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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘tumori femminili’

Tumori femminili e atrofia vaginale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

chicagoChicago. Spessore del collagene triplicato grazie all’utilizzo del laser, con risultati davvero soddisfacenti anche dopo un anno e mezzo certificati dalle biopsie: questo il risultato dello studio tutto italiano appena pubblicato sulla rivista Journal of Cancer Therapy e discusso all’ASCO, il più importante Congresso mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 6 giugno. “Si tratta di un lavoro scientifico importante, promosso all’Ospedale Cannizzaro di Catania dal prof. Paolo Scollo – commenta il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro – perché per la prima volta si trova una soluzione efficace al problema dell’atrofia vaginale in donne con tumore. Nel 2016, nel nostro Paese sono stati diagnosticati 50.200 nuovi casi di cancro del seno, 8.200 del corpo dell’utero e 5.200 dell’ovaio. Disturbi come atrofia vaginale, incontinenza, difficoltà o impossibilità di avere rapporti sessuali sono conseguenze frequenti nel trattamento dei tumori femminili con ormonoterapia, chemioterapie e radioterapia. Oggi, per queste forme di tumore stiamo riuscendo a parlare di cronicizzazione, per cui è normale occuparci anche di migliorare la qualità di vita delle pazienti, un tema molto forte in questa edizione dell’ASCO. Si stanno moltiplicando, infatti, i lavori dei colleghi americani su aspetti come ripristino della sessualità, preservazione della fertilità, lotta alla astenia. Il nostro Paese è all’avanguardia nel contrasto all’atrofia, grazie alla campagna nazionale ‘Femilift, per la qualità della vita della paziente oncologica’, presentato nel marzo scorso al Ministero della Salute. Ben il 70% delle donne con tumore del seno va incontro ad atrofia vaginale in seguito alle terapie ormonali utilizzate per combattere la malattia. E il problema interessa tutte le pazienti operate per cancro dell’ovaio proprio a causa della rimozione dell’organo. Un disturbo che può avere un impatto negativo sulla qualità di vita: i rapporti sessuali diventano impossibili e le difficoltà nella minzione spesso compromettono le relazioni sociali. Anche la chemioterapia e la radioterapia possono determinare queste condizioni, purtroppo sottostimate. Sia i clinici che le pazienti devono migliorare la comunicazione su questi aspetti”.
Lo studio ha coinvolto 33 pazienti oncologiche, sottoposte a trattamento laser CO2 per stimolare il collagene. Si è visto che il collagene riacquista la capacità di produrre muco, la vagina torna all’elasticità originaria e ad essere lubrificata come prima della malattia. Si è utilizzato un tipo particolare di sonda più piccola rispetto a quella usata per le ecografie endovaginali. Le donne sono state sottoposte a tre sedute, una al mese, di circa dieci minuti. “Con risultati molto rilevanti – aggiunge il prof. Cognetti – che ci permettono di disporre di un nuovo importante strumento terapeutico. Fino ad oggi, infatti, le uniche terapie disponibili erano rappresentate dai trattamenti ormonali, non utilizzabili dalle donne che hanno avuto diagnosi di tumore per l’alto rischio di favorire la ricomparsa della malattia e da gel lubrificanti che però hanno una efficacia solo a breve termine. La pubblicazione del lavoro su Journal of Cancer Therapy rappresenta un passaggio importante perché si possa sviluppare anche fra gli oncologi una maggiore attenzione verso temi che il paziente sente molto ma che fino ad oggi sono stati poco discussi e affrontati: solo il 10% infatti ne parla col medico”.

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Parte il programma europeo Forecee: un test unico per tutti i tumori femminili

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

tumore al senoForecee è il più ampio studio per la prevenzione dei tumori femminili realizzato in Europa, e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (Ieo) è l’unico centro italiano a partecipare al programma, che con un semplice Pap-test svelerà alle donne il rischio individuale di sviluppare uno dei quattro tumori femminili più frequenti (seno, ovaio, collo dell’utero, endometrio). Forecee, finanziato dalla Commissione Europea con il contributo della Onlus inglese Eve Appeal per un totale di 8,9 milioni di euro, è coordinato da University College London (Ucl), raggruppa 14 partner in Europa fra cui il Karolinska Institutet di Stoccolma e il tedesco Max Planck Institut, mentre l’Istituto europeo di oncologia è l’unico partecipante per Italia e Sud Europa. L’idea innovativa di Forecee è cercare indicatori di rischio per tutti e quattro i tumori analizzando le cellule prelevate con il Pap-test con esami che permetteranno, fra l’altro, di valutare la presenza di mutazioni genetiche predisponenti, rendendo possibile una diagnosi precoce. Ma Forecee non si ferma al rischio genico: il programma prevede una valutazione integrata di tutti i fattori di rischio conosciuti con il test Wid, Women’s cancer risk IDentification, un nuovo esame capace di indicare a ogni donna la probabilità di sviluppare uno dei quattro tumori nei 5 o 10 anni successivi. «Predire il rischio di neoplasia è tra gli argomenti più pressanti di salute pubblica» afferma Nicoletta Colombo, direttore del Programma di ginecologia oncologica allo IEO e investigatore principale dello studio Forecee in Italia. «L’Istituto Europeo di Oncologia è sempre stato all’avanguardia nello sviluppo di test che possano aiutare le donne a riconoscere il proprio rischio individuale di tumore» aggiunge Fedro Peccatori, direttore dell’Unità fertilità e procreazione allo IEO e coinvestigatore dello studio Forecee, sottolineando che lo studio del genoma permette già di valutare la risposta individuale alle terapie antitumorali. «Nell’attuale scenario di una medicina sempre più tecnologica, il punto di partenza deve rimanere la persona, e il medico deve essere in grado di mediare in modo semplice ed efficace l’innovazione che deriva dal progresso scientifico» concludono i ricercatori.(Fonte doctor33)

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Contro i tumori femminili

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2010

Quest’anno, in occasione dell’8 marzo, per la prima volta tre grandi centri di Oncologia italiani – l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma e l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli – promuovono un meeting parallelo dedicato a tutti i fattori che contribuiscono alla qualità di vita delle donne colpite da tumore: dalle terapie farmacologiche, con ridotti effetti collaterali, alla cura della propria immagine. Perché si è ormai capito che questi aspetti sono centrali e aiutano le pazienti a stare bene con se stesse e a migliorare i risultati dei trattamenti. Da alcuni anni in oncologia si assiste a una vera e propria “rivoluzione rosa”, con una crescente attenzione alle ricadute al femminile della terapia: il supporto psicologico si affianca a terapie mediche e radiologiche sempre meno aggressive, a una chirurgia sempre meno demolitiva e ad altre risorse, con un’attenzione tutta particolare alla cosmesi come elemento fondamentale per la tutela e l’esaltazione della femminilità, che mai deve essere sopraffatta dalla malattia. Oggi sono numerose le risorse che aiutano le pazienti a superare l’esperienza della malattia. A partire dalla diagnostica, che permette di programmare l’intervento più indicato per una determinata paziente e su una determinata patologia. O la chirurgia mininvasiva, che consente una grande tutela della qualità di vita, sia in termini di ripresa post operatoria, sia in termini di assenza di cicatrice, il ricordo permanente di un problema importante. Altra componente fondamentale del percorso terapeutico è sicuramente la chemioterapia. “Mentre in passato avevamo pochi farmaci e piuttosto tossici, oggi abbiamo a disposizione farmaci che raggiungono risultati migliori con una tossicità molto scarsa, molecole che colpiscono il tumore risparmiando le cellule sane” – afferma Sandro Pignata, Direttore Oncologia Medica Dipartimento Uro-Ginecologico, Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale, Napoli – “e la tendenza è sempre più quella di privilegiare le terapie meno aggressive. Per esempio, nel trattamento del carcinoma ovarico oggi disponiamo di protocolli che vanno nella direzione di una migliore qualità di vita e abbinano all’efficacia una significativa riduzione degli effetti collaterali. Doxorubicina liposomiale peghilata, utilizzata come alternativa a taxolo, in associazione con carboplatino, rende minimi effetti collaterali come la perdita dei capelli e la neurotossicità”. In Italia oggi sono oltre 38mila le donne colpite ogni anno da tumore alla mammella; circa quattromila quelle che ricevono una diagnosi di carcinoma dell’ovaio. I progressi delle terapie hanno aumentato le percentuali di sopravvivenza, soprattutto nel tumore alla mammella, ma l’impatto della malattia e dei trattamenti, chirurgici, radiologici e farmacologici, sulla qualità di vita della donna è ancora forte.All’Istituto Nazionale Tumori di Napoli è attivato un Dipartimento di Qualità di Vita in cui si svolgono tra l’altro attività di riabilitazione fisica, a cura di personale specializzato, e attività di rilassamento psico-fisico, come i massaggi shiatsu. All’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, oltre a percorsi di terapia individuale e di gruppo, sono disponibili per le pazienti delle lezioni di cura del proprio benessere e della propria immagine, come per esempio le lezioni all’uso del trucco con dei professionisti volontari.   Il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma, a sostegno della qualità di vita delle pazienti oncologiche, promuove numerose iniziative in partnership con l’Associazione onlus IRIS (Insieme per Realizzare Iniziative di Solidarietà), un’associazione di volontariato a cui partecipano varie figure professionali, tra cui psiconcologi.

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