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Di Pietro: il tribuno del popolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

Editoriale Fidest. Il 6 febbraio si celebrerà a Roma il congresso nazionale dell’Idv. E’ un momento importante non solo per la vita di un partito, che è nato e si è identificato con il suo leader, ma per una chiara presa di coscienza della nostra identità nazionale rivolta alla presa d’atto di un netto stacco tra un modo di fare politica e nel rispecchiare i desiderati popolari. Di Pietro si è assunto il merito, forse eccessivo per la sua persona, ma proprio per questo più apprezzabile, di rappresentare quella parte del paese, forse minoritaria, ma questo non è il punto se guardiamo il nostro passato. Chi governa, si sa, può commettere sbagli, può persino avere un passato poco limpido e l’opinione pubblica può perdonargli tutto se si rende conto che il suo agire ora è improntato alla ricerca del bene comune. Oggi questo metro di valutazione è oscurato dalle suggestioni. Vi è quella della mistificazione della verità. Vi è la disinformazione abilitata ad agire diffondendo notizie tendenziose o semplici pettegolezzi o alterando i fatti per lasciarvi intravedere maliziosamente il lato più oscuro. Oggi l’uomo della strada è bombardato da questi messaggi, è distratto dalle proprie incombenze, dall’assillo del lavoro o ancor più da quello della disoccupazione e della precarietà. E quando si ha fame e sete, si sa, non si guarda tanto per il sottile. E l’Italia oltre al lavoro, alla dignità offesa, alla mancanza di buon governo, ha sete e fame di giustizia, di libertà, di uguaglianza. Di Pietro si è assunto l’oneroso compito di caricarsi di tali aspettative ma non potrà farcela se gli mancherà il largo consenso che in una società di numeri ha il suo peso e la sua interfaccia per essere credibile e propositivo. Oggi il paese è di fronte a scelte difficili come la possibilità di avere una politica estera autonoma e non dipendente da interessi che esulano dalla ricerca di un equilibrio geopolitico ma propendono sugli interessi di bottega; oggi il paese ha di fronte la più seria minaccia di una perdita cospicua di posti di lavoro; oggi il paese ha bisogno di essere governato dalla saggezza di uno statista ma non da un comitato d’affari. E se ci troviamo in questa situazione lo dobbiamo a due aspetti altrettanto negativi: la mancanza di un leader carismatico e un programma politico che sia meno invasato di promesse e più retto da certezze e risultati concreti. Non dimentichiamo che la più grande colpa l’hanno proprio quei partiti che si dicono democratici e liberali. Già una volta per i loro dissidi interni, hanno aperto la strada alla dittatura e oggi non sono cresciuti abbastanza per comprendere che continuano a sbagliare e a favorire proprio quegli interessi che dicono di voler combattere. Il popolo, si dice, comprende e se comprende deve saper scegliere e per scegliere deve avere in mano delle certezze. Datele e il tribuno Di Pietro, a questo punto, come la storia insegna, scomparirà ma al suo posto vi sarà la convinzione di un pericolo scampato anche per suo merito. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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