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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘uccisioni’

Nigeria: islamisti uccidono più di 140 persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha accusato gli estremisti islamici in Nigeria di abusare della religione per compiere i loro crimini contro l’umanità contro la popolazione civile. Martedì scorso, i terroristi islamici hanno chiamato alla preghiera la popolazione del villaggio nomade di Faduma Kolomdi nello stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, e poi li hanno uccisi. Almeno 81 persone sono morte nel fuoco delle mitragliatrici, tra cui molte donne e bambini. Tredici persone sono rimaste ferite nel massacro e sette abitanti del villaggio sono stati portati via dagli assalitori. Il fatto di chiamare la popolazione civile innocente a pregare insieme per poi massacrarla raggiunge una nuova dimensione. Le azioni degli islamisti stanno danneggiando la reputazione della loro propria religione. In ulteriori attacchi nei distretti di Sabuwa e Faskari nello stato di Katsina, nel nord della Nigeria, altre 60 persone sono state uccise martedì e mercoledì. Nel solo villaggio di Kadisau, 32 persone sono morte quando uomini pesantemente armati in moto sono entrati nel villaggio, bruciando case, sparando alla gente a caso e violentando donne. Nel distretto di Sabuwa, uomini armati hanno attaccato sette villaggi e terrorizzato e ucciso la popolazione civile. Il presidente Muhammadu Buhari e i governatori della regione hanno deplorato le violenze e promesso di perseguire e punire le squadre del
terrore. La popolazione della Nigeria settentrionale è stanca della guerra civile e dei numerosi e altisonanti annunci dei politici. Non esiste una protezione efficace per la popolazione civile della Nigeria settentrionale contro la violenza estremista. Dal maggio 2020 gli attacchi degli autori di violenze islamiste contro cristiani e musulmani sono di nuovo aumentate in modo significativo. Circa 1,8 milioni di persone sono fuggite dalla violenza quotidiana e vivono da sfollate nella stessa regione. Circa 413.000 di loro hanno trovato rifugio in 51 campi profughi, che però sono già abbondantemente sovraffollati. Come se la tragedia non fosse già sufficiente, il sovraffollamento minaccia anche una rapida diffusione della pandemia di Covid-19.

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Etiopia: forze dell’ordine uccidono 104 persone

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2016

etiopiaIn seguito al bagno di sangue commesso dalle forze dell’ordine etiopi durante una protesta pacifica, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è indignata per il totale silenzio dell’Unione Europea di fronte alle gravi violenze e accusa l’Europa di rendersi in tal modo complice delle violenze e di istigare così nuove gravi violazioni dei diritti umani. Per l’APM, è vergognoso che a quattro giorni dal massacro compiuto in Etiopia l’Europa non si sia ancora espressa in merito ed è evidente che il rispetto dei diritti umani è per l’Europa una questione molto relativa e variamente adattabile. I molti interessi europei in Etiopia, a partire dagli interessi strategici, di politica economica e dello sviluppo e di controllo dei migranti non possono giustificare un silenzio che per il governo e le autorità etiopi equivale a un lasciapassare per altre e ulteriori violenze nei confronti delle minoranze e dei manifestanti.Lo scorso fine settimana migliaia di persone erano scese in piazza nelle regioni di Oromia e Amara per protestare contro la corruzione del governo e gli espropri forzati di terra e per chiedere riforme politiche, uno stato di diritto e la liberazione dei prigionieri politici. La maggior parte dei manifestanti erano persone appartenenti ai popoli degli Oromo e degli Amhara. Le forze di sicurezza etiopi hanno risposto alle proteste con estrema violenza, almeno 67 Oromo sono stati uccisi in 49 città delle regione di Oromo, 30 Amhara sono stati uccisi nella città di Bahir Dar e altri sette sono morti durante le proteste a Gonder. Centinaia di persone sono rimaste ferite. Fino a stamattina, 10 agosto, a quattro giorni dalle violenze, il Consiglio per gli Affari Esteri dell’Unione Europea non ha ancora reagito ufficialmente al bagno di sangue commesso nel paese africano.L’APM chiede all’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU di indagare sulle molte testimonianze oculari secondo cui a molti feriti è stato negato l’accesso agli ospedali e l’utilizzo come carceri illegali di magazzini di proprietà statale nella capitale Addis Abeba. Inoltre si chiede di indagare sulle ondate di arresti arbitrari avvenuti prima e soprattutto dopo le proteste nella regione di Oromo. In alcune città come ad esempio ad Ambo la polizia ha perquisito sistematicamente tutte le case di interi quartieri della città arrestando presunti manifestanti.Da novembre 2015 ad oggi più di 20.000 persone appartenenti al popolo degli Oromo sono state arrestate per motivi politici. La maggior parte delle persone arrestate sono state poste in isolamento e senza alcun contatto con il mondo esterno in isolati magazzini militari. Da anni l’Etiopia è accusata di utilizzare con regolarità carceri illegali in cui non è possibile avere alcun controllo sul trattamento e lo stato di salute dei detenuti. Per una triste ironia della sorte, gli Oromo arrestati potrebbero risultare detenuti in magazzini usati come carceri illegali costruiti proprio su terreni che erano stati loro espropriati per avviare grandi cantieri industriali. L’APM chiede con urgenza all’Europa di rivedere i termini della sua cooperazione economica con il paese africano.

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Nigeria / Biafra: almeno 35 morti nella sanguinosa repressione di proteste

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Dopo la morte violenta di almeno 35 biafrani nel sud est della Nigeria, morti durante la sanguinosa repressione delle proteste da parte della polizia e dell’esercito lunedì 30 maggio, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente. Bisogna infatti chiarire in maniera indipendente, chi è responsabile per l’utilizzo di munizioni pesanti e per quale ragione si è deciso di sparare contro i manifestanti. Se il Parlamento della Nigeria non è disposto ad avviare indagini sugli incidenti, chiederemo all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite di provare a chiarire le ragioni che stanno dietro l’escalation della violenza da parte dello stato. L’impunità non farà altro che alimentare altra violenza in Biafra. Un’inchiesta indipendente è urgente per far luce su diversi incidenti e assegnare delle precise responsabilità per questi fatti di sangue.Mentre l’esercito giustifica il suo duro intervento come autodifesa dei suoi militari e ammette solo la morte di dieci persone, gli attivisti del Biafra parlano invece dell’uso improprio delle forze di sicurezza che ha provocato 35 morti, 207 feriti e 403 arresti. La Conferenza Episcopale della Nigeria (CBCN) ha già respinto la tesi della presunta “autodifesa” delle forze di sicurezza e ha dichiarato che le uccisioni non potevano essere giustificate neanche da una grande provocazione.Sfondo delle proteste sono stati i festeggiamenti per il 49. anniversario della dichiarazione di indipendenza del Biafra dalla Nigeria del 30 maggio 1967. Gli attivisti avevano chiesto che in tutto il Biafra ci si raccogliesse in incontri di preghiera nelle chiese e in manifestazioni pubbliche: all’appello hanno aderito migliaia di cristiani biafrani. Le forze di sicurezza sono penetrate anche nelle chiese per sedare le proteste e arrestare i manifestanti, come hanno riferito testimoni oculari. Gli incidenti più gravi si sono verificati nella città di Onitsha nello Stato federale di Anambra. Qui almeno 30 persone sono state uccise.Solamente tra il dicembre 2015 e metà maggio 2016 più di 30 manifestanti erano stati uccisi in Biafra durante massicce operazioni da parte delle forze di sicurezza. Dopo questa nuova escalation di violenza i responsabili non devono rimanere impuniti altrimenti l’intero sud-est della Nigeria rischia di precipitare nella violenza nel 2017, quando verrà ricordato il 50. anniversario dell’inizio del genocidio in Biafra.

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Afghanistan: Vendetta o giustizia?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2012

Soldato Usa uccide 17 civili Afghanistan, talebani giurano vendetta Parlamento (afghano n.d.r.): abbiamo esaurito la pazienza (Il Messaggero del 12.merzo 2012) e Rosario Amciro Roxas commenta: ” A breve si dirà che si è scatenata la vendetta dei talebani, operando un taglio netto tra giustizia e vendetta. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki furono giustificate come un esempio di giustizia dopo l’attacco a Pearl Harbour, sul quale molte fonti storiche stanno aprendo una luce che era stata fin qui offuscata. Tra gli assassinati in questa folle strage ci sono nove bambini; ci sarà anche chi affermerà che si è trattato del solo modo utile per evitare che diventassero grandi, ingrossando le file dei talebani. Non accadrà nulla che possa lasciar pensare ad un ritiro delle truppe straniere “in missione di pace”, perchè gli interessi dei produttori e fornitori di armi non lo permetteranno; così come non lo permetterebbero i trafficanti di pani di oppio che “triangolano” i loro affari permutando armi con pani di oppio, lucrando sui due fronti. L’Italia, “grazie” alle guerre che Berlusconi ha salutato come “missioni di pace” è diventata la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi ed esplosivi; gli stessi esplosivi “made in Italy” che provocarono la morte di sei nostri soldati, incappati in una rudimentale bomba. Non si deve dire che si tratta di una guerra, così i nostri morti diventano “caduti per la pace”, mentre i civili afgani che giornalmente vengono uccisi diventano “effetti collaterali”. Scuse, calunnie, giustificazioni e parole, tante parole; ma i genitori di quei nove bambini uccisi crederanno a queste parole, o chiederanno giustizia? (Rosario Amico Roxas)

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Egitto: Uccisione copti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Da gennaio 2011 sono già 39 i Copti morti per motivi religiosi. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è molto preoccupata per la escalation di violenza contro la comunità copta in Egitto. La morte per arma da fuoco di un credente copto avvenuta durante la manifestazione al Cairo di martedì scorso è purtroppo solo l’ultima delle almeno 39 morti violente di Copti avvenute in Egitto da gennaio 2011 ad oggi. Dopo la caduta del regime di Mubarak la comunità copta spera ancora nella fine delle aggressioni ma visto il moltiplicarsi delle violenze degli ultimi mesi e le tre chiese cristiane date alle fiamme è ora che il nuovo governo reagisca e prenda sul serio le paure e richieste dei Cristiani in Egitto. L’ultima ondata di violenza scaturisce dalla relazione d’amore tra una ragazza musulmana e un ragazzo cristiano in un villaggio a sud del Cairo. Al rifiuto del padre della ragazza di uccidere la coppia per ristabilire l’onore della figlia, uno dei suoi cugini uccide il padre, che a sua volta viene vendicato da uno dei fratelli della ragazza. La violenza raggiunge l’apice la sera del 4 marzo quando 4.000 Musulmani attaccano la comunità copta di Soul Atfif dando alle fiamme la chiesa e diverse case. Circa 1.300 giovani Copti si sono quindi riuniti lunedì scorso davanti alla sede della televisione egiziana. La protesta è continuata nonostante la visita ai manifestanti del primo ministro egiziano. Infine un giovane manifestante copto è stato ucciso durante una lite con un automobilista. Il massacro di 24 Cristiani ad Alessandria durante la notte di Capodanno purtroppo ha scioccato e indotto a maggiore solidarietà solo una parte della popolazione musulmana d’Egitto. Appena un mese dopo, il 30 gennaio, undici persone appartenenti a due famiglie sono state uccise nella provincia di Minya. Sulla penisola del Sinai sono state bruciate due chiese copte. Durante il fine settimana del 19 e 20 febbraio è stato accoltellato in casa padre David Boutros. Contemporaneamente le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso un padre del convento di san Bishoi nel Wadi el-Natroun a 110 km dal Cairo mentre rimuovevano una rete di protezione eretta dai religiosi per proteggere il convento da possibili aggressioni. Il 25 febbraio scorso vicino alla città di Sohag è stato accoltellato un giovane copto mentre tentava di difendere la sorella dalle molestie di un gruppo di coetanei musulmani.

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Uccisioni di eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Rafah (Egitto), I trafficanti di Abu Khaled hanno ucciso ancora nel Sinai. Oggi nel pomeriggio due diaconi ortodossi sono stati assassinati dai mercanti di carne umana. Gli assassini li sospettavano di aver chiesto aiuto al mondo civile. Le autorità locali non agiscono e sono complici dei criminali. Gli altri migranti sono stati pestati e torturati. Gli aguzzini non danno più loro acqua e sono costretti a bere la propria urina. Altri migranti, non sappiamo il loro numero, vengono portati in laboratori clandestini per la vendita dei loro reni. Le donne incinte sono state sottoposte ad aborto. Molti giovani sono in fin di vita. L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e le ong della rete umanitaria chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione europea di agire in modo più efficace, per evitare che la serie di orribili crimini contro l’umanità continui. La sola diplomazia e l’indifferenza non salveranno queste persone innocenti dai carnefici del Sinai.

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Un odio indistinguibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Primavera 1944: partigiani e fascisti tra Umbria e Lazio di Marcello Marcellini Tra la fine di marzo e i primi di aprile del 1944 alcuni battaglioni della Wehrmacht e delle SS Polizei effettuarono una feroce rappresaglia contro la brigata partigiana «Gramsci» che controllava una vasta zona dell’Appennino compresa tra le province di Terni e di Rieti. Dopo una decina di giorni squadre superstiti di partigiani soppressero fascisti o presunte spie. Quale fu la vera ragione di queste uccisioni? E perché la morte di un povero vecchio, ammazzato dai tedeschi durante un pattugliamento, fu fatta passare per la barbara esecuzione di un partigiano per mano di «criminali fascisti»? Quale fu il criterio di giudizio adottato dai magistrati che nel dopoguerra indagarono sugli omicidi?  I partigiani preferirono non parlare nelle loro memorie di queste uccisioni addebitabili, secondo alcuni storici, agli slavi della brigata in quanto «capaci di uccidere in ogni occasione a sangue freddo». Ma dalle carte esaminate dall’autore è emersa una realtà diversa. Pagine 220 Euro 16,00 Codice 14204T EAN 978-88-425-4592-7

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