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Posts Tagged ‘tribunali’

Scuola – Sostegno, 270 mila alunni disabili: i servizi latitano e l’inclusività passa per i tribunali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Secondo il report nazionale dell’Osservatorio sulla povertà educativa “L’inclusione degli alunni con disabilità nelle scuole”, i diritti degli allievi sono tenuti in piedi dai giudici, a partire dalla Corte Costituzionale che ha fatto giurisprudenza. Anief invita il Parlamento ad approvare una legge che trasformi i posti in deroga in organico di diritto, risponda alle richieste di personale ogni anno inoltrate delle scuole e passi gli assistenti all’autonomia a ruoli statali e non stagionali. Così si garantisce il diritto all’istruzione e la continuità didattica, non certo con inutili blocchi quinquennali sui trasferimenti.
Ma per i ricercatori “i dati visti finora ancora non ci informano sulla effettiva inclusione delle ragazze e dei ragazzi con disabilità nelle scuole italiane”, con fenomeni compensativi tra docenti di sostegno e assistenti all’autonomia e comunicazione. Così “l’inclusione del minore con disabilità rischia di restare solo sulla carta”. Marcello Pacifico (Anief): È l’ennesimo abuso nei confronti di alunni che meriterebbero ben altre attenzioni. Proprio per denunciare queste situazioni, con l’inizio del 2019 abbiamo lanciato il progetto Operazione verità. E continuano i ricorsi gratuiti per le famiglie con l’iniziativa Anief “Sostegno, non un’ora di meno!”.

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SCUOLA – Anief: basta alla guerra di trincea nei tribunali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Bisogna superare il Decreto Dignità e riaprire le GaE con il decreto Milleproroghe. Ogni giorno una sentenza conferma nei ruoli o licenzia un docente. È necessario ripristinare le regole del diritto. Chi è abilitato alla professione insegni e venga assunto. Ultimo caso a Pistoia.
Ancora giudici dalla parte delle diplomate magistrale. Il provvedimento dell’Ufficio Scolastico di Pistoia è successivo alle sentenze del Giudice del Lavoro sfavorevoli all’Amministrazione che hanno visto le maestre vincere contro il licenziamento di maggio: è una “sospensione dell’efficacia della risoluzione del contratto” e ha carattere temporaneo. Il Tribunale di Pistoia ha sentenziato contro l’Amministrazione e dunque “deve dichiararsi sospesa l’efficacia dei decreti di depennamento delle docenti dalle GaE, nonché dei consequenziali decreti di risoluzione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato sottoscritti dalle ricorrenti”.
Dunque viene ripristinata la situazione giuridica ante emissione del decreto di depennamento. Va specificato che i contratti sono ripristinati con clausola risolutiva, poiché il contenzioso riguarda esclusivamente “le modalità di applicazione della clausola stessa, che, nella sua forma particolare – e difforme rispetto alla maggior parte degli altri casi – richiederebbe in base alla sentenza un giudizio passato in giudicato relativamente al contenzioso che l’ha originata”.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, afferma come sia necessario “difendere il testo del Milleproroghe licenziato dal Senato con l’emendamento salva-precari nel primo giorno di riapertura dei lavori parlamentari a Montecitorio. Se approvato definitivamente, l’emendamento LeU 6.3 all’art. 6 del decreto legge 91 darebbe modo a migliaia di precari di avere i contratti di supplenza al termine delle attività didattiche o annuali, proprio dalle graduatorie ad esaurimento e concorrere nei ruoli in surroga rispetto ai posti andati vacanti e disponibili. Verrebbe poi sterilizzato il contenzioso pendente che ha intasato i tribunali amministrativi e del lavoro, ponendo fine alla particolarità tutta italiana del mancato incontro tra domanda e offerta, cioè tra posti vacanti e personale abilitato pronto a subentrare”.

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Risarcimenti per crack finanziari: tempus fugit… nei Tribunali

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Il Mattino di Napoli dello scorso 12 aprile ha riportato la notizia della Sentenza di Cassazione 9067 http://ilmattino.it/economia/cassazione_crac_de_asmundis_risarcimenti_consob_da_rivedere-3665708.html che ha parzialmente accolto il ricorso della Consob e ha rinviato alla Corte di Appello di Roma per la definizione del momento a partire dal quale l’organismo di vigilanza può essere ritenuto responsabile per omesso controllo sulla società di intermediazione mobiliare Professione e Finanza e l’agente di cambio De Asmundis, i cui titolari erano appunto i cugini Antonio e Guido De Asmundis. La storia fece, ai tempi, molto scalpore perché i clienti erano particolarmente facoltosi. Le indagini appurarono che l’impresa di investimento Professione e Finanza era stata costituita per occultare le perdite dello studio di agente di cambio. I De Asmundis, via via che il buco si allargava, offrivano interessi sempre più alti -e ben più alti del normale- per accalappiare investitori, al punto che, a causa del crescente passaparola, i loro concorrenti diretti, agenti di cambio e imprese di investimento come anche le banche, iniziarono a perdere clienti che li lasciavano per andare dai De Asmundis che “davano molto di più”.Il crack risale alla primavera del 1996 e costò 400 miliardi di lire a circa 3.000 clienti.
Solo circa un centinaio tra essi resistono ancora e sono giunti quasi al termine del percorso giudiziario. Parliamo quindi di ben 22 anni fa, e non è ancora finita.Ancora una volta si ha la dimostrazione che l’unico modo per evitare sorprese non sono i Tribunali ma la prevenzione. Molto spesso si risparmia per figli e nipoti, ma se non si presta attenzione, i figli e nipoti finiscono per ereditare non investimenti, bensì vertenze in Tribunale. (COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC)

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Organici docenti, meno posti al Sud e poche assunzioni su sostegno: continua la guerra nei tribunali

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Nel corso dell’incontro tenuto poche ore fa al Miur, i sindacati hanno sconfessato le promesse di innalzamento dei posti: quelli da consolidare in organico di diritto su tutti i posti comuni sono appena 3.530; solo 800 posti dell’attuale organico potenziato saranno destinati all’Infanzia (meno ancora dei mille annunciati solo qualche settimana fa dal partito di maggioranza uscente); 1.162 saranno i posti aggiuntivi per la riforma degli Istituti Professionali. Ma soprattutto, prendendo a pretesto la riduzione, a livello nazionale di alcune migliaia di alunni iscritti, dalle previsioni del Miur pare che verranno tagliati posti al Sud e non saranno stabilizzati posti di sostegno. Secondo il sindacato Anief, tutto questo è inaccettabile. Per vari motivi.
Come si fa, ad esempio, a portare in organico di diritto appena 3.530 posti, dal momento che ammontano a 80 mila, di cui la metà su sostegno, quelli assegnati con l’organico di fatto ogni anno, di cui la grande maggioranza vacanti a tutti gli effetti? Perché per la scuola dell’Infanzia arriva un ‘contentino’ di 800 posti da assegnare al potenziamento che già i presidi danno nell’organico dell’autonomia? Cosa se ne fanno gli istituti professionali di soli 1.162 posti in più, dal momento in cui la personalizzazione dei curricola, incentivata con la scuola dell’autonomia e soprattutto con la Legge 107/2015, avrebbe dovuto aumentare sensibilmente le cattedre degli Insegnanti Tecnico Pratici e gli organici sul sostegno, invece sempre bloccati al 70 per cento?Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Rimaniamo sbalorditi da queste ennesime operazioni di facciata, finalizzate esclusivamente ad assicurare pochi esborsi per l’amministrazione, ma continuando a far pagare un prezzo salatissimo agli alunni, alle loro famiglie e a tutto il personale scolastico. Rimane incomprensibile, infatti, il motivo per cui non si tiene conto, nella formazione delle cattedre, di parametri oggettivamente più importanti del numero di alunni, a partire degli alti tassi di abbandono e migratori. Ciò accadrà subito dopo che il sindacato avrà ricevuto un’informativa sugli organici non confacenti alle regole. Occorre ripartire da una seria revisione e integrazione degli organici, con tutto quello che ne consegue. Nel frattempo, continua la battaglia legale del sindacato, sempre pronto a contrastare in tribunale, attraverso ricorsi mirati, questa politica al risparmio e contro i cittadini.

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Presentazione del libro di Pasquale Guerra “Via dei tribunali è un via vai”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

università per stranieri di perugiaPerugia Sala Goldoni di Palazzo Gallenga mercoledì 6 dicembre, 17.30 “Via dei tribunali è un via vai” è il titolo del nuovo libro di Pasquale Guerra, edito da Robin&Sons. Ad introdurre l’evento sarà il Rettore, prof. Giovanni Paciullo. Con l’autore intervengono Loreto Di Nucci, Massimo Lenti, e Giulia Scialpi.«Il libro disvela un paese, il nostro, nella parentesi dei suoi ultimi settant’anni, irto di contraddizioni sociali e scosse sistemiche, una terra in cui, nel dopoguerra, non tutti sapevano leggere e scrivere, ricca di città e contrade bellissime – molto cara all’autore deve essere Napoli, che compare in due racconti – una nazione però logorata, lustro dopo lustro, da tradimenti politici, da ideali spezzati, dove le istituzioni appaiono per poi svanire nelle loro inadempienze, dove i conflitti generazionali diventano specchio di più estesi scontri, dove i figli rimproverano ai padri i loro abbagli, la loro militanza, i loro voltafaccia« Pasquale Guerra vive a Perugia dove insegna italiano, latino e greco al liceo classico “Annibale Mariotti” di Perugia. Collabora con il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia e con la Regione Umbria con progetti di promozione del libro e della lettura. Con Alessandra Buccheri cura la rassegna UmbriaNoir. Tra le sue pubblicazioni: “In principio era la scuola” (Morlacchi Editore); “Leggere con Marcella Serrano” in Leggere (Agauaplano 2013), “Una scrittura al femminile” in il lavoro sui testi (Morlacchi Editore) e un romanzo “Giunse veloce l’alba!” (Robin, Biblioteca del Vascello, 2011).

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Afghanistan: criminali di guerra

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2011

Secondo l’Associazione per i popoli Minacciati (APM), l’uccisione di Osama bin Laden deve fornire l’occasione affinché finalmente la Comunità internazionale riveda la sua strategia in Afghanistan. Se da un lato viene ucciso il leader di un gruppo terroristico, dall’altro la Comunità internazionale non ha alcuna intenzione di arrestare e portare davanti a tribunali internazionali i signori della guerra afghani responsabili di massacri e che, anzi, si sono profilati come importanti partner dei governi europei e occidentali. Dopo l’uccisione del capo di Al-Qaeda Osama bin Laden si è riacceso negli Stati Uniti come anche in Europa il dibattito sull’intervento in Afghanistan. L’intervento avrebbe dovuto impedire che il paese potesse fungere da base per nuovi attacchi terroristici e avrebbe dovuto porre le basi per uno sviluppo pacifico del paese. Le mete prefissate in origine non hanno alcuna possibilità di essere realizzate fintanto che la Comunità Internazionale continua a collaborare con i signori della guerra afghani. Così Abdul Rab Rasul Sayyaf, ex-partner di Osama bin Laden, dovrebbe presto assumere la dirigenza del Tribunale Supremo afghano. Nel 1993 a Kabul le sue milizie si sono rese responsabili degli omicidi di massa di oltre 10.000 Hazara sciiti. Da anni Abdul Rab Rasul Sayyaf lavora nel parlamento afghano per la non-persecuzione dei crimini di guerra da parte dei tribunali afghani. Abdul Rashid Dostum è uno dei più famigerati signori della guerra ed è consulente militare del presidente Karzai. Le sue milizie controllano diverse province dove continuano a commettere impunemente gravi violazioni dei diritti umani contro persone appartenenti a minoranze nonostante si tratti di un territorio controllato dalle truppe internazionali sotto il commando delle forze armate tedesche. Abdul Rashid Dostum è considerato responsabile del massacro di almeno 2.000 prigionieri di guerra talebani (novembre 2001). A causa della partecipazione di soldati statunitensi al massacro, l’amministrazione USA impedisce ogni forma di persecuzione penale. Tra il 1993 e il 1995 Gulbuddin Hekmatyar ha fatto bombardare la capitale Kabul causando la morte di circa 50.000 persone. Al suo partito Hezb-e Islami appartengono oggi un quinto dei ministri del governo afghano, dieci governatori e una miriade di ambasciatori. Da marzo 2011 un funzionario di Hezb-e Islami gestisce l’ufficio di presidenza afghano.

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Tra Istituzioni e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2010

Sono diverse le questioni politiche che vivono all’ombra dell’ennesimo regalo che il capo   del governo aspirava a concedersi. Il lodo costituzionale – l’ennesimo – avrebbe voluto neutralizzare il potere discrezionale dei tribunali, aveva, sostanzialmente, assolto le imperizie degli estensori della legge, platealmente anticostituzionale, cancellava le guerre intestine,  contando sul voto dei finiani che hanno un comune desiderio (per opposte ragioni) di rinviare il  ricorso al voto anticipato. Di per sé  la legge votata  dal CdM  si è rivelata un autogol clamoroso.  Proviamo a leggere i sondaggi di queste ore e le opinioni degli elettori (molti dello stesso centrodestra) e capiremo quanto la destra pagherà salato l’ennesimo tentativo. Berlusconi più di ogni altro lo sa e, infatti, ha sperato di farla franca, ma ben sapendo il rischio che correva; per questo si è tenuto pronto a rinnegare il lodo e affermare, come solo lui sa fare, di non saperne nulla e di aver dovuto accettare le pressioni dei suoi collaboratori.    Da più parti si dice – e con ragione – che di fronte ad un esecutivo che espande senza freni il proprio potere, che svuota il Parlamento con overdose di decreti legge, che ricerca in modo scomposto ogni via d’immunità extra legem, sarebbe stato il momento di lanciare l’allarme con un gesto esemplare. Forse Napolitano poteva fare di più, forse no. Perché se non si ravvisano elementi d’incostituzionalità, il Colle non può rifiutarsi di controfirmare leggi e decreti che, dal Parlamento o dal governo, sono approvati.  Chi è Berlusconi lo sappiamo. Chi è Napolitano pure.  E, per fortuna, sono totalmente diversi. Si dice però che Napolitano avrebbe potuto comunque esercitare una pressione diversa sul governo, pur senza dire come. Ma se tutto questo fosse comunque vero, assegnare il compito di fermare il delirio autoritario, l’abuso di poteri e funzioni di questo governo, non può essere che compito della politica, non delle Istituzioni. La responsabilità della bulimia decretativa del governo corrisponde alle abitudini del suo rais, che da sempre, in politica come nella finanza, nel calcio persino, per vincere le sue partite ha sempre bisogno di giocare con il mazzo di carte truccato. Ci sarebbe bisogno di un’opposizione in grado di scendere nelle piazze ora, non tra una settimana. Una opposizione che dicesse chiaramente che, contro lo sfregio di questo governo al Parlamento, non rientrerà in Aula a tempo indeterminato. Allora sarebbe possibile chiedere al Quirinale di fermare ogni altro decreto legge privo del carattere di necessità e urgenza. Il risultato di tanto sfascio è che l’Italia è l’unico, tra i grandi paesi d’Europa, a non avere una forza politica  d’orientamento sociale e progressista. E oggi quindi, in assenza di ciò, chiedere a Napolitano di trasformarsi da garante istituzionale a soggetto politico per fermare Berlusconi,  rischia di diventare un tentativo   di scaricare sul Colle il fallimento delle scelte di molti professionisti della politica. Ma se la via giudiziaria alla politica sociale non solo non è percorribile, ma nemmeno vincente, quella di un Quirinale che da arbitro diventa giocatore è persino più pericolosa. I fautori di una politica progressista e sociale devono essere capaci  di studiare la storia dalla quale provengono e di prefigurare quella possibile nella quale tornare protagonisti.  Una coalizione che, superando le divisioni ideologiche, esalti le esigenze che stringono il paese in una morsa fatale, e,  per cominciare, sapesse utilizzare politicamente il bisogno di tanta parte del Paese di uscire dal buio in cui versa la democrazia dal 1994. E che, oltre a riproporre pensieri, parole, atti e politiche, si attrezzi rapidamente per far fronte alla caduta del regime berlusconiano, le cui crepe profonde cominciano a dipingersi sulle pareti.  Berlusconi controlla sempre meno la stessa macchina che ha messo in pista. Meglio darsi una svegliata ed essere pronti a non fare la fine di chi, dopo essere stato imprigionato, finisce pure sotto le mura della sua stessa cella quando arriva il terremoto. La divisione dei ruoli tra Istituzioni e politica deve risultare con grande chiarezza; il politico non può avvalersi delle prerogative istituzionali, mentre i rappresentanti delle Istituzioni non dovranno concedersi parentesi politiche. (Rosario Amico Roxas)

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Per l’apertura dei Tribunali 24 ore su 24

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2010

“Continuiamo a denunciare la mancanza di sinergia che esiste fra Magistratura e Forze di Polizia Giudiziaria e che compromette il sistema sicurezza e la salvaguardia di diritti fondamentali per i cittadini”. Senza mezzi termini Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – interviene nuovamente sui contenuti della circolare del Procuratore Capo di Venezia Vittorio Borraccetti che regolamenta, in modo ineccepibile sotto il profilo formale e giuridico, la gestione degli arrestati in flagranza di reato ma che di fatto indirizza la prassi amministrativa verso il mancato passaggio dalle carceri degli arrestati e l’obbligo per le Forze di Polizia di trattenere costoro negli Uffici delle Questure, dei Comandi dell’Arma fino al processo.  Ovvero lasciarli liberi.  La ratio di tutto ciò nasce dall’incontestabile dramma che si vive  nelle carceri di tutta Italia dove non esistono le condizioni per l’ospitalità degli arrestati in flagranza. Ma come nella migliore tradizione di una classe dirigente perlomeno miope e insensibile ai problemi della giustizia, viene trovata una non soluzione, una perdita di tempo e di stile, un gentile monito a lasciare perdere e quindi a girarsi dall’altra parte. “Noi non cederemo di un passo rispetto alla vicenda – dice Franco Maccari – i cui oneri, in pratica, ricadono sulle spalle dei soliti fessi, quelli che indossano una divisa. Se le carceri non riescono a ospitare gli arrestati, pensano Borraccetti e tutti i Magistrati italiani che le Questure e i Comandi dell’Arma siano dotati di comfort speciali, attraenti, locali riscaldati tali da riuscire a coniugare le esigenze cautelative e quelle improntate al massimo rispetto e al mantenimento della dignità della persona?”. “Una tale visione si sa bene è irreale e forzatamente, – continua il leader del Coisp – ponziopilatescamente, non messa in conto. Pensano costoro che il Poliziotto dopo aver fatto il proprio dovere e avere tutelato il diritto alla sicurezza del cittadino e dello stesso Magistrato, invece di meritarsi il giusto riposo debba proseguire nella vigilanza stretta degli arrestati in attesa dei tempi del giudice, trattenuti in Ufficio fino al processo?  Lo spunto veneziano ci induce quindi a sollevare una questione che, da locale e periferica, vuole diventare un caso nazionale.” “Ho dato mandato alle Segreterie Provinciali del mio Sindacato – incalza il Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia – di segnalare ogni caso simile a quello registrato a Venezia al fine di produrre un “libro mastro” un dossier pieno del nostro sudore  e del nostro  lavoro, dove magari non saranno inserite autorevoli forme di interpretazione giuridica ma saranno evidenziate le incredibili discrasie del sistema giustizia e le abnormità prodotte da norme e persone. Gli esiti daranno lo spunto per proporre la soluzione che a noi sembra congeniale e che sarà l’oggetto principale di una campagna di sensibilizzazione che intende coinvolgere la cittadinanza e le più qualificate espressione del sistema giustizia denominata “La Giustizia non chiude mai!”: perché i Tribunali come le Questure, i Comandi dell’Arma e delle altre Forze di Polizia Giudiziaria non ottemperano alla continuazione del turno assicurando, con Magistrati, Poliziotti e Carabinieri delle Sezione di Polizia Giudiziaria, personale amministrativo e civile, la copertura del servizio nell’arco delle 24 ore?”. “Quando dovesse sussistere una tale condizione il problema degli arrestati in flagranza di reato sarebbe facilmente risolvibile. Alle 22.00 ti arresto, alle 23.30 il tuo e il mio Giudice naturale ti giudica. Noi sappiamo di rappresentare qualcosa di scandaloso per chi vive da sempre di privilegi e che ha scaricato da sempre sulle Forze di Polizia l’onere del problema giustizia. Ma sappiamo – conclude Franco Maccari – anche di interpretare al meglio non solo i sentimenti di molti di noi ma anche di semplici cittadini che, ricordiamolo ai Borraccetti ed a noi stessi, oltre ad essere i nostri datori di lavoro, sono i nostri “veri” giudici.” (n.r. già anni fa avevamo fatto una nostra proposta da “cronisti di nera” suggerendo che venisse assegnato un magistrato nelle questure con turnazioni per coprire una presenza continua nelle 24 ore. Allora ci fu detto che l’operazione era oltremodo costosa in quanto sarebbe stato necessario aumentare l’organico dei magistrati e costoro hanno stipendi troppo alti per poterlo fare)

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