Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘tribunale’

La class action contro Sixthcontinent arriva in Tribunale

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

È stata depositata presso il Tribunale di Milano la class action promossa dalle associazioni dei consumatori Codici ed Aeci nei confronti di Sixthcontinent. Un caso ormai famoso, sia per la sanzione di 4 milioni di euro inflitta dall’Antitrust per condotte ingannevoli ed aggressive sia per la ribalta mediatica avuta. Parliamo di una società attiva nella vendita di shopping card che consentono agli utenti di acquistare a prezzi scontati prodotti e servizi, e che danno diritto ad usufruire di una serie di vantaggi in termini di sconti, punti ed altre utilità Le adesioni alla class action avviata dalle associazioni Codici ed Aeci sono ancora aperte.

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Sovraindebitamento. Come affrontarlo. Un caso con risultati positivi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Il Tribunale di Siena ha acconsentito la liberazione dai debiti del consumatore dopo aver accertato lo stato di perdurante squilibrio tra il suo patrimonio prontamente liquidabile e l’esposizione debitoria.Il Tribunale, valutata la meritevolezza del consumatore (ovvero che il consumatore ha confidato razionalmente nel patrimonio per pagare i debiti), ha omologato il piano del consumatore che prevedeva una pagamento in 120 rate del debito complessivo di 65.000 € (circa 10 anni), per finanziamenti contratti da una donna per soddisfare le proprie esigenze di vita quotidiana.Il Tribunale ha inoltre sospeso e poi revocato la cessione del quinto comprendendo il relativo debito nel complessivo generale. Il patrimonio del consumatore era composto da una nuda proprietà di un piccolo appartamento, una auto del 2015 e della titolarità di una somma di denaro depositata in banca pari a € 7.600. La posizione debitoria invece era determinata dal finanziamento fondiario acceso presso la banca pari a € 160.000, dal finanziamento per acquisto dell’auto pari a € 15.000 e un debito chirografario per sconfinamento verso una banca di € 1.500 oltre interessi. La posizione debitoria complessiva era pertanto pari a circa € 178.000.La famiglia del consumatore era composta da due persone (lo stesso consumatore e la figlia di 8 anni) e le spese per il loro sostentamento dignitoso erano oggettivamente determinate nell’importo mensile di € 1.000,00.
Ciò in base alla indicazioni fornite e della documentazione prodotta compatibili con i parametri di calcolo forniti dall’ISTAT, parametri che tengono conto anche della indicazione geografica e delle dimensioni Comune di residenza.
Così determinata la spesa primaria della famiglia, è stata ricavata la somma mensile derivante dal lavoro dipendente che il consumatore ha potuto mettere a disposizione dei creditori. Pertanto, proponendo la liquidazione del patrimonio, impiegando una somma mensile (circa a € 500,00 al mese) e impegnandosi a mettere a disposizione dei creditori eventuali crediti sorti successivamente (come la tredicesima) il piano proposto è stato ritenuto dal Tribunale adeguato e così omologato.
Sono state rinvenute nel fatto che il consumatore in vista di un impiego pubblico ha acquistato una abitazione ma poi, imprevedibilmente, lo stesso ha dovuto cambiare residenza per lo spostamento della sede di lavoro e così prendere una casa in locazione e dal mancato pagamento della locazione della casa precedente data a sua volta in locazione. Inoltre, ha contribuito all’indebitamento il fatto che la donna doveva mantenere la figlia ed il marito non faceva pervenire il proprio contributo economico.Il finanziamento per l’acquisto dell’auto è stato ritenuto parte delle normali abitudini di vita e quindi non irragionevole.Quindi per il Tribunale di Siena il consumatore non è stato ritenuto colpevole del suo indebitamento.
I crediti privilegiati sono stati soddisfatti al 37% quelli chirografari al 30% e così il consumatore con tale soddisfacimento parziale dei crediti, osservato correttamente il piano, potrà poi ripartire come soggetto economicamente sano.Gabriele Sernesi, legale, consulente Aduc

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Tribunale europeo dei Brevetti a Milano?

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“Milano è senza alcun dubbio una fra le proposte più solide, che il governo è in grado di presentare, come sede del Tribunale europeo dei Brevetti” così il capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Consiglio Regionale Massimo De Rosa. “Questo a patto che le Istituzioni lavorino coese a livello statale, regionale e comunale. Il presidente Fontana, probabilmente indottrinato dalla macchina della propaganda leghista, pare invece abbia preferito fare dell’argomento l’ennesima occasione di sterile polemica con il governo, piuttosto che lavorare per trasformare la candidatura in un’opportunità concreta per la città. Se le istituzioni non lavoreranno unite, difficilmente la candidatura di Milano potrà essere credibile a livello europeo, e questo il presidente Fontana lo deve sapere. Sono mesi che da lui sentiamo solo parole e dichiarazioni contraddittorie e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. La sua Giunta ha trasformato la tanto sbandierata eccellenza lombarda in una barzelletta, è il caso di cominciare a invertire la rotta. A cominciare dal valutare di cogliere questa opportunità” conclude De Rosa.

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Scuola. Maestri diplomati magistrale: per il Tribunale di Pavia non si possono licenziare

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Il giudice ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento di una maestra diplomata magistrale, disposto dopo sentenza negativa, ordinandone la reintegrazione nel posto di lavoro e condannando il ministero dell’Istruzione al risarcimento danni. Questo significa che sui maestri con diploma magistrale non è affatto scritta la parola fine: l’Anief lo ha sempre sostenuto, anche e soprattutto dopo i pareri in contraddizione del Consiglio di Stato. Il parere di Pavia, tra l’altro, si somma a quello recente del Consiglio di Stato che, con l’Ordinanza n. 3237/2020, ha ritenuto meritevoli di approfondimento nel merito le questioni processuali poste con il ricorso patrocinato dagli avvocati Walter Miceli e Nicola Zampieri contro la sentenza TAR dello scorso anno sul diritto all’inserimento in GaE dei docenti con diploma magistrale abilitante. L’udienza di merito è stata fissata al prossimo 12 novembre.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Siamo sempre più convinti, alla luce anche delle tante pronunce favorevoli dei tribunali, l’ultima delle quali a Pavia, che questi docenti vadano collocati nel ruolo che meritano, quindi a tempo indeterminato: non è possibile perdere la loro lunga esperienza professionale, ancora di più oggi che c’è un altissimo numero di cattedre vacanti. La politica deve prendersi le sue responsabilità, andando prima di tutto a sanare la situazione dei diplomati magistrale assunti in ruolo ‘con riserva’, che hanno superato l’anno di prova o che sono in procinto di svolgerlo. Per vincere questa battaglia siamo convinti anche che serva infatti un impianto normativo ad hoc: per questo abbiamo presentato emendamenti al Decreto Scuola e in questi giorni a quello Rilancio”.
Il sindacato autonomo Anief ritiene che debba infatti innescarsi un processo virtuoso, coinvolgendo tutte le parti coinvolte, in modo da permettere la stabilizzazione progressiva di questo personale e, nell’immediato, di garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico, che già si presenta difficoltoso per via del rispetto dei protocolli di sicurezza e dell’esigenza di assicurare lezioni in presenza, senza ricorrere al più alto numero di sempre di contratti a termine, anche da conferire a tanti maestri con diploma magistrale.

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Tribunale di Firenze: Diritti di famiglia rinviati ad ottobre per mancanza di giudici

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Ci dispiace molto dirlo, ma la Giustizia ha dato il peggio di sé in questa emergenza sanitaria, dimostrando chiaramente che il servizio pubblico può essere sospeso, anche in circostanze così drammatiche, senza alcuna responsabilità per la omissione della tutela dei diritti dei cittadini.E’ quanto accade a M. cittadina straniera da oltre sette anni in Italia, che attendeva fiduciosa il giorno 12 maggio, quando era fissata la seconda udienza della sua causa, nella quale il Tribunale di Firenze avrebbe dovuto decidere gli obblighi di mantenimento da parte del padre dei suoi due bambini. Il ricorso era stato depositato nel maggio 2019 (un anno fa!!), la convivenza era cessata, l’accordo non era stato raggiunto, l’ex compagno aveva preferito tornare al Paese di provenienza.
Questa aspettativa fiduciosa di avere il 12 maggio la sicurezza di una somma su cui fare affidamento per poter continuare a vivere in Italia, come la famiglia aveva a suo tempo deciso, è stata recisa dalla fredda e burocratica comunicazione del Presidente del Collegio pervenuta agli avvocati il 30 aprile: “dal momento che mi sono state autorizzate ferie dal 24 aprile al 30 maggio2010, mentre dal giorno 1.06.2020 cesserò dal sevizio, si dispongono i seguenti rinvii d’Ufficio delle udienze innanzi al sottoscritto fissate per il mese di maggio 2020, non avendo provveduto in CSM alla nomina del nuovo Presidente di Sezione, e non potendo i giudici della sezione farsi carico delle udienze medesime, tra l’altro anche a causa della mancata copertura del posto lasciato vacante dal compianto Dott. Florio.” In sintesi: non ci sono giudici per comporre un collegio, tutto rinviato ad ottobre, per la nostra al 15.
“Thank you Claudia for your message. I have just poured myself a glass of wine! The injustice is extraordinary, M…. will be laughing at all of us and the Italian system. But that is no reason to get angry, we just have to forge forward the best we can.” (Grazie Claudia per il tuo messaggio. Mi sono appena versata un bicchiere di vino! L’ingiustizia è straordinaria, M…. rideremo di tutti noi e del sistema italiano. Ma questo non è un motivo per arrabbiarci, dobbiamo solo perseguire il meglio che possiamo). E’ quanto scrive la donna, dimostrando un equilibrio che le fa onore, insieme all’amara tristezza. Ci associamo alle sue parole, di “extraordinary” c’è solo la “injustice”.“I found a paradise for myself here in Florence an affordable home, good school, lovely friends and all of this has been stripped away by Covid 19 and a ridiculous judicial system.” (“Ho trovato un paradiso per me qui a Firenze, una casa economica, una buona scuola, amici adorabili e tutto questo è stato strappato via dal Covid 19 e da un ridicolo sistema giudiziario.”) Dovrà accettare un biglietto di sola andata, per tornare al suo Paese di provenienza, ma ci lascia un testimone che noi accettiamo ed affidiamo a tutte e tutti i cittadini che stanno subendo le medesime ingiustizie e sono tanti.
E’ accettabile che, pur rispettando ferie e pensionamenti il Tribunale non tenga un’udienza di una causa già in corso, in materia alimentare, esclusa dai rinvii, secondo il decreto? Si dibatte tra autorevoli costituzionalisti ed opinionisti se oggi in Italia la Costituzione sia sospesa, non lo è, né lo potrebbe, ma di fatto sono sospesi tutti i nostri diritti se il potere giudiziario preposto alla tutela è paralizzato da un pensionamento, trenta giorni di ferie ed il decesso di un giudice, ma gli altri giudici…. “non possono farsi carico delle udienze medesime ..” , come si legge nella comunicazione del rinvio. Noi riteniamo di no, il giudici che compongono il Tribunale non possono ritenere di avere anch’essi il “diritto” di non farsene carico, perché di diritto in diritto (ferie, carico di lavoro dei magistrati ecc..) non può accadere che l’unico a non avere diritti sia l’ultimo anello della catena, ossia il cittadino, col tradimento della stessa ragione di esistere della funzione pubblica. M. merita una risposta seria, non “ridicola”. (Elisabetta Bavasso e Claudia Moretti, legali, consulenti Aduc)

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Scuola: I ricorsi in tribunale servono: un anno di successi dell’ufficio legale Anief

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Dalla Cassazione al Consiglio di Stato, dalla Corte di appello al Tar: sono importanti le vittorie ottenute nel 2019 per i ricorrenti iscritti al giovane sindacato su politica sociale (precariato, gradoni e ricostruzione di carriera), assegnazione cattedre di sostegno, accesso ai concorsi e valutazione dei titoli, mobilità e contrattazione integrativa. Tra le conseguenze delle campagne giudiziarie, oltre a milioni di euro di risarcimenti per l’abuso dei contratti a termine, si riscontra l’aumento di 400 posti di prof di strumento musicale nei licei, di 1.090 posti di sostegno ex in deroga, del reinserimento del personale cancellato dalle GaE, un nuovo concorso riservato al personale precario per il quale si prefigura un grande contenzioso per via delle esclusioni e una lettera di messa in mora della Commissione Ue sull’aperta procedura d’infrazione dell’Italia per abuso di precariato. La fine di un anno è anche l’opportunità per la valutazione dei risultati raggiunti: quelli che per Anief sono ampiamente positivi. Risultano infatti innumerevoli le sentenze dell’anno che si sta per concludere patrocinate dal sindacato autonomo, non solo con esito favorevole per i lavoratori vessati o privati dei loro diritti. Esemplari sono quelle emesse dalla Cassazione, scritte dagli ermellini della sezione lavoro sul diritto alla ricostruzione di carriera per tutto il periodo pre-ruolo, ma anche sul diritto all’istruzione di ogni alunno con disabilità, per i quali i legali del giovane sindacato hanno ottenuto l’attivazione di centinaia di posti in deroga in base a quanto previsto nel Piano educativo individualizzato. Come storiche appaiono le sentenze del Consiglio sull’illegittimità dell’algoritmo utilizzato nei trasferimenti e quelle sul reinserimento a domanda dei docenti cancellati dalle GaE.

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Il tribunale di Trento decide la causa della docente Motter e dà ragione ai legali Anief

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Sulla ormai famosa “causa Motter” di cui si è occupata anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea riguardo il diritto all’immediata e integrale ricostruzione di carriera computando tutto il servizio preruolo, ha ragione l’Anief. Questo quanto emerge dalla sentenza n. 101/2019 del Tribunale del Lavoro di Trento che rileva come non esistono nel caso concreto le ragioni oggettive invocate dallo Stato italiano e giustificate soltanto in linea di principio dalla CGUE nel medesimo caso deciso a Lussemburgo. Le mansioni svolte dal docente precario sono le medesime rispetto al docente assunto di ruolo e la circostanza che anteriormente allo svolgimento delle prestazioni a tempo determinato un precario non abbia superato un concorso “non comporta di per sé sola che tali prestazioni avessero una qualità inferiore rispetto a quelle dei docenti a tempo indeterminato assunti mediante concorso”. Marcello Pacifico (Anief): dopo questa vittoria, ci aspettiamo tante altre sentenze favorevoli. Anief ricorda ai propri iscritti che è ancora possibile aderire allo specifico ricorso promosso per ottenere l’immediata e integrale ricostruzione di carriera.Il Tribunale del Lavoro di Trento, dunque, ha accolto il ricorso Anief e ordinato al Miur di corrispondere alla docente 10mila Euro di arretrati mai riconosciuti a causa del computo discriminatorio effettuato nel decreto di ricostruzione di carriera condannando, inoltre, il Ministero dell’Istruzione al pagamento di ulteriori 3mila di spese di soccombenza. “Lo avevo dichiarato a caldo – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci abbiamo sempre creduto e abbiamo avuto ragione. I precari svolgono lo stesso servizio dei colleghi di ruolo impegnando le stesse competenze e professionalità; la normativa italiana “raffredda” per diversi anni la progressione di carriera di entrambi, ma non esiste nel concreto alcuna ragione oggettiva che consenta di prediligere l’accesso ai ruoli per concorso rispetto ad altre procedure di reclutamento e non si possono discriminare i precari solo perché il loro servizio è stato svolto con contratti a termine, neanche dopo la loro immissione in ruolo”.

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Torniamo a dare fiducia alla scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Al dirigente scolastico deve essere affidato nuovamente il compito di vigilare,Il maestro di Solofra è stato scarcerato; uno dei suoi avvocati ha affermato come mettendo insieme parole dette in momenti diversi il significato delle stesse cambia notevolmente e purtroppo è quello che è successo. Udir ritiene che la magistratura, nelle esecuzioni delle indagini, dovrebbe tenere maggiormente conto dell’opinione del DS; si ricorda inoltre che il fenomeno del burnout, di recente entrato a far parte dell’elenco dei disturbi medici, non è da sottovalutare. Il sindacato ha chiesto un commento al dottor Vittorio Lodolo D’Oria, massimo esperto in materiaÈ di queste ore la notizia della scarcerazione da parte del Tribunale del Riesame di Napoli del maestro di Solofra, accusato di violenza sessuale nei confronti un alunno dell’asilo in cui insegna religione; come spiega uno dei suoi avvocati, le indagini sono “in corso e noi non ne temiamo di ulteriori, ho visto quelle immagini decine e decine di volte ma non ho visto o ascoltato quello che dice il Pm o che scrive il Gip Fabrizio Ciccone, altro magistrato di grandissimo valore, nell’ordinanza. Se si mettono insieme parole dette in momenti diversi il significato delle stesse cambia notevolmente e purtroppo è quello che è successo. Parliamo di 400 ore di riprese mentre a nostra disposizione ci sono solo una ventina di minuti in cui si concentrano tutti gli episodi contestati. Quindi le parole decontestualizzate dal resto del girato: una cosa è dire ‘ti impicco’ come una minaccia, altra cosa è dirlo con un tono diverso”.Udir, premessa la condanna di casi del genere accertati, ritiene che la magistratura, nelle esecuzioni delle indagini, dovrebbe tenere maggiormente conto dell’opinione del DS; inoltre si ricorda come certe azioni possano essere ricondotti al burnout, di recente entrato a far parte dell’elenco dei disturbi medici. Il sindacato ha chiesto il parere del dottor Vittorio Lodolo D’Oria, massimo esperto in materia, che ha espresso il suo parere anche attraverso la sua pagina personale Facebook.Lodolo D’Oria ha affermato che “è giunta l’ora di smettere di affidare le indagini sui Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS) a inquirenti non addetti ai lavori, altrimenti i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi: coccole scambiate per molestie sessuali e contenimento di disabili per violenze. L’avvocato difensore del maestro di Solofra ha chiesto che i carabinieri del posto vengano sollevati dalle indagini. Ebbene, ciò deve avvenire non solo a Solofra ma ovunque nel Paese. Non sono possibili indagini effettuate da non addetti ai lavoro, che registrano con telecamere nascoste per centinaia di ore (pesca a strascico), operano decontestualizzazioni, selezioni (avverse), estrapolazioni delle videoclip, montano trailer surreali, nonché effettuano trascrizioni drammatizzate e fuorvianti degli atti. Inoltre solo lo 0,1% delle immagini videoregistrate viene proposto e visionato dai giudici, trascurando oltre il 99% dell’attività professionale che, non essendo contestato, è di conseguenza ineccepibile”.“Inoltre – continua il dottor Lodolo D’Oria – dobbiamo poi renderci conto che il fenomeno dei PMS è solo ed esclusivamente italiano, non essendo registrato in nessun altra parte d’Europa: dunque è impossibile concludere che solo in Italia esistono maestre-streghe. Piuttosto si cominci a pensare che sono del tutto inappropriati i metodi d’indagine utilizzati che, così come sono concepiti, non lasciano scampo a nessun indagato”.

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Il caso “lega” fa riflettere

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

“Un partito non può essere cancellato per sentenza giudiziaria né, per analogia, può nascerne uno nuovo per decisione di una Procura. Mi auguro che il tribunale di Genova non faccia pagare a una comunità umana e politica le colpe di singole persone, piaccia o meno la Lega rappresenta un pezzo della storia italiana. Sarebbe un precedente pericoloso. E in ogni caso ritengo la querelle sul partito unico del centrodestra una boutade di fine estate. Abbiamo già conosciuto l’esperienza del partito unico, l’unione tra Fi e An imposta da Berlusconi e mal sopportata dalla destra: ha avuto un successo istantaneo ma breve, si è estinta nell’arco di tre anni. I partiti moderni nascono per convenienza e calcolo mediatico, sono animati da spinte egemoniche invece che da processi culturali e per questo somigliano più a fastidiose annessioni che a svolte rivoluzionarie sostenute dal basso. Meglio che i partiti del centrodestra rimangano distinti con la loro identità, magari federandosi per coordinare meglio le loro attività e guadagnare più credibilità e consenso. La destra per esempio non è replicabile, il percorso, le prospettive, i riferimenti culturali, il progetto sociale non sono assorbibili da alcun altro dei partiti della coalizione e le ondate di successo dell’uno o dell’altro non possono mai far incarnare un’identità diversa a un soggetto politico che non viene da destra e della destra non ha i fondamentali”. E’ quanto dichiara Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, ospite a TgCom24.

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Scuola – Sostegno: l’Istat certifica il boom di ricorsi in tribunale delle famiglie per ottenere le ore di didattica specializzata negate dallo Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Diventa un fenomeno comune, soprattutto nel Sud Italia, quello di vedersi riconoscere le ore settimanali stabilite dalla equipe di medici cui gli uffici scolastici non danno seguito. La tendenza in crescita è rilevata dal report pubblicato dall’Istat, in queste ore, sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado: se si analizzano i cambiamenti di insegnante, ben il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado sono caduti in questa cattiva prassi. Nel report annuale, inoltre, si evidenzia che circa il 9% delle famiglie di alunni con disabilità della scuola primaria e il 5% della secondaria di primo grado hanno presentato negli anni un ricorso per ottenere l’aumento delle ore di sostegno: si sono rivolti al Tribunale civile o al Tar il 6,7% delle famiglie degli alunni della scuola primaria e il 4,7% di quelle della scuola secondaria di primo grado. Nell’a.s. 2016/17, gli alunni con disabilità erano circa 90 mila nella scuola primaria (pari al 3% del totale degli iscritti) e 69 mila nella scuola secondaria di I grado (il 4% del totale): in tutto, circa 3 mila in più rispetto all’anno precedente. Se si considera anche la secondaria di secondo grado i numeri diventano impressionanti: oggi, sono iscritti ad un corso di studi della scuola pubblica circa 280mila alunni, quasi il doppio dei 160mila del 2006. Eppure l’organico di diritto è bloccato al 70% del fabbisogno. E il tentativo di bloccare i posti in deroga è stata bocciata dalla Consulta nel 2010.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Oggi più che mai il diritto all’istruzione rimane ad appannaggio dei tribunali. Lo sa bene l’Anief che con l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ ha permesso a tanti alunni di ottenere quel sostegno che nessuno voleva dare loro. Tutto ha avuto origine con l’articolo 40 della Legge 449/1997, introdotta come provvisoria dei posti in deroga su sostegno, da assegnare con contratto a tempo determinato per garantire il diritto allo studio degli studenti con disabilità, poi reiterata nel tempo: la norma transitoria è stata infatti riproposta nel 2007, sancita nel 2010 e confermata dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza con la Legge 128/2013, che ha portato a 90mila unità di organico, imponendo però sempre la copertura del 30% dei posti di sostegno liberi con supplenze 30 giugno. Oggi l’organico dei docenti di sostegno è di oltre 140 mila docenti, ma più di 40 mila cattedre sempre in deroga: sono queste le ‘forze’, insufficienti, con cui i 280mila alunni con disabilità o problemi di apprendimento dovrebbero vedersi garantito il diritto allo studio. E nemmeno il decreto legislativo n. 66 della Legge 107/2015 fa giustizia. Pensare che lo Stato possa ‘risparmiare’ sui diritti dei più deboli concretizza il vero fallimento del nostro sistema pubblico di istruzione. Ecco perché insistiamo con i ricorsi, la cui crescita è stata ora registrata dall’Istat.
Famiglie, insegnanti, personale Ata, dirigenti e cittadini che intendono vederci chiaro per la mancata nomina dei docenti di sostegno o delle ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche dello Stato possono sempre scrivere all’indirizzo e-mail sostegno@anief.net. Il ricorso per ottenere la stabilizzazione dell’organico di sostegno con la trasformazione dei posti in deroga in posti in organico di diritto fa da corollario all’azione di sensibilizzazione che l’Anief promuove da anni gratuitamente con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, attraverso cui il sindacato promuove ricorsi presso il tribunale.

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Tribunale dell’Aja: condanna Mladic

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

tribunale aja“Non c’è pace senza giustizia e oggi la sentenza dell’Aja rappresenta un atto di giustizia”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, senatore di Centristi per l’Europa a margine della sentenza pronunciata oggi dal Tribunale penale internazionale dell’Aja, che condanna all’ergastolo il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic confermando dieci degli undici capi di imputazione, tra i quali il genocidio compiuto a Srebrenica nel 1995.
” La sentenza mette il punto su una pagina buia e dolorosa della storia recente, che trova nel genocidio di Srebrenica uno dei suoi eventi drammaticamente più simbolici. La condanna all’ergastolo del generale Mladic, incluso il riconoscimento del genocidio compiuto a Srebrenica che chiarisce chi fu l’aggressore e chi la vittima, rappresentava infatti un dovere per la comunità internazionale e in particolare per la comunità Europea, che oggi è più che mai è chiamata mantenere vivo il ricordo, premessa indispensabile per ragionare sul futuro dell’area balcanica. Il nostro impegno non si ferma qui – prosegue Di Biagio – ma deve proseguire per favorire quel processo di stabilizzazione dell’area che prevede un percorso ancora lungo”.
Di Biagio conclude: “Anche l’Italia deve fare la sua parte in questo processo, iniziando dalla ratifica della Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2009 su Srebrenica che, nel proclamare l’11 luglio come giorno di commemorazione del genocidio di Srebrenica, sia l’occasione per favorire una memoria condivisa che lungi dal voler reiterare rancori, rappresenti lo strumento per alimentare e custodire il germe di una pace durevole la cui cura è affidata alle nuove generazioni.”

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Taxi e Uber: Nuova sentenza Tribunale, nuova incertezza, chi vince?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

tribunaleIl tribunale di Roma ha emesso una sentenza diametralmente opposta a quella che in precedenza, stessa sezione in composizione diversa, aveva bloccato i taxi di Uber. La prima parlava di concorrenza sleale che aggirava i vincoli, la seconda prende atto della sospensione di questi vincoli da parte del decreto milleproroghe. Entrambe le sentenze auspicano un cambiamento dell’attuale normativa (21/1992). Contenti e scontenti si sono scambiati opinioni e veleni e uno solo giace sconfitto nell’angolo in attesa che i suoi medici e allevatori decidano di continuare ad alimentarlo: lo Stato di Diritto.
A noi, ovviamente, piace poter chiamare un taxi in qualunque momento e dovunque a prezzi contenuti. Cosi’ come ci piace il fatto che anche questo mercato sia liberalizzato e che, concedendo l’accesso a nuovi imprenditori e lavoratori, porti beneficio anche ai consumatori e all’economia in generale. Ma ci piacerebbe che questo avvenisse in un ambito di regole, semplici e di facile accesso, dove non valgano le rendite di posizione. Per questo abbiamo ritenuto valida la posizione dell’Antitrust che ha sollecitato il legislatore ad esser tale, considerando forme di indennizzo per le “vittime” dell’attuale sistema corporativo, i taxisti che hanno pagato anche centinaia di migliaia di euro (spesso “a nero”) una licenza.
Ma cosi’ non e’. Oggi una nuova sentenza opposta a quella precedente si aggiunge alla giurisprudenza che governa al posto delle leggi. E niente ci dice che domani non potra’ esserci una nuova sentenza che dice il contrario del contrario, e cosi’ via.
Ci domandiamo: ma siamo noi estremisti o il nostro legislatore e’ interessato solo a galleggiare? Forse siamo noi anche incapaci dell’arte del governare? E’ evidente che qualunque decisione venga presa, lascera’ sul terreno degli scontenti. La direzione verso cui deve andare questa decisione e’ solo una, liberalizzazione (almeno fino a che nel nostro Paese c’e’ una maggioranza parlamentare e un governo che si rifanno alle direttive dell’Unione Europea), e prima o poi andra’ presa. Temporeggiare e’ solo alimentazione di sfiducia e disinteressamento sul potere delle istituzioni. A chi giova? Probabilmente a qualcuno che continuera’ a conservare poltrone grazie a questo galleggiamento, ma il Paese? Facciamo appello a coloro che nelle poltrone di siedono per servir le istituzioni e il Paese, perche’ abbiamo un guizzo di iniziativa e di buon senso. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sostegno: per il Tribunale quando il Miur cancella le ore risparmia sulla pelle dell’alunno

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

tribunale-milanoÈ il senso di due Ordinanze emesse dai giudici di Savona, che in tema di sostegno all’alunno in situazione di handicap, il “piano educativo individualizzato”, definito ai sensi dell’art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, obbliga l’amministrazione a garantire il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili”. Una posizione ribadita pochi giorni fa anche dal Consiglio di Stato. E che dà sostanza alla linea dell’Anief, secondo cui la tutela del diritto all’istruzione dei disabili e alla loro integrazione è assicurata da norme imperative da rispettare ab origine.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è per questo che noi abbiamo offerto e continuiamo ad offrire gratuitamente per le famiglie il patrocinio dei nostri legali. Il diritto allo studio, all’integrazione e all’educazione è, infatti, un diritto soggettivo inviolabile, non suscettibile di discrezionalità o affievolimento da parte di chi gestisce la scuola. Qualsiasi motivo ragionieristico che nega ore di sostegno decretate dalle equipe addette, rappresenta un illecito da sovvertire. Per questo impugneremo le decisioni che non dovessero riconoscere le situazioni di grave disabilità. Il sindacato continuerà poi l’azione legale in Europa per convertire in assunzioni le 50mila supplenze annuali su posti liberi di sostegno che il governo si ostina a voler tenere in organico di fatto. La stessa stampa specializzata parla, non a caso, di ‘sostegno azzoppato’: è impossibile non essere d’accordo.

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Alitalia: Dichiarare fallimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

tribunale-milanoPortare i libri in tribunale e dichiarare il fallimento. Dopo il No all’accordo tra sindacati e azienda non rimane che prendere atto di un dissesto che è iniziato decenni fa. In 40 anni l’Alitalia e’ costata al contribuente qualcosa come 7,4 miliardi di euro. Un pozzo senza fondo che ha inghiottito i soldi del contribuente. E’ ora di dire basta a questo sperpero di denaro. Non siamo disponibili a fare i donatori di sangue e consegnare la sacca al Dracula di turno. Commissariare l’Alitalia, liquidarla e iniziare una nuova era, se necessario. D’altronde, sono fallite la PanAm, la TWA, la Sabena e la Swissair, ma si continua a volare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Taxi/Uber: Il Tribunale ha ragione. La politica ha torto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

taxi-romaIl Tribunale di Roma ha dato dieci giorni di tempo ad Uber per bloccare la sua attivita’: accolto il ricorso cautelare per “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi e dei ncc (noleggio con conducente) che non fanno parte della loro piattaforma, nel merito si vedra’ in seguito. Difficile dare torto al Tribunale, a meno che non ci si metta a gridare senza cognizione di diritto (come purtroppo abbiamo letto da alcune parti), come se la legalita’ democratica fosse una questione di desideri e pancia e non di leggi. Che’ quelle vigenti sono chiare, per esercitare il servizio di taxi (a cui e’ assimilabile Uber) occorre una licenza.
Forse sarebbe stato meglio che il giudice avesse atteso, viste le trattative in corso tra tassisti e governo e le leggi in fieri (che a nostro avviso fanno schifo perche’ contrarie alle necessarie liberalizzazioni), perche’ con questo provvedimento ha dato una marcia in piu’ al potere di trattativa delle corporative associazioni di taxisti, ma lasciamo la considerazione e il dubbio all’accademia. La giustizia non puo’ che essere giustizia, sempre! Il problema -gigantesco- e’ la politica. Sotto due aspetti: quella dei cittadini e quella delle istituzioni. Quella dei cittadini ha diverse performance. Quella delle violente manifestazioni delle corporazioni di taxisti. Quella delle bende sugli occhi -sempre dei taxisti- sulla tecnologia e sul mercato che chiede piu’ servizi e meno costi. Quella di chi sostiene l’illegalita’ in corso da parte di Uber. Quella di chi -come noi – guarda al futuro auspicando norme di liberta’ economiche, superamento delle corporazioni senza lasciare vittime sul selciato: liberalizzando e legalizzando i servizi tipo Uber, comunque valorizzando economicamente le attuali licenze dei taxisti che gli stessi hanno pagato centinaia di migliaia di euro proprio grazie ad un’economia basata solo sulla trasmissione famigliare di rendite di posizione.
Quella delle istituzioni, anche qui con diverse performance. Tra quella ottusa del governo a quella liberalizzatoria dell’Antitrust, fino alla sostanziale latitanza del legislatore, che sembra capace solo di attendere le decisioni del governo (rinunciando, di fatto, al suo potere altro rispetto a quello dell’esecutivo).
Certo, siamo abituati alla politica che va avanti dando una sorta di potere legislativo alla giurisprudenza. Ma fino a quando? Visto che qui non si tratta di una bega di quartiere ma di un problema di politica economica generale, con risvolti europei e transnazionali? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tribunale di Como: debiti fiscali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

calandraNonostante la possibilità di “rottamare” le cartelle esattoriali, introdotta con il decreto fiscale n. 193/2016, spesso chi è in difficoltà non ha materialmente la possibilità di accedere a questo strumento in quanto le modalità di pagamento del debito non possono superare le 5 rate entro settembre 2018.Secondo l’Avv. Pasquale Lacalandra del foro di Milano, specializzato in diritto fallimentare e crisi da sovraindebitamento: “Un valido strumento legislativo è rappresentato dalla legge sul Sovraindebitamento (n. 3/2012), che permette di ridurre i debiti, anche di natura fiscale, in relazione alle concrete possibilità del debitore.”
Uno degli ultimi casi è la decisione del Tribunale di Como che ha risolto definitivamente una situazione debitoria di un lavoratore dipendente 48enne, per debiti fiscali relativi a una partecipazione societaria in un’azienda di famiglia. Il debito iniziale di 166 mila euro, maturato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e lievitato successivamente con sanzioni ed interessi a ben 509 mila euro, è stato così concordato e ridotto a 54 mila euro (-89%), attraverso un accordo approvato dalla stessa Agenzia delle Entrate.
L’Avvocato Pasquale Lacalandra, che negli ultimi anni ha seguito diversi casi di Sovraindebitamento fiscale, tra cui la vicenda in questione, commenta: “Nel caso esaminato, se il debitore avesse richiesto la procedura della ‘rottamazione’, avrebbe dovuto restituire il debito iniziale, che, seppur epurato da interessi e sanzioni, ammonta comunque a 166 mila euro. L’unica possibilità per il debitore sarebbe stata la dilazione, ovvero 5 rate da oltre 33mila euro ciascuna. Pertanto la particolarità del caso di sovraindebitamento portato all’attenzione del Tribunale di Como è invece quella di aver raggiunto un accordo con il fisco, e in particolare con l’Agenzia delle Entrate, che ha accettato la somma di 54 mila euro per chiudere la situazione debitoria. L’importo è stato determinato sulla base delle entrate del debitore, rappresentate solo dallo stipendio percepito. In mancanza dell’accordo, il fisco comunque non avrebbe potuto ottenere più di 1/10 dello stesso stipendio. Questo accordo ha quindi un’importanza rilevante anche dal punto di vista sociale, perché permette al debitore di riacquistare un ruolo attivo nell’economia, tutelando allo stesso tempo i diritti del creditore.” (foto: calandra)

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Tribunale di Milano: la mail ha efficacia probatoria anche senza firma

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

tribunale-milanoL’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo ad equiparare, agli effetti giuridici, i documenti informatici muniti di firma digitale ai documenti formati su supporto cartaceo allo scopo di dare valore giuridico ai documenti destinati a circolare nell’ambito della Rete unitaria della pubblica amministrazione (R.U.P.A.), uno dei più importanti progetti intersettoriali realizzati in questo Paese negli ultimi cinquant’anni. Ora il Tribunale di Milano con la sentenza numero 11402/2016, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta, ha stabilito che alle e mail può essere dato sempre pieno valore probatorio, senza che a nulla rilevi il fatto che esse siano prive di sottoscrizione qualificata. Infatti, ha ricordato che il regolamento EIDAS dell’Unione Europea, numero 910 del 2014, all’articolo 46 precisa a chiare lettere che il solo motivo della semplice firma elettronica di un documento non è circostanza sufficiente a privare lo stesso dei suoi effetti giuridici e della sua ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali. L’aggettivo «informatico» qualifica il «documento» come scritto su un supporto diverso dalla carta: il documento informatico è infatti un documento scritto su un supporto informatico. Come il documento scritto su carta (o su un qualsiasi altro supporto) il documento informatico svolge nell’ordinamento giuridico la funzione di conservare nel tempo un atto o un fatto (dato) giuridicamente rilevanti. Nel caso di specie, proprio la carenza di sottoscrizione era stata addotta come argomento di opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per ottenere il pagamento di alcune fatture per compensi derivanti da un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica. Più nel dettaglio i giudici hanno argomentato tale posizione ricordando, innanzitutto, quanto prescritto dall’articolo 21 del codice dell’amministrazione digitale di cui al d.lgs. n. 82/2005, secondo il quale se al documento informatico è apposta una firma elettronica, esso soddisfa il requisito della forma scritta e può essere liberamente valutato in giudizio sul piano probatorio alla luce delle sue caratteristiche oggettive di qualità, di sicurezza, di integrità e di immodificabilità. Inoltre per il Tribunale non può non considerarsi che nel regolamento EIDAS è contenuto anche un principio di non discriminazione tra firma elettronica e firma materiale e che alla prima “non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate” (art. 25). A tutto ciò si aggiunge che, ai sensi delle previsioni dell’articolo 3 del predetto regolamento, se l’e-mail è inviata da un indirizzo che può essere riferito ad una certa società, quest’ultimo deve essere considerato come una firma elettronica. E se è vero che chiunque può modificare i caratteri che compongono un’e-mail, è anche vero che nel caso di specie non era stato né ipotizzato né tanto meno provato che ciò fosse avvenuto. In conclusione si evidenzia inoltre, che la firma digitale,come strumento alternativo alla sottoscrizione autografa, è uno strumento già vecchio, ideato alla fine degli anni Settanta e destinato ad essere soppiantato, a breve, dalla firma grafometrica; l’unica in grado di associare all’unicità del segno grafico apposto di pugno dall’autore del documento la sicurezza dei sistemi di cifratura a doppia chiave e, contemporaneamente, la compatibilità del sistema con un sistema di archiviazione basato esclusivamente su documenti informatici.

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Bambini nati tramite la maternità surrogata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

corte-di-appello-di-milanoUn importante provvedimento assunto dalla Corte di Appello di Milano ha ordinato all’Ufficiale di Stato civile milanese di trascrivere integralmente nel registro degli atti di nascita i certificati di due gemellini nati negli Stati Uniti grazie alla tecnica della “gestazione
per altri”. Ciascuno dei due bimbi è figlio biologico di due padri italiani diversi, coniugati tra loro e soci dell’associazione Famiglie Arcobaleno. I bambini, che sono figli di entrambi i papà negli Stati Uniti, rimangono figli del solo papa biologico – come indicato negli atti di nascita -, benché riportino il cognome (doppio) di entrambi i papà e nonostante siano definiti “gemelli” nella sentenza di cui in oggetto. L’Ufficiale di Stato civile milanese aveva rifiutato la richiesta dei genitori ritenendola contraria all’ordine pubblico, perché i bambini erano nati per il tramite della maternità surrogata (tecnica riproduttiva vietata in Italia dalla legge 40) e perché riportavano i cognomi di entrambi i papà. Dalla mancata richiesta di trascrizione discendeva che i bambini non potevano provare di essere riconosciuti in Italia come figli dai loro padri e, quindi, non potevano godere della cittadinanza italiana, con tutte le connesse difficoltà. Il Tribunale in primo grado aveva rigettato il ricorso dei papà, i quali non dandosi per vinti, hanno deciso di impugnare il provvedimento denunciandone l’ingiustizia al giudice di grado superiore. Secondo la Corte di appello, gli atti di nascita dei due gemelli non contrastano con l’ordine pubblico, ed evidenziano che il compito del Giudice è quello di salvaguardare l’interesse preminente dei minori, il quale – come già affermato dalla Corte di Cassazione 19599/2016 – si sostanzia nel diritto a conservare lo status di figlio, a circolare liberamente nel territorio italiano ed europeo, ad essere rappresentato dal genitore nei rapporti con le istituzioni italiane, e a preservare la propria identità. La Corte d’Appello ha anche evidenziato come diniego dell’Ufficiale di Stato civile violasse il disposto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che presta tutela ai legami familiari a prescindere dal modo in cui sono sorti.Il caso dei due genitori, soci dell’associazione Famiglie Arcobaleno, è stato patrocinato dagli avvocati di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford Manuel Girola e Luca di Gaetano e dal dottorando di ricerca in giurisprudenza Giacomo Cardaci. «Il decreto della Corte di appello
rappresenta un importante passo avanti nella battaglia per il riconoscimento dei rapporti giuridici di filiazione insorti tramite la “gestazione per altri” – afferma il dottorando di ricerca Giacomo Cardaci –. L’ordinamento giuridico deve assicurare uguale protezione e dignità a tutti i bambini. Il merito del risultato raggiunto – continua – va attribuito anche ai genitori dei piccoli gemelli: hanno lottato per la tutela legale dei propri bimbi con la massima trasparenza e con preziosa onestà». «Si tratta di un risultato importante – sottolinea l’Avv. Manuel Girola – poiché è stata ordinata la trascrizione integrale del certificato di nascita dei due rispettivi bimbi: ciascuno di loro avrà dunque il cognome di entrambi i padri e l’indicazione della dicitura “gemello”». Questo sebbene poi, nei fatti, lo Stato italiano riconosce alla nascita solo un genitore, quello biologico.«Qualsiasi sentenza che metta al centro i diritti dei minori, come in questo caso, è per noi un successo e una buona notizia» commenta la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia. «Rimane il paradosso di due gemelli, riconosciuti come tali, che per la legge non hanno gli stessi genitori e quindi non sono giuridicamente fratelli. Ancora una volta tutto questo è la dimostrazione dell’arretratezza delle leggi italiane e del fallimento della politica. Ma noi dobbiamo ringraziare tutte le persone – avvocati, nostri soci, giudici, attivisti – che si muovono all’interno di un quadro complicato per migliorare la rete dei diritti nella società italiana». «A grandi passi si sta facendo strada nel nostro ordinamento il riconoscimento di realtà giuridiche che esistono già all’estero» conclude la Presidente di Rete Lenford avv.ta Maria Grazia Sangalli «I giudici della Cassazione hanno difatti chiarito che il concetto di ordine pubblico, troppo spesso richiamato per impedire l’ingresso in Italia di situazioni giuridiche costituitesi al di fuori dei nostri confini, non è uno strumento di difesa ma un metro per valutare la potenziale violazione di atti stranieri ai valori essenziali del nostro ordinamento e della comunità internazionale. A questo principio si è attenuto anche il tribunale di Napoli che, sempre in un caso seguito da Rete Lenford, ha recentemente ordinato la trascrizione di un certificato di nascita spagnolo di un bambino con entrambe le mamme italiane, escludendo violazioni dell’ordine pubblico e attenendosi al preminente interesse del minore». (foto: tribunale milano)

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Arresto Mori non convalidato

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

arresto moriRoma Ieri sabato 18 Luglio sono stato processato per direttissima dalla Quarta Sezione del Tribunale di Roma in relazione ai fatti gravissimi che hanno coinvolto ieri la nostra città a seguito dei tafferugli di Casale S.Nicola in cui i cittadini residenti sono stati caricati dalla Polizia. Il Giudice della IV sezione, Dr.ssa Di Gioia, ha però “NON CONVALIDATO” l’arresto in quanto considerato non giustificato, mentre stavo solo cercando di difendere le donne che stavano per subire la carica della Polizia. Mi prendo una giornata per spiegare bene i fatti che saranno peraltro documentati anche nei prossimi giorni con la distribuzione dei video e dei fatti avvenuti a S.Nicola nella data tanto temuta di venerdì 17. Da un lato voglio dire di essere letteralmente felice e soddisfatto per la sentenza che ha riconosciuto la giustezza del mio comportamento e ha sconfessato il comportamento delle forze dell’ordine quanto meno nei miei confronti e allo stesso tempo mantengo comunque la fiducia e il rispetto proprio verso quegli Uomini dello Stato come i dirigenti e i funzionari del Commissariato Primavalle che hanno operato l’intervento di S.Nicola, un intervento difficile “umanamente”, e per arresto mori1questo a loro va la mia totale solidarietà e conferma del rispetto e deferenza Al contrario debbo dire che ho letto con sconcerto le parole del Prefetto di Roma, Dr. Franco Gabrielli, che avrebbe dichiarato, dopo i fatti e dopo le misure prese nei confronti degli arrestati da parte degli uomini di cui egli aveva la responsabilità per competenza dirigenziale, “auspico che queste persone abbiano sulla propria fedina penale le cose di cui si sono macchiate”. Queste affermazioni effettuate in modo sconsiderato da una figura istituzionale non potrebbero che essere destinate ad un‘Autorità Giudiziaria” e per questo, se non smentite, potrebbero configurare un vero e proprio tentativo di condizionare il giudizio processuale, fatto gravissimo e sconosciuto in Italia da decenni.
Il Prefetto di Roma ha l’onere verso tutti i cittadini di Roma di parlare da “Uomo di Stato” e non da “Uomo di Parte”. Adesso auspico che il mio movimento chieda le dimissioni del Prefetto Gabrielli. Lo ha comunicato l’Avv. Giorgio Mori coordinatore di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Municipio XV e titolare Dipartimento Immigrazione, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Roma. (foto arresto mori)

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Fallimenti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2015

impreseFallimenti in forte calo in Italia nei primi sei mesi dell’anno. Le imprese che hanno portato i libri in Tribunale sono state infatti 7.293, un calo del 10%, equivalente a 808 casi in meno, rispetto a giugno 2014. Una bella notizia per le nostre imprese dopo un lungo periodo in cui il numero dei fallimenti è stato in continua crescita.Nel primo semestre del 2015 in media sono fallite 53 imprese ogni giorno, poco più di 2 imprese ogni ora. Rispetto a giugno 2009 la percentuale dei fallimenti è in aumento del 58,8%, contro il +79% di un anno fa, un altro dato che sottolinea un segnale di ripresa economica delle nostre imprese.Un cambio di trend positivo, quello dei fallimenti, confermato dai numeri. Dal 2009 ad oggi (tranne che nel 2012) il numero di fallimenti registrati nel secondo trimestre dell’anno è sempre stato in crescita, fino al netto calo del 2015. Erano 2.391 nel 2009, 3.001 nel 2010, 3.411 nel 2011, 3.109 nel 2012, 3.727 nel 2013. Record negativo per il 2014, a quota 4.278. E poi i 3490 di luglio 2015.Il 2014 si è chiuso con la cifra record di 15.605 fallimenti, dal 2009 a oggi invece si contano circa 82.500 mila imprese che hanno portato i libri in tribunale.E’ la fotografia dell’Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata al secondo trimestre 2015, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.

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