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Rinnovo contratto bancari: Iniziano le trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

di Carlo Brustia. Ripartono, ma non ancora pienamente in discesa, le trattative per il rinnovo del contratto dei bancari. II dialogo fra Abi e sindacati, ieri, è tomato sui binari di un clima costruttivo, come riportano gli interessati, dopo lo strappo della scorsa settimana, quando i banchieri avevano stigmatizzato le fughe in avanti di alcuni sindacati e criticato prese di posizione rese note tramite i media. La riunione dell’ 11 febbraio si era aperta e chiusa nell’arco di pochi minuti, ma lo strappo è stato ricucito, nei giorni successivi, soprattutto grazie all’opera di mediazione del segretario generale della Fabi (prima organizzazione sindacale nel settore bancario), Lando Maria Sileoni.
Tuttavia, il negoziato non risulta ufficialmente partito, con le banche e le organizzazioni sindacali alle prese con la questione della proroga del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre e prorogato al 28 febbraio. Così come resta da sciogliere il nodo del trattamento di fine rapporto: le sigle puntano i piedi e pretendono che, con decorrenza 1° gennaio 2019, il tfr sia pagato al 100%; l’Associazione bancaria, dal canto suo, vuole mantenere in vita lo sconto sulla base di calcolo che assicura un risparmio complessivo, per gli istituti di credito, di circa 210 milioni di euro almeno fino a quando gli oneri sul nuovo contratto saranno calcolati e pesati dall’Abi. C’è in ogni caso la volontà reciproca di chiudere entro il 28 febbraio un primo patto volto a definire «un percorso per il rinnovo del contratto nazionale del settore», come spiegato in una nota dell’Associazione bancaria. Il prossimo appuntamento è stato ficcato in agenda per lunedì 25 febbraio, mentre per domani è in programma una riunione ristretta fra i capi dei sindacati e il presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) dell’Abi, Salvatore Poloni, accompagnato dal direttore dell’area sindacale della stessa Abi, Stefano Bottino.
Poloni ieri ha offerto ai sindacati un’ulteriore proroga dei termini del contratto, che scadono il 28 febbraio. Proroga che prevede anche una sospensione che, secondo le intenzioni delle banche, dovrebbe contestualmente mantenere in piedi anche la riduzione della base di calcolo delle liquidazioni dei 300 mila lavoratori bancari. Ipotesi che venti valutata in queste ore dalle organizzazioni sindacali, che assolutamente non vogliono togliere un euro dalle tasche dei lavoratori. Questo è il punto centrale dell’attuale vertenza. Per l’Abi il tfr al 100% è insostenibile, ma i sindacati non si spiegano come ciò sia possibile, considerando che le banche sono tornate in ottima salute e i 10 miliardi di utili messi insieme dai primi otto gruppi, nel 2018, sono la prova che i soldi, in cassa, non mancano. Un compromesso si troverà. È possibile che, mantenendo inalterata la decorrenza piena del tfr al 1° gennaio 2019, si porterà la scadenza dell’attuale contratto a maggio o giugno di quest’anno. Quanto al nuovo contratto, i segretari generali dei sindacati hanno iniziato a mettere sul tavolo prime idee: Sileoni ha parlato di un contratto che sia capace di tutelare gli interessi di tutti i lavoratori, ma anche di mantenere equilibri fra grandi grup​pi, banche medie e istituti più piccoli, puntando tutto sulla piattaforma rivendicativa dei lavoratori che dovrà essere approvata nei prossimi mesi. Riccardo Colombani della First Cisl si è dimostrato disponibile a trovare una soluzione che non penalizzi minimamente i lavoratori. Giuliano Calcagni della Fisac Cgil ha, tra le altre cose, puntato sull’abbattimento dei numeri che autorizzino le Rsa (le nuove rappresentanze sindacali aziendali) a svolgere attività sindacale.
È molto probabile che dopo l’incontro del 25 febbraio, la Fisac svolga il proprio direttivo nazionale che dovrà deliberare l’eventuale intesa raggiunta in sede Abi dalla sua segreteria nazionale. Massimo Masi della Uilca ha fatto intendere che bisogna trovare una soluzione entro il 28 febbraio ed Emilio Contrasto di Unisin ha ribadito che la sua organizzazione punterà tutto sul valore politico della piattaforma dei lavoratori. Dopo le considerazioni iniziali di Sileoni, tutti i segretari generali si sono mostrati d’accordo fra loro in un clima che sembra tornato di serenità e unità sindacale. Nel corso della riunione è stato affrontato anche il tema della trasparenza degli stessi tavoli sindacali. Sileoni ha proposto di registrare o verbalizzare le sedute, idea immediatamente accolta dai colleghi segretari. Abi si è riservata di rispondere, ma non dovrebbero esserci problemi, anche perché in caso di risposta negativa la Fabi ha ventilato la possibilità di avere mano libera per garantire la massima trasparenza dei contenuti degli incontri in Abi. Non dovrebbero esserci ostacoli, comunque, perché le riunioni sindacali si svolgono nella sala di Palazzo Altieri (sede dell’Abi a Roma) accanto a quella che ospitai comitati esecutivi della stessa associazione dei banchieri, tutti sistematicamente registrati e verbalizzati.
Nei corridoi di palazzo Altieri trapela anche che, parallelamente alla nuova piattaforma che i sindacati si sono impegnati a presentare entro maggio 2019, le banche stiano confezionando la loro. Le posizioni, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, saranno probabilmente opposte e i sindacati devono mettere in preventivo un confronto anche rispetto alle richieste delle banche. ​

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Trattative tra governo italiano e Commissione Europea

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

(By Richard Lawrence, Senior Vice President di Brandywine Global (gruppo Legg Mason) L’Italia è un paese che si trova in una situazione piuttosto complicata: con un debito pubblico elevato e una crescita debole, deve ora affrontare un difficile faccia a faccia con l’Europa riguardo i suoi piani di bilancio. Cosa devono aspettarsi dunque gli investitori? Innanzitutto, è bene ribadire che l’Italia ha oggettivamente un problema di debito: il rapporto tra debito pubblico e PIL è oltre il 131%, vicino dunque ai massimi da 90 anni a questa parte. I rendimenti dei titoli di stato italiani a 10 anni, tuttavia, non sono schizzati alle stelle, pur essendo aumentati di circa 160 punti base da aprile e avendo portato lo spread col Bund ad un livello che non si vedeva da 5 anni.
Per quale motivo i rendimenti dei BTP non sono cresciuti ulteriormente durante il recente stallo tra governo italiano e Commissione Europea? A nostro parere ci sono due ragioni che hanno contribuito a contenere i rendimenti:Il quantitative easing (QE) della Banca Centrale Europea, che ha mitigato i rialzi dei rendimenti in tutta l’Eurozona;
Il fatto che oltre il 50% del debito sovrano italiano sia posseduto da banche italiane: ciò ha fatto sì che i rendimenti non si siano alzati ulteriormente nel tentativo di attirare capitali dall’estero. Tuttavia, il fatto che una percentuale così alta del debito pesi sulle banche italiane è un motivo di debolezza, essendo il sistema bancario italiano ancora in uno stato di salute incerto. La percentuale di NPL (crediti deteriorati) è migliorata negli ultimi 3 anni, ma rimane comunque a livelli preoccupanti, soprattutto tenendo in considerazione le difficoltà strutturali e l’incertezza politica che grava sull’economia italiana.I potenziali problemi creati dagli NPL si riflettono nell’allargarsi dei differenziali sui credit default swap (CDS) delle banche. Mentre i differenziali dei CDS restano ben al di sotto dei massimi raggiunti durante la crisi del debito sovrano europeo del 2011-2013, i mercati appaiono sempre più preoccupati per l’aumento del rischio di solvibilità delle banche italiane.Moody’s, recentemente, ha mantenuto il profilo macro delle banche italiane su “Moderate+”, nonostante il 19 ottobre abbia declassato il debito sovrano italiano da Baa3 a Baa2. Tuttavia, ulteriori declassamenti dei BTP potrebbero spingere verso l’alto i rendimenti e innescare un ciclo di feedback negativo per le banche detentrici di BTP.Certo, tutte queste preoccupazioni svanirebbero se le prospettive di crescita suggerissero l’arrivo di tempi migliori per l’economia italiana. Ma l’Italia ha appena registrato per il terzo trimestre 2018 una crescita zero. Ciò ha ridotto a 0.8% l’attuale tasso di crescita reale annualizzato. È un fatto significativo, che potrebbe indurre l’Unione Europea ad essere ancora più dura nel confronto sulla manovra finanziaria, potenzialmente facendo alzare ulteriormente i rendimenti dei Btp e aumentando la pressione sulle banche italiane.
Al momento, per quanto riguarda lo scontro sulla legge di bilancio, non c’è una strada evidente per una risoluzione. L’insolita coalizione destra-sinistra è guidata spiritualmente da Matteo Salvini, che non sembra orientato a fare passi indietro. Ma è altrettanto difficile immaginare un passo indietro da parte dell’Unione Europea: come abbiamo visto nei difficili negoziati per la Brexit, non è il caso di sottovalutare la volontà politica di mantenere l’Unione Europea integra. Al momento, inoltre, l’euro non sembra prezzare la possibilità di un’uscita dell’Italia. Pochi giorni fa Bruxelles si è mostrata intransigente con Roma, costringendo il governo italiano a rivedere i suoi piani di bilancio. Mai prima d’ora la Commissione Europea aveva respinto la legge di bilancio di un paese membro. Crediamo che le due parti troveranno un modo di venirne fuori, di fatto rinviando – secondo un modus operandi consueto in Europa – una presa di posizione concreta sulle questioni più difficili. A nostro parere entrambe le parti accetteranno un compromesso, che servirà più che altro a guadagnare tempo. Le questioni più complicate dovrebbero dunque essere rinviate a data da destinarsi, ma nel frattempo un accordo potrebbe comunque rappresentare un’opportunità per acquistare titoli di stato italiani – anche se è ancora presto per dirlo.Il prossimo appuntamento chiave sarà il 13 novembre, quando l’Italia presenterà nuovamente la sua legge di bilancio. Fino a quella data c’è da aspettarsi che i rendimenti dei Btp restino abbastanza volatili e si muovano reagendo di volta in volta alle notizie del momento. La questione più importante e spinosa, ossia a che livello saranno i rendimenti dei Btp tra un anno, resta per ora senza risposta.

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Jean-Claude Juncker ha rilanciato le trattative per il TTIP

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Nella più totale assenza di trasparenza e forzando il bilanciamento di poteri tra le istituzioni europee, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha rilanciato le trattative per il TTIP con Donald Trump. L’intenzione di Bruxelles è nominare un ristretto gruppo di tecnici che avvii il negoziato con la controparte statunitense. L’obiettivo è discutere dell’abbattimento di dazi e regole su una vasta gamma di settori: dall’agricoltura all’energia, dai farmaci alla chimica. La Campagna Stop TTIP Italia condanna fermamente questo gesto antidemocratico, che non tiene conto della contrarietà espressa da più di 3,5 milioni di cittadini europei, dei numerosi richiami alla trasparenza che negli ultimi anni il Mediatore europeo (Ombudsman) ha mosso alla Commissione e alle proteste fiorite in tutti gli Stati membri.
Le forze politiche che siedono nel Parlamento Europeo devono immediatamente prendere la parola e fermare questa corsa verso una pericolosa apertura dei mercati, ricercata senza alcun mandato da parte dei governi nazionali. Per questo la Campagna Stop TTIP invita tutte e tutti i cittadini italiani e le organizzazioni della società civile a sollecitare gli europarlamentari italiani a difendere l’interesse pubblico e a far valere la loro posizione di rappresentanti dell’Italia in Europa.

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Dirigenti scolastici, il 15 maggio si aprono le trattative per il rinnovo del contratto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 Mag 2018

Il nuovo contratto dei dirigenti dell’Area Istruzione e Ricerca determinerà, quando sarà firmato (al momento siamo ancora lontani, considerato che quello di cui sopra è il primo incontro), un aumento stipendiale per i presidi alla luce delle risorse stanziate in legge di Bilancio: 37 milioni di euro per il 2018, 41 mln di euro per il 2019 e 96 a regime dal 2020. Il sindacato Udir, che continua la sua scalata di consensi tra la categoria, avendo raggiunto in un solo anno di vita il 3,5% della rappresentatività, chiede agli altri sindacati di arrivare al tavolo della trattativa avendo in mente un concetto ben chiaro: rifiutarsi di barattare gli aumenti miseri, già assegnati nel comparto e lontani dall’inflazione (+0,36 rispetto a +8,1 di inflazione tra il 2008 e il 2016), la perequazione interna (RIA) ed esterna dei dirigenti delle scuole autonome. Scorrendo i dati Aran sui dirigenti pubblici, pubblicati in queste ore, sulla base delle risultanze provenienti dal Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, tenendo conto delle retribuzioni medie pro-capite di comparto, distinte in retribuzione fissa e retribuzione accessoria, si scopre infatti che gli ex presidi rispetto agli ex dirigenti di AFAM, Università e Ricerca ora confluiti nella stessa area, infatti, percepiscono in meno cifre davvero corpose.
Marcello Pacifico (Udir): Alla fine, si apre la stagione contrattuale nella nuova area della dirigenza dell’istruzione e della ricerca, con stipendi complessivi che addirittura risultano essere quasi la metà tra un dirigente scolastico e uno della ricerca. È chiaramente una situazione che non può essere più sostenibile e che non è stata sanata neanche dalla Legge 205/17, che soltanto dal 2020 a regime, equipara tra le due parti la sola relativa alla retribuzione di posizione di parte fissa, la quale corrisponde comunque a poco più di 8mila euro a fronte dei 22 mila di differenza e degli altri 46mila già attribuiti. Senza parlare del mancato riconoscimento dell’anzianità retributiva maturata nel ruolo da docenti dai dirigenti scolastici assunti dopo il 2001 che potrebbe essere coperta dai fondi stanziati dalla Legge 107/15.Udir ricorda che sono attivi i ricorsi per Fun, Ria e Perequazione esterna.Per offrire un percorso continuo di formazione e di crescita professionale, ma anche di consapevolezza sulla categoria, per il giorno 19 maggio 2018 UDIR ha organizzato a Palermo un importante evento formativo, nel corso del quale i dirigenti scolastici potranno trovare risposte concrete alle mille e una necessità che ogni giorno li attendono sulla porta della loro scuola.

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Brexit: avvio ufficiale delle trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

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“L’avvio ufficiale dell’iter di separazione da Bruxelles con la notifica britannica all’Ue dell’articolo 50 con la nota firmata ieri dal Premier May, invita ad affrontare la questione Brexit con pragmatismo, abbandonando definitivamente gli inutili commenti circa l’evitabilità o meno di questo percorso e concentrando invece l’attenzione sulle priorità del momento, in primis la tutela dei diritti dei cittadini Ue e dei 600mila italiani residenti sul territorio britannico, su cui molte garanzie sono state ventilate ma che al momento meritano interventi puntuale e risolutivi”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di AP-CE e relatore dell’indagine conoscitiva sugli esiti della Brexit sui cittadini italiani avviata presso il Comitato sulle questioni degli italiani all’estero in congiunta con le Commissioni Esteri e Politiche dell’Unione Europea. “L’istruttoria avviata in questi giorni al Senato, – spiega Di Biagio – con il coinvolgimento in audizione di referenti istituzionali italiani ed europei e dei Dicasteri competenti vorrà dare un contributo significativo all’attività del Governo italiano in sede Europea nella prospettiva di sollecitare gli opportuni interventi di garanzia e tutela dei nostri cittadini, al momento letteralmente abbandonati in una condizione di opacità informativa e di diffidenza amministrativa sul territorio britannico”.

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Iran: Apertura Putin?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

obamanobel1_int“Il Presidente Obama, nel commentare l’atteggiamento collaborativo di Putin nella vicenda delle trattative sul programma nucleare di Teheran, si dice sorpreso. Forse trascura che lo stesso Putin aveva in realtà tutto l’interesse che le trattative si chiudessero con esito positivo, al fine di rafforzare il triangolo tra Russia, Iran e Siria”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato.“Se, invece, il presidente Obama vede reali aperture da parte di Putin, allora provi a persuaderlo a cessare i conflitti in Ucraina e a restituire la Crimea, con la cui annessione ha compiuto una palese violazione del diritto di sovranità nazionale. Se davvero riuscisse a ottenere questo, potrebbe ambire al premio Nobel per la Pace”.

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Banche: Fondo solidarietà

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

Si è svolto il previsto incontro con l’Abi per la ripresa del confronto sul fondo di solidarietà. Dopo la rottura delle trattative in seguito alla disdetta dell’Abi degli accordi del 24 gennaio 2001 relativi alla volontarietà, la ripresa è stata possibile in seguito alla sospensione, da parte della stessa Associazione datoriale, degli effetti della disdetta fino al 18 luglio. Unità Sindacale non ha accolto positivamente il riproporre da parte dell’Abi di alcune tematiche verso le quali aveva già manifestato le proprie perplessità, sebbene siano state introdotte alcune modifiche migliorative rispetto alle posizioni espresse in precedenza:
• Riduzione dell’assegno straordinario dall’ 8% all’ 11% a secondo del livello di reddito lordo del lavoratore (± 38.000 euro);
• applicazione contratti di solidarietà “difensivi” ed “espansivi” con riduzione dell’orario di lavoro fino al 50%, per una durata che può arrivare ai 36 mesi e con una copertura della retribuzione lorda non percepita a seguito della minor prestazione sino all’ 80% (difensivi). Contratti espansivi (con correlata assunzione di giovani) della durata massima di 48 mesi su base volontaria;
• superamento sostanziale dell’accordo del 24 gennaio 2001 sull’accesso volontario al Fondo. L’elemento della volontarietà potrà essere recuperato dalle parti aziendali o di gruppo che, ferme le previsioni di cui al DM. n° 158 del 2000, possono pervenire ad un accordo, senza ricorrere alle procedure di cui alla legge 223/91 (licenziamenti collettivi), che definisca –anche nell’ambito di piani di incentivazione all’esodo- le modalità di esodo volontario per il personale in possesso dei requisiti per l’accesso al Fondo.
La delegazione di Unità Sindacale, in considerazione della rilevanza delle ricadute sulle lavoratrici e sui lavoratori, valutate anche le numerose implicazioni di una materia sicuramente complessa che potrebbe essere oggetto di ulteriori modifiche legislative (prolungamento delle finestre di uscita come già verificato), si è riservata ogni decisione nel merito.

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Bancari: piattaforma sindacale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

La piattaforma approvata dai lavoratori, nel corso delle assemblee condotte in tutta Italia, affronta il tema del rinnovo contrattuale ponendo particolare attenzione al complessivo peggioramento della qualità delle condizioni lavorative nelle Banche e alle possibili soluzioni, ed è stata elaborata compiendo, inoltre, una attenta analisi del quadro complessivo in cui operano le aziende creditizie nel nostro paese.
L’ Associazione Datoriale, però, prima ancora dell’avvio delle trattative ha lanciato, inquietanti, segnali di chiusura che non possono essere trascurati. Innanzitutto la disdetta unilaterale dell’accordo sull’accesso volontario al fondo di solidarietà, intervenuta, guarda caso, alla vigilia dei piani industriali dei grandi gruppi Bancari, tra i quali Intesa San Paolo, Montepaschi, UBI Banca e Banco Popolare, dove gli esuberi, dichiarati dalle aziende, già si contano a migliaia. Come se non bastasse la stessa ABI, tramite le dichiarazioni dei suoi rappresentanti, ha già manifestato la propria contrarietà nel riconoscere alle lavoratrici ed ai lavoratori il recupero dell’inflazione con la pretesa di ancorarla alla produttività e stravolgendo in questo modo gli accordi intercorsi sulla materia, tra Governo e parti Sociali. Al riguardo si ricorda che la piattaforma presentata da Unità Sindacale recepisce i meccanismi di computo per il recupero dell’inflazione dell’accordo del 2009 di cui la Confsal, alla quale aderisce Unità Sindacale Falcri – Silcea, è firmataria come la stessa ABI. L’atteggiamento di chiusura da parte dell’ABI è ancora più incomprensibile se si considera che il settore bancario in Italia vanta una solidità notevole che lo ha posto al riparo dalla crisi, tanto che nel nostro paese sono pochi gli Istituti di credito che hanno fatto ricorso alle misure di sostegno varate dal Governo. Inoltre una simile presa di posizione diventa ancora più inaccettabile perché avanzata dalla Rappresentanza di un settore in cui manager e azionisti continuano a percepire compensi e utili spropositati, oggetto anche in questi giorni di grande attenzione da parte degli Organi di stampa. Se l’ABI intenderà continuare con la sua posizione di rigida chiusura, Unità Sindacale Falcri – Silcea – Confsal, darà luogo a tutte le più idonee iniziative sul territorio nazionale, con il coinvolgimento anche dell’opinione pubblica, per dare all’ABI una risposta ferma e risoluta.

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Italia: trattativa con l’Unione africana

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Subito un vertice a Roma. Nostri investimenti per milioni di dollari a rischio in Maghreb ed Africasub sahariana” “L’Italia deve incontrare rapidamente i rappresentanti dell’Unione Africana, deve confrontarsi con i Capi di Stato di quel continente e deve cerare la via d’uscita meno dannosa da questa delicatissima situazione: complessivamente ci sono milioni di dollari di investimenti da salvare fatti nel Maghreb e nella vastissima fascia sub sahariana da centinaia di grandi, piccole e medie imprese. A tutela degli interessi di questi imprenditori ed industriali chiederò ufficialmente al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Esteri un incontro: con il consenso del governo Italiano, la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale è in grado di organizzare a Roma, a breve, un vertice con i maggiori rappresentanti dell’Unione Africana. Il tavolo di trattativa è assolutamente necessario per delineare una via d’uscita comune in questa fase di pericolosa regressione nei rapporti internazionali. Di contro si materializzerebbe il concretissimo rischio della definitiva chiusura di ogni rapporto tra Italia e l’Africa”. L’ing. Alfredo Cestari, Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale – Unioncamere e Console in Italia della Repubblica Democratica delCongo è in costante contatto con i governi dei 19 Paesi sub sahariani su cui l’ente ha competenza e con le rispettive delegazioni diplomatiche in Europa. Delinea un quadro preoccupante: “Da tutti i governi africani – spiega – emerge una ferma condanna delle operazioni belligeranti in atto da parte degli Stati occidentali. Tutti vogliono la fine delle ostilità sul territorio libico esclusivamente attraverso la diplomazia. Altre strade sono percepite come strategie di parte, tese al raggiungimento di obiettivi diversi dalla seppur complessa pacificazione tra libici. Tutti sono quindi sorpresi dal comportamento del governo Italiano storicamente visto, invece, come il necessario cuscinetto diplomatico tra interessi contrapposti nei rapporti tra Africa ed occidente”. Sulle ripercussioni della scelta militarista sulle imprese italiane presenti in Africa: “Da Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica centrale raccolgo continuamente le preoccupazioni di grossi ma anche piccoli e medi imprenditori che in quel continente hanno investito. L’irrigidimento in attonei rapporti tra Stati sta loro creando seri problemi. Alcuni Stati africani hanno già chiuso rapporti con imprese italiane, altri lo stanno per fare. Un esempio? Ho sentito nelle scorse ore il Presidente della Repubblica Democratica del Congo e quelli di altri Paesi sub sahariani: sono davvero moltopreoccupati per la posizione assunta dall’Italia che non condividono. Il consolidarsi di una crisi nei rapporti metterebbe probabilmente a rischio ambite commesse per l’estrazione delle materie prime, contratti per la realizzazione di importanti infrastrutture e quelli per forniture. Il Governo italiano deve muoversi per proteggere gli interessi dei suoi imprenditori. Il sistema delle impreseitaliane in nord e centro Africa regge su fragilissimi rapporti politico- istituzionali. Quel tessuto, oggi dinamico ma non protetto, non troverebbe in sé la forza di superare una crisi politica tra gli Stati in cui opera e l’ Italia. Il tutto a vantaggio di imprese provenienti da altri Paesi, giàpronte a rimpiazzare le nostre”. Cestari conclude: “Per il bene delle nostre imprese mi auguro che il Governo italiano accetti la mia proposta del vertice romano con l’Unione Europea”. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale è Ente senza scopi di lucro fondatadel 2004 ed iscritta al registro delle Camere di Commercio italo-estere del Min. degli Affari Esteri.

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Fiat: Riapertura trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

Torino 28 dicembre alle ore 17.00, presso la sede regionale del PD in Via S. Francesco d’Assisi 35, si terrà una riunione delle Segreterie regionale e provinciale allargate per una più approfondita valutazione della questione. Il Partito Democratico di Torino e del Piemonte giudicano positivamente la riapertura della trattativa tra i sindacati e la Fiat. Abbiamo già affermato pubblicamente che consideriamo irrinunciabile l’investimento annunciato per Mirafiori, per le conseguenze che comporta per Torino, per il Piemonte e per l’Italia. Per questo riteniamo che tutti i soggetti istituzionali, politici e sindacali debbano agire per realizzare l’obiettivo di acquisire i vantaggi economici e occupazionali connessi con l’investimento annunciato dalla Fiat.
Tuttavia, sia la vicenda dell’accordo separato di Pomigliano, che consideriamo legittimo poiché validato dal referendum dei lavoratori, sia le difficoltà che hanno fin qui caratterizzato la trattativa su Mirafiori ci consegnano degli aspetti critici e dei problemi su cui è opportuno riflettere.
Per questo il PD di Torino e del Piemonte hanno compiuto una serie d’incontri con le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, allo scopo di poter fare una valutazione complessiva sulla situazione.
Sul piano delle relazioni sindacali il nostro auspicio sarebbe che la trattativa si concluda unitariamente, tuttavia le forti divergenze registrate tra le organizzazioni sindacali portano a giudizi opposti rispetto alla proposta della Fiat, oltre a modelli contrattuali e sindacali molto diversi.
Mentre ribadiamo il nostro giudizio positivo sulla firma dell’accordo, dobbiamo anche registrare come alcune iniziative dell’azienda, che sembrano perseguire l’obiettivo di escludere un’organizzazione da qualsiasi forma di rappresentanza negli stabilimenti, non favoriscono un positivo processo d’innovazione del sistema di relazioni sindacali, con inevitabili problemi per la stessa azienda. Pertanto riteniamo che sia ormai matura l’esigenza di un nuovo quadro di norme che regoli le forme di rappresentanza e democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, in modo da risolvere il problema della legittimità e della validazione dei contratti sindacali. Riteniamo indispensabile un’intesa su questo punto tra le parti sociali, in modo che possa derivarne una legislazione di sostegno. Per l’insieme di questi motivi il Partito Democratico di Torino e del Piemonte ribadiscono l’apprezzamento per gli investimenti annunciati dalla Fiat, che sono un modo concreto per far uscire il Paese dall’attuale situazione di crisi, tuttavia siamo consapevoli dei problemi e delle contraddizioni insite nella situazione: per questo invitiamo tutte le parti in causa a ricercare un ragionevole compromesso per il futuro dei nostri territori e del Paese.

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Campagna Tonno Rosso

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2010

In questo particolare momento politico, sociale ed economico di crisi per il comparto della Pesca al Tonno Rosso, sente pregnante il dovere, come sempre, di ringraziare la delegazione dei nostri rappresentanti per il lavoro svolto in questa fase di delicate trattative presso la Commissione UE. Difatti, grazie a questo lavoro profondo e laborioso, è stata evitata per quest’anno, per le nostre cooperative associate del settore tonniero, la sventurata ipotesi di non andare a pescare. Bloccare il progetto della drastica diminuzione della flotta, ha, infatti, evitato un rinnovato “bagno di dolore e sofferenze economiche alle nostre Imprese e anche quello di “essere private ancora una volta del loro lavoro”.  Ma non sono solo rose, le spine restano e, purtroppo, molto fittamente. Le limitazioni per il comparto Tonno Rosso sono davvero critiche – tiene a sottolineare il Commissario UNCI PESCA Michele Marinelli – elencandone nel dettaglio: ulteriore riduzione di quota; Composizione Flotta; Piani di pesca Campagna 2011. Il nervo scoperto, in particolare, è sulla composizione della Flotta, è qui che si gioca tutto. Infatti, solo nel prossimo mese di gennaio 2011 si avrà la certezza di chi e quante imbarcazioni potranno pescare le 1.787,91 tonnellate assegnate al nostro Paese. Sì, dunque, cari amici Tonnieri ci hanno sottratto ancora quota per 89,89 tonnellate per pay-back che altro non è “sovra pesca anni precedenti”. Nel rinnovare i ringraziamenti a quanti hanno operato a favore dei nostri pescatori, l’UNCI Pesca si augura per le imminenti festività Natalizie ogni istanza di bene e di rinnovata passione, assieme agli uomini di buona volontà. Tanti cari auguri di Buon Natale, dunque, all’insegna di cenoni e pranzi con pesce pescato nei nostri mari italiani dai nostri pescatori”.

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Fiat: Rottura trattative su Mirafiori

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

La rottura delle trattative su Mirafiori crea grandissime preoccupazioni per il futuro dello stabilimento torinese e per tutto il mondo delle imprese legate alla Fiat.  Auspico che tutte le istituzioni si attivino per la ripresa del confronto e per il raggiungimento di una soluzione condivisa.
Quest’oggi le parti erano ad un passo dall’accordo su tutti i punti. Il nodo del contratto collettivo di lavoro da applicare alla NewCo non può essere il fattore che determina l’affossamento del rilancio produttivo di Mirafiori. Occorre ripartire quanto prima da dove ci si è lasciati evitando eccessive rigidità.

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Partner strategico di Air China

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Pechino. Air China è divenuta l’unica compagnia aerea per la 14esima, 15esima e 16esima edizione della China International Fair for Investment and Trade. Dal 2010 al 2012, Air China metterà a disposizione risorse per la sponsorizzazione, il cui valore supera i 10 milioni di RMB, e che comprende risorse in contanti e biglietti gratuiti per voli internazionali/nazionali di Air China. La China International Fair for Investment and Trade (CIFIT), approvata dal Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese, ha luogo nel periodo 8-11 settembre di ogni anno a Xiamen, Cina. Il CIFIT è incentrato su problematiche nazionali e internazionali, trattative per investimenti e promozione della politica per gli investimenti, sviluppo coordinato di economie nazionali e regionali, e su scambi economici e commerciali sullo stretto di Taiwan. Il CIFIT è al momento l’unico evento per la promozione degli investimenti internazionali in China inteso a facilitare investimenti bilaterali. Si tratta anche del maggiore evento per investimenti globali che sia mai stato approvato dall’UFI.  La 14esima edizione del CIFIT si terrà contemporaneamente al Secondo World Investment Forum, e comprende 18 simposi per l’abbinamento dei progetti e 30 forum e seminari. Grazie alla solida rete e alla qualità dei servizi offerti, Air China fornirà i servizi per il trasporto aereo ai 50.000 imprenditori commerciali nazionali e stranieri che interverranno da oltre 120 nazioni e regioni, oltre a 1.300 giornalisti di più di 300 testate.  Air China è l’unica compagnia di bandiera cinese ed è membro della Star Alliance. Con una flotta composta da 256 aeromobili Airbus e Boeing, Air China gestisce 245 rotte che servono 30 nazioni e regioni. Grazie alla solida rete della compagnia aerea, la rete di rotte di Air China raggiunge 1172 destinazioni in 181 nazioni.

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Farmacie: trattative contratto da settembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2010

Si potrebbe aprire già a settembre la trattativa sul rinnovo del contratto per i dipendenti delle farmacie private. Così chiedono le tre sigle confederali, che il 30 giugno hanno trasmesso a Federfarma le loro piattaforme, e la risposta del sindacato titolari è di piena apertura: «È un momento difficile» sottolinea Carlo Ghiani, responsabile per Federfarma dei rinnovi contrattuali «ma siamo pronti a incontrare Cgil, Cisl e Uil alla chiusura della pausa estiva. E la prima richiesta che porremo sarà quella di confrontarci su una piattaforma unitaria». Dalle sigle confederali, infatti, sono arrivate tre proposte di rinnovo simili nei contenuti ma differenti in alcuni passaggi di rilievo. Il più cruciale riguarda gli aumenti: Filcams-Cgil chiede 180 euro lorde in tre anni per il I livello, Fisascat-Cils e Uil-Tucs propongono adeguamenti parametrati sull’indice Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato) in base a quanto prevede l’accordo sulla riforma della contrattazione nazionale firmato l’anno scorso dalle due organizzazioni (ma non dalla Cgil). Tra le altre richieste, dove si registrano minori distanze tra le tre sigle, spiccano la previsione di una contrattazione di secondo livello da delegare alle rappresentanze regionali e l’introduzione di alcune tutele da welfare come il part-time per le farmaciste in maternità. «Le consideriamo richieste ragionevoli e responsabili» commenta Cristian Sesena, responsabile della contrattazione di settore per Filcams-Cgil «la legge sui servizi in farmacia e l’evoluzione del Ssn spingono per una figura di farmacista polifunzionale, con un ruolo sempre più forte sul sociale. È un’evoluzione che non può prescindere da una crescita professionale per la quale occorrono investimenti e incentivi». (fonte farmacista33)

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Definizione nuovi comparti P.I.

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Relativamente alle note di agenzia sull’apertura delle trattative per la definizione dei comparti il Dipartimento della funzione pubblica precisa che la contrarietà delle organizzazioni sindacali si riferiscono esclusivamente ad una indicazione delle Regioni, le quali vorrebbero un unico comparto di contrattazione per i dipendenti regionali e il servizio sanitario nazionale. Per ciò che riguarda i due comparti del settore statale (cioè quelli di competenza del ministro Brunetta)  non c’è stata alcuna osservazione da parte dei sindacati.  Il commissario straordinario dell’ARAN ha inviato una nota alla Conferenza Stato Regioni con la quale riferisce dell’esito del tavolo e chiede alla stessa quale iniziative la Conferenza intende intraprendere per superare tale ostacolo.

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Il nuovo prodotto Affitto Assicurato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

Roma dal 16 al 18 aprile alla Fiera di Roma il nuovo prodotto -e il relativo progetto di sviluppo franchising- “Affitto Assicurato”, un servizio destinato a rivoluzionare i rapporti nelle trattative per la stipula dei contratti di locazione. Affitto Assicurato sarà presente nel padiglione 12, stand A 10 (ingresso da Porta Nord, via Portuense 1645). Il prodotto. Ideato da Soldi Sicuri, primaria società di broker specializzata in fideiussioni, Affitto Assicurato nasce per rispondere alle esigenze del mercato immobiliare. Le compravendite degli immobili, complice la crisi economica e la relativa diminuzione del potere di acquisto delle famiglie italiane, ha portato a un deciso livellamento delle trattative immobiliari, e un conseguente aumento dei contratti di locazione. Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio (che fa capo al ministero dell’Economia) dal 2007 al 2010 le compravendite di immobili in Italia sono calate del 28%. Di contro, negli ultimi anni (dati di Banca d’Italia) i contratti di locazione sono aumentati di oltre il 40%. Una situazione che, però, ha portato con sé non pochi problemi. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio, i canoni di locazione negli ultimi 20 anni sono aumentati del 105% mentre il potere di acquisto delle famiglie italiane ha avuto un incremento di circa il 18%. Una situazione che ha portato la morosità al 90% come causa del totale degli sfratti (dati dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani). «Il prodotto Affitto Assicurato s’inserisce proprio in questa situazione -commenta Claudio De Angelis, amministratore unico di Soldi Sicuri-. In più va aggiunto che, stando a un’indagine che abbiamo condotto tra i nostri partner, circa il 35% dei contratti di locazione non viene stipulato per mancanza di fiducia del locatore perché non si fida dei locatari che fanno richiesta. Noi ci proponiamo come soluzione ottimale sia per i proprietari sia per gli inquilini». Stipulando una polizza Affitto Assicurato, gli inquilini non avranno più l’onere di versare anticipatamente le tre mensilità di garanzia, ma solamente una mensilità che corrisponde al premio assicurativo. I proprietari, invece, non dovranno più preoccuparsi dei rischi di morosità, di controversie legali lunghe e costose, di danneggiamenti dell’immobile poiché Affitto Assicurato garantisce una copertura assicurativa pari al massimale di 12 mensilità e la copertura legale nel caso di controversie. La polizza Affitto Assicurato si applica sia alle realtà residenziali sia a quelle commerciali.

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Riprendere trattative con multinazionale Seves

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2010

Lo annuncia il vicecapogruppo alla Camera dei Deputati, l’on. Fabio Evangelisti, che ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dello sviluppo economico Scajola e del lavoro Sacconi. “Il Governo non può restare passivo ed accettare i diktat della multinazionale, senza proporre iniziative per assicurare il futuro occupazionale ai 170 lavoratori della Seves di Firenze. Non possiamo dimenticare –ha detto Evangelisti- né che l’azienda è leader mondiale dei mattoni in vetro e che occorrono anche politiche di promozione per rilanciare il prodotto su un mercato che potrà riprendersi presto, né che per 110 lavoratori il 2 febbraio scadrà la cassa integrazione e si potranno aggiungere ai 20 colleghi già in mobilità”. “Servono degli investimenti per far ripartire la produzione –ha concluso il deputato toscano di IDV- e questo è uno scoglio superabile se il Governo inizierà a stare al fianco della Regione Toscana, degli Enti locali e dei sindacati nello stimolare un impegno preciso da parte della proprietà, che prioritariamente deve tornare al tavolo della trattativa e scoprire le carte”.

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Pacchetto finanziario di 100 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2009

Copenhagen. Jeremy Hobbs, Direttore Esecutivo di Oxfam International: “È una buona notizia che le discussioni sui fondi per il clima stiano finalmente avanzando dopo due lunghi anni e numerosi ritardi. Questo deve essere il punto di partenza e non il traguardo finale delle trattative. Il pacchetto di 100 miliardi di dollari rappresenta solo la metà di quanto i paesi poveri hanno bisogno per ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici”. Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam e Ucodep: “Questi fondi devono essere pubblici, non soggetti agli alti e bassi dei mercati e aggiuntivi a quelli già promessi per l’aiuto allo sviluppo. I paesi poveri non possono essere costretti a scegliere tra proteggersi da inondazioni e siccità in continuo aumento e costruire scuole e ospedali. Oxfam e Ucodep chiedono ai paesi più ricchi di fornire almeno 200 miliardi di dollari l’anno.  Questa somma può essere assicurata con fondi pubblici e tramite strumenti di finanza innovativa, come per esempio una tassa sulle transazioni finanziarie”.

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Sostenere l’iniziativa di pace dei partiti kurdi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta ai Ministri degli esteri dei paesi europei e all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea Javier Solana chiedendo loro con urgenza di sostenere l’iniziativa di pace del partito dei lavoratori PKK e del partito pro-kurdo DTP e di adoperarsi affinché il governo turco di Recep Tayyib Erdogan ponga fine a a oltre due decenni di guerra e persecuzione della popolazione kurda in Turchia e avvii finalmente delle trattative per un giusto accordo di pace nel paese. Per mostrare la propria disponibilità e testare la disponibilità del governo turco alle trattative, lunedì scorso 34 guerriglieri e profughi kurdi sono tornati in Turchia attraversando le montagne e la frontiera con l’Iraq settentrionale. Accolti da migliaia di Kurdi in festa, due dei profughi sono stati arrestati ma rilasciati quasi immediatamente e accompagnati dalla folla nei propri villaggi d’origine. Mentre in Turchia decine di migliaia di persone continuavano a manifestare per la pace, gli aerei da combattimento turchi hanno attaccato martedì tre villaggi kurdo-iracheni nel distretto di Pashdar nella provincia irachena di Suleymania. Si tratta di un’azione che l’Europa non può accettare in silenzio. Dall’inizio della guerra turco-kurda nel 1987 oltre 40.000 persone sono morte, più di due milioni di persone sono state costrette alla fuga e gli scontri nelle zone di frontiera kurdo-irachena non si sono mai interrotti. L’APM chiede ai paesi dell’Unione Europea di esigere dal Governo turco il riconoscimento e l’equipollenza della lingua e cultura kurda nelle scuole, nei mezzi di informazione, presso le istituzioni e in generale nei posti pubblici dell’Anatolia meridionale. I 3.835 Kurdi detenuti nelle prigioni turche per aver usato la propria lingua o per essersi impegnati a livello politico per la causa kurda devono essere immediatamente liberati e con l’aiuto dell’UE il Governo turco deve infine impegnarsi nella ricostruzione dei circa 4.000 villaggi kurdi distrutti dall’esercito turco affinché i profughi kurdi possano tornare nelle proprie case. Dalla fondazione della Turchia kemalista la popolazione kurda continua a essere vittima di persecuzioni, repressione, discriminazione e addirittura di crimini di genocidio. E’ ora che il governo turco riconosca ai 15 milioni di Kurdi in Turchia, che costituiscono circa un quarto della popolazione del paese, tutti i diritti civili e politici di una minoranza riconosciuta.

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Proteste alla Schneider di Rieti

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2009

“La crisi occupazionale che investe la provincia di Rieti è iniziata già da circa vent’anni, ben prima della catastrofe economica attuale. Le industrie e le grandi fabbriche hanno abbandonato il territorio reatino dopo che la Cassa del Mezzogiorno ha chiuso il rubinetto dei contributi alla nostra provincia che, al momento, è una delle più affette dalla crisi economica in corso, con un tasso reale di disoccupazione che raggiunge il 20%”. È questa l’opinione di Marco Tiberti, responsabile per la provincia di Rieti dell’Italia dei Diritti, intervenuto sulla delicata situazione della Schneider Electric, l’azienda specializzata nel settore delle costruzioni elettriche, la cui dirigenza, dopo la rottura delle trattative sindacali, ha deciso unilateralmente di avviare la procedura di mobilità per 59 dipendenti. Immediata la reazione dei lavoratori che hanno proclamato uno sciopero, una manifestazione di protesta davanti allo stabilimento e una serie di iniziative future in difesa dei loro diritti.

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