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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘tumore seno’

Tumore al seno: Un test può evitare il trattamento chemioterapico

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Analizza l’espressione di 21 geni specifici del tumore e definisce la probabilità di risposta alla chemioterapia. Si chiama Oncotype DX, il test molecolare (eseguito su tessuto tumorale) che permette di evitare la chemioterapia nell’80% delle donne con carcinoma mammario in fase iniziale, di tipo ormone-sensibile, negativo alla proteina HER2 e linfonodo negativo, che, dopo la chirurgia, possono essere trattate solo con l’ormonoterapia. Il test è validato con studi clinici randomizzati (evidenza di livello 1A) per predire i benefici della chemioterapia ed è disponibile presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, grazie a un accordo siglato con l’azienda produttrice, Exact Sciences.
“I test genomici, detti anche multigenici, forniscono il profilo molecolare personalizzato di un tumore, un’informazione che aiuta a comprenderne meglio la biologia, riuscendo a definire con maggiore precisione, ad esempio, quanto la neoplasia è aggressiva (valore prognostico) e, nel caso del test Oncotype DX, anche la risposta alla chemioterapia (valore predittivo) – spiega il prof. Giuseppe Perrone, Responsabile dell’Unità di Diagnostica Molecolare Predittiva del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma -. Questi dati, insieme agli altri fattori, aiutano l’oncologo a scegliere il percorso terapeutico più appropriato”. Il test Oncotype DX, che è eseguito su campione tumorale proveniente da tessuto chirurgico, è un test multigenico scientificamente validato ed estesamente utilizzato nella pratica clinica. La definizione del rischio di recidiva di malattia, secondo il punteggio definito dall’analisi di espressione dei 21 geni, fornisce informazioni di predizione di sensibilità alle cure e di prognosi. Il test, pertanto, è in grado di identificare le pazienti che hanno migliore o peggiore prognosi e maggiore o minore probabilità di trarre beneficio dalla chemioterapia adiuvante o dalla sola terapia endocrina.
Il test è stato reso disponibile per la prima volta nel 2004 e, da allora, più di un milione di donne nel mondo ne ha beneficiato. È stato incluso in tutte le più importanti Linee Guida sul tumore al seno, incluse quelle dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), della St. Gallen International Breast Cancer Conference, della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) e, negli Stati Uniti, anche nelle Linee Guida della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) e del National Comprehensive Cancer Network (NCCN). Inoltre, prestigiosi organismi di valutazione delle tecnologie sanitarie quali il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) nel Regno Unito, il German Institute for Quality and Efficiency in Health Care (IQWiG) in Germania e l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) in Italia hanno riconosciuto il valore clinico del test. In Italia, i test genomici sono meno utilizzati rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto perché non sono ancora inseriti nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Ad oggi, solo la Lombardia e la Provincia Autonoma di Bolzano ne hanno approvato la rimborsabilità per le pazienti con tumore della mammella, pur trattandosi di una tematica attualmente dibattuta a livello regionale, come dimostrano recenti mozioni presentate in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Nella regione Lazio la mozione per la rimborsabilità dei test genomici è stata recentemente approvata all’unanimità.
“Nel 2018, i risultati del più ampio studio mai realizzato sul carcinoma mammario in ambito adiuvante, TAILORx, sono stati presentati al congresso ASCO e successivamente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine – conclude il prof. Tonini -. Lo studio, che ha coinvolto più di 10.200 donne, ha dimostrato che la maggior parte delle pazienti con tumore al seno in stadio precoce può evitare la chemioterapia”. In particolare, il test è in grado di identificare la quota di donne (20%) che possono trarre un reale beneficio dalla chemioterapia e che non sarebbero state selezionate con i sistemi tradizionali e la percentuale maggioritaria (80%) che, nel complesso, non trarrebbe beneficio dalla chemioterapia. Sono evidenti i vantaggi in termini di minori tossicità per le pazienti e di risparmi per il sistema sanitario, grazie all’ uso appropriato delle terapie oncologiche.

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Milano: camminata di 5 km.

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Appuntamento domenica 6 ottobre alle 10,30 in piazza Castello a Milano, per la camminata di 5 km. Previsti migliaia e migliaia di partecipanti in rosa. I fondi raccolti saranno devoluti alla ricerca scientifica contro il tumore al seno. La ricerca scientifica procede su gambe più salde e spedite se è accolta da tanti sorrisi sinceri e sicuro entusiasmo. Sono quelli che si sono visti e percepiti poche ore fa alla sala Brigida di Palazzo Marino, a Milano; sede istituzionale prestigiosa per la presentazione ufficiale della sesta edizione della PittaRosso Pink Parade (#PPP2019), ormai classica kermesse autunnale che PittaRosso, azienda leader nella vendita di calzature e accessori per tutta la famiglia, organizza nel capoluogo lombardo per raccogliere fondi destinati a Fondazione Umberto Veronesi. Obiettivo: sostenere Pink is Good, il progetto di Fondazione per la lotta contro i tumori femminili, ossia quelli di seno, utero e ovaio; dunque finanziare la ricerca scientifica ma non solo, poiché altra importante finalità è sensibilizzare l’opinione pubblica, a testimonianza di come lo sport sia, oggi più che mai, uno degli aspetti fondamentali della prevenzione.

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Programmi di screening per il tumore del seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Solo il 56% delle donne ha eseguito la mammografia, l’esame salvavita in grado di diagnosticare precocemente la malattia. La Lombardia è una Regione virtuosa e presenta uno dei tassi d’adesione tra i più alti della Penisola (67% di aderenza). Ciò nonostante ancora una donna su tre non si sottopone agli screening. Un fenomeno che preoccupa dal momento che la neoplasia ogni anno provoca ancora in tutta la Penisola oltre 12mila decessi. E si registrano ancora forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno, dove l’adesione agli screening è inferiore rispetto al Settentrione, la sopravvivenza è leggermente più bassa. Nelle Regioni del Sud si attesta all’85% mentre in quelle del Nord all’88%. Da qui l’appello degli oncologi affinché tutte le italiane, d’età compresa tra i 50 e 69 anni, si sottopongano una volta ogni due anni al test gratuito organizzato dalle Aziende Sanitarie locali. La sollecitazione degli specialisti arriva dal convegno Breast Journal Club. L’importanza della Ricerca in Oncologia che si conclude oggi. Per due giorni oltre 300 esperti si sono riuniti a Cremona per discutere le ultime novità emerse sulla patologia. “Il cancro della mammella è una malattia che riusciamo a sconfiggere nell’oltre 80% dei casi – afferma il prof. Daniele Generali, Direttore della UO Multidisciplinare di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST di Cremona. E’ un dato positivo ma non si può sottovalutare una neoplasia così diffusa e che interessa una parte del corpo femminile estremamente delicata. Soprattutto i test per la prevenzione secondaria vanno maggiormente incentivati tra tutta la popolazione. Con la mammografia ogni anno individuiamo poco più di 8.000 nuovi casi; purtroppo ancora troppe diagnosi arrivano comunque tardi. Questo determina non poche difficoltà sia alle singole donne che all’intero sistema sanitario nazionale. La diagnosi precoce è l’arma fondamentale nella lotta contro il tumore al seno, permette infatti di aumentare notevolmente le probabilità di guarigione delle pazienti, oltre a consentire interventi più conservativi ed estetici. Proprio per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione, le reti oncologiche nazionali insieme alle Istituzioni stanno promuovendo e supportando la costituzione di centri di senologia ovvero Breast Unit, modelli di assistenza specializzati nella prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario, caratterizzati dalla presenza di un team coordinato e multidisciplinare in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e, nel contempo, garantire l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali. Le donne affette da tumore al seno che si curano presso centri dedicati (Breast Unit) hanno un 18% in più di guarigioni definitive e una migliore qualità di vita”.
Il Breast Journal Club è un meeting annuale, giunto nel 2019 alla sua decima edizione. Si pone l’obiettivo di riunire e avviare un confronto, tra i più importanti opinion leader stranieri e italiani, sulle nuove ricerche e metodologie scientifiche. Attualmente solo sette Regioni possiedono strutture che hanno dimostrato indubbi vantaggi anche nel garantire a tutti i malati le migliori terapie disponibili”. E’ anche molto importante praticare regolarmente un po’ di attività fisica. La sedentarietà rappresenta, infatti, un fattore di rischio oncologico molto sottovalutato nonché una cattiva abitudine per oltre il 40% delle italiane over 45. Le donne che fanno sport presentano una riduzione del rischio d’insorgenza del carcinoma mammario del 20%. Va quindi promosso e incentivato tra l’intera popolazione femminile.

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Tumore al seno, nelle donne con Brca mutato: ecco cosa influenza il rischio

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

tumore-al-senoI risultati di uno studio pubblicato su Jama indicano che la storia familiare è un fattore di rischio per le donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e che il rischio di sviluppare il cancro varia in base alla posizione della mutazione, suggerendo che la consulenza individuale dovrebbe quindi incorporare sia i profili di storia familiare che la posizione della mutazione. «Abbiamo condotto un’analisi che comprendeva quasi 10.000 donne con mutazioni genetiche BRCA1 o BRCA2 per stimare il rischio specifico per età del cancro al seno o ovarico per le portatrici di queste mutazioni» spiega Antonis Antoniou, della University of Cambridge, nel Regno Unito, autore principale dello studio. Le partecipanti allo studio comprendevano 6.036 portatrici di mutazioni BRCA1 e 3.820 di mutazioni BRCA2, tra cui 5.046 erano sane e 4.810 presentavano cancro al seno o ovarico o entrambi all’ingresso nello studio. Durante un follow-up mediano di 5 anni, 426 donne hanno ricevuto diagnosi di cancro della mammella, 109 di cancro ovarico e 245 di tumore della mammella controlaterale. I risultati hanno mostrato che il rischio di cancro al seno cumulativo fino all’età di 80 anni è stato del 72% per le portatrici di BRCA1 e del 69% per le portatrici di BRCA2; in particolare, l’incidenza del cancro al seno è aumentata rapidamente in giovane età fino a 30-40 anni per le portatrici di BRCA1 e fino a 40-50 anni perle portatrici di BRCA2, poi è rimasto simile, con incidenza costante fino all’età di 80 anni. Per il cancro al seno controlaterale, il rischio cumulativo 20 anni dopo la diagnosi di cancro al seno era del 40% in caso di mutazione BRCA1 e il 26% in caso di mutazione BRCA2, mentre il rischio di cancro ovarico cumulativo all’età di 80 anni è stato del 44% per BRCA1 e del 17% per BRCA2. Il rischio di cancro al seno è aumentato con un numero crescente di parenti di primo e secondo grado con diagnosi di cancro al seno sia per le portatrici di BRCA1 che di BRCA2 e il rischio del cancro variava in base alla posizione della mutazione all’interno del gene BRCA1 o BRCA2. (fonte doctor33)

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Race for the cure,tre giorni di salute, sport e benessere per la lotta ai tumori del seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Circo MassimoRoma il 19, 20, 21 Maggio al Circo Massimo torna la manifestazione di raccolta fondi Race for the cure,tre giorni di salute, sport e benessere per la lotta ai tumori del seno. La Race for the Cure è un evento di Susan G. Komen Italia, organizzazione basata sul volontariato, in prima linea nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale. Le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi hanno confermato la loro presenza per la 18 edizione, che si svolgerà, come da tradizione ormai, nello splendido scenario del Circo Massimo. Anche grazie ai fondi raccolti dalla Race for the Cure, la Komen Italia promuove la prevenzione, migliora la qualità delle cure, potenzia le strutture cliniche ed offre supporto alle donne che si confrontano con la malattia. Dal 2000 ad oggi 13 milioni di euro sono stati investiti per realizzare oltre 700 nuovi progetti. 50.000 i nuovi casi di tumore al seno, che ogni anno direttamente o indirettamente coinvolgono le famiglie italiane e l’incidenza è in continuo aumento. Con una diagnosi precoce si ha oltre il 90% di possibilità di guarigione con cure meno invasive. “La Race for the Cure è un evento che vuole tenere alta l’attenzione su un problema importante per la salute delle donne e vuole incoraggiarle a seguire uno stile di vita sano adottando semplici norme di prevenzione. E’ un evento gioioso, una manifestazione emozionante che unisce lo sport, la salute e il benessere” ha detto il Presidente della Komen Italia, il prof. Riccardo Masetti.
Durante la Race il Villaggio della salute viene allestito al Circo Massimo, in cui sono organizzati percorsi di promozione della salute a donne appartenenti a categorie disagiate, stage di apprendimento di discipline sportive, esibizioni di fitness e laboratori teorici e pratici di sana alimentazione. L’obiettivo dell’evento è anche quello di incoraggiare uno stile di vita sano nel rispetto delle norme di prevenzione primaria e secondaria, dell’attività fisica e sportiva e di una corretta alimentazione. Lo scorso anno sono state erogate al Villaggio circa 830 prestazioni gratuite tra visite senologiche, mammografie, ecografie, visite dermatologiche, ecografie tiroidee ed altri esami specifici. Sono stati diagnosticati tre tumori del seno e cinque tumori della pelle.
Tante le novità riservate quest’anno ai partecipanti, ed è inutile ricordare che la Race è aperta a tutti, sia semplici amanti della corsa domenicale che corridori esperti, uomini, donne e bambini.
Quella di Roma è la Race più partecipata al mondo, per iscriversi basta una donazione minima di 15 euro, che dà diritto a ricevere – fino ad esaurimento – il pettorale, la borsa gara con gli omaggi delle aziende partner e la t-shirt della manifestazione.
La Race for the Cure termina con il tradizionale lancio dei palloncini rosa, una celebrazione che ha come protagoniste le Donne in Rosa ovvero le donne che si sono confrontate o si stanno confrontando con la malattia a cui sono riservati laboratori di attività fisica e sportiva,laboratori di benessere psico-fisico. Per iscriversi: http://www.raceroma.it

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Tumore al seno, forum Artemisia Onlus a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 2 ottobre 2016

tumore-al-senoRoma. “Oggi approfondiamo tutto quello che riguarda la prevenzione, la diagnosi e la terapia della patologia mammaria. Noi riteniamo sia molto importante mettere al centro la donna, e non la malattia, attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare che possa portare al più presto la paziente alla completa guarigione e ad una ‘vita normale’. È necessario per questo fornire una pratica assistenziale continuata nel tempo, oltre che un supporto di carattere anche psicologico. La donna rappresenta forse la figura più importante all’interno della famiglia, quindi prevenire una patologia grazie ad una medicina sana e ben condotta è molto importante.
Questo ovviamente non deve precludere la prevenzione in ogni fascia d’età o tipo di sesso; ma il fatto che la donna impari a proteggere se stessa fin da quando è bambina, apprendendo i giusti modi di fare diagnostica, è davvero fondamentale. E noi è questo quello che vogliamo comunicare”. Così Maria Stella Giorlandino, presidente di Artemisia Onlus, intervistata dall’agenzia Dire in occasione del forum organizzato dall’Associazione dal titolo ‘Patologia mammaria: prevenzione, diagnosi e terapia’, che si è svolto oggi a Roma presso l’Auditorium Avr (in via Rieti, 13).
“La salute di un Paese– prosegue Giorlandino- si misura soprattutto dalla sua capacità di fare informazione: bisogna far capire che la prevenzione ha un’importanza fondamentale sul territorio e che è importante mantenere sana una popolazione. Ma per migliorare la qualità di vita delle persone è necessario fare sempre di più comunicazione nell’ambito della prevenzione. La prevenzione, infatti, significa salvare vite umane. Per questo noi, come Artemisia Lab e come Associazione Artemisia Onlus, abbiamo da sempre condiviso l’importanza di informare e dare supporto a chi ne ha bisogno, attraverso una nuova modalità di cura con la quale la paziente viene sostenuta e incoraggiata nella lotta contro la malattia”.
Per esempio, aggiunge, “l’innovativo progetto ‘Ara Lab’, di nostra creazione, ha come intento quello di offrire una modalità diagnostica nel minor tempo possibile, per arrivare prima al caso della paziente o del paziente. Senza mai dimenticare il rapporto umano nell’approccio con la malattia- conclude la presidente di Artemisia Onlus- che per noi va sempre privilegiato”.
ARTEMISIA LAB: DA SEMPRE IMPEGNATI SU ASPETTI SOCIALI PATOLOGIE
“Da quando e’ stata fondata, nel 1996, Artemisia Onlus ha fatto un lungo percorso. Ha seguito quella che e’ stata l’evoluzione della scienza medica, occupandosi fondamentalmente degli aspetti sociali delle patologie, soprattutto croniche, che almeno in parte si possono prevenire. Artemisia Onlus si e’ dunque impegnata molto nel diffondere gli aspetti della prevenzione delle malattie. Il tema di oggi, squisitamente scientifico, e’ infatti improntato tutto sulla prevenzione della diffusione dei tumori alla mammella, che avviene attraverso una diagnosi precoce di identificazione dei fattori di rischio, per esempio, mettendo a punto terapie efficaci che abbiano un risultato sempre migliore per garantire una vita piu’ serena a chiáe’ affetto da queste malattie. Oggi grazie agli strumenti che abbiamo a disposizione per intervenire, infatti, si puo’ davvero salvare la vita alle persone”.
Artemisia Onlus, intanto, per il prossimo 25 novembre ha in programma presso la Pontificia Universita’ Lateranense un simposio internazionale sulla cardiologia… “Il simposio di novembre- spiega Lauro- avra’ come obiettivo quello di una messa a punto del problema di quale intervento cardiologico fare in caso di patologia e soprattutto dell‘identificazione di malattie cardiologiche nei bambini. Discuteremo infatti sulle caratteristiche delle due popolazioni, adulti e bambini, mettendoli a confronto. Questa impostazione, grazie anche alla partecipazione di esperti relatori stranieri, sara’ certamente originale e utile per tutti quelli che parteciperanno- conclude il direttore scientifico di Artemisia Lab- e che si occupano di malattie cardiologiche”. Cosi’ il Rettore Emerito dell’Universita’ Tor Vergata di Roma, Renato Lauro, anche direttore scientifico di Artemisia LAB, intervistato dall’agenzia Dire in occasione del forum organizzato dall’Associazione Artemisia Onlus.
TUMORE SENO, TOR VERGATA: 48MILA NUOVI CASI L’ANNO, 14MILA MORTI
“Gli ultimi dati Istat indicano 48mila nuovi casi ogni anno di cancro della mammella, di cui purtroppo circa 14mila moriranno. Ma dobbiamo dire la verità: mentre sta aumentando l’incidenza dei nuovi casi, la mortalità fortunatamente sta diminuendo grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce, che sono le cose più importanti in questo settore”.
“Non si dovrebbe morire di cancro alla mammella– prosegue Petrella- nel senso che se tutte le donne facessero prevenzione e se il tumore fosse diagnosticato in un tempo precoce, c’è oggi la possibilità di guarigione al cento per cento. Ed è questo il messaggio che noi dobbiamo inviare alle donne, di non avere paura, perché molto spesso non si fanno controllare per il timore di quello che succede dopo. Le donne devono invece sapere che se si sottopongono a screening con cancro alla mammella in prima fase, come già ho detto prima, questo guarisce al cento per cento”.
Ma come si fa a coinvolgere anche le più giovani in un percorso di prevenzione? “A mio giudizio- risponde l’esperto- si dovrebbe cominciare a fare informazione dalle scuole superiori. Due sono i tumori che colpiscono maggiormente le donne: quello della mammella e quello dell’utero. Fortunatamente- sottolinea- quello dell’utero è diminuito moltissimo da quando si fa il pap test. Se noi allora iniziamo un’educazione sanitaria in un’età giovanile indubbiamente le nuove generazioni saranno pronte a fare programmi di screening e prevenzione”. La situazione, però, pare stia oggi migliorando… “È da 40 anni che mi interesso di senologia- racconta ancora Petrella alla Dire- e sto notando che le giovani donne vengono fortunatamente di più a farsi controllare.
Sta quindi migliorando moltissimo l’approccio: mentre un tempo le ragazze non si facevano visitare, così come quelle più adulte per una questione di pudore, oggi invece soprattutto le più giovani sono propense a farsi visitare perché giustamente vogliono stare bene. Per stare bene, dico io, ci vogliono cinque minuti: basta fare una visita dai 20 anni in su e poi, se si avverte qualcosa- conclude- si fanno accertamenti”.

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Sclerosi multipla e tumore al seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

tumore al senoBergamo. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII, premiato anche lo scorso anno con 3 bollini rosa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donne per le attenzioni riservate al genere femminile, organizza – in occasione della prima Giornata nazionale per la salute della donna istituita dal Ministro Beatrice Lorenzin, in calendario il prossimo 22 aprile, – 5 incontri informativi sulla sclerosi multipla e l’alimentazione dopo un tumore al seno.
Si inizia venerdì 22 aprile alla 17, nella sala riunioni della torre 3 (ingresso 23, quarto piano), con un incontro dedicato alle donne con sclerosi multipla che intendono programmare una gravidanza. Neurologi e tossicologi del Papa Giovanni spiegheranno come gestire la terapia durante la gravidanza e l’allattamento per ridurre al minimo i rischi per mamma e bambino.
Martedì 26 aprile alle 10 nell’area della formazione (ingresso 55, piano terra) sarà invece la volta di un incontro gratuito e aperto a tutte le donne operate di cancro al seno e in terapia ormonale che vogliono tenere sotto controllo il peso. A tenere l’incontro e dare consigli preziosi per tenersi in forma senza rinunciare al gusto sarà Loredana Bresciani, biologa nutrizionista specialista in Scienze dell’alimentazione, dell’Ambulatorio “Curati col Cibo” della Dietologia clinica del Papa Giovanni XXIII.
“Molti tumori al seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori degli ormoni, responsabili della crescita del cancro stesso – spiega Loredana Bresciani -. In questi casi si consiglia alla donna di assumere, anche per molti anni consecutivi, farmaci in grado di tenere sotto controllo l’attività ormonale e quindi ridurre le probabilità che il tumore si ripresenti. Questi farmaci però possono causare degli effetti collaterali fastidiosi, a partire dalla menopausa precoce, con tutti i disturbi tipici associati a questa condizione, come l’aumento di peso. Ma come la menopausa precoce indotta da alcuni di questi trattamenti può essere reversibile, così è possibile prevenire e combattere quei chili in più adottando alcune semplici strategie per mangiare in modo corretto, senza eccessi e allo stesso tempo assicurando al corpo tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno”.
Sempre martedì 26 aprile, alle 17 (ingresso 23, quarto piano), gli specialisti del Papa Giovanni risponderanno ai dubbi delle donne sulle malattie neurologiche in un “Aperitivo con l’esperto”. A seguire, mercoledì 27 aprile (ore 17 – ingresso 23, quarto piano), si terrà un incontro dedicato al tema della sessualità nella sclerosi multipla, e giovedì 28 (ore 17 – ingresso 23, quarto piano) “Senti come mi sento”, un momento aperto a tutti coloro i quali vivono accanto a persone con sclerosi multipla, a casa, a scuola o sul posto di lavoro, per capire meglio le problematiche che i malati devono affrontare nella vita di tutti i giorni. Questo evento è organizzato in collaborazione con la sezione di Bergamo dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. “Nel primo incontro spiegheremo che, sotto controllo medico, la sclerosi multipla non è incompatibile con la gravidanza. Anzi, la maggioranza dei farmaci è sicura e garantisce un controllo adeguato dei sintomi anche in questa fase della vita delle nostre pazienti – spiega Maria Rosa Rottoli, direttore della Neurologia e responsabile del Centro sclerosi multipla del Papa Giovanni XXIII -. Il secondo incontro è pensato per tutte le donne, non solo a quelle malate di sclerosi multipla, che vogliono approfondire il legame tra il genere femminile e le malattie neurologiche. Il terzo invece sarà concentrato sui problemi della sfera sessuale connessi alla malattia e quindi ha un taglio molto specifico e pensato per le pazienti. Il quarto infine è pensato per tutti coloro i quali convivono con una persona malata e vogliono capire meglio le loro difficoltà, magari non sempre così evidenti, ma certamente presenti e capaci di influenzarne i comportamenti. E’ infatti fondamentale per la qualità di vita dei malati che anche i loro amici, parenti e colleghi conoscano la malattia per poter offrire un aiuto reale e concreto nelle piccole e grandi difficoltà quotidiane”. Il primo incontro è patrocinato dal Ministero della Salute, mentre gli altri sono stati promossi in occasione della (H)Open Week, organizzato dall’Osservatorio nazionale per la salute della donna. L’evento di Onda coinvolge 174 ospedali italiani che hanno ottenuto il riconoscimento dei Bollini Rosa come strutture a “misura di donna e che dal 22 al 28 aprile offriranno gratuitamente visite e consulti clinici, diagnostici e informativi sulle principali malattie femminili. L’iniziativa gode del patrocinio di numerose Società Scientifiche ed Associazioni di pazienti* ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato di Cosmetici Magistrali e Grunenthal Italia.
Il Centro antiveleni del Papa Giovanni XXIII, sotto l’egida del Ministero della salute, ha promosso anche uno studio di fattibilità per la creazione di una rete – integrata con le ATS di Bergamo e Milano, la Banca del latte della Clinica Mangiagalli e l’Associazione Chimica Farmaceutica Lombarda fra titolari di farmacia -, attiva anche a livello internazionale, con l’intento di potenziare i servizi di informazioni alle donne sull’uso dei farmaci in allattamento. Infine per il 14 maggio il Centro antiveleni ha organizzato a Bergamo, di concerto con la Società Italiana Tossicodipendenze, il convegno per addetti ai lavori “Addiction and gender: differenze di genere e problematiche femminili”, dedicato al tema delle differenze tra uomini e donne che si trovano a fare i conti con la dipendenza da alcol o droghe.

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Tumore al seno e aumento del peso corporeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2012

L’aumento di peso non aiuta le donne che sono state colpite da tumore del seno. Una paziente su due che guadagna almeno sei chili al termine della terapia, infatti, va incontro a una recidiva. A prescindere dalle condizioni di partenza. Non importa quindi essere normopeso o obesi al momento della diagnosi. Né, tantomeno, perdere chili in seguito. Questi i risultati dello studio condotto presso l’Ospedale “A. Perrino” di Brindisi, presentati al Congresso della Società europea di oncologia medica (European Society of Medical Oncology), che si chiude oggi a Vienna. “Abbiamo considerato l’Indice di Massa Corporea (IMC) di 520 donne con una diagnosi precoce di tumore al seno – spiega il prof. Saverio Cinieri, della Breast Unit dell’ospedale pugliese e membro del Consiglio Direttivo nazionale dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. La scoperta è importante: due punti di aumento dell’IMC determinano un incremento esponenziale del rischio di recidiva, portandolo al 52%. La percentuale invece si attesta al 34% se l’incremento dell’IMC è inferiore a due punti. Purtroppo non abbiamo riscontrato casi significativi di protezione dalle ricadute con una perdita di chili. Sembra che il corpo reagisca soltanto, tra l’altro in maniera negativa, quando si verifica un incremento ponderale. Diventa quindi fondamentale controllare con estrema attenzione il peso di queste pazienti, regolando la loro dieta e prescrivendo esercizio fisico che sia correlato allo stato di forma”. Si stima che nel 2012 verranno diagnosticati in Italia circa 46.000 nuovi casi di tumore alla mammella, che rappresenta ancora la prima causa di morte per carcinoma nelle donne, con circa 13.000 decessi all’anno. Considerando le frequenze nelle varie fasce d’età, il tumore della mammella è il più frequentemente diagnosticato tra le donne nella fascia d’età 0-49 anni (41%), in quella compresa tra 50 e 69 anni (35%), e in quelle di età superiore a 70 anni (21%). Se scoperta nelle fasi iniziali, è una neoplasia che presenta alti tassi di guarigione, in costante crescita nel tempo: a 5 anni dalla diagnosi è vivo l’87% delle pazienti. Complessivamente in Italia vi sono circa 522mila donne (stima per il 2006) con una diagnosi di tumore al seno, pari al 41,6% di tutte quelle che convivono con una pregressa diagnosi di cancro e al 23% di tutti i lungo-sopravviventi (uomini e donne).

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Tumore al seno nel Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2011

Roma 22 giugno alle ore 11.30 nel Salone della Direzione Generale, in Viale del Policlinico 155, verrà presentato l’impegno della Breast Unit dell’Azienda Policlinico Umberto I nell’ambito della patologia mammaria.il Lazio si colloca al terzo posto tra tutte le Regioni italiane per numero di nuovi casi di tumore al seno ogni anno (4.200) ed al secondo per numero di pazienti che attualmente convivono con la malattia (51.000 donne).
L’Azienda Policlinico Umberto I di Roma, grazie ad un team multidisciplinare, accoglie le donne in un percorso che va dalla diagnosi alla cura.

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Tumore al seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

L’indicazione per cui il farmaco è stato autorizzato è, infatti, il tumore alla mammella in fase avanzata che non risponde alla chemioterapia usuale. In questi casi l’efficacia terapeutica rappresenta ovviamente il target primario, anche se il raggiungimento di questo obiettivo, fino a qualche anno fa, poteva non andare di pari passo con un’attenzione alla tollerabilità e alla qualità di vita delle donne impegnate nei trattamenti. In questa nuova fase della lotta al tumore al seno, coniugare efficacia e tollerabilità rappresenta la nuova sfida, specie per le donne che si trovano in una fase avanzata del tumore e per le quali il tempo di vita è cruciale non solo in termini quantitativi, ma anche dal punto di vista della sua qualità. I trial clinici di Fase III cui è stato sottoposto provano che Abraxane® ha vinto la sfida: costituito da paclitaxel, un antitumorale di comprovata efficacia della famiglia dei taxani, legato in forma di nanoparticelle alla proteina naturale dell’albumina, Abraxane® è in grado di raggiungere e centrare gli obiettivi di efficacia, sicurezza e tollerabilità sfruttando i meccanismi di nutrizione del tumore contro il tumore stesso. Una tecnologia avanzatissima che, grazie all’albumina utilizzata come carrier naturale, riesce ad aumentare del 33% l’accumulo dell’antitumorale paclitaxel sul tumore e dunque potenziare l’efficacia della cura, mitigando sensibilmente gli effetti collaterali.Secondo i risultati di un trial clinico di Fase III, Abraxane® ha infatti raggiunto degli importanti obiettivi in termini di efficacia e di sicurezza consentendo al medico e quindi anche alla paziente una somministrazione molto più maneggevole, come osserva Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma: “Abraxane® è caratterizzato da completa mancanza di fenomeni d’ipersensibilità in assenza di premedicazione con cortisonici e antiallergici. Si tratta di un’infusione normale, che riduce il tempo di somministrazione a circa mezz’ora e che non richiede dispositivi speciali, eliminando, tra l’altro, un costo aggiuntivo per il Servizio Sanitario Nazionale”. Per le donne che affrontano la fase più difficile della loro battaglia contro il tumore al seno, l’attenzione alla qualità della vita è un principio fondamentale: l’aggiustamento personalizzato della dose, tempi brevi d’infusione ed effetti collaterali mitigati sono vantaggi significativi per una paziente con tumore in stato avanzato, spesso costretta a fronteggiare non solo gli effetti della patologia, ma anche la pesantezza delle terapie e i loro eventuali effetti iatrogenici.

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Un “Nastro rosa” per la lotta al tumore al seno

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

Il Consiglio direttivo di Site Italy, considerato che ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, e visto che il Capitolo è formato in netta prevalenza da donne, ha richiamato l’attenzione dei soci e delle socie sulla Campagna “Nastro Rosa” della Lega italiana per la lotta contro i tumori (www.nastrorosa.it).
La Campagna Nastro Rosa, ideata nel 1989 negli Stati Uniti da Evelyn Lauder e promossa in tutto il mondo, ha come obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli stili di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare. «Nel mese di ottobre», commenta la presidentessa di Site Italy Miek Egberts CMP, «tutta l’Italia si è tinta di rosa, colore simbolo della lotta contro il tumore al seno, con tanti monumenti, edifici e statue che sono stati illuminati per una o più notti a testimoniare che, grazie a un’efficace e corretta prevenzione, questa malattia tumorale si può, e si deve, vincere. E come in Italia, anche in tutto il resto del mondo si sono accese di luce rosa location famosissime come l’Empire State Building (New York), le Cascate del Niagara, l’Opera House di Sidney, la Torre di Tokyo e l’Arena di Amsterdam». Il direttivo di Site Italy ha colto il valore di questa importante iniziativa promossa dalla LILT, ne ha sposato pienamente il messaggio e vi dedicherà parte dell’evento di formazione in programma l’11 novembre a Milano, presso l’Hotel Milano Scala (l’unico albergo cittadino e uno dei pochissimi in Italia a servirsi di un sistema di climatizzazione, trattamento dell’aria e produzione d’acqua calda a recupero di calore completamente alimentato a energia elettrica – dunque capace in se stesso di dare un importante segnale ecologico)

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Cure per il tumore al seno

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2009

Roche ha annunciato nuovi dati di follow-up a lungo termine di due studi pivotal su larga scala che hanno valutato l’utilizzo di trastuzumab in adiuvante per il trattamento del tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale, presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS).  Entrambi gli studi – l’N9831 condotto dal North Central Cancer Treatment Group (NCCTG), e il BCIRG006 effettuato dal Breast Cancer International Research Group – hanno dimostrato che trastuzumab ha ridotto di circa un terzo il rischio di recidiva del tumore in donne con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce, rispetto alle pazienti che hanno ricevuto la sola chemioterapia. Entrambi gli studi hanno inoltre dimostrato la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni in almeno l’80 per cento delle donne che hanno ricevuto trastuzumab per un anno.  I trial hanno anche confermato il profilo favorevole di sicurezza cardiaca di trastuzumab con il follow-up a lungo termine. Inoltre, entrambi gli studi hanno dato risposta alle domande della comunità medica circa la migliore modalità di somministrazione del farmaco.
Il BCIRG006 è uno studio indipendente randomizzato di Fase III mirato a valutare l’uso di due trattamenti chemioterapici (docetaxel e carboplatino) associati con trastuzumab successivamente al trattamento adiuvante iniziale con chemioterapia a base di doxorubicina e ciclofosfamide per la cura del carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce. Lo studio è stato condotto dal Breast Cancer International Research Group (BCIRG).  L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da malattia, mentre quelli secondari erano la sopravvivenza globale, la tossicità e i marker patologici e molecolari predittivi dell’efficacia.  Lo studio ha dimostrato che trastuzumab somministrato in associazione con un regime a base di antracicline riduce il rischio di recidiva del 36 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 37 per cento. I risultati dello studio hanno dimostrato anche che trastuzumab somministrato in associazione con regimi liberi da antracicline ha ridotto il rischio di recidiva del 25 per cento nelle donne trattate per un anno con trastuzumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia, mentre il rischio di decesso è stato ridotto del 23 per cento. In entrambi i casi, i risultati erano statisticamente significativi.
Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso al mondo. Ogni anno vengono diagnosticati oltre un milione di nuovi casi e quasi 400.000 persone perdono la vita a causa di questa malattia. La caratteristica del carcinoma mammario HER2 positivo è la presenza di maggiori quantità  di proteina HER2 sulla superficie delle cellule tumorali. Questo fenomeno è noto come positività HER2 e colpisce circa il 20-25 per cento delle donne affette da carcinoma mammario.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato, creato per identificare e bloccare l’attività di HER2, una proteina prodotta da un gene specifico a potenziale cancerogeno. Il meccanismo di azione di trastuzumab è unico in quanto attiva il sistema immunitario e inibisce i recettori HER2 per combattere il tumore. Si è dimostrato efficace nel trattamento del carcinoma mammario HER2 positivo, sia nello stadio iniziale che in quello avanzato (metastatico). L’uso di trastuzumab è stato approvato anche in associazione con un inibitore dell’aromatasi per il trattamento delle pazienti in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico co-positivo al recettore HER2 e al recettore ormonale. Nello stadio iniziale della malattia (adiuvante), trastuzumab è approvato per l’uso dopo il trattamento chemioterapico standard (adiuvante).   Trastuzumab viene commercializzato negli Stati Uniti da Genentech, in Giappone da Chugai e a livello internazionale da Roche. Dal 1998, trastuzumab è stato utilizzato per curare quasi 600.000 donne affette da carcinoma mammario HER2 positivo in tutto il mondo.
Roche Con sede centrale a Basilea, Svizzera, Roche è uno dei principali gruppi al mondo leader nell’area salute ed opera nei settori farmaceutico e diagnostico, con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda di biotecnologie al mondo, con farmaci innovativi nelle aree oncologia, virologia, malattie infiammatorie, metabolismo e sistema nervoso centrale. È leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica istologica del cancro ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. Fornire farmaci e strumenti diagnostici che permettano miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti è la strategia di Roche nella Medicina Personalizzata. Roche conta oltre 80.000 dipendenti nel mondo e nel 2008 ha investito quasi 9 miliardi di franchi svizzeri in ricerca e sviluppo registrando un fatturato di 45,6 miliardi di franchi svizzeri. Roche è proprietaria di Genentech, negli Stati Uniti e ha interessi di maggioranza in Chugai Pharmaceutical, Giappone. http://www.roche.com

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Tumore al seno e attività lavorativa

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2009

Il 40% delle donne che hanno avuto un tumore al seno ricomincia a lavorare a due mesi dalla diagnosi, soprattutto se svolge un lavoro d’ufficio. A due anni dalla malattia la percentuale si alza al 74%. Ma il 35% si sente discriminato. E se molte tornano alla stessa attività che svolgevano prima di assentarsi, altre preferirebbero invece ottenere, ma non sempre ci riescono, un part-time. e il 25% deve adattarsi a mansioni diverse. E le problematiche della procreazione sono molto sentite soprattutto dai più giovani. L’obiettivo centrale dell’oncologo è rappresentato ovviamente dalla piena risposta terapeutica, ma deve collaborare anche con altre figure, ad esempio con gli psicologi, per ciò che attiene alla sfera affettiva del malato. Senza dimenticare il ruolo svolto dalle associazioni dei pazienti, che in Lombardia sono particolarmente attive e più numerose che in altre Regioni”.  Il convegno vuole fornire gli elementi utili a definire i percorsi e gli strumenti necessari per garantire al malato e alla sua famiglia un supporto globale. La giornata si articola in tre sessioni che considerano le problematiche della sessualità nei pazienti oncologici, la preservazione della fertilità, la maternità e la paternità dopo una malattia oncologica o durante la stessa, gli aspetti di tutela del lavoro e dei diritti, quali la possibilità di attuare un percorso di adozione. Accanto ad interventi di esperti sono previste relazioni di pazienti e di rappresentati della società civile che consentano di meglio approfondire i temi affrontati. “Il cancro non è ancora definitivamente sconfitto – conclude la prof.ssa Strada -, ma dal cancro spesso si guarisce e con questa malattia si può convivere avendo diritto ad una vita piena con le medesime opportunità di chi non l’ha incontrato”.

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Seno protetto dall’esercizio intenso

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2009

Uno studio ha caratterizzato in modo specifico l’intensità e il tempo dedicato all’attività fisica adeguati per ottenere un calo del rischio di tumore al seno nel periodo postmenopausale. Nel 1995 sono state selezionate 118.899 donne tra i 50 e i 71 anni ed è stato loro chiesto di dettagliare le abitudini sul movimento svolto in quattro periodi della loro vita: tra i 15 e i 18 anni, tra i 19 e i 29 anni, tra i 35 e i 39 anni e negli ultimi 10 anni. Nei sei anni e mezzo di follow-up, successivi a queste interviste, ci sono state 4.287 nuove diagnosi di tumore al seno, di cui la maggioranza (84%) era di tipo HER-positivo. Sovrapponendo i dati è emerso che le donne che nei 10 anni precedenti l’arruolamento avevano mantenuto un livello elevato di attività fisica, vale a dire oltre sette ore di esercizio da moderato a sostenuto, presentavano il 16% in meno di rischio (rischio relativo 0,84) di sviluppare la neoplasia rispetto alle sedentarie. L’associazione restava significativa anche con l’aggiustamento per indice di massa corporea (0,87). Le caratteristiche del tumore non influivano sull’associazione riscontrata, come pure non era influente un’attività fisica moderata-intensa svolta nelle fasce di età considerate, e nemmeno una blanda attività svolta in passato o di recente. Tra le ragioni che possono spiegare questo legame va considerata la capacità dell’esercizio fisico di ridurre i livelli di ormoni sessuali endogeni, di modulare l’insulina e i fattori di crescita insulino-simili, di aumentare l’immunità e di ridurre lo stato infiammatorio.(S.Z.)

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Tumore al seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2009

Roma 12 giugno presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma in via di Grottarossa 1035 conferenza stampa “Tumore al seno: l’eccellenza del Lazio, l’esperienza dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea”. Nel Lazio ogni anno si contano circa 4.200 nuovi casi di cancro al seno. In valori assoluti è al terzo posto tra le regioni italiane per numero di nuovi casi e addirittura al secondo per quanto riguarda il numero di donne che attualmente convivono con la malattia (46.000 casi). L’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea e l’Università “Sapienza” di Roma presentano il loro impegno nell’ambito della patologia mammaria. Un’eccellenza nel trattamento del tumore al seno, un team multidisciplinare che accoglie le donne della Regione Lazio in un percorso diagnostico e terapeutico secondo le Linee Guida Europee.

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Tumore al seno

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2009

Roma 12 giugno ore 11 presso l’Ospedale Sant’Andrea in via di Grottarossa 1035.conferenza stampa “Tumore al seno: l’eccellenza del Lazio, l’esperienza dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea”. Nel Lazio ogni anno si contano circa 4.2000 nuovi casi di cancro al seno. In valori assoluti è al terzo posto tra le regioni italiane per numero di nuovi casi e addirittura al secondo per quanto riguarda il numero di donne che attualmente convivono con la malattia (46.000 casi). L’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea e l’Università “Sapienza” di Roma presentano il loro impegno nell’ambito della patologia mammaria. Un’eccellenza nel trattamento del tumore al seno, un team multidisciplinare a disposizione delle pazienti della Regione Lazio in grado di seguirle in tutte le fasi della malattia, allo scopo di migliorare gli standard di qualità della diagnosi e del trattamento.

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Expo Masetti Lucarella

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2009

figure in rosso-Roma Emmeotto – Via Margutta 8 fino al 6 giugno  a cura di Valerio Dehò La mostra che Emmeotto dedica ad Antonella Masetti Lucarella è una delle iniziative promosse da Susan G. Komen Italia attorno alla decima edizione romana della “Race for the Cure”, la maratona che anche quest’anno ricorderà agli abitanti della capitale la necessità di promuovere un’efficace azione di contrasto ai tumori del seno, principale causa di morte nella popolazione femminile oltre i 35 anni. Emmeotto aderisce alla campagna di raccolta fondi promossa da Komen Italia a sostegno della ricerca sul tumore della mammella devolvendo a questo scopo parte della somma ricavata dalla vendita delle opere in esposizione. Dal suo esordio in Italia, la Susan G. Komen si avvale di testimonial molto particolari. Per promuovere la sua battaglia contro il tumore del seno, l’associazione, una delle più importanti del mondo in questo settore, ha infatti scelto di affidarsi ai volti pensosi delle donne dipinte da Antonella Masetti Lucarella. Affidare la propria immagine alla pittura è un’idea davvero singolare in un mondo che, certo, consuma voracemente l’immagine femminile, ma solo affidandosi alla patinata e stereotipata bellezza di ragazze copertina.  Le ragioni di una scelta così inconsueta sono efficacemente chiarite da una visita alla mostra che Emmeotto ha deciso di dedicare alla pittrice tarantina.  Mediante una pittura pienamente figurativa che predilige tecniche miste dipinte su tela Antonella Masetti Lucarella osserva le donne: uno sguardo curioso intento a indagare dettagli della loro vita, degli oggetti che amano, della loro anatomia. Il suo talento per il disegno e per il colore restituisce ritratti di donne mature o giovani, donne che si pettinano, o scelgono con cura ogni prezioso particolare del loro abbigliamento. Occupano con solida grazia lo spazio senza l’accenno di un movimento eppure non sono mai statiche, perché è evidente che dietro il loro sguardo assorto si cela il moto interiore dei pensieri e dei sentimenti. Tra le figure femminili dipinte, spesso in coppia, da Antonella Masetti Lucarella potrebbero celarsi i ritratti di Susan Goodman Komen e di Nancy Goodman Brinker, protagoniste di una esemplare storia d’amore fraterno, impegno e successo generata da un dramma familiare.   La vita era stata generosa con le sorelle Goodman, due belle ragazze della buona società di Dallas cui la fortuna avrebbe però presto voltato le spalle. A soli 36 anni Susan morì di tumore al seno e  Nancy, colpita dallo stesso male due anni dopo, promise che ne avrebbe onorato la memoria contribuendo a rendere quella terribile malattia curabile. Da quella promessa nasce, nel 1982, la Susan G. Komen Breast Cancer Foundation, istituzione che, a livello internazionale, svolge un ruolo di primaria importanza nella raccolta e distribuzione di fondi a sostegno  della ricerca scientifica sui tumori del seno. (immagine figure in rosso)

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Roma Race for the Cure, 5 km podistica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2009

Roma 17 Maggio ore 10.00  Terme di Caracalla per sostenere le donne che hanno avuto paura di raccontare la malattia e per sconfiggere un male come il tumore al seno. In linea con questa filosofia Convoglia sostiene Susan G. Komen Italia ONLUS non solo prestandosi come punto iscrizione della Race, (ci si può infatti iscrivere alla maratona presso le casse di Convoglia in via Giolitti 36, tutti i giorni dalle ore 16.00 alle ore 22.00 dove il personale è a disposizione per dare informazioni), ma anche fornendo tutti i pasti per i numerosi volontari che partecipano alla preparazione della manifestazione.
Convoglia – Viaggio di Sapori è un locale polifunzionale, aperto 7 giorni su 7 dalle ore 7 del mattino all’1 dopo la mezzanotte, punto di ritrovo per tutti quelli che considerano un valore la qualità della vita: 1900 mq dedicati alla gastronomia e al benessere articolati in diverse aree tematiche. Negozio gastronomico/osteria, griglieria/pizzeria con griglia a carbone e forno a legna, bar, food court con take away, zona dedicata ad eventi al secondo piano. Aree sinergiche tra loro ma, allo stesso tempo, indipendenti: un mix assolutamente nuovo di proposte.

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