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Posts Tagged ‘turchia’

Le relazioni UE-Turchia sono al minimo storico

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2021

Bruxelles. In una risoluzione adottata mercoledì, i deputati affermano che le relazioni tra UE e Turchia si sono deteriorate al punto tale che l’Unione ha bisogno di rivalutarle profondamente.Negli ultimi anni, il governo della Turchia si è allontanato sempre più dai valori e dagli standard europei. Come risultato, le relazioni hanno raggiunto un minimo storico e i deputati sono particolarmente preoccupati per la situazione relativa al rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali.I deputati ribadiscono che se la Turchia non invertirà l’attuale tendenza negativa, la Commissione dovrebbe raccomandare la sospensione formale dei negoziati di adesione.I deputati criticano le riforme istituzionali regressive della Turchia e sono allarmati dal consolidamento di “un’interpretazione autoritaria del sistema presidenziale”, della mancanza di indipendenza del potere giudiziario e della “continua ipercentralizzazione del potere nella presidenza”. Chiedono poi alle autorità competenti della Turchia di rilasciare tutti i difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati, accademici e le altre persone che sono stati imprigionate dal governo con accuse infondate. I deputati sono anche preoccupati per la politica estera ostile della Turchia, che si scontra costantemente con le priorità dell’UE, in particolare nei confronti di Grecia e Cipro, e per il suo coinvolgimento in Siria, Libia e Nagorno-Karabakh. Inoltre, incoraggiano ancora una volta la Turchia a riconoscere il genocidio armeno e aprire la strada a un’autentica riconciliazione tra il popolo turco e quello armeno.Riaffermando la propria convinzione che la Turchia è un partner fondamentale per la stabilità nella regione, i deputati riconoscono gli sforzi diplomatici in corso dell’UE per un dialogo vero ed efficace con il paese.La Turchia svolge ancora un ruolo importante poiché ospita quasi 4 milioni di rifugiati, di cui circa 3,6 milioni rifugiati siriani, e affrontare questa crisi è diventato ancora più difficile a causa della pandemia COVID-19, sottolineano i deputati. Il Parlamento elogia questo impegno e incoraggia l’UE a continuare a dare il sostegno necessario ai rifugiati siriani e alle comunità ospitanti in Turchia. I deputati sottolineano che tuttavia l’uso di migranti e rifugiati come strumento di ricatto non può essere accettato.Infine, i deputati sottolineano che in Turchia esiste una società civile vivace e impegnata, uno dei pochi sistemi di controllo rimasti sul potere del governo ed esortano la Commissione a continuare a sostenere finanziariamente le organizzazioni della società civile turca.

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Italia-Turchia: Urge un chiarimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

Di Agostino Spataro. Oggettivamente, l’episodio del “divano turco” è increscioso e va rilevato. Tuttavia, non si dovrebbe enfatizzare più di quanto non hanno fatto i due rappresentanti della UE presenti all’incontro con il presidente Erdogan. Infatti, come dichiarato da Charles Michel, presidente del Consiglio europeo e pertanto personalità UE più alta in grado, si è preferito andare alla “sostanza” che- come noto- sono gli accordi, appunto sostanziosi, fra la UE e la Turchia in diversi settori. In primo luogo quelli relativi al contenimento dei flussi migratori e dei profughi. Partiamo dalla scena madre, dove si vedono assise su due sontuose sedie Michel e Erdogan ossia le due personalità più rilevanti delle due istituzioni a confronto e altre due personalità Ursula von der Leyen, presidente della commissione UE e il ministro degli esteri turco sedute su due divani. Alla sorpresa della signora (che tuttavia partecipa a pieno titolo al dialogo fra le due parti) fa da pendant l’impassibilità del presidente Michel che resta, seduto, a fianco a Erdogan. Per cercar di capire si rende necessario svolgere alcune osservazioni. 1… Credo sia impensabile che un incontro così importante e al massimo livello si potesse svolgere senza un’adeguata preparazione e programmazione e al di fuori dei protocolli del cerimoniale. Come da consuetudine, i due uffici preposti al cerimoniale avranno discusso e concordato sia i temi in agenda sia gli aspetti protocollari. C’è da ritenere chela disposizione delle sedie e dei divani sia stata discussa fin nei minimi particolari e condivisa da ambo le parti. Per cui, le eventuali rimostranze da parte UE vanno rivolte in primo luogo agli addetti al cerimoniale che in tal senso hanno disposto i posti a sedere. In particolare, agli addetti della UE che- qualora in disaccordo- potevano consultarsi con i loro referenti politici e far decidere loro in ultima istanza.Se tale disposizione veniva percepita come lesiva del prestigio istituzionale e della dignità di genere della signora Leyen, l’autorità politica avrebbe potuto, per protesta o per altri validi motivi, non dar seguito agli incontri. Dalle dichiarazioni del signor Michel c’è da ritenere che i funzionari UE avranno informato, per tempo, i rappresentanti politici e che da questi (da uno o da entrambi? ) ne abbiano ricevuto via libera, poiché – come scrive Michel- ”si è preferito andare alla sostanza”. C’è da desumere che egli sia stato informato, ma non ha voluto farne un problema. 2… Se così si sono svolti i fatti, allora bisognerebbe indirizzare gli strali e quant’altro, innanzitutto verso coloro che hanno approvato e gestito il cerimoniale. Un chiarimento in tal senso credo potrebbe agevolare il rientro dalla imbarazzante polemica che ne è seguita. Addirittura coinvolgendo il nostro capo del Governo spintosi a definire “dittatore” il presidente Erdogan. E’ presumibile che per arrivare a tanto il dottor Draghi avrà avuto le sue buone ragioni e soprattutto buone informazioni, che però l’opinione pubblica ancora non conosce. La reazione può essere compresa qualora si potesse dimostrare che la disposizione (di sedie e divani) fu imposta da Erdogan in persona per umiliare la signora Von der Leyn, in quanto donna e presidente della Commissione UE. In tale eventualità si tratterebbe di una imposizione inaccettabile oltre che offensiva verso una donna al vertice delle Istituzioni europee. Ma bisognerebbe dimostrate tale assunto e- in caso affermativo- spiegare perché fu accettato dai diretti interessati. Solo dopo tali passaggi dimostrativi si potrà condannare fermamente la presunta pretesa del presidente della Turchia. Diversamente, verrà meno la ragione dichiarata della dura reazione e si creerà un “caso” davvero di ardua soluzione. Tranne che non ci siano altre motivazioni e obiettivi che l’opinione pubblica sconosce. Perciò è auspicabile che chi di dovere informi l’opinione pubblica su come si siano svolti effettivamente i fatti in quel di Ankara. 3… La Turchia è un Paese importante, per quanto gestito politicamente in maniera assai discutibile, a tratti illiberale, facente parte della Nato **, è un partner importante sul fronte economico, energetico e su quello del contenimento degli afflussi d’immigrati e, soprattutto, della valanga di profughi provenienti dalla Siria a causa di una guerra scatenata da tre potenze occidentali (Francia, Inghilterra e Usa) e nella quale si è inserita la Turchia di Erdogan che è al confine ed ha tante questioni aperte da risolvere. In primis quella del popolo curdo, prima vittima delle spartizioni coloniali europee. Evidentemente queste potenze, la stessa UE non intendono rispettare uno dei principi basilari dello Statuto delle Nazioni Unite che è quello della “non ingerenza” negli affari interni dei singoli Stati. Anche nel caso che tali Stati siano ritenuti retti da regimi dittatoriali. Per altro, tale intromissione non è equa: si applica la norma dei “due pesi e due misure”. Infatti, esistono altre dittature “amiche” in Medio oriente e altrove che nessuno si sogna di disturbare, d’invadere. Anzi vengono rifornite regolarmente di sistemi d’arma sempre più sofisticati e costosi che consentono a tali regimi di reprimere, nel sangue e con il carcere, tutti i movimenti che aspirano alla libertà, al progresso civile ed economico, alla parità di generi. Emblematica e arcinota è la repressione dei movimenti femminili, di singole esponenti, ma nessun dei governanti europei ha protestato, minacciato i satrapi di questi paesi di non…vendere più armi in cambio di petrolio e d’investimenti finanziari non propriamente limpidi. 4…Per concludere, torniamo al “divano turco” che ha provocato un vero parapiglia diplomatico internazionale, con probabili conseguenze per l’Italia, visto che il “governo” della UE, i grandi Paesi europei (a iniziare dalla Germania) non hanno attribuito all’episodio molta importanza. Di là delle motivazione (che sono basilari), sarebbe problematico per il nostro Paese restare isolato nel sostenere una posizione così aspra contro il presidente della Repubblica della Turchia. Da semplice cittadino, che ha avuto la ventura di occuparsi della politiche mediterranee e mediorientali, non mi permetto di dare consigli a chicchessia. Desidero, soltanto, esternare una preoccupazione (credo piuttosto diffusa) circa l’evoluzione della polemica italo-turca, accompagnata dall’auspicio che si possa giungere a un chiarimento sull’effettivo svolgimento dell’incontro di Ankara che potrebbe contribuire a far superare le reciproche diffidenze e asperità a livello bilaterale. Ripeto, sicuramente tale incontro ha avuto un’adeguata preparazione, secondo i protocolli, per cui la questione del “divano” poteva essere prevenuta e- se del caso- respinta.Vedremo. Tuttavia, oggi sono in ballo le relazioni italo-turche, politiche e non solo, in una fase assai complessa e movimentata in cui la Turchia di Erdogan è divenuta protagonista di un disegno mirato ad acquisire un ruolo internazionale più impulsivo, espansivo talvolta, in una vasta area che va dal Mediterraneo centrale al Medio Oriente, fino ad alcuni Paesi (ex Urss) dell’Asia centrale. Inoltre, segnalo che la presenza, soprattutto economica, della Turchia si fa sentire in diversi Paesi (anche UE) dell’Europa centro-orientale: dalla Germania all’Austria, all’Ungheria, alla Bulgaria, ai Balcani, ecc. Oggi, il caso più eclatante è quello della Libia. Però nessuno di coloro che hanno provocato prima la caduta di Gheddafi e dopo agevolato l’irruzione della presenza militare turca nel conflitto fratricida, ha spiegato all’opinione pubblica come siano andate, come stanno andando le cose. (dal blog di Agostino Spataro leggiamo e rilanciamo: blog: http://montefamoso.blogspot.com/2021/04/italia-turchia-urge-un-chiarimento-per.html. Lo ringraziamo per la disponibilità offertaci e per un contenuto che abbiamo inteso riprodurre integralmente e che si collega non solo al contingente ma offre al lettore ampi spazi per una riflessione più accurata rispetto a quanto alcune fonti di hanno lasciato intendere.)

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Turchia: Serracchiani, fermare avanzata liberticida

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2021

“Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul va di pari passo con la mancata ratifica dell’Ungheria l’anno scorso o con la proibizione dell’aborto in Polonia: è in atto un’avanzata liberticida che va fermata, contro cui si deve agire a livello istituzionale e politico. L’attacco ai diritti delle donne è sempre il primo atto dei regimi illiberali e oppressivi, che vediamo alzare la posta quando non trovano ostacoli. Per quanto di emergenza, il nostro Governo dovrebbe esprimere condanna netta e formale verso Stati sempre più repressivi”. Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, dopo che la Turchia ha annunciato che lascerà la Convenzione di Istanbul perche’ minerebbe la famiglia, favorendo il divorzio e la comunità Lgbtq.

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Candidatura Turchia all’Unione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

“Il governo ha appena bocciato la risoluzione di Fratelli d’Italia in commissione Esteri per chiedere la revoca di paese candidato alla Unione Europea della Turchia che frutta miliardi di euro a Erdogan”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro, deputato FDI e capogruppo in commissione Esteri della Camera. “Erdogan ha pregiudicato gli equilibri in Siria, ha aggredito militarmente Cipro – nazione europea – nella sua sovranità marittima, è intervenuto in Libia, sta aggredendo i cristiani in Armenia, ha sfregiato Santa Sofia trasformandola in moschea, ha invitato i turchi a fare 5 figli a testa per islamizzare l’Europa. Cosa altro deve fare? La Farnesina dismetta gli abiti dell’eunuco e chieda con forza la revoca di status di candidato all’Unione Europea. Basta flussi di denari alla Turchia che trasformano il nano Erdogan in Sultano armato contro la nostra civiltà”.

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Un violentissimo terremoto ha colpito un’area tra la Grecia e la Turchia

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

L’epicentro è in una zona del Mar Egeo compresa tra l’isola di Samos (Grecia) e la città di Smirne/Izmir (Turchia). Il terremoto ha causato anche uno tsunami, che ha inondato alcuni quartieri abitati a Samos e una zona residenziale della periferia di Smirne.A questa prima scossa ne solo seguite altre di assestamento nelle ore successive.È ancora presto per poter stimare vittime, feriti e danni, ma c’è molta preoccupazione. La gente cerca di lasciare la città per recarsi in campagna, mentre i volontari stanno scavando tra le macerie. La zona più gravemente danneggiata sembra essere la città di Smirne, con 4 milioni di abitanti. Il terremoto ha provocato feriti e danni anche nell’isola di Samos, in Grecia. La forte scossa ha fatto crollare una parete della chiesa della Panagia Theotokou a Karlovassi, una delle mete turistiche dell’isola. Si registrano danni anche alla rete stradale.Caritas Italiana è in contatto fin dai primi momenti successivi al terremoto sia con Caritas Grecia, sia con Caritas Turchia. Ha espresso vicinanza e solidarietà ed è pronta a sostenere gli interventi di risposta all’emergenza. Il vescovo di Smirne, S.E. Mons. Lorenzo Piretto conferma che il terremoto è stato molto violento. I direttori di Caritas Turchia e di Caritas Smirne testimoniano che la situazione è ancora molto caotica e le notizie che provengono dalle zone più colpite sono frammentarie.Caritas Grecia è già presente a Samos con progetti e iniziative a supporto dei migranti. Infatti Samos è, insieme a Lesbos e Kios, una delle principali isole di sbarco dei migranti che tentano l’attraversamento via mare dalla Turchia alla Grecia.In Turchia, nella città di Smirne è presente la Caritas diocesana di Smirne che opera da anni a supporto delle fasce più bisognose della popolazione turca e dei migranti presenti sul territorio.Le Caritas di Grecia e Turchia hanno allertato i loro operatori, volontari, partner, e sono in contatto con le autorità governative e con le varie realtà ecclesiali presenti nelle zone più colpite. Si sta monitorando la situazione, cercando intanto di organizzare i primi aiuti.È possibile sostenere gli interventi di aiuto tramite Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito http://www.caritas.it,

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Spartizione tra Russia e Turchia nel silenzio del governo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

“A Misurata una base navale turca, a Sirte quella russa. La spartizione della Libia nel silenzio attonito del governo. Traditi gli interessi vitali dell’Italia”. Lo scrive su twitter il senatore Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, secondo cui “il ministro degli Esteri spieghi in Parlamento quella che appare come la più grave sconfitta della nostra storia repubblicana. Il destino dell’Italia non si gioca a Pomigliano ma nel Mediterraneo dove stiamo perdendo su tutto il fronte. In Libia come in Libano, in Siria come nel Mediterraneo orientale, altre Nazioni occupano il ruolo che era dell’Italia”.

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L’UNHCR esorta la Grecia a indagare sui respingimenti in mare e alle frontiere terrestri con la Turchia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta la Grecia a indagare sulle molteplici testimonianze di respingimenti alle frontiere marittime e terrestri effettuati dalle autorità greche, le quali avrebbero ricondotto migranti e richiedenti asilo in Turchia dopo che questi avevano raggiunto il territorio o le acque territoriali greche.L’UNHCR ha sollevato a più riprese i propri motivi di preoccupazione presso il Governo greco e ha esortato ad avviare con urgenza le indagini in merito a una serie di presunti incidenti riferiti dai media, molti dei quali corroborati da organizzazioni non governative e testimonianze dirette. Da marzo, la quantità di accuse è andata aumentando e le testimonianze indicano che diversi gruppi di persone potrebbero essere stati sommariamente ricondotti in Turchia dopo aver raggiunto il territorio greco.
I richiedenti asilo arrivati in Grecia via terra e via mare dall’inizio di marzo sono circa 3.000, una cifra in drastico calo rispetto a quelle dei mesi precedenti e degli anni passati. Eppure, il numero di respingimenti, in particolare in mare, sarebbe aumentato.
La Grecia ha il legittimo diritto di esercitare il controllo delle proprie frontiere e di gestire i flussi irregolari di persone, nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e di protezione dei rifugiati. Controlli e prassi devono garantire il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, i quali non dovrebbero essere respinti alle frontiere.La Guardia Costiera greca ha mostrato dedizione e coraggio eccezionali nel salvare la vita di un numero infinito di rifugiati e migranti in mare. Tuttavia, le accuse attuali paventano che la Grecia avrebbe agito contro i propri obblighi internazionali col rischio di esporre le persone a grave pericolo. Quello di cercare e godere dell’asilo è un diritto fondamentale e a tutti i richiedenti dovrebbero essere garantiti accesso alle procedure per farne domanda e protezione dai respingimenti o dai ritorni informali forzati.La pandemia da coronavirus ha aggravato le difficoltà delle persone costrette a fuggire da guerre, conflitti e persecuzioni, ma a coloro che vivono questa condizione non si dovrebbero negare sicurezza e protezione, date le circostanze.
L’UNHCR ha rivolto ripetuti appelli agli Stati affinché gestiscano le restrizioni alle frontiere secondo modalità che garantiscano allo stesso tempo il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e di protezione dei rifugiati, per esempio con l’imposizione di periodi di quarantena e controlli sanitari. Considerata la necessità di ridurre i rischi di salute pubblica, l’UNHCR ha sostenuto gli sforzi profusi a tal fine e chiesto di allestire adeguati spazi supplementari da destinare all’osservanza di un periodo di quarantena della durata di 14 giorni.

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Stati Uniti d’Europa: Unione europea, Turchia e Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Presi dalle vicende epidemiche da Coronavirus, l’Unione europea sta trascurando quanto succede nel vicino Oriente, fra Turchia e Siria. La zona contesa è quella di Idlib; la conseguenza è la guerra e un milione di sfollati che si aggiungono ai milioni già presenti in Turchia.A sostegno della Siria c’è la Russia, dietro la Turchia non c’è nessuno. La Turchia fa parte della Nato, quindi dovrebbe essere sostenuta dai Paesi occidentali che ne fanno parte, ma non è così.Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, memore della mancata solidarietà occidentale, quando fu oggetto di un colpo di Stato nel 2016, ha avviato una collaborazione con la Russia che, come noto, è sul fronte opposto alla Nato. Una collaborazione che si è tradotta in un impegno russo per la costruzione di un impianto nucleare e un gasdotto verso l’Europa. Inoltre, la Turchia ha acquistato il sistema missilistico russo S-400, che è in grado di acquisire le informazioni di aerei Nato in vicinanza; a chi trasmetta le informazioni… è intuibile.Il presidente Erdogan tiene sotto pressione l’Europa con la minaccia di aprire le frontiere turche, con relativo afflusso di milioni di migranti, e chiede, contemporaneamente, finanziamenti alla Ue e assistenza militare agli Usa.
Insomma, gioca su più fronti per ottenere il massimo possibile, ma sarà il perdente.La Turchia non è una grande potenza: l’impero Ottomano si è sbriciolato un secolo fa, dopo la Prima Guerra mondiale. Ha problemi economici e con l’etnia curda.Il presidente Erdogan sa che non può vincere una guerra con la Sira, che è appoggiata dalla Russia, né può sperare in un sostegno della Nato, così è costretto a negoziati con il presidente russo Vladimir Putin.
Ieri, Putin e Erdogan si sono incontrati per definire un accordo sulla questione siriana, dopo averlo fatto su quella libica.
Il pallino del gioco, però, lo ha Putin, che tiene in scacco Erdogan, sulla faccenda siriana e lo utilizza in funzione antieuropea.
In tutto questo l’Unione europea è assente.Dopo avere definito la Grecia scudo dell’Europa, in versione antimigranti, non riesce a definire una politica comune sulle questioni che pure la interessano da vicino.Ci vorrebbe una Europa federale con una propria politica estera, come ci vorrebbe una propria politica in materia sanitaria. Ci vorrebbero gli Stati Uniti d’Europa. Non è difficile capirlo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Italia-Turchia. Incontro FdI Senato-Confindustria turca

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Gli ottimi rapporti tra le imprese italiane e turche possono essere uno strumento per migliorare anche le relazioni politiche che oggi sono pregiudicate dalla politica aggressiva di Erdogan che minaccia anche gli interessi italiani sul tema energetico e sul fronte dell’immigrazione. La delegazione di Fratelli d’Italia composta dai senatori Adolfo Urso, Giovanbattista Fazzolari e Andrea de Bertoldi è stata molto chiara nell’incontro con la delegazione della Confindustria turca, guidata dal presidente Simone Kaslowski, ma nel contempo si è ribadita la necessità di utilizzare proprio i comuni interessi economici e produttivi per migliorare la reciproca comprensione degli interessi nazionali. L’incontro di oggi segue quello avuto dalla delegazione turca con i rappresentanti di Confindustria Italia e in particolare con il presidente Vincenzo Boccia, e si inserisce nell’ambito di una strategia che punta a rafforzare i rapporti bilaterali commerciali, industriali e produttivi tra le imprese italiane e quelle turche e più in generale tra Italia e Turchia. L’Italia oggi rappresenta uno dei principali partner commerciali e produttivi della Turchia, seconda soltanto alla Germania, con 20 miliardi di interscambio commerciale e con oltre 1200 imprese italiane presenti in territorio turco. Senza dimenticare che la gran parte delle imprese medio grandi italiane ha un partner industriale turco. Oltre le questioni prettamente economiche oggetto di confronto, ci sono anche gli interessi strategici fondamentali, che oggi vedono Italia e Turchia contrapposte nel Mediterraneo. FdI se, da un lato, ha fatto presente che la Turchia sta assumendo posizioni pregiudizievoli per gli interessi italiani sui dossier del Mediterraneo orientale, in Libia e in Siria, dall’altro ha auspicato che proprio le imprese turche possano far capire quali possano essere i punti di convergenza tra i due paesi per lo sviluppo e la stabilità nel Mediterraneo. L’incontro si è concluso con l’auspicio di entrambe le delegazioni affinchè i rapporti positivi tra Italia e Turchia sul piano economico possano estendersi anche a quello politico, specie per l’area mediterranea, e che l’Italia possa anche assumere un ruolo attivo all’interno dell’Ue la quale, invece, finora si è distinta per la sua assenza, divisa e debole rispetto al dossier Mediterraneo così centrale per tutti. Lo rende noto l’Ufficio stampa di Fratelli d’Italia al Senato.

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“La Turchia manda truppe in Libia a sostegno di Sarraj”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

“E si appresta a spartirsi il territorio con la Russia che appoggia Haftar. L’Europa a un passo dall’irrilevanza e gli interessi nazionali italiani messi a rischio. Per questo grandioso risultato bisogna ringraziare la geniale strategia dei Napoleone da operetta Sarkozy e Macron che hanno alimentato il caos libico in chiave anti italiana e nella speranza di avvantaggiare la Francia. Ora il Governo italiano si faccia sentire nelle sedi opportune, chieda conto alla Francia di anni di atteggiamenti spregiudicati e irresponsabili e pretenda di dettare la linea dell’Intera Unione Europea nel dossier libico”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Incontro Sassoli e ministro degli esteri turco

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha incontrato Mevlüt Çavuşoğlu, ministro degli affari esteri turco, a seguito di una richiesta del governo della Turchia. Il presidente Sassoli ha dichiarato:“Questa mattina ho avuto uno scambio franco con Mevlüt Çavuşoğlu. Ho ribadito la forte condanna da parte dell’UE per l’intervento militare turco nel nord-est della Siria. Questa è una grave violazione del diritto internazionale, che mina la stabilità e la sicurezza nella regione.”Ho anche sollevato il problema delle continue attività di perforazione illegale della Turchia nel Mediterraneo orientale. Siamo in piena solidarietà con Cipro, per quanto riguarda il rispetto della sua sovranità e dei suoi diritti sovrani conformemente al diritto internazionale.”Ho sottolineato che il Parlamento europeo continua a prestare la massima attenzione all’attuale crisi umanitaria e dei rifugiati. Incluso il pieno sostegno agli Stati membri che affrontano sfide serie in termini di flussi migratori nel Mediterraneo orientale. Ho anche chiarito che è assolutamente inaccettabile usare le persone in fuga da guerre e persecuzioni per ottenere un vantaggio politico o fare pressione sull’UE. “Entrambi abbiamo convenuto che il dialogo è essenziale per affrontare le numerose sfide che abbiamo in comune, come la migrazione e la lotta al terrorismo”.

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Italia-Turchia, la cooperazione si gioca sul clima e la società civile

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Sustainable Civil Society Dialogue for Sustainable Development (SCSD-SD) è un progetto co-finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del programma Civil Society Dialogue. Obiettivo è migliorare e sostenere un dialogo efficace con la società civile e sviluppare la cooperazione tra Turchia e Italia nel settore ambientale.Coinvolgere le principali organizzazioni della società civile e gli Enti locali per aumentare gli scambi bilaterali e la cooperazione nel settore ambientale a lungo termine tra Turchia e Italia. È questo il principale obiettivo del progetto SCSD-SD, co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Civil Society Dialogue – V e i cui partner sono Kyoto Club, Roma e Çevreci Enerji Derneği (Environmental Energy Association), Smirne.Durante la visita della delegazione turca in Italia, tenutasi a Roma tra il 24 e il 27 settembre 2019, sono state coinvolte diverse organizzazioni ambientaliste locali e nazionali, centri di ricerca, associazioni di categoria al fine di scambiare buone pratiche e rafforzare i contatti bilaterali tra i due Paesi. Tra le organizzazioni visitate: Coordinamento FREE, Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV), ISES Italia, Campagna Amica, Lunaria, Federbio, Legambiente, Greenpeace, Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (CREA), Yunus Emre Institute, Azzero CO2, Qualenergia.it, E3G. Durante gli incontri, sono state presentate proposte per la nascita di un network attivo sui temi dell’agricoltura e sono emersi interessi comuni circa le opportunità sull’eolico nell’area di Smirne.Kyoto Club e Çevreci Enerji Derneği hanno poi redatto il monitoring report, uno studio che approfondisce l’acquis comunitario in materia di ambiente, clima ed energia e che illustra i progressi compiuti dalla Turchia nell’armonizzare il proprio quadro normativo ambientale con quello dell’Unione. Scopo dello studio è offrire una comparazione tra i due sistemi e dare un’idea di cosa manca alla Turchia per allinearsi con la normativa UE ai fini dell’ingresso.Dal report si apprende come, negli ultimi anni, la Turchia, nonostante alcuni persistenti ritardi, abbia realizzato importanti progressi nella gestione dei rifiuti, nel controllo dell’inquinamento, nella riduzione dei rischi idrogeologici e nella qualità delle sue acque e dell’aria.A questo proposito, la “Strategia Europea di Approssimazione Integrata 2007-2023” stabilisce gli obiettivi, i target e le attività da intraprendere in Turchia per i diversi settori: secondo la Strategia, il costo di investimenti necessari per garantire l’allineamento con l’acquis ambientale dell’UE è stimato a circa 59 miliardi di euro.Sustainable Civil Society Dialogue for Sustainable Development è un progetto sostenuto nell’ambito del programma Civil Society Dialogue finanziato dall’Unione europea. Civil Society Dialogue è un programma che riunisce le organizzazioni della società civile provenienti dalla Turchia e dall’UE attorno ad argomenti comuni, per scambiare conoscenze ed esperienze e costruire un dialogo sostenuto tra di loro. Il Dipartimento per le Politiche Europee è l’istituzione responsabile dell’attuazione tecnica del programma, mentre l’unità centrale per le finanze e i contratti è l’autorità di controllo del programma.

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Turchia/Siria: Abu-Bakr Al-Baghdadi morto ad Idlib

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Il leader dell’IS viveva al confine con la Turchia. Dopo la morte del leader del cosiddetto Stato Islamico (IS) Abu-Bakr al-Baghdadi, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile che il terrorista più cercato al mondo abbia vissuto per mesi indisturbato nella regione siriana di Idlib, in una zona controllata da anni dall’esercito turco e dalle milizie islamiche sue alleate, nonché nelle dirette vicinanze della frontiera con la Turchia. Già lo scorso 25 marzo 2019 un portavoce delle Unità di Autodifesa YPG aveva dichiarato che Al-Baghdadi si trovava con molta probabilità ad Idlib.
L’esercito di Erdogan mantiene almeno dodici postazioni militari nella regione, i servizi di telefonia mobile e di internet vengono forniti perlopiù da fornitori turchi e ciò nonostante Ankara non sembra essere a conoscenza del fatto che le regioni siriane occupate e controllate dall’esercito turco si siano trasformate in luoghi sicuri per gli adepti dei formazioni estremiste di stampo islamico. Per molti siriani, in particolare per le persone appartenenti alle minoranze di Kurdi, Yezidi, Cristiani, Aleviti e Armeni, principali vittime della barbarie dell’IS nella regione, resta un mistero come un paese appartenente alla NATO possa sostenere o anche solo tollerare indisturbatamente i peggiori criminali.
Durante l’annuncio della morte di Al-Baghdadi, il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato le Forze democratiche siriane (SDF) a conduzione kurda per il sostegno fornito durante l’operazione. Dall’inizio dell’anno le YAT (forze speciali delle SDF) e le HAT (Forze speciali della polizia delle regioni auto-amministrate) hanno condotto 347 operazioni contro cellule dell’IS nella Siria del Nord. Durante queste operazioni sono stati arrestati 476 sospettati di appartenere all’IS, tra cui alcuni membri di alto livello dell’IS come Anwar Mohammed Hadoushi, sospettato di aver co-organizzato gli attentati a Parigi e Bruxelles. In seguito all’aggressione militare turca in Siria del Nord i combattenti kurdi e i loro alleati sono però concentrati sulla difesa del proprio territorio e hanno abbandonato la ricerca dei terroristi dell’IS. Gli attacchi mirati dell’esercito turco a prigioni e campi in cui si trovavano seguaci dell’IS ha fatto sì che centinaia di prigionieri potessero fuggire. Per le vittime dell’IS, è morto un terrorista ma centinaia di altri sono tornati liberi, come diretta conseguenza del tradimento di Trump nei confronti dei Kurdi.

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Siria. Rauti (FdI): governo valuti sicurezza e opportunità missione italiana in Turchia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

“Fratelli d’Italia chiede al governo Conte di valutare l’opportunità e lo stato di sicurezza della nostra missione militare in Turchia, non lontano dal confine siriano. Dal 2013, per l’acuirsi del conflitto siriano, la Nato ha disposto assetti di difesa aerea con la Missione ‘Support To Turkey’, cui contribuiscono cinque Paesi membri: la Germania, l’Italia, la Spagna, l’Olanda e gli Stati Uniti. Il nostro Paese, attualmente – con la missione ‘NATO ACTIVE FENCE’ – provvede alla difesa dello spazio aereo turco con una batteria di missili Samp/T (sistema missilistico terra – aria di ultima generazione) e 24 veicoli terrestri. L’operazione, che vede impegnati i nostri militari al confine meridionale della Turchia nella difesa del Paese, non ha un termine di scadenza e la missione è stata prorogata fino al 31 dicembre 2019. Come alla Camera anche al Senato FdI presenterà un’interrogazione al ministro della Difesa, e auspichiamo che il governo si impegni concretamente per la tutela dei militari impiegati e per valutare l’opportunità di tale impegno, alla luce delle ostilità poste in essere dalla Turchia nei confronti della Siria”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, capogruppo in Commissione Difesa.

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L’attacco militare della Turchia con l’obiettivo di sterminare i curdi è qualcosa di più di una sporca guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Di Enrico Cisnetto. La scelta di Erdogan di aprire la sua bottega degli orrori, l’imbarazzante e imbarazzato agnosticismo di Trump e l’assordante silenzio dell’Europa verso un paese della Nato che se ne frega degli alleati, rappresentano una miscela esplosiva capace di far saltare in aria definitivamente quel (poco) che resta della solidarietà atlantica e del sistema occidentale così come si è configurato da dopo la seconda guerra mondiale in avanti. La mancanza degli Stati Uniti d’Europa è ogni giorno che passa sempre più drammaticamente evidente – e della dottrina Trump che fatto diventare “sovranista” il paese un tempo perno degli equilibri mondiali fino al punto da essere accusato di imperialismo, rischia di sbriciolare irrimediabilmente quanto era stato costruito con fatica politica e pazienza diplomatica.
D’altra parte “yankee go home” non è più lo slogan degli anti-imperialisti, ma la parola d’ordine di Trump, traducibile in “gli americani se ne stanno a casa loro” e, nello specifico, se ne impipano se i curdi siriani erano leali alleati nella lotta contro lo stato islamico e sterminarli significa rimettere in circolazione migliaia di tagliagole dell’Isis. Ma non c’è da meravigliarsi: quella nella vicenda turco-siriana è solo l’ultima delle posizioni assunte da Washington che rischiano di compromettere l’alleanza atlantica. Non meno grave, per esempio, è la decisione di trattare con i talebani afgani o la guerra doganale sui dazi che punisce più gli amici che i nemici. È il frutto velenoso di quella micragnosa idea denominata “America first”, che se non è all’origine certo ha contribuito in maniera decisiva al declino dell’egemonia Usa nel mondo, un fatto di cui soltanto gli stolti possono compiacersi. Come ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, tutto questo comporta gravi conseguenze. Nell’ordine: mina la Nato, che non può tollerare oltre la presenza della Turchia senza metterne in discussione il comportamento – basti pensare che quella di Ankara è la quarta forza militare dell’alleanza – o in alternativa chiedendone l’espulsione; fa esplodere le contraddizioni europee più di quanto già non fossero evidenti; disarticola i già più che precari equilibri mondiali – a tutto favore della Russia e della Cina – dando un colpo mortale alle (finora sacrosante) ragioni dell’atlantismo. E, sia chiaro, in ballo non c’è il pacifismo, magari nella solita versione politicamente corretta, ma la nostra sicurezza, messa in pericolo dai foreign fighters che possono tornare a organizzare attentati, e i nostri equilibri sociali, che non reggerebbero ad un supplemento di pressione migratoria (vedi la minaccia di Erdogan di riversare in Europa milioni di profughi). Pericoli di fronte ai quali tanto Bruxelles quanto le singole cancellerie continentali non possono pensare di cavarsela con le condanne formali e le minacce (spuntate) degli embarghi delle forniture militari. Come si vede, si tratta di questioni politiche, non (solo) morali. E come tali richiedono risposte politiche, non mozioni degli affetti. E qui casca l’asino italiano. Perché se l’Europa è afona, l’Italia è muta. A parte le solite espressioni di biasimo accompagnate dai soliti auspici buonisti, comunque circoscritti alla situazione del Kurdistan, Roma non si è neppure posta il problema dei temi che solleva e delle conseguenze che comporta questa situazione. La verità è che manca la politica, e in questo vuoto la politica estera è un vero e proprio buco nero. I governanti che si susseguono rincorrono pateticamente una photo opportunity con questo o quel potente, senza neanche guardare troppo per il sottile, si compiacciono se vengono chiamati per nome (storpiato va bene lo stesso, anzi è un Gronchi rosa di maggior valore) e non fanno caso a quali politiche vengono accostati. Viceversa, questo o quel potente – Merkel e Macron in particolare – diventano bersagli della polemica politica interna, con una leggerezza altrettanto sconcertante dell’approccio ruffiano. Figuriamoci se c’è qualcuno che si pone il problema del ruolo della Nato, della tenuta dell’alleanza atlantica, della reinterpretazione della fedeltà agli amici americani in una chiave di dignità che consenta di tenere la schiena dritta (do you remember Sigonella?), dell’esercito europeo da costruire. Avete forse sentito far cenno a queste cose nello stucchevole faccia a faccia televisivo tra i due Matteo, ammesso che abbiate avuto la forza di arrivare in fondo? Noi che lo abbiamo fatto per dovere professionale, vi possiamo assicurare di no, si è parlato di tutt’altro. A proposito, giusto per soddisfare le numerose richieste di giudizio sull’esito del duello da Vespa, ci pare di poter dire che tecnicamente (cioè sul piano della pura abilità dialettica) abbia vinto Renzi, che poi ha però ceduto tutti i punti di vantaggio che aveva a Salvini sul piano della simpatia (nel senso che il leghista è risultato il meno antipatico dei due), e che sia stato un pareggio in quanto a povertà di argomenti (assoluta) e in quanto a visone politica (zero). Figuriamoci se tra una battuta sul Papete e l’altra ci poteva stare anche solo un riferimento alla politica estera, a meno che per tale non s’intendano le frecciate sul Russiagate o quelle sui rapporti con Obama. Mentre, al contrario, è ben visibile in controluce la possibilità e in qualche modo la voglia dei due di incontrarsi in un futuro neanche troppo lontano, consci che la loro predisposizione al populismo – seppur uno di grana grossa e l’altro un po’ più fine – li unisce e che l’uno può servire all’altro, specie nell’ottica della definitiva fine politica di Berlusconi. Tuttavia, la politica senza un’idea che una di come l’Italia si possa e si debba collocare nel contesto europeo e internazionale, è fatalmente destinata a non avere sbocco. Per fortuna un’azione di supplenza la svolge il presidente della Repubblica. Lo si è visto in questo suo viaggio a Washington, quando anche solo con la postura e un minimo di mimica – compostezza, distacco, rappresentazione di sé – Mattarella ha reso a Trump la pariglia in termini di dignità e autonomia senza minimamente venir meno alle ragioni del protocollo (che il pirotecnico Donald non sa neanche dove stia di casa). Non è la prima volta che il capo dello Stato ci mette una pezza. Per esempio, l’aveva fatto con Macron durante il Conte1, rimediando a strappi di Salvini ma anche di chi oggi è (sic!) ministro degli Esteri. Ma la sua supplenza ha un limite costituzionale e di opportunità, oltre il quale non si può spingere, ed è bene che sia così. Per questo, tra un eccesso di confidenza con Putin, un azzardo mal calibrato con i cinesi sulla Via della Seta e un “Giuseppi” di troppo, la voragine procurata dalla totale mancanza di una qualsiasi visione geopolitica da parte della nostra classe dirigente, ci deve preoccupare. Tanto più quando, come adesso, il mondo delle nostre antiche certezze va a farsi benedire. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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La salute del cuore sarà “materia” nelle scuole della Turchia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

Un progetto pilota promosso con l’obiettivo di raggiungere 5mila persone della città turca di Batman, nell’Anatolia sud-orientale, per sviluppare una campagna di sensibilizzazione e informazione delle malattie cardiovascolari.
E’ questa la leva sulla quale si poggia il progetto del Network che coinvolgerà le madri a cui afferiscono bambini di età compresa tra i 6 e 14 anni che frequentano le 164 scuole primarie e secondarie della città di Batman, famosa dagli anni ’50 per la scoperta del petrolio e dalla crescita economica e demografica che ne è derivata. “Sono molto orgoglioso del progetto “Turkish-Italian Heart Network”- Netwok Turco-Italiano per la salute del Cuore” sviluppato in partnership con la Fondazione Italiana per il Cuore che ha ottenuto un grant della Comunità Europea. Siamo fiduciosi che i vantaggi a breve termine dall’attività nelle scuole di Batman – spiega Kenan GÜVEN, Presidente della Fondazione Turca di Cardiologia – saranno un primo e forte segnale che auspico si estenderà a lungo termine in tutta la Turchia. Crediamo nello scambio e condivisione di informazioni nei settori della ricerca, dell’istruzione, delle politiche per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, sensibilizzando i responsabili politici, il personale sanitario, il personale amministrativo delle scuole e la popolazione”.E’ stata proprio la mancanza di cardiologi pediatrici in molti luoghi nella regione sud-orientale dell’Anatolia, a sviluppare la necessità di contattare le famiglie e soprattutto le madri, fornendo loro le informazioni necessarie per proteggere la salute del cuore dei propri figli. Secondo i dati Eurostat, nei 28 paesi dell’Unione Europea (UE) nel 2015 ci sono stati 1,9 milioni di morti per malattie del sistema circolatori, che rappresentano in valore assoluto il 36,7% di tutti i decessi, molto superiore al 25,4% riferiti al cancro. Dati allarmanti e purtroppo superiori alla media UE, considerato che in Italia il dato è stato del 37,1% mentre in Turchia ha raggiunto il 40,4%. Inoltre all’interno delle 7 regioni della Turchia, in particolare l’Anatolia sud-orientale, dove si trova la città di Batman, si osserva un divario di genere importante con percentuali di morti per malattia coronarica nelle donne superiori alla media della nazione. Le attività del progetto del Network Turco-Italiano per la Salute del Cuore (TIHN), iniziate ad aprile di quest’anno e che termineranno a giugno 2020, rientrano nelle azioni da implementare per migliorare il dialogo della Società Civile tra EU e Turchia. Grazie al bando ottenuto dall’Unione Europea, la Fondazione Italiana per il cuore e la Fondazione Turca di Cardiologia, hanno ricevuto un finanziamento per la realizzazione di una campagna di informazione e sensibilizzazione per la prevenzione delle patologie cardiovascolari e i relativi fattori di rischio nella città di Batman.

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La Turchia e la zona curda della Siria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

«Come sempre ognuno ha i propri interessi, ma saremo noi cristiani a pagarne le conseguenze». Con profonda amarezza monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico emerito di Hassaké-Nisibi nella zona curda di Siria, commenta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre le notizie che giungono dal confine tra Siria e Turchia. Due cristiani sarebbero stati uccisi ed altri feriti nell’ambito di un attacco avvenuto nelle scorse ore alla Chiesa di San Giorgio a Qamishli.
Monsignor Hindo si era incontrato lo scorso marzo con i leader del Partito Democratico Curdo (PYD). «Li ho invitati a desistere dai loro piani – afferma – loro credono di aver diritto ad una regione autonoma così come vi è un Kurdistan iracheno ed uno turco. Ma La popolazione curda in quelle aree della Siria è appena del 10%. Inoltre si tratta di persone giunte come richiedenti asilo dopo il 1925, che hanno nazionalità turca o irachena. Non hanno alcun diritto». Il presule è convinto che i curdi perderanno lo scontro con la Turchia, soprattutto per il mancato supporto da parte degli Stati Uniti e delle altre forze occidentali. «È stata una mossa stupida quella curda, era chiaro che nessuno li avrebbe aiutati. Ora perderanno tutto, come è accaduto ad Afrin».In queste ore il pensiero di monsignor Hindo va alle 5000 famiglie della diocesi di Hassaké-Nisibi. «Nei giorni scorsi in molti si erano già spostati dalle città di frontiera ad Hassaké. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25% dei cattolici di Qamishli ed il 50% dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50% degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore».Vi è forte preoccupazione anche per l’alta presenza nell’area di affiliati all’Isis. «Questa mattina ho appreso che sarebbe stata colpita la prigione di Chirkin, dove sono detenuti jihadisti dello Stato Islamico. A che pro? In questo modo la gran parte di loro sarà libera. Questo è un piano per distruggere la Siria e non solo. Ora i terroristi arriveranno anche in Europa, attraverso la Turchia e con il sostegno dell’Arabia Saudita».Monsignor Hindo richiama altresì la comunità internazionale alle proprie responsabilità. «Stati Uniti, Italia, Francia, regno Unito, Germania, dovrebbero tutti fare mea culpa. Hanno agito in Siria per i loro interessi, nascondendosi dietro gli ideali della libertà e della democrazia. E invece non hanno fatto che indebolire il nostro Paese a spese della popolazione. Per quale motivo non combattono per la libertà e la democrazia in Arabia Saudita?».

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«No all’ingresso della Turchia in Europa: Pd e M5S si dicono favorevoli all’ingresso

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Fratelli d’Italia  ha chiesto al governo Conte di assumersi un impegno chiaro per rispondere con fermezza alla guerra di aggressione promossa dalla Turchia contro la Siria e i curdi: chiedere al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre di bloccare, definitivamente, il negoziato di adesione di Ankara alla UE. Nonostante i proclami del ministro Di Maio, Pd e M5S hanno bocciato la nostra risoluzione e hanno ribadito la loro sottomissione al sultano Erdogan. Vergognoso». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La Turchia è ancora nella Nato? Se si significa che la Nato aggredisce la Siria per sterminare i curdi?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

by Manlio Dinucci. Germania, Francia, Italia e altri paesi, che in veste di membri della Ue condannano la Turchia per l’attacco in Siria, sono insieme alla Turchia membri della Nato, la quale, mentre era già in corso l’attacco, ha ribadito il suo sostegno ad Ankara. Lo ha fatto ufficialmente il segretario generale della Nato Jean Stoltenberg, incontrando l’11 ottobre in Turchia il presidente Erdoğan e il ministro degli esteri Çavuşoğlu. «La Turchia è in prima linea in questa regione molto volatile, nessun altro Alleato ha subito più attacchi terroristici della Turchia, nessun altro è più esposto alla violenza e alla turbolenza proveniente dal Medioriente», ha esordito Stoltenberg, riconoscendo che la Turchia ha «legittime preoccupazioni per la propria sicurezza». Dopo averle diplomaticamente consigliato di «agire con moderazione», Stoltenberg ha sottolineato che la Turchia è «un forte Alleato Nato, importante per la nostra difesa collettiva», e che la Nato è «fortemente impegnata a difendere la sua sicurezza». A tal fine – ha specificato – la Nato ha accresciuto la sua presenza aerea e navale in Turchia e vi ha investito oltre 5 miliardi di dollari in basi e infrastrutture militari. Oltre a queste, vi ha dislocato un importante comando (non ricordato da Stoltenberg): il LandCom, responsabile del coordinamento di tutte le forze terrestri dell’Alleanza. Stoltenberg ha evidenziato l’importanza dei «sistemi di difesa missilistica» dispiegati dalla Nato per «proteggere il confine meridionale della Turchia», forniti a rotazione dagli Alleati. A tale proposito il ministro degli esteri Çavuşoğlu ha ringraziato in particolare l’Italia. E’ dal giugno 2016 che l’Italia ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaraş il «sistema di difesa aerea» Samp-T, coprodotto con la Francia. Una unità Samp-T comprende un veicolo di comando e controllo e sei veicoli lanciatori armati ciascuno di otto missili. Situati a ridosso della Siria, essi possono abbattere qualsiasi velivolo all’interno dello spazio aereo siriano. La loro funzione, quindi, è tutt’altro che difensiva. Lo scorso luglio la Camera e il Senato, in base a quanto deciso dalle commissioni estere congiunte, hanno deliberato di estendere fino al 31 dicembre la presenza dell’unità missilistica italiana in Turchia. Stoltenberg ha inoltre informato che sono in corso colloqui tra Italia e Francia, coproduttrici del sistema missilistico Samp-T, e la Turchia che lo vuole acquistare. nA questo punto, in base al decreto annunciato dal ministro degli Esteri Di Maio di bloccare l’export di armamenti verso la Turchia, l’Italia dovrebbe ritirare immediatamente il sistema missilistico Samp-T dal territorio turco e impegnarsi a non venderlo alla Turchia. Continua così il tragico teatrino della politica, mentre in Siria continua a scorrere sangue. Coloro che oggi inorridiscono di fronte alle nuove stragi e chiedono di bloccare l’export di armi alla Turchia, sono gli stessi che voltavano la testa dall’altra parte quando lo stesso New York Times pubblicava una dettagliata inchiesta sulla rete Cia attraverso cui arrivavano in Turchia, anche dalla Croazia, fiumi di armi per la guerra coperta in Siria (il manifesto, 27 marzo 2013). Dopo aver demolito la Federazione Jugoslava e la Libia, la Nato tentava la stessa operazione in Siria. La forza d’urto era costituita da una raccogliticcia armata di gruppi islamici (fino a poco prima bollati da Washington come terroristi) provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi. Essi affluivano nelle province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia aveva aperto centri di formazione militare. Il comando delle operazioni era a bordo di navi Nato nel porto di Alessandretta. Tutto questo viene cancellato e la Turchia viene presentata dal segretario generale della Nato come l’Alleato «più esposto alla violenza e alla turbolenza proveniente dal Medioriente». (il manifesto, 15 ottobre 2019)

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Intervento militare turco pianificato in Siria: possibile ricaduta del terrorismo in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per mettere in guardia la Turchia dalle conseguenze del suo intervento militare in Siria. L’intervento militare non solo allontanerebbe a tempi indeterminati la possibilità di pace e stabilità in Siria ma rischia di comportare seri pericoli anche per l’Europa. Se il cosiddetto Stato Islamico (IS) riprendesse forza, migliaia di miliziani dell’IS potrebbero tornare liberi e costituire un serio pericolo in Europa. Dopo che la Turchia ha per anni sostenuto i movimenti islamici nella vicina Siria, nessuno pensa veramente che possa ora mandare a processo i miliziani dell’IS. Ciò nonostante il presidente Statunitense Donald Trump ha passato alla Turchia la responsabilità per i prigionieri dell’IS, attualmente sotto custodia delle Forze Democratiche Siriane (Syrian Democratic Forces) a maggioranza kurda. Dopo l’annuncio dell’offensiva turca, le forze kurde hanno dichiarato di non poter più controllare e difendere i campi di prigionia in cui si trovano i miliziani dell’IS poiché hanno ora priorità militari più urgenti. Ma se i prigionieri dell’IS dovessero tornare in libertà potrebbero costituire
un serio pericolo per la sicurezza non solo nella regione ma anche in Europa. L’APM chiede quindi una forte iniziativa dell’Europa che deve farsi finalmente carico dei circa 10.000 miliziani dell’IS provenienti dai paesi europei. Essi devono essere ricondotti nei loro paesi insieme ai loro familiari dove dovranno essere processati per i crimini commessi o, dove possibile, reintegrati in società con specifici programmi di sorveglianza. L’Europa deve finalmente prendere in mano la situazione e assumersi le proprie responsabilità, sia per la popolazione civile della Siria del nord, sia per garantire le condizioni di pace in Medio Oriente così come in Europa.

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