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Posts Tagged ‘trivellazioni’

Trivellazioni offshore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2011

Offshore Windenergie im Emder Hafen.jpg

Image by JeltoB via Flickr

Bruxelles Parlamento europeo. La ricerca tramite perforazioni di gas naturale o petrolio nei mari europei dovrebbe essere autorizzata solo dopo che l’impresa interessata abbia presentato un piano d’emergenza adeguato e dimostrato di avere fondi sufficienti per riparare a un eventuale piano ambientale, secondo quanto previsto da una risoluzione adottata martedì dal Parlamento. I deputati propongono che, prima di ogni operazione di trivellazione, gli uffici competenti nazionali vaglino e approvino un piano d’emergenza specifico, in grado di identificare rischi e causalità, valutare l’impatto ambientale e predisporre una strategia d’intervento in caso d’incidente. Il testo approvato dall’Aula, con 602 voti a favore, 64 contrari e 13 astensioni, vuole contribuire alla stesura di una proposta legislativa che la Commissione presenterà in autunno.
La risoluzione contiene la richiesta che tutte le imprese di trivellazione per gas e petrolio dimostrino, durante la procedura per ottenere la licenza, di avere in cassa fondi sufficienti per rimediare a un eventuale danno ambientale. I deputati propongono anche che il principio del “chi inquina, paga” e quello di “rigorosa responsabilità”, previsti nella direttiva europea sulla responsabilità ambientale, si applichino a qualsiasi danno inferto alle acque e alla biodiversità, anche nel caso di perforazioni in mare aperto. Pur esprimendo dubbi sulla necessità di creare un “controllore dei controllori” a livello UE per tutte le operazioni offshore, sottolineando il rischio di impoverire le già scarse risorse delle autorità nazionali competenti, i deputati si sono detti d’accordo sul bisogno di un coordinamento europeo in caso d’incidente ambientale, da affidare all’Agenzia europea per la sicurezza dei mari (AESM).
I deputato propongono infine che i lavoratori dipendenti dovrebbero poter denunciare i rischi alla sicurezza alle autorità competenti in forma anonima, in modo da essere tutelati da eventuali intimidazioni.

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Trivellazioni petrolio alle Tremiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Legambiente, insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha impugnato dinanzi al TAR del Lazio il decreto del ministero dell’Ambiente (126/2011) che valuta positivamente, sotto il profilo della compatibilità ambientale, un programma d’indagini sismiche proposto da Petroceltic Italia srl per l’individuazione e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi. Le associazioni hanno, infatti, ravvisato nel procedimento del ministero numerosi vizi formali e sostanziali che inducono a dubitare della corretta individuazione e valutazione degli impatti ambientali che verrebbero arrecati all’ambiente marino. Hanno rilevato, anche, il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nella procedura, nonostante le isole Tremiti siano più vicine all’area di ricerca della Petroceltic dei comuni costieri di Abruzzo e Molise. Probabilmente per evitare un ennesimo parere sfavorevole da parte della Regione, che già l’anno scorso si era opposta a un altro progetto di ricerca alle Tremiti proposto dalla medesima società. Il permesso di ricerca è solo una frazione di un più ampio programma industriale che include 11 aree di indagine petrolifera, tutte confinanti tra loro, per un totale di 4000 chilometri quadrati di mare territoriale. Ciononostante questa autorizzazione ha formato oggetto di una VIA singola, senza alcuna valutazione delle interferenze e degli impatti cumulativi riferiti alla iniziativa nella sua globalità. Così facendo il ministero dell’Ambiente ha evidentemente violato i principi affermati solo un anno fa dal giudice amministrativo in relazione a un analogo progetto di ricerca frazionato in lotti della società Northern Petroleum (cfr. sentenza TAR Puglia – Bari, n. 2602/2010).
Le associazioni hanno chiesto, inoltre, al TAR del Lazio di voler disporre, anche in via cautelare, la rinnovazione del procedimento nel rispetto dei principi di pubblicità e partecipazione, evidenziando il grave pregiudizio che l’utilizzo della tecnica air-gun può provocare in particolare sui mammiferi marini, come attestato dalle perizie necroscopiche eseguite nel dicembre 2009 sui capodogli che si spiaggiarono sulle coste garganiche in seguito a fenomeni di embolia gassosa.

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Moratoria sulle trivellazioni petrolifere in alto mare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2010

Bruxelles, parlamento europeo 5/10/2010 La catastrofe ambientale avvenuta nel Golfo del Messico ha turbato l’intero pianeta. Giovedì, i deputati voteranno su un progetto di risoluzione che richiede una moratoria su tutte le nuove trivellazioni in alto mare nelle acque comunitarie, mentre si attende che la Commissione riveda la legislazione in materia di sicurezza e responsabilità.

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Pericolo trivellazioni in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

“La BP (per inteso, quella British Petroleum del disastro del Golfo del Messico), farà attività di ricerca, quindi trivellazioni, a 100 km da Lampedusa (ma in territorio libico)”. Così l’On. Scilipoti (IDV), in riferimento all’avanzamento del pericolo di trivellazioni. “In Italia ci sono 24 permessi di ricerca rilasciati a mare e 71 a terra; le ricerche si concentrano nelle zone dell’Adriatico centro-meridionale e nel mare intorno alla Sicilia. Questo precipitarsi alla nuova corsa all’oro nero – continua il deputato di Italia dei Valori – si localizza soprattutto nelle zone marine del Sud Italia: non è per fare allarmismo, ma cosa accadrà se si apre una falla nei pozzi e 10 milioni di litri di petrolio, al giorno, si riverserà sui pesci, le spiagge e le isole del piccolo Mediterraneo? E i parchi marini, le oasi naturalistiche, il turismo, la pesca, l’ambiente in generale? Quali sono i criteri di messa in sicurezza di queste trivellazioni? Questa è la prima domanda che dovremmo porre!”. “Inaspriamo le procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) a tutela di mare e coste – conclude l’On. Scilipoti (IDV) – intervengano le Regioni, le Province, i Comuni: l’Ambiente e la Natura vengono prima del profitto.”

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Norme sulle trivellazioni in mare

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

Sono state annunciate dal Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Rappresentano sicuramente restrizioni importanti, che limitano pericolosi progetti di estrazione al largo delle nostre coste. – commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – Davanti al disastro del Golfo del Messico dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che le perforazioni petrolifere comportano rischi troppo alti per l’ecosistema marino e le persone che da esso dipendono. Speriamo che l’adozione di queste norme segni una chiara volontà del nostro Governo di abbandonare la strada delle energie fossili e avviarsi verso una rivoluzione energetica».Tali divieti entreranno in vigore subito per tutti i procedimenti aperti: qualsiasi richiesta di autorizzazione nei limiti delle aree precluse dovrebbe quindi già domani essere respinta. Ma le nuove norme non si applicano alle autorizzazioni ormai già concesse! Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore ben 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia.

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La Louisiana raggiunta dalla marea nera

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Mag 2010

E’ un disastro ecologico di proporzioni immani. E’ questo il giudizio di tutti gli osservatori politici ed economici del mondo intero. E siamo solo all’inizio. E’ a rischio l’ecosistema di quattro stati: Louisiana, l’Alabama, la Florida e il Mississippi, ma il danno potrebbe dilatarsi ulteriormente. Si cerca ora di capire come sia stato possibile una tragedia di queste proporzioni e quali tecnologie verranno messe in campo in futuro per evitare il loro ripetersi. Questo perché è da escludere che si possa in avvenire evitare altre trivellazioni off shore. Tutto questo è accaduto poichè vi è “la necessità di aumentare la produzione interna di energia.” E’ un imperativo imposto dall’industria americana ma può alla fine rendere un cattivo servizio alle risorse naturali americane non proteggendole adeguatamente. Per dare un’idea del danno incombente basta pensare che la fuoriuscita di petrolio è sui cinquemila barili al giorno e questo flusso sembra inarrestabile e lo sarà di certo per molti altri giorni e il mare grosso e i venti concorrono a spingere la “marea nera” lungo le coste del Nord America.

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