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Cancro, linea guida per i trattamenti di precisione. Identificati 600 bersagli

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Medicina di precisione ancora in fase iniziale, mancano fondi e tecnologie. Un nuovo studio pubblicato su Nature ha portato un grande contributo alla produzione della Cancer Dependency Map, ovvero una linea guida per i trattamenti anticancro di precisione che potrà aiutare i pazienti a ricevere terapie più efficaci.I ricercatori del Wellcome Sanger Institute e di Open Targets, a Cambridge, nel Regno Unito, hanno utilizzato la tecnologia CRISPR per interrompere l’attività di quasi 20.000 geni in oltre 300 modelli provenienti da 30 tipi di cancro, e per scoprire quali di questi fossero essenziali per la sopravvivenza delle varie forme tumorali. In seguito, hanno sviluppato un nuovo sistema per assegnare una priorità e classificare ben 600 bersagli farmacologici promettenti per lo sviluppo di nuovi trattamenti.In questo studio di proporzioni notevoli, il più grande finora effettuato sull’argomento, gli esperti si sono concentrati su tumori comuni, come quello al polmone, al colon e alla mammella, e su tumori che hanno particolari bisogni clinici insoddisfatti, come quello al polmone, all’ovaio e al pancreas, nei quali la necessità di nuovi trattamenti è urgente. «Scienziati e aziende farmaceutiche stanno esplorando nuove terapie mirate che uccidano selettivamente le cellule cancerose, lasciando illeso il tessuto sano» afferma Francesco Iorio, co-primo autore dello studio. «Attualmente produrre nuovi trattamenti efficaci è molto difficile, infatti sviluppare un singolo farmaco può costare uno o due miliardi di dollari, ma circa il 90% dei medicinali viene abbandonato perché non adatto all’uso o inefficace durante lo sviluppo. Pertanto, la selezione di un buon target farmacologico all’inizio del processo può essere considerata la parte più importante della scoperta di nuovi farmaci» prosegue.Un bersaglio tra quelli scoperti che appare particolarmente notevole in diversi tipi di cancro è la elicasi RecQ della sindrome di Werner (WRN). Il gruppo di lavoro ha infatti osservato che le cellule tumorali che presentano un percorso di riparazione del DNA difettoso, e che costituiscono i tumori con instabilità dei microsatelliti, richiedono proprio la presenza di WRN per la loro sopravvivenza. L’instabilità dei microsatelliti è importante per la ricerca, in quanto si verifica in molti diversi tipi di cancro, tra cui il 15% dei casi di cancro del colon e il 28% dei tumori dello stomaco. Questa identificazione offre quindi un’entusiasmante opportunità per sviluppare i primi trattamenti contro il cancro mirati a contrastare la presenza di WRN.«Per la prima volta, e in maniera guidata dai dati, siamo in grado di offrire una guida sui geni che potrebbero costituire obiettivi terapeutici per lo sviluppo di nuovi farmaci anti-cancro» afferma Matthew Garnett, co-autore principale. Come ricorda l’esperto, la Cancer Dependency Map è un enorme sforzo volto a identificare tutte le debolezze che esistono nei diversi tumori, che permetterà di potenziare la prossima generazione di farmaci. «In definitiva, speriamo che tutto questo avrà un impatto sul modo in cui trattiamo i pazienti, e che molti più pazienti possano ottenere terapie efficaci. Ora questo strumento sarà liberamente disponibile per gli scienziati di tutto il mondo per capire in che modo un cancro si caratterizzi come tale, e come sia possibile prendere di mira i diversi tipi di cancro in modo molto più efficace di quanto sia faccia attualmente» conclude. (fonte: doctor33 – Nature. 2019. Doi: 10.1038/s41586-019-1103-9
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30971826)

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Trattamenti dei pazienti con carcinoma polmonare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

I risultati di una nuova indagine a livello mondiale rivelano che oltre un terzo (36%) dei 310 medici interpellati ritengono di non disporre di informazioni sufficienti per prendere decisioni su come sequenziare i trattamenti dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), positivo per mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR M+). I risultati dell’indagine sono stati presentati come abstract late-breaking (P3.01-108) all’edizione 2018 del Congresso Mondiale sul Tumore Polmonare (WCLC) a Toronto, Canada.I due più importanti obiettivi terapeutici individuati dagli interpellati sono stati: aumentare la sopravvivenza complessiva (77%), seguita dalla qualità di vita (69%), indipendentemente dalla linea di trattamento.I risultati indicano che oltre la metà (55%) dei medici predilige fortemente una sequenza terapeutica che offra ai pazienti la massima durata di trattamento con terapie mirate. Inoltre, i medici hanno riferito una forte necessità di informazioni su potenziali mutazioni di resistenza al trattamento, prima di cambiare la loro pratica corrente.
Il bisogno di maggiori informazioni per prendere decisioni terapeutiche varia in base alla preferenza dei medici per:
• una terapia mirata di prima linea, con la più lunga sopravvivenza libera da progressione della malattia, o
• una terapia mirata di prima linea con la possibilità di utilizzare una diversa terapia sempre mirata in seconda linea.
Il 43% di coloro che preferiscono una terapia con la più lunga sopravvivenza libera da progressione della malattia dichiara di aver necessità di maggiori informazioni per prendere decisioni terapeutiche sulla strategia di sequenza di terapie mirate, rispetto al 23% di coloro che preferiscono una terapia mirata di prima linea, con la possibilità di utilizzare una terapia mirata di seconda linea.
L’indagine promossa da Boehringer Ingelheim ha interpellato 310 medici (Oncologi, Pneumologi, Chirurgi Toracici e Internisti Specialisti in Malattie dell’Apparato Respiratorio) di quattro paesi (Cina: 70, Germania: 70, Giappone: 70, e Stati Uniti: 100), per conoscerne la posizione attuale riguardo alle decisioni sulla sequenza con inibitori di tirosin-chinasi, determinare cosa sia più importante nella scelta della terapia e quali siano i problemi che devono affrontare i medici quando iniziano la terapia mirata in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per mutazioni EGFR.

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I consigli del chirurgo plastico: Trattamenti mirati e alimentazione corretta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Tornare in forma dopo l’estate: più che un must, la necessità di recuperare la via della normalità e porre un freno a quelli che possono essere stati gli eccessi del periodo vacanziero. Una strada che passa attraverso due elementi: «Il rimodellamento del corpo con l’eliminazione dei piccoli accumuli di grasso è possibile attraverso puntali trattamenti. Questi però da soli non bastano: è indispensabile tornare a regimi alimentari adeguati, supportati da una dieta proteica mirata e da un’attività fisica specifica», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano.Punto di partenza è sempre la condizione della persona. «Il fai da te solitamente non porta da nessuna parte e non esiste una soluzione che va bene ed è efficace per tutti. Ogni percorso terapeutico deriva da una specifica visita medica; ed è il medico che indica la strada da percorrere», precisa Gilardino. Le indicazioni per i trattamenti guardano a quelli a minor impatto senza effetti collaterali. «Per un rimodellamento corporeo dove non vi sono particolari situazioni da affrontare, l’Icoon è un trattamento che dà sempre ottimi risultati senza complicanze di sorta», continua Gilardino. «Si tratta di una tecnologia innovativa che effettua un massaggio drenante e connettivale profondo; non è invasiva e assicura un trattamento soft nel rimodellamento del corpo e nel ringiovanimento della pelle». Per un intervento un po’ più in profondità si può optare per la carbossiterapia. «Sfruttando le proprietà benefiche dell’anidride carbonica, un potente vasodilatatore capace di attivare il microcircolo in alcune particolari zone del corpo – prosegue la dottoressa – attraverso dei microaghi si va a stimolare la riossigenazione dei tessuti e, potendone variare dose, volume, velocità e profondità di iniezione, consente di intervenire anche in profondità nel rimodellamento della silhouette del corpo». Fino alle onde d’urto. «Qui i trattamenti sono ancora più localizzati», continua Gilardino. «Agendo direttamente sul metabolismo cellulare hanno un effetto rigenerativo importante sia quando si tratta di intervenire su cellulite, sia su piccoli accumuli di grasso, ma anche per restituire tonicità alla pelle». Come impegno, si parte dalle 12 sedute richieste dall’Icoon per arrivare alle 8-10 delle onde d’urto. «A seconda delle situazioni, è possibile studiare anche trattamenti combinati per avere risultati più mirati», precisa la specialista. La medicina estetica non è però la bacchetta magica del remise en forme: è indispensabile intervenire anche a livello dell’alimentazione. «Il problema maggiore che si riscontra soprattutto nelle donne over 40 riguarda il calo di massa muscolare. Una dieta proteica, efficace nel perdere peso, deve essere abbinata a una ginnastica mirata». Gilardino nel proprio studio di Milano ha dato vita ad un team capace di indirizzare e seguire il paziente nel tempo affinché i risultati raggiunti non restino un traguardo passeggero.

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Trattamenti extracorporei nell’ambito del programma di trapianto di rene

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

Per la prima volta, presso l’Azienda Ospedaliera di Padova, è stata attuata la procedura combinata – tecnica TANDEM di due trattamenti extracorporei nell’ambito del programma di trapianto di rene da donatore vivente ABO incompatibile. Le unità operative coinvolte sono: Immunotrasfusionale Dott. Piero Marson, Dott.ssa Tiziana Tison, Dott.ssa Anna Colpo, direttore dott.ssa Giustina De Silvestro; Nefrologia: Dott.ssa Barbara Rossi, Dott.ssa Marianna Alessi, direttore Prof. Lorenzo Calò; Trapianti Rene e Pancreas: Dott.ssa Lucrezia Furian, Dott.ssa Cristina Silvestre, Dott.ssa Flavia Neri, direttore Prof. Paolo Rigotti. Il programma di trapianto di rene da donatore vivente ABO incompatibile prevede un approccio multidisciplinare al paziente e, in particolare, le nostre U.O.C. sono coinvolte nel trattamento emodialitico – Nefrologia 2 e nella determinazione e monitoraggio del titolo delle isoemoagglutinine e trattamento di desensibilizzazione pre-trapianto-Immunotrasfusionale. La desensibilizzazione viene attuata con terapia aferetica: scambio plasmatico o immunoadsorbimento selettivo/superselettivo, in associazione alla somministrazione di farmaci immunosoppressori, allo scopo di ridurre il titolo delle isoemoagglutinine e di superare così la barriera immunologica dell’incompatibilità ABO.Fino ad ora il paziente in emodialisi cronica candidato a trapianto di rene da donatore ABO incompatibile veniva sottoposto, a giorni alterni, ad emodialisi e ad aferesi, con conseguente disagio per il paziente stesso, soprattutto in caso di titoli elevati di isoemoagglutinine, che richiedeva anche 7-8 procedure aferetiche, che andavano a sommarsi al programma di emodialisi cronica effettuata tre volte a settimana. Al fine di consentire al paziente un periodo pre-trapianto meno stressante e di ottimizzare le risorse di spazio e di personale coinvolto nella procedura di desensibilizzazione, è stato creato un gruppo di lavoro che ha coinvolto diverse figure professionali: medici, infermieri e tecnici, allo scopo di mettere a punto il trattamento TANDEM anche presso la nostra Azienda Ospedaliera. Il paziente candidato al trapianto ABO incompatibile era in trattamento emodialitico cronico presso altra Struttura. In seguito alla visita di idoneità preliminare e ad adeguata informazione, il paziente è stato avviato al trattamento TANDEM, dopo averne espresso il proprio consenso. Nel corso dei trattamenti TANDEM non si sono verificati eventi avversi e non sono state riscontrate differenze significative nell’efficienza delle procedure. Il paziente trapiantato da donatore vivente ABO incompatibile è tornato alle sue normali funzioni. Sulla base di questa esperienza, riteniamo che, dopo opportuna valutazione del paziente, il trattamento TANDEM possa essere applicato e sia sicuro ed efficace; inoltre può garantire una migliore qualità di vita ai pazienti candidati a trapianto di rene ABO incompatibile, riducendone significativamente il numero di accessi ospedalieri durante la fase di preparazione al trapianto. Anni fa il trapianto di rene poteva essere eseguito solo se il donatore e il ricevente appartenevano allo stesso gruppo sanguigno: questa barriera era chiamata “barriera immunologica ABO” ed era considerata insuperabile. Questa non è la sola barriera immunologica del trapianto: l’altro ostacolo è rappresentato dal sistema HLA, cioè dall’insieme delle caratteristiche presenti sulle cellule del nostro organismo che fanno sì che ciascuno di noi sia un individuo diverso da tutti gli altri. Oggi è possibile superare questi ostacoli, grazie ai progressi delle tecnologie assistenziali e dei farmaci immunosoppressivi: così, già da tempo, anche in Azienda Ospedaliera è partito il programma di trapianto di rene da donatore vivente incompatibile, prevalentemente per il gruppo ABO. E’ chiaro che il paziente deve essere adeguatamente preparato a ricevere un organo con diverso gruppo sanguigno e quindi, nel programma di preparazione il candidato a ricevere un nuovo organo deve continuare a fare la dialisi, che per lui è salvavita, ma sottoporsi anche a nuovi trattamenti tra i quali la plasmaferesi terapeutica.
E’ questa una procedura che prevede la rimozione del plasma del paziente, in cui sono presenti quegli anticorpi che potrebbero rigettare il nuovo organo, sostituendolo con un pari volume di liquidi e proteine, così che al paziente sia mantenuto un adeguato bilancio: è una specie di ricambio del sangue, che però mantiene inalterata la quota cellulare.Il malato che affronta questo programma, per un periodo prima del trapianto dovrebbe recarsi tutti i giorni in ospedale per fare un giorno la dialisi e un giorno la plasmaferesi, in alternanza: e qui sta la novità. E’ stata messa a punto questa tecnica TANDEM per fare in contemporanea i due trattamenti: nello stesso tempo e nella stessa sede. In Italia la tecnica TANDEM è segnalata in casi pediatrici e la letteratura internazionale riporta alcune esperienze all’estero. Ora la tecnica TANDEM emodialisi + scambio plasmatico viene effettuata a Padova anche nel paziente adulto e l’Azienda Ospedaliera rientra tra i principali Centri di trapianto a livello europeo grazie all’ottimale collaborazione e spirito d’iniziativa di tutti gli operatori sanitari.

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Nei trattamenti anti-età adesso finalmente è di moda l’eleganza

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2018

Le nuove terapie anti-age non devono essere invasive né lasciare cicatrici, per permettere l’immediato ritorno alle normali attività quotidiane. Ma soprattutto devono essere eleganti, come vuole la nuova estetica. Insomma è ora di voltare pagina. Gli eccessi degli anni passati ci hanno abituato a volumi eccessivi, a volti privati di mimica ed espressività e a risultati stereotipati. “Il benessere è legato anche alla bellezza – afferma Antonella Quaranta, medico estetico e chirurgo generale a Firenze – i pazienti desiderano terapie che rallentino le lancette del tempo con grazia, permettendo loro di avere un aspetto naturalmente più giovane. Ma soprattutto desiderano ritrovare la bellezza rapidamente e senza ‘down time’, ossia tempo di ‘impresentabilità’ sociale”.Sembra impossibile soddisfare contemporaneamente queste esigenze, eppure esistono trattamenti estetici in grado di farlo. “I biofiller sono il trattamento ideale per i pazienti di oggi – spiega Quaranta – prevedono l’utilizzo di acido ialuronico strutturato e dinamico, che si miscela con il grasso autologo prelevato dal paziente e si re-inietta con specifiche micro cannule su tutto il viso”. E’ la tecnica del Biofiller Autologus Fat Filler Injection (Baffi), messa a punto dalla dottoressa Quaranta per eseguire trattamenti full face ambulatoriali dal risultato immediato, senza down time, che danno un effetto di naturale riempimento e rendono radiosa la texture cutanea.
L’azione dei biofiller è duplice: da un lato rigenerano i tessuti grazie alle cellule staminali mesenchimali pre-adipocitarie presenti nella frazione stromale vascolare del tessuto adiposo prelevato dal paziente, dall’altro ottengono un effetto ‘riempitivo’ –‘filler’ appunto – grazie all’acido ialuronico. “Grazie alle ricerche e agli studi sperimentali effettuati all’estero – continua Quaranta – abbiamo dato vita allo stem filler, un filler composto solo da un acido ialuronico a basso peso molecolare semi-cross linkato e da cellule staminali espanse, sospese in un pool di amminoacidi, vitamine e sali minerali. Con gli stem filler gli effetti dopo tre mesi dal trattamento sono sorprendenti e i risultati arrivano a perdurare fino a un anno: la pelle rimane idratata, elastica, tesa; le discromie si riducono; le rughe vengono cancellate; le ombre si attenuano”.L’esigenza di avere risultati di naturalezza nelle forme e nella mimica ha fatto nascere anche il power filler: un lipo-filling arricchito di staminali adipose (adipose derived stem/stromal cells – Adsc) coltivate in laboratori esteri e appositamente espanse per un adeguato rilascio di fattori di crescita e citochine, che stimolano la naturale produzione di collagene ed elastina. “Tutti questi trattamenti devono essere eseguiti in strutture ed ambienti a norma e solo da medici esperti – avverte Quaranta – dopo un’adeguata formazione che prevede una corretta curva di apprendimento, con conoscenze di anatomia e pratica chirurgica. I professionisti del domani sono chiamati aportare avantila ricerca della medicina rigenerativa per ottenere uno stato dell’arte che mira alla bellezza long lasting”. La medicina rigenerativa rappresenta il futuro della medicina in genere e quindi anche della medicina estetica – commenta il presidente della Sime Emanuele Bartoletti – con trattamenti autologhi con cellule del portatore stesso, rigenerazione e biostimolazione autologa. Anche nella ricrescita dei capelli la medicina rigenerativa ha dato prova di essere efficace. Da anni la nostra società scientifica segue da vicino gli sviluppi di questo settore con sessioni up to date del nostro congresso”.

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AIFA: “I dentisti non possono eseguire trattamenti a fine estetico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

L’AIFA ci ripensa: gli odontoiatri non possono eseguire terapie solo a fine estetico. In una nota del 27 marzo indirizzata a SIMEO (Associazione Italiana Medicina Estetica Odontoiatrica), l’Agenzia italiana del farmaco modifica quanto deciso il 7 febbraio 2018: “In seguito alle numerose richieste di chiarimento e rettifica da parte di società di medicina e chirurgia estetica, comunichiamo che l’odontoiatra non può eseguire terapie estetiche. La cura estetica è ammessa solo in caso di malattie e anomalie congenite di denti, bocca, mascelle e tessuti”. Le cure estetiche da parte dei dentisti insomma non potranno essere esclusive, ma solo correlate a un iter terapeutico, limitandosi comunque alla zona labiale.“Si tratta di una retromarcia rispetto a quanto deciso dalla stessa AIFA nemmeno due mesi fa” dice Raffaele Rauso, professore presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e past president della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), associazione che si è da subito impegnata per modificare questa decisione insieme con il supporto del sindacato TME – Tutela dei Medici Estetici.
Il 7 febbraio 2018 l’AIFA comunicava che «il medico specialista in Odontoiatria e l’Odontoiatra sono stati inseriti fra gli specialisti autorizzati alla prescrizione e alla somministrazione dei medicinali Botox e Dysport. Non si ravvedono pertanto limitazioni all’utilizzo».
Immediata la mobilitazione delle società di medicina e chirurgia estetica, tra cui FIME che si è mossa per tempo inviando lettere e fissando incontri per chiarire meglio i termini della questione e spiegare per quali ragioni gli odontoiatri non siano adatti a eseguire trattamenti estetici: “Noi di FIME ci siamo impegnati fin da subito in riunioni con l’AIFA con l’avvocato Pietro Sicari e il supporto del sindacato TME, guidato dal presidente Andrea Servili – aggiunge il professor Rauso -. Per noi questa decisione è un traguardo importante, che permette di tutelare il paziente garantendo cure da parte di medici esperti e preparati all’utilizzo di sostanze a fine estetico. Siamo soddisfatti che AIFA abbia da subito riconosciuto la correttezza della posizione dei medici estetici, facendo un passo indietro”.

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Trattamento della malattia di Dupuytren

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

ospedale-san-camilloTrattare la malattia di Dupuytren, condizione che porta alla flessione progressiva di una o più dita con conseguente limitazione completa o parziale dell’estensione della mano, con trattamenti mininvasivi come la collagenasi di Clostridium histolyticum (CCH), allontana il rischio di recidive. A parlarne il dottor Nicola Felici, responsabile dell’UO di chirurgia ricostruttiva degli arti dell’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma, in relazione ai dati ottenuti da un’analisi di follow-up condotta su 100 pazienti, trattati nel suo centro, a 3 anni dalla somministrazione della terapia. In dettaglio, i risultati hanno mostrato che nelle articolazioni metacarpo-falangee trattate con collagenasi, la percentuale di recidiva è pari al 5%. A renderlo noto è stato lo stesso dottor Felici in occasione del Congresso annuale della Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM) svoltosi di recente a Palermo.
La malattia di Dupuytren, che colpisce soprattutto gli uomini dai 40 ai 60 anni, si manifesta con dei noduli sottocutanei nella fascia palmare ed evolve progressivamente con la comparsa di un cordone fibroso al di sopra dei tendini. La collagenasi di Clostridium histolyticum è un enzima che, somministrato in ospedale dallo specialista, mediante iniezione nella zona interessata, permette di rompere il cordone fibroso, ripristinando la normale funzionalità della mano in tempi brevi. Precedentemente, le soluzioni disponibili erano l’intervento chirurgico in aperto e la cordotomia percutanea ad ago, una tecnica mininvasiva che utilizza un ago (simile a quello delle flebo) per spezzare in modo meccanico il cordone di collagene. «Abbiamo confrontato i pazienti trattati con collagenasi e con cordotomia percutanea ad ago – spiega il dottor Felici -; il risultato mostra che, a distanza di tre anni, la percentuale di recidive è di gran lunga inferiore nei casi che sono stati sottoposti a terapia con collagenasi. L’altra tecnica mini-invasiva ha mostrato di portare tendenzialmente a percentuali di recidiva più alte in entrambe le articolazioni, metacarpo-falangee e interfalangee prossimali. Si tratta di una patologia recidivante, non nel 100% dei casi, ma in un’altissima percentuale dei pazienti. In tal senso, un ulteriore vantaggio che porta la terapia farmacologica è poter trattare nuovamente chi presenta delle recidive dopo un primo intervento per via chirurgica».
Presso l’ospedale San Camillo Forlanini di Roma, Centro di riferimento della Regione Lazio per il trattamento di questa patologia con collagenasi, ad oggi, sono stati trattati circa 200 casi. Prima che il farmaco entrasse in commercio in Italia nel 2013, la terapia è arrivata presso il polo ospedaliero romano con il programma di uso compassionevole al quale, nella primavera del 2012, hanno aderito altri centri italiani. «L’iter è semplice – spiega -. Quando il paziente si presenta in ospedale, innanzitutto, si cerca di capire se è necessario intervenire. Alcuni arrivano in stadi iniziali, dove non c’è retrazione delle dita, perciò si procede esclusivamente con controlli e follow-up. In caso contrario, – secondo quanto prevede la procedura riportata nel consenso informato al trattamento – si presentano le opzioni di trattamento disponibili: intervento chirurgico, cordotomia percutanea ad ago e collagenasi, spiegando vantaggi e svantaggi di ciascuna. Il gradimento dei pazienti, tuttavia, va quasi sempre nei confronti della collagenasi. Basti pensare che quest’anno abbiamo trattato 125 pazienti per malattia di Dupuytren, di cui 80 con collagenasi, 44 con cordotomia percutanea ad ago e solo 1 con la chirurgia in aperto».
La malattia di Dupuytren è considerata poco diffusa; tuttavia, anche se non sono disponibili dati certi sul numero complessivo degli italiani che ne soffrono, i numeri sembrerebbero molto più elevati di quanto si pensi. «Prima dell’avvento di questo trattamento, visitavo circa 40/50 casi di Dupuytren, tutti piuttosto gravi – racconta ancora l’esperto -. Con la disponibilità della terapia non chirurgica, il numero di visite è passato da 50 a 250 visite. Questo perché, anche chi è colpito dalla malattia nel suo stadio iniziale, decide di recarsi in ospedale per un controllo, consapevole che, in caso sia necessario intervenire, potrebbe essere per via mininvasiva. Ciò rappresenta anche un grande vantaggio per noi medici, che abbiamo la possibilità di trattare casi meno gravi: prima vedevamo solo situazioni in cui il malato non era praticamente più in grado di aprire la mano».
Il trattamento con collagenasi, infine, ha permesso di decongestionare le sale operatorie dei reparti di chirurgia della mano, abbattendo da un lato i costi e dall’altro le liste d’attesa. Un ridimensionamento, quindi, della spesa ospedaliera e socio-economica. «Il trattamento si esegue in ambulatorio, la mano non viene quasi mai immobilizzata e, nella maggior parte dei casi, non è necessaria la riabilitazione. Ciò significa non doversi assentare dal lavoro e continuare a svolgere le proprie attività, anche domestiche, senza problemi. Solo nei casi più avanzati è previsto il ricorso a tutori dopo l’iniezione dell’enzima» – conclude Felici.

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25° Congresso della European Academy of Dermatology

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

viennaVienna. Almirall ha presentato i risultati positivi ottenuti nello studio randomizzato di fase III, in doppio cieco, controllato vs placebo (BRIDGE) che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di una nuova formulazione orale di dimetilfumarato (LAS41008), comparandola alla combinazione di esteri dell’acido fumarico in commercio, in pazienti adulti con psoriasi cronica a placche da moderata a grave. I risultati dello studio BRIDGE, accettati per la pubblicazione nel British Journal of Dermatology, che comprendono endpoint co-primari e secondari, sono stati presentati durante il simposio satellite organizzato da Admirall al 25° Congresso EADV (European Academy of Dermatology and Venereology) in corso a Vienna. Il simposio dal titolo “Treating psoriasis: a matter of renewed experience” ha offerto un aggiornamento sui trattamenti sistemici orali a disposizione dei pazienti con psoriasi da moderata a grave, focalizzando l’attenzione sugli esteri dell’acido fumarico (FAE) e sull’attuale esperienza clinica del loro uso nel controllo a lungo termine della malattia. Durante la sessione, sono stati anche presentati i risultati dello studio clinico BRIDGE, che ha dimostrato l’efficacia di LAS41008 (DMF) nel trattamento della psoriasi, associata a un profilo di efficacia e sicurezza comparabile alla dose equivalente di DMF contenuta nel prodotto di combinazione FAE approvato e ampiamente commercializzato in Germania. “I risultati più importanti si possono riassumere nell’evidenza che LAS41008 (DMF) orale è efficace nel trattamento dei pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa e che il farmaco non è inferiore alla combinazione di esteri dell’acido fumarico, attualmente approvata e commercializzata in Germania, dove il DMF costituisce il principale componente attivo”, ha spiegato il Prof. Ulrich Mrowietz, Head of the Psoriasis-Center allo University Medical Center Schleswig-Holstein e uno dei principali investigatori e co-autore della pubblicazione dello studio BRIDGE. Esperienza clinica sull’uso di esteri dell’acido fumarico (FAE)
I FAE rappresentano un’opzione terapeutica ben nota, con ampia documentazione del favorevole profilo di efficacia e sicurezza nel trattamento di pazienti adulti con psoriasi cronica a placche da moderata a grave5. “In Germania, dove il prodotto commerciale di combinazione di esteri dell’acido fumarico è stato utilizzato per più di 20 anni, i farmaci orali contenenti DMF costituiscono le opzioni di prima linea e prima scelta per la terapia sistemica della psoriasi a placche da moderata a grave”, ha affermato il Prof. Ulrich Mrowietz. Inoltre, “nei Paesi dove sono disponibili i FAE, questi prodotti sono usati in particolare per il trattamento a lungo termine. Quando i FAE sono efficaci, ben tollerati e la sicurezza monitorata, non evidenziano effetti avversi, il trattamento può essere continuato fino a quando le condizioni richiedono il controllo della malattia”, ha concluso il Prof. Ulrich Mrowietz. L’uso di FAE è raccomandato nelle linee guida europee sulla psoriasi per l’induzione e il trattamento a lungo termine di pazienti adulti con psoriasi cronica a placche da moderata a severa1. Tuttavia, malgrado le raccomandazioni, i FAE sono ancora non disponibili nella maggior parte dei Paesi europei5.
La psoriasi è una malattia cronica del sistema immunitario che colpisce prevalentemente la cute. La psoriasi può avere un significativo impatto negativo fisico e psicofisico sulla qualità della vita6. Colpisce circa 125 milioni di persone in tutto il mondo7, è un disturbo non contagioso che stimola la crescita delle cellule epiteliali7 e provoca ispessimento di aree cutanee con sviluppo di squame8.
La forma più comune, denominata psoriasi a placche, si manifesta con arrossamento della pelle e aree ispessite coperte da squame di colore grigiastro, che spesso provocano prurito e bruciore e possono rompersi e sanguinare8. Nonostante le attuali possibilità di cura, molte persone colpite da psoriasi a placche continuano a lottare con la natura persistente di questa malattia cronica che spesso ha un impatto debilitante non solamente sul corpo ma anche sulla vita di tutti i giorni.
Almirall è un’azienda globale con sede a Barcellona che avvia alla produzione farmaci importanti e dispositivi medici attraverso il suo dipartimento di R&D, con accordi e alleanze. Il nostro lavoro copre tutta la catena di produzione dei farmaci. Una crescita consolidata nel tempo ci ha permesso di dedicare il nostro talento e gli sforzi ad aree specialistiche e in particolare a rafforzarci come azienda leader nel settore della dermatologia. Siamo un’azienda specialistica e questo ci ha consentito di portare i nostri prodotti innovativi ovunque siano necessari. Fondata nel 1943, Almirall è quotata presso lo Spanich Stock Exchange (ticker: ALM) ed è diventata un valore aggiunto per la società soprattutto per la sua ‘vision’ e l’impegno dei suoi maggiori azionisti. Nel 2015, le entrate sono risultate pari a 769 milioni di euro e, con 1.800 dipendenti, l’azienda ha gradualmente consolidato la sua autorevole presenza in tutta Europa e negli Stati Uniti.Per maggiori informazioni, visita il sito: http://www.almirall.com.

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Bellezza: i 5 consigli per i trattamenti dopo vacanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

bellezza femminile.jpgSole, mare, vento e aria aperta mettono a dura prova la pelle durante l’estate. Al ritorno è tempo di fare i conti con l’abbronzatura che inizia a sbiadire, lasciando il segno. «Pelle secca, disidrata e con macchie sono i segnali più evidenti dello stress a cui è stata sottoposta durante i mesi estivi – dicono Raffaele Rauso e Pierfrancesco Bove, chirurghi plastici di Chirurgia della Bellezza, surgery network che si occupa di medicina e chirurgia estetica in Lombardia, Lazio, Campania e Puglia –. A settembre, nella lista di buoni propositi che si fanno al rientro, è bene dedicare spazio alla cura di se stessi per rimediare ai danni provocati dal sole. E perché no, anche per pensare già alla prossima estate, e arrivarci meglio preparati». Ecco quindi le cose da sapere.
1) Bisogna ricordare sempre che il sole è la principale causa di invecchiamento della pelle. «Non solo è necessario proteggere sempre il viso, anche d’inverno, con la protezione solare, ma bisogna anche tenere presente che l’abbronzatura dura qualche mese, ma i segni che lascia sulla pelle sono permanenti. Per questo bisogna eseguire trattamenti specifici per reidratare l’epidermide e cercare di ridurre al minimo gli effetti collaterali dell’estate» dicono Bove e Rauso.
2) Il trattamento consigliato per il ritorno dal mare è la bioristrutturazione dermica con PRP (plasma ricco di piastrine). «È una tecnica innovativa non invasiva che consiste nell’infiltrazione di plasma ad alto contenuto piastrinico, che stimola e attiva i fibroblasti della cute (cellule che producono fibre di collagene). La bioristrutturazione con PRP è una valida alternativa alle classiche vitamine, che richiedono invece trattamenti piuttosto frequenti (una volta ogni una o due settimane). Il trattamento richiede infiltrazioni a tempi sempre più distanziati: dopo la prima seduta, che dura circa 20-30 minuti, si aspettano 40 giorni per la successiva, poi 3 mesi, fino ad arrivare a due sedute annuali che di solito si effettuano a settembre-ottobre e ad aprile-maggio, quindi per prepararsi all’estate e successivamente per rimediare all’estate» spiegano i chirurghi plastici di ChirurgiadellaBellezza.
3) Per ripristinare lo stato della cute, quando è già molto rovinata, molto utili sono le tecnologie come la radiofrequenza frazionata ad aghi ed il needling. «Si tratta di metodiche che hanno lo scopo di ripristinare lo stato della cute inducendo un trauma “calibrato” che indurrà la riparazione dei tessuti danneggiati. Non è necessaria la degenza ma servono più sedute della durata di 30 minuti, da effettuarsi a distanza variabile (da 2 a 6 settimane inizialmente) in base al tipo di cute, all’intensità del trattamento e di inestetismo da trattare. Dopo il trattamento si può notare un leggero arrossamento, e in alcuni casi possono comparire piccole crosticine camuffabili con il make up» affermano i chirurghi plastici.
4) La medicina estetica è un ottimo alleato per il ringiovanimento, ma non fa miracoli: «Il chirurgo plastico è la persona che può suggerire al paziente qual è la strada migliore da seguire. Oggi i pazienti preferiscono i trattamenti di medicina estetica, che sono meno invasivi, ma bisogna prima avere chiaro qual è il risultato che il paziente vuole raggiungere. Se una paziente di 60 anni vuole la pelle più morbida e compatta, le si spiega che un lifting le permetterebbe di ringiovanire, ma se quello che cerca è un trattamento per “sentirsi curata”, anche la medicina estetica può essere sufficiente. Importante è rivolgersi a un esperto serio, per evitare di illudersi con false promesse e spendere soldi inutilmente. Ai pazienti spieghiamo che la medicina estetica è come la palestra: per avere un fisico statuario non bastano 6 mesi di allenamenti, bisognerà cambiare le abitudini di vita e continuare gli esercizi, con uno sforzo progressivamente minore, per sempre. La medicina estetica è molto simile: prevenire nel tempo o ristrutturare col tempo» affermano i chirurghi.
5) Settembre è il mese giusto per pensare a rimettersi in forma in vista della prossima estate. «Spesso in spiaggia o con i vestiti più corti e scollati, molte donne non si sentono a proprio agio con il proprio corpo. Settembre è il mese ideale per programmare da subito la rimessa in forma: consigliamo ad esempio di programmare due cicli di carbossiterapia annuali, uno verso ottobre-novembre ed un secondo da concludersi a maggio dall’anno prossimo, così da non farsi trovare impreparati alla prova costume» concludono Bove e Rauso.

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Addio protesi acustiche

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

protesi acusticaOggi le protesi, domani i farmaci. Il futuro dell’otorinolaringologia si giocherà sempre meno sulla chirurgia e sugli interventi, grazie all’uso crescente di medicinali. Ad anticiparlo è Roberto Filipo, presidente della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale (SIOeChCF), che ha spiegato quali saranno le nuove frontiere per gli specialisti di orecchie, naso e gola. “Tutta la chirurgia tenderà a terapie meno invasive e nel giro di dieci anni si affermerà sempre più una neorofarmacologia mirata al trattamento delle patologie uditive con farmaci iniettati direttamente nell’orecchio per escludere la via sistemica e diminuire di conseguenza l’entita del farmaco”.Ma non solo. Saranno possibili trattamenti terapeutici “anche attraverso vettori virali modificati che possono intervenire sulle strutture dell’orecchio interno. Il nostro settore sta cambiando e la stessa cosa potrà avvenire con le patologie laringee o nei tumori della testa e del collo: oggi l’integrazione tra trattamenti combinati prevale su quelli esclusivamente chirurgici, come invece avveniva in passato”. Secondo il presidente della Sio il futuro della categoria non deve confrontarsi solo con le nuove tecnologie e le conoscenze in campo medico. Anzi, “bisogna ricominciare a valorizzare le competenze cliniche e scientifiche dei medici”, puntando su “una selezione dal punto di vista della qualità”. Altrimenti a pagare il prezzo saranno ancora “i molti giovani preparati nella nostra materia”, che “tendono a emigrare in altri Paesi dove la loro professionalità viene premiata”. E per Filipo a parlare sono i numeri: “Dei sei specialisti che hanno studiato con me l’anno scorso, quattro si sono trasferiti in Francia. E’ un fatto estremamente grave che dimostra anche in questo settore quanto trasferirsi all’estero sia più attrattivo”, perché “noi siamo penalizzati dalle difficoltà di attuazione di alcuni protocolli che ormai invece tutti i Paesi d’Europa portano avanti”.
La soluzione? “La strada del turnover e dei controlli di qualità generale sulle prestazioni del singolo operatore sanitario: un discorso non ancora affrontato- conclude Filipo- dalle varie dirigenze regionali”

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Boehringer Ingelheim annuncia nuovi importanti risultati nei trattamenti del tumore del polmone

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

Vienna. Boehringer Ingelheim ha annunciato oggi in occasione del Congresso Europeo di Oncologia (European Cancer Congress – ECC) in corso a Vienna, nuovi risultati dello studio clinico di Fase III LUX-Lung 8 che viennaevidenziano ulteriormente i benefici di afatinibBoehringer Ingelheim nel confronto con erlotinib nel trattamento del carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose (SCC) in pazienti precedentemente trattati.2 I risultati dimostrano la superiorità del trattamento con afatinib rispetto ad erlotinib, in questa popolazione di pazienti in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS) e di sopravvivenza (OS). 2 Il miglioramento di questi outcome di sopravvivenza, secondo una nuova analisi presentata a ECC, non sono correlati alla presenza di mutazioni EGFR.2 Inoltre, nello studio LUX-Lung 8, un maggior numero di pazienti trattati con afatinib rispetto a erlotinib ha riferito un miglioramento complessivo delle proprie condizioni di salute e della qualità di vita.3Uno degli sperimentatori dello studio di LUX-Lung 8, il Dr Glen D. Goss, M.D., Director of Clinical and Translational Research, Ottawa Hospital Cancer Center, University of Ottawa, Canada, ha così commentato: “Questi ultimi risultati non solo dimostrano il beneficio di afatinib rispetto a erlotinib in pazienti con carcinoma polmonare a cellule squamose, ma indicano anche che afatinib è un’opzione terapeutica efficace per un gruppo più ampio di pazienti, non solo quelli con tumore positivo per le mutazioni di EGFR. Sappiamo che l’alterazione del segnale dei recettori ErbB svolge un ruolo nei meccanismi alla base del carcinoma polmonare a cellule squamose e il fatto che afatinib abbia come bersaglio questa famiglia di recettori anziché solo il recettore EGFR può spiegare il motivo degli ulteriori benefici in questa popolazione di pazienti”.
Afatinib è una terapia-target orale in monosomministrazione giornaliera che agisce bloccando in maniera irreversibile i recettori della famiglia ErbB. A differenza di altre terapie target, come erlotinib, la cui azione di inibizione è reversibile ed è mirata su EGFR (ErbB1), afatinib determina un blocco selettivo, che si mantiene nel tempo, sull’intera famiglia di recettori ErbB. Lo studio clinico di Fase III LUX-Lung 8 ha valutato afatinib, in confronto diretto con erlotinib, in pazienti con carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose (SCC) in progressione dopo chemioterapia di prima linea a base di platino. I risultati di questo studio clinico hanno dimostrato la superiorità del trattamento con afatinib rispetto ad erlotinib, in questa popolazione di pazienti in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS) con una riduzione del rischio di progressione del tumore del 19% e in termini di sopravvivenza complessiva (OS) con una riduzione del rischio di mortalità del 19%.1,2 Il beneficio in termini di PFS e OS osservato con afatinib rispetto a Boehringer Ingelheim1erlotinib è stato indipendente dallo stato mutazionale di EGFR.2
Ulteriori risultati presentati al congresso ECC confermano che l’efficacia di afatinib, osservata nello studio LUX-Lung 8, è stata associata a un miglioramento della qualità di vita complessiva e un maggior controllo della malattia.3
Un maggior numero di pazienti trattati con afatinib, rispetto ad erlotinib, (36% verso 28%, p=0,041) ha avuto un miglioramento complessivo della qualità di vita correlato alle condizioni di salute (36% contro 28%, p=0,041), un miglioramento della tosse (43% verso 35%, p=0,029) e della dispnea (51% contro 44%, p=0,061).3 Nello studio LUX-Lung 8, l’incidenza degli eventi avversi gravi è stata simile nei due bracci di trattamento, con alcune differenze nell’incidenza di alcuni effetti collaterali.1 Si è osservata una maggiore incidenza di grado severo di diarrea e stomatite (afte) con afatinib, rispetto a erlotinib (diarrea di grado 3: 10% verso 2%; stomatite di grado 3: 4% contro 0%), mentre si è registrata una maggiore incidenza di rash/acne di grado severo con erlotinib rispetto a afatinib (rash/acne di grado 3: 10% contro 6%).1 La diarrea verificatasi nei pazienti trattati con afatinib è stata gestibile.3
Il Dottor Mehdi Shahidi, Medical Head, Solid Tumour Oncology, di Boehringer Ingelheim ha così commentato: “siamo lieti di presentare a ECC 2015 questi risultati che confermano che i vantaggi di afatinib rispetto a erlotinib non sono limitati ai pazienti con carcinoma polmonare a cellule squamose che presentano mutazioni di EGFR, che sono rare in questa malattia. I risultati dello studio LUX-Lung 8 dimostrano che il trattamento con afatinib, rispetto a erlotinib, determina non solo un miglioramento degli outcome di sopravvivenza, ma anche un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.
L’efficacia e la sicurezza di afatinib come terapia del carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose è attualmente in valutazione sia presso l’FDA che l’EMA, e speriamo di poterlo rendere disponibile ai pazienti come nuova opzione terapeutica”.
Afatinib è attualmente approvato in oltre 60 Paesi come terapia di prima linea, per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), positivo per le mutazioni dei recettori del fattore di crescita epidermico (EGFR).
Sulla base dei risultati positivi di sopravvivenza libera da progressione della malattia e di sopravvivenza complessiva ottenuti dal farmaco nello studio clinico LUX-Lung 8, sia la Food and Drug Administration (FDA) statunitense che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno recentemente accolto il dossier per la richiesta di registrazione di afatinib come terapia per pazienti con carcinoma polmonare avanzato a cellule squamose, in progressione dopo chemioterapia di prima linea. La FDA ha anche riconosciuto ad afatinib lo status di farmaco orfano, concesso generalmente a terapie per malattie rare.
Afatinib è approvato in Europa e in diversi altri Paesi tra cui Giappone, Taiwan e Canada per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) positivo per le mutazioni del fattore di crescita epidermico (EGFR) ed è in corso di registrazione in altri Paesi. Afatinib non è approvato per altre indicazioni.
Il Gruppo Boehringer Ingelheim è una delle prime 20 aziende farmaceutiche del mondo. Il gruppo ha sede a Ingelheim, Germania, e opera a livello globale con 146 affiliate e più di 47.700 dipendenti. Fondata nel 1885, l’azienda a proprietà familiare si dedica a ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti innovativi dall’elevato valore terapeutico nel campo della medicina e della veterinaria.
Operare in maniera socialmente responsabile è un punto centrale della cultura e dell’impegno di Boehringer Ingelheim. La partecipazione a progetti sociali in tutto il mondo, quali ad esempio l’iniziativa “Making more Health”, e l’attenzione per i propri dipendenti sono parte di questo impegno di responsabilità sociale, così come lo sono il rispetto, le pari opportunità e la conciliazione dei tempi di lavoro e della famiglia che costituiscono le fondamenta della mutua collaborazione fra l’azienda e i suoi dipendenti, e l’attenzione all’ambiente, alla sua tutela e sostenibilità, che sono sottese in ogni attività che Boehringer Ingelheim intraprende.
Nel 2014, Boehringer Ingelheim ha registrato un fatturato netto di circa 13,3 miliardi di euro e investimenti in ricerca e sviluppo pari al 19,9 percento del suo fatturato netto.

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I trattamenti estetici non sono da demonizzare

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

cellulite-centro-medicina-estetica-roma-centro«Abbiamo assistito all’ennesimo caso di disinformazione mediatica su un tema importante e che riguarda molte migliaia di persone nel nostro Paese. Tramite un servizio denso di inesattezze e gravi errori scientifici, la testata giornalistica ha cavalcato l’onda del preconcetto e dello scandalo, mostrando un servizio sulle star hollywoodiane sottoposte a trattamenti estetici che vengono definite con termini quali “volto reimpastato” o addirittura “mostri”. Un atteggiamento quanto meno irrispettoso nei confronti delle protagoniste. Ma il punto è che il Tg5 attribuisce più volte la responsabilità dei cambiamenti di espressione dei volti delle star agli incauti interventi di chirurgia plastica e ai trattamenti a base di tossina botulinica: e questo è falso. Tutti i medici che lavorano in campo estetico sanno benissimo che i veri pericoli dei trattamenti iniettivi non nascono dal botulino, il quale – ed è ampiamente provato da circa trent’anni di ricerche scientifiche – ha un profilo di sicurezza elevatissimo. Gli operatori del settore sanno altresì che le moderne tecniche di chirurgia plastica – purché applicate da professionisti seri e preparati- sono capaci di offrire i miglioramenti richiesti senza creare né mostri né caricature».
AICPE, SICPRE, AITEB, SIME, SIES e Agorà, le principali società scientifiche italiane di chirurgia e medicina estetica, non ci stanno alla disinformazione mediatica del Tg5 di prima serata di giovedì 23 ottobre. E congiuntamente hanno deciso di intervenire sulla questione perché «viene da chiedersi se un servizio così tendenzioso non sia frutto di una vera e propria volontà di sfruttare l’arma dello scandalo pur di fare audience. L’unica alternativa, infatti, è che il servizio sia frutto di semplice ignoranza, come dimostrerebbe indicare il continuo utilizzo del termine Botox, che è il nome commerciale di una singola tossina botulinica, peraltro non in commercio in Italia per uso estetico. Che si tratti di volontà mistificatoria o di mancanza di conoscenza del tema, non è comunque accettabile che servizi di così scarso valore informativo vengano proposti al pubblico italiano, che ha il diritto ad una corretta informazione su temi che lo riguardano così da vicino come la salute».«Il processo di invecchiamento è e deve essere vissuto come naturale. Tuttavia, naturale è anche la voglia di rallentarlo tramite pratiche mediche che, se effettuate con l’aiuto di professionisti preparati, sono sicure per la salute e molto efficaci per il benessere, anche psicologico, delle persone che vi si sottopongono».«Il discredito gettato sulla medicina e chirurgia estetica è assolutamente fuori luogo e immotivato -proseguono AICPE, SICPRE, AITEB, SIME, SIES e Agorà -. Secondo tutti i nostri codici etici, l’azione del professionista in tema di ringiovanimento non può e non deve stravolgere l’aspetto del paziente. Scopo fondamentale è quello di prevenire, educare e solo poi correggere. E la correzione deve esclusivamente aiutare i pazienti a portare bene la propria età, oltre che correggere esclusivamente le imperfezioni: qualsiasi stravolgimento non fa parte della buona pratica clinica delle specialità che agiscono in estetica. I trattamenti estetici sono una realtà importante per la salute psicologica di molte migliaia di persone in Italia e nel mondo, occorre maggiore rispetto nel trattarli, anche mediaticamente. Quando si affrontano argomenti così delicati, che coinvolgono molti pazienti, crediamo sia dovere dei media considerare le posizioni delle Società Scientifiche di riferimento, che sono sempre a disposizione per poter diffondere notizie corrette in maniera adeguata».«Importante è sottolineare che in Italia i medici estetici ed i chirurghi estetici opportunamente preparati, che agiscano secondo le linee guida delle rispettive società scientifiche, operano in modo equilibrato rispettando l’aspetto estetico legato all’età del paziente, rendendo naturale il risultato del trattamento o dell’intervento proposto. Tale aspetto non viene sempre considerato con altrettanto rigore in altri Paesi e in altre culture, portando ad eccessi che possono risultare poco naturali. I trattamenti di medicina estetica e di chirurgia estetica sono una realtà importante per la salute psicologica di molte migliaia di persone in Italia e nel mondo, occorre maggiore rispetto nel trattarli, anche mediaticamente».

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Falsi trattamenti per i traumi cranici con integratori alimentari ‘miracolosi’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

integrtoriUna fuorviante affermazione: l’utilizzo di un particolare integratore alimentare favorisce la guarigione piu’ veloce dopo una commozione cerebrale o altro trauma cranico. Sfruttando la preoccupazione del pubblico circa le commozioni cerebrali, alcune aziende stanno offrendo prodotti non provati e potenzialmente pericolosi che pretendono di prevenire, trattare o curare traumi e altre lesioni cerebrali traumatiche (TBI). Questi prodotti “miracolosi” sono integratori alimentari a base di curcuma (una spezia indiana della famiglia dello zenzero) e di acidi grassi omega-3 derivati ??da olio di pesce. Vengono venduti su internet.
L’allarme viene dalla FDA americana.Non c’è alcuna prova scientifica per sostenere l’uso di qualsiasi integratore alimentare per la prevenzione di traumi o la riduzione dei sintomi post-commozione cerebrale.Il consiglio e’ quello di non credere a trattamenti mirabolanti, magari con qualche testimonianza, ma di rivolgersi alle appropriate strutture sanitarie. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Nel mondo ogni dieci trattamenti estetici più di due sono di botulino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 luglio 2014

medicina-esteticaCon oltre 5 milioni di trattamenti eseguiti in un anno, la tossina botulinica si conferma l’intervento estetico più praticato in assoluto al mondo. È il dato che emerge dal sondaggio condotto dall’Isaps (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), la principale associazione a livello internazionale con oltre 2.700 chirurghi specializzati in plastica estetica iscritti al relativo albo in 95 Paesi, che ha presentato i risultati della ricerca più completa a disposizione sul settore della chirurgia e medicina estetica. In totale, i trattamenti di medicina e chirurgia estetica eseguiti sono stati oltre 23 milioni. «Ogni dieci interventi estetici praticati nel mondo, più di due riguardano la tossina botulinica» afferma Giuseppe Sito, vice presidente dell’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino (Aiteb).Tra i Paesi considerati dal sondaggio Isaps, l’Italia è l’unico nel quale la tossina botulinica non è il primo intervento di medicina estetica: «Questo non significa che gli italiani non si ritoccano, ma semplicemente che per farlo preferiscono fillers e sostanze riassorbibili o che esiste ancora un’ingiustificato timore che riguarda la tossina botulinica» commenta Sito.La nazione in cui si utilizza più botulino sono gli Stati Uniti (1.271.739 interventi, 24,7% del totale), seguita a distanza dal Brasile (308.185, 6%). L’Italia è sesta, con 76.472 trattamenti di botulino, pari all’1,5% del totale.
In Italia, la tossina botulinica è guardata con una certa diffidenza che non trova conferma nella letteratura scientifica: «Spesso l’equazione che viene fatta è volti gonfi e artificiali uguale tossina botulinica, mentre in realtà molto spesso si tratta di un abuso di filler e sostanze iniettabili – aggiunge Sito -. Non bisogna infatti dimenticare che i volti trattati con tossina botulinica permettono di ottenere risultati naturali, modulabili e di ringiovanire lo sguardo».

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Usi estetici del botulino

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 luglio 2014

chirurgia esteticaÈ conosciuta soprattutto per la sua capacità di ridurre le rughe, in particolare quelle della fronte, tra le sopracciglia e le zampe di gallina. In realtà, la tossina botulinica ha altri utilizzi in campo estetico, spesso non molto conosciuti: «Le iniezioni di botulino sono il trattamento di medicina estetica più praticato al mondo», afferma Massimo Signorini, presidente di Aiteb (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino), associazione nata proprio con lo scopo di far conoscere gli utilizzi corretti del farmaco. «La tossina botulinica permette di trattare in modo molto efficace le rughe d’espressione che sono provocate dai muscoli della mimica facciale dopo una certa età. Tipici esempi sono le rughe che si generano tra le sopracciglia con il corrugamento, le rughe frontali e le “zampe di gallina”». Ma la tossina botulinica viene utilizzata a fini estetici anche nelle aree centrali ed inferiori del volto e nel collo. «Parliamo di indicazioni secondarie e terziarie per il botulino che possono risolvere problemi estetici anche molto seri e spesso poco noti. Non bisogna dimenticare tuttavia che la densità e l’importanza funzionale della muscolatura mimica dei distretti inferiori rende i trattamenti assai più delicati. Il medico che li esegue deve avere una comprovata esperienza: raccomandiamo al paziente di verificare sempre le qualifiche del medico a cui si rivolge, oppure di rivolgersi a un socio Aiteb, associazione che comprende dottori esperti nell’utilizzo della tossina a fine estetico: l’elenco completo si trova sul sito http://www.aiteb.it», precisa Signorini.
Non solo rughe, quindi. Il botulino viene impiegato per attenuare il cosiddetto “sorriso gengivale”, ovvero quando sorridendo si espone in modo significativo la porzione di gengiva compresa tra l’arcata dentale superiore ed il labbro. Può servire anche per migliorare il profilo di chi ha la “punta del naso che cade”. «Un’iniezione nel muscolo depressore del setto nasale può elevare efficacemente la punta del naso correggendo assai bene il profilo ed eliminando lo stiramento della punta verso il basso quando il paziente parla e ride», spiega il presidente di Aiteb. «Lo si impiega anche nell’attenuare l’aspetto a buccia d’arancia della cute del mento o per contrastare un’espressione triste delle labbra. In questo caso si interviene indebolendo in modo mirato i muscoli depressori dell’angolo della bocca, così da far tornare in posizione orizzontale l’asse delle labbra, con notevole miglioramento dell’espressione».La tossina botulinica è impiegata anche per risolvere i problemi di iperidrosi, la sudorazione eccessiva: «Trattando con iniezioni di botulino le zone interessate da ipersudorazione, si riesce a risolvere il problema – afferma Signorini -.Per i pazienti che soffrono di questo disturbo, si tratta di un miglioramento decisivo nella qualità della vita, visto che anche gesti banali come stringere la mano si trasformano in un incubo». Il botulino viene usato anche per attenuare le rughe verticali sul collo, per la cute ipersebacea del viso e per sollevare la coda del sopracciglio, migliorando l’estetica del volto. «Pur essendo molto praticate, queste sono però applicazioni off-label, ovvero al di fuori delle indicazioni approvate dalle autorità sanitarie, è necessario quindi che il paziente ne sia informato», conclude Signorini.
Rughe di espressione. Il più conosciuto tra i trattamenti permette di ridurre in particolare le rughe di fronte, glabella (tra le sopracciglia) e le cosiddette zampe di gallina, ai lati degli occhi
Sollevamento della coda del sopracciglio (Brow-lift). Con l’età il sopracciglio tende a scendere verso il basso, conferendo al viso un’espressione stanca: in alcuni casi le iniezioni di botulino consentono di risollevare la coda del sopracciglio, aprendo lo sguardo e migliorando l’estetica del volto
L’iperidrosi è un disturbo quantitativo della sudorazione, localizzato il più delle volte a livello ascellare, palmare e/o plantare. Più raramente, anche il volto può esserne affetto. Ogni paziente presenta zone ben precise di ipersudorazione: il trattamento con iniezioni di botulino può aiutare a risolvere il problema, che causa grossi disagi sociali a chi ne soffre.
Sorriso gengivale (gummy smile). Si dice del sorriso che espone in modo significativo la porzione di gengiva compresa tra l’arcata dentale superiore ed il labbro. Il botulino agisce indebolendo in modo mirato i muscoli elevatori del labbro superiore in modo tale da ridurre la visibilità gengivale.
Questa applicazione mira ad attenuare le asimmetrie dei volti che hanno subito per qualsivoglia motivo una paralisi settoriale o completa dei muscoli mimici di un emivolto. Con la tossina botulinica si va ad indebolire in modo mirato e selettivo i muscoli del lato sano. In tal modo le asimmetrie generate dall’attivazione della mimica risultano meno evidenti.
Anche senza fare ricorso ad una rinoplastica, per migliorare l’aspetto estetico provocato dalla cosiddetta “punta del naso che cade” un’iniezione nel muscolo depressore del setto nasale può elevare efficacemente la punta del naso correggendo assai bene il profilo ed eliminando lo stiramento della punta verso il basso quando il paziente parla e ride.
Espressione triste delle labbra. Situazione che si manifesta quando gli angoli della bocca sono orientati verso il basso e che è prodotta da un tono eccessivo dei muscoli detti depressori dell’angolo della bocca. Indebolendoli in modo mirato la rima labiale torna in posizione orizzontale con notevole miglioramento dell’espressione.
Mento a “pallina da golf”, ovvero quell’atteggiamento contratto e schiacciato del mento che si accompagna ad un aspetto a buccia d’arancia della cute. Lo si corregge iniettando il farmaco nei muscoli mentali. Quando coesistono questa indicazione e la precedente, il trattamento combinato può offrire risultati estetici sorprendenti.
Cute ipersebacea del volto, in genere limitata ad alcuni settori solamente: tipicamente il naso e la fronte. Microiniezioni di tossina botulinica possono ridurre efficacemente la secrezione sebacea. La letteratura scientifica recente segnala anche il potenziale curativo di questa stessa modalità applicativa per la cura dell’acne.
Collo: attenuazione delle bande verticali del muscolo platisma, ovvero quei cordoni che tendono a formarsi sul collo che sono anche conosciuti volgarmente come “collo di tacchino”.
AITEB (www.aiteb.it). L’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino è il primo sodalizio di medici chirurghi nato con lo specifico obiettivo di sviluppare le conoscenze in merito all’uso della tossina botulinica in medicina estetica. Scopo di Aiteb è coinvolgere tutti i medici italiani interessati allo sviluppo delle metodiche riguardanti la tossina botulinica in estetica e di diventare un punto di riferimento imprescindibile per i pazienti, la stampa e le autorità sanitarie interessate a questi temi. Aiteb vuole favorire la divulgazione delle conoscenze sulla tossina botulinica per uso estetico; sostenere e incrementare il livello qualitativo nell’impiego della tossina, a beneficio ultimo dei pazienti e dei medici stessi; contribuire alla ricerca e allo sviluppo tecnico e scientifico dell’uso e della terapia con la tossina botulinica; promuovere attività formative sull’utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico, a favore degli operatori del settore; informare su rischi e benefici della terapia con tossina botulinica; promuovere gruppi di studio e di ricerca sull’utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico.

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Convegno: rete oncologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Roma 28 marzo dalle 9 alle 14, presso l’Istituto Tumori “Regina Elena” (Via Fermo Ognibene, 23), si terrà il convegno “Rete oncologica del Lazio: presentazione dell’attività ed evoluzioni future” in cui interverranno, tra gli altri, il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del “Regina Elena”, il prof. Stefano Cascinu, presidente dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e il prof. Francesco De Lorenzo, presidente della FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia). Ai giornalisti verrà distribuita la cartella stampa.
Ogni anno nella regione Lazio i nuovi casi di tumore sono 34.000 e i decessi circa 16.000. Tra gli obiettivi principali della Rete c’è quello di ridurre le liste d’attesa, creando percorsi assistenziali uniformi, efficienti ed innovativi che permettano ai pazienti un equo accesso ai servizi e ai trattamenti.

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Trattamento piccoli vasi coronarici

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

E’ superiore l’efficacia del palloncino a rilascio di farmaco IN.PACT, la recente tecnologia per angioplastica, rispetto allo stent a rilascio di Paclitaxel. E’ quanto dimostra lo studio BELLO (Balloon Elution and Late Loss Optimization), presentato al congresso internazionale di cardiologia interventistica JIM – Joint Interventional Meeting, tenutosi a Roma dal 9 all’11 febbraio. La prima ricerca controllata, prospettica, multicentrica e randomizzata, che ha valutato il palloncino a rilascio di farmaco Drug-Eluting Balloon – DEB di Medtronic come trattamento per il restringimento o la stenosi dei piccoli vasi coronarici.Obiettivo dello studio, presentato dal dr. Antonio Colombo del San Raffaele di Milano, è quello di valutare la sicurezza e l’efficacia del sistema Drug-Eluting Balloon – DEB di Medtronic rispetto allo stent medicato Taxus Drug-Eluting Stent – DES della Boston Scientific Corp., nella riduzione delle riocclusioni dei piccoli vasi coronarici nel tempo, rilevata attraverso la perdita luminale tardiva (late lumen loss). Entrambi sono dispositivi a rilascio di paclitaxel: tuttavia, mentre gli stent sono impianti permanenti, i palloncini sono dispositivi gonfiati temporaneamente per rilasciare il farmaco all’interno delle pareti del vaso e vengono successivamente rimossi, senza alcun impianto.Per lo studio BELLO sono stati arruolati 182 pazienti in 15 ospedali italiani, suddivisi in due gruppi, con caratteristiche cliniche di base simili e con le stesse percentuali di follow-up angiografico a sei mesi (85.1% nel gruppo dell’IN.PACT Falcon DEB; 83.5% nel gruppo Taxus DES).“I risultati ottenuti – spiega il dr. Colombo, affiancato dal dr. Azeem Latib, sempre del San Raffaele – dimostrano che il palloncino può rappresentare una valida alternativa agli stent a rilascio di farmaco per trattare, oltre al restringimento dei vasi con ristenosi in-stent, anche la stenosi dei piccoli vasi coronarici dovuta ad aterosclerosi. Da sottolineare, – ha proseguito il dr. Colombo – la congruenza dei risultati clinici con quelli angiografici di un laboratorio indipendente.” La ricerca dimostra una superiorità statisticamente significativa del dispositivo IN.PACT Falcon DEB rispetto a Taxus DES. L’endpoint primario della perdita luminale tardiva in stent (in-stent late lumen loss) a sei mesi, infatti, è stata di 0.09 mm ± 0.38 mm per IN.PACT Falcon DEB rispetto a 0.30 mm ± 0.40 mm del Taxus DES (p=0.001).

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La salute mentale nei giovani

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

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Milano Il 25 ottobre ore 9,00 all’Università degli Studi di Milano verranno presentati i risultati del primo Programma di Ricerca Strategica sui fattori di rischio biologico e psicosociale nell’insorgenza della malattia mentale in età evolutiva. Stilate anche le prime linee guida in Italia per il trattamento dell’autismo.
In un ambito relativamente povero di conoscenze scientifiche quale è lo studio della malattia mentale in età evolutiva, diventa urgente stabilire quali sono i fattori di rischio, gli indicatori di patologia e le evidenze scientifiche di efficacia dei trattamenti: il tutto finalizzato allo sviluppo di modelli di prevenzione ed intervento e per alleviare il carico di sofferenza che tali disturbi esercitano sulle famiglie. In quest’ottica, nel 2008 ha preso avvio – tra i programmi di ricerca biomedica del Ministero della Salute – il primo Programma Nazionale di Ricerca Strategica in Età Evolutiva, guidato dall’IRCCS Medea – La Nostra Famiglia e che ha coinvolto la Regione Lombardia, l’IRCCS Stella Maris, l’Agenzia Sanitaria Regionale – Regione Emilia Romagna e l’Istituto Superiore di Sanità.In particolare durante la giornata si farà luce:
sui fattori di rischio biologico e psicosociale nell’insorgenza di disturbi psicopatologici esternalizzanti (aggressività, bullismo, iperattività) ed internalizzanti (ansia, depressione). L’IRCCS Medea presenterà uno studio di follow-up epidemiologico attraverso diverse fasi dell’adolescenza su circa 300 ragazzi, con una rilevazione accurata di variabili comportamentali ed ambientali, così come di alcuni fattori di rischio biologico/genetico.
sulle competenze prosociali (ovvero le capacità di aiutare e prendersi cura degli altri) nel prevenire o ridurre i problemi comportamentali degli adolescenti.Verranno illustrati due studi: il primo condotto su circa 400 studenti tra i 12 e i 14 anni nella provincia di Roma dall’Università Sapienza per la valutazione di un intervento volto alla prevenzione dei problemi comportamentali attraverso la promozione delle competenze prosociali; il secondo condotto nella Regione Lombardia su più di 100 adolescenti afferenti ai servizi di neuropsichiatria per problemi comportamentali. Saranno presentati i risultati dell’intervento di prevenzione svolto sulla popolazione non clinica e i risultati dello studio svolto con adolescenti afferenti ai servizi di neuropsichiatria volto a verificare in che misura le competenze prosociali contribuiscono ad esiti clinici più favorevoli.
sull’epidemiologia dell’uso dei servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Verrà presentato il progetto PREMIA, che ha esaminato in dettaglio, per la prima volta, le caratteristiche strutturali e di processo, nonché i dati di attività, delle 11 Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Emilia-Romagna. Sono state anche valutate, su un campione rappresentativo di 703 pazienti in trattamento presso queste UONPIA e presso l’UONPIA di Brescia, le caratteristiche sociodemografiche, cliniche ed assistenziali del campione studiato, e sono stati messi in luce i ‘percorsi’ seguiti per arrivare al contatto con questi servizi. I risultati di questo studio sono in stampa in riviste internazionali.
sull’autismo. Per una presa in carico tempestiva del bambino con autismo è necessario ridurre al massimo il gap tra diagnosi e trattamento. Per questo è stata fatta una sperimentazione in Regione Toscana sulle modalità organizzative che consentano una individuazione tempestiva del problema ed è stata compiuta una valutazione di outcome su bambini diagnosticati precocemente.
Sono stati inoltre valutati gli effetti sulle famiglie di questa patologia invalidante attraverso lo studio epidemiologico FABIA – FAmily Burden in Infantile Autism – sul carico familiare associato all’autismo, condotto in sei regioni italiane e coordinato dal Reparto Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità: obiettivi la quantificazione e la caratterizzazione del carico di sofferenza (burden) e dei bisogni delle famiglie con un figlio affetto da un disturbo dello spettro autistico e l’identificazione dei fattori demografici, socioeconomici e assistenziali associati al carico di sofferenza. Infine sono state approntate le prime linee guida in Italia per il trattamento dell’autismo, il cui scopo è aiutare i clinici – e quindi indirettamente anche i genitori – a identificare gli interventi utili per un outcome positivo e ridurre così l’impatto di questo disturbo sullo sviluppo globale della persona.
All’incontro – che vede 400 iscritti – interverranno, tra gli altri: Massimo Casciello (Direttore Generale della Ricerca scientifica e tecnologica del Ministero della Salute), Gian Vittorio Caprara (Professore Ordinario di Psicologia alla Sapienza  Università di Roma), Giovanni De Girolamo (Direttore Scientifico dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia), Angelo Picardi(Primo Ricercatore presso il Reparto di Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità), Filippo Muratori (Professore Associato di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Pisa) eMassimo Molteni (Coordinatore Programma Nazionale di Ricerca Strategica in età evolutiva – IRCCS Medea).

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Il rischio della bellezza

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2011

Ogni anno con l’arrivo della bella stagione aumenta il numero delle richieste di interventi o trattamenti estetici per migliorare il proprio aspetto, ma l’estate 2011 sembra essere all’insegna della sicurezza prima di tutto. Da un recente sondaggio, è emerso come le clienti dei centri estetici stiano maturando una maggiore consapevolezza dei rischi nei quali possono incorrere se finiscono tra le mani di personale non qualificato. Per l’88% delle intervistate, la percezione di sicurezza, professionalità e pulizia sono requisiti indispensabili per la scelta della struttura, ancor prima della vicinanza alla propria abitazione o della facilità di raggiungerla. Per comprendere i reali rischi della chirurgia estetica e confrontarla con le potenzialità dei trattamenti estetici non invasivi è stata intervistata Cristina Manzo, fondatrice di In Shape Center (www.inshapecenter.it), noto centro estetico della Capitale.
Il Governo Francese ha messo al bando alcune delle cosiddette cure soft basate sulla ‘lipolisi adipocitaria’, ovvero la distruzione delle cellule grasse, ritenuta dannosa per la salute. In merito alla questione, la dottoressa Manzo ha commentato “La Francia ha messo al bando quei trattamenti che provocano lo sfaldamento o la liquefazione delle cellule adipose, perché i detriti e quello che rimane delle cellule lesionate deve essere smaltito dal corpo umano, con il rischio di affaticamento degli organi emuntori (reni e fegato). Con i trattamenti estetici non s’incorre in questi rischi, neanche con i sistemi più complessi, come l’Endermologie (LPG®). Infatti i trattamenti LPG stimolano e smuovono le cellule adipose localizzate senza romperle, questo, oltre ad incrementare la circolazione, restituisce al cervello dei forti stimoli affinché le cellule vengano smaltite naturalmente senza sovraccarichi per l’organismo”. I centri estetici offrono oggi un’ampia gamma di trattamenti non invasivi che consentono di ottenere risultati apprezzabili e duraturi, paragonabili a quelli ottenuti con tecniche più invasive, come quelle chirurgiche. Ma la dottoressa Manzo mette in guardia: “Anche i trattamenti estetici non sono un gioco, non dovrebbero essere affrontati con superficialità e bisognerebbe sempre verificare la professionalità del centro estetico. Un’anamnesi generale e un quadro completo del fisico consente di ottenere più facilmente gli obiettivi prefissati. La tecnologia aiuta molto ma non sono solo le macchine di ultima tecnologia che permettono di ottenere i risultati, a monte di tutto c’è la capacità umana e la professionalità di chi esegue i trattamenti”. Numerosi sono, secondo la dottoressa, i campanelli d’allarme che dovrebbero farci fuggire da un centro “Anche il semplice approccio che l’estetista ha con il cliente o la scarsa programmazione del percorso estetico può essere un segnale di una mancata professionalità”. Inoltre gli scarsi risultati possono essere di aiuto per capire se si è incappati in mani inesperte, effetti collaterali come dolori, gonfiori, arrossamenti della pelle, bruciori della pelle ed ecchimosi: i trattamenti non invasivi se eseguiti correttamente non provocano effetti collaterali.

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Tumore al seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

L’indicazione per cui il farmaco è stato autorizzato è, infatti, il tumore alla mammella in fase avanzata che non risponde alla chemioterapia usuale. In questi casi l’efficacia terapeutica rappresenta ovviamente il target primario, anche se il raggiungimento di questo obiettivo, fino a qualche anno fa, poteva non andare di pari passo con un’attenzione alla tollerabilità e alla qualità di vita delle donne impegnate nei trattamenti. In questa nuova fase della lotta al tumore al seno, coniugare efficacia e tollerabilità rappresenta la nuova sfida, specie per le donne che si trovano in una fase avanzata del tumore e per le quali il tempo di vita è cruciale non solo in termini quantitativi, ma anche dal punto di vista della sua qualità. I trial clinici di Fase III cui è stato sottoposto provano che Abraxane® ha vinto la sfida: costituito da paclitaxel, un antitumorale di comprovata efficacia della famiglia dei taxani, legato in forma di nanoparticelle alla proteina naturale dell’albumina, Abraxane® è in grado di raggiungere e centrare gli obiettivi di efficacia, sicurezza e tollerabilità sfruttando i meccanismi di nutrizione del tumore contro il tumore stesso. Una tecnologia avanzatissima che, grazie all’albumina utilizzata come carrier naturale, riesce ad aumentare del 33% l’accumulo dell’antitumorale paclitaxel sul tumore e dunque potenziare l’efficacia della cura, mitigando sensibilmente gli effetti collaterali.Secondo i risultati di un trial clinico di Fase III, Abraxane® ha infatti raggiunto degli importanti obiettivi in termini di efficacia e di sicurezza consentendo al medico e quindi anche alla paziente una somministrazione molto più maneggevole, come osserva Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma: “Abraxane® è caratterizzato da completa mancanza di fenomeni d’ipersensibilità in assenza di premedicazione con cortisonici e antiallergici. Si tratta di un’infusione normale, che riduce il tempo di somministrazione a circa mezz’ora e che non richiede dispositivi speciali, eliminando, tra l’altro, un costo aggiuntivo per il Servizio Sanitario Nazionale”. Per le donne che affrontano la fase più difficile della loro battaglia contro il tumore al seno, l’attenzione alla qualità della vita è un principio fondamentale: l’aggiustamento personalizzato della dose, tempi brevi d’infusione ed effetti collaterali mitigati sono vantaggi significativi per una paziente con tumore in stato avanzato, spesso costretta a fronteggiare non solo gli effetti della patologia, ma anche la pesantezza delle terapie e i loro eventuali effetti iatrogenici.

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