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Posts Tagged ‘tumore prostata’

Il tumore alla prostata è il più diffuso tra gli uomini

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 Mag 2019

Sono stati 35.300 i casi di tumori alla prostata diagnosticati nel 2018, con una incidenza negli uomini del 18% tra tutti i tumori, e al primo posto tra tutti i tumori maligni.La prostata è una ghiandola essenziale per la funzione riproduttiva maschile: essa infatti produce il liquido seminale, fondamentale per la sopravvivenza degli spermatozoi negli acidi ambienti della vagina. Nel corso della vita può capitare lo sviluppo di un carcinoma alla prostata.
Per carcinoma si intende un tumore maligno di origine epiteliale, che tende ad invadere i tessuti circostanti e a formare metastasi; può derivare da tessuti di rivestimento, come pelle e mucose oppure può essere di tipo ghiandolare. Il carcinoma alla prostata rappresenta uno dei tumori maligni più diffusi in italia.I fattori di rischio sono vari, il più importante è l’età: con l’avanzare degli anni infatti, aumenta di molto la possibilità di andare incontro a questa patologia.Altri fattori sono:
Fattori ormonali: l’aumento del testosterone e dell’ormone IGF1 entrambi favoriscono la crescita di cellule prostatiche.
Fattori familiari: il rischio di riscontrare un tumore alla prostata aumenta per chi ha avuto un parente consanguineo colpito da questa neoplasia.
Stile di vita: una alimentazione ipercalorica, iperproteica e ricca di grassi saturi, l’obesità e la mancanza di esercizio fisico possono indurre alla nascita del tumore.
Il carcinoma alla prostata viene classificato in base al grado e allo stadio: il primo fa riferimento all’aggressività del tumore, il secondo invece indica lo stato della patologia.
“Questo tipo di tumore non crea nessun problema fino a quando è di piccole dimensioni, risulta infatti asintomatico fino all’aumento della massa. Infatti quando le dimensioni del carcinoma aumentano si presentano i suoi sintomi: difficoltà a urinare, dolore o bruciore durante la minzione, bisogno continuo di urinare, senso di pienezza della vescica, sangue nelle urine, eiaculazione dolorosa e dolore alle ossa” spiega il dottor Militello, eletto miglior andrologo e urologo d’Italia nel 2018.
“Per prevenire il carcinoma alla prostata, è consigliabile, ad ogni uomo sopra i 50 anni, di eseguire almeno una volta l’anno una visita preventiva da uno specialista urologo. Infatti il periodico controllo della PSA (Antigene Prostatico Specifico) e dell’esplorazione rettale da parte del medico possono permettere l’individuazione precoce della malattia in modo tale da fornire maggiori possibilità per sconfiggerla” consiglia il Dottor Militello.”Un altro modo per prevenire questo tipo di tumore è quello di avere uno stile di vita non sedentario, una buona attività fisica legata ad una dieta mediterranea basata sul consumo di vegetali, frutta e olio di oliva” conclude l’andrologo. (fonte: eu-west-1.amazonses.com)

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Tumore della prostata: Il radiofarmaco radio-223 dicloruro migliora la sopravvivenza globale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Lo fa anche in pazienti della pratica clinica, che presentano caratteristiche diverse da quelli inclusi negli studi registrativi. I dati di diversi studi real life sul radiofarmaco sono stati presentati in occasione dell’11° Simposio internazionale sulla Targeted Alpha Therapy (TAT 11) che si è svolto recentemente a Ottawa (Canada). In particolare, uno studio di pratica clinica retrospettivo condotto negli USA con radio-223 ha avuto come risultato un’estensione di 21,2 mesi della sopravvivenza globale mediana dei pazienti affetti da carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con metastasi ossee. Questo risultato conferma il beneficio in sopravvivenza globale (OS) evidenziato nel braccio di trattamento con radio-223 dello studio registrativo di Fase III ALSYMPCA.
Inoltre, i dati di pratica clinica raccolti nel registro prospettico ROTOR, comprendente 300 pazienti olandesi, dimostrano che i pazienti trattati con radio-223 presentano un miglioramento della sopravvivenza globale (OS) con un profilo di sicurezza favorevole, simile a quello già osservato nello studio ALSYMPCA.
Ulteriori dati del registro ROTOR dimostrano come il trattamento con radio-223 mantenga invariata la qualità di vita e stabile il livello di dolore nei pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee. Un altro registro che ha analizzato i regimi di trattamento e i dati di sopravvivenza di oltre 2.500 pazienti con mCRPC sottoposti a terapia antitumorale negli USA ha evidenziato che circa il 50% dei pazienti non ha ricevuto una successiva terapia per il prolungamento della sopravvivenza. “Questi dati real life sulla sopravvivenza confermano l’esperienza clinica pregressa e consolidano i dati sul profilo di sicurezza e sui benefici clinici di radio-223 nella pratica clinica”, ha dichiarato il Dott. Daniel George, Professore di Medicina e Chirurgia, Facoltà di Oncologia medica e Urologia della Duke University School of Medicine e Direttore del reparto di Oncologia genitourinaria al Duke Cancer Institute, Durham, Carolina del Nord, USA. “Studi come questi sono molto utili per supportare decisioni terapeutiche consapevoli e rassicurare ulteriormente i medici che l’utilizzo di radio-223 in pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee ne prolunga la vita, preservandone al tempo stesso la qualità.” “Grazie all’utilizzo consolidato di radio-223 nella pratica clinica, da anni viene riconosciuto alla Targeted Alpha Therapy un notevole beneficio nel trattamento dei pazienti con tumore della prostata in stadio avanzato. Stiamo continuando a studiare il suo ampio potenziale di miglioramento della vita dei pazienti con mCRPC attraverso le sperimentazioni cliniche in corso con radio-223 in combinazione con altre terapie approvate per il cancro alla prostata,” ha spiegato il Dott. Volker Wagner, Vicepresidente, Global Development, radio-223 e Targeted Alpha Therapies di Bayer. “Stiamo anche valutando il potenziale dei coniugati del Torio, una nuova piattaforma che si avvarrà della nostra esperienza nel campo della Targeted Alpha Therapy, che potrà diventare un altro importante approccio terapeutico contro diverse forme tumorali.”

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Screening tumore prostata: ancora troppi uomini non consapevoli dei pro e contro del test Psa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Molti uomini non vengono pienamente coinvolti nel processo decisionale quando si sottopongono allo screening del cancro della prostata tramite antigene prostatico specifico (PSA) e non vengono ben informati dei pro e contro della procedura, secondo un nuovo studio pubblicato su Annals of Family Medicine. «Un po’ sorprendentemente, rileviamo che tra gli uomini che non hanno effettuato l’esame solo uno su dieci ha riferito di aver condiviso in qualche maniera la decisione, e che questo fattore non è cambiato nel tempo» dice Ann Goding Sauer, della American Cancer Society di Atlanta, Georgia, co-autrice dello studio. I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Health Interview Survey e controllato circa 9.600 uomini di età uguale o superiore a 50 anni per valutare se il processo decisionale condiviso per il test del PSA fosse cambiato tra il 2010 e il 2015. Per questo, hanno diviso in quattro categorie il riscontro degli uomini intervistati sul processo decisionale, che rappresentavano nessun processo decisionale, processo decisionale completo, informazioni sui soli vantaggi, o informazioni su vantaggi e svantaggi. La percentuale di uomini che ha riferito di essersi sottoposto all’esame nell’anno precedente al sondaggio è diminuita tra il 2010 (38,1%) e il 2015 (32,1%). Tra tutti i partecipanti, il 37,2% nel 2010 e il 37,9% nel 2015 hanno ricevuto uno o più elementi decisionali condivisi. La percentuale di uomini con recenti test del PSA che hanno ricevuto almeno un elemento decisionale condiviso è aumentata in modo non significativo (dal 58,5% nel 2010 al 62,6% nel 2015). Tra gli uomini con test del PSA recente, è stato più comune ottenere solamente una spiegazione dei i vantaggi, anche se una proporzione crescente ha riferito un processo decisionale condiviso completo tra il 2010 (12,2%) e 2015 (17,4%). Il processo decisionale condiviso completo veniva proposto in maniera significativamente inferiore agli uomini senza un diploma di scuola superiore. «Questa situazione potrebbe essere migliorata creando strategie innovative per aiutare a raggiungere una maggiore diffusione del processo decisionale condiviso, e comunque incoraggiando i medici a comunicare in maniera completa i benefici, i rischi e le incertezze associati ai test del PSA» concludono gli autori. (Ann Fam Med. 2018. doi: 10.1370/afm.2200 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29531105 – fonte: doctor33)

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Tumore prostata, nuovi farmaci efficaci ma costosi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Le approvazioni di tre nuovi farmaci, avvenute negli ultmi 15 mesi, per il trattamento del tumore alla prostata in stadio avanzato, che allungano la sopravvivenza dei pazienti di alcuni mesi, da parte della Food and drug administration, hanno sollevato riflessioni da parte delle assicurazioni sanitarie. Lo riporta il New York Times, secondo cui le nuove terapie potrebbero costare alla nazione «miliardi di dollari in spese mediche». Farmaci come sipuleucel-T (Provenge), abiraterone acetato (Zytiga) e cabazitaxel (Jevtana), secondo gli analisti, promettono proventi esorbitanti alle case farmaceutiche che li producono, che potrebbero arrivare a superare il miliardo di dollari di fatturato. Gli stessi costi, tuttavia, preoccupano gli assicuratori e, di conseguenza, i pazienti. Sipuleucel-T, per esempio, costa 93 mila dollari per una tranche di trattamento, mentre la spesa con abiraterone acetato arriva a circa 5 mila dollari al mese. Infine, tre settimane di trattamento con cabazitaxel costano circa 8 mila dollari. In definitiva, con questi farmaci si potrebbe arrivare a una spesa di 500 mila dollari e oltre per paziente, spiega Joel Sendek, analista finanziario di Lazard: «Una cifra che il sistema non può permettersi, soprattutto perchè l’80% dei pazienti sono in Medicare, cioè il sistema di assistenza sanitaria pubblica americana destinato agli anziani».

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Tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

L’esame del PSA (antigene prostatico specifico) non può essere utilizzato in maniera indiscriminata come strumento di screening del tumore della prostata, la più frequente neoplasia maschile che ogni anno in Italia fa registrare circa 23.500 nuovi casi e 7000 decessi. La sensibilità del test varia dal 70 all’80%, questo significa che il 20-30% delle neoplasie non viene individuato quando il PSA viene utilizzato come unico mezzo diagnostico. Va eseguito solo quando è necessario, cioè dopo i 50 anni, se vi è familiarità diretta per questo tumore e quando si soffre di disturbi urinari. L’importanza di un uso “mirato” del PSA viene sottolineata dalla XIX Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dedicata ai tumori urologici (della prostata, del rene, del testicolo e della vescica), in corso fino a domani a Torino (Centro Congressi Unione Industriale). “Non è stabilita una soglia standard in questo esame che indichi con certezza la presenza di un carcinoma – sottolinea il prof. Carmelo Iacono, presidente nazionale AIOM – e valori elevati possono essere dovuti a un’infiammazione o a un’infezione. In questi casi sono necessari ulteriori accertamenti, in particolare attraverso la biopsia, per arrivare a una diagnosi più precisa. Al tradizionale test di partenza (PSA) si affiancano oggi due nuovi marcatori (PHI e PCA3) che consentono di ottenere risultati più specifici e quindi di maggiore, anche se non totale, affidabilità. Non vi sono evidenze scientifiche che stabiliscano l’opportunità di utilizzare lo screening in maniera diffusa sulla popolazione generale, tendenza che aumenterebbe il rischio di sovradiagnosi ed uno scarso vantaggio in termini di riduzione di mortalità. È importante, anche per la sostenibilità del sistema, che venga operato un bilancio tra costi e benefici”. “Vogliamo trattare il tumore della prostata seguendo il modello organizzativo ormai consolidato per il cancro del seno con le ‘Breast Unit’ – spiega Luigi Dogliotti, professore di oncologia medica dell’Università di Torino, A.O.U. San Luigi di Orbassano (TO), e presidente della XIX Conferenza Nazionale AIOM -. La creazione di ‘Prostate Unit’, in cui lavorino in stretta sinergia urologi, oncologi, radioterapisti e anatomopatologi, consentirebbe infatti di ridurre ulteriormente la mortalità di questa neoplasia”. Negli ultimi 5 anni ci sono stati cambiamenti epocali nel trattamento del tumore della prostata e del rene. “La sopravvivenza media del carcinoma della prostata ormonoresistente – afferma il prof. Massimo Aglietta, direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (TO) –  infatti è passata da uno a quasi  5 anni. Il carcinoma prostatico, infatti, un tempo poteva essere trattato solo con la terapia antiormonale, oggi nuovi farmaci chemioterapici e target antiandrogeni hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica. Nelle neoplasie renali, che ogni anno colpiscono circa 8000 persone nel nostro Paese, grazie all’identificazione di specifici bersagli molecolari, da un bagaglio di farmaci molto limitato e di modesta attività, siamo passati ad un vero boom di opzioni terapeutiche, in continuo sviluppo, con risultati molto incoraggianti anche in fase avanzata”.I due nuovi marcatori che si affiancano al PSA sono l’indice PHI (Prostate Health Index) e il PCA3. “Il primo – afferma il prof. Iacono – si effettua con un semplice prelievo del sangue  e consente, contrariamente al passato, di misurare il PSA in tutte le sue frazioni: PSA totale, PSA libero più una nuova sottounità ([-2]proPSA), individuata di recente. Un’equazione aritmetica di tutte queste componenti permette di ottenere un valore, l’indice di salute prostatica, che, se inferiore a 28, indica un minore rischio di presenza tumorale. Il marcatore PCA3 è un antigene tumorale, rilevabile nelle urine dopo che il medico, nel corso della visita, ha effettuato un massaggio prostatico per via rettale. Entrambi i test non sostituiscono il PSA, ma si affiancano a questo per offrire al medico un ventaglio più ampio di elementi di valutazione”. I valori soglia del PSA attualmente consigliati sono convenzionali e hanno un basso valore predittivo, sia positivo che negativo. È altrettanto vero che l’adozione di valori più bassi tenderebbe ad aumentare i costi, la morbilità, il numero di biopsie e di neoplasie non aggressive sovradiagnosticate. “Sono stati proposti numerosi metodi per migliorare la specificità del test – continua il prof. Dogliotti -, in modo da ridurre le biopsie non necessarie. Uno è rappresentato dall’aggiustamento del valore soglia per fascia di età: l’impiego di indicatori più elevati per pazienti più anziani consente infatti di diminuire le biopsie diagnostiche. Un altro strumento è rappresentato dalla cosiddetta PSA density, che esprime il rapporto tra PSA circolante e dimensioni della ghiandola prostatica misurate con l’ecografia. L’interpretazione di questa relazione è tuttavia condizionata da diverse variabili che ne limitano l’impiego”.Una sessione della Conferenza nazionale AIOM è dedicata al trattamento del cancro del testicolo. Rappresenta solo l’1% dei tumori maschili con circa 1000 nuovi casi all’anno e colpisce soprattutto giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Nell’ultimo trentennio sono stati compiuti passi in avanti straordinari, se pensiamo che la guarigione supera il 90% dei casi. Uno degli obiettivi principali oggi è diminuire gli effetti collaterali delle terapie. Durante il Convegno per la prima volta l’AIOM ha previsto, nella parte introduttiva, un incontro con l’AIRTUM (Associazione italiana dei registri tumori) per valutare l’incidenza e la mortalità negli ultimi 30 anni di queste neoplasie. E verrà illustrato, in una sessione speciale, il modello della Regione Piemonte nella prevenzione del cancro della vescica, che ogni anno fa registrare circa 19000 nuovi casi nel nostro Paese (quasi 16000 tra gli uomini e più di 3000 tra le donne). Questo sistema, unico in Italia, prevede l’obbligatorietà della trasmissione all’autorità giudiziaria da parte degli anatomopatologi dei referti relativi ai nuovi casi. Un modello che, in 25 anni, ha permesso di individuare i fattori di rischio professionale dovuti all’esposizione a sostanze chimiche, presenti in alcune fabbriche, contribuendo a eliminarli prima che causassero ulteriori danni. Questa forma di collaborazione tra medici e magistrati ha definito una nuova categoria di malattie professionali. Il dott. Raffaele Guariniello, pubblico ministero della Procura di Torino, uno degli ideatori del sistema, interverrà nel corso della Conferenza.

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Tumore prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Firenze. Un metodo non invasivo per ottenere una diagnosi precisa e in tempo reale in caso di tumori. L’ennesima efficace applicazione del laser in campo medico-scientifico ha prodotto risultati a dir poco incoraggianti nel campo dell’oncologia.  I dati delle ultime sperimentazioni sono stati presentati a Firenze dalla ricercatrice svedese Katharina Svanberg, dell’Università di Lund, nel corso di Laser Florence 2010, l’annuale congresso organizzato dalla IALMS (International Academy Laser Medicine and Surgery).
La diagnostica fotodinamica consiste nell’irradiazione, a mezzo laser a bassa intensità, delle cellule tumorali che vengono letteralmente “evidenziate” iniettando nel corpo del paziente un fluido apposito. Questo fluido rende fluorescenti le cellule tumorali presenti nei tessuti, che, se situate in zone del corpo irradiabili a mezzo laser, possono conseguentemente venire trattate ed eliminate immediatamente.
La diagnosi precoce, in oncologia, è un fattore decisivo: i dati della sperimentazione, infatti, hanno dimostrato che la maggior parte dei tumori maligni mostrano un’attitudine alla cura di oltre il 90 per cento, se scoperti appunto nella fase di indagine non-invasiva effettuata tramite laser. A margine del suo intervento, la ricercatrice si sofferma anche sulla possibilità di sviluppare cure efficaci nella lotta al cancro della prostata e dei polmoni. “Per la prostata è molto più semplice e sicuro dire di sì, sia per quello che riguarda la diagnosi, sia per la cura – afferma la Svanberg -. Per i polmoni, invece, la diagnosi deve essere molto precoce. Diagnosi che può essere fatta attraverso le fibre ottiche e che, se repentina, permette anche di sviluppare una cura per il cancro ai polmoni”.

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Tumore alla Prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

12-19 marzo 2010 Settimana di Prevenzione del Tumore alla Prostata. I tumori causano circa 170 mila decessi l’anno in Italia, il 30% del totale, e sono la seconda causa di morte in assoluto, la prima per adulti e anziani. Ma secondo dati del Piano oncologico nazionale del Ministero della Salute, nell’ultimo decennio la mortalità per cancro è diminuita, grazie ai progressi delle cure ma anche alle campagne di prevenzione e di informazione a favore di una migliore alimentazione e di un corretto stile di vita. La World Foundation of Urology, da anni impegnata in campagne informative di prevenzione, ha promosso anche quest’anno la Settimana di Prevenzione del Tumore alla Prostata, giunta alla quarta edizione e mirata a contrastare la diffusione della prima malattia tumorale che colpisce gli uomini, con circa 37 mila nuovi casi l’anno, quasi alla pari con i 38 mila casi di tumore alla mammella tipico della popolazione femminile. Ma il principale fattore in grado di influenzare la crescita e la progressione del tumore alla prostata è l’alimentazione. Il Licopene, un micronutriente contenuto negli ortaggi ed in maggior misura nei pomodori, presenta un forte effetto antiossidante, quindi preventivo contro l’insorgenza di questo tipo di tumore in particolare, tanto che è allo studio in Italia la produzione di ortaggi con contenuti di licopene e altre sostanze antiossidanti molto superiori ai livelli attuali. Note sono anche le virtù antitumorali di alimenti quali l’aglio, il thè verde, il melograno, il cui inserimento nella dieta, insieme a una costante attività fisica, può contribuire a ridurre l’insorgenza e a cambiare il decorso del tumore alla prostata.  Hanno deciso di sostenere la Settimana di Prevenzione del Tumore alla Prostata offrendo il loro patrocinio istituzioni ed enti quali il Parlamento Europeo, la Fao, l’Unesco, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, la Presidenza della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome,  Unipax, l’Anci, Croce Rossa Italiana, la Fondazione Enpam. http://www.prevenzionetumoreprostata.it.
La World Foundation of Urology è stata costituita nel 2001 ed è presente in Italia come Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus). La Fondazione, presieduta dal professor Mauro Dimitri e composta da 1.286 urologi presenti in Europa, Stati Uniti, America del Sud e Giappone, interviene in tre settori fondamentali: la formazione, la ricerca e l’informazione per il pubblico.  Le Commissioni Scientifiche della Fondazione sono 10: oncologia urologica, chirurgia urologica ricostruttiva, endourologia, laparoscopia, andrologia (impotenza, infertilità), urologia ginecologica / incontinenza, urologia pediatrica, urodinamica-neurologia, nuove tecnologie / realtà virtuale / robotica e  videourologia.

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Latte riduce la mortalità

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

Una metanalisi condotta da ricercatori delle università di Reading e Cardiff (GB) dimostra che il latte ha un elevato effetto protettivo sulla salute. Gli autori hanno verificato che consumarne piccole quantità, ogni giorno, riduce di un quinto il rischio di morire stroncati da un infarto o da un ictus. Nelle 324 ricerche selezionate che valutavano gli effetti del consumo di latte è stato osservato che “ci sono forti evidenze – spiega Ian Givens, della Reading University – di una generale riduzione dei pericoli di morte per malattie, soprattutto per quel che riguarda le patologie cardio-circolatorie e il cancro colorettale”. Tuttavia, è stato anche notato un effetto negativo per il tumore alla prostata. “Ora – aggiunge il ricercatore – è fondamentale avviare delle ricerche che possano confermare i dati epidemiologici, per comprendere i meccanismi che determinano gli effetti protettivi”.

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