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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘tumori’

XX Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Roma 16-18 novembre 2018 Marriott Park Hotel (Via Colonnello Tommaso Masala 54) il più importante appuntamento scientifico di aggiornamento e confronto che riunisce circa 3.000 specialisti per fare il punto sulla lotta ai tumori. Si stima che nel 2018 nel nostro Paese verranno diagnosticati 373mila nuovi casi di cancro, una malattia in costante crescita, ma le possibilità di guarigione migliorano. Oggi infatti il 60% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Come nei più importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi:
venerdì 16 novembre, 2 press briefing: dalle 13 alle 13.30 – dalle 13.30 alle 14
sabato 17 novembre, 2 press briefing: dalle 11.30 alle 12 – dalle 12 alle 12.30
domenica 18 novembre, 1 press briefing: dalle 11.30 alle 12

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Tumori e il dolore intenso

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Dura da mezz’ora a 60 minuti. In una scala da 0 a 10 può raggiungere picchi di 8-9. È il dolore episodico intenso (BTP, BreakThrough cancer Pain), che interessa ogni anno in Italia 150mila nuovi pazienti oncologici, con un impatto significativo sulla qualità di vita nell’85% dei casi. Una forma di “dolore nel dolore”, perché queste persone convivono anche con il cosiddetto “dolore di fondo”, trattato con farmaci a base di oppioidi. È italiano il primo studio al mondo che ha indagato nel dettaglio il disturbo, per definire le strategie migliori per affrontarlo. Si chiama IOPS-MS, ha coinvolto 4.016 pazienti di 32 centri e viene presentato oggi al Ministero della Salute in un convegno nazionale. “Il dolore episodico intenso è ancora sottovalutato e trattato in modo non corretto – spiega il prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza -. I pazienti oncologici curati per il dolore di fondo con morfina (almeno 60 mg al giorno) possono presentare crisi molto intense nella giornata. Nello studio abbiamo voluto caratterizzare questa forma di sofferenza dei pazienti in trattamento con morfina, per fornire indicazioni precise non solo sulla diagnostica differenziale ma anche sulla terapia. Suggerimenti che si traducono in un vantaggio per la qualità di vita del malato e per la sua adesione ai trattamenti. Vogliamo cioè trasmettere agli operatori le conoscenze per individuare in poco tempo questo tipo di sofferenza, perché non rimanga un bisogno non riconosciuto. La terapia più efficace è rappresentata dagli oppioidi a rapido inizio d’azione (ROO, rapid onset opioid), che vantano una comparsa dell’effetto in meno di 15 minuti e una durata inferiore a 2 ore, caratteristiche che corrispondono a quelle considerate ideali per il trattamento del breakthrough cancer pain”. Nel 2018 in Italia sono stati stimati 373mila nuovi casi di tumore, più del 50% presenta dolore cronico di fondo: circa l’85% di questi ultimi convive anche con la forma episodica intensa. “La strategia farmacologica per il trattamento del BTP prevede l’ottimizzazione della terapia antalgica ad orario fisso per il dolore di base e l’utilizzo di dosi supplementari di farmaci, in genere oppioidi, al regime analgesico di base – afferma il prof. Giuseppe Tonini, Responsabile Oncologia Medica Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma -. Idealmente queste ultime dovrebbero rispecchiare l’andamento temporale del BTP, cioè avere un effetto rapido, una breve durata di azione, effetti collaterali limitati e facilità di assunzione, soprattutto nell’ambiente domiciliare. Ciononostante, la morfina a pronto rilascio viene spesso utilizzata per gestire gli episodi di dolore intenso, benché la sua efficacia compaia solo dopo 30-40 minuti, quando il sintomo sta scomparendo o è già scomparso. Oppure, al posto dei ROO, viene aumentata la dose di morfina di base. In questo modo i pazienti vengono lasciati per troppo tempo in una situazione di sovradosaggio, con conseguente incremento della possibilità di effetti collaterali e peggioramento della qualità di vita. I ROO invece consentono di mantenere il dosaggio di morfina di base al livello più basso, coprendo il bisogno del malato solo quando è necessario per ogni singolo episodio di dolore intenso”. Nello studio IOPS-MS, pubblicato sulla rivista Cancers, l’età media dei pazienti arruolati era di circa 65 anni, colpiti da diversi tipi di neoplasia e in differenti condizioni assistenziali, cioè curati nei reparti di oncologia, in hospice, in day hospital o al domicilio. La frequenza media quotidiana del BTP era pari a 2,4 episodi al giorno (il 64,4% ne presentava 1-2, il 29,4% fra 3 e 4, il 6,2% arrivava fino a 5). L’intensità media del dolore era pari a 7,5, per la maggioranza dei pazienti (73,9%) di 7. Nel 69,5% dei casi il sintomo non era riconducibile a una causa particolare (BTP non prevedibile), quindi spontaneo e scollegato da atti volontari (ad esempio per tentativi di alimentazione, minzione, tosse o per movimenti in presenza di metastasi ossee). Il tempo necessario per raggiungere il picco più alto di dolore era inferiore o uguale a 10 minuti nel 68,9% dei pazienti e superiore a 10 minuti nel 31,1%. La durata media degli episodi (non trattati) era di 43,3 minuti. Per l’85% dei pazienti il breakthrough cancer pain ha causato limitazioni alle attività quotidiane (moltissimo per il 28,1%, molto per il 56%, poco per il 13,5%, per nulla per l’1,7%).
“Dallo studio è emerso che i pazienti risultavano più soddisfatti quando il trattamento farmacologico era in grado di fornire prontamente sollievo dal dolore – sottolinea il prof. Sebastiano Mercadante, Direttore Unità di Terapia del dolore e Cure di supporto, Dipartimento Oncologico La Maddalena di Palermo -. Vanno superate le consuetudini che finora hanno condotto gli oncologi a sottovalutare questa forma di sofferenza. Vi sono barriere di sistema, visto che per lungo tempo in Italia si è assistito a normative volte, da un lato, a disincentivare l’utilizzo non terapeutico degli oppioidi, dall’altro a regolamentarne l’uso. Gli stessi professionisti possono essere preoccupati e demotivati nella prescrizione dalla minuziosità formale delle normative sugli oppioidi. Le barriere professionali invece sono rappresentate dalla carenza di formazione nell’uso di questi farmaci. Va infine sottolineata la necessità di una corretta diagnosi differenziale fra l’esacerbazione di un dolore di fondo non ben controllato e gli episodi di BTP”.
“La prevalenza del dolore episodico intenso nei pazienti oncologici è condizionata dalle fasi della malattia, dalle diverse condizioni assistenziali e dal trattamento del dolore di base – conclude il prof. Augusto Caraceni, Direttore della Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione, della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. Se mediamente un paziente manifesta circa 2,5 episodi al giorno, questo significa che soffrirà per circa due ore al giorno di un dolore ad elevata intensità. Le linee guida nazionali ed internazionali raccomandano per il trattamento del BTP l’utilizzo di morfina orale a pronto rilascio per trattare gli episodi prevedibili. Gli oppioidi nelle formulazioni intravenose (morfina) o sottocutanee e quelle buccali sublinguali ed intranasali di fentanyl (cioè i ROO) hanno una maggiore rapidità di insorgenza rispetto alla morfina orale”.

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Tumori: “Ogni giorno 500 nuove diagnosi negli anziani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Ogni giorno nel nostro Paese 1.000 persone si ammalano di tumore. La metà di questi pazienti ha superato i 70 anni. Si tratta molto spesso di anziani soli che arrivano alla diagnosi troppo tardi, anche per l’assenza di programmi di screening in questa fascia d’età, con la conseguenza che sopravvivono molto meno, talvolta solo pochi mesi, rispetto agli adulti di mezza età (55-69). Non solo. Gli anziani tendono a ignorare le regole della prevenzione: eccesso di peso, sedentarietà e fumo sono molto diffusi fra questi cittadini, aumentando così il rischio di sviluppare una neoplasia. Per questo, Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, lanciano il primo progetto nazionale per la prevenzione dei tumori negli anziani. Mercoledì 12 settembre il progetto sarà presentato al Pontefice, Papa Francesco, nel corso di un’udienza privata a cui seguirà un convegno nazionale in Vaticano alle 11.30 presso il Pontificio Collegio Teutonico(Aula Benedetto XVI, Via della Sagrestia 17, accesso da Piazza del Sant’Uffizio). Interverranno, fra gli altri, Mons. Renzo Pegoraro (Cancelliere Pontificia Accademia per la Vita), Stefania Gori (Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Roberto Messina (Presidente Senior Italia FederAnziani).

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Terapie CAR-T contro i tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Secondo il professor Ruggero De Maria, Presidente della rete oncologica nazionale (Alleanza Contro il Cancro), intervenuto sulla decisione europea di dare il via libera a due terapie CAR-T, «la possibilità di ingegnerizzare le cellule immunitarie contro i tumori ha dato dei risultati insperati su pazienti in cui tutte le altre terapie avevano fallito. Sebbene questo tipo di cura necessita di procedure complesse nella preparazione cellulare, è probabile che a breve vengano sviluppate delle terapie Car-T anche in altri tipi di tumore. All’interno di ACC – ha concluso De Maria – ci sono una serie di progetti molto promettenti che potrebbero migliorare la prognosi di una serie di tumori molto aggressivi”.
Alleanza Contro il Cancro ACC, è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. E’ stata fondata nel 2002 dal Ministero della Salute tra sei centri di alto livello di cura e ricerca del cancro (IRCCS). L’Associazione è attualmente formata da 25 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici. La sua missione è promuovere la rete tra centri oncologici con finalità di ricerca primariamente clinica e traslazionale per «portare al letto del paziente» le innovazioni diagnostiche e le più avanzate procedure terapeutiche. Le aree di interesse primario in cui ACC opera sono tre: ricerca di base e clinica oncologica, diagnosi e terapia dei tumori e istruzione e informazione in oncologia.

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Sette pazienti su dieci colpiti da tumori gastrointestinali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Presentano una particolare alterazione genetica, la fusione di geni NTRK (neurotrophic tropomyosin receptor kinase) rispondono al trattamento con larotrectinib di Bayer. I risultati di un’analisi per sottogruppi su una coorte di pazienti affetti da tumori gastrointestinali hanno infatti dimostrato che il trattamento con larotrectinib ha portato a un tasso di risposta globale del 67% in pazienti con neoplasie maligne gastrointestinali localmente avanzate o metastatiche che presentano fusioni geniche di NTRK. Le risposte sono state rapide e durature, con un tempo massimo alla prima risposta inferiore a due mesi e con una durata della risposta compresa tra 3,5 mesi e quasi 2 anni. I dati sono stati presentati al 20° Congresso mondiale dell’ESMO sui tumori gastrointestinali (World Congress on Gastrointestinal Cancer, WCGIC) che si è svolto recentemente a Barcellona. “I risultati rinforzano ulteriormente il fatto che larotrectinib sia efficace e ben tollerato nei pazienti affetti da vari tipi di tumori gastrointestinali determinati da una sovraespressione delle proteine di fusione TRK”, ha dichiarato Michael Nathenson, autore principale dello studio. “I benefici osservati”, prosegue Nathenson, “convalidano l’importanza dell’analisi dei biomarcatori per le fusioni geniche di NTRK. Nel nostro ruolo di medici, risulta fondamentale cercare dei biomarcatori in diversi tipi di tumore, per trovare il trattamento giusto per il paziente giusto”. A luglio 2017, 55 pazienti con 17 tipi diversi di tumore sono stati inclusi nell’analisi agregata dello studio, rappresentando la popolazione per l’analisi di sicurezza. I 12 pazienti individuati nella sub-analisi dei tumori gastrointestinali erano di età compresa fra 32 e 74 anni: quattro pazienti con tumore del colon-retto, tre con tumore stromale gastrointestinale (GIST), due con colangiocarcinoma, uno con adenocarcinoma dell’appendice, uno con adenocarcinoma del pancreas e uno con adenocarcinoma dei tessuti molli perirettali. All’interno di questo gruppo, otto pazienti hanno presentato una risposta obiettiva, di cui sette risposte parziali e una risposta completa. Un paziente ha avuto una progressione di malattia, mentre la stabilità di malattia ha costituito la migliore risposta in tre pazienti. La durata della risposta è stata compresa fra 3,5 mesi (nel paziente con adenocarcinoma del pancreas) e 22,9 mesi (in corso; in un paziente con GIST). Larotrectinib è stato ben tollerato e la maggior parte degli eventi avversi tra tutti i partecipanti dello studio è stata di grado 1 o 2. Nessun paziente ha interrotto larotrectinib a causa di un evento avverso correlato al farmaco. “Ci troviamo a un punto di svolta critico nel trattamento oncologico. L’attenzione si è spostata infatti dalla sede anatomica del tumore alla struttura genomica che determina la malattia del paziente”, ha affermato il dottor Marius Moscovici, responsabile Medical Affairs Oncology di Bayer in Italia. “Questo dato conferma nuovamente il potenziale clinico di larotrectinib. Le ricerche in corso sono fondamentali per trovare trattamenti ottimali quando le opzioni sono limitate o assenti”.
Bayer sviluppa un portafoglio di trattamenti innovativi, tra cui farmaci in ambito oncologico che includono vari prodotti e diversi altri composti in varie fasi di sviluppo clinico. Insieme, questi prodotti riflettono l’approccio dell’azienda alla ricerca, focalizzata su bersagli e processi cellulari con il potenziale di influenzare il trattamento dei tumori.

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Scoperta una molecola a base di rame contro i tumori

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

I ricercatori Unicam Carlo Santini e Maura Pellei della Sezione di Chimica della Scuola di Scienze e Tecnologie, insieme ai colleghi Cristina Marzano e Valentina Gandin dell’Università di Padova e Marina Porchia e Francesco Tisato dell’ICMATE-CNR di Padova, hanno scoperto e brevettato una molecola a base di rame risultata estremamente efficace e selettiva verso alcuni tumori solidi. Frutto di una intensa ricerca multidisciplinare durata oltre 10 anni, il nuovo complesso di rame è stato progettato e sintetizzato presso i laboratori di Chimica Inorganica di Unicam e si configura come una potenziale e valida alternativa ai farmaci antitumorali a base di platino attualmente in uso clinico. Il brevetto è stato preso in licenza da una società americana, la SAPIR, che si occuperà dell’ampio programma di sviluppo clinico, prospettiva che rappresenta un importante traguardo per la ricerca condotta dagli studiosi di Unicam e Unipd, co-proprietari al 50% del brevetto licenziato ed apre ora nuovi scenari verso lo sviluppo di farmaci antitumorali più selettivi ed efficaci. Il rame infatti è un metallo endogeno, naturalmente presente in piccole quantità nell’organismo umano, ed è coinvolto in molteplici processi biochimici. “I nostri studi, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali, tra le quali Chemical Reviews, – hanno sottolineato i professori Santini e Pellei – hanno messo in evidenza la potenzialità dei complessi di rame come antitumorali. Il nostro composto possiede quindi tutte le caratteristiche per essere meglio tollerato dall’organismo umano, abituato a riconoscerlo più di altri metalli come il platino, che costituisce la base di analoghi farmaci antitumorali oggi in uso clinico, che sebbene efficaci sono anche molto tossici.”
Si tratta infatti di una molecola in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la nuova molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione selettiva delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia. “Ci teniamo a sottolineare – proseguono i professori – che co-inventori del brevetto sono anche il prof. Giancarlo Gioia Lobbia, che purtroppo ci ha lasciati a dicembre 2016 e a cui vogliamo dedicare questo successo scientifico e la dott.ssa Grazia Papini, che ha completato il suo dottorato presso il nostro gruppo di ricerca in Unicam, e vogliamo ringraziare per il loro prezioso contributo la società dell’Università di Padova Unismart e la nostra Area Ricerca e Trasferimento Tecnologico, che ha visto la dott.ssa Simona De Simone impegnata in prima linea nel supportare Unismart nel corso delle trattative con SAPIR. La nostra principale soddisfazione è vedere concretizzata la possibilità di contribuire con il nostro lavoro di Ricercatori e di Chimici a migliorare la qualità della vita, in uno dei suoi aspetti fondamentali che è quello della salute”.“Si tratta di una ulteriore conferma dell’eccellenza del lavoro svolto dai nostri ricercatori – ha dichiarato con soddisfazione il Rettore Unicam Claudio Pettinari. Mi congratulo con i colleghi Santini e Pellei per il successo ottenuto dopo anni di intenso lavoro. Abbiamo dimostrato ancora una volta come la ricerca scientifica universitaria possa essere di beneficio per la comunità tutta, anche su tematiche di estrema importanza come la salute pubblica: un esempio virtuoso dunque di ricerca e trasferimento tecnologico”.

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Per la Lotta contro i Tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Roma 13 giugno 2018 8.30-15.30 Tempio di Adriano – Piazza di Pietra in occasione della Prima Giornata Nazionale Prevenzione Uomo LILT e per dare il via al “Percorso Azzurro – LILT For Men”, dedicato alla salute nell’uomo. Durante il convegno si approfondiranno le tematiche dei tumori della sfera genitale maschile, dalla prevenzione, alla cura, alle innovazioni e scoperte recenti in questi campi, e sarà l’occasione per riunire in laboratorio stakeholders ed esperti per condividere azioni comuni con l’obiettivo di promuovere la prevenzione oncologica nella popolazione maschile. Il 14 Giugno LILT ha indetto la Prima Giornata Nazionale Prevenzione Uomo, una giornata completamente dedicata alla salute della sfera genitale maschile, accompagnandola con il “Percorso Azzurro – LILT For Men”, una campagna di informazione per diffondere la cultura della prevenzione anche negli uomini. Un’occasione per informare sui tumori della sfera genitale, non solo il più conosciuto carcinoma della prostata, ma anche i meno conosciuti, ma insidiosi, tumori al testicolo e al pene.Il 14 giugno, inoltre, sarà possibile effettuare visite di controllo nelle Sezioni Provinciali aderenti all’iniziativa, prenotando al numero verde SOS LILT 800 99 88 77, dove si potrà anche ricevere informazioni e consigli riguardo ai corretti stili di vita.

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La ricerca di Unicam per una visione nuova nel trattamento dei tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Camerino. Nuovo successo in ambito europeo per l’Università di Camerino ed in particolare per il gruppo di ricerca coordinato dalla prof.ssa Piera Di Martino della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, con la collaborazione della dott.ssa Roberta Censi.La Commissione europea ha recentemente annunciato l’assegnazione di 2.5 milioni di euro al progetto europeo denominato “CANCER”, inserito nell’ambito del programma Horizon 2020 Marie Skłodowska-Curie RISE Ricerca e Innovazione. Il progetto è stato presentato da un consorzio europeo di università e piccole imprese, che collaboreranno insieme alla realizzazione del progetto stesso ed in cui è inclusa l’Università di Camerino. Tra le altre Università presenti nel progetto, gli Atenei di Leiden, Maastricht, Sheffield, Delft, Amsterdam e Cracovia.Il progetto di ricerca, dal titolo “Immunotherapy Approaches To Improving Cancer Outcome and Quality of Life (QOL)”, si fonda sulla premessa che le terapie tradizionali per il trattamento dei tumori sono basate su strategie invasive quali radioterapia, chemioterapia, rimozione chirurgica del tumore. Queste terapie anche se si sono rilevate efficaci negli anni, al contempo hanno dimostrato di essere particolarmente invalidanti per il paziente, che rischia spesso di vedere una drastica riduzione della qualità di vita. Negli ultimi 5 anni, l’immunoterapia si è imposta come una valida strategia alternativa ai trattamenti più invasivi e l’approccio moderno ed innovativo che il progetto intende perseguire è quello di considerare un tumore come “una patologia curabile”, piuttosto che “una malattia cronica”. L’impatto che ci si attende dal progetto è quello di un miglioramento della qualità di vita dei pazienti sottoposti ad immunoterapia.

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Scoperto fattori per la formazione dei tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Dimmi come ti dividi e ti dirò chi sei. Circa un terzo dei tumori umani, infatti, possono originare da cellule “difettose” che si dividono “male”. Un recente studio dei ricercatori dell’Istituto Regina Elena (IRE) e dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBPM-CNR), pubblicato sulla rivista Oncogene, ha identificato un nuovo ruolo della proteina Aurora B che risulta cruciale per un corretto completamento della divisione cellulare. Aurora B è espressa in maniera anomala in molti tipi di tumori ed è stata identificata come bersaglio molecolare di nuove terapie antitumorali; farmaci che ne bloccano l’attività sono oggetto di studi pre-clinici e clinici.Il recente studio dei gruppi di ricerca diretti da Silvia Soddu del Regina Elena e da Cinzia Rinaldo dell’IBPM-CNR apre un nuovo capitolo sulla comprensione del meccanismo di controllo della divisione cellulare e sulle cause scatenanti l’insorgenza di molti tumori.Facciamo un passo indietro. Già nel 2012 il team di Silvia Soddu aveva dimostrato che la localizzazione delle proteine HIPK2 e H2B sul ponte intercellulare che si forma durante la separazione delle cellule, detta citochinesi, assicura la corretta divisione e trasmissione del materiale genetico tra le cellule figlie. Se questo processo non avviene in modo regolare le due cellule figlie non si dividono ma generano una cellula tetraploide che ha il doppio del contenuto di cromosomi di una cellula normale. “Ora abbiamo scoperto – spiega Silvia Soddu – che la proteina Aurora B regola la specifica localizzazione di HIPK2 e del suo partner H2B durante la citochinesi.”“Aurora B – prosegue Cinzia Rinaldo – è spesso deregolata nei tumori e il suo malfunzionamento può quindi portare al fallimento della citochinesi e alla formazione di cellule aberranti dotate di due nuclei, che sono geneticamente instabili e possono portare alla formazione e progressione dei tumori.”“Lo studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – aggiunge un nuovo e importante tassello alla comprensione delle cause che favoriscono l’insorgenza del cancro, e alla individuazione di nuovi target per bersagli terapeutici.”

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Tumori: Nuova arma nei casi di alterazione genetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Una nuova arma nei tumori che presentano una particolare alterazione genetica, la fusione di geni NTRK (Neurotrophic Tyrosine Receptor Kinase). Lo dimostrano i dati su una molecola innovativa, Loxo-101, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine (NEJM). Queste alterazioni genetiche sono presenti in una vasta serie di tumori e determinano un’attivazione incontrollata di un recettore, TRK (Tropomyosin Receptor Kinase), e la crescita del tumore. Loxo-101 agisce direttamente su TRK, disattivando la via di segnalazione che consente ai tumori con fusione TRK di crescere. Nei dati analizzati dei 55 pazienti trattati nello studio di Fase I (su pazienti adulti), nello studio NAVIGATE di Fase II e nello studio SCOUT di Fase I/II (su pazienti pediatrici), Loxo-101 ha dimostrato un’attività marcata e duratura, con un tasso di risposta globale pari al 75% in base alla valutazione centralizzata e all’80% in base alla valutazione dello sperimentatore. Al momento dell’analisi, l’86% dei pazienti che aveva manifestato una risposta proseguiva il trattamento con Loxo-101 o era stato sottoposto a interventi chirurgici con finalità terapeutiche. La durata mediana della risposta e la mediana della sopravvivenza libera da progressione di malattia non sono state raggiunte. Il farmaco è stato ben tollerato e la maggior parte degli eventi avversi è stata di grado 1 o 2.
“I dati riportati nella pubblicazione sul NEJM evidenziano il potenziale di questo farmaco per i pazienti affetti da tumori con fusione TRK”, ha dichiarato David Hyman, M.D., principal investigator dello studio NAVIGATE, responsabile del servizio Early Drug Development presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center e autore principale dell’articolo pubblicato sul NEJM. “Questi dati, prosegue Hyman, “giustificano lo screening per le fusioni TRK nei pazienti di tutte le età affetti da tumori solidi in stadio avanzato”.
“Le fusioni genetiche di NTRK, che possono essere identificate mediante sequenziamento dei geni, sono rare, ma presenti in vari tumori di pazienti pediatrici e adulti. Questi dati dimostrano il potenziale di questo farmaco, del quale potrebbero beneficiare i pazienti affetti da una vasta serie di tumori con fusione TRK”, spiega Scott Fields, MD, vice president senior di Bayer e responsabile dello Sviluppo oncologico nella Divisione Pharmaceuticals di Bayer. “Ci impegniamo”, conclude il vice president, “per collaborare con le autorità regolatorie e la comunità scientifica in modo da mettere questa nuova e importante opzione terapeutica a disposizione dei pazienti nel più breve tempo possibile”. I dati pubblicati sul NEJM includono un periodo di follow-up dei pazienti superiore di tre mesi rispetto ai dati presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2017.

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I tumori testa-collo rappresentano il 4% di tutte le neoplasie

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

Ogni anno in Italia sono diagnosticati oltre 9.500 nuovi casi. Gli uomini sono i più colpiti dalla malattia e nella fascia d’età tra 50 e 69 anni è la quinta neoplasia più frequente (dati AIRTUM).Un recente lavoro dell’Istituto Regina Elena di Roma rivela che la proteina p53 mutata induce la crescita incontrollata di tumori squamosi della testa-collo stimolando l’aberrante attività di lunghi RNA.La proteina p53, anche detta “guardiano del genoma”, è uno dei più potenti soppressori tumorali che il corpo umano ha a disposizione. Ricercatori dell’Istituto Regina Elena di Roma hanno individuato un importante meccanismo d’azione di p53 mutata nei tumori squamosi della testa-collo. I pazienti colpiti dalla neoplasia e con tale mutazione hanno in genere un decorso infausto, con una bassa risposta alla radio e chemioterapia e questo spiega l’urgenza di trovare strategie per bloccare l’azione di p53 mutata. I risultati dello studio condotto da Giovanni Blandino e Silvia Di Agostino del Laboratorio di Oncogenomica ed Epigenetica IRE e pubblicati su Theranostics dimostrano che, nei tumori testa-collo, p53 mutata è in grado di agire sull’attività di specifiche molecole di RNA con importanti funzioni regolatorie. Più precisamente, nella cellula tumorale una di queste molecole, il long ncMIR205HG indotto da p53 mutata, sequestra un piccolo micro-RNA, chiamato miR-590-3p. Questo soppressore tumorale una volta sequestrato non può più limitare la proliferazione incontrollata delle cellule maligne. Spezzare il legame tra i due RNA ripristina le normali funzioni di miR-590-3p e rallenta la proliferazione e la capacità migratoria delle cellule maligne.Il meccanismo d’azione di p53 mutata può quindi essere considerato un bersaglio per terapie molecolari di precisione nei tumori aggressivi della testa-collo. L’importante scoperta è stata possibile grazie al contributo del Ministero della Salute che ha sostenuto il progetto “Genomic instability (IN) in Head&Neck cancers: Role of Gain of Function activity (GOF) of p53 mutants” di cui Silvia Di Agostino è la responsabile scientifica, e dell’Associazione per la Ricerca sul Cancro (AIRC) che sostiene la ricerca sullo studio delle attività oncogeniche di p53 mutata.

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Tumori: Oncologia di precisione arma vincente

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

tumore metastatico2Negli anni Settanta solo poco più del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere il cancro, negli anni Novanta questa percentuale arrivava al 47%, oggi 6 persone su dieci sopravvivono al cancro e, quando non si arriva a guarigione, in molti casi è possibile convivere a lungo termine con la malattia con una buona qualità di vita. Il merito va attribuito ai progressi nella diagnosi precoce, alle campagne di prevenzione e all’innovazione nella ricerca contro i tumori. Proprio l’oncologia rappresenta l’area terapeutica in cui si concentrano maggiormente gli sforzi della ricerca farmaceutica: basti pensare che su oltre 7.000 molecole in sviluppo clinico, più di 1.800 appartengono all’area oncologica. “Alle sfide ed opportunità nel mercato farmaceutico nel prossimo triennio” è dedicato il convegno che svolge oggi a Torino. “La nuova frontiera nel trattamento del cancro è rappresentata dall’oncologia di precisione – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Medica all’Università di Torino –. La prima ‘ondata’ è stata costituita dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno cambiato l’aspettativa di vita in diverse neoplasie solide e in un considerevole numero di quelle ematologiche, ma che hanno anche mostrato limiti in termini di acquisizione di resistenza. Ad esempio nel tumore del polmone questi trattamenti riescono a controllare la malattia per un lungo periodo di tempo, però sono efficaci solo nei pazienti che presentano specifiche mutazioni genetiche: sono una minoranza, pari a circa il 15%, soprattutto non fumatori. La seconda ‘ondata’ dell’oncologia di precisione ha preso forma con l’immunoterapia che progressivamente ha dimostrato efficacia in diversi tipi di tumori solidi, a partire dal melanoma fino alle neoplasie del rene e del polmone, con importanti prospettive anche in quelle della vescica, del distretto testa collo, del fegato e del colon-retto. Il concetto di medicina di precisione dovrebbe essere applicato in modo ampio a qualsiasi tipo di approccio sistemico nella terapia dei tumori solidi. Queste innovazioni implicano costi sociali rilevanti e impongono con forza il tema della sostenibilità, nell’ambito di un servizio sanitario universalistico come il nostro che offre ogni attività diagnostica e terapeutica a titolo gratuito”. Da un lato vanno considerati i costi legati allo sviluppo di una nuova molecola, che oggi sono pari a più di 2,5 miliardi di dollari, cresciuti più di 13 volte negli ultimi 40 anni (sono soprattutto le fasi di sviluppo clinico ad assorbire più del 50% dell’intero costo di sviluppo del farmaco). Dall’altro vi sono i costi sociali: nel 2015 le uscite associate ai tumori in Italia sono state pari a 18,9 miliardi di euro, di cui il 57% rappresentato da costi diretti (che includono la spesa per assistenza primaria, ambulatoriale, ospedaliera, il pronto soccorso, il follow up e i farmaci) e il restante 43% da ricondurre a perdite di produttività (legate alla mortalità, disabilità e pensionamento anticipato). Non solo. I pazienti oncologici italiani attendono in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per accedere a un farmaco anti-cancro innovativo. È il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia nella prima Regione italiana. Un termine che può dilatarsi fino a tre anni (1.074 giorni) se si considera l’ultima Regione in cui il farmaco viene messo a disposizione. “La sfida è individuare il giusto equilibrio fra immediata disponibilità delle terapie anti-cancro innovative e sostenibilità del sistema sanitario – sottolinea il prof. Scagliotti -. Va affrontato il grave problema dei tempi di accesso a questi trattamenti nelle diverse regioni del nostro Paese. Il ridimensionamento dei prontuari terapeutici regionali potrebbe essere la via da seguire, perché l’inserimento delle nuove terapie in questi elenchi implica inevitabili e inutili tempi di attesa a danno dei pazienti. L’aumento del Fondo sanitario nazionale per garantire la sostenibilità è una ‘soluzione tampone’ che non può essere applicata a lungo termine. Va creato un tavolo di lavoro che includa i diversi attori coinvolti: agenzia regolatoria, industria, società scientifiche, accademia e pazienti. L’obiettivo è ridefinire il concetto di innovazione: non può essere considerato innovativo un farmaco reso disponibile 3 o 4 anni dopo la prima terapia commercializzata in quella specifica classe terapeutica. Bisogna ragionare in termini di costo e di efficacia delle terapie. Vanno fissate regole nuove rispetto a 10 anni fa”.

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I tumori neuroendocrini

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

tumori neuroendocriniSono tumori rari che possono svilupparsi da particolari cellule presenti in diversi organi; rappresentano circa lo 0,5% di tutti i tumori maligni e nella maggior parte dei casi (60-70%) colpiscono il tratto gastroenteropancreatico costituito da stomaco, intestino e pancreas.
Essendo patologie poco frequenti, è di particolare utilità la realizzazione di linee guida per la loro gestione da parte di team multidisciplinari e internazionali. Il nuovo documento di consenso di AME, Associazione Medici Endocrinologi e Italian AACE Chapter, American Association of Clinical Endocrinologist su trattamento e follow-up dei tumori neuroendocrini gastroenteroepatici verrà presentato a Udine il 26 e 27 gennaio al 2^ UpDate in Endocrinologia Oncologica che vedrà la presenza di numerosi esperti nazionali e internazionali nei campi dell’endocrinologia e dell’oncologia
La Consensus copre una carenza nella letteratura internazionale e un vuoto conoscitivo sulla valutazione della risposta della terapia e del follow-up dei tumori neuroendocrini, sulla gestione della terapia, sulla gestione del paziente nel tempo, quali esami eseguire, il timing e come interpretare i risultati. Lo studio è in corso di pubblicazione su “Endocrine, Metabolic & Immune Disorders – Drug Targets” ma già disponibile su PubMed.“Negli ultimi anni in campo endocrinologico e oncologico sono stati compiuti notevoli progressi, sottolinea il dottor Franco Grimaldi, Direttore SOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo – Nutrizione Clinica, Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine e organizzatore del convegno, sia nella ricerca di base che in quella clinica ed in particolar modo per quanto riguarda l’utilizzo di nuovi strumenti che consentono l’individuazione di tali tumori. Si calcola infatti che negli ultimi anni l’incidenza di tumori neuroendocrini asintomatici e di piccole dimensioni (<2 cm) sia aumentata del 700% proprio grazie al vasto utilizzo e al miglioramento di tecniche di imaging come la risonanza magnetica, soprattutto per il follow up di altri tumori. Alla luce anche delle caratteristiche di tali tumori che spesso non sono aggressivi e hanno una crescita lenta, questo pone il dubbio se sia appropriato sottoporre pazienti a basso rischio allo stesso trattamento tradizionalmente riservato a neoplasie più avanzate, esponendo i pazienti a possibili complicanze ed effetti indesiderati probabilmente non indispensabili e rischiando di sottoporre a overtreatment pazienti con lesioni incidentali o piccole. Il documento di consenso suggerisce di non attuare un trattamento chirurgico su pazienti con tumori asintomatici scoperti incidentalmente, di dimensioni minori di 2 cm e con basso indice proliferativo; se invece la diagnosi di un tumore neuroendocrino arriva in seguito alla comparsa di sintomi, che dipendono dal tipo di ormone secreto in eccesso, l’indicazione è la chirugia”. “Punto focale delle linee di consenso è il ruolo fondamentale dell’endocrinologo nella gestione dei tumori neuroendocrini, continua Grimaldi, che devono essere affrontati con un’equipe multidisciplinare comprendente anche oncologo, chirurgo, medico nucleare, gastroenterologo, pneumologo e radiologo. L’equipe si deve dedicare alla gestione del paziente allineandosi alle linee guida internazionali e nazionali e la complessità della gestione del paziente con tumore neuroendocrino richiede l’interazione e il coinvolgimento di tutti i professionisti delle discipline coinvolte nelle diverse fasi di diagnosi, trattamento e follow up. Da non trascurare nella strategia multidisciplinare è il punto di vista del paziente e, data la lunga aspettativa di vita delle persone con tumori neuroendocrini, bisogna prestare molta attenzione alla loro qualità di vita e alle possibili tossicità e effetti collaterali legati ai trattamenti”.“Seppur rare, conclude Grimaldi, queste patologie possono essere curate a distanza di anni con una corretta terapia, prolungando la sopravvivenza del paziente migliorandone la qualità di vita”.

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Tumori testa-collo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

bruxelles-1Bruxelles. In Europa, i tumori testa-collo sono ancora una patologia molto sottovalutata: il 60% dei pazienti si presenta infatti alla diagnosi con una neoplasia ad uno stadio localmente avanzato1. Proprio per aumentare l’attenzione dell’opinione pubblica e migliorare la conoscenza su questi tumori, la European Head and Neck Society (EHNS) organizza dal 18 al 22 settembre 2017 la quinta edizione della Head and Neck Cancer Awareness Week, nell’ambito della “Make Sense Campaign” (www.makesensecampaign.eu).Tra gli obiettivi della campagna, l’educazione alla prevenzione e l’informazione sul riconoscimento di segni e sintomi della patologia, che rappresentano gli strumenti fondamentali al fine di migliorare gli esiti terapeutici. Rivolgersi tempestivamente ad un medico specialista permette infatti ai pazienti con un tumore diagnosticato ad uno stadio precoce di raggiungere un tasso di sopravvivenza dell’80-90%1. Questi numeri cambiano notevolmente se il tumore viene diagnosticato quando è già ad uno stadio avanzato: purtroppo il 60% di questi pazienti non supera i 5 anni.In Italia, l’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC) sostiene la campagna internazionale con il lancio, sui propri canali social e web, di un video animato per favorire la conoscenza sui tumori testa-collo, realizzato con il contributo non condizionato di Merck.Nel nostro Paese, questa neoplasia rappresenta il sesto tipo di tumore più diffuso. Ogni anno vengono diagnosticati circa 10.000 nuovi casi e il totale dei pazienti colpiti da un tumore della testa e del collo è 113.165. Sia l’incidenza, sia la prevalenza sono più alte al Nord rispetto al Centro-Sud2.
Il video animato vede impegnato il protagonista-paziente in un “viaggio” di approfondimento sulle caratteristiche dei tumori della testa e del collo. Nelle varie tappe conoscitive del viaggio, il paziente viene accompagnato dal suo medico e dai “personaggi testa-collo”, rappresentati dagli organi che vengono colpiti da queste neoplasie. Attraverso le spiegazioni del medico, il paziente verrà a conoscenza dei fattori di rischio, comprenderà quali sono i principali sintomi e capirà come la diagnosi precoce e la giusta prevenzione possano incidere notevolmente sui tassi di guarigione. Il video si conclude con un messaggio molto chiaro: è importante affrontare il tumore con l’aiuto di un team multidisciplinare di esperti. I canali AIOCC sui quali verrà diffuso il video sono il sito web dell’Associazione (www.aiocc.it) e la pagina Facebook AIOCC – IHNS Associazione Italiana di Oncologia Cervico Cefalica.
“Merck sostiene l’AIOCC nel suo impegno contro i tumori testa-collo, sin da quando l’Associazione è stata fondata nel 2010” – dichiara il Dott. Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck. “Siamo stati felici di supportare la realizzazione del video di animazione sui tumori testa-collo. Oggi l’utilizzo di nuovi linguaggi, del web e dei social, è sempre più importante per raggiungere il maggior numero di persone possibile, informandole adeguatamente e con semplicità sui temi della salute e della prevenzione”.
Si tratta di neoplasie che possono colpire le cellule epiteliali di tipo squamoso degli organi del distretto cervico-facciale (lingua, bocca, orofaringe, rinofaringe, ipofaringe, laringe e seni paranasali. Circa 3 tumori testa-collo su 4 sono causati dal tabacco e dall’alcool. Le persone che usano sia alcool sia tabacco rischiano maggiormente di sviluppare questi tumori. Anche le infezioni da papilloma virus umano (HPV), soprattutto HPV-16, aumentano il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore testa-collo, in particolare i tumori dell’orofaringe che coinvolgono le tonsille o la base della lingua.

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Lotta comune per sconfiggere i tumori

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

camera deputati2Roma martedì 19 settembre dalle 11.45 alla Sala Aldo Moro Camera dei Deputati (Montecitorio) presentazione del libro di “Insieme contro il camcro”. Interverranno: Antonio Tajani (Presidente del Parlamento Europeo), Mario Melazzini (Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco) e Monica Guerritore (Attrice), Francesco Cognetti (Autore e Presidente di Insieme Contro il Cancro) e Mauro Boldrini (Autore e Direttore della Comunicazione di Insieme Contro il Cancro). Chairman dell’evento sarà il dott. Gianni Letta (giornalista). nel nostro Paese il 5% della popolazione riesce a sopravvivere al cancro. Quello che è stato definito il “Male del secolo” sta diventando una malattia che può essere sempre più curata. Nonostante questo importante risultato va constatato che in Italia manca ancora una vera e propria cultura della prevenzione oncologica, della gestione e riabilitazione del paziente e della ricerca scientifica. Tutti possono, e devono, fare della lotta al cancro una della loro priorità. Non solo oncologi ma anche le Istituzioni, la Cultura, l’Imprenditoria, i Media, il Mondo dello Sport e dello Spettacolo. Con l’impegno di ciascuno, nel proprio ambito, sarà possibile rendere il tumore sempre più guaribile e garantire a chi l’ha superata un ritorno ad una vita normale.
Per questo la Fondazione Insieme Contro il Cancro ha deciso di raccogliere le testimonianze di 22 personaggi famosi (rappresentati delle Istituzioni, attori, giornalisti, imprenditori, sportivi). Le interviste sono state raccolte nel libro La grande lotta comune per sconfiggere i tumori (autori Francesco Cognetti e Mauro Boldrini, Mondadori Editore).

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Tumori testa collo: terza edizione del premio promosso dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) e sostenuto da Merck

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

merckUn premio di 15.000€ al miglior progetto multidisciplinare che aiuti ad individuare soluzioni clinico-assistenziali per il miglioramento della qualità di vita di pazienti con tumori testa-collo in stadio localmente avanzato. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, conferma il suo sostegno, per il terzo anno consecutivo, al premio Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) dedicato ai tumori della testa e del collo. Il riconoscimento sarà assegnato al miglior progetto volto ad individuare soluzioni clinico-assistenziali per migliorare la qualità di vita dei pazienti con questo tipo di neoplasie.Il premio di 15.000€ verrà assegnato da una commissione che sceglierà il progetto in base alla rilevanza scientifica e ai benefici in termini di qualità di vita, per le persone con tumori del distretto cervico-facciale. Le domande di partecipazione dovranno essere inviate per posta elettronica entro le ore 12:00 del 30 settembre 2017 all’indirizzo elena.moro@aiom.it. Per maggiori informazioni e per verificare i requisiti di ammissione è possibile consultare il bando di concorso sul sito http://www.aiom.it.“Questo premio è volto al miglioramento dell’approccio terapeutico rispetto ai tumori del distretto cervico-facciale – ha affermato Carmine Pinto, Presidente AIOM e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia dell’IRCCS Santa Maria Nuova di Reggio Emilia – La valutazione dei progetti multidisciplinari sarà basata sia sulla rilevanza scientifica che sui benefici per i pazienti con questa tipologie gravi tipologie di tumori, nella speranza che si riesca a migliorarne la qualità della vita”.In Italia i tumori del distretto cervico-facciale rappresentano circa il 4% di tutte le nuove diagnosi di cancro nella popolazione generale1. I pazienti con diagnosi di tumore del testa-collo sono 113.165, con un’incidenza maggiore negli uomini (84.737) che però rispetto al passato vedono diminuire la percentuale di mortalità (-2,1% all’anno)1. I due più importanti fattori di rischio di questo tipo di neoplasia sono l’alcool e il tabacco, ma anche le infezioni da HPV (Human Papillomavirus), soprattutto HPV-16, costituiscono un fattore di rischio per alcuni tipi di tumori della testa e del collo, in particolare quelli dell’orofaringe, che coinvolgono la base della lingua o le tonsille. “Anche quest’anno abbiamo deciso di sostenere Aiom e questo premio – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia – Crediamo molto in questa iniziativa, finalizzata a promuovere nuove strategie terapeutiche volte a migliorare la percentuale di sopravvivenza e la qualità di vita delle persone con questo tipo di neoplasie”.

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Tumore del polmone: identificato un nuovo bersaglio terapeutico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

tumore polmoneUn team di ricerca della Sapienza ha individuato il meccanismo molecolare che controlla le cellule staminali tumorali dell’adenocarcinoma, il più frequente dei tumori polmonari. La scoperta apre la strada a strategie mediche maggiormente efficaci e meno invasive.
Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro e l’adenocarcinoma è il tipo più frequente. Finora gli unici trattamenti previsti nella pratica clinica sono la resezione chirurgica, ove possibile, coadiuvata da regimi aggressivi di chemioterapia e radioterapia. Ciononostante, l’esito rimane infausto per molti pazienti.Una strategia medica sicuramente più efficace e meno invasiva potrebbe essere quella che si basa sul controllo delle cellule staminali tumorali, considerate “il serbatoio del cancro”, cellule relativamente insensibili alle strategie terapeutiche attualmente in uso.
In questo ambito di ricerca, il team coordinato da Elisabetta Ferretti del Dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza, ha identificato il ruolo della proteina Gli1 nei meccanismi molecolari che controllano le cellule staminali di adenocarcinoma del polmone. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Oncogene. “La caratterizzazione di questi circuiti molecolari è un passo molto importante nella comprensione della complessa biologia di questo tipo di tumore – spiega Agnese Po, Ricercatrice del Dipartimento di Medicina Molecolare della Sapienza– e i risultati ottenuti permettono di poter sviluppare strategie terapeutiche che possano unire l’arma del targeting di Gli1 alle terapie biologiche già nell’uso clinico o in corso di valutazione nei clinical trials”.“Essendo la funzione di Gli1 a valle di quella di altre vie attive nel adenocarcinoma del polmone già note – afferma Elisabetta Ferretti – utilizzarlo come bersaglio terapeutico potrebbe rappresentare una strategia vincente laddove la resistenza ai farmaci è una causa frequente di fallimento delle terapie antineoplastiche.Questa scoperta – aggiunge Elisabetta Ferretti – è dedicata con orgoglio e riconoscenza ad Alberto Gulino, Docente e Direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare della Sapienza venuto a mancare prematuramente nel 2014, che ha ispirato e trasmesso con passione e competenza il valore del sapere e l’entusiasmo per la ricerca scientifica ai suoi allievi.

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Le nuove armi per scoprire le mutazioni dei tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

tumore metastatico1WASHINGTON. Un tumore al seno, o al colon, oppure alla prostata, non colpisce ogni persona allo stesso modo. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e riuscire a studiare le caratteristiche molecolari di ogni tumore significa poter individuare nuovi biomarcatori e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace. Inoltre, nuove tecnologie permettono, attraverso un esame del sangue di individuare le cellule tumorali circolanti (CTCs) che si staccano dal tumore primario e migrano per formare metastasi. Lo studio di queste cellule permette di determinare il profilo genetico del tumore, e in futuro non lontano, permetterà di scegliere la terapia più adeguata per quel tumore specifico e monitorarne la progressione. Su questi temi oncologi provenienti da tutto il mondo si confrontano in questi giorni a Washington, Stati Uniti, in occasione di un simposio internazionale dal titolo “Resolving Cancer Heterogeneity: Drawing New Horizons in Precision Medicine”, Organizzato dal Translational Molecular Pathology Department dell’Università del Texas, Stati Uniti, e dal Dipartimento di Biologia dei Tumori dell’Università di Amburgo, Germania, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Al simposio di Washington vengono presentate nuove strategie antitumorali e tecnologie mirate a identificare e trattare le possibili varianti tumorali, differenti in ogni paziente e per ogni topo di tumore. Oggi sappiamo che esistono tumori da cui si guarisce più facilmente e altri che richiedono terapie più aggressive e che il tumore di una persona non è uguale a quello di un’altra persona. Anche i tumori che chiamiamo con lo stesso nome sono in realtà un insieme di tumori diversi quando esaminati dal punto di vista molecolare: in altri termini esiste una grande eterogeneità tra i tumori. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e la capacità di aggredirlo con successo dal punto di vista terapeutico è stata in passato limitata sia dalla scarsa conoscenza sull’eterogeneità sia dalla carenza di tecnologie capaci di permettere la caratterizzazione delle diverse componenti del tumore che vanno aggredite in maniera differenziata. Oggi le moderne tecnologie possono essere utilizzate per studiare il profilo genetico del tumore e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace.
«L’eterogeneità del tumore è la maggiore sfida a cui siamo impegnati per dare più efficacia alla diagnosi e al trattamento del tumore con terapie più selettive, individualizzate per ogni paziente e per ogni stadio di malattia» spiega I. Wistuba, M.D., Direttore del Translational Molecular Pathology Department all’Università del Texas di Houston, Stati Uniti, e co-presidente del simposio. «Le potenzialità delle moderne tecniche diagnostiche molecolari sono spesso limitate dall’intrinseca eterogeneità genetica dei tumori. Negli scorsi anni la diagnostica dei tumori si è evoluta verso tumore fegatocampioni e biopsie più piccoli che spesso sono composti da una limitata quantità di tessuto tumorale. Non tutte le popolazioni di tumore sono ugualmente rappresentate in questi campioni e senza strumentazioni adeguate possono determinare una mancata interpretazione delle alterazioni genomiche»
Viceversa, comprendere l’eterogeneità del tumore può essere utile per la scoperta di terapie antitumorali e biomarcatori, così come può segnalare differenti risposte alla terapia. Infatti le differenze genetiche tra le cellule tumorali possono spiegare perché alcune rimangono presenti nel paziente dopo la conclusione del trattamento antitumorali e nuovi strumenti possono contribuire all’individuazione delle cellule tumorali circolanti (CTCs)
«Le CTCs sono rilasciate e disseminate nel sangue e nel sistema linfatico dai tumori in fase avanzata» aggiunge Klaus Pantel, Direttore del Dipartimento di Biologia dei Tumori al Centro Medico Universitario di Amburgo, Germania, e co-presidente del simposio. «Sono un promettente strumento per studiare l’eterogeneità nei pazienti, e possono essere una rappresentazione davvero utile della variabilità genomica dei pazienti. In più la loro analisi genetica potrebbe aiutare a monitorare i progressi della malattia e per verificare l’efficacia della terapia in tempo reale con un test minimamente invasivo, che potrebbe far superare alcune limitazioni correlate alle biopsie dei tumori solidi»
tumore-al-seno-2E a supporto dei ricercatori clinici sono oggi disponibili due tecnologie di Menarini Silicon Biosystem. CellSearch è il primo e unico test, validato clinicamente e approvato dalla U.S. Food and Drug Administration (ente che regolamenta i medicinali negli USA), che a partire da un semplice prelievo di sangue è in grado di rilevare e contare le cellule tumorali circolanti in pazienti con cancro metastatico al seno, alla prostata e al colon-retto. E’ stato dimostrato in diversi studi clinici che, in questi pazienti, la conta delle CTCs con il sistema CellSearch è un fattore prognostico che permette di predire in maniera indipendente la sopravvivenza globale e la sopravvivenza senza progressione della malattia.
Ed è qui che interviene la seconda tecnologia di Menarini Silicon Biosystems, il sistema DEPArray (utilizzato al momento solo nell’ambito della ricerca clinica), che utilizzato a valle del sistema CellSearch permette l’isolamento delle singole cellule tumorali circolanti e ne consente quindi la loro analisi molecolare con assoluta precisione. Dalle informazioni genetiche ricavate da queste cellule sarà possibile nel futuro intraprendere una terapia ad hoc per ogni paziente, personalizzata e di precisione e seguire nel tempo l’evolversi della malattia e la sua risposta al trattamento.
La tecnologia DEPArray consente inoltre di isolare le cellule tumorali a partire da piccole parti di tessuto contenente anche pochissime cellule tumorali, che in molti casi sono le uniche disponibili per essere analizzate e per identificare con precisione i responsabili molecolari del tumore.
tumore metastatico«Identificare le mutazioni nelle singole cellule di ciascun paziente significa capire se e quale farmaco o combinazione di farmaci possano essere più efficaci e utili nel caso specifico» sottolinea Giuseppe Giorgini, Presidente e CEO di Menarini Silicon Biosystems. «“Oggi nel mondo sono quasi 300 i laboratori che già utilizzano Cellsearch CTC per le biopsie liquide. Affiancando la tecnologia Menarini del DEPArray, questi laboratori e tanti altri possono passare da una mera prognosi sulla sopravvivenza a un’analisi del genoma del tumore con un salto straordinario nella possibilità di scegliere la cura giusta per il paziente. Grazie al test, infatti, in un futuro molto prossimo, l’oncologo potrà valutare il rischio per ciascun paziente e anche la sua capacità di risposta alle terapie disponibili. L’utilizzo di DEPArray, offre uno strumento formidabile e agevole per la diagnosi e la personalizzazione delle terapie, in modo da massimizzarne l’effetto sulle cellule malate.Tutto ciò significa poter seguire l’evoluzione nel tempo della malattia e raccogliere informazioni cruciali per il monitoraggio della stessa e verificare l’insorgenza di condizioni di resistenza ai farmaci» conclude Giorgini.

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Tumori e mutazioni somatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

tumoreE’ ormai noto che i tumori i sono il risultato di un insieme di mutazioni del DNA che sopraggiungono e si accumulano, nel corso della vita, nelle cellule dell’individuo. Tali mutazioni, dette “somatiche” (colpiscono solo alcune cellule dell’organismo e non sono trasmesse alla progenie), sono la conseguenza dei danni apportati al DNA da diversi fattori come fumo, inquinamento, radiazioni, alcool, farmaci, alterazioni metaboliche come nell’obesità, nell’invecchiamento, ecc. Molte di queste mutazioni vengono spontaneamente riparate dall’organismo e le cellule mutate eliminate.
Può accadere però che, nel corso della vita, questi danni non riescono ad essere riparati dall’organismo e che quindi si vada incontro ad un processo progressivo di accumulo di mutazioni che porta all’insorgenza della patologia tumorale. Il tutto può accadere in un periodo di tempo molto lungo in quanto dalla prima mutazione alla manifestazione della malattia, possono passare da 10 a 30 anni. La tendenza al progressivo accumulo di mutazioni, nel tempo, è espressione della condizione di “instabilità genetica” Tale instabilità può essere considerata come la fase prodromica della malattia cancro perché, nonostante l’individuo sia sano e privo di sintomi, sta sviluppando un processo che ha il cancro come sua evoluzione”.
HELIXAFE è il programma sviluppato da Bioscience Genomics, spin off dell’Università di Tor Vergata che permette, attraverso un semplice prelievo di sangue, di valutare il profilo individuale di stabilità genetica, che si aggiorna periodicamente (ogni anno) mediante la ripetizione del test della lettura delle mutazioni. Quanto più il monitoraggio si estende nel tempo, tanto più diventa accurato il risultato.L’eventuale instabilità genetica, a carico di un determinato gene, indurrà lo specialista che rilascia il referto a consigliare un programma di diagnosi precoce che ha come obiettivo la ricerca di tracce di DNA tumorale circolante ed un più serrato controllo mediante le tecnologie tradizionali.
“Tale progetto” spiega il Dottor Andrea Mancuso, Ricercatore Clinico e Traslazionale del Reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma “offrirà all’oncologo medico una potenzialità diagnostica e terapeutica in tutte le fasi di gestione del paziente dal follow-up al monitoraggio dell’efficacia della terapia oncologica e alle scelte terapeutiche successive. Provvederà all’interno di trial clinici di impattare sulla sopravvivenza globale del paziente riducendo le terapie inefficaci e migliorare o addirittura eliminare effetti iatrogeni”.Piuttosto che cercare cellule o DNA tumorali nel sangue, che sono presenti solo quando il tumore è già sviluppato e a volte già in stato avanzato, il programma Helixafe esegue il monitoraggio periodico delle mutazioni somatiche per intercettare l’eventuale instabilità genetica che anticipa lo sviluppo della patologia.Per leggere le mutazioni somatiche non basta un semplice prelievo di tessuto biologico da cui estrarre il DNA, ma bisogna isolare il DNA libero circolante dal sangue periferico e sequenziarlo con tecnologie e protocolli particolarmente sofisticati per ottenere un’accuratezza di risultato vicina al 100%. Se fino ad oggi non è stato possibile sviluppare questo programma di prevenzione è perché le tecnologie ed i protocolli in grado di fornire l’adeguata affidabilità del risultato sono recentissime.“Conoscere le mutazioni, oggetto della instabilità genetica, non ha solo il vantaggio di conoscere le mutazioni e valutarle in termini di rischi potenziali, ma anche di poter intervenire precocemente per fornire informazioni indispensabili per un trattamento mirato colon-retto tumoreed efficace” spiega il Prof. Giuseppe Novelli, Genetista dell’Università di Tor Vergata che aggiunge: “un programma di predizione del rischio individuale di malattia accuratamente valutato, suggerisce infatti la possibilità di accedere a terapie personalizzate basate sulle caratteristiche molecolari dello specifico tumore aumentando esponenzialmente le possibilità di guarigione e sopravvivenza”. Intervenire, nel programma di prevenzione, in anticipo rispetto alla diagnosi precoce ed accedere alle terapie personalizzate su base biomolecolare aumenta esponenzialmente le possibilità di guarigione e sopravvivenza”.Le mutazioni rilevate nel corso del tempo vengono analizzate mediante l’algoritmo KRI (Key Risk Indicator) di Bioscience Genomics, che valuta la tendenza di ciascuna (sono circa 3000) rispetto agli standard di stabilità.Il programma Helixafe interessa tutti i tumori solidi, ad eccezione di quelli al cervello, e può anche essere mirato a geni e mutazioni correlati a tumori specifici (polmone, mammella, colon). La selezione dei geni legati all’apparato respiratorio, infatti, rende il programma particolarmente utile per i fumatori, mentre le donne che hanno fatto uso di ormoni prediligeranno la selezione dei geni connessa all’apparato genitale per poi arrivare a soggetti con storia di polipi intestinali che valuteranno il pannello colon-rettale.

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Tumori urologici

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

La prostataA Napoli il XXVII Congresso Nazionale SIUrO con più di 600 esperti. Cresce nel nostro Paese il numero di pazienti con una diagnosi di tumore urologico. Sono oltre 780mila gli italiani che stanno lottando o hanno sconfitto un carcinoma della prostata (398mila), della vescica (253mila), del rene (97mila) e del testicolo (38mila). Erano “solo” poco più di 560mila nel 2012. Un “esercito” di persone alle quali diventa urgente garantire non solo cure efficaci ma anche una buona qualità di vita durante e soprattutto dopo la malattia. A questo tema è dedicato il XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) che vede riuniti a Napoli, fino a sabato, oltre 600 esperti da tutta la Penisola. “Curare la malattia e restare in vita è spesso il pensiero dominante di molti nostri pazienti – afferma il prof. Riccardo Valdagni Presidente Nazionale della SIUrO -. Si tratta di una preoccupazione più che legittima che però spesso lascia poco spazio per considerare gli effetti collaterali di alcune terapie. Oppure per valutare i reali rischi e benefici delle cure. Oggi grazie all’innovazione medico-scientifica le neoplasie genito-urinarie sono sempre più delle patologie croniche. Quindi è necessario spostare l’attenzione dall’urgenza della cura dell’organo malato alla presa in carico della persona a 360°. Un’esperienza come il cancro implica, infatti, anche tutta una serie di fattori fisiologi, psico-emozionali, sociali che non possono essere sottovalutati. La scelta del tipo di trattamento deve quindi anche contemplare aspetti non secondari come la salvaguardia della fertilità, il ritorno all’attività sessuale dopo il tumore e il reinserimento del paziente nel mondo del lavoro”. A Napoli vengono discusse inoltre le nuove terapie e gli ultimi risultati della ricerca clinica. “Negli ultimi anni – aggiunge il prof. Sergio Bracarda Vicepresidente Nazionale della SIUrO – gli specialisti hanno a disposizione un’ulteriore arma contro queste forme di cancro: l’immuno-oncologia. E’ una terapia che si affianca a quelle tradizionali come chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Stimola il nostro sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali attraverso l’utilizzo di anticorpi monoclonali. Ha dimostrato di essere particolarmente efficace e di aumentare la sopravvivenza globale dei pazienti colpiti da carcinoma del rene ed è inoltre mediamente ben tollerata. Sono allo studio o in fase di approvazione anche nuovi farmaci per il trattamento del tumore della vescica e della prostata”. “Le neoplasie urologiche rappresentano il 20% di tutte le nuove diagnosi di cancro registrate in Italia – sottolinea il prof. Giario Conti Segretario Nazionale della SIUrO -. Si tratta di malattie che per essere affrontate nel modo migliore richiedono le competenze di diversi specialisti clinici come oncologi, urologi, radioterapisti, patologi ma anche esperti di riabilitazione, psicologi e assistenti sociali. La nostra Società Scientifica è nata proprio per incrementare la collaborazione tra queste diverse figure professionali e per promuovere la gestione multidisciplinare del paziente oncologico. In questo modo è possibile favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica-osservazionale, facilitare l’accesso alle cure disponibili, migliorare la qualità di vita dei pazienti e di conseguenza ottimizzare anche l’utilizzo delle risorse del nostro servizio sanitario nazionale”. In Italia i dati sulla sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di un tumore genito-urinario sono più alti rispetto alla media europea. Questo vale per il carcinoma della vescica (78% e 68%); del rene (67% e 60%) e della prostata (88% e 83%). “Sono numeri incoraggianti che dimostrano l’ottimo livello di assistenza che il nostro sistema sanitario nazionale riesce a garantire ai pazienti – sostiene il prof. Valdagni -. L’Italia è all’avanguardia in Europa anche per quel che riguarda la sorveglianza attiva nel tumore della prostata. Questa patologia oncologica presenta un’alta incidenza e ogni anno fa registrare oltre 35mila nuovi casi. Circa 10mila di queste neoplasie sono però poco aggressive e di dimensioni ridotte. Possiamo quindi monitorarle attraverso esami specifici e controlli periodici invece di ricorrere a terapie radicali e invasive. Un recente studio, tutto italiano, promosso dall’Istituto dei Tumori di Milano con la collaborazione di otto Registri Tumori nazionali, ha dimostrato come il test del PSA, se da un lato concorre a individuare molti tumori indolenti che non devono essere trattati ma solo sorvegliati, dall’altra può individuare anticipatamente una percentuale significativa di tumori potenzialmente letali. E per questi tumori aggressivi la diagnosi precoce con il PSA ha migliorato significativamente la guarigione dei nostri pazienti”.
“Otto pazienti su dieci riescono ormai a sconfiggere la malattia – aggiunge il prof. Conti -. Tuttavia resta ancora molta strada da percorrere soprattutto per quanto riguarda la prevenzione primaria e secondaria. La metà delle neoplasie del tratto urinario sono causate dal fumo di sigaretta. Sedentarietà e dieta ricca di grassi sono importanti fattori di rischio che aumentano la possibilità di insorgenza di un tumore del rene o della prostata. Per quanto riguarda invece il carcinoma del testicolo ancora pochi giovani si sottopongono regolarmente a visite di controllo in grado di diagnosticarlo in fase precoce. Quindi stili di vita sani e controlli regolari sono da promuovere tra tutta la popolazione”.

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