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Posts Tagged ‘tromboembolismo’

Tromboembolismo venoso, individuato nuovo fattore per predire il rischio. Si apre la strada

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, alte concentrazioni plasmatiche di apolipoproteina CIII (apo CIII) possono predire un aumento del rischio di tromboembolismo venoso (TEV) in pazienti con malattia cardiovascolare. Era già noto che una presenza di livelli elevati di apo CIII potesse essere collegata all’arteriosclerosi e alle trombosi arteriose, ma non era ancora stato dimostrato che la molecola potesse aumentare anche il rischio di trombi nelle vene. «I cardiopatici mostrano una maggiore frequenza di trombi sia nelle vene (con pericolose embolie polmonari secondarie) che nelle arterie (trombosi sulla placca arteriosclerotica), tuttavia non erano finora mai state individuate con precisione le cause di questa doppia propensione» spiega Oliviero Olivieri, dell’Università di Verona, primo autore dello studio, in un comunicato stampa. Per chiarire meglio l’associazione, i ricercatori hanno valutato gli eventi di TEV non fatali in una popolazione composta da 1.020 pazienti, con età media di 63,3 anni, per il 79,1% con malattia coronarica e per il 20,9% senza malattia coronarica. Per tutti i pazienti erano disponibili i dati completi su lipidi e apolipoproteine plasmatiche. I risultati hanno mostrato che 45 pazienti (4,4%) sono andati incontro a eventi di TEV non fatali durante un periodo di follow-up medio di 144 mesi, e che la concentrazione plasmatica di apo CIII all’arruolamento è risultata più alta nei pazienti che poi hanno sviluppato TEV (12,2 mg/dL rispetto a 10,6 mg/dL per i pazienti senza TEV). I pazienti con livelli di apo CIII superiori al valore medio (10,6 mg/dL) hanno mostrato un aumento del rischio di TEV (tasso di incidenza: 6,0 rispetto a 1,8 eventi TEV per 1.000 anni-persona). Questa associazione è stata confermata dopo aggiustamento per fattori confondenti. «L’apo CIII può fornire informazioni sulla propensione dei procoagulanti individuali e il rischio correlato di tromboembolismo venoso, e può essere potenzialmente un indice utile per scelte terapeutiche personalizzate nella pratica clinica. Inoltre, i farmaci che riducono l’apo CIII, inclusi i nuovi oligonucleotidi antisenso anti-apo CIII, potrebbero mostrare effetti antitrombotici aggiuntivi inattesi» concludono gli autori. J Am Heart Assoc. 2019. doi: 10.1161/JAHA.118.010973 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30646800 (fonte Doctor33)

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Arteriopatia: “la malattia delle vetrine”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

pressione arteriosaE’ in corso a Roma il 39° Congresso Nazionale della Società di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV). “Una società clinica in Italia che si occupa delle malattie vascolari “a tutto tondo” spiega la prof.ssa Adriana Visonà, presidente SIAPAV «ovverosia si occupa di arteriopatie, tromboembolismo venoso, malattie arteriose infiammatorie e malattie dei linfatici, oltre a considerare gli aspetti metabolici e tutti i fattori di rischio per le malattie vascolari. Inoltre” sottolinea “la SIAPAV ha la specificità di intendere la medicina vascolare come una disciplina che si occupa non soltanto di diagnosi e terapia ma soprattutto della presa in carico in termini assistenziale”. Uno degli argomenti di punta del convegno è l’arteriopatia ostruttiva periferica (AOP), una patologia molto comune che può diventare molto invalidante. “E’ una manifestazione di aterosclerosi sistemica ed è generalmente è causata da un’ostruzione aterosclerotica delle arterie degli arti inferiori» spiega il prof. Gianfranco Lessiani, Consigliere Nazionale SIAPAV. «Studi epidemiologici sulla popolazione dell’Unione Europea dimostrano un’incidenza dell’AOP di oltre il 17% negli anziani. È una patologia che aumenta con l’età e con l’esposizione a fattori di rischio noti come: diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, etc. La manifestazione clinica più comune è la Claudicatio Intermittens (difficoltà a camminare con frequenti pause) che condiziona fortemente la qualità della vita dei pazienti e la loro capacità funzionale. Inoltre gli individui con AOP soffrono di un rischio relativo di infarto del miocardio aumentato di 5 volte e di 2-3 volte del rischio di ictus o di mortalità totale rispetto a individui senza AOP». L’aspetto forse più grave, fa notare il Dr. Lessiani, è che «nonostante la sua alta prevalenza e gravità esiste una scarsa consapevolezza della AOP, che infatti è una patologia sotto-diagnostica e sotto-trattata. Eppure, numerosi studi hanno documentato come la prevenzione e il controllo dei fattori di rischio migliori la prognosi della malattia stessa. Inoltre, nel caso dell’AOP esistono metodiche diagnostiche facili da usare, poco costose e scevre da rischi – come per esempio l’indice caviglia/braccio (ABI Index) – che permette di diagnosticare l’AOP in modo semplice e di smascherare anche le forme asintomatiche. Tuttavia nonostante gli sforzi il livello di consapevolezza rimane scarso». Secondo il Dott. Lessiani l’obiettivo di una campagna sulla consapevolezza della AOP dovrebbe coinvolgere istituzioni pubbliche e private con un duplice obiettivo: “da un lato aumentare la consapevolezza sulla rilevanza clinica/prognostica della malattia non solo nella comunità medica ma anche sulla popolazione, dall’altro stimolare l’uso sistematico dell’indice ABI da parte dei Medici di Medicina Generale oltre che dagli Specialisti (Angiologi-Cardiologi-Chirurghi Vascolari)”.

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Tromboembolismo venoso

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2010

Roma 14 maggio alle ore 15 a Roma  presso l’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina uno studio finalizzato alla definizione di protocolli condivisi per la prevenzione  del rischio di tromboembolismo venoso. La trombosi venosa profonda degli arti inferiori e l’embolia polmonare, per la loro frequenza e per il possibile esito infausto, sono condizioni che coinvolgono costantemente i Dipartimenti di Medicina Interna e d’Urgenza, ma spesso non sono tempestivamente sospettate per cui oltre alla sottostima della loro reale incidenza si viene a determinare una diagnosi tardiva, con conseguenze negative sulla morbilità e sulla mortalità.  Mentre esistono delle chiare e definite linee guida nella prevenzione del rischio TEV nel paziente chirurgico ed ortopedico, nel caso del paziente medico, le linee guida non sono univoche e spesso la prevenzione è legata alla percezione del singolo medico piuttosto che alla adesione ad un determinato protocollo.  Il Dipartimento delle Discipline Mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina, diretto dal prof. Filippo Alegiani, è il  Centro coordinatore dello “studio osservazionale sulla percezione del rischio di tromboembolismo venoso (TEV) nei Reparti di Medicina Interna e d’Urgenza della Regione Lazio”.  Lo studio è  stato proposto dall’AMEC, Associazione (Scientifica) per la terapia delle Malattie Metaboliche e Cardiovascolari che opera nel territorio nazionale,  di cui il dott. Giovanni Maria Vincentelli, responsabile dell’Unità Operativa di Breve Osservazione dell’Ospedale, è coordinatore per il Lazio.

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Ca prostatico: occhio alla Tvp se si usano gli ormoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

Chi è affetto da carcinoma prostatico risulta esposto a un elevato rischio di eventi tromboembolici, in particolar modo, quando si sottopone a terapie endocrine. A lanciare l’allarme sono alcuni ricercatori del King’s College, School of Medicine di Londra attraverso uno studio svolto in collaborazione con la Stockholm cancer society e apparso su Lancet Oncology. Facendo riferimento ai dati inseriti nel National Prostate Cancer register, che raccoglie oltre il 96% dei casi di tumore prostatico in Svezia, gli autori hanno valutato l’incidenza di trombosi venosa profonda (Tvp), embolia polmonare e tromboembolia arteriosa, in pazienti con cancro alla prostata e sottoposti a terapie endocrine, trattamenti curativi e sorveglianza attiva. In sintesi, soprattutto quando si è fatto ricorso al trattamento ormonale, si è verificato un aumento del rischio di Tvp (Sir, standardised incidence ratios = 2,48) e di embolia polmonare (Sir = 1,95) ma non di tromboembolia arteriosa (Sir = 1,0). L’incremento del rischio di tromboembolismo venoso, osservato anche con gli altri due tipi di approcci, si è mantenuto dopo le opportune correzioni per età e stadio del tumore. «La nostra indicazione è di tenere costantemente presente la possibilità che si verifichino problemi tromboembolici quando si gestiscono pazienti affetti da carcinoma prostatico» commenta Mieke Van Hemelrijck, principale autore dello studio. (fonte doctor news) The Lancet Oncology, Early Online Publication, 14 April 2010

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