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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘tumori’

Tumori: Un nuovo modello di cura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

A quasi cinque mesi dall’inizio della pandemia, il sistema sanitario è chiamato a fornire risposte ai pazienti oncologici, visto che l’emergenza sanitaria ha costretto a rinviare screening, visite di controllo e interventi chirurgici non urgenti. Nel nostro Paese, circa 3 milioni e 400mila cittadini vivono dopo la diagnosi di tumore. La necessità di fornire continuità di cura alle migliaia di pazienti oncologici si unisce all’opportunità di operare una vera riforma della presa in carico diffusa sul territorio. In che modo è possibile riorganizzare l’assistenza oncologica per continuare a garantire a questi cittadini le cure migliori, anche durante un’eventuale seconda ondata del Covid-19 in autunno e al termine della pandemia? Che ruolo deve avere la medicina del territorio e come va rivisto il rapporto con l’ospedale?
Per rispondere a queste domande, All.Can organizza un webinar aperto alla stampa mercoledì 22 luglio, dalle 11 alle 13 Al webinar interverranno, tra gli altri, Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), Mattia Altini (Direttore Sanitario IRCCS Irst Meldola), Domenico Crisarà (Vice Segretario Nazionale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Barbara Mangiacavalli (Presidente FNOPI – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), Tiziana Frittelli (Presidente Federsanità ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Gianni Amunni (Direttore ISPRO Toscana). Parteciperanno anche le Associazioni e i membri di All.Can Italia.

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Tumori femminili, ad Asco focus su mammella, ovaio ed endometrio

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

La ginecologia oncologica ha avuto un ruolo di primo piano anche nell’ultima edizione “virtuale” 2020 del congresso Asco (American society of clinical oncology) dove sono stati presentati i risultati positivi dello studio di fase 3 Keynote-355 che ha analizzato pembrolizumab, terapia anti-Pd-1, in combinazione con la chemioterapia nel trattamento di prima linea delle pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico (mTnbc).Nelle pazienti con espressione Pd-L1 con Combined positive score (Cps) ≥10, pembrolizumab e chemioterapia hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs), riducendo il rischio di progressione o morte del 35% e migliorando la Pfs a una mediana di 9,7 mesi rispetto a 5,6 mesi nelle pazienti trattati con sola chemioterapia. Nelle pazienti con espressione Pd-L1 e Cps ≥1, pembrolizumab in combinazione con chemioterapia ha migliorato la Pfs rispetto alla sola chemioterapia (7,6 mesi versus 5,6 mesi). Lo studio continua senza variazioni con l’obiettivo di valutare il duplice endpoint primario di sopravvivenza globale (Os). «Tra i diversi tipi di tumore mammario, quello con la prognosi ad oggi peggiore è il triplo negativo, sia per l’elevata aggressività biologica sia per l’assenza di efficaci terapie a bersaglio molecolare. Infatti, questo tipo di tumore deve il suo nome alla assenza dei recettori estro-progestinici e di Her2» ha affermato Giampaolo Bianchini, Breast cancer unit, dipartimento di Oncologia medica, Ospedale San Raffaele, Milano. «I risultati di questo studio consolidano il ruolo fondamentale dell’immunoterapia per il trattamento di prima linea delle pazienti con tumore mammario triplo-negativo, anche se al momento limitato al sottogruppo con espressione di Pd-L1».Di rilievo anche nuove evidenze di tipo diagnostico: Genomic Health Italia ha presentato i risultati di tre studi sul test “Oncotype Dx breast recurrence score” – condotto sui campioni tumorali ottenuti dalle pazienti tramite core biopsy mammaria – i cui risultati confermano il valore del test per la personalizzazione e il miglioramento del processo decisionale sulle terapie neoadiuvanti (ossia antecedenti all’intervento chirurgico) nelle donne affette da tumore alla mammella positivo al recettore degli estrogeni e Her2-negativo: le pazienti con un risultato “Recurrence score” più elevato mostrano una maggior probabilità di ottenere una risposta patologica completa (pCr; nessun residuo tumorale invasivo) con la chemioterapia. «È importante poter selezionare con cura la pazienti con malattia luminale che potrebbero evitare un trattamento chemioterapico. Questo sia per ridurre l’esposizione a rischi inutili sia per poter selezionare con più accuratezza il trattamento preoperatorio con chirurgia senologica posticipata» ha detto Carlo Tondini, direttore del reparto di Oncologia medica presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Le nuove evidenza presentate al Congresso Asco20 sono un importante contributo a supporto dell’utilizzo del test Oncotype Dx per poter meglio caratterizzare la probabilità di beneficio terapeutico in base alla profilazione multigenica della neoplasia». Concorda anche Alberto Zambelli, dirigente medico oncologo della stessa struttura. «Abbiamo dimostrato in uno studio prospettico che circa la metà delle pazienti con malattia luminale iniziale e dubbio clinico sull’utilità di una chemioterapia adiuvante può evitare l’utilizzo della chemioterapia con l’utilizzo della profilazione multigenica della neoplasia (studio). I dati presentati sono un ulteriore importante contributo a questo concetto e favoriscono lo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata dove i benefici dei trattamenti impiegati vengono sempre più calibrati in base al paziente e alla neoplasia che si deve trattare, raggiungendo un livello di precisione superiore a quello ottenibile coi tradizionali fattori clinico-patologici».Da sottolineare ancora una serie di presentazioni relative a niraparib e alla sua utilità nel trattamento del tumore ovarico. Si ricorda che la Fda nello scorso aprile ha approvato niraparib, un inibitore orale in monosomministrazione giornaliera della poli (Adp-riboso) polimerasi (Parp) [Parp-inibitore], come trattamento di mantenimento di prima linea in monoterapia per le donne con tumore ovarico epiteliale avanzato, delle tube di Falloppio o tumore primario peritoneale che hanno risposto a una chemioterapia di prima linea basata su derivati del platino, indipendentemente dalla presenza di biomarcatori. La ricerca prosegue anche nel trattamento del carcinoma endometriale, in particolare con approccio immuno-oncologico. È il caso di dostarlimab, un anticorpo monoclonale death-1 (Pd-1) in fase di sperimentazione che ha dimostrato risultati clinicamente significativi in donne con carcinoma endometriale con deficit di riparazione (dMmr) ricorrente o avanzato che hanno progredito durante o dopo un regime a base di platino. Dostarlimab continua a essere valutato sia in monoterapia, sia in combinazione con altre molecole su tumori solidi. (fonte Doctor33)

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Tumori gastrointestinali: Appello dei pazienti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

In una fase delicata come quella che stiamo vivendo, le attenzioni sono concentrate sull’emergenza COVID-19 con un rischio concreto che vengano sottovalutati o ignorati i bisogni dei pazienti più fragili come quelli affetti da cancro. Tra questi una categoria sulla quale è necessario focalizzare un’attenzione speciale è quella delle persone affette da tumori gastrointestinali (stomaco, pancreas, colon-retto), neoplasie molto aggressive che costituiscono tre fra le prime 5 cause di morte oncologica nel nostro Paese. Si assiste a un’evidente disomogeneità nel trattamento di queste patologie a livello nazionale, in particolare quando la malattia è in fase avanzata.FAVO, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (www.favo.it), con il coinvolgimento delle principali Associazioni Pazienti di riferimento per queste patologie* e con AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha creato un Gruppo di Lavoro per analizzare i bisogni clinici ancora insoddisfatti dei pazienti con tumori gastrointestinali e per definire le priorità di intervento per migliorarne l’assistenza, da condividere con le Istituzioni. Da una prima ricognizione delle esperienze riportate dalle Associazioni coinvolte, la situazione è tutt’altro che confortante: mancanza di metodi di screening per il tumore gastrico e del pancreas, tempi lunghi dell’iter diagnostico con conseguenti diagnosi tardive, assenza di terapie per lo stadio metastatico, disomogeneità nella presenza delle strutture di cura di eccellenza sul territorio nazionale e scarsa attenzione alla continuità terapeutica-assistenziale ospedale-domicilio.Un vero e proprio grido d’allarme sull’attuale condizione assistenziale di questi pazienti, molto spesso sottovalutata: un appello accorato a Istituzioni e decisori politici per sensibilizzarli sulla necessità di garantire una continuità terapeutica in tutte le fasi della malattia in modo equo e accessibile a tutti i pazienti con tumori gastrointestinali sull’intero territorio nazionale.

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Tumori: aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.
“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.
Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).
“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.
L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.
“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.
“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.

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Trattamento radioterapico dei tumori al retto

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Pubblicata sulla Rivista Scientifica “In Vivo” la casistica storica sul trattamento Radio-Chemioterapico concomitante preoperatorio nei Tumori del Retto localmente avanzati condotta dall’unità operativa di Radioterapia Oncologica di Chieti.Una casistica nata nel 2000, che in 20 anni ha trattato 320 pazienti con un costante reclutamento medio di 16 pazienti per anno e che venne introdotta per la prima volta nella Regione Abruzzo dalla Radioterapia Oncologica di Chieti quando ancora lo standard terapeutico in questo setting di pazienti era rappresentato dalla Radio-Chemioterapia post-operatoria. Proprio per l’innovazione terapeutica agli inizi degli anni 2000 e per l’alta specialità acquisita nel tempo a seguire, molte Chirurgie del territorio abruzzese hanno inviato pazienti affetti da Tumore del Retto a Chieti per eseguire il trattamento preoperatorio.Un trattamento che è nato con l’intenzione di preservare la funzionalità sfinterica nei pazienti con localizzazioni tumorali a sede rettale bassa e pertanto suscettibili di chirurgie demolitive con il confezionamento della stomia, il famigerato “sacchetto” esterno vero e proprio spauracchio per i pazienti. Con il tempo è stato osservato tuttavia un importante impatto non solo sulla bassa percentuale di recidive locali, ma anche e soprattutto un importante impatto sulla sopravvivenza dei pazienti. In modo particolare, i pazienti che rispondono meglio al trattamento Radio-Chemioterapico preoperatorio e presentano risposte oncologiche complete o parziali hanno percentuali di sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza globale molto importanti. Nella casistica della Radioterapia di Chieti una risposta patologica completa, ovvero assenza di cellule tumorali all’esame istopatologico post-intervento, è stata del 26,7%, in linea con i dati della letteratura scientifica che la riportano con un range del 15-25%. Sommando il tasso di risposte complete con il numero di risposte quasi-complete ovvero riscontro di poche cellule tumorali all’esame istopatologico post-intervento, la percentuale sale al 41.8%. Questi risultati hanno determinato a 5 anni una sopravvivenza globale dell’82%, una sopravvivenza libera da malattia del 65.5% e un controllo locale dell’81.2%. A 10 anni, la sopravvivenza globale è stata del 79%, la sopravvivenza libera da malattia del 93% ed il controllo locale del 90%. L’alta specializzazione acquisita in tale campo dalla Radioterapia Oncologica di Chieti si caratterizza inoltre per i numerosi studi satelliti al protocollo di trattamento pre-operatorio come gli studi pubblicati e condotti con l’Istituto di Radiologia sulla stadiazione con Risonanza Magnetica morfologica e di diffusione sia in fase di diagnosi, in seconda settimana del trattamento per valutare la predittività o meno della risposta al trattamento in corso e tra la decima e la dodicesima settimana dal termine della Radio-Chemioterapia prima dell’intervento chirurgico. Non meno importanti gli studi condotti e pubblicati in collaborazione con il CeSi dell’Università “d’Annunzio” su biomarcatori sierici pre-trattamento per cercare di individuare precocemente pazienti che rispondono meglio e quelli che rispondono peggio al trattamento Radio-Chemioterapico pre-operatorio con l’auspicio di poter modulare in futuro una personalizzazione delle terapie, più intensificate o meno intensificate a seconda del quadro di presentazione del tumore all’esordio. Altrettanto importanti gli studi che si basano sull’evoluzione tecnologica dei trattamenti Radioterapici che consentono di intensificare le dosi radianti sempre con maggiore efficacia e sicurezza.I risultati della casistica storica di Chieti sul trattamento di Radio-Chemioterapia concomitante pre-operatoria indicano che la strada è proprio l’intensificazione del protocollo terapeutico al fine di ottenere risultati sempre migliori e con un profilo di tossicità trascurabile.La Radioterapia di Chieti si conferma centro di riferimento per il trattamento del Tumore del Retto e condivide le sue casistiche con i principali Centri di Radioterapia Oncologica italiani esperti in materia.

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Tumori e malattie cardiovascolari: Va rivista l’assistenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

I tumori e le malattie cardiovascolari sono le patologie croniche più frequenti nel nostro Paese e rappresentano le principali cause di morte. Proprio i pazienti già colpiti da cancro, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ictus e cardiopatia ischemica sono più a rischio di sviluppare gravi complicanze, se contagiati dal coronavirus. E stanno subendo danni per sospensioni o ritardi di prestazioni necessarie. È imminente l’inizio della cosiddetta fase 2, che porterà alla progressiva riapertura di alcune attività. Servono linee di indirizzo specifiche rivolte a questi pazienti, che devono essere stilate dagli specialisti che ogni giorno li curano. L’obiettivo è proteggerli dall’infezione da COVID-19 e garantire loro percorsi di cura sicuri. E il sistema sanitario deve riorganizzarsi in questo senso.Per indicare i punti chiave della riorganizzazione dell’assistenza, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), Saverio Cinieri (Presidente eletto Associazione Italiana di Oncologia Medica e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi), Stefano Vella (infettivologo e docente Global Health Università Cattolica di Roma), Ciro Indolfi (Presidente SIC, Società Italiana Cardiologia) e Francesco Romeo (Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata Roma).La conferenza on line si terrà martedì 28 aprile dalle 11 alle 12. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. Per registrarsi è sufficiente cliccare qui e seguire la procedura.

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Coronavirus e tumori: Come garantire ai pazienti la migliore assistenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

La diretta on line sarà venerdì 17 aprile dalle 11 alle 12 e si potrà rivolgere domande ai relatori. A quasi due mesi dall’inizio della crisi sanitaria, il sistema è chiamato a dare una risposta a questi pazienti, che hanno necessità di continuare i trattamenti e i controlli di follow up. Nel nostro Paese, circa 3 milioni e 400mila cittadini vivono dopo la diagnosi di tumore.
Quali sono le soluzioni e i provvedimenti da adottare perché le persone colpite da cancro accedano agli ospedali in assoluta sicurezza? In che modo, i cittadini possono continuare ad aderire ai programmi di screening, che sono fondamentali per individuare le neoplasie in fase precoce? È necessario riorganizzare l’assistenza oncologica, per evitare che i pazienti non seguano più le cure in ospedale e i cittadini non si sottopongano agli screening per timore del contagio.Per rispondere a queste domande, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno il prof. Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), il prof. Giordano Beretta (Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo), il prof. Giuseppe Ippolito (Direttore Scientifico Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS, Roma) e il prof. Walter Ricciardi (Membro del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presidente del “Mission Board for Cancer” dell’Unione Europea e consigliere del Ministero della Salute)

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Tumori gastrointestinali nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

In Italia, hanno colpito circa 89.400 persone (49.000 colon-retto, 14.300 stomaco, 13.500 pancreas, 12.600 fegato). La diminuzione maggiore si registra nel cancro del colon-retto, conseguenza diretta dell’efficacia dei programmi di screening (ricerca del sangue occulto nelle feci, SOF), che permettono di individuare in fase iniziale lesioni sospette. In 5 anni (2014-2019) il calo è stato di 2.800 diagnosi. Nel nostro Paese, vi sono però ancora nette differenze territoriali sia nell’adesione che nella copertura del test, che è in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. In particolare, al Nord e al Centro la copertura è quasi completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%. Nette anche le discrepanze nell’adesione (52% Nord, 35% Centro, 24% Sud). Domani a Vicenza (Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, ore 9-15), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) organizza il convegno “News in GI Oncology”, dedicato proprio alle neoplasie gastrointestinali, e lancia un appello alle Istituzioni perché il test SOF sia esteso fino ai 74 anni (oggi è garantito dal Servizio Sanitario Nazionale dai 50 ai 69 anni), scelta adottata finora solo da alcune Regioni.
“Il 65% dei pazienti colpiti da tumore del colon-retto è vivo a 5 anni dalla diagnosi – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo –. Lo screening è in grado di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima della trasformazione in neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti. Per questo, è importante che il test sia esteso anche agli over 70. Così potremo salvare più vite”. Nel 2017, sono stati 277.930 i cittadini con oltre 70 anni invitati allo screening colorettale (4,5% del totale). L’attività principale è stata svolta dai programmi del Lazio (125.026 invitati, pari al 45% del totale nazionale), Lombardia (69.221 invitati, 25%), Campania (41.831 invitati, 15%), Toscana (17.046 invitati, 6%) e Umbria (14.980 invitati, 5%). In Lazio e in Umbria, l’estensione dell’invito fino ai 74 anni è sistematica. “Il tumore del colon-retto in Italia è la seconda neoplasia più frequente dopo quello della mammella – sottolinea Giuseppe Aprile, Direttore Dipartimento Oncologia Clinica Ospedale San Bortolo di Vicenza -. In Veneto, nel 2019, sono stati diagnosticati 3.900 nuovi casi (2.100 uomini, 1.800 donne). Fra i fattori di rischio, ricordiamo gli stili di vita scorretti, in particolare il sovrappeso, la sedentarietà e un’alimentazione squilibrata e troppo ricca di grassi. La prevenzione primaria risulta fondamentale, così come riuscire ad ottenere l’eliminazione dei precursori e una diagnosi in stadio iniziale. Se individuiamo la neoplasia durante le prime fasi, possiamo intervenire tempestivamente e raggiungere i migliori risultati in termini di guarigione. Il 20% dei casi è scoperto tardi, quando sono già sviluppate metastasi. La prognosi di questi pazienti è migliorata sensibilmente negli ultimi anni, con una sopravvivenza di circa 30 mesi. Questi passi in avanti sono legati da una parte alle nuove conoscenze biologiche, dall’altra all’individuazione di particolari bersagli molecolari controllabili con terapie mirate” Il convegno di Vicenza è focalizzato sugli avanzamenti terapeutici in tutti i tumori gastroenterici. “La medicina di precisione ha rappresentato una svolta anche nel carcinoma epatico – conclude il presidente Beretta -. È recente l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di una terapia mirata che ha dimostrato, per la prima volta in dieci anni, di offrire in prima linea, cioè in pazienti mai trattati prima, più benefici rispetto allo standard di cura. E nel tumore del pancreas metastatico, particolarmente difficile da trattare, per la prima volta un trattamento di mantenimento, nei pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2, ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Si apre così, finalmente anche in questa malattia, una strada già percorsa con successo in altri tipi di neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle rispettive mutazioni nel profilo genico-molecolare del tumore”.

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Tumori solidi nel bambino

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Salerno 15 febbraio presso l’Aula Scozia dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, si terrà l’evento che è accreditato secondo gli standard previsti dal programma nazionale di Educazione Continua in Medicina (ECM) a cura del Consorzio ISMESS di Salerno, provider ECM (ID 922) e presso il Ministero della Salute.
La data è stata scelta in quanto in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile. L’incontro gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è indetta da ICCCPO – International Confederation of Childhood Cancer Parent Organizations dalla rete delle Associazioni di Genitori di bambini malati FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncologia Pediatrica), AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica) e OPEN (Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma). Con quasi 1000 nuovi casi diagnosticati ogni anno, i tumori solidi dell’età pediatrica rappresentano una percentuale importante dei circa 1500 tumori rilevati in Italia ogni anno, in bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.
Durante la giornata, si farà il punto sulle novità, in campo diagnostico e terapeutico, circa i principali tumori solidi pediatrici. Verrà affrontato il problema della radioterapia, ponendo l’accento, in particolare, sugli aspetti a favore e di quelli contro l’uso degli elettroni o dei protoni. Si discuterà, infine, delle possibili complicazioni a distanza che si possono osservare nei lungo-sopravviventi da tumore pediatrico e sulle linee guida per programmi di follow-up e screening.
In contemporanea, si terrà il II Convegno Nazionale dei Guariti, autonomamente gestito dai ragazzi guariti, ex bambini malati di cancro, per affrontare tematiche relative alle loro necessità e alle loro prospettive.

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Tumori uro-genitali

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

Attraverso stili di vita sani e controlli periodici con uno specialista è possibile prevenire i tumori al tratto genito-urinario. In totale sono oltre 32mila i casi ogni anno nel nostro Paese che potrebbero essere evitati grazie alla prevenzione primaria e secondaria. Tuttavia otto italiani su dieci non sono mai andati dall’urologo per un visita specializzata e oltre il 20% della popolazione fuma regolarmente. Quest’ultima è una delle maggiori cause dei tumori urologici, ed in particolare delle neoplasie vescicali. E’ quanto ricorda oggi la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) in occasione della giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi con la campagna ‘I Am and I Will’ (www.worldcancerday.org). L’evento è promosso dall’UICC, organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate in oltre 100 Paesi e vuole sensibilizzare popolazione, media, Istituzioni, personale medico-sanitario e i pazienti sui temi della prevenzione e della ricerca medico-scientifica. “Anche quest’anno come SIUrO abbiamo deciso di aderire e promuovere il World Cancer Day – sottolinea il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale della SIUrO -. E’ dovere di una moderna Società Scientifica favorire la prevenzione di malattie molto diffuse e frequenti. Un cancro su cinque interessa l’apparto genito-urinario e solo quello alla prostata, lo scorso anno, ha fatto registrare 37mila nuovi casi. Grazie alle cure disponibili per tutte queste neoplasie, la sopravvivenza a 5 e a 10 anni dalla diagnosi risulta molto alta: anche oltre il 90% quando riusciamo a individuarle precocemente. Esistono poi dei conclamati fattori di rischio come dieta, fumo e sedentarietà sui quali è possibile intervenire”. “Non si deve mai abbassare la guardia contro i tumori – prosegue il dott. Giario Conti, Segretario e Tesoriere Nazionale della SIUrO -. Quelli genitourinari non devono essere considerati neoplasie solo della terza età in quanto colpiscono spesso anche adolescenti e giovani adulti. Il tumore al testicolo, per esempio, nel 2019 ha interessato oltre 2.200 persone e, per la prevenzione, è molto consigliata l’autopalpazione del testicolo a partire dalla pubertà. Però solo la metà degli italiani sa che attraverso questo esame è possibile evitare gravi problemi di salute. E’ evidente come sia necessario promuovere maggiormente l’informazione su queste malattie”. Proprio per questo scopo la SIUrO lo scorso anno ha attivato il portale http://www.tumorigenitourinari.net. “E’ una guida on line che offre notizie precise e certificate sul carcinoma della prostata, rene, vescica e testicolo – conclude il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO e Coordinatore Responsabile del portale -. Inoltre ben 22 nostri esperti rispondo alle domande e ai dubbi degli utenti. L’obiettivo è creare una giusta cultura sulla prevenzione, diagnosi e cura di patologie oncologiche in crescita nel nostro Paese”.

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Tumori e guarigioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

In dieci anni, in Italia, i pazienti vivi dopo la diagnosi di tumore sono aumentati del 53%. Erano 2 milioni e 250mila nel 2010, oggi sono 3 milioni e 460mila. Un risultato molto importante, che dimostra i passi in avanti realizzati nell’assistenza oncologica e che colloca il nostro Paese ai vertici in Europa e nel mondo. Ma si tratta di un risultato migliorabile, perché sono ancora troppe le differenze sul nostro territorio: dall’adesione e copertura degli screening ancora troppo basse al Sud, alla realizzazione delle reti oncologiche regionali a macchia di leopardo, alla disponibilità solo in alcune Regioni più virtuose di terapie efficaci e di test in grado di analizzare il profilo molecolare del tumore. È concreto il rischio di pericolose discrepanze a danno dei pazienti. Domani si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro, che ha l’obiettivo di evidenziare l’impegno di ognuno nella lotta contro la malattia (lo slogan di quest’anno è I am and I will). Un impegno che si traduce anche nel garantire a tutti le stesse opportunità di cura, eliminando le differenze territoriali. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) aderisce alla Giornata e, in una conferenza stampa oggi a Milano, lancia un appello alle Istituzioni perché venga seguito l’esempio delle Regioni più virtuose, a tutto vantaggio dei pazienti.
“Nel 2018 sono stati stimati, nel mondo, più di 18 milioni di nuovi casi di cancro, erano 12 milioni nel 2008 – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La patologia è in costante crescita nel mondo per la diffusione di stili di vita scorretti, a cui si aggiungono anche fattori ambientali. La qualità del nostro Sistema Sanitario è testimoniata dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE). E raggiungiamo questi risultati con minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7% nel 2010 al 6,5% nel 2017, a fronte del 9,8% della media europea. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono”.Alcune Regioni come la Campania hanno segnato la strada. “A ottobre 2019, è stata la prima in Italia a fornire gratuitamente a tutti i pazienti colpiti da melanoma, un tumore della pelle, la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab – afferma Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Un anno fa, la terapia era stata approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ma lasciata in fascia C, impendendone così la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Si è creato in questo modo un grave danno per i pazienti colpiti da melanoma, soprattutto per i cittadini con metastasi cerebrali asintomatiche, circa il 40% del totale, per i quali questa combinazione ha evidenziato risultati importanti: il 70% delle persone è libero da recidiva a 2 anni, motivo per cui tale trattamento è riconosciuto come prima opzione dalle maggiori linee guida internazionali in questi pazienti. Nelle altre Regioni la terapia non è ancora rimborsata, chiediamo che le Istituzioni locali si attivino quanto prima perché i malati non possono aspettare”.La Lombardia è stata apripista sui test genomici, stabilendone, a settembre 2019, la rimborsabilità per le donne con carcinoma della mammella in stadio iniziale (positivo ai recettori ormonali e a rischio intermedio). “È stata la prima Regione ad adottare un provvedimento di questo tipo – sottolinea Nicla La Verde, membro Direttivo nazionale AIOM e Direttore Oncologia Ospedale Sacco di Milano -. La genomica fornisce straordinarie informazioni sulla natura di alcuni tumori, in particolare nel carcinoma mammario aggiunge dati che i parametri clinici, come il diametro della massa tumorale o la sua stadiazione, non offrono. I test genomici sono in grado di predire l’aggressività della malattia in stadio iniziale e di stimare meglio il rischio di una paziente, operata di tumore al seno, di sviluppare metastasi; quindi possono aiutare a decidere se aggiungere la chemioterapia alla terapia ormonale dopo la chirurgia. Grazie al test genomico, alcune pazienti a rischio intermedio di ricaduta possono evitare la chemioterapia. Ciò può tradursi, da un lato, in un beneficio clinico per le pazienti che non vengono più esposte a un eccesso di trattamento e al relativo rischio di tossicità immediate e tardive, dall’altro in un impatto favorevole sulla spesa sanitaria, che rappresenta un elemento di importanza fondamentale con cui anche i clinici devono confrontarsi”.
Nel trattamento del tumore della mammella si stanno evidenziando preoccupanti disparità nell’accesso alle terapie. “In particolare, nelle forme che esprimono in quantità eccessiva la proteina HER2 e che rappresentano circa il 15-20% dei casi, l’ente regolatorio europeo (EMA) nel 2015 ha approvato pertuzumab, terapia a bersaglio molecolare, prima della chirurgia (trattamento neoadiuvante) – spiega Lucia Del Mastro, membro Direttivo nazionale AIOM e Responsabile Breast Unit IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova
In Italia, nel 2019, le nuove diagnosi di cancro sono state 371mila. “Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 casi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, che permette di individuare lesioni a rischio prima della loro trasformazione in neoplasia – conclude il Presidente Beretta -. L’adesione alla mammografia, nel 2017, ha raggiunto il 55% e allo screening colorettale il 41%. Vi sono notevoli differenze fra Nord e Sud che vanno ricondotte anche alla diversa copertura. Per quanto riguarda la mammografia, quest’ultima è praticamente completa nell’Italia settentrionale e centrale, al Sud invece solo 6 donne su 10 ricevono l’invito. Nello screening colorettale, al Nord e al Centro siamo vicini alla copertura completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%”.

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Tumori gastrointestinali

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

Larotrectinib, terapia oncologica di precisione, in pazienti adulti con tumori gastrointestinali (GI) con fusione TRK ha dimostrato un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 43% (n = 14; IC 95%: 18-71). In questo sottogruppo di pazienti, la sopravvivenza globale mediana era pari a 33,4 mesi dopo 19 mesi di follow-up (IC 95%: 2,8-36,5), la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana era di 5,3 mesi (IC 95%: 2,2-9,0) e il tempo mediano alla risposta 1,9 mesi (IC 95%: 1,7-2,1).1 Questi dati, che emergono da una nuova analisi, sono stati presentati in un poster al 2020 American Society of Clinical Oncology Gastrointestinal Cancers Symposium (ASCO GI), a San Francisco dal 23 al 25 gennaio.Nei pazienti con tumore del colon, il tasso di risposta globale era pari al 50% (n = 8) e la sopravvivenza libera da progressione mediana era compresa tra 1,5 e 16,7+ mesi.1 In questa popolazione di pazienti, sette presentavano elevata instabilità microsatellitare (MSI-high) e uno aveva stabilità microsatellitare, in linea con la ricerca attuale che indica che le fusioni del gene NTRK si manifestano più frequentemente nel sottogruppo di pazienti con tumore del colon-retto MSI-high.“Le risposte che abbiamo osservato con larotrectinib nei tumori gastrointestinali sono in linea con la marcata efficacia vista in molti istotipi diversi di tumore”, ha affermato il Prof. Salvatore Siena, Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano e Direttore Oncologia Niguarda Cancer Center Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. “Più della metà di questi pazienti aveva un tumore del colon, la maggior parte con elevata instabilità microsatellitare, confermando ulteriormente che le fusioni del gene NTRK sono più comuni in questo sottogruppo. Questi dati e le potenti risposte che continuiamo ad osservare con larotrectinib dovrebbero incoraggiare una più ampia applicazione dei test genomici per identificare mutazioni geniche, specialmente nei pazienti con tumore del colon con elevata instabilità microsatellitare”.“Questa analisi di sottogruppo enfatizza la diversificata popolazione di pazienti inclusa nei dati di studio clinico con larotrectinib, che hanno mostrato un’efficacia e sicurezza comprovata, indipendentemente dal tipo di tumore”, ha aggiunto il dottor Marius Moscovici, Responsabile Medical Affairs Oncologia di Bayer per l’Italia. “Il crescente numero di dati per larotrectinib rappresentano un reale spostamento verso la medicina di precisione e i benefici di introdurre precocemente terapie target in pazienti con un’alterazione genomica.” Il trattamento con larotrectinib è già approvato in vari mercati globali, inclusi gli Stati Uniti e i Paesi dell’Unione Europea (EU). Larotrectinb è approvato in tutti i pazienti adulti e pediatrici con tumori solidi che presentano una fusione del gene NTRK. Altre registrazioni in diverse aree del mondo sono in via di approvazione o pianificate.

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Tumori Testa Collo: nuove strategie terapeutiche

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Lo studio multidisciplinare ha svelato una correlazione tra una mutazione genica e l’attività di un farmaco di nuova generazione nei tumori testa-collo.In particolare i risultati hanno dimostrato che la presenza di mutazioni del gene p53, da cui dipende una minore sopravvivenza dei pazienti con tumori testa-collo, è associata alla risposta al trattamento con un farmaco di nuova generazione, l’alpelisib, un inibitore specifico della PI3K.I tumori della testa e del collo (laringe, faringe e cavità orale) rappresentano il sesto tipo di patologia neoplastica più frequente al mondo, con circa 500.000 nuovi casi per anno. Queste patologie sono note per avere sviluppi molto differenti da paziente a paziente. Da qui nasce la necessità di studiare nuovi marcatori molecolari, capaci di predire il decorso clinico del paziente e la risposta alle terapie.I risultati dello studio, sostenuto da Fondazione AIRC e condotto dal gruppo di Giovanni Blandino dell’area di Medicina Molecolare IRE, in collaborazione con l’Otorinolaringoiatria IRE ed il Princess Margaret di Toronto, sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Cancer Research.“Lo studio ha dimostrato che la presenza di mutazioni di p53 e di alti livelli di espressione della proteina p53 alterata possono essere un indicatore della sensibilità al trattamento con alpelisib” spiegano Federica Ganci ed il Claudio Pulito, coautori dell’articolo.
“In particolare, – proseguono i ricercatori – la presenza di alti livelli della proteina mutata p53 è in grado di potenziare l’attività di MYC, un fattore che agisce a valle di PI3K, ed il trattamento con alpelisib sembra inibire l’attività di p53 mutata e MYC”.“L’aspetto più interessante – sottolinea Giulia Fontemaggi, che insieme a Giovanni Blandino ha coordinato lo studio – è che il trattamento con alpelisib sensibilizza le cellule tumorali con mutazione di p53 ai trattamenti chemio- e radioterapici, aprendo nuovi scenari per il trattamento di questi tumori”.“I risultati del lavoro appena pubblicato, – afferma Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, – sono una ulteriore dimostrazione che lo studio approfondito delle caratteristiche molecolari dei tumori apre ampie possibilità al riposizionamento di farmaci e a innovative strategie terapeutiche per i nostri pazienti”.

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L’Italia e la lotta ai tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

In Italia per il 2019 sono stimati 371 mila nuovi casi di cancro, attualmente 3.460.000 persone convivono con un tumore, tuttora seconda causa di morte nel nostro Paese, ma quasi la metà dei cittadini si sente ancora poco informata: al Nord come al Sud solo un italiano su due (55%) ritiene di avere sufficienti informazioni. Gli italiani però, e in particolare i pazienti oncologici, sono per lo più (64%) soddisfatti dell’assistenza offerta dal Servizio sanitario, seppure con forti differenze regionali: la percentuale dei giudizi positivi va dall’81% dei lombardi al 26% dei cittadini della Calabria, dove si registra anche il picco (36%) dei giudizi negativi. Ma ancora oggi un tumore su tre è scoperto per caso e solo il 6% viene evidenziato da un controllo di screening offerto dal SSN, e anche qui con rilevanti differenze regionali, dal 9% della Lombardia al 2% della Calabria.Sono le principali indicazioni che emergono dalla ricerca “L’Italia e la lotta ai tumori: il punto di vista di pazienti e cittadini”, realizzata a livello nazionale e in 6 Regioni dall’Istituto Ipsos, che ha coinvolto in modo parallelo cittadini e pazienti oncologici e onco-ematologici su temi legati alla salute e all’assistenza sanitaria.La ricerca è stata presenta oggi in occasione del Forum Annuale del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promosso da Salute Donna onlus e da 24 Associazioni che dal 2014 si confrontano con le Istituzioni nazionali e regionali per migliorare la presa in carico e la tutela dei diritti dei pazienti oncologici.
Nel corso del Forum sono stati proclamati i vincitori della prima edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le istituzioni.

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Tumori e le cure alternative sul web

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Utenti del web sempre più alla ricerca di informazioni sulle cosiddette “cure alternative” contro il cancro. Due pazienti (o familiari) su tre, colpiti da una neoplasia, consultano internet alla ricerca di metodi “non ufficiali” per vincere il cancro. Per fortuna, solo una minoranza poi si rivolge a santoni e ciarlatani, con gravi rischi per la salute. La malattia può, infatti, evolvere sfavorevolmente a causa del mancato ricorso a terapie efficaci e approvate dagli enti regolatori. Dagli oncologi italiani dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), riuniti a congresso a Roma, arriva così un messaggio forte e chiaro: “Attenzione alla pericolosità di alcune scelte: non esistono terapie oncologiche miracolose. È invece indispensabile seguire sempre e solo le indicazioni terapeutiche degli specialisti”. Fondazione AIOM da un anno e mezzo ha aperto un portale anti fake news (tumoremaeveroche.it), che sta diventando un punto di riferimento per chi, nel nostro Paese, è alla ricerca di informazioni e notizie corrette sulle neoplasie. Dal maggio del 2018 ad oggi è stato, infatti, consultato da oltre 262mila utenti unici per un totale di oltre 2 milioni di pagine visualizzate. Un comitato scientifico, appositamente nominato dall’AIOM, risponde costantemente alle richieste di chiarimenti degli utenti su terapie, prevenzione, sintomi, diagnosi dei principali tumori. Le domande, e relative risposte, più significative sono pubblicate on line e consultabili da tutti. Viene inoltre svolta un’intensa e costante attività di promozione dell’intero progetto sui social network. L’obiettivo è contrastare il preoccupante e crescente fenomeno delle fake news in oncologia. “Oltre il 5% dell’intera popolazione italiana è stata colpita da una forma di cancro – sottolinea il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM -. È un numero crescente di uomini e donne, ai quali vanno aggiunti parenti, amici o semplici conoscenti che sono, quindi, coinvolti indirettamente da questa particolare esperienza. Le patologie oncologiche risultano tra gli argomenti di salute più cliccati sulla Rete. Compito di una moderna Società Scientifica deve essere anche quello di fornire un’informazione corretta all’intera popolazione. Il nostro portale vuole rappresentare un lume che illumina un ‘luogo’ come il web dove ancora troppo spesso si trovano notizie assolutamente false e prive di ogni fondamento scientifico”. “Sono oltre 400 le bufale che si possono leggere on line e che riguardano i tumori – aggiunge il prof. Massimo Di Maio, Coordinatore del comitato scientifico del progetto ‘Tumore, ma è vero che?’, oncologo medico presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino -. Molte di queste riguardano terapie ‘farlocche’, che in realtà sono dei rimedi inutili, potenzialmente tossici e non in grado di contrastare efficacemente le neoplasie. Ad esempio, sono spacciate per ‘cure’ miracolose la fosfoetanolammina sintetica, il bicarbonato di sodio, l’acqua di Alessiani o l’urinoterapia. Al contrario, grazie a studi condotti rigorosamente, la ricerca medica ha permesso, negli ultimi anni, di ottenere importantissimi risultati in termini di sopravvivenza in molte diverse forme di cancro. Le fake news possono essere molte pericolose e compromettere seriamente la salute dei pazienti”.
Il portale http://www.tumoremaeveroche.it, reso possibile da un educational grant di Ipsen, è attivo dal maggio del 2018. In totale in questi mesi sono arrivate al comitato scientifico centinaia di richieste di chiarimenti. “Molte domande riflettono il perdurare di vecchi stereotipi e la grande paura che ancora suscitano i tumori – sottolinea il dott. Francesco Schettini, membro del comitato scientifico del portale ‘Tumore, ma è vero che?’ e oncologo medico presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli e l’Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer di Barcellona -. Questo vale soprattutto per la reale efficacia di alcuni trattamenti e i possibili effetti collaterali che determinano. Ci è stato più volte chiesto, per esempio, se la chemioterapia sia una pratica assassina oppure se è vero che funzioni solo in una piccola parte di casi. Si tratta, in realtà, di una tipologia di cura che consente di trattare efficacemente tanti pazienti e che ci ha consentito di salvare milioni di vite umane in tutto il mondo. Inoltre, abbiamo assistito ad una forte evoluzione delle terapie di supporto e quindi degli strumenti a nostra disposizione per prevenire e curare le tossicità legate alla stessa chemioterapia, come nausea, vomito e riduzione delle difese immunitarie”.
“Ringraziamo AIOM e Fondazione AIOM per aver realizzato uno strumento che può essere utile anche ai pazienti oncologici – conclude Claudia Santangelo, Presidente dell’Associazione di pazienti ‘Vivere senza stomaco (si può!)’ -. Chi sta affrontando un’esperienza di vita difficile come un tumore è più esposto al rischio di essere vittima della disinformazione. E’, quindi, fondamentale avere sempre a disposizione notizie certificate e supportate da fonti scientifiche”.
“Siamo orgogliosi di supportare Fondazione AIOM e AIOM in un progetto educazionale innovativo, che vuole combattere una disinformazione diffusa e preoccupante – conclude Thibaud Eckenschwiller, Amministratore Delegato di Ipsen S.p.A. -. In un anno e mezzo, i risultati ottenuti in termini di utenti raggiunti sono rilevanti. La ricerca medico-scientifica è la nostra priorità, ma vogliamo al tempo stesso fornire ai pazienti e ai cittadini nuovi ed efficaci strumenti di conoscenza e informazione”.

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Nuove prospettive nella terapia dei tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Lo studio di un team di ricerca della Sapienza, in collaborazione con la Michigan State University statunitense, la University of Technology di Graz in Austria e il Center for Life Nano Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia, rivela che rivestire i nanovettori di farmaci con una corona proteica artificiale fatta di proteine plasmatiche umane permette loro di evadere il sistema immunitario e permanere a lungo nell’organismo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications In campo biomedico l’ultima frontiera delle nanotecnologie è costituita dai liposomi, microsfere cave formate da uno o più doppi strati lipidici, utilizzate per la veicolazione e il trasporto di farmaci per le terapie antitumorali. Il loro impiego offre numerosi vantaggi rispetto alle tecnologie tradizionali come la possibilità di ridurre le dosi dei medicinali aumentandone l’efficacia terapeutica o di trasportare un farmaco in un organo specifico, evitando effetti collaterali potenzialmente dannosi. Tuttavia, nonostante questi enormi vantaggi solo un numero esiguo di formulazioni liposomiali è entrata stabilmente nella pratica clinica.Il team internazionale, guidato da Giulio Caracciolo in collaborazione con Alessandra Zingoni e Isabella Screpanti del Dipartimento di Medicina Molecolare, ha stabilito che il limitato successo clinico dei liposomi è dovuto principalmente ai cambiamenti a cui essi vanno incontro non appena entrano in contatto con il sangue. Introducendosi nel liquido organico le vescicole lipidiche si ricoprono infatti di proteine plasmatiche che formano intorno a esse un rivestimento proteico detto “corona proteica”. Pertanto non è la superfice del liposoma, come ritenuto da decenni dalla comunità scientifica, a interagire con i sistemi biologici dell’organismo ma è lo strato proteico ad avere un ruolo centrale nel regolare l’attività all’interno delle cellule. Quello che il sistema immunitario combatte quindi non è il liposoma in se stesso, ma il suo rivestimento proteico.Da questa osservazione i ricercatori hanno individuato un procedimento per ingannare il sistema immunitario e “fargli accettare” i nanovettori che contengono la terapia farmacologica.“Rivestire i liposomi con una corona proteica artificiale fatta di proteine plasmatiche umane– spiega Giulio Caracciolo – permette di ridurre drasticamente la captazione da parte dei leucociti e di prolungare la circolazione delle vescicole lipidiche nell’organismo, aumentando così l’efficacia terapeutica del trattamento farmacologico.Numerose sono le applicazioni di questa scoperta, la più rilevante è sicuramente nell’ambito della immunoterapia dei tumori, ma possono interessare altri campi di natura biomedica.Lo studio, che si avvale della collaborazione dei ricercatori della Michigan State University statunitense, della University of Technology di Graz in Austria e del Center for Life Nano Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia, è pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Tumori e sedentarietà

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Oggi ben il 38% delle persone colpite da tumore è completamente sedentario (rispetto al 34% dei cittadini che non hanno ricevuto la diagnosi di cancro), nonostante siano dimostrati i benefici dell’attività fisica nella prevenzione delle recidive e, più in generale, nel controllo della malattia. Il movimento infatti aiuta a combattere il cancro, a contrastare gli effetti collaterali delle terapie e a vincere l’ansia e la depressione, che colpiscono fino al 40% dei pazienti. Da questi dati nasce “Operazione PHALCO” (PHysicAL aCtivity for Oncology), che sarà realizzato nelle palestre di 4 città (a partire da Roma e Verona), coinvolgendo in totale 60 pazienti, che si alleneranno per quattro mesi sotto la guida di trainer specializzati laureati in Scienze Motorie. L’obiettivo è definire un percorso di attività fisica personalizzato, in relazione alle caratteristiche di ogni malato. Il progetto, realizzato da Fondazione AIOM con il contributo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” e della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), è presentato oggi in un convegno al Ministero della Salute.
“Saranno coinvolte nell’iniziativa persone colpite da carcinoma della mammella e del colon-retto, fra i 40 e i 65 anni, fisicamente inattive da almeno 12 mesi – sottolinea il Prof. Attilio Parisi, Prorettore Vicario Università degli Studi di Roma ‘Foro Italico’ -. L’intervento chirurgico deve essere stato effettuato da almeno un mese e non più di 6. I pazienti reclutati (dagli oncologi) saranno suddivisi in tre gruppi, in base ai livelli di rischio accertati da un medico dello sport. Prima di iniziare l’attività, verranno sottoposti a una batteria di test funzionali, necessari per impostare un carico di lavoro adeguato e per valutare lo stato di forma fisica iniziale e finale. I test saranno somministrati da un laureato in Scienze Motorie (specializzato in Attività Motorie Preventive e Adattate). Sulla base dei 3 livelli di rischio, verranno formati tre gruppi, che seguiranno un protocollo di allenamento combinato (aerobico e di forza) adattato per intensità e carico di lavoro, per un periodo di quattro mesi con frequenza di due sedute settimanali della durata di un’ora circa ciascuna”.
“È dimostrato – spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM – che il movimento, sia dopo la diagnosi che nei primi passi successivi all’intervento chirurgico, migliora la sopravvivenza. Ciononostante, ancora troppo pochi oncologi lo consigliano e sono ancor meno i pazienti che lo praticano. Uno dei maggiori impedimenti, oltre alla difficoltà di integrare le diverse professionalità coinvolte, risiede proprio nella necessità di personalizzare quanto più possibile il carico di attività fisica proposta. ‘Operazione PHALCO’, creando una ‘rete’ tra oncologi, medici dello sport e laureati in Scienze Motorie e proponendo un protocollo di allenamento declinato per gruppi omogenei di rischio, vuole superare queste problematiche. È la prima iniziativa di questo tipo realizzata in Italia e rappresenta il primo passo di un percorso post-operatorio di attività fisica adattata, da inserire quanto più precocemente possibile nell’iter riabilitativo”.
“In Italia vivono quasi 3 milioni e mezzo di cittadini dopo la diagnosi di tumore – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Le neoplasie della mammella e del colon-retto sono le più frequenti: ne sono stimati, rispettivamente, 53.500 e 49.000 nuovi casi nel 2019. Bastano 150 minuti di movimento alla settimana per ridurre del 25% la mortalità per tumore del seno nelle donne che hanno già ricevuto la diagnosi rispetto alle sedentarie. Ed è dimostrato che 30 minuti di movimento al giorno sono sufficienti per diminuire del 19% la mortalità nei pazienti con carcinoma del colon-retto. Ma sono ancora troppi i cittadini, colpiti da tumore, completamente sedentari: spesso anche i familiari tendono a dissuaderli dal muoversi per il timore di compromettere la loro condizione”.
“Al termine dei 4 mesi di allenamento – continua il Prof. Parisi -, tutti i pazienti del progetto ‘PHALCO’ verranno sottoposti agli stessi test effettuati all’inizio del protocollo dal medico dello sport e dal laureato in Scienze Motorie”.
Testimonial dell’iniziativa è Terryana D’Onofrio (Medaglia d’argento ai Campionati mondiali universitari 2018 di karate).
“Vogliamo dimostrare che l’allenamento può apportare effetti benefici sui pazienti, sia a livello psicologico che fisiologico – spiega Fabrizio Nicolis -. Diversi studi hanno dimostrato come l’esercizio fisico abbia ricadute positive su diverse patologie, legate anche all’aumento di speciali sostanze neurotrasmettitoriali nel cervello (endorfine), che creano uno stato di benessere. Inoltre, la pratica regolare dell’esercizio fisico provoca adattamenti positivi su molti apparati dell’organismo (cardiovascolare, respiratorio, muscolo scheletrico), con conseguenze evidenti sulla qualità della vita”.
Purtroppo il consiglio medico oggi è utilizzato più come strumento di contenimento del danno che come misura di prevenzione primaria, dal momento che risulta rivolto soprattutto a persone che hanno comportamenti particolarmente a rischio (forti fumatori o consumatori di alcol o persone in notevole eccesso ponderale). Ad esempio, solo il 39% dei pazienti oncologici ha ricevuto dal proprio medico il suggerimento di svolgere attività fisica. “Questo progetto – conclude Fabrizio Nicolis – vuole sensibilizzare anche i clinici, che devono informare i pazienti sugli stili di vita sani”.

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Tumori della gola triplicati negli ultimi 10 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Roma, 7° Congresso mondiale dell’International Academy of Oral Oncology (IAOO) in programma da oggi fino al 3 settembre. Ad aprire il Congresso Mondiale il professor Harald Zur Hausen, medico e professore Emerito tedesco, vincitore del Premio Nobel per la Medicina nel 2008 per aver scoperto la correlazione tra virus e tumori “Fino all’inizio di questo secolo, quasi il 20% dell’incidenza globale del tumore è stata legata a vari tipi di infezioni, tra cui virus, batteri e parassiti. Oggi esistono crescenti evidenze che questa percentuale sta aumentando. Attualmente stiamo calcolando che fino al 50% di tutti i tumori ha alcuni collegamenti con eventi infettivi” – afferma il Professor Harald Zur Hausen.
Il numero delle persone colpite da tumore alla gola continua a crescere in Italia e nel mondo e, nel prossimo decennio, è destinato ad aumentare in maniera esponenziale. Il principale responsabile è il Virus del Papilloma Umano (HPV), un’infezione molto diffusa, trasmessa prevalentemente per via sessuale e nella maggior parte dei casi asintomatica.
“Negli ultimi dieci anni i tumori orofaringei sono aumentati del 300%, soprattutto in relazione all’aumento di infezioni da Papilloma Virus responsabile, in Italia, del 40% dei casi, percentuale che sale all’85% negli Stati Uniti. Tuttavia ci aspettiamo un’ulteriore crescita di questi tumori legata al virus poiché la prevalenza è 18 volte superiore rispetto al passato” – spiega il Presidente del Congresso Giuseppe Spriano, responsabile Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Humanitas e docente di Humanitas University.
Il virus del papilloma umano viene trasmesso alla bocca e alla gola attraverso il sesso orale e avere rapporti con più partner espone maggiormente alla possibilità di contrarlo. L’aumento dell’incidenza di questi tumori sta alla base dell’attuale disponibilità in Italia della vaccinazione anti-HPV che viene effettuata non solo per le femmine (già dal 2008), ma dall’anno scorso anche per i maschi a partire dagli 11 anni di età. “La vaccinazione oggi rappresenta l’arma di prevenzione più importante contro questi tumori, ma la copertura è ancora lontana da quella auspicata, soprattutto nei maschi che sono maggiormente colpiti dai tumori alla gola. La riduzione d’incidenza legata all’immunizzazione della vaccinazione richiederà comunque decenni e solo dopo il 2060 potremo assistere ad una diminuzione di questi tumori” afferma il professor Spriano.
I tumori della gola causati dall’HPV si presentano in soggetti più giovani rispetto ai casi di tumore da fumo. Fortunatamente oggi però la possibilità di guarigione è più alta. “In Humanitas il percorso terapeutico è frutto di un lavoro multidisciplinare, che vede coinvolti diversi specialisti – continua il prof. Spriano. Un altro argomento trattato al Congresso è quello dei tumori del cavo orale. Nello screening dei tumori del cavo orale, oggi, è possibile anticipare la diagnosi grazie anche ad una moderna tecnologica di cromoendoscopia digitale chiamata NBI (Narrow Band Imaging), già utilizzata in vari ambiti endoscopici, che permette di distinguere il tessuto sano da quello sospetto per localizzazione tumorale”.
In Italia si stima che vi siano ogni anno circa 6.500 nuovi casi di tumori del cavo orale e della faringe e poco meno, circa 5.500, di tumori della laringe; i tumori della tiroide sono meno frequenti, più numerosi nella donna, e sono circa 1.000-1.500 nuovi casi all’anno. La sopravvivenza globale è migliore rispetto a quella di tumori di altre sedi, generalmente più aggressivi, con una media di guarigioni che va dal 50-60% a quasi il 90% per i tumori tiroidei.

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Tumori cerebrali: informare i pazienti, coinvolgere le cure primarie

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Anche se rappresentano solo il 3% di tutte le neoplasie, i tumori cerebrali primitivi (ossia quelli che si sviluppano direttamente nel sistema nervoso centrale) sono responsabili del maggior numero di anni di vita persi rispetto ad altre neoplasie maligne. Infatti, nonostante i progressi diagnostico-terapeutici, la sopravvivenza media a 5 anni rimane intorno al 25%. In Italia, i tumori cerebrali rappresentano la 12a causa di morte, pari al 3% del totale dei decessi per tumori maligni: nel 2018 sono stati diagnosticati circa 6.000 nuovi casi di tumori cerebrali primitivi, di cui poco più della metà negli uomini. I tumori cerebrali colpiscono prevalentemente i giovani, visto che tra i soggetti di età inferiore a 15 anni sono al terzo posto in termini di frequenza e rappresentano il 13% del totale dei tumori, mentre il 7% nella fascia 15-19 anni.
Per tali ragioni la Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), aggiornate a luglio 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità. I contenuti di queste linee guida integrano quelle pubblicate dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), destinate prevalentemente ad un target specialistico e ultraspecialistico con obiettivi diagnostici e terapeutici. Le linee guida NICE, infatti, si rivolgono ai non specialisti e ai professionisti delle cure primarie, in particolare ai medici di medicina generale e infermieri, formulando raccomandazioni su vari aspetti della gestione della malattia: dalla valutazione dei bisogni assistenziali dei pazienti all’identificazione di un professionista sanitario di riferimento; dalla condivisione delle informazioni con pazienti, familiari e caregiver alla valutazione neuroriabilitativa; dalla gestione degli effetti precoci e tardivi di radioterapia e chemioterapia al follow-up a lungo termine dei pazienti.«Le linee guida NICE – puntualizza Cartabellotta – enfatizzano come i bisogni assistenziali dei pazienti affetti da tumori cerebrali rappresentino una sfida molto ardua in quanto, insieme alla disabilità fisica, tumore e relativi trattamenti possono condizionare il comportamento, le funzioni cognitive e la personalità del paziente». Per questo le linee guida raccomandano il coinvolgimento di pazienti, familiari e caregiver per fronteggiare la complessità dei loro potenziali bisogni assistenziali e sociali (psicologici, cognitivi, fisici, spirituali, emotivi) e, soprattutto, di prevedere un tempo adeguato per discutere del potenziale rilevante impatto del tumore cerebrale sulla vita del paziente e di chi lo circonda.«Auspichiamo che la versione italiana di questo documento del NICE – conclude Cartabellotta – rappresenti una base scientifica di riferimento, sia per la costruzione dei PDTA regionali e locali, sia per l’aggiornamento dei professionisti sanitari, oltre che per una corretta informazione di pazienti, familiari e caregiver». Le linee guida “Linee guida per il trattamento di tumori cerebrali primitivi e metastatici degli adulti” sono disponibili a: http://www.evidence.it/tumori-cerebrali.

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Rapporto “ISTISAN 19/11” su “Radiazioni a radiofrequenze e tumori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Tale documento afferma che “l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale”, pur attribuendo “un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso… agli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia”.Gli autori del rapporto ritengono che le evidenze disponibili, comprese quelle recenti su modelli animali, “non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute”. L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha esaminato in dettaglio il rapporto ISTISAN evidenziandone limiti e inadeguatezze (https://www.isde.it/wp-content/uploads/2019/08/commenti-su-ISTISAN-ISDE-2.pdf ) e non condivide le conclusioni né la metodologia adottata nell’elaborazione del rapporto. Il Presidente del Comitato Scientifico ISDE, Dott. Agostino Di Ciaula e il Prof. Benedetto Terracini già Professore di Epidemiologia dei tumori all’Università di Torino, hanno promosso un appello con il quale si chiede all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute di ritirare il documento e di rielaborarlo considerando in maniera adeguata tutte le evidenze scientifiche disponibili (https://www.change.org/p/ministero-della-sanit%C3%A0-il-rapporto-iss-su-radiofrequenze-e-cancro-%C3%A8-inadeguato-a-tutelare-la-salute-pubblica?signed=true). “Ai fini della prevenzione primaria e della tutela della salute pubblica – dichiara il Dott. Agostino Di Ciaula, Presidente del comitato scientifico di ISDE – non appare giustificabile ignorare o sottovalutare ciò che già sappiamo e declassificare come irrilevante ciò che ancora non sappiamo. Questo potrebbe trasformarsi in un’inaccettabile rilevazione e quantificazione a posteriori di danni altrimenti evitabili.” “Nelle conclusioni si parla timidamente di incertezze scientifiche.”

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