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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘trombosi’

Convegno congiunto del Working Parties (WP) Leucemie Acute e Emostasi e Trombosi della Fondazione GIMEMA

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Roma Giovedì 20 settembre 2018 è in programma a Roma, presso la sala convegni dell’AIL – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (via Casilina 5), il Convegno congiunto del Working Parties (WP) Leucemie Acute e Emostasi e Trombosi della Fondazione GIMEMA – Franco Mandelli. Responsabile scientifico della conferenza è il Prof. Valerio de Stefano (Direttore Servizio e DH di Ematologia Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Università Cattolica, Roma), allievo del Prof. Leone (Professore di Ematologia Università Cattolica e membro direttivo GIMEMA) che nel 1982 è stato il primo ad aderire alla proposta del Prof. Franco Mandelli, facendo così parte dei primi 9 centri di ematologia che hanno dato vita al GIMEMA, Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto. Sarà il primo evento scientifico che si terrà dopo la scomparsa dell’esimio ematologo Professor Franco Mandelli, Presidente e fondatore del GIMEMA e, che tratterà i principali temi affrontati dal prof. Mandelli all’inizio della sua prestigiosa carriera, creando un percorso ideale di una lunga e importante carriera scientifica. Il prof. Mandelli sarà ricordato all’inizio della giornata con un omaggio ai suoi pioneristici studi sulla coagulazione e sull’utilizzo dell’Asparaginasi nella terapia delle leucemie acute di cui, nel 1969, il Professore scriveva: “E’ evidente quindi che l’Asparaginasi rappresenta una via veramente nuova ed aperta nella terapia delle leucemie acute… Si può pensare che la disponibilità di maggiori quantitativi del farmaco, meglio purificato, permetterà migliori risultati con l’impiego di dosaggi più elevati, somministrati in un tempo minore, e che con l’associazione dell’asparaginasi con altri farmaci antileucemici potrà dare percentuali più elevate di remissione completa”. Studi che si sono concretizzati poi, nel corso dei successivi anni. Questo ricordo, in questa particolare occasione, mette in luce ancora una volta l’importante contributo del Prof. Franco Mandelli allo sviluppo dell’ematologia in Italia.

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Medicina di precisione per prevenire la trombosi

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

Milano Mercoledì 20 giugno alle 20.30, nell’aula Pampuri I dell’Ospedale San Giuseppe, il prof. Zaverio Ruggeri, membro del comitato scientifico di ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, Professor Department of Molecular Medicine California Campus, spiegherà come il progresso della ricerca scientifica abbia permesso di comprendere i meccanismi con i quali il sangue coagula, contribuendo a migliorare le cure per coloro nei quali il sangue coagula troppo poco (pazienti con emorragie) e per coloro nei quali il sangue coagula troppo (pazienti con malattie causate da trombosi ed embolia).
Le ricerche che il prof. Ruggeri conduce presso il prestigioso Scripps Research Institute, La Jolla, California, hanno permesso di avviare il clinico sulla strada della Medicina di Precisione per dare ad ogni singolo paziente il tipo e la dose di farmaco necessaria a prevenire la trombosi e l’embolia senza provocare emorragie.
I farmaci salvavita ci proteggono da un primo evento o da un evento successivo al primo, ma non sono ugualmente efficaci in tutti i pazienti, perché ogni paziente può esser simile a un altro, ma mai identico. I farmaci salvavita devono mantenere un equilibrio delicato fra la necessità che il sangue non coaguli troppo, tanto da formare trombi nelle arterie e nelle vene, ma non troppo poco tanto da causare emorragie.
Trovare questo fondamentale equilibrio non è facile, perché ogni paziente è speciale e non tutti i farmaci funzionano in tutti i pazienti nello stesso modo.

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E’ nata la trombocardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

ictusLe malattie causate dalla Trombosi sono aumentate negli ultimi 25 anni e sono destinate ad aumentare. Oggi sono più di 85 milioni le persone che in Europa hanno conosciuto da vicino una delle malattie causate dalla Trombosi, riportando gravi invalidità come quelle lasciate da un Ictus o da un Infarto del miocardio e contribuendo a un incremento drammatico dei costi sanitari, stimati in Europa in 210 miliardi di euro l’anno, ovvero il 33% del budget dell’Unione Europea per il 2017. Se è vero che potrebbero essere ridotte almeno di un terzo, e lo è, vorrebbe dire che si potrebbero risparmiare in Europa70 miliardi di euro l’anno. Allora perché non ci siamo ancora riusciti?Da 30 anni ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus è impegnata nella sensibilizzazione della popolazione italiana sull’importanza delle malattie da Trombosi, cercando di insegnare che cosa vuol dire Trombosi, come si manifesta, quali sono i sintomi da non sottovalutare, che fare se si manifestano, come curarla, come evitarla, come modificare abitudini non sane che, in alcuni di noi più fragili di altri, possono scatenare confusione nel sistema della coagulazione del sangue, che incomincia a coagulare in modo inappropriato, dovunque nel corpo, causando Ictus cerebrale, Infarto, Embolia.Quando ALT è stata fondata da pochi mesi era stata pubblicata un’immagine che mostrava con chiarezza una coronaria malata di aterosclerosi, che si chiudeva e provocava Infarto del miocardio proprio a causa di un Trombo: ci sono voluti trenta anni perché questa constatazione venisse compresa, trent’anni durante i quali i meccanismi della Trombosi sono stati studiati e compresi in profondità, anche se ancora non del tutto. E finalmente un professore autorevole come Eugene Braunwald durante il recente congresso della Società Europea di Cardiologia a Barcellona, davanti a 35mila cardiologi provenienti da tutto il mondo ha dichiarato che è arrivato il momento di parlare di trombocardiologia.
La Trombosi provoca la stragrande maggioranza delle malattie cosiddette cardiovascolari, ovvero un frammento di trombo che diventa embolo causa la stragrande maggioranza degli Ictus cerebrali, o le ischemie o gli Infarti del rene, dell’intestino, delle arterie periferiche, che spesso portano all’amputazione o a gravi invalidità.La Trombosi provoca malattie che conosciamo con il nome dell’organo che colpisce: la Trombosi coronarica provoca Infarto del miocardio, la Trombosi di una qualunque arteria provoca Ischemia, la Trombosi in una vena provoca flebite o Trombosi venosa superficiale o profonda, i frammenti di trombo che si liberano nel sangue provocano embolia nel polmone (Embolia polmonare) o nel cervello (Ictus cerebrale).
Un Trombo è un coagulo di sangue, che si forma in un momento e in un punto in cui non si sarebbe dovuto formare. Quando si forma su una ferita visibile lo chiamiamo coagulo, serve per fermare l’emorragia, guarire l’infiammazione, guidare la costruzione della cicatrice.
Quando si forma all’interno di una’arteria, di una vena o di un capillare ha il medesimo obiettivo: guarire; ma deve agire rapidamente per raggiungere il suo obiettivo e sciogliersi altrettanto rapidamente, per non bloccare la circolazione del sangue in quel vaso che ucciderebbe le cellule che quel vaso nutriva.Se chiamiamo le malattie partendo non dall’organo che colpiscono ma dal meccanismo che le provoca, ci accorgiamo che le malattie causate da Trombosi sono le più diffuse al mondo: colpiscono il doppio dei tumori. Si possono evitare in un caso su tre, almeno, eppure sono ancora sottovalutate, anche se, sotto il nome generico e impreciso di malattie cardiovascolari, sono l’incontro più probabile per la stragrande maggioranza di noi, tanto più probabili quanto più avanziamo nell’età, ma non impossibili nei bambini e perfino nei neonati.
La prima causa di morte e di invalidità precoce nel mondo cosiddetto industrializzato, prevenibile in un caso su tre. Ogni anno in Italia 200mila persone potrebbero non essere colpite, risparmiando vita denaro e qualità della vita a sé e ai proprifamigliari. Ma allora perché i casi di Trombosi continuano ad aumentare? «Perché la popolazione che oggi si avvia a superare i 60 anni» – dichiara la Dott.ssa Lidia Rota Vender, specialista in ematologia e malattie cardiovascolari da Trombosi e Presidente di ALT- «è molto più numerosa rispetto al passato. Sono i baby boomers, i figli del boom economico, quel boom che nel dopo guerra ha permesso a tanti italiani di sognare e a molti di realizzare i propri sogni, anche attraverso una famiglia numerosa, ricca di figli e di voglia di fare. O forse perché la prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi richiede non solo o non sempre, farmaci, ma sempre collaborazione e forza di volontà, quella che è necessaria per fare scelte intelligenti che non ci tolgano momenti di gioia di vivere ma ci lascino la gioia di vivere a lungo e bene, senza criminalizzare il vizio, ma scegliendo di non cascarci; perché richiede che ognuno non faccia esami del sangue più o meno costosi per rassicurarsi di “stare bene”, ma passi invece davanti allo specchio della propria camera da letto e della propria coscienzae si informi sulla storia della propria famiglia, per capire quanto il suo corpo può permettersi. Noi siamo il frutto della genetica dei nostri genitori: che possono essere grassi, diabetici, ipertesi, o avere il colesterolo alto;-continua la dottoressa Rota Vender – ma non ci troviamo su un sentiero senza ritorno che ci porterà per forza ad avere i loro stessi problemi, anzi, possiamo avere il privilegio di sapere prima che cosa rischiamo, se non provvediamo per tempo a fare scelte diverse da quelle che loro stessi hanno fatto, volontariamente o inconsapevolmente. Loro non sapevano quello che noi oggi sappiamo, le madri dei nostri genitori avevano l’ossessione di soddisfare la fame dei propri bambini perchè ne avevano patita tanta, durante la guerra. La maggiore disponibilità di denaro e la pubblicità ci hanno guidato verso alcuni “vizi” che a lungo andare hanno corroso la salute dei nostri genitori e la nostra».

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Aterosclerosi e trombosi, come intervenire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

chietiChieti. Aterosclerosi, colesterolo in eccesso, trombosi e infarto. Nonostante l’osservata, progressiva riduzione della mortalità cardiovascolare nei paesi industrializzati, le malattie conseguenti all’aterosclerosi della parete arteriosa e alla trombosi (specificamente la cardiopatia ischemica, l’ictus ischemico e l’arteriopatia periferica) rimangono ancora patologie molto frequenti e sono fra le maggiori cause di morte prematura e invalidità permanente nella popolazione europea. Le cause di queste malattie sono multifattoriali, alcune modificabili con gli interventi sullo stile di vita, come l’inattività fisica, il fumo e le cattive abitudini alimentari, altre anche con un trattamento farmacologico, come le dislipidemie, l’ipertensione arteriosa, il diabete.
Al congresso dal titolo “International Summit on Atherothrombosi” si è parlato delle principali cause di malattia cardiovascolare e delle sue conseguenze. L’incontro, è stato organizzato da Raffaele De Caterina, Dipartimento di Cardiologia all’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara e da Carlo Patrono, Dipartimento di Farmacologia all’Università Cattolica di Roma, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Dopo una lettura da parte del Professor Luigi Capasso di Chieti, il venerdì si apre con interventi da parte dell’eccellenza americana in questo campo. Parleranno infatti dei meccanismi alla base dell’aterotrombosi Renu Virmani (Washington), Peter Libby (Boston), Garret FitzGerald (Philadelphia), Anne Marie Schmidt (New York), Daniel J. Rader (Philadelphia) e Bruce Furie (Boston). Seguono venerdì pomeriggio e sabato gli interventi di relatori italiani e internazionali riguardanti le prospettive cliniche e le terapie disponibili.

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Europa: 55 donne su 100 muoiono o moriranno per colpa di una malattia cardiovascolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

trombosi-1L’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, in occasione della 6° Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, dal 21 marzo al 12 aprile, dà appuntamento a tutti, in Italia e all’estero, sui social media con la campagna social «I CAMBIAMENTI PIU’ IMPORTANTI SI FANNO CON UN….. SALTO», invitando a fare un SALTO di conoscenza e di qualità che può salvare la vita. Le malattie da Trombosi si chiamano Infarto, Ictus, Embolia: colpiscono ogni anno 600mila persone in Italia, uno spreco enorme, perché almeno 200 mila avrebbero potuto evitarle, cambiando in tempo il proprio stile di vita. Le malattie a Trombosi sono l’incontro più probabile per tutti coloro che hanno o avranno più di 50 anni, e non solo: ma potranno essere evitate, con l’informazione e con un atto di volontà che ci permetta di cambiare stile, facendo un SALTO di qualità per la nostra vita e per la vita di chi ci sta accanto. Solo 33 italiani su 100 sanno di questo pericolo e dell’opportunità di evitarlo: è un vero spreco, ALT lavora perché tutti hanno il diritto di sapere, di prendersi la responsabilità di agire e di SALTARE. ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, in occasione della 6° Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, dal 21 marzo al 12 aprile, dà appuntamento a tutti, in Italia e all’estero, sui social media, invitando a fare un SALTO di conoscenza e di qualità che può salvare la vita.

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Giornata mondiale della trombosi

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2015

trombosi-1Martedì 13 Ottobre dalle 15 nelle Aule della Formazione (ingresso 55) è in programma un incontro rivolto a pazienti, familiari e operatori sanitari che vogliono saperne di più su sintomi, prevenzione e terapie possibili per la cura della trombosi, cioè dei coaguli di sangue che si possono formare all’interno dei vasi, siano essi vene, arterie o coronarie, impedendo la normale circolazione del sangue e causando ictus, infarti ed embolie polmonari.”La trombosi e la sua conseguenza più temibile, l’embolia polmonare, sono classificati al terzo posto fra le cause di morte e di grave invalidità – spiega Anna Falanga, direttore dell’Unità di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Fino al 60 per cento dei casi di trombosi si verificano durante o dopo un ricovero ospedaliero e moltissimi sono connessi alle cattive abitudini come fumo, un’alimentazione troppo ricca di grassi e zuccheri e un’insufficiente attività fisica, il che la rende una delle principali cause di morte evitabili del nostro tempo. Nonostante questi dati, la percezione collettiva della pericolosità della trombosi è molto inferiore a quella di altri problemi di salute meno letali come il cancro e l’AIDS”.Durante l’incontro interverranno, oltre ad Anna Falanga, anche Luca Barcella, medico dell’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, che spiegherà come è possibile riconoscere una trombosi; Antonio Brucato, direttore della Medicina Interna dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII spiegherà invece come prevenire la trombosi in ospedale, mentre Andrea D’Alessio, della Medicina Onco-Ematologica del Policlinico San Marco, illustrerà le possibilità terapeutiche.“L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto l’obiettivo di ridurre le morti cardiovascolari del 25% entro il 2025 – prosegue Anna Falanga -. Per raggiugerlo è fondamentale l’informazione e la sensibilizzazione della popolazione rispetto ai fattori di rischio e ai comportamenti da adottare, che passano necessariamente da stili di vita più sani e quindi da una educazione alla salute che deve iniziare fin da piccoli. La conferenza che organizziamo per la Giornata mondiale della trombosi vuole quindi inserirsi efficacemente in questo percorso ed essere un momento di confronto tra cittadini e operatori”.L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana dei Pazienti Anticoagulanti (AIPA) – Sezione di Bergamo, in collaborazione con l’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, ed è patrocinata dalla Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi (SISET)

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La trombosi uccide

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2015

trombosi-1E’ il meccanismo responsabile del 25 per cento del totale delle morti nel mondo. Una persona su quattro fra coloro che perdono la vita per qualunque causa è colpita da una malattia causata dalla Trombosi. In Europa e negli USA ogni anno si muore più per colpa della Trombosi che per cancro della mammella e della prostata, per incidenti stradali e per AIDS messi insieme Oltre la metà dei casi di trombosi si verifica in persone che sono state o sono ricoverate in ospedale: la trombosi è una complicanza altamente prevedibile e prevenibile, è causa di morte più della polmonite o delle tanto temute infezioni ospedaliere.Nonostante sia noto il rischio di trombosi associato alla degenza in ospedale, non tutte le strutture valutano il rischio trombo embolico dei pazienti e prendono i provvedimenti necessari per evitare questi eventi, e questo significa perdere un’opportunità di salvare vite e ridurre le complicanze.
Un’ inchiesta recente ha confermato che la conoscenza della Trombosi e dei sintomi premonitori e delle sue cause è molto diversa nei diversi Paesi: è indispensabile quindi trovare applicare metodi che aumentino l’educazione della popolazione e l’attenzione dei medici su questo tema con l’obiettivo di salvare vite e prevenire malattie che possono essere non solo mortali ma anche fortemente invalidanti anche in persone giovani. L’inchiesta ha coinvolto 800 persone in Argentina, Australia, Canada, Germania Giappone Thailandia Olanda, Regno Unito e Stati Uniti.In Italia, il drammatico ritratto della povertà delle conoscenze in questo campo nel nostro Paese è stato fotografato da un’indagine voluta da ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus svolta nella prima decade del mese di aprile 2012 da Datanalysis, istituto di ricerche demoscopiche nell’area salute, su un campione rappresentativo di mille italiani con un’età compresa tra i 18 e i 77 anni. Dall’inchiesta è emerso che: solo un italiano su 3 conosce il significato della parola “trombosi” e più della metà non sa che le malattie da trombosi si possono evitare, soprattutto i cittadini del centro-sud. La ricerca ha evidenziato che anche tra il 33% di italiani che conoscono le malattie da trombosi e le loro cause, la maggioranza ignora la loro reale incidenza. Alla domanda che chiedeva loro se il tumore alla mammella nella donna colpisce di più o meno della trombosi, quasi la maggioranza del campione non ha saputo rispondere e solo 10% degli intervistati ha dato la risposta corretta, riconoscendo la maggiore incidenza della trombosi tra la popolazione femminile rispetto al cancro.“Per le donne i dati di incidenza delle malattie da trombosi sono impressionanti: su 100 donne, 54 perdono la vita per colpa di una malattia cardiovascolare e solo 18 per il cancro – ha sottolineato Lidia Rota Vender, presidente di ALT -. Il problema maggiore è che si continua ad ignorare o a sottovalutare il questo rischio, soprattutto a causa della disinformazione. Le donne ancora non sanno che soprattutto in menopausa il nemico numero uno si chiama trombosi, con rischi aumentati rispetto agli uomini e maggiori probabilità di andare incontro a una diagnosi tardiva, perché le manifestazioni cliniche delle malattie cardiovascolari nelle donne rendendo più difficile il loro riconoscimento.”I risultati dell’indagine, sono stati presentati in occasione della prima giornata nazionale per la lotta alla trombosi (18 aprile 2012), patrocinata dal Ministero della Salute e ideata dall’Associazione che da 25 anni si batte per la prevenzione e la cura della malattie cardiovascolari da trombosi, come infarti, ictus ed embolie polmonari. “L’estensione a livello globale della Giornata contro la Trombosi di ALT arrivata alla prossima quinta edizione non può che rincuorarci sulla serietà e sull’importanza della nostra missione” – sostiene Lidia Rota Vender. Iniziative di questo genere sono occasioni per promuovere tra la popolazione uno stile di vita sano, basato su una corretta alimentazione e regolare attività fisica, attraverso workshop, competizioni sportive, serate enogastronomiche e attività di informazione organizzate su tutto il territorio nazionale. La prevenzione delle malattie da trombosi, infatti, non solo è possibile, ma può diventare incredibilmente efficace adottando semplici accorgimenti nella vita di tutti i giorni. “Alla luce dei risultati dell’indagine conoscitiva eseguita da ALT, il valore del nostro lavoro assume ancora più rilevanza, perché lo studio ha evidenziato con chiarezza che c’è ancora molto da fare sul fronte dell’informazione, essenziale per diffondere la cultura della prevenzione di queste malattie, causa del 44% dei decessi registrati ogni anno nel nostro Paese – ha commentato Lidia Rota Vender. Purtroppo le persone ancora non sanno che le malattie da trombosi si possono prevenire efficacemente, rinunciando alle cattive abitudini che mettono seriamente a repentaglio la salute del cuore e dei vasi sanguinei, come sedentarietà, fumo, alcol e cibi grassi. E di fronte a una diffusa disinformazione, la ricerca ci mostra ancora una volta una situazione a macchia di leopardo, con le zone del nord Italia più consapevoli del rischio trombotico, a fronte di altre zone d’Italia dove questa percezione del problema è praticamente inesistente”.
ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus è un’Associazione libera, indipendente e senza fini di lucro. Dal 1987 è impegnata a livello nazionale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi – Infarto cardiaco, Ictus cerebrale, Embolia Polmonare, Trombosi arteriosa e venosa -, nel sostegno finanziario alla ricerca scientifica interdisciplinare e nella specializzazione di giovani medici e infermieri. Realizza campagne educative mirate a combattere i principali fattori di rischio e a creare consapevolezza sui sintomi precoci delle malattie che la Trombosi determina. Dal 1995 rappresenta l’Italia in EHN, network europeo di 31 associazioni e fondazioni dedicate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

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Proteggere il proprio cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 settembre 2014

cuoreProteggere il proprio cuore, il proprio cervello, le proprie arterie e le proprie vene, prevenire le malattie cardiovascolari da Trombosi e preservare la propria salute: informazioni preziose contenute nel nuovo numero di SALTO, il periodico di ALT – Associazione Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari. Da leggere!
Il nuovo numero di SALTO è il 76esimo in 26 anni di lavoro di ALT: e tratterà un tema delicato e che riguarda tutti noi, a qualunque età. “Chirurgia e Trombosi”, esiste un rapporto delicato fra la coagulazione del sangue e gli atti chirurgici: il paziente non deve sanguinare, ma nemmeno coagulare troppo. Questo numero di SALTO aiuta a fare chiarezza su un argomento di interesse per molti.
L’intervento chirurgico di per sé attiva i meccanismi che portano il sangue a coagulare nelle parti del corpo sulle quali il chirurgo interviene: tagliare e cucire attiva la coagulazione del sangue, che in alcuni di noi potrebbe diventare eccessiva e causare Trombosi, soprattutto nelle vene, ma a volte anche nelle arterie. In alcuni tipi di chirurgia un paziente su due, se non venisse protetto, svilupperebbe una Trombosi o un’Embolia polmonare.I pazienti possono essere protagonisti nell’evitare trombosi legate alla chirurgia: sapendo di che cosa si tratta, quali sono i meccanismi, quali sono i fattori che aumentano la probabilità e come neutralizzarli, come prendere i farmaci antitrombotici se necessari.“I medici sono consapevoli del rischio di eventi cardio e cerebrovascolari da Trombosi nei pazienti che si sottopongono a interventi chirurgici: ALT trasmette informazioni fondamentali anche ai pazienti, in modo che possano fare squadra con il medico ed evitare incontri spiacevoli come una Trombosi venosa, un’Embolia polmonare, un infarto, un ictus cerebrale.È un lavoro di squadra che ALT condivide con i medici e con i pazienti da 27 anni, informando e stimolando persone di tutte le età ad informarsi e imparare a scegliere uno stile di vita intelligente e a correggere i fattori di rischio modificabili: anche grazie a SALTO, al sito http://www.trombosi.org e alla pagina facebook ” – ha spiegato la presidente di ALT, Lidia Rota Vender.Le malattie cardiovascolari sono conosciute con il nome di Infarto, Ictus cerebrale, Embolia polmonare, Trombosi arteriosa e venosa: possono essere evitate in un caso su tre. È moltissimo. E molto può essere fatto dai protagonisti della prevenzione: noi stessi.
Uno stie di vita intelligente, che preveda un modo di alimentarsi equilibrato, per qualità e quantità, attività fisica almeno tre volte la settimana per almeno 30-40 minuti consecutivi, controllo di colesterolo, trigliceridi, glicemia, peso, fumo, alcool: tutto questo dovrebbe far parte del nostro bagaglio di scelte quotidiane. In più, in situazioni speciali come quelle che sappiamo aumentare il rischio di Trombosi il paziente deve sapere come proteggersi, come assumere i farmaci, quali sintomi sono sospetti e che fare.
Utilizzare le calze elastiche nel periodo peri operatorio e oltre, usare in modo appropriato i farmaci antitrombotici se prescritti dal medico, senza modificare i tempi e le dosi: questo numero di SALTO affronta questi temi, spiegando con linguaggio semplice quello che il medico non sempre ha tempo di spiegare ma che il paziente ha il diritto/dovere di sapere.
ALT rappresenta in Italia EHN – European Heart Network: la sezione di SALTO “una finestra sull’Europa” aggiorna e informa sui temi in discussione a livello europeo e sulle decisioni delle Commissioni preposte alla salute dei cittadini europei, italiani compresi: temi caldi del prossimo semestre di Presidenza Italiana in Europa saranno Alimentazione, controllo del peso e tutela della privacy per l’uso dei dati necessari alla ricerca scientifica. La sezione “Lavori in corso” fa il punto sulle attività di ALT: collaborazioni con partner generosi e motivati come Gazzetta dello sport, Ecomaretona, circoli del Golf, e poi Prima edizione della giornata mondiale della Trombosi e terza edizione della Giornata Nazionale, e anticipazioni e informazioni sui prossimi eventi in programma.
SALTO è informazione e trasparenza: il lettore può leggere il nostro bilancio (certificato) e verificare quale uso ALT fa dei contributi ricevuti dai propri sostenitori e l’avanzamento dei progetti finanziati, come la “Valutazione del rischio trombotico nei bambini italiani obesi” coordinato dalla prof Paola Giordano dell’ Università di Bari, e “Ricerca sulle cause dell’Ictus nei giovani (IPSYS)” studio multicentrico coordinato dal prof. Alessandro Pezzini dell’Università di Brescia .

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Inquinamento e trombosi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Milano, fino al 9 luglio 2010 Hotel Marriott 21st International Thrombosis Congress, presieduto dal Professor Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all’Università di Milano e direttore della Clinica Medica presso la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore di Milano, l’intervento del professor Andrea Baccarelli – responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston – spiega gli effetti molecolari e cellulari delle polveri sottili, cercando di identificare nuove strategie di protezione. “Gli effetti dell’inquinamento atmosferico – è stato ormai ampiamente dimostrato – non si fermano all’apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell’organismo, tra cui, il sistema cardiocircolatorio – dichiara il Professor Baccarelli – Uno studio da me guidato, eseguito in collaborazione con il centro Trombosi della Fondazione ospedale Maggiore e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, dimostra che l’inquinamento da polveri sottili è causa di un notevole incremento del rischio di trombosi venosa profonda. Realizzata in Lombardia, coinvolgendo più di duemila persone, l’indagine ha evidenziato che, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi”. “Il nostro organismo è un network – aggiunge il professor Pier Mannuccio Mannucci – è una totalità integrata e interconnessa. Quello che accade in un punto della rete, il più delle volte segue i grandi circuiti di collegamento interno, in primo luogo il sistema immunitario. Le cosiddette polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi, che provengono da processi di combustione – e quindi soprattutto da traffico automobilistico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali – attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari. Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, cominciano a produrre grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico, a causa degli effetti pro-coagulanti del mediatore stesso”. Le conclusioni di questo studio hanno avuto riconoscimenti a livello mondiale tanto che l’American Heart Association, la massima autorità nel campo di inquinamento e malattie cardiovascolari, ha sottolineato il rilevante contributo delle ricerche italiane nel recente Scientific Statement pubblicato nel numero di Giugno 2010 della rivista internazionale Circulation. Nel documento ufficiale della American Heart Association sono ben sette i contributi scientifici di Mannucci e Baccarelli ad essere citati e proposti alla attenzione degli esperti e del pubblico. Ma il futuro della ricerca si sta spostando sui meccanismi di regolazione epigenetica del DNA: quei meccanismi che modulano l’espressione genica, senza intaccare la sequenza del DNA stesso. L’aspetto interessante è che questi cambiamenti nella metilazione possono anche verificarsi spontaneamente, fisiologicamente, con l’invecchiamento. “E’ come se vivere esposti al traffico e allo smog ci facesse invecchiare prima – commenta Baccarelli- Si tratta di risultati importanti non solo per definire meglio i meccanismi che legano l’inquinamento alle malattie trombotiche, ma anche per trovare possibili soluzioni. L’elemento interessante dei cambiamenti epigenetici è che sono reversibili. Quindi, se troviamo un modo per invertirne la rotta, possiamo pensare di ridurre gli effetti nocivi dell’aria inquinata, pur non riuscendo a ridurre l’inquinamento di per sé”.

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International Patient Symposium

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

New York. Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore, sarà tra gli otto relatori – unico non statunitense -, che interverranno al quinto International Patient Symposium on Myeloproliferative Diseases. Si parlerà di malattie mieloproliferative, cioè malattie croniche che portano ad una esagerata produzione di cellule del sangue, non motivata da reali necessità dell’organismo, ma causata da una cellula staminale malata, con conseguenti disturbi della circolazione e rischi di trombosi. Ad ascoltare i progressi più recenti fatti dalla ricerca internazionale in questo campo, dalla voce di clinici provenienti dai più prestigiosi centri al mondo, non ci sarà la comunità scientifica, ma i diretti interessati a questo lavoro: la platea sarà infatti composta da 300 pazienti affetti da malattie proliferative.
Oltre a Tiziano Barbui interverranno al simposio due ricercatori della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), uno della John Hopkins University di Baltimora (Maryland), due dell’MD Anderson Cancer Center di Huston (Texas), uno del Weill Cornell Medical Center di New York e il chairman della MPD Foundation di Chicago, organizzazione promotrice dell’iniziativa.  Grazie al lavoro congiunto dei ricercatori europei e statunitensi nel 2005 è stato scoperto che alcune di queste malattie sono causate da una mutazione del gene JAK-2. Ciò ha permesso di modificare i vecchi criteri diagnostici prendendo come marcatore la lesione genetica di JAK-2. Questa scoperta oggi consente di anticipare la diagnosi a quando i pazienti sono ancora asintomatici, in modo da adottare precocemente ogni procedura di prevenzione e ridurre l’incidenza di eventi vascolari. Oggi questo esame è eseguito in quasi tutti i laboratori italiani. È stato anche messo a punto un farmaco intelligente contro la lesione genetica che interferisce direttamente con il metabolismo alterato delle cellule malate impedendogli di sopravvivere.

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L’influenza favorisce l’infarto

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

L’influenza può essere una causa di infarto miocardico e nei casi più gravi essere responsabile di mortalità cardiovascolare. E’ quanto emerge da una review sistematica, condotta dai ricercatori della Royal Free Hospital di Londra che ipotizzano che l’influenza “possa agire come uno stimolo acuto infiammatorio e procoagulante che altera temporaneamente la funzione endoteliale”. Negli studi animali, precisano gli autori, l’RNA influenzale è stato riscontrato nelle placche aterosclerotiche e l’inoculazione con il virus dell’influenza A ha causato infiltrazione infiammatoria all’interno delle placche, aggregazione piastrinica e trombosi. La review, pubblicata su Lancet Infectious Disesases ha considerato 42 articoli pubblicati tra il 1932 e il 2008. Del resto il legame tra influenza e infarto era già risultato evidente in molti studi osservazionali, mentre un legame più debole era stato riscontrato fino a oggi con la mortalità cardiovascolare. Ancora da definire l’eventuale ruolo protettivo della vaccinazione antinfluenzale. Dei due trial randomizzati condotti sull’argomento uno ha riscontrato benefici, mentre l’altro si è rivelata inconclusivo. Gli autori comunque incoraggiano la vaccinazione, in particolare per i soggetti con malattia cardiovascolare in corso, sebbene siano necessarie ulteriori evidenze.

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Ictus: fattori comportamentali predicono incidenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2009

La combinazione di quattro fattori comportamentali correlati alla salute è in grado di predire una differenza più che doppia nell’incidenza dell’ictus in ambo i sessi. Fattori relativi allo stile di vita come fumo, attività fisica e dieta influenzano il rischio di malattie cardiovascolari, compreso l’ictus: è stato confermato che la combinazione di fumo, attività fisica, assunzione di alcool e di frutta e verdura esercita un’influenza significativa sul rischio di ictus. Anche piccole differenze nello stile di vita possono dunque avere un impatto potenzialmente sostanziale su questo rischio. L’associazione fra il rischio di ictus e questi elementi risulta costante fra popolazioni diverse, e permane sia negli studi osservazionali che in quelli randomizzati: preoccupa però la scarsità di soggetti che adottino uno stile di vita che protegga dall’ictus. Benché gli interventi sullo stile di vita possano essere di grande beneficio, è necessario un cambiamento radicale nel comportamento di molti pazienti per ottenere dei risultati. (BMJ online 2009, pubblicato il 20/2)

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