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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘trivelle’

Trivelle e arbitrati, non è vero che l’Italia deve pagare per forza

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Un documento citato dalla Campagna Stop TTIP Italia insieme al Coordinamento Nazionale No Triv svela che il nostro paese non deve pagare compensazioni nelle cause ISDS se vengono intentate da multinazionali con sede negli stati membri dell’Unione europea. Nessun investitore europeo potrà più fare causa al nostro Paese se fermeremo trivelle e progetti simili. Lo stabilisce un documento siglato da 15 Stati europei, tra cui l’Italia [1] con il suo ambasciatore Maurizio Massari. Il 15 gennaio scorso, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito nel Caso Achmea che nessun investitore con sede nell’Unione europea può più fare causa a un altro stato membro utilizzando la clausola arbitrale contenuta nei trattati commerciali e sugli investimenti. In questi giorni le compagnie dell’oil&gas minacciano arbitrati internazionali contro l’Italia per l’emendamento al Dl Semplificazioni che sospenderebbe per 18 mesi le ricerche. Il caso Rockhopper, tramite cui l’impresa britannica chiede 350 milioni di dollari di risarcimento in opache sedi arbitrali al nostro paese per averle vietato di trivellare entro le 12 miglia dalle coste abruzzesi, viene citato come precedente da tenere presente.Il documento congiunto dei Governi europei, invece, dichiara che “tutti gli accordi internazionali conclusi dall’Unione, compreso il Trattato sulla Carta dell’energia, sono parte integrante dell’ordinamento giuridico dell’UE e devono pertanto essere compatibili con il Trattati”. In questo quadro, la clausola contenuta in tutti gli accordi bilaterali intraeuropei e nella Carta dell’energia viene definita “incompatibile con i Trattati e quindi dovrebbe essere disapplicata”.
Una simile presa di posizione metterà fine a circa 200 accordi commerciali tra paesi membri dell’UE ed eviterà le compensazioni agli investitori di quei paesi decise in sede di arbitrato internazionale. Ma non ci mette al riparo da tutte le cause e risarcimenti che potrebbero essere presentate da investitori extra-UE grazie al #CETA, al trattato Europa-Singapore all’esame del Parlamento europeo il 12 febbraio prossimo, e da tutti gli altri trattati che contengono una clausola #ISDS, #ICS o similo. Per questo la campagna Stop TTIP/CETA Italia e il Coordinamento No Triv chiedono al Governo Italiano di bocciare il #CETA per fermare il proliferare di accordi commerciali che contengono #ISDS #ICS, arbitrati e capestri.
Non ci ascoltano? Raccogliamo qui https://stop-ttip-italia.net/diritti-per-le-persone-regole…/ più firme possibili per cancellare #ISDS e #ICS da tutti i trattati vigenti e futuri, e istituire un trattato Onu per difendere i diritti delle persone e dell’ambiente. Una petizione che, a circa 10 giorni dal lancio, ha già raccolto quasi 400mila firme
“Mi chiedo come possiamo contraddire questa importante decisione tenendo in piedi tutti gli altri trattati commerciali, come il CETA o l’accordo UE-Singapore, in votazione al Parlamento europeo il prossimo 12 febbraio – spiega Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA – Per noi la compatibilità con il diritto dell’Unione è un fatto importante, ma siamo contrari a questi oscuri tribunali privati per molte altre ragioni. Per questo chiediamo con una petizione europea che il Parlamento bocci subito il CETA e che le clausole arbitrali vengano cancellate da tutti i trattati sul commercio e gli investimenti”.
“Viste le conclusioni della Corte di Giustizia e la presa di posizione dei 15 paesi membri contro gli arbitrati – dichiara Enzo Di Salvatore, professore di diritto costituzionale ed estensore dei quesiti del referendum contro le trivellazioni in mare – l’Avvocatura dello stato ora faccia quello che tutti si aspettano da lei, e chieda la chiusura della assurda causa intentata dalla Rockhopper”.Francesco Masi, portavoce del Coordinamento nazionale No Triv conclude: “Lo stop agli arbitrati è un punto dirimente della battaglia per i beni comuni e contro l’ingerenza delle imprese private, che porteremo in piazza il prossimo 23 marzo a Roma nella manifestazione per il clima e contro le grandi opere imposte e a forte impatto”.Come dimostra il rapporto “Diritti per le persone, regole per le multinazionali“, in tutto il mondo i governi hanno già dovuto sborsare 84 miliardi di dollari alle imprese in sede arbitrale. Il sistema è talmente lucroso che molti fondi finanziari hanno iniziato a pagare le spese legali delle aziende in cambio di una quota del premio finale. Nel 2020 gli analisti stimano un giro di “scommesse” da parte di soggetti finanziari sugli arbitrati da 2 miliardi di dollari.Sosteniamo insieme la petizione per mettere fine ai privilegi delle multinazionali e per l’istituzione di un trattato delle Nazioni Unite che vincoli le corporation al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente perché ISDS deve essere cancellato in tutti i trattati commerciali e sugli investimenti, e i piani dell’UE di estenderlo e consolidarlo creando una corte permanente di arbitrato internazionale devono essere stracciati.

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Trivelle nel salentino e danni all’ecosistema

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

trivelle“Basta prevaricazioni e colpi mortali all’economia, alla natura e all’ecosistema del Salento e alla Puglia. Non accetteremo passivamente nuove decisioni assunte dal Governo sulla testa e a scapito del nostro territorio, ci opporremo con ogni mezzo alle trivelle e ad ogni altro metodo di ricerca di idrocarburi a ridosso della costa salentina e a danno del turismo e dell’ecosistema marino. Il Governo deve rivedere e riformulare la valutazione di impatto ambientale con cui avrebbe dato parere positivo al progetto di una società statunitense per la ricerca di idrocarburi a 13 km dalla costa di S. Maria di Leuca”.
È quanto afferma l’On. Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera che sull’argomento ha presentato una interrogazione urgente al ministro dell’Ambiente e ne ha anche chiesto l’audizione nella competente Commissione della Camera.”Dopo la pessima gestione della questione Xylella che ha portato alla distruzione del settore olivicolo salentino, dopo il taglio dei trasporti, dopo il blocco dei cantieri e delle infrastrutture (vedi la statale 275 Maglie – Leuca) al Salento resta solo il mare e nonostante questo, da solo, sta trainando il PIL turistico pugliese facendolo crescere in modo esponenziale proprio grazie alla natura incontaminata che attira decine di migliaia di turisti. Ora anche quello ci viene minacciato. Chiediamo al Governo di rivedere le sue decisioni, di sapere precisamente quante sono le richieste ed i progetti di prospezioni autorizzati e giacenti e alla Regione di opporsi con ogni mezzo ad un progetto che andrebbe a distruggere fondali incontaminati mettendo a rischio anche specie animali protette. Non più di un anno fa i Sindaci e la popolazione salentina mostrarono tutta la loro contrarietà arrivando anche allo sciopero della fame. E anche adesso – conclude – ci opporremo con ogni mezzo alla prevaricazione dei territori ed alla distruzione della nostra natura e del nostro mare”.

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Trivelle in mare: Nuovo intervento del governo contro le regioni e i territori

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

trivelleCon decreto del 9 agosto il Governo ha approvato un nuovo Disciplinare-tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio senza coinvolgere le Regioni. Eppure nella sua sentenza 198/2017, la Corte Costituzionale aveva affermato che spetta allo Stato e, per esso al Ministro dello sviluppo economico, adottare le norme che concernono il rilascio dei titoli per ricerca ed estrazione di gas e petrolio, ma che questo deve avvenire sulla base di un adeguato coinvolgimento delle Regioni.
Il solo caso in cui il Governo ha inteso tener conto della giurisprudenza della Corte è quello delle modalità di conferimento del titolo concessorio unico verso cui le stesse compagnie petrolifere non nutrono alcun interesse.
“Pur sapendo di non poterlo fare, il Mise ha agito senza tener conto dell’esistenza delle Regioni -dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv-. Si tratta di un atto gravissimo: il Governo evidentemente non ha metabolizzato il risultato del Referendum costituzionale e continua a non volersi sedere al tavolo con le Regioni quando si tratta di decidere di energia. Dalle Regioni ci aspettiamo ovviamente una risposta ferma e risoluta”.
“In materia ormai il Governo fa quello che vuole” – afferma il Prof. Enzo Di Salvatore, costituzionalista e redattore dei sei quesiti referendari No Triv-. “Questo modo di fare, del tutto incurante dell’esito del referendum del 4 dicembre 2016, delle norme inserite nella Legge di Stabilità 2016 a seguito della campagna referendaria No Triv, e delle decisioni della Corte, si traduce in uno schiaffo al principio di legalità costituzionale e alla leale collaborazione che dovrebbe informare i rapporti tra enti territoriali. Nei prossimi giorni analizzeremo punto per punto il nuovo decreto; resta il fatto che agire in questo modo è da irresponsabili, giacché apre ad un nuovo braccio di ferro tra lo Stato e le Regioni”.
Per il Coordinamento Nazionale No Triv la strada è già tracciata: quello che si chiede è che le Regioni ricorrano al Tar Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto e promuovano un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale.

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La Corte Costituzionale ha fermato le trivelle di Renzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

corte costituzionale“Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale, con la sentenza del 12 luglio, ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla. Solo il PD lombardo, allora completamente renziano, aveva difeso quel decreto pro trivelle che la Corte ha impugnato.
E’ stato sventato il tentativo di Renzi di consentire al Governo di agire indisturbato con altre concessioni e prolungamenti che vanno contro la volontà dei cittadini e delle buone politiche per i territori e la tutela dell’ambiente. Ora la Lombardia faccia un ulteriore passo avanti, ripensi le politiche regionali sulle trivelle e gli stoccaggi e orienti il suo futuro sulle energie rinnovabili “, così Andrea Fiasconaro, capogruppo del M5S Lombardia, commenta la sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, che ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.

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Trivelle Scilipoti: denuncerò Renzi e Napolitano anch’io

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

scilipoti“Rimango sempre più sconvolto per come il Presidente del Consiglio Renzi e la sua squadra continuino a rivendicare orgogliosamente il risultato negativo di questo referendum nelle interviste rilasciate, frutto del loro incosciente invito all’astensione. “Lo afferma Domenico Scilipoti Isgrò, senatore di Forza Italia. “Sia privati cittadini che personalità politiche hanno già provveduto a sporgere denuncia. Anche io sono determinato a querelare il presidente del Consiglio e l’ ex presidente della Repubblica, senatore Giorgio Napolitano, in base alla legge 352/1970, poiché il loro condizionamento è gravissimo, rappresentando pubblici ufficiali che hanno più volte indotto l’elettorato all’astensione. Persino la Corte di Cassazione nel 1985 intervenne nei confronti dell’allora presidente Craxi nella campagna referendaria contro la “scala mobile”, tanto da farlo convergere a schierarsi per votare No piuttosto che a favore del non voto”, aggiunge Scilipoti Isgrò. “Oltre al danno la beffa: Renzi accusa i promotori del referendum di aver causato lo spreco di oltre 300 milioni di euro, ma è stato proprio lui a buttarli consapevolmente via in quanto avrebbe potuto accorpare il quesito alle amministrative di giugno”, conclude Scilipoti Isgrò.

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Referendum fallito? Un’analisi impietosa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

referendumIl referendum anti-trivelle è stato un flop, avendo portato alle urne meno del 32 per cento degli elettori, ben al di sotto del quorum del 50 per cento. Di chi è la colpa? Il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva invitato all’astensione, come già avevano fatto in passato molti suoi predecessori. Da un’analisi superficiale, potremmo limitarci ad attribuirgli la colpa della bassa affluenza – implicitamente riconoscendogli la capacità di convincere la stragrande maggioranza degli aventi diritto a rimanere a casa.
Ma l’oggetto del quesito abrogativo era proprio una norma promossa dal Governo, e visto il perverso meccanismo costituzionale del quorum – previsto proprio dalla “Costituzione piu’ bella del mondo” – il fronte del “no” partiva come sempre in vantaggio. Gli ultimi decenni dimostrano come scoraggiare l’affluenza sia il modo più efficace per contrastare un referendum abrogativo. Non sorprende quindi che il Governo e un partito, per difendere una propria norma, si avvalga del quorum per sconfiggere i promotori, come hanno sempre fatto tutti da trent’anni a questa parte. Pretendere altrimenti è ormai un’illusione civica, e l’unico modo per ottenere che i “si'” e i “no” si confrontino alla pari è abolire il quorum: chi vota decide, chi non vota tace e subisce la decisione.
Di fronte a questo scenario, che in passato non ha sempre impedito il raggiungimento del quorum, i fautori del “si'” avrebbero dovuto rimanere sul merito, invitando gli elettori a recarsi al voto per esprimere un voto consapevole, bombardandoli di informazioni. Ma pur dichiarandosi paladini dell’istituto referendario (quasi tutti lo sono a fasi alterne), hanno deciso di svilirlo ancor più di quanto potesse fare Renzi invitando all’astensione. Hanno voluto trasformare il voto, anche il solo andare a votare, in un “no” a Renzi. Come con l’antiberlusconismo, l’antirenzismo ha prevalso su ogni ragione di merito. Si votava contro Renzi e i suoi seguaci, si votava contro il Governo, si votava per “lanciare un messaggio” e “riprendersi l’Italia”. Dal comunista al fascista, dal populista fino al democristiano, l’armata antirenziana si è unita per un malcelato tentativo di spallata al Governo. Sono volate denunce, ricorsi, inchieste, interecettazioni, insomma tutto l’arsenale della caciara politica italiana da decenni. Come altro poteva finire se non con il fallimento del referendum? Il voto è stato visto come l’ennesimo scontro tra ragioni estranee al merito. Ieri, mentre mettevo la crocetta sulla scheda, non riuscivo a non essere deluso soprattutto da chi aveva voluto trasformare quel mio incerto e faticoso “si'” nel merito, in un voto contro qualcosa e qualcuno. Per la prima volta in vita mia sono stato tentato di astenermi deliberatamente, perché non avevo idea di quale significato sarebbe stato attribuito al mio voto. Fra un po’ leggerò i giornali e forse lo capirò. Ecco come muore il referendum. (Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Trivelle: querele in vista

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

sibilia“Renzi verrà querelato, perché col suo ruolo non si può invitare le persone a non andare a votare, in maniera così esplicita. Lo denunceremo assolutamente, e insieme a lui Giorgio Napolitano, che non ha fatto mistero di quanto gli interessi poco la partecipazione dei cittadini”. A dirlo è Carlo Sibilia, deputato del Movimento 5 Stelle, oggi al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Chi li denuncerà? “Qualcuno del movimento, questo non è importante”. Pensa che potrebbero andare entrambi in galera? “Se uno invita a fare qualcosa che non si può fare per legge, e che prevede tra i tre e i sei mesi di reclusione – ha detto a Radio2 Sibilia – gli inquirenti faranno le proprie indagini e chissà che non si arrivi a qualche sorpresa”. Lei si immagina Renzi e Napolitano in cella? “Se qualcuno infrange la legge, dovrebbe andare in galera. A maggior ragione se si hanno ruoli importanti”, ha concluso a Un Giorno da Pecora il deputato Cinquestelle.

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Greepeace: “Niente quoroum ma dagli italiani segnale importante contro le lobby fossili”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

trivelle1Greenpeace ringrazia tutti gli elettori che oggi hanno deciso di esprimersi sul futuro delle politiche energetiche del nostro Paese, finalmente al centro del dibattito pubblico. Greenpeace prende atto del mancato quorum, osservando però che a determinare questo risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto del governo di indire un Election Day e una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle. Greenpeace ritiene comunque che la partecipazione alla consultazione non debba essere ignorata.«Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. «Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi”.Greenpeace chiede al governo di prendere onestamente atto che un gran numero di italiani ha partecipato a questa consultazione per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili. Un governo attento alla democrazia, all’indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese.Greenpeace, inoltre, ha deciso di dare immediato seguito all’impegno referendario. La norma che assegna ai petrolieri concessioni senza una precisa scadenza, infatti, viola lo spirito e la lettera della Direttiva 94/22/CE, recepita dall’Italia con D.Lgsl. 625/96, secondo la quale “l’estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest’ultime devono essere limitate”. Greenpeace si appresta quindi a inviare un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare questa e altre violazioni che denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri. L’impegno di Greenpeace per la tutela dei mari e la rivoluzione sostenibile del sistema energetico non si ferma dunque qui. Si tratta solo di una battuta d’arresto sulla strada verso l’eliminazione dei combustibili fossili, obiettivo irrinunciabile se si vuole proteggere il clima e garantire alle prossime generazioni un Pianeta ospitale.

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“Referendum sulle trivellazioni”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

trivelleDomenica 17 Aprile 2016 dalle 7.00 alle 23.00 Il seggio in cui votare è quello segnato sulla tessera elettorale. Italia che Cambia ti invita a votare Sì al “Referendum sulle trivellazioni”, affinché il nostro Paese abbandoni la strada delle fonti fossili ed il vecchio sistema produttivo per muoversi sempre più verso quel futuro di sostenibilità ambientale e sociale su cui migliaia di cittadini, organizzazioni ed imprese hanno già deciso di investire.L’invito è di votare SI’ per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza. Con la Legge di Stabilità 2016, infatti, le licenze già in essere entro le 12 miglia dalla costa sono diventate “sine die”. Il referendum serve dunque a cancellare l’ennesimo regalo fatto alle compagnie petrolifere permettendo loro di estrarre petrolio e gas entro le dodici miglia nei nostri mari, senza alcun limite di tempo.Il referendum del 17 aprile è stato ritenuto necessario dalle Corti di Cassazione e Costituzionale per entrare nel merito della durata delle concessioni entro le dodici miglia. Nessuna concessione di un bene dello stato infatti, può essere affidata a un privato senza limiti di tempo, fino a che convenga a quest’ultimo.Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?». “Le trivelle – si legge nell’appello del Comitato nazionale delle associazioni “Vota sì per fermare le trivelle”, a cui Italia che Cambia ha aderito – sono il simbolo tecnologico del petrolio: vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby”. “Se a questo referendum vincessero i Sì diventerebbe politicamente insostenibile continuare queste politiche pro-fossili e la prima cosa che bisognerebbe fare, sarebbe porre una volta per tutte sull’agenda politica la legge per la transizione energetica”, ci spiega il Presidente dell’associazione Cetri-Tires Angelo Consoli che insieme al Presidente della Fondazione UniVerde, Pecoraro Scanio, ha curato e pubblicato l’ebook ‘Laudato Sì Trivelle No – Manuale di Sopravvivenza per italiani che non vogliono morire fossili’.”L’approvvigionamento di energia da fonti fossili, è centralizzata e verticistica nonché geopoliticamente molto instabile, poiché le fonti combustibili fossili sono a disposizione solamente in pochi paesi e laddove c’è petrolio arrivano anche guerre, instabilità, fame, povertà.
Non è un caso se la Basilicata, che è anche la regione italiana più ricca di petrolio d’Italia, sia anche tra le più povere, dove inoltre c’è anche il tasso di disoccupazione più elevato! Quindi le fonti fossili non producono lavoro ma lo inibiscono”, afferma Angelo Consoli che in questa intervista smonta molte delle voci circolate circa la presunta occupazione creata dall’industria del petrolio, le tasse e accise italiane etc.“La vera posta in gioco di questo Referendum è quella di far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale per un’economia più giusta, rinnovabile e decarbonizzata”. (foto: trivelle)

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Referendum delle trivelle degli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

trivelle“Gli italiani all’estero hanno già votato per il referendum trivelle con una partecipazione che secondo i dati che provengono dalle nostre ambasciate, è stata quasi inesistente rispetto ai circa quattro milioni degli aventi diritto.” Lo dichiara in una nota il senatore Aldo Di Biagio.”Certamente – continua – un quesito referendario formulato in modo sostanzialmente incomprensibile e la mancanza di una campagna informativa adeguata hanno concorso ad tenere lontani i nostri connazionali dalle urne””Se si pensa che solo per l’estero il costo del referendum si aggira intorno ai 34 milioni di euro, e che la scarsa partecipazione inciderà sul quorum, è necessario aprire una riflessione”.”Data infatti la peculiarità della circoscrizione estero – spiega Di Biagio – sarebbe utile, con riferimento allo strumento referendario, studiare delle modalità che consentano una maggiore partecipazione e che non penalizzino il raggiungimento del quorum.” “Se non si riforma il sistema per gli italiani all’estero, la consultazione referendaria sarà solo un spesa inutile e una pietra al collo della democrazia”. Conclude il senatore eletto nella circoscrizione estero.

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Trivelle: Andiamo a votare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2016

trivelle“Confidiamo negli italiani, già da domenica prossima, con il referendum sulle trivelle. Comunque la pensiate, per il ‘sì’ o per il ‘no’, andate a votare, perché tanti più italiani andranno a votare tanto più Renzi, che aveva detto di non andare a votare, sarà messo sotto accusa. Raggiungiamo il quorum per mandare a casa Renzi”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Così come siamo certi che la maggioranza degli italiani a ottobre al referendum confermativo sulla ‘schiforma’ dirà un bel ‘no’ per mandare a casa Renzi”. “Sta iniziando il conto alla rovescia: referendum trivelle, elezioni amministrative che Renzi perderà a Roma, come a Milano e Trieste, e referendum costituzionale a ottobre. E poi, speriamo di liberarci da questo leader che non è mai stato eletto in un’elezione politica e che sta manipolando la nostra Costituzione senza alcun mandato”, ha concluso Brunetta.

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Greenpeace: I “giochini” di Renzi sulle trivelle si e no

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

trivelleColpo di scena: il primo ministro Matteo Renzi cambia idea sul referendum del 17 aprile e invita gli italiani a votare Sì per rottamare le trivelle. Non è un pesce d’aprile giunto in ritardo, ma una provocazione di Greenpeace: un finto volantino elettorale che da oggi i volontari dell’associazione ambientalista distribuiranno in 30 città per ricordare gli impegni presi da Renzi in materia di energia appena due anni fa, e oggi platealmente smentiti dal sostegno alle trivelle e dai tanti provvedimenti che sfavoriscono le rinnovabili.Sul volantino di Greenpeace è ritratto il volto sorridente del primo ministro, incorniciato dalle scritte “Al referendum del 17 aprile vota Sì” e .”Rottamiamo le trivelle”. Segue una lettera immaginaria in perfetto stile renziano, dove si legge: “Abbiamo una sfida dinanzi a noi: dare spazio al cambiamento, non alla rassegnazione. Questa sfida passa per il referendum del 17 aprile sulle trivelle”. E ancora: “Il 17 aprile la rottamazione continua. Liberiamo i nostri mari, rottamiamo le trivelle”.Soltanto sul retro del volantino Greenpeace chiarisce il senso del trivelle1messaggio: “Solo due anni fa Matteo Renzi voleva far crescere le fonti rinnovabili fino al 50% per rivoluzionare il sistema energetico italiano. Se le promesse non fossero solo parole, oggi Renzi ti avrebbe certamente invitato a votare Sì al referendum contro le trivelle del 17 aprile. Invece sta boicottando il voto per difendere gli interessi dei petrolieri”.
Greenpeace ricorda che nel 2012 in Italia erano entrati in esercizio quasi 150 mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel primo anno dell’era Renzi sono stati appena 722. L’anno scorso si sono persi 4 mila posti di lavoro nel solo settore eolico. Come riporta il Fondo monetario internazionale, nel 2014 l’Italia ha incentivato le fonti fossili con 13,2 miliardi di dollari, un dato addirittura in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013. E mentre la Germania incentiva le rinnovabili con oltre 23 miliardi, in Italia gli incentivi non superano gli 11 miliardi. «Con questa iniziativa abbiamo voluto ricordare la promessa che Renzi aveva fatto appena due anni fa», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Pensiamo che anche chi ha sostenuto la sua ascesa politica possa convintamente votare Sì al referendum sulle trivelle. È solo questione di riconoscersi ancora, senza alcuna “crisi di identità”, in ciò che Renzi annunciava di voler promuovere: un sistema energetico sostenibile, moderno e innovativo. Se il primo ministro avesse a cuore la coerenza, oggi avrebbe certamente inviato agli italiani una lettera molto simile a quella di Greenpeace». Il volantino sarà distribuito a mano e finirà nelle cassette postali di decine di migliaia di italiani. Greenpeace ricorda che votando Sì al referendum del 17 aprile gli elettori potranno liberare, nel corso dei prossimi anni, i mari più vicini alle coste dalla presenza di 88 piattaforme vecchie e improduttive, che garantiscono pochissimi posti di lavoro e che in tre casi su quattro estraggono così poco da non dover versare neppure un centesimo di royalties nelle casse pubbliche. (foto: trivelle)

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Libro: “Laudato sì, Trivelle no”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

camera deputati2È stato presentato alla Camera dei Deputati il libro: “Laudato sì, Trivelle no”, Manuale di sopravvivenza per italiani che non vogliono morire fossili (Aracne Editrice), a cura di Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro dell’Ambiente e Angelo Raffaele Consoli, Presidente del CETRI-TIRES.“Laudato SÌ, trivelle NO”, a dispetto del suo titolo, non è un instant book, di quelli che durano solo una stagione, ma è un vero e proprio manifesto collettivo con i contribuiti di esperti, associazioni, docenti, studenti e giornalisti. Si tratta di un opera collettiva “Creative Commons” scaricabile gratuitamente in PDF sul sito di Aracne editrice.«Il petrolio è una ricchezza solo nel deserto, in luoghi dove non c’è nulla, non certo in Italia che ha altre risorse, come turismo e agricoltura, sui cui investire. È ricchezza cioè che produce ricchezza per la collettività non solo per le lobby petrolifere, come dimostra l’inchiesta in Lucania che ha provocato danni alle popolazioni». Così Alfonso Pecoraro Scanio durante il suo intervento alla Camera. «Questo Governo – continua l’ex Ministro dell’Ambiente – ha danneggiato le rinnovabili. Matteo Renzi è andato negli Stati Uniti ad inaugurare un impianto solare termodinamico mentre in Itala continua a investire sulle fonti fossili. Il futuro dell’umanità, come spiegato nel volume, è 100% rinnovabili. È assurdo che un Presidente del Consiglio dica di astenersi al referendum del 17 aprile, la mobilitazione dei cittadini e dei comitati va rispettata evitando di sprecare soldi».
«Con questo libro – dichiara Angelo Consoli – vogliamo cominciare a far uscire allo scoperto le realtà che stanno già fabbricando la Terza Rivoluzione Industriale (TRI) in tutti i settori, quelle che stanno preparando l’Italia del futuro. Una Italia che non è, e non può essere fossile. I petrolieri in Italia, gli “scrocconi” delle lobby fossili, vogliono prolungare le concessioni oltre il periodo di scadenza per evitare di pagare le royalties. Infatti, non solo in Italia imponiamo le royalties più basse del mondo, ma permettiamo una “franchigia” annuale sotto la quale le royalties non si pagano, per cui se si vuole evitare di pagare, basta mantenere le estrazioni al di sotto di quella franchigia».Il testo rappresenta anche uno spunto di riflessione per un nuovo modello energetico e un futuro senza fossili che gli italiani vogliono fortemente. A dimostrarlo il sondaggio annuale di IPR Marketing e Fondazione UniVerde, realizzato lo scorso novembre, che da un lato certifica un favore per l’energia solare stabilmente oltre l’80% dei consensi, dall’altro il favore verso il petrolio intorno all’1%. Per un futuro solare ci vuole un piano energetico nazionale che organizzi la transizione sin da subito. Il primo passo in questa direzione è votare SÌ al referendum del 17 aprile.

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Referendum trivelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

trivelleIn merito al referendum che avrà luogo domenica prossima sulla durata delle concessioni di sfruttamento dei giacimenti di gas e di petrolio al largo delle coste italiane, il Nuovo CDU invita gli elettori e le elettrici a recarsi alle urne per esprimere il proprio parere e suggerisce loro di votare “sì”. Questo consiglio – si tiene a precisare – non è solamente una scelta locale, ma è frutto di una valutazione condivisa dall’intero partito.«Per noi cattolici cristiani impegnati in una politica attiva, dalla base fino ai vertici – afferma l’Onorevole Nicandro Marinacci, vice segretario nazionale del Nuovo CDU -, i valori, che sposano peraltro l’enciclica ambientale “Laudato sì” dettata da Papa Francesco, non sono negoziabili. In questa ultima battaglia referendaria – continua – sarà quindi nostro obiettivo lottare fino allo stremo delle forze affinché le persone vadano a votare il 17 aprile, barrando il “sì”, onde evitare di dover pagare in futuro un prezzo altissimo in termini ambientali».«Il referendum dovrà dare un unico esito: quello del “sì” – ribadisce Lorenzo Annoni del Nuovo CDU di Milano -. Perché trivellare i nostri mari è pericoloso per tutto il Mediterraneo, perché è un pessimo biglietto da visita per il turismo, perché i giacimenti in questione non sono così remunerativi, perché le royalties incassate dalle nostre amministrazioni pubbliche sono tra le più basse d’Europa e perché gli investimenti sulle energie rinnovabili garantiscono una maggiore occupazione, a fronte di pari impegni economici nel petrolifero». foto: Nicandro Marinacci)

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Governo: trivelle e conflitto d’interessi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2016

trivelle“La recente vicenda che ha condotto alle dimissioni del ministro Guidi pone una volta di più al centro del dibattito politico il tema del conflitto d’interessi, ma anche la più complessa responsabilità dell’esecutivo in materia di etica pubblica. Le contraddizioni ci sono e sono molte, anche se si è inclini a prenderne atto solo quando esplodono in modo vistoso e mediaticamente rilevante. Il governo in questa occasione ha perso una parte significativa della sua credibilità e non a caso i due ministri Guidi e Boschi sono affiancate nella ipotesi di sfiducia; nessuna di loro è indagata, ma su entrambe c’è l’ombra, e nel caso della Guidi qualcosa di più di un’ombra, di aver voluto favorire la propria famiglia. Il compagno, il padre. Eppure mentre ci si rende conto che trasparenza e meritocrazia debbono spingersi fino alle estreme circostanze, soprattutto quando il ruolo che si occupa è particolarmente prestigioso, ci si rende anche conto che la filiera dei nodi decisionali a cui si partecipa in virtù del proprio compito andrebbe valutata a priori, evitando di esporre le persone a prendere decisioni in cui potrebbero essere così direttamente coinvolte. Chi governa i processi ad un livello ancora più alto dovrebbe prevedere il rischio ed evitare il coinvolgimento delle persone in decisioni in cui potrebbero essere anche solo sfiorate dal dubbio di anteporre interessi di parte ad interessi generali.”Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare (Ncd-Udc), che continua: “Che la Guidi e la Boschi siano tra i migliori ministri di questo governo è fuori di dubbio, così come era assolutamente fuori di dubbio la competenza del ministro Lupi e la sua intrinseca onestà nella gestione delle riforme che riguardavano il campo delle infrastrutture oltre che dei trasporti. Eppure il governo, questo governo, che intende essere il governo delle riforme e del rilancio del paese, si trova invischiato in questioni di etica pubblica che avrebbero potuto essere previste e gestite diversamente. Le dimissioni dell’uno o dell’altro forse erano necessarie, ma certamente non sono sufficienti a rilanciare il governo su di un piano in cui si giocano riforme strategiche, viziate dal sospetto del conflitto di interessi. Il Presidente Renzi sta affrontando molte riforme, forse troppe, in ambiti diversissimi tra di loro, che vanno dalla legge elettorale, al passaggio ad un modello che non ha più nulla del bicamerale perfetto, nel campo delle unioni civili, del lavoro, della scuola, della salute. Forse è venuto il momento di rivedere tutti questi cambiamenti assumendo un punto di vista unitario, tanto semplice quanto fondamentale: quali vantaggi per il paese, quali bisogni sono oggi soddisfatti più e meglio di ieri, quale prospettiva si spalanca per il prossimo futuro. Ma soprattutto il Paese è migliore anche sotto il profilo etico? È convinto che valga la pena essere tutti un po’ più onesti, un po’ più trasparenti, un po’ più meritocratici? Su queste domande il premier si gioca la partita del prossimi referendum”, conclude la Binetti.

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Referendum contro le trivelle del 17 aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2016

trivelleL’Associazione Turismo & Pesca “Magna Magna Grecia” invita tutti i propri associati, iscritti e simpatizzanti di ogni ordine e grado, a recarsi a votare per il “SI” al referendum del prossimo 17 aprile. E’ in gioco il futuro dell’intero bacino del Mediterraneo, che petrolieri senza scrupoli, assieme ai loro corrotti compari al potere, vogliono affossare trivellando ulteriormente i suoi fondali assieme ai millenni di storia, cultura e civilità che finora ne hanno caratterizzato l’esistenza.
L’Associazione Turismo & Pesca “Magna Magna Grecia”, nata per operare a 360 gradi sulle coste lucane dello Jonio per far “vivere” il nostro mare stupendo e ricchissimo di fauna a turisti, appassionati di pesca sostenibile, ma anche ad associazioni di ragazzi disabili che altrimenti non potrebbero fruire di un servizio utilissimo per i loro deficit psico-motori, si schiera apertamente per far “SI” che il 17 Aprile non passi il disegno criminale perpetrato ai danni del Mare Nostrum.
L’associazione lancia pertanto un invito anche ai famelici magna-magna romani e fiorentini della politica, soprattutto del PD, affinchè si rechino ad osservare da vicino le bellezze paesaggistiche della Spiaggia degli Dei della costa jonico-metapontina.
Saremo ben lieti di ospitarli “gratis” facendoli abbuffare all’inverosimile di una innumerevole quantità di leccornie marinare a base di pesce dello Jonio, abilmente e sapientemente preparate a bordo dai nostri chef.

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Canale Sicilia: no alle trivelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2011

Location of Pantelleria

Image via Wikipedia

“Ci associamo alla richiesta inoltrata da Greenpeace al ministro dell’Ambiente affinchè blocchi le esplorazioni nel canale di Sicilia alla ricerca di depositi di petrolio”. La LIPU-Birdlife Italia si dichiara preoccupata per il patrimonio di biodiversità minacciato dai progetti della Audax Energy al largo di Pantelleria. “Da anni – sottolinea Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU-BirdLife Italia – siamo impegnati nella tutela della biodiversità proprio nel canale di Sicilia e nella denuncia dei rischi per gli uccelli marini, in particolare la berta maggiore, che stanno vivendo un periodo di gravi difficoltà a causa dello sfruttamento intensivo del mare e dell’inquinamento. “La tutela di queste aree marine, delicati ecosistemi ricchi di specie animali e vegetali che verrebbero alterati dalle attività di estrazione del petrolio, passa anche attraverso l’istituzione di aree protette. Per questo – conclude – chiediamo al ministro Prestigiacomo di adoperarsi affinchè blocchi le ricerche e istituisca aree protette per la tutela di questi splendidi ambienti marini”.

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