Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘tumori’

Tumori gastro-intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2022

I principali tumori del tratto gastro-intestinale colpiscono ogni anno 78mila uomini e donne nel nostro Paese. Nello specifico si registrano 43.700 casi di tumore del colon-retto; 14.500 allo stomaco; 14.300 al pancreas e 5.400 colangiocarcinomi. Sono tutte malattie che ancora troppo spesso vengono diagnosticate tardivamente. Questo costringe i medici specialisti a dover trattare le neoplasie in fase avanzata, in cui sono disponibili poche terapie efficaci e rispettose della qualità della vita dei pazienti. Per il colon-retto a cinque anni dalla diagnosi è vivo il 65% dei malati, mentre per lo stomaco il dato scende al 30%. Per il colangiocarcinoma si attesta al 15% e per il pancreas è di poco superiore al 10%”. “Come sempre in oncologia bisogna puntare sulle diagnosi precoci e le terapie efficaci – prosegue Giordano Beretta, Presidente di Fondazione AIOM -. Solo per il tumore del colon-retto sono previsti programmi di screening nazionali per tutti gli uomini e le donne con più di 50 anni. Per le altre patologie invece non esistono esami di prevenzione secondaria su una popolazione target. I tumori del tratto gastro-intestinale risentono di stili di vita scorretti a partire dall’alimentazione. “Alla dieta sono riconducibili più del 30% di tutti i carcinomi solidi – ricorda Filippo Pietrantonio, Membro del Consiglio Direttivo AIOM -. Influisce pesantemente anche sulle neoplasie dell’apparato digerente insieme ad altri fattori di rischio come obesità o eccesso di peso, scarsa attività fisica, fumo di sigaretta e abuso di bevande alcoliche. Possono giocare un ruolo nefasto pure alcune malattie croniche, infezioni o delle specifiche mutazioni genetiche.” “Ogni giorno in più conta: si può riassumere così la nostra sfida in oncologia e il nostro impegno nei confronti dei pazienti, per i quali mettiamo a disposizione terapie efficaci e sicure anche negli stadi più avanzati di malattia, spesso privi di opzioni terapeutiche riconosciute, in particolare per i tumori gastrointestinali ed ematologici – conclude Gilles Renacco, Direttore Generale del Gruppo Servier in Italia -. Servier ha fatto della lotta contro il cancro una delle sue priorità con l’obiettivo di diventare un attore riconosciuto e innovativo nel trattamento di neoplasie caratterizzate da forti bisogni clinici non soddisfatti. Siamo perciò orgogliosi di supportare l’AIOM in questa nuova campagna informativa”. (abstract By Intermedianews)

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Circa 1 milione gli italiani con tumori genitourinari

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

I pazienti che convivono con i tumori genitourinari sono in aumento e attualmente in Italia se ne registrano circa 1 milione: 500.000 pazienti con tumore della prostata, 144.000 con tumore del rene e circa 300.000 con tumore della vescica. Diventa quindi imprescindibile migliorare la loro qualità di vita e il loro benessere psico-fisico durante tutto il percorso di cura e questo si può ottenere anche con l’inserimento dell’attività fisica come trattamento non farmacologico complementare. Una regolare attività fisica, controllata dal proprio medico oncologo, incrementa la capacità aerobica, aumenta la resistenza e la forza fisica, il senso di benessere e l’autostima ed è in grado di contrastare alcuni degli effetti collaterali associati al tumore e ai trattamenti. È questo il tema principale del webtalk “I benefici dell’attività fisica nei pazienti con tumori genitourinari”, disponibile online da oggi su Oncowellness (www.oncowellness.it), che vede la partecipazione di Claudia Cerulli, Dottore di Ricerca in Attività Fisica e Salute, Università degli Studi di Roma Foro Italico, Gabriella De Benedetta, Dirigente Psicologo presso UOSC Ematologia dell’Istituto Nazionale Tumori e Vice-Presidente SIPO – Società Italiana di Psico-Oncologia, Laura Magenta, Assistente alla Presidenza Associazione PaLiNUro e Daniele Santini, Direttore UOC Oncologia Territoriale, Università La Sapienza – Polo Pontino. Oncowellness è una piattaforma digitale con trainer certificati, schede di allenamento e video-tutorial che aiuteranno i pazienti nel loro percorso di cura, con un focus specifico su quattro tipologie di tumori: tumori genitourinari, tumore al seno, tumore del polmone e tumori del sangue. Il progetto è promosso da Pfizer insieme a una coalition di esperti che riunisce le competenze di specialisti dell’oncologia, dell’oncoematologia, della psico-oncologia, della riabilitazione oncologica, dell’educazione motoria e trainer certificati e con la collaborazione di AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan G. Komen Italia, PaLiNUro – Pazienti Liberi da Neoplasie Uroteliali e WALCE – Women Against Lung Cancer Europe.

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Diciannove (19,3) miliardi di euro: è il costo annuale dei tumori in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2022

In otto anni (2014-2021), nel nostro Paese, la spesa per i farmaci oncologici è passata da 2,3 a 4 miliardi di euro, con un incremento del 73%. A fronte di una costante crescita delle uscite per la cura del cancro, migliora sempre più la sopravvivenza a un quinquennio, attestandosi al 65% nelle donne e al 59% negli uomini (rispetto al 63% e al 54% della rilevazione precedente aggiornata al 2015). Un risultato ottenuto grazie alle campagne di prevenzione e alle terapie innovative che permettono in molti casi di cronicizzare la malattia o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa (sanitaria e sociale). I vantaggi della prevenzione oncologica sono dimostrati, ma questa voce è quasi del tutto assente nei programmi elettorali delle principali coalizioni delle prossime elezioni politiche. “Abbiamo letto solo vaghi accenni alla necessità di riprendere gli screening interrotti durante la pandemia, ma non vi è nessuna visione di sistema che ponga la prevenzione al centro della lotta contro il cancro, che deve includere anche la riduzione dei tempi di accesso ai farmaci innovativi e la maggiore diffusione dei test genomici. Nei programmi manca l’oncologia. Chiediamo alle coalizioni di considerare questi temi fondamentali. Solo così potremo salvare più vite e garantire la sostenibilità del sistema sanitario”. È l’appello di Saverio Cinieri, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in un press briefing al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si apre oggi a Parigi. “A causa della pandemia – afferma il Presidente AIOM -, gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019. Sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3300 per il tumore del seno, circa 1300 per il colon-retto (e 7474 adenomi in meno) e 2782 lesioni precancerose della cervice uterina. Non basta far riferimento solo alla necessità di riavviare questi programmi di prevenzione secondaria, che restano fondamentali”.Ogni anno in Italia sono 377.000 le nuove diagnosi di cancro. È dimostrato che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita. “Il principale – continua Saverio Cinieri – è il fumo di sigaretta, associato all’insorgenza di una neoplasia su tre e a ben 17 tipi di cancro, oltre a quello del polmone. Non solo. Anche una dieta corretta e la regolare attività fisica possono ridurre fino al 30% il rischio di sviluppare la malattia. Il movimento fisico esercita effetti preventivi e terapeutici e può essere paragonato a un farmaco che, opportunamente somministrato, previene gravi malattie come i tumori e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi ai cittadini e risparmi al sistema sanitario. È stimato che, in Italia, i fattori di rischio comportamentali e, quindi, modificabili siano responsabili ogni anno di circa 65mila decessi per cancro e il fumo di sigaretta presenta il maggior impatto con 43mila morti”. “L’oncologia di precisione oggi include armi efficaci come le terapie mirate e l’immunoncologia che consentono di allungare la sopravvivenza anche nella malattia metastatica, in alcuni casi cronicizzandola – conclude il prof. Curigliano -. Nell’oncologia di precisione rientrano anche i test genomici, che permettono di limitare il ricorso alla chemioterapia dopo l’intervento chirurgico nelle donne con tumore del seno in stadio precoce. Risale a luglio 2021 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto attuativo ministeriale, che ha sbloccato i 20 milioni di euro del Fondo dedicato all’applicazione gratuita di queste analisi molecolari, che però non sono ancora utilizzate in modo uniforme sul territorio. Va superata la lunghezza degli iter burocratici a livello regionale, perché tutte le pazienti abbiano la possibilità di accedere ai test genomici”.

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Tumori: prevenzione personalizzata

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

Paolo Marchetti, Direttore Scientifico IDI IRCCS di Roma: “Vanno identificati specifici determinanti genomici legati a un aumentato rischio di sviluppare il cancro. Così possiamo salvare più vite. Il paradigma istologico e agnostico è superato. È necessario considerare le modificazioni dell’ambiente individuale ed esterno” Non solo geni o bersagli molecolari, da colpire con terapie anticancro mirate. L’oncologia di precisione oggi va ben oltre questo orizzonte, includendo un universo molto più ampio. La prevenzione dei tumori diventa personalizzata grazie all’identificazione di precise alterazioni molecolari che consentono di individuare gruppi di popolazione a rischio. E, nei trattamenti, il modello da seguire è quello mutazionale, in cui vanno considerate tutte le alterazioni subite dall’organismo, a seguito delle modificazioni dell’ambiente individuale ed esterno, che possono avere un ruolo nello sviluppo del cancro e nella scelta della terapia. Le nuove frontiere sono delineate oggi a oggi a Roma all’Università La Sapienza al “World Health Summit Regional Meeting – Europe”, nella sessione dedicata all’oncologia di precisione, moderata da Paolo Marchetti (Direttore Scientifico IDI IRCCS di Roma, Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza di Roma e Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata) e da Khay-Guan Yeoh (Professore di Medicina all’Università di Singapore). Nel meeting, organizzato ogni anno dall’Alleanza dei centri accademici e di ricerca (M8 Alliance of Academic Health Centres, Universities and National Academies), vengono affrontati temi di grande rilievo che vanno dai vaccini ai sistemi di gestione della salute pubblica, alle sindromi metaboliche alle malattie croniche, fino alle nuove tecnologie e alla medicina personalizzata. “La prevenzione diventa personalizzata perché può essere basata su modelli di medicina di precisione, attraverso l’identificazione di specifici determinanti genomici legati a un aumentato rischio di sviluppare il cancro – afferma il prof. Marchetti -. In questo ambito rientra una serie di interventi per individuare il tumore in fase iniziale oppure per evitare l’insorgenza della malattia. Ad esempio, alle donne con mutazione del gene BRCA, che rappresenta un fattore di rischio per il tumore del seno, possono essere proposti programmi di screening mammario più frequenti, che rientrano nella prevenzione secondaria, oppure il trattamento con inibitori dell’aromatasi o antiestrogeni, ancora all’interno di studi clinici, per potenziare la prevenzione primaria. Così possiamo salvare più vite e garantire risparmi al sistema sanitario”. Questi temi relativi alla prevenzione personalizzata sono illustrati al meeting da Stefania Boccia, professore di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “La patologia molecolare è un elemento cardine dell’oncologia di precisione – continua il prof Marchetti -. La mutazione genetica non può più rappresentare la soluzione del problema. È necessario imparare a studiare non più solo le singole alterazioni ma le modificazioni complessive delle vie di segnale cellulare. Così il patologo molecolare può fornire al clinico informazioni decisive per la scelta della terapia. Ad esempio, un paziente con un alto carico mutazionale, teoricamente candidato all’immunoterapia, deve essere indirizzato a un’altra cura in presenza di una mutazione che blocca la risposta all’immunoterapia”. Lo scopo del “World Health Summit Regional Meeting – Europe”, che fa parte del “World Health Summit” che si svolge ogni anno a fine ottobre a Berlino, è studiare elementi innovativi, raccomandazioni da offrire alla valutazione delle autorità politiche e accademiche. Si tratta di progetti di applicazione clinica per superare le disuguaglianze ancora presenti nei sistemi sanitari e nell’accesso alle terapie.

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Intelligenza artificiale e prevenzione tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

L’Intelligenza Artificiale si è dimostrata una valida alleata nella prevenzione dei tumori del colon e del retto: i suoi algoritmi, infatti, permettono una maggiore precisione nell’identificazione di polipi durante la colonscopia. I benefici legati all’utilizzo di queste tecnologie non sono, però, soltanto clinici, ma si traducono anche in termini di maggiore sostenibilità economica: lo dicono i dati di uno studio multicentrico pubblicato sulla rivista The Lancet Digital Health, coordinato dal prof. Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia di Humanitas e docente di Humanitas University e dal prof. Cesare Hassan, docente di Humanitas University, in collaborazione con l’Università di Oslo. Obiettivo del progetto è studiare il rapporto costo-efficacia delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) nell’ambito della colonscopia. L’utilizzo di questi software, infatti, richiede alle strutture ospedaliere investimenti economici molto alti (pari a circa 19$ per paziente). Lo studio firmato da Humanitas ha dimostrato che, nell’arco di 30 anni, questi investimenti non solo vengono interamente ammortizzati, ma generano anche un risparmio se paragonati alle spese mediche per i pazienti con tumore del colon. Gli strumenti di IA, infatti, migliorano il tasso di identificazione delle lesioni del colon del 44%, riducendo il rischio di incorrere in errori diagnostici. L’esecuzione di colonscopie di screening con l’ausilio dell’IA è associata, da un lato, ad una riduzione dell’incidenza dei tumori del colon dell’8,4% e dall’altro ad un risparmio economico di 57$ per persona grazie alla riduzione dei costi di terapia legata alla maggiore prevenzione. L’insieme di questi dati testimonia l’importanza di continuare ad investire in Intelligenza Artificiale sia per garantire al paziente un’assistenza sempre più efficace e personalizzata, sia per promuovere una Sanità più sostenibile. Il tumore del colon è la seconda causa di morte per cancro in Italia e, ad oggi, lo strumento migliore per la sua corretta diagnosi è la colonscopia. Humanitas da anni è impegnata nello sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale che possano supportare i professionisti sanitari nell’identificazione dei polipi anche di dimensioni molto piccole, altrimenti difficili da notare o perché non ben esposti, o a causa del loro colore, spesso molto simile a quello della mucosa sana. Oltre alla prevenzione dei tumori del colon e del retto, Humanitas è impegnata nell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale anche in altri contesti. Ad esempio, nel 2021 è stato lanciato il progetto GenoMed4All, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020 Research & Innovation. Le malattie ematologiche sono considerate rare, per cui il bisogno clinico di nuove conoscenze e strumenti è molto forte. GenoMed4All va incontro a questa necessità Attraverso la creazione di una piattaforma che faciliti la condivisione e l’analisi dell’enorme quantità di dati genomici e clinici elaborati in sicurezza dalle strutture ospedaliere.

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Cellule CAR-killer contro i tumori solidi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

Si chiamano CAR-killer e sono cellule che i ricercatori del progetto Car-T di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute presieduta dal prof. Ruggero De Maria, stanno sviluppando e dirigendo verso target innovativi in tumori solidi. Quest’ambiziosa porzione del progetto coordinato dal prof. Franco Locatelli, parte del più ampio programma di ricerca finanziato dal Parlamento con dieci milioni di euro – lo stesso che, come si ricorderà, ha consentito la remissione completa di giovani pazienti affetti da leucemia linfoide acuta attraverso l’infusione di un basso numero di cellule – si propone di implementare nuovi approcci a livello preclinico per estendere l’applicabilità del trattamento con cellule CAR-T a neoplasie non ematologiche, migliorando parallelamente il profilo di sicurezza ed efficacia dell’approccio. Il Progetto Car-T. Una rivoluzione nel campo dell’immunoterapia per la cura della Leucemia Linfoblastica Acuta è stato lo sviluppo di linfociti T modificati geneticamente che esprimono un recettore antigenico chimerico (CAR) contro i target tumorali. Tuttavia, nonostante la loro efficacia nel curare la LLA, le cellule CAR-T sono state associate a un profilo di sicurezza non ancora ottimale. Inoltre, nell’ambito di altre patologie maligne ematologiche (ad esempio la leucemia mieloide acuta, LMA) e dei tumori solidi, l’efficacia dell’approccio è risultata limitata. Per questi motivi il progetto di ricerca CAR-T, promosso dal Ministero della Salute e sviluppato sotto l’egida di ACC, si prefigge di migliorare l’efficacia della terapia con cellule CAR-T attraverso la creazione di un network di collaborazione che unisca l’expertise delle diverse Istituzioni partecipanti. Nel team di progetto sono coinvolti 17 dei 28 Irccs attualmente associati alla Rete. Alleanza Contro il Cancro. Ad ACC, la Rete Oncologica Nazionale fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, aderiscono 28 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), INFN, Fondazione Politecnico Milano, AIMaC, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e Istituto Superiore di Sanità – che ne ospita gli uffici. La missione di Alleanza contro il Cancro è portare l’innovazione tecnologica e organizzativa dalla ricerca di base alla pratica clinica, elevando e uniformando il livello di assistenza, cura e riabilitazione dei Pazienti oncologici su tutto il territorio nazionale.

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Tumori in Italia e la media europea

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

In Italia si muore di cancro meno rispetto alla media europea (-13% negli uomini e -10% nelle donne). Nel nostro Paese, nel 2021, diminuiscono i decessi per tumori e migliora la sopravvivenza. Nel 2021 sono stimate 181.330 morti per neoplasie (100.200 uomini e 81.100 donne), 1870 in meno rispetto al 2020. Più in generale, negli ultimi sei anni, si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne. Dal 2015 a oggi, nei maschi sono diminuite del 18,4% le morti per neoplasie dello stomaco, del 15,6% quelle del polmone, del 14,6% alla prostata e del 13,6% del colon-retto. Aumentano nella popolazione femminile i decessi per i carcinomi della vescica (+5,6%) e del polmone (+5%), strettamente legati al fumo di sigaretta, mentre calano quelli allo stomaco (-25%), colon-retto (-13,2%), ovaio (-9%) e mammella (-6,8%). Non emergono progressi per il tumore del pancreas, che continua a evidenziare tassi di mortalità stabili nei maschi e in crescita (+3,9%) nelle femmine. L’alto livello dell’assistenza oncologica in Italia è evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che migliorano per tutte le neoplasie attestandosi al 59% negli uomini ed al 65% nelle donne (rispetto al 54% e 63% della rilevazione precedente aggiornata al 2015). In sette sedi negli uomini ed in otto nelle donne le sopravvivenze si attestano su valori molto elevati, fino al 96,2% dei carcinomi tiroidei nelle donne e al 93,2% nel testicolo. Il rischio di morte è raddoppiato per i malati oncologici con infezione da SARS-CoV-2.La pandemia pesa anche sull’assistenza oncologica, perché si osservano neoplasie in fase sempre più avanzata, come emerge da un’indagine che ha coinvolto 19 anatomie patologiche, rappresentative dell’intero territorio nazionale. Nel 2020 sono stati eseguiti, senza terapia neoadiuvante, 5758 interventi chirurgici alla mammella e 2952 al colon-retto. Il numero delle operazioni è in calo rispetto al 2019 (-805 casi, pari al -12% per la mammella, e -464 casi, pari a -13% per il colon retto). E le dimensioni della malattia al momento dell’intervento spesso sono maggiori di quelle rilevate nel periodo pre-Covid. Il calo dei tumori in situ operati è stato del 32% per il colon-retto e dell’11% per la mammella.Nel 2021, in Italia, sono stimati 34.000 decessi per cancro del polmone, 21.700 per il colon-retto, 12.900 per il pancreas, 12.500 per la mammella e 8500 per lo stomaco. “Un’indagine condotta dalla nostra società scientifica ha stimato, a livello nazionale, l’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 sugli interventi chirurgici dei tumori della mammella e del colon-retto – sottolinea Anna Sapino, Presidente SIAPEC-IAP -. Per il tumore della mammella, il numero di casi operati nel 2020 è risultato inferiore del 12% (-805 casi) rispetto al 2019, e questa riduzione si è osservata per le neoplasie di tutte le dimensioni, in particolare per quelle più piccole. Vi è stato un aumento significativo dei tumori del seno pT2 (compresi tra 2 e 5 cm), a fronte della diminuzione di quelli più piccoli (pT1, tra 1 e 5 mm). Anche per il colon-retto si è registrata una riduzione dei casi operati nel 2020, inferiore del 13% (-464 casi) rispetto al 2019, con un calo particolarmente marcato per i tumori in situ, mentre si è registrato un aumento significativo delle neoplasie con perforazione del peritoneo. I risultati di questa indagine fanno emergere, in generale e per entrambe le patologie, una diminuzione dei tumori in situ caratterizzati da alte probabilità di guarigione (-11% per la mammella, -32% per il colon-retto), che può essere la conseguenza della temporanea riduzione degli screening oncologici nel 2020”. “Gli stili di vita sani rappresentano l’arma più importante per sconfiggere il cancro – conclude Maria Masocco, Responsabile scientifico PASSI e PASSI d’Argento, Istituto Superiore di Sanità -. Quasi il 30% dei cittadini è sedentario. Dal 2008 la sedentarietà nella popolazione adulta è aumentata, in particolare al Sud, dove è passata dal 35% nel 2008 a valori che raggiungono quasi il 45% nel 2019. Più di 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale, ovvero il 31,5% in sovrappeso e il 10,8% obeso, con un trend in crescita per l’obesità, non solo nel Sud ma anche al Nord. La pandemia ha fatto segnare, nel 2020, una battuta d’arresto anche nel calo del numero dei fumatori, progressivamente registrato fra il 2008 e il 2019. Questo rallentamento è sostenuto in particolare dalle donne con più di 35 anni, fra le quali, per la prima volta dal 2008, si registra un’inversione di tendenza con un aumento, modesto ma non trascurabile, della quota di fumatrici. Anche la quota di chi tenta di smettere di fumare scende dal 36% del 2019 al 31% durante la pandemia, in particolare dal 39% al 31% fra le donne”.

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CAR-T Destinazione futuro: da AIL una campagna itinerante e online sul trattamento tumori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Offrire percorsi informativi a pazienti ematologici e famigliari e favorire il confronto tra pazienti, specialisti e Istituzioni: sono gli obiettivi di CAR-T – Destinazione futuro, campagna itinerante e online promossa da AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma con il supporto non condizionante di Celgene (ora parte di Bristol Myers Squibb), Gilead, Janssen e Novartis. Un vero e proprio “viaggio nel futuro” della lotta ai tumori, che fa leva su una landing page dedicata sul sito AIL, con la mappa aggiornata dei Centri autorizzati alla somministrazione delle CAR-T, eventi organizzati nei capoluoghi di Regioni che ospitano i Centri abilitati e un video-racconto orale, che narra il percorso di scoperta delle CAR-T, dalle prime intuizioni alla pratica clinica. Una campagna “in progress” che proseguirà nel 2022 e sarà aggiornata in relazione alle continue novità che arrivano dal fronte della ricerca, delle autorizzazioni dell’AIFA e delle esperienze cliniche.

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Tumori a causa del Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Ad oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione nel nostro Paese risulta molto difficile per gli oltre 3 milioni di persone che vivono con un tumore. Si stima che nel 2020, rispetto al 2019, le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell’11%. I nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% mentre gli interventi chirurgici hanno fatto registrare un -18%. “Ora che la maggioranza dei pazienti oncologici è stata vaccinata contro il Covid e messa così in sicurezza è tempo di tornare a investire e a promuovere la lotta contro il cancro”. E’ questo l’appello lanciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione dell’avvio del Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolge in forma virtuale dal 4 all’8 giugno. “Ci sono stati numerosi ritardi o posticipazioni per gli esami diagnostici e di follow up – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Il rischio reale e concreto è quello di registrare un forte aumento dei tumori diagnosticati ad uno stadio più avanzato. La priorità deve essere la ripresa su tutto il territorio nazionale degli esami e dei trattamenti. Stiamo ancora riscontrando casi di pazienti che non si presentano nelle nostre strutture per ricevere prestazioni sanitarie. Dobbiamo quindi ribadire con forza che adesso gli ospedali italiani sono assolutamente luoghi sicuri e che il personale sanitario è stato vaccinato. Il rischio di contrarre il Coronavirus è molto ridotto, praticamente vicino allo zero. Al contrario le patologie oncologiche sono sempre molto pericolose e prima dell’inizio della pandemia causavano ogni anno oltre 180mila decessi. Un dato che potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sull’intero sistema sanitario nazionale”. “Anche la prevenzione secondaria deve essere rilanciata dopo il brusco stop che ha registrato nei primi mesi della pandemia – prosegue Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM -. Lo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019 e bisogna perciò avviare un piano di recupero per questi esami che sono di fondamentale importanza. E’ necessario un impegno straordinario, ad esempio, attivando anche nei fine settimana gli operatori sanitari per svolgere le mammografie per la diagnosi precoce del carcinoma mammario. Per quanto riguarda invece la ricerca del sangue occulto nelle feci per l’individuazione del tumore del colon-retto si può prevedere il coinvolgimento dei farmacisti. Infine non va trascurata anche la promozione di stili di vita sani che da sempre vede l’impegno della nostra Società Scientifica con campagne rivolte all’intera popolazione. Alcuni comportamenti scorretti come il fumo o l’abuso di alcol sono aumentati negli ultimi mesi anche a causa del Coronavirus”.

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Tumori: melanoma e metastasi cerebrale

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

La pandemia non ferma la ricerca scientifica contro il cancro promossa da Fondazione NIBIT. Negli ultimi 12 mesi la Fondazione NIBIT ha infatti sviluppato 6 studi clinici, tutti coordinati dal Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il risultato di questo impegno si concretizza in particolare in tre sperimentazioni, uniche al mondo per caratteristiche e risultati. Innanzitutto, lo studio NIBIT-M2 evidenzia che il 41% dei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali è vivo a 5 anni, grazie alla combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab. E, in un tumore raro e molto difficile da trattare come il mesotelioma, lo studio NIBIT-MESO-1 dimostra il valore del ritrattamento con l’immunoterapia e la possibilità di utilizzare il carico mutazionale del tumore (Tumor Mutational Burden, TMB) per prevedere la risposta a questo approccio di cura. Infine, lo studio NIBIT-ML1 vuole indicare una nuova via per vincere la resistenza all’immuno-oncologia nel tumore del polmone e nel melanoma. Le ricerche e l’impegno di Fondazione NIBIT sono presentati in una conferenza stampa virtuale. Un’altra strada aperta da Fondazione NIBIT va nella direzione di indentificare con sempre maggior precisione i pazienti che possono rispondere all’immunoterapia, come evidenziato dallo studio NIBIT-MESO-1, che ha coinvolto 40 individui affetti da mesotelioma. “I nostri obiettivi sono, da un lato, fornire la migliore terapia a ogni persona con diagnosi di cancro, dall’altro utilizzare al meglio le risorse disponibili – continua il Prof. Maio -. Per raggiungere questi risultati, serve un biomarcatore ‘solido’ e TMB, che misura il numero di mutazioni molecolari nel tumore, va proprio in questa direzione. Il mesotelioma è una neoplasia rara ma molto aggressiva. In Italia, nel 2020, sono stati stimati circa 1.900 nuovi casi. “Presenta un fortissimo legame con l’esposizione professionale alle fibre di asbesto e per trent’anni non vi sono stati avanzamenti nella terapia – sottolinea Luana Calabrò, Responsabile neoplasie toraciche del CIO

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Tumori rari del cavo orale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

E’ stato pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Patology uno studio tutto italiano sull’ameloblastoma, un raro tumore aggressivo del cavo orale e dei denti, con un’incidenza di un caso ogni 2 milioni di persone. Lo studio, coordinato dall’ASST Papa Giovanni XXIII che ha coinvolto 11 centri di ricerca, indaga alcuni aspetti genetici del tumore,con l’obiettivo di aggiornare la diagnosi e le cure, mettendo in risalto l’importanza del follow up per contrastare il rischio recidiva. L’ameloblastoma si sviluppa nella mandibola o, più raramente, nella mascella, colpisce in pari misura gli uomini e le donne di età compresa tra 30 e 60 anni, rappresentando meno dell’1% dei tumori del collo. Lo studio clinico, osservazionale e multicentrico, ha permesso di esaminare a posteriori le cartelle cliniche dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per ameloblastoma negli 11 centri partecipanti, in un arco temporale di 20 anni. Complessivamente, sono stati inclusi 74 pazienti seguiti nel follow up per almeno 60 mesi dopo l’intervento, i cui erano disponibili. Sulla base dei dati clinico-istopatologici e dei campioni anatomici analizzati, i ricercatori hanno potuto verificare che nel 30% dei casi si è presentata una recidiva. Per questo raccomandano l’importanza del follow up per valutare tempestivamente il trattamento adeguato. Lo studio ha indagato il ruolo della mutazione genetica di una proteina – mutazione conosciuta come BRAF V600E – la cui presenza è conosciuta da tempo per alcuni tipi di tumori. Nei melanomi metastatizzanti, per esempio, si è scoperto che questa mutazione può essere affrontata con un trattamento farmacologico mirato, scongiurando così in alcuni casi il ricorso all’intervento chirurgico. Nel caso dell’ameloblastoma, gli studiosi hanno escluso anzitutto la correlazione tra questa mutazione genetica e le caratteristiche cliniche del tumore e gli esiti di sopravvivenza del paziente. In pratica, nei pazienti che presentano questa mutazione genetica la prognosi non è peggiore rispetto ai pazienti che ne sono privi. Nessuna correlazione è stata rilevata con il rischio di recidiva. La BRAF V600E è però associata ad un’età più giovane del paziente, alla localizzazione del tumore nella mandibola (e non nella mascella) e alla sua variante monocistica. Per la ASST Papa Giovanni XXIII hanno collaborato a questo studio clinico, per la parte di coordinamento, l’Anatomia patologica di Andrea Gianatti e l’Oncologia del melanoma con il responsabile Mario Mandalà, attualmente professore dell’Oncologia medica all’Università di Perugia. Promotore dello studio è stata l’Unità di Odontoiatria e stomatologia diretta da Umberto Mariani. In particolare, lo specialista ambulatoriale di odontostomatologia Riccardo Bonacina ha ideato lo studio e, in qualità di principal investigator, ha coinvolto e coordinato 11 centri italiani tra cui le Università di Milano, Padova, Roma, Torino. E’ stata così messa a frutto l’ampia esperienza maturata dall’Odontoiatria e stomatologia del Papa Giovanni XXIII su questa rara patologia odontogena, in collaborazione con la Chirurgia maxillo-facciale diretta da Antonino Cassisi, che si occupa dell’intervento chirurgico di rimozione.

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L’Italia può essere il primo Paese in Europa a eliminare tutti i tumori causati dall’HPV

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

(O Papillomavirus) e raggiungere così l’obiettivo proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ECO (European Cancer Organization) e dalla Commissione Europea nello Europe’s Beating Cancer Plan. È possibile realizzarlo con degli interventi specifici su quattro punti di politica sanitaria: 1. potenziare e rendere i servizi di prevenzione vaccinale e gli screening più accessibili; 2. avviare campagne informative e di sensibilizzazione rivolte all’intera popolazione; 3. promuovere programmi di prevenzione primaria e secondaria dei tumori in modo da garantire a tutti l’accesso in sicurezza alle opportunità offerte dal nostro sistema sanitario nazionale; 4. monitorare, con cadenza almeno semestrale, i livelli di copertura vaccinale e screening attraverso nuovi strumenti digitali. Sono queste le proposte, indirizzate al Governo e alla Regioni, dai rappresentanti dei pazienti oncologici, clinici, giovani e cittadini. La richiesta arriva oggi, in occasione della International HPV Awareness Day, durante un webinar in cui viene presentato il Manifesto per l’Eliminazione dei Tumori HPV-Correlati. Si tratta di un appello alle Istituzioni per definire l’obiettivo di eliminazione e interventi concreti per realizzarlo in un tempo definito. È stato realizzato da Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, IncontraDonna, CittadinanzAttiva, Fondazione Umberto Veronesi, ThinkYoung e Consiglio Nazionale dei Giovani. I firmatari chiedono che il Governo italiano adotti gli obiettivi sanciti da OMS e Commissione Europea, prevedendo azioni e tempi definiti in linea con la strategia internazionale finalizzati a: vaccinare almeno il 90% della popolazione target, assicurare che almeno il 90% della popolazione target abbia accesso agli screening cervicali gratuiti, trattare almeno il 90% dei casi di cancro cervicale e lesione precancerosa e prevedere iniziative di comunicazione per aumentare la comprensione e la sensibilizzazione sull’HPV e sulle relative strategie di prevenzione vaccinale, screening precoce e cura. “L’Australia entro il 2035 diventerà il primo Paese al mondo a eliminare i tumori causati dall’HPV mentre il Canada raggiungerà l’obiettivo nel 2040 – afferma Walter Ricciardi, Presidente della Mission Board for Cancer della Commissione Europea -. In Italia attualmente l’intero sistema sanitario nazionale sta affrontando una situazione molto difficile a causa della pandemia. Sulla carta, abbiamo già tutti gli strumenti per essere il primo Paese europeo a debellare definitivamente questi tumori. Infatti i Livelli Essenziali di Assistenza già prevedono la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età sia per gli adolescenti maschi che per le femmine e lo screening Pap-test e HPV, nonché la possibilità di trattare questi tumori. Un obiettivo ambizioso ma raggiungibile attraverso una migliore e omogenea organizzazione e gestione delle risorse disponibili e informazione da parte delle Istituzioni sui programmi di prevenzione”. “Sono oltre 6.500 i tumori che ogni anno in Italia sono causati dal Papillomavirus – aggiunge Saverio Cinieri, Presidente Eletto dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) -. Il Covid-19 sta compromettendo la prevenzione primaria e secondaria di queste forme di cancro. Per questo, gli esami di screening devono ripartire dopo le interruzioni registrate nel corso del 2020. Vanno inoltre rilanciate le vaccinazioni perché si stima che siano oltre 1milione gli adolescenti non coperti dal 2018 dal rischio di contrarre lesioni precancerose o neoplasie alla cervice uterina, ano, pene, vulva o vagina. Prima dell’esplosione della pandemia, nel nostro Paese, la copertura vaccinale media per HPV si attestava al 60% e quindi ben al di sotto della soglia ottimale del 95% prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Tuttavia, è un dato discreto soprattutto se confrontato a quelli registrati in altri Paesi europei”. “Già nell’estate del 2020 è stato riscontrato come il 68% delle ASL abbia posticipato le vaccinazioni anti-HPV degli adolescenti – aggiunge Giancarlo Icardi, coordinatore del Gruppo vaccini e politiche vaccinali della Società Italiana di Igiene e medicina preventiva (SITI) -. Questi problemi si stanno amplificando perché le risorse umane delle ASL sono dedicate in prima linea alla campagna di vaccinazione anti-Covid-19. Le immunizzazioni routinarie dei più giovani però devono proseguire di pari passo con quelle previste per la pandemia. Deve essere una priorità dell’intero Sistema Sanitario Nazionale recuperare le coorti perdute e il modello da seguire può arrivare proprio dagli stessi strumenti che sono stati messi a punto per la vaccinazione anti-Covid-19”. “Da alcuni anni in Italia è stato introdotto l’HPV-test – afferma il Prof. Paolo Veronesi, Presidente di Fondazione Umberto Veronesi -. È un esame che ci permette uno screening ancora migliore della popolazione femminile. Risulta fondamentale però effettuare dei controlli continui su tutto il territorio nazionale dei tassi d’adesione a screening e vaccinazioni. Un aiuto prezioso per il monitoraggio può arrivare proprio dagli strumenti digitali che, come la pandemia ha dimostrato, sono sempre più importanti in sanità e medicina”.

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Tumori uro-oncologici in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

Ogni anno in Italia si registrano in totale oltre 77mila nuovi casi di tumori urologici. La gestione dei pazienti deve sempre di più essere multidisciplinare e multiprofessionale prevedendo la collaborazione tra i diversi specialisti. Per questo, per la prima volta nel nostro Paese, sette società scientifiche si sono unite per stabilire come deve essere costruita e come deve funzionare la “squadra” che assiste un malato. Il progetto si chiama TMD (Team Multidisciplinare Uro-Oncologico) e oggi sono presentati in un webinar i risultati prodotti da cinque anni di lavoro. I responsabili delle Società Scientifiche hanno consegnato a AGENAS, Ministero della Salute, Conferenza Stato-Regioni e Istituto Superiore di Sanità i documenti tecnico-scientifici che illustrano gli standard e i requisiti minimi che devono avere i Team Multidisciplinari. Per i vari sottotipi di patologia sono poi stabilite le figure professionali che devono lavorare all’interno di queste squadre, il ruolo specifico che devono svolgere e quali conoscenze ed abilità devono possedere. L’obiettivo è agevolare la creazione di team in tutta Italia e stimolare, al tempo stesso, un processo culturale di confronto e condivisione che coinvolga anche i pazienti e le loro associazioni. Il progetto TDM è promosso dall’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), AIRB (Associazione Italiana di Radiobiologia), AIRO (Associazione Italiana Radioterapia ed Oncologia Clinica oncologica), AURO (Associazione Urologi Italiani), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIU (Società Italiana di Urologia) e SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica).Il progetto TDM è stato avviato nel 2015 e ha previsto in questi anni: Consensus, incontri regionali, documenti intersocietari e la pubblicazione di articoli scientifici su riviste internazionali. “E’ un progetto ambizioso che però è riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati grazie alla prolifica collaborazione tra le Società Scientifiche – sottolinea Giuseppe Carrieri, responsabile dell’Ufficio Educazionale SIU -. Abbiamo messo al centro di tutte le nostre iniziative l’interesse dei malati. Oggi otto pazienti su dieci riescono a sconfiggere un tumore urologico e possono ritornare ad avere una vita normale. Quindi la scelta delle terapie deve tenere conto anche della preservazione della funzionalità sessuale. E’ un esempio pratico di come sia assolutamente necessaria la gestione multidisciplinare”. In uro-oncologia un ruolo di crescente importanza è quello svolto dalla radioterapia e radiobiologia – concludono Vittorio Donato e Stefano Pergolizzi, Presidenti di AIRO e AIRB -. Grazie alle nuove tecnologie a disposizione e agli sforzi della ricerca clinica oggi possiamo erogare trattamenti personalizzati contro i tumori solidi, specialmente quelli urologici. Difatti è ormai possibile effettuare la radioterapia con intento curativo in sicurezza ed impostare i trattamenti radioterapici sempre di più sulle caratteristiche biologiche e genomiche del paziente. Sono tutte terapie formidabili ma è necessario che vengano utilizzate nel modo giusto e solo un adeguato team di specialisti ne può garantire il corretto approccio multidisciplinare. Fin dall’inizio abbiamo creduto nell’innovativo e non più rinviabile progetto del TDM e siamo riusciti a dare il nostro contributo nella stesura dei documenti scientifici presentati alle istituzioni sanitarie competenti”.

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I tumori oculari sono patologie rare

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

“Ma, in un buon numero di casi, con alta incidenza di metastasi. Le più frequenti neoplasie degli occhi sono il melanoma uveale e le neoplasie della congiuntiva”. Lo fa sapere l’Associazione italiana Medici Oculisti (AIMO), in occasione del World Cancer Day che si celebra oggi e che quest’anno è dedicato al coraggio delle persone che convivono con il cancro e alle loro famiglie, ma anche agli infermieri, ai medici, ai ricercatori e ai volontari che si prendono cura dei pazienti e che lavorano per loro. Il melanoma uveale è il tumore intraoculare più frequente nell’adulto- fa sapere AIMO- e presenta un’incidenza pari a 6-7 nuovi casi per milione di popolazione ogni anno, con un’alta incidenza di metastasi”. Per quanto riguarda i carcinomi e i linfomi congiuntivali, si è evidenziato un “incremento della loro incidenza” e le nuove terapie per questi tumori si avvalgono di “farmaci biologici, quali l’interferone alfa e il rituximab, oltre agli antimitotici per via topica, la mitomicina C e il 5-fluorouracile”.Anche le metastasi intraoculari sono piuttosto frequenti. “I tumori che più frequentemente danno metastasi all’occhio- prosegue ancora AIMO- sono i carcinomi (soprattutto gli adenocarcinomi), meno frequenti sono i melanomi. Le metastasi possono essere uniche o multiple, comparire in uno solo dei due occhi (monolaterali) oppure in tutte e due gli occhi (bilaterali ), coinvolgono principalmente la parte interna e posteriore dell’occhio (coroide ), ma possono anche interessare il segmento anteriore dell’occhio.
Possono anche manifestarsi come primo segno della malattia generale (il paziente scopre di avere un tumore in un altro organo perché il primo segnale di malattia è nell’occhio, con una riduzione e/o fastidio alla vista o altri sintomi)”.Tra i tumori che danno “più frequentemente metastasi all’occhio c’è anche quello alla mammella- aggiunge ancora AIMO- mentre nell’uomo è il carcinoma bronco-polmonare”. Sono intanto disponibili terapie combinate che prevedono “chirurgia, terapia radiante e farmaci biologici che permettono in molti casi il controllo di queste patologie”, dunque secondo gli esperti è “decisiva la diagnosi precoce e l’individuazione dei pochi centri italiani in grado di affrontare con le competenze adeguate queste gravi patologie”. In conclusione l’Associazione italiana dei Medici Oculisti vuole sensibilizzare la popolazione “sull’importanza delle visite oculistiche periodiche, fondamentali anche per la diagnosi precoce delle patologie oncologiche oculari”, conclude AIMO.

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La prevenzione primaria e secondaria dei tumori urologici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Deve e può proseguire in questi mesi caratterizzati dalla pandemia. Più dell’80% dei pazienti con cancro della prostata, vescica, rene e testicolo oggi possono sconfiggere la patologia oncologica grazie soprattutto alle cure disponibili. Tuttavia resta ancora molta strada da percorre per quanto riguarda la diagnosi precoce e il successivo intervento diagnostico tempestivo. E’ quanto sostiene la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) in occasione della giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi con la campagna ‘I Am and I Will’ (www.worldcancerday.org). E’ promossa dall’Unione Internazionale Contro il Cancro (Union for International Cancer Control, UICC), organizzazione non governativa che rappresenta più di 1.200 associazioni impegnate nella lotta ai tumori in oltre 170 Paesi. L’evento vuole creare consapevolezza e cultura su tumori, prevenzione e ricerca scientifica, con l’obiettivo di spingere i governi, e i singoli cittadini, ad attivarsi e mobilitarsi nella lotta contro i tumori. “Per il quinto anno consecutivo la nostra Società Scientifica ha deciso di aderire alla campagna internazionale – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della SIUrO -. L’attuale situazione socio-sanitaria del nostro Paese non deve essere una scusa per abbassare la guardia nei confronti di forme di cancro molto diffuse e in costante crescita. Per esempio il carcinoma della prostata è diventato il più frequente nella popolazione maschile e solo lo scorso anno ha fatto registrare 36mila nuove diagnosi. Si calcola che sia presente in forma latente nel 30% degli over 50 e ben nel 70% degli ottantenni. Quindi le visite di controllo con lo specialista urologo e gli esami, come il test del PSA, devono proseguire in questi mesi. A quasi un anno dall’inizio della pandemia il Covid-19 sta provocando grosse difficoltà al nostro sistema sanitario. Non possiamo però permetterci di mettere in lockdown la prevenzione oncologica”. “Chi lamenta alcuni sintomi come presenza di sangue nelle urine o dolore nell’urinare deve andare dall’urologo per un controllo o comunque fare degli accertamenti – prosegue il dott. Giario Conti, Segretario e Tesoriere Nazionale della SIUrO -. Lo stesso vale per chi presenta casi in famiglia di tumori alla prostata o alla vescica. Dopo alcune indubbie difficoltà, riscontrate nei primi mesi della pandemia, le strutture sanitarie italiane sono sicure e in grado di gestire gli interventi sia diagnostici che terapeutici. Ricordiamo inoltre che su quasi tutto il territorio nazionale sono attivi progetti di telemedicina che limitano gli accessi agli ospedali. I risultati degli esami o i contatti con gli specialisti possono essere garantiti anche grazie all’utilizzo di tecnologie digitali”. “La prevenzione è uno strumento fondamentale contro il cancro – conclude il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO -. Quattro tumori su dieci sono, infatti, evitabili attraverso stili di vita sani e questo vale anche in ambito urologico. E’ dimostrato come fumo di sigaretta, sedentarietà, dieta scorretta eccesso di peso siano correlati ai carcinomi della prostata, rene, vescica o testicolo. Anche in questo caso la pandemia e il lockdown hanno avuto effetti negativi sugli italiani favorendo spesso comportamenti scorretti. Invitiamo tutti gli italiani a non sottovalutare i tumori al tratto genitourinario e la loro prevenzione primaria”. Per rispondere ai dubbi e perplessità di pazienti e caregiver la SIUrO da due anni promuove il portale on line: ww.tumorigenitourinari.net. Qui è possibile trovare tante informazioni utili e certificate. E’ poi disponibile una “squadra” di 22 specialisti che rispondono a tutte le domande degli utenti del web.

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“Tumori cutanei: dalla prevenzione alle terapie innovative”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

Torino Venerdì 12 febbraio alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Tumori cutanei: dalla prevenzione alle terapie innovative”. Introduce l’incontro Maria Grazia Bernengo, professore di Dermatologia all’Università di Torino e membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione per la prevenzione e cura dei tumori in Piemonte, nonché socio ordinario dell’Accademia. I relatori saranno Pietro Quaglino e Maria Teresa Fierro, entrambi soci dell’Accademia. Pietro Quaglino è professore associato presso la Clinica Dermatologica dell’Università di Torino, Dipartimento di Scienze Mediche, ricopre il ruolo di Dirigente Medico di primo livello presso la Città della Salute e della Scienza di Torino. Maria Teresa Fierro è professoressa di Dermatologia all’Università di Torino e Direttore della Struttura Complessa di Dermatologia presso Città della Salute di Torino.
«L’incidenza del melanoma in Italia, ed in modo particolare a Torino, mostra un trend in costante aumento, ma la diagnosi precoce e la prevenzione permettono di ridurne la mortalità. Negli ultimi anni lo sviluppo delle conoscenze in ambito di patogenesi molecolare dei tumori cutanei e di immunoncologia ha portato allo sviluppo e sperimentazione in ambito clinico di una serie di nuovi composti sia come target therapy a bersaglio molecolare sia come immunoterapia» (Insalutenews.it).In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro solo collegandosi al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Tumori cerebrali

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

E’ stato eseguito il 20 gennaio il primo trattamento al Papa Giovanni XXIII di Bergamo con la tecnica Hyper Arc. Il paziente è un uomo già in cura per metastasi cerebrali. L’intervento è durato in totale 12 minuti, anziché 40-60 che sarebbero stati necessari per ciascun bersaglio, facendo ricorso alle tecniche tradizionali degli acceleratori lineari più obsoleti. Grazie al nuovo acceleratore lineare, attivo da agosto 2020 all’Ospedale di Bergamo, sono stati colpiti in contemporanea tre bersagli tumorali all’interno del cranio del paziente, con elevate dosi di radiazioni ionizzanti ad alta energia. Le tecniche per erogare la Radioterapia Stereotassica encefalica o Radiochirurgia (SRS) non costituiscono una novità, ma l’impiego della modalità Hyper Arc è un’ulteriore evoluzione di questa metodica. Attualmente in Italia è stata sviluppata da pochi centri, meno di una decina. E’ già stato avviato lo studio del piano di cura per estendere ad altri pazienti il trattamento con Hyper Arc al Papa Giovanni. L’equipe medica della Radioterapia ha infatti selezionato e preparato i primi casi che possono trarre beneficio dall’eventuale ricorso alla radioterapia stereotassica con questa modalità. Il risultato è dovuto a un grande lavoro di squadra. L’Unità di Fisica Sanitaria, diretta da Stefano De Crescenzo ha permesso di implementare la tecnica dopo le misure sull’acceleratore ed i controlli degli avanzati algoritmi che caratterizzano il software di pianificazione dosimetrica. Il personale Tecnico Sanitario di Radiologia Medica è stato coinvolto nell’aggiornamento dell’acceleratore lineare, nel suo approntamento e curando l’esecuzione dell’intervento di radioterapia. Fondamentale è stata la cooperazione di tutto il personale medico, fisico, tecnico e infermieristico della Radioterapia che, da gennaio 2020, si è reso disponibile a riorganizzare l’intera articolazione del lavoro su due turni, giornaliero e serale, per garantire le prestazioni con due macchine anziché tre e favorire così l’installazione della nuova apparecchiatura. Il nuovo acceleratore lineare (LINAC), in funzione da cinque mesi, è uno strumento tecnologicamente molto avanzato, dotato di un’eccezionale precisione ed accuratezza. E’ stato acquistato grazie a un finanziamento di Regione Lombardia, che ha messo a disposizione 3 milioni di euro complessivi, tra costi di acquisto e installazione. Il suo evoluto sistema di gestione permette tra l’altro di estendere i casi per i quali è possibile fare ricorso alla radioterapia stereotassica.

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Tumori in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

In Europa 25 milioni di persone vivono dopo la diagnosi di tumore (su una popolazione complessiva di circa 500 milioni di abitanti). E in un decennio, dal 1990 al 2000, la probabilità di guarire è aumentata del 10% per la maggior parte delle neoplasie, con incrementi significativi soprattutto per quelle della prostata (dal 22% nel 1990 al 63% nel 2000), della mammella (dal 50% al 66%), del colon-retto (dal 41% al 52% nelle donne e dal 37% al 49% negli uomini) e della tiroide (dal 76% all’87% nelle donne e dal 57% al 70% negli uomini). Complessivamente la probabilità di guarire dopo un tumore, in Europa, è del 51% nelle donne e del 39% negli uomini. Risultati importanti, che si legano al nuovo paradigma della lotta ai tumori che si sta spostando dall’organo colpito dalla malattia all’alterazione molecolare, in grado di predire la sensibilità alle terapie mirate o all’immunoterapia. E i farmaci agnostici sono considerati “jolly”, proprio perché colpiscono in maniera selettiva alcune mutazioni genetiche, indipendentemente dall’organo interessato dalla patologia. Per rendere effettivo il nuovo modello dell’oncologia di precisione devono essere resi operativi, su tutto il territorio, i Molecular Tumor Board (MTB), cioè i team multidisciplinari, indispensabili per interpretare i risultati dei test molecolari e scegliere la terapia migliore. Oggi sono attivi solo una decina di MTB. E deve essere istituita una Piattaforma Nazionale Genomica, per condividere i dati delle analisi molecolari e consentire a tutti i pazienti l’accesso alle terapie innovative. La richiesta viene dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), oggi in una conferenza stampa virtuale, realizzata con il sostegno non condizionato di Bayer.“L’oncologia è di fronte a profondi mutamenti, che stanno portando all’affermazione di un nuovo modello, definito mutazionale – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Il punto chiave del nuovo processo è rappresentato dalla profilazione genomica e, quindi, dall’individuazione della mutazione ‘driver’ e del carico mutazionale, che guidano la scelta della terapia, indipendentemente dalla sede del tumore, dall’età e dal sesso del paziente. I farmaci agnostici sono correlati al modello mutazionale: non sono studiati e testati per la loro efficacia su uno specifico tipo di cancro, ma colpiscono selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi”. In un’analisi su 500 pazienti con tumori di diverso tipo in stadio avanzato sottoposti a profilazione genomica dal MD Anderson Cancer Center (Houston, USA), nel 30% dei casi è stata riscontrata un’alterazione genetica che può essere bersaglio di trattamenti specifici (definita ‘actionable’). E in uno studio clinico prospettico su 843 persone con tumore avanzato, un’alterazione ‘actionable’ è stata identificata, grazie all’analisi genomica, nel 49% dei pazienti.“Un esempio paradigmatico di alternazione genica che può essere trattata con farmaci agnostici è quella del gene NTRK – sottolinea Nicola Silvestris, Membro Direttivo Nazionale AIOM e Professore Associato di Oncologia Medica IRCCS Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari – DIMO Università degli Studi di Bari -. I tumori con fusione di NTRK non si limitano a specifici istotipi, ma possono interessare qualsiasi organo. L’identificazione delle neoplasie portatrici di questi riarrangiamenti genici è fondamentale per la selezione dei pazienti che possono beneficiare delle terapie mirate appartenenti alla famiglia degli inibitori della tirosin-chinasi”. Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore e 3,6 milioni di cittadini vivono dopo la diagnosi. Nella pratica clinica i test agnostici sono utilizzati soprattutto nelle neoplasie dell’apparato gastroenterico, del polmone, nei sarcomi, nei tumori urologici, ginecologici, mammari e del distretto cervico-facciale.

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Tumori ed emergenza Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

I pazienti con cancro hanno rischiato di pagare un prezzo salatissimo a causa della pandemia da coronavirus, ma l’Oncologia e l’Ematologia hanno saputo reagire ed hanno affrontato l’emergenza sanitaria con forza e determinazione, grazie anche all’iniziativa personale di ogni singolo medico ed infermiere. Un rallentamento c’è stato, è innegabile, nella gestione delle patologie croniche e quindi anche nella presa in carico, assistenza e cura dei pazienti oncologici e onco-ematologici, ma si è anche accumulato un ‘bagaglio culturale’ e creato un precedente importante. Adesso è tempo di capire come la pandemia ha influito sulla salute delle persone che convivono con il tumore e pensare a rimettere in atto una concreta ripresa.Il Gruppo “La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 33 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, nell’ambito del 7° Forum istituzionale, quest’anno in modalità virtuale, evento di riferimento a livello nazionale per la valutazione e il dibattito sulle politiche sanitarie in ambito oncologico, apre una discussione con politici, Istituzioni, amministratori, clinici e pazienti su questo anno 2020 segnato dalla pandemia Covid-19 per fare il punto della situazione: telemedicina, Reti, medicina del territorio e consapevolezza civica, le priorità individuate per i prossimi mesi.Il rilevante impegno delle Istituzioni nazionali e regionali per tutelare i diritti e la presa in carico dei pazienti con tumore in questi mesi di pandemia è stato premiato nella seconda edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le Istituzioni. I riconoscimenti sono stati conferiti oggi, nel corso del Forum istituzionale, dalle Associazioni e da una Giuria tecnico-scientifica.

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Tumori del sangue: Conferenza virtuale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Lunedì 21 dicembre alle 12.30 diretta online. Dal Congresso della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology, ASH) che si è svolto recentemente, sono emerse novità importanti nel trattamento dei tumori del sangue. In particolare, il mieloma multiplo è una neoplasia molto difficile da trattare, perché circa il 90% dei pazienti va incontro a recidiva. Al Congresso ASH sono stati presentati i risultati aggiornati del primo studio su un nuovo tipo di immunoterapia basata su cellule CAR T nel mieloma multiplo refrattario. Nella mielofibrosi, una nuova terapia mirata ha mostrato risultati significativi a lungo termine. E, per la prima volta, si sta affermando una terapia di mantenimento efficace nella leucemia mieloide acuta, grave patologia soggetta a ricaduta. In un’altra forma di leucemia, quella mieloide cronica, si conferma l’efficacia di un vero e proprio gold standard.Per illustrare le evidenze scientifiche su queste patologie presentate al Congresso ASH, lunedì 21 dicembre alle 12.30 è prevista una conferenza stampa on line, in cui interverranno Elena Zamagni (Professoressa di Ematologia, Istituto di Ematologia ‘L. A. Seràgnoli’, IRCCS Università degli Studi – Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna), Francesco Passamonti (Ordinario di Ematologia all’Università dell’Insubria di Varese e Direttore Ematologia ASST Sette Laghi di Varese), Esther Natalie Oliva (Unità di Ematologia, “Grande Ospedale Metropolitano Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria) e Massimo Breccia (Responsabile Unità Operativa Day Hospital Ematologia, Policlinico Umberto I, Università ‘Sapienza’ di Roma).

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