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Sclerosi multipla e trapianto cellule staminali neurali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Individuato meccanismo molecolare che illustra uno specifico collegamento fra cellule staminali neurali e meccanismi di neuroinfiammazione cronica responsabili della progressione della malattia. Un passo avanti verso lo sviluppo di terapie personalizzate con cellule staminali per contrastare le forme progressive di sclerosi multipla (SM)
Oggi uno studio coordinato dal Dott. Stefano Pluchino del Wellcome Trust-MRC Stem Cell Institute dell’Università di Cambridge (UK) ha identificato un nuovo meccanismo molecolare che conferma l’azione di terapie con celule staminali neurali sui meccanismi di neuroinfiammazione cronica in parte responsabili della progressione della malattia. La ricerca, che ha coinvolto un team di ricercatori in parte italiani, è disponibile online sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell.
Nelle malattie con infiammazione cronica, fra cui la sclerosi multipla, diverse risposte immunitarie sono alterate. Alcuni di questi meccanismi di infiammazione sono regolati da uno stato di attivazione protratta e persistente di cellule immunitarie che convenzionalmente svolgono funzioni di spazzini tissutali. Nelle forme progressive di sclerosi multipla, queste funzioni pro-infiammatorie sono svolte nel sistema nervoso centrale dai macrofagi provenienti dalla circolazione periferica e dalla microglia. In corso di infiammazione, i macrofagi e la microglia producono e riutilizzano un prodotto del loro metabolismo cellulare chiamato succinato che è in grado di mantenerle in uno stato di attivazione persistente. Una produzione eccessiva di succinato, come osservato dopo ischemia cerebrale, può contribuire in maniera sostanziale al fenomeno di neuroinfiammazione cronica ed è nociva per il sistema nervoso centrale.

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Nuova metodica per aumentare il numero di polmoni idonei al trapianto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

equipe-bergamoBergamo. E’ stata presentata una nuova metodica introdotta nelle sale operatorie del Papa Giovanni, con l’intento di aumentare il numero dei polmoni idonei al trapianto. La novità è parte integrante di un protocollo di studio, avviato nei mesi scorsi all’ospedale di Bergamo destinato a dare un contributo importante alla conoscenza dei risultati, in termini di sicurezza ed efficacia, dell’applicazione di questa metodica, già in uso nei principali centri trapianto di Europa e Nord America e in alcuni centri italiani.La tecnica si chiama Ex Vivo Lung Perfusion (EVLP) e simula, prima del trapianto, le condizioni in cui l’organo si trova normalmente a lavorare nel corpo umano, cioè una temperatura di 37 gradi, con regolare circolo all’interno dei vasi (perfusione) e flusso di aria (ventilazione). Questa tecnica consente di superare il principale limite dell’ipotermia a 4°C, normalmente usata per la conservazione statica dell’organo nel lasso di tempo che trascorre dal prelievo dal cadavere del donatore al trapianto nel ricevente. L’ipotermia, se da un lato è in grado di rallentare il danno ischemico dell’organo con un metodo semplice ed economico, dall’altro impedisce di valutare la funzionalità dell’organo e di riparare eventuali danni riscontrati.
“Il trapianto polmonare è l’unica terapia salvavita per i pazienti affetti da insufficienza respiratoria terminale – ha spiegato Michele Colledan, direttore del Dipartimento chirurgico del Papa Giovanni trapianto-polmoneXXIII e responsabile del programma di trapianto polmonare -. Purtroppo lo scarto tra la disponibilità di polmoni idonei al trapianto e le richieste è più marcato che per altri organi. Questo perché il polmone è un organo delicato, che tende a deteriorarsi facilmente, per i meccanismi fisiopatologici che si instaurano con la morte cerebrale, ma anche per le necessarie manovre rianimatorie e per possibili infezioni. Questo deterioramento ci impone molto spesso di non prelevare i polmoni di donatori dei quali riusciamo invece a utilizzare altri organi”.In Italia, nel 2015, sono stati eseguiti 112 trapianti polmonari in 10 centri. Il tempo medio di attesa al trapianto è risultato di 1 anno ed è stata registrata una mortalità in lista pari al 10.1%, la più elevata nell’ambito dei trapianti d’organo in Italia. Quest’ultimo dato acquista ancor più valore se si considera che la scarsità di donatori adeguati incide sulla rigorosa restrizione dei criteri di inserimento in lista d’attesa, il che significa che la mortalità in lista sottostima la reale entità del problema.Al Papa Giovanni – tra i centri più attivi in Italia per i trapianti e pioniere con Michele Colledan nell’applicazione di tecniche innovative per aumentare la disponibilità degli organi, come la divisione di un polmone per crearne due da trapiantare (split) – lo scorso anno sono stati eseguiti 12 trapianti polmonari, facendo di Bergamo il secondo centro in Lombardia. Un numero elevato nel panorama nazionale, ma piccolo se si considera che lo scorso anno al Papa Giovanni sono stati in totale 180 i trapianti di organi solidi.La possibilità del trapianto con organi trattati con EVLP verrà proposta preliminarmente a tutti i candidati a trapianto di polmoni. La metodica verrà praticata sui polmoni di qualità altrimenti non valutabile con sicurezza, da uno staff di chirurghi, anestesisti e perfusionisti, in sala operatoria, seguendo il cosiddetto “Protocollo Toronto”, messo a punto dai colleghi dell’ospedale canadese, che per primi hanno utilizzato e studiato questa tecnica con ottimi risultati, tanto che nel 2013 hanno registrato un aumento del 28% dell’attività trapiantologica. I materiali che rendono possibile l’applicazione in sala operatoria di questa metodica sono stati acquistati anche grazie al sostegno di Brembo. (foto: equipe bergamo, trapianto polmone)

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Attività di trapianto in Italia del 2015

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

chirurgia padovaPadova. E’ stato per Padova un anno eccezionale per l’attività trapiantologica. L’Azienda Ospedaliera di Padova si conferma polo di eccellenza della trapiantologia italiana, con un’attività che è al top delle classifiche per le principali tipologie di organi trapiantati. Un risultato eccellente sempre riferito al 2015 è quello della UOC Trapianti Rene e Pancreas diretta dal Prof. Paolo Rigotti, che non solo rappresenta il Centro italiano con la maggiore attività di trapianto di rene da donatore deceduto (90 trapianti nel 2015), ma svetta rispetto agli altri Centri per l’attività di trapianto di rene da donatore vivente, con 53 trapianti eseguiti (tutti con 100% di sopravvivenza dei pazienti e degli organi) su un totale di 301 trapianti da donatore vivente eseguiti in Italia; l’Unità Operativa esegue anche il trapianto di pancreas e si colloca al secondo posto in Italia con 10 casi trattati nel 2015 a fronte di un’attività complessiva di 50 casi. L’Azienda Ospedaliera di Padova si colloca al secondo posto come numerosità di casi trattati per il trapianto di cuore con 27 trapianti eseguiti, Centro Trapianti Cuore – Prof. Gino Gerosa, e di polmone con 18 trapianti, Centro Trapianti Polmone – Prof. Federico Rea, mentre i 77 trapianti di fegato, Centro Trapianti Fegato – Prof. Umberto Cillo, vedono Padova al quarto posto in Italia.L’Azienda Ospedaliera di Padova col suo polo pediatrico che espleta l’attività di trapianto su tutti gli organi, per quanto concerne il rene nei bambini l’attività è tra le più consistenti in Italia: 9 trapianti di rene da donatore deceduto e 6 da donatore vivente.
Si ricorda che l’attività di trapianto ha la prerogativa di necessitare di modelli organizzativi e gestionali che coinvolgono strutture multidisciplinari non solo all’interno del singolo ospedale ma tra più strutture sia regionali che extra regionali e per questo che in Italia è stata creata la Rete Nazionale per i Trapianti composta dal Centro Nazionale Trapianti, dal Centro Interregionale di Riferimento, dai Coordinamenti Regionali, dai Coordinamenti Locali e dai Centri di prelievo e trapianto.

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Tutto quello che c’è da sapere sul trapianto di grasso

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

gandolfiFino a 15 anni fa si buttava, oggi è tanto prezioso da essere conservato in banca. È il grasso aspirato dai chirurghi plastici durante la liposuzione e utilizzato per il lipofilling, ossia l’impianto di tessuto adiposo nello stesso paziente per ridare volume al viso o al corpo o, grazie alle cellule staminali in esso contenute, per rigenerare i tessuti. Con 28.500 interventi nel 2014, il trapianto di grasso autologo è l’intervento di chirurgia plastica più in crescita (+20% in un anno, dati Aicpe). Inoltre negli ultimi 5 anni sono aumentati esponenzialmente gli articoli scientifici dedicati all’argomento. Nell’ultimo congresso organizzato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), ci sono stati molti interventi su questo tema con i maggiori esperti internazionali.«Negli ultimi anni il trapianto di grasso ha fatto grandi passi in avanti. Oggi sono molto più chiare che in passato le basi biologiche che rendono efficace questa metodica» dice il presidente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Due sono gli ambiti di ricerca principali: il primo riguarda la tecnica da utilizzare per l’impianto, il secondo l’utilizzo delle cellule staminali che contiene.
La novità più sostanziale riguarda la conoscenza e l’uso delle cellule staminali: il tessuto adiposo ha il vantaggio di averne in quantità decisamente più alta rispetto ad altri tessuti utilizzati per la loro selezione, come il midollo osseo. «Gli studi hanno dimostrato che le cellule staminali hanno un’enorme capacità di rigenerazione dei tessuti, da quelli cicatriziali a quelli invecchiati, che hanno in alcuni ambiti capacità o potere terapeutico – prosegue -. Sembra ormai certo che, nell’ambito della chirurgia plastica, il volume di grasso che “attecchisce” è superiore se il numero di staminali presenti nel tessuto trasferito è più alto. Da qui nascono gli studi attuali, che mirano ad arricchire i prelievi di grasso di cellule staminali. E qui entrano in gioco le banche delle staminali del grasso, che stanno nascendo per conservare il materiale non utilizzato».Quali gli utilizzi del trapianto di grasso? Non c’è zona del corpo in cui non si possa trapiantare il grasso. Queste sono comunque le più gettonate:
– Viso. Con il grasso si pone rimedio alla perdita di volume del volto, palpebra e sopracciglia incluse
– Cute. Il trapianto di grasso contribuisce, grazie alle cellule staminali, a un miglioramento complessivo della qualità della pelle
– Corpo. È un’alternativa alle protesi di silicone per seno e glutei
– Rimodellamento corporeo. Trasferire grasso significa prelevare prima con la liposcultura. Non bisogna dimenticare infatti che il trapianto di grasso prevede sempre la riduzione di adipe nelle zone dove è più in eccesso, di solito fianchi e addome
– Cicatrici. Il trapianto di grasso serve per riempirle e diminuirne la visibilità (foto gandolfi)

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Trapianto mandibola artificiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

trapianto mandibola.pngPadova. Per la prima volta in Italia, a Padova, è stato ricostruito con un trapianto artificiale di mandibola, il volto di un paziente di mezza età di nazionalità italiana affetto da osteonecrosi. Le ripetute infezioni gli compromettevano la capacità funzionale e i dolori gli causavano limitazioni di salute. La Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova diretta dal prof. Giuseppe Ferronato, ha eseguito con i ricercatori dott.ssa Giorgia Saia e dott.ssa Giordana Bettini coordinati dal dott. Alberto Bedogni – esperto nel trattamento delle patologie ossee radio e farmaco indotte, assieme ad un team di ingegneri, il delicato intervento portato a termine con successo.E’ stata così inserita al paziente in sole 4 ore una nuova mandibola artificiale in titanio di gr. 26 contenente i fori necessari affinchè muscoli e nervi vi si inserissero naturalmente. La protesi artificiale personalizzata ha sostituito buona parte della mandibola originale includendo il condilo e il mento, regioni indispensabili per le funzioni di movimento della mandibola – articolazione della parola, masticazione, deglutizione e competenza delle labbra – nonché dell’aspetto esteriore del volto. La tecnica progettata e sviluppata dai ricercatori padovani in strettissimo rapporto con ingegneri e bio-ingegneri di un’azienda italiana leader nel settore della ricerca e della produzione di dispositivi medici, ha permesso la realizzazione di una protesi artificiale che ha riprodotto fedelmente le caratteristiche anatomiche della porzione mancante e deformata della mandibola del paziente, comprendendone anche le inserzioni muscolari indispensabili.La realizzazione della protesi ha comportato l’elaborazione al computer delle immagini dello scheletro facciale del paziente grazie alla tomografia computerizzata. Le immagini realizzate hanno prodotto un modello virtuale 3D della mandibola. Così il chirurgo ha simulato da remoto in tempo reale l’intervento chirurgico.E’ stato specchiato il lato sano sulla mandibola mancante (mirroring) e ricostruita la mandibola a computer, la forma finale ha ricalcato quella mandibolare del paziente. Un raggio laser ha fuso per strati la polvere di titanio formando così la nuova mandibola.
Dalla sensibile riduzione del rischio di complicanze, alla riduzione della possibilità di rigetto; dal recupero della migliore forma del volto in un unico intervento alla respirazione autonoma post-operatoria.
Dalla riduzione della necessità di accesso tracheostomico alla rapida ripresa dell’alimentazione già dalla prima giornata dopo l’intervento e al rapido recupero della qualità della vita generale.L’Azienda Ospedaliera di Padova, conferma l’effettiva stabilità della mandibola innestata nel paziente alcuni mesi fa, e dichiara riuscito il trapianto di mandibola in titanio. Il paziente ora puo’ masticare, parlare, respirare e deglutire normalmente e soprattutto non ha più dolori. E’ tornato ad una normalità di vita.
Questo intervento migliora il supporto del labbro inferiore, la simmetria finale della parte inferiore del viso e la competenza delle labbra. Il vantaggio delle protesi artificiali personalizzate è da considerarsi soprattutto nei casi in cui la regione anteriore della mandibola sia inclusa nell’asportazione. Il costo medio di un impianto di questa tipologia è di circa € 3.500 e prevede l’applicazione a basso impatto sugli individui, specie nei soggetti adulti. “Le nuove protesi progettate, conferma il Prof. Giuseppe Ferronato – hanno dimostrato anche una buona resistenza al trattamento chemio-radioterapico e potrebbero essere utilizzate nella cura dei tumori maligni del cavo orale aprendo così la strada ai pazienti oncologici critici che non sopporterebbero altrimenti, interventi ricostruttivi complessi”. (foto: trapianto mandibola)

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Tumore del fegato: chirurgia e trapianto

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2015

tumore metastatico2Resezione del fegato con intento curativo o trapianto: è questa la scelta che si trovano a dover affrontare epatologo e chirurgo di fronte a un paziente con tumore del fegato. «Le nuove tecniche chirurgiche consentono – a certe condizioni – di operare i tumori del fegato in fase molto avanzata e che un tempo venivano considerati non operabili. Nello stesso tempo i miglioramenti nella gestione clinica e farmacologica del trapianto di fegato hanno portato come “effetto collaterale” l’estensione delle indicazioni per questa procedura» spiega Andrea Risaliti, direttore della Clinica Chirurgica e del Centro Trapianti di Fegato, Rene e Pancreas dell’Azienda ospedaliero universitaria, nonché presidente del congresso internazionale “HPB surgery: Udine meets the experts” in corso a Udine. Organizzato dalla Clinica Chirurgica e Centro Trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso vede la partecipazione di alcuni fra i massimi esperti mondiali nel settore.
«Nei pazienti affetti da tumore epatico maligno, la resezione del fegato con intento curativo rimane tutt’oggi la scelta di eccellenza» prosegue Risaliti. «Molti pazienti però al momento della diagnosi presentano lesioni multiple o troppo estese tali da precludere l’intervento di resezione. Il maggior limite all’intervento chirurgico è il rischio di insufficienza epatica acuta post-resezione, causata da un volume epatico residuo troppo piccolo. Negli ultimi anni sono stati ideati vari accorgimenti tecnici per aumentare le possibilità recettive nei malati potenzialmente esclusi dall’approccio chirurgico. Una tecnica innovativa che consente di intervenire su tumori del fegato giudicati non operabili è rappresentata dall’ALPPS, acronimo che sta per “Associating Liver Partition and Portail Vein Ligation for Staged Hepatectomy” ossia separazione del fegato associata alla legatura della vena porta per epatectomia in due tempi. Questo intervento costituisce l’ultima frontiera nella chirurgia avanzata del fegato, eseguibile solo in centri di eccellenza per la chirurgia epatobiliare e dei trapianti». Alla tradizionale e consolidata chirurgia resettiva del fegato si è aggiunta, negli ultimi anni, la prospettiva offerta dal trapianto epatico, che permette la rimozione in blocco di tutto il fegato e di tutte le localizzazioni secondarie in esso contenute. Storicamente il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni ai primi posti come procurement di donatori in Italia. I dati desunti dall’osservazione dei trapianti di fegato effettuati a Udine rivelano indici di sopravvivenza superiori rispetto agli standard internazionali: 84% anziché 81% a un anno, 76% anziché 74% a tre anni, 74 anziché 69 a cinque anni. Ancora più ragguardevoli i trapianti di fegato effettuati in pazienti HIV positivi, per i quali Udine è il primo centro pilota in Italia, con tassi di sopravvivenza dell’80% a un anno e del 63% a 5 anni, mentre negli altri sette centri in Italia la percentuale è del 50%.
«Il ricorso al trapianto, però, è ancora dibattuto, in particolare per l’alto rischio di recidive neoplastiche» avverte Risaliti. «In più, sebbene la previsione di sopravvivenza sia recentemente diventata più accurata e precisa, non è ancora stato raggiunto un accordo tra i centri su quale tasso di sopravvivenza possa essere considerato “accettabile” nel bilanciare la più alta probabilità di cura con l’effettiva disponibilità di organi». Dall’analisi statistica retrospettiva sui pazienti sottoposti a trapianto emergono alcuni fattori prognostici che incidono favorevolmente sull’esito a distanza dell’intervento:
– età inferiore a 55 anni;
– tumore primitivo localizzabile nel tratto gastroenterico (drenaggio portale);
– buon controllo della sindrome e/o risposta terapeutica (stabilizzazione di malattia) con l’impiego di trattamenti medici nella fase pre-trapianto (chemioterapia e/o analoghi della somatostatina);
– tumori neuroendocrini a basso grado di malignità;
– assenza di contemporaneità tra il trapianto e altri interventi complessi eseguiti nello stesso tempo chirurgico.
«In conclusione, per ogni singola condizione c’è un richiamo alla necessità di un’attenta valutazione in termini di costi-benefici soprattutto per bilanciare le varie possibilità con l’attuale disponibilità di organi. Pertanto, è consigliabile utilizzare la strategia resettiva, quando possibile, lasciando il trapianto come opzione nei casi di tumore del fegato non operabile a causa della localizzazione diffusa o della malattia epatica avanzata» commenta Risaliti.
La chirurgia resettiva epatica trova inoltre anche un campo di applicazione piuttosto frequente nel trattamento dei tumori secondari del fegato rappresentando ad oggi un valido e irrinunciabile supporto per la cura oncologica radicale e palliativa delle metastasi epatiche da tumori primitivi colon-rettali. Anche in quest’ottica il trapianto di fegato potrebbe in futuro trovare una sua collocazione come sta già avvenendo in Norvegia; ospite del congresso sarà uno dei massimi esperti mondiali di sostituzione del fegato per metastasi epatiche il prof. Foss che illustrerà la più importante casistica mondiale in merito.

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Padova: delicato trapianto di polmoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2015

chirurgia padovaAlle ore 00.50 di un venerdì mattina di quest’estate, un intenso turn over di clinici della Chirurgia Toracica e Centro Trapianto Polmone di Padova diretto dal Prof. Federico Rea, il cui team era composto dal Dr. Schiavon Marco, Dr. Alessandro Rebusso, Dr. Enrico Verderi e Dr. Giuseppe Natale, ha intrapreso le operazioni di un delicato prelievo di polmone. E’ stato utilizzato il sistema portatile di preservazione polmonare OCS™ Lung per il trapianto evitando tempi di ischemia molto lunghi per i polmoni. Grazie a questo sistema di perfusione a caldo, i polmoni sono stati così preservati per circa 6 ore prima di essere impiantati. Erano le 4.15 quando i polmoni hanno cominciato ad essere perfusi.Successivamente ha inizio l’attività di trapianto di polmoni nel paziente di anni 61 che soffriva di grave fibrosi polmonare idiopatica. L’equipe guidata dal Prof. Federico Rea, coadiuvato dal Prof. Giuseppe Marulli, dal Dr. Samuele Nicotra, dal Dr. Giovanni Comacchio e dal Dr. Nicola Monaci, inizia le operazioni di trapianto, conclusesi alle ore 15.45. I chirurghi della Chirurgia Toracica sono riusciti ad utilizzare con successo gli organi di un donatore marginale portatore di VAD che altrimenti avrebbero rischiato di essere inutilizzabili.Grazie al fatto che non c’è stata nessuna problematica intra-operatoria, il paziente ricevente è stato prontamente estubato ed è potuto ritornare in reparto dopo soli pochi giorni di terapia intensiva. E’ stato dimesso ed è in buone condizioni. L’Azienda Ospedaliera utilizza da alcuni anni, per i trapianti di polmone e di cuore, questo sistema di perfusione a caldo portatile per la conservazione degli organi (Organ Care System – Transmedics OCS). Il sistema OCS, simulando ciò che accade normalmente nel corpo, permette non solo una conservazione molto più lunga, ma anche un certo grado di ricondizionamento degli organi in sofferenza, marginali o non idonei, poiché l’apparecchiatura mantiene un continuo monitoraggio e aggiustamento dei parametri, con la possibilità di valutare completamente e continuamente la funzionalità e la salute degli organi prelevati, di ritardare l’impianto per poter scegliere il ricevente più idoneo, di diminuire lo sviluppo di complicanze perioperatorie.Il trapianto di polmone rappresenta il gold standard per la cura di pazienti affetti da alcune patologie polmonari terminali. Con il perfezionarsi delle cure e delle tecniche di diagnosi si è assistito ad un progressivo aumento dei pazienti iscritti in lista d’attesa per tale procedura, tuttavia il numero di organi idonei al trapianto non corrisponde minimamente alla richiesta. Solo il 17% dei donatori multiorgano in USA ed il 15% in UK presentano polmoni idonei al trapianto, questi dati risultano molto lontani rispetto al tasso di prelievo di altri organi solidi quali il rene (86,1%) o il fegato (77,9%). La motivazione di questo importante divario va ricercata nelle caratteristiche proprie dell’organo polmone che è, per sua natura, molto delicato e può essere danneggiato da diversi eventi che caratterizzano sia il momento della morte cerebrale che quello della gestione in terapia intensiva.La modalità del decesso, le manovre di rianimazione, l’edema polmonare neurogenico, la polmonite da aspirazione o la polmonite da agenti nosocomiali rappresentano alcuni dei fattori che possono deteriorare il polmone rendendolo non-idoneo alla donazione.Il polmone ritenuto idoneo ad essere prelevato per trapianto viene, comunemente, trasportato in un frigo portatile e conservato per un tempo che non deve essere superiore alle 6 ore. Oltre questo tempo massimo, detto ischemia fredda, l’organo va in contro ad importante deterioramento dovuto alla necrosi cellulare indotta dalla privazione dell’afflusso sanguigno e, quindi, dell’ossigenazione.“L’utilizzo di questa metodica, grazie all’apparecchiatura di cui l’A.O. si è dotata – fa sapere il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Dr. Claudio Dario – porta vantaggi e miglioramenti clinici, primo fra tutti l’aumento del numero di trapianti possibili. Ci dà l’opportunità di effettuare prelievi anche in sedi lontane, di affrontare tempi di trasporto più lunghi, di far ricorso anche a organi marginali, come in questo caso, grazie al ricondizionamento. L’Azienda – conclude Dario – è impegnata da sempre a favorire il miglioramento delle prestazioni sanitarie, attraverso un’attenzione particolare al tema dei trapianti, una delle eccellenze della nostra Regione”. La Chirurgia Toracica di Padova ha realizzato da dicembre 2011 ad oggi 80 trapianti di polmone di cui 17 avvalendosi del nuovo dispositivo medico che rivoluziona il sistema di conservazione degli organi del donatore e permette di superare alcuni gravi limiti tecnici e temporali della trapiantistica. (foto: chirurgia padova)

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Trapianto cellule staminali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

cellula staminaleIl trapianto con cellule staminali può essere più efficace rispetto a trattamenti esistenti per le forme gravi di sclerosi multipla (SM), lo conferma uno studio pubblicato oggi sull’importante rivista scientifica Neurology. Lo studio ha valutato l’effetto del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, dopo immunosoppressione intensa, rispetto al trattamento con mitoxantrone nel ridurre l’attività di malattia in risonanza magnetica. Sono state coinvolte 21 persone la cui disabilità legata alla SM era aumentata nel corso dell’anno, nonostante i trattamenti con farmaci convenzionali. I partecipanti, con età media di 36 anni, avevano un livello medio di disabilità che richiedeva il supporto di un bastone o stampella per camminare. Nella SM, il sistema immunitario attacca il sistema nervoso centrale. In questo studio clinico di fase II, tutti i partecipanti hanno ricevuto farmaci per sopprimere l’attività del sistema immunitario. Poi 12 dei partecipanti hanno ricevuto il trattamento con mitoxantrone -potente terapia immunosoppressiva attualmente usata per il trattamento delle forme gravi di SM. Gli altri nove partecipanti hanno invece ricevuto come trattamento le cellule staminali raccolte dal loro midollo osseo e poi reintrodotte dopo che il sistema immunitario era stato soppresso (immunosoppressione). Tutti i partecipanti sono stati seguiti per un massimo di quattro anni. “Questo trattamento sembra riprogrammare il sistema immunitario – ha spiegato l’autore dello studio Gianluigi Mancardi, dell’Università degli Studi di Genova -. Con questi risultati, si può ipotizzare che il trattamento con cellule staminali possa influenzare profondamente il decorso della malattia”.L’immunosoppressione intensa seguita da trapianto con cellule staminali ha ridotto l’attività di malattia in modo più significativo rispetto al trattamento con mitoxantrone. Le persone che hanno ricevuto il trapianto con cellule staminali hanno avuto l’80 per cento in meno di nuove lesioni cerebrali T2 rispetto a quelli che hanno ricevuto mitoxantrone. In particolare la media di nuove lesioni T2 era di 2,5 nelle persone trattate con trapianto e di 8 in quelle trattate con mitoxantrone.Per un altro tipo di lesioni associate alla SM, chiamate lesioni captanti il gadolinio, nessuna delle persone che hanno ricevuto il trattamento con cellule staminali ha presentato nuove lesioni durante lo studio, mentre il 56 per cento di quelli trattati con mitoxantrone hanno avuto almeno una nuova lesione captante il gadolinio.Il professor Mancardi ha sottolineato che i gli effetti collaterali che si sono verificati con il trattamento con cellule staminali erano stati previsti e risolti senza conseguenze permanenti.”E’ sicuramente importante ampliare gli studi con un maggior numero di persone per confrontare l’efficacia del trapianto di cellule staminali verso il placebo, ma è molto promettente vedere che questo trattamento può essere più efficace di una terapia immunomodulante già approvata per le persone con forme gravi di SM che non rispondono bene ai trattamenti standard.” ha dichiarato Mancardi. Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla .

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Trapianti di tessuto muscolo-scheletrico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2013

Possono evitare l’amputazione di un arto e migliorare la qualità di vita di pazienti vittime di incidenti invalidanti. Sono i trapianti di tessuto muscolo-scheletrico, tecnica chirurgica a cui si ricorre nei casi di importanti perdite ossee conseguenti a tumori o a fratture complesse, nelle ricostruzioni legamentose multiple degli sportivi infortunati e come sostituto osseo nelle revisioni di protesi d’anca e ginocchio. Pur non trattandosi di “trapianti salvavita”, consentono di curare alcune gravi patologie ossee, che diversamente avrebbero un decorso peggiore; sono da ritenersi, pertanto, interventi “migliorativi”. Attualmente stanno facendo registrare un numero di richieste in costante aumento, passando in Lombardia da una media di 500 operazioni annue, alle 1.800 effettuate nel solo anno 2012. In 450 casi c.a., corrispondente al 26% degli interventi totali, è stato utilizzato tessuto muscolo-tendineo (tendini e menischi); l’osso nelle sue varie forme è stato invece richiesto nel 77% dei casi.Rispondono a queste richieste le Banche Regionali per la Conservazione del Tessuto muscolo-scheletrico. In Italia sono sei le strutture certificate a cui è possibile rivolgersi per ricevere tendini, tessuti e ossa; si trovano a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Treviso e Roma. La Banca di Milano ha iniziato la sua attività nel 2003, mentre la prima nata in Italia, ubicata presso gli Istituti Rizzoli di Bologna, risale al 1962. “Dalla loro introduzione, la possibilità di usufruire di preziosi ‘ricambi’ ha permesso di ampliare molto le indicazioni terapeutiche per i pazienti”, spiega Clara Terzaghi, responsabile medico all’interno della Banca regionale del tessuto muscolo-scheletrico della Lombardia diretta dalla Dott.ssa Farè, e specialista in Ortopedia e Traumatologia presso l’Unità Operativa di Chirurgia Articolare Mininvasiva (CAM) dell’Istituto Ortopedico G. Pini. “Prima, per alcuni tipi di patologie non vi era alcuna possibilità di trattamento. Il tessuto sintetico rappresentava una possibile alternativa che tuttavia non garantiva e non garantisce al paziente lo stesso risultato”.Nonostante i trapianti di tessuto muscolo-scheletrico abbiano un impatto minore sui media e sull’immaginario collettivo rispetto a quelli di organi, costituiscono un settore della medicina in rapida espansione e che offre notevoli possibilità terapeutiche. “Diversamente da quanto avviene per gli organi, il trapianto di tessuti non contempla alcun rischio di rigetto, poiché non è necessario che vi sia compatibilità tra donatore e ricevente. La maggior parte della popolazione non conosce la nostra Banca e non sa che è possibile “donare” l’osso e i tendini. Se noi avessimo una maggiore disponibilità di questi tessuti, potremmo soddisfare meglio le crescenti richieste dei pazienti e garantire alla popolazione lombarda molti più interventi di ricostruzione. In un futuro prossimo, potremmo ipotizzare interventi di ricostruzione sempre più complessi con il solo tessuto omologo”, evidenzia Terzaghi.Ma come avviene esattamente il reperimento dei tessuti conservati presso le Banche? Vengono prelevati da donatori viventi o deceduti e possono essere elementi ossei (es. testa di femore) o muscolo-scheletrici (cartilagini, menischi, tendini). I criteri di inclusione, piuttosto restrittivi, sono i medesimi per entrambi i tipi di donatori. “Al momento dell’arruolamento – sottolinea Terzaghi – viene effettuata un’approfondita anamnesi che prevede l’esclusione di tutti i donatori con patologie gravi accertate, stati settici di natura batterica o virale, sieropositività, tumori maligni, pregressi interventi di trapianto di organi e/o tessuti, trattamenti immunosoppressivi e/o chemioterapici, malattie da prioni”. Nel caso del donatore deceduto è importante che la causa di morte non sia sconosciuta e che venga effettuata l’autopsia. L’équipe di medici che effettua il prelievo e il trapianto è diversa da quella che esegue l’accertamento di morte, un provvedimento introdotto per legge, con il fine di evitare che vi possa essere qualsiasi tipo di conflitto d’interesse. Il consenso rappresenta un elemento importante; nel caso del donatore vivente, viene compilato e firmato direttamente dal paziente; nel caso di donatore deceduto, viene accordato e firmato dai familiari.“Tutti i pazienti sottoposti a protesi d’anca (PTA) sono potenziali donatori”, aggiunge Clara Terzaghi, da tempo specializzata nel recupero di teste di femore da donatori viventi – anche e soprattutto per i pazienti che opera all’interno dell’Unità CAM – e nel valutare e validare tessuti provenienti da tutti gli altri nosocomi presenti sul territorio lombardo. “È importante che rispondano ai criteri di inclusione e che non risultino positivi a un questionario sul rischio infettivologico concernente l’attività sessuale e le abitudini di vita. In linea teorica non c’è un limite legato all’età del donatore, ma è implicito che dopo gli 80 anni di età, soprattutto per le donne, subentra un problema di tipo osteoporotico, che potrebbe compromettere la buona qualità del tessuto. La testa del femore ‘donata’ viene stoccata e conservata nelle celle frigorifere della banca del tessuto a -80° C per un tempo massimo di 5 anni”.

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Impanto dispositivo assistenza circolatoria

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

E’ stato effettuato in data 10/3/2011 il primo intervento di impianto di un dispositivo di assistenza circolatoria definitivo presso la UO di Cardiochirurgia dell’ACO S. Filippo Neri. L’intervento, eseguito dalla équipe cardiochirurgica diretta dal dr. Paolo Sordini, è stato effettuato su un paziente affetto da scompenso cardiaco intrattabile – non candidabile a trapianto cardiaco – nell’ambito di un programma alternativo al trapianto stesso, avviato presso il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari. E’ stato utilizzato  il nuovo sistema di pompa assiale Jarvik 2000 messo a punto dalla Jarvik Heart ™. Tale dispositivo, approvato a livello europeo anche come destination therapy, consta  di una micro-turbina che viene impiantata direttamente nel ventricolo sinistro, supportandone la funzione anche a lungo termine. Questo intervento colloca il S. Filippo nel ristretto gruppo di Ospedali italiani dello studio David (branca italiana di un più ampio studio multicentrico  europeo) di valutazione a medio e lungo termine dell’applicazione clinica del dispositivo, che si propone come realistica alternativa al trapianto cardiaco. Lo scompenso cardiaco congestizio infatti sta diventando, nei paesi occidentali ad elevato standard assistenziale sanitario, una vera e propria emergenza sanitaria con caratteristiche di epidemia. Vari fattori, tra i quali in primo luogo l’incremento generale dell’aspettativa di vita, hanno contribuito alla formazione di una popolazione di pazienti affetti da scompenso congestizio cronico; tale patologia di per se non solo contribuisce in modo massivo all’aumento della spesa sanitaria – per i numerosi ricoveri che determina – ma anche comporta un’altissima mortalità.  Fino a tempi recenti l’unica opzione terapeutica per lo scompenso cardiaco intrattabile è stata il trapianto cardiaco; tale opzione però è gravata da una drammatica discrepanza tra la domanda e l’offerta, determinata in parte dalla scarsità di donatori ed in parte dalla crescente selettività nella compatibilità donatore/ricevente. Tale stato di cose ha prodotto un crescente investimento nel settore dell’assistenza ventricolare, sia temporanea che definitiva, nel contesto della quale si colloca il Jarvik 2000. Questo intervento è significativo del rilancio della Cardiochirurgia del San Filippo Neri e dell’intero dipartimento cardiovascolare, fiore all’occhiello dell’ Azienda che non potrà tollerare alcun provvedimento di declassamento prospettato dalla Regione Lazio, che intende privare il San Filippo del rango di DEA di II livello e di centro di riferimento per la malattie cardiovascolari all’interno del quadrante cittadino in cui insiste. Il processo di potenziamento sarà realizzato anche attraverso l’indizione dell’avviso pubblico per l’attribuzione del nuovo incarico primariale di cardiochirurgia, con lo scopo di portare al San Filippo le migliori professionalità presenti sulla scena.  Per ilSegretario provinciale della UIL FPL di Roma  Paolo Dominici questo intervento rappresenta un elemento di effettivo rilancio di un reparto, quello della Cardiochirurgia del San Filippo Neri, che è stato al centro negli ultimi tempi di attenzioni non certo rassicuranti da parte del governo Marrazzo prima e di quello della Polverini poi. Sono convinto, –  conclude Dominici – che il prestigio che da sempre ha determinato il San Filippo Neri come punto di riferimento dell’intera area cittadina, della provincia ma anche nazionale , con il contributo di tutte le forze in campo, non ultime quelle relative all’altissima professionalità degli operatori, sia questi medici, infermieri e tecnici, continuerà e si imporrà sempre di più per la cura delle malattie cardiovascolari in particolare e non solo quelle in generale.

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Trapianto di fegato alla piccola Intisar

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2011

E’ andato a buon fine. Dopo undici ore di sala operatoria al Bambino Gesù, il prof. Jean de Ville è riuscito a salvare la vita alla palestinese di cinque anni affetta da un gravissimo epatoblastoma, una forma rara che rappresenta circa l’1% di tutti i tumori dell’infanzia. Intisar è stata trasferita da Gaza in Italia grazie alle attività dei volontari della ANGELS onlus che, assieme all’interessamento del Ministero degli Esteri, ha potuto assolvere rapidamente alle pratiche internazionali necessarie. La storia della piccola di Gaza ha da subito mobilitato l’intera comunità internazionale.  “Dopo un primo periodo di chemioterapia, presso il dipartimento di Oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, diretto da Anna Clerico, si è da subito appreso che la bimba, viste le dimensioni del tumore, necessitava di un trapianto di fegato. In questi giorni di polemiche poco costruttive e di grandi cambiamenti internazionali – ha commentato Benedetta Paravia, portavoce e vicepresidente della ANGELS – il nostro operato verso una bimba, a cui veniva negato il diritto di vivere, e’ stato possibile grazie alla solidarietà degli italiani e della Cooperazione internazionale. Ringrazio il Ministro Franco Frattini, le autorità competenti israeliane, il Consolato Italiano di Gerusalemme ed il nostro rappresentante volontario a Gaza, Abdelwahhab al Borno, che dall’inizio ha assistito la famiglia per le pratiche necessarie alla partenza”, ha concluso Paravia.  Il programma umanitario della ANGELS, denominato L’Italia ha un cuore per tutti, nel rispetto per le diverse culture e religioni, si adopera affinchè il nostro Paese possa offrire esempi di integrazione e solidarietà. Intisar ora ha un nuovo fegato e potrà avere una vita normale. Tra due giorni, tramite la Onlus, la mamma e gli altri due figli raggiungeranno la bambina e il suo papà per assistere Intisar nella lunga convalescenza.

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Amici del trapianto del fegato

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

Roma 15 dicembre presso il Teatro Capranica di Roma, una serata che sarà allietata da interventi di artisti di teatro e musica. Per il quinto anno consecutivo l’Associazione Amici del Trapianto di Fegato diffonde la sua campagna di comunicazione sulla sensibilizzazione alla donazione degli organi attraverso un evento che ha già coinvolto e continua a coinvolgere molti esponenti del mondo della medicina e del sociale. In questa edizione, come di consueto, saranno premiati alcuni personaggi che si sono distinti per il loro lavoro in tale ambito:  tra questi l’attrice e presentatrice Paola Saluzzi per la comunicazione e informazione per la sensibilizzazione alla donazione degli organi, il prof. Mario Angelico, per il coordinamento del progetto Liver Match che ha lo scopo di studiare la migliore compatibilità tra donatore e ricevente nel trapianto di fegato, arruolando nei primi 18 mesi di studio 1.500 trapianti, e Ivan Gardini, Presidente della associazione di pazienti EPA-C, per l’impegno a favore dei pazienti e delle loro problematiche.   Il ricavato della serata sarà destinato alla gestione di una “Casa di accoglienza per parenti di pazienti trapiantati od in corso di studio per trapianto” dimora avviata nel 2009 che ha già permesso a molte persone di essere più vicine ai loro cari durante le fasi di ricovero e analisi.
L’Associazione Amici del Trapianto di Fegato, ispirandosi ai principi della solidarietà umana, si prefigge lo scopo di fornire informazioni sul trapianto di fegato, di sostenere moralmente pazienti e familiari prima e dopo il trapianto e dare loro il necessario aiuto. Collabora con le strutture specialistiche e promuover attività di studio, formazione e ricerca nell’ambito dei trapianti d’organo. Ci siamo dati anche l’obiettivo di pubblicizzare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche della carenza di donatori. Presidente dell’associazione è Emanuela Mazza, Vice Presidente il Prof. Salvatore Agnes,  Direttore Unità Operativa Chirurgia Sostitutiva all’Università Cattolica Sacro Cuore (Istituto di Clinica Chirurgica) e Segretario Prof. Antonio Gasbarrini, Dirigente Medico Medicina Interna e Angiologia del Policlinico Gemelli. http://www.trapiantofegato.

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“Scegli oggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2010

Bergamo 13 ottobre 2010  alle 11  nella Sala Consiliare  di Largo Barozzi, 1 verrà presentata la campagna  “Scegli oggi”,  promossa dagli Ospedali Riuniti e da Aido, in collaborazione con l’Asl, il Comune e la Provincia di Bergamo, il Consiglio di Rappresentanza dei sindaci.  L’obiettivo è duplice: informare i cittadini sul diritto/dovere di pronunciarsi sulla donazione degli organi e offrire loro l’occasione per esprimere la propria volontà. La Bergamasca conta oltre un milione di abitanti, eppure solo sei cittadini su cento si sono già pronunciati. Intanto ogni anno 300 pazienti muoiono in attesa di un trapianto che non arriverà mai.  Saranno presenti: Carlo Bonometti, Direttore generale Ospedali Riuniti Leonida Pozzi, Presidente regionale AIDO Roberto Testa, Direttore generale Asl di Bergamo Leonio Callioni, Presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci e Assessore ai Servizi sociali del Comune di Bergamo Domenico Belloli, Assessore ai Servizi sociali della Provincia di Bergamo Claudio Sileo, Direttore sanitario Ospedali Riuniti Massimo Giupponi, Direttore sociale Asl di Bergamo Mariangelo Cossolini, Coordinatore al Prelievo e trapianto di organi e tessuti della provincia di Bergamo Ospedali Riuniti

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A ottobre torna «Una Lezione di …vita»

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Venti incontri, tra ottobre e maggio, per sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori sui comportamento responsabili e la donazione degli organi. E’ questo l’obiettivo della settima edizione di “Una Lezione di… Vita”, che partirà con la ripresa della scuola, forte dei numeri dello scorso anno: mille studenti, provenienti da 15 tra licei e istituti della provincia. Tredici lezioni si sono svolte in ospedale, con la visita anche del reparto di Terapia Intensiva, e otto hanno invece raccolto più classi nelle sedi scolastiche.  «Non è alta solo la partecipazione, ma anche il gradimento dell’iniziativa –spiega Mariangelo Cossolini, Coordinatore al prelievo e trapianto d’organi della provincia di Bergamo -. I questionari compilati dai ragazzi segnalano un giudizio tra buono e ottimo per il 94% degli studenti e per il 96% dei professori, mentre sul fronte dell’apprendimento il 98,5% risponde correttamente alle domande e questo significa che il messaggio è passato». Gli unici appunti riguardano l’impegno richiesto, che alcuni considerato eccessivo.  Quattro ore molto dense per imparare cose che – a detta degli stessi ragazzi – prima non si conoscevano: come e perché si può scegliere di donare gli organi, ma anche l’influenza negativa di alcol e droghe sulla guida, il ruolo di medici e infermieri in ospedale e nel servizio di Emergenza urgenza gestito dal 118 e dall’Agenzia regionale dedicata (Areu). Informazioni tecniche e scientifiche a cui si aggiunge un risvolto umano, grazie alla testimonianza dei trapiantati e la visita alla Terapia Intensiva. Nell’Unità diretta da Gianmariano Marchesi, i giovani incontrano, forse per la prima volta, la sofferenza dei malati, la pazienza e la speranza dei parenti, ma anche la preparazione e la determinazione del personale.  Tanto che uno degli studenti ha commentato, nel questionario: «Ho cambiato opinione riguardo alla mia futura scelta universitaria, prima non avevo considerato una professione sanitaria».  Il format dell’iniziativa è ormai consolidato: un video introduce i temi della lezione, poi la parola passa alla Direzione medica degli Ospedali Riuniti e alla Polizia Municipale, per commentare rispettivamente i dati forniti dall’Asl sui rischi legati alla guida sotto l’effetto di alcol e droghe e il tema degli incidenti stradali. Come comportarsi in caso d’incidente per richiedere assistenza e quali cure vengono prestate viene illustrato dal personale del 118, per passare poi a parlare di donazione d’organi, l’ultima opzione quando tutti gli sforzi dei medici sono risultati vani. Chiudono questa carrellata le testimonianze di alcuni trapiantati, in collaborazione con Aido e altre associazioni, e la visita alla Terapia Intensiva.

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Il trapianto moltiplica la vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

Sovigliana di Vinci. 9 giugno, dalle ore 16 alle ore 18, nell’aula magna dell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11, in via Oberdan presentazione del libro all’Agenzia dell’Asl 11 “Il trapianto moltiplica la vita”  Sebbene l’Italia occupi una posizione di eccellenza mondiale nel settore del trapianto di organi e tessuti, occorre continuare a migliorare il sistema, anche dal punto di vista dei tempi di attesa, diffondendo in modo sempre più capillare la cultura della donazione. La presentazione si aprirà con i saluti delle autorità: Dario Parrini sindaco di Vinci, Eugenio Porfido direttore generale dell’Asl 11 e Danilo Massai direttore del dipartimento Agenzia per la formazione dell’Asl 11. Gli interventi, moderati da Federico Finozzi che ha vissuto in prima persona questa esperienza, vedranno l’avvicendarsi di Lillo Di Puma presidente dell’Associazione Vite Onlus, Pino Giaconia presidente Aido di Vinci, Tommaso Burchietti coordinatore donazione organi e tessuti dell’Asl 11, lo stesso Federico Finozzi e, infine, Franco Filipponi autore del libro nonché professore ordinario di chirurgia generale all’Università di Pisa. L’iniziativa si concluderà con un dibattito sui temi affrontati. La partecipazione all’incontro è aperta a tutti i cittadini ed è gratuita.

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Patrizia Rigoni: “Avrò i tuoi occhi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Venezia 9 giugno 2010, alle ore 17.00nell’Antisala della Libreria Sansoviniana (Piazzetta San Marco 13/a) sarà presentato il volume: Patrizia Rigoni, Avrò i tuoi occhi, Rimini, Fara Editore. Introduzione di Maria Letizia Sebastiani (direttore della Biblioteca Nazionale Marciana) e Annalisa Bruni (Biblioteca Nazionale Marciana). Interventi di: Benni Assael (pediatra, direttore della Clinica per la fibrosi cistica di Verona), Giorgio Cazzaro (medico di famiglia, Socio di “Lions International”). Parteciperà Marilena Miani (officer per il “Libro Parlato Lions” – Distretto Lions 108TA3). Sarà presente l’autrice..Un chirurgo italiano e la moglie felicemente incinta (ma con problemi alla vista) decidono di accettare l’invito della città di Kairouan, dove si sta aprendo il primo ospedale per il trapianto degli occhi. Dopo pochi mesi dal loro arrivo in Tunisia, nella gioia di essere stati accolti con benevolenza e generosità da parte di vari personaggi (Ahmad, Keminj, Adil, Lallala, Donna Medusa, Hazib, Zhara, Iyad, il ciabattino e molti altri ancora le cui storie si intrecciano con esiti sorprendenti e situazioni spiazzanti di grande tensione emotiva) si ha la dichiarazione di guerra all’Iraq, e la coppia ne è profondamente turbata e quasi costretta a ri-vedere il proprio passato e il proprio progetto di vita. Gli stessi ragazzi ciechi, che chiedono di essere visitati e curati, esprimono filosofie anche opposte di possibilità di convivenza civile, di sogni e desideri. Vedere che cosa? Da parte di chi? Con che occhi? È forse meglio restare ciechi alle brutture del mondo? Ciascuno segue un proprio percorso emotivo e intellettuale per definire la propria identità e il senso profondo dell’esistere. (Cover occhi)

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Donazione e il trapianto di organi

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2010

BruxeIles. tempi di attesa per un donatore dovrebbero accorciarsi, ora che il Parlamento ha approvato la proposta di direttiva sugli standard di qualità e sicurezza degli organi destinati al trapianto. La direttiva copre tutti gli stadi della catena, dalla donazione al trapianto, e sostiene la cooperazione tra gli Stati membri. I deputati hanno anche adottato una risoluzione sul Piano d’azione per la donazione di organi.  Negli ultimi 50 anni, il trapianto di organi è diventato pratica comune in tutto il mondo e, in certi casi, rappresenta la sola cura possibile. Tuttavia, i tempi di attesa rimangono lunghi – in questo momento ci sono circa 60.000 pazienti in lista d’attesa nell’Unione – e ogni giorno 12 persone muoiono mentre aspettano di ricevere la donazione. Regole comuni sulla sicurezza e la qualità, valide in tutta l’UE, faciliterebbero la donazione di organi, il trapianto e lo scambio fra Stati membri, come propone la relazione di Miroslav Mikolášik (PPE, SK). Il compromesso raggiunto con il Consiglio è stato approvato con 643 voti a favore, 16 contrari e 8 astensioni. Per i deputati, gli Stati membri devono assicurare la protezione più ampia possibile ai donatori viventi. La donazione di organi deve essere “volontaria e non remunerata”, ma il principio di non remunerazione non deve ostacolare i donatori viventi dal ricevere una compensazione per un’eventuale perdita di denaro dovuta alla donazione. Gli Stati membri dovranno inoltre vietare qualsiasi pubblicizzazione della necessità o della disponibilità di organi a scopo di lucro.

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Epatiti summit 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2010

Roma, 18 Maggio 2010 Piazza della Minerva, 38 Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Sala degli Atti Parlamentari Epatiti summit 2010 – un’emergenza sommersa: opinioni e strategie a confronto si stima che in Italia vivano circa 2 milioni di persone con infezione cronica da virus epatitici HBV e HCV. La maggior parte di queste persone non sa di avere l’infezione, dal momento che le epatiti virali croniche rimangono spesso silenti per lunghi anni. Una parte dei portatori manifesta e segni e i sintomi della malattia solo nelle fasi più tardive, sotto forma di cirrosi epatica, scompenso e tumore del fegato. In questi casi, purtroppo, i trattamenti sono spesso inefficaci e il trapianto di fegato, l’unica terapia potenzialmente risolutiva, può essere eseguito solo in una piccola parte di malati. Per questo, e non solo, le epatiti B e C costituiscono una vera e propria “emergenza sommersa” con impatto di salute pubblica. Fare luce sugli aspetti più critici del problema posto dalle infezioni da HBV e HCV, incrementare le misure di prevenzione, facilitare l’identificazione di queste malattie nelle persone a rischio di esposizione, sviluppare la consapevolezza che affrontare l’epatite B e C e ridurne l’impatto è possibile, mettendo a disposizione adeguate risorse e realizzando compiutamente uno sforzo che accomuni Istituzioni, mondo scientifico e organizzazioni di volontariato.

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Donazione degli organi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Roma, 16 dicembre Teatro Capranica Piazza Capranica 101 – Ore 20 Anche quest’anno l’Associazione Amici del Trapianto di Fegato organizzerà un’iniziativa a favore della sensibilizzazione alla donazione degli organi. Il 16 dicembre, presso il Teatro Capranica di Roma, avrà, infatti, luogo il Gala grazie al quale, dalla nascita dell’Associazione, sono stati raccolti fondi destinati alla cura di malati di fegato e alla ricerca scientifica. La 4ª edizione dell’iniziativa comprende la tradizionale cena a tavola  su prenotazione,  allietata come sempre da artisti di teatro e musica: quest’anno a fare gli onori di casa saranno il comico Riccardo Rossi e il gruppo gospel Happy Day Gospel Singers. Rilevante la presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta, e del Direttore del Centro Nazionale Trapianti, Dott. Alessandro Nanni Costa, che insieme ad illustri colleghi consegneranno alcune targhe a meritevoli esponenti del mondo scientifico e trapiantologico.Il ricavato della serata sarà destinato prevalentemente a due progetti: l’apertura e la gestione di una casa di accoglienza per i pazienti residenti fuori dalla Regione Lazio e la formazione sulla comunicazione medico-paziente per i giovani medici-specializzandi e operatori sanitari dei reparti trapianti nella Regione Lazio, grazie alla collaborazione con Claudio Belotti, condirettore della  NLP Italy e coautore del testo universitario Comunicazione Medico-Paziente.
Nata nel marzo 2006 per iniziativa di alcuni pazienti trapiantati e alcuni medici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli, l’Associazione Amici del Trapianto di Fegato ha deciso di iniziare da alcuni anni una campagna di sensibilizzazione alla donazione, ispirandosi ai principi della solidarietà umana, ed informando l’opinione pubblica sulle vitali problematiche della carenza di donatori. L’Associazione si prefigge di fornire informazioni sul trapianto di fegato, di sostenere moralmente pazienti e familiari, prima e dopo il trapianto, e dare loro il necessario aiuto. Collabora inoltre con le strutture specialistiche e promuove attività di studio, formazione e ricerca nell’ambito dei trapianti d’organo. Presidente dell’Associazione è Emanuela Mazza, trapiantata di fegato nel 2003 e autrice del libro autobiografico Quando ti svegli. Storia di un trapianto di Fegato (Armando Editore); Vice Presidente il Prof. Salvatore Agnes,  Direttore Unità Operativa Chirurgia Sostitutiva all’Università Cattolica Sacro Cuore (Istituto di Clinica Chirurgica) e Segretario il Prof. Antonio Gasbarrini, Dirigente Medico Medicina Interna e Angiologia Policlinico Gemelli di Roma.

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“Ddl è eutanasia del processo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

“Il ddl sul processo breve celebra l’eutanasia del processo. Con questo ddl si manderanno a morte migliaia di processi, soprattutto quelli con molti imputati o che richiedono indagini complicate, perizie o rogatorie. Chiedere ad un magistrato di celebrare nello stesso lasso di tempo tutti i tipi di processo è come chiedere ad un chirurgo di impiegare le stesse ore per eseguire un’operazione di appendicite o un trapianto di cuore. Per tutelare gli interessi di un uomo solo, Berlusconi, si tronca il processo senza dare ai magistrati i mezzi per poterli fare. Volevano uccidere il processo e ci riusciranno” lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, capogruppo di IDV in Commissione Giustizia alla Camera.

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