Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘tumori’

Tumori: difficoltà economiche per 7 pazienti su 10

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Secondo il 12/mo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, in Italia, il 70% dei cittadini colpiti da cancro ha difficoltà finanziarie.”Una vergogna! Dati non degni di un Paese che si definisce civile” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le difficoltà economiche dipendono da svariati motivi. Intanto dal fatto che quando ti ammali gravemente sei costretto a fare decine di visite ed esami privati, sia per poter scegliere lo specialista medico sia perché spesso non puoi permetterti di attendere i tempi della liste di attesa. Poi perché il malato perde troppo rapidamente il suo reddito, non solo se è un lavoratore autonomo ma anche se è un lavoratore dipendente, non appena supera i giorni di malattia massimi concessi nei contratti di lavoro, troppo esigui per queste patologie. Infine, troppo spesso il malato è costretto a mettere mano al portafoglio per avere farmaci considerati “minori” e dispositivi medici che non sono passati dal servizio sanitario nazionale” conclude Dona.

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Tumori tiroidei asintomatici

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Nelle ultime decadi le neoplasie della tiroide rappresentano una delle diagnosi oncologiche più diffuse negli Usa e in Europa. Al contrario, non si è avuto un parallelo aumento della mortalità tumore-specifica, perché è aumentata prevalentemente la diagnosi di carcinoma papillare, il meno aggressivo degli istotipi. «Il sensibile incremento delle neoplasie tiroidee è stato attribuito, di volta in volta, al miglioramento della sensibilità degli strumenti diagnostici, a una varietà di fattori ambientali, quali l’esposizione a radiazioni, o al forte aumento dell’obesità, particolarmente in età pediatrica» affermano Rinaldo Guglielmi ed Enrico Papini, Uoc Endocrinologia & Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale (RM). «Partendo dalla possibile influenza dei fattori ambientali» segnalano «Colbeth e coll hanno condotto uno studio in cui è stata valutata l’incidenza del tumore della tiroide nei lavoratori (prevalentemente vigili del fuoco e personale sanitario) impegnati nelle fasi di salvataggio e recupero successivi all’attacco terroristico al World Trade Center (WTC) nel 2001». È stata arruolata una coorte di 14 987 maschi (le donne sono state escluse dallo studio per il loro esiguo numero) osservata fino al 31 dicembre 2018, riportano gli specialisti. «Questi pazienti» riferiscono Guglielmi e Papini «come parte di un programma di sorveglianza di possibili malattie respiratorie, hanno effettuato indagini mirate ogni 12-18 mesi (soprattutto mediante TC e RM). Sono stati considerati solo i casi di tumore accertato (7/72 casi di carcinoma sono stati esclusi per indeterminatezza del metodo di accertamento) e i soggetti sono stati anche suddivisi sulla base della fase iniziale o tardiva del loro intervento sul posto. L’incidenza del tumore è stata confrontata con la coorte del Rochester Epidemiology Project, seguita presso la Contea di Olmsted nel Minnesota, area in cui vivono 111000 persone e sufficientemente distante da New York per escludere influenze legate alle sostanze liberate dalla distruzione delle “Torri Gemelle”». Lo studio ha registrato un aumento significativo dell’incidenza dei tumori tiroidei nei lavoratori impegnati nel “rescue/recovery” del WTC rispetto agli abitanti della Contea di Olmsted (24.7 vs 10.4 per 100 000 persone/anno). La differenza è risultata significativa solo relativamente ai tumori asintomatici. Questa la conclusione degli autori: «lo studio mostra un aumento della diagnosi dei tumori tiroidei asintomatici a causa del riscontro incidentale dovuto alla sorveglianza attiva» riportano gli esperti. «A ulteriore dimostrazione dell’influenza della stretta sorveglianza sulla diagnosi, è sottolineato come l’aumento dell’incidenza sia massimo nei lavoratori impegnati nella seconda fase, in coincidenza con l’intensificazione del programma dei controlli medici seguito al cambio dei vertici del Fire Department di New York». Riguardo ai limiti dello studio: «È una indagine di coorte retrospettiva, in cui il riscontro della patologia tiroidea è incidentale e confrontata con il Registro del Minnesota, che fornisce anch’esso dati retrospettivi. Questo comporta il rischio che molti dati possano essere stati persi. Inoltre, la conferma della modalità di diagnosi avveniva con colloquio telefonico, mentre la differenza tra tumori sintomatici e asintomatici era basata sulla presenza, ante diagnosi, di sintomi potenzialmente correlabili a neoplasie tiroidee di grandi dimensioni (per effetti compressivi e/o infiltrativi). Sfortunatamente dei 65 carcinomi arruolati non si conoscono né dimensioni né stadiazione. Infine, la popolazione considerata è esclusivamente maschile, mentre nella popolazione generale la neoplasia è nettamente più diffusa nel sesso femminile». La redazione di Jama ha considerato il lavoro molto significativo e ha chiesto un autorevole commento a Gilbert Welch (Welch HG. JAMA InternMed 2020). «Questi» riportano Guglielmi e Papini «oltre a dichiararsi d’accordo con la US Preventive Services Task Force sulla raccomandazione contro lo screening ecografico della patologia tiroidea, si è spinto oltre, suggerendo strategie per prevenire le diagnosi incidentali di noduli e/o tumori tiroidei. Welch riflette sul fatto che, effettuata la diagnosi di carcinoma tiroideo, nonostante la recente introduzione da parte di numerose linee guida della possibilità di sola sorveglianza attiva dei micro-carcinomi, i pazienti di solito vengono avviati all’intervento di tiroidectomia totale. Ciò comporta la terapia sostitutiva con L-T4 a vita e l’insorgenza di possibili complicanze come disfonia ed ipoparatiroidismo». Un lavoro statunitense del 2013 ha stimato che i costi complessivi relativi all’intervento, alle complicanze e alla terapia nei pazienti operati di tiroidectomia sono pari, in media, a 35000 $ (Aschebrook-Kilfoy B, et al. Cancer EpidemiolBiomarkersPrev 2013). Questo impatto economico-assistenziale sembra poco giustificato per le forme meno aggressive e di riscontro incidentale del carcinoma della tiroide. «Welch, partendo dai risultati dello studio effettuato sui soccorritori del WTC, in cui la diagnosi incidentale nel corso di esame TC o RM aveva frequenza simile a quella ottenuta con gli screening ecografici, suggerisce di schermare la tiroide nell’esecuzione di tali indagini» spiegano gli esperti. «Questo stratagemma consentirebbe di “evitare distrazioni” del radiologo nei confronti di immagini tiroidee di basso impatto clinico ma con potenziali conseguenze assistenziali significative per il paziente. Inoltre, dati estranei al reale motivo dell’indagine possono indurre ansia per il paziente e per il medico. Il problema non riguarda solo la tiroide ma, vista la bassa aggressività, si potrebbe iniziare da questo organo». (fonte Doctor33)

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Tumori in Italia: ogni giorno mille nuovi casi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Il nostro Paese è leader a livello internazionale nelle ricerche sull’immuno-oncologia, che sta cambiando le prospettive di cura in molti tumori in fase avanzata. L’Italia infatti è fra i primi al mondo nelle sperimentazioni in questo campo, che rientra nell’oncologia di precisione, un approccio che mira a offrire il farmaco “giusto” al paziente “giusto” al momento “giusto”, migliorandone così l’efficacia e la qualità di vita. E la combinazione delle terapie immuno-oncologiche, anche con la chemioterapia e con la terapia mirata, sta evidenziando risultati importanti in tumori difficili da trattare in fase avanzata, come quelli del polmone, del rene, gastrico e dell’esofago, senza dimenticare il mesotelioma e il melanoma.

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Coronavirus: tumori polmone e testa-collo sanno difendersi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Fin dall’inizio della pandemia da SARS-CoV-2 grande attenzione è stata rivolta a sapere se i pazienti oncologici sono più suscettibili all’infezione da coronavirus, se la presenza del cancro li rende più predisposti ad ammalarsi gravemente ed in generale a sapere quali sono le interazioni tra COVID-19 e cancro. Lo studio appena pubblicato dai ricercatori dell’IRCCS Regina Elena, analizza l’espressione di due geni fondamentali per l’infezione: ACE2 il recettore del virus presente sulla membrana delle cellule che viene riconosciuto e legato dalle proteine Spike, e TMPRSS2, una proteina che taglia Spike e genera la sua forma attiva, necessaria anch’essa per l’entrata del virus nelle cellule. Nel tumore, il meccanismo molecolare che causa l’inibizione della proteina TMPRSS2 e che determina una sorta di protezione delle cellule tumorali all’infezione dipende dai microRNA. “Nel nostro lavoro, – illustra Giovanni Blandino, Direttore dell’Unità di Oncogenomica ed Epigenetica IRE e primo autore dello studio – sono stati identificati un gruppo di 6 microRNA presenti in alti livelli nelle cellule tumorali, in grado di bloccare la produzione di TMPRSS2. Questa correlazione inversa tra l’espressione dei 6 microRNA e di TMPRSS2 è stata inoltre verificata in un paziente con tumore della testa-collo positivo all’infezione dal SARS-CoV-2.” “I risultati ottenuti – prosegue Blandino – suggeriscono di apprendere, proprio dagli studi condotti sulle cellule tumorali, i meccanismi molecolari che mediano la resistenza all’infezione da SARS-CoV-2.” “I microRNA inoltre,– conclude Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE – già coinvolti in diversi trial clinici per lo sviluppo di nuove terapie mirate per i tumori, grazie alla loro capacità di regolare l’espressione delle proteine coinvolte nella entrata del virus nelle cellule, potrebbero essere degli strumenti terapeutici efficaci per diminuire il tasso di infezione di SARS-CoV-2.”

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Cresce in Italia il numero di nuovi casi di tumori genitourinari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Nel 2019 in totale 81.500 uomini e donne sono stati colpiti da cancro della prostata, vescica, rene e testicolo. Rispetto allo stesso dato del 2015 si è evidenziato un aumento del 7%. I pazienti che vivono con una di queste quattro neoplasie sono oltre 932mila pari a ben il 27% di tutti i malati oncologici residenti nel nostro Paese. E’ quanto emerge durante l’ultima giornata del XXX congresso nazionale della SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) che quest’anno si svolge esclusivamente on line a causa della pandemia da Covid-19. “Negli ultimi anni registriamo anche un aumento delle neoplasie urologiche nei pazienti con meno di 50 anni – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO. Dal congresso virtuale della SIUrO arriva anche un appello per rendere disponibile un nuovo trattamento per il carcinoma del rene metastatico. “A nostro avviso va riconosciuta quanto prima la rimborsabilità alla combinazione nivolumab ed ipilimumab – aggiunge il dott. Giario Conti, Segretario Nazionale SIUrO -. Fin dal 2017 i due farmaci immunoterapici hanno ottenuto risultati clinici importanti che sono stati poi confermati da numerosi studi. Il vantaggio si è reso evidente nel sottogruppo di pazienti definiti a prognosi intermedia e sfavorevole che hanno una malattia più aggressiva e una minore attesa di vita. Rappresentano circa il 75% di tutti i casi registrati nel nostro Paese. Si tratta di un trattamento non certo risolutivo ma sicuramente capace di aumentare la quantità e qualità di vita nonché le possibilità di guarigione. Chiediamo quindi a tutti gli attori coinvolti: Agenzia Italiana del Farmaco, Ministero della Salute e azienda produttrice di riprendere le trattative. Questo permetterebbe inoltre alla comunità oncologica italiana di innalzare gli standard di cura a livello di quelli degli altri paesi europei e nordamericani”. “Nel tumore del rene la ricerca medico-scientifica sta facendo grandi passi in avanti dopo anni di sostanziale immobilismo – sottolinea il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO -. E’ una neoplasia che ogni anno fa registrare oltre 3.100 casi tra uomini e donne con meno di 50 anni. Si rende quindi necessario rendere quanto prima disponibili, anche nel nostro Paese, terapie innovative in grado di dare nuove chances a tutti i pazienti, anche quelli più ‘giovani. Quello dell’attenzione ai malati di queste neoplasie è uno degli obiettivi della SIUrO anche attraverso il portale tumorigenitourinari.it che SIUrO ha promosso e che sta riscuotendo grande successo”.

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Tumori e screening in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono stati fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si è svolto dal 19 al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – ha spiegato Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. (Fonte: Associazione Italiana di Oncologia Medica)

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Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), al via da domani al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. “L’allarme lanciato nel Regno Unito e negli USA si può applicare anche in Italia – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. A oggi, il ritardo diagnostico accumulato è limitato, ma sta crescendo anche per le modalità organizzative necessarie per garantire il distanziamento fisico dei cittadini che si sottopongono agli screening”.Nel nostro Paese, nel 2019, sono stati stimati 371mila nuovi casi di tumore e il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita. In cinque anni (2014 – 2019) la spesa per le terapie è passata da 3,9 a circa 6 miliardi di euro. I farmaci antineoplastici rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica per il 2019 (26% della spesa totale). Non solo. Nel 2019, il tetto del Fondo per i farmaci oncologici innovativi, stabilito in 500 milioni di euro, è stato sforato, superando i 584 milioni.“L’oncologia è una delle discipline in cui il contributo della telemedicina può essere più prezioso, non solo durante l’emergenza, ma anche nella nuova normalità post Covid-19 – continua Saverio Cinieri -. I contatti telefonici e telematici non hanno la pretesa di sostituire le visite fisiche, ma consentono una tempestiva discussione degli esami di laboratorio e strumentali e di eventuali segni e sintomi di malattia. Nell’ambito del potenziamento della telemedicina, è opportuno sfruttare al meglio anche l’opportunità offerta dai patient-reported outcomes (PROs) elettronici. Sono questionari che consentono di raccogliere preziose informazioni sulla qualità di vita dei pazienti, sui sintomi, sugli eventi avversi in corso di trattamento e sull’aderenza alla terapia, anche nella pratica clinica. I risultati dei questionari, compilati elettronicamente dai pazienti e ricevuti dal personale sanitario, possono essere discussi telefonicamente, consentendo una valutazione sistematica dell’andamento dei sintomi e degli effetti collaterali, indipendentemente dall’accesso fisico del paziente in ospedale. È documentato il beneficio di un approccio proattivo nella gestione dei sintomi, in termini di riduzione degli eventi avversi severi che richiedano accesso in pronto soccorso e ospedalizzazione. L’adozione dei PROs elettronici comporta però varie sfide, tra cui la formazione e la consapevolezza da parte del personale sanitario della loro utilità ed efficacia e la necessità di educare il paziente alla corretta compilazione dei questionari”.

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Continuano le scoperte sul ruolo della proteina hMena

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

E’ il marcatore di progressione dei tumori del polmone e del pancreas. I risultati di uno studio del gruppo di Paola Nisticò, dell’Unità di Immunologia e Immunoterapia dell’IRCCS Regina Elena, appena pubblicati su Embo Reports, hanno svelato un nuovo meccanismo per cui hMena e una sua forma proteica (hMena deltav6) caratterizzano tumori del polmone e del pancreas a maggiore aggressività e peggiore prognosi. Questo perché hMena attiva una “comunicazione pericolosa” tra cellule tumorali e cellule presenti nel microambiente, i fibroblasti, favorendo aggressività e resistenza all’ immunoterapia.
“Abbiamo isolato – spiega Paola Nisticò – da tessuti tumorali di pazienti operati nel nostro Istituto, fibroblasti che, quando esprimono hMena, aiutano il tumore a essere invasivo. Contemporaneamente hMena presente sulle cellule tumorali le mette in comunicazione con i fibroblasti, stimolando questi ultimi ad allearsi con il tumore. Studiando con varie metodologie queste cellule abbiamo identificato che la ‘cattiva comunicazione’ avviene attraverso la produzione di un fattore solubile (GAS-6) da parte dei fibroblasti, che è intercettato dalle cellule tumorali grazie al recettore AXL regolato da hMena. La proteina partecipa quindi al programma di invasione tumorale agendo in maniera reciproca sulle cellule tumorali e sui fibroblasti associati al tumore”. Le neoplasie polmonari e del pancreas sono ricche di quel tessuto che sostiene, nutre e protegge le cellule tumorali, chiamato componente stromale. I fibroblasti sono molto abbondanti proprio nello stroma del tumore. “Quindi – precisa Roberta Melchionna, primo autore della pubblicazione – l’identificazione di hMENA come marcatore di fibroblasti con attività pro-tumorali è di notevole importanza soprattutto per lo sviluppo di terapie mirate contro i più temuti big killer tumorali, quello del pancreas e del polmone”. “Lo studio è importante e potrà avere rilevanza prognostica e terapeutica – dichiara Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – dal momento che il recettore AXL è coinvolto nei meccanismi di resistenza a terapie a bersaglio molecolare e alla immunoterapia con inibitori dei regolatori immunologici, i cosiddetti check-point”.

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La biofotonica per la diagnosi dei tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Si chiama PHAST, cioè “Photonics for Healthcare: multiscAle cancer diagnosiS and Therapy”, ed è un progetto europeo che mira all’impiego della biofotonica per la diagnosi dei tumori. Capofila dall’iniziativa, al via lo scorso 1° settembre, è l’Università di Parma (con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura), che guida una partnership di 22 realtà (tra le quali anche due ospedali e otto aziende) di 7 paesi europei. Coordinatore scientifico è Daniel Milanese, docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali all’Università di Parma.Il progetto durerà quattro anni, nell’ambito delle iniziative Marie Skłodowska-Curie Innovative Training Networks di Horizon 2020, e prevede un’istruzione e una formazione di alto livello per 15 giovani ricercatori attraverso un percorso di dottorato multidisciplinare di eccellenza.La biofotonica è un’area di studio incentrata sull’utilizzo di ottiche e fotoniche innovative in biologia, scienze della vita e biomedicina. Un aspetto particolarmente importante di questo campo è la caratterizzazione fotonica di cellule e tessuti biologici per una migliore diagnosi medica. Il progetto PHAST, finanziato dall’Unione Europea, mira a sviluppare tecnologie fotoniche avanzate multiscala per aiutare a diagnosticare i tumori in vitro e in vivo e monitorare il trattamento nell’ambito della medicina personalizzata. Inoltre, affronterà una serie di bisogni insoddisfatti della comunità medica nella prevenzione, diagnosi e cura dei tumori nel tentativo di migliorare la qualità della vita. Sito web del progetto: http://www.phast-etn.eu.

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Tumori: Un nuovo modello di cura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

A quasi cinque mesi dall’inizio della pandemia, il sistema sanitario è chiamato a fornire risposte ai pazienti oncologici, visto che l’emergenza sanitaria ha costretto a rinviare screening, visite di controllo e interventi chirurgici non urgenti. Nel nostro Paese, circa 3 milioni e 400mila cittadini vivono dopo la diagnosi di tumore. La necessità di fornire continuità di cura alle migliaia di pazienti oncologici si unisce all’opportunità di operare una vera riforma della presa in carico diffusa sul territorio. In che modo è possibile riorganizzare l’assistenza oncologica per continuare a garantire a questi cittadini le cure migliori, anche durante un’eventuale seconda ondata del Covid-19 in autunno e al termine della pandemia? Che ruolo deve avere la medicina del territorio e come va rivisto il rapporto con l’ospedale?
Per rispondere a queste domande, All.Can organizza un webinar aperto alla stampa mercoledì 22 luglio, dalle 11 alle 13 Al webinar interverranno, tra gli altri, Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), Mattia Altini (Direttore Sanitario IRCCS Irst Meldola), Domenico Crisarà (Vice Segretario Nazionale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Barbara Mangiacavalli (Presidente FNOPI – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), Tiziana Frittelli (Presidente Federsanità ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Gianni Amunni (Direttore ISPRO Toscana). Parteciperanno anche le Associazioni e i membri di All.Can Italia.

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Tumori femminili, ad Asco focus su mammella, ovaio ed endometrio

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

La ginecologia oncologica ha avuto un ruolo di primo piano anche nell’ultima edizione “virtuale” 2020 del congresso Asco (American society of clinical oncology) dove sono stati presentati i risultati positivi dello studio di fase 3 Keynote-355 che ha analizzato pembrolizumab, terapia anti-Pd-1, in combinazione con la chemioterapia nel trattamento di prima linea delle pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico (mTnbc).Nelle pazienti con espressione Pd-L1 con Combined positive score (Cps) ≥10, pembrolizumab e chemioterapia hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs), riducendo il rischio di progressione o morte del 35% e migliorando la Pfs a una mediana di 9,7 mesi rispetto a 5,6 mesi nelle pazienti trattati con sola chemioterapia. Nelle pazienti con espressione Pd-L1 e Cps ≥1, pembrolizumab in combinazione con chemioterapia ha migliorato la Pfs rispetto alla sola chemioterapia (7,6 mesi versus 5,6 mesi). Lo studio continua senza variazioni con l’obiettivo di valutare il duplice endpoint primario di sopravvivenza globale (Os). «Tra i diversi tipi di tumore mammario, quello con la prognosi ad oggi peggiore è il triplo negativo, sia per l’elevata aggressività biologica sia per l’assenza di efficaci terapie a bersaglio molecolare. Infatti, questo tipo di tumore deve il suo nome alla assenza dei recettori estro-progestinici e di Her2» ha affermato Giampaolo Bianchini, Breast cancer unit, dipartimento di Oncologia medica, Ospedale San Raffaele, Milano. «I risultati di questo studio consolidano il ruolo fondamentale dell’immunoterapia per il trattamento di prima linea delle pazienti con tumore mammario triplo-negativo, anche se al momento limitato al sottogruppo con espressione di Pd-L1».Di rilievo anche nuove evidenze di tipo diagnostico: Genomic Health Italia ha presentato i risultati di tre studi sul test “Oncotype Dx breast recurrence score” – condotto sui campioni tumorali ottenuti dalle pazienti tramite core biopsy mammaria – i cui risultati confermano il valore del test per la personalizzazione e il miglioramento del processo decisionale sulle terapie neoadiuvanti (ossia antecedenti all’intervento chirurgico) nelle donne affette da tumore alla mammella positivo al recettore degli estrogeni e Her2-negativo: le pazienti con un risultato “Recurrence score” più elevato mostrano una maggior probabilità di ottenere una risposta patologica completa (pCr; nessun residuo tumorale invasivo) con la chemioterapia. «È importante poter selezionare con cura la pazienti con malattia luminale che potrebbero evitare un trattamento chemioterapico. Questo sia per ridurre l’esposizione a rischi inutili sia per poter selezionare con più accuratezza il trattamento preoperatorio con chirurgia senologica posticipata» ha detto Carlo Tondini, direttore del reparto di Oncologia medica presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Le nuove evidenza presentate al Congresso Asco20 sono un importante contributo a supporto dell’utilizzo del test Oncotype Dx per poter meglio caratterizzare la probabilità di beneficio terapeutico in base alla profilazione multigenica della neoplasia». Concorda anche Alberto Zambelli, dirigente medico oncologo della stessa struttura. «Abbiamo dimostrato in uno studio prospettico che circa la metà delle pazienti con malattia luminale iniziale e dubbio clinico sull’utilità di una chemioterapia adiuvante può evitare l’utilizzo della chemioterapia con l’utilizzo della profilazione multigenica della neoplasia (studio). I dati presentati sono un ulteriore importante contributo a questo concetto e favoriscono lo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata dove i benefici dei trattamenti impiegati vengono sempre più calibrati in base al paziente e alla neoplasia che si deve trattare, raggiungendo un livello di precisione superiore a quello ottenibile coi tradizionali fattori clinico-patologici».Da sottolineare ancora una serie di presentazioni relative a niraparib e alla sua utilità nel trattamento del tumore ovarico. Si ricorda che la Fda nello scorso aprile ha approvato niraparib, un inibitore orale in monosomministrazione giornaliera della poli (Adp-riboso) polimerasi (Parp) [Parp-inibitore], come trattamento di mantenimento di prima linea in monoterapia per le donne con tumore ovarico epiteliale avanzato, delle tube di Falloppio o tumore primario peritoneale che hanno risposto a una chemioterapia di prima linea basata su derivati del platino, indipendentemente dalla presenza di biomarcatori. La ricerca prosegue anche nel trattamento del carcinoma endometriale, in particolare con approccio immuno-oncologico. È il caso di dostarlimab, un anticorpo monoclonale death-1 (Pd-1) in fase di sperimentazione che ha dimostrato risultati clinicamente significativi in donne con carcinoma endometriale con deficit di riparazione (dMmr) ricorrente o avanzato che hanno progredito durante o dopo un regime a base di platino. Dostarlimab continua a essere valutato sia in monoterapia, sia in combinazione con altre molecole su tumori solidi. (fonte Doctor33)

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Tumori gastrointestinali: Appello dei pazienti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

In una fase delicata come quella che stiamo vivendo, le attenzioni sono concentrate sull’emergenza COVID-19 con un rischio concreto che vengano sottovalutati o ignorati i bisogni dei pazienti più fragili come quelli affetti da cancro. Tra questi una categoria sulla quale è necessario focalizzare un’attenzione speciale è quella delle persone affette da tumori gastrointestinali (stomaco, pancreas, colon-retto), neoplasie molto aggressive che costituiscono tre fra le prime 5 cause di morte oncologica nel nostro Paese. Si assiste a un’evidente disomogeneità nel trattamento di queste patologie a livello nazionale, in particolare quando la malattia è in fase avanzata.FAVO, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (www.favo.it), con il coinvolgimento delle principali Associazioni Pazienti di riferimento per queste patologie* e con AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha creato un Gruppo di Lavoro per analizzare i bisogni clinici ancora insoddisfatti dei pazienti con tumori gastrointestinali e per definire le priorità di intervento per migliorarne l’assistenza, da condividere con le Istituzioni. Da una prima ricognizione delle esperienze riportate dalle Associazioni coinvolte, la situazione è tutt’altro che confortante: mancanza di metodi di screening per il tumore gastrico e del pancreas, tempi lunghi dell’iter diagnostico con conseguenti diagnosi tardive, assenza di terapie per lo stadio metastatico, disomogeneità nella presenza delle strutture di cura di eccellenza sul territorio nazionale e scarsa attenzione alla continuità terapeutica-assistenziale ospedale-domicilio.Un vero e proprio grido d’allarme sull’attuale condizione assistenziale di questi pazienti, molto spesso sottovalutata: un appello accorato a Istituzioni e decisori politici per sensibilizzarli sulla necessità di garantire una continuità terapeutica in tutte le fasi della malattia in modo equo e accessibile a tutti i pazienti con tumori gastrointestinali sull’intero territorio nazionale.

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Tumori: aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.
“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.
Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).
“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.
L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.
“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.
“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.

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Trattamento radioterapico dei tumori al retto

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Pubblicata sulla Rivista Scientifica “In Vivo” la casistica storica sul trattamento Radio-Chemioterapico concomitante preoperatorio nei Tumori del Retto localmente avanzati condotta dall’unità operativa di Radioterapia Oncologica di Chieti.Una casistica nata nel 2000, che in 20 anni ha trattato 320 pazienti con un costante reclutamento medio di 16 pazienti per anno e che venne introdotta per la prima volta nella Regione Abruzzo dalla Radioterapia Oncologica di Chieti quando ancora lo standard terapeutico in questo setting di pazienti era rappresentato dalla Radio-Chemioterapia post-operatoria. Proprio per l’innovazione terapeutica agli inizi degli anni 2000 e per l’alta specialità acquisita nel tempo a seguire, molte Chirurgie del territorio abruzzese hanno inviato pazienti affetti da Tumore del Retto a Chieti per eseguire il trattamento preoperatorio.Un trattamento che è nato con l’intenzione di preservare la funzionalità sfinterica nei pazienti con localizzazioni tumorali a sede rettale bassa e pertanto suscettibili di chirurgie demolitive con il confezionamento della stomia, il famigerato “sacchetto” esterno vero e proprio spauracchio per i pazienti. Con il tempo è stato osservato tuttavia un importante impatto non solo sulla bassa percentuale di recidive locali, ma anche e soprattutto un importante impatto sulla sopravvivenza dei pazienti. In modo particolare, i pazienti che rispondono meglio al trattamento Radio-Chemioterapico preoperatorio e presentano risposte oncologiche complete o parziali hanno percentuali di sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza globale molto importanti. Nella casistica della Radioterapia di Chieti una risposta patologica completa, ovvero assenza di cellule tumorali all’esame istopatologico post-intervento, è stata del 26,7%, in linea con i dati della letteratura scientifica che la riportano con un range del 15-25%. Sommando il tasso di risposte complete con il numero di risposte quasi-complete ovvero riscontro di poche cellule tumorali all’esame istopatologico post-intervento, la percentuale sale al 41.8%. Questi risultati hanno determinato a 5 anni una sopravvivenza globale dell’82%, una sopravvivenza libera da malattia del 65.5% e un controllo locale dell’81.2%. A 10 anni, la sopravvivenza globale è stata del 79%, la sopravvivenza libera da malattia del 93% ed il controllo locale del 90%. L’alta specializzazione acquisita in tale campo dalla Radioterapia Oncologica di Chieti si caratterizza inoltre per i numerosi studi satelliti al protocollo di trattamento pre-operatorio come gli studi pubblicati e condotti con l’Istituto di Radiologia sulla stadiazione con Risonanza Magnetica morfologica e di diffusione sia in fase di diagnosi, in seconda settimana del trattamento per valutare la predittività o meno della risposta al trattamento in corso e tra la decima e la dodicesima settimana dal termine della Radio-Chemioterapia prima dell’intervento chirurgico. Non meno importanti gli studi condotti e pubblicati in collaborazione con il CeSi dell’Università “d’Annunzio” su biomarcatori sierici pre-trattamento per cercare di individuare precocemente pazienti che rispondono meglio e quelli che rispondono peggio al trattamento Radio-Chemioterapico pre-operatorio con l’auspicio di poter modulare in futuro una personalizzazione delle terapie, più intensificate o meno intensificate a seconda del quadro di presentazione del tumore all’esordio. Altrettanto importanti gli studi che si basano sull’evoluzione tecnologica dei trattamenti Radioterapici che consentono di intensificare le dosi radianti sempre con maggiore efficacia e sicurezza.I risultati della casistica storica di Chieti sul trattamento di Radio-Chemioterapia concomitante pre-operatoria indicano che la strada è proprio l’intensificazione del protocollo terapeutico al fine di ottenere risultati sempre migliori e con un profilo di tossicità trascurabile.La Radioterapia di Chieti si conferma centro di riferimento per il trattamento del Tumore del Retto e condivide le sue casistiche con i principali Centri di Radioterapia Oncologica italiani esperti in materia.

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Tumori e malattie cardiovascolari: Va rivista l’assistenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

I tumori e le malattie cardiovascolari sono le patologie croniche più frequenti nel nostro Paese e rappresentano le principali cause di morte. Proprio i pazienti già colpiti da cancro, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ictus e cardiopatia ischemica sono più a rischio di sviluppare gravi complicanze, se contagiati dal coronavirus. E stanno subendo danni per sospensioni o ritardi di prestazioni necessarie. È imminente l’inizio della cosiddetta fase 2, che porterà alla progressiva riapertura di alcune attività. Servono linee di indirizzo specifiche rivolte a questi pazienti, che devono essere stilate dagli specialisti che ogni giorno li curano. L’obiettivo è proteggerli dall’infezione da COVID-19 e garantire loro percorsi di cura sicuri. E il sistema sanitario deve riorganizzarsi in questo senso.Per indicare i punti chiave della riorganizzazione dell’assistenza, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), Saverio Cinieri (Presidente eletto Associazione Italiana di Oncologia Medica e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi), Stefano Vella (infettivologo e docente Global Health Università Cattolica di Roma), Ciro Indolfi (Presidente SIC, Società Italiana Cardiologia) e Francesco Romeo (Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata Roma).La conferenza on line si terrà martedì 28 aprile dalle 11 alle 12. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. Per registrarsi è sufficiente cliccare qui e seguire la procedura.

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Coronavirus e tumori: Come garantire ai pazienti la migliore assistenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

La diretta on line sarà venerdì 17 aprile dalle 11 alle 12 e si potrà rivolgere domande ai relatori. A quasi due mesi dall’inizio della crisi sanitaria, il sistema è chiamato a dare una risposta a questi pazienti, che hanno necessità di continuare i trattamenti e i controlli di follow up. Nel nostro Paese, circa 3 milioni e 400mila cittadini vivono dopo la diagnosi di tumore.
Quali sono le soluzioni e i provvedimenti da adottare perché le persone colpite da cancro accedano agli ospedali in assoluta sicurezza? In che modo, i cittadini possono continuare ad aderire ai programmi di screening, che sono fondamentali per individuare le neoplasie in fase precoce? È necessario riorganizzare l’assistenza oncologica, per evitare che i pazienti non seguano più le cure in ospedale e i cittadini non si sottopongano agli screening per timore del contagio.Per rispondere a queste domande, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno il prof. Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), il prof. Giordano Beretta (Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo), il prof. Giuseppe Ippolito (Direttore Scientifico Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS, Roma) e il prof. Walter Ricciardi (Membro del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presidente del “Mission Board for Cancer” dell’Unione Europea e consigliere del Ministero della Salute)

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Tumori gastrointestinali nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

In Italia, hanno colpito circa 89.400 persone (49.000 colon-retto, 14.300 stomaco, 13.500 pancreas, 12.600 fegato). La diminuzione maggiore si registra nel cancro del colon-retto, conseguenza diretta dell’efficacia dei programmi di screening (ricerca del sangue occulto nelle feci, SOF), che permettono di individuare in fase iniziale lesioni sospette. In 5 anni (2014-2019) il calo è stato di 2.800 diagnosi. Nel nostro Paese, vi sono però ancora nette differenze territoriali sia nell’adesione che nella copertura del test, che è in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. In particolare, al Nord e al Centro la copertura è quasi completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%. Nette anche le discrepanze nell’adesione (52% Nord, 35% Centro, 24% Sud). Domani a Vicenza (Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, ore 9-15), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) organizza il convegno “News in GI Oncology”, dedicato proprio alle neoplasie gastrointestinali, e lancia un appello alle Istituzioni perché il test SOF sia esteso fino ai 74 anni (oggi è garantito dal Servizio Sanitario Nazionale dai 50 ai 69 anni), scelta adottata finora solo da alcune Regioni.
“Il 65% dei pazienti colpiti da tumore del colon-retto è vivo a 5 anni dalla diagnosi – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo –. Lo screening è in grado di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima della trasformazione in neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti. Per questo, è importante che il test sia esteso anche agli over 70. Così potremo salvare più vite”. Nel 2017, sono stati 277.930 i cittadini con oltre 70 anni invitati allo screening colorettale (4,5% del totale). L’attività principale è stata svolta dai programmi del Lazio (125.026 invitati, pari al 45% del totale nazionale), Lombardia (69.221 invitati, 25%), Campania (41.831 invitati, 15%), Toscana (17.046 invitati, 6%) e Umbria (14.980 invitati, 5%). In Lazio e in Umbria, l’estensione dell’invito fino ai 74 anni è sistematica. “Il tumore del colon-retto in Italia è la seconda neoplasia più frequente dopo quello della mammella – sottolinea Giuseppe Aprile, Direttore Dipartimento Oncologia Clinica Ospedale San Bortolo di Vicenza -. In Veneto, nel 2019, sono stati diagnosticati 3.900 nuovi casi (2.100 uomini, 1.800 donne). Fra i fattori di rischio, ricordiamo gli stili di vita scorretti, in particolare il sovrappeso, la sedentarietà e un’alimentazione squilibrata e troppo ricca di grassi. La prevenzione primaria risulta fondamentale, così come riuscire ad ottenere l’eliminazione dei precursori e una diagnosi in stadio iniziale. Se individuiamo la neoplasia durante le prime fasi, possiamo intervenire tempestivamente e raggiungere i migliori risultati in termini di guarigione. Il 20% dei casi è scoperto tardi, quando sono già sviluppate metastasi. La prognosi di questi pazienti è migliorata sensibilmente negli ultimi anni, con una sopravvivenza di circa 30 mesi. Questi passi in avanti sono legati da una parte alle nuove conoscenze biologiche, dall’altra all’individuazione di particolari bersagli molecolari controllabili con terapie mirate” Il convegno di Vicenza è focalizzato sugli avanzamenti terapeutici in tutti i tumori gastroenterici. “La medicina di precisione ha rappresentato una svolta anche nel carcinoma epatico – conclude il presidente Beretta -. È recente l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di una terapia mirata che ha dimostrato, per la prima volta in dieci anni, di offrire in prima linea, cioè in pazienti mai trattati prima, più benefici rispetto allo standard di cura. E nel tumore del pancreas metastatico, particolarmente difficile da trattare, per la prima volta un trattamento di mantenimento, nei pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2, ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Si apre così, finalmente anche in questa malattia, una strada già percorsa con successo in altri tipi di neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle rispettive mutazioni nel profilo genico-molecolare del tumore”.

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Tumori solidi nel bambino

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Salerno 15 febbraio presso l’Aula Scozia dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, si terrà l’evento che è accreditato secondo gli standard previsti dal programma nazionale di Educazione Continua in Medicina (ECM) a cura del Consorzio ISMESS di Salerno, provider ECM (ID 922) e presso il Ministero della Salute.
La data è stata scelta in quanto in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile. L’incontro gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è indetta da ICCCPO – International Confederation of Childhood Cancer Parent Organizations dalla rete delle Associazioni di Genitori di bambini malati FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncologia Pediatrica), AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica) e OPEN (Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma). Con quasi 1000 nuovi casi diagnosticati ogni anno, i tumori solidi dell’età pediatrica rappresentano una percentuale importante dei circa 1500 tumori rilevati in Italia ogni anno, in bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.
Durante la giornata, si farà il punto sulle novità, in campo diagnostico e terapeutico, circa i principali tumori solidi pediatrici. Verrà affrontato il problema della radioterapia, ponendo l’accento, in particolare, sugli aspetti a favore e di quelli contro l’uso degli elettroni o dei protoni. Si discuterà, infine, delle possibili complicazioni a distanza che si possono osservare nei lungo-sopravviventi da tumore pediatrico e sulle linee guida per programmi di follow-up e screening.
In contemporanea, si terrà il II Convegno Nazionale dei Guariti, autonomamente gestito dai ragazzi guariti, ex bambini malati di cancro, per affrontare tematiche relative alle loro necessità e alle loro prospettive.

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Tumori uro-genitali

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

Attraverso stili di vita sani e controlli periodici con uno specialista è possibile prevenire i tumori al tratto genito-urinario. In totale sono oltre 32mila i casi ogni anno nel nostro Paese che potrebbero essere evitati grazie alla prevenzione primaria e secondaria. Tuttavia otto italiani su dieci non sono mai andati dall’urologo per un visita specializzata e oltre il 20% della popolazione fuma regolarmente. Quest’ultima è una delle maggiori cause dei tumori urologici, ed in particolare delle neoplasie vescicali. E’ quanto ricorda oggi la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) in occasione della giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi con la campagna ‘I Am and I Will’ (www.worldcancerday.org). L’evento è promosso dall’UICC, organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate in oltre 100 Paesi e vuole sensibilizzare popolazione, media, Istituzioni, personale medico-sanitario e i pazienti sui temi della prevenzione e della ricerca medico-scientifica. “Anche quest’anno come SIUrO abbiamo deciso di aderire e promuovere il World Cancer Day – sottolinea il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della SIUrO -. E’ dovere di una moderna Società Scientifica favorire la prevenzione di malattie molto diffuse e frequenti. Un cancro su cinque interessa l’apparto genito-urinario e solo quello alla prostata, lo scorso anno, ha fatto registrare 37mila nuovi casi. Grazie alle cure disponibili per tutte queste neoplasie, la sopravvivenza a 5 e a 10 anni dalla diagnosi risulta molto alta: anche oltre il 90% quando riusciamo a individuarle precocemente. Esistono poi dei conclamati fattori di rischio come dieta, fumo e sedentarietà sui quali è possibile intervenire”. “Non si deve mai abbassare la guardia contro i tumori – prosegue il dott. Giario Conti, Segretario e Tesoriere Nazionale della SIUrO -. Quelli genitourinari non devono essere considerati neoplasie solo della terza età in quanto colpiscono spesso anche adolescenti e giovani adulti. Il tumore al testicolo, per esempio, nel 2019 ha interessato oltre 2.200 persone e, per la prevenzione, è molto consigliata l’autopalpazione del testicolo a partire dalla pubertà. Però solo la metà degli italiani sa che attraverso questo esame è possibile evitare gravi problemi di salute. E’ evidente come sia necessario promuovere maggiormente l’informazione su queste malattie”. Proprio per questo scopo la SIUrO lo scorso anno ha attivato il portale http://www.tumorigenitourinari.net. “E’ una guida on line che offre notizie precise e certificate sul carcinoma della prostata, rene, vescica e testicolo – conclude il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO e Coordinatore Responsabile del portale -. Inoltre ben 22 nostri esperti rispondo alle domande e ai dubbi degli utenti. L’obiettivo è creare una giusta cultura sulla prevenzione, diagnosi e cura di patologie oncologiche in crescita nel nostro Paese”.

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Tumori e guarigioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

In dieci anni, in Italia, i pazienti vivi dopo la diagnosi di tumore sono aumentati del 53%. Erano 2 milioni e 250mila nel 2010, oggi sono 3 milioni e 460mila. Un risultato molto importante, che dimostra i passi in avanti realizzati nell’assistenza oncologica e che colloca il nostro Paese ai vertici in Europa e nel mondo. Ma si tratta di un risultato migliorabile, perché sono ancora troppe le differenze sul nostro territorio: dall’adesione e copertura degli screening ancora troppo basse al Sud, alla realizzazione delle reti oncologiche regionali a macchia di leopardo, alla disponibilità solo in alcune Regioni più virtuose di terapie efficaci e di test in grado di analizzare il profilo molecolare del tumore. È concreto il rischio di pericolose discrepanze a danno dei pazienti. Domani si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro, che ha l’obiettivo di evidenziare l’impegno di ognuno nella lotta contro la malattia (lo slogan di quest’anno è I am and I will). Un impegno che si traduce anche nel garantire a tutti le stesse opportunità di cura, eliminando le differenze territoriali. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) aderisce alla Giornata e, in una conferenza stampa oggi a Milano, lancia un appello alle Istituzioni perché venga seguito l’esempio delle Regioni più virtuose, a tutto vantaggio dei pazienti.
“Nel 2018 sono stati stimati, nel mondo, più di 18 milioni di nuovi casi di cancro, erano 12 milioni nel 2008 – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La patologia è in costante crescita nel mondo per la diffusione di stili di vita scorretti, a cui si aggiungono anche fattori ambientali. La qualità del nostro Sistema Sanitario è testimoniata dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE). E raggiungiamo questi risultati con minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7% nel 2010 al 6,5% nel 2017, a fronte del 9,8% della media europea. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono”.Alcune Regioni come la Campania hanno segnato la strada. “A ottobre 2019, è stata la prima in Italia a fornire gratuitamente a tutti i pazienti colpiti da melanoma, un tumore della pelle, la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab – afferma Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Un anno fa, la terapia era stata approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ma lasciata in fascia C, impendendone così la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Si è creato in questo modo un grave danno per i pazienti colpiti da melanoma, soprattutto per i cittadini con metastasi cerebrali asintomatiche, circa il 40% del totale, per i quali questa combinazione ha evidenziato risultati importanti: il 70% delle persone è libero da recidiva a 2 anni, motivo per cui tale trattamento è riconosciuto come prima opzione dalle maggiori linee guida internazionali in questi pazienti. Nelle altre Regioni la terapia non è ancora rimborsata, chiediamo che le Istituzioni locali si attivino quanto prima perché i malati non possono aspettare”.La Lombardia è stata apripista sui test genomici, stabilendone, a settembre 2019, la rimborsabilità per le donne con carcinoma della mammella in stadio iniziale (positivo ai recettori ormonali e a rischio intermedio). “È stata la prima Regione ad adottare un provvedimento di questo tipo – sottolinea Nicla La Verde, membro Direttivo nazionale AIOM e Direttore Oncologia Ospedale Sacco di Milano -. La genomica fornisce straordinarie informazioni sulla natura di alcuni tumori, in particolare nel carcinoma mammario aggiunge dati che i parametri clinici, come il diametro della massa tumorale o la sua stadiazione, non offrono. I test genomici sono in grado di predire l’aggressività della malattia in stadio iniziale e di stimare meglio il rischio di una paziente, operata di tumore al seno, di sviluppare metastasi; quindi possono aiutare a decidere se aggiungere la chemioterapia alla terapia ormonale dopo la chirurgia. Grazie al test genomico, alcune pazienti a rischio intermedio di ricaduta possono evitare la chemioterapia. Ciò può tradursi, da un lato, in un beneficio clinico per le pazienti che non vengono più esposte a un eccesso di trattamento e al relativo rischio di tossicità immediate e tardive, dall’altro in un impatto favorevole sulla spesa sanitaria, che rappresenta un elemento di importanza fondamentale con cui anche i clinici devono confrontarsi”.
Nel trattamento del tumore della mammella si stanno evidenziando preoccupanti disparità nell’accesso alle terapie. “In particolare, nelle forme che esprimono in quantità eccessiva la proteina HER2 e che rappresentano circa il 15-20% dei casi, l’ente regolatorio europeo (EMA) nel 2015 ha approvato pertuzumab, terapia a bersaglio molecolare, prima della chirurgia (trattamento neoadiuvante) – spiega Lucia Del Mastro, membro Direttivo nazionale AIOM e Responsabile Breast Unit IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova
In Italia, nel 2019, le nuove diagnosi di cancro sono state 371mila. “Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 casi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, che permette di individuare lesioni a rischio prima della loro trasformazione in neoplasia – conclude il Presidente Beretta -. L’adesione alla mammografia, nel 2017, ha raggiunto il 55% e allo screening colorettale il 41%. Vi sono notevoli differenze fra Nord e Sud che vanno ricondotte anche alla diversa copertura. Per quanto riguarda la mammografia, quest’ultima è praticamente completa nell’Italia settentrionale e centrale, al Sud invece solo 6 donne su 10 ricevono l’invito. Nello screening colorettale, al Nord e al Centro siamo vicini alla copertura completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%”.

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