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Posts Tagged ‘tripoli’

UNHCR chiede di portare al sicuro i rifugiati detenuti a Tripoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato un appello affinché i rifugiati e i migranti bloccati nei Centri di detenzione delle zone di Tripoli interessate dal conflitto siano immediatamente evacuati verso aree più sicure, dopo che un attacco aereo ha colpito un edificio a meno di 100 metri dal Centro di detenzione di Tajoura, in cui sono detenuti oltre 500 rifugiati e migranti.Le persone detenute attualmente a Tajoura sono più di 500, due delle quali sono ferite e richiedono assistenza medica. Con l’intensificarsi delle ostilità durante la notte di martedì, rifugiati e migranti sono rimasti intrappolati all’interno senza poter fuggire e mettersi in salvo.Date le violenze ininterrotte in corso a Tripoli e i rischi evidenti per le vite dei civili, è ora più che mai necessario che i responsabili dei Centri interessati autorizzino il rilascio immediato dei detenuti affinché possano essere portati in salvo.“A questo punto, i rischi sono semplicemente inaccettabili”, ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale dell’UNHCR per il Mediterraneo Centrale. “Le persone detenute nei Centri di Tripoli sono minacciati da pericoli sempre maggiori, pertanto è di vitale importanza che siano evacuate immediatamente e messe in salvo”.
Dallo scoppio del conflitto avvenuto lo scorso 4 aprile a Tripoli, l’UNHCR ha ricollocato oltre 1.200 persone da località ad alto rischio verso aree più sicure. Tuttavia, restano circa 3.460 ‪rifugiati e migranti in Centri di detenzione che si trovano in prossimità di zone interessate dal conflitto.Non sono state effettuate nuove evacuazioni dalla Libia da quando, il 29 aprile, 146 persone sono state portate in Italia. L’UNHCR sollecita la comunità internazionale a mettere nuovamente a disposizione di rifugiati e migranti programmi quali corridoi umanitari e ricollocamento.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime, inoltre, preoccupazione per l’utilizzo dei Centri di detenzione quali depositi di armi e attrezzature militari. Un simile utilizzo delle infrastrutture civili costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale e deve essere assolutamente evitato.

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Morti e feriti a Tripoli nelle ultime 36 ore

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Notte di attacchi sulle case a Tripoli con 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne morte 1700 feriti più di 40 mila sfollati di cui 50% donne e il 25% minorenni. Così l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) descrive la notte scorsa caratterizzata da attacchi aerei su Tripoli da parte dell’esercito su Haftar utilizzando aerei senza pilota con numerosi danni sulle abitazioni ,morti e feriti sotto le macerie così riferiscono i medici libici al fondatore Amsi e Consigliere OMCEO di Roma Foad Aodi che é in contatto con loro dall’inizio del conflitto.
In base al bilancio fornito dai medici libici oggi fino ore 13.00 ci sono 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne ,ci sono più di 40 mila sfollati di cui il 50% donne e il 25% minorenni. Inoltre ci informano che nei prossimi giorni saranno operate 45 donne e minorenni da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello a favore della popolazione e dei rifugiati in Libia e l’urgenza di corridoio sanitario e umanitario.

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Khalifa Haftar, Libya’s strongest warlord, makes a push for Tripoli

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

KHALIFA HAFTAR’S decision would be troubling enough under normal circumstances. On April 4th Libya’s strongest warlord ordered his men to march on Tripoli. His self-styled Libyan National Army (LNA) already controls the east and took the south in a lightning offensive earlier this year. Now it turns to the capital, home to a weak United Nations-backed government that has no army of its own. A spokesman claims the LNA already controls three towns along a highway to Tripoli. The closest, Aziziya, is just 40km southwest. “Control” has many meanings in Libya, and the LNA tends to exaggerate its gains; it may be that locals simply let it pass. Regardless, though, it is knocking on the gates of the capital.
In a remarkable stroke of arrogance, the offensive coincides with a visit by António Guterres, the UN’s secretary-general. He is in Libya to prepare for a peace conference this month that, he hoped, would lead to long-delayed elections later this year. If the general does not quickly halt his offensive, the conference will be over before it starts. Libyans and diplomats were stunned by his audacity. One UN official sent a string of confused emojis by way of analysis. (by The Economist Newspaper Limited 2019)

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Evacuazione di 300 persone detenute a rischio nell’instabile capitale libica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Tripoli. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in uno sforzo congiunto con l’OIM, Medici Senza Frontiere (MSF), UNOCHA e il Dipartimento libico per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), martedì scorso ha organizzato l’urgente evacuazione di circa 300 rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli. Negli ultimi giorni è aumentata la tensione nella capitale e gruppi armati stanno combattendo nelle immediate vicinanze del centro. Centinaia di rifugiati e migranti detenuti ad Ain Zara rischiavano concretamente di diventare vittime dei conflitti.
Le persone evacuate sono principalmente cittadini eritrei, etiopi e somali e sono state tutte trasferite nel centro di detenzione di Abu Salim, situato in una posizione relativamente più sicura dove le organizzazioni internazionali possono fornire loro assistenza.L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità, tra cui coperte, mentre l’OIM fornisce materassi, cibo e acqua. MSF fornisce acqua, cibo e consulti medici preliminari.
In linea di principio, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo che necessitano di protezione internazionale, ma è presente ovunque siano i rifugiati, al fine di fornire loro assistenza salvavita e favorire il loro rilascio.Gli operatori dell’UNHCR, insieme ai loro partner di LibAid, hanno anche visitato una scuola a Tripoli dove oltre 35 famiglie libiche sfollate si sono rifugiate per sfuggire alle ostilità nelle aree di Ain Zara, Salah al-Din e Khallat al-Farrjan Sala (a sud di Tripoli). Queste famiglie sono traumatizzate e hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti di prima necessità. L’UNHCR sta lavorando in coordinamento con le autorità e i partner competenti per assistere queste famiglie.L’UNHCR continua inoltre a monitorare da vicino gli sviluppi della situazione ed è pronto a rispondere a nuovi e immediati bisogni umanitari.

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Conflitto in Libia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2015

libiaIn Libia, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è riuscito nel corso dell’ultimo mese a distribuire aiuti a decine di migliaia di sfollati all’interno di Tripoli e nei suoi dintorni, oltre che nel sud-ovest. Ciò è avvenuto nonostante nel sud si siano verificati gli scontri più pesanti dalla ripresa della guerra civile, nel maggio del 2014. L’Agenzia tuttavia non è riuscita a raggiungere migliaia di altre persone bisognose e invita tutte le parti coinvolte a garantire l’accesso per le organizzazioni umanitarie.
Con l’escalation del conflitto a Sabha e Awbari nel sud ovest e nella zona di Kufra – un importante punto di transito nella zona sud orientale per trafficanti di beni e persone dall’Africa sub-sahariana – da fine luglio si sono spostate migliaia di persone, molte delle quali vivono in condizioni disperate e hanno urgente bisogno di cibo e anche di aiuti non alimentari.I combattimenti a Kufra, che si sono intensificati all’inizio di questo mese, coinvolgono le tribù rivali Tebu e Tuareg. L’area di Sabha, nel sud ovest della Libia, è stata colpita anche da violenze tribali. Gli scontri si sono spostati in città e l’8 agosto la situazione è peggiorata con gli scontri tra le milizie di Libia Dawn e i sostenitori del defunto presidente Muammar Gheddafi.
I combattimenti a Sabha hanno provocato la morte di un numero imprecisato di civili e costretto alla fuga più di 7.500 sfollati interni. Molte persone hanno ricevuto dalle milizie di Libia Dawn l’ordine di trasferirsi da un quartiere nel nord, mentre circa 5mila persone sono fuggite nella zona Tayoree a sud di Sabha e si sono trasferite in zone più sicure della città o in altre città, tra cui Wadi Shati, GiFra, Awabari e Tripoli.Gli sfollati interni hanno accesso limitato ai servizi, perché le possibilità di movimento sono estremamente limitate. Tuttavia l’UNHCR è riuscito, insieme a organizzazioni partner quali l’International Medical Corps, a portare aiuti non alimentari (set da cucina, materassini, coperte e tende) a 8.810 persone all’interno e nei dintorni di Sabha e Awbari. Il target dell’Agenzia era di oltre 15mila persone, ma ciò è stato impossibile a causa delle condizioni di insicurezza.
Nel contesto di questa grande operazione di distribuzione, l’UNHCR ha anche fornito assistenza a quasi 25mila persone a Tripoli e in altre aree costiere nella zona occidentale e nelle città interne di Wadi Shata e Jufra.
I combattimenti nella zona di Kufra hanno provocato la fuga di numerose persone e i bisogni nella regione, con servizi di base limitati e infrastrutture in cattive condizioni, sono urgenti. L’UNHCR non è stata in grado di raggiungere Kufra per problemi di sicurezza.
Si ritiene che più di 700 famiglie abbiano lasciato le proprie case dal 25 luglio per sfuggire ai nuovi scontri a Kufra in cui più di 50 persone sono morte e molte sono rimaste ferite. Tali persone hanno cercato protezione nelle zone limitrofe. Circa la metà vive in alloggi di fortuna e gli altri in un edificio in costruzione abbandonato. C’è urgente bisogno di generi alimentari e altri aiuti, e anche le risorse idriche sono insufficienti.Complessivamente nel 2015, l’UNHCR ha consegnato aiuti a circa 60mila sfollati. In tutta la Libia ci sono più di 400mila sfollati interni. L’Agenzia sta attualmente cercando il modo migliore per assistere centinaia di persone sfollate a causa dei combattimenti nella città costiera di Sirte, la città natale del defunto Muammar Gheddafi.

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Libia: in pericolo il processo di democratizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2013

In seguito alle manifestazioni berbere davanti al Congresso Nazionale Libico a Tripoli, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) mette in guardia dal pericolo di una mancata democratizzazione della Libia. Secondo l’APM, il paese potrà superare in modo credibile la politica di forzata arabizzazione imposta dall’ex dittatore Gheddafi solo concedendo alle minoranze non arabe dei Berberi, Tuareg e Toubou un’adeguata partecipazione alla vita politica del paese.Il basso numero di mandati di rappresentanza concesso dal Parlamento libico alle minoranze per l’Assemblea costituente ha fatto infuriare le minoranze del paese e ha creato i presupposti per la manifestazione del 13 agosto, durante la quale qualche centinaio di manifestanti ha preso d’assalto e devastato il Parlamento di Tripoli. I manifestanti hanno minacciato il boicottaggio delle votazioni per l’Assemblea costituente e scioperi nell’industria petrolifera.Lo scorso 16 luglio il Congresso Nazionale Libico ha emanato una legge che concede a Berberi (Masiri), Tuareg e Toubou solamente due mandati per gruppo etnico all’interno dell’assemblea costituente. Oltre ai complessivamente sei mandati riservati ai rappresentanti delle minoranze, il Congresso libico ha concesso solo sei mandati anche alle rappresentanti delle donne nonostante queste costituiscano il 49% della popolazione. Alle proteste del Supremo Consiglio dei Masiri, del Supremo Consiglio dei Tuareg e dell’Assemblea Nazionale dei Toubou si sono quindi aggiunte le proteste delle associazioni e organizzazioni femminili del paese. Gli scioperi indetti nel 2012 da Tuareg e Toubou per chiedere un miglioramento delle condizioni di lavoro nell’industria petrolifera avevano bloccato per diversi giorni la produzione di petrolio nel sud della Libia. Ogni giorno di sciopero comporta per la Libia una perdita di entrate fino a 50 milioni di dollari USA.Secondo l’APM, la stabilità nel paese può essere raggiunta unicamente attraverso una reale democratizzazione e una vera partecipazione di tutte le realtà libiche alla vita del paese. La stabilità libica è importante anche per i paesi europei che in larga parte importano petrolio dal paese nordafricano e che quindi dovrebbero sostenere l’avvio di un vero processo democratico in Libia.

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Ricostruzione Libia, missione ItalAfrica con 14 aziende nazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2012

Saranno 14 le aziende italiane che, organizzate dalla Camera di Commercio ItalAfrrica Centrale, parteciperanno alla fiera “Libya Build 2012” in programma a Tripoli dal 20 al 24 maggio.La delegazione partirà il 20 maggio dall’aeroporto di Roma Fiumicino.“La Libia va ricostruita sia nella sua parte infrastrutturale che nei rapporti con le aziende occidentali. Andiamo a Tripoli consapevoli di trovare un Paese ferito, ancora lontano dalla normalità, non sereno ma anche desideroso di costruire sulle macerie una nuova fase di sviluppo e di crescita sociale”, spiega l’ing. Alfredo Cestari, Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale. “In questo momento di crisi economica e di incertezza ritengo più che positiva la risposta delle nostre imprese. Significativa proprio oggi che, attraverso certosine azioni di diplomazia, alcuni tra i maggiori Governi europei stanno facilitando l’interscambio e la cooperazione tra la Libia ed i settori privati dei rispettivi Paesi. Gli interessi sono enormi: vittima delle scelte sbagliate dell’ex Governo, il sistema delle PMI italiane, fino ad un anno fa il maggiore partner commerciale di Tripoli, deve velocemente recuperare terreno nel rapporto con la Libia. Perciò la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale ha immediatamente colto le sollecitazioni giunte da alcuni associati ed ha organizzato questa partecipazione alla fiera strutturandola, però, come una vera e propria missione imprenditoriale”.Pur impegnato nella organizzazione delle elezioni democratiche di giugno, il Governo libico in carica ha stabilito le priorità per la ricostruzione del Paese. “Innanzitutto le infrastrutture” continua Cestari. “In generale però, in questo momento di start up, la Libia chiede alla comunità internazionale l’esportazione di know-how e tecnologie per lo sviluppo in tutti i settori: edilizia e costruzioni, opere pubbliche e ingegneria, energia elettrica, trasporti e comunicazioni, sanità, acqua e ambiente. Per il piano di generale ricostruzione un primo stanziamento riguarda i 100 miliardi di dollari scongelati all’estero al termine del conflitto.
Nelle prossime settimane la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale aprirà un ufficio a Tripoli il cui compito sarà facilitare alle imprese italiane la internazionalizzazione in Libia delle proprie attività”.
La missione sarà articolata, oltre che sulle ordinarie attività in fiera, anche su incontri settoriali appositamente organizzati dalla Camera di Commercio ItalAfrica.Organizzate da ItalAfrica, saranno presenti le seguenti aziende:
Sembenelli Consulting Srl (Progettazioni grandi opere – Sedi: Milano/Roma);
Mobilferro Srl (Progettazione e arredamento spazi destinati all’educazione – Sede: Trecenta, RO);
Winfly Srl (Compagnia aerea; aviazione generale, voli executive; aviazione civile, voli di linea – Sede: Salerno);
Finance&Planning International Group (assistenza tecnica e finanziaria a soggetti economici privati e ad Enti Pubblici in Italia, in Europa e nei Paesi ACP – Sedi: Napoli/Bruxelles)
Simar Srl (Produzioni infissi, porte, finestre ed interni in PVC –Sede Viggiano PZ);
Leoplast Srl (produzione box doccia, complementi d’arredo, avvolgibili, porte a soffietto in PVC – Sede: Atena Lucana, SA).
Benelligru Srl (Costruzione, installazione, consegna e assistenza gru idrauliche per autocarro e piattaforme aeree per sollevamento persone – Sede: Poviglio, RE)
Elettromena Srl (Produzione di energia da fonti rinnovabili; analisi, studio, progettazione e realizzazione impianti– Sede: Napoli)
Arte&D Srl (sedie ufficio ergonomiche e poltrone per ufficio di alta qualità – Sede: Monselice PD).
Tecno Edil Sistem Spa (Produzione, commercializzazione macchine intonacatrici –Sede: Salerno);
Trivellazioni D’Auria Vittorio Srl (Trivellazioni, discariche – Sede: Teverola, CE);
Terra Srl – Ricerca e Sviluppo (Produzione humus naturale per agricoltura biologica – Sede teverola CE);
ICIE Srl (costruzione, montaggio, esecuzione di attività di installazione di impianti energetici alternativi – eolico, fotovoltaico e produzioni da biomasse. Impiantistica civile, industriale, infrastrutturale – Sede: Assemini, CA).
Studio Ippoliti (consulenze tecnico-economiche, progettazioni, direzione, contabilità e coordinamento lavori di ingegneria ed architettura – Sede: Salerno). (Ing. Alfredo Cestari)

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Di Tripoli il buon sapor

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2011

Medina._Tripoli._Libya.

Image via Wikipedia

Di Vincenzo Capretti. Ricette e ricordi di Sidi Mansùr, un italiano in Libia Un cuscus di ricordi e ricette, una più gustosa dell’altra di un italiano nato e cresciuto a Tripoli e costretto a lasciare la Libia nel 1969 con l’arrivo del regime di Gheddafi. Un viaggio tra i mille sapori, fragranze, colori dei piatti della gastronomia araba (il cuscus, l’harissa, il brik, lo stufato di agnello e prugne, la zuppa del beduino e tanti altri) ma anche un insolito modo per conoscere la cultura e le tradizioni di un paese oggi più che mai al centro del Mediterraneo. Pagine 356 Euro 17,00 Codice 19417PEAN 978-88-425-3916-2.

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Nord Africa: cresce emergenza

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati che si sono messi a disposizione. Padre Sandro Depretis, sacerdote trentino rientrato in Libia poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose – dice padre Derpretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici». Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto, nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata. Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi. Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.

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Scianò: “no” alla guerra!

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

The That-El-Emad towers built by Daewoo Corpor...

Image via Wikipedia

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu (pur sostenendo che l’O.N.U. debba essere più presente nelle aree a rischio di stragi e di violazioni dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, nonchè nelle aree a rischio guerra) ritengono che la decisione di “Bombardare” Tripoli e la Libia sia di estrema gravità, sia avventata, sia priva della strategia della Gradualità degli interventi, necessaria per evitare l’irreparabile. Una strategia adeguata e finalizzata a trovare, comunque, una via di uscita dalla crisi, praticabile e proporzionata alla gravità dei pericoli, ancor quando determinata.Non si può, insomma, cominciare dai bombardamenti, che potrebbero distruggere tutto e tutti, se si vuole realmente la pace e la “normalità”. Non si possono aprire – con tanta disinvoltura – le porte al pericolo della terza guerra mondiale. Non si può mettere a rischio la vita, la collaborazione, il lavoro, l’economia e, soprattutto, la pace fra tutti i Popoli del Mediterraneo. Intanto, la Sicilia dice “NO” all’uso delle BASI militari siciliane! Detto questo, l’FNS invita il Governo Regionale ed il Parlamento Siciliano ad attivarsi presso l’ONU per porre freno all’escalation della violenza. Ed anche per proporre un adeguato “Luogo” d’incontro alle parti contendenti. Nonchè per trovare, in un clima di fraternità, soluzioni della crisi in corso che escludano a priori i bombardamenti. Nessun luogo più della Sicilia è, infatti, idoneo per Ospitare e per promuovere una iniziativa di Pace e di collaborazione fra Popoli comunque nostri fratelli, in un momento tanto delicato, non solo per i Popoli del Mediterraneo ma anche per l’intera Umanità”.

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