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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Opportunità di Studio e Ricerca negli U.S.A

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Parma 31 marzo, alle ore 10, presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (Via Università, 12).e Programma per Borse di Studio Fulbright”, organizzato dall’Università degli Studi in collaborazione con la Commissione per gli Scambi Culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti (The US- Italy Fulbright Commission), si terrà un incontro, aperto a docenti, studenti e laureati di tutte le Facoltà, il Dott. Sandro Zinani, della Commissione Fulbright, risponderà alle domande degli intervenuti circa le borse di studi Fulbright, l’iter di iscrizione alle Università statunitensi e il visto di ingresso negli Stati Uniti.

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Elezione Usa: Il ruolo di Romney

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“Mi piace il presidente Obama” ma non ha “nessun’idea su come creare posti di lavoro.” Ecco cosa ha dichiarato Mitt Romney al New York Times. Romney, candidato alla nomination presidenziale repubblicana nel 2008, si presenta come uno dei più papabili per la prossima corsa che non è ancora ufficialmente iniziata. Nel caso di Romney, però, gli indizi sono chiari che lui ci riproverà, essendo arrivato vicino al bersaglio la volta scorsa. Ovviamente non sarà facile ma l’ex governatore del Massachusetts ha buonissime chance. A cominciare dalla raccolta di fondi nella quale è considerato al primo posto fra i possibili aspiranti all’opportunità di sfidare Obama l’anno prossimo. Infatti, Romney è così efficiente con l’aspetto economico che ha persino speso non pochi quattrini ad aiutare altri candidati repubblicani con contributi. Il suo gruppo Free and Strong America ha già donato più di 300 mila dollari a candidati alla Camera ed al Senato quest’anno.Romney sta usando il suo potere di raccogliere fondi per spianarsi il terreno al livello nazionale e crearsi alleanze con i leader in parecchie parti del Paese. Il problema  per lui dunque non sarà l’aspetto economico che è di vitale importanza nelle costosissime elezioni presidenziali americane. Per quanto riguarda le idee si tratta di un’altra cosa. Romney è visto da molti analisti come un  candidato che farebbe qualunque cosa per vincere.  Da governatore del Massachusetts  fra il 2002 e il 2007 Romney ha firmato una legge sulla sanità del suo Stato che riflette in linea generale la riforma approvata dal governo americano l’anno scorso. Una delle caratteristiche principali  di ambedue i programmi è la disposizione che obbliga tutti a comprare l’assicurazione  medica.Adesso però Romney vuole fare abrogare la riforma federale sulla sanità creandogli così l’immagine di “flip-flop”, politico voltafaccia secondo la situazione. Questa instabilità di Romney si vede anche chiaramente con il suo spostamento a destra nelle sue posizioni sull’aborto e sul ruolo dei gay. Nell’elezione del 2008 Romney aveva iniziato la campagna presentandosi come un uomo di affari che sa creare posti di lavoro. Poi però si spostò sul campo sociale cercando di ricrearsi. Ebbe abbastanza successo riuscendo a vincere le primarie in 11 Stati con il 21% dei voti, classificandosi al secondo posto dopo John McCain. Questi cambiamenti sono decisamente politici dato che per potere avere delle chance e vincere la nomination del suo partito Romney deve dirigersi agli elementi più conservatori.  Questa svolta a destra è anche dimostrata dai legami e contatti di Romney. Recentemente ha ricevuto l’appoggio economico di David Koch, l’ultra conservatore magnate che ha anche supportato gruppi di estrema destra come i membri del Tea Party. Una volta poi ottenuta la nomination del suo partito egli farebbe ciò che tutti i candidati sono costretti a fare e spostarsi verso il centro onde ottenere una buona percentuale degli elettori indipendenti che eventualmente decidono gli esiti finali. Supponendo che Romney riesca a conquistarsi la nomina repubblicana dovrà ricrearsi e sottolineare le sue qualità positive per risolvere i problemi del Paese. Fin ad oggi si è limitato a dire che lui viene dal mondo degli affari e sa creare posti di lavoro. L’evidenza però   non è apparente e Romney si limita a parlare in generalità. Una delle poche eccezioni è stata la sua recentissima proposta di offrire incentivi fiscali ad aziende americane che hanno esportato posti di lavoro altrove e riportare in patria le loro fabbriche.  La realtà è che Romney è fondamentalmente un repubblicano moderato il quale si è spostato a destra una volta uscito dalle acque Statali del Massachusetts, un Stato principalmente liberal. In questo processo Romney ha seguito il Partito Repubblicano che si è spostato ulteriormente a destra,  in parte per l’ascesa del gruppo dei Tea Parties, nato principalmente come reazione anti-Obama. La sfida per i candidati repubblicani sarà quella di mantenere unito il partito durante le primarie e poi di sperare che l’economia non si riprenda. In caso contrario poco importerà chi sia il candidato repubblicano perché Obama diverrebbe imbattibile. (Domenico Maceri)

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Immigrazione in Usa: fra sogno e realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

La mia studentessa era turbata perché i figli degli immigranti illegali qualificano per le tasse universitarie dei residenti che sono notevolmente basse. Lei, invece, una studentessa straniera dell’Europa occidentale, doveva pagare le tasse dei non residenti che sono molto più alte. Nella sua mente, gli studenti illegali negli Stati Uniti vengono trattati meglio di quelli legali e ricevono più benefici.  Al primo sguardo ciò sembra giusto, ma quando si considera la situazione un po’, scavando sotto la superficie, la verità è abbastanza differente. La California ed alcuni Stati permettono ai figli degli immigranti illegali di frequentare l’università pagando le tasse universitarie dei residenti.  Ora anche il governo federale sta provando ad aiutare i figli degli immigrati non documentati e fornire a tutti loro questa stessa opportunità. Il Dream Act (Atto di Sogno), introdotto nel Congresso  originalmente nel 2001, darebbe il diritto ai giovani “illegali” con  cinque anni o più  di residenza negli Usa prima della promulgazione della legge, di regolarizzare il loro status immigratorio. Potrebbero dunque ottenere la residenza legale ed eventualmente la cittadinanza americana se in possesso di laurea da un istituto universitario biennale oppure arruolandosi nelle forze armate americane.  Prima di concludere che questo disegno di legge sia un’altra proposta dei liberal, bisogna sapere che l’autore era il senatore conservatore Orrin Hatch (Repubblicano-Utah). Inoltre la proposta includeva il supporto di una cinquantina di legislatori repubblicani. I tragici eventi dell’undici settembre hanno rallentato il progresso ma adesso sembra che la Camera ed il Senato lo considerino seriamente. Gli avversari sono naturalmente presenti anche adesso. Le preoccupazioni tipiche includono il concetto della ricompensa degli atti illegali e l’incoraggiamento ad altri di venire illegalmente negli Stati Uniti.  Gli avversari del “Dream Act” sarebbero d’accordo con la mia studentessa: il crimine paga. In realtà, sono i giovani illegali e specialmente i loro genitori che pagano. I benefici educativi dei figli degli clandestini sono pagati completamente. I loro genitori lavorano e pagano le tasse come tutti gli altri residenti di uno Stato. Dovrebbero dunque qualificare per gli stessi benefici degli altri residenti. Gli operai non documentati, infatti, non ricevono tutti i benefici che meriterebbero a causa del loro status immigratorio. Uno dei benefici che gli operai non documentati non riceveranno mai è la previdenza sociale. Durante i quindici anni passati, hanno contribuito più di venti miliardi di dollari al Social Security ma non qualificano per le pensioni. Dato che molti dei dodici milioni di clandestini lavorano con numeri di Social Security falsi che le aziende accettano perché sembrano legali, i contributi a questi numeri non saranno mai richiesti. Dove vanno questi contributi? Arricchiscono le casse del governo e poi saranno spesi a beneficio dei cittadini. Ma qualunque cosa si pensi degli operai non documentati, i loro figli non hanno commesso  alcun reato. Non dovrebbero dunque essere puniti per le azioni dei loro genitori. Alcuni di questi figli sono nati negli Stati Uniti e sono cittadini americani per legge. Altri sono stati portati nel Paese dai loro genitori ad un’età molto giovane e conoscono poco o niente del Paese d’origine. In pratica, sono anche loro americani dato che hanno frequentato le scuole elementari e secondarie in America alle quali hanno diritto per legge federale.
Alcuni di questi “illegali” servono nelle forze armate americane e muoiono per “il loro” Paese. Il Pentagono sostiene che non ci siano clandestini arruolati nelle forze armate americane. Chiunque presenti documenti falsi sarà rifiutato. Tuttavia, la prima vittima degli Stati Uniti nella guerra in Iraq era Jose Gutierrez, un orfano guatemalteco cresciuto a Los Angeles. Era entrato illegalmente negli Stati Uniti e si era arruolato nei Marines con documenti falsi. Difficile rifiutare qualcuno che è morto servendo il suo “Paese”.  Il Dream Act avrebbe un impatto sui due milioni circa di giovani senza documenti. L’approvazione non sarà facile. Troppa gente è legata alla semplice ma molto potente nozione di legale contro illegale e non può vedere oltre per cogliere appieno la complessità della situazione che influisce questi esseri umani.  I senatori Michael Bennet (democratico-Colorado) e Barbara Boxer (democratica-California) hanno dichiarato che la loro rielezione è dovuta  in parte notevole al voto dei latinos. L’approvazione del Dream Act includerebbe benefici pratici di  natura politica ma anche quelli umani che ovviamente sono più importanti. (Domenico Maceri)

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