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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 17

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Turchia: Articolo 21, Fnsi, No Bavaglio lanciano petizione per libertà giornalisti Alpay e Altan

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

turchia giornalisti imprigionatiIstanbul. Articolo 21, Federazione nazionale della stampa, la rete No Bavaglio hanno lanciato una petizione su Change.org per chiedere l’immediata liberazione del giornalista Şahin Alpay e dell’economista e editorialista Mehmet Altan per i quali la Corte Suprema della Turchia l’11 gennaio 2018 ha disposto il rilascio dopo aver giudicato incostituzionali le motivazioni del loro arresto. Il Tribunale penale di Istanbul e il governo turco hanno però contestato la sentenza e i giudici di riferimento dei casi di Alpay e Altan hanno deciso di non autorizzarne la scarcerazione.
“Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio abuso, una forzatura incostituzionale che non è accettabile – si legge nella petizione destinata al presidente Recep Tayyip Erdogan sottoscritta anche da Arci, Cild, Diritto e libertà, Sinoi e con adesioni internazionali, tra cui Pen International – Siamo molto preoccupati per la repressione nei confronti dei media attuata in Turchia che sta assumendo i contorni di una deriva liberticida con l’imposizione del silenzio alla libera stampa e alla libertà di pensiero con arresti di intellettuali, giornalisti, attivisti, avvocati, magistrati, insegnanti”. Articolo 21, Fnsi, NoBavaglio promotori di questa petizione, chiedono a tutte le associazioni di giornalisti e alle organizzazioni per i diritti umani a prendere una posizione ferma contro questa grave violazione dei diritti della categoria dei giornalisti, ma anche di decine di migliaia di cittadini turchi oggetto di una vera e propria persecuzione.
The Constitutional Court 11th January considered unconstitutional the reasons behind the arrest of the journalist Sahin Alpay and the economist and columnist Mehmet Altan and ordered the release.
However, the judges of the Criminal Court in Istanbul decided not to authorize their release until the judgment was published.
We are faced with a real abuse, an unconstitutional forcing that is not acceptable.
We are very worried for the repression against the media initiated by President Erdogan, who assumed the outlines of a liberticidal drift with the imposition of the silence to free press and freedom of thought with arrests of Intellectuals, journalists, activist, lawyers, magistrates, teachers.
Articolo 21, Fnsi, No Bavaglio, Diritto e libertà ask all organizations of journalists and human rights to take a firm stand against this very serious violation of the rights of the category of journalists but also of tens of thousands of Turkish citizens.
We call for the immediate release of our colleagues and we hope that the judgment of the Cosituzionale court may represent the basis for a new case-law which favours the release of others journalists pending trial for the same charges in Turkey.

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Turchia: gli Aleviti non accettano la censura di Erdogan

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

ankaraAnkara. In occasione del procedimento legale relativo al ricorso contro il divieto di trasmissione del canale televisivo alevita Yol che inizia mercoledì 20 dicembre ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo turco di voler mettere a tacere la voce indipendente di circa 15 milioni di Aleviti e chiede che possa riprendere la trasmissione di Yol-TV sul satellite Türksat. Yol-TV non può più essere trasmessa in Turchia fin dal 16 dicembre 2016, quando la società gestrice del satellite ha tolto a Yol-TV la frequenza per “aver offeso il presidente della Repubblica turca”.
Questo ennesimo atto di censura evidenzia chiaramente il carattere dittatoriale del governo di Recep Tayyip Erdogan e in quale pessimo stato versino in Turchia la libertà di stampa e i diritti civili. Yol-TV è associato alla comunità alevita in Germnia , ha la propria sede a Colonia ed attualmente è visibile solo attraverso internet. Poiché la maggior parte degli Aleviti parla anche il turco, il canale, che esiste fin dal 2007, trasmette principalmente in lingua turca ma aveva anche iniziato a trasmettere alcuni programmi nelle diverse lingue kurde e addirittura in tedesco. In Turchia l’Alevismo non è riconosciuto come religione e i fedeli, che appartengono a diversi gruppi etnici, sono vittime di discriminazione e persecuzione.Yol-TV non è l’unico canale televisivo proibito in Turchia ma fa parte di un nutrito gruppo di emittenti critiche sia nei confronti del partito di governo sia nei confronti della politica del presidente turco Erdogan. Negli scorsi due anni il governo turco ha fatto chiudere almeno 153 mezzi di informazione, tra cui quattro agenzie di notizie, 28 case editrici, 47 quotidiani, 16 riviste, 28 emittenti televisive e 30 stazioni radiofoniche. Molte di queste emittenti erano mezzi di comunicazione kurdi e/o aleviti. Sono almeno 146 i giornalisti in carcere per cosiddetti reati di opinione.Alcuni rappresentanti della comunità religiosa degli Aleviti in Germania hanno contattato l’APM poco dopo la revoca della licenza di trasmissione di Yol-TV, annunciando che si sarebbero battuti “con ogni forza” contro il divieto. Il prossimo 20 dicembre una cinquantina di rappresentanti aleviti viaggerà ad Ankara per assistere al processo di revisione. Tra gli osservatori del processo vi sarà anche Turgut Öker, presidente onorario dell’Unione Europea degli Aleviti e Mahmut Akgül, amministratore delegato di Yol-TV.

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SACE (Gruppo CDP) per l’export italiano in Turchia

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

ankaraSACE ha garantito un finanziamento da 100 milioni di euro, erogato da Intesa Sanpaolo Group e ING A.Ş., in favore della Istanbul Metropolitan Municipality (“IMM”), la maggiore delle trenta municipalità metropolitane e principale centro economico e finanziario della Turchia.
La linea di credito contribuirà al finanziamento del piano di investimenti da 2,75 miliardi di euro di IMM per la realizzazione di opere infrastrutturali nella città di Istanbul, inclusa la costruzione della linea ferroviaria metropolitana Eminönü-Alibeyköy. L’operazione è la prima conclusa nell’ampio quadro di un approccio sempre più proattivo (“Push Strategy”) introdotto nel nuovo Piano Industriale di SACE, volto ad agevolare e rafforzare la competitività dell’export Italiano nei confronti di selezionati acquirenti esteri. Con l’obiettivo di facilitare l’assegnazione di commesse a esportatori italiani, nelle prossime settimane, sarà organizzato presso la sede di SACE di Milano un incontro tra i vertici della IMM e aziende italiane, in particolare PMI, interessate a operare con la controparte turca.
La Turchia, dove SACE è presente con un proprio ufficio a Istanbul, si conferma un mercato prioritario per l’export italiano, che nel 2016 ha raggiunto nel Paese i 9,6 miliardi di euro e che, secondo le previsioni di SACE, crescerà del 3,8% medio annuo fino al 2020.

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Aiuti rifugiati in Turchia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

ankaraAnkara. E’ arrivato a 850.000 ed è in continua ascesa il numero dei rifugiati che in Turchia stanno ricevendo assistenza mensile in contanti attraverso un innovativo programma di aiuto. L’ESSN – Emergency Social Safety Net o Rete di sicurezza sociale di emergenza, è finanziato dall’Unione Europea e sostiene le famiglie di rifugiati più vulnerabili in Turchia attraverso delle carte di debito che le famiglie possono utilizzare per soddisfare bisogni di base come cibo, affitto, medicinali ed abiti.Come qualsiasi altra carta di debito, queste carte possono essere utilizzate nei negozi oppure possono essere usate per prelevare contanti dagli sportelli bancomat (ATM). I rifugiati iscritti al programma ricevono 120 Lire Turche (circa 30 €) al mese per ciascun membro della famiglia.“Prima di inziare a ricevere questo aiuto, ci potevamo permettere solo del tè e del pane per colazione. Dovevamo stare attenti ad ogni piú piccola spesa”, ha detto Nora, una rifugiata siriana che vive a Gaziantep insieme ai suoi cinque figli e al marito che non puó piú lavorare a causa di un infortunio. “Ora le cose vanno meglio. Ora sappiamo che possiamo anche pagare l’affitto”.Il programma ESSN è un partenariato tra la Direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea (ECHO), il World Food Programme (WFP), la Mezzaluna Rossa turca e il governo turco.”Centinaia di migliaia di rifugiati sono stati assistiti attraverso il programma ESSN in questi mesi”, ha dichiarato Jane Lewis, capo dell’Ufficio di ECHO ad Ankara. “Questo straordinario traguardo è la testimonianza di ció che può essere raggiunto quando l’Unione europea e la Turchia lavorano insieme per raggiungere un obiettivo comune”.La Turchia sta generosamente ospitando il maggior numero di rifugiati al mondo, circa 3 milioni, la maggior parte dei quali costretta a lasciare le proprie case a causa del conflitto nella vicina Siria. La maggioranza dei rifugiati vive fuori dai campi profughi, nelle città e nei villaggi di tutta la Turchia, e spesso fatica a superare le difficili condizioni in cui si trova. Le famiglie di rifugiati piú vulnerabili fanno affidamento su questa forma di aiuto garantita tramite le carte di debito di ESSN, chiamate anche “Kizilay cards”.”Stiamo vedendo come questa assistenza riesca ad avere un impatto significativo sulle vite delle famiglie dei rifugiati”, ha dichiarato Jean-Yves Lequime, Rappresentante del WFP in Turchia. “Ricevere questo denaro ogni mese permette alle famiglie di pagare l’affitto o le tasse scolastiche, di acquistare cibo e medicine – qualunque cosa serva”.Il presidente della Mezzaluna Rossa turca (Turkish Red Crescent), Kerem Kınık, ha dichiarato: “Siamo davvero contenti che le carte Kizilay, distribuite ai primi beneficiari alla fine del 2016, abbiano raggiunto più di 850.000 rifugiati. Ciò si deve al determinato impegno di Mezzaluna Rossa turca, WFP, Ministero delle Politiche Sociali e Familiari, di Halkbank e di altre controparti. Spero che riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo nei prossimi mesi e ad assicurare così un sorriso sui volti di ancora più persone”.
I rifugiati che vivono in Turchia possono fare domanda per il programma attraverso gli uffici della Mezzaluna Rossa turca e quelli delle Fondazioni di solidarietà e assistenza sociale del Ministero delle Politiche Sociali e Familiari, che vagliano ogni settimana migliaia di richieste. Le famiglie che risultano essere tra le più vulnerabili ricevono un SMS che le informa di essere state accettate nel programma e che riceveranno assistenza mensile in denaro. Le famiglie che, al contrario, non vengono considerate idonee a partecipare al programma ricevono ugualmente un SMS di avviso. Nel caso in cui la composizione familiare cambiasse nel tempo, queste potranno nuovamente presentare la domanda.
Il WFP ha firmato l’accordo di partenariato con l’UE a settembre 2016. L’ESSN è il più grande progetto umanitario finanziato dall’Unione europea per numero di persone che intende sostenere e per l’importanza del contributo dell’UE.

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Protesta Kurda contro attacchi esercito turco

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

turchiaBruxelles 20.7.2017, dalle 13:30 alle 16:30, Rond-point Robert Schuman, 20.7.2017, dalle 13:30 alle 16:30, Rond-point Robert Schuman, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sostiene e si unisce alla protesta organizzata da un gruppo di Kurdi siriani contro i continui attacchi dell’esercito turco alla regione di Afrin, abitata prevalentemente da Kurdi, nel nordovest della Siria. Da diverse settimane la Turchia sta radunando veicoli militari e armamenti pesanti lungo i confini del cantone di Afrin e assieme a gruppi radical-islamici siriani opera quasi quotidianamente attacchi con artiglieria pesante contro la zona liberata situata nella regione del Rojava/Siria del Nord. La popolazione di Afrin, prevalentemente kurda, teme che la Turchia stia preparando una grande offensiva contro la loro regione, da anni completamente isolata dal resto del mondo e nella quale molti profughi di guerra hanno trovato riparo.Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani con sede in Gran Bretagna, lo scorso 16 luglio l’esercito turco e gruppi radical-islamici avrebbero attaccato i villaggi yezidi di Kastal Jendo, Basufan e Katma. Alcuni colpi di artiglieria sarebbero arrivati fino ai confini est della città di Afrin. La notizia è stata confermata dai contatti in loco dell’APM, che raccontano anche del ferimento di quattro civili.Una grande offensiva su Afrin porterebbe alla destabilizzazione dell’intera regione e alla fuga di centinaia di migliaia di Kurdi e di decine di migliaia di Arabi che hanno trovato rifugio lì per anni. Ai primi di luglio una delegazione di Kurdi di Afrin si era rivolta all’APM perché si facesse portavoce presso il governo tedesco e l’UE con la richiesta di fare tutto il possibile per evitare una “guerra ingiustificata” di Recep Tayyip Erdogan contro la popolazione civile di Afrin.Nella regione di Afrin vivono quasi un milione di persone. La metà di loro sono rifugiati, provenienti soprattutto dalla città di Aleppo che dista solamente 55 chilometri. La città di Afrin, che prima della guerra civile aveva fino a 80.000 abitanti, si trova sul fiume omonimo 25 chilometri a sud e ad est del confine turco-siriano. La regione Afrin comprende 366 villaggi e sette città più piccole. La maggior parte dei Kurdi nella regione di Afrin sono musulmani sunniti. Tuttavia, vi abitano anche migliaia di Kurdi yezidi e alawiti. Dal 2011 al 2017 ad Afrin sono stati uccisi dai militari turchi 30 civili e almeno 44 sono stati feriti. Circa 15.000 alberi di ulivo sono stati distrutti. Inoltre nei mesi estivi vengono regolarmente dati alle fiamme i campi di grano.

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La Turchia rischia la sospensione del processo di adesione all’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

turchiaBruxelles. I deputati hanno affermato giovedì che i colloqui di adesione all’UE della Turchia dovrebbero essere sospesi qualora i cambiamenti costituzionali proposti fossero attuate.
I deputati sono preoccupati dalla marcia indietro della Turchia su Stato di diritto, diritti umani, libertà dei media e lotta alla corruzione. Condannano fermamente il sostegno a favore della reintroduzione della pena di morte, ripetutamente dichiarato dal Presidente turco e da vari altri politici, che metterebbe in discussione l’appartenenza della Turchia al Consiglio d’Europa e condurrebbe a una cessazione immediata dei colloqui di adesione all’UE.Nel testo della risoluzione, visti i risultati del recente referendum in Turchia e l’espansione dei poteri presidenziali, si invita la Commissione europea e gli Stati membri “a sospendere senza indugio i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali verrà attuato senza modifiche.” Come sottolineato nella valutazione annuale sui progressi della riforme turche approvata giovedì, il 2016 è stato un anno difficile per la Turchia a causa della guerra tuttora in corso in Siria, dell’elevato numero di rifugiati, di una serie di odiosi attacchi terroristici e di un tentativo di colpo di Stato.I deputati hanno ribadito la loro ferma condanna del tentativo di colpo di Stato ed esprimono la propria solidarietà al popolo turco, ma allo stesso tempo deplora la risposta sproporzionata del governo turco, che ha portato a licenziamenti collettivi di dipendenti pubblici, alla liquidazione massiccia di mezzi di comunicazione, all’arresto di giornalisti, accademici, magistrati, difensori dei diritti umani e alla chiusura di numerose scuole e università.Viene altresì riconosciuta l’importanza strategica di buone relazioni tra l’UE e la Turchia e il proseguimento di un dialogo costruttivo e aperto al fine di affrontare le sfide comuni, quali la migrazione, la sicurezza e il terrorismo. I deputati sostengono la modernizzazione dell’unione doganale, ma hanno chiesto di integrare una clausola che renda i diritti umani e le libertà fondamentali uno dei presupposti essenziali per un nuovo accordo.La risoluzione è stata approvata con 477 voti favorevoli, 64 voti contrari e 97 astensioni. Il Parlamento invierà una delegazione ad Ankara in autunno con l’obiettivo di rinnovare il dialogo parlamentare con la Turchia.

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Innovativo programma di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

ankaraANKARA – E’ arrivato a 500.000 ed è in continua ascesa il numero dei rifugiati che in Turchia stanno ricevendo assistenza mensile in contanti attraverso un innovativo programma di aiuto. L’ESSN – Emergency Social Safety Net o Rete di sicurezza sociale di emergenza, è finanziato dall’Unione Europea e sostiene le famiglie di rifugiati più vulnerabili in Turchia attraverso delle carte di debito che possono utilizzare per soddisfare bisogni di base come cibo, affitto, medicinali e vestiti.Come qualsiasi altra carta di debito, queste carte possono essere utilizzate nei negozi oppure possono essere usate per prelevare contanti dagli sportelli bancomat (ATM). Il programma fornisce 100 lire turche (circa 26 euro) al mese per ciascun membro delle famiglie vulnerabili. Le registrazioni per il programma sono iniziate nel novembre 2016 e stanno ora proseguendo in tutto il paese, con l’obiettivo di assistere almeno un milione di rifugiati nel 2017.”La carta mi sta aiutando davvero molto a comprare il cibo e pagare l’affitto. Ho una famiglia numerosa e sarebbe difficile cavarsela senza questa carta” ha spiegato Şaban, un rifugiato siriano che attualmente vive con la madre, la moglie e sei figli nella città di Gaziantep, nella Turchia meridionale.Il programma ESSN è un partenariato tra la Direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea (ECHO), il World Food Programme (WFP), la Mezzaluna Rossa turca e il governo turco.”Raggiungere mezzo milione di persone in meno di sei mesi è un risultato enorme. Il sistema tradizionale di erogazione di aiuti avrebbe richiesto molto più tempo e soldi e non avrebbe risposto alle reali esigenze della popolazione: cioè avere un reddito di base necessario per soddisfare le esigenze di ogni giorno. Grazie alla collaborazione tra attori umanitari e governo, saremo presto in grado di raggiungere almeno il doppio di persone bisognose”, ha affermato Christos Stylianides, Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. La Turchia sta ospitando il maggior numero di rifugiati al mondo, circa 3 milioni, la maggior parte dei quali costretti a lasciare le proprie case nella vicina Siria. Il 90 per cento di loro vive fuori dai campi profughi, nelle città e nei villaggi di tutta la Turchia, e sono centinaia di migliaia le persone che a fatica superano le difficili condizioni in cui si trovano e fanno affidamento su questa forma di aiuto per andare avanti.”L’assistenza in denaro contante è la soluzione giusta per i rifugiati in Turchia. Tutto ciò di cui hanno bisogno è facilmente reperibile nei negozi e così il denaro che spendono ritorna alle comunità che li ospitano”, ha detto David Beasley, Direttore Esecutivo del WFP. “Questo tipo di sostegno sta aiutando migliaia di genitori a garantire ai propri figli la stabilità di cui hanno bisogno a casa.”Il presidente della Mezzaluna Rossa turca, il Dott. Kerem Kınık, ha dichiarato: “Con l’Unione europea e il WFP abbiamo fatto un lavoro esemplare nel garantire condizioni di vita più umanitarie per i rifugiati. I nostri programmi umanitari per i rifugiati siriani, che per 6 anni abbiamo condotto con solo i nostri mezzi, hanno raggiunto un altro livello con l’ESSN. D’ora in poi, sono sicuro che lo standard definito da ESSN sarà un punto di riferimento nell’assistenza alle persone vulnerabili”.I rifugiati che vivono in Turchia possono fare domanda per il programma attraverso gli uffici della Mezzaluna Rossa turca e quelli delle Fondazioni di solidarietà e assistenza sociale del Ministero delle Politiche Sociali e Familiari, che vagliano ogni settimana migliaia di richieste. Le famiglie che risultano essere tra le più vulnerabili ricevono un SMS che le informa di essere state accettate nel programma e che riceveranno assistenza mensile in denaro. Le famiglie che, al contrario, non vengono considerate idonee a partecipare al programma ricevono ugualmente un SMS di avviso. Nel caso in cui la composizione familiare cambiasse col tempo, queste potranno nuovamente presentare la domanda.Il WFP ha firmato l’accordo di partenariato con l’UE a settembre 2016. L’ESSN è il più grande progetto umanitario finanziato dall’Unione europea per numero di persone che intende sostenere e per l’importanza del contributo dell’UE.

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Turchia, il premier Erdogan: “Con i palestinesi contro la giudaizzazione di Gerusalemme”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

erdoganIncontrando il primo ministro palestinese Rami Hamdallah in visita ad Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha promesso che il suo governo collaborerà con il popolo palestinese contro quella che ha definito la “giudaizzazione di Gerusalemme”.
Le parole di Erdogan, riprese dall’emittente israeliana “Channel 2”, sono giunte durante un incontro tra il presidente turco e il primo ministro dell’ANP, in visita ufficiale a Istanbul. Il presidente turco ha anche fatto appello ai “musulmani di tutto il mondo” a visitare la Moschea al Aqsa, situata sul monte del Tempio a Gerusalemme. “Come comunità musulmana, abbiamo l’obbligo di visitare al Aqsa più spesso. Ogni giorno dell’occupazione israeliana di Gerusalemme rappresenta per noi un insulto“, ha affermato Erdogan, che poche ore prima aveva anche accusato Israele di “uccidere bambini”.Il ministero degli Esteri israeliano ha reagito con una dura nota ufficiale: “Chi viola sistematicamente i diritti umani nel proprio paese non dovrebbe permettersi di impartire lezioni all’unica democrazia della regione. Israele garantisce la piena libertà di culto a ebrei, musulmani e cristiani, e continuerà a farlo a dispetto delle infondate diffamazioni rivolte contro“. Commentando le parole di Erdogan, il presidente della Knesset, Yuli Edelstein, ha dichiarato che il presidente turco “era e rimane un nemico di Israele”Dura anche la replica del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, che ha così commentato: “È sorprendente che Erdogan, alla guida di uno stato che ha occupato Gerusalemme per 400 anni, voglia farci la predica su come gestire la nostra città. A differenza che sotto occupazione turca – ha proseguito Barkat – Gerusalemme sotto sovranità israeliana è una città fiorente, aperta e libera che garantisce la libertà di religione e di culto a tutti. Negli ultimi anni, un numero record di musulmani ha visitato e pregato sul Monte del Tempio esercitando assoluta libertà di religione sotto la sovranità israeliana. Il legame del popolo ebraico con Gerusalemme risale a più di 3.000 anni fa. Gerusalemme è e rimarrà sempre la nostra capitale. In ogni angolo della città vediamo radici ebraiche risalenti alle epoche del Primo e del Secondo Tempio, al periodo musulmano e alla conquista ottomana. Mentre celebriamo i 50 anni dalla riunificazione di Gerusalemme invito Erdogan a visitare la nostra città per stupirsi nel vedere di persona come è cambiata per il meglio rispetto a quando la governavano i turchi”. (Fonte: Agenzia Nova, Israele.net) (foto: erdogan)

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No al bavaglio dei giornalisti in Turchia

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

carcereRoma. Il prossimo 2 maggio Articolo 21, da sempre in difesa della libertà di stampa in Italia e nel mondo, parteciperà insieme a Fnsi, Amnesty, Arci, NoBavaglio e tante altre associazioni ad un sit in di fronte alla Camera dei deputati per leggere tutti i nomi delle giornaliste e dei giornalisti detenuti nelle carceri turche.
Un modo per raccogliere gli appelli che arrivano dalla Turchia, ma anche per chiedere alle autorità politiche ed istituzionali, internazionali e nazionali, di non fingere, di non vedere e di non sapere cosa stia accadendo in un paese che si trova sempre più giù, attualmente al 155° secondo Reporter Sans Frontiers, per libertà di stampa nel mondo.
Tra i partecipanti in piazza ci sarà lo stesso Gabriele Del Grande, che il giorno dopo la sua liberazione ha ricevuto in regalo la T-shirt disegnata da Rampicanti Storti, diventata sui social media uno dei simboli della mobilitazione per la scarcerazione del giornalista italiano.
Sono oltre 150 i giornalisti che si trovano nelle carceri turche per aver semplicemente dato voce agli oppositori del Presidente Erdogan. Tra loro anche Gabriele Del Grande, fermato al confine con la Siria e rimasto in stato di arresto per 14 giorni, è stato liberato soltanto il 24 aprile. «Sto bene, non mi è stato torto un capello» – ha detto ai giornalisti che lo aspettavano – «La più grande difficoltà è stata la privazione della libertà. Non conosco ancora il motivo del mio fermo, sono vittima di violenza istituzionale. Oggi sono libero, ma mando un caro pensiero a tutti i giornalisti che sono ancora in carcere in Turchia»
Per sostenere questa causa e le attività di Articolo 21, Toni Bruno, Fabio Magnasciutti e Rampicanti storti hanno donato le loro illustrazioni per ribadire #NoBavaglioTurco e #NoBavaglio in tutti i Paesi in cui non viene rispettata la libertà di stampa. I loro disegni sono diventati delle T-shirt d’autore: https://worthwearing.org/store/articolo-21 per accendere i riflettori sulle storie e i volti dei giornalisti che attualmente si trovano nelle carceri turche.
Worth Wearing è la prima piattaforma online di realizzazione e distribuzione di T-shirts on demand, allo scopo di finanziare progetti e idee di cambiamento. Nata dall’idea di un team creativo giovane e specializzato nel campaigning online, Worth Wearing ha l’obiettivo di rendere immediato e accessibile a tutti il fundraising per associazioni, no profit e singoli.

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Turchia: Serracchiani, preoccupa svolta autocratica

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

erdogan“La svolta in senso autocratico scaturita dal referendum preoccupa i Paesi democratici che intrattengono con la Turchia relazioni strategiche. Faremo di tutto affinché i rapporti con il popolo turco rimangano aperti e amichevoli”. Lo afferma la presidente del Friuli Venezia Giulia e vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani‎ commentando l’esito del referendum costituzionale che accentra i poteri nelle mani del presidente Recep Tayyp Erdogan. Per Serracchiani “i risultati usciti dalle urne dovrebbero consigliare al presidente Erdogan di usare con moderazione i suoi nuovi poteri, essendo vero garante dell’unita’ del Paese, rispettando e coinvolgendo nel processo democratico anche quella vasta parte di società civile che, soprattutto nei centri urbani del paese, si è espressa in maniera contraria”. ‎”A fronte di un irrigidimento del vertice politico in Turchia – ha aggiunto Serracchiani – l’Unione Europea deve‎ esprimere subito una posizione chiara e unitaria. Il dialogo deve proseguire ma non a senso unico, ne’ possiamo ignorare i toni aggressivi e la progressiva riduzione degli spazi di democrazia e dei diritti civili in un Paese a noi contiguo”. “Dobbiamo fare tutto il possibile affinché la Turchia continui a svolgere un ruolo di ponte con l’Islam e il Medio Oriente, e non diventi un elemento di ulteriore instabilita’ in un’area – ha concluso – dove la tensione e’ gia’ altissima”.

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Unicef: un anno dopo la dichiarazione UE-Turchia più rischi per i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSecondo l’UNICEF, un anno dopo la chiusura delle frontiere balcaniche e la dichiarazione UE-Turchia, che erano finalizzate a bloccare i flussi migratori di massa, i bambini rifugiati e migranti affrontano maggiori rischi di espulsione, detenzione, sfruttamento e privazione. Gli operatori dell’UNICEF in Grecia riferiscono di livelli profondi di sofferenze e frustrazione fra i bambini e le loro famiglie, e anche di un bambino di otto anni che ha tentato pratiche di autolesionismo. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni di vita, nei rifugi alcuni bambini non accompagnati soffrono di stress psicosociale, con alti livelli di ansia, aggressività e violenza e dimostrando comportamenti ad alto rischio, come l’utilizzo di droghe e la prostituzione. La guerra, la distruzione, la morte dei propri cari e un viaggio pericoloso, inaspriti da misere condizioni di vita nei campi intorno alla Grecia o dalle lunghe procedure di registrazione e asilo, possono provocare disordini da stress post-traumatico.
Hawar, un ragazzo di 14 anni dall’Iraq, ha detto: “Qualche volta sto bene e altre volte no. Qualche giorno sono motivato e qualche altro sono emotivamente esausto. Mi sento intrappolato. Non voglio vedere niente e nessuno del campo. Dopo che esco per un po’, di solito mi sento meglio.”
Invece di arginare il flusso, la chiusura delle frontiere e la dichiarazione UE-Turchia hanno portato i bambini e le famiglie a prendere la situazione in mano e imbarcarsi in rotte ancora più pericolose e irregolari attraverso trafficanti, come l’UNICEF e i suoi partner avevano avvertito un anno fa. Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – circa un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia nonostante la piena implementazione della dichiarazione UE-Turchia e i severi controlli di frontiera. Molti di loro continuano a passare di nascosto fra i confini in Bulgaria, nei Balcani occidentali e in Ungheria.
I bambini bloccati in Grecia e nei Balcani occidentali hanno già perso circa tre anni di scuola e attualmente affrontano diversi ostacoli, come una lingua e un sistema scolastico diversi e un altro anno ancora senza istruzione. L’UNICEF sta supportando la strategia del Ministero dell’Istruzione di integrare nelle scuole greche i bambini rifugiati e migranti bloccati. Tuttavia, solo 2.500 bambini, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.
Nonostante sforzi significativi – da parte dei governi e dei partner – circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati in strutture con possibilità di spostamento limitato all’inizio di marzo (178 in centri di accoglienza e di identificazione nelle isole e 16 in “custodia cautelare” in celle della polizia).

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La Turchia ospite di TourismA, il Salone Internazionale dell’Archeologia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

archeologiaFirenze 17-19 febbraio 2017, Palazzo dei Congressi. La Turchia sarà ospite di TourismA, il Salone Internazionale dell’Archeologia che si terrà tra il 17 e il 19 febbraio al Palazzo dei Congressi di Firenze. Si tratta di una new entry nel calendario fieristico dell’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia, che al momento comprende anche la partecipazione alla Borsa Mediterranea del Turismo di Napoli (24-26 marzo), alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano (2-4 aprile), al TTG Incontri di Rimini (12-14 ottobre) e alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (26-29 ottobre).
Tourism-A è anche il primo appuntamento importante del 2017 di confronto diretto col pubblico e sottolinea la volontà del Paese di scommettere ancora una volta sul suo immenso patrimonio archeologico, straordinaria eredità del passato. Sarà l’occasione per ripercorrere le tracce delle civiltà che hanno abitato la Penisola Anatolica nel corso dei millenni e per illustrare le più importanti novità per quanto riguarda ritrovamenti e scavi.Non ci si deve dimenticare che l’Italia gioca un ruolo molto importante in tal senso, e sono diverse le missioni archeologiche italiane che operano in Turchia, come – ad esempio – la Missione Archeologica di Arslantepe (Malatya), di Hierapolis (Pamukkale), di Elaiussa Sebaste (Mersin), di Uşakli Höyük (Yozgat), di Karkamiş (Gaziantep), di Kinik Höyük (Nigde) e di Yumuktepe (Mersin). Proprio in occasione di TourismA 2017, la Prof.ssa Marcella Frangipane, direttore della Missione Archeologica di Arslantepe, terrà il convegno “Scavi italiani ad Arslantepe: il più antico Palazzo del Vicino Oriente racconta la storia della nascita dello Stato”.Nello stand della Turchia campeggerà un grande visual dedicato a Göbeklitepe, nei pressi della città di Şanlıurfa, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni, che ha rivoluzionato l’intera visione del mondo antico. Gli scavi, iniziati nel 1995, hanno portato alla luce il tempio in pietra più antico mai costruito dall’uomo, ben 11.600 anni fa, ovvero circa 7.000 anni prima delle Piramidi di Giza e 6.000 anni prima di Stonehenge.La Turchia punta quindi sulle sue caratteristiche peculiari in termini di storia, arte e paesaggio. Oltre ai weekend ad Istanbul e ai viaggi organizzati lungo i classici itinerari culturali, gli operatori offrono pacchetti che abbinano in estate mare e relax presso le più note località balneari della Costa Egea e della Costa Turchese con la visita a luoghi pregni di memorie storico-archeologiche. In realtà, in un territorio vastissimo di quasi 800.000 km2, sono infinite le alternative da poter considerare durante tutto l’arco dell’anno.Come – ad esempio – il turismo termale (non ci si deve dimenticare che la Turchia ha circa 1.300 stazioni termali) e il turismo medico (in continua crescita per l’elevata qualità da parte di ospedali e di cliniche private all’avanguardia). Sono in stampa nuovi materiali informativi in italiano, oltre ad una brochure generale e una sulla cucina turca, altro settore su cui saranno a breve sviluppate attività specifiche.Novità anche per gli appassionati di trekking, per i quali sarà presto pronta una brochure dedicata: oltre alla più nota Via Licia, nuovi percorsi sono stati aperti sotto l’egida della Cultural Routes Society, fondata nel 2012 per sostenere gli itinerari culturali già esistenti, promuovere la creazione di nuovi percorsi e stabilire degli standard di buone norme per il loro sviluppo. Ma il trekking è solo una delle tante attività da poter praticare all’aperto. È ad esempio alta l’attenzione del mondo golfistico internazionale nei confronti della zona di Belek, vicino Antalya. Il turismo legato allo sport possiede enormi potenzialità per lo sviluppo socio-culturale ed economico delle destinazioni turistiche. E la 38ma Maratona di Istanbul, che si è svolta il 13 novembre scorso, ne è stata la prova, dato il successo di partecipazione di atleti e di pubblico. L’Ufficio Cultura e Informazioni ha deciso di operare in tal senso, con una scelta strategica per un target mirato. Infatti, dopo l’ottimo risultato dell’anno scorso in termini di visibilità e riscontro, anche per l’edizione 2017 la Turchia parteciperà alla Maratona di Roma del 2 aprile in qualità di sponsor ufficiale.
Trivago ha aperto il 2017 con il suo Global Reputation Ranking, che ha analizzato 200 milioni di recensioni provenienti da più di 250 siti di prenotazione e ha stilato la classifica delle 100 destinazioni con strutture ricettive dalla migliore reputazione. A guidare la Top Ten anche quest’anno è la città di Göreme, in Cappadocia, con una media di 88,03 su 100.

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Turchia: decimo anniversario dell’assassinio di Hrant Dink

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

hrant-dinkIn occasione del decimo anniversario dell’assassinio avvenuto il 19 gennaio 2007 del giornalista armeno Hrant Dink, fondatore e editore del giornale bilingue Agos, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ricorda che la famiglia e la comunità armena stanno ancora aspettando che venga veramente fatta giustizia. Nonostante la condanna giudiziaria dell’assassino che all’epoca dei fatti era minorenne, non si può ignorare il fatto che l’omicidio fosse conseguenza diretta di una campagna diffamatoria condotta dai media nazionalisti turchi. Al momento del suo assassinio Hrant Dink era vittima di pesanti attacchi e ripetute minacce di morte per essersi occupato del genocidio degli Armeni, Assiri, Aramei, Caldei e Greci del Ponto perpetrato tra il 1915 e il 1917. Accusato, processato e condannato per presunto “insulto all’identità turca”, sempre a causa dei suoi articoli sul genocidio armeno, nell’ottobre 2006 si era rivolto alla Corte europea dei diritti umani. Purtroppo però Dink è stato ucciso prima che la Corte europea potesse giungere a un verdetto.Il nazionalismo estremo turco e gli atti di violenza contro la minoranza armena viene tra l’altro nutrito anche dalla politica aggressiva del presidente turco Tayyip Erdogan. Lo scorso 14 gennaio il parlamentare armeno Garo Paylan è stato aggredito in Parlamento da suoi colleghi turchi per aver menzionato i crimini commessi contro gli Armeni ed è stato in seguito escluso con voto unanime dalle successive tre sedute parlamentari. L’autore armeno Sevan Nisayan è in carcere da inizio 2014 per problemi legati all’attività di rivalutazione dell’edilizia tradizionale armena mentre non sono in alcun modo state approfondite le accuse inerenti la morte violenta del soldato di leva armeno Sevag Balikci. Balikci è stato ucciso con arma da fuoco da un suo commilitone il 24 aprile 2011, nella giornata della memoria del genocidio armeno. Mentre i tribunali turchi imputano la sua morte a “un gioco tra soldati tragicamente finito male”, non sono mai stati indagati le voci e testimonianze che invece parlavano di omicidio intenzionale.

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L’Assemblea Parlamentare della NATO condanna fermamente gli attacchi terroristici avvenuti a Istanbul

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

istanbul“Non ci può essere alcuna giustificazione per simili atti indiscriminati di terrorismo che dimostrano un cinico disprezzo per la vita umana. Tali atti servono solo a rafforzare la determinazione internazionale per sostenere i nostri valori democratici e sconfiggere la piaga del terrorismo internazionale” lo ha affermato Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea parlamentare della NATO. “Solo poche settimane fa, – aggiunge – la Turchia ha ospitato la Sessione annuale dell’Assemblea a Istanbul e sono sicuro che tutti i membri dell’Assemblea si uniscono a me nell’esprimere solidarietà con il popolo turco. Alle famiglie delle vittime colpite da questo tremendo attacco va la nostra più profonda solidarietà”

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Parlamento europeo chiede sospensione dei negoziati con la Turchia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

ankaraI deputati chiedono una sospensione temporanea dei negoziati per l’adesione della Turchia all’UE. Nella risoluzione votata giovedì, dichiarano che la Turchia deve tuttavia restare “ancorata” all’UE. Si impiegano, inoltre, a rivedere la loro posizione allorché saranno state revocate le “misure sproporzionate” repressive nel contesto dello stato di emergenza in Turchia.I deputati ricordano che la Turchia è “un partner importante per l’UE”. Tuttavia, in un partenariato “la volontà politica di cooperare deve provenire da entrambe le parti” e la Turchia non dimostra “tale volontà politica, dato che le azioni del governo allontanano ulteriormente il Paese dal suo percorso europeo”.Un’interruzione temporanea dei negoziati non permetterebbe l’apertura di nessun nuovo capitolo e nemmeno l’avvio di nuove iniziative in relazione al quadro negoziale dell’UE per la Turchia.La reintroduzione della pena capitale da parte del governo turco porterebbe a una sospensione formale del processo di adesione. I deputati hanno quindi ricordato che “l’opposizione inequivocabile alla pena di morte è un elemento essenziale dell’acquis dell’Unione”.Nel documento si condannano fermamente le misure repressive sproporzionate adottate dal governo turco dopo il mancato colpo di Stato del luglio 2016. Tali misure, inoltre, “violano i diritti e le libertà fondamentali tutela dalla Costituzione turca”.

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Migranti, Binetti (Ap): “Riappropriamoci dei fondi dati alla Turchia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2016

fuga migranti2“Oggi l’Italia è un Paese di passaggio per tanti immigrati, ma per capire cosa rappresenti questa semplice affermazione basterebbe arrivare alla stazione di Como. Sul lato lungo della stazione, parallelo ai binari dei treni, sia all’interno che all’esterno della stazione c’è una lunga distesa di sacchi a pelo, di coperte buttate per terra, di zaini accumulati negli angoli, e di panni stesi lungo le ringhiere. E’ il nuovo Campo rifugiati di questa provincia. Il luogo è denso di simbolismo: queste persone, per lo più siriane, sono li perché vogliono andare in Germania, ma prima devono attraversare una terra che allo stato attuale appare loro del tutto inospitale: la Svizzera. Ovviamente non vogliono andarci in treno, vorrebbero andarci a piedi, magari seguendo gli antichi percorsi dei contrabbandieri, per sfuggire ai controlli svizzeri. Ma finora non è stato facile e solo pochi ce l’hanno fatta. Sufficienti però a mantenere alta la speranza e la tenacia: sembrano persone giovani, dalle facce pulite, con una gran voglia di costruirsi un futuro migliore. Non voglio accattonare, ma in Italia non c’è lavoro, o per lo meno loro non ne trovano”. Lo afferma l’onorevole Paola BInetti, di Area popolare.
“A parte qualche scaramuccia con i barboni locali, sono sostanzialmente un popolo in cammino, che vorrebbe lasciare questo accampamento di fortuna per costruire qualcosa di più e di meglio per loro stessi e per le loro famiglie. Non sono tutti musulmani, alcuni sono cattolici e speravano di trovare un clima di accoglienza diverso, ma pur tuttavia non si lamentano: molte associazioni comasche si prendono cura di loro, portano da mangiare, facilitano eventuali controlli sanitari, rinnovano per quanto necessario il loro abbigliamento. Alla stazione – prosegue Binetti – hanno vicini i bagni per qualsiasi necessità, compresa quella di potersi lavare. Ma soprattutto la frontiera è vicina, anzi vicinissima e vorrebbero poterla attraversare. Ogni notte alcuni di loro ci provano, per lo più con risultati negativi. E’ davvero strano che son si possa predisporre per loro un treno per andare oltre la Svizzera: l’esperienza turca si rivela ogni giorno di più fragile e ad alto rischio. Reinvestire in modo diverso i fondi assegnati alla Turchia ci sottrarrebbe all’ennesimo ricatto da parte loro e forse premetterebbe di offrire a queste persone di trovare una soluzione più umana e Como non apparirebbe più, per chiunque arriva, la città dell’accoglienza a metà; dei controlli benevoli ma inefficienti; della solidarietà concreta ma inadeguata. Della speranza dura a morire, ma troppo lenta a raggiungere il suo oggetto…”.

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Turchia: l’Università di Parma sospende le attività di mobilità studentesca

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

parma universitàParma. L’Università di Parma esprime forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare in Turchia a seguito del tentato colpo di stato dello scorso 15 luglio, con le pesanti misure intimidatorie nei confronti di diversi ambiti dell’amministrazione pubblica, compreso quello dell’istruzione, e sottoscrive la dichiarazione di condanna diffusa nei giorni scorsi dalla European University Association (EUA) e condivisa dalla Conferenza dei Rettori dell’Università Italiane (CRUI). Il Senato accademico, nella seduta di martedì 26 luglio, ha unanimemente espresso la propria adesione.“A seguito del tentativo di colpo di Stato in Turchia – si legge tra l’altro nella dichiarazione dell’EUA – il settore dell’istruzione, compreso quello dell’istruzione superiore, è stato preso di mira come molti altri ambiti dell’amministrazione pubblica. 15.200 professori sono stati sospesi, mentre Hurriyet riferisce che il Consiglio per l’Istruzione Superiore (YÖK) ha ordinato le dimissioni delle alte cariche delle università (1176 da quelle statali e 401 da quelle gestite da fondazioni). L’EUA condanna fermamente tale azione contro le università e il personale universitario ed esprime il suo sincero sostegno alla comunità accademica turca” In linea con quanto suggerito dalla CRUI nell’assemblea del 21 luglio scorso, al fine di tutelare in via prioritaria la salvaguardia dei propri studenti coinvolti in iniziative di mobilità internazionale, l’Università di Parma ha deciso di sospendere temporaneamente tutte le attività di mobilità studentesca verso la Turchia per l’intero anno accademico 2016/2017, inclusa la mobilità nell’ambito di programmi di doppia titolazione ed Erasmus Plus SMS ed SMT. Gli studenti risultati già assegnatari di una delle borse di studio per la frequenza di parte o dell’intero prossimo anno accademico in una delle istituzioni turche partner dell’Ateneo dovranno rivolgersi alla UOS Internazionalizzazione (P.le San Francesco, 3 – tel. 0521 034203, per valutare il proprio ricollocamento in sedi disponibili in altri Paesi partecipanti ai programmi di scambio.

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Turchia: “Perdita democrazia intellettuale è vero dramma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

giornalistiturchia“Che tanti militari fossero coinvolti nel golpe in Turchia era facilmente immaginabile, ma che l’intera rete delle università, pubbliche e private, con la stragrande maggioranza dei rettori ne fosse parte attiva non era così scontato e rende la loro epurazione drammatica per il futuro delle nuove generazioni turche. Da sempre l’università è il luogo naturale in cui prende forma il pensiero critico, la libertà di contestazione argomentata nelle sue radici culturali, l’illusione di una libertà sempre più ricca sul piano della ricerca e della trasmissione del sapere: ma Erdogan ha decapitato tutto ciò. Il danno alla democrazia è enorme, ma pregiudica anche il futuro del Paese, compromettendo quelle funzioni di ricerca e sviluppo su cui si regge la sua modernizzazione”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Non si tratta solo di un processo che decapita la classe intellettuale impegnata nella formazione delle nuove generazioni, ma di una ferita profonda alla storia di un popolo; ad una sorta di cancellazione della memoria storica che pretende di riscrivere il senso degli eventi, la qualità delle alleanze, mettendo gravemente a rischio la costruzione della pace e spostando decisamente il proprio asse strategico dall’Europa occidentale alla Russia. Accanto al rischio del terrorismo – prosegue Binetti – si va facendo strada la presenza destabilizzante del tiranno, che inevitabilmente mette in discussione la nostra speranza di una democrazia globalizzata. In uno spazio virtuale in cui la libertà di espressione e di critica sono possibili, perché solo una sana dialettica tra maggioranza ed opposizione garantisce la libertà di tutti, senza che per questo nessuno debba finire in fondo a qualche galera, sottoposto a torture fisicamente e psicologicamente mortificanti. Un mondo senza opposizione è un mondo irreale che può piacere solo al tiranno che non tollera nessuna manifestazione di pensiero divergente. L’università è invece il luogo in cui si forma il pensiero autonomo, nel confronto tra idee e posizioni diverse, in cui lo studio garantisce forza alle argomentazioni e rispetto per chi la pensa diversamente; c’è la possibilità di dissentire senza per questo essere degli eroi o temere rappresaglie; ci si educa reciprocamente alla democrazia, imparando ad integrare senso della responsabilità e lealtà verso la verità. Senza università tutto ciò diventa molto molto difficile – conclude Binetti – e ai giovani non resta che una alternativa già sperimentata in altre epoche storiche: fuggire, andarsene, inaugurando un nuovo flusso migratorio, oppure dare vita a circoli culturali sotterranei, nascosti, a perenne rischio di nuovi arresti e, Dio non voglia, di pena di morte”.

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Turchia: Interruzione collegamento docenti e studenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

scuolaAnche le Università sono colpite gravemente da quel che sta accadendo in Turchia. «Il mondo accademico, per definizione senza confini, assiste con dolore e preoccupazione alle recenti vicende di un Paese con il quale lo scambio di studenti, docenti e ricercatori è continuo», osserva Mario Panizza, rettore dell’Università degli Studi Roma Tre. «Assistiamo impotenti al precipitare della situazione anche nel nostro ambito. Gli studenti che avevano scelto la Turchia per svolgere un periodo di studio all’estero hanno deciso di restare in Italia e temo che i ragazzi turchi avranno, almeno per qualche tempo, difficoltà a uscire dai loro atenei. Quanto ai docenti, abbiamo appreso proprio ieri notizie che viviamo con forte apprensione. Il collegamento tra Turchia ed Europa, al vertice come alla base, è importante e vitale per l’unità del mondo accademico».

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Turchia: “Ue lanci appello per tutela diritti umani e minoranze”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

turchia“Un golpe, e un golpe militare per di più, è qualcosa che suscita sempre infinite perplessità, soprattutto in merito all’effettivo rispetto della volontà popolare. E tutti ci auguriamo che quanto prima venga ristabilito l’ordine naturale delle cose; che torni la pace e che la sicurezza venga garantita a tutti, a tutela del benessere generale. Ma il recente golpe in Turchia pone domande molto più profonde su aspetti sostanziali della democrazia e non solo su quella operazione di maquillage che a volte circonda governi in cui di democratico non c’è proprio nulla. In Turchia, almeno fino ad oggi, molti, troppi diritti umani non sono affatto rispettati: la libertà di stampa, la libertà di culto, la libertà d’impresa; i curdi sono tenuti con mano pesante in un clima oppressivo che vanifica il rispetto delle minoranze, principio primo, sostanziale di ogni democrazia. Il dissenso è proibito con tutti mezzi possibili: carcere, tortura, pena di morte…”. Lo afferma lì’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Eppure tutti i governi occidentali si sono schierati dalla parte di Erdogan, riconoscendo in lui il presidente eletto in un sistema, almeno formalmente, democratico. L’Europa gli è grata di aver posto un argine ai flussi immigratori dalla Siria, ma nessuno intende andare a verificare cosa accade in quei campi profughi; in che modo le persone sono rimandate a casa e come e perchè scappano di lì, raccontando di condizioni infra-umane. Anche questo sembra essere la democrazia, almeno apparentemente, e non a caso sussistono tante perplessità rispetto all’ingresso della Turchia nella UE. Un Paese in cui – prosegue Binetti – la punizione promessa per il fallito golpe ha già fatto centinaia di morti e ha promesso di farne altrettanti a breve. Un approccio freddo e calcolatore, che non ha speso neppure una parola per cercare di capire le ragioni degli altri e farsene carico, come risposta di democrazia autentica davanti ad un malessere così esteso. Erdogan non incarna affatto il modello di leader democratico del terzo millennio; eppure la sua presenza forte, dura, repressiva, contribuisce a mantenere almeno in apparenza ordine in una zona calda e al altissimo rischio di forte instabilità. Ed è questa in fondo la vera domanda che noi dovremmo porci: la pace si, un pacifismo che non affronti problemi e tensioni no. Diritti umani si, discriminazioni no, ma non a corrente alternata a seconda del pensiero politico dominante. I curdi, che pure svolgono un ruolo di paese e di popolo cuscinetto, meriterebbero più rispetto e una difesa più concreta da parte dell’Europa, non possono essere trattati come gli Armeni di cento anni fa. Le nuove ondate di immigrati debbono essere accolti, individuando soluzioni concrete per loro, e non solo intascando dall’Europa risorse economiche per un trattamento che della cultura occidentale non ha pressoché nulla. Il golpe fallito non può essere archiviato come un incidente di percorso da cancellare con una repressione durissima. L’Europa – conclude Binetti – faccia sentire la sua voce anche con i forti e non solo con gli ultimi sbarcati. Ricominciamo davvero dai diritti umani, soprattutto lì dove sono vistosamente calpestati ogni giorno”.

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