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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘tuareg’

Libia: comunicato congiunto di Tuareg e Tebu a sostegno del Governo Serraj

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2016

libiaTripoli. I rappresentanti Tebu e Tuareg, appartenenti alle più influenti tribù della regione del Fezzan, sostengono il Consiglio presidenziale di unità nazionale di Fayez Serraj, recentemente insediatosi a Tripoli. Il comunicato congiunto, in cui si ribadisce il pieno supporto all’iniziativa ONU e si lancia un appello a tutte le parti in conflitto per sostenere l’opera di pacificazione nazionale promossa dal Consiglio presidenziale, si inserisce nel lavoro di facilitazione portato avanti da tempo dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sant’Egidio esprime la sua soddisfazione per questo ulteriore passo in avanti e continuerà ad impegnarsi per una Libia pacificata attraverso il dialogo e l’aiuto umanitario. Dal comunicato congiunto si dichiara: I rappresentanti dei Tebou e dei Touareg della Libia, a nome del Movimento Nazionale dei Giovani Touareg del Sud e dell’Alto Consiglio Rivoluzionario Tebou del Sud, da tempo impegnati in un dialogo per una coesistenza pacifica nel sud del paese e che nei documenti di Doha del 22 novembre 2015 e di Roma del 28 novembre 2015 hanno ribadito il loro impegno per il processo di pace promosso dall’Inviato speciale ONU per la Libia;
Considerata la recente evoluzione della situazione politica e la speranza suscitata di uscire dalla crisi e dalla divisione in cui il nostro paese si trova da tempo;
fortemente convinti che solo attraverso il dialogo sia possibile uscire dalla crisi attuale e gettare le basi per un futuro pacifico per la Libia; Considerato il comune desiderio per una Libia indivisa, democratica e multiculturale, casa comune per tutti i libici. Dichiarano congiuntamente:
1 l’appoggio al Consiglio Presidenziale del Governo dell’Accordo Nazionale, di cui si auspica nel minor tempo possibile il pieno sostegno da parte di tutte le componenti e le fazioni presenti nel paese;
2 il comune e reiterato sostegno al processo negoziale promosso dalle Nazioni Unite ed in particolare dall’UNISMIL per la pacificazione del nostro paese, come già dichiarato dalle nostre rispettive delegazioni nel documento firmato a Roma il 28 novembre 2015 presso la Comunità di Sant’Egidio, per il bene del Sud della Libia e di tutto il paese;
3 il nostro serio appello a tutte le fazioni libiche ed in particolare a quanti non hanno ancora pienamente aderito al processo di pace promosso dall’ONU, a superare ogni particolarismo e di permettere al Consiglio Presidenziale del Governo dell’Accordo Nazionale di esercitare le proprie funzioni su tutti il territorio della Libia.
4 l’impegno affinché la pacificazione del paese proceda nel più breve tempo possibile e che il Sud del Paese venga sostenuto nel contributo alla pace fin qui apportato e pienamente incluso nella creazione di un paese pacifico e prospero.
per il Movimento Nazionale dei Giovani Touareg del Sud Aboubakr Akhat Mohammed Al-Amin per l’Alto Consiglio Rivoluzionario Tebou del Sud

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I Tuareg contro Gheddafi

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2011

I Tuareg della Libia chiedono la fine delle discriminazioni e maggiore partecipazione agli utili per lo sfruttamento del gas e del petrolio sulla loro terra. La rivolta contro Gheddafi è sostenuta non solo dai gruppi etnici della Libia orientale ma anche quelli del sud. Infatti dall’inizio della settimana scorsa i Tuareg manifestano nelle città di Ubari e Ghat chiedendo che Gheddafi se ne vada . Circa un terzo del petrolio e del gas estratti in Libia proviene dalle regioni Tuareg. I Tuareg non chiedono solo la fine del regime di Gheddafi e del suo clan ma anche il riconoscimento della loro lingua e cultura e delle loro tradizione. Chiedono la fine delle discriminazioni nei loro confronti nonché la fine della politica di arabizzazione. Finora il regime di Gheddafi ha sistematicamente negato l’esistenza di questo popolo nativo della Libia che da un nuovo ordine democratico si aspetta il riconoscimento come popolo indigeno della Libia e il rispetto dei suoi diritti. I Tuareg chiedono in primo luogo maggiore partecipazione decisionale nello sfruttamento del gas e del petrolio sulla loro terra. Attualmente il petrolio viene estratto senza alcuna considerazione per la popolazione in prossima vicinanza dei villaggi. Mentre i profitti della vendita di petrolio fluiscono nelle tasche del regime, gli abitanti dei villaggi ne sopportano però le conseguenze ambientali. Da anni i Tuareg lamentano la crescente povertà della loro regione e chiedono una partecipazione alle entrate della vendita del petrolio in modo da poter avviare lo sviluppo della loro regione. Invece di avviare un dialogo con i Tuareg, Gheddafi ha adottato una politica di minacce e intimidazioni. Nel bacino di Murzuk a 800 km a sud della capitale Tripoli, il petrolio viene estratto fin dal 1997 e attraverso un oleodotto trasportato in un porto vicino a Tripoli. La maggior parte dei siti di estrazione petrolifera si trovano nella parte orientale della Libia ma il bacino di Murzuk è considerato il centro di maggiore sviluppo dell’estrazione petrolifera per i prossimi decenni. Oltre a imprese libiche nella regione lavorano anche l’austriaca ÖMV, la Repsol spagnola, la francese TOTAL e le imprese italiane ENI e AGIP. Oltre ai diecimila Tuareg ormai sedentari nei villaggi della Libia meridionale altri popoli nativi vivono a Ghadamis, a 350 km a sudovest da Tripoli dove dal 2004 l’AGIP estrae gas metano e lo trasporta con un gasdotto direttamente in Sicilia. L’Italia copre così il 10% dei sui fabbisogni di gas metano.

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Uranio dall’Africa per l’industria atomica della Francia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Di Ulrich Delius. Il rapimento di sette dipendenti di imprese energetiche ed edili francesi avvenuto lo scorso 16 settembre 2010 in Niger ha evidenziato l’importanza che questo stato dell’Africa occidentale ricopre per l’approvvigionamento energetico della Francia. Senza l’uranio proveniente dal Niger i 58 impianti atomici della Francia non potrebbero funzionare. L’impresa energetica francese Areva ottiene circa un terzo del suo uranio dalle miniere nel Niger settentrionale. Nel 2009 l’impresa ha estratto 8.600 tonnellate di questo prezioso minerale da miniere situate nella regione di Arlit, e sempre in Niger l’impresa vorrebbe avviare ancora nuove miniere. Da un’inchiesta condotta dall’organizzazione non governativa francese Sherpa nel 2005 risulta che i minatori nel nord del Niger non sono mai stati informati sui rischi e pericoli per la propria salute legati al lavoro in una miniera di uranio. L’alto tasso di tumori polmonari e di casi di leucemia non sono finora bastati per convincere Areva ad assumersi le proprie responsabilità e anzi, l’impresa continua a sostenere l’innocuità dell’estrazione dell’uranio. A soffrire le peggiori conseguenze per la salute sono soprattutto i minatori Tuareg, solitamente assunti come lavoratori ausiliari e/o precari.
La nuova inchiesta condotta nel 2010 dall’organizzazione ambientalista Greenpeace ha ulteriormente confermato i dati allarmanti già forniti dalle inchieste precedenti. L’inchiesta di Greenpeace sottolinea in particolare le terribili condizioni di lavoro nelle miniere di uranio e l’insufficiente tutela delle popolazione Tuareg residente. Sempre più la violazioni dei diritti delle popolazioni native della regione sono causa di conflitti armati. Tra il 2007 e il 2009 l’organizzazione Tuareg “Movimento dei Nigerini per la Giustizia” (MNJ), in lotta contro il governo del Niger, ha infatti chiesto il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle miniere, l’effettiva tutela della popolazione e una giusta partecipazione della popolazione locale agli introiti dell’attività mineraria. Messa sotto pressione dalla Libia, nel 2009 il MNJ ha deposto le armi, ma le richieste formulate continuano ad essere valide. La situazione dei Tuareg è particolarmente drammatica: l’attività mineraria non solo viola i loro diritti tradizionali alla terra ma a lungo termine distrugge la loro patria e terra. E ora anche il vicino Mali ha iniziato a cercare il prezioso minerale sulla terra dei Tuareg.

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Aumento della violenza nel Sahara

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2010

L’aumento della violenza e le conseguenze della lotta al terrorismo statale mettono in serio rischio la sopravvivenza del popolo Tuareg del Sahara. Da quando l’organizzazione terroristica nordafricana “Al Qaeda Maghreb” (AQMI) ha iniziato a rapire turisti e viaggiatori, il turismo nel Sahara è drasticamente calato, privando così i Tuareg di una delle loro principali fonti di guadagno. Per i nomadi Tuareg, che da anni ormai sopravvivono proponendosi come guide turistiche e vendendo il proprio artigianato ai turisti e che in Niger e in Mali sono minacciati anche dalla drastica perdita di bestiame a causa della siccità, il calo del turismo ne mette seriamente in pericolo la sopravvivenza.
E’ di ieri l’annuncio di AQMI di aver giustiziato l’ostaggio francese Michel Germaneau. Il 78-enne ingegnere in pensione che aveva lavorato nell’industria petrolifera algerina è stato rapito il 19 aprile 2010 in Niger. Secondo il comunicato di AQMI, l’esecuzione di Michel Germaneau sarebbe una vendetta per la morte di sei terroristi, uccisi durante il fallito raid di liberazione dell’ostaggio compiuto lo scorso 22 luglio dalle forze mauritane con il supporto tecnico e logistico di mezzi militari francesi. Dal 2000 ad oggi oltre 50 persone sono state rapite nel Sahara da AQMI e da sue organizzazioni collegate. Con eccezione del cittadino britannico Edwin Dyer, ucciso nel 2009, e di Michel Germaneau, gli ostaggi vengono solitamente liberati dopo il pagamento di un riscatto.
In considerazione della scarsa effettività della lotta al terrorismo nel Sahara, ci si chiede se gli stati della regioni siano realmente interessati ad eliminare AQMI. In maggio 2010 l’Algeria aveva addirittura annunciato di voler destinare entro il 2012 complessivamente 75.000 uomini alla lotta al terrorismo nel Sahara. Per i Tuareg ciò non significa nulla – la crescente violenza e la militarizzazione della regione sono di fatto una minaccia crescente per la loro vita e sopravvivenza.

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Tuareg, popolazioni nomadi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2010

Firenze 9 aprile – ore 18,00 via dell’Oriuolo, 26 Sala Contemporanea – Biblioteca delle Oblate  vita e cultura dei popoli del Sahara. Enigma Sahara: come sta cambiando il deserto di Andrea Semplici giornalista e fotografo. Tutto sembra cambiato nel deserto. E’ affollato e non solo di turisti. L’oasi sta diventando città. I camion lo attraversano portando armi, migranti e droga. I tuareg si confrontano con la modernità. Che sta accadendo in quel mare di sabbia?
Il ciclo di incontri Tuareg, popolazioni nomadi, vita e cultura dei popoli del Sahara intende invece portare a conoscenza di tutti, non solo la vita dei popoli nomadi che abitano da sempre la regione, ma anche i processi di subordinazione all’economia mondiale cui sono stati sottoposti. La sempre maggiore marginalizzazione del loro modello di sviluppo ed una modernizzazione forzata e avulsa dal loro ambiente ha progressivamente incrinato la loro identità culturale. Oggi, attraverso forme di autonomia regionale, si cerca di riaffermare la specificità del popolo tuareg e il suo diritto a poter scegliere le direttrici fondamentali del proprio sviluppo.

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