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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘trend’

Obesità: In Italia un trend in continua crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

In Italia, la prevalenza di persone in sovrappeso e con obesità cresce al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda 1 minore su 4, la quota quasi raddoppia tra gli adulti, raggiungendo il 46,1 per cento tra le persone di 18 anni e oltre. La prevalenza maggiore si riscontra in entrambi i generi nella classe 65-74 anni (61,1 per cento) e, mentre la maggioranza degli uomini presenta un eccesso ponderale già a partire dai 45 anni, per le donne ciò si verifica dopo i 65 anni. Negli ultimi 30 anni, inoltre, è stato registrato un aumento di incidenza dell’eccesso di peso pari al 30 per cento ed emerge prepotentemente il ruolo del territorio di origine. Questi sono alcuni degli aspetti evidenziati dal rapporto Istat realizzato per il secondo Italian Obesity Barometer Report che verrà presentato oggi in occasione del 2nd Italian Obesity summit – Changing ObesityTM meeting. Organizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) con l’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete” e OPEN Italia – Obesity Policy Engagement Network, l’evento ha il patrocinio di Ministero della Salute, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Istituto Superiore di Sanità, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e il contributo non condizionato di Novo Nordisk nell’ambito del progetto internazionale Changing Obesity. Analizzando i fattori socio-culturali, il rapporto mette in luce un elemento sin qui poco sottolineato: la relazione tra l’eccesso di peso e il luogo di origine dell’individuo. Esiste infatti un legame con aspetti influenti, come, ad esempio, il rapporto con il cibo o l’adozione di modelli alimentari e stili di vita acquisiti e radicati nella zona di nascita prima di diventare adulti, tanto che nelle regioni del Centro-Nord le prevalenze dell’eccesso di peso delle persone nate nel Mezzogiorno sono superiori al dato medio regionale. Per esempio, in Piemonte dove oltre il 15 per cento degli adulti residenti ha dichiarato di essere nato in una regione del Mezzogiorno, l’eccesso ponderale delle persone che sono migrate è più elevato del 30 per cento rispetto al dato medio piemontese. Viceversa, nelle regioni del Mezzogiorno, sebbene le prevalenze siano riferite a un campione molto più ristretto per la minore consistenza delle migrazioni da Nord a Sud, le prevalenze delle persone nate al Centro-Nord si collocano sempre al di sotto della media regionale. L’obesità è una patologia cronica multifattoriale che richiede una gestione di lungo termine che però spesso viene considerata come responsabilità del singolo, una scelta di stile di vita dovuta a una scarsa auto-disciplina e a una mancanza di motivazione. Parlare di obesità oggi assume un significato ancora più importante in quanto, come sottolinea la World Obesity Federation (WOF), “Il coronavirus può causare sintomi e complicazioni più gravi nelle persone con condizioni legate all’obesità”. Per questo motivo, lo scorso maggio è stata inviata al Ministro della Salute Speranza e a tutti i rappresentanti delle Istituzioni coinvolte, per il tramite dell’On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e Vicepresidente vicario ANCI, una Lettera Aperta. Il documento, sottoscritto da tutte le società scientifiche e associazioni di pazienti e cittadinanza, ha inteso sottolineare l’urgenza di atti a tutela delle persone con obesità, ancor più fragili durante la pandemia per ragioni legate a difficoltà di convivenza con un ambiente obesogeno e all’interruzione delle cure o delle visite.

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I trend che stanno plasmando il futuro della logistica

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Nella quinta edizione del Logistics Trend Radar, DHL ha nuovamente individuato, i 29 principali trend che avranno un impatto sul settore della logistica nei prossimi anni. Il Rapporto è il risultato di un’analisi approfondita dei macro e micro trend, nonché dei contributi di una vasta rete di partner tra cui istituti di ricerca, aziende tecnologiche, startup innovative e clienti. “Per noi Specialisti della logistica, è importante prevedere le sfide future e immaginare le possibili soluzioni in modo da poter consigliare al meglio i nostri clienti. I mega trend che ci vedranno coinvolti sono noti: nuove tecnologie, commercio elettronico e sostenibilità sono in continua crescita”, afferma Katja Busch, Chief Commercial Officer, DHL. “Ma alcune aree si evolveranno più velocemente di altre, quindi è necessario comprendere i trend più importanti e il loro impatto sulla logistica, non da ultimo quello del di COVID-19 sul commercio globale e sul futuro dell’intera forza lavoro. In qualità di leader mondiale nella logistica, abbiamo le conoscenze e le competenze per analizzare la situazione “. Negli ultimi due anni, in occasione della visita ai DHL Innovations Center, oltre 20.000 professionisti della logistica ed esperti di tecnologia hanno condiviso la loro visione sul futuro del settore. Il risultato dell’indagine è stato raccolto e consolidato nel Logistics Trend Radar che funge da strumento di previsione dinamico e strategico e traccia l’evoluzione dei trend individuati nelle passate edizioni, identificando i trend presenti e futuri ad ogni aggiornamento.

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Mercato degli affitti: si inverte il trend di crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, ha rilasciato l’International Rent Index per l’ultimo trimestre del 2020. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100.000 annunci di stanze private in alloggi condivisi, monolocali e bilocali pubblicati nelle principali città europee e disponibili sulla piattaforma tra gennaio 2019 e marzo 2020, riuscendo così a fotografare gli andamenti dei canoni d’affitto su tutto l’anno passato. I dati analizzati dimostrano come la pandemia di Covid-19 abbia avuto un impatto anche sul mercato immobiliare. L’aumento dei prezzi, finora in costante crescita, ha subito infatti una brusca battuta di arresto in tutta Europa. Se i mesi di gennaio e febbraio 2020 confermano i trend di aumento degli affitti dell’anno precedente, marzo ha invece assistito ai primi cali dei canoni d’affitto, interrompendo di conseguenza questo andamento.Cosa succede in Italia? Se nell’ultima parte dell’anno era Firenze ad aver registrato gli incrementi più importanti, adesso è proprio il capoluogo fiorentino che sembra risentire maggiormente della situazione, con una variazione percentuale praticamente nulla per i monolocali (0%) e le stanze singole (0,1%), e dello 0,4% per i bilocali. Anche Milano e Torino, che fino ad ora avevano sempre giocato alla corsa al rialzo dei prezzi, riscontrano un arresto di rilievo nonostante il trend sia ancora in crescita rispetto all’anno.
E all’estero? A Londra e Amsterdam, note per i loro affitti alle stelle, si è registrato l’incremento di prezzi minore dal 2015, rispettivamente +0,5% e +0,1%, mentre a Barcellona gli affitti sono scesi per la prima volta dal 2013, con una diminuzione rispetto al trimestre precedente dello 0,1% per i bilocali e dello 0,8% per le stanze private.

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Trend positivo per i prezzi dell’ortofrutta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

La diffusione del Covid 19 non sta fortunatamente influenzando l’andamento dei prezzi nel campo dell’ortofrutta. Al contrario, in diversi mercati nazionali, sia per quanto riguarda la frutta, in particolar modo gli agrumi, sia per quanto riguarda gli ortaggi sono stati registrati andamenti regolari rispetto ai periodi precedenti caratterizzati da una consistente domanda.Gli unici prodotti ad aver subito leggeri incrementi sono le arance (tarocche e bionde), le mele e le patate. Per le arance, l’attuale aumento è determinato da un lato dall’esaurimento della produzione e dall’altro da un incremento della domanda di prodotti ad alto contenuto vitaminico da parte del consumatore. Stesso discorso per le mele a cui si aggiunge un rallentamento dell’operatività degli addetti ai lavori. In vista, però, di una riorganizzazione del lavoro la situazione potrebbe stabilizzarsi nel giro di qualche settimana.Tra gli ortaggi, la patata è l’unico prodotto in cui è stato osservato un leggero incremento di prezzo ma anche per questo prodotto si prevede il ritorno ad una situazione di normalità nel giro di qualche settimana grazie ad una grande quantità di produzione stoccata.

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5 trend tecnologici che guideranno la trasformazione digitale delle imprese nel 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Il 2020 è appena iniziato e il focus delle aziende è nel rendere effettivi quei processi di trasformazione digitale già iniziati. In particolare, le organizzazioni devono imparare a usare la tecnologia per soddisfare le esigenze di business dei propri clienti in un clima di incertezza. Devono inoltre migliorare in agilità, sicurezza e nelle proprie performance concentrandosi, ancora più che in passato, sull’esperienza del cliente.Ecco quali saranno secondo Verizon Business i trend tecnologici che impatteranno maggiormente sulle aziende e sulle organizzazioni nel corso del 2020.
Viviamo in un’epoca di incertezza politica ed economica, per questo la capacità di adattarsi velocemente per cogliere le opportunità determinerà il successo nel business. Ecco perché il software defined networking continuerà a essere adottato dalle organizzazioni di tutto il mondo, per abilitare un’orchestrazione di rete che sia flessibile e agile e che supporti la realizzazione di applicazioni per tipologia e l’espansione del business quando se ne presentano le occasioni. Si tratta di offrire alle organizzazioni la possibilità di cambiare velocemente, abilitando gli investimenti in tecnologia e networking in maniera rapida ed efficace.In un mondo virtualizzato, sarà necessario trovare nuove modalità per gestire l’approvvigionamento delle risorse informatiche. Nel 2020, il processo diventerà più fluido, basato su partnership con ecosistemi più grandi e un ambiente multi partner, piuttosto che con singoli fornitori. Ma gestire questo spazio sarà una sfida chiave. Le organizzazioni dovranno riconoscere che in un ambiente ipercompetitivo, il marchio è l’unico vantaggio. L’obiettivo principale sarà portare risultati ai clienti e dunque tutto sarà incentrato sul rendere più semplice la risoluzione delle loro problematiche.
Attualmente le interazioni con i clienti si svolgono di persona, online, sui social; nei contact center e nei negozi; a voce, o attraverso la realtà virtuale e aumentata; nel prossimo decennio la vera sfida riguarderà il modo migliore di gestire queste interazioni. Ma vogliamo abbracciare questa modalità di interazione incentrata sul cliente o vogliamo provare a modificarla? Nel 2020 il mercato delle tecnologie per il customer relation management crescerà rapidamente, offrendo maggiori possibilità per l’integrazione vocale e video, e andando verso gli endpoint pop-up e i servizi di contact center distribuiti. Le organizzazioni devono mantenere il loro focus sull’esperienza del cliente o rischiano di danneggiare la propria reputazione e il proprio marchio.Negli ultimi mesi abbiamo assistito a attacchi mirati contro aziende e stati, talvolta sponsorizzati da governi stranieri. Con un anno elettorale negli Stati Uniti e disordini politici ed economici in tutto il mondo, possiamo aspettarci che i criminali informatici si concentrino sul portare a termine nuovi attacchi. Dovremo impegnarci seriamente sugli aspetti basilari della security, per mantenere le informazioni al sicuro e per garantire la privacy. In ogni modo le maggiori minacce continueranno a venire dall’interno, dagli addetti ai lavori. La necessità di creare e gestire architetture zero trust è ora più forte che mai, perché l’amico di oggi potrebbe essere il nemico di domani.
Con il lancio dei servizi 5G in tutto il mondo, nel 2020 tutto ruoterà intorno a come le organizzazioni li utilizzeranno. Robotica, automazione e IoT saranno i primi ambiti a essere interessati dall’implementazione del 5G a livello aziendale, ma nel 2020 l’obiettivo principale sarà esplorare tutte le altre possibilità. Vedremo anche un aumento dei servizi di consulenza sul 5G, poiché i primi che lo hanno scelto cercano di monetizzare la loro expertise.

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Trend Micro Asks Young People to View a World Without the Internet

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Trend Micro Incorporated (TYO: 4704; TSE: 4704), a global leader in cybersecurity solutions, through its Internet Safety for Kids and Families (ISKF) program, today launched its What’s Your Story? 2020 video competition. The annual contest is designed to give young people a platform to educate others and nurture safer, more responsible use of the internet. Unlike most video contests, participants must both submit an entry and demonstrate that they can be an advocate for their own message. Contestants are asked to encourage their fans and communities to view and rate their entries as evidence of this advocacy.This year’s challenge is to create an impactful video around the question, “If the internet disappeared today, what would your life be like?” Whether you shudder or celebrate at that notion, Trend Micro’s ISKF hopes to encourage contestants to stretch their creative muscles when considering some of the biggest challenges we face today on the internet, including concerns about privacy, fake news, erosion of civility, and misinformation.Participants from Canada and the U.S. can begin submitting entries as early as November 19, 2019 and will have until January 14, 2020 to submit their videos. An additional week past the entry deadline is allocated for participants to promote their submitted videos to friends, families, classmates and communities. Finalists will be notified on or around January 28, 2020, with the winners announced on February 11, 2020 – Safer Internet Day, at the Computer History Museum in Mountain View, California. A total of three grand prizes will be awarded; $10,000 will be awarded to the winning student entry – of which $5,000 will go to the student and $5,000 to their school. The best Canadian and best U.S. school entries will each receive $5,000 awards.Supporting efforts for What’s Your Story? 2020 come from a variety of companies including the National Association for Media Literacy Education, Twitter, ConnectSafely, Media Smarts, Cyberbullying Research Center, and Trend Micro.What’s Your Story? first launched in 2010 and has run successfully in more than a dozen countries worldwide. Over the past 12 years, ISKF has hosted and supported more than 3,000 events at more than 10,000 schools, teaching more than two and a half million children, parents and teachers worldwide how to use technology safely, responsibly and successfully.

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Trend Micro Predicts Escalating Cloud and Supply Chain Risk

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Trend Micro Incorporated (TYO: 4704; TSE: 4704), a global leader in cybersecurity solutions, today announced its 2020 predictions report, which states that organizations will face a growing risk from their cloud and the supply chain. The growing popularity of cloud and DevOps environments will continue to drive business agility while exposing organizations, from enterprises to manufacturers, to third-party risk.
Attackers will increasingly go after corporate data stored in the cloud via code injection attacks such as deserialization bugs, cross-site scripting and SQL injection. They will either target cloud providers directly or compromise third-party libraries to do this.In fact, the increasing use of third-party code by organizations employing a DevOps culture will increase business risk in 2020 and beyond. Compromised container components and libraries used in serverless and microservices architectures will further broaden the enterprise attack surface, as traditional security practices struggle to keep up.Managed service providers (MSPs) will be targeted in 2020 as an avenue for compromising multiple organizations via a single target. They will not only be looking to steal valuable corporate and customer data, but also install malware to sabotage smart factories and extort money via ransomware. The new year will also see a relatively new kind of supply chain risk, as remote workers introduce threats to the corporate network via weak Wi-Fi security. Additionally, vulnerabilities in connected home devices can serve as a point of entry into the corporate network.

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Trend Micro Nurtures Global Cybersecurity Talent Development

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

The Trend Micro CTF 2019 – Raimund Genes Cup invites teams from around the world to test their skills in today’s most critical areas of security risk. This cornerstone event is one of many ways Trend Micro is working to equip cybersecurity talent in the workforce.
The annual global CTF helps participants develop and hone their skills in today’s most critical areas of need, including forensics and exploitation, IoT, reverse engineering, open source intelligence, mobile, and machine learning. Teams face challenges that involve these key areas, providing real-world practice with critical scenarios.
This year’s Global CTF consists of two rounds, an online qualifier and the finals. Taking place on September 7-8 (Japan time), the online qualifier will include Jeopardy style questions that challenge teams to solve various security problems quickly. The top 10 teams will qualify for the finals, which will take place in Tokyo, Japan on November 23-24. This year’s finals will utilize a new “Dynamic Value” Jeopardy format to further test the teams’ skills.The winning team from the finals receives JPY1,000,000, which is about USD $9,000. Additionally, each player from the winning team receives 15,000 Zero Day Initiative Rewards Program points, which helps program submitters earn exclusive awards and benefits. The second and third place teams receive JPY300,000 and JPY200,000, which is nearly USD $3,000 and $2,000 respectively.Trend Micro hosts and supports more than 50 similar competitions each year around the world, including the main global event, and hosts 15 contests in collaboration with the Organization of American States1, which are specific to women across the Americas.Additionally, the company recruits and trains new cybersecurity professionals in five global centers around the world. In total, these centers will support the development of more than 2,500 new cybersecurity professionals by 2022.To further grow diversity and skills in the industry, Trend Micro is also a global partner with Girls in Tech to encourage security education among their network of female professionals.

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I trend del mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Il continuo progresso tecnologico garantirà alle aziende sempre più strumenti da impiegare nelle strategie di sviluppo. Per massimizzare i vantaggi dell’avvento delle nuove tecnologie, è fondamentale che manager e responsabili delle risorse umane comprendano e anticipino l’impatto che queste potranno avere su tutte le dinamiche aziendali: dal reparto HR al marketing, passando per il finance, nessun settore sarà immune al progresso tecnologico e alla digitalizzazione. Secondo gli esperti Hays, ecco quali saranno i principali trend per il 2019:
1. L’apprendimento continuo come skill fondamentale Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente, in particolare ai lavoratori è richiesta una sempre maggiore flessibilità. Oggi i percorsi lavorativi sono in continua evoluzione e i professionisti dovranno aggiornare costantemente le proprie competenze per tenere il passo con i cambiamenti generati dallo sviluppo tecnologico. Le aziende che vogliono risultare vincenti sul mercato dovranno offrire ai propri dipendenti i giusti strumenti per migliorare e incrementare le loro skill tecnologiche.
2. La posta elettronica è ancora insostituibile? Nel corso degli ultimi anni le interfacce vocali o di messaggistica istantanea sono entrate nell’uso quotidiano. Le persone comunicano quotidianamente tramite piattaforme come Facebook Messenger e WhatsApp. In ambito lavorativo, anche se l’email è ancora considerata il principale strumento di comunicazione, molti professionisti tendono già a interfacciarsi con clienti, fornitori e partner tramite i sistemi di messaggistica istantanea, rendendo più immediate le comunicazioni e riducendo al minimo i tempi di attesa tra un’interazione e l’altra.
3. Automation: minaccia o opportunità? È inevitabile che molti compiti, soprattutto quelli ripetitivi, possano essere sostituiti dall’automazione e dai robot. Tuttavia, non bisogna temere il cambiamento, al contrario è di strategica importanza che i leader aziendali comunichino alla propria forza lavoro in modo corretto e adeguato l’alto potenziale di crescita e le nuove opportunità che ne potranno derivare. Il ruolo dell’uomo resterà comunque fondamentale per portare a termine tutte quelle mansioni complesse che richiedono necessariamente la sensibilità di un professionista.
4. Employee Experience come Brand Reputation. L’Employee Experience, ovvero l’intero percorso che una risorsa compie in azienda dal momento in cui si candida sino al termine del rapporto di lavoro, sta diventando un elemento chiave nella reputazione delle aziende a cui i responsabili prestano sempre più attenzione. La metodologia e la frequenza con cui i feedback dei professionisti vengono raccolti fa sempre più spesso affidamento all’intelligenza artificiale che assicura un’elaborazione accurata e precisa dei dati, consentendo alle aziende di capire se l’Employee Experience vissuta dalle proprie risorse può diventare un plus per la reputazione aziendale.
5. Il cambiamento culturale è il primo passo verso l’innovazione. La tecnologia è utile solo se le persone vogliono davvero farne uso: qualsiasi progresso tecnologico ha senso solo se rappresenta realmente un beneficio per il target a cui si rivolge. Affinché questo avvenga, le organizzazioni devono intraprendere come prima cosa un cambiamento culturale, che dovrebbe partire dai vertici aziendali, incoraggiando un ambiente votato alla collaborazione, all’apertura e alla flessibilità.I responsabili delle risorse umane hanno un ruolo chiave in queste dinamiche, nel guidare e facilitare la creazione di un clima aziendale che favorisca il cambiamento e accolga positivamente i nuovi input tecnologici.

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Benessere lavorativo: i trend 2019 per migliorare la produttività

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Far stare bene le persone al lavoro sarà una priorità per le aziende nel 2019 e negli anni a venire. Sentirsi accettati, motivati e sicuri di sé sono le condizioni che permettono alle persone di esprimere tutto il proprio potenziale, di crescere assieme all’organizzazione di cui fanno parte. Per questo le strategie aziendali puntano a innovare in questo ambito, grazie agli sviluppi della tecnologia in materia di connettività, intelligenza artificiale e big data. «Le organizzazioni vincenti nei prossimi anni saranno quelle in grado di aumentare il benessere totale delle persone e quindi la loro capacità e volontà di dare un contributo straordinario alla propria azienda e alla società, in modo coerente con il proprio potenziale» spiega Giuseppe Geneletti, Head Smart Working di Methodos, società di consulenza specializzata nell’affiancare le imprese nei processi di change management organizzativo e culturale. «Per stare bene al lavoro le persone devono poter essere se stesse, sentirsi bene sul luogo di lavoro e sviluppare le proprie capacità – prosegue Geneletti –. È su queste tre macro-aree che si concentreranno nell’immediato futuro le maggiori innovazioni. Sviluppare una cultura del benessere e preparare le persone al futuro del lavoro saranno gli obiettivi prioritari».Per quanto riguarda il primo obiettivo, far sì che le persone in azienda si sentano se stesse, ci sono varie azioni che le organizzazioni possono mettere in campo: «Il primo passo è valorizzare la diversità con politiche attive e autentiche di inclusione – spiega Maria Vittoria Mazzarini, esperta di smart working di Methodos –. Fondamentale anche intraprendere programmi e iniziative che aumentino nelle persone la consapevolezza del proprio ruolo e valore per l’azienda. Infine, occorre sfruttare l’opportunità che oggi esiste, grazie all’introduzione del welfare aziendale e all’evoluzione dello smart working, di offrire ai dipendenti servizi e contratti personalizzati, in funzione delle loro specifiche esigenze di conciliazione tra lavoro e vita privata».Stare bene nel proprio posto di lavoro è un altro tema che si sta affermando sempre di più. «Non è necessario un grande investimento monetario o un restyling totale per creare un ottimo posto di lavoro. L’importante è agire sulla flessibilità» spiega Mazzarini. Come guida alla riprogettazione degli spazi di lavoro Methodos consiglia il libro The Elemental Workplace di Neil Usher (LID Publishing, 2018), che individua gli elementi per la creazione di un ufficio orientato al benessere delle persone: luce naturale, connettività, spazio sufficiente e suddiviso per gli scopi di lavoro (postazione primaria, spazio per concentrarsi, aree per incontri informali e formali), possibilità di controllare il microclima (illuminazione, riscaldamento, rumore), opportunità di ristoro, comfort, inclusività, servizi igienici eccellenti e spazi di archiviazione personali. «Si tratta di una varietà di elementi facilmente regolabili – sottolinea Mazzarini –, da valutare secondo un approccio basato sulla persona, come nel modello Employee Journey Experience di Methodos».Aiutare le persone a coltivare talenti e sviluppare competenze è il terzo fronte sul quale le imprese si impegnano sempre di più. «Negli anni a venire crescerà certamente il valore attribuito e atteso dalla formazione – spiega Giuseppe Geneletti –. Cominceranno a diffondersi gli strumenti di individuazione in tempo reale dei dipendenti con un basso engagement e quindi a rischio» prevede Methodos. Le imprese si orienteranno sempre di più a offrire percorsi formativi chiari e personalizzati, con un peso crescente delle soft skills. Le persone fruiranno dei corsi sempre più on-demand, in funzione del proprio profilo sia per contenuti, sia per le modalità di accesso e distribuzione. E questa formazione coinvolgerà non solo i dipendenti, ma anche i candidati più interessanti e le figure con contratti atipici, che non rientrano nel perimetro formale aziendale, ma aumentano sempre di più numericamente e costituiscono parte integrante del processo produttivo. «I contenuti saranno sempre più digitali – conclude Geneletti –, fruibili da smartphone e tablet, con maggiore utilizzo di modalità innovative come la gamification, la realtà virtuale e aumentata e i wearables»

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Il trend delle aziende agricole gestite da giovani

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Secondo i dati emersi nel corso dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – le aziende agricole italiane gestite da under 35 rappresentano il 10% delle imprese nostrane del comparto agroalimentare, ma hanno valori di produzione pari al doppio della media (100 mila euro contro 45 mila euro).Questi dati – continua Tiso – evidenziano ancora una volta la capacità di queste imprese di diversificare puntando su un approccio più innovativo e tecnologico del tradizionale. Inoltre, come comprovato proprio dai dati dell’Osservatorio, le aziende a conduzione giovanile sono divenute sempre più strutturate e lavorano ormai su un’ampia vastità di terreni (22 ettari contro la media degli 11 nazionali). Tra le loro caratteristiche c’è anche quella di identificarsi con il nuovo paradigma agroecologico e di avanzare velocemente in merito alla capacità di abbinare la modernizzazione dei processi di produzione alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente. Naturalmente, è bene sottolinearlo, per continuare in questa direzione hanno bisogno di essere sostenute con provvedimenti ad hoc, che ci auguriamo divengano presto parte integrante anche della nuova Pac.Come Confeuro – conclude Tiso –, nell’interesse dell’agricoltura e di tutti i cittadini, continueremo a porre l’accento su questi argomenti e ad insistere perché la politica nazionale ed europea identifichino il rilancio del primario nella valorizzazione del ruolo dei giovani agricoltori.

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Trend Micro Teams Up with Moxa to Secure and Accelerate Industrial Internet of Things Applications

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Trend Micro Incorporated (TYO: 4704; TSE: 4704), a global leader in cybersecurity solutions, has announced a new partnership with Moxa Inc., a leader in industrial communication and networking, as part of its Technology Alliance Partner Program to jointly develop state-of-the-art solutions to protect Industrial Internet of Things (IIoT) environments like smart manufacturing and smart energy.IIoT projects offer organizations across a range of sectors the opportunity to become more agile, efficient and cost effective. In manufacturing, oil and gas, and transportation, adoption of solutions is estimated to have reached 86 percent1. Surging interest in IIoT is also driving a rapidly growing smart city market predicted to be worth over $2.5 trillion by 20252.
However, IIoT cyber risk continues to grow and threaten the success of IIoT applications. Insecure devices and networks can be exploited to sabotage industrial equipment, leveraged to cause damaging ransomware outages, or used to reach sensitive stores of corporate data elsewhere on enterprise networks. Many organizations struggle with securing their IIoT devices because these devices are at the crossroads of IT and OT organizations. The responsibility for their security is often unclear.To provide the security necessary for edge connectivity, device management and product longevity for IIoT applications, the initial joint offering will focus on endpoint lockdown, firewalls for operational technology (OT) networks, and embedded security to add value for asset owners and plant operators across the globe.Trend Micro identified the potential challenges faced by IIoT stakeholders early on and has been working on several fronts to secure the entire ecosystem, from data center to device. This includes developing and gathering intelligence on new vulnerabilities, collaborating closely with ISPs on Virtual Network Function-based security, and working on innovative new solutions with embedded computing developers and device manufacturers.

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DHL Logistics Trend Radar: sostenibilità, tecnologia e persone sono il futuro della logistica

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 giugno 2018

Nella quarta edizione del Logistics Trend Radar, DHL ha sottolineato 28 tendenze chiave che potrebbero incidere sul settore logistico nei prossimi cinque-dieci anni, da cui emergono quattro elementi chiave che definiranno il futuro della logistica: centralità del cliente, sostenibilità, tecnologia e persone. “Il Logistics Trend Radar di DHL rappresenta una roadmap per l’innovazione, sottolineando quali saranno gli snodi cruciali per la logistica da qui a 10 anni. Dalla robotica alla blockchain, dalla realtà aumentata ai Digital Twins, questa panoramica contribuisce a comprendere meglio quale impatto significativo avrà la rivoluzione digitale sul settore logistico nei prossimi anni, contribuendo a strutturare ricerche e progetti insieme ai nostri clienti e partner”, ha affermato Mario Zini, Country Manager Italia di DHL Global Forwarding. Con l’aumentare della quantità di beni che possono essere acquistati online, in particolare nel mercato B2B, si evidenzia la necessità di soluzioni di logistica B2B omnicanale. La domanda dei clienti sta anche guidando la crescita delle spedizioni di beni sensibili al tempo e alla temperatura, che richiederà nuove innovazioni in termini di imballaggio, stoccaggio e consegna di merci quali generi alimentari e prodotti farmaceutici. Un esempio, DHL Air Thermonet, il servizio di DHL Global Forwarding che consente il monitoraggio costante dei prodotti farmaceutici sensibili alla temperatura e la possibilità di intervenire in tempi brevi in ​​caso di incidenti, garantisce la sicurezza e l’integrità di carichi estremamente delicati e di valore.
La sostenibilità diventerà indispensabile per operare nel settore della logistica: governi, città e fornitori di soluzioni si stanno impegnando a stipulare accordi per ridurre le emissioni di CO2 e i rifiuti.
La tecnologia sta diventando sempre più pervasiva nella logistica, in particolare per tendenze chiave come Internet of Things e Artificial Intelligence. Una tendenza che potrà subire una forte accelerazione è la diffusione delle reti wireless di prossima generazione, che potranno aumentare significativamente il valore economico derivato dalla connettività nella catena di fornitura.
Le persone continueranno a rimanere al centro della logistica, anche se l’aumento della robotica, dell’automazione e dell’uso di software ridefiniranno la struttura della forza lavoro logistica in futuro.
Il Logistics Trend Radar è sviluppato attraverso l’analisi di mega e microtrend, raccogliendo input provenienti da un significativo ecosistema di partner tra cui istituti di ricerca, attori tecnologici, startup e clienti. Questi imput vengono raccolti da oltre 10.000 professionisti della logistica e esperti di tecnologia che visitano annualmente i Centri di innovazione DHL. I risultati sono poi aggregati e inseriti nelul Logistics Trend Radar, rendendolo uno strumento di previsione dinamico e strategico, in cui si traccia l’evoluzione delle tendenze individuate nelle precedenti edizioni e si identificano nuove tendenze per il futuro.

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I trend, i mercati asiatici e l’innovazione i focus della 69° Assemblea Fruitimprese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Nell’ambito dell’annuale Assemblea Fruitimprese, Associazione Imprese Ortofrutticole, si discute di “Innovazione e competitività nel mercato internazionale”. L’evento, promosso in collaborazione con International Paper, Unitec e Euler Hermes – moderato dal giornalista Rai Franco Di Mare – intende analizzare i nuovi scenari geopolitici internazionali, le opportunità offerte all’ortofrutta italiana dai mercati asiatici e il loro impatto sulle attività e le strategie delle aziende. Dai dati diffusi da Fruitimprese, nel 2017 l’export di ortofrutta italiana è salito al valore record di 4,9 miliardi di euro (+3% sull’anno precedente). Una performance che colloca l’ortofrutta al secondo posto, dopo il vino, nel ranking dei settori dell’agroalimentare “Made in Italy” più esportati.Se l’Europa si conferma il core business per gli esportatori di ortofrutta tricolore, molti segnali portano gli operatori a guardare anche a Oriente. Lo sottolinea nel suo intervento la Prof. Alessia Amighini, Co-direttore dell’Osservatorio Asia Aspi e docente all’Università Orientale del Piemonte, concentrandosi sulle potenzialità del settore frutticolo. Tra i trend più significativi, Amighini rileva uno spostamento dei consumi verso la frutta con un’immagine più naturale e fresca, compresa quella congelata (la cui domanda nell’ultimo decennio è cresciuta del 5% all’anno) e un forte sviluppo del segmento bio e dei “superfood”. Rilevante il ruolo della Cina, che ha rapidamente ampliato le importazioni ed esportazioni di frutta fresca e trasformata. Nel 2017, l’export agroalimentare italiano verso la Cina è cresciuto del 15% e l’Italia è il primo paese europeo esportatore di frutta verso quel grande mercato. In prospettiva emergono almeno due fattori-chiave: la lotta sui dazi commerciali tra Pechino e Washington e le nuove rotte ferroviarie, in particolare il nuovo collegamento tra Mortara (Pavia) e Chengdu (Sichuan), che toccherà paesi a elevato potenziale di crescita.Marco Salvi, presidente Fruitimprese, tratteggia lo scenario economico nel quale operano le imprese associate, non privo di problematiche ma anche interessanti opportunità. Per coglierle è fondamentale investire innanzitutto in innovazione. Un ruolo centrale per il settore ortofrutticolo è senza dubbio rappresentato dalle politiche comunitarie della nuova PAC (Politica Agricola Comune) 2020/2027 e quindi dalle OCM (Organizzazioni Comuni del Mercati agricoli), tra cui quella ortofrutticola. In sede comunitaria si sta lavorando a ritmi serrati, sulla scia dell’approvazione della parte agricola del Regolamento Omnibus, che revisiona medio termine la politica europea 2014/2020.“Per competere nel settore ortofrutticolo – conferma l’Onorevole Paolo De Castro, Vice Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, chiamato ad affrontare il tema degli accordi di mutuo riconoscimento per l’apertura dei nuovi mercati – non basta avere prodotti di qualità ma è fondamentale poter contare su un’adeguata organizzazione commerciale, che in Italia è l’aspetto su cui sicuramente dobbiamo puntare di più e che è ciò su cui da tempo Fruitimprese lavora. In questo senso il regolamento Omnibus, entrato in vigore a gennaio di quest’anno, ha sicuramente segnato alcuni passi avanti importanti, come per esempio le regole sulla concorrenza, ma ovviamente a questo si deve affiancare l’impegno degli imprenditori”.Sul fronte export, prosegue Salvi, il settore ortofrutticolo è in salute: basti citare il saldo attivo di oltre un miliardo della bilancia commerciale. L’innovazione è la chiave di volta, a patto che riguardi tutti i segmenti della filiera, dalla produzione alla promozione. Questo significa lavorare sulle varietà e qualità per distinguersi sui mercati internazionali, sulla valorizzazione di alcune specie, ma anche su logistica e commerciale.A completare il quadro, gli interventi di Raffaele Borriello, Direttore Generale Ismea, incentrato sul sostegno finanziario all’internazionalizzazione delle imprese italiane.

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KBRA Releases Monthly CMBS Trend Watch

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

With this edition of Trend Watch, we’ve included a slide presentation that summarizes some of the trends in new issuance conduit credit that we’ve observed over the past year. Topics include In-Trust KLTV, Credit Barbelling, All-In KLTV, KBRA’s IO Index, and Concentration Risk. We’ve also provided a review of rating surveillance activity, as well as a high level overview of KBRA Loans of Concern (K-LOCs) that we have identified across the 2.0 conduit universe. We’re hopeful that readers find it helpful in advance of the CREFC conference.In our Spotlight section, we focus on the increased level of primary market exposure in KBRA rated conduits over the past year. In 2017, primary market exposure surpassed the 50.0% mark for the first time since we began rating conduits in 2012, and finished the year at 54.3%, which was up almost 9 points from 2016. The section looks at market tiers through a number of lenses, including in-trust and all-in leverage, property type, and interest-only exposure. It also highlights the proportion of pari passu notes among market tiers.The publication also recaps issuance and rating activity. Private label pricing volume ended the year at $88.1 billion, a 26.2% increase from full-year (FY) 2016. Driving the increased volume in 2017 was greater single borrower issuance, which saw an 88.7% year-over-year (YOY) increase to $36.5 billion. Meanwhile, conduit issuance remained relatively flat at $48.5 billion, increasing by 1.4% during the same period.We expect single borrower issuance to remain strong in 2018. At this juncture, we are aware of a dozen or more single borrower deals that may launch by early February. In addition, we expect to see as many as three CREL CLOs in that time frame, as well as a few conduits.On the ratings front, KBRA published pre-sales for six deals ($5.1 billion), including two conduits ($1.6 billion), one Freddie K-Series transaction ($1.5 billion), one CREL CLO ($1.0 billion), one single borrower ($600.0 million), and one single-family rental (SFR) ($394.2 million). December’s surveillance actions included 283 affirmations and five upgrades, which were effectuated across 25 transactions. In conjunction with the surveillance reviews, KBRA highlighted 42 K-LOCs.

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Continua con ottimi risultati il trend positivo di iscrizioni avviato lo scorso anno dall’Università di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

biblio università parmaParma dopo l’exploit e l’inversione di tendenza del 2015-2016 si consolida la crescita anche per il 2016-2017. I numeri parlano chiaro: 5.725 iscritti complessivi al primo anno (dati al 28 novembre 2016) contro i 5.082 dell’anno accademico 2015-2016, con una crescita assoluta di 643 matricole che corrispondono a un incremento percentuale del +12,7%.
I dati sono stati presentati questa mattina nella sede dell’Ateneo dal Rettore Loris Borghi
«Raccogliamo i frutti di un lavoro intenso e corale, mirato a costruire un’Università nuova, attrattiva, aperta all’esterno e con al centro lo studente: i dati delle iscrizioni mostrano che i nostri sforzi sono stati capiti e apprezzati. Dopo l’inversione di tendenza dello scorso anno occorreva quest’anno consolidare la crescita, e ci siamo riusciti: in due anni l’Ateneo ha recuperato i due terzi degli studenti perduti a causa del trend negativo avviato nel 2011-2012, e i dati di quest’anno permettono di essere ottimisti per il futuro. È ovvio che siamo soddisfatti, ma non bisogna certo fermarsi qui», ha commentato il Rettore Loris Borghi, che ha sottolineato il valore dell’offerta formativa proposta dall’Ateneo: «Un’offerta di qualità, ulteriormente rafforzata dai due nuovi corsi partiti quest’anno: “Sistema Alimentare: Sostenibilità, Management e Tecnologie” e “Comunicazione e Media Contemporanei per le Industrie Creative”. I due corsi hanno avuto un riscontro straordinario, cogliendo evidentemente un’esigenza formativa reale nei due settori del food e della comunicazione». Gli ambiti che crescono di più in valore percentuale per numero di iscritti sono proprio quelli cui afferiscono i due nuovi corsi: l’Ambito Economico fa registrare un significativo +44% rispetto al 2015/2016, e l’Ambito Umanistico un ottimo +29%. Crescita a due cifre anche per l’Ambito Ingegneria e Architettura, che rispetto all’anno scorso è a +17%.
La “sofferenza” dell’Ambito Giuridico-Politologico, che rispetto allo scorso anno registra al momento un saldo negativo del 12%, va interpretata con molta attenzione: per il corso di laurea in Giurisprudenza il calo dell’ultimo anno del 6% è solo apparente, perché ci sono 21 iscritti di cui si sta verificando la carriera universitaria e che dovrebbero portare il numero degli studenti a 157, con un conseguente incremento dell’8% nell’ultimo anno, mentre per Scienze politiche e delle relazioni internazionali le iscrizioni si chiudono a fine anno ed è ancora presto per tirare le somme.
Anche altri segni “meno” vanno interpretati. Il calo del corso in Scienze della natura e dell’ambiente, ad esempio, dipende unicamente dal fatto che il corso non è più a libero accesso ma ad accesso programmato locale, e per il corso in Matematica vale quanto detto anche per Giurisprudenza:4 studenti sono in attesa di verifica della loro carriera universitaria e quindi il numero degli iscritti potrebbe aumentare da 42 a 46, registrando un incremento rispetto allo scorso anno.
“Food management” e “Comunicazione per le industrie creative”: ottimo esordio per i due nuovi corsi tiennali
I due corsi triennali avviati quest’anno sono stati la grande novità dell’offerta formativa 2016-2017. Guardando i dati ora si può certamente dire che si tratta di una scommessa vinta da parte dell’Ateneo, che ha saputo mettere in campo due progetti culturali innovativi in due settori strategici come il food e la comunicazione.
Il corso di laurea in “Sistema Alimentare: Sostenibilità, Management e Tecnologie” (Food System: Management, Sustainability and Technologies), incardinato nel Dipartimento di Economia in collaborazione con i Dipartimenti di Bioscienze e Scienze degli Alimenti e presieduto da Guido Cristini, ha ad oggi 256 iscritti. Il corso di laurea in “Comunicazione e Media Contemporanei per le Industrie Creative”, coordinato dal Dipartimento Lettere, Arti, Storia e Società e presieduto da Michele Guerra, parte invece con 203 iscritti.
Un Ateneo ancora più attrattivo: crescono i fuorisede dal Sud Italia
La provenienza geografica degli iscritti al primo anno dimostra che l’Università di Parma ha saputo rendersi ancora più attrattiva. A fronte di un minore peso relativo della provincia di Parma (31,3% nel 2016/2017 contro il 37,7% di due anni prima) e dell’Emilia Romagna (dal 59,6% del 2014/2015 al 52,2% di quest’anno), si registra infatti una decisa crescita del Nord Italia (15,6% quest’anno contro il 12,8% del 2014/2015) e soprattutto di Centro-Sud e Isole, che tornano ad essere bacini di utenza forti dell’Ateneo con i livelli percentuali di alcuni anni fa. Gli iscritti al primo anno del Centro-Sud passano dal 12,7% del 2014/2015 al 14,6% del 2016/2017 (con ottimo exploit della Puglia), mentre quelli delle isole dal 5,1% all’8,2%. Da segnalare in particolare il balzo in avanti della Sicilia, che in due anni è aumentata di tre punti percentuali passando dal 4,5% al 7,5%
Un Ateneo inclusivo: punto di riferimento per gli studenti con disabilità e Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)
L’Università di Parma si conferma punto di riferimento importante per gli studenti con disabilità e con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), per i quali è attivo da anni un servizio che è fiore all’occhiello dell’Ateneo con specifiche strutture di affiancamento e accoglienza. Al 31 ottobre 2016 sono nel complesso 130 gli iscritti al primo anno con disabilità e DSA.
A primavera i dati dei corsi di laurea magistraliÈ importante sottolineare che i dati diffusi oggi sono ancora parziali, poiché le iscrizioni ai corsi di laurea magistrale (+2) si chiudono a primavera: lo scorso anno gli iscritti sono stati circa 1.800. I dati complessivi degli iscritti al primo anno (compresi quelli delle lauree magistrali) saranno dunque disponibili nella prossima primavera.

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How the trend for more collaboration can deliver better performance

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2016

Companies that build formal collaborations with rivals boost their business performance, new research has found.It had been thought that standardisation of collaborative business relationships would hinder creativity and stymie the whole partnership with bureaucracy and a lack of trust hindering ‘joined-up’ processes. But a study of 107 companies, including 20 interviews with senior executives, by Mehmet Chakkol and Mark Johnson, of Warwick Business SchoolBusiness School, found that it is only through formal and systematic processes that managers understand the benefits of collaboration in terms of cost and business growth.
This formalisation, however, refers to systematic adoption of collaborative working and does not entail strict job descriptions or penalties that counter collaborative behaviour.Dr Chakkol said: “The prior evidence we reviewed had suggested standardising collaboration would not be feasible, because it is such a long-term activity and is very flexible in terms of the day-to-day activities and problem solving.“But when we investigated it further we found that is not true. Collaboration leads to a host of benefits including boosting business performance and this is statistically higher for organisations that have formalised their collaborations through the British Standard for Collaboration (BS11000).“We found companies need and want to know what to expect from a collaboration and they want to know what a good collaboration looks like, especially as they are happening more and more.
“And putting in place a formalised process does bring benefits. Top of the list is improved business and operational performance, for example the collaboration between Lockheed Martin and National Air Traffic Services has ensured that Heathrow has run at 98 per cent capacity for more than a decade thanks to both working hard to optimise their partnership through a standard process.
“Collaboration has also brought more contracts for companies, enhanced risk management, brought innovation, increased client confidence and repeat business, new product development as well as multi-million pound efficiencies.”The study found the increasing amount of global trade, and complex and longer supply chains means companies are more interdependent than ever.
“Customers are pushing suppliers into collaboration rather than competing for contracts as it is more efficient,” says Dr Johnson. “This is something the UK Government is very keen on now, and it is happening across different industries from transportation and construction to healthcare and retail, so finding a tried and trusted method of collaborating through an international standard is something companies are looking for.”Our study found that nearly 80 per cent of companies believe they will be spending more time on collaborations in the future.“We found the most significant future challenge for adopting collaborative working is to change traditional organisational cultures to accept more co-operative business models. This highlights the need to identify and further develop competencies and skills to harness collaborative working both at individual and organisational levels”.

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Italiani meno europeisti?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2016

europa comunitariaGli italiani sono sempre meno europeisti. Lo conferma l’ultimo sondaggio realizzato dal prof. Renato Mannheimer per Eumetra Monterosa. Si è scesi da un consenso del 70% nel 1994 al 64% rilevato nel 2005, 60% nel 2008, 57% nel 2010 e 51% nel 2011. Il dato è poi calato ancora, sino a giungere attorno al 39% nel 2013 e a crollare poi al 27% registrato oggi. Insomma, in relativamente poco tempo, si è verificato un abbassamento drastico dei giudizi positivi espressi.“I motivi di questo trend sono molteplici – questa è l’analisi di Mennheimer – ma possono essere ricapitolati sinteticamente. All’inizio, quando l’UE fu costituita, essa era vista dagli italiani come il concretizzarsi di un ideale e, al tempo stesso, una fonte di benefici anche sul piano economico-finanziario. Poi, con il passare del tempo, Bruxelles, oltre a fornirci fondi e incentivi, specie al Sud, ha cominciato a chiedere al nostro Paese degli adempimenti e delle politiche di rigore. Ciò non è stato apprezzato, sia perché alcuni vantaggi si sono trasformati in costi, sia, specialmente, perché molti dissentono dal tipo di rigore che l’Europa ha voluto imporre. Su questo punto, si sa, la discussione è molto ampia e i governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno assunto posizioni assai differenti tra di loro. Al tempo stesso, il dibattito si è allargato nel Paese, con una netta spaccatura di atteggiamenti rispetto all’Europa, la quale è diventata un argomento di discussione e di confronto anziché un’istituzione comunque apprezzata da tutti, come era agli inizi. E la fragilità mostrata dall’UE in certe sue decisioni – o, talvolta, non decisioni – ha accentuato le perplessità nel nostro Paese.Oggi, risultano più favorevoli alla UE specialmente le persone con un titolo di studio più elevato, forse perché hanno a disposizione maggiori strumenti di informazione. Ma anche tra costoro, la netta maggioranza esprime una valutazione negativa dell’Unione Europea. Gli imprenditori, i professionisti e i lavoratori autonomi esprimono un maggior consenso, anche qui però minoritario (37%). Gli operai, le casalinghe e i pensionati – vale a dire ceti meno centrali socialmente – manifestano valutazioni nettamente inferiori. Sono perplessi in misura decisamente maggiore i più anziani. Le valutazioni più negative si trovano, come era prevedibile, tra i votanti per la Lega e per il M5S, ma anche nel PD l’atteggiamento critico è assai diffuso e coinvolge la metà dell’elettorato di questo partito.Questo crescente orientamento critico verso la UE, così diffuso, spiega perché i “toni duri” assunti dal Presidente del Consiglio in questi ultimi mesi siano stati ben accolti dai nostri concittadini. Tanto che il 65% ritiene giusto l’atteggiamento del Presidente del Consiglio.Se però l’obiettivo di Renzi era quello di recuperare fiducia nei confronti suoi e del suo esecutivo si può dire che esso non sia stato raggiunto: l’indice di fiducia verso il premier è inferiore oggi 30% mentre quello verso il Governo nel suo complesso è ancora più basso attorno al 28%.

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+ 7,4%: Bofrost consolida la crescita nel primo semestre 2015

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2015

pordenoneBofrost chiude con un fatturato di 112 milioni di euro (+7,4%) il primo semestre 2015 (marzo/agosto). L’azienda di San Vito al Tagliamento (Pordenone) prosegue così il trend di crescita iniziato nel 2007; un trend positivo che interessa, oltre al fatturato, l’occupazione, cresciuta a settembre di 70 unità (per 2100 dipendenti complessivi e 300 collaboratori incaricati alla vendita) e i consumatori (oltre 30mila nuovi clienti da marzo). Novità anche per le filiali, 50 distribuite su tutto il territorio nazionale: è in corso un programma di riorganizzazione, con l’apertura di nuove sedi, come a Settimo Torinese, e di rimodernamento, con lo spostamento di alcune filiali storiche in sedi più moderne, come Vicenza, Pisa e Montemurlo. Bofrost ha annunciato i risultati relativi al semestre nel corso della riunione commerciale svoltasi nei giorni scorsi nella tenuta Fossa Mala a Fiume Veneto (Pordenone).«Siamo in linea con il nostro piano di espansione –commenta l’amministratore delegato Gianluca Tesolin–; i risultati che emergono dalla semestrale sono il frutto di una strategia vincente che punta sulla qualità dei prodotti e dei servizi, sulla valorizzazione delle persone e sulla presenza sempre più capillare sul territorio, come dimostra il numero di inaugurazioni di filiali da un anno e mezzo a questa parte. La nostra è una crescita armonica e sostenibile, che interessa tutti gli aspetti dell’attività e del business; per questo abbiamo messo a segno risultati positivi anche in anni segnati da una profonda crisi di consumi».
bofrost Italia – È la più importante azienda italiana della vendita diretta a domicilio di specialità alimentari surgelate senza nessuna interruzione della catena del freddo. Ha sede a San Vito al Tagliamento (PN) e conta 2.100 dipendenti e 300 collaboratori incaricati alla vendita. A oggi, sono oltre un milione le famiglie italiane che apprezzano e conoscono i prodotti di bofrost* Italia. La qualità, il gusto e un eccellente servizio rappresentano i fattori di successo di questa azienda.

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Crescono i consumi?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a luglio la produzione industriale sale dell’1,1% rispetto a giugno e del 2,7% rispetto a luglio 2014. “E’ certamente un’ottima notizia, ma già a maggio si era già registrato un aumento tendenziale record della produzione industriale, addirittura superiore, pari al 3%, un incremento che non si registrava da quasi 4 anni, dall’agosto 2011, salvo poi, a giugno, avere la delusione di un calo, su base annua, dello 0,3%” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Non bisogna farsi prendere, insomma, da facili entusiasmi. Quello che conta davvero è che ci sia un’inversione del trend anche nei prossimi mesi e, inoltre, quanti anni ci metteremo per tornare ai valori della produzione industriale pre-crisi” ha proseguito Dona.
L’Unione Nazionale Consumatori ha confrontato i dati resi noti oggi con quelli di luglio degli ultimi 8 anni, ossia dal 2007, prima dello scoppio della crisi, ad oggi (cfr. tabella). Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, dal luglio 2007 al luglio 2015 la produzione industriale (dati grezzi) è scesa del 17,9%. Se consideriamo, poi, il valore più alto raggiunto nel luglio 2008, la differenza con il 2015 è, addirittura, del 18,4%. Il crollo record si registra per i beni di consumo durevoli, precipitati in 8 anni, del 30,9%, -31% dal luglio 2008.”Insomma, occorre ancora fare parecchia strada per dire di essere usciti dal tunnel della crisi” ha concluso Dona.

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