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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Taxi e Uber: Nuova sentenza Tribunale, nuova incertezza, chi vince?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 Mag 2017

tribunaleIl tribunale di Roma ha emesso una sentenza diametralmente opposta a quella che in precedenza, stessa sezione in composizione diversa, aveva bloccato i taxi di Uber. La prima parlava di concorrenza sleale che aggirava i vincoli, la seconda prende atto della sospensione di questi vincoli da parte del decreto milleproroghe. Entrambe le sentenze auspicano un cambiamento dell’attuale normativa (21/1992). Contenti e scontenti si sono scambiati opinioni e veleni e uno solo giace sconfitto nell’angolo in attesa che i suoi medici e allevatori decidano di continuare ad alimentarlo: lo Stato di Diritto.
A noi, ovviamente, piace poter chiamare un taxi in qualunque momento e dovunque a prezzi contenuti. Cosi’ come ci piace il fatto che anche questo mercato sia liberalizzato e che, concedendo l’accesso a nuovi imprenditori e lavoratori, porti beneficio anche ai consumatori e all’economia in generale. Ma ci piacerebbe che questo avvenisse in un ambito di regole, semplici e di facile accesso, dove non valgano le rendite di posizione. Per questo abbiamo ritenuto valida la posizione dell’Antitrust che ha sollecitato il legislatore ad esser tale, considerando forme di indennizzo per le “vittime” dell’attuale sistema corporativo, i taxisti che hanno pagato anche centinaia di migliaia di euro (spesso “a nero”) una licenza.
Ma cosi’ non e’. Oggi una nuova sentenza opposta a quella precedente si aggiunge alla giurisprudenza che governa al posto delle leggi. E niente ci dice che domani non potra’ esserci una nuova sentenza che dice il contrario del contrario, e cosi’ via.
Ci domandiamo: ma siamo noi estremisti o il nostro legislatore e’ interessato solo a galleggiare? Forse siamo noi anche incapaci dell’arte del governare? E’ evidente che qualunque decisione venga presa, lascera’ sul terreno degli scontenti. La direzione verso cui deve andare questa decisione e’ solo una, liberalizzazione (almeno fino a che nel nostro Paese c’e’ una maggioranza parlamentare e un governo che si rifanno alle direttive dell’Unione Europea), e prima o poi andra’ presa. Temporeggiare e’ solo alimentazione di sfiducia e disinteressamento sul potere delle istituzioni. A chi giova? Probabilmente a qualcuno che continuera’ a conservare poltrone grazie a questo galleggiamento, ma il Paese? Facciamo appello a coloro che nelle poltrone di siedono per servir le istituzioni e il Paese, perche’ abbiamo un guizzo di iniziativa e di buon senso. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Taxi-Uber una controversia aperta

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 Mag 2017

tribunaleIl tribunale del riesame di Roma è chiamato a pronunciarsi sul reclamo della multinazionale statunitense Uber in merito alla sentenza che aveva portato lo stesso tribunale a dichiarare l’applicazione Uber Black illegale per concorrenza sleale, CasaPound Italia interviene a sostegno dei tassisti e contro la decisione dell’antitrust di costituirsi nella causa al fianco di Uber. “Fin dal primo momento CasaPound si è schierata a difesa dei lavoratori degli autoservizi pubblici non di linea, contro il tentativo di cannibalizzazione del mercato ad opera della multinazionale Uber – dichiara Simone Di Stefano, vice presidente di Cpi – è evidente che quello in atto non è un tentativo di migliorare qualità e prezzi dei servizi mediante l’aumento della concorrenza, ma come spesso succede in questi casi un tentativo di deregolamentazione di un settore fondamentale del trasporto pubblico al fine di saccheggiarlo. Uber non paga tasse in Italia e incentiva gli autisti NCC aderenti a non rispettare i limiti della propria licenza, oltre a questo si parla di un servizio totalmente estraneo alla pianificazione territoriale degli enti locali, agendo al di là delle scelte delle amministrazioni al di fuori di qualsiasi visione integrata del trasporto pubblico non di linea con gli altri modi di trasporto, rischiando di generare il caos”. “Troviamo dunque molto grave – prosegue Di Stefano – che un’Autorità indipendente dello Stato pagata coi soldi dei cittadini intervenga in un giudizio tra privati per difendere una multinazionale straniera, già più volte dichiarata illegale da giudici italiani per concorrenza sleale, contro dei lavoratori italiani che pagano le tasse in Italia e svolgono un importantissimo servizio di trasporto pubblico per la cittadinanza attenendosi alle regolamentazioni vigenti. In questo contesto non possiamo che appoggiare convintamente la protesta in corso oggi a Roma sotto la sede dell’Antitrust da parte di alcune associazioni di categoria dei tassisti”.“Ciò che inoltre rende ancora più grave tutta questa vicenda è che l’Antitrust sarà rappresentata in giudizio non dall’Avvocatura dello Stato ma da un avvocato di libero foro – conclude Di Stefano – cosa che porterà anche un significativo esborso di soldi pubblici. Non accetteremo mai che un apparato dello Stato italiano scelga di spendere soldi dei cittadini per schierarsi contro dei lavoratori italiani al fine di favorire gli interessi di un gruppo privato straniero e siamo quindi pronti a tornare in piazza al fianco dei tassisti per riaffermare questo fondamentale principi”.

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Taxi/Uber. Che disastro. Se continua cosi’ muore la civilta’ giuridica e gli utili idioti si moltiplicano

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

taxi-romaSe si continua cosi’ bisognera’ mandare a casa tutti, cittadini e giustizia, ed affidarci ad un dittatore? Giammai!! Stiamo parlando della vicenda Uber/taxi: alla sospensione del servizio da parte del Tribunale di Roma in attesa del giudizio di merito, lo stesso Tribunale ci fa sapere che niente e’ sospeso, si aspetta il merito e nient’altro. Siamo abituati alla giurisprudenza ballerina che, per alcuni, e’ anche metodo politico: non siamo il Paese dove si condanna mediaticamente qualcuno per il solo fatto che ha ricevuto un avviso di garanzia (che e’ quindi il contrario del significato stesso delle parole usate: garanzia..), figurati se una decisione cautelare non debba essere considerata come fosse una sentenza a sezioni unite della Cassazione o una sentenza della Corte Costituzionale (le due massime espressioni del diritto di Stato nel merito). E’ cosi’, e c’e’ chi, incluse alcune associazioni di consumatori, plaudono a questo
uso della giustizia come fosse il Governo. Si’, perche’ -a nostro avviso.- questi potrebbero essere atti di governo per evitare la turbativa dell’ordine pubblico, ma qui, probabilmente, e’ il contrario: visto che alcuni taxisti in passato hanno dimostrato di mettere in moto azioni da facinorosi quando manifestano il proprio dissenso, se proprio dovesse essere usato il criterio dell’ordine pubblico, andrebbe bene la sospensione… ma qui si preferisce incrementare il disordine pubblico, complice questa sentenza di riammissione dell’attivita’ di Uber. Dobbiamo quindi sottostare alla violenza della piazza? Hanno ragione i taxisti violenti? No! Hanno torto questi ultimi, cosi’ come hanno torto quelli di Uber a voler esercitare il servizio senza autorizzazione (visto che per il momento c’e’ ed e’ anche restrittiva, ma e’ legge!). Come se ne viene fuori? La cosa e’ piu’ semplice di quanto si possa pensare: ce l’ ha detto l’Antitrust nella sua segnalazione:
mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, liberalizzare per tutti, Uber incluso, e forme di indennizzo (fondo speciale ed agevolazioni fiscali) per gli attuali taxisti che, vigente la normativa attuale, hanno pagato le licenze diverse centinaia di migliaia di euro. Tra il dire e il fare non c’e’ solo il mare, ma solo la volonta’ di non procrastrinare il tutto, come sta facendo il Governo e il legislatore. Procrastinamento che allarga spazi per decisioni come quella di oggi, a detrimento della civilta’ giuridica di tutti e delle tasche dei consumatori.
Mai come oggi la colpa e’ di chi ci governa e di chi fa le leggi. “Piove, governo ladro”? Oggi sta piovendo su uno dei fondamenti della nostra comunita’ legale. Non ci si stupisca se -ieri come domani- il cittadino medio si senta in diritto di violare e beffare le leggi, gli esempi portano a questo e fanno anche emergere gli utili idioti come quelli che oggi plaudono a sospensione di Uber da una parte, e abolizione della stessa sospensione dall’altro. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Taxi/Uber: Il Tribunale ha ragione. La politica ha torto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

taxi-romaIl Tribunale di Roma ha dato dieci giorni di tempo ad Uber per bloccare la sua attivita’: accolto il ricorso cautelare per “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi e dei ncc (noleggio con conducente) che non fanno parte della loro piattaforma, nel merito si vedra’ in seguito. Difficile dare torto al Tribunale, a meno che non ci si metta a gridare senza cognizione di diritto (come purtroppo abbiamo letto da alcune parti), come se la legalita’ democratica fosse una questione di desideri e pancia e non di leggi. Che’ quelle vigenti sono chiare, per esercitare il servizio di taxi (a cui e’ assimilabile Uber) occorre una licenza.
Forse sarebbe stato meglio che il giudice avesse atteso, viste le trattative in corso tra tassisti e governo e le leggi in fieri (che a nostro avviso fanno schifo perche’ contrarie alle necessarie liberalizzazioni), perche’ con questo provvedimento ha dato una marcia in piu’ al potere di trattativa delle corporative associazioni di taxisti, ma lasciamo la considerazione e il dubbio all’accademia. La giustizia non puo’ che essere giustizia, sempre! Il problema -gigantesco- e’ la politica. Sotto due aspetti: quella dei cittadini e quella delle istituzioni. Quella dei cittadini ha diverse performance. Quella delle violente manifestazioni delle corporazioni di taxisti. Quella delle bende sugli occhi -sempre dei taxisti- sulla tecnologia e sul mercato che chiede piu’ servizi e meno costi. Quella di chi sostiene l’illegalita’ in corso da parte di Uber. Quella di chi -come noi – guarda al futuro auspicando norme di liberta’ economiche, superamento delle corporazioni senza lasciare vittime sul selciato: liberalizzando e legalizzando i servizi tipo Uber, comunque valorizzando economicamente le attuali licenze dei taxisti che gli stessi hanno pagato centinaia di migliaia di euro proprio grazie ad un’economia basata solo sulla trasmissione famigliare di rendite di posizione.
Quella delle istituzioni, anche qui con diverse performance. Tra quella ottusa del governo a quella liberalizzatoria dell’Antitrust, fino alla sostanziale latitanza del legislatore, che sembra capace solo di attendere le decisioni del governo (rinunciando, di fatto, al suo potere altro rispetto a quello dell’esecutivo).
Certo, siamo abituati alla politica che va avanti dando una sorta di potere legislativo alla giurisprudenza. Ma fino a quando? Visto che qui non si tratta di una bega di quartiere ma di un problema di politica economica generale, con risvolti europei e transnazionali? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Unione Naz Consumatori su ddl concorrenza e Uber

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

Palazzo chigi1Entro un anno dall’entrata vigore del ddl Concorrenza, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, ossia Ncc e Uber. Lo prevede un emendamento al ddl Concorrenza, approvato dalla commissione Industria del Senato.
“Meglio tardi che mai, ma è evidente che si tratta di un ripiego. La materia andava disciplinata direttamente nel ddl concorrenza, ma per l’opposizione dei tassisti è stata stralciata. Ora se ne riparlerà tra un anno, nella migliore delle ipotesi” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori..
“Inoltre ci sono dubbi sull’esito finale. Non vorremmo, infatti, che invece di favorire queste nuove forme di trasporto innovativo e la sharing economy, si cogliesse l’occasione per considerare tutto abusivo, per poi sanzionare i responsabili. Non ci piace, infatti, l’emendamento che prevede di adeguare il sistema sanzionatorio, individuando sanzioni efficaci” prosegue Dona
L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che tra le modifiche più volte condannate dall’Antitrust (AS277 del 3 marzo 2004 e AS683 del 27 marzo 2010) ci sono proprio le sanzioni esagerate già previste dall’art. 11 bis della legge n. 21/1992 per gli esercenti il servizio di noleggio con conducente che violano l’art. 3 e 11, ossia quegli articoli che prevedono l’assurdo obbligo di dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio. Attualmente è previsto un mese di sospensione dal ruolo alla prima inosservanza, due mesi alla seconda, 3 alla terza, cancellazione dal ruolo alla quarta inosservanza. “Ci pare fin troppo!” conclude Dona.

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