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Il caso “lega” fa riflettere

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

“Un partito non può essere cancellato per sentenza giudiziaria né, per analogia, può nascerne uno nuovo per decisione di una Procura. Mi auguro che il tribunale di Genova non faccia pagare a una comunità umana e politica le colpe di singole persone, piaccia o meno la Lega rappresenta un pezzo della storia italiana. Sarebbe un precedente pericoloso. E in ogni caso ritengo la querelle sul partito unico del centrodestra una boutade di fine estate. Abbiamo già conosciuto l’esperienza del partito unico, l’unione tra Fi e An imposta da Berlusconi e mal sopportata dalla destra: ha avuto un successo istantaneo ma breve, si è estinta nell’arco di tre anni. I partiti moderni nascono per convenienza e calcolo mediatico, sono animati da spinte egemoniche invece che da processi culturali e per questo somigliano più a fastidiose annessioni che a svolte rivoluzionarie sostenute dal basso. Meglio che i partiti del centrodestra rimangano distinti con la loro identità, magari federandosi per coordinare meglio le loro attività e guadagnare più credibilità e consenso. La destra per esempio non è replicabile, il percorso, le prospettive, i riferimenti culturali, il progetto sociale non sono assorbibili da alcun altro dei partiti della coalizione e le ondate di successo dell’uno o dell’altro non possono mai far incarnare un’identità diversa a un soggetto politico che non viene da destra e della destra non ha i fondamentali”. E’ quanto dichiara Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, ospite a TgCom24.

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Scuola – Sostegno: l’Istat certifica il boom di ricorsi in tribunale delle famiglie per ottenere le ore di didattica specializzata negate dallo Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Diventa un fenomeno comune, soprattutto nel Sud Italia, quello di vedersi riconoscere le ore settimanali stabilite dalla equipe di medici cui gli uffici scolastici non danno seguito. La tendenza in crescita è rilevata dal report pubblicato dall’Istat, in queste ore, sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado: se si analizzano i cambiamenti di insegnante, ben il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado sono caduti in questa cattiva prassi. Nel report annuale, inoltre, si evidenzia che circa il 9% delle famiglie di alunni con disabilità della scuola primaria e il 5% della secondaria di primo grado hanno presentato negli anni un ricorso per ottenere l’aumento delle ore di sostegno: si sono rivolti al Tribunale civile o al Tar il 6,7% delle famiglie degli alunni della scuola primaria e il 4,7% di quelle della scuola secondaria di primo grado. Nell’a.s. 2016/17, gli alunni con disabilità erano circa 90 mila nella scuola primaria (pari al 3% del totale degli iscritti) e 69 mila nella scuola secondaria di I grado (il 4% del totale): in tutto, circa 3 mila in più rispetto all’anno precedente. Se si considera anche la secondaria di secondo grado i numeri diventano impressionanti: oggi, sono iscritti ad un corso di studi della scuola pubblica circa 280mila alunni, quasi il doppio dei 160mila del 2006. Eppure l’organico di diritto è bloccato al 70% del fabbisogno. E il tentativo di bloccare i posti in deroga è stata bocciata dalla Consulta nel 2010.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Oggi più che mai il diritto all’istruzione rimane ad appannaggio dei tribunali. Lo sa bene l’Anief che con l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ ha permesso a tanti alunni di ottenere quel sostegno che nessuno voleva dare loro. Tutto ha avuto origine con l’articolo 40 della Legge 449/1997, introdotta come provvisoria dei posti in deroga su sostegno, da assegnare con contratto a tempo determinato per garantire il diritto allo studio degli studenti con disabilità, poi reiterata nel tempo: la norma transitoria è stata infatti riproposta nel 2007, sancita nel 2010 e confermata dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza con la Legge 128/2013, che ha portato a 90mila unità di organico, imponendo però sempre la copertura del 30% dei posti di sostegno liberi con supplenze 30 giugno. Oggi l’organico dei docenti di sostegno è di oltre 140 mila docenti, ma più di 40 mila cattedre sempre in deroga: sono queste le ‘forze’, insufficienti, con cui i 280mila alunni con disabilità o problemi di apprendimento dovrebbero vedersi garantito il diritto allo studio. E nemmeno il decreto legislativo n. 66 della Legge 107/2015 fa giustizia. Pensare che lo Stato possa ‘risparmiare’ sui diritti dei più deboli concretizza il vero fallimento del nostro sistema pubblico di istruzione. Ecco perché insistiamo con i ricorsi, la cui crescita è stata ora registrata dall’Istat.
Famiglie, insegnanti, personale Ata, dirigenti e cittadini che intendono vederci chiaro per la mancata nomina dei docenti di sostegno o delle ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche dello Stato possono sempre scrivere all’indirizzo e-mail sostegno@anief.net. Il ricorso per ottenere la stabilizzazione dell’organico di sostegno con la trasformazione dei posti in deroga in posti in organico di diritto fa da corollario all’azione di sensibilizzazione che l’Anief promuove da anni gratuitamente con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, attraverso cui il sindacato promuove ricorsi presso il tribunale.

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Tribunale dell’Aja: condanna Mladic

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

tribunale aja“Non c’è pace senza giustizia e oggi la sentenza dell’Aja rappresenta un atto di giustizia”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, senatore di Centristi per l’Europa a margine della sentenza pronunciata oggi dal Tribunale penale internazionale dell’Aja, che condanna all’ergastolo il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic confermando dieci degli undici capi di imputazione, tra i quali il genocidio compiuto a Srebrenica nel 1995.
” La sentenza mette il punto su una pagina buia e dolorosa della storia recente, che trova nel genocidio di Srebrenica uno dei suoi eventi drammaticamente più simbolici. La condanna all’ergastolo del generale Mladic, incluso il riconoscimento del genocidio compiuto a Srebrenica che chiarisce chi fu l’aggressore e chi la vittima, rappresentava infatti un dovere per la comunità internazionale e in particolare per la comunità Europea, che oggi è più che mai è chiamata mantenere vivo il ricordo, premessa indispensabile per ragionare sul futuro dell’area balcanica. Il nostro impegno non si ferma qui – prosegue Di Biagio – ma deve proseguire per favorire quel processo di stabilizzazione dell’area che prevede un percorso ancora lungo”.
Di Biagio conclude: “Anche l’Italia deve fare la sua parte in questo processo, iniziando dalla ratifica della Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2009 su Srebrenica che, nel proclamare l’11 luglio come giorno di commemorazione del genocidio di Srebrenica, sia l’occasione per favorire una memoria condivisa che lungi dal voler reiterare rancori, rappresenti lo strumento per alimentare e custodire il germe di una pace durevole la cui cura è affidata alle nuove generazioni.”

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Taxi e Uber: Nuova sentenza Tribunale, nuova incertezza, chi vince?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

tribunaleIl tribunale di Roma ha emesso una sentenza diametralmente opposta a quella che in precedenza, stessa sezione in composizione diversa, aveva bloccato i taxi di Uber. La prima parlava di concorrenza sleale che aggirava i vincoli, la seconda prende atto della sospensione di questi vincoli da parte del decreto milleproroghe. Entrambe le sentenze auspicano un cambiamento dell’attuale normativa (21/1992). Contenti e scontenti si sono scambiati opinioni e veleni e uno solo giace sconfitto nell’angolo in attesa che i suoi medici e allevatori decidano di continuare ad alimentarlo: lo Stato di Diritto.
A noi, ovviamente, piace poter chiamare un taxi in qualunque momento e dovunque a prezzi contenuti. Cosi’ come ci piace il fatto che anche questo mercato sia liberalizzato e che, concedendo l’accesso a nuovi imprenditori e lavoratori, porti beneficio anche ai consumatori e all’economia in generale. Ma ci piacerebbe che questo avvenisse in un ambito di regole, semplici e di facile accesso, dove non valgano le rendite di posizione. Per questo abbiamo ritenuto valida la posizione dell’Antitrust che ha sollecitato il legislatore ad esser tale, considerando forme di indennizzo per le “vittime” dell’attuale sistema corporativo, i taxisti che hanno pagato anche centinaia di migliaia di euro (spesso “a nero”) una licenza.
Ma cosi’ non e’. Oggi una nuova sentenza opposta a quella precedente si aggiunge alla giurisprudenza che governa al posto delle leggi. E niente ci dice che domani non potra’ esserci una nuova sentenza che dice il contrario del contrario, e cosi’ via.
Ci domandiamo: ma siamo noi estremisti o il nostro legislatore e’ interessato solo a galleggiare? Forse siamo noi anche incapaci dell’arte del governare? E’ evidente che qualunque decisione venga presa, lascera’ sul terreno degli scontenti. La direzione verso cui deve andare questa decisione e’ solo una, liberalizzazione (almeno fino a che nel nostro Paese c’e’ una maggioranza parlamentare e un governo che si rifanno alle direttive dell’Unione Europea), e prima o poi andra’ presa. Temporeggiare e’ solo alimentazione di sfiducia e disinteressamento sul potere delle istituzioni. A chi giova? Probabilmente a qualcuno che continuera’ a conservare poltrone grazie a questo galleggiamento, ma il Paese? Facciamo appello a coloro che nelle poltrone di siedono per servir le istituzioni e il Paese, perche’ abbiamo un guizzo di iniziativa e di buon senso. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sostegno: per il Tribunale quando il Miur cancella le ore risparmia sulla pelle dell’alunno

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

tribunale-milanoÈ il senso di due Ordinanze emesse dai giudici di Savona, che in tema di sostegno all’alunno in situazione di handicap, il “piano educativo individualizzato”, definito ai sensi dell’art. 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, obbliga l’amministrazione a garantire il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili”. Una posizione ribadita pochi giorni fa anche dal Consiglio di Stato. E che dà sostanza alla linea dell’Anief, secondo cui la tutela del diritto all’istruzione dei disabili e alla loro integrazione è assicurata da norme imperative da rispettare ab origine.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è per questo che noi abbiamo offerto e continuiamo ad offrire gratuitamente per le famiglie il patrocinio dei nostri legali. Il diritto allo studio, all’integrazione e all’educazione è, infatti, un diritto soggettivo inviolabile, non suscettibile di discrezionalità o affievolimento da parte di chi gestisce la scuola. Qualsiasi motivo ragionieristico che nega ore di sostegno decretate dalle equipe addette, rappresenta un illecito da sovvertire. Per questo impugneremo le decisioni che non dovessero riconoscere le situazioni di grave disabilità. Il sindacato continuerà poi l’azione legale in Europa per convertire in assunzioni le 50mila supplenze annuali su posti liberi di sostegno che il governo si ostina a voler tenere in organico di fatto. La stessa stampa specializzata parla, non a caso, di ‘sostegno azzoppato’: è impossibile non essere d’accordo.

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Alitalia: Dichiarare fallimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

tribunale-milanoPortare i libri in tribunale e dichiarare il fallimento. Dopo il No all’accordo tra sindacati e azienda non rimane che prendere atto di un dissesto che è iniziato decenni fa. In 40 anni l’Alitalia e’ costata al contribuente qualcosa come 7,4 miliardi di euro. Un pozzo senza fondo che ha inghiottito i soldi del contribuente. E’ ora di dire basta a questo sperpero di denaro. Non siamo disponibili a fare i donatori di sangue e consegnare la sacca al Dracula di turno. Commissariare l’Alitalia, liquidarla e iniziare una nuova era, se necessario. D’altronde, sono fallite la PanAm, la TWA, la Sabena e la Swissair, ma si continua a volare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Taxi/Uber: Il Tribunale ha ragione. La politica ha torto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

taxi-romaIl Tribunale di Roma ha dato dieci giorni di tempo ad Uber per bloccare la sua attivita’: accolto il ricorso cautelare per “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi e dei ncc (noleggio con conducente) che non fanno parte della loro piattaforma, nel merito si vedra’ in seguito. Difficile dare torto al Tribunale, a meno che non ci si metta a gridare senza cognizione di diritto (come purtroppo abbiamo letto da alcune parti), come se la legalita’ democratica fosse una questione di desideri e pancia e non di leggi. Che’ quelle vigenti sono chiare, per esercitare il servizio di taxi (a cui e’ assimilabile Uber) occorre una licenza.
Forse sarebbe stato meglio che il giudice avesse atteso, viste le trattative in corso tra tassisti e governo e le leggi in fieri (che a nostro avviso fanno schifo perche’ contrarie alle necessarie liberalizzazioni), perche’ con questo provvedimento ha dato una marcia in piu’ al potere di trattativa delle corporative associazioni di taxisti, ma lasciamo la considerazione e il dubbio all’accademia. La giustizia non puo’ che essere giustizia, sempre! Il problema -gigantesco- e’ la politica. Sotto due aspetti: quella dei cittadini e quella delle istituzioni. Quella dei cittadini ha diverse performance. Quella delle violente manifestazioni delle corporazioni di taxisti. Quella delle bende sugli occhi -sempre dei taxisti- sulla tecnologia e sul mercato che chiede piu’ servizi e meno costi. Quella di chi sostiene l’illegalita’ in corso da parte di Uber. Quella di chi -come noi – guarda al futuro auspicando norme di liberta’ economiche, superamento delle corporazioni senza lasciare vittime sul selciato: liberalizzando e legalizzando i servizi tipo Uber, comunque valorizzando economicamente le attuali licenze dei taxisti che gli stessi hanno pagato centinaia di migliaia di euro proprio grazie ad un’economia basata solo sulla trasmissione famigliare di rendite di posizione.
Quella delle istituzioni, anche qui con diverse performance. Tra quella ottusa del governo a quella liberalizzatoria dell’Antitrust, fino alla sostanziale latitanza del legislatore, che sembra capace solo di attendere le decisioni del governo (rinunciando, di fatto, al suo potere altro rispetto a quello dell’esecutivo).
Certo, siamo abituati alla politica che va avanti dando una sorta di potere legislativo alla giurisprudenza. Ma fino a quando? Visto che qui non si tratta di una bega di quartiere ma di un problema di politica economica generale, con risvolti europei e transnazionali? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tribunale di Como: debiti fiscali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

calandraNonostante la possibilità di “rottamare” le cartelle esattoriali, introdotta con il decreto fiscale n. 193/2016, spesso chi è in difficoltà non ha materialmente la possibilità di accedere a questo strumento in quanto le modalità di pagamento del debito non possono superare le 5 rate entro settembre 2018.Secondo l’Avv. Pasquale Lacalandra del foro di Milano, specializzato in diritto fallimentare e crisi da sovraindebitamento: “Un valido strumento legislativo è rappresentato dalla legge sul Sovraindebitamento (n. 3/2012), che permette di ridurre i debiti, anche di natura fiscale, in relazione alle concrete possibilità del debitore.”
Uno degli ultimi casi è la decisione del Tribunale di Como che ha risolto definitivamente una situazione debitoria di un lavoratore dipendente 48enne, per debiti fiscali relativi a una partecipazione societaria in un’azienda di famiglia. Il debito iniziale di 166 mila euro, maturato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e lievitato successivamente con sanzioni ed interessi a ben 509 mila euro, è stato così concordato e ridotto a 54 mila euro (-89%), attraverso un accordo approvato dalla stessa Agenzia delle Entrate.
L’Avvocato Pasquale Lacalandra, che negli ultimi anni ha seguito diversi casi di Sovraindebitamento fiscale, tra cui la vicenda in questione, commenta: “Nel caso esaminato, se il debitore avesse richiesto la procedura della ‘rottamazione’, avrebbe dovuto restituire il debito iniziale, che, seppur epurato da interessi e sanzioni, ammonta comunque a 166 mila euro. L’unica possibilità per il debitore sarebbe stata la dilazione, ovvero 5 rate da oltre 33mila euro ciascuna. Pertanto la particolarità del caso di sovraindebitamento portato all’attenzione del Tribunale di Como è invece quella di aver raggiunto un accordo con il fisco, e in particolare con l’Agenzia delle Entrate, che ha accettato la somma di 54 mila euro per chiudere la situazione debitoria. L’importo è stato determinato sulla base delle entrate del debitore, rappresentate solo dallo stipendio percepito. In mancanza dell’accordo, il fisco comunque non avrebbe potuto ottenere più di 1/10 dello stesso stipendio. Questo accordo ha quindi un’importanza rilevante anche dal punto di vista sociale, perché permette al debitore di riacquistare un ruolo attivo nell’economia, tutelando allo stesso tempo i diritti del creditore.” (foto: calandra)

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Tribunale di Milano: la mail ha efficacia probatoria anche senza firma

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

tribunale-milanoL’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo ad equiparare, agli effetti giuridici, i documenti informatici muniti di firma digitale ai documenti formati su supporto cartaceo allo scopo di dare valore giuridico ai documenti destinati a circolare nell’ambito della Rete unitaria della pubblica amministrazione (R.U.P.A.), uno dei più importanti progetti intersettoriali realizzati in questo Paese negli ultimi cinquant’anni. Ora il Tribunale di Milano con la sentenza numero 11402/2016, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta, ha stabilito che alle e mail può essere dato sempre pieno valore probatorio, senza che a nulla rilevi il fatto che esse siano prive di sottoscrizione qualificata. Infatti, ha ricordato che il regolamento EIDAS dell’Unione Europea, numero 910 del 2014, all’articolo 46 precisa a chiare lettere che il solo motivo della semplice firma elettronica di un documento non è circostanza sufficiente a privare lo stesso dei suoi effetti giuridici e della sua ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali. L’aggettivo «informatico» qualifica il «documento» come scritto su un supporto diverso dalla carta: il documento informatico è infatti un documento scritto su un supporto informatico. Come il documento scritto su carta (o su un qualsiasi altro supporto) il documento informatico svolge nell’ordinamento giuridico la funzione di conservare nel tempo un atto o un fatto (dato) giuridicamente rilevanti. Nel caso di specie, proprio la carenza di sottoscrizione era stata addotta come argomento di opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per ottenere il pagamento di alcune fatture per compensi derivanti da un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica. Più nel dettaglio i giudici hanno argomentato tale posizione ricordando, innanzitutto, quanto prescritto dall’articolo 21 del codice dell’amministrazione digitale di cui al d.lgs. n. 82/2005, secondo il quale se al documento informatico è apposta una firma elettronica, esso soddisfa il requisito della forma scritta e può essere liberamente valutato in giudizio sul piano probatorio alla luce delle sue caratteristiche oggettive di qualità, di sicurezza, di integrità e di immodificabilità. Inoltre per il Tribunale non può non considerarsi che nel regolamento EIDAS è contenuto anche un principio di non discriminazione tra firma elettronica e firma materiale e che alla prima “non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate” (art. 25). A tutto ciò si aggiunge che, ai sensi delle previsioni dell’articolo 3 del predetto regolamento, se l’e-mail è inviata da un indirizzo che può essere riferito ad una certa società, quest’ultimo deve essere considerato come una firma elettronica. E se è vero che chiunque può modificare i caratteri che compongono un’e-mail, è anche vero che nel caso di specie non era stato né ipotizzato né tanto meno provato che ciò fosse avvenuto. In conclusione si evidenzia inoltre, che la firma digitale,come strumento alternativo alla sottoscrizione autografa, è uno strumento già vecchio, ideato alla fine degli anni Settanta e destinato ad essere soppiantato, a breve, dalla firma grafometrica; l’unica in grado di associare all’unicità del segno grafico apposto di pugno dall’autore del documento la sicurezza dei sistemi di cifratura a doppia chiave e, contemporaneamente, la compatibilità del sistema con un sistema di archiviazione basato esclusivamente su documenti informatici.

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Bambini nati tramite la maternità surrogata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

corte-di-appello-di-milanoUn importante provvedimento assunto dalla Corte di Appello di Milano ha ordinato all’Ufficiale di Stato civile milanese di trascrivere integralmente nel registro degli atti di nascita i certificati di due gemellini nati negli Stati Uniti grazie alla tecnica della “gestazione
per altri”. Ciascuno dei due bimbi è figlio biologico di due padri italiani diversi, coniugati tra loro e soci dell’associazione Famiglie Arcobaleno. I bambini, che sono figli di entrambi i papà negli Stati Uniti, rimangono figli del solo papa biologico – come indicato negli atti di nascita -, benché riportino il cognome (doppio) di entrambi i papà e nonostante siano definiti “gemelli” nella sentenza di cui in oggetto. L’Ufficiale di Stato civile milanese aveva rifiutato la richiesta dei genitori ritenendola contraria all’ordine pubblico, perché i bambini erano nati per il tramite della maternità surrogata (tecnica riproduttiva vietata in Italia dalla legge 40) e perché riportavano i cognomi di entrambi i papà. Dalla mancata richiesta di trascrizione discendeva che i bambini non potevano provare di essere riconosciuti in Italia come figli dai loro padri e, quindi, non potevano godere della cittadinanza italiana, con tutte le connesse difficoltà. Il Tribunale in primo grado aveva rigettato il ricorso dei papà, i quali non dandosi per vinti, hanno deciso di impugnare il provvedimento denunciandone l’ingiustizia al giudice di grado superiore. Secondo la Corte di appello, gli atti di nascita dei due gemelli non contrastano con l’ordine pubblico, ed evidenziano che il compito del Giudice è quello di salvaguardare l’interesse preminente dei minori, il quale – come già affermato dalla Corte di Cassazione 19599/2016 – si sostanzia nel diritto a conservare lo status di figlio, a circolare liberamente nel territorio italiano ed europeo, ad essere rappresentato dal genitore nei rapporti con le istituzioni italiane, e a preservare la propria identità. La Corte d’Appello ha anche evidenziato come diniego dell’Ufficiale di Stato civile violasse il disposto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che presta tutela ai legami familiari a prescindere dal modo in cui sono sorti.Il caso dei due genitori, soci dell’associazione Famiglie Arcobaleno, è stato patrocinato dagli avvocati di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford Manuel Girola e Luca di Gaetano e dal dottorando di ricerca in giurisprudenza Giacomo Cardaci. «Il decreto della Corte di appello
rappresenta un importante passo avanti nella battaglia per il riconoscimento dei rapporti giuridici di filiazione insorti tramite la “gestazione per altri” – afferma il dottorando di ricerca Giacomo Cardaci –. L’ordinamento giuridico deve assicurare uguale protezione e dignità a tutti i bambini. Il merito del risultato raggiunto – continua – va attribuito anche ai genitori dei piccoli gemelli: hanno lottato per la tutela legale dei propri bimbi con la massima trasparenza e con preziosa onestà». «Si tratta di un risultato importante – sottolinea l’Avv. Manuel Girola – poiché è stata ordinata la trascrizione integrale del certificato di nascita dei due rispettivi bimbi: ciascuno di loro avrà dunque il cognome di entrambi i padri e l’indicazione della dicitura “gemello”». Questo sebbene poi, nei fatti, lo Stato italiano riconosce alla nascita solo un genitore, quello biologico.«Qualsiasi sentenza che metta al centro i diritti dei minori, come in questo caso, è per noi un successo e una buona notizia» commenta la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia. «Rimane il paradosso di due gemelli, riconosciuti come tali, che per la legge non hanno gli stessi genitori e quindi non sono giuridicamente fratelli. Ancora una volta tutto questo è la dimostrazione dell’arretratezza delle leggi italiane e del fallimento della politica. Ma noi dobbiamo ringraziare tutte le persone – avvocati, nostri soci, giudici, attivisti – che si muovono all’interno di un quadro complicato per migliorare la rete dei diritti nella società italiana». «A grandi passi si sta facendo strada nel nostro ordinamento il riconoscimento di realtà giuridiche che esistono già all’estero» conclude la Presidente di Rete Lenford avv.ta Maria Grazia Sangalli «I giudici della Cassazione hanno difatti chiarito che il concetto di ordine pubblico, troppo spesso richiamato per impedire l’ingresso in Italia di situazioni giuridiche costituitesi al di fuori dei nostri confini, non è uno strumento di difesa ma un metro per valutare la potenziale violazione di atti stranieri ai valori essenziali del nostro ordinamento e della comunità internazionale. A questo principio si è attenuto anche il tribunale di Napoli che, sempre in un caso seguito da Rete Lenford, ha recentemente ordinato la trascrizione di un certificato di nascita spagnolo di un bambino con entrambe le mamme italiane, escludendo violazioni dell’ordine pubblico e attenendosi al preminente interesse del minore». (foto: tribunale milano)

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Arresto Mori non convalidato

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

arresto moriRoma Ieri sabato 18 Luglio sono stato processato per direttissima dalla Quarta Sezione del Tribunale di Roma in relazione ai fatti gravissimi che hanno coinvolto ieri la nostra città a seguito dei tafferugli di Casale S.Nicola in cui i cittadini residenti sono stati caricati dalla Polizia. Il Giudice della IV sezione, Dr.ssa Di Gioia, ha però “NON CONVALIDATO” l’arresto in quanto considerato non giustificato, mentre stavo solo cercando di difendere le donne che stavano per subire la carica della Polizia. Mi prendo una giornata per spiegare bene i fatti che saranno peraltro documentati anche nei prossimi giorni con la distribuzione dei video e dei fatti avvenuti a S.Nicola nella data tanto temuta di venerdì 17. Da un lato voglio dire di essere letteralmente felice e soddisfatto per la sentenza che ha riconosciuto la giustezza del mio comportamento e ha sconfessato il comportamento delle forze dell’ordine quanto meno nei miei confronti e allo stesso tempo mantengo comunque la fiducia e il rispetto proprio verso quegli Uomini dello Stato come i dirigenti e i funzionari del Commissariato Primavalle che hanno operato l’intervento di S.Nicola, un intervento difficile “umanamente”, e per arresto mori1questo a loro va la mia totale solidarietà e conferma del rispetto e deferenza Al contrario debbo dire che ho letto con sconcerto le parole del Prefetto di Roma, Dr. Franco Gabrielli, che avrebbe dichiarato, dopo i fatti e dopo le misure prese nei confronti degli arrestati da parte degli uomini di cui egli aveva la responsabilità per competenza dirigenziale, “auspico che queste persone abbiano sulla propria fedina penale le cose di cui si sono macchiate”. Queste affermazioni effettuate in modo sconsiderato da una figura istituzionale non potrebbero che essere destinate ad un‘Autorità Giudiziaria” e per questo, se non smentite, potrebbero configurare un vero e proprio tentativo di condizionare il giudizio processuale, fatto gravissimo e sconosciuto in Italia da decenni.
Il Prefetto di Roma ha l’onere verso tutti i cittadini di Roma di parlare da “Uomo di Stato” e non da “Uomo di Parte”. Adesso auspico che il mio movimento chieda le dimissioni del Prefetto Gabrielli. Lo ha comunicato l’Avv. Giorgio Mori coordinatore di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Municipio XV e titolare Dipartimento Immigrazione, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Roma. (foto arresto mori)

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Fallimenti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2015

impreseFallimenti in forte calo in Italia nei primi sei mesi dell’anno. Le imprese che hanno portato i libri in Tribunale sono state infatti 7.293, un calo del 10%, equivalente a 808 casi in meno, rispetto a giugno 2014. Una bella notizia per le nostre imprese dopo un lungo periodo in cui il numero dei fallimenti è stato in continua crescita.Nel primo semestre del 2015 in media sono fallite 53 imprese ogni giorno, poco più di 2 imprese ogni ora. Rispetto a giugno 2009 la percentuale dei fallimenti è in aumento del 58,8%, contro il +79% di un anno fa, un altro dato che sottolinea un segnale di ripresa economica delle nostre imprese.Un cambio di trend positivo, quello dei fallimenti, confermato dai numeri. Dal 2009 ad oggi (tranne che nel 2012) il numero di fallimenti registrati nel secondo trimestre dell’anno è sempre stato in crescita, fino al netto calo del 2015. Erano 2.391 nel 2009, 3.001 nel 2010, 3.411 nel 2011, 3.109 nel 2012, 3.727 nel 2013. Record negativo per il 2014, a quota 4.278. E poi i 3490 di luglio 2015.Il 2014 si è chiuso con la cifra record di 15.605 fallimenti, dal 2009 a oggi invece si contano circa 82.500 mila imprese che hanno portato i libri in tribunale.E’ la fotografia dell’Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata al secondo trimestre 2015, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.

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Class action. E’ la volta buona?

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2015

universita_degli_studi_di_trentoNon esistono ad oggi statistiche ministeriali che aiutino a tracciare la storia della class action dalla sua introduzione ad oggi. I dati sui quali ci basiamo sono quindi esclusivamente quelli dei quali siamo riusciti a venire in possesso, senza pretesa di esaustivita’. Stando alle statistiche dell’Osservatorio antitrust dell’Università degli Studi di Trento, al 17 giugno 2014 erano state incardinate in Italia 40 azioni di classe. Di queste, 16 sono state dichiarate inammissibili, 9 sono state ammesse, 22 sono ancora in corso e solo tre azioni sono state accolte con sentenza di accertamento/risarcimento/restituzione (il sito pero’ non specifica se le tre accolte siano gia’ divenute definitive o se pendano appello/ricorso in Cassazione).Solo 40 incardinate e solo 3 accolte. Un flop. L’azione di classe, come attualmente disciplinata, non fa nessuna paura alle aziende, non e’ assolutamente idonea a metterle sotto pressione economica e psicologica, non le stimola a maggior correttezza nei confronti dei consumatori nel timore di una condanna severa (economicamente parlando) se questi consumatori si unissero in una class action contro di loro.La proposta di legge passata alla Camera (disegno di legge C.1335, ora al Senato S.1950) e’ sicuramente migliorativa dell’attuale sistema perche’ smantella quell’apparato di “punizioni economiche” per il proponente, che facevano si’ che l’azione venisse scoraggiata (spese legali decisamente superiori rispetto a quelle di una causa individuale, rischio di condanna alle spese e al risarcimento dei danni per lite temeraria in caso di inammissibilita’ della domanda, spese di pubblicita’ dell’azione). Tali punizioni economiche vengono “spostate” sull’azienda, che sara’ tenuta a pagare le spese di eventuali consulenze tecniche, i compensi del “rappresentante comune degli aderenti”, in misura percentuale tenendo conto del numero dei componenti la classe secondo scaglioni predeterminati dalla legge stessa, le spese legali dell’attore maggiorate in ragione delle somme dovute agli aderenti. In caso poi l’azienda condannata non paghi spontaneamente sara’ possibile una esecuzione forzata “collettiva”. La pubblicita’ dell’azione, che nella legge attuale e’ a carico del proponente, verra’ effettuata dalla cancelleria del Tribunale sul sito del ministero della Giustizia. L’azione potra’ essere intrapresa – da un’associazione, un comitato o un singolo componente della classe – per la tutela di “diritti individuali omogenei”, cioe’ per accertare la responsabilita’ di condotte lesive tenute da imprese e enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilita’ e per ottenere la condanna al risarcimento del danno. La disciplina si apre quindi a qualsiasi “diritto individuale omogeneo” mentre finora l’azione di classe e’ stata possibile solo per limitate categorie di diritti (consumeristici e interessi collettivi) e solo in determinati ambiti. Il giudizio si strutturera’, stando al testo attualmente al vaglio del Parlamento, in tre fasi: vaglio del Tribunale sulla ammissibilita’ dell’azione; decisione nel merito; in caso di accoglimento, liquidazione delle somme dovute.
Il potenziale aderente non avra’ bisogno di farsi assistere da un avvocato e potra’ aderire all’azione anche dopo la sentenza di accoglimento (nella terza fase) entro un termine stabilito dal Tribunale.Sara’ inoltre possibile anche proporre una azione collettiva inibitoria per ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazione della condotta, che potrebbe rivelarsi molto utile in ottica “preventiva”, per evitare che una determinata condotta sia protratta cagionando ulteriori danni. In questo caso il Tribunale potra’ avvalersi, ai fini della prova, anche di “dati statistici e di presunzioni semplici”.Si tratta di un disegno di legge sicuramente migliorativo della disciplina attuale, che e’ pero’ ancora solo a meta’ dell’iter parlamentare, e contro il quale le imprese hanno gia’ iniziato una strenua opposizione, che ha gia’ portato il ministro Boschi a “prendere le distanze” (4) dal disegno di legge.Vedremo se il Senato lo confermera’, migliorera’ (dal nostro punto di vista) o lo snaturera’ facendosi condizionare dalla strenua opposizione di Confindustria e dai sostenitori di queste posizioni in Parlamento. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 ottobre 2014

legge-e-giustiziaTra le novità più rilevanti del decreto n. 132/2014 di riforma della giustizia civile pubblicato il 12 settembre 2014 sulla Gazzetta Ufficiale l’obbligo per i Consigli Ordine degli Avvocati di istituire delle Camere Arbitrali che avranno lo scopo di ridurre il notevole contenzioso arretrato attraverso il trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti davanti all’autorità giudiziaria. Per il Tribunale Privato Arbitrale CESCOND si tratta di una Riforma necessaria ma che così com’è impostata non porterà risultati.
“L’utente medio è erroneamente convinto che l’unico modo per ottenere giustizia sia quello di ricorrere in Tribunale. Occupandoci di arbitrato da oltre dieci anni, possiamo dire quanto sia impegnativo diffondere la cultura arbitrale” – dice il Presidente nazionale Cescond, Rocco Guerriero – che prosegue: “In tutti questi anni abbiamo cercato di divulgare questa cultura su tutto il territorio nazionale, attraverso convegni, incontri e seminari, per informare il cittadino che un’altra giustizia è possibile. Le oltre 30.000 clausole arbitrali fatte sottoscrivere fino ad oggi dal nostro Organismo dimostrano che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ora anche il legislatore si è accorto che l’arbitrato potrebbe essere un ottimo strumento per risolvere un’alta percentuale degli oltre 5 milioni di procedimenti pendenti; tuttavia si sarebbe potuto fare di più con il recente decreto legislativo”.Le affermazioni del presidente Guerriero si fondano su molteplici aspetti. Prima di tutto, il 95% degli Arbitrati amministrati da Cescond derivano da clausole compromissorie (lite non insorta) mentre solo il 5% si deve alla sottoscrizione di un compromesso (lite già insorta). Sperare che per una lite pendente, le parti decidano di trasferire la causa dal tribunale all’arbitrato è utopia. Alcuni avvocati e soprattutto la parte inadempiente non ha avrà nessun interesse a trasferire la causa dinnanzi ad un arbitro con il rischio di subire una eventuale condanna in pochi mesi. Preferirà approfittare delle lungaggini processuali.Inoltre con questo decreto, viene leso il principio della libera concorrenza e dell’equiparazione tra pubblico e privato perchè si riconosce un monopolio ai Consigli dell’Ordine Avvocati per gli Arbitrati relativi a lite insorta, tagliando fuori organismi privati che da anni fanno solo questo. In questo modo i Tribunali vedranno aggiungersi al contenzioso arretrato, già molto consistente, anche i procedimenti arbitrali dopo aver creato organismi interni anche per la mediazione.Altresì con la riforma attuale, il legislatore calpesta la natura dell’arbitrato che sta nell’autonomia delle parti di scegliere il collegio giudicante e l’organismo che amministrerà il procedimento. Ove le parti fossero favorevoli, situazione comunque improbabile, saranno comunque costrette a ricorrere all’organismo interno al Tribunale.Infine, non si comprende perché si sia deciso di eliminare un certo numero di professionisti prevedendo che le Camere Arbitrali interne ai Tribunali potranno essere composte solo da avvocati che siano iscritti da tre anni. Questa norma è discriminatoria verso le giovani generazioni di avvocati, oltre ad essere contraria a quanto previsto dal c.p.c. che prevede che Arbitro può essere chiunque abbia la capacità di agire (proprio per rimarcare la natura dell’arbitrato). Solo nel 2014 il Cescond ha formato 460 Arbitri e con assoluta certezza possiamo affermare che i giovani avvocati (e anche i praticanti abilitati) sono più aperti agli strumenti ADR come l’arbitrato e averli esclusi a prescindere è un atto grave.Avremmo auspicato che venisse realizzata piuttosto una campagna mediatica intensa di informazione al cittadino con l’obiettivo di comunicare che in Italia esistono strumenti alternativi al tribunale per la risoluzione delle liti, che sono molto più rapidi ed economici. Ritengo più efficace e semplice educare alla cultura degli strumenti stragiudiziali e non far credere che con questa riforma diminuiranno i contenziosi arretrati. Inoltre avrei insistito sulla Mediazione (oltre all’Arbitrato) che è obbligatoria per gran parte della materia civilistica ma che ancora oggi viene vista solo come un passaggio obbligato prima di arrivare davanti al Giudice, e non come uno strumento importantissimo per evitare che la lite degeneri in controversia legale.

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Mobbing e risarcimento

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano che, con una sentenza del 24 ottobre 2011, ha riconosciuto il danno patrimoniale e non patrimoniale a un lavoratore che era stato mobbizzato. Il Giudice respingendo le doglianze datoriali ha sentenziato che “ Il lavoratore mobbizzato ha diritto al risarcimento del danno anche per i lievi disturbi provocati dall’ansia e dalla depressione. Non è necessario ai fini del ristoro il fatto che il dipendente non abbia avuto bisogno di una cura farmacologica “. In seguito allo stress subito sul luogo di lavoro l’uomo aveva sofferto per più di un anno di ansia e depressione. A favore di tale impostazione aveva quindi chiesto che gli venisse liquidata anche questa voce di danno al di là del fatto che il problema era stato transitorio e che aveva richiesto solo una brevissima psicoterapia senza l’assunzione di psicofarmaci. In ogni caso, il Tribunale, rilevando la gravità da parte del datore di lavoro di tal tipo di comportamenti certamente lesivi di beni costituzionalmente protetti, ha ritenuto che il disturbo dell’adattamento provocato dal demansionamento e dal licenziamento illegittimo andava risarcito. Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, tale sentenza certamente una decisione esemplare che potrà invogliare i lavoratori vittime di abusi sul posto di lavoro e costituisce precedente persuasivo e da monito per tutti i datori di lavoro perché possano pensarci non una, ma cento volte prima di umiliare e vessare il proprio dipendente.

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Mediazione civile

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Giustizia

Image by Davide "Dodo" Oliva via Flickr

Buone dichiarazioni quelle del ministro di Giustizia, Paola Severino, in una recente conferenza stampa. “Stiamo lavorando alacremente alla riduzione delle circoscrizioni giudiziarie, alla quale procederemo con gradualità a partire dai giudici di pace e non ci faremo tirare la giacchetta da nessuno. Sarà uno snellimento rilevante e il provvedimento attuativo potrebbe essere uno di quelli di più vicina trattazione in Consiglio dei ministri. Cercheremo la soluzione più oggettiva possibile che tenga conto di esigenze non di carattere localistico”. Ciò significa, ha affermato il presidente Pecoraro dell’A.N.P.A.R. – che ha istituito l’organismo internazionale di conciliazione & arbitrato iscritto al n. 24 nel registro tenuto presso il ministero – che la mediazione e con essa i mediatori, diventeranno ancora più protagonisti per la risoluzione extragiudiziale delle controversie. Grazie alla nostra capillare rete di camere conciliative sull’intero territorio nazionale e ai nostri bravi mediatori, siamo in grado di sostenere come stiamo già facendo, le esigenze locali dei cittadini che hanno interesse a mediare presso le nostre camere conciliative, piuttosto che recarsi presso i tribunali. Con la riduzione delle circoscrizioni giudiziarie dovrebbero avere ulteriori possibilità anche i mediatori fino ad oggi “dormienti”. Una buona notizia quella delle abolizioni delle circoscrizioni che ha entusiasmato i circa 170 tirocinanti iscritti al nostro organismo che – conseguito il titolo ad ottobre c.a. – quasi certamente in meno di tre mesi completeranno il ciclo delle 20 partecipazioni alle sedute di mediazione e di conseguenza essere designati a dirimere controversie in materia civile e commerciale. Nel frattempo, alcuni! di questi sono già assegnatari di camere conciliative.

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Gli uffici e le cancellerie del Tribunale di Roma sono aperti per sole 3 ore al giorno

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2011

Galletti, Vaglio e molti altri Avvocati romani insorgono al Tar di Roma e chiedono l annullamento del provvedimento del presidente del Tribunale che ha limitato gli orari di apertura delle cancellerie e degli uffici. E stato depositato un ricorso al Tar di Roma da parte di un gruppo di avvocati romani che chiedono la l annullamento dei provvedimenti del presidente del Tribunale di Roma che hanno limitato a sole 3 ore al giorno l orario di apertura al pubblico delle cancellerie e degli uffici del Tribunale di Roma. Ad insorgere sono decine di Avvocati romani, capitanati dall Avvocato Mauro Vaglio, consigliere dell Ordine, e difesi dall Avvocato Antonino Galletti, delegato romano OUA e già vincitore a
beneficio dei colleghi del ricorso contro il CNF avverso le specializzazioni, che li rappresenta e difende tutti. Tra i ricorrenti anche l’ex presidente dell Ordine Avv. Alessandro Cassiani oggi Consigliere ed i Consiglieri Pietro Di Tosto e Donatella Ceré (quest ultima anche componente del consiglio giudiziario) La limitazione dell orario di apertura comporta, infatti, un notevole accumulo di lavoro da concentrarsi in un ristretto lasso di tempo e ore di fila e di attesa per i cittadini davanti alle cancellerie ed agli uffici, aperti oramai per sole tre ore al giorno. Inoltre, per gli avvocati che svolgono oggi la propria attività professionale proprio tali sedi, questo provvedimento si traduce in un ostacolo all esercizio della professione, esponendoli a responsabilità rilevanti per eventuali decadenze. Tutti i ricorrenti agiscono nel legittimo interesse a difendere la propria professionalità, ma sopratutto nell interesse dei cittadini che rappresentano ha dichiarato l Avvocato Galletti – Nei provvedimenti impugnati non è addotta alcuna ragione di particolare urgenza o di straordinaria necessità a supporto della limitazione dell apertura al pubblico imposta . Prosegue Galletti: siamo certi che il Tar capitolino, attento e sensibile ai problemi dell avvocatura ed, in particolare, a quelli dell avvocatura romana, riuscirà a liberarci dal triste primato d essere il Tribunale più grande d Europa ed, al contempo, il meno accessibile ai cittadini, con le cancellerie e gli uffici aperti per sole 3 ore al giorno .In definitiva ha aggiunto l Avvocato Vaglio – la sperimentazione imposta dal Presidente del Tribunale e dal dirigente amministrativo, che riguarderà 24 mila professionisti romani e migliaia di cittadini, si rivelerà forse addirittura inutile per espressa ammissione e riconoscimento presidenziale e dirigenziale e si risolverà, infine, con il prevedibile ritorno alla normalità da gennaio, dopo avere provocato immotivatamente il rallentamento all attività giudiziaria tutta e degli avvocati in particolare che rischiano di subire la beffa di vedersi riproporre a breve l ordinario malfunzionamento del sistema, connotato dai normali disservizi e dai cronici ritardi, almeno però spalmati nell arco delle cinque ore di doverosa apertura al pubblico!

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Sciopero al tribunale di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

Roma per mercoledì 22 giugno, dalle 11.00 alle 14.00 il personale amministrativo del Tribunale aderente all’Unione Sindacale di Base P.I. Giustizia ha indetto uno sciopero di tre ore. Lo sciopero rivendica: il potenziamento della pianta organica; la riorganizzazione dell’ufficio alla luce del personale effettivamente presente; la riduzione dell’orario di apertura al pubblico; un adeguato presidio delle forze dell’ordine per il controllo delle Cancellerie; la riduzione delle udienze settimanali commisurate all’effettiva consistenza del personale addetto; il ritiro immediato del protocollo concordato recentemente con la Camera Penale in materia di accesso agli atti giudiziari perché contrario alle norme vigenti ed in quanto espone i lavoratori a provvedimenti di natura penale e disciplinare; la stesura di un documento sulla valutazione dei rischi dei lavoratori che consideri le patologie correlate allo stress da lavoro; una diversa e più sensibile considerazione della Dirigenza sulle esigenze personali e familiari dei dipendenti.

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Tribunale di Roma: personale verso lo sciopero

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2011

500 dipendenti del Tribunale di Roma hanno partecipato ieri mattina all’assemblea ed al presidio indetti dall’Unione Sindacale di Base. Davanti al Tribunale Civile, i lavoratori hanno dato vita ad una rumorosa manifestazione, bloccando per qualche minuto anche il traffico stradale di via Lepanto. L’assemblea ha deliberato di proseguire nelle iniziative di lotta fintanto che non verrà trovata soluzione ai numerosi problemi che affliggono i lavoratori ed il servizio: il notevole aumento dei carichi di lavoro a fronte di un progressivo depotenziamento della pianta organica ed a continui distacchi di personale verso l’Amministrazione centrale; l’introduzione del “processo telematico” che impegnerà il personale in attività supplementari e senza la strumentazione tecnica indispensabile per attuarlo; la recente revoca di numerosi part-time, che incide pesantemente sulla vita di tantissime donne costrette a conciliare i tempi di lavoro con quelli di cura della famiglia e assistenza agli anziani; l’introduzione di nuove attività e mansioni senza che il personale abbia ricevuto alcuna formazione; la mancanza di sicurezza nel luogo di lavoro con frequenti attacchi diretti al personale da parte dell’utenza, avvocati compresi che, correlata alle sempre più crescenti manifestazioni di stress, determina una pericolosa minaccia per il benessere psico-fisico dei dipendenti. In relazioni a queste ultime problematiche, la prossima settimana si terrà un’assemblea nella sede di Piazzale Clodio, sempre organizzata da USB, sullo stress lavoro correlato. L’assemblea ha confermato all’unanimità la decisione di attuare uno sciopero entro la fine del mese di giugno. L’Unione Sindacale di base continuerà a sostenere con forza le giuste rivendicazioni dei lavoratori della Giustizia.

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Digitalizzazione tribunale di Isernia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2011

Isernia 16 maggio il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, nell’ambito del Piano Straordinario del Governo per la digitalizzazione della giustizia, inaugurerà il progetto di innovazione digitale presso il Tribunale di Isernia (Piazza Tedeschi, 50). All’incontro prenderanno parte il presidente del Tribunale Guido Ghionni, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale Paolo Albano, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Isernia Ugo de Vivo e il presidente della Corte d’Appello di Campobasso f.f. Rossana Iesulauro. Questo progetto si inserisce nel Piano Straordinario recentemente presentato a Palazzo Chigi dai Ministri Brunetta e Alfano e dà seguito al protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso marzo tra il Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, il Tribunale di Isernia, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Isernia, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Isernia.
Alle ore 12 è previsto un incontro con i giornalisti che avrà inizio con una visita alle postazioni hi-tech poste al secondo piano del Palazzo di Giustizia-Procura della Repubblica (stanza n.15) nel corso della quale saranno effettuate le dimostrazioni pratiche di alcuni servizi, tra cui la scansione degli atti di un fascicolo della Procura della Repubblica con la conseguente trasmissione del fascicolo virtuale alla cancelleria penale dibattimentale. La sperimentazione quindi proseguirà presso gli uffici della cancelleria dibattimentale (terzo piano), da cui da quel momento si potrà accedere al fascicolo virtuale e si provvederà al relativo aggiornamento, inserendo liste testi depositate, verbali di udienza, ed altri dati. Tale aggiornamento consentirà alla cancelleria del dibattimento ed alle segreterie dei P.M., attraverso la cartella informatica condivisa, una rapida consultazione dei fascicoli, e ai difensori di ottenere copia degli atti su supporto informatizzato oppure per via e-mail. Sempre in fase di sperimentazione un avvocato provvederà a richiedere copia di atti del fascicolo virtuale generato su supporto informatico. Alla simulazione delle procedure informatizzate seguirà una conferenza stampa del Ministro Brunetta.

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