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International police cooperation: Civil Liberties MEPs back deals with Ukraine and Georgia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

ucrainaCivil Liberties MEPs on Thursday backed two agreements establishing police cooperation between Europol and Ukraine and Europol and Georgia. The “operational and strategic” agreements allow for the exchange of information, including personal data. Such information could be in the field of specialist knowledge, general situation reports, results of strategic analysis, information on criminal investigation procedures, information on crime-prevention methods, participation in training activities as well as providing advice and support in individual criminal investigations.According to Europol, Ukraine is increasingly relevant in the fight against organized crime, more specific drug-related and economic crimes, trafficking in human beings and smuggling, as well as mobile (itinerant) organised crime groups. Exchange of information will enable the EU, Member States and Ukraine to prevent and combat organised crime, terrorism and other forms of international crime more effectively.Georgia is increasingly relevant in the fight against terrorism an organised crime, more specifically since it is a transit country for foreign fighters and a vital partner in the fight against Georgian organised criminal groups.Under the current rules established in the Europol Council Decision (2009/371/JHA), Parliament must only be consulted before the Council establishes police cooperation agreements with third countries. However, the rapporteur underlines that, according to the new Europol regulation, which entered into force on 11 May 2016 and will apply from 1 May 2017, the Commission will have to check all existing cooperation agreements to see if they comply with data protection standards and inform Parliament of about the outcome of the assessment.
Once the new Europol regulation starts to apply, Parliament will decide on an equal footing with Council on future police cooperation agreements and will be required to give a green light to new agreements.
The two agreements must now be voted by the full House. The agreement establishing police cooperation with Ukraine is scheduled for a vote in the Brussels-session on 1 December, in order for Council to sign the agreement at the EU-Ukraine summit on 24 November. The cooperation agreement with Georgia is expected to be voted later.

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Un miliardo di euro le perdite italiane in Ucraina

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

ucrainaA più di due anni di distanza il mio paese vive nelle condizioni dell’aggressione russa. Nel corso di questo tempo la Federazione Russa ha annesso illegalmente la Crimea, ha sostenuto il separatismo armato in Ucraina orientale con finanziamenti, armi pesanti e forze armate, ha smantellato per trafugare nel suo territorio otto grandi stabilimenti industriali dell’Ucraina. Cosa c’entra l’Italia? La comunità imprenditoriale italiana ricorda le perdite nel mercato russo ma tace riguardo al crollo delle esportazioni in Ucraina. Se nell’anno 2013 il totale dell’export italiano in Ucraina era pari a 1 871 milioni di euro, il risultato dell’anno 2015 è ammontato a 904 milioni. Così, l’aggressione russa in Ucraina è costata quasi 1 miliardo di euro per i produttori italiani. Centinaia di piccole e medie imprese, soprattutto dalla parte settentrionale d’Italia, hanno perso i contratti per la fornitura dei suoi prodotti nelle regioni distrutte dai militari russi e, in generale, in Ucraina. Hanno sofferto innanzitutto i produttori di Made in Italy, quelli del famoso 4A dell’eccellenza italiana (abbigliamento-calzature, arredo, apparecchi-macchine, alimentari-vini).
Se invece guardiamo le date di statistica commerciale generale d’Italia, vediamo che le sanzioni imposte alla Russia e dalla Russia non hanno avuto un significativo effetto negativo sull’economia italiana. Anzi, nel 2015, il quarto anno consecutivo, l’Italia ha terminato con la crescita degli indicatori del suo commercio internazionale. L’interscambio dell’Italia con i paesi del mondo nel 2015 è cresciuto del 3,5%. Positivi per l’Italia sono anche altri due parametri economici, l’export totale e il saldo. I ricavi dell’export sono aumentati del 3,8% e il saldo a favore dell’Italia è ammontato а 45,2 mld. di euro, mentre, secondo l’opinione della Banca d’Italia, le perdite annuali del paese direttamente causate dalle sanzioni sono state tuttavia modeste. Così, la riduzione dell’attività commerciale con la Russia è totalmente compensata dalla crescita dei volumi di interscambio con gli altri paesi del mondo.D’altra parte, nel 2015 il commercio con la Russia è sceso anche per quei paesi che non hanno imposto le sanzioni. In Cina, il principale partner commerciale della Russia, le vendite in Russia sono diminuite del 32,4%. Il commercio con la Russia è diminuito anche per Bielorussia, Kazakistan e Armenia che hanno libero accesso al mercato russo nel quadro dell’Unione Eurasiatica.È evidente che le sanzioni contro la Federazione Russa e l’embargo russo non erano i motivi principali del calo delle esportazioni dell’Italia verso la Russia così come per la maggior parte dei paesi dell’UE. I principali fattori che causano una significativa riduzione dei flussi commerciali nella Federazione Russa sono stati le solite debolezze delle economie di materie prime. Nel caso di Russia sono la caduta dei prezzi mondiali del petrolio, una significativa svalutazione del rublo, il calo della capacità di acquisto e la mancanza di riforme dell’economia russa.Tutto questo conferma che hanno luogo le manipolazione dei dati, la replicazione della propaganda russa e gli articoli pubblicati su commissione. Nello stesso tempo in larga parte mancano gli articoli e l’informazione riguardo l’area di libero scambio che funziona tra l’UE e l’Ucraina dal 1 gennaio 2016 e che apre tante opportunità per incrementare l’export e relazioni economiche. Così, dalla data indicata l’Ucraina ha stabilito dei dazi zero per il 70,9% delle merci provenienti dall’UE. I dazi all’importazione medi per i beni europei sono diminuiti al 2,7% (prima dell’entrata in vigore dell’area di libero scambio il tasso medio è stato 4,86%). Al giorno d’oggi il dazio all’importazione pari allo 0% è fissato per tali importanti prodotti dell’export italiano come abbigliamento ed accessori; lavatrici; macchine per lavorazione di vari materiali solidi; attrezzature di stampa; stufe non elettriche per cucinare; plastica e gomma; cosmetici; pasta di grano duro e molti altri. In seguito l’Ucraina ridurrà i dazi all’importazione nei periodi di transizione determinati. Così, in tre anni i dazi saranno ridotti a zero su tali articoli come albumina, polieteri, borse in pelle, caldaie, forni industriali, riscaldatori elettrici ecc. Durante il periodo di 5 anni saranno ridotti i dazi all’importazione di caffè, vino, attrezzature industriali per imballaggio, trattori e altri beni. Considerando tali condizioni, l’Ucraina potrebbe rappresentare nuovo mercato e nuove opportunità per gli imprenditori italiani.

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Italia-Ucraina: forum sulle opportunità economiche

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2016

foodexUdine mercoledì 16 marzo alle 15.30 nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Udine, forum “Ucraina: nuove rotte per lo sviluppo”. Gli obiettivi dell’incontro (per cui è necessario prenotarsi quanto prima) sono molteplici, a partire dalle informazione sull’apertura del collegamento aereo tra Venezia e Ucraina, indispensabile per l’avvicinamento dei due Paesi. Sarà inoltre presentato OpenGateItaly, strumento promosso e supportato dal Consolato Onorario di Ucraina e dalla Camera di Commercio nazionale di Ucraina per agevolare la collaborazione tra i due Paesi e saranno illustrati i principi generali che regolano i rapporti Italia-Ucraina nella giurisprudenza commerciale, societaria e internazionale. Sarà infine presentato il processo di accesso ai fondi messi a disposizione dall’Ue. Dopo gli interventi d’apertura del presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo e di Marco Toson, console onorario di Ucraina per le Tre Venezie, interverranno sulle “Nuove rotte verso Kiev” Vladimir Alifanov, sales manager dell’Ukraine International Airlines e Fabrizio Forno, Sales Manager Italia-Ukraine di International Airlines. Di OpenGateItaly parlerà il console Toson e del diritto in ambito commerciale in Ucraina si occuperà l’avvocato Virgilio Calabrese (Studio Legale Calabrese). Su come accedere ai Fondi Europei interverranno infine Diego Cancian e Debora Varaschin, esperti Eu Project. (foto: foodex)

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Vaccinazioni antipolio in Ucraina

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2015

Ucraina-graA sei settimane di distanza dall’epidemia di polio in Ucraina, l’UNICEF e l’OMS hanno predisposto delle azioni per una prima fase immediata di vaccinazioni anti polio nel Paese. Il 1 settembre il Ministro della Salute dell’Ucraina ha confermato due casi di polio. Sono stati riscontrati in bambini che vivono nella regione di Zakarpatska, nel Sud est dell’Ucraina. Entrambi i bambini tra i 10 mesi e i 4 anni non erano stati vaccinati contro la malattia. Se non si interverrà subito, il virus potrebbe diffondersi in Ucraina, mettendo a rischio la vita di 1,8 milioni di bambini. Il rischio di una diffusione di ulteriori casi resta, a meno che non venga intrapresa subito una campagna di vaccinazione per fermare la trasmissione del virus. Secondo le linee guida internazionali anche un sol caso di polio costituisce un’epidemia e richiede una risposta urgente perché la polio si diffonde velocemente, a meno che tutti i bambini non siano stati completamene vaccinati. L’epidemia e il basso tasso di vaccinazioni in Ucraina rischiano di minacciare la salute e il benessere dei bambini nel paese, così come anche lo status “polio free” (libera dalla polio) dell’Europa.
L’epidemia può essere rapidamente fermata attraverso la vaccinazione dei bambini in tutta la nazione, somministrando tre dosi orali del vaccino, secondo le linee guida della Global Polio Eradication Inititative, in cui sono impegnati insieme OMS, UNICEF e altri partner. L’UNICEF ha fornito 3,7 milioni di vaccini orali antipolio in Ucraina, grazie ai fondi del Governo del Canada. L’OMS ha confermato che i vaccini sono completamente sicuri e pronti all’uso.
“Quanto più a lungo il virus della polio circolerà in Ucraina, tanto più alto sarà il rischio che questa epidemia si diffonderà e paralizzerà tanti bambini. Chiediamo a tutti i responsabili e agli operatori del sistema sanitario in Ucraina di intraprendere azioni immediate e di vaccinare tutti i bambini per fermare urgentemente la trasmissione del virus”, ha dichiarato Zsuzsanna Jakab, Direttore Regionale Oms per l’Europa. Questi sono i primi caso di polio in Ucraina in 19 anni e rivelano la vulnerabilità dei bambini nel paese. “Le autorità governative hanno la responsabilità di proteggere i bambini contro questa malattia debilitante. Siamo soddisafatti perché oggi il 70% delle madri ucraine sono a conoscenza dei benefici delle vaccinazioni per proteggere i propri bambini. Il ciclo di vaccinazioni deve iniziare adesso,” ha dichiarato Marie Pierre Poirier, Direttore Regionale dell’UNICEF. I leader politici dell’Ucraina devono supportare le misure di risposta all’epidemia e lanciare una campagna di vaccinazioni nel paese per proteggere i bambini da una paralisi evitabile e una possibile morte.

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Gli aiuti dell’UNHCR raggiungono Luhansk, mentre la situazione in Ucraina orientale continua a peggiorare

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2015

donetskL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime grave preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria in Ucraina orientale, in particolare nelle zone non controllate dal governo ucraino, dove la mancanza di accesso alle prestazioni e ai servizi precedentemente forniti dalle autorità centrali ha provocato un drastico peggioramento delle condizioni della popolazione civile. Ad aggravare ulteriormente la situazione, si aggiungono le restrizioni alla circolazione di persone e merci.
Le condizioni a nord di Donetsk e a Luhansk sono particolarmente gravi. La fornitura di acqua ed energia elettrica viene spesso interrotta a causa di attacchi e bombardamenti. Giungono continuamente notizie di pesanti bombardamenti che provocano morti tra i civili, in particolare intorno alla città di Debaltseve, che a febbraio è stata teatro di pesanti scontri. I combattimenti rendono estremamente difficile la consegna degli aiuti umanitari ai molti civili intrappolati nelle zone di conflitto. La scarsità di generi di prima necessità, tra cui cibo, carburante e medicine, ha fatto salire i prezzi delle scorte disponibili. Le condizioni di vita, in particolare delle persone che hanno le case danneggiate o che si stanno rifugiando nei bunker e negli scantinati sotto le macerie delle loro case o condomini, sono aggravate dal freddo e dalle basse temperature.
La libertà di movimento viene spesso negata e i civili rimangono sovente intrappolati nelle zone di conflitto. La mancanza di mezzi di trasporto economicamente accessibili, l’insicurezza delle vie di fuga e gli ostacoli burocratici sono alcuni dei fattori che impediscono ai civili di raggiungere luoghi sicuri e che li fanno sentire abbandonati. Le autorità ucraine hanno evacuato più di 11.000 persone (tra cui 2.246 minori e 348 persone con disabilità) da Donetsk e Luhansk, ma l’assistenza agli sfollati continua a essere molto inferiore rispetto alla domanda, in particolare nella fornitura di alloggi, trasporti, informazioni e per quanto riguarda la possibilità di mantenere l’unità familiare. Nonostante i rischi per la sicurezza, l’UNHCR e i suoi partner ha fornito beni di prima necessità ad alcuni dei civili che ne avevano più bisogno, anche nelle zone sottoposte a frequenti bombardamenti. Per la prima volta, l’Agenzia è riuscita a consegnare aiuti in due zone di Luhansk – Novopskov e Markivka – che fino ad ora erano state inaccessibili alle organizzazioni umanitarie. Secondo le autorità locali, circa il 30 per cento della popolazione di sfollati a Novopskov e Markivka ha ricevuto assistenza. La distribuzione è avvenuta anche a Debaltseve e nel vicino villaggio di Nikishyne, dove molte case sono state danneggiate o distrutte dai recenti combattimenti. A febbraio, inoltre, l’UNHCR ha distribuito generi non alimentari di prima necessità a circa 11.500 persone nella regione di Donetsk. L’UNHCR sta incrementando la propria presenza nella città di Donetsk e sta attualmente esaminando le possibilità di incrementarla anche a Luhansk. Come parte della risposta globale delle Nazioni Unite alla situazione in Ucraina, l’UNHCR partecipa al coordinamento del Cluster di protezione insieme all’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR) e coordina il Cluster per l’accoglienza e i generi non alimentari. Il numero di sfollati provocati dal conflitto in Ucraina ha raggiunto quota 1,1 milioni, mentre il numero totale di ucraini che hanno presentato domanda di asilo o di permessi di soggiorno o altre forme di soggiorno legale nei paesi limitrofi è attualmente pari a 674.300 unità, tra cui 542.800 in Russia e 80.700 in Bielorussia.

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In Ucraina chiuse quasi 150 scuole a causa del conflitto

Posted by fidest press agency su sabato, 20 dicembre 2014

Ucraina-graIl conflitto in Ucraina ha causato – dal 1° settembre – la chiusura di almeno 147 scuole nelle aree della provincia di Donetsk dove sono in corso i combattimenti e ha impedito a 50.000 bambini di ricevere un’istruzione. Molte scuole sono state danneggiate e altre sono ancora chiuse per problemi di sicurezza. Nell’area controllata dal governo, 187 istituti scolastici sono stati danneggiati o distrutti.
“È fondamentale che i bambini tornino a scuola e riprendano a studiare. I bambini continuano a sopportare il peso del conflitto perché l’istruzione viene sospesa e l’accesso ai servizi di base ostacolato. Molti hanno assistito a combattimenti violenti e bombardamenti. Ricordiamo alle parti in conflitto in Ucraina di garantire a tutti i bambini la protezione dalle violenze in corso”, ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore Regionale UNICEF per l’Asia centrale e l’Europa centrale e orientale.
Durante un’emergenza, le scuole sono fondamentali per mantenere stabilità, organizzazione e normalità. In Ucraina, l’istruzione aiuta a superare i traumi e lo stress ai bambini che vivono nelle zone di conflitto.
Per oltre 1,7 milioni di bambini colpiti dalla crescente crisi in Ucraina orientale la situazione rimane molto grave. Da marzo 2014, oltre 1 milione di persone sono sfollate dalle aree di conflitto, incluse le circa 530.000 persone che sono rimaste all’interno dell’Ucraina, 130.000 dei quali sono bambini.
Per i bambini sfollati le possibilità di essere integrati nel sistema scolastico delle comunità ospitanti sono limitate; i genitori non li iscrivono alle nuove scuole perché si aspettano di spostarsi nuovamente o di tornare a casa.
L’UNICEF richiede 32,4 milioni di dollari per ampliare la risposta umanitaria e garantire urgenti bisogni per 600.000 bambini e le loro famiglie in Ucraina:
· 225.000 bambini in età scolare coinvolti hanno bisogno di aiuti per ricevere un’istruzione di qualità
· 100.000 bambini hanno bisogno di sostegno per affrontare gli alti livelli di stress
· Servono urgentemente vaccini antipolio per vaccinari i bambini, richiesti dal governo
· 250.000 bambini e donne in zone colpite hanno bisogno di acqua e igiene forniture sicure.
“L’UNICEF è grato per i contributi ricevuti fino a questo momento. Chiediamo un sostegno urgente all’UNICEF e ai suoi partner per rispondere in modo più esteso alle urgenti necessità di questi bambini, soprattutto perché l’inverno estremamente rigido ha reso più grave l’impatto della crisi”, ha detto Marie-Pierre Poirier.

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Ukraine election outcome risks triggering renewed Cold War

Posted by fidest press agency su martedì, 28 ottobre 2014

ukraine1The West negotiating with Russia is the way forward for battle-scarred Ukraine once results from the country’s elections – the first since February’s revolution – are announced.Europe, in reshaping its relations with Russia, has to support the sovereignty and independence of Russia’s neighbours. But it has to understand that Russia’s concerns, feelings and interests cannot be ignored,’ says Prince Michael of Liechtenstein, Chairman and Founder of intelligence consultancy Geopolitical Information Service.‘The best-case scenario would see Europe and the US negotiating with Russia,’ he says. ‘This should be done at political not bureaucratic level, with the objective of shaping future relations in mutual understanding. This would respect the sovereign rights of countries such as Georgia, Moldova and Ukraine. Trade would be opened between the blocks and these countries,’ he adds.First counts from Sunday’s (October 26, 2014) parliamentary elections, indicate pro-Western parties will dominate Ukraine’s parliament. However these elections will affect relations between the West and Russia because Ukraine is a bone of contention over deeper causes, says Prince Michael. However, there is the risk of a renewed Cold War, with the crisis in Ukraine continuing and spreading to Moldova, Georgia, the Balkans and the Arctic, Black and Baltic Seas. ‘In this case everybody would lose and Russia would be driven closer to China,’ says Prince Michael.
This could lead to a real military conflict between Nato and Russia on a war footing, particularly if conflicts emerge in the Pacific.It also has to understand that clear, strong and united long-term European policies, have to be defined by Europe and coordinated with the US. America is crucial, as Europe has no credible defence on its own.‘For its part, the US would have to stop the harsh statements against Russia which emanate from its internal political squabbles between Republicans and Democrats,’ says Prince Michael.There is a lot of homework to be done by European governments and the US to overcome the lack of statesmanship and foreign policy strategy. ‘It is not yet too late to act,’ says Prince Michael.

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I deputati tagliano i dazi doganali per le importazioni dall’Ucraina

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 aprile 2014

ucrainaCirca il 98% dei dazi doganali esistenti sulle importazioni dall’Ucraina di ferro, acciaio, prodotti e macchinari agricoli saranno rimossi grazie a una proposta approvata dal Parlamento giovedì. Questa misura unilaterale dovrebbe aiutare l’economia, oggi in difficoltà, dell’Ucraina facendo risparmiare ai suoi esportatori €487 milioni l’anno. “Il Parlamento europeo ha sostenuto il cammino dell’Ucraina verso l’UE per molti anni. Questa è la nostra prima occasione per dimostrare il nostro sostegno in termini pratici, per aiutare l’Ucraina durante la crisi economica a fronte della diminuzione delle riserve valutarie e all’aumento della pressione dal Cremlino”, ha detto il relatore Pawel Zalewski (PPE, PL). “Come Putin chiude mercati russi alle esportazioni ucraine, noi li stiamo aprendo”, ha aggiunto. Il Parlamento ha approvato la relazione con 531voti a 88, con 20 astensioni. L’UE dovrebbe vietare il visto d’ingresso a 32 funzionari russi coinvolti nella morte dell’avvocato russo Sergei Magnitsky, nell’insabbiamento giudiziario del suo caso e nelle continue vessazioni alla sua famiglia, ha affermato il Parlamento mercoledì in una risoluzione che elenca i nomi dei funzionari. Secondo investigatori indipendenti, Magnitsky, che aveva rivelato un sistema di corruzione su larga scala delle autorità russe, è morto in custodia cautelare nel 2009 dopo aver affrontato “condizioni disumane, negligenza deliberata e torture.”La risoluzione chiede al Consiglio di istituire un elenco dei funzionari russi coinvolti nella vicenda per vietare loro l’ingresso nell’Unione Europea e mettere sotto sequestro le loro attività finanziare e quelle dei loro familiari.I deputati notano, inoltre, che il capo della politica estera Ue Catherine Ashton ha omesso di introdurre tale questione all’ordine del giorno del Consiglio Affari esteri nonostante la richiesta in tal senso del Parlamento di ottobre 2012.Ad alcuni dei funzionari in questa lista è già stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti o l’utilizzo del sistema bancario statunitense sotto la legge “Magnitsky” del 2012.

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Emergenza Ucraina

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2014

kiev”il 28 novembre 2013 l’Ucraina avrebbe dovuto sottoscrivere un Accordo di associazione con l’Unione Europea, teso ad avvicinare sensibilmente Kiev e Bruxelles;per poter firmare l’Accordo, il Governo ucraino si sarebbe dovuto impegnare nell’elaborazione di riforme concrete nell’ambito della giustizia selettiva e di riforme del sistema democratico, oltre che nella risoluzione della vicenda legata a Yulia Tymoshenko;il 21 novembre 2013 il Presidente della Repubblica Ucraina, Viktor Fëdorovyč Janukovyč, ha annunciato ufficialmente di non essere intenzionato a firmare l’Accordo di associazione con l’UE;tale scelta, probabilmente dovuta alla consapevolezza da parte di Janukovyč del ruolo dell’Ucraina di cuscinetto tra la Russia e il resto dell’Europa ed alla sua intenzione di riunire tutti i protagonisti di quell’area per portare avanti insieme un’unica trattativa di natura commerciale, ha scatenato le proteste di quell’ampia parte della popolazione che vede nell’ingresso nell’Unione Europea la strada giusta per permettere una crescita dell’intero Paese;a preoccupare la popolazione vi sono anche le tendenze filo-russe del Governo, pressato sia dalla proposta di Putin di creare un’unione doganale extra-UE sia da quanto avvenuto il 24 novembre nel villaggio di Šajkaš, in Serbia, dove sono stati avviati degli scavi per il progetto South Stream, a opera della compagnia russa Gazprom, il maggiore estrattore al mondo di gas naturale;si tratta della costruzione di un gasdotto che servirà a portare il gas naturale russo verso i Balcani ed i Paesi dell’Unione Europea senza passare in territorio ucraino, privando quindi l’Ucraina di tutti i benefici economici che sarebbero conseguiti ad un passaggio del gasdotto all’interno dei propri confini;sono quindi partite una serie di proteste a Kiev, con la nascita di un movimento spontaneo rinominato da Radio Free Europe Euromaidan, dal nome della piazza principale di Kiev, il cui nome in ucraino è Maidan (Piazza dell’Indipendenza), teatro principale delle manifestazioni di protesta;il 30 novembre 2013 più di 100.000 manifestanti ucraini favorevoli all’Unione Europea sono scesi in piazza, sfidando un divieto del Governo che aveva proibito i cortei in centro;gli attivisti si sono radunati nel parco Taras Shevchenk e poi hanno marciato verso Piazza dell’Indipendenza, dove hanno abbattuto le transenne erette attorno a un albero di Natale per scoraggiare gli assembramenti;in tale occasione è stato anche occupato simbolicamente il piano terra del Municipio di Kiev;la reazione della polizia ucraina, autorizzata dal Ministro dell’Interno Vitaly Zakharchenko, è stata estremamente violenta e spropositata, con cariche a ripetizione contro i manifestanti (tra cui molte donne e persone anziane) e l’uso di gas lacrimogeni e granate stordenti;
si è alzato in tale occasione un coro di proteste contro l’operato della polizia ucraina, ed è stato lanciato un appello allo sciopero generale;
gli scontri sono proseguiti anche all’inizio di dicembre, e la tensione è aumentata ulteriormente alla notizia, uscita il 17 dicembre, di un accordo con il quale la Russia ha concesso uno sconto sulle forniture di gas ed ha investito 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini, segnale di un ulteriore avvicinamento del Governo ucraino alla Russia ed un consequenziale allontanamento dalla possibilità di accordi con l’UE;
la notte del 24 dicembre una giornalista ucraina filo-europea dell’“Ukrainska Pravda”, Tetyana Chornovil, è stata selvaggiamente picchiata a Kiev;la cronista, che ha scritto articoli molto critici nei confronti del Presidente Viktor Janukovyč e dei suoi più stretti alleati, stava guidando quando due uomini l’hanno costretta a fermarsi alla periferia di Kiev e l’hanno picchiata;settimane di manifestazioni di protesta e scontri hanno portato all’approvazione, il 16 gennaio 2014, di un pacchetto di severissime leggi di stampo repressivo, che prevedevano una forte compressione delle libertà di protesta, con pene di detenzione carceraria fino a dieci anni, reintroducevano il reato di diffamazione per i giornalisti che accusavano i politici di corruzione, intaccavano profondamente il diritto ad un’informazione libera ed introducevano il divieto di accamparsi nei luoghi pubblici senza autorizzazione, di indossare maschere antigas o caschi e di distribuire materiale propagandistico;inoltre, le nuove leggi prevedevano che tutte le Ong che ricevevano finanziamenti esteri fossero obbligate a registrarsi come agenti stranieri e che venissero registrati anche tutti i siti che si occupano d’informazione;il 19 gennaio i cittadini di Kiev e di tutta la nazione sono scesi per manifestare in maniera forte e pacifica il loro dissenso a questi provvedimenti ed esternare la volontà di entrare a far parte dell’Unione Europea;la protesta è proseguita nei giorni successivi sfociando in violentissimi scontri, che si sono susseguiti, aumentando ogni giorno di intensità e potenza;le scelte di gestione della piazza da parte del Governo guidato da Janukovyč sono state improntate alla soppressione della protesta con la forza e si sono rivelate del tutto controproducenti, provocando un’escalation di violenza fino ad arrivare ad un drammatico spargimento di sangue;si parla di almeno sei morti tra i giovani manifestanti, di una trentina di persone di cui si sono completamente perse le tracce, di oltre 200 arresti e di centinaia di feriti, che, peraltro, non possono recarsi negli ospedali per farsi curare dato il rischio di essere catturati dalle ronde di polizia;circolano addirittura voci del fatto che il Governo avrebbe fatto ricorso ai “Titishki”, ovvero gruppi di ragazzi comprati con droga ed una manciata di euro per infiltrarsi nelle piazze e sabotare la protesta;questa grave situazione ha suscitato grande sdegno nella comunità internazionale, ed in particolar modo dell’Unione Europea, visto che parte della protesta era di stampo filoeuropeo;il Presidente della Commissione Europea Barroso ha dichiarato la possibilità di sanzioni economiche, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel, con un messaggio diretto al Presidente della Repubblica Ucraina, ha chiesto di avviare immediatamente nuove trattative con l’opposizione;
la protesta antigovernativa si è allargata anche al resto del Paese, e cinque Consigli regionali delle regioni occidentali e centrali del Paese (ovvero quelle filo-occidentali) sono stati presi d’assalto dai manifestanti, a Leopoli, Rivne, Ternopil, Khmelnytsky e Cherkassy;
manifestanti hanno costruito barricate intorno agli edifici occupati a Lviv e Rovno, ed a Leopoli il governatore Oleg Salo, uomo vicino al Presidente, è stato costretto a dimettersi dai dimostranti, ma ha poi ritrattato;il Presidente ucraino ha dovuto, dunque, aprire uno spiraglio di dialogo, e, dopo un primo colloquio fallimentare, con la conseguente occupazione del Ministero dell’Agricoltura, ha annunciato un rimpasto di Governo, l’amnistia per i manifestanti che in questa settimana abbiano commesso reati non gravi e modifiche alle leggi anti-protesta;poche ore dopo sono ripresi gli scontri, ed allora il 25 gennaio il Presidente Janukovyč ha annunciato la disponibilità a rivedere la Costituzione in senso più pluralista ed ha proposto ad Arseny Yatsenyuk, uno dei tre leader dell’opposizione, di diventare premier ed all’ex campione del mondo di pugilato Vitali Klitschko, un altro dei capi dell’opposizione, di essere vicepremier;la proposta di un Governo guidato dai leader dell’opposizione è stata respinta e la protesta è andata avanti anche il 26 gennaio con l’occupazione di “Casa Ucraina”, una sorta di palazzo delle esposizioni presidiato all’interno dalla polizia;sempre il 26 gennaio circa 3.000 dimostranti hanno preso d’assalto l’edificio del Governo regionale di Dnipropetrovsk, terza città più popolosa dell’Ucraina e capoluogo dell’omonimo Oblast nell’est del Paese, ed altri scontri si sono verificati a Zaporizzja, anch’essa nel sud-est ucraino, dove 5.000 manifestanti si sono raccolti davanti al palazzo del Governo regionale e hanno chiesto al personale di andarsene, finché la polizia non ha respinto la folla utilizzando gas lacrimogeni e granate stordenti;ancora, il 26 gennaio il movimento denominato “Splina Sprava” (che in ucraino significa “Causa Comune”) aveva occupato il Ministero della Giustizia;la mattina seguente l’edificio era stato sgomberato dalle forze dell’ordine, sotto la minaccia del Ministro della Giustizia ucraino, Elena Lukash, sulla proclamazione dello stato d’emergenza se il suo dicastero non fosse stato liberato pacificamente;i manifestanti, nel lasciare l’edificio, avevano annunciato che avrebbero continuato a bloccare l’ingresso dell’edificio in attesa della sessione speciale del Parlamento prevista per il giorno successivo, e che se il Governo non avesse in tale sede ceduto alle richieste dell’opposizione, il Ministero sarebbe stato nuovamente occupato;
a seguito delle trattative tra Governo ed opposizioni si è giunti alle dimissioni del primo ministro Azarov ed all’abolizione da parte del Parlamento delle leggi anti-manifestazioni;il premier Azarov ha dichiarato di aver preso personalmente la decisione di dimettersi per facilitare il raggiungimento di un compromesso socio-politico e di una soluzione pacifica al conflitto;nove delle dodici leggi anti-proteste sono state revocate, tra cui quella che prevede la pena del carcere fino a 15 anni per i trasgressori dei divieti sulla partecipazione alle dimostrazioni;il Presidente ucraino ha proposto ad un esponente del partito della Tymoshenko la guida del Governo, ricevendo però un netto rifiuto;dieci sedi di Consigli regionali su 25 sono occupate o bloccate dai manifestanti, e larga parte dell’ovest del Paese è di fatto sotto il controllo dei dimostranti;il carattere spontaneo e del tutto privo di gerarchie della protesta ha permesso anche a realtà di estrema destra di insinuarsi al suo interno: in particolare si tratta della formazione “Svoboda”, nata da un partito neonazista e che inneggia a Stepan Bandera (collaborazionista di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale), che ancora nel 2004 continuava a definirsi social-nazionale, avendo come emblema una specie di svastica, ed il “Pravi Sektor”, ovvero “Settore di Destra”, altra realtà innervata da ideologie russofobiche e razziste;la presenza di forze che attraversano strumentalmente la protesta e per cui l’integrazione nell’Unione Europea è tutt’altro che una priorità rischia di rovinare un movimento spontaneo e liberal-democratico;in una conferenza stampa congiunta del Presidente del Consiglio italiano ed il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, Enrico Letta aveva affermato che le porte dell’Europa sono aperte all’avvicinamento ed, un giorno, all’ingresso dell’Ucraina e che l’Italia chiede con forza, esattamente come farà anche Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, che il dialogo recuperi e superi questa situazione drammatica di ricorso alla violenza che vede ai confini dell’Unione un paese dividersi con spargimento di sangue; l’innalzamento nel mese di febbraio del livello di scontro fino ai drammatici avvenimenti del 18 e 19 febbraio 2014, che hanno visto, da parte delle autorità governative, l’uso di armi convenzionali nei confronti dei manifestanti, con preoccupanti segnali di degenerazione verso un’escalation che non esclude la violenza civile;
l’urgenza di una forte posizione europea di condanna, e di individuazione di strumenti efficaci per favorire una decompressione e l’avvio di una fase di negoziato e di dialogo per scongiurare una degenerazione drammatica che rischia di lasciare sul campo molte vittime e di creare una zona di tensione e di crisi in un paese ponte del partenariato orientale e dell’Europa, tra Unione Europea e Russia, tale da costituire la premessa per maggiori libertà democratiche e da scongiurare lòeggi speciali e violente repressioni che rischiano di diventare un punto di non ritorno. (foto fonte La presse)

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Latte e funghi contaminati in Ucraina

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2011

Kiev (Ucraina) A 25 anni di distanza dal disastro di Cernobyl, una nuova ricerca di Greenpeace in Ucraina rileva alti livelli di contaminazione radioattiva in molti alimenti di base, come latte e funghi. A marzo 2011, infatti, gli esperti di radiazioni di Greenpeace hanno raccolto e analizzato 114 campioni di prodotti alimentari nelle aree di Rivnenska Oblast e Zhytomyrska Oblast e, per confronto, in varie località nell’area di Kiev. I campioni sono stati acquistati nei mercati locali o ottenuti dai contadini. In un villaggio della regione di Rivnenska, Greenpeace ha trovato concentrazioni di Cesio-137 che nel 93% dei campioni di latte analizzati eccedono di un fattore compreso tra 1.2 e 16.3 volte i livelli previsti per i bambini in Ucraina. In Ucraina, 18.000  chilometri quadrati di terreni agricoli sono stati contaminati in seguito all’esplosione di Cernobyl e si stima che il 40% dei boschi, pari a una superficie di 35.000 km2, siano contaminati. Negli anni successivi all’incidente nucleare, il governo ucraino ha effettuato regolarmente analisi dei prodotti alimentari provenienti dalle aree contaminate, rendendone pubblici i risultati. Tuttavia, negli ultimi due anni questo tipo di monitoraggio non è più stato effettuato. In questo modo una preziosa serie storica di dati è stata interrotta. I risultati delle analisi di Greenpeace, invece, confermano l’urgenza di proseguire con una valutazione approfondita e scientificamente fondata della contaminazione radioattiva dei terreni destinati all’agricoltura e al pascolo nelle aree colpite del territorio ucraino.“A Fukushima stiamo verificando circostanze identiche riguardo alla contaminazione del latte e delle verdure. Se vogliamo evitare disastri futuri quali quelli di Cernobyl e Fukushima, i governi devono interrompere la produzione di energia nucleare e investire nell’efficienza e in fonti rinnovabili pulite e sicure” conclude Tumer.

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“Children Left behind”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Roma  11 novembre 2010 ore 14.30 – 19.00 Teatro Golden  Via Taranto, 36 (Metro A – San Giovanni) presentazione del rapporto finale di“Children Left Behind”, un’iniziativa finanziata dal Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, e realizzato dagli uffici dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) di Roma e di Kiev, con il supporto del governo ucraino. L’Italia, dopo la confinante Russia, è il secondo paese di emigrazione per l’Ucraina: le donne ucraine impiegate in Italia come badanti sono infatti circa 200.000 e, per venire a cercare lavoro, sono costrette a lasciare in patria mariti e figli.  Un’assenza spesso prolungata per anni che costringe  migliaia di bambini a crescere lontani dalle proprie madri e che ha avviato un processo di disgregazione del tessuto sociale dalle conseguenze molto serie.
Il team dell’OIM ha realizzato uno studio da cui è emerso che le donne ucraine impiegate come “badanti” in Italia vivono in una condizione di totale invisibilità sociale ed istituzionale. L’impatto  della migrazione delle madri sta generando un cambiamento dei valori familiari e allarme nella società civile Ucraina. Il progetto ha identificato alcune azioni utili a sostenere in Ucraina ed in Italia rispettivamente i figli lasciati in patria  e le madri a distanza. Tra queste, rafforzare la cooperazione tra i due paesi,  supportare le scuole Ucraine, organizzare visite tra madri e figli, permettere alle badanti di lavorare 6 mesi all’anno e di ‘darsi il cambio’ con un’altra donna per evitare periodi di lontananza troppo lunghi dai figli. Inoltre è stato avviato il Progetto Skype, volto a facilitare le possibilità di comunicazione tra le madri e le loro famiglie. Inoltre, il Comune di Roma, attraverso il contributo dell’On. Tetyana Kuzyk, Consigliera Aggiunta per il Continente Europa, ha sottoscritto,  nell’ambito dell’“Osservatorio Italo Ucraino sulle Migrazioni” creato dall’OIM,  l’Agenda di Cooperazione decentrata, un piano di azione che identifica le aree tematiche dove è più urgente intervenire.

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