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La traslazione della salma di Vittorio Emanuele III in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

piazza del pantheonHa stimolato una antica polemica, che sarebbe il caso di tralasciare affidando ogni giudizio al tempo che distilla tutti gli eventi. Dato per scontato che l’ex sovrano, penultimo re d’Italia, non merita, nel ricordo collettivo e nelle pagine della Storia, la dignità di sepoltura nel Pantheon, non bisogna negare una realtà trascurata, posta sotto il silenzio dal sovrastare di interpretazioni storiche che mirano a cancellare pagine di una storia che, invece, va ricordata.Gli errori di Vittorio Emanuele III nel non impedire l’avvento del fascismo in Italia e la successiva sudditanza nei confronti del nazismo di Hitler, finirono con il ritorcesi contro la stessa casa Savoia e non solamente come valutazione storica. Da nessuna parte ho letto, in questi giorni, il ricordo di Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III, praticamente assassinata nel Lager di Buchenwald, dove venne deportata dai tedeschi con un tranello.
Nel 1943, il 22 settembre, Mafalda, con mezzi di fortuna, raggiunse Roma, dove potè rivedere i figli, nascosti in Vaticano, sotto la protezione di Mons. Montini (il futuro pontefice Paolo VI)
L’indomani, 23 settembre 1943, venne chiamata dal comando tedesco, motivando tale chiamata con improbabili notizie del marito: un tranello: in realtà il marito era già nel campo di concentramento di Flossenbürg, Mafalda venne subito arrestata e imbarcata su un aereo con destinazione Monaco di Baviera, fu trasferita poi a Berlino e, infine, deportata nel Lager di Buchenwald, dove venne rinchiusa nella baracca n. 15 sotto falso nome (Frau von Weber).
Nell’agosto del 1944 le truppe alleate bombardarono il lager; la baracca in cui era prigioniera la principessa fu distrutta e lei riportò gravi ustioni e contusioni varie su tutto il corpo. Recuperata da alcuni deportati, fu ricoverata nell’infermeria, ma senza cure le sue condizioni peggiorarono. Dopo quattro giorni di tormenti, a causa delle piaghe insorse la cancrena e le fu amputato un braccio. L’operazione ebbe una lunghissima, sconcertante durata. Ancora addormentata, Mafalda venne abbandonata in una stanza della baracca, privata di ulteriori cure e lasciata a se stessa. Morì dissanguata, senza aver ripreso conoscenza, nella notte del 28 agosto 1944. Fu seplota in una fossa comune con una solo numero per l’identificazione (262 eine unbekannte Frau (una donna sconosciuta). Dopo l’8 settembre alcuni marinai di Gaeta si misero alla ricerca della salma della principessa; ritrovata, gli stessi si tassarono per consentire la possibilità di riconoscimento. La principessa Mafalda riposa oggi nel piccolo cimitero degli Assia, nel castello di Kronberg im Taunus vicino a Francoforte sul Meno.Rimane il dato più rilevante che coinvolge l’intera famiglia Savoia, incapace di intervenire per sottrarre Mafalda alla perfida esecuzione dei nazisti: una ulteriore macchia nelle pagine della storia del nazi-fascismo, e nelle pagine della Storia di casa Savoia. (Rosario Amico Roxas)

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Ostensione corpo di S. Antonio Padova

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2010

Padova. Fino a sabato 20 febbraio 2010, i fedeli potranno venerare le Spoglie mortali di S. Antonio esposte nella Cappella delle Reliquie della Pontificia Basilica del Santo in Padova. Si intende così dare seguito al desiderio espresso da molti di rivedere il Corpo del Santo, prima del suo ritorno alla splendida Cappella dell’Arca, recentemente restaurata. I lavori, complessi e delicati, iniziati il 12 aprile 2008 con il trasferimento temporaneo dell’urna nella Cappella di S. Giacomo, si sono conclusi il 4 dicembre 2009. L’ostensione coincide con la festa liturgica della Traslazione di S. Antonio (detta anche Festa della Lingua), che si celebra ogni anno in Basilica il 15 febbraio, a ricordo soprattutto della prima traslazione del Corpo del Santo, avvenuta l’8 aprile 1263 ad opera di S. Bonaventura (che ritrovò in quella occasione la Lingua incorrotta) e di quella del 15 febbraio 1350, quando la tomba del Santo ebbe la sua definitiva sistemazione nell’attuale Cappella dell’Arca. La festa pubblica viene celebrata la domenica che segue il 15 febbraio. Con l’approvazione del Delegato Pontificio per la Basilica, S. E. Mons. Francesco Gioia, sentito il Vescovo di Padova, S. E. Mons. Antonio Mattiazzo, l’ostensione seguirà questo programma: domenica 14 febbraio, ore 21: trasferimento, in forma privata, dell’urna contenente il Corpo del Santo dall’attuale collocazione temporanea alla Cappella delle Reliquie; da lunedì 15 a sabato 20 febbraio: per venerare il Corpo di S. Antonio, i fedeli potranno liberamente accedere alla Cappella delle Reliquie, durante l’orario di apertura della Basilica (6,15 – 19,00, sabato fino alle ore 20), con ingresso dalla porta laterale (verso Via Cesarotti) e uscita all’altezza del chiostro della Magnolia; per partecipare alle consuete celebrazioni quotidiane resteranno riservate le orte anteriori della Basilica; sabato 20 febbraio, ore 21: reposizione del Corpo di S. Antonio, in forma privata, alla Cappella dell’Arca; domenica 21 febbraio: si svolgerà normalmente la Festa della Traslazione (detta anche della Lingua) di S. Antonio. I momenti salienti saranno il solenne Pontificale del Delegato Pontificio alle ore 11 e la S. Messa delle ore 17, presieduta dal Ministro provinciale dei Frati Minori Conventuali, cui seguirà la tradizionale Processione all’interno della Basilica con la Reliquia del Mento di S. Antonio. I pellegrini e i devoti del Santo potranno così rivedere il Corpo di S. Antonio, ricomposto e visibile in un’urna di vetro, dopo 29 anni dall’ultima ricognizione canonica e medico-scientifica avvenuta nel gennaio 1981, a 750 anni dalla morte del Santo, cui seguì una memorabile ostensione, che si prolungò fino al 1° marzo 1981. In quella occasione affluirono in Basilica circa 650 mila pellegrini.

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