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Posts Tagged ‘trasparenza’

M5S Lombardia: Italia-Russia. Il PDL trasparenza va votato subito

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

È di oggi la notizia dell’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Milano sui fatti emersi dalle registrazioni pubblicate sul sito BuzzFeed relativi all’associazione culturale Lombardia-Russia. Luigi Piccirillo, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “Proprio ieri in Commissione regionale abbiamo avuto la conferma da parte del Procuratore Dolci, capo della Direzione Distrettuale Antimafia, che la richiesta di trasparenza contenuta nel nostro progetto di legge è un passo avanti nella giusta direzione.Gli accertamenti, anche su associazioni con scopi culturali, ci ha confermato la dott.ssa Dolci, sono necessari. Con la nuova legge tutto dovrà essere reso pubblico. Per questo è fondamentale che il consiglio regionale lombardo lo approvi al più presto”.

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Scuola: Maxi tassa sulla trasparenza, per saperne di più su atti e trasferimenti docenti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

È quello che da qualche giorno devono sborsare i lavoratori e le famiglie degli alunni che vogliono vederci chiaro su documenti conservati dall’amministrazione scolastica, domande di mobilità, verbali degli organi collegiali, atti di gestione del rapporto di lavoro oppure conservati nel fascicolo personale custodito nelle segreterie: per effetto di un decreto Miur di metà aprile, attuativo della Legge 241/90, in presenza di documenti cartacei serviranno 12,50 euro per ogni ricerca, 10 euro per le notifiche, più i costi per la visura (10 centesimi a pagina), per l’estrazione di copia (25 centesimi a pagina) e l’oscuramento degli eventuali dati personali (1 euro a pagina). Poi ci sono i bolli.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “premesso che tutto questo è assurdo, visto che in Italia si pagano già le tasse più alte d’Europa, siamo convinti che ci troviamo davanti ad un’operazione nata non tanto per motivi di spending review, ma con il preciso scopo di disincentivare la trasparenza degli atti pubblici. Noi non ci stiamo e siamo pronti a fare ricorso al Tar. Diventa salato il conto da pagare per chi nella scuola vuole vederci chiaro su trasferimenti, concorsi e burocrazia. In base al decreto n. 662 emanato dal ministero dell’Istruzione il 17 aprile scorso, d’ora in poi per estrarre copia degli atti e dei documenti in possesso dell’amministrazione scolastica e universitaria non basterà più pagare 25 centesimi per ogni fotocopia, ma cifre ben consistenti: 10 euro per la notifica al controinteressato, un euro a pagina se la domanda contiene dati personali da oscurare e 10 centesimi a pagina solo per la visura, sintetizza Italia Oggi. E se l’accesso e l’estrazione di copia avverranno per posta, i relativi costi saranno posti a carico del richiedente: le spese per l’eventuale scansione saranno quantificati come se si trattasse di fotocopie. Le somme da sborsare non finiscono qui. “Se poi i documenti richiesti dovessero essere in formato cartaceo – continua la stampa specializzata – bisognerà anche pagare 12,50 euro per ogni ricerca in archivio. I contributi saranno dovuti solo se il costo dell’operazione supererà i 50 centesimi. Al di sopra di tale importo, dovrà essere effettuata la riscossione dell’intera cifra. Compresi i 50 centesimi”. E nel caso di richiesta di copie di documenti in bollo, al pagamento dell’imposta provvederà direttamente il richiedente, fornendo all’ufficio competente al rilascio la marca da bollo. L’importo è pari a euro 16 per marca da bollo ogni 4 fogli/facciate.
È ampio il ventaglio dei casi per cui bisognerà mettere mano al portafoglio: “L’accesso a pagamento vale per tutti gli atti e documenti conservati dall’amministrazione scolastica, comprese le domande di trasferimento, i verbali degli organi collegiali, gli atti di gestione del rapporto di lavoro e tutti gli atti conservati nel fascicolo personale di docenti e Ata presso le segreterie scolastiche. Ma anche gli atti della selezione per i Prin da parte delle università escluse”. Le norme erano attese da tempo, quasi 30 anni: danno infatti attuazione all’articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il quale dispone che il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla presente legge. Il mero esame dei documenti è gratuito. Ma il rilascio di copia «è subordinato al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura». Ciò che si paga, dunque, non è la cosiddetta ostensione del documento richiesto e la relativa lettura (che può comprendere anche la possibilità di prendere appunti), ma tutto ciò che viene prima della messa in mostra dell’atto o del documento richiesto, affinché il richiedente possa visionarlo (cosiddetta ostensione) e per l’eventuale estrazione di copie. Il procedimento di accesso, peraltro, dal 2006 è gravato anche dall’onere, per l’amministrazione, di individuare e notiziare il controinteressato all’accesso (si veda il dpr 184/2006).

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Trasparenza sui costi ex-post nei servizi finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

La Consob ha finalmente pubblicato una presa di posizione chiara sulla questione della comunicazione dei costi ex-post nei servizi d’investimento.Ricordiamo la vicenda a favore di chi avesse perso le “puntate precedenti”.Dall’inizio dello scorso anno è pienamente in vigore una normativa la quale – per usare le parole della stessa Consob – “impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento.”Ciò che spaventa gli intermediari è dover comunicare con i rendiconti relativi all’anno 2018 i costi che gli investitori hanno effettivamente pagato (costi ex-post) poiché la quasi totalità degli investitori non è a conoscenza di quanto effettivamente stiano pagando. Le coincidenze temporali, poi, non aiutano anche perché nel 2018 la quasi totalità degli investitori vedrà un rendimento negativo. Mediamente gli investitori pagano circa il 2% (ovviamente chi paga molto di più, chi paga di meno) sul capitale investito nei prodotti finanziari comunemente distribuiti. Poiché nel 2018, la media dei fondi comuni d’investimento ha perso tra il 4 ed il 5%, non sarà gradevole per i clienti scoprire che circa la metà delle perdite che hanno subito sono dovute ai costi che non sapevano di sostenere per un servizio di cui non percepiscono minimamente l’utilità.Ad inizio 2018 gli intermediari si sono lamentati del fatto che non erano pronti ad applicare la normativa. In modo in parte implicito, in parte esplicito, hanno ottenuto una sorta di “chiusura di un occhio” da parte dell’ESMA (l’Autorità di Vigilanza Europea) la quale ha detto che per quanto riguarda la comunicazione dei costi ex-post nel 2017 potevano evitarlo (essendo la normativa entrata in vigore nel 2018), ma che avrebbero dovuto farla comunque ai clienti che chiedevano il rapporto.
In Italia, la Consob, fino ad oggi, ha chiuso entrambi gli occhi, dal momento che nel 2018 nessun intermediario ha fatto questa comunicazione ai clienti che hanno chiuso il rapporto.
Ad inizio del mese scorso viene pubblicato su articolo riporta un incontro tra le associazioni delle banche e degli intermediari finanziari (Abi, Assoreti, AssoSim ed Assogestioni) e la Consob nel quale le associazioni chiedevano dei chiarimenti su come fare questi rendiconti.Secondo le fonti giornalistiche, l’incontro avrebbe partorito l’idea di proporre un “tavolo di lavoro” con l’ESMA per ottenere questi chiarimenti.A seguito dello scandalo che questo articolo ha generato, finalmente, la Consob ha chiarito che la norma è pienamente in vigore ed è “chiara ed esplicita”.Siamo a Marzo è gli intermediari avrebbero già dovuto provvedere a fornire i rendiconti per l’anno scorso, ma evidentemente hanno il terrore della reazione dei clienti.Adesso che la Consob ha finalmente preso una posizione inequivoca, non resta che mettere gli intermediari davanti alle proprie responsabilità, mettendoli formalmente in mora Se non adempiranno in tempi ragionevoli, dovranno risarcire i danni! (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Sesta Giornata della Trasparenza

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Parma 6 dicembre nell’Aula Magna dell’Università (via Università, 12), con inizio alle 9.30, si terrà la sesta Giornata della Trasparenza, il convegno pubblico organizzato da Università e Aziende sanitarie di Parma al fine di presentare le azioni realizzate per garantire trasparenza e correttezza ai procedimenti delle rispettive gestioni amministrative, non solo in adempimento agli obblighi normativi, ma anche per contribuire alla promozione di una cultura di legalità ed etica pubblica.
L’edizione 2018, dal titolo “La strategia della trasparenza dell’Ateneo e delle Aziende del Servizio sanitario di Parma”, assume particolare rilievo in quanto vedrà la firma di un Protocollo d’intesa tra Università e Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). All’interno del Protocollo, frutto di un impegno per la tutela della legalità intesa non in senso formale ma anche etico e sostanziale, rientra il progetto di Ateneo “Ambasciatori della legalità”, consistente nella formazione di studenti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali, che diverranno promotori del valore della legalità nei confronti degli studenti degli Istituti superiori della città.
La mattinata, moderata da Monica Cocconi, docente di diritto amministrativo e Delegata del Rettore all’anticorruzione e alla trasparenza, sarà aperta dai saluti del Rettore Paolo Andrei, del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Massimo Fabi, del Direttore Generale dell’Azienda Unità Sanitaria Locale Elena Saccenti, del Delegato all’anticorruzione e trasparenza del Prefetto Antonio Giaccari.Seguiranno gli interventi di Giovanni Bladelli, Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza AUSL-AOU, di Ida Nicotra, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Catania e membro dell’ANAC e di Leonardo Spadi, Consigliere incaricato alla partecipazione giovanile del Comune di Parma. Alle 12 è prevista la firma del protocollo ed infine vi sarà spazio per il dibattito.L’evento, aperto a tutta la cittadinanza, è oggetto di formazione obbligatoria per personale direttivo, dirigenti, componenti della Unità Organizzativa anticorruzione e trasparenza.La Giornata della Trasparenza nasce dalla collaborazione che impronta i rapporti fra Università di Parma, Azienda Ospedaliera e Azienda Ausl nell’azione programmatica e gestionale, a vantaggio della comunità degli utenti dei relativi servizi.
Nella stessa logica il convegno mira a rafforzare il rapporto dell’Ateneo con la città e l’amministrazione periferica operante sul territorio, per la quale l’Ateneo e le Aziende del Servizio sanitario rappresentano interlocutori fondamentali.Le misure proposte nella Strategia della trasparenza non sono concepite come meri adempimenti formali, ma come un processo sinergico diretto a migliorare, in una logica di performance, il buon andamento e la funzionalità dei servizi offerti. Su tale versante la sostanza deve prevalere senz’altro sul rispetto della forma e avere come unico obiettivo il conseguimento dell’interesse pubblico. L’Ateneo e le Aziende del Servizio sanitario sono infatti istituzioni al servizio della società e devono essere improntate ad un impegno costante e consapevole verso i diritti degli utenti dei rispettivi servizi. L’incontro sarà visibile in diretta web.

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Più trasparenza e meno burocrazia: per il Molise UnFuturoEsiste

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

di Andrea Greco, candidato del MoVimento 5 Stelle alla presidenza della regione Molise. Per l’esercizio della democrazia da parte dei cittadini è necessario che gli stessi siano adeguatamente informati. Troppo spesso, le nostre istituzioni operano senza dare l’opportunità ai cittadini di controllarle adeguatamente. È quindi opportuno esporre chiaramente e puntualmente ogni singolo provvedimento, ogni singola scelta, affinché i cittadini stessi possano giudicare l’operato dell’Amministrazione valutando gli atti, scevri da qualsiasi condizionamento.
Ecco perché dobbiamo, da subito, individuare il Responsabile della trasparenza ai sensi dell’art. 43 del d.lgs n. 33/201Z0, e aggiornare il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e nomina del Responsabile ai sensi dell’art. 1, Legge n. 190/2012.Ci impegneremo per la riduzione dei tempi di pagamento della Regione Molise e per l’attivazione della sezione “Indicatore di tempestività dei pagamenti” per consentire un monitoraggio costante dell’attività dell’Amministrazione.Vogliamo applicare la revisione organica del Regolamento interno del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale, a seguito della Spending Review, è passato da 30 a 20 componenti più il presidente della Giunta, il Regolamento interno non è ancora stato adattato alla riduzione del numero di Consiglieri e necessita di adeguamento anche in termini di discussione delle proposte di legge popolare, delle petizioni, di partecipazione e trasparenza.Dobbiamo promulgare leggi regolari che regolamentino, in maniera puntuale, le modalità per attivare gli strumenti di consultazione regionali come i referendum propositivi, abrogativi, consultivi, confermativi e revocativi senza quorum, con individuazione di due date fisse annuali in cui far svolgere le eventuali consultazioni, previa richiesta sottoscritta da almeno il 2% degli aventi diritto al voto.Per ogni consultazione i cittadini, nel sito istituzionale della Regione, dovranno potersi informare compiutamente sulle motivazioni dei comitati favorevoli e contrari alla stessa.
Questo è il fulcro della proposta relativa all’introduzione di strumenti di Democrazia Diretta nella nostra Regione.Al fine di rendere trasparente ed efficiente la macchina amministrativa, è importate dotarsi di nuovi strumenti tecnologi e formare il personale al loro utilizzo, perché tutto sia usato con la maggiore efficacia possibile.Intendiamo utilizzare software open source e di telefonate con sistemi VoIP in tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione e degli enti controllati dalla Regione.La Regione spende quasi 8 milioni l’anno in “Gestione del sistema e dei servizi informativi regionali”. Con l’utilizzo di software open source, tale cifra verrebbe enormemente ridotta.
Ma soprattutto dobbiamo recepire il Protocollo di Legalità per appalti pubblici, al fine di contrastare la corruzione e le infiltrazioni mafiose, attraverso una totale trasparenza, con la pubblicazione di tutte le informazioni necessarie online: appalti, sub appalti, visure camerali, certificati antimafia, rendiconti dettagliati delle spese.Ad oggi, il Protocollo di Legalità è attuato solo nelle regioni più soggette ad infiltrazioni mafiose. Bisogna prendere coscienza del fatto che anche il territorio molisano è vittima del fenomeno mafioso, per cui è opportuno contrastarlo con ogni strumento a disposizione. Noi lo contrasteremo con fermezza. E questa, per i cittadini molisani, sarà una delle più grandi garanzie.

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Piani di zona: maggiore trasparenza e procedure più veloci

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Roma. “Snellire e velocizzare le procedure per le affrancazioni e le trasformazioni partendo dall’armonizzazione delle deliberazioni di Roma Capitale. Sarà possibile grazie alla delibera di indirizzo appena approvata in Aula Giulio Cesare che rimette ordine nel settore con 10 obiettivi da conseguire in 30 giorni. Si parte dalla possibilità di predisporre una proposta di deliberazione che recepisca i contenuti dei precedenti atti deliberati dall’Amministrazione modificandoli o integrandoli anche alla luce delle sentenze del Tar Sardegna, del Consiglio di Stato e della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Le detrazioni da applicarsi sul corrispettivo determinato per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di piena proprietà e il conseguente calcolo percentuale di affrancazione saranno così definite in modo certo e univoco. Immediati e di notevole impatto i riflessi economici per i cittadini, che non saranno più costretti ad affrontare cifre spropositate e non prevedibili. L’orientamento giurisprudenziale cui dovranno allinearsi le modalità di calcolo, prevede, infatti, la detrazione non solo dei corrispettivi riferiti al costo delle aree, ma anche degli oneri di urbanizzazione, che fino ad oggi non erano contemplati.
Nelle more dell’approvazione dei provvedimenti per la rideterminazione dei corrispettivi già calcolati sarà predisposta un’adeguata fase transitoria per tutte le richieste di trasformazione/affrancazione in itinere, nell’ottica di applicare le condizioni di maggiore favore per i cittadini. In virtù delle sopraggiunte modalità di calcolo ed a seguito dell’introduzione delle nuove detrazioni si procederà a revisionare la soglia limite da corrispondersi come contributo minimo di trasformazione\affrancazione che sarà applicata anche quando risulti decorso il termine di validità del rapporto convenzionale e non sia possibile calcolare il periodo residuo su cui parametrare il calcolo dell’affrancazione. Viene, altresì, prevista la facoltà per i cittadini interessati di calcolare in forma puramente presuntiva e conoscitiva, attraverso il sito istituzionale, gli importi che dovranno sostenere. Le entrate derivanti dalle procedure di affrancazione e/o trasformazione saranno vincolate al completamento delle opere di urbanizzazione all’interno dei Piani di Zona non ultimati o con carenza di fondi. Intendiamo inoltre rivedere e nel caso ampliare l’elenco dei Piani di zona oggetto di trasformazione. Infine, l’Amministrazione Capitolina dovrà portare all’attenzione del Governo Centrale l’intera problematica, al fine di stimolare l’emanazione di provvedimenti anche di carattere legislativo che consentano di superare le attuali contraddizioni”. Lo dichiara in una nota stampa, Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica di Roma Capitale.

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Trasparenza dei costi nel mondo della consulenza finanziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Nell’ultimo numero de The Journal of Wealth Management, la più prestigiosa rivista scientifica peer-reviewed americana dedicata al wealth management, è stato pubblicato un interessante articolo scientifico sulla percezione dei costi dei consulenti finanziari negli Stati Uniti (Lost in Fees: An Analysis of Financial Planning Compensation -Yuanshan Cheng and Charlene M. Kalenkoski- The Journal of Wealth Management Spring 2018).
Ricordiamo che gli USA sono la patria dei consulenti finanziari fee-only, cioè retribuiti solo a parcella, sebbene esista sia il modello di retribuzione a commissioni (come i Promotori Finanziari in Italia, che adesso si sono fatti chiamare “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”) che quello misto: in parte a parcella ed in parte a commissione. Il Financial Planner è una professione che esiste da decine di anni in questo Paese. Ci si potrebbe attendere che almeno negli Stati Uniti gli investitori siano ben consapevoli dei costi che pagano per il servizio di consulenza, ma questo non è quello che le evidenze accademiche ci dicono.
Ben il 17% degli intervistati non conosce come vengono applicati i costi per la consulenza finanziaria ed il 32% non é in grado di dire quanto avevano pagato negli scorsi 12 mesi per questo tipo di servizio. Cosa ancora più grave, l’80% di coloro che dichiaravano di sapere quanto avevano pagato, sottostimavano in modo grave il reale costo di mercato (stimavano un costo pari a circa un decimo del costo medio del mercato). Naturalmente la confusione sui costi era ancora maggiore nei casi in cui il consulente non era solo a parcella.
Qui stiamo parlando del più evoluto mercato al mondo per la consulenza finanziaria, figuriamoci cosa accade in Europa ed in particolare in Italia, dove la consulenza finanziaria indipendente è sostanzialmente all’anno zero. Nella sostanza partirà l’anno prossimo.
In Europa il mercato della consulenza finanziaria più all’avanguardia è quello del Regno Unito (sebbene le reti di distribuzione italiane dicano il contrario) perché nel 2012 è entrata in vigore una norma, chiamata Retail Distribution Review (RDR) la quale – in estrema sintesi – ha proibito di percepire commissioni sui prodotti di risparmio gestito venduti ai clienti, consentendo solo il modello di consulenza a parcella. Questo ha eliminato circa un quarto dei “finti” consulenti e adesso nel Regno Unito ci sono 22 mila consulenti finanziari indipendenti. Il peso delle commissioni nelle entrate degli intermediari finanziari inglesi è passato da circa 80% nell’anno precedente all’entrata in vigore della legge, a meno di un terzo attuale! In sostanza, la norma ha ridotto in modo consistente i costi dei prodotti finanziari ed ha creato una rete capillare di consulenti realmente indipendenti! Una norma che che ha mostrato di funzionare, ma nell’Europa continentale non è stata copiata.
Con l’introduzione della MIFID 2, però, abbiamo introdotto almeno due concetti che, secondo la maggioranza degli analisti potrebbero diventare dirompenti: il primo è il divieto di percepire la retrocessione delle commissioni sui prodotti venduti dalle banche e la seconda è l’obbligo di esplicitare per scritto sia il costo per la consulenza, in termini di nominali, sia se la consulenza è prestata su base indipendente o meno.
I clienti della banche, quindi, nella grande maggioranza, riceveranno un foglio nel quale ci sarà scritto che hanno pagato migliaia (e nel caso dei clienti più facoltosi decine di migliaia) di euro per una consulenza non indipendente.La questione è capire se questa comunicazione sarà realmente letta dai clienti o se finirà fra le decine di pagine che ricevono dalla banca e che spesso non vengono mai lette.
In Germania, qualcosa di simile è stata introdotta nell’agosto del 2014 ed al momento non sembra che abbia impattato sul mercato in modo paragonabile a ciò che è successo nel Regno Unito (anche se qualche risultato l’ha prodotto, visto che la Germania è comunque – dopo l’UK – la seconda nazione per penetrazione degli indipendenti in base ad una ricerca pubblicata da Cerulli Associates).E’ vero che la normativa tedesca non imponeva di indicare i costi pagati dal cliente in termini nominali, come invece prevede la Mifid 2. Quindi il cliente non vede i costi pagati in modo chiaro. Vedremo cosa accadrà anche in Germania con l’entrata in vigore della Mifid 2 a partire da quest’anno.Quale morale possiamo trarre? La trasparenza nei costi sui servizi d’investimento è difficilissima da ottenere, se non ci sono interventi legislativi drastici. Il modello del Regno Unito ha mostrato una grande efficacia per gli investitori (ed infatti è visto come il fumo negli occhi dall’industria del risparmio gestito in Italia) ma l’Europa ha scelto una strada molto meno incisiva. Visto che le norme non fanno tutto quello che potrebbero per tutelare gli investitori, è necessario che gli investitori facciano “i compiti a casa” e verifichino direttamente quanto spendono per investire i propri soldi e se per questi costi ricevono un reale servizio di consulenza o solo una mera attività di vendita. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Votare per la chiarezza e la trasparenza è ancora possibile?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Gira e rigira, si finisce sempre lì. Anche in queste elezioni, come per tutte quelle che si sono succedute dal 1994 in poi, il dilemma riguarda il grado di contrapposizione delle diverse forze in campo. È più opportuno che la lotta politica e il contrasto delle identità sia massimo, esaltato fino allo scontro (per quanto verbale), oppure è preferibile che sia manifesti una certa condivisione d’intenti, che si lasci la porta aperta a possibili collaborazioni, se non addirittura che le si auspichi anche in campagna elettorale? Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro.
Per molti anni i cultori del bipolarismo ci hanno ammorbato con l’esaltazione della prima delle due ipotesi, salvo dover poi prendere atto – tardi e non tutti – che la contrapposizione “militare” (aggettivo) che ha caratterizzato la Seconda Repubblica ha prodotto inutili lacerazioni ma soprattutto ha generato alleanze, chiuse nel corpetto stretto dei due poli, del tutto spurie se non innaturali, pensate solo con l’obiettivo di battere l’avversario (in quel caso “nemico”) ma prive di quei denominatori comuni indispensabili per poter poi, una volta vinte le elezioni, governare. Certo, quel sistema ci ha regalato l’ebbrezza dell’alternanza che la Prima Repubblica – peraltro per precise ragioni storiche e geopolitiche – ci aveva negato. Ma, come noi ci siamo sforzati di ripetere senza sosta e, almeno inizialmente, in scarsissima compagnia, oltre ad essere una sensazione drogata, perché quella era un’alternanza “obbligata” – nel senso che centro-destra e centro-sinistra non casualmente hanno sempre perso l’elezione successiva a quella vinta, proprio perché incapaci di governare – si trattava di un regime politico che ha portato il Paese alla crisi più grave della sua storia repubblicana. Fallito quel sistema con l’emergere di una terza forza, i 5stelle, e per di più di “rottura”, e con la caduta traumatica del governo Berlusconi nel 2011, si è andati – purtroppo alla cieca – alla ricerca di un nuovo equilibrio, del tutto impropriamente chiamato Terza Repubblica, ancor più di quanto fosse improprio chiamare Seconda quella nata nel 1994. Il risultato di questa ricerca è stato fin qui improduttivo, per non dire disastroso. Infatti, questa stagione, che noi abbiamo chiamato “Seconda Repubblica bis”, ha generato nei sei anni della sua durata, una sequela di fallimenti o sciagure. Nell’ordine: la nascita e subitanea morte di una forza terza (Scelta Civica di Mario Monti); la rottamazione, causa giusta ma evocata male e praticata peggio; l’incontro tra forze diverse, sciupato dall’opacità del “patto del Nazareno” e dalla sua prematura scomparsa; la riforma costituzionale, altro giusto obiettivo rovinato con un referendum sbagliato nel metodo e nel merito; il suicidio del Pd renziano; la nuova legge elettorale, capace di riuscire nel difficile intento di sommare gli aspetti negativi del sistema proporzionale e di quello maggioritario, cancellando quelli positivi. Traiettoria che si conclude, ora, con un’assurda campagna elettorale che, inevitabilmente, porterà ad una fase di stallo carica di pesanti incognite.Ma proprio perché è diffusa la consapevolezza che il combinato disposto tra il discredito, ulteriormente cresciuto, di cui godono le forze politiche presso i cittadini e le cervellotiche contraddizioni delle norme di voto, non designerà il 5 marzo alcun vincitore, che è tornata prepotentemente sulla scena la domanda da cui siamo partiti: esaltare le differenze o cercare le convergenze? Noi, come si potrà immaginare, siamo per il secondo corno del dilemma – non per vocazione consociativa, anzi, ma per fredda analisi della realtà e delle necessità che da essa si ricavano – ma siamo costretti a constatare che tutti i politici battono la prima strada e che quasi tutti gli osservatori la prediligono. Tutti in nome della sacra avversione all’inciucio. I partiti dicono: ora dobbiamo prendere i voti distinguendoci, guai a evocare strani incroci. Gli analisti, con l’aria di voler fare i puristi, commentano: guai a produrre unioni eterogenee che scoppierebbero subito dopo le elezioni, meglio un maschio confronto-scontro tra diversi. Il risultato è che da un lato le alleanze disparate ci sono ugualmente – il centro-destra mette insieme un Berlusconi neo-merkeliano con i sovranisti anti euro di Salvini e della Meloni, impossibile connubio destinato o svanire il giorno dopo del voto o a costringere una delle due parti a tradire se stessa – e dall’altro, il più probabile esito elettorale, la mancanza di un vincitore e la conseguente paralisi che ne può derivare, resta privo di una qualunque risposta politica. Ma lasciare esclusivamente al dopo voto il compito di affrontare la questione se fare alleanze diverse da quelle elettorali, e quali, oltre ad essere segno di irresponsabilità e motivo di scarsa trasparenza verso gli elettori (proprio quella che si evoca quando si proclamano i no agli inciuci), è anche il miglior modo per renderle improbabili o, ammesso che si facciano, assai fragili.Ha dunque ragione da vendere l’inascoltato Sabino Cassese quando afferma che occorre saper ritrovare – perché la politica italiana possedeva questa qualità ma l’ha smarrita da oltre un quarto di secolo – il “talento per i patti di governo”, senza avere paura della negoziazione e del compromesso, senza cadere nella trappola, concettuale e semantica, della riduzione a inciucio deteriore e sconcio di qualunque forma di accordo. Il prossimo governo sarà, o non sarà, quel che le forze parlamentari elette sapranno costruire, incontrandosi, negoziando e “compromettendosi”. Da ciò ne discende che è stupida, oltre che costituzionalmente scorretta, la pratica dell’indicazione dei cosiddetti candidati premier che tutti fanno o vorrebbero fare (chi non lo indica è perché non ce l’ha). E questo non solo perché la scelta spetta al Presidente della Repubblica ed è scorretto far credere agli elettori che invece tocchi a loro (sono comunque sempre meno quelli che ci cascano, come dimostra l’aumento esponenziale del numero di astenuti consapevoli), ma perché è di ostacolo allo svolgimento positivo del dopo voto.In questi giorni in molti stanno cercando quella che potremmo chiamare la “condizione indispensabile” di voto: concedo il mio consenso solo a quelle forze che si impegnano senza se e senza ma per questa o quella questione. Per esempio, taluni stanno dicendo: votiamo solo chi è a favore dell’Europa. Poi si può discutere quale Europa e con quali mezzi la si raggiunge, ma si deve esprimere senza incertezza alcuna la preferenza all’integrazione continentale. Ecco, a noi viene la voglia dire: diamo il voto solo a chi smette di esaltare il proprio isolamento, di partito o di coalizione che sia, e dice fin d’ora che è disponibile senza riserve a dare un governo al Paese, accettando la filosofia dei “patti” come regola del gioco necessaria, rinunciando esplicitamente a demonizzarla come inciucio, e di conseguenza cercando fin dalla campagna elettorale, pur senza rinunciare a spiegare agli elettori le proprie specificità, i terreni di possibile convergenza e sottolineando le affinità che pure esistono. È una tentazione forte, quella che abbiamo. Sapendo però che rischia di farci scoprire che non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che afferri questa bandiera e s’impegni a onorarla. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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La trasparenza del sistema editoriale italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

Ruben-Razzantedi Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione. Il principio della trasparenza è un principio largamente assente nel mondo dell’editoria italiana. Si parla da sempre della mancanza di editori puri, cioè di soggetti che vivono di informazione, che studiano i modelli di business dell’informazione in altri Stati e cercano di riprodurli in Italia cercando di guadagnare con i mezzi di informazione, quindi senza coltivare interessi extra editoriali.
Queste figure di editori puri in Italia sono pressoché assenti, perché gli editori hanno storicamente utilizzato il mondo dell’informazione per perseguire altre finalità. Avevano altri business, avevano altre aziende in altri settori (bancario, assicurativo, edile), poi anche in quello politico. E quindi hanno utilizzato questi mezzi di informazione anche per perseguire obiettivi su altri tavoli. Questo inevitabilmente ha tolto obiettività all’informazione, ha tolto anche trasparenza perché non sempre i contenuti prodotti da questi giornali e poi anche dai mezzi radiotelevisivi, soprattutto dagli anni 90 in poi, riflettono principi di obiettività, di trasparenza, di interesse pubblico. sono spesso largamente influenzati da questi interessi extra editoriali.Dal punto di vista legislativo stupisce dire che già negli anni ‘70 erano state fatte delle normative, per garantire per esempio che le banche non entrassero negli assetti proprietari dei giornali. Addirittura la legge bancaria del 1936, e poi una serie di delibere del comitato interministeriale per il credito e risparmio, vietavano alle banche di entrare nella proprietà dei giornali. Nonostante tutto invece i principali quotidiani sono stati e sono in parte tutt’ora condizionati dalle scelte che fanno le banche, e spesso sono le banche a influenzare le scelte editoriali a due livelli: sia perché con i rubinetti del credito e dei fidi inevitabilmente hanno un potere di vita o di morte su queste testate, sia perché i contenuti editoriali razzanteche riguardano le vicende a volte opache di queste banche non trovano uno spazio neutrale sui giornali. Allora forse bisognerebbe che I lettori sapessero, ad esempio, che quando si affronta un argomento che riguarda la condotta delle banche nei confronti dei risparmiatori, il giornalista che se ne occupa non è sempre libero di raccontare la verità perché è condizionato da quelli che sono i grumi di interesse che si addensano attorno alla proprietà editoriale del suo quotidiano. E ancora la commistione con la pubblicità, la dittatura degli inserzionisti, che a volte sono le stesse banche. Ma è chiaro che gli inserzionisti prima di finanziare un contratto pubblicitario cercano di assumere delle garanzie rispetto a un trattamento ad esempio morbido che li riguardi. E quindi anche i contenuti editoriali che riguardano aziende che sponsorizzano la pubblicità sui giornali, che finanziano pubblicità sui giornali, sono notizie da prendere cum grano salis o comunque con tutte le accortezze del caso, perché risultano filtrate attraverso questi interessi pubblicitari.Quindi è giusto fare un discorso diverso basato, per esempio, su incentivi che premino la qualità dell’informazione, cioè quei giornali che effettivamente si impegnano a garantire un certo livello di trasparenza, per esempio pubblicando sempre i riferimenti agli interessi editoriali del proprio editore. Ogni due o tre giorni o magari ogni settimana pubblicare per esempio in seconda pagina gli assetti proprietari e l’azionariato, tutto ciò che riguarda la proprietà del giornale, affinché il lettore leggendo degli articoli che riguardano queste aziende collegate alla proprietà del giornale, possa fare le sue valutazioni. E’ un qualcosa che succede in Inghilterra, e succede anche in Germania. Ci sono degli esempi virtuosi che dimostrano che si può essere trasparenti e quindi garantire al lettore un’adeguata informazione anche su chi c’è dietro, cioè sui soggetti che sono interessati a far uscire determinati contenuti sui giornali. Considerare il singolo cittadino una sorta di stakeholder, cioè di portatore di interessi verso il giornale, l’emittenza radiotelevisiva, il canale informativo, sarebbe un segno di grande maturità democratica.E’ giusto che il mondo dell’informazione si converta a questo principio della trasparenza, perché altrimenti il rischio è la disaffezione, la perdita definitiva di credibilità, e la sconfitta della democrazia dell’informazione, cioè quella democrazia che consente ai cittadini di esercitare i diritti garantiti dalla costituzione e dalle leggi vigenti proprio sulla base di una corretta informazione, che è la premessa per poter esercitare tutti gli altri diritti. (fonte: blog di Grillo)

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La trasparenza strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

corruzione_urloLa trasparenza rappresenta oggi uno strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione, per l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa. E lo è in particolare da quando tutti i cittadini possono avere accesso diretto all’intero patrimonio informativo delle Pubbliche amministrazioni.
Merito di graduali aggiustamenti normativi: dalla legge 241 del 7 agosto 1990 che introduceva il diritto di accesso del singolo al procedimento amministrativo all’accessibilità totale della legge Brunetta.
Se ne è parlato ieri alla Camera di Commercio di Bari nella “Giornata della trasparenza”, promossa dallo stesso ente al fine di favorire la partecipazione attiva di tutti i portatori di interesse alle tematiche della “trasparenza “ e della “prevenzione della corruzione nei servizi”.
“Il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio – ha dichiarato nei saluti introduttivi il segretario generale Angela Patrizia Partipilo – è strumento di trasparenza per eccellenza nonché un vero e proprio patrimonio informatico che garantisce la piena pubblicità e la tempestiva fruibilità di dati, atti e provvedimenti relativi alle aziende. Non a caso, in materia di controlli societari, come riferito oggi in un’inchiesta del Sole 24Ore, l’Italia batte il Regno Unito. Da noi ci sono i controlli preventivi dei notai e poi quelli delle Camere di Commercio, che impediscono di prendersi gioco del diritto societario e di fatto garantiscono una maggiore sicurezza e legalità”.
Il documento principale da cui muove il processo di attuazione della trasparenza della Camera di Commercio di Bari è il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, ormai parte integrante del Piano Anticorruzione come previsto dal d.lgs. 97/2016.
Quello relativo all’anno 2017 è stato illustrato dall’avv. Vincenzo Pignataro, dirigente del Settore Legale e Fede Pubblica e responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza dell’ente barese: “Si è provveduto – ha detto – ad effettuare attività di monitoraggio sistematico e periodico degli obblighi di pubblicazione, nonché di verifica dell’operato di tutte le strutture interessate da detti adempimenti, ognuna per gli atti di rispettiva competenza, coinvolte nella pubblicazione e nell’aggiornamento dei dati. Ed inoltre sul sito camerale, sin dal 2009, un’apposita sezione consente di accedere ad informazioni riguardanti le attività Camerali, a quelle delle strutture collegate, acquisire i recapiti e-mail, postali e telefonici degli uffici”.
Pignataro ha anche diffuso il feedback dell’utenza sui servizi offerti, con modalità mutuate dalle indagini di Customer Satisfaction.
Le amministrazioni, dunque, in base alle linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, si devono attivare per fornire ai cittadini tutti i dati e documenti di cui sono in possesso, salvaguardando diritti fondamentali ed in particolar modo la privacy, ha detto il prof. Giovanni Roma, Docente di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari.
Ma esiste un diritto all’oblio anche per gli atti riguardanti il Registro delle Imprese? Alla domanda ha risposto la prof.ssa Amarillide Genovese, docente di Diritto Civile presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Aldo Moro” di Bari.
“Allo stato attuale del diritto dell’Unione- ha affermato la docente citando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del marzo 2017 – spetta agli stati membri determinare se le persone fisiche che compaiono negli atti del registro delle imprese, decorso un periodo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento della società interessata e per particolari ragioni, possano chiedere che venga limitato l’accesso ai propri dati personali”.

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La chiesa cattolica e la trasparenza

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

segretoRoma Giovedì 9 novembre 2017, ore 9:30 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4: L’impegno della Chiesa cattolica per la trasparenza sta crescendo, come si osserva per esempio nel campo delle finanze. D’altra parte, esiste una maggiore sensibilità per la tutela del segreto, in modo particolare per quanto riguarda la privacy e lo svolgimento dei processi penali. E tuttavia, come promuovere contemporaneamente la trasparenza delle attività ecclesiali e la necessaria segretezza? C’è bisogno di una normativa aggiornata, o piuttosto di una maggiore responsabilità nella sua applicazione?
È per rispondere a questi interrogativi che la Facoltà di Diritto Canonico e l’Istituto di Psicologia della Gregoriana hanno organizzato per il prossimo 9 novembre la giornata di studi «La Chiesa tra l’impegno per la trasparenza e la tutela del segreto». La giornata intende infatti affrontare questa sfida in un’ottica di dialogo tra le discipline, coinvolgendo in modo particolare la teologia morale, la psicologia e il diritto italiano.Ai saluti iniziali del Rettore della Gregoriana, P. Nuno da Silva Gonçalves, pontificia università gregorianaSJ, seguiranno quelli del Card. Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, formatosi proprio alla scuola dei due enti organizzatori dell’evento, e oggi Titolare della Cattedra Ignacio Gordon per progetti interdisciplinari tra Psicologia e Diritto Canonico. Seguiranno le relazioni di P. Paolo Benanti, TOR (Dipartimento di Teologia Morale, Gregoriana) sul presunto conflitto di valori trasparenza/segreto in prospettiva del bene comune; di Stefano Guarinelli (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano) sulla centralità dei confini psichici e della loro vulnerabilità nella diagnosi e nella terapia; e di Carlo Colapietro (Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi Roma Tre) sulla via italiana alla conoscibilità dell’agere pubblico.I lavori riprenderanno alle ore 15, focalizzandosi sulla parte propriamente canonica. Su trasparenza e segreto nel diritto canonico interverrà P. Ulrich Rhode, SJ (Facoltà di Diritto Canonico, Gregoriana). Mons. Alberto Perlasca (Segreteria di Stato, Vaticano) presenterà la questione della trasparenza nella amministrazione dei beni ecclesiastici; sull’ambito del diritto penale canonico si confronteranno invece P. Damián G. Astigueta, SJ (Facoltà di Diritto Canonico, Gregoriana) e Davide Cito (Facoltà di Diritto Canonico, Pontificia Università della Santa Croce). Le conclusioni saranno affidate a Mons. Gian Paolo Montini, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.La giornata di studi è sostenuta dalla Cattedra Ignacio Gordon, sovvenzionata dal Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima. Sono invitati tutti gli interessati, in modo particolare gli studiosi, docenti, studenti e operatori del diritto canonico. L’ingresso è libero, ma con iscrizione obbligatoria sul sito http://www.iuscangreg.it/segreto. (foto: segreto)

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Marzano: prosegue impegno su trasparenza giunta romana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

campidoglioRoma. “Desta stupore l’articolo apparso su Repubblica a firma di Laura Mari che, capovolgendo la realtà dei fatti, attribuisce a questa amministrazione la volontà di limitare il diritto alla conoscenza da parte degli organi di informazione e dei consiglieri capitolini e municipali attraverso il nuovo regolamento sugli accessi alla documentazione amministrativa in corso di approvazione. La proposta formulata dalla giunta capitolina introduce, infatti, per la prima volta nella storia di Roma Capitale, il diritto degli amministratori capitolini e municipali ad avere accesso diretto al sistema informatico di gestione documentale del Comune in modo che possano acquisire senza l’intermediazione degli uffici ogni documento ritenuto utile per l’espletamento del mandato elettorale. Una rivoluzione che non conosce precedenti ” – così in una nota l’Assessora a Roma Semplice Flavia Marzano.Allo stesso modo, costituisce una vera e propria fake news l’affermazione relativa ad un presunto “bavaglio” all’informazione: l’articolo di Repubblica cita in modo parziale e strumentale una disposizione inserita all’interno della proposta del nuovo regolamento e che riguarda rapporto tra diritto di accesso generalizzato (c.d. FOIA) e organi di stampa e/o social media. E’ una disposizione che rappresenta la trasposizione pressoché integrale di quanto riportato nella recente circolare della Funzione Pubblica a firma della Ministra Madia e la cui finalità è esattamente opposta a quella riferita: responsabilizzare il personale capitolino rispetto alle richieste di accesso che provengano da organi di stampa. E’ singolare, infatti, che l’articolo di Repubblica ometta proprio la parte più significativa e che consente di comprendere la finalità della norma “l’Amministrazione tiene conto della particolare rilevanza delle istanze provenienti da organi di stampa o da organizzazioni non governative, verificando con la massima cura la veridicità e l’attualità dei dati e dei documenti rilasciati, onde evitare che il dibattito pubblico si fondi su informazioni non affidabili o non aggiornate”.

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Banche: Si chiede trasparenza, verità e giustizia. I ritardi inspiegabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

quirinaleRoma. Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Con tutto il rispetto che si deve all’ufficio stampa del Quirinale, ricordiamo a noi stessi che, da Costituzione, la decorrenza dei trenta giorni per la promulgazione di una legge ha inizio dall’approvazione della stessa da parte del Parlamento e non dalla data nella quale il provvedimento arriva agli uffici del Colle. La legge sull’istituzione della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario italiano è stata approvata definitivamente il 21 giugno, trasmessa lo stesso giorno dalla Camera dei deputati alla Presidenza del Consiglio, e francamente non compete al sottoscritto occuparsi di quando la stessa sia arrivata al Quirinale, cosa tra l’altro irrilevante per la nostra Carta.L’ufficio stampa del Quirinale ci informa che la legge in questione non è stata esaminata nei giorni tra il 26 giugno e il 3 luglio ‘quando il presidente della Repubblica si trovava in visita di Stato in Canada’. Forse che gli uffici del Quirinale non lavorano ai numerosi dossier in esame quando il presidente Mattarella non si trova a Roma? Vengono per caso sospese tutte le attività del Colle? Conosciamo la rettitudine e la lodevole scrupolosità del presidente Sergio Mattarella e infatti non ci ha sorpreso la solerzia e l’immediatezza con la quale lo scorso 25 giugno, poche ore dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto sul salvataggio delle banche venete, ha firmato, nonostante la notevole complessità tecnico-giuridica, il provvedimento del governo, pubblicato in Gazzetta il giorno stesso. Ma la stessa solerzia e la stessa lodevole e scrupolosa immediatezza ce la saremmo aspettata anche in relazione alla legge che istituisce la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano, che seppur delicata dal punto di vista politico, si presenta tecnicamente assai meno complessa.Al di là delle legittime prerogative del Quirinale e di questi burocratici fraintendimenti, nel Paese c’è un grande allarme sociale in relazione alle banche e alla crisi del nostro sistema creditizio. I cittadini chiedono trasparenza, verità e giustizia. Il Parlamento, con ritardo, ha dimostrato di voler dare risposte. Siamo intimamente certi che lo stesso obiettivo sia condiviso dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.Ad ogni modo auspichiamo che la legge in questione venga promulgata ad horas, che la Commissione parlamentare d’inchiesta venga istituita nel più breve tempo possibile, e che si lavori sin dal mese di agosto per far sì che il suo operato non sia vanificato dalla scadenza naturale della legislatura”.

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Nuove norme di trasparenza per gli intermediari della pianificazione fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

european commissionBruxelles. Nuove norme di trasparenza per gli intermediari della pianificazione fiscale: la Commissione compie un ulteriore passo avanti La Commissione europea ha proposto oggi nuove, rigorose norme di trasparenza per gli intermediari, come consulenti fiscali, contabili, banche e avvocati, che elaborano e promuovono sistemi di pianificazione fiscale per i loro clienti. Recenti rivelazioni dei media, come i Panama Papers, hanno messo in luce il modo in cui alcuni intermediari aiutano le società e le persone a sottrarsi al fisco, di solito attraverso sistemi transfrontalieri complessi. La proposta odierna mira ad affrontare tale pianificazione fiscale aggressiva rafforzando i controlli sulle attività inedite di pianificatori e consulenti fiscali.
Il Vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: “L’Unione europea è in prima linea quando si tratta di apportare maggiore trasparenza al mondo della pianificazione fiscale aggressiva. Tale impegno sta già producendo risultati. Oggi proponiamo di responsabilizzare gli intermediari che elaborano e vendono sistemi di elusione fiscale. Grazie a questo nuovo approccio gli Stati membri beneficeranno alla fine di un maggiore gettito fiscale.”
Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Continuiamo a intensificare il nostro programma di trasparenza fiscale. Oggi puntiamo sui professionisti che promuovono gli abusi fiscali. Le amministrazioni fiscali devono disporre delle informazioni di cui hanno bisogno per contrastare i sistemi di pianificazione fiscale aggressiva. La nostra proposta fornirà maggiore certezza agli intermediari che rispettano lo spirito e la lettera delle leggi dell’Unione e renderà la vita molto difficile a quelli che non lo fanno. Il nostro impegno per una tassazione più equa in tutta l’Europa continua a registrare progressi.”
D’ora in poi i sistemi di pianificazione fiscale transfrontalieri che presentano alcune caratteristiche o “elementi distintivi” che possono comportare perdite per i governi dovranno essere automaticamente comunicati alle autorità fiscali prima di essere utilizzati. La Commissione ha individuato gli elementi distintivi fondamentali, fra cui il ricorso alle perdite per ridurre il debito d’imposta, l’uso di speciali regimi fiscali favorevoli o di meccanismi che si avvalgono di paesi che non rispettano le norme internazionali di buona governance.
L’obbligo di segnalare un sistema transfrontaliero che presenta uno o più di tali elementi distintivi sarà a carico:
· dell’intermediario che ha fornito il sistema transfrontaliero destinato ad essere attuato e utilizzato da una società o da o un privato;
· dalla persona o dalla società che riceve la consulenza quando l’intermediario che fornisce il sistema transfrontaliero non ha la propria sede nell’UE o è vincolato dalle norme di riservatezza o dal segreto professionale;
· dalla persona o dalla società che attua il sistema transfrontaliero se questo è elaborato da consulenti fiscali o avvocati interni.
Gli Stati membri si scambieranno automaticamente le informazioni che ricevono sui sistemi di pianificazione fiscale tramite una banca dati centralizzata, creando così un sistema di allerta precoce sui nuovi rischi di elusione e rendendo possibile l’adozione di misure per bloccare regimi dannosi. L’obbligo di segnalare un sistema non implica necessariamente che sia dannoso, ma solo che merita di essere esaminato dalle autorità fiscali. Gli Stati membri saranno tuttavia tenuti ad applicare sanzioni efficaci e dissuasive alle società che non rispettano le misure di trasparenza, creando un nuovo potente deterrente per coloro che incoraggiano o facilitano gli abusi fiscali.
Le nuove norme sono esaustive in quanto coprono tutti gli intermediari, tutti i sistemi potenzialmente dannosi e tutti gli Stati membri. I dettagli di ogni sistema fiscale contenente uno o più segni distintivi dovranno essere segnalati alle autorità fiscali del paese dell’intermediario entro cinque giorni dalla messa a disposizione del sistema a un cliente.

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Campidoglio, Frongia: lo Sport riparte dalla trasparenza

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

daniele-frongia“Di concerto con la Commissione sport e con il relativo Dipartimento e direzione Sport, lavoriamo per riportare alla normalità la situazione degli impianti sportivi di Roma. Il Nuovo Regolamento Impianti Sportivi ricondurrà anche le situazioni più complesse ad una gestione trasparente e rispettosa della normativa in materia”, a dichiararlo in una nota l’Assessore allo Sport, alle Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale Daniele Frongia. “Per quanto riguarda l’impianto di Corviale – spiega l’assessore – il canone era già stato determinato nel 2004 in 5.000 mila euro, successivamente ridotto esclusivamente per il periodo di vigenza della concessione. Una volta scaduta la concessione nel 2012 è venuto meno il rapporto contrattuale tale da giustificare il canone ridotto. Allo stato attuale, se il concessionario scaduto ritiene ci siano motivazioni tali da giustificare il mantenimento del canone ridotto, può formulare le sue contro deduzioni nei tempi stabiliti e verrà convocato per discuterne. Al momento il dipartimento sport non ha ricevuto nulla a riguardo. In ogni caso si precisa che nessun atto ingiuntivo è stato emesso per il recupero dell’importo, siamo ancora in una fase istruttoria, volta a garantire l’esercizio dei diritti dei concessionari di cui teniamo in grande considerazione il lavoro svolto”. “Stiamo già lavorando ai nuovi bandi per alcune strutture sportive la cui concessione è scaduta. Giovedì prossimo abbiamo convocato un Consiglio straordinario dove relazioneremo sulla situazione degli impianti, dando voce anche ai concessionari e alle istituzioni del mondo dello sport”, conclude l’Assessore Daniele Frongia.

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Maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

parlaeurop_fdsBruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato martedì nuove misure per incoraggiare le grandi aziende europee a focalizzarsi sui risultati di lungo termine. Queste misure introducono il potere per gli azionisti di votare sulla politica di remunerazione dei direttori e faciliteranno l’identificazione degli azionisti da parte delle compagnie. Il relatore Sergio Gaetano Cofferati (S&D, IT) ha dichiarato che “l’accordo sulla direttiva per i diritti degli azionisti approvata oggi dalla plenaria del PE è molto positivo. Le misure concordate aiuteranno a spingere gli investimenti verso un approccio orientato a più lungo termine e assicureranno maggiore trasparenza per le società quotate e per gli investitori.” La risoluzione è stata approvata con 646 voti in favore, 39 voti contrari e 13 astensioni.
Le nuove regole, frutto di un accordo informale già raggiunto da Parlamento e Consiglio nel dicembre 2016, daranno agli azionisti il potere di votare sulla politica aziendale per la remunerazione dei direttori d’azienda, rendendo quindi possibile vincolare maggiormente lo stipendio ai risultati aziendali sul lungo termine.Permetteranno inoltre alle aziende di identificare più facilmente i propri azionisti, facilitando quindi il dialogo tra di loro e, allo stesso tempo, rendendo più semplice per gli azionisti esercitare i propri diritti, incluso quello di partecipare e votare nelle assemblee generali.Inoltre, alcune transazioni che potrebbero recare gravi pregiudizi al futuro di un’azienda, dovranno essere comunicate pubblicamente e approvate attraverso procedure che garantiscano la protezione degli interessi delle compagnie e dei loro azionisti.
Queste norme introducono anche nuovi requisiti di trasparenza per gli investitoti istituzionali, come fondi pensionistici, compagnie di assicurazioni sulla vita e i gestori di attivi, che spesso sono azionisti importanti di compagnie europee quotate in Borsa. Agli investitori istituzionali e ai gestori di attivi sarà chiesto di comunicare pubblicamente una politica che descriva come intendano integrare la partecipazione degli azionisti nelle loro strategie d’investimento o di spiegare perché abbiano deciso di non farlo.Inoltre, i consulenti in materia di voto che effettuano ricerche e forniscono consigli ai loro clienti su come votare nelle assemblee generali dovranno rivelare informazioni fondamentali, come le fonti delle loro informazioni o le metodologie utilizzate per le consulenze che forniscono.Cofferati ha anche sottolineato che “grazie agli sforzi del Parlamento su questa direttiva, la Commissione europea ha inoltre proposto di presentare quanto prima una nuova proposta legislativa specifica per la trasparenza dei resoconti pubblici delle multinazionali sulla tassazione paese per paese.”

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Campidoglio, Giunta approva Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

Roma. È stato approvato dalla Giunta capitolina il Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza, valido per il periodo 2017-2019. Con questo provvedimento vengono consolidate e sviluppate, portandole definitivamente a sistema, azioni che devono garantire correttezza dei comportamenti e rispetto delle regole. Le misure che caratterizzano il Piano 2017-2019 sono infatti improntate sia al definitivo superamento delle criticità e delle patologie che hanno segnato la macchina amministrativa nel recente passato che alla ricostruzione di un rapporto di fiducia e di proficuo scambio con i cittadini. Punto fondante del nuovo documento è l’unificazione del Piano per la Prevenzione della Corruzione (PTPC) con quello per la Trasparenza (PTTI) al fine di assicurare una effettiva sinergia tra i due ambiti di intervento, semplificando le attività delle amministrazioni e accrescendo allo stesso tempo gli strumenti di controllo sociale diffuso. Fra le principali novità del Piano 2017-2019 la disciplina per la concreta attuazione del nuovo istituto dell’Accesso Civico Generalizzato (FOIA – Freedom Of Information Act) e l’individuazione del Responsabile dell’Anagrafe per la Stazione Appaltante (RASA), soggetto preposto all’iscrizione e all’aggiornamento dei dati nell’Anagrafe Unica delle Stazioni Appaltanti (AUSA).
Per la concreta realizzazione delle misure previste, il PTPCT disciplina le regole di attuazione, di controllo e di monitoraggio. In particolare questo sistema di monitoraggio viene applicato alla rotazione del personale che, sviluppandosi in una programmazione pluriennale, si ispira ai principi del miglioramento continuo e dell’arricchimento professionale. Un processo che, dopo aver attentamente valutato abilità, conoscenze e idoneità dei singoli dipendenti, contribuirà alla formazione del personale, accrescendone le conoscenze e la preparazione professionale, superando così definitivamente ogni denotazione discriminante o punitiva. Vengono inoltre semplificati gli obblighi di pubblicazione e viene potenziata l’attività di formazione del personale di Roma Capitale quale fondamentale strumento per la prevenzione della corruzione e dell’illegalità nell’ambito dell’azione amministrativa.
Per l’elaborazione del Piano si è realizzata nel mese di gennaio una consultazione che ha coinvolto i cittadini, le associazioni e le organizzazioni portatrici di interessi collettivi e sindacali. Quattro di queste proposte ed osservazioni, inviate tramite l’apposita sezione dell’homepage del sito istituzionale di Roma Capitale, sono state accolte ed inserite nel cronoprogramma operativo del nuovo PTPCT. In particolare: la proposta proveniente da un cittadino che prevede la pubblicazione online delle memorie assunte dalla Giunta Capitolina; è stata richiesta la predisposizione di una stesura sintetica del PTPCT, una sorta di “Bignami”, da rendere disponibile ai dipendenti capitolini per una pronta e più efficace consultazione.

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AMA. Palumbo(PD): “ Su modalità cacciata D.G. Bina verifica in commissione trasparenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

cassonetti“Dopo 4 mesi dall’assunzione dell’incarico di D.G. in AMA Stefano Bina è stato di fatto cacciato dalla Sindaca Raggi. Nell’odierna conferenza stampa sulle aziende partecipate la prima cittadina ha confermato la rimozione del manager e annunciato la pubblicazione di un bando per la ricerca di un nuovo direttore generale. La rinuncia a proseguire nell’incarico da parte del D.G. Bina sembrerebbe essere stata determinata dalla nomina della nuova macrostruttura di AMA avvenuta a sua insaputa e dopo aver manifestato ampia contrarietà. Una decisione che da ricostruzioni giornalistiche sembra essere frutto della pesante ingerenza dall’ex assessore Muraro. Gli attriti tra l’ex assessore e il quasi ex direttore generale erano in corso da alcuni giorni e sembrerebbero aver raggiunto l’apice proprio nelle ore in cui l’ex titolare dell’assessorato all’ambiente rassegnava le dimissioni. A questo punto ritengo necessaria e opportuna una verifica in commissione trasparenza su come è stato determinato il nuovo organigramma della società e in particolare con quali iter amministrativi e di selezione si è giunti alla designazione della macrostruttura di AMA. Infine è necessario appurare se la scelta della nuova dirigenza abbia avuto un’accelerazione proprio nell’imminenza delle dimissioni della dott.sa Muraro. “ E’ quanto dichiara il una nota il Presidente della commissione trasparenza Marco Palumbo

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Attività di lobbying e legge regionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

regione lombardiaIl Consiglio regionale della Lombardia ha approvato un progetto di legge sulla trasparenza dell’attività di lobbying. Il M5S ha votato contro il provvedimento perché ritenuto inefficace nel raggiungimento degli obiettivi che annuncia.Per Eugenio Casalino, portavoce del M5S Lombardia: “Questa legge regolamenta le attività di lobbying limitatamente al solo Consiglio regionale e solo per le attività di rappresentanza che si svolgono all’interno della sede. E’ davvero troppo poco nell’ottica della realizzazione della piena trasparenza dei processi decisionali e amministrativi. Il provvedimento è anche molto squilibrato; impone infatti doveri di trasparenza alle rappresentanze più deboli lasciando svincolati i poteri forti. Per assurdo la micro associazione di cittadini sarà obbligata alla trasparenza mentre la grande associazione delle banche no. Il problema del lobbying rimane assolutamente aperto e sottovalutato in Lombardia e questa legge risulterà sostanzialmente inutile. E’ un peccato, il Consiglio regionale ha perso l’ennesima occasione per attuare una vera rivoluzione delle dell’amministrazione pubblica all’insegna della trasparenza che è fondamento del progetto politico 5 Stelle per la rinascita del Paese”.

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“Accogliere, la vera emergenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

migrantiUna delegazione della Campagna LasciateCIEntrare, Libera e Cittadinanzattiva ha avuto un incontro con il Sottosegretario con delega all’Immigrazione Domenico Manzione presso gli uffici del Ministero dell’Interno.
Dopo la consegna dei rapporti “Accogliere, la vera emergenza” e “InCAStrati” già presentati alla stampa il 25 febbraio scorso, sono state evidenziate le numerose criticità riscontrate in un anno di accessi e visite nei CIE, CARA e CAS. Abbiamo posto in primo piano i problemi connessi alle infinite inadeguatezze del sistema di accoglienza emergenziale che si realizza nei CAS, le difficoltà riscontrate anche nel poter mappare il territorio nazionale per poter conoscere dove i centri sono ubicati, sotto quali enti gestori, in quali condizioni si trovano gli ospiti e gli operatori.
Abbiamo quindi evidenziato la scarsa disponibilità a collaborare da parte delle prefetture, l’opacità e l’assenza inaccettabile di trasparenza entro cui è definito questo regime di accoglienza, le numerose inchieste aperte in seguito a violazioni tanto di ordine economico nella gestione, quanto nel rispetto dei diritti delle persone ospitate. A seguito di puntuali segnalazioni della campagna agli organi competenti alcuni centri sono stati poi chiusi. Il quadro che abbiamo delineato è quello di un’assenza totale di controllo che si evidenzia non solo nei casi di comprovato sovraffollamento o vulnerabilità non tutelata ma anche nel fatto che dopo le tante inchieste aperte ed in atto, gli stessi soggetti inquisiti continuino a risultare assegnatari di appalti. Alcuni dei Centri visitati dalla campagna sono spesso ubicati in aree a forte incidenza criminale, addirittura funzionali allo sfruttamento lavorativo delle persone accolte, in cui poco o nulla si è fatto per garantire i minori come le donne soggette alla tratta.
Abbiamo chiesto che si definiscano percorsi per abbandonare la condizione di emergenzialità facendo si che siano i Comuni, attraverso i progetti SPRAR, a potere gestire e controllare l’accoglienza, incanalandola in un circuito virtuoso e sistemico perché l’accoglienza non può che realizzarsi in un contesto di sistema.
È stata ribadita la necessità di superare la logica dei CIE, di fronte alla minaccia del loro ampliamento e di considerare urgente poter avere accesso nei nuovi centri e al sistema degli Hotspot che in quanto tale ci risulta privo di qualsiasi garanzia per le persone che vi finiscono. In tale quadro abbiamo chiesto conto dei trattenimenti prolungati anche ai danni di minori a Pozzallo (Rg), e a Lampedusa come a Taranto, cercando di sapere su quali basi legali questi pratiche e centri facciano riferimento. Così come l’utilizzo dell’uso della forza o delle “minacce” per l’ottenimento delle impronte digitali deve assolutamente essere condannato e denunciato nella maniera più assoluta.
Sappiamo che dopo la circolare ministeriale dell’8 gennaio scorso i respingimenti adottati dai questori sono diminuiti ma non sono cessati del tutto e abbiamo domandato se – facendo riferimento anche a recenti denunce ASGI – tutti abbiano avuto poi diritto all’informazione e alla possibilità di chiedere asilo.
Abbiamo parlato della nostra preoccupazione relativa ai percorsi di relocation – che contempleranno solo persone provenienti da poche nazioni – e del rischio che il sistema di esclusione determinato dall’ampliamento della lista dei “paesi sicuri” rischi di produrre esclusivamente irregolarità e rimpatri forzati – pochi saranno gli assistiti – ma soprattutto lasceranno numerose persone in condizioni di limbo giuridico e senza nessun tipo di tutela e assistenza.
È stata da noi avanzata una proposta di organizzazione di “Stati generali dell’accoglienza” per ridefinire in maniera collegiale sia le buone pratiche sia un sistema che, finché resta come ora, non potrà che produrre abusi, discrezionalità, spesso malaffare.
Altra questione su cui abbiamo ritenuto doveroso intervenire è quella dell’operato di alcune commissioni per la richiesta di asilo che continuano a diniegare anche casi eclatanti che vengono poi, solo al ricorso, totalmente ribaltate ma che nel frattempo creano profondo disagio per i richiedenti aumentando invece le fatture percepite degli enti gestori.
Il sottosegretario ha fatto presenti le numerose difficoltà insite nel lavoro delle prefetture, per poter controllare con puntualità il funzionamento dei CAS. Questo nonostante tali controlli – come abbiamo precisato – non siano una opzione ma previsti in termini di legge. Si è ritrovato d’accordo nella necessità di poter coinvolgere più direttamente i Comuni nei percorsi di accoglienza, tramite i progetti Sprar, anche attraverso bandi aperti, ma ha evidenziato come molti Comuni si dimostrino refrattari a tale pratica e poco propensi all’assunzione di simili impegni. In tale prospettiva diviene fondamentale un accordo con l’ANCI per favorire una più efficiente distribuzione geografica delle strutture di accoglienza grazie anche ad un sistema di incentivazione che premi le amministrazioni locali disponibili ad ospitare progetti SPRAR.
È ritenuto fondamentale uscire dalla logica dell’emergenza, riconoscendo il peso delle criticità che sono state discusse e sulle quali la campagna continuerà il proprio monitoraggio, ma sapendo che tutto potrà maturare esclusivamente se ognuno degli attori locali, nazionali ed europei faranno la propria parte. Per quanto riguarda le questioni CIE (annunciato l’ampliamento fino a 1500 posti) e Hotspot, il Sottosegretario Manzione ha ribadito come l’identificazione delle persone è indispensabile in quanto richiesto dall’Europa per poter garantire la redistribuzione dei richiedenti asilo e che su tale sistema è “entrano in gioco questioni di sicurezza e di ordine pubblico”. Ha inoltre confermato l’impegno a facilitare l’accesso ai dati relativi al sistema CAS.
Ritenendo interessante la proposta di indire degli “Stati generali sull’Immigrazione” si è poi dichiarato a disposizione tanto per chiarire alcuni elementi di carattere particolare emersi durante gli interventi – fra questi alcuni casi emersi sui costi dei permessi di soggiorno – e a programmare un ulteriore incontro avendo al centro la questione dei minori stranieri non accompagnati.
Nel pomeriggio, la Campagna LasciateCIEntrare, ha incontrato il senatore Luigi Manconi per consegnare anche a lui, in qualità di Presidente del Commissione Straordinaria del Senato per i diritti umani, copie dei rapporti pubblicati.

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