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Posts Tagged ‘ucraina’

Porzus: Serracchiani (Pd), con guerra Ucraina fatto balzo nel tempo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

“Mai come oggi ci sembrano vicini i valori di chi ha combattuto per la libertà e ci ha donato la democrazia. La guerra d’aggressione decisa a freddo e scatenata senza freno contro la popolazione inerme dell’Ucraina ci ha fatto fare un balzo nel tempo, in un’epoca che pensavamo definitivamente tramontata, perché un dittatore vuole imporre con la forza delle armi il suo dominio su una nazione indipendente”. Lo ha detto oggi la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, intervenendo a Bosco Romagno di Cividale del Friuli (Udine), alla Cerimonia commemorativa dei partigiani della Brigata Osoppo fatti prigionieri alle malghe di Porzus nel febbraio 1945 e uccisi nei giorni successivi nei pressi del bosco. A proposito della strage di Porzus, la parlamentare ha ricordato che “le macchie vi furono, sono note, riconosciute e non vanno cancellate” indicando “l’umana compassione, la pietà autentica per il male compiuto e subìto, il ritrovare se stessi nell’altro” quale “via obbligata per fermare il rimpallo dei torti e delle ragioni”, prendendo esempio dallo “storico abbraccio pacificatore tra don Bello e Vanni Padoan”. Traendo spunto dalle parole di Pier Paolo Pasolini in morte del fratello ucciso a Bosco Romagno, Serracchiani ha ribadito che “gli osovani, nell’ambito dell’ampio movimento resistenziale, hanno svolto un ruolo fondamentale per garantire la libertà, la democrazia e, per quanto concesso a un Paese sconfitto in guerra, l’integrità territoriale dell’Italia”. “Non c’è spazio per gli equivoci – ha affermato la deputata dem – inseguiremo la pace con tutte le forze ma tocca a noi, all’Europa per prima, aiutare una giovane democrazia che si oppone a forze soverchianti”.

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Concedere immediatamente lo status di candidato UE a Ucraina e Moldavia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

Il Parlamento ha adottato una risoluzione nella quale si invitano i capi di Stato e di governo – che si riuniranno in sede di Consiglio europeo oggi e domani – a concedere senza indugio lo status di paese candidato UE all’Ucraina e alla Repubblica di Moldavia, e a concedere il medesimo status alla Georgia, una volta che il suo governo avrà soddisfatto le priorità indicate dalla Commissione europea. Il testo, non legislativo, è stato approvato con 529 voti favorevoli, 45 contrari e 14 astensioni. I deputati affermano che, nel contesto della brutale guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, tale concessione equivarrebbe a dare prova di leadership, determinazione e lungimiranza. Nel testo, si sottolinea che non esiste una “procedura accelerata” per l’adesione all’UE e che questa rimane un processo strutturato e basato sul merito, che richiede il soddisfacimento dei criteri di adesione all’UE e dipende dall’effettiva attuazione delle riforme.Il Parlamento invita le autorità dell’Ucraina, della Repubblica di Moldavia e della Georgia a dimostrare senza ambiguità la loro determinazione politica ad attuare le ambizioni europee del loro popolo, accelerando le riforme al fine di soddisfare quanto prima i criteri per l’adesione all’UE.Gli ucraini, i moldavi e i georgiani meritano di vivere in paesi liberi, democratici e prosperi che siano membri fieri e impegnati della famiglia europea. I deputati esortano il Consiglio europeo a compiere un importante primo passo verso la realizzazione delle legittime aspirazioni della popolazione dei tre paesi. Non ci sono alternative a favore dell’allargamento che costituisce più che mai un investimento geostrategico in un’Unione europea stabile, forte e unita. La prospettiva di una piena adesione all’UE per i paesi che desiderano diventare Stati membri dell’UE è nell’interesse politico, economico e di sicurezza dell’Unione. I deputati chiedono di rilanciare e sbloccare il processo di allargamento dei Balcani occidentali.

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Sondaggio: con la guerra in Ucraina, aumenta il sostegno all’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

Quasi due terzi (65%) degli europei vedono favorevolmente l’appartenenza all’UE. Si tratta del risultato più alto dal 2007, quando il dato era al 58%. L’adesione è vista infatti come “una cosa positiva” dalla maggioranza relativa dei cittadini in tutti i paesi, ad eccezione di Grecia e Slovacchia, dove un numero maggiore di intervistati la considera “né una cosa buona né una cattiva”. Rispetto all’ultimo sondaggio Parlemeter del Parlamento condotto alla fine del 2021, i risultati sono aumentati in modo significativo nella maggior parte dei paesi, in particolare in Lituania (+20 punti percentuali), Malta (+12 pp) ed Estonia (+9 pp). Per l’Italia, il 49% ha risposto di avere un’immagine positiva dell’appartenenza all’Unione, con un aumento di 5 punti rispetto al 2021, contro il 10% che ha dato una risposta negativa.Il 52% degli europei oggi ha una percezione positiva dell’UE con un aumento di tre punti rispetto a novembre-dicembre 2021. Si tratta del miglior risultato misurato dai sondaggi del Parlamento europeo dal 2007. Per quanto riguarda i risultati nazionali sull’immagine positiva dell’UE, si va dal 76% in Irlanda al 32% in Grecia. L’Italia si posiziona appena sotto il dato medio, con il 48% di cittadini che ha una percezione positiva dell’UE (+3 pp sul 2021).La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha accolto i risultati commentando: “Con il ritorno della guerra nel nostro continente, gli europei si sentono rassicurati dal far parte dell’Unione europea. I cittadini sono profondamente attaccati alla libertà, sono pronti a difendere i propri valori e si stanno rendendo conto sempre più che la democrazia non può più essere data per scontata.” Gli eventi recenti hanno anche definito la percezione che gli europei hanno di altri importanti attori sulla scena internazionale. La Russia è vista positivamente solo dal 10% degli intervistati, in calo rispetto al 30% del 2018, quando è stata posta l’ultima volta questa domanda. La Cina torna al penultimo posto con il 22% (-14 pp). Al contrario, gli europei hanno un’immagine più positiva del Regno Unito (65%, +1 pp), seguito dagli Stati Uniti con il 58% (+13 pp).La maggior parte dei cittadini percepisce la guerra in Ucraina come un cambiamento fondamentale: il 61% degli europei non è sicuro che la propria vita continuerà come prima, opinione condivisa dal 50% degli italiani. Solo un terzo circa degli intervistati UE (37%) crede resterà tale, mentre in Italia la percentuale di fiducia sale al 49%. Un sondaggio pubblicato la scorsa settimana dalla Commissione europea mostra che otto intervistati su dieci (80%) sono d’accordo nell’imporre sanzioni economiche al governo russo, nonché alle aziende e ai cittadini ​​russi. La maggioranza dei cittadini in 22 Stati membri è soddisfatta della risposta dell’UE all’invasione russa dell’Ucraina.Con l’inflazione e il costo della vita in aumento da molto prima dell’inizio della guerra russa in Ucraina, quattro europei su dieci affermano di subire già un impatto sul proprio tenore di vita (40%). In Italia il dato scende al 33%. Come segno della resilienza e dell’unità europea, il 59% degli europei considera prioritaria la difesa di valori europei comuni, come la libertà e la democrazia, anche se ciò dovesse incidere negativamente sul costo della vita. Questo vale anche per il 55% degli italiani. Le crescenti preoccupazioni economiche si riflettono anche nelle priorità politiche su cui i cittadini vogliono che il Parlamento europeo si concentri: prima viene citata la lotta alla povertà e all’esclusione sociale (38%), seguita dalla salute pubblica (35%), che è diminuita significativamente di 7 pp negli ultimi sei mesi, e democrazia e stato di diritto (32%), che a sua volta ha subito un aumento significativo di 7 pp. La percezione della guerra e di cosa significhi per l’Unione europea emerge anche nei valori fondamentali dei cittadini che vogliono che il Parlamento europeo difenda in via prioritaria: la democrazia è ancora una volta in cima alla lista, con un aumento di sei punti rispetto all’autunno 2021 (38%, +6pp); per gli italiani il dato sale al 40%. La protezione dei diritti umani nell’UE e nel mondo, così come la libertà di parola e di pensiero, seguono entrambe con il 27%. In Italia, la salute pubblica (47%) e il sostegno all’economia e al mercato del lavoro (43%) sono i temi che più si vorrebbero affrontati dall’istituzione.

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Confindustria e guerra Ucraina. Come i ladri di Pisa. Pecunia non olet

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Solo alcuni giorni fa alla cosiddetta “Davos russa” a San Pietroburgo, i rappresentanti di Confindustria nella Russia di Putin, Alfredo Gozzi e Vincenzo Trani, sono stati applauditi ed encomiati tra consigli per investire, rassicurazioni e auspici “le nostre aziende restano”, quindi continuano a contribuire a quell’economia che finanzia l’invasione in Ucraina. Oggi, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha siglato un “Memorandum of understanding” col ministro ucraino dell’Economia, durante la missione di Confindustria a Kiev per la ricostruzione del Paese. Ci vengono in mente i “ladri di Pisa” che, nella tradizione toscana sono quelli che di giorno litigano e di notte vanno a rubare insieme.La nostra Confindustria, di giorno litiga coi russi di Putin perché dà una mano agli ucraini per ricostruire, e di notte, d’accordo con gli stessi russi, va a distruggere quello che poi la mattina ricostruirà. Sappiamo che “pecunia non olet” (il denaro non puzza), ma proviamo disagio per tanta sfrontatezza, senza tra l’altro neanche aspettare che i cadaveri ucraini siano sotterrati.Questi sono i presupposti della rinascita economica delle nostre aziende che tanto hanno sofferto durante il covid per il calo dei lavori in altri Paesi.Oltre ad evidenziare come faccia schifo la politica economica delle aziende di Confindustria, c’è poco da stupirsi rispetto agli intrecci tra assassini di vari tacca e industrie che li finanziano magari investendo per i diritti umani. Si pensi allo Yemen, l’Arabia Saudita e il loro petrolio che finisce nei nostri veicoli.Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Ucraina e Taiwan

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

Nei prossimi giorni i ministri della Difesa di tutto il Mondo si riuniranno a Singapore per una conferenza sulla sicurezza asiatica. Sul tavolo della discussione ci sarà la questione Taiwan, isola che la Cina considera parte del proprio territorio, minacciando una invasione, e la posizione degli Stati Uniti d’America, decisi a tutelare l’integrità territoriale taiwanese. Per analogia viene in mente la guerra all’Ucraina della Russia e le sanzioni che il mondo occidentale ha deliberato nei confronti dell’aggressore. Un attacco cinese a Taiwan comporterebbe l’avvio delle sanzioni da parte del mondo occidentale. Rammentiamo che l’interscambio commerciale della Cina con gli Usa vale 750 miliardi e quello con l’Unione europea 820 miliardi. Un totale di ben 1.570 miliardi di euro! Mettere a rischio questa massa ingente di commercio comporterebbe serie conseguenze economiche per la Cina.Occorre ricordare che, nel 2019, il presidente cinese Xi JingPing, aveva minacciato di ricorrere all’uso della forza contro i “separatisti” taiwanesi, minaccia che ricorda quella Russa nei confronti dell’Ucraina e la successiva invasione.La differenza è che il confronto sarebbe tra Cina e Usa. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Ucraina: Cia, sbloccare grano nei porti per evitare colossale crisi alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Per scongiurare una colossale crisi alimentare, bisogna sbloccare subito il grano fermo nei porti ucraini. Non ci si può permettere una “guerra del pane” globale, che avrebbe ulteriori effetti destabilizzanti per tutti sia a livello geopolitico che economico. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai piani messi in campo per liberare circa 25 milioni di tonnellate di grano di Kiev, stoccato nei silos e ora anche a rischio marcimento per via del caldo eccezionale. Bisogna evitare ogni nuova escalation e fare di tutto per raggiungere al più presto un accordo che porti alla ripresa dell’export di grano bloccato nei porti del Mar Nero e destinato soprattutto ai Paesi dell’Africa, che sono quasi totalmente dipendenti da queste risorse -osserva Cia-. In diverse aree del continente africano le tensioni sono già iniziate, la carenza di cereali si aggrava e aumenta il pericolo povertà.D’altra parte, oltre il 50% del grano gestito dal Programma alimentare della FAO arrivava, abitualmente, dall’Ucraina -ricorda Cia-. E l’Onu ha già avvertito che, se la guerra andrà avanti e il “granaio del mondo” resterà sotto le bombe, potrebbe salire a quota 320 milioni il numero di persone a soffrire di fame acuta nel pianeta.Per questo motivo, Cia si unisce ai numerosi appelli già lanciati, dal premier Draghi a Papa Francesco, per chiedere di accelerare lo sblocco del grano ucraino ed evitare una catastrofe alimentare. Allo stesso tempo, i principali Paesi dovranno aumentare la produzione di grano, anche per colmare la minore offerta sui mercati internazionali. In quest’ottica, alla Commissione Ue spetterà decidere se accogliere la richiesta degli Stati membri, compresa l’Italia, all’ultimo Consiglio Agrifish, di una deroga alla rotazione per il 2023, per consentire un incremento delle semine. Quanto all’Italia, resta prioritario intervenire in maniera strutturale per abbassare i costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, arrivato fino a 1,45 euro al litro. Il prezzo straordinario dei carburanti mette a rischio le trebbiature nelle aree marginali e meno produttive -sottolinea Cia- riducendo i raccolti di grano duro in una fase così delicata.

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Ucraina: Serracchiani, Salvini alimenta brame Putin

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

“Salvini fa il doppio gioco tra Occidente e Putin: è lui che allontana la pace alimentando le brame russe di conquista in Ucraina. Si guardi allo specchio e scoprirà chi sta con chi bombarda gli innocenti, toglie lavoro agli italiani e cibo al mondo. Non certo il Pd, che sta lavorando con Draghi e tutti gli alleati per costringere Putin a trattare e arrivare alla pace. Un politico italiano che lancia messaggi agli Stati Uniti davanti alla base di Aviano si è già schierato per la guerra di Putin e quelle sulla pace sono chiacchiere da campagna elettorale. Il nostro campo è quello dei Paesi liberi, quelli che accolgono i profughi bombardati dai missili russi e difendono le democrazie aggredite. Il campo di Salvini è quello di ‘Russia unita’, dei rubli misteriosi e di quelli da dare a Gazprom”. Lo afferma la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, rispondendo alle accuse del leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui “per loro se non bombardi sei uno sfigato”.

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Ucraina: Rojc (Pd), difendere nave Cosulich da esproprio russo

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2022

“Pur comprendendo il difficilissimo periodo e la situazione di guerra in cui l’Ucraina purtroppo ancora è trascinata, auspico sia possibile da parte della Farnesina porre in atto qualche forma di intervento a difesa di una nave di proprietà italiana, ancorché battente bandiera maltese, e per difendere allo stesso tempo il lavoro e le aspettative di coloro, lavoratori della nostra nazione e del Friuli, che dipendono dal trasporto delle bramme di ferro, elemento quanto mai significativo dell’economia di San Giorgio di Nogaro e di tutto l’indotto che produce”. Lo scrive la senatrice Tatjana Rojc (Pd) in una lettera al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, a proposito della situazione della nave Tzarevna, proprietà della Vulcania società controllata dalla Fratelli Cosulich Group, che è ancorata a Mariupol e rischia di essere nazionalizzata dalla filorussa autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk.“Allo scoppio della guerra – ricorda la senatrice – non è più potuta uscire dal porto, pur essendo ormai pronta a lasciare gli ormeggi e dirigersi verso il porto di Monfalcone, con a bordo il carico di bramme di ferro destinate ai laminatoi di San Giorgio di Nogaro”.

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I prezzi non arrestano la loro corsa, la guerra continua a devastare l’Ucraina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

Le prospettive per la situazione economica non accennano a migliorare, ma, nonostante ciò, l’Istituto Nazionale di Statistica fotografa una situazione rosea, in cui la fiducia dei consumatori e quella delle imprese aumentano.Cresce l’indicatore relativo alla situazione personale e quello sulle prospettive future, rileva l’Istat. “Ci dispiace non condividere l’ottimismo di queste analisi, ma la situazione che ogni giorno i cittadini denunciano ai nostri sportelli è decisamente differente – afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori. – I rincari dei costi energetici e dei beni alimentari hanno messo in ginocchio molte famiglie, che sono costrette ad un numero sempre maggiore di rinunce e privazioni.”Secondo le rilevazioni dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, diminuisce di oltre il 16% il consumo di carne e pesce (visti i forti rincari soprattutto della carne, dovuti ai maggiori costi sostenuti per l’allevamento), si scelgono verdure e ortaggi più convenienti e di stagione, si evita sempre più spesso di mangiare fuori casa. Anche le spese per la cura della persona e la salute sono molto intaccate dalla crisi.Lo studio di Legacoop-Ipsos, pubblicato oggi, aggiunge ulteriori dati negativi a tale quadro: il 50% di chi ha contratto un mutuo dichiara di avere difficoltà a pagare le rate dei prossimi mesi.Le misure finora adottate dal Governo per far fronte a questa grave situazione si limitano ad interventi di carattere emergenziale, che, seppur positivi, rappresentano ancora un palliativo temporaneo e insufficiente per far fronte ad un andamento che si prospetta di ampio respiro, che avrà ripercussioni, come minimo, nel medio termine.Per questo, Federconsumatori, insieme a tutte le Associazioni dei consumatori riconosciute a livello nazionale, ha avanzato al Governo una piattaforma di proposte di carattere strutturale per calmierare i prezzi, sostenere le famiglie, ridurre le disuguaglianze e rilanciare il sistema economico. Proposte che ribadiremo prossimamente nelle principali piazze italiane, per manifestare contro i rincari e rivendicare dal Governo misure adeguate.

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VOLODYMYR ZELENSKY per l’Ucraina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Collana le Onde, trad. Sergio Arecco, pp. 192, 15 euro Postfazione di Maurizio Molinari Uscita in contemporanea mondiale. Unica edizione autorizzata dalle autorità ucraine. Per l’Ucraina costituisce la prima edizione mondiale dei discorsi del presidente Zelensky. Tutti i proventi della vendita di questo libro saranno devoluti al popolo ucraino.Per l’Ucraina è la raccolta dei discorsi più significativi del presidente Volodymyr Zelensky, sin da quando invitò solennemente il suo popolo all’unità di fronte all’imminente invasione russa. Dalle parole drammatiche del primo giorno di conflitto a quelle pronunciate davanti al Parlamento italiano, al Congresso americano e nelle più alte sedi europee, fino ai discorsi rivolti alla popolazione pubblicati sui social network, Zelensky è in prima linea. Difensore del suo paese e della libertà messi in pericolo dalla guerra, ci avverte: se cade l’Ucraina, cade l’Europa. VOLODYMYR ZELENSKY è nato a Kryvyj Rih, in Ucraina, e si è laureato in giurisprudenza all’Università Economica Nazionale di Kiev. Attore e sceneggiatore per la serie tv Kvartal 95 dal 1997 al 2003, in seguito diventa produttore esecutivo dell’omonima casa di produzione. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in patria e all’estero per la sua attività artistica. Dall’inizio delle ostilità nel Donbass nel 2014, ha sostenuto le forze armate del suo paese con fondi ed equipaggiamento, e organizzato spettacoli al fronte. Nell’aprile 2019 è stato eletto sesto presidente dell’Ucraina.

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Ucraina: un tribunale internazionale speciale per i crimini di aggressione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Bruxelles. il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla lotta contro l’impunità per i crimini di guerra in Ucraina, per alzata di mano. Nel testo, i deputati invitano l’UE ad adottare tutte le misure necessarie presso le istituzioni e le istanze internazionali per sostenere il perseguimento dei regimi russo e bielorusso per crimini di guerra, crimini contro l’umanità, crimini di genocidio e crimine di aggressione. Le indagini e i conseguenti procedimenti penali dovrebbero riguardare anche l’intero corpo delle forze armate russe e i funzionari governativi coinvolti in crimini di guerra.Nel testo, si chiede all’UE di sostenere l’istituzione di un tribunale speciale internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione commesso contro l’Ucraina, per il quale la Corte penale internazionale (CPI) non ha giurisdizione e portare i leader politici e i comandanti militari russi e i suoi alleati a risponderne.Inoltre, l’UE dovrebbe di fornire il prima possibile tutte le risorse umane e di bilancio e il sostegno amministrativo, investigativo e logistico necessari ai fini dell’istituzione di tale tribunale.Le atrocità segnalate, tra cui il bombardamento indiscriminato delle città e dei centri urbani, le deportazioni forzate, l’uso di munizioni vietate, gli attacchi contro i civili in fuga attraverso corridoi umanitari predisposti, le esecuzioni e le violenze sessuali, costituiscono violazioni del diritto internazionale umanitario. Secondo i deputati tali atti, nessuno dei quali finora perseguito, possono costituire crimini di guerra.Nel testo si sollecita un’azione celere da parte dell’UE poiché vi è il grave rischio che, a causa delle ostilità in corso, le prove relative ai crimini di guerra vengano distrutte.I deputati esprimono il loro pieno sostegno all’indagine avviata dal Procuratore della Corte penale internazionale e al lavoro della commissione d’inchiesta dell’ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, nonché alle organizzazioni della società civile indipendenti e alle autorità ucraine impegnate nella raccolta di prove.

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Ucraina: discorsi che non quadrano

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Roma. Per “obbligo di legge” mi tocca seguire i cosiddetti talk show; non sempre, ovvio, ma quando fisso il canale di turno mi convinco di aver perso tempo perché, del caso, le motivazioni a sostegno del disimpegno italiano nella fornitura di armi all’Ucraina, invasa dalla Russia putiniana, appaiono prive di logica. Dunque, sostengono alcuni partecipanti, continuare a fornire armi all’Ucraina equivale a prolungare la guerra con tutte le tragiche conseguenze immaginabili. Interrompere i rifornimenti dell’Italia e degli altri Paesi, porterebbe alla pace. Si potrebbe fare il ragionamento inverso: la Russia smetta di invadere l’Ucraina e, così, si giungerebbe alla pace, ma questa proposta non trova udienza. Interrompendo i rifornimenti occidentali, l’Ucraina non potrebbe resistere e sarebbe invasa dalle truppe russe. Si chiama resa, e alle condizioni russe (ricordiamoci di Bucha). Un esempio domestico può servire: se l’Austria invadesse l’Italia rivendicando il Lombardo-Veneto, cosa dovremmo fare? Accettare le condizioni austriache, secondo i noti partecipanti ai talk show. Un esempio più vicino serve ancora di più: se nostra figlia fosse aggredita, lasceremmo fare al violentatore o interverremmo? La Russia sta violentando l’Ucraina. Interveniamo o lasciamo fare a Putin che ha decorato il reparto russo responsabile delle violenze a Bucha? Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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Con la crisi in Ucraina, +80% di richieste per integrare profughi ucraini in atenei italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Rappresentare gli oltre 300 professionisti che in Italia si occupano di valutare e riconoscere i titoli di studio esteri: questo il ruolo della neonata APICE, Associazione Professionale Italiana dei Credential Evaluator, il primo network nazionale ed europeo di esperti di valutazione e riconoscimento accademico delle qualificazioni, presentato in occasione dell’evento “Il riconoscimento dei titoli di studio: novità e prospettive a 25 anni dalla Convezione di Lisbona” promosso da CIMEA, Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche, presso l’Università Iuav di Venezia.L’attuale emergenza ucraina ha acceso un faro sull’importanza della figura del Credential Evaluator per l’integrazione di studenti, docenti e ricercatori provenienti dalle zone di conflitto nei nostri Atenei: solo nel periodo febbraio – maggio 2022 le richieste dal Paese sono aumentate dell’80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.Il Credential Evaluator è una figura cardine per aiutare non solo chi proviene da zone di conflitto, ma anche tutti coloro che, possessori di un titolo di studio estero, vogliano continuare il loro percorso di studi o avviare una carriera in Italia: nell’anno accademico 2020/21 erano 17.712 gli studenti internazionali provenienti da 185 Paesi diversi che si sono immatricolati presso le istituzioni della formazione superiore italiane, un numero cresciuto del 38,88% negli ultimi 10 anni. Dati che vengono confermati anche da CIMEA, centro nazionale italiano afferente alla rete ENIC-NARIC del Consiglio d’Europa e dell’UNESCO, che ogni anno registra un incremento del 30% di richieste di attestati di comparabilità – documentazione rilasciata in caso di esito positivo della valutazione di un titolo estero – e che negli ultimi 3 anni ha rilasciato oltre 20.000 attestati e fornito supporto rispondendo a oltre 170.000 quesiti.L’associazione, organizzata ai sensi della Legge 4/2023, mira a promuovere la figura professionale del Credential Evaluator, così come normata dalla Prassi di Riferimento UNI 120:2021, mettendone in luce il ruolo fondamentale nell’attuazione delle politiche nazionali e internazionali di riconoscimento delle qualificazioni.

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Da oltre due mesi le immagini della guerra in Ucraina ci inseguono incessantemente

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

By Tom Corradini. Sparito il virus è arrivata la guerra nel continente europeo. Questa riflessione non vuole essere un’analisi prettamente politica su quanto sta succedendo, piuttosto un taglio di lettura ‘drammaturgico’ e ‘narrativo’ su come sono stati presentati finora gli eventi.Da sempre le arti accompagnano i fatti politici, e militari. Sia come denuncia, per esempio il famoso ‘Guernica’ di Pablo Picasso, sia come propaganda. Schiere di artisti vengono arruolati per la loro destrezza con note, penna o pennello. Si compongono marce e canzoni militari; si disegnano poster, loghi e simboli; si scrivono discorsi iperbolici dal forte contenuto emotivo. Il tutto a favore della cosiddetta ‘giusta causa’ che in uno scontro bellico, occorre ricordare, è semplicemente quella di chi vince.Soprattutto, in questo ventunesimo secolo niente conta di più che le immagini. È il secolo dei videomaker, dei giornalisti embedded, dei reporter improvvisati. Le immagini impressionano, emozionano, scandalizzano ed arrivano immediate, senza filtri direttamente sui nostri smart-phone. E qui possiamo già notare che in questa guerra in Ucraina prevalgono due cose. Innanzitutto una censura totale della parte avversaria per non permettere di inquinare menti e cuori. In secondo luogo un bombardamento continuo a livello narrativo ed emotivo del fatto che la propria parte è ‘moralmente’ dalla parte giusta della storia. Dovendo fare un crudo riassunto, in Occidente il ventunesimo secolo è quello dove la morale prevale sul diritto. Questa confusione tra morale e diritto sembra essere un male quasi sconosciuto nelle altre grandi civiltà: cinese, indiana, araba, turca, persiana e anche russa, occorre ricordare che anche quella russa è una grande civiltà. Il risultato finale di questa confusione è la mancanza di utilizzo della logica e della razionalità, sostituita da un semplice sentimentalismo che chiama all’azione senza valutarne le conseguenze. L’invasione dell’Iraq? Un atto di giustizia di fronte al male assoluto. La Libia? Un imperativo morale per salvare un paese da un pericoloso dittatore. La Siria? Un giusto intervento per contrastare un governo autoritario e malvagio. Si badi bene, non sono giudizi, sto solo cercando di dire che la politica occidentale del ventunesimo secolo è diventata prigioniera di una mentalità ‘moralista’ che impone qualunque azione al di fuori di ogni fredda analisi della realtà. Con la guerra in Ucraina Vladimir Putin ci ha brutalmente teletrasportato nel diciannovesimo secolo. Un secolo dove predominava un ordine mondiale multipolare i cui protagonisti erano principalmente paesi Europei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia) e dove prevaleva la cosiddetta politica di ‘equilibrio di potenze’. La maggior parte dei commentatori italiani nei primi giorni di scontro ha sottolineato che Putin è un pazzo (Enrico Letta), un maiale (Luigi Di Maio), Adolf Hitler (Mario Draghi). Sono uomini del ventunesimo secolo. Non riescono a pensare che al di sopra delle grandi potenze regna solo l’anarchia e che, come diceva Kant nel suo libro ‘Per La Pace Perpetua’ se le relazioni tra le nazioni non sono animate dalla razionalità queste vengono attratte naturalmente verso la guerra così come la gravità attira i corpi verso terra. Prendiamo per esempio la seguente frase: “Restaurare il Regno di Polonia in qualsiasi forma equivale a creare un alleato per qualunque nemico ci voglia attaccare… dobbiamo distruggere i Polacchi fino a quando, una volta persa ogni speranza, si accascino e muoiano; ho una gran simpatia per la loro situazione, ma se dobbiamo sopravvivere non abbiamo nessun altra scelta se non spazzarli via.” Si tratta di una dichiarazione pronunciata dal cancelliere prussiano Otto Von Bismarck. Per gli uomini del diciannovesimo secolo un grande statista. Per quelli occidentali del ventunesimo secolo un semplice malato di mente bisognoso di cure immediate.Oppure questa “La somma delle flotte delle due potenze più grandi in Europa non deve mai superare le dimensioni di quella britannica. Non possiamo permettere che nessuna potenza diventi egemone nell’Europa continentale. Oggi questa potenza è la Germania ma se domani dovesse divenire la Francia dichiareremo guerra alla Francia” attribuita a Winston Churchill quando cercò di convincere il gabinetto di Lloyd George a dichiarare guerra alla Germania nel 1914 portandosi dietro Canada, Nuova Zelanda, Australia in un conflitto che fece 20 milioni di morti e dalle cui ceneri nacquero comunismo e nazismo. Vladimir Putin con ‘l’operazione militare speciale’ in Ucraina ci ha portato tutti su una macchina del tempo indietro di due secoli. Vi è da dubitare che affrontare questa sfida in modo puramente emotivo e sentimentale perché pensiamo di essere dalla parte ‘moralmente’ giusta risolverà alcunché. Anche perché il resto del mondo non vede la realtà come la vedono gli occidentali. Per le élite e le popolazioni di questi paesi la nostra mentalità moralista appare fuori dalla razionalità e spesso fa orrore. Visto dal loro punto di vista l’Occidente appare come narcisista, individualista, edonista, nichilista e in ultima analisi anche pericoloso; più portatore di caos che di equilibrio. Stiamo parlando della maggior parte dell’umanità e di potenze economiche emergenti o affermate. Tra queste: India, Arabia Saudita, Iran, Brasile, Sud Africa, Indonesia, Vietnam e persino la Turchia che sta riscoprendo orgoglio nazionale e volontà di potenza. In cima vi è la Cina; il futuro avversario degli USA ‘alla pari’ e che prima o poi sarà tentato a sfidare lo status quo per affermarsi come potenza egemone mondiale. Un avversario che calcola ogni mossa con cautela, fredda logica e razionalità. Un’altra grande potenza retta da uomini del diciannovesimo secolo. Fonte: Società Libera

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Ucraina: Rojc (Pd) a Lega, voci pro-Putin godono ospitalità

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

“Meraviglia la preoccupazione della Lega per la libertà di stampa in Italia, dove le voci pro-Putin non sono certo imbavagliate, anzi godono di ampia ospitalità. Auspicabile che la Lega si batta davvero affinché il diritto di parola sia concesso anche al popolo russo, dove si va in galera per una parola sbagliata. Il ministro Lavrov è andato in tv a fare una propaganda nauseante e inverosimile, e i testimoni più attendibili della realtà sono i milioni di profughi ucraini nei Paesi europei”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd) replicando alle fonti della Lega secondo cui la censura non è “auspicabile e augurabile in Italia”.

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Russia e Ucraina e non solo: La sfida energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

E’ una delle grandi variabili che sono destinate a guidare il gioco economico e politico del ventunesimo secolo. Il cambio di millennio coincide con una corsa dei prezzi del petrolio. A livello globale, i combustibili fossili resteranno la fonte di energia dominante fino al 2030, a meno che non intervengano netti cambi di consumo e forti avanzamenti tecnologici. Secondo il rapporto Iea, soddisfare la crescente fame di energia del mondo richiede grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche. L’energia non fa eccezione al nesso che lega pace e libertà economica: non è dunque per moralismo, ma per ragioni puramente economiche, che si può affermare ciò che è ovvio, ossia che un mondo pacifico è anche un mondo in cui è maggiore la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. E’ quanto, tra l’altro, ho scritto nel 2000 in un mio libro “L’Osservatore” e oggi appaiono tristemente profetiche con quella che considero la prima “guerra” in Ucraina che si combatte per la conquista delle fonti energetiche. In questo caso si tratta della Russia nei confronti dell’Europa occidentale, nello specifico, dove l’industria risente fortemente la sua dipendenza dalle risorse energetiche della Federazione Russa e costoro dalla mancanza di un valido supporto tecnologico che non possiede ma cerca d’ottenerlo con l’uso delle armi. Ma la partita non è sola quella giocata nel vecchio continente. Nel mezzo ci sono la Cina, da una parte, e gli Stati Uniti dall’altra. Ecco perchè la lotta si fa dura. Vi potrà essere anche una tregua ma la partita finale vedrà un solo vincitore o nella migliore ipotesi i due contendenti più gettonati che si spartiranno il mondo in due aree d’influenza: Stati Uniti e Cina. (Riccardo Alfonso)

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Ucraina: Cia a Ue, serve Piano “salva agricoltura”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2022

Cia-Agricoltori Italiani chiede un Piano straordinario Ue anti-crisi, come avvenuto con la pandemia, per fronteggiare i costi sempre più alti delle materie prime e la crisi del settore. Lo ha ribadito il presidente nazionale dell’Organizzazione, Dino Scanavino, intervenendo ai Praesidia del Copa-Cogeca a Bruxelles e lanciando l’ennesimo appello al commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski.“Siamo chiamati a produrre più cereali e a dare il contributo per ridurre il costo delle materie prime destinate all’alimentazione degli allevamenti -ha detto Scanavino parlando sulle ripercussioni della guerra-. Lavoriamo, però, a costi sempre più alti e senza garanzie per il futuro. Di fronte al conflitto Russia-Ucriana è il momento della solidarietà, ma anche di uno sforzo collettivo che sostenga l’agricoltura di tutta Europa”. Con alle spalle mesi di mobilitazione, Cia porta dunque sul tavolo del confronto europeo la preoccupazione di migliaia di agricoltori di tutta Italia in estrema difficoltà per gli aumenti record delle materie prime e i costi di produzione fuori controllo (+120% l’energia e +170% i fertilizzanti) che comprometteranno, inevitabilmente, la stagione delle semine e quella transizione green che la stessa Europa continua, comunque, a reclamare. Per questo, monta l’urgenza di interventi più ampi e di lungo respiro a tutela dell’agricoltura dei Paesi europei. Perché, come sostenuto dallo stesso Scanavino, gli agricoltori non hanno, oggi, certezza di poter recuperare tra giugno e settembre, gli investimenti fatti per venire incontro a una maggiore richiesta attuale, per esempio, di grano e mais.Gli equilibri nello scacchiere geopolitico Russia-Ucraina sono imprevedibili e minano la sicurezza alimentare globale, con tensioni forti su mercati strategici non abbastanza monitorati, sottolinea Cia, come quello dei fertilizzanti, sempre più costosi e difficili da reperire, e con la logistica terrestre e fluviale delle merci estremamente compromessa dalla guerra.Per Cia, resta importante la vicinanza all’Ucraina per la quale ora la Commissione Ue ha proposto la sospensione per un anno dei dazi all’importazione su tutte le esportazioni ucraine nell’Unione Europa. Misura senza precedenti che, approvata da Parlamento e Governi Ue, riguarderà anche frutta e verdura, prodotti agricoli e trasformati, mais e grano. L’operazione potrebbe toglierebbe all’Europa 31 milioni di euro di entrate doganali e, quindi, precisa Cia, sarà importante avere un Piano straordinario anti-crisi. Emerge, evidente, conclude Cia, la necessità di una vera strategia a tutela dell’economia agricola europea. Serve rimodulare, anche temporaneamente, gli obiettivi del Green Deal, con particolare riferimento alla Strategia Farm to Fork; semplificare e velocizzare l’erogazione dei contributi comunitari (Pac, Psr; Ocm, etc); favorire una riflessione concreta verso la definizione di una politica energetica comune; introdurre strumenti di gestione del rischio in grado di calmierare la volatilità dei prezzi e di garantire la stabilità dei redditi degli agricoltori.

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Zelensky: Per l’Ucraina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Maggio 2022

Per l’Ucraina è la raccolta dei discorsi più significativi del presidente Zelensky sin da quando, il 21 febbraio, invitò solennemente il suo popolo all’unità in nome della nazione. Dalle parole drammatiche del primo giorno di conflitto a quelle pronunciate di fronte al Parlamento italiano, al Congresso americano e nelle più alte sedi europee, fino ai discorsi rivolti alla popolazione pubblicati sui social network, Zelensky è in prima linea. Difensore del suo paese e della libertà adesso messi in pericolo dalla guerra, ci avverte: se cade l’Ucraina, cade l’Europa. E’ nato a Kryvyj Rih, in Ucraina, e si è laureato in giurisprudenza all’Università Economica Nazionale di Kiev. Attore e sceneggiatore per la serie tv Kvartal 95 dal 1997 al 2003, in seguito diventa produttore esecutivo dell’omonima casa di produzione. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in patria e all’estero per la sua attività artistica. Dall’inizio delle ostilità nel Donbass nel 2014, ha sostenuto le forze armate del suo paese con fondi ed equipaggiamento, e organizzato spettacoli al fronte. Nell’aprile 2019 è stato eletto sesto presidente dell’Ucraina. Editore La Nave di Teseo.

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Ucraina: L’Onu si muove come un pachiderma

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

“L’Onu avrebbe dovuto agire molto tempo prima, il suo ritardo ne tradisce l’inutilità. Tuttavia auspichiamo che metta in campo una proposta efficace per far cessare questa aggressione, un cessate il fuoco o l’invio di una forza di interposizione. I leader europei hanno tentato varie mediazioni, ma sono comunque rappresentati di parte, sarebbe stata l’Onu l’organismo sovranazionale preposto a dirimere i contrasti prima dell’invasione dell’Ucraina. L’Italia è parte di un’alleanza internazionale e farà le sue scelte in sintonia militare con la Nato e con l’Ue. Voglio rammentare che non sono gli Stati Uniti ad aver bisogno della Nato, ma gli Stati europei privi di un’autonoma capacità di difesa, nazionale e continentale. Un approccio non ideologico suggerirebbe che se si vuole evitare l’annessione dell’Ucraina alla Russia occorra sostenerne la difesa militare. Precisando che la stessa è propedeutica al raggiungimento di una pace giusta, ben diversa da una resa incondizionata”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ad Agorà.

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ACS passa alla seconda fase di aiuti destinati all’Ucraina

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2022

A 46 giorni dall’inizio dell’invasione militare dell’Ucraina Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) passa alla seconda fase di aiuti. Subito dopo l’aggressione militare la Fondazione Pontificia aveva infatti stanziato 1,3 milioni di euro per le diocesi, le eparchie e gli esarcati dell’Ucraina orientale e occidentale. Tali fondi sono già giunti alle rispettive destinazioni. In questa seconda fase, appena apertasi, gran parte dell’aiuto andrà a beneficio delle religiose, dei sacerdoti e dei seminaristi che stanno accogliendo e sostenendo i milioni di sfollati ucraini in viaggio verso i confini e bisognosi di rifugio e nutrimento, sia fisico sia spirituale. Il valore dei nuovi aiuti già approvati è di euro 687.180. Ad essi stanno per aggiungersi ulteriori contributi, in fase di approvazione, del valore approssimativo di 202.500 euro. Oltre a queste iniziative ACS ha approvato 27 progetti finalizzati a convogliare le offerte per Messe a beneficio dei sacerdoti ucraini, per un valore di 579.491 euro. «Gli aiuti materiali stanno raggiungendo le persone attraverso i Paesi confinanti occidentali, principalmente la Polonia, per questo motivo i veicoli, nelle aree di conflitto, sono uno strumento necessario per la consegna di cibo, acqua, pannolini e medicinali. Sono pertanto in cantiere diversi progetti di ACS per assicurare la fornitura di furgoni e camioncini», spiega il direttore di ACS Italia, Alessandro Monteduro. «Al perdurare degli scontri armati si contrappone una articolata reazione di carità, necessaria per difendere le famiglie sfollate dalla disperazione», conclude Monteduro.

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