentalmente ci sono state e ci vengono rovesciate. Per parte nostra, non finisce qui: faremo ricorso a tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione perché i diritti dei disabili non siano così brutalmente e volgarmente calpestati; perché – al di là di ogni considerazione morale e convinzione religiosa – escludere le persone che vengono qualificate come ritardati mentali dalla possibilità di trapianti, sostenendo che non si può migliorare la qualità della loro vita, contraddice il più elementare senso di “pietas” umana, rivelatrice di una mentalità violenta con cui non vogliamo aver nulla a che spartire e che contrasteremo con ogni mezzo a disposizione”.

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Donazione di organi fra Stati membri

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

Strasburgo Parlamento europeo. I tempi di attesa per un trapianto di fegato o di un altro organo dovrebbero diminuire se il Parlamento approverà il compromesso raggiunto fra le delegazioni del PE e del Consiglio su un progetto di legislazione europea sugli standard di qualità e sicurezza degli organi umani destinati a trapianti. I deputati voteranno anche una risoluzione d’iniziativa sul Piano di azione per la donazione e il trapianto di organi.

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La Gastroenterologia dei Riuniti compie 10 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

Bergamo,14/4/2010. Si tiene oggi alle 18 in Sala Greppi la serata organizzata dall’Associazione Amici del trapianto di fegato in collaborazione con gli Ospedali Riuniti per festeggiare i primi 10 anni di attività del reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale di Bergamo, centro di riferimento nazionale per i trapianti di fegato. Il cammino che ha portato la Gastroenterologia a questo primato sarà ripercorso e condiviso con pazienti e istituzioni, alla presenza di tutti i protagonisti di questo successo, a cominciare da Mario Strazzabosco, direttore del reparto dal 2000, anno della sua istituzione, fino al 2005. A lui è stata affidata la moderazione della tavola rotonda dedicata al rapporto tra medico e paziente che aprirà la serata, prima di lasciare spazio agli Aut. Min. Rock, l’originale gruppo musicale composto da chirurghi e anestesisti degli Ospedali Riuniti, che si esibiranno per il resto della serata.  La Gastroenterologia è nata nel 2000 sotto la guida di Mario Strazzabosco. L’attivazione del reparto di fatto ha coinciso con l’inizio del programma di trapianto di fegato nei pazienti adulti agli Ospedali Riuniti. «La gestione del paziente che deve essere sottoposto a trapianto è molto complessa – ricorda Carlo Bonometti, direttore generale degli Ospedali Riuniti -. Fondamentale è la presenza di un reparto in grado di valutare attentamente la situazione clinica e portare il paziente nelle migliori condizioni possibili all’intervento chirurgico, gestendo anche le complicanze che possono subentrare durante l’attesa dell’organo nuovo. Inoltre, dopo l’intervento, il paziente per tutta la vita dovrà sottoporsi a controlli periodici per verificare costantemente il corretto funzionamento del fegato nuovo. Per questo il ruolo del reparto di Gastroenterologia è stato fondamentale per lo sviluppo del nostro programma di trapianto di fegato che oggi ci vede centro di riferimento nazionale».

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Nasce la Cardiochirurgia di Lecco

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2009

Gli  Ospedali  Riuniti di Bergamo sono stati individuati dalla Regione come centro di riferimento per dare vita a una rete cardiovascolare che avvicini i  servizi  di  alta  specialità ai cittadini, avviando un nuovo reparto di cardiochirurgia  all’Ospedale  di  Lecco.  Al  Manzoni  verranno effettuati interventi  di  routine,  mentre  a  Bergamo  verranno  operati  i casi più complessi,  i  trapianti  e  i  pazienti pediatrici.  Dai Riuniti il nuovo Responsabile e altri collaboratori che guideranno questa fase di start up. L’accordo  stretto  con  l’ospedale  Manzoni  di Lecco dà vita a una vera e propria  Rete cardiovascolare, in grado di completare l’iter dalla diagnosi alla  terapia  per  i  pazienti  del  territorio,  riconoscendo  specifiche competenze  a  ciascuno  dei due presidi coinvolti. Bergamo si occuperà dei casi  più  complessi,  dei  trapianti  e  di tutta la casistica pediatrica, mentre  Lecco  sperimenterà  una cardiochirurgia meno invasiva, di supporto alla cardiologia interventistica del Manzoni. Dai  Riuniti prenderanno la strada di Lecco il cardiochirurgo Amando Gamba, attuale responsabile Centro trapianti di cuore, e  un collega cardiochirurgo. “Tecnicamente  si  tratta  di  un  comando,  una  sorta di prestito  tra  strutture  sanitarie. Sono grato ai medici che hanno dato la loro  disponibilità ad avviare questo progetto. L’équipe di Cardiochirurgia diretta  da  Paolo  Ferrazzi  è di tale livello che possiamo permetterci di prestare alcuni dei nostri migliori chirurghi senza timore d’indebolire la squadra”, spiega Bonometti. Sull’opportunità  di ridisegnare la rete cardiochirurgica lombarda i numeri parlano  chiaro: i posti letto sono concentrati (54%) a Milano e provincia, e  così chi abita a Lecco, Como e Sondrio – un bacino di 1.100.000 abitanti –  finora è stato costretto a rivolgersi a strutture fuori provincia, più o meno   vicine.   Oltre  ai  Riuniti,  questi  pazienti  si  rivolgevano  al Policlinico  San  Donato,  al  Centro  Cardiologico Monzino e alle Cliniche Gavazzeni:  in  queste  4  strutture si eseguono circa l’80% del by-pass di residenti  nelle  Asl  di  Lecco  e Sondrio e circa il 75% degli interventi valvolari.  Una casistica che in numeri assoluti si traduce in 420 pazienti trattati nel 2007, senza contare la provincia di Como. Numeri  rassicuranti,  perché  nell’alta  specialità  un bacino d’utenza in grado  di  garantire  una  casistica  adeguata  è  una delle condizioni per mantenere elevati livelli di qualità. Si calcola che a regime al Manzoni di Lecco si eseguiranno dai 320 ai 400 interventi l’anno.

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Donazioni e trapianti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2009

Secondo  i  dati  diffusi  dal Nord Italian Transplant i Riuniti di Bergamo sono  l’ospedale  che  ha registrato  il  maggior numero di donazioni e di trapianti d’organo nel primo semestre del 2009. La Lombardia si conferma la regione  più  attiva.  Donazioni e trapianti in aumento rispetto al 2008 in tutti i centri coordinati dal NITp. Il  resoconto  pubblicato nei giorni scorsi analizza l’attività di tutte le regioni coordinate dal NITp, cioè Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli-Venezia  Giulia, Liguria e Marche, che insieme costituiscono un’area di  circa  19  milioni  di  abitanti,  dove  operano  80 ospedali in cui si effettuano  i  prelievi  d’organo,  42 unità di trapianto localizzate in 16 ospedali,  5 Coordinamenti Regionali più quello della Provincia Autonoma di Trento,  e  un  Centro Interregionale di Riferimento per la gestione delle liste d’attesa e l’allocazione degli organi. Nei primi  6  mesi  del  2009 agli Ospedali Riuniti sono stati eseguiti 94 trapianti,  24  in  più  rispetto al medesimo periodo del 2008. A seguire l’Ospedale  Niguarda di Milano con 93 e l’Azienda Ospedaliera di Padova con 87 trapianti. I  Riuniti  confermano  la  propria eccellenza nei trapianti di fegato – 44 trapianti  in  6 mesi, di cui 16 con tecnica split, unico ospedale in grado di  raggiungere questi volumi sui trapianti di emifegato – e di polmone – 5 di  polmone  singolo  e  5  di  doppio  polmone. Al 30 giugno nel Centro di Bergamo  sono  stati  inoltre  eseguiti  20 trapianti di rene e 3 di doppio rene, 14 di  cuore, 1  combinato cuore-rene, 1 combinato fegato-rene e 1 multiviscerale, quello sul piccolo Etion del maggio scorso, che ha ricevuto intestino, fegato, pancreas, milza e stomaco. Dallo  spaccato  restituito  dal  NITp  emerge un significativo aumento dei trapianti  rispetto allo scorso anno in quasi tutti gli ospedali coinvolti. Un  aumento proporzionale all’incremento delle donazioni, in netta crescita nei  primi  6  mesi  di  quest’anno.  Senza  la disponibilità degli organi, infatti,  i  trapianti  non sarebbero possibili. Anche su questo fronte gli Ospedali  Riuniti  sono  il  Centro  che  al  30  giugno  di  quest’anno ha registrato  il  maggior numero di donatori: nei primi 6 mesi del 2009 sono infatti  stati  segnalati  17  possibili  donatori, esattamente come l’anno scorso,  ma  per  ben 12 di loro è stato effettivamente possibile prelevare gli organi a scopo di trapianto contro i 5 dello scorso anno. Dalla  fotografia  restituita  dal  NITp  la  Lombardia è la regione con il maggior  numero  di  donatori  segnalati  ed effettivamente utilizzati: nei primi  sei  mesi  del  2009  sono  stati  segnalati 179 donatori, 48 in più rispetto  allo  scorso  anno,  e  di  questi  122 sono stati effettivamente utilizzati,  47  in più rispetto al 2008. La Lombardia si conferma anche la regione  che  esegue  più  trapianti  tra le 6 coordinate dal NITp: 370 gli interventi  eseguiti  al  30 giugno, 85 in più rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. A seguire la Regione Veneto con 198 trapianti, il Friuli Venezia Giulia con 63, la Liguria con 46 e le Marche con 35.

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I nuovi professionisti dei trapianti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2009

Si è svolta nella Sala Consiliare degli Ospedali Riuniti la cerimonia di discussione delle tesi del Master Universitario di II livello in Medicina dei Trapianti per l’anno accademico 2008/2009. Di fronte alla commissione hanno presentato i propri lavori 5 medici, da oggi specialisti nella medicina dei trapianti grazie alla frequenza di un master unico nel suo genere in Italia. Si tratta di un chirurgo egiziano, a conferma del respiro internazionale di questo percorso di studi, e di ben 4 donne, a dimostrazione di come il futuro della medicina sia destinato a tingersi sempre più di rosa. Il master è attivo all’interno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Bicocca” di Milano ed è organizzato in collaborazione con gli Ospedali Riuniti e l’Università di Yale. E’ in queste due strutture che gli studenti frequentano gli stage, mentre le lezioni si svolgono all’Ospedale di Bergamo. Punto di raccordo tra queste tre grandi istituzioni Mario Strazzabosco, già primario della Gastroenterologia dei Riuniti, oggi docente all’Università di Yale e alla Bicocca e Direttore Scientifico di Celiver, il laboratorio di ricerca internazionale sulle malattie del fegato degli Ospedali Riuniti di Bergamo.  Prima dell’attivazione del master, questo particolare corpus di conoscenze non era mai stato sistematizzato in un corso accademico specialistico e la formazione dei trapiantologi era sempre avvenuta tramite stage all’estero o attraverso l’esperienza lavorativa in qualche centro trapianti. Per questo, sei anni fa, è stato avviato il master. Forte è infatti la presenza dell’ospedale bergamasco all’interno del master, a cominciare dal comitato di coordinamento, che vede – accanto a Mario Strazzabosco, ad Andrea Stella, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Bicocca e a tre docenti dell’ateneo milanese – tra i suoi componenti Giuseppe Remuzzi, Direttore del Dipartimento di Immunologia e Clinica dei Trapianti, Michele Colledan, primario del reparto di Chirurgia III e dei Trapianti, e il primario del reparto di Gastroenterologia. Ad insegnare ai futuri professionisti i trucchi del mestiere, tutti i medici coinvolti in prima linea in questo settore: dai chirurghi ai gastroenterolgi, dal coordinatore provinciale ai pediatri, dagli anestesisti ai pneumolgi e ai nefrologi.  “Questo master è il frutto di una perfetta logica di collaborazione tra prestigiose istituzioni in campo sanitario e accademico, la medesima che ci permette di ospitare anche i corsi di laurea in infermieristica, fisioterapia, ostetricia e tecniche di radiologia medica – ha dichiarato Claudio Sileo, Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti -. Siamo fieri di essere un ospedale di insegnamento. Eseguiamo trapianti da quasi 25 anni e in questo lasso di tempo abbiamo imparato tanto. Le sinergie e gli assetti organizzativi che abbiamo costruito per realizzare attività complesse come i trapianti in adulti e bambini hanno migliorato tutti i servizi. Credo sia doveroso mettere a disposizione dei futuri protagonisti della medicina le nostre conoscenze.”

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Chirurgia italiana. Sì grazie

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2009

Chieti 7-8 maggio. E’ lo slogan e il tema di un manifesto – firmato tra gli altri da testimonial come Lucio Dalla, Alessio Boni, Giorgio Panariello e Gigi Buffon – con il quale, 500 chirurghi provenienti da tutta Italia rivendicheranno a Chieti l’orgoglio della professione. La qualità del lavoro chirurgico nel nostro Paese è riconosciuta a livello internazionale (con punte di eccellenza nei trapianti e nella chirurgia robotica per la quale l’Italia è al secondo posto dopo gli Stati Uniti), ma spesso non è percepita dai cittadini: il numero delle denunce per “malasanità” è aumentato a dismisura (+184% negli ultimi dieci anni), eppure ben 9 battaglie giudiziarie su 10 si concludono con l’assoluzione. L’occasione per un confronto tra i chirurghi, le istituzioni e il mondo dell’informazione sarà il IX Convegno della Società Italiana di Chirurgia (SIC) di primavera, presieduto dal professor Paolo Innocenti, direttore della Patologia Chirurgica dell’Ospedale di Chieti.  Ogni giorno sono 6.000 i chirurghi che operano nelle sale operatorie italiane per un totale di oltre 4.500.000 interventi chirurgici effettuati ogni anno. Professionalità, impegno, dedizione. Eppure i dati della Società italiana di chirurgia sono impressionanti: nel corso della propria vita professionale 8 medici su 10 riceveranno una richiesta di risarcimento e molti di loro incorreranno in un processo giudiziario accusati ingiustamente di «malpractice»; i chirurghi passano 1/3 della propria carriera sotto processo; il costo delle assicurazioni personali per colpa professionale è salito negli ultimi anni del 300%; le compagnie assicurative arrivano oggi a incassare circa 500 milioni di euro per i premi in ambito sanitario; il medico in sede civile viene oggi chiamato a rispondere per responsabilità contrattuale sulla base di libera interpretazione giuridica in assenza di norme specifiche. Il risultato è il ricorso sempre maggiore alla Medicina difensiva, finalizzata più a cercare di ridurre il contenzioso medico-legale che a «curare» il paziente (vi ricorrono almeno una volta il 78% dei medici secondo una recente indagine della SIC), e il fatto che sempre meno giovani nel nostro Paese intraprendano la carriera di chirurgo. La SIC presents a Chieti un programma di politica sanitaria e un manifesto realizzati per sostenere la qualità del lavoro e dei risultati prodotti dalla chirurgia italiana. La prima sfida che la Chirurgia si trova ad affrontare è il superamento di alcune «criticità» del sistema in cui i chirurghi si trovano oggi a operare in Italia e per le quali la SIC ha proposto alcune modifiche legislative e regolamentari presso le istituzioni.

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Presentazione libro

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2009

Empoli 4 aprile 2009, alle ore 10.30,  nei locali dell’Aula Magna “Elisabetta Chiarugi” del centro direzionale dell’Asl 11 in via dei Cappuccini n. 79, avrà luogo la presentazione del libro “Il trapianto e i suoi vissuti, cosa appare dietro l’angolo”, di Franco Filipponi, direttore del dipartimento trapianti inter Area vasta. Si tratta di un libro scritto sulla base dell’esperienza maturata in molti anni di impegno personale e di attività professionale di chirurgo specializzato nell’ambito dei trapianti. Presenzierà l’evento il presidente della quinta commissione consiliare “Attività culturali e turismo” Ambra Giorgi. Interverranno il direttore generale per il diritto alla salute e politiche di solidarietà della Regione Toscana Vinicio Enzo Biagi, il presidente dell’Associazione Vite onlus Lillo Di Puma, il presidente dell’Aido di Empoli Alberto Maltinti, nonché per l’Asl 11 il direttore generale Eugenio Porfido e il coordinatore trapianti  Italo Calamai.

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La morte cerebrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2009

Nerina Negrello si esprime a proposito del convegno internazionale sulla “morte cerebrale” promosso da varie associazioni cattoliche americane ed organizzato da Famiglia Domani. Erano presenti oppositori statunitensi, tedeschi, austriaci, inglesi, brasiliani e ovviamente italiani. Erano in molti, ma niente di nuovo sul fronte che già non fosse noto e pubblicato. Paul Byrne neonatologo, già presidente dei medici cattolici statunitensi, pur contrastando radicalmente la “morte cerebrale” e i trapianti, procede così come la gran parte degli americani all’ombra della Chiesa, quindi mentre spingono, frenano con il punto interrogativo che dopo 40 anni di falsità scientifiche smascherate non ha più motivo di esistere, a meno che l’obiettivo finale sia la discussione ad oltranza. Al riguardo la Negrello così si è espressa:” Nessuna proposta radicale, ma una ribadita denuncia dei protocolli per la dichiarazione di “morte cerebrale”, che conta 30 diverse modalità nelle varie nazioni. Dei dieci esimi relatori, in particolare il neurologo Cicero Galli Coimbra ha denunciato il letale test dell’apnea (sospensione temporanea della ventilazione). Inoltre ha ricordato la condizione di “penombra ischemica”, passaggio obbligato prima del “coma irreversibile”, nella quale il paziente non risponde ai test clinici, ma potrebbe essere ancora salvato se la burocrazia medica non lo dichiarasse “morto cerebrale” d’autorità. Coimbra sollecita l’applicazione dell’ipotermia cerebrale controllata che la Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente aveva già segnalato alla Commissione Affari Sociali nell’Audizione del 1998. Il neurocardiologo John Andrew Armour ha sottolineato l’autonomia del sistema cardiocircolatorio rispetto all’attività cerebrale, evidenziando le pericolose recenti prassi per ottenere organi anche in arresto cardiaco precoce: paziente trattato con anticoagulanti ed espiantato dopo 2/5 minuti dall’arresto cardiaco non contrastato. Da tutti è stato ribadito che la “morte cerebrale” non è la morte dell’uomo, che scientificamente la “morte cerebrale” non è sostenibile come morte totale, ma implicitamente alcuni riconoscono la morte del cervello, o di una sua parte, e qui casca l’asino. Infatti il filosofo del diritto Paolo Becchi, politicamente anello di congiunzione tra la verità scientifica e l’utilitarismo trapiantistico, ha elaborato un contorcimento mentale del tipo: la “morte cerebrale” scientificamente non è la Morte, ma per il trapianto salva-vita si può trovare una soluzione ragionevole con “criteri giuridicamente e socialmente sostenibili e condivisibili” per procedere all’espianto”. “In sintesi – proseguito la Negrello – la perpetuazione dell’omicidio di quello che considerano un moribondo. I colti capendo si difendono, il popolo viene così sacrificato all’altare della bontà sotto i ripetuti inviti a donare della Chiesa e della propaganda governativa. I “laici” fanno una mezza opposizione alla morte su base neurologica e una mezza ammissione di “morte cerebrale” con l’invito alla donazione delle “frattaglie” ancora vive: un’incoerenza totale, assurda. Nessuno dei relatori parla dell’approccio omissivo di cure al traumatizzato cranico per incuria ed interesse all’ottenimento di organi. Non vogliono abolire la morte cerebrale, ma mettere in discussione l’equiparazione della “morte cerebrale” alla Morte totale”. “Per quanto mi riguarda e quella dell’associazione che rappresento conclude la Negrello: “Restiamo dunque sulla nostra posizione radicale di abrogazione della legge che impone la “morte cerebrale”, per porre automaticamente fine ad espianti/trapianti, commercio d’organi sia dentro che fuori dalle istituzioni e a tutti i crimini legati a questo mercato. Serve una scelta netta per non creare una zona d’ombra che permette all’autorità sanitaria di fare ciò che gli conviene. Si torni a curare i traumatizzati cranici”.

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