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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘tumori’

Tumori a causa del Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Ad oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione nel nostro Paese risulta molto difficile per gli oltre 3 milioni di persone che vivono con un tumore. Si stima che nel 2020, rispetto al 2019, le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell’11%. I nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% mentre gli interventi chirurgici hanno fatto registrare un -18%. “Ora che la maggioranza dei pazienti oncologici è stata vaccinata contro il Covid e messa così in sicurezza è tempo di tornare a investire e a promuovere la lotta contro il cancro”. E’ questo l’appello lanciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione dell’avvio del Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolge in forma virtuale dal 4 all’8 giugno. “Ci sono stati numerosi ritardi o posticipazioni per gli esami diagnostici e di follow up – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Il rischio reale e concreto è quello di registrare un forte aumento dei tumori diagnosticati ad uno stadio più avanzato. La priorità deve essere la ripresa su tutto il territorio nazionale degli esami e dei trattamenti. Stiamo ancora riscontrando casi di pazienti che non si presentano nelle nostre strutture per ricevere prestazioni sanitarie. Dobbiamo quindi ribadire con forza che adesso gli ospedali italiani sono assolutamente luoghi sicuri e che il personale sanitario è stato vaccinato. Il rischio di contrarre il Coronavirus è molto ridotto, praticamente vicino allo zero. Al contrario le patologie oncologiche sono sempre molto pericolose e prima dell’inizio della pandemia causavano ogni anno oltre 180mila decessi. Un dato che potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sull’intero sistema sanitario nazionale”. “Anche la prevenzione secondaria deve essere rilanciata dopo il brusco stop che ha registrato nei primi mesi della pandemia – prosegue Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM -. Lo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019 e bisogna perciò avviare un piano di recupero per questi esami che sono di fondamentale importanza. E’ necessario un impegno straordinario, ad esempio, attivando anche nei fine settimana gli operatori sanitari per svolgere le mammografie per la diagnosi precoce del carcinoma mammario. Per quanto riguarda invece la ricerca del sangue occulto nelle feci per l’individuazione del tumore del colon-retto si può prevedere il coinvolgimento dei farmacisti. Infine non va trascurata anche la promozione di stili di vita sani che da sempre vede l’impegno della nostra Società Scientifica con campagne rivolte all’intera popolazione. Alcuni comportamenti scorretti come il fumo o l’abuso di alcol sono aumentati negli ultimi mesi anche a causa del Coronavirus”.

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Tumori: melanoma e metastasi cerebrale

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

La pandemia non ferma la ricerca scientifica contro il cancro promossa da Fondazione NIBIT. Negli ultimi 12 mesi la Fondazione NIBIT ha infatti sviluppato 6 studi clinici, tutti coordinati dal Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il risultato di questo impegno si concretizza in particolare in tre sperimentazioni, uniche al mondo per caratteristiche e risultati. Innanzitutto, lo studio NIBIT-M2 evidenzia che il 41% dei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali è vivo a 5 anni, grazie alla combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab. E, in un tumore raro e molto difficile da trattare come il mesotelioma, lo studio NIBIT-MESO-1 dimostra il valore del ritrattamento con l’immunoterapia e la possibilità di utilizzare il carico mutazionale del tumore (Tumor Mutational Burden, TMB) per prevedere la risposta a questo approccio di cura. Infine, lo studio NIBIT-ML1 vuole indicare una nuova via per vincere la resistenza all’immuno-oncologia nel tumore del polmone e nel melanoma. Le ricerche e l’impegno di Fondazione NIBIT sono presentati in una conferenza stampa virtuale. Un’altra strada aperta da Fondazione NIBIT va nella direzione di indentificare con sempre maggior precisione i pazienti che possono rispondere all’immunoterapia, come evidenziato dallo studio NIBIT-MESO-1, che ha coinvolto 40 individui affetti da mesotelioma. “I nostri obiettivi sono, da un lato, fornire la migliore terapia a ogni persona con diagnosi di cancro, dall’altro utilizzare al meglio le risorse disponibili – continua il Prof. Maio -. Per raggiungere questi risultati, serve un biomarcatore ‘solido’ e TMB, che misura il numero di mutazioni molecolari nel tumore, va proprio in questa direzione. Il mesotelioma è una neoplasia rara ma molto aggressiva. In Italia, nel 2020, sono stati stimati circa 1.900 nuovi casi. “Presenta un fortissimo legame con l’esposizione professionale alle fibre di asbesto e per trent’anni non vi sono stati avanzamenti nella terapia – sottolinea Luana Calabrò, Responsabile neoplasie toraciche del CIO

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Tumori rari del cavo orale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

E’ stato pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Patology uno studio tutto italiano sull’ameloblastoma, un raro tumore aggressivo del cavo orale e dei denti, con un’incidenza di un caso ogni 2 milioni di persone. Lo studio, coordinato dall’ASST Papa Giovanni XXIII che ha coinvolto 11 centri di ricerca, indaga alcuni aspetti genetici del tumore,con l’obiettivo di aggiornare la diagnosi e le cure, mettendo in risalto l’importanza del follow up per contrastare il rischio recidiva. L’ameloblastoma si sviluppa nella mandibola o, più raramente, nella mascella, colpisce in pari misura gli uomini e le donne di età compresa tra 30 e 60 anni, rappresentando meno dell’1% dei tumori del collo. Lo studio clinico, osservazionale e multicentrico, ha permesso di esaminare a posteriori le cartelle cliniche dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per ameloblastoma negli 11 centri partecipanti, in un arco temporale di 20 anni. Complessivamente, sono stati inclusi 74 pazienti seguiti nel follow up per almeno 60 mesi dopo l’intervento, i cui erano disponibili. Sulla base dei dati clinico-istopatologici e dei campioni anatomici analizzati, i ricercatori hanno potuto verificare che nel 30% dei casi si è presentata una recidiva. Per questo raccomandano l’importanza del follow up per valutare tempestivamente il trattamento adeguato. Lo studio ha indagato il ruolo della mutazione genetica di una proteina – mutazione conosciuta come BRAF V600E – la cui presenza è conosciuta da tempo per alcuni tipi di tumori. Nei melanomi metastatizzanti, per esempio, si è scoperto che questa mutazione può essere affrontata con un trattamento farmacologico mirato, scongiurando così in alcuni casi il ricorso all’intervento chirurgico. Nel caso dell’ameloblastoma, gli studiosi hanno escluso anzitutto la correlazione tra questa mutazione genetica e le caratteristiche cliniche del tumore e gli esiti di sopravvivenza del paziente. In pratica, nei pazienti che presentano questa mutazione genetica la prognosi non è peggiore rispetto ai pazienti che ne sono privi. Nessuna correlazione è stata rilevata con il rischio di recidiva. La BRAF V600E è però associata ad un’età più giovane del paziente, alla localizzazione del tumore nella mandibola (e non nella mascella) e alla sua variante monocistica. Per la ASST Papa Giovanni XXIII hanno collaborato a questo studio clinico, per la parte di coordinamento, l’Anatomia patologica di Andrea Gianatti e l’Oncologia del melanoma con il responsabile Mario Mandalà, attualmente professore dell’Oncologia medica all’Università di Perugia. Promotore dello studio è stata l’Unità di Odontoiatria e stomatologia diretta da Umberto Mariani. In particolare, lo specialista ambulatoriale di odontostomatologia Riccardo Bonacina ha ideato lo studio e, in qualità di principal investigator, ha coinvolto e coordinato 11 centri italiani tra cui le Università di Milano, Padova, Roma, Torino. E’ stata così messa a frutto l’ampia esperienza maturata dall’Odontoiatria e stomatologia del Papa Giovanni XXIII su questa rara patologia odontogena, in collaborazione con la Chirurgia maxillo-facciale diretta da Antonino Cassisi, che si occupa dell’intervento chirurgico di rimozione.

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L’Italia può essere il primo Paese in Europa a eliminare tutti i tumori causati dall’HPV

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

(O Papillomavirus) e raggiungere così l’obiettivo proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ECO (European Cancer Organization) e dalla Commissione Europea nello Europe’s Beating Cancer Plan. È possibile realizzarlo con degli interventi specifici su quattro punti di politica sanitaria: 1. potenziare e rendere i servizi di prevenzione vaccinale e gli screening più accessibili; 2. avviare campagne informative e di sensibilizzazione rivolte all’intera popolazione; 3. promuovere programmi di prevenzione primaria e secondaria dei tumori in modo da garantire a tutti l’accesso in sicurezza alle opportunità offerte dal nostro sistema sanitario nazionale; 4. monitorare, con cadenza almeno semestrale, i livelli di copertura vaccinale e screening attraverso nuovi strumenti digitali. Sono queste le proposte, indirizzate al Governo e alla Regioni, dai rappresentanti dei pazienti oncologici, clinici, giovani e cittadini. La richiesta arriva oggi, in occasione della International HPV Awareness Day, durante un webinar in cui viene presentato il Manifesto per l’Eliminazione dei Tumori HPV-Correlati. Si tratta di un appello alle Istituzioni per definire l’obiettivo di eliminazione e interventi concreti per realizzarlo in un tempo definito. È stato realizzato da Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, IncontraDonna, CittadinanzAttiva, Fondazione Umberto Veronesi, ThinkYoung e Consiglio Nazionale dei Giovani. I firmatari chiedono che il Governo italiano adotti gli obiettivi sanciti da OMS e Commissione Europea, prevedendo azioni e tempi definiti in linea con la strategia internazionale finalizzati a: vaccinare almeno il 90% della popolazione target, assicurare che almeno il 90% della popolazione target abbia accesso agli screening cervicali gratuiti, trattare almeno il 90% dei casi di cancro cervicale e lesione precancerosa e prevedere iniziative di comunicazione per aumentare la comprensione e la sensibilizzazione sull’HPV e sulle relative strategie di prevenzione vaccinale, screening precoce e cura. “L’Australia entro il 2035 diventerà il primo Paese al mondo a eliminare i tumori causati dall’HPV mentre il Canada raggiungerà l’obiettivo nel 2040 – afferma Walter Ricciardi, Presidente della Mission Board for Cancer della Commissione Europea -. In Italia attualmente l’intero sistema sanitario nazionale sta affrontando una situazione molto difficile a causa della pandemia. Sulla carta, abbiamo già tutti gli strumenti per essere il primo Paese europeo a debellare definitivamente questi tumori. Infatti i Livelli Essenziali di Assistenza già prevedono la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età sia per gli adolescenti maschi che per le femmine e lo screening Pap-test e HPV, nonché la possibilità di trattare questi tumori. Un obiettivo ambizioso ma raggiungibile attraverso una migliore e omogenea organizzazione e gestione delle risorse disponibili e informazione da parte delle Istituzioni sui programmi di prevenzione”. “Sono oltre 6.500 i tumori che ogni anno in Italia sono causati dal Papillomavirus – aggiunge Saverio Cinieri, Presidente Eletto dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) -. Il Covid-19 sta compromettendo la prevenzione primaria e secondaria di queste forme di cancro. Per questo, gli esami di screening devono ripartire dopo le interruzioni registrate nel corso del 2020. Vanno inoltre rilanciate le vaccinazioni perché si stima che siano oltre 1milione gli adolescenti non coperti dal 2018 dal rischio di contrarre lesioni precancerose o neoplasie alla cervice uterina, ano, pene, vulva o vagina. Prima dell’esplosione della pandemia, nel nostro Paese, la copertura vaccinale media per HPV si attestava al 60% e quindi ben al di sotto della soglia ottimale del 95% prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Tuttavia, è un dato discreto soprattutto se confrontato a quelli registrati in altri Paesi europei”. “Già nell’estate del 2020 è stato riscontrato come il 68% delle ASL abbia posticipato le vaccinazioni anti-HPV degli adolescenti – aggiunge Giancarlo Icardi, coordinatore del Gruppo vaccini e politiche vaccinali della Società Italiana di Igiene e medicina preventiva (SITI) -. Questi problemi si stanno amplificando perché le risorse umane delle ASL sono dedicate in prima linea alla campagna di vaccinazione anti-Covid-19. Le immunizzazioni routinarie dei più giovani però devono proseguire di pari passo con quelle previste per la pandemia. Deve essere una priorità dell’intero Sistema Sanitario Nazionale recuperare le coorti perdute e il modello da seguire può arrivare proprio dagli stessi strumenti che sono stati messi a punto per la vaccinazione anti-Covid-19”. “Da alcuni anni in Italia è stato introdotto l’HPV-test – afferma il Prof. Paolo Veronesi, Presidente di Fondazione Umberto Veronesi -. È un esame che ci permette uno screening ancora migliore della popolazione femminile. Risulta fondamentale però effettuare dei controlli continui su tutto il territorio nazionale dei tassi d’adesione a screening e vaccinazioni. Un aiuto prezioso per il monitoraggio può arrivare proprio dagli strumenti digitali che, come la pandemia ha dimostrato, sono sempre più importanti in sanità e medicina”.

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Tumori uro-oncologici in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

Ogni anno in Italia si registrano in totale oltre 77mila nuovi casi di tumori urologici. La gestione dei pazienti deve sempre di più essere multidisciplinare e multiprofessionale prevedendo la collaborazione tra i diversi specialisti. Per questo, per la prima volta nel nostro Paese, sette società scientifiche si sono unite per stabilire come deve essere costruita e come deve funzionare la “squadra” che assiste un malato. Il progetto si chiama TMD (Team Multidisciplinare Uro-Oncologico) e oggi sono presentati in un webinar i risultati prodotti da cinque anni di lavoro. I responsabili delle Società Scientifiche hanno consegnato a AGENAS, Ministero della Salute, Conferenza Stato-Regioni e Istituto Superiore di Sanità i documenti tecnico-scientifici che illustrano gli standard e i requisiti minimi che devono avere i Team Multidisciplinari. Per i vari sottotipi di patologia sono poi stabilite le figure professionali che devono lavorare all’interno di queste squadre, il ruolo specifico che devono svolgere e quali conoscenze ed abilità devono possedere. L’obiettivo è agevolare la creazione di team in tutta Italia e stimolare, al tempo stesso, un processo culturale di confronto e condivisione che coinvolga anche i pazienti e le loro associazioni. Il progetto TDM è promosso dall’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), AIRB (Associazione Italiana di Radiobiologia), AIRO (Associazione Italiana Radioterapia ed Oncologia Clinica oncologica), AURO (Associazione Urologi Italiani), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIU (Società Italiana di Urologia) e SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica).Il progetto TDM è stato avviato nel 2015 e ha previsto in questi anni: Consensus, incontri regionali, documenti intersocietari e la pubblicazione di articoli scientifici su riviste internazionali. “E’ un progetto ambizioso che però è riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati grazie alla prolifica collaborazione tra le Società Scientifiche – sottolinea Giuseppe Carrieri, responsabile dell’Ufficio Educazionale SIU -. Abbiamo messo al centro di tutte le nostre iniziative l’interesse dei malati. Oggi otto pazienti su dieci riescono a sconfiggere un tumore urologico e possono ritornare ad avere una vita normale. Quindi la scelta delle terapie deve tenere conto anche della preservazione della funzionalità sessuale. E’ un esempio pratico di come sia assolutamente necessaria la gestione multidisciplinare”. In uro-oncologia un ruolo di crescente importanza è quello svolto dalla radioterapia e radiobiologia – concludono Vittorio Donato e Stefano Pergolizzi, Presidenti di AIRO e AIRB -. Grazie alle nuove tecnologie a disposizione e agli sforzi della ricerca clinica oggi possiamo erogare trattamenti personalizzati contro i tumori solidi, specialmente quelli urologici. Difatti è ormai possibile effettuare la radioterapia con intento curativo in sicurezza ed impostare i trattamenti radioterapici sempre di più sulle caratteristiche biologiche e genomiche del paziente. Sono tutte terapie formidabili ma è necessario che vengano utilizzate nel modo giusto e solo un adeguato team di specialisti ne può garantire il corretto approccio multidisciplinare. Fin dall’inizio abbiamo creduto nell’innovativo e non più rinviabile progetto del TDM e siamo riusciti a dare il nostro contributo nella stesura dei documenti scientifici presentati alle istituzioni sanitarie competenti”.

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I tumori oculari sono patologie rare

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

“Ma, in un buon numero di casi, con alta incidenza di metastasi. Le più frequenti neoplasie degli occhi sono il melanoma uveale e le neoplasie della congiuntiva”. Lo fa sapere l’Associazione italiana Medici Oculisti (AIMO), in occasione del World Cancer Day che si celebra oggi e che quest’anno è dedicato al coraggio delle persone che convivono con il cancro e alle loro famiglie, ma anche agli infermieri, ai medici, ai ricercatori e ai volontari che si prendono cura dei pazienti e che lavorano per loro. Il melanoma uveale è il tumore intraoculare più frequente nell’adulto- fa sapere AIMO- e presenta un’incidenza pari a 6-7 nuovi casi per milione di popolazione ogni anno, con un’alta incidenza di metastasi”. Per quanto riguarda i carcinomi e i linfomi congiuntivali, si è evidenziato un “incremento della loro incidenza” e le nuove terapie per questi tumori si avvalgono di “farmaci biologici, quali l’interferone alfa e il rituximab, oltre agli antimitotici per via topica, la mitomicina C e il 5-fluorouracile”.Anche le metastasi intraoculari sono piuttosto frequenti. “I tumori che più frequentemente danno metastasi all’occhio- prosegue ancora AIMO- sono i carcinomi (soprattutto gli adenocarcinomi), meno frequenti sono i melanomi. Le metastasi possono essere uniche o multiple, comparire in uno solo dei due occhi (monolaterali) oppure in tutte e due gli occhi (bilaterali ), coinvolgono principalmente la parte interna e posteriore dell’occhio (coroide ), ma possono anche interessare il segmento anteriore dell’occhio.
Possono anche manifestarsi come primo segno della malattia generale (il paziente scopre di avere un tumore in un altro organo perché il primo segnale di malattia è nell’occhio, con una riduzione e/o fastidio alla vista o altri sintomi)”.Tra i tumori che danno “più frequentemente metastasi all’occhio c’è anche quello alla mammella- aggiunge ancora AIMO- mentre nell’uomo è il carcinoma bronco-polmonare”. Sono intanto disponibili terapie combinate che prevedono “chirurgia, terapia radiante e farmaci biologici che permettono in molti casi il controllo di queste patologie”, dunque secondo gli esperti è “decisiva la diagnosi precoce e l’individuazione dei pochi centri italiani in grado di affrontare con le competenze adeguate queste gravi patologie”. In conclusione l’Associazione italiana dei Medici Oculisti vuole sensibilizzare la popolazione “sull’importanza delle visite oculistiche periodiche, fondamentali anche per la diagnosi precoce delle patologie oncologiche oculari”, conclude AIMO.

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La prevenzione primaria e secondaria dei tumori urologici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Deve e può proseguire in questi mesi caratterizzati dalla pandemia. Più dell’80% dei pazienti con cancro della prostata, vescica, rene e testicolo oggi possono sconfiggere la patologia oncologica grazie soprattutto alle cure disponibili. Tuttavia resta ancora molta strada da percorre per quanto riguarda la diagnosi precoce e il successivo intervento diagnostico tempestivo. E’ quanto sostiene la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) in occasione della giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi con la campagna ‘I Am and I Will’ (www.worldcancerday.org). E’ promossa dall’Unione Internazionale Contro il Cancro (Union for International Cancer Control, UICC), organizzazione non governativa che rappresenta più di 1.200 associazioni impegnate nella lotta ai tumori in oltre 170 Paesi. L’evento vuole creare consapevolezza e cultura su tumori, prevenzione e ricerca scientifica, con l’obiettivo di spingere i governi, e i singoli cittadini, ad attivarsi e mobilitarsi nella lotta contro i tumori. “Per il quinto anno consecutivo la nostra Società Scientifica ha deciso di aderire alla campagna internazionale – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della SIUrO -. L’attuale situazione socio-sanitaria del nostro Paese non deve essere una scusa per abbassare la guardia nei confronti di forme di cancro molto diffuse e in costante crescita. Per esempio il carcinoma della prostata è diventato il più frequente nella popolazione maschile e solo lo scorso anno ha fatto registrare 36mila nuove diagnosi. Si calcola che sia presente in forma latente nel 30% degli over 50 e ben nel 70% degli ottantenni. Quindi le visite di controllo con lo specialista urologo e gli esami, come il test del PSA, devono proseguire in questi mesi. A quasi un anno dall’inizio della pandemia il Covid-19 sta provocando grosse difficoltà al nostro sistema sanitario. Non possiamo però permetterci di mettere in lockdown la prevenzione oncologica”. “Chi lamenta alcuni sintomi come presenza di sangue nelle urine o dolore nell’urinare deve andare dall’urologo per un controllo o comunque fare degli accertamenti – prosegue il dott. Giario Conti, Segretario e Tesoriere Nazionale della SIUrO -. Lo stesso vale per chi presenta casi in famiglia di tumori alla prostata o alla vescica. Dopo alcune indubbie difficoltà, riscontrate nei primi mesi della pandemia, le strutture sanitarie italiane sono sicure e in grado di gestire gli interventi sia diagnostici che terapeutici. Ricordiamo inoltre che su quasi tutto il territorio nazionale sono attivi progetti di telemedicina che limitano gli accessi agli ospedali. I risultati degli esami o i contatti con gli specialisti possono essere garantiti anche grazie all’utilizzo di tecnologie digitali”. “La prevenzione è uno strumento fondamentale contro il cancro – conclude il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO -. Quattro tumori su dieci sono, infatti, evitabili attraverso stili di vita sani e questo vale anche in ambito urologico. E’ dimostrato come fumo di sigaretta, sedentarietà, dieta scorretta eccesso di peso siano correlati ai carcinomi della prostata, rene, vescica o testicolo. Anche in questo caso la pandemia e il lockdown hanno avuto effetti negativi sugli italiani favorendo spesso comportamenti scorretti. Invitiamo tutti gli italiani a non sottovalutare i tumori al tratto genitourinario e la loro prevenzione primaria”. Per rispondere ai dubbi e perplessità di pazienti e caregiver la SIUrO da due anni promuove il portale on line: ww.tumorigenitourinari.net. Qui è possibile trovare tante informazioni utili e certificate. E’ poi disponibile una “squadra” di 22 specialisti che rispondono a tutte le domande degli utenti del web.

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“Tumori cutanei: dalla prevenzione alle terapie innovative”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

Torino Venerdì 12 febbraio alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Tumori cutanei: dalla prevenzione alle terapie innovative”. Introduce l’incontro Maria Grazia Bernengo, professore di Dermatologia all’Università di Torino e membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione per la prevenzione e cura dei tumori in Piemonte, nonché socio ordinario dell’Accademia. I relatori saranno Pietro Quaglino e Maria Teresa Fierro, entrambi soci dell’Accademia. Pietro Quaglino è professore associato presso la Clinica Dermatologica dell’Università di Torino, Dipartimento di Scienze Mediche, ricopre il ruolo di Dirigente Medico di primo livello presso la Città della Salute e della Scienza di Torino. Maria Teresa Fierro è professoressa di Dermatologia all’Università di Torino e Direttore della Struttura Complessa di Dermatologia presso Città della Salute di Torino.
«L’incidenza del melanoma in Italia, ed in modo particolare a Torino, mostra un trend in costante aumento, ma la diagnosi precoce e la prevenzione permettono di ridurne la mortalità. Negli ultimi anni lo sviluppo delle conoscenze in ambito di patogenesi molecolare dei tumori cutanei e di immunoncologia ha portato allo sviluppo e sperimentazione in ambito clinico di una serie di nuovi composti sia come target therapy a bersaglio molecolare sia come immunoterapia» (Insalutenews.it).In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro solo collegandosi al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Tumori cerebrali

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

E’ stato eseguito il 20 gennaio il primo trattamento al Papa Giovanni XXIII di Bergamo con la tecnica Hyper Arc. Il paziente è un uomo già in cura per metastasi cerebrali. L’intervento è durato in totale 12 minuti, anziché 40-60 che sarebbero stati necessari per ciascun bersaglio, facendo ricorso alle tecniche tradizionali degli acceleratori lineari più obsoleti. Grazie al nuovo acceleratore lineare, attivo da agosto 2020 all’Ospedale di Bergamo, sono stati colpiti in contemporanea tre bersagli tumorali all’interno del cranio del paziente, con elevate dosi di radiazioni ionizzanti ad alta energia. Le tecniche per erogare la Radioterapia Stereotassica encefalica o Radiochirurgia (SRS) non costituiscono una novità, ma l’impiego della modalità Hyper Arc è un’ulteriore evoluzione di questa metodica. Attualmente in Italia è stata sviluppata da pochi centri, meno di una decina. E’ già stato avviato lo studio del piano di cura per estendere ad altri pazienti il trattamento con Hyper Arc al Papa Giovanni. L’equipe medica della Radioterapia ha infatti selezionato e preparato i primi casi che possono trarre beneficio dall’eventuale ricorso alla radioterapia stereotassica con questa modalità. Il risultato è dovuto a un grande lavoro di squadra. L’Unità di Fisica Sanitaria, diretta da Stefano De Crescenzo ha permesso di implementare la tecnica dopo le misure sull’acceleratore ed i controlli degli avanzati algoritmi che caratterizzano il software di pianificazione dosimetrica. Il personale Tecnico Sanitario di Radiologia Medica è stato coinvolto nell’aggiornamento dell’acceleratore lineare, nel suo approntamento e curando l’esecuzione dell’intervento di radioterapia. Fondamentale è stata la cooperazione di tutto il personale medico, fisico, tecnico e infermieristico della Radioterapia che, da gennaio 2020, si è reso disponibile a riorganizzare l’intera articolazione del lavoro su due turni, giornaliero e serale, per garantire le prestazioni con due macchine anziché tre e favorire così l’installazione della nuova apparecchiatura. Il nuovo acceleratore lineare (LINAC), in funzione da cinque mesi, è uno strumento tecnologicamente molto avanzato, dotato di un’eccezionale precisione ed accuratezza. E’ stato acquistato grazie a un finanziamento di Regione Lombardia, che ha messo a disposizione 3 milioni di euro complessivi, tra costi di acquisto e installazione. Il suo evoluto sistema di gestione permette tra l’altro di estendere i casi per i quali è possibile fare ricorso alla radioterapia stereotassica.

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Tumori in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

In Europa 25 milioni di persone vivono dopo la diagnosi di tumore (su una popolazione complessiva di circa 500 milioni di abitanti). E in un decennio, dal 1990 al 2000, la probabilità di guarire è aumentata del 10% per la maggior parte delle neoplasie, con incrementi significativi soprattutto per quelle della prostata (dal 22% nel 1990 al 63% nel 2000), della mammella (dal 50% al 66%), del colon-retto (dal 41% al 52% nelle donne e dal 37% al 49% negli uomini) e della tiroide (dal 76% all’87% nelle donne e dal 57% al 70% negli uomini). Complessivamente la probabilità di guarire dopo un tumore, in Europa, è del 51% nelle donne e del 39% negli uomini. Risultati importanti, che si legano al nuovo paradigma della lotta ai tumori che si sta spostando dall’organo colpito dalla malattia all’alterazione molecolare, in grado di predire la sensibilità alle terapie mirate o all’immunoterapia. E i farmaci agnostici sono considerati “jolly”, proprio perché colpiscono in maniera selettiva alcune mutazioni genetiche, indipendentemente dall’organo interessato dalla patologia. Per rendere effettivo il nuovo modello dell’oncologia di precisione devono essere resi operativi, su tutto il territorio, i Molecular Tumor Board (MTB), cioè i team multidisciplinari, indispensabili per interpretare i risultati dei test molecolari e scegliere la terapia migliore. Oggi sono attivi solo una decina di MTB. E deve essere istituita una Piattaforma Nazionale Genomica, per condividere i dati delle analisi molecolari e consentire a tutti i pazienti l’accesso alle terapie innovative. La richiesta viene dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), oggi in una conferenza stampa virtuale, realizzata con il sostegno non condizionato di Bayer.“L’oncologia è di fronte a profondi mutamenti, che stanno portando all’affermazione di un nuovo modello, definito mutazionale – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Il punto chiave del nuovo processo è rappresentato dalla profilazione genomica e, quindi, dall’individuazione della mutazione ‘driver’ e del carico mutazionale, che guidano la scelta della terapia, indipendentemente dalla sede del tumore, dall’età e dal sesso del paziente. I farmaci agnostici sono correlati al modello mutazionale: non sono studiati e testati per la loro efficacia su uno specifico tipo di cancro, ma colpiscono selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi”. In un’analisi su 500 pazienti con tumori di diverso tipo in stadio avanzato sottoposti a profilazione genomica dal MD Anderson Cancer Center (Houston, USA), nel 30% dei casi è stata riscontrata un’alterazione genetica che può essere bersaglio di trattamenti specifici (definita ‘actionable’). E in uno studio clinico prospettico su 843 persone con tumore avanzato, un’alterazione ‘actionable’ è stata identificata, grazie all’analisi genomica, nel 49% dei pazienti.“Un esempio paradigmatico di alternazione genica che può essere trattata con farmaci agnostici è quella del gene NTRK – sottolinea Nicola Silvestris, Membro Direttivo Nazionale AIOM e Professore Associato di Oncologia Medica IRCCS Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari – DIMO Università degli Studi di Bari -. I tumori con fusione di NTRK non si limitano a specifici istotipi, ma possono interessare qualsiasi organo. L’identificazione delle neoplasie portatrici di questi riarrangiamenti genici è fondamentale per la selezione dei pazienti che possono beneficiare delle terapie mirate appartenenti alla famiglia degli inibitori della tirosin-chinasi”. Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore e 3,6 milioni di cittadini vivono dopo la diagnosi. Nella pratica clinica i test agnostici sono utilizzati soprattutto nelle neoplasie dell’apparato gastroenterico, del polmone, nei sarcomi, nei tumori urologici, ginecologici, mammari e del distretto cervico-facciale.

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Tumori ed emergenza Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

I pazienti con cancro hanno rischiato di pagare un prezzo salatissimo a causa della pandemia da coronavirus, ma l’Oncologia e l’Ematologia hanno saputo reagire ed hanno affrontato l’emergenza sanitaria con forza e determinazione, grazie anche all’iniziativa personale di ogni singolo medico ed infermiere. Un rallentamento c’è stato, è innegabile, nella gestione delle patologie croniche e quindi anche nella presa in carico, assistenza e cura dei pazienti oncologici e onco-ematologici, ma si è anche accumulato un ‘bagaglio culturale’ e creato un precedente importante. Adesso è tempo di capire come la pandemia ha influito sulla salute delle persone che convivono con il tumore e pensare a rimettere in atto una concreta ripresa.Il Gruppo “La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 33 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, nell’ambito del 7° Forum istituzionale, quest’anno in modalità virtuale, evento di riferimento a livello nazionale per la valutazione e il dibattito sulle politiche sanitarie in ambito oncologico, apre una discussione con politici, Istituzioni, amministratori, clinici e pazienti su questo anno 2020 segnato dalla pandemia Covid-19 per fare il punto della situazione: telemedicina, Reti, medicina del territorio e consapevolezza civica, le priorità individuate per i prossimi mesi.Il rilevante impegno delle Istituzioni nazionali e regionali per tutelare i diritti e la presa in carico dei pazienti con tumore in questi mesi di pandemia è stato premiato nella seconda edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le Istituzioni. I riconoscimenti sono stati conferiti oggi, nel corso del Forum istituzionale, dalle Associazioni e da una Giuria tecnico-scientifica.

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Tumori del sangue: Conferenza virtuale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Lunedì 21 dicembre alle 12.30 diretta online. Dal Congresso della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology, ASH) che si è svolto recentemente, sono emerse novità importanti nel trattamento dei tumori del sangue. In particolare, il mieloma multiplo è una neoplasia molto difficile da trattare, perché circa il 90% dei pazienti va incontro a recidiva. Al Congresso ASH sono stati presentati i risultati aggiornati del primo studio su un nuovo tipo di immunoterapia basata su cellule CAR T nel mieloma multiplo refrattario. Nella mielofibrosi, una nuova terapia mirata ha mostrato risultati significativi a lungo termine. E, per la prima volta, si sta affermando una terapia di mantenimento efficace nella leucemia mieloide acuta, grave patologia soggetta a ricaduta. In un’altra forma di leucemia, quella mieloide cronica, si conferma l’efficacia di un vero e proprio gold standard.Per illustrare le evidenze scientifiche su queste patologie presentate al Congresso ASH, lunedì 21 dicembre alle 12.30 è prevista una conferenza stampa on line, in cui interverranno Elena Zamagni (Professoressa di Ematologia, Istituto di Ematologia ‘L. A. Seràgnoli’, IRCCS Università degli Studi – Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna), Francesco Passamonti (Ordinario di Ematologia all’Università dell’Insubria di Varese e Direttore Ematologia ASST Sette Laghi di Varese), Esther Natalie Oliva (Unità di Ematologia, “Grande Ospedale Metropolitano Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria) e Massimo Breccia (Responsabile Unità Operativa Day Hospital Ematologia, Policlinico Umberto I, Università ‘Sapienza’ di Roma).

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Tumori: 5 milioni di euro nel 2021 per la ricerca delle alterazioni molecolari dei tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

“Plaudiamo all’approvazione del provvedimento che prevede 5 milioni di euro da destinare nel 2021 ai test di profilazione genica per la ricerca delle alterazioni molecolari dei tumori. Eseguiti con tecnologie di sequenziamento esteso (Next Generation Sequencing, NGS), sono uno strumento indispensabile per fotografare le caratteristiche genetiche di una neoplasia e per definire una terapia ‘su misura’, in relazione alle alterazioni molecolari individuate. L’utilizzo delle tecnologie di profilazione genica e delle terapie mirate si associa inevitabilmente a costi per il Sistema Sanitario Nazionale, che devono essere gestiti assicurando uniformità di accesso nelle diverse Regioni. L’emendamento alla legge finanziaria approvato dal Senato è un passo in avanti per garantire l’esecuzione di queste analisi su tutto il territorio nazionale”. Carmine Pinto, presidente FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), valuta positivamente l’approvazione dell’emendamento che riserva 5 milioni di euro ai test NGS. “Ringraziamo la senatrice Maria Domenica Castellone, membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato, per l’impegno nell’approvazione dell’emendamento, che di fatto istituisce un fondo riservato ai test NGS per i pazienti oncologici – spiega Carmine Pinto -. Questa tecnologia permette nella pratica clinica, in neoplasie in fase avanzata selezionate sulla base di raccomandazioni e linee guida nazionali ed internazionali, di valutare simultaneamente più bersagli molecolari potenzialmente suscettibili di trattamento con farmaci mirati, come nel caso dell’adenocarcinoma del polmone e del colangiocarcinoma. In queste neoplasie, l’impiego di tecnologie di NGS consente, inoltre, di ottimizzare l’utilizzo del campione di tessuto tumorale e di individuare alterazioni che non potrebbero essere rilevate con altre tecniche. L’elenco delle neoplasie in cui la tecnologia NGS è raccomandata è in continuo aggiornamento sulla base delle nuove conoscenze. I pannelli NGS da utilizzare possono permettere già oggi, quindi, di individuare alterazioni genetico-molecolari per le quali esiste un’indicazione clinica”.

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Cambio di paradigma nell’approccio alla cura dei tumori

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Sarà presto distribuito ai ventisette IRCCS aderenti ad Alleanza Contro il Cancro (la Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute) e ai principali stakeholders della sanità italiana, il volume contenente le linee guida per la costituzione dei Molecular Tumor Board, organismi pensati per valutare ed interpretare l’esito di test molecolari complessi, volti all’identificazione, nei tumori dei pazienti o in biopsie liquide, di alterazioni molecolari di varia natura che permettano di predire la vulnerabilità a terapie bersaglio molecolare ovvero a immunoterapie. Un’interpretazione, quella dei MTB, mirata a raccomandare terapie al di fuori degli standard ma già approvate per altre indicazioni o in via di sviluppo clinico, per pazienti che abbiano esaurito le linee standard di terapia per la propria malattia.La necessità di una codifica dei MTB è iscritta nel Documento di consenso sullo sviluppo e la organizzazione dell’Oncologia Mutazionale in Italia presentato al recente Annual Meeting della Rete. Preparato assieme ad AIOM e sottoscritto da Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica, ReS – Fondazione Ricerca e Salute, Periplo, Cipomo, Cittadinanzattiva e Fondazione per la Medicina Personalizzata, il Documento descrive lo storico cambio di paradigma nell’approccio alla cura dei tumori introducendo un cambiamento culturale con effetti significativi sia sulla salute dei pazienti, sia sull’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.«Il MTB ha il compito di affrontare la complessità dei profondi cambiamenti che l’innovazione tecnologica sta causando nell’approccio al paziente oncologico» spiega il prof. Ruggero De Maria, presidente di ACC. «Diagnostica e terapia dei tumori – dice ancora – hanno raggiunto un grado di complessità inimmaginabile fino a pochi anni fa. Basti pensare, per citare un esempio, che l’interpretazione delle analisi omiche necessita del supporto dei biologi molecolari e dei bioinformatici, nuove figure che contribuiranno, assieme agli altri medici specialisti, alla scelta delle terapie da effettuare nei pazienti con tumori avanzati nelle consuete riunioni dei gruppi interdisciplinari». Secondo il prof. Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’IRCCS Regina Elena di Roma (associato ACC), coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto le linee guida, «l’impatto atteso su sopravvivenza e qualità della vita dei pazienti oncologici derivante dall’utilizzo di tecnologie avanzate per la caratterizzazione delle alterazioni molecolari dei tumori e della disponibilità di un numero crescente di terapie bersaglio e immunoterapie, è enorme. I MTB hanno grandi responsabilità nell’assicurare decisioni rigorose, standardizzate e la generazione di dati affidabili. Alleanza Contro il Cancro ha raccolto la sfida generando queste linee guida che definiscono i numerosi aspetti che caratterizzano la vita di un MTB. L’auspicio – ha concluso Ciliberto – è che i MTB di singole istituzioni qualificate possano lavorare in reti regionali e nazionali per generare dati di real world evidence assicurando uniformemente e senza disuguaglianze ai pazienti oncologici sul territorio nazionale, elevati standard diagnostici e terapeutici».

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In Italia i tumori provocano meno decessi rispetto alla media europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

In particolare, dal 2015 a oggi si stima una diminuzione complessiva del 5% della mortalità per cancro nel nostro Paese. Nelle donne, il tumore dello stomaco (-20%), della tiroide (-15%) e dell’esofago (-12%) fanno registrare le riduzioni più importanti, negli uomini le neoplasie della laringe (-28%), della prostata (-15%) e dello stomaco, colon-retto e polmone (-11%). La pandemia causata dal Covid-19, però, sta mettendo a rischio la continuità di cura delle persone colpite da neoplasia. Non solo. Il decorso dell’infezione può essere peggiore in questa popolazione. Una revisione sistematica di 52 studi, pubblicata sul European Journal of Cancer, ha considerato 18.650 pazienti oncologici colpiti dal virus: 4.243 sono deceduti, con un tasso di mortalità complessivo pari al 25,6%. Ricerca, accessibilità e organizzazione sono i tre pilastri su cui bisogna intervenire per garantire le cure migliori a tutti i cittadini colpiti da neoplasia. Il punto di incontro ideale è l’effettiva realizzazione delle Reti oncologiche regionali, presenti solo in alcune Regioni e con criteri diversi. È l’appello lanciato oggi dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nella conferenza stampa di presentazione del XXII Congresso Nazionale della società scientifica, che si svolge da domani fino all’1 novembre in forma virtuale. “Il Covid-19 ha dimostrato quanto sia necessario rendere subito operative le Reti oncologiche regionali in tutto il territorio – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La continuità di cura è stata garantita ai livelli più alti proprio nelle Regioni dotate di Reti, perché l’accesso ai trattamenti è possibile anche nelle sedi periferiche sulla base di indicazioni condivise, limitando così gli spostamenti dei malati. Oggi le Reti sono attive in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. E troppi malati sono costretti a cambiare Regione per curarsi”. “Servono criteri uniformi per rendere operative le Reti – continua il Presidente Beretta -, agendo in quattro direzioni: riduzione delle migrazioni sanitarie, accesso all’innovazione, punti di ingresso nella rete riconosciuti e vicino al domicilio del paziente, integrazione con la medicina del territorio. Quest’ultimo punto è quello risultato più deficitario durante la prima ondata della pandemia, perché troppi pazienti non sono più andati in ospedale per paura del contagio. Al tempo stesso, però, non sono stati assistiti adeguatamente a livello territoriale. (fonte: AIOM News Speciale Covid-19)

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Tumori neuroendocrini: “Teragnostica la nuova arma a difesa dei pazienti”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Approccio multidisciplinare, accesso uniforme alle terapie innovative e loro uso appropriato e personalizzato alle caratteristiche del paziente, per stabilire la necessità per le strutture ospedaliere e per il servizio sanitario regionale di introdurre la teragnostica nella pratica clinica. Questo l’obiettivo del webinar.“Oggi è possibile fare la diagnosi e la terapia di una determinata malattia insieme, non con strumenti molto diversi e non in luoghi e tempi spesso differenti. Con il termine teragnostica si riassume questa nuova disciplina che trova applicazione in Medicina Nucleare e nella pratica clinica, impiegando diverse sostanze che sia da sole sia in coppie possono essere utilizzate per questo scopo: radiofarmaci marcati con radioisotopi gamma o positrone emittenti per la diagnostica possono essere marcati anche con radioisotopi alfa o beta- per la terapia. Una delle più interessanti novità in questo campo è in una classe di neoplasie rare ma piuttosto difficile sia da diagnosticare precocemente che da trattare: i tumori neuroendocrini. È importante arrivare ad un PDTA di riferimento sui tumori neuroendocrini, al fine di garantire la presa in carico ed un trattamento ottimale secondo linee guida basate sull’evidenza scientifica, attraverso un approccio multidisciplinare integrato in tutto il territorio regionale”, ha spiegato Orazio Schillaci, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Nucleare, Rettore Università “Tor Vergata”, Roma Note dai primi del 1900, solo nel 2010 sono state riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come universalmente maligne e perciò dotate di un sistema omogeneo di misura della loro aggressività biologica (grado) e diffusione (stadio). Possono insorgere in ogni organo mantenendo caratteristiche di tipo ed aggressività distintive per ogni sede. Sono più spesso caratterizzate da un comportamento clinico di basso grado di malignità, a significare che, se non trattate, possono diffondere nell’organismo con passo lento ma progressivo. Il loro trattamento d’elezione è la chirurgia, tuttavia soprattutto quando diffuse a multiple sedi dell’organismo (alto stadio) necessitano anche di terapia medica. Le neoplasie neuroendocrine sono tra i primi esempi di cancro per i quali esiste almeno un bersaglio terapeutico molecolare utile a “vedere” la neoplasia ed efficace a frenare la crescita neoplastica. Il bersaglio è il recettore/i dell’ormone somatostatina, presente in grande quantità sulle cellule tumorali. La molecola usata sia per l’imaging sia per il trattamento è l’analogo/i sintetico della somatostatina, coniugato o meno con radionuclidi, che specificamente aggancia il recettore/i. In sintesi, un esempio di teragnostica disponibile e di comprovata efficacia clinica”, ha detto Guido Rindi, Direttore UOC Anatomia Patologica Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS, Roma

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Tumori: difficoltà economiche per 7 pazienti su 10

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Secondo il 12/mo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, in Italia, il 70% dei cittadini colpiti da cancro ha difficoltà finanziarie.”Una vergogna! Dati non degni di un Paese che si definisce civile” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le difficoltà economiche dipendono da svariati motivi. Intanto dal fatto che quando ti ammali gravemente sei costretto a fare decine di visite ed esami privati, sia per poter scegliere lo specialista medico sia perché spesso non puoi permetterti di attendere i tempi della liste di attesa. Poi perché il malato perde troppo rapidamente il suo reddito, non solo se è un lavoratore autonomo ma anche se è un lavoratore dipendente, non appena supera i giorni di malattia massimi concessi nei contratti di lavoro, troppo esigui per queste patologie. Infine, troppo spesso il malato è costretto a mettere mano al portafoglio per avere farmaci considerati “minori” e dispositivi medici che non sono passati dal servizio sanitario nazionale” conclude Dona.

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Tumori tiroidei asintomatici

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Nelle ultime decadi le neoplasie della tiroide rappresentano una delle diagnosi oncologiche più diffuse negli Usa e in Europa. Al contrario, non si è avuto un parallelo aumento della mortalità tumore-specifica, perché è aumentata prevalentemente la diagnosi di carcinoma papillare, il meno aggressivo degli istotipi. «Il sensibile incremento delle neoplasie tiroidee è stato attribuito, di volta in volta, al miglioramento della sensibilità degli strumenti diagnostici, a una varietà di fattori ambientali, quali l’esposizione a radiazioni, o al forte aumento dell’obesità, particolarmente in età pediatrica» affermano Rinaldo Guglielmi ed Enrico Papini, Uoc Endocrinologia & Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale (RM). «Partendo dalla possibile influenza dei fattori ambientali» segnalano «Colbeth e coll hanno condotto uno studio in cui è stata valutata l’incidenza del tumore della tiroide nei lavoratori (prevalentemente vigili del fuoco e personale sanitario) impegnati nelle fasi di salvataggio e recupero successivi all’attacco terroristico al World Trade Center (WTC) nel 2001». È stata arruolata una coorte di 14 987 maschi (le donne sono state escluse dallo studio per il loro esiguo numero) osservata fino al 31 dicembre 2018, riportano gli specialisti. «Questi pazienti» riferiscono Guglielmi e Papini «come parte di un programma di sorveglianza di possibili malattie respiratorie, hanno effettuato indagini mirate ogni 12-18 mesi (soprattutto mediante TC e RM). Sono stati considerati solo i casi di tumore accertato (7/72 casi di carcinoma sono stati esclusi per indeterminatezza del metodo di accertamento) e i soggetti sono stati anche suddivisi sulla base della fase iniziale o tardiva del loro intervento sul posto. L’incidenza del tumore è stata confrontata con la coorte del Rochester Epidemiology Project, seguita presso la Contea di Olmsted nel Minnesota, area in cui vivono 111000 persone e sufficientemente distante da New York per escludere influenze legate alle sostanze liberate dalla distruzione delle “Torri Gemelle”». Lo studio ha registrato un aumento significativo dell’incidenza dei tumori tiroidei nei lavoratori impegnati nel “rescue/recovery” del WTC rispetto agli abitanti della Contea di Olmsted (24.7 vs 10.4 per 100 000 persone/anno). La differenza è risultata significativa solo relativamente ai tumori asintomatici. Questa la conclusione degli autori: «lo studio mostra un aumento della diagnosi dei tumori tiroidei asintomatici a causa del riscontro incidentale dovuto alla sorveglianza attiva» riportano gli esperti. «A ulteriore dimostrazione dell’influenza della stretta sorveglianza sulla diagnosi, è sottolineato come l’aumento dell’incidenza sia massimo nei lavoratori impegnati nella seconda fase, in coincidenza con l’intensificazione del programma dei controlli medici seguito al cambio dei vertici del Fire Department di New York». Riguardo ai limiti dello studio: «È una indagine di coorte retrospettiva, in cui il riscontro della patologia tiroidea è incidentale e confrontata con il Registro del Minnesota, che fornisce anch’esso dati retrospettivi. Questo comporta il rischio che molti dati possano essere stati persi. Inoltre, la conferma della modalità di diagnosi avveniva con colloquio telefonico, mentre la differenza tra tumori sintomatici e asintomatici era basata sulla presenza, ante diagnosi, di sintomi potenzialmente correlabili a neoplasie tiroidee di grandi dimensioni (per effetti compressivi e/o infiltrativi). Sfortunatamente dei 65 carcinomi arruolati non si conoscono né dimensioni né stadiazione. Infine, la popolazione considerata è esclusivamente maschile, mentre nella popolazione generale la neoplasia è nettamente più diffusa nel sesso femminile». La redazione di Jama ha considerato il lavoro molto significativo e ha chiesto un autorevole commento a Gilbert Welch (Welch HG. JAMA InternMed 2020). «Questi» riportano Guglielmi e Papini «oltre a dichiararsi d’accordo con la US Preventive Services Task Force sulla raccomandazione contro lo screening ecografico della patologia tiroidea, si è spinto oltre, suggerendo strategie per prevenire le diagnosi incidentali di noduli e/o tumori tiroidei. Welch riflette sul fatto che, effettuata la diagnosi di carcinoma tiroideo, nonostante la recente introduzione da parte di numerose linee guida della possibilità di sola sorveglianza attiva dei micro-carcinomi, i pazienti di solito vengono avviati all’intervento di tiroidectomia totale. Ciò comporta la terapia sostitutiva con L-T4 a vita e l’insorgenza di possibili complicanze come disfonia ed ipoparatiroidismo». Un lavoro statunitense del 2013 ha stimato che i costi complessivi relativi all’intervento, alle complicanze e alla terapia nei pazienti operati di tiroidectomia sono pari, in media, a 35000 $ (Aschebrook-Kilfoy B, et al. Cancer EpidemiolBiomarkersPrev 2013). Questo impatto economico-assistenziale sembra poco giustificato per le forme meno aggressive e di riscontro incidentale del carcinoma della tiroide. «Welch, partendo dai risultati dello studio effettuato sui soccorritori del WTC, in cui la diagnosi incidentale nel corso di esame TC o RM aveva frequenza simile a quella ottenuta con gli screening ecografici, suggerisce di schermare la tiroide nell’esecuzione di tali indagini» spiegano gli esperti. «Questo stratagemma consentirebbe di “evitare distrazioni” del radiologo nei confronti di immagini tiroidee di basso impatto clinico ma con potenziali conseguenze assistenziali significative per il paziente. Inoltre, dati estranei al reale motivo dell’indagine possono indurre ansia per il paziente e per il medico. Il problema non riguarda solo la tiroide ma, vista la bassa aggressività, si potrebbe iniziare da questo organo». (fonte Doctor33)

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Tumori in Italia: ogni giorno mille nuovi casi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Il nostro Paese è leader a livello internazionale nelle ricerche sull’immuno-oncologia, che sta cambiando le prospettive di cura in molti tumori in fase avanzata. L’Italia infatti è fra i primi al mondo nelle sperimentazioni in questo campo, che rientra nell’oncologia di precisione, un approccio che mira a offrire il farmaco “giusto” al paziente “giusto” al momento “giusto”, migliorandone così l’efficacia e la qualità di vita. E la combinazione delle terapie immuno-oncologiche, anche con la chemioterapia e con la terapia mirata, sta evidenziando risultati importanti in tumori difficili da trattare in fase avanzata, come quelli del polmone, del rene, gastrico e dell’esofago, senza dimenticare il mesotelioma e il melanoma.

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Coronavirus: tumori polmone e testa-collo sanno difendersi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Fin dall’inizio della pandemia da SARS-CoV-2 grande attenzione è stata rivolta a sapere se i pazienti oncologici sono più suscettibili all’infezione da coronavirus, se la presenza del cancro li rende più predisposti ad ammalarsi gravemente ed in generale a sapere quali sono le interazioni tra COVID-19 e cancro. Lo studio appena pubblicato dai ricercatori dell’IRCCS Regina Elena, analizza l’espressione di due geni fondamentali per l’infezione: ACE2 il recettore del virus presente sulla membrana delle cellule che viene riconosciuto e legato dalle proteine Spike, e TMPRSS2, una proteina che taglia Spike e genera la sua forma attiva, necessaria anch’essa per l’entrata del virus nelle cellule. Nel tumore, il meccanismo molecolare che causa l’inibizione della proteina TMPRSS2 e che determina una sorta di protezione delle cellule tumorali all’infezione dipende dai microRNA. “Nel nostro lavoro, – illustra Giovanni Blandino, Direttore dell’Unità di Oncogenomica ed Epigenetica IRE e primo autore dello studio – sono stati identificati un gruppo di 6 microRNA presenti in alti livelli nelle cellule tumorali, in grado di bloccare la produzione di TMPRSS2. Questa correlazione inversa tra l’espressione dei 6 microRNA e di TMPRSS2 è stata inoltre verificata in un paziente con tumore della testa-collo positivo all’infezione dal SARS-CoV-2.” “I risultati ottenuti – prosegue Blandino – suggeriscono di apprendere, proprio dagli studi condotti sulle cellule tumorali, i meccanismi molecolari che mediano la resistenza all’infezione da SARS-CoV-2.” “I microRNA inoltre,– conclude Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE – già coinvolti in diversi trial clinici per lo sviluppo di nuove terapie mirate per i tumori, grazie alla loro capacità di regolare l’espressione delle proteine coinvolte nella entrata del virus nelle cellule, potrebbero essere degli strumenti terapeutici efficaci per diminuire il tasso di infezione di SARS-CoV-2.”

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