Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘tumore’

Tumore al seno e dieta

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Sono circa 370 mila le persone che ogni anno in Italia ricevono una diagnosi di cancro (dati Airtum 2019) e per ciascuno di apre un mondo di dubbi, speranze e ricerca delle opzioni terapeutiche migliori. Disse Ippocrate “fa che il cibo sia la tua medicina” e coerentemente, la nutrizione è uno degli elementi a cui si guarda con maggiore interesse dopo una diagnosi di tumore. È ormai indubbio infatti che i nutrienti abbiano un ruolo di modulatori nei processi patologici, di guarigione, di risposta alle terapie e con effetti importanti sulla prognosi. “Si parla spesso di digiuno e cancro, come strumento per ‘affamare’ le cellule tumorali e migliorare l’efficacia delle terapie. L’argomento è particolarmente delicato e deve essere trattato da specialisti e con la massima attenzione e competenza: sappiamo infatti che il 65% dei pazienti presenta una condizione di malnutrizione – seppur variabile in gravità a seconda del tipo di tumore – già alla prima visita oncologica” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, così come chiaramente evidenziato dallo studio italiano PreMiO (Prevalenza della Malnutrizione in Oncologia).La dieta mima-digiuno (FMD, acronimo di Fasting Mimicking Diet) è un piano alimentare a base di vegetali, e bassi livelli di calorie e proteine. Un recentissimo studio randomizzato olandese appena apparso su Nature Communications, ne ha valutato l’efficacia su un gruppo di 131 donne con carcinoma mammario HER-2 negativo allo stadio 2/3.“Periodi di digiuno di almeno 48 ore sono necessari per indurre significativi cambiamenti nel metabolismo, tra i più importanti la diminuzione di insulina, insulin growth factor-1 (IGF-1) e glucosio. Effetti metabolici simili possono manifestarsi dopo regimi brevi a bassissimo contenuto calorico e basso apporto proteico spiega Muscaritoli. Ma qual è il meccanismo? “Quando l’organismo viene sottoposto a digiuno le cellule sane entrano in uno stato di riparazione mentre quelle tumorali soffrirebbero la mancanza di nutrienti e fattori di crescita necessari alla loro proliferazione rapida e incontrollata” chiarisce il Presidente SINuC. Questo meccanismo viene definito “resistenza differenziale allo stress” o DSR.Nello studio multicentrico DIRECT le 131 pazienti con carcinoma in fase iniziale sono state assegnate a due gruppi: uno che avrebbe seguito il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante (quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia) e il secondo che avrebbe seguito il regime mima-digiuno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni. Alle pazienti del secondo gruppo è stata assegnata una dieta di circa 1200 kcal il primo giorno, ridotti poi a 200 kcal nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi.53 pazienti su 65 (81,5%) hanno completato il primo ciclo di FMD, il 50% ne ha completati due, il 33,8% è arrivato a 3 cicli e il 20% ha completato 6 cicli. Nel gruppo che aveva rispettato la restrizione, la malattia definita ‘stabile’ o ‘progressiva’ era marcatamente inferiore nel gruppo mima-digiuno rispetto a quello del controllo: l’11,3% contro 26,9%. E le pazienti che hanno seguito restrizioni per più cicli hanno mostrato una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100% tre volte maggiore (secondo la classificazione di Miller e Payne). By http://www.masonandpartners.it/

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore dell’ovaio: Programma terapeutico

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

Al via il primo programma di supporto a domicilio per le donne colpite dal tumore ovarico, in grado di rispondere a 360 gradi alle loro esigenze: dalla televisita di controllo, alla consegna del farmaco fino al prelievo ematico a domicilio per l’esecuzione del test BRCA. Un numero verde permetterà alle pazienti di organizzare e svolgere le visite di controllo da remoto e, al contempo, infermieri specializzati saranno disponibili per supportare la gestione di eventuali effetti collaterali.
AstraZeneca si occuperà, inoltre, della consegna a casa delle pazienti di Olaparib, terapia orale per il trattamento del tumore ovarico BRCA mutato.Un servizio che assume particolare rilevanza in questi mesi di emergenza sanitaria per la pandemia causata dal coronavirus, nei quali è auspicabile fare in modo che i pazienti oncologici seguano il loro percorso di cura, riducendo però il più possibile i tempi di permanenza negli ospedali per il rischio di contagio. Un servizio che però guarda anche oltre: l’innovazione tecnologica può infatti contribuire a una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria anche dopo l’emergenza.
Il progetto è realizzato grazie al supporto di AstraZeneca e MSD, in collaborazione con Domedica, e ha ricevuto l’egida delle principali Associazioni di Pazienti impegnate nel tumore ovarico: Acto Onlus, Loto Onlus e Salute Donna Onlus.I primi centri a partire saranno l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.“In 5 anni i nuovi casi di tumore dell’ovaio, in Italia, sono aumentati dell’8%: erano 4.900 nel 2014, ne sono stati stimati 5.300 nel 2019. È di fondamentale importanza mantenere un rapporto costante con le pazienti e un programma completo di supporto a distanza è la via da seguire per garantire la sicurezza delle donne colpite da tumore ovarico durante questa emergenza – afferma la Prof.ssa Nicoletta Colombo, Professore Associato presso l’Università Milano-Bicocca e Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia.La visita di follow-up da remoto è eseguita e refertata grazie alla tele assistenza su una specifica piattaforma condivisa da oncologo e paziente.Il programma è indirizzato alle pazienti con tumore ovarico in trattamento con gli inibitori di PARP.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I pazienti colpiti da tumore al polmone e la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Durante la pandemia, i pazienti colpiti da tumore al polmone hanno avuto meno accesso alle terapie intensive (8,3%) rispetto agli altri pazienti oncologici (26%) e la mortalità è stata molto più elevata (35% rispetto al 13%). A rivelarlo sono i risultati preliminari del primo studio internazionale sugli effetti del coronavirus nei pazienti con tumore toracico, pubblicato in questi giorni su Lancet Oncology.Lo studio è stato coordinato da Marina Chiara Garassino, Responsabile dell’Oncologia Toracica presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e presidente di Women For Oncology Italy insieme a Leora Horn del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, USA. Ha coinvolto 200 pazienti con carcinoma toracico e positivi al COVID-19, provenienti da 8 Paesi (Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Stati Uniti, Regno Unito e Cina), inseriti nel registro TERAVOLT tra marzo e aprile. Lo studio sta proseguendo in 4 continenti e mira a creare uno score che permetta di identificare chi di questi pazienti sia davvero a rischio.La maggior parte dei soggetti coinvolti presentava un carcinoma polmonare non a piccole cellule (76%) ed era in terapia al momento della diagnosi di COVID (74%). Non è chiaro invece perché la percentuale degli accessi in terapia intensiva sia stata bassa. L’ipotesi della mancanza dei posti letto non sembra giustificare interamente questo fenomeno, che è accaduto nella medesima proporzione anche in nazioni colpite meno violentemente. E’ possibile che la scelta di non rianimare questi malati sia in parte dovuta a un pregiudizio sulla loro malattia, che li colloca tra i pazienti senza speranza, mentre è importante sottolineare che questi pazienti nel 2020 hanno aspettativa di vita di anni. Questo argomento merita una riflessione internazionale affinché, nel caso di una seconda ondata, la scelta di rianimare o meno sia fatta coinvolgendo gli oncologi curanti.I dati dimostrano, inoltre, che i pazienti con un tumore toracico hanno una mortalità apparentemente maggiore rispetto agli altri tumori. Altro dato fondamentale: molti dei pazienti che si sono ammalati di COVID (81%) erano fumatori e il fumo si è rivelato essere il fattore di rischio più associato alla mortalità.“Questo studio – dichiara Marina Garassino, Presidente di Women For Oncology e responsabile dell’unità di oncologia toracica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano – ci ha permesso di identificare i pazienti con una neoplasia polmonare come una categoria ad alto rischio, che necessita di maggiore attenzione e protezione. Come Women 4 Oncology lanciamo quindi un appello per chiedere a tutti i governi di inserire questi pazienti, insieme alle altre categorie fragili, tra coloro che riceveranno per primi il vaccino anti-COVID non appena sarà reso disponibile”.Lo studio pubblicato su Lancet Oncology è frutto di una collaborazione internazionale tra diversi istituti di ricerca e il registro TERAVOLT. Oltre alle prime due firmatarie dello studio, sono tante le donne medico e ricercatrici in ambito oncologico che hanno fornito il proprio contributo.“Riteniamo che questo sia un aspetto fondamentale perché sono ancora tantissime le donne che in ambito accademico e sanitario trovano difficoltà anche sul piano della ricerca scientifica.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Trattamento del tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

In sole 4 sedute radiochirurgiche il trattamento del tumore alla prostata è concluso. Grazie alla potenza del Cybeknife, ciascuna seduta dura pochi minuti, e la terapia si svolge a giorni alterni per cui in una settimana si conclude il ciclo. Inoltre la possibilità di tracciare in real time, durante l’irradiazione, la posizione della prostata attraverso una sequenza ravvicinata di radiografie, offre livelli di precisione millimetrici, che salvaguardano i tessuti sani circostanti. In Italia sono 37.000 sono i nuovi casi di tumore della prostata nel 2019. Negli uomini in fascia d’età tra i 50 e i 69 anni e negli ultrasettantenni è la neoplasia più frequente e rappresenta il 20% di tutti i tumori. Presso la Radioterapia del Regina Elena di Roma è in piena attività il Cyberknife di ultima generazione. Negli ultimi tre anni sono stati trattati 66 pazienti con tumore prostatico, selezionati per tumore localizzato, tracciabile e considerato a rischio ‘basso’ o ‘intermedio’, secondo i criteri del National Comprehensive Cancer Network (NCCN).
I risultati ottenuti sono molto buoni: tassi di tossicità a lungo termine minimi e fattibilità del trattamento nel 100% dei casi.
“Lo schema che adottiamo è il trattamento in sole 4 sedute. – chiarisce Giuseppe Sanguineti, Direttore della Radioterapia – Prende spunto dalla solida esperienza della brachiterapia (radioterapia interna), che vanta un fitto background, rappresentato da centinaia di pazienti trattati in vari decenni. Un gruppo multicentrico americano l’ha reso replicabile attraverso il Cyberknife e risultati su più di 250 pazienti affetti da tumore alla prostata ne confermano, anche con il sistema robotico, una notevole efficacia. Possiamo modulare così l’irradiazione dall’esterno, rispetto alla brachiterapia, ma distribuendo in egual modo dosi eterogenee e superiori rispetto ai protocolli tradizionali.” Dati scientifici solidi quindi danno ormai precise indicazioni sul trattamento clinico di tumore della prostata in pazienti selezionati.Grazie al Cyberknife è possibile così offrire negli stadi iniziali di malattia un alternativa alla chirurgia. Coniuga infatti l’erogazione di radiazioni ad alta energia attraverso un braccio robotizzato. Lo strumento, nato per piccoli tumori cerebrali e della colonna, ora si estende nella routine clinica anche alla cura di tutte le patologie tumorali.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore del rene: I casi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

Diminuiscono i nuovi casi di tumore del rene in Italia. In tre anni, sono state registrate complessivamente 800 diagnosi in meno, con un calo del 6%. Erano 13.400 nel 2016, ne sono state stimate 12.600 nel 2019. Peraltro la diminuzione riguarda soltanto gli uomini (da 8.900 a 8.100), l’incidenza della neoplasia invece resta costante fra le donne (4.500). Preoccupa l’alto numero di casi scoperti in fase già avanzata, pari a circa il 30%. E resta la forte resistenza dei cittadini nei confronti della prevenzione primaria (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). Nella lotta contro la malattia, infatti gli stili di vita rivestono un ruolo molto importante, in particolare l’attività fisica. E proprio al movimento è dedicata la Giornata Mondiale contro il tumore del rene che si celebra oggi, promossa dall’International Kidney Cancer Coalition (IKCC), rete internazionale e indipendente di associazioni di pazienti provenienti da tutto il mondo (ne rappresenta circa 45).
Nel nostro Paese vivono più di 129mila persone con la diagnosi. “Nei tumori renali la chemioterapia è, storicamente, poco efficace – sottolinea il prof. Di Maio -. Un tempo la nefrectomia totale, cioè l’asportazione totale del rene, era un intervento indispensabile, oggi esistono tecniche chirurgiche che risparmiano parte del rene e, in caso di malattia metastatica, l’opportunità della chirurgia si valuta caso per caso. È tramontato il vecchio paradigma secondo il quale la massima asportazione di tessuto garantisce le migliori possibilità di cura. Quindi, oggi, abbiamo più armi da inserire in una strategia di cura che vede chirurgia, radioterapia, terapie mirate e immunoterapia, migliorando in maniera significativa la capacità di gestione complessiva della neoplasia metastatica. L’obiettivo è rendere cronica la malattia, garantendo una buona qualità di vita. Inoltre, la collaborazione multidisciplinare tra chirurghi, urologi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi, psico-oncologi e medici nucleari non deve essere più un’opzione ma un obbligo. Purtroppo sono ancora pochi sul territorio i team multidisciplinari dedicati, sul modello delle Breast Unit per il carcinoma della mammella. Da una medicina basata sul singolo specialista si deve arrivare alla scelta della migliore terapia attraverso la discussione condivisa e il confronto tra più professionisti”.
“Ansia, depressione, disturbi del sonno e più in generale distress emozionale sono frequenti fra i pazienti oncologici, inclusi quelli colpiti da tumore del rene – spiega Anna Costantini, Direttore Psico-Oncologia Ospedale Sant’Andrea di Roma –. Devono essere individuati precocemente per il loro effetto negativo, se non trattati, su qualità della vita, aderenza ai trattamenti, decorso della malattia e soddisfazione per le cure. Identificare pazienti a rischio di sofferenza emozionale permette di intervenire con programmi specifici di supporto psiconcologico nei reparti di oncologia, efficaci sia sulla sintomatologia ansioso depressiva, evitandone la cronicizzazione, sia sul miglioramento delle abilità di coping (fronteggiamento) verso la malattia, con conseguente rinforzo delle risorse interne ed esterne del malato e della sua famiglia. Un’indagine condotta nel 2018 dall’International Kidney Cancer Coalition, che ha coinvolto 1.400 pazienti con tumore del rene e 583 caregiver di 43 Paesi, ha evidenziato che ben il 96% dei malati riferisce che la malattia ha avuto un impatto psicosociale, ma solo il 50% ne ha parlato con il clinico. Da qui l’importanza di un approccio multidisciplinare per far emergere i bisogni non corrisposti di supporto”. “Il bisogno di salute del paziente con una diagnosi di neoplasia è superiore a quello della popolazione generale – continua la prof.ssa Costantini -. E persiste a lungo nel tempo, alla luce delle caratteristiche peculiari delle patologie oncologiche, dei loro effetti e delle specifiche esigenze terapeutiche ed assistenziali. Il concetto di guarigione psicologica non coincide sempre con quella fisica. E l’aiuto della psiconcologia consente ai pazienti, anche nei casi in cui non è possibile guarire dal tumore, di recuperare una qualità di vita piena e soddisfacente, forse diversa da prima della malattia ma non meno significativa da un punto di vista esistenziale e relazionale”.In questo contesto, Ipsen aveva lanciato un servizio di consegna a domicilio su tutto il territorio nazionale del suo farmaco oncologico orale per i pazienti con carcinoma renale, per cercare di garantire la continuità terapeutica a pazienti oncologici.La Giornata Mondiale contro il tumore del rene è un’occasione per ridurre i confini e migliorare la collaborazione tra associazioni dei pazienti, società scientifiche e istituzioni a livello globale.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Promuovere la prevenzione del tumore della prostata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Per parlare del tumore della prostata e sfatarne i falsi miti, la web sitcom racconta le vicende di una coppia in stile “Sandra e Raimondo”: Francesco ed Emanuela sono una coppia di mezza età che vive gli alti e bassi di una relazione di lunga data. I temi della prevenzione e della salute maschile si inseriscono nelle dinamiche di una coppia litigiosa, ma l’affetto che li unisce sarà la chiave per spingere lui a fare i passi giusti verso la prevenzione.La web sitcom, in 5 episodi, è il fulcro della campagna nazionale di sensibilizzazione QUI PRO QUO Salute della prostata: stop agli equivoci, sì alla prevenzione”, che ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza della popolazione sul tumore della prostata e di sensibilizzare gli uomini sulla prevenzione e sull’importanza di non sottovalutare i sintomi e di rivolgersi al medico in presenza di “campanelli di allarme”. La campagna è promossa da Europa Uomo Italia Onlus e Fondazione ONDA – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il patrocinio di Fondazione AIOM, SIU – Società Italiana di Urologia, SIUrO – Società Italiana di Urologia Oncologica, AIRO – Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica, AURO – Associazione Urologi Italiani, FFO – Fondazione per la Formazione Oncologica e il contributo incondizionato di Astellas.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore del colon-retto

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

Per la prima volta l’immunoterapia è efficace nel tumore del colon-retto metastatico in pazienti mai trattati in precedenza (prima linea), che presentino una instabilità dei microsatelliti, caratterizzati da un grande numero di mutazioni e con prognosi sfavorevole. Notevoli i benefici emersi dallo studio di fase III KEYNOTE-177, presentato in sessione plenaria al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si apre oggi in forma virtuale fino al 31 maggio. Pembrolizumab, molecola immunoterapica, ha raddoppiato, in questo sottogruppo di pazienti, la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia nel carcinoma colorettale avanzato. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati oltre 49.000 nuovi casi di tumore del colon-retto (27.000 uomini e 22.000 donne) e 481.000 cittadini vivono dopo la diagnosi.
“È importante che i pazienti siano consapevoli dei passi in avanti nelle opzioni terapeutiche – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nella maggior parte dei casi, la malattia avanzata non è adatta a un intervento chirurgico potenzialmente curativo. Ma, grazie alle nuove terapie, la sopravvivenza di questi pazienti è più che raddoppiata rispetto a vent’anni fa e raggiunge i 30 mesi. Il 20% delle diagnosi, purtroppo, è scoperto in fase metastatica. Lo studio ha coinvolto pazienti con malattia avanzata ed elevata instabilità dei microsatelliti/deficit del ‘mismatch repair’(MSI-H/dMMR), il complesso di proteine preposto alla riparazione degli errori di replicazione del DNA. Circa il 5% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico mostra proprio elevata instabilità dei microsatelliti, da cui deriva un alto numero di mutazioni. Questo tipo di neoplasie è associato a una diminuzione della sopravvivenza e a una minore risposta alla chemioterapia convenzionale. Da qui l’importanza dello studio KEYNOTE-177, che ha il potenziale per cambiare la pratica clinica, evitando la chemioterapia a una parte delle persone colpite dalla neoplasia in fase avanzata. Ogni anno, in Italia, sono circa 500 i malati candidabili a questo approccio innovativo”.
Lo studio ha coinvolto 307 persone con carcinoma del colon-retto metastatico con MSI-H/dMMR. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere pembrolizumab in prima linea fino a due anni oppure uno tra sei diversi regimi chemioterapici standard a scelta dell’investigatore, selezionati prima della randomizzazione.
“La sopravvivenza libera da progressione con pembrolizumab in prima linea è risultata pari a 16,5 mesi rispetto a 8,2 mesi con chemioterapia con o senza terapia mirata, rendendo la molecola immunoterapica un potenziale nuovo standard di cura dei pazienti con carcinoma colorettale metastatico con elevata instabilità dei microsatelliti/deficit del ‘mismatch repair’ – afferma Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e sperimentatore principale dello studio KEYNOTE-177 per l’Italia -. A due anni, il tasso di sopravvivenza libera da progressione era pari al 48% con pembrolizumab rispetto al 19% con chemioterapia. Non solo. Pembrolizumab ha ridotto il rischio di progressione della malattia o morte del 40% rispetto allo standard di cura rappresentato dalla chemioterapia, con una migliore tollerabilità”.
“Anche la percentuale dei pazienti che hanno riportato una diminuzione delle dimensioni del tumore (tasso di risposta obiettiva) era migliore con pembrolizumab, pari al 43,8% rispetto a 33,1% con chemioterapia – continua il prof. Ciardiello -. L’11% dei pazienti trattati con l’immunoterapia ha mostrato risposta completa (nessun tumore rilevabile), nel 32,7% vi è stata una riduzione delle dimensioni del tumore (risposta parziale) e nel 30,9% la malattia si è mantenuta stabile. In confronto, il 3,9%, il 29,2% e il 42,2% dei pazienti trattati con chemioterapia hanno evidenziato, rispettivamente, risposta completa, risposta parziale e malattia stabile. La risposta con pembrolizumab è risultata anche più duratura con l’83% dei pazienti con risposta maggiore di 2 anni rispetto al 35% dei pazienti che avevano ricevuto chemioterapia”.
“Il tumore del colon-retto insorge, in oltre il 90% dei casi, a partire da lesioni precancerose che subiscono una trasformazione neoplastica maligna – conclude il presidente Beretta -. Gli stili di vita scorretti svolgono un ruolo molto importante nella prevenzione della patologia, in particolare sedentarietà, fumo di sigaretta, sovrappeso, obesità, consumo di farine e zuccheri raffinati, carni rosse ed insaccati e ridotta assunzione di fibre vegetali. Gli stili di vita sani devono essere rispettati anche dopo la diagnosi, sia per prevenire l’insorgenza di recidive che per migliorare l’efficacia dei trattamenti. AIOM da anni è impegnata per sensibilizzare tutti i cittadini sul ruolo della prevenzione”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Tumore del polmone metastatico

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

(PRINCETON, NJ. Bristol Myers Squibb ha annunciato la prima presentazione dei risultati dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, che ha mostrato un beneficio di sopravvivenza statisticamente significativo e clinicamente rilevante con nivolumab più ipilimumab somministrati in associazione con due cicli di chemioterapia, nel trattamento di prima linea del tumore del polmone metastatico non a piccole cellule (NSCLC). Lo studio ha raggiunto sia gli endpoint primari sia gli endpoint secondari chiave, dimostrando superiore sopravvivenza globale (OS), sopravvivenza libera da progressione (PFS) e tasso di risposta globale (ORR) con la associazione dei due immunoterapici con la chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia.
In una analisi ad interim predefinita dell’endpoint primario di sopravvivenza globale (OS), nivolumab più ipilimumab in associazione con due cicli di chemioterapia hanno ridotto il rischio di morte del 31% rispetto alla sola chemioterapia ad un follow-up minimo di 8,1 mesi [Hazard Ratio (HR) 0,69, Confidence Interval (IC) 96,71%: 0,55 – 0,87; p=0,0006]. Inoltre, ad un follow-up prolungato (minimo 12,7 mesi), l’associazione ha continuato a mostrare un miglioramento duraturo della sopravvivenza globale rispetto alla sola chemioterapia (OS mediana di 15,6 mesi rispetto a 10,9 mesi, rispettivamente [HR 0,66, IC 95%: 0,55–0,80]). Il beneficio clinico è stato osservato in tutte le valutazioni di efficacia dei sottogruppi chiave di popolazione, che comprendevano l’espressione di PD-L1 e l’istologia del tumore (squamoso o non-squamoso).
“Poichè ogni paziente con una diagnosi di tumore del polmone non a piccole cellule metastatico è unico, abbiamo impostato il nostro programma di sviluppo con lo scopo di offrire soluzioni potenzialmente durature al significativo numero di pazienti in prima linea che necessitano di nuove opzioni” afferma Nick Botwood, M.D., vice presidente, Oncology Clinical Development, Bristol Myers Squibb. “I dati di sopravvivenza globale dello studio CheckMate -9LA aggiornati a un anno, insieme ai risultati a tre anni dello studio CheckMate -227, rafforzano ulteriormente la rilevanza clinica delle associazioni basate su nivolumab più ipilimumab, le prime opzioni in assoluto di duplice immunoterapia per il trattamento di prima linea del tumore del polmone non a piccole cellule.”
L’associazione di nivolumab e ipilimumab è un’esclusiva combinazione di due inibitori del checkpoint immunitario con un meccanismo di azione potenzialmente sinergico, diretto verso due diversi checkpoint (PD-1 e CTLA-4) per aiutare a distruggere le cellule tumorali: ipilimumab contribuisce all’attivazione e proliferazione delle cellule T, mentre nivolumab aiuta le cellule T esistenti a individuare il tumore. Alcune cellule T stimolate da ipilimumab possono diventare cellule T della memoria, favorendo una risposta immunitaria a lungo termine. L’aggiunta di cicli limitati di chemioterapia alla associazione di nivolumab e ipilimimab può aiutare i pazienti a ottenere un controllo precoce della malattia.
Il tumore del polmone è la causa principale di morte per tumore a livello globale. Le due tipologie principali di tumore del polmone sono non a piccole cellule e a piccole cellule. Il tumore non a piccole cellule (NSCLC) è uno dei più comuni e costituisce l’84% delle diagnosi di tumore del polmone. I tassi di sopravvivenza variano a seconda dello stadio e della tipologia di tumore al momento della diagnosi. Per i pazienti con una diagnosi di tumore del polmone metastatico la sopravvivenza a cinque anni è circa del 5%.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Vivere con il tumore ai tempi del coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Il timore di dover rinunciare a controlli ed esami, di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie, di non ricevere adeguate protezioni all’interno delle strutture sanitarie. E le preoccupazioni per le incertezze del futuro, legate in particolare alla possibile non continuità delle cure e alla situazione economica e lavorativa.Con questi sentimenti hanno convissuto e tuttora convivono durante l’emergenza coronavirus gli oltre 3.500.000 italiani con diagnosi di tumore, secondo il sondaggio online realizzato nell’ambito del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e che, grazie al supporto delle 30 Associazioni promotrici, ha coinvolto ben 774 pazienti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di far emergere il punto di vista, l’esperienza e le esigenze dei pazienti oncologici e onco-ematologici in vista di un percorso di tutela concreto e agevole dopo la fase più acuta dell’emergenza. La preoccupazione maggiore per i pazienti oncologici e onco-ematologici è dover rinunciare a esami e controlli di follow-up (34% delle risposte). Segue il timore di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie (16%) e di non avere l’adeguata protezione in ospedale (15%). A livello nazionale il 36% dei pazienti ha lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up. Un paziente su 5 ha segnalato la sospensione degli esami diagnostici; ma solo un 3% riferisce lo stop delle cure. Dall’analisi del dato macro-regionale emerge che al Nord, nonostante sia la parte del Paese più colpita dall’emergenza coronavirus, solo il 14% dei pazienti lamenta la sospensione di esami e visite di follow-up mentre al Centro e Sud Italia questa percentuale sale al 40%.

Posted in Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore urologico: Ripresa cura ed esami

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Dopo la pausa forzata, dovuta all’esplosione di contagi da Covid, gli uomini e donne con un tumore urologico riprenderanno a svolgere cure ed esami. “Nelle prossime settimane ci aspettiamo un aumento del 25% di pazienti nei nostri reparti ed ambulatori. La Fase Due sarà caratterizzata da un incremento del carico di lavoro che dovremo gestire garantendo sempre la piena sicurezza a malati e operatori sanitari”. È quanto ha dichiarato, durante un webinar, il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). “La paura del Coronavirus negli ultimi due mesi ha tenuto lontano dagli ospedali i pazienti colpiti da tumore alla prostata, rene, vescica e testicolo – ha proseguito Lapini -. Solo in alcune Regioni del Centro-Sud siamo riusciti a proseguire con la consueta assistenza. Adesso ci troviamo di fronte ad un nuovo ed imponente flusso di persone che necessitano di trattamenti, esami e controlli di follow up. Devono essere accolti e curati in strutture sanitarie che sono però ancora alle prese con una pandemia devastante. Sale d’attesa che accoglievano 50 persone ora con le nuove norme possono ospitarne al massimo 10. Come prima cosa il triage telefonico va svolto ogni settimana per pianificare le prestazioni medico-sanitarie ed evitare eccessivi afflussi. Fondamentale è poi l’avvio di programmi di test ed esami di screening specifici per i malati uro-oncologici. Per esempio, gli uomini sottoposti a biopsia per carcinoma alla prostata dovrebbero sempre fare il tampone per Covid sia prima che dopo l’esame. È una formula che è già stata applicata con successo, nei mesi scorsi, in alcuni reparti”. “Molti interventi chirurgici che erano stati rinviati sono ora eseguibili – ha aggiunto il dott. Giario Conti, Segretario SIUrO -. Ci aspettiamo così un aumento esponenziale delle degenze nei nostri reparti. A causa di problemi strutturali degli edifici non tutti gli ospedali sono riusciti ad organizzare zone isolate adibite solo ai pazienti Covid. Le operazioni quindi verranno scaglionate e i tempi d’attesa si prolungheranno. Ciò nonostante pensiamo di riuscire a eseguire tutti i trattamenti entro la fine dell’estate”. Durante il webinar di SIUrO ampio spazio è stato dedicato al tema della telemedicina. “E’ lo strumento del futuro che sta sempre più dimostrando le sue enormi potenzialità – ha concluso Lapini -. Grazie alle nuove tecnologie siamo riusciti a rimanere in contatto con pazienti, familiari e caregiver anche nelle settimane più difficili e tragiche della pandemia. Nel prossimo autunno potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella che abbiamo vissuto a inizio pandemia. I contagi potranno salire bruscamente con l’arrivo della brutta stagione. Se gli ospedali torneranno ad essere saturi, ed interamente adibiti al Coronavirus, la medicina digitale rappresenterà di nuovo l’ancora di salvezza per molte persone. Vanno però meglio definite alcune modalità di utilizzo e stabilite nuove regole per evitare problemi medico-legali. Ci aspettiamo quanto prima delle indicazioni ad hoc da parte del Ministero della Salute”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Biopsia liquida e tumore colon retto

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

La lotta ai tumori è una corsa contro il tempo. Lo sanno tutti, se preso in tempo è quasi sempre curabile e guaribile. Tale affermazione è tanto più vera per i tumori del colon retto che negli ultimi anni vedono una diminuzione della mortalità, attribuibile ai programmi di screening e alla diagnosi precoce. La biopsia liquida è tra le sfide più promettenti nel panorama della diagnosi precoce dei tumori del colonretto. Ricercatori dell’Istituto Tumori Regina e del Gruppo Eurofins Genoma, hanno svolto uno studio collaborativo che dimostra che la biopsia liquida potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta, se solo fosse impiegata in modo capillare su soggetti a rischio, e più in là nel tempo anche sulla popolazione generale. In uno studio appena pubblicato su “Journal of Experimental & Clinical Cancer Research”, i ricercatori hanno scovato, in pazienti con tumore del colon retto, minuscole quantità di DNA libero circolante, rilasciato nel sangue dal tumore: quantità anche 500 volte minori di quelle che si riscontrano in pazienti con tumori avanzati. Il DNA tumorale circolante può essere rilevato fin dal giorno dell’operazione chirurgica grazie alla biopsia liquida, mediante una combinazione di metodiche ultrasensibili non ancora impiegata nella diagnostica di routine.“Gli studi – dichiarano Francesca Spinella, Direttrice Scientifica del Gruppo Eurofins Genoma Group e Patrizio Giacomini, ricercatore del Regina Elena e referente di programmi internazionali sul tema – suggeriscono che probabilmente ci stiamo avvicinando alla soluzione, perché la biopsia liquida già oggi svela la presenza di tumori relativamente piccoli, fino a un minimo di 3 cm di diametro in quasi i 2/3 dei pazienti. Il numero dei pazienti analizzati è ancora piccolo, ma i risultati dimostrano che le tecnologie sono mature.”Ma non è tutto. Il lavoro evidenzia che la biopsia liquida è davvero molto utile nel follow-up post chirurgico. Ci sono pazienti, infatti, che il chirurgo dichiara guariti, ma nei quali residua qualche piccolo focolaio di malattia minima residua, impossibile da rintracciare anche con TAC e PET. E’ in questi casi che la biopsia liquida può “venire in soccorso”, individuando quei soggetti che mostrano persistenza di alterazioni neoplastiche nel sangue, gli stessi che tendono ad avere un decorso meno favorevole, con recidive o metastasi precoci.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore della prostata: La Commissione Europea approva darolutamide

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

La Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione nell’Unione Europea (EU) di darolutamide, inibitore orale del recettore per gli androgeni (ARi). Il farmaco, sviluppato congiuntamente da Bayer e Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese che opera su scala mondiale, è raccomandato per il trattamento dei pazienti con tumore della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC), che sono ad alto rischio di sviluppare malattia metastatica. Bayer è responsabile della commercializzazione a livello globale, in cooperazione con Orion Corporation, in alcuni mercati europei, come Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Penisola Scandinava e Finlandia. Darolutamide ha una struttura chimica peculiare che inibisce la crescita delle cellule di carcinoma prostatico, limitando al contempo gli effetti collaterali che impattano sulla vita quotidiana dei pazienti. L’approvazione in EU si basa sui dati dello studio di fase 3 ARAMIS, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di darolutamide in associazione alla terapia di deprivazione androgenica (ADT), rispetto a placebo associato a ADT. Il tumore della prostata che rimane confinato all’organo ma che, trattato con terapia di deprivazione androgenica (ADT), continua a progredire senza sviluppare metastasi anche quando il valore di testosterone nell’organismo si riduce a livelli molto bassi, è conosciuto come nmCRPC. Sulla base dei dati di incidenza del tumore della prostata, nel 2018, si stima che in Europa più di 67.000 uomini abbiano ricevuto la diagnosi di CRPC. Circa un terzo degli uomini con nmCRPC sviluppa metastasi entro due anni.
Nello studio ARAMIS, la sopravvivenza globale (OS) e il tempo alla progressione del dolore erano endpoint di efficacia secondari. Al momento dell’analisi finale di sopravvivenza libera da metastasi, è stato osservato un trend positivo nella sopravvivenza globale. I dati di OS non erano ancora maturi. I risultati dell’analisi di OS già pianificata saranno presentati a un prossimo convegno di oncologia entro il 2020. Oltre ai risultati di MFS, è stato osservato un ritardo del tempo alla progressione del dolore rispetto a placebo in associazione a terapia di deprivazione androgenica (ADT). Tutti gli altri endpoint secondari, il tempo alla chemioterapia citotossica e il tempo al primo evento scheletrico sintomatico (SSE), hanno mostrato un beneficio a favore di darolutamide al momento dell’analisi finale di MFS.L’associazione di darolutamide e ADT ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole. Le reazioni avverse più frequenti nel braccio di darolutamide e ADT, che si sono manifestate con un incremento assoluto della frequenza ≥ 2%, rispetto a placebo e ADT, sono state fatigue/astenia (16% vs 11%), dolore agli arti (6% vs 3%) e rash (3% vs 1%). L’interruzione dovuta ad eventi avversi è stata osservata nel 9% dei pazienti in entrambi i bracci dello studio.
Darolutamide è stato approvato a marzo 2020 nell’ambito dell’Unione Europea per il trattamento di pazienti con carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC), che sono ad alto rischio di sviluppare metastasi. Darolutamide ha anche ricevuto l’approvazione regolatoria negli Stati Uniti, in Australia, Brasile, Canada e Giappone, e autorizzazioni sono in via di approvazione o programmate in altri Paesi.Darolutamide è un inibitore orale del recettore degli androgeni (ARi) con una struttura chimica peculiare: si lega al recettore degli androgeni con un’elevata affinità e mostra una forte attività antagonista, inibendo la funzione del recettore e la crescita delle cellule di carcinoma prostatico. È anche in corso uno studio di Fase III (ARASENS) di darolutamide nel tumore della prostata ormono-sensibile metastatico. Informazioni sullo studio sono disponibili nel sito http://www.clinicaltrials.gov.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

EuropaColon Italia Onlus per i pazienti con una nuova diagnosi di tumore colorettale

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

È da oggi disponibile il servizio di supporto e orientamento a distanza offerto da EuropaColon Italia Onlus in risposta alle sfide e alle limitazioni conseguenti la crescente diffusione del COVID-19 rivolto ai pazienti con una nuova diagnosi di tumore colorettale, la seconda neoplasia più frequentemente diagnosticata in Italia con 49.000 nuovi casi nel 2019.L’emergenza provocata dal dilagare dell’infezione da COVID-19 sta mettendo a dura prova le risorse del Sistema Sanitario, riducendo l’accesso agli esami diagnostici e alle prime visite. Per questo, EuropaColon Italia Onlus ha deciso di supportare i pazienti con neoplasie colorettali con un servizio gratuito di consulenza a distanza per via telematica, tramite mail o teleconsulenza via Skype.La consulenza verrà effettuata da un team di chirurghi con esperienza dedicata alla patologia colorettale che operano in tutte le regioni d’Italia, al fine di poter dare riscontro al paziente entro 72 ore dalla ricezione della richiesta.Il servizio è rivolto a tutti quei pazienti che, dopo aver ricevuto una nuova diagnosi endoscopica di tumore del colon retto (mediante colonscopia), devono completare l’iter diagnostico mediante specifici accertamenti ambulatoriali (esami del sangue, esami radiologici, consulenza). Anche i pazienti che hanno concluso il percorso diagnostico e hanno bisogno di una rivalutazione del quadro clinico e di informazioni sull’iter terapeutico da intraprendere possono usufruire della consulenza gratuita a distanza.Il servizio è stato reso il più semplice e intuitivo possibile per venire incontro ai reali bisogni dei pazienti che possono apparire disorientati in un momento di grave crisi sanitaria, come quello che stiamo vivendo per il dilagare del COVID-19. Al paziente, infatti, basterà entrare sul sito di EuropaColon Italia e compilare il modulo con le proprie informazioni cliniche, rispondere a un breve quesito, allegare eventuali referti. Una volta inseriti i contatti, il modulo verrà inviato a un chirurgo della regione di riferimento che entrerà in contatto con il paziente rispondendo alle domande e fornendo le indicazioni più adeguate e corrette di comportamento.EuropaColon Italia Onlus è un’associazione di medici e pazienti nata a settembre 2018 con lo scopo di supportare malati con diagnosi di tumore colorettale e promuovere la prevenzione di detta neoplasia il cui mese di sensibilizzazione ricade ogni anno nel mese di marzo. L’associazione è l’affiliata nazionale di DICE (Digestive Cancer Europe), presente a livello Europeo da circa 15 anni.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lazio: Tumore del seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

Calano nella Regione Lazio il numero di nuovi casi l’anno di tumore del seno. Nel 2019 sono stati in totale 4.600, erano 4.850 quelli registrati l’anno precedente. Una riduzione che segna una tendenza diversa, rispetto a quella nazionale, dove la neoplasia risulta in aumento. Ed è anche la più frequente tra la popolazione femminile: 53mila casi a livello nazionale. Il dato viene presentato in occasione del convegno regionale From Texas To Rome– The DayAfter San Antonio organizzato dalla sezione Regione Lazio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). L’evento si svolge oggi presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e vede la partecipazione di specialisti da tutta la Regione per fare il punto sul carcinoma mammario. “In un anno abbiamo avuto 250 casi in meno – afferma la dott.ssa Alessandra Fabi, Segretario Regionale AIOM -. Ciò è dovuto a una maggiore attenzione nelle nostre latitudini ad alcuni stili di vita, come l’interesse all’esercizio fisico o la più accurata scelta di una dieta. Non bisogna poi sottovalutare la maggiore conoscenza del rischio familiare da parte delle donne che induce ad effettuare test diagnostici con eventuale scelta di una profilassi chirurgica in caso di mutazione del BRCA che annulla l’insorgenza del cancro della mammella”. “La neoplasia potrebbe inoltre essere stata sotto diagnosticata a causa della scarsa partecipazione ai programmi di screening – afferma il dott. Domenico Corsi, coordinatore regionale AIOM Lazio -. Si calcola che solo il 36% delle donne si sottoponga regolarmente alla mammografia e infatti la malattia, solo lo scorso anno, ha determinato in Lazio oltre 1.100 decessi. Serve quindi un maggiore sforzo, da parte di noi specialisti e delle istituzioni, per promuovere maggiormente questi esami”. Al convegno di Roma sono presentate anche le ultime novità terapeutiche per il trattamento della patologia oncologica. “La ricerca sta procedendo nella messa a punto di cure meno invasive e più personalizzate – prosegue la dott.ssa Fabi -. I nuovi farmaci sono più efficaci rispetto anche al più recente passato e ci permettono di intervenire chirurgicamente su tumori di dimensioni ridotte. Nei prossimi anni gli sforzi dei ricercatori proseguiranno nell’individuazione di nuovi bersagli terapeutici. L’immunoterapia, per esempio, potrebbe diventare una valida arma anche nel carcinoma della mammella come lo è già per il melanoma o i tumori polmonari. Oltre l’80% delle pazienti oggi è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Raggiungiamo anche il 90% se riusciamo ad intervenire precocemente. Sono ottime percentuali che tuttavia possono essere ancora migliorate soprattutto per quanto riguarda i casi più gravi della malattia”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore della prostata: parere positivo del CHMP per darolutamide

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea del Farmaco ha raccomandato darolutamide, antiandrogeno non steroideo (ARi), per l’autorizzazione alla commercializzazione nell’Unione Europea (EU). Il farmaco, sviluppato da Bayer in collaborazione con Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese che opera su scala mondiale, è raccomandato per il trattamento degli uomini con tumore della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC), che sono a rischio di sviluppare malattia metastatica. La decisione finale della Commissione Europea per l’autorizzazione alla commercializzazione è attesa nei prossimi mesi. L’antiandrogeno (ARi) ha già ottenuto l’approvazione negli Stati Uniti, Brasile e Giappone e sono in corso ulteriori richieste in altri Paesi. Bayer è responsabile della commercializzazione a livello globale, in cooperazione con Orion Corporation in alcuni mercati europei, come Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Scandinavia e Finlandia.Il parere del CHMP si basa sui risultati dello studio di Fase III ARAMIS, che ha valutato darolutamide in associazione con terapia di deprivazione androgenica (ADT) rispetto a placebo associato ad ADT, e che ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da metastasi (MFS), endpoint primario di efficacia di darolutamide in associazione con ADT, con una mediana di 40,4 mesi rispetto ai 18,4 mesi di placebo in associazione con ADT (p<0.0001), e un profilo di sicurezza favorevole.“E’ fondamentale che i pazienti con nmCRPC, stadio di malattia in genere asintomatico, abbiano a disposizione opzioni di trattamento che ritardino le metastasi, limitando però gli effetti collaterali della terapia”, afferma Dr. Scott Z. Fields, Senior Vice President and Head of Oncology Development. “Il parere positivo del CHMP per darolutamide segna un passo avanti significativo, perché fornisce una nuova opzione di trattamento per prolungare la sopravvivenza libera da metastasi nel tumore della prostata non metastatico resistente alla castrazione e ridurre l’impatto dei possibili effetti collaterali, in risposta a un bisogno clinico non soddisfatto.”
Il carcinoma della prostata non metastatico (confinato alla prostata), trattato con terapia di deprivazione androgenica (ADT) ma che continua a presentare una progressione biochimica anche quando il testosterone viene ridotto a livelli molto bassi, è conosciuto come nmCRPC. Sulla base dei dati di incidenza del tumore della prostata nel 2018, si stima che in Europa più di 67.000 uomini ricevano una diagnosi di CRPC. Circa un terzo degli uomini con nmCRPC sviluppa metastasi entro due anni.Nello studio ARAMIS, la sopravvivenza globale (OS) e il tempo alla progressione del dolore erano endpoint di efficacia secondari. Al momento dell’analisi finale di sopravvivenza libera da metastasi, è stato osservato un trend positivo nella sopravvivenza globale (OS); i dati di OS non erano ancora maturi.Oltre ai risultati di MFS, è stato osservato un ritardo del tempo alla progressione del dolore rispetto a placebo in associazione a terapia di deprivazione androgenica (ADT).Gli altri endpoint secondari, il tempo alla chemioterapia citotossica e il tempo al primo evento scheletrico sintomatico (SSE) hanno mostrato un beneficio a favore di darolutamide al momento dell’analisi finale di MFS.Gli eventi avversi più frequenti nel braccio con darolutamide in associazione con ADT, che si sono verificati con un incremento assoluto della frequenza di =2% rispetto a placebo e ADT, sono stati fatigue/astenia (16% vs. 11%), dolore alle estremità (6% vs. 3%) e rash (3% vs. 1%). L’interruzione dovuta ad eventi avversi è stata osservata nel 9% dei pazienti in entrambi i bracci dello studio.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore alla prostata, arriva una nuova “arma chimica”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Il carcinoma della prostata è uno dei tumori più comuni tra gli uomini. Il rischio è direttamente correlato all’età e tende a manifestarsi in maniera percentualmente apprezzabile verso i 50 anni.Numerose sono le scelte terapeutiche dopo la diagnosi, e in alcuni casi bisogna procedere a terapie mediche individuate con il poco piacevole termine di castrazione chimica, azzerando cioè i livelli di testosterone.
Talvolta però la patologia tende a sganciarsi dal nostro controllo.ARAMIS, uno studio internazionale di Fase III ha dimostrato di recente il ruolo benefico della darolutamide, un nuovo anti-androgeno che è stato trovato per prolungare la sopravvivenza libera da metastasi negli uomini con carcinoma prostatico resistente alla castrazione chimica. “La darolutamide è un nuovo antagonista del recettore degli androgeni non steroideo che ha proprietà strutturalmente distinte uniche con bassa penetrazione della barriera emato-encefalica. La darolutamide ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da metastasi di 22 mesi rispetto al placebo (40,4 mesi contro 18,4 mesi), riducendo il rischio di metastasi o morte del 59%”, spiega il Dr Andrea Militello, urologo che opera a Roma e Milano.”La darolutamide ha anche mostrato un miglioramento degli obiettivi secondari tra cui la sopravvivenza libera da progressione, il tempo prolungato alla progressione del PSA, la risposta al PSA e il tempo di iniziare una terapia antineoplastica aggiuntiva, il tempo di progressione del dolore e il tempo di chemioterapia citotossica” continua l’urologo di Roma. La darolutamide è stata attualmente presentata come proposta di farmaco alla Food and Drug Administration (US FDA) degli Stati Uniti per l’uso in contesti di carcinoma prostatico resistente alla castrazione.Siamo quindi di fronte a una importante svolta nel trattamento medico del tumore più frequente nell’uomo.La prevenzione rimane comunque la migliore arma che abbiamo a disposizione. http://www.urologia-andrologia.net

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore del polmone non a piccole cellule avanzato

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

AstraZeneca ha annunciato che da oggi in Italia è finalmente rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale anche in prima linea osimertinib, inibitore della tirosin chinasi (TKI) di terza generazione per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm). Osimertinib è una molecola in grado di agire sia a livello delle mutazioni sensibilizzanti di EGFR sia a livello della mutazione di resistenza T790M, dimostrando inoltre una importante attività clinica a livello delle metastasi a carico del sistema nervoso centrale.La molecola, già disponibile in Italia per il trattamento in seconda linea dei pazienti con NSCLC EGFRm, aveva già ricevuto l’approvazione in oltre 70 paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone e UE, per il trattamento di prima linea.
Osimertinib è attualmente in fase di studio come terapia nel setting adiuvante (studio ADAURA), nel setting della malattia localmente avanzata non resecabile (LAURA) e in combinazione con la chemioterapia (FLAURA2) e con altri potenziali nuovi farmaci (SAVANNAH, ORCHARD).Il Prof. Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano ha commentato: “La rimborsabilità di osimertinb per il trattamento di prima linea del tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di EGFR è il frutto dei risultati dello studio FLAURA nel quale, per la prima volta, una terapia ha dimostrato un vantaggio così importante in termini di sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione. Questo riconoscimento conferma il posizionamento di osimertinib come nuovo standard di trattamento in questo setting”.La Prof.ssa Silvia Novello, Ordinario di Oncologia Medica al Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Presidente di WALCE, ha aggiunto: “Un importante traguardo per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di EGFR, che potranno dunque accedere a questo trattamento subito dopo la diagnosi con benefici in termini di sopravvivenza ma anche di sicurezza e tollerabilità, elementi importantissimi per la qualità di vita dei pazienti”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Università di Parma: Terapia del tumore del polmone

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Parma Il gruppo di ricerca guidato da Nicola Sverzellati, docente di Diagnostica per immagini al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, ha vinto un importante bando dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – AIRC. Approccio Radio-Immuno-Genomico nell’identificazione di modelli prognostici e predittivi della risposta all’immunoterapia nel tumore del polmone non a piccole cellule il titolo del progetto, che ha ottenuto un finanziamento di 1 milione e 119mila euro.Lo studio trae origine da una continua e solida collaborazione multidisciplinare tra il gruppo del prof Sverzellati (Principal investigator, Scienze radiologiche), l’Oncologia Medica (referente Marcello Tiseo), l’Ematologia (referente Giovanni Roti), la Chirurgia toracica (referente Luca Ampollini), e l’Anatomia patologica (referente Letizia Gnetti), in una piena sinergia tra Ateneo e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. L’esperienza di Federico Quaini, già docente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, è stata fondamentale per la sua realizzazione. La ricerca coinvolgerà diverse figure professionali, con particolare attenzione a giovani ricercatori, che in parte hanno contributo alla progettazione dello studio (Gianluca Milanese, dottorando in Scienze Mediche e Chirurgiche Traslazionali, Giulia Mazzaschi, specializzanda in Oncologia Medica e Roberta Minari, biologa molecolare presso Oncologia Medica).Il progetto si articola nell’ambito della patologia oncologica toracica ed è finalizzato al miglioramento delle conoscenze nel campo dell’immunoterapia del tumore del polmone. Prevede l’utilizzo combinato di strumenti tecnologicamente avanzati, che includono sistemi di intelligenza artificiale, per l’integrazione di multipli (migliaia) parametri potenzialmente utili per prevedere sopravvivenza e risposta alla terapia in pazienti affetti da tumore del polmone.
Gli specialisti coinvolti, ciascuno per il proprio settore di competenza, studieranno un approccio integrato Radio-Immuno-Genomico per individuare specifiche caratteristiche dei pazienti e per predire la risposta alla terapia in maniera personalizzata, basandosi sull’analisi di dati radiologici estratti dalle immagini TAC ed immuno-genetici ottenuti da campioni di tessuto e di sangue.I risultati dello studio potrebbero avere una fondamentale ricaduta clinica per tutti i pazienti affetti da tumore del polmone, ed aprire nuovi orizzonti di ricerca anche per altre malattie oncologiche.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ogni anno, in Italia, 34mila pazienti ricevono la diagnosi di tumore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Si tratta di una diagnosi in fase avanzata, quando le possibilità di sopravvivenza sono ridotte. È quindi essenziale mettere in atto strategie per anticipare la diagnosi, in stadi in cui la malattia può essere affrontata con successo con l’intervento chirurgico. Per questo, l’Italia è in prima linea, all’interno di un programma europeo, per reclutare nei prossimi due anni 10.000 forti fumatori (di età pari o superiore a 55 anni, con una storia di fumo di almeno 30 pacchetti all’anno), da inserire in uno studio randomizzato di 24.000 persone, che avrà lo scopo di definire le metodiche ottimali per lo screening polmonare, associando le tecniche più avanzate di TAC spirale a basso dosaggio (low-dose CT scan – LDCT) con i livelli di biomarcatori (attraverso un prelievo di sangue). I medici di famiglia offriranno un contributo decisivo al progetto nell’arruolamento dei partecipanti, grazie al rapporto diretto e costante con i propri pazienti. L’annuncio viene dal 36° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che si chiude oggi a Firenze.
“Solo nel 15% dei pazienti il tumore viene diagnosticato quando è ancora localizzato nel polmone – afferma Claudio Cricelli, presidente SIMG -. L’iniziativa rientra in un progetto di finanziamento multicentrico europeo che include 6 Paesi (Italia, Olanda, Germania, Inghilterra, Francia, Spagna), nell’ambito del programma Horizon 2020, e offre all’Italia l’opportunità di avviare in modo graduale e controllato lo screening polmonare, attraverso una rete di centri di riferimento che forniscano un’adeguata copertura del territorio e, al contempo, un livello di qualità adeguato agli standard attualmente raggiunti nello screening di altri tumori (mammella, cervice uterina, colon-retto)”. Saranno reclutati nel programma forti fumatori (almeno 30 pacchetti/anno) attivi o ex fumatori da meno di un decennio, di età compresa tra i 55 e i 75 anni.
Diversi studi, condotti negli Stati Uniti, in Europa e in Italia, hanno dimostrato che lo screening con TAC spirale a basse dosi nei forti fumatori può determinare una riduzione della mortalità per cancro polmonare compresa tra il 20% e il 39%. “Si tratta di un risultato nettamente superiore a quello ottenibile con lo screening mammografico, che è garantito dal Servizio Sanitario Nazionale a tutte le donne fra i 50 e i 69 anni – sottolinea il prof. Pastorino -. Non solo. La lettura della TAC spirale toracica oggi avviene in maniera quasi completamente automatizzata mediante CAD (computer aided detection), per cui al radiologo compete solo una valutazione dei casi critici. Nella mammografia, invece, la lettura degli esami è ancora manuale. Lo screening del tumore del polmone, quindi, implica da un lato costi, impegno del personale e tempi inferiori, dall’altro un impatto sulla riduzione della mortalità più rilevante”.
La reticenza, anche da parte di molti medici, nei confronti dello screening polmonare è dovuta all’elevata mortalità dei forti fumatori per altre malattie, soprattutto cardiovascolari o respiratorie (in particolare, broncopneumopatia cronica ostruttiva). “Oggi con la TAC spirale, un esame che dura pochi secondi, possiamo fotografare anche il rischio globale per altre patologie, quantificando ad esempio il danno coronarico con grande precisione – afferma il dott. Cricelli -. Il rischio di infarto è elevato in presenza di calcificazioni coronariche. Il numero di vite salvate può diventare davvero rilevante con la diffusione dello screening polmonare su vasta scala”.
“Grazie alla Rete, vogliamo avviare un sistema controllato, che non implichi ulteriori esborsi a carico del servizio sanitario nazionale, già messo a dura prova dall’impatto della cura dei tumori – spiega il prof. Pastorino -. I 10 centri coinvolti condividono le stesse regole nell’esecuzione dello screening e presentano un alto livello di esperienza nella radiologia, chirurgia, oncologia e in tutti i servizi per la cura della patologia polmonare. Hanno quindi strumenti e personale pronti per avviare il progetto in tempi brevi, senza dover investire ulteriori risorse, ad esempio, nella formazione o nell’acquisto di apparecchiature”. “Una delle sfide è rappresentata dalla diagnostica dei noduli indeterminati – continua il prof. Pastorino -. Solo l’1% di queste lesioni si rivela effettivamente un tumore del polmone dopo l’analisi di base. È fondamentale aumentare questa percentuale. Per questo, nell’ambito del progetto europeo, è prevista una doppia lettura del risultato della TAC da parte di un radiologo locale e di un radiologo con esperienza decennale. In questo modo il numero dei falsi positivi si riduce, con conseguente minore stress per le persone che si sottopongono allo screening”.
Nello studio europeo, che includerà in totale 24mila forti fumatori e sarà avviato nella primavera del 2020, le persone che presentano una TAC negativa saranno divise in due gruppi: il 50% ripeterà il test dopo un anno e l’altra metà dopo 24 mesi. “Vogliamo dimostrare che chi presenta un rischio più basso può eseguire lo screening con cadenza biennale – continua il prof. Pastorino -. Obiettivo dello studio è anche definire il profilo di rischio nei fumatori che presentano una TAC positiva o sospetta, utilizzando i biomarcatori. Il test molecolare individua nel sangue determinati microRNA, piccole molecole che regolano la produzione delle proteine e ne controllano i meccanismi di crescita. Questo esame è in grado di differenziare i diversi profili di rischio, consentendo di attivare programmi di intensità di screening personalizzati”.
“Dopo l’avvio della prima fase del progetto, lo screening per il tumore polmonare sarà abbinato anche a programmi per la cessazione tabagica – conclude il dott. Cricelli -. Il fumo di sigaretta, infatti, è responsabile dell’85-90% delle neoplasie polmonari, per cui la prevenzione primaria, intesa come programma strutturato di supporto per la cessazione tabagica, rappresenta ancora il modo più efficace per contrastare l’incidenza di questa patologia e ridurre in maniera significativa la mortalità”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore testa-collo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

KENILWORTH, N.J. La Commissione europea ha approvato pembrolizumab, terapia anti-PD-1 di MSD, in monoterapia o in combinazione con la chemioterapia contenente platino e 5-fluorouracile (5-FU) per il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC) metastatico o recidivato inoperabile, i cui tumori esprimono PD-L1 secondo CPS [Combined Positive Score] ≥ 1. Questa approvazione si basa sui risultati dello studio di fase 3 KEYNOTE-048, in cui pembrolizumab ha dimostrato un aumento statisticamente significativo della sopravvivenza globale (OS), rispetto al trattamento standard (cetuximab associato a carboplatino o cisplatino e 5-FU), sia in monoterapia (HR = 0,74; IC 95%: 0,61 – 0,90; p = 0,00133), che in combinazione con la chemioterapia (HR = 0,65; IC 95%: 0,53 – 0,80; p = 0,00002), in pazienti i cui tumori esprimono PD-L1 (CPS ≥ 1).
“L’approvazione anche in Europa di pembrolizumab in questo particolare gruppo di pazienti con tumore della testa e del collo rappresenta un significativo passo in avanti dopo oltre 10 anni di mancanza di novità importanti – dichiara il Dott. Marco Benasso, Direttore della struttura complessa di oncologia della ASL2 Savonese -. Sarà ora compito di noi clinici individuare quei pazienti che maggiormente possono beneficiare della monoterapia e quali della terapia di combinazione con la chemioterapia, in una patologia molto complessa per la quale le decisioni terapeutiche richiedono particolare esperienza”. Questa approvazione permette la commercializzazione di pembrolizumab in monoterapia e in combinazione in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea, inclusi Islanda, Lichtenstein e Norvegia.
Il tumore testa-collo comprende numerose forme tumorali che si sviluppano all’interno o attorno a gola, laringe, naso, seni nasali e bocca. La maggior parte dei tumori testa-collo sono carcinomi a cellule squamose che originano nelle cellule piatte e squamose che costituiscono lo strato sottile superficiale delle strutture della testa e del collo. I due principali fattori che fortemente aumentano il rischio di sviluppare questi tumori includono il consumo di tabacco e di alcol. A livello mondiale, si stima che, nel 2018, siano stati diagnosticati più di 705.000 nuovi casi di tumori testa-collo e che più di 358.000 persone siano morte a causa di questa malattia. In Europa, si stima che le nuove diagnosi di tumore testa-collo siano state più di 146.000 e circa 66.000 i decessi nel 2018.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »