Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘truppe’

“La Turchia manda truppe in Libia a sostegno di Sarraj”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

“E si appresta a spartirsi il territorio con la Russia che appoggia Haftar. L’Europa a un passo dall’irrilevanza e gli interessi nazionali italiani messi a rischio. Per questo grandioso risultato bisogna ringraziare la geniale strategia dei Napoleone da operetta Sarkozy e Macron che hanno alimentato il caos libico in chiave anti italiana e nella speranza di avvantaggiare la Francia. Ora il Governo italiano si faccia sentire nelle sedi opportune, chieda conto alla Francia di anni di atteggiamenti spregiudicati e irresponsabili e pretenda di dettare la linea dell’Intera Unione Europea nel dossier libico”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Spostamento truppe al Sud

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

“L’incremento del livello dello stato di allarme e lo spostamento di mezzi e uomini dell’Aronautica militare nelle basi del sud non è una semplice routine” – Lo dichiara Luca Marco Comellini Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) – “E’ quanto mai necessario che il Ministro della Difesa riferisca al Parlamento della reale situazione in atto nel paese libico e soprattutto sul possibile coinvolgimento delle forze armate.”

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Afghanistan: Programmare rientro delle truppe

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

“Credo sia giunto il momento che le autorità afgane programmino la gestione autonoma della situazione” è quanto dichiarato in Aula dall’on. Americo Porfidia di Noi Sud – Commissione Difesa, a seguito dell’informativa del Ministro La Russa sull’uccisione del Caporale Maggiore Luca Sanna. “A nome di Noi Sud-Pid – ha detto il deputato campano – esprimo viva e sincera  solidarietà alla famiglia dal Caporale Maggiore Sanna e a tutti i militari impegnati con coraggio e senso del dovere in Afghanistan, che hanno recentemente meritato l’encomio del Presidente Obama. E’ necessario chiarire al Paese che le nostre truppe sono impegnate in zone di guerra per interessi nazionali e sovranazionali, eppure – spiega Porfidia – è altresì giusto interrogarci sui tempi della nostra permanenza. E’ fondamentale che al più presto si affermino in Afghanistan quelle condizioni di stabilità che possano permettere al popolo afgano, nella certezza di una raggiunta democrazia, di camminare da solo nella propria storia. Non possiamo permetterci una sorta di protettorato militare internazionale senza scadenza. Qualunque motivazione non potrebbe reggere per molto altro tempo ancora. Per questo – ha concluso Porfidia – invitiamo il Ministro ad avviare colloqui con gli Alleati e con le istituzioni afgane per programmare il rientro delle truppe italiane”

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Scontri a fuoco al confine Libano-israeliano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2010

Adaisse. Per un momento si è pensato ad una ripresa delle ostilità tra i due paesi anche perché è stato registrato subito dopo un intenso movimento di truppe. La “scaramuccia” ha provocato quattro morti tra i soldati libanesi e alcuni feriti tra gli israeliani. E’ seguito a livello propagandistico, diplomatico e politico un rimbalzare di responsabilità sul primo che abbia lanciato un razzo in casa degli altri. Per il generale Giuseppenicola Tota, comandante del settore ovest del contingente italiano a Tibnin è dovuto all’iniziativa deg.i israeliani di tagliare degli alberi sulla linea di confine per piazzarvi delle telecamere. I razzi, invece, sono stati lanciati da un elicottero libanese. Sta di fatto che tra i due governi sono volate parole grosse e minacce di gravi ritorsioni. Stando a quanto ricostruito dal generale Giuseppenicola Tota, comandante del settore ovest e del contingente italiano a Tibnin, in Libano, tutto sarebbe nato dal tentativo dei militari israeliani di tagliare alcuni alberi presso la ‘blue line’ per installare delle telecamere. Questo tentativo ha provocato l’intervento dei militari libanesi e un successivo scontro a fuoco prima con armi leggere e poi con il coinvolgimento di carri armati israeliani. Quanto al lancio di razzi, secondo il generale Tota sarebbe avvenuto da parte di un elicottero libanese. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse al Palazzo di Vetro e ha chiesto ad entrambe le parti di riprendere il dialogo. A livello internazionale registriamo la solidarietà espressa da tutto il fronte arabo alla Libia e il presidente isiriano Bashar al-Assad, non ha mancato di esprimere una dura condanna nei confronti di Israele. Il ministro italiano della difesa Ignazio La Russa si è mantenuto neutrale e limitandosi a dire che la scintilla è stata occasionale. La sua preoccupazione, come naturale che lo fosse, è stata per il contingente italiano  schierato al confine tra i due paesi e, quindi, sotto la linea del fuoco incrociato tra i due eserciti. Notizie dell’ultima ora paiono tranquillizzanti.

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Un cuore e basta

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Lettera al direttore. Gentilissimo direttore, Renato Schifani, a Herat in Afghanistan, ha detto ai nostri militari: “L’Italia non smetterà mai di essere orgogliosa di voi, grazie del vostro esempio e sacrificio… Vi parlo con il cuore per ringraziarvi per essere qui a combattere un nemico invisibile che non è solo in Afghanistan ma mette a repentaglio anche la sicurezza del nostro Paese… l’Italia ha pianto i suoi morti”.  Ed io scopro, pur essendo nato in Italia, di non far parte dell’Italia orgogliosa, giacché non mi sento per niente orgoglioso dei nostri soldati, i quali in qualche modo stanno dando una aiuto alle truppe americane che bombardano sui villaggi con aeroplani senza pilota, ed uccidono inevitabilmente innocenti, tra i quali donne e bambini. Il nemico invisibile che metterebbe a repentaglio il nostro Paese, sino ad oggi non ha fatto alcuna vittima nel nostro Paese, e se è vero che ci minaccia, anziché renderci complici di uccisioni d’innocenti, teniamo l’esercito nel nostro territorio e difendiamoci qui. Ma siamo certi che la “minaccia” continuerebbe se ognuno se ne stesse tranquillo a casa propria? Anch’io, a dire il vero, ho pianto i nostri morti, ma contemporaneamente piangevo per i bambini morti afghani. Anch’io ho parlato con il cuore. E non so davvero questo cuore a che nazionalità appartenga. E’ un cuore e basta. (Attilio Doni Genova) (n.r. gentile lettore, per quanto lei sa, anche se non l’ha detto, i militari italiani sono in Afghanistan per un voto unanime del Parlamento italiano e che a “monte” vi è un impegno di carattere internazionale che ci lega a simili operazioni. Sono discutibili? Se si non ci dobbiamo pensare solo noi, dobbiamo, invece, fare in modo che sia l’opinione pubblica, nella sua coralità, ad esprimere il suo dissenso e a farlo sentire forte e chiaro al “Palazzo”. Per quanto è a nostra conoscenza, e considerando le oggettive condizioni in cui operano i nostri soldati, possiamo dire che essi stanno facendo di tutto per alleviare i disagi della popolazione afghana da un conflitto che fa delle vittime solo un motivo di propaganda politica e si compiace del tanto peggio tanto meglio).

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Elezioni Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

“Tra poche ore milioni di afghani saranno chiamati alle urne per le elezioni presidenziali. Esprimiamo una ferma condanna di chi, con l’uso della violenza, vorrebbe impedire la partecipazione al voto, che auspichiamo sia ampia e rappresentativa. Queste elezioni sono una grande opportunità per il paese di accelerare lo sviluppo, rafforzare il pluralismo e aiutare a porre fine a povertà e ingiustizia, soprattutto se verrà tutelata la partecipazione femminile al voto”, questo il commento di Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid alla vigilia delle elezioni in Afghanistan. “Nel nostro paese”, prosegue De Ponte, “gli episodi di violenza che avvengono in territorio afghano sono spesso accompagnati da lunghi dibattiti sull’opportunità o meno di mantenere le nostre truppe impegnate nella regione. Quasi mai purtroppo si discute in maniera seria e approfondita della relazione tra interventi militari e interventi umanitari, di quanto l’azione militare venga effettivamente incontro alle esigenze della popolazione locale e quale apporto questa dia al rispetto dei diritti umani e alla giustizia in Afghanistan”.“Ci auguriamo che le discussioni che da qui al prossimo mese – quando si conoscerà l’esito delle elezioni – verranno portate avanti, affrontino concretamente la questione del tipo di presenza in Afghanistan e dell’apporto che stiamo dando per il reale sviluppo della regione e la lotta alla povertà”, conclude De Ponte.

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