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Napoli al vertice della ricerca contro il tumore del colon

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

L’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” del capoluogo partenopeo ha contribuito in maniera decisiva alla validazione internazionale di un nuovo test, l’immunoscore, per la classificazione del cancro del colon, che nel 2017 in Italia ha fatto registrare 37.500 nuovi casi. Lo studio ha coinvolto un consorzio di 14 centri di 13 Paesi, sotto l’egida della Società dell’immunoterapia contro il cancro (Society for Immunotherapy of Cancer, SITC), ed è stato pubblicato sull’importante rivista scientifica The Lancet. “Si tratta di un decisivo passo in avanti nella lotta contro questa malattia perché lo studio ha dimostrato che l’immunoscore costituisce il biomarcatore prognostico oggi più efficace: permette cioè di stabilire in modo accurato l’evoluzione della malattia, cioè le possibilità di recidiva e, di conseguenza, di sopravvivenza delle persone colpite da una delle neoplasie più frequenti – spiega il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e membro del Consiglio Direttivo della SITC –. Questa validazione porterà all’inserimento del test nelle linee guida internazionali. La valutazione dell’immunoscore facilita la prognosi determinando il livello di infiltrazione delle cellule immunitarie nel tumore. Il progetto per la validazione è partito proprio da Napoli nel febbraio 2011 e l’Istituto ‘Pascale’ è il centro in Italia che ha arruolato il maggior numero di pazienti, circa 200, su un totale di 2.681. Sono stati incluse persone colpite da tumore del colon in stadio da I a III. Un punteggio, cioè uno score, alto è stato associato a una migliore sopravvivenza”. In particolare i pazienti con un immunoscore alto presentavano minori possibilità di recidiva a 5 anni dalla diagnosi (che riguardava solo l’8% delle persone con alto immunoscore rispetto al 19% di quelli con un livello medio e al 32% di quelli con livello basso). Non solo. Nei pazienti con alto immunoscore si è registrato un miglioramento della sopravvivenza globale del 56% rispetto ai pazienti con livelli bassi. “Questo test viene eseguito sul tessuto tumorale e servono circa 10 giorni per i risultati – afferma il prof. Gerardo Botti, Direttore Scientifico e Responsabile Dipartimento di Patologia diagnostica e di Laboratorio del ‘Pascale’ -. È stato validato per la prima volta nel tumore del colon grazie a questo studio internazionale, in prospettiva potrà essere impiegato anche nel melanoma e nelle neoplasie della mammella e dell’ovaio. La diagnosi è un momento fondamentale nella lotta contro il cancro. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche del tumore è possibile stabilire il miglior percorso di cura. I sistemi diagnostici hanno visto negli ultimi anni un’evoluzione che è andata di pari passo con quella dei farmaci: si tratta di test, marcatori biologici, utilizzati per definire il profilo molecolare della malattia. Strumenti indispensabili sia per il medico che per il paziente”. “L’integrazione fra le varie discipline rappresenta lo standard nella cura dei tumori – continua il prof. Paolo Delrio, Direttore Oncologia addominale ad indirizzo colon rettale del ‘Pascale’ -. Il ricorso al bisturi è di solito il primo passo nella lotta contro il tumore del colon. Consiste nell’asportazione del tratto di intestino interessato dal tumore e nella rimozione delle aree di drenaggio linfatico. Rispetto agli interventi demolitivi di anni fa, oggi la chirurgia di questo tipo di tumore è diventata meno invasiva. E l’introduzione di questo test potrà rappresentare uno step fondamentale nella definizione della pericolosità della malattia”. “Il valore aggiunto dell’Istituto Pascale – dichiara il direttore generale Attilio Bianchi – è rappresentato dall’ elevatissimo livello della nostra ricerca, riconosciuto a livello mondiale. E questo genera valore alla nostra attività assistenziale, perché i risultati delle varie attività di ricerca sono immediatamente disponibili per la pratica clinica, per i pazienti che ogni giorno si affidano alle nostre strutture”. Nell’era dell’immunoterapia cambia la classificazione del tumore. “Nella lotta alle neoplasie si stanno aprendo nuove strade per somministrare la terapia giusta al paziente giusto – conclude il prof. Ascierto –. Il prossimo passo è la valutazione dell’immunoscore come biomarcatore in grado di identificare i pazienti che potranno beneficiare dell’immunoterapia”. Anche in questo ambito il ‘Pascale’ è in prima linea con lo studio “Nicole” che sarà avviato a breve, coordinato dal dott. Antonio Avallone e dal dott. Alfredo Budillon dell’Istituto partenopeo.

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Tumore al colon e speranza di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Una speranza per i 40.000 italiani, dei quali il 55% donne, che ogni anno si vedono diagnosticare un tumore al colon. E’ quanto veniamo a sapere da un articolo apparso tempo fa sul giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri a firma della giornalista Anna Maria Greco e che per l’importanza che riveste l’argomento riteniamo utile richiamare. Il testo dell’articolo si rifà ad una comunicazione scientifica di notevole importanza presentata al congresso annuale dell’American College of Surgeons di San Francisco dal chirurgo prof. Cristiano Huscher, primario all’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma. Si tratta di interventi chirurgici d’avanguardia per operazioni molto complesse per tumori al pancreas e al colon oltre che calcoli al fegato. “Huscher usa il bisturi ad ultrasuoni, che riduce del 35% la durata dell’intervento ed evita perdite di sangue.” E la Greco precisa: “Invece di aprire l’addome per 25-30 cm., in 5 ore asporta gli organi malati attraverso 4 fori di 9 millimetri. La degenza scende da tre ad una settimana, la convalescenza da tre mesi a 3 settimane e sia fisicamente che psicologicamente il paziente, soprattutto se anziano, si riprende prima e meglio.” Qui parliamo di grosse cifre: di oltre mille interventi al colon per estirpare un tumore. Ma la Greco ci fa anche sapere che esiste un secondo esperto italiano che è Raffaele Pugliese primario del Niguarda di Milano. Anche lui lavora sui grandi numeri poichè ha al suo attivo ben oltre 800 interventi. Entrambi adottano la stessa tecnica. Li seguono, sia pure ad una certa distanza, chirurghi come quelli degli ospedali di Alessandria, di Monfalcone (Gorizia), di Grosseto, di Civitanova, del Monadi di Napoli e di altri. Nel dettaglio riprendiamo la tecnica adottata da Huscher così come la descrive la Greco: “si tratta di un sistema elettronico per operare guardando non il paziente ma la sua ricostruzione digitale, grazie alla strumentazione avveniristica ESS (Envision Stereoscopic System) che rende le operazioni più precise e sicure. Solo tre centri al mondo sono in grado di eseguire questi interventi: Uno a New York ed uno di Bordeaux che contano 10 casi e il San Giovanni di Roma che ne vanta 30 negli ultimi cinque anni.”

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