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Carabiniere ucciso a Roma: se non spari sei morto, se spari vieni licenziato

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

ROMA – (GRNET.IT) Mentre da ieri piangiamo la brutale uccisione del Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, per la quale sono accusati due ragazzi ventenni americani, in vacanza in Italia, non possiamo non sottolineare il clima di inquietudine e timore con il quale le nostre forze dell’ordine devono fare i conti durante il loro servizio. Paradossalmente coloro che pattugliano le nostre strade non hanno affatto paura di affrontare i delinquenti, ma di vestire i panni dell’accusato se per una malaugurata serie di circostanze dovessero essere costretti a far uso dell’arma in dotazione. Questo è il clima che si respira, e lo denunciamo da tempo. Queste erano presumibilmente le ansietà ed i timori che si portava dietro anche il Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega prima di essere ucciso.
Esempi di carabinieri finiti male per aver usato l’arma in dotazione ce ne sono tantissimi, ma quella del Maresciallo Raffaele RUSSO, all’epoca effettivo al Comando Stazione Carabinieri Roma San Pietro e difeso dall’avvocato Giorgio Carta, è emblematica e vale la pena leggere la dinamica di ciò che gli accadde direttamente dall’ordinanza di archiviazione del GIP del tribunale militare di Roma, Elisabetta Tizzani, che lo ha assolto:
«…la mattina del 16.3.2018 personale della Compagnia CC Roma-San Pietro nel corso di attività investigativa delegata, effettuava un servizio finalizzato a bloccare alcuni soggetti dediti a truffe, estorsioni nei confronti di automobilisti. Verso le ore 18.00 in Via Federico OZANAM la pattuglia automontata intervenne per identificare gli occupanti di una autovettura Mini Cooper posizionandosi innanzi al mezzo. Il capo pattuglia in divisa usciva dalla autovettura e si avvicinava al conducente della Mini Cooper il quale, con improvvisa manovra di guida, cercava di darsi alla fuga tentando di investire il militare. Quest’ultimo si spostava dal margine verso il centro della carreggiata evitando l’investimento. A quel punto proveniva a piedi dall’opposto senso di marcia il Mar. Russo Raffaele in abiti civili. L’autovettura continuava la fuga e l’indagato per evitare di essere investito si spostava esplodendo un colpo di arma da fuoco in direzione dell’auto in fuga. Il proiettile attingeva una donna e sua figlia che viaggiavano a bordo di uno scooter nella stessa direzione di marcia della Mini in fuga. Le due donne venivano soccorse e portate presso l’ospedale San Camillo ove venivano ricoverate, la prima in prognosi riservata non in pericolo di vita per ferita di arma da fuoco alla spalla sx con lesione dell’arteria e del tendine ascellare e la seconda per lesione arto superiore sx da arma da fuoco».
Senza dilungarci oltre, precisiamo che nell’ambito del procedimento penale militare a carico del Maresciallo Russo, sia il Pubblico Ministero, che il G.I.P. hanno ritenuto legittimo l’impiego delle armi da parte del militare. Il Pubblico ministero militare Massimo Nunziata, nel chiedere l’archiviazione del procedimento a carico del Maresciallo ha argomentato che l’esplosione del colpo è avvenuta “al fine di vincere la resistenza opposta in occasione di forzamento di posto di controllo da soggetto resosi responsabile di resistenza e tentativo di lesioni a pubblico ufficiale. La condotta dell’indagato, nei termini di cui alla contestazione, va quindi ricondotta nell’uso legittimo delle armi atteso che pur se rivolta nei confronti di soggetto in fuga essa mirava ad evitare l’insorgere di pericoli per altre persone oltre che per gli operanti” poichè il guidatore della Mini Cooper “compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a arrecare la morte ai pubblici ufficiali… in particolare lanciando contro i predetti l’autovettura in suo possesso senza riuscire nell’intento per cause indipendenti dalla volontà(schivamento del veicolo da parte dei due Carabinieri)”. La conclusione dell’intero procedimento a carico del Maresciallo Russo è però sconcertante: se da una parte il tribunale militare ha archiviato la sua posizione e quello ordinario ha condannato in primo e secondo grado i suoi aggressori per aver tentato di ucciderlo, adesso il militare si trova ad affrontare un procedimento interno finalizzato – nonostante la piena assoluzione – al suo possibile licenziamento dall’Arma dei Carabinieri.Questo è il clima di ansia e preoccupazione che appesantisce in maniera intollerabile il servizio delle forze dell’ordine ed è il medesimo – ne siamo certi – che respirava il povero Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega il quale, se fosse stato più sereno ed avesse avuto in dotazione un semplice taser, forse oggi sarebbe ancora vivo. (GRNET.IT).

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Rega, Mollicone (FdI): “Centro storico far west, governo aumenti forze a Roma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Roma. “Ci uniamo al dolore dei familiari del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, vittima dello stato di insicurezza in cui versa la Capitale. Il centro storico è diventato un far west, in cui interi spazi pubblici sono in bàlia di sbandati e criminali, per responsabilità del Partito Democratico che lo governa storicamente. Il prefetto convochi immediatamente il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, affinchè sia affrontato il tema ai livelli più alti.
E’ necessario quindi un impegno maggiore nelle nostre strade. Non è possibile che violenze di questo genere avvengano in pieno centro, come stanotte a Prati. Chiediamo che siano inoltre posizionati dei gruppi interforze fissi a Colle Oppio e a Piazza Adriana, da cui far partire il pronto intervento. Presenterò un’interrogazione al governo per chiedere quindi che vengano aumentati gli investimenti di uomini e mezzi nel centro storico.” E’ quanto dichiara Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia per il collegio Lazio 1 e presidente della sezione di Colle Oppio.
“La scorsa notte un carabiniere di 35 anni è morto ammazzato da 2 magrebini ancora latitanti, 8 coltellate di cui una dritta al cuore, a pochi passi dal Vaticano. Provo tanta rabbia e profonda tristezza, l’Italia non può più essere il punto di approdo di queste bestie. Vicinanza alla famiglia di questo servitore dello Stato e all’Arma dei Carabinieri, spero che questi animali vengano presi subito e che possano marcire in galera”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
“Oggi noi tutti abbiamo perso un figlio, un marito, un uomo che aveva deciso di mettere al servizio del Paese la sua vita e che è stata tragicamente spezzata nell’espletamento del suo dovere. Oggi deve essere solo la giornata del cordoglio e della vicinanza alla famiglia e alla giovane moglie del carabiniere Mario Cervello Rega, ma anche all’Arma dei Carabinieri che ha perso un suo coraggioso e valido elemento”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga, componente della Commissione Difesa.
“Rivolgo le mie condoglianze ai familiari del Vice Brigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega, ucciso ieri sera a Roma. Chi ha la responsabilità morale e politica di quanto accaduto, fino a prova contraria, abita sui colli fiorentini. Un momento di riflessione per tutti noi nella speranza che i responsabili politici siano processati non solo dalla storia ma anche dalla giustizia. I carabinieri sono degli eroi sacrificati da una dissennata politica precedente i cui frutti se ne colgono ora”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini.
“Onore al vice brigadiere dell’Arma Mario Rega Cerciello, 35 anni, ammazzato questa notte a Roma mentre era in servizio. Se davvero, come sembra dalle prime informazioni, gli assassini del carabiniere sono di origine nordafricana la responsabile non è solo loro. Ma anche dei governi del Pd che in questi anni ha trasformato l’Italia in un campo profughi per delinquenti. E soprattutto di un governo Lega e Cinque stelle in carica da anno che non ha fatto nulla per rimpatriare stranieri ed espellere i clandestini”. E’quanto afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore Camera dei Deputati.

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Siria: ucciso un chirurgo di Medici Senza Frontiere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2013

An MSF health worker examines a malnourished child

An MSF health worker examines a malnourished child (Photo credit: DFID – UK Department for International Development)

Bruxelles/Roma. Un chirurgo siriano che lavorava per l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF), il dottor Muhammad Abyad, è stato ucciso nel nord della Siria. Il suo corpo è stato ritrovato il 3 settembre nella provincia di Aleppo. Aveva 28 anni.MSF desidera esprimere le sue più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici del dottor Abyad, che lavorava in un ospedale gestito da MSF nella provincia Aleppo che si occupa delle vittime del conflitto.Mentre le circostanze esatte della morte del dottor Abyad rimangono poco chiare, MSF condanna l’attacco contro un chirurgo che stava lavorando senza sosta per alleviare una situazione umanitaria disperata nella regione, mentre il suo paese era in guerra.In un momento così tragico, MSF desidera porre l’accento sull’obbligo di assicurare la protezione degli operatori umanitari. MSF è preoccupata che tali attacchi abbiano un impatto diretto sulla capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire assistenza medica.
Le équipe di MSF, composte da personale internazionale e siriano, operano in sei ospedali e quattro centri sanitari nel nord della Siria. Tra giugno 2012 e luglio 2013, le équipe di MSF in Siria hanno effettuato oltre 66.000 visite mediche, 3.400 interventi chirurgici e assistito a 1.400 nascite.
Medici Senza Frontiere, nata nel 1971, è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

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Militare italiano ucciso in Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Bazaar Helps Increase Security in Bakwa Province

Image by isafmedia via Flickr

“Esprimo il più profondo cordoglio ai familiari del militare deceduto questa mattina in Afghanistan a causa dell’esplosione di uno ordigno nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad Ovest di Bakwa, in Afghanistan. Al militare ferito gli auguri per una pronta guarigione.” – Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Pdm- “Questo ennesimo tragico episodio -prosegue Comellini- allunga a dismisura l’elenco dei nostri militari deceduti o feriti nel corso della missione in Afghanistan e deve far riflettere seriamente coloro che sostengono ancora la necessità di prosecuzione dell’impegno italiano in quel Paese, perché è chiaro che “il gioco non vale la candela” e gli Italiani sono stanchi di piangere difronte alle bare avvolte nel tricolore. Solo ieri -aggiunge – avevo lanciato l’allarme, peraltro rimasto inascoltato, per la mancanza delle ulteriori disposizioni per il personale e in materia penale analoghe a quelle che si applicavano fino al 30 giugno scorso perché dettate dal decreto legge 228/2010 convertito con la legge 9/2011. Questa mancanza realizza di fatto una situazione di vuoto normativo -conclude Comellini- che non garantisce le dovute tutele ai militari che si trovano in missione all’estero.”Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm) La Fidest si associa.

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Afghanistan: un altro militare ucciso

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2011

Un altro militare italiano è stato ucciso nella mattinata a Balamurghab, all’ora locale, dopo essere stato ricoverato in “condizioni disperate” mentre un altro commilitone è rimasto ferito alla spalla. Il Ministro Ignazio La Russa ha così spiegato i fatti: “Uno dei due feriti è stato colpito alla spalla, mentre l’altro alla testa: il primo non è in pericolo di vita”. Per quanto riguarda la dinamica dell’attacco, le notizie non sono ancora chiare: “Il ferimento è avvenuto all’interno dell’avamposto” E ha precisato: “Questo non vuol dire che il conflitto si sia verificato all’interno della struttura militare.” Al momento non si conoscono i nomi dei soldati coinvolti nel conflitto a fuoco. Segue la notizia: qui

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Il sacrificio di Beppe Alfano

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

‘U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” ricorda ai Missinisi, ai Siciliani e a tutti i sinceri democratici il sacrificio di Giuseppe Alfano,  che venne barbaramente ucciso dalla mafia a  Barcellona Pozzo di Gotto la notte dell’8 gennaio 1993.  Alfano un’insegnante con la passione del giornalismo, vicino alle posizioni della destra, è , anche per Noi che daI suoi  ideali politici eravamo e restiamo antiteticamente lontani, un esempio di Coerenza etica e virtuosità giornalistica. Egli inoltre dimostra con l’esempio della sua vita come la gran parte  dei Siciliani siano ben altra cosa rispetto alla mafia.  ‘U Cumitatu Missinisi du FNS dunque non ha dimenticato il sacrificio di Alfano e intende inverarlo nell’unico modo possibile: costruendo una Sicilia nel futuro, libera dall’ipoteca mafiosa.

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