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Posts Tagged ‘traumi’

Grandi traumi a mani e dita

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

università studi milanoMilano. Incidenti lavorativi, domestici, sportivi o stradali, sono le principali cause di lesione o amputazione accidentale di braccia, mani, dita. Urgenze drammatiche che possono avere esito positivo, grazie alla microchirurgia e alla tempestività di intervento. Rapidità d’azione tra primi soccorritori e pronto soccorso con le giuste competenze. Un lavoro d’équipe che solitamente ha successo con il reimpianto o la ricostruzione della parte di arto danneggiata. Ciò significa sapere dove condurre il traumatizzato e cioè in un pronto soccorso, preavvertito immediatamente, con chirurghi esperti in microchirurgia ricostruttiva.Per garantire una gestione adeguata del paziente, occorre anche una formazione specifica, non sempre disponibile in Italia. Come quella garantita dal Corso Universitario di Perfezionamento in Tecniche Microchirurgiche dell’Università di Milano che si sta svolgendo in questi giorni (23 – 25 ottobre) presso il M.A.R.C. Institute (Milan Anatomical Research Center) MultiMedica Cadaver Laboratory: il primo Cadaver Lab italiano a scopo didattico ospitato all’interno di una struttura ospedaliera. Scuola, in questo caso, per riattaccare o ricostruire mani, dita o parti di arti superiori.«È importante che i pazienti siano gestiti sin da subito da chirurghi esperti – afferma il professor Giorgio Pajardi, direttore dell’UOC di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’ospedale San Giuseppe, Università degli Studi di Milano e Direttore del Cadaver Lab -. Quando si verifica l’amputazione di un arto, bisogna intervenire entro massimo 6 ore nel caso della mano e 12 per le dita; ciò significa agire rapidamente e senza errori. Un compito affidato prima di tutto ai pronto soccorso che devono essere in grado di gestire il problema. Presso il nostro ospedale siamo dotati di un pronto soccorso dedicato alla mano operativo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. Ma non tutti hanno le competenze necessarie per intervenire correttamente. Un problema importante. Se, ad esempio, si gestisce un traumatismo grave con una semplice medicazione invece che con un trapianto di lembo (parte di tessuto che mantiene una propria vascolarizzazione ndr), è probabile che l’individuo si trovi costretto a un secondo e terzo intervento per arrivare alla soluzione. Questo, aumenta i costi di gestione, oltre che lo stress e l’ansia del paziente. E aumenta la possibilità di un esito negativo del reimpianto o della ricostruzione. Per evitarlo, è fondamentale avere le risorse umane necessarie e altamente specializzate a intervenire in modo corretto e definitivo».Attualmente, al M.A.R.C. Institute, dodici discenti si stanno cimentando in esercitazioni pratiche di sutura microchirurgica su vasi (arterie e vene) e nervi periferici umani, prelevati da cadavere per un totale di 28 ore di esercitazione pratica al microscopio. A differenza degli altri corsi, svolti su polli morti o simulazioni in plastica, gli studenti possono fare pratica su preparati anatomici. Le sezioni di vasi sanguigni vengono montate su un supporto di polistirolo, che ricrea il campo operatorio. Gli studenti procedono, quindi, con la sutura e iniettano del liquido bianco o colorato per verificare la corretta esecuzione. Le esercitazioni avvengono sotto la guida di tutor formati dal DU. De Techniques Microchirurgicales di Parigi.
La microchirurgia interviene per tutte quelle lesioni che prevedono di dover reimpiantare arti o parti di arti superiori e, in alcuni casi, inferiori. Include poi il trapianto di ossa, tendini, cute, prelevate dal corpo del paziente e trasportate microchirurgicamente nella zona interessata dal trauma. Questo, oltre agli impianti delle dita dei piedi nella mano dei bambini affetti da malformazioni congenite. Una tecnica fondamentale che vive oggi un periodo di declino. Si tratta, infatti, di un tipo di disciplina che richiede grande impegno per la fase di apprendimento e tempistiche lunghe per gli interventi sul paziente. Per riattaccare una mano o un lembo sono necessarie almeno cinque ore, un lasso temporale in cui il chirurgo potrebbe fare interventi più veloci con soddisfazioni immediate, anche economiche. Dal punto di vista delle strutture ospedaliere, invece, si tratta di un problema di costi; un intervento così lungo porta spese alte a fronte di un solo paziente operato nel medesimo lasso di tempo in cui il chirurgo potrebbe eseguire circa cinquanta casi di tunnel carpale. Questo vale sia per le strutture private sia per il Servizio sanitario nazionale, che ha l’esigenza di risparmiare e di contenere il tetto di spesa.«In realtà, la microchirurgia offre possibilità ricostruttive impensabili. Oggi, se il microchirurgo è ben preparato e quindi in grado di affrontare delle metodiche avanzate con tempi di esecuzione più che ragionevoli in rapporto al risultato (spesso i tempi lunghi sono anche sinonimo di scarsa capacità professionale del medico), è possibile ottenere risultati impressionanti, che portano a una diminuzione delle invalidità permanenti e quindi dei costi sociali per l’individuo. Questi risultati si possono ottenere solo con un tipo d’intervento più complesso e avanzato che garantisce di non dover intervenire nuovamente sul paziente e dimezza i tempi di recupero. La microchirurgia regala soddisfazioni immense per i pazienti e per i chirurghi!» – conclude il professore.Per ulteriori informazioni sul Corso Universitario di Perfezionamento in Tecniche Microchirurgiche dell’Università di Milano, visitare il sito: http://www.lachirurgiadellamano.it.

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L’etnopsichiatria: i traumi e il loro ruolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

ospedale bresciaBrescia. I conflitti, le guerre e le migrazioni hanno un ruolo determinante per l’equilibrio di salute della persona. Si basa su questo assunto la psichiatria transculturale che, tra le altre cose, cerca di conoscere la relazione che esiste tra i fattori culturali e specifici disturbi psichiatrici. L’obiettivo è rileggere e studiare le dimensioni psichiche e psicopatologiche in relazione alle differenze etniche. Per analizzare queste evidenze, si svolgerà il 27 e 28 maggio a Brescia, al Centro San Giovanni di Dio, un evento formativo residenziale dal titolo “Umanità in viaggio”, una due giorni per fornire una chiave di lettura trasversale al fenomeno migratorio, secondo diverse prospettive (antropologiche, etiche, sociali, psicologiche), anche attraverso la condivisione di alcune strategie di intervento e di gestione mirate.
Dal viaggio del disagio al trauma migratorio, dal disturbo dell’adattamento al trauma culturale e ambientale: attraverso l’analisi di questi ambiti, si cercherà di offrire una “prospettiva etnopsichiatrica”, soffermandosi sulla vulnerabilità come capitale sociale del richiedente asilo politico, nella consapevolezza che, spesso, la conoscenza delle differenze culturali e linguistiche sono determinanti per la corretta valutazione e interpretazione delle malattie. Durante la due giorni, si presenteranno anche i progetti di accoglienza realizzati a Brescia e nei comuni del territorio. Nell’ultima parte, fra Marco Fabello, direttore generale dell’Irccs, e don Fabio Corazzina, parroco a Brescia, discuteranno del carisma dell’ospitalità.

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Dilettanti allo sbaraglio: 300mila traumi sportivi in estate

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2015

Sport a Miss Italia nel Mondo (1)Giornate lunghe e soleggiate, tempo libero, voglia di riparare i danni dell’inattività invernale, la ricetta perfetta per decidere di indossare le scarpette e cimentarsi negli sport più disparati. Di solito con grande entusiasmo e in maniera spesso troppo intensa, senza che il fisico sia stato preparato. Per non parlare dell’offerta irresistibile di hotel, villaggi vacanze e campi estivi che portano una ampia fascia della popolazione a cimentarsi in attività sportive di ogni genere. Con l’idea che l’attività fisica possa fare solo bene e che è caldeggiata anche dai medici. Ecco quindi un esercito di persone che, completamente impreparate dal punto di vista atletico accettano la sfida: arrivare alla fine della bella stagione sani e salvi. “Certo non ne sono consapevoli” spiega il Dottor Andrea Grasso, Specialista in Ortopedia e Responsabile del Trauma Sport Center della Casa di Cura Villa Valeria “ma è quello che succede nella realtà: l’Istituto Superiore di Sanità ha stimato in 300mila l’anno gli infortuni sportivi nei mesi estivi che necessitano di cure mediche. A parte le fratture, parliamo di traumi alle articolazioni e muscolari, stiramenti, contratture sino alla rottura dei tendini I distretti più frequentemente coinvolti sono la spalla per il 40% dei casi, il ginocchio nel 25%, poi schiena, gomiti e mani nel 20% e il 15% altre parti.
Incidenti in agguato che hanno molteplici cause: “gli sport estivi sono numerosissimi e le persone si cimentano senza una adeguata preparazione” prosegue il dottor Grasso “oppure si sottopongono a pratiche pericolose come i tuffi, le cadute da biciclette, mountan bike e motociclette che sono i killer delle ginocchia. Nel beach volley invece sono frequenti le rotture tendinee a causa delle cadute sulla sabbia. Menzione speciale agli sport acquatici: “surf, moto d’acqua e sci nautico, spesso proposti nei villaggi vacanze sono sport a rischio trauma, a farne le spese la spalla che spesso necessita di un approccio chirurgico mentre il tennis deve essere praticato con cautela negli over 60 che rischiano di ‘vincere’ dolorose borsiti ed epicondiliti’.
Il ciclismo è probabilmente lo sport più diffuso al mondo, e talora si tende a sottovalutare la propria preparazione o i rischi: le biciclette che hanno il pedale che blocca il piede sono quelle che spesso determinano la rottura della clavicola e traumi degli arti superiori e la rottura dei tendini perché il ciclista ‘atterrano’ con tutto il corpo, non riuscendo ad attutire l’impatto col terreno. Poi ci sono traumi gravissimi: i tuffi mantengono il primato dei traumi spinali con esiti cronici e disabilità ma anche quelli dal trampolino possono determinare seri traumi della spalla. Anche attività apparentemente innocue possono essere insidiose: per lo jogging non basta acquistare un paio di scarpe da corsa (ma la gente corre spesso con scarpe di ogni tipo, spesso inadatte) ma andrebbe considerato il terreno dove si svolgerà l’attività: una cosa è la pista di atletica o la ciclabile, un’altra la campagna o la sabbia. Il risultato di una scarpa inappropriata sono microtraumi che spesso danno problemi nel medio termine, ad esempio quando in autunno il soggetto inizia a soffrire di fasciti e lombalgie, dovute ad una attività intensa. Per limitare questi rischi, oltre all’acquisto di scarpe adatte, c’è la prassi di scaldare i muscoli prima l’attività con almeno 15 minuti di stretching e di eseguire un defaticamento alla fine, lo fanno veramente in pochi. Questo per evitare che il muscolo rimanga contratto e possa andare incontro a strappi. Le cicatrici che si creano nei muscoli infatti non provocano solo dolore ma predispongono a lesioni successive. Particolare attenzione va posta alle fratture articolari delle ossa corte come la testa dell’omero: sappiamo infatti che questo tipo di traumi porta ad una forma di artrosi, quindi spieghiamo agli atleti che si rivolgono alle nostre strutture ad esempio per conseguire l’idoneità sportiva che non sempre l’organismo torna alla situazione iniziale, ma che alcuni esiti sono a lungo termine e necessitano di una fase di riabilitazione per evitare complicanze future”.
I bambini paradossalmente sono quelli che rischiano meno: le loro ossa e le articolazioni sono ancora estremamente elastiche e assorbono meglio i traumi, ma va fatta grande attenzione agli sport da contatto come il rugby e ai tuffi in zone di acqua bassa. Sport come la pallavolo e il basket invece hanno come target le mani. Cionondimeno su 38 milioni di bambini e ragazzi americani che fanno sport, si contano 2,6 milioni di accessi al pronto soccorso ogni anno.
Coloro che fanno sport tutto l’anno sono al sicuro da questi rischi? “Di certo un soggetto allenato assorbe meglio eventuali urti e cadute e quindi l’esito può essere meno grave ma nessuno è al riparo, specialmente se si scelgono attività ad alto impatto muscolare e articolare” spiega il dottor Grasso “Anche gli agonisti e i professionisti sono soggetti ad infortuni ed è per questo che abbiamo sviluppato un vero e proprio Trauma Center nella nostra struttura”.
L’attività motoria è un pilastro fondamentale della salute e della longevità e dovrebbe essere parte dello stile di vita di ciascuno ma con alcune cautele: calzature adatte, adattamento progressivo all’esercizio con una preparazione che preveda un allenamento di circa 30 minuti per 3 volte alla settimana e l’immancabile stretching di riscaldamento prima dello sport. (D.ssa Johann Rossi Mason)

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Traumi al polso: i segnali da non trascurare

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2015

traumi polsoA volte basta una caduta in bici, o a piedi, mentre si va a fare la spesa. La mano, appoggiata a terra per parare l’urto, mal sopporta il peso del corpo e il polso ne paga le conseguenze. Sono tante le donne, soprattutto dopo la menopausa (periodo in cui le ossa sono più fragili e a rischio osteoporosi) a fratturarsi questa regione del corpo in seguito a una banale caduta. “Per questo è meglio sempre farsi visitare al pronto soccorso non appena si manifestano gonfiore o dolore – spiega la dottoressa Simona Odella, medico specializzato in chirurgia della mano e del polso dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini -. Anche se si muove, il polso potrebbe essere rotto, quindi è necessario non trascurare alcuni sintomi. Tra questi si può manifestare una irregolarità irregolarità del profilo del polso dovuta alla frattura del radio, accentuata dal gonfiore, chiamata ‘deformità a dorso di forchetta’”. “Il consiglio non è correre immediatamente al pronto soccorso – aggiunge Odella – . Se capita di farsi male di notte e la vascolarizzazione e la sensibilità sono valide, si può aspettare fino al mattino successivo. Dall’altra parte però, se si aspetta troppo tempo senza farsi visitare, si rischiano limitazioni nel movimento e persistenza del dolore”.In ospedale si procede all’adeguato trattamento, che può essere conservativo (quindi il gesso), oppure chirurgico (intervento al polso).“Dopo aver messo il gesso la mattina successiva è necessario tornare all’ospedale per un controllo del circolo sanguigno. Nel caso in cui si verifichino gonfiori, formicolii o scarsa vascolarizzazione, il gesso viene fissurato per ridurre la pressione e mantenere una buona circolazione” commenta la dottoressa.Dopo l’intervento è fondamentale la rieducazione funzionale con il fisioterapista, dopo un’adeguata visita con il medico fisiatra. A volte però possono subentrare successive complicanze e algodistrofia (molto dolore, gonfiore e arrossamento). “Per questo è sempre necessario seguire il paziente dopo il trauma o l’intervento, al fine di evitare le cosiddette complicanze”, precisa Simona Odella. Questo argomento sarà proprio il tema cardine del convegno “The wrist days – le complicanze dei traumi del polso. Prevenzione e trattamento”, in programma all’Istituto Pini il 21 e 22 maggio. Medici ortopedici, fisiatri e fisioterapisti faranno il punto e si confronteranno sulle tecniche per evitare le complicanze e per trovare linee guida condivise, e con l’obiettivo di riconoscere queste complicazioni a carico del polso in modo tempestivo.

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Nuovi percorsi per l’accesso all’innovazione in chirurgia vertebrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2011

Roma Martedì 15 novembre 2011 alle ore 10.30 presso il Senato della Repubblica  Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva Piazza delle Minerva, 38 In Italia circa 15 milioni di persone soffrono di dolori alla colonna vertebrale, causati da malattie degenerative, e da patologie legate ai traumi. L’impatto sociale di questo fenomeno e gli effetti sulla qualità della vita sono estremamente negativi: un paziente su tre  deve  sospendere temporaneamentel’attività lavorativa, con forti ripercussioni sull’economia e sul SSN. Oggi la chirurgia vertebrale è in grado di offrire valide alternative di tipo mini invasivo, frutto dei più recenti progressi tecnologici compiuti nell’ambito dei dispositivi medici Nel corso della conferenza stampa ci si interrogherà sui percorsi per la gestione dell’innovazione in questo ambito e l’accesso del paziente al trattamento. Programma:
·         10:30 – Introduzione Barbara Gobbi, Giornalista Il Sole 24 ORE Sanità
Giampaolo Cantore, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’IRCCS Neuromed
·         10:45 – I costi come supporto alle decisioni: costi sanitari o costi sociali?
Giuseppe Lippi, Esperto di Activity Based Costing, Firenze
·         11:00 – I centri in Italia ad intensità di cura; la posizione della Società Scientifica
Franco Servadei, Presidente Società Italiana di Neurochirurgia (SINCH)
·         11:15 – La patologia degenerativa tra costi sociali e possibilità di trattamento
Giancarlo Guizzardi, Responsabile Chirurgia Spinale, AOU Careggi, Firenze
·         11:25 – Il Trauma: le possibilità del trattamento chirurgico mininvasivo
Natale Francaviglia, Direttore U.O. di Neurochirurgia AO “S. Elia”, Caltanissetta
·         11:35 – Controllo di qualità in chirurgia vertebrale. Selezione dei pazienti e controllo dei risultati Maurizio Fornari, Responsabile Unità Operativa di Neurochirurgia, Istituto Clinico Humanitas, Milano
·         11:45 – Domande e approfondimenti
·         12:15 – Sintesi e conclusioni Antonio Tomassini, Presidente Commissione Igiene Sanità del Senato e Presidente Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione
Il Seminario è realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore

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Sudan: dramma dei bambini sfollati

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

L’escalation di violenza che si è abbattuta negli ultimi giorni nel Kordofan meridionale ha causato 60.000 sfollati, tra cui 30.000 bambini, che sono a rischio di essere separati dalla loro famiglie, abusati e di subire traumi devastanti. “Siamo molto preoccupati per i bambini sfollati a causa dei combattimenti e stiamo combattendo contro il tempo per fornire loro aiuto prima che arrivi la stagione delle piogge”, afferma Amin El Fadil, Direttore Generale di Save the Children in Sudan.
Gli abitanti del Kordofan meridionale hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in mezzo ad attacchi aerei, sparatorie, incendi e saccheggi. La maggior parte delle vie di accesso alla zona non sono sicure o sono bloccate, limitando di fatto l’accesso umanitario volto ad aiutare i bambini e le loro famiglie. L’aeroporto di Kadugli è stato chiuso ed anche le vie terrestri per arrivare in città sono bloccate, mentre cresce la preoccupazione che i combattimenti tra l’esercito regolare del Sudan e l’Armata di liberazione del Sudan (Sudan Liberation Army) possano aumentare e diffondersi. I bambini sfollati sono esposti a numerosi rischi, come quello di essere coinvolti nelle violenze, assistere ad eventi traumatici, nonché perdere le loro famiglie nella confusione generale. In particolare, i bambini che rimangono separati alle famiglie sono molto vulnerabili e a rischio di abuso fisico e sessuale, e possono anche essere arruolati forzatamente. Questa nuova ondata di sfollati segue un conflitto simile che ha già afflitto la zona di Abyei e si inquadra nella più ampia crisi umanitaria che affligge il Sud Sudan. Negli ultimi mesi, c’è stato un massiccio afflusso di persone dal nord al sud del paese, in vista della dichiarazione d’indipendenza di luglio.
Save the Children lavora in Sudan dal 1984 e ha messo al servizio del paese i suoi oltre 90 anni di esperienza nel fronteggiare crisi umanitarie in tutto il mondo. L’Organizzazione ha uffici in tutto il paese e lavora anche con numerose comunità locali, nonché partner e associazioni che si occupano di bambini. Save the Children, grazie alla sua presenza capillare negli stati chiave del nord del paese, è in grado di distribuire cibo, medicinali e materiali di rifugio per i bambini sfollati.

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Riconoscere e alleviare la cefalea

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

ll mal di testa (cefalea, in termini medici) è il disturbo neurologico più diffuso nel mondo. A essere colpite sono soprattutto le donne, con un rapporto medio di 4 a 1 rispetto agli uomini. In Italia ne soffrono circa otto milioni di individui. Di questi, sei milioni sono affetti da emicrania, caratterizzata da attacchi di dolore intenso, pulsante e gravemente disabilitante, solitamente unilaterale e associato a nausea, vomito, fastidio per luci e suoni. Ma non è tutto: il 4% della popolazione mondiale soffre di cefalea addirittura tutti i giorni. Le cefalee si suddividono in forme primarie, cioè senza una causa sottostante (come nel caso di emicrania, cefalea di tipo tensivo e cefalea a grappolo) e in forme secondarie, ovvero conseguenti ad altri fattori come ad esempio traumi, infezioni o abuso di sostanze. Tra le cefalee primarie, l’emicrania è la più diffusa e colpisce soprattutto le donne (18%). Tra i fattori scatenanti principali lo stress, le variazioni ormonali femminili, il digiuno, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, le variazioni atmosferiche, l’alcool e alcuni cibi quali ad esempio i formaggi stagionati e il cioccolato.  La cefalea di tipo tensivo è estremamente frequente ed è caratterizzata da un dolore diffuso definito solitamente come un peso sulla testa e sostenuto spesso da posture sbagliate, ansia e stress.  Il paziente con mal di testa ricorre spesso ai farmaci di automedicazione per avere una risposta pratica per fronteggiare il disturbo. I farmaci da banco che possono essere acquistati in farmacia senza prescrizione medica e che sono contraddistinti dal bollino rosso consentono di risolvere con tranquillità ed efficacia la situazione.  Secondo le regole dell’automedicazione responsabile, è bene rivolgersi al proprio medico se dopo 4-5 giorni di utilizzo autonomo del farmaco il sintomo non è passato. Per ulteriori informazioni su come praticare l’automedicazione responsabile e quali siano i lievi disturbi che si possono affrontare con l’assunzione dei farmaci da banco consultare il sito http://www.anifa.it.

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Il bacio della lumaca

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2009

Poluzzi Fabrizia  a cura di: Zattoni Gillini Mariateresa illustr.: Baldi Brunella  Un testo delicato ma chiaro sul tema dell’abuso ai minori.  Bianca, una bambina delle elementari, è a giocare da un’amica quando subisce le attenzioni sgradevoli dello zio. Il suo cuore suona l’allarme, ma la bambina non sa come gestire quella situazione e, soprattutto, si sente prigioniera di un segreto terribile che non riesce a raccontare a nessuno.  Una storia breve della collana Parole per Dirlo sugli abusi sui minori. Il taglio toccante del racconto in prima persona si unisce al tono sempre delicato e al finale positivo. Una storia a lungo analizzata da autrice, curatrice e psicologa, che, data la delicatezza del tema, è stata vagliata e modificata onde evitare di provocare traumi in lettori vicini a questa esperienza.  Fabrizia Poluzzi vive e lavora a Bologna. Laureata in Pedagogia ha frequentato la scuola di disegno anatomico e l’Accademia di Belle Arti. Insegnante di materie letterarie nella scuola media ha collaborato con varie case editrici e con riviste come illustratrice scientifica. Ha realizzato per “Bologna 2000” il progetto La bilia di vetro creando una redazione aperta e una rivista letteraria per ragazzi e nel 2002 ha progettato e coordinato per il comune di Bologna la rivista informatica europea Young-lit. Ha pubblicato per Giunti i racconti per ragazzi Topomostro e Quello è un ufo per Salani Porkiria Edizioni San Paolo 32 pagine – formato 16,5×23,5ISBN 9788821565908  Euro 7,50 Brunella Baldiv è illustratrice affermata dal tratto delicato e evocativo. Nel suo curriculum: il terzo premio Concorso di Illustrazioni La Compagnia degli Gnomi, Perugia (2008); il Premio Speciale per il Miglior Albo con Illustrazione Lirica all’11° Concorso Internazionale “Syria Poletti Sulle ali delle farfalle 2008.

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