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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘tumori’

Il Lazio e la lotta ai tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 luglio 2019

Nel Lazio sono oltre 265.000 le persone che convivono con un tumore, 33.850 i nuovi casi registrati: la maggioranza dei pazienti oncologici e onco-ematologici promuovono l’assistenza erogata dal Servizio Sanitario della Regione, apprezzando in particolare la disponibilità di Centri d’eccellenza, la possibilità di scelta tra le diverse strutture presenti nella Regione, gli standard elevati della chirurgia ma anche la competenza dei medici e degli infermieri.I risultati dell’indagine realizzata da Ipsos insieme a Salute Donna Onlus e alle Associazioni pazienti sostenitrici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, evidenziano il virtuoso gioco di squadra tra Associazioni e sanità laziale a favore dei pazienti. Nell’ambito del progetto rinasce l’Intergruppo consiliare regionale del Lazio, composto da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, per la tutela dei diritti dei pazienti oncologici e onco-ematologici.

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Tumori della pelle: non solo melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Padova 6 luglio 2019. Non solo melanoma. Non tutti sanno che l’eccessiva esposizione al sole, tipica di questa stagione, è associata anche ad un altro tipo di tumore della pelle: il carcinoma a cellule di Merkel (MCC, Merkel Cell Cancer). Si tratta di una forma rara e aggressiva di cancro cutaneo che ogni anno in Europa colpisce circa 2.500 nuovi pazienti. Fondamentale, sia nella diagnosi sia nel trattamento, è un approccio multidisciplinare che preveda il coinvolgimento di medici chirurghi, dermatologi, oncologi, anatomopatologi e chirurghi plastici. Proprio al fine di promuovere per la prima volta un confronto costruttivo e informativo tra le diverse discipline coinvolte nella diagnosi, gestione e trattamento dell’MCC.
Quaranta volte più raro del melanoma, l’MCC risulta purtroppo fatale in circa 1 paziente su 33: una forma di cancro quindi che, pur non essendo diffusa come altre patologie oncologiche, il più delle volte ha un esito sfavorevole.
“Il carcinoma a cellule di Merkel – afferma il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli – si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso o bluastro che potrebbe rompersi e sanguinare. Si tratta di un tumore insidioso la cui diagnosi risulta difficile dal momento che spesso viene confuso con altre patologie di origine dermatologica. Purtroppo le difficoltà nella diagnosi facilitano la sua rapida diffusione in altre parti del corpo con la comparsa di metastasi, rendendolo quindi più difficile da trattare, con una prognosi infausta”.Ogni anno vengono diagnosticati in Europa e negli Stati Uniti circa 5.000 nuovi casi di carcinoma a cellule di Merkel2,3,4. Di questi tra il 5 e il 12% sviluppa una malattia metastatica4,5,6.“Il trattamento della fase avanzata – dichiara il Prof. Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – si è molto evoluto negli ultimi anni: si è passati dalla chemioterapia, unica opzione terapeutica fino a qualche tempo fa, nonostante un’efficacia solo nel breve termine, all’immunoterapia che ha permesso di raggiungere risultati importanti, grazie al potenziamento della capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. L’immunoterapia rappresenta senza dubbio un’importante innovazione terapeutica in oncologia, in generale, e nel carcinoma a cellule di Merkel, in particolare”.

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Tumori: terapia metronomica

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Roma, 21 giugno 2019 ore 14-16 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1 L’International School of Metronomic Chemotherapy ISMe®, con il patrocinio di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza l’incontro “Terapia Metronomica in oncologia: l’alba di un nuovo giorno”. Interverrano, fra gli altri, Marina Elena Cazzaniga (presidente ISMe® e Direttore del Centro di ricerca Fase 1 della ASST di Monza), Andrea Camerini, Direttore Day Hospital Oncologia Ospedale Versilia – Azienda USL Toscana Nord-Ovest, Elisabetta Munzone, Vice Direttore Senior, Divisione di Senologia Medica all’istituto Europeo di Oncologia, Stefania Pedroli, Coordinatore Ricerca clinica presso il Centro di Monza e Olga Trevisi, Infermiera presso il Centro di ricerca Fase 1 della ASST di Monza.

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I tumori curati con la chirurgia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma, 21 giugno 2019, ore 10.30-13 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani (Via della Dogana Vecchia 29) più del 50% dei casi di tumore può essere curato solo con la chirurgia. La letteratura scientifica ha stabilito gli standard relativi al numero di interventi che ogni ospedale dovrebbe eseguire all’anno nelle diverse forme di cancro. Ad esempio, almeno 50-70 operazioni per il carcinoma del polmone, almeno 50 per il pancreas e 20-30 per lo stomaco. È dimostrata la stretta correlazione tra il volume di procedure chirurgiche oncologiche effettuate ogni anno e l’esito delle cure. E sempre più pazienti chiedono informazioni sui luoghi di cura. Quali ospedali eseguono il numero adeguato di interventi in neoplasie frequenti come quelle alla mammella, al polmone e allo stomaco? In quali Regioni si trovano i centri che soddisfano gli standard minimi richiesti per la chirurgia del cancro pancreas o dell’ovaio? Sono alcune delle domande a cui risponde il progetto “Dove mi curo, come mi curo” di Fondazione AIOM. Per illustrare i contenuti dell’iniziativa, Fondazione AIOM organizza venerdì 21 giugno(ore 10.30-13) a Roma (Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani, Via della Dogana Vecchia 29) un convegno nazionale in cui interverranno, fra gli altri, Fabrizio Nicolis (presidente Fondazione AIOM), Alessandro Gronchi (Presidente Eletto SICO, Società Italiana di Chirurgia Oncologica), Maria Chiara Corti (Coordinatore delle Attività del Programma Nazionale Esiti di AGENAS), Flavia Petrini (Presidente SIAARTI, Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) e Alessio Piredda (FNOPI, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche).

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I tumori del sangue con la ricerca scientifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

La ricerca scientifica sulle malattie neoplastiche del sangue negli ultimi decenni non si è mai fermata, e anzi adesso riparte dall’impegno di AIL – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, che celebra quest’anno i suoi 50 anni di storia e la sua battaglia contro i tumori del sangue, e lo fa in collaborazione con Leukemia, il meeting annuale in programma a Roma dedicato alle leucemie.
Un’alleanza importante quella di AIL con Leukemia che uniscono le forze per migliorare le conoscenze sui meccanismi all’origine di molti tumori ematologici e per rendere queste patologie, un tempo infauste, sempre più curabili, e spesso anche guaribili.È stato il professor Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL, ad annunciare la partnership tra l’ematologia clinica e una delle più grandi e storiche associazioni italiane di volontariato nel settore della sanità, nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma dove è stato presentato il Convegno “Leukemia 2019 – 50 anni di AIL”, patrocinato dalla SIE – Società Italiana di Ematologia e coordinato dall’ematologo Angelo Michele Carella, già Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia e Centro trapianti di midollo, AOU Policlinico San Martino di Genova, che si terrà il 24 e 25 maggio presso il Crowne Plaza Rome – St. Peter’s.Una grande storia quella di AIL, realizzata giorno dopo giorno sotto la guida illuminata del Professor Franco Mandelli. Una storia che è stata protagonista e testimone dello sviluppo dell’Ematologia italiana e internazionale. Fondamentale l’impegno di AIL nel collaborare in sinergia con i Centri di ematologia, universitari e ospedalieri, con il gruppo di ricerca clinica italiano GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’adulto, e con il territorio grazie al grande lavoro delle 81 sezioni provinciali, presenti in 20 regioni italiane, e delle migliaia di volontari, sempre al fianco dei malati ematologici e delle loro famiglie, e a sostegno della ricerca scientifica per i tumori del sangue con le operazioni di raccolta fondi e le campagne di sensibilizzazione e informazione. Centinaia i progetti di ricerca sostenuti nel corso degli anni, oltre 133 milioni di euro stanziati, in particolare nella ricerca. “È stato un percorso non sempre facile ma possiamo dire con orgoglio di aver contribuito a scrivere pagine importanti dell’Ematologia italiana – dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL – è in questa cornice e con uno sguardo al futuro dei malati, che abbiamo deciso di collaborare alla realizzazione della edizione 2019 di Leukemia, partecipando attivamente con la nostra storia e l’impegno di proseguire con più forza e passione sulla strada già tracciata”.
AIL ha collaborato a costruire, insieme ai medici, ai ricercatori e ai volontari, giorno dopo giorno, il futuro dei malati. Negli anni Sessanta ammalarsi di un tumore del sangue significava non avere speranze. Oggi, i pazienti affetti da leucemie, linfomi e mieloma possono contare sempre più spesso su un domani libero da malattia e soprattutto sanno di poter tornare a una vita il più possibile normale. Tutto questo è potuto avvenire per l’enorme lavoro che AIL ha portato avanti in mezzo secolo, impegnandosi nella raccolta di fondi che sono stati investiti in assoluta trasparenza sia per finanziare la ricerca per lo sviluppo di nuove terapie che hanno rivoluzionato l’Ematologia e le cure dei pazienti, sia per i servizi di assistenza sul territorio. “Siamo convinti che la partnership tra Leukemia, che riunisce gli esperti più importanti dell’Ematologia italiana e straniera, e AIL, potrà diventare una realtà molto importante nel panorama dell’Ematologia – sottolinea Angelo Michele Carella, – è per tutti noi un privilegio questa simbiosi scientifica con AIL e auspichiamo di proseguire sul nuovo solco tracciato in modo che Leukemia possa diventare il braccio armato di AIL per la ricerca scientifica sui tumori del sangue”.Un programma corposo attende gli esperti nelle due giornate dei lavori, che ospiteranno, tra gli altri, alcuni ematologi di fama internazionale. Si comincerà dai progressi reali compiuti nella biologia molecolare e nei trattamenti delle leucemie ma anche di altre importanti patologie del sangue; e all’ordine del giorno ci saranno le prospettive future dell’Ematologia, sempre più all’insegna di terapie innovative, come la CAR-T, la rivoluzionaria terapia genica di cui si discuterà ampiamente in diverse sessioni del meeting. http://www.ail.it

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IFO: Regina Elena e Russia alleate contro i tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

E’ stato appena siglato su terreno russo un accordo tra IFO Regina Elena e il Petrov National Medical Center of Oncology, dopo che lo scorso dicembre era stato siglato a Roma l’accordo e il St. Petersburg Clinical Research and Practical Center for Specialized Types of Medical Care (Oncologic).Il Direttore Generale IFO Francesco Ripa Di Meana e il Direttore Scientifico del Regina Elena Gennaro Ciliberto sono appena rientrati da San Pietroburgo dove hanno visitato entrambi i centri oncologici e siglato il secondo accordo quadro.Gli obiettivi sono migliorare la qualità e la competitività della ricerca scientifica, collaborare nella formazione professionale e sviluppare nuove strategie cliniche per il trattamento dei pazienti oncologici.A parte gli accordi formali, vi sono già collaborazioni avviate tra gli istituti. I vertici dei centri di San Pietroburgo sono particolarmente colpiti dal nostro sistema di ricerca traslazionale, dalle tecnologie per le indagini e gli studi di biologia molecolare, nonché dalle tecniche chirurgiche d’avanguardia. Gli interessi scientifici comuni sono notevoli e le teleconferenze sempre più numerose, in particolare tra i nostri chirurghi toracici, piuttosto che gli specialisti dell’anatomia patologica del Regina Elena e i rispettivi specialisti dei due centri.

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Immuno-oncologia è un’arma efficace nel trattamento dei tumori

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Roma, 7 maggio 2019, ore 11.30 Hotel Nazionale (Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo)
L’Immuno-oncologia è un’arma efficace nel trattamento dei tumori che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato la cura di neoplasie difficili da trattare, come il melanoma e il carcinoma del polmone in fase avanzata. E oggi è possibile parlare in alcuni casi di cronicizzazione della malattia. A differenza delle terapie tradizionali, le molecole immuno-oncologiche sfruttano le capacità naturali del sistema immunitario e lo rinforzano per combattere la malattia. Per approfondire le potenzialità offerte dall’immuno-oncologia e le nuove frontiere nella lotta al cancro, si terrà una conferenza stampa in cui interverranno Paolo Ascierto (Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli), Michele Maio (Direttore della Cattedra di Oncologia dell’Università di Siena e del Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese), Emma Charles (General Manager Bristol-Myers Squibb Italia), Cosimo Paga (Executive Country Medical Director, Bristol-Myers Squibb Italia) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).

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Tumori neuroendocrini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

I tumori neuroendocrini (NET) interessano un ampio numero di organi, dal polmone, ai bronchi, all’intestino, al retto, all’appendice fino al pancreas. Nel nostro Paese, l’incidenza di questi tumori rari si aggira intorno ai 4 casi per 100.000 abitanti, con la tendenza a crescere all’avanzare dell’età e in netta crescita rispetto al passato. Tra tutti, i NET del pancreas rappresentano il 22% e, dopo i NET dell’intestino (25%), sono i tumori più frequenti del tratto gastro-entero-pancreatico. La maggior parte dei NET del tratto digestivo è asintomatica e i tumori del pancreas spesso si presentano in metastasi già alla diagnosi, con tassi di sopravvivenza a 5 anni inferiori al 50%. In tal caso, questi tumori possono essere scoperti casualmente nel corso di altre analisi.È dunque indispensabile proseguire nella ricerca di nuovi ed efficaci trattamenti, come quelli presentati e discussi nella Tavola rotonda “La teragnostica come medicina di precisione nel management dei NET” di sabato 13 aprile al PalaCongressi di Rimini, durante il XIV Congresso Nazionale di Medicina Nucleare.
Proprio riguardo ai tumori neuroendocrini gastro-entero-pancreatici (GEP-NET) è stata annunciata nel corso dell’evento l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di Lutathera®, un nuovo radiofarmaco messo a punto da Advanced Accelerator Applications (AAA) indicato nel trattamento dei GEP-NET ben differenziati, progressivi, non asportabili o metastatici, positivi ai recettori per la somatostatina. Dai risultati degli studi clinici in cui è stato testato, Lutathera® è in grado di ridurre il rischio di progressione della malattia e decesso, mantenendo un buon profilo di sicurezza per il paziente.Il farmaco aveva già ricevuto il via libera dalla Commissione Europea e, da tempo, era atteso nel nostro paese, non soltanto dai medici ma anche dai pazienti. Dall’AIFA ha anche ricevuto il bollino di ‘massima innovatività’, a conferma del ruolo ricoperto nel colmare un vuoto terapeutico evidente.
La tavola rotonda ha sottolineato all’importanza di diagnosi mirate e terapie personalizzate per i pazienti colpiti da tumori neuroendocrini e quali percorsi clinici multidisciplinari avviare contro i tumori rari. “Si tratta di una delle armi a disposizione per il management terapeutico dei tumori neuroendocrini avanzati” – spiega il dott. Piero Ferolla, coordinatore del Comitato Scientifico Nazionale dell’AI.NET – “Dopo un’accurata valutazione multidisciplinare, che coinvolga tutti gli specialisti che si occupano di tumori neuroendocrini, la scelta dell’approccio terapeutico va individualizzato nel singolo paziente, sulla base delle caratteristiche individuali e di quelle del tumore. Spesso sono possibili nel tempo differenti approcci terapeutici in sequenza, in grado di consentire il controllo della malattia ed una buona qualità di vita anche per molti anni”.

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Tumori urologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Complessivamente colpiscono, ogni anno, 77.900 uomini e donne nel nostro Paese. Eppure, il 44% degli italiani non sa che esistono cure efficaci in grado di contrastarli. In particolare, spaventa la scarsa consapevolezza per quanto riguarda la prevenzione primaria e secondaria. Il 61% ignora che si possono evitare innanzitutto attraverso stili di vita sani. Appena il 9% riconosce il fumo di sigaretta come causa del carcinoma della vescica. Mentre sedentarietà e obesità sono considerati fattori di rischio delle neoplasie alla prostata e al rene per solo il 38% dei cittadini. Il 53% sa che attraverso l’autopalpazione è possibile individuare la presenza di un tumore del testicolo. Ma il 79% non è mai andato dall’urologo per una visita di controllo. Sono questi alcuni dei dati del sondaggio on line svolto su oltre 2.000 persone dalla Società Italiana di Urologia (SIUrO). L’indagine è presentata oggi in occasione dell’apertura del XXIX Congresso Nazionale della Società Scientifica che vede riuniti fino a sabato a Bologna oltre 300 Specialisti. Per promuovere una maggiore cultura sul cancro della prostata, vescica, rene e testicolo la SIUrO lancia oggi un nuovo portale http://www.tumorigenitourinari.net, il primo interamente dedicato alle neoplasie urologiche. “Otto italiani su dieci vogliono saperne di più su patologie che rappresentano il 20% di tutti i tumori registrati nel nostro Paese – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Il numero di nuovi casi risulta in costante aumento. Vogliamo quindi promuovere la prevenzione e aumentare le diagnosi precoci attraverso una corretta e adeguata informazione”. Sul nuovo portale ampio spazio viene dedicato al tema delle cure e degli effetti collaterali. Sempre secondo il sondaggio della SIUrO, il 41% degli italiani sostiene che l’impotenza sia la principale conseguenza del trattamento del tumore della prostata. “Le nuove terapie hanno aumentato i tassi di guarigione e al tempo stesso sono meno invasive rispetto al passato – aggiunge il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO e Coordinatore Responsabile del portale -. Nel caso specifico del carcinoma prostatico circa un terzo dei casi risultano poco aggressivi e possono essere trattati con la sorveglianza attiva e quindi attraverso un monitoraggio costante dell’eventuale evoluzione della malattia. Tutte le neoplasie genito-urinarie sono sempre più patologie croniche e come tali possiamo controllarle. La scelta della procedura terapeutica deve tenere conto degli effetti collaterali e delle attese del paziente, come la salvaguardia di un’attività sessuale soddisfacente, della fertilità e di un rapido reinserimento nel mondo sociale e professionale”.
La SIUrO è una Società Scientifica nata e cresciuta per riunire al suo interno tutte le diverse figure professionali che si occupano dei tumori genito-urinari come oncologi, urologi, radioterapisti, patologi, medici nucleari, geriatri e psicologi. “La multidisciplinarietà oggi è una inevitabile necessità e non più una semplice opzione – sottolinea il dott. Giario Conti, Segretario e Tesoriere Nazionale SIUrO -. Richiede che tutti gli specialisti lavorino in team e che siano costantemente informati sulle novità scientifiche e le innovazioni tecnologiche. Così possiamo sempre proporre ai malati percorsi diagnostico-terapeutici adeguati. Inoltre si riducono i tempi di attesa e gli esami inutili, garantendo al tempo stesso migliori risultati e minori costi sociali. La formazione degli specialisti è quindi una delle nostre priorità ma al tempo stesso vogliamo rivolgerci alla popolazione con campagne educazionali specifiche. Anche il nostro nuovo portale http://www.tumorigenitourinari.net è realizzato nel solco della nostra multidisciplinarietà. Abbiamo creato una squadra di 22 specialisti di diverse aree che rispondono a tutte le domande di pazienti, caregiver nonché semplici utenti del web”. La Rete si conferma infine il principale “luogo” dove cercare notizie di salute e infatti viene scelta come primo strumento d’informazione dal 36% degli italiani. “Non sempre tutto quello che si trova sul web è corretto – conclude il dott. Colombo -. Anche in uro-oncologia esiste il problema delle fake news e come Società Scientifica interverremo anche sui principali social media per contrastare un fenomeno preoccupante e in costante crescita. Un altro tema al centro delle nostre campagne informative on line sarà quello della promozione delle visite specialistiche. E’ infatti possibile prevenire i tumori anche sottoponendosi regolarmente a controlli con un urologo”. In occasione del congresso di Bologna viene lanciato anche il nuovo canale You Tube (SIUrO TV) sui cui saranno caricate interviste agli specialisti della Società Scientifica, approfondimenti e video-pillole con i consigli degli esperti.

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Ricerca italiana sul tumore del polmone presentata dai giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

La dott.ssa Graziana Digiacomo, che svolge attività di ricerca nel Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Università di Parma, coordinato dal prof. Pier Giorgio Petronini, ha vinto il premio di 1000 euro per il miglior lavoro scientifico sul mesotelioma pleurico maligno istituito dalla Fondazione Buzzi Unicem. La dott.ssa Digiacomo è titolare di un assegno di ricerca pluriennale interamente finanziato dall’Associazione Noi per Loro di Parma nell’ambito del progetto di ricerca “Andrea Spadola”. Il convegno è stato organizzato con un format non usuale, che ha voluto dare a giovani ricercatori di Istituzioni italiane l’opportunità di condividere i risultati delle ricerche condotte favorendo sinergie fra i gruppi che si occupano di oncologia toracica. Gli oltre 100 partecipanti hanno avuto infatti un aggiornamento sullo stato dell’arte del tumore al polmone e del mesotelioma pleurico maligno e l’occasione di condividere i risultati delle proprie ricerche nell’ambito di tali tematiche. Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore che insorge prevalentemente nella pleura. Pur essendo considerato un tumore raro, la sua incidenza è in costante aumento e nell’80% dei casi è riconosciuta la correlazione con l’esposizione professionale o ambientale all’amianto. É dimostrato che anche l’esposizione a dosi molto basse di amianto possa essere sufficiente per determinare a distanza di 30- 40 anni la comparsa del tumore. Si tratta di una neoplasia molto aggressiva, la cui diagnosi viene fatta in fase già avanzata della malattia; i trattamenti disponibili attualmente in prima linea sono estremamente deludenti, con una percentuale di progressione o recidiva molto elevate, e ad oggi non esiste nessun trattamento efficace in seconda linea.La ricerca oggetto del riconoscimento ha dimostrato che inibitori selettivi di CDK4/6, proteine coinvolte nel controllo del ciclo cellulare, possano rappresentare una promettente nuova classe di farmaci antitumorali per il trattamento del mesotelioma soprattutto quando utilizzati in associazione con inibitori della via di segnalazione PI3K/AKT/mTOR. I risultati ottenuti potrebbero costituire la base per un nuovo trattamento del mesotelioma pleurico maligno in tumori caratterizzati dalla presenza di specifiche alterazioni molecolari predittive di risposta a questi inibitori. In questo contesto è importante sottolineare la costante collaborazione dei ricercatori del Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Ateneo con un gruppo di ricerca dell’Unità di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma coordinato dal prof. Marcello Tiseo. Questa ricerca è stata interamente finanziata da enti e Associazioni private: Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici S.p.A., Associazione Augusto per la Vita, AVOPRORIT, Transfer Oil S.p.A., Ing. Nocivelli di EPTA Refrigeration, famiglia Furlotti.

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XX Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Roma 16-18 novembre 2018 Marriott Park Hotel (Via Colonnello Tommaso Masala 54) il più importante appuntamento scientifico di aggiornamento e confronto che riunisce circa 3.000 specialisti per fare il punto sulla lotta ai tumori. Si stima che nel 2018 nel nostro Paese verranno diagnosticati 373mila nuovi casi di cancro, una malattia in costante crescita, ma le possibilità di guarigione migliorano. Oggi infatti il 60% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Come nei più importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi:
venerdì 16 novembre, 2 press briefing: dalle 13 alle 13.30 – dalle 13.30 alle 14
sabato 17 novembre, 2 press briefing: dalle 11.30 alle 12 – dalle 12 alle 12.30
domenica 18 novembre, 1 press briefing: dalle 11.30 alle 12

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Tumori e il dolore intenso

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Dura da mezz’ora a 60 minuti. In una scala da 0 a 10 può raggiungere picchi di 8-9. È il dolore episodico intenso (BTP, BreakThrough cancer Pain), che interessa ogni anno in Italia 150mila nuovi pazienti oncologici, con un impatto significativo sulla qualità di vita nell’85% dei casi. Una forma di “dolore nel dolore”, perché queste persone convivono anche con il cosiddetto “dolore di fondo”, trattato con farmaci a base di oppioidi. È italiano il primo studio al mondo che ha indagato nel dettaglio il disturbo, per definire le strategie migliori per affrontarlo. Si chiama IOPS-MS, ha coinvolto 4.016 pazienti di 32 centri e viene presentato oggi al Ministero della Salute in un convegno nazionale. “Il dolore episodico intenso è ancora sottovalutato e trattato in modo non corretto – spiega il prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza -. I pazienti oncologici curati per il dolore di fondo con morfina (almeno 60 mg al giorno) possono presentare crisi molto intense nella giornata. Nello studio abbiamo voluto caratterizzare questa forma di sofferenza dei pazienti in trattamento con morfina, per fornire indicazioni precise non solo sulla diagnostica differenziale ma anche sulla terapia. Suggerimenti che si traducono in un vantaggio per la qualità di vita del malato e per la sua adesione ai trattamenti. Vogliamo cioè trasmettere agli operatori le conoscenze per individuare in poco tempo questo tipo di sofferenza, perché non rimanga un bisogno non riconosciuto. La terapia più efficace è rappresentata dagli oppioidi a rapido inizio d’azione (ROO, rapid onset opioid), che vantano una comparsa dell’effetto in meno di 15 minuti e una durata inferiore a 2 ore, caratteristiche che corrispondono a quelle considerate ideali per il trattamento del breakthrough cancer pain”. Nel 2018 in Italia sono stati stimati 373mila nuovi casi di tumore, più del 50% presenta dolore cronico di fondo: circa l’85% di questi ultimi convive anche con la forma episodica intensa. “La strategia farmacologica per il trattamento del BTP prevede l’ottimizzazione della terapia antalgica ad orario fisso per il dolore di base e l’utilizzo di dosi supplementari di farmaci, in genere oppioidi, al regime analgesico di base – afferma il prof. Giuseppe Tonini, Responsabile Oncologia Medica Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma -. Idealmente queste ultime dovrebbero rispecchiare l’andamento temporale del BTP, cioè avere un effetto rapido, una breve durata di azione, effetti collaterali limitati e facilità di assunzione, soprattutto nell’ambiente domiciliare. Ciononostante, la morfina a pronto rilascio viene spesso utilizzata per gestire gli episodi di dolore intenso, benché la sua efficacia compaia solo dopo 30-40 minuti, quando il sintomo sta scomparendo o è già scomparso. Oppure, al posto dei ROO, viene aumentata la dose di morfina di base. In questo modo i pazienti vengono lasciati per troppo tempo in una situazione di sovradosaggio, con conseguente incremento della possibilità di effetti collaterali e peggioramento della qualità di vita. I ROO invece consentono di mantenere il dosaggio di morfina di base al livello più basso, coprendo il bisogno del malato solo quando è necessario per ogni singolo episodio di dolore intenso”. Nello studio IOPS-MS, pubblicato sulla rivista Cancers, l’età media dei pazienti arruolati era di circa 65 anni, colpiti da diversi tipi di neoplasia e in differenti condizioni assistenziali, cioè curati nei reparti di oncologia, in hospice, in day hospital o al domicilio. La frequenza media quotidiana del BTP era pari a 2,4 episodi al giorno (il 64,4% ne presentava 1-2, il 29,4% fra 3 e 4, il 6,2% arrivava fino a 5). L’intensità media del dolore era pari a 7,5, per la maggioranza dei pazienti (73,9%) di 7. Nel 69,5% dei casi il sintomo non era riconducibile a una causa particolare (BTP non prevedibile), quindi spontaneo e scollegato da atti volontari (ad esempio per tentativi di alimentazione, minzione, tosse o per movimenti in presenza di metastasi ossee). Il tempo necessario per raggiungere il picco più alto di dolore era inferiore o uguale a 10 minuti nel 68,9% dei pazienti e superiore a 10 minuti nel 31,1%. La durata media degli episodi (non trattati) era di 43,3 minuti. Per l’85% dei pazienti il breakthrough cancer pain ha causato limitazioni alle attività quotidiane (moltissimo per il 28,1%, molto per il 56%, poco per il 13,5%, per nulla per l’1,7%).
“Dallo studio è emerso che i pazienti risultavano più soddisfatti quando il trattamento farmacologico era in grado di fornire prontamente sollievo dal dolore – sottolinea il prof. Sebastiano Mercadante, Direttore Unità di Terapia del dolore e Cure di supporto, Dipartimento Oncologico La Maddalena di Palermo -. Vanno superate le consuetudini che finora hanno condotto gli oncologi a sottovalutare questa forma di sofferenza. Vi sono barriere di sistema, visto che per lungo tempo in Italia si è assistito a normative volte, da un lato, a disincentivare l’utilizzo non terapeutico degli oppioidi, dall’altro a regolamentarne l’uso. Gli stessi professionisti possono essere preoccupati e demotivati nella prescrizione dalla minuziosità formale delle normative sugli oppioidi. Le barriere professionali invece sono rappresentate dalla carenza di formazione nell’uso di questi farmaci. Va infine sottolineata la necessità di una corretta diagnosi differenziale fra l’esacerbazione di un dolore di fondo non ben controllato e gli episodi di BTP”.
“La prevalenza del dolore episodico intenso nei pazienti oncologici è condizionata dalle fasi della malattia, dalle diverse condizioni assistenziali e dal trattamento del dolore di base – conclude il prof. Augusto Caraceni, Direttore della Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione, della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. Se mediamente un paziente manifesta circa 2,5 episodi al giorno, questo significa che soffrirà per circa due ore al giorno di un dolore ad elevata intensità. Le linee guida nazionali ed internazionali raccomandano per il trattamento del BTP l’utilizzo di morfina orale a pronto rilascio per trattare gli episodi prevedibili. Gli oppioidi nelle formulazioni intravenose (morfina) o sottocutanee e quelle buccali sublinguali ed intranasali di fentanyl (cioè i ROO) hanno una maggiore rapidità di insorgenza rispetto alla morfina orale”.

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Tumori: “Ogni giorno 500 nuove diagnosi negli anziani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Ogni giorno nel nostro Paese 1.000 persone si ammalano di tumore. La metà di questi pazienti ha superato i 70 anni. Si tratta molto spesso di anziani soli che arrivano alla diagnosi troppo tardi, anche per l’assenza di programmi di screening in questa fascia d’età, con la conseguenza che sopravvivono molto meno, talvolta solo pochi mesi, rispetto agli adulti di mezza età (55-69). Non solo. Gli anziani tendono a ignorare le regole della prevenzione: eccesso di peso, sedentarietà e fumo sono molto diffusi fra questi cittadini, aumentando così il rischio di sviluppare una neoplasia. Per questo, Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, lanciano il primo progetto nazionale per la prevenzione dei tumori negli anziani. Mercoledì 12 settembre il progetto sarà presentato al Pontefice, Papa Francesco, nel corso di un’udienza privata a cui seguirà un convegno nazionale in Vaticano alle 11.30 presso il Pontificio Collegio Teutonico(Aula Benedetto XVI, Via della Sagrestia 17, accesso da Piazza del Sant’Uffizio). Interverranno, fra gli altri, Mons. Renzo Pegoraro (Cancelliere Pontificia Accademia per la Vita), Stefania Gori (Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Roberto Messina (Presidente Senior Italia FederAnziani).

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Terapie CAR-T contro i tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Secondo il professor Ruggero De Maria, Presidente della rete oncologica nazionale (Alleanza Contro il Cancro), intervenuto sulla decisione europea di dare il via libera a due terapie CAR-T, «la possibilità di ingegnerizzare le cellule immunitarie contro i tumori ha dato dei risultati insperati su pazienti in cui tutte le altre terapie avevano fallito. Sebbene questo tipo di cura necessita di procedure complesse nella preparazione cellulare, è probabile che a breve vengano sviluppate delle terapie Car-T anche in altri tipi di tumore. All’interno di ACC – ha concluso De Maria – ci sono una serie di progetti molto promettenti che potrebbero migliorare la prognosi di una serie di tumori molto aggressivi”.
Alleanza Contro il Cancro ACC, è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. E’ stata fondata nel 2002 dal Ministero della Salute tra sei centri di alto livello di cura e ricerca del cancro (IRCCS). L’Associazione è attualmente formata da 25 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici. La sua missione è promuovere la rete tra centri oncologici con finalità di ricerca primariamente clinica e traslazionale per «portare al letto del paziente» le innovazioni diagnostiche e le più avanzate procedure terapeutiche. Le aree di interesse primario in cui ACC opera sono tre: ricerca di base e clinica oncologica, diagnosi e terapia dei tumori e istruzione e informazione in oncologia.

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Sette pazienti su dieci colpiti da tumori gastrointestinali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Presentano una particolare alterazione genetica, la fusione di geni NTRK (neurotrophic tropomyosin receptor kinase) rispondono al trattamento con larotrectinib di Bayer. I risultati di un’analisi per sottogruppi su una coorte di pazienti affetti da tumori gastrointestinali hanno infatti dimostrato che il trattamento con larotrectinib ha portato a un tasso di risposta globale del 67% in pazienti con neoplasie maligne gastrointestinali localmente avanzate o metastatiche che presentano fusioni geniche di NTRK. Le risposte sono state rapide e durature, con un tempo massimo alla prima risposta inferiore a due mesi e con una durata della risposta compresa tra 3,5 mesi e quasi 2 anni. I dati sono stati presentati al 20° Congresso mondiale dell’ESMO sui tumori gastrointestinali (World Congress on Gastrointestinal Cancer, WCGIC) che si è svolto recentemente a Barcellona. “I risultati rinforzano ulteriormente il fatto che larotrectinib sia efficace e ben tollerato nei pazienti affetti da vari tipi di tumori gastrointestinali determinati da una sovraespressione delle proteine di fusione TRK”, ha dichiarato Michael Nathenson, autore principale dello studio. “I benefici osservati”, prosegue Nathenson, “convalidano l’importanza dell’analisi dei biomarcatori per le fusioni geniche di NTRK. Nel nostro ruolo di medici, risulta fondamentale cercare dei biomarcatori in diversi tipi di tumore, per trovare il trattamento giusto per il paziente giusto”. A luglio 2017, 55 pazienti con 17 tipi diversi di tumore sono stati inclusi nell’analisi agregata dello studio, rappresentando la popolazione per l’analisi di sicurezza. I 12 pazienti individuati nella sub-analisi dei tumori gastrointestinali erano di età compresa fra 32 e 74 anni: quattro pazienti con tumore del colon-retto, tre con tumore stromale gastrointestinale (GIST), due con colangiocarcinoma, uno con adenocarcinoma dell’appendice, uno con adenocarcinoma del pancreas e uno con adenocarcinoma dei tessuti molli perirettali. All’interno di questo gruppo, otto pazienti hanno presentato una risposta obiettiva, di cui sette risposte parziali e una risposta completa. Un paziente ha avuto una progressione di malattia, mentre la stabilità di malattia ha costituito la migliore risposta in tre pazienti. La durata della risposta è stata compresa fra 3,5 mesi (nel paziente con adenocarcinoma del pancreas) e 22,9 mesi (in corso; in un paziente con GIST). Larotrectinib è stato ben tollerato e la maggior parte degli eventi avversi tra tutti i partecipanti dello studio è stata di grado 1 o 2. Nessun paziente ha interrotto larotrectinib a causa di un evento avverso correlato al farmaco. “Ci troviamo a un punto di svolta critico nel trattamento oncologico. L’attenzione si è spostata infatti dalla sede anatomica del tumore alla struttura genomica che determina la malattia del paziente”, ha affermato il dottor Marius Moscovici, responsabile Medical Affairs Oncology di Bayer in Italia. “Questo dato conferma nuovamente il potenziale clinico di larotrectinib. Le ricerche in corso sono fondamentali per trovare trattamenti ottimali quando le opzioni sono limitate o assenti”.
Bayer sviluppa un portafoglio di trattamenti innovativi, tra cui farmaci in ambito oncologico che includono vari prodotti e diversi altri composti in varie fasi di sviluppo clinico. Insieme, questi prodotti riflettono l’approccio dell’azienda alla ricerca, focalizzata su bersagli e processi cellulari con il potenziale di influenzare il trattamento dei tumori.

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Scoperta una molecola a base di rame contro i tumori

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

I ricercatori Unicam Carlo Santini e Maura Pellei della Sezione di Chimica della Scuola di Scienze e Tecnologie, insieme ai colleghi Cristina Marzano e Valentina Gandin dell’Università di Padova e Marina Porchia e Francesco Tisato dell’ICMATE-CNR di Padova, hanno scoperto e brevettato una molecola a base di rame risultata estremamente efficace e selettiva verso alcuni tumori solidi. Frutto di una intensa ricerca multidisciplinare durata oltre 10 anni, il nuovo complesso di rame è stato progettato e sintetizzato presso i laboratori di Chimica Inorganica di Unicam e si configura come una potenziale e valida alternativa ai farmaci antitumorali a base di platino attualmente in uso clinico. Il brevetto è stato preso in licenza da una società americana, la SAPIR, che si occuperà dell’ampio programma di sviluppo clinico, prospettiva che rappresenta un importante traguardo per la ricerca condotta dagli studiosi di Unicam e Unipd, co-proprietari al 50% del brevetto licenziato ed apre ora nuovi scenari verso lo sviluppo di farmaci antitumorali più selettivi ed efficaci. Il rame infatti è un metallo endogeno, naturalmente presente in piccole quantità nell’organismo umano, ed è coinvolto in molteplici processi biochimici. “I nostri studi, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali, tra le quali Chemical Reviews, – hanno sottolineato i professori Santini e Pellei – hanno messo in evidenza la potenzialità dei complessi di rame come antitumorali. Il nostro composto possiede quindi tutte le caratteristiche per essere meglio tollerato dall’organismo umano, abituato a riconoscerlo più di altri metalli come il platino, che costituisce la base di analoghi farmaci antitumorali oggi in uso clinico, che sebbene efficaci sono anche molto tossici.”
Si tratta infatti di una molecola in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la nuova molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione selettiva delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia. “Ci teniamo a sottolineare – proseguono i professori – che co-inventori del brevetto sono anche il prof. Giancarlo Gioia Lobbia, che purtroppo ci ha lasciati a dicembre 2016 e a cui vogliamo dedicare questo successo scientifico e la dott.ssa Grazia Papini, che ha completato il suo dottorato presso il nostro gruppo di ricerca in Unicam, e vogliamo ringraziare per il loro prezioso contributo la società dell’Università di Padova Unismart e la nostra Area Ricerca e Trasferimento Tecnologico, che ha visto la dott.ssa Simona De Simone impegnata in prima linea nel supportare Unismart nel corso delle trattative con SAPIR. La nostra principale soddisfazione è vedere concretizzata la possibilità di contribuire con il nostro lavoro di Ricercatori e di Chimici a migliorare la qualità della vita, in uno dei suoi aspetti fondamentali che è quello della salute”.“Si tratta di una ulteriore conferma dell’eccellenza del lavoro svolto dai nostri ricercatori – ha dichiarato con soddisfazione il Rettore Unicam Claudio Pettinari. Mi congratulo con i colleghi Santini e Pellei per il successo ottenuto dopo anni di intenso lavoro. Abbiamo dimostrato ancora una volta come la ricerca scientifica universitaria possa essere di beneficio per la comunità tutta, anche su tematiche di estrema importanza come la salute pubblica: un esempio virtuoso dunque di ricerca e trasferimento tecnologico”.

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Per la Lotta contro i Tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Roma 13 giugno 2018 8.30-15.30 Tempio di Adriano – Piazza di Pietra in occasione della Prima Giornata Nazionale Prevenzione Uomo LILT e per dare il via al “Percorso Azzurro – LILT For Men”, dedicato alla salute nell’uomo. Durante il convegno si approfondiranno le tematiche dei tumori della sfera genitale maschile, dalla prevenzione, alla cura, alle innovazioni e scoperte recenti in questi campi, e sarà l’occasione per riunire in laboratorio stakeholders ed esperti per condividere azioni comuni con l’obiettivo di promuovere la prevenzione oncologica nella popolazione maschile. Il 14 Giugno LILT ha indetto la Prima Giornata Nazionale Prevenzione Uomo, una giornata completamente dedicata alla salute della sfera genitale maschile, accompagnandola con il “Percorso Azzurro – LILT For Men”, una campagna di informazione per diffondere la cultura della prevenzione anche negli uomini. Un’occasione per informare sui tumori della sfera genitale, non solo il più conosciuto carcinoma della prostata, ma anche i meno conosciuti, ma insidiosi, tumori al testicolo e al pene.Il 14 giugno, inoltre, sarà possibile effettuare visite di controllo nelle Sezioni Provinciali aderenti all’iniziativa, prenotando al numero verde SOS LILT 800 99 88 77, dove si potrà anche ricevere informazioni e consigli riguardo ai corretti stili di vita.

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La ricerca di Unicam per una visione nuova nel trattamento dei tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Camerino. Nuovo successo in ambito europeo per l’Università di Camerino ed in particolare per il gruppo di ricerca coordinato dalla prof.ssa Piera Di Martino della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, con la collaborazione della dott.ssa Roberta Censi.La Commissione europea ha recentemente annunciato l’assegnazione di 2.5 milioni di euro al progetto europeo denominato “CANCER”, inserito nell’ambito del programma Horizon 2020 Marie Skłodowska-Curie RISE Ricerca e Innovazione. Il progetto è stato presentato da un consorzio europeo di università e piccole imprese, che collaboreranno insieme alla realizzazione del progetto stesso ed in cui è inclusa l’Università di Camerino. Tra le altre Università presenti nel progetto, gli Atenei di Leiden, Maastricht, Sheffield, Delft, Amsterdam e Cracovia.Il progetto di ricerca, dal titolo “Immunotherapy Approaches To Improving Cancer Outcome and Quality of Life (QOL)”, si fonda sulla premessa che le terapie tradizionali per il trattamento dei tumori sono basate su strategie invasive quali radioterapia, chemioterapia, rimozione chirurgica del tumore. Queste terapie anche se si sono rilevate efficaci negli anni, al contempo hanno dimostrato di essere particolarmente invalidanti per il paziente, che rischia spesso di vedere una drastica riduzione della qualità di vita. Negli ultimi 5 anni, l’immunoterapia si è imposta come una valida strategia alternativa ai trattamenti più invasivi e l’approccio moderno ed innovativo che il progetto intende perseguire è quello di considerare un tumore come “una patologia curabile”, piuttosto che “una malattia cronica”. L’impatto che ci si attende dal progetto è quello di un miglioramento della qualità di vita dei pazienti sottoposti ad immunoterapia.

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Scoperto fattori per la formazione dei tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Dimmi come ti dividi e ti dirò chi sei. Circa un terzo dei tumori umani, infatti, possono originare da cellule “difettose” che si dividono “male”. Un recente studio dei ricercatori dell’Istituto Regina Elena (IRE) e dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBPM-CNR), pubblicato sulla rivista Oncogene, ha identificato un nuovo ruolo della proteina Aurora B che risulta cruciale per un corretto completamento della divisione cellulare. Aurora B è espressa in maniera anomala in molti tipi di tumori ed è stata identificata come bersaglio molecolare di nuove terapie antitumorali; farmaci che ne bloccano l’attività sono oggetto di studi pre-clinici e clinici.Il recente studio dei gruppi di ricerca diretti da Silvia Soddu del Regina Elena e da Cinzia Rinaldo dell’IBPM-CNR apre un nuovo capitolo sulla comprensione del meccanismo di controllo della divisione cellulare e sulle cause scatenanti l’insorgenza di molti tumori.Facciamo un passo indietro. Già nel 2012 il team di Silvia Soddu aveva dimostrato che la localizzazione delle proteine HIPK2 e H2B sul ponte intercellulare che si forma durante la separazione delle cellule, detta citochinesi, assicura la corretta divisione e trasmissione del materiale genetico tra le cellule figlie. Se questo processo non avviene in modo regolare le due cellule figlie non si dividono ma generano una cellula tetraploide che ha il doppio del contenuto di cromosomi di una cellula normale. “Ora abbiamo scoperto – spiega Silvia Soddu – che la proteina Aurora B regola la specifica localizzazione di HIPK2 e del suo partner H2B durante la citochinesi.”“Aurora B – prosegue Cinzia Rinaldo – è spesso deregolata nei tumori e il suo malfunzionamento può quindi portare al fallimento della citochinesi e alla formazione di cellule aberranti dotate di due nuclei, che sono geneticamente instabili e possono portare alla formazione e progressione dei tumori.”“Lo studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – aggiunge un nuovo e importante tassello alla comprensione delle cause che favoriscono l’insorgenza del cancro, e alla individuazione di nuovi target per bersagli terapeutici.”

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Tumori: Nuova arma nei casi di alterazione genetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Una nuova arma nei tumori che presentano una particolare alterazione genetica, la fusione di geni NTRK (Neurotrophic Tyrosine Receptor Kinase). Lo dimostrano i dati su una molecola innovativa, Loxo-101, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine (NEJM). Queste alterazioni genetiche sono presenti in una vasta serie di tumori e determinano un’attivazione incontrollata di un recettore, TRK (Tropomyosin Receptor Kinase), e la crescita del tumore. Loxo-101 agisce direttamente su TRK, disattivando la via di segnalazione che consente ai tumori con fusione TRK di crescere. Nei dati analizzati dei 55 pazienti trattati nello studio di Fase I (su pazienti adulti), nello studio NAVIGATE di Fase II e nello studio SCOUT di Fase I/II (su pazienti pediatrici), Loxo-101 ha dimostrato un’attività marcata e duratura, con un tasso di risposta globale pari al 75% in base alla valutazione centralizzata e all’80% in base alla valutazione dello sperimentatore. Al momento dell’analisi, l’86% dei pazienti che aveva manifestato una risposta proseguiva il trattamento con Loxo-101 o era stato sottoposto a interventi chirurgici con finalità terapeutiche. La durata mediana della risposta e la mediana della sopravvivenza libera da progressione di malattia non sono state raggiunte. Il farmaco è stato ben tollerato e la maggior parte degli eventi avversi è stata di grado 1 o 2.
“I dati riportati nella pubblicazione sul NEJM evidenziano il potenziale di questo farmaco per i pazienti affetti da tumori con fusione TRK”, ha dichiarato David Hyman, M.D., principal investigator dello studio NAVIGATE, responsabile del servizio Early Drug Development presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center e autore principale dell’articolo pubblicato sul NEJM. “Questi dati, prosegue Hyman, “giustificano lo screening per le fusioni TRK nei pazienti di tutte le età affetti da tumori solidi in stadio avanzato”.
“Le fusioni genetiche di NTRK, che possono essere identificate mediante sequenziamento dei geni, sono rare, ma presenti in vari tumori di pazienti pediatrici e adulti. Questi dati dimostrano il potenziale di questo farmaco, del quale potrebbero beneficiare i pazienti affetti da una vasta serie di tumori con fusione TRK”, spiega Scott Fields, MD, vice president senior di Bayer e responsabile dello Sviluppo oncologico nella Divisione Pharmaceuticals di Bayer. “Ci impegniamo”, conclude il vice president, “per collaborare con le autorità regolatorie e la comunità scientifica in modo da mettere questa nuova e importante opzione terapeutica a disposizione dei pazienti nel più breve tempo possibile”. I dati pubblicati sul NEJM includono un periodo di follow-up dei pazienti superiore di tre mesi rispetto ai dati presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2017.

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