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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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Stati Uniti d’Europa. Trump vuole che l’Italia esca dall’Ue. Non conviene

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Ci ha provato prima con il Regno Unito e, pochi giorni fa, anche con l’Italia. E’ il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato: “L’Italia è un altro Paese che starebbe molto meglio senza la Ue”, promettendo vantaggi commerciali. I dati smentiscono il presidente Trump. Vediamo:
Valore delle esportazioni italiane nel Mondo: 462 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso la Ue: 260 miliardi.
Valore delle esportazioni italiane verso gli USA: 42 miliardi.
Quindi, le esportazioni italiane verso gli Usa rappresentano solo il 9% delle nostre esportazioni nel Mondo, mentre le esportazioni italiane verso la Ue ne rappresentano ben il 56%. La principale voce delle esportazioni italiane sono i macchinari, siamo, cioè, un Paese “metalmeccanico”. E’ di tutta evidenza che all’Italia conviene rimanere nella Ue.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe il muro dei dazi alzati dai Paesi europei, il cui valore sarebbe complessivamente superiore a quelli posti dagli Usa.Fuori dalla Ue, l’Italia si troverebbe schiacciata tra due colossi economici: quello americano e quello cinese, che rappresentano rispettivamente il 24% e il 16% del prodotto interno lordo mondiale. L’Italia con il suo 2,4% del Pil mondiale farebbe la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro: una catastrofe per i cittadini italiani.Ricordiamo che il Pil complessivo della Ue è del 21%, secondo agli Usa e prima della Cina, e che, solo muovendoci come Ue, possiamo confrontarci con questi due giganti economici.Eppure, prima delle elezioni nazionali, Lega e M5s volevano uscire dalla Ue. Ora il M5s ci ha ripensato, la Lega, invece, ondeggia tra dichiarazioni favorevoli alla Ue la mattina, e quelle contrarie la sera. Sempre a caccia di voti.E’ necessario, quindi, proseguire nella integrazione europea, per arrivare alla stessa politica estera, fiscale e militare. Insomma, occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Bilancio a lungo termine UE: ritardo un danno per cittadini e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

In una risoluzione adottata giovedì, i deputati affermano che c’è un “rischio evidente” che gli investimenti UE per il 2021-2027 potrebbero essere interrotti senza un accordo col Consiglio. Nel testo, adottato con 426 voti favorevoli, 163 contrari e 67 astensioni, i deputati hanno chiesto:alla Commissione di presentare un piano di emergenza, in quanto esiste un “rischio evidente” che i complessi negoziati con il Consiglio sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) potrebbero non concludersi entro la fine del 2020; i ritardi potrebbero quindi comportare un’interruzione dei finanziamenti per i programmi UE nel 2021,
di confermare i principi della posizione adottata dal Parlamento nel novembre 2018 sul prossimo QFP,
di adeguare tale posizione del Parlamento per rafforzare la protezione del clima, sottolineando “l’urgente necessità di un ulteriore salto di qualità riguardo agli sforzi politici e finanziari“ per raggiungere gli obiettivi climatici degli accordi di Parigi;
alla Commissione di chiarire l’impatto finanziario delle promesse politiche fatte a luglio dal Presidente eletto della Commissione Ursula von der Leyen. Il Consiglio non ha ancora preso una decisione politica al riguardo.

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Il PE chiede un’azione decisa nella lotta contro le disuguaglianze nell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

La Commissione e gli Stati membri devono rafforzare i diritti dei lavoratori con proposte legislative e finanziamenti adeguati.Secondo la relazione annuale della commissione parlamentare per l’occupazione e gli affari sociali, approvata con 422 voti favorevoli, 131 contrari e 101 astensioni, mentre il tasso di disoccupazione nell’area euro ha toccato il minimo storico del 7,4% nell’agosto 2019, la disoccupazione giovanile rimane inaccettabilmente elevata e permangono grandi differenze socioeconomiche tra i paesi dell’UE. L’obiettivo di riduzione della povertà per il 2020 non sarà raggiunto, si aggiunge, lasciando l’UE con circa 113 milioni di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale.Nel testo adottato, i deputati chiedono:
proposte legislative per istituire un salario minimo a livello UE e un fondo per la concessione di prestiti ai regimi nazionali di assicurazione contro la disoccupazione, da attivare in caso di grave crisi economica;
una Garanzia UE per i minori, per combattere la povertà infantile e per dare la priorità alla lotta contro la disoccupazione giovanile e a quella di lunga durata;
un’iniziativa coordinata dall’UE per rafforzare i diritti sociali dei lavoratori delle piattaforme digitali e porre fine agli abusi attuali;
una direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni per colmare la differenza del 16%, a livello UE, nelle retribuzioni fra uomo e donna.

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I parlamentari europei e i leader locali si batteranno per ottenere norme e fondi adeguati per una politica di coesione più forte

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

I membri del Parlamento europeo e del Comitato europeo delle regioni hanno dichiarato all’unanimità di voler lottare per ottenere norme e fondi adeguati per rafforzare la politica di coesione 2021-2027, esortando gli Stati membri a prefiggersi chiaramente l’obiettivo di una maggiore coesione e di un bilancio reale per l’UE.I negoziati sul bilancio dell’UE per il periodo 2021-2027 e sui regolamenti relativi ai fondi strutturali e di investimento europei (SIE) sono stati discussi dalla commissione Sviluppo regionale (REGI) del Parlamento europeo e dalla commissione Politica di coesione territoriale e bilancio dell’UE (COTER) del Comitato europeo delle regioni in una riunione congiunta svoltasi l’8 ottobre a Bruxelles nel quadro della Settimana europea delle regioni e delle città.Negli ultimi anni i parlamentari europei e i leader locali si sono mobilitati a favore di una politica di coesione forte per il periodo 2021-2027, una politica che continui a sostenere i cittadini e le imprese in tutte le regioni europee e coinvolga i governi regionali e locali nelle decisioni sugli investimenti. Insieme, essi chiedono inoltre norme semplificate e una politica europea di coesione che non sia soggetta a condizionalità non direttamente legate ai suoi obiettivi e beneficiari. Le commissioni REGI e COTER hanno criticato i tagli di bilancio richiesti da alcuni Stati membri e il possibile indebolimento del quadro legislativo in materia di partecipazione dei soggetti locali, e hanno ricordato la posizione del Parlamento europeo e del Comitato delle regioni.I membri della REGI e della COTER hanno inoltre ribadito le loro preoccupazioni e le loro priorità al commissario per la Politica regionale Johannes Hahn , che sarà anche il prossimo commissario responsabile del bilancio dell’UE. Dalla discussione è emersa la necessità di garantire finanziamenti adeguati per aiutare tutte le regioni e le città dell’UE a diventare più verdi, più inclusive e più intelligenti, facendo un uso efficiente dei fondi SIE. I partecipanti hanno ricordato che il legame tra la politica di coesione e le riforme strutturali dovrebbe essere bidirezionale, che gli obiettivi della politica di coesione non dovrebbero essere dirottati e che è altresì imperativo applicare l’obiettivo della coesione in modo trasversale in tutte le politiche dell’UE, come richiesto dai Trattati. Ridurre le disparità e promuovere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile devono diventare priorità condivise, da non compromettere con un approccio alle riforme dall’alto verso il basso, incentrato sull’austerità.

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L’UE non conseguirà la neutralità climatica entro il 2050 se non si prefiggerà obiettivi più ambiziosi in materia di clima ed energia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Le città e le regioni europee considerano una priorità creare un Fondo per una transizione equa a favore delle regioni carbonifere che non sia compreso nelle risorse della politica di coesione, e sostengono l’obiettivo della Finlandia di concludere un accordo a livello dell’UE sulla neutralità climatica entro il 2050
In un momento in cui la nuova Commissione europea ha indicato i cambiamenti climatici e la decarbonizzazione come temi prioritari da affrontare nel quadro del futuro “Green Deal” europeo, il Comitato europeo delle regioni ha adottato una serie di pareri relativi all’agenda dell’UE per il clima, nei quali formula raccomandazioni sulle questioni della transizione verso l’energia pulita nelle regioni carbonifere e del coinvolgimento degli enti locali e regionali nella definizione dei piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC) entro il 2030. In una sessione plenaria posta sotto il segno del futuro della politica di coesione, i membri si dichiarano a favore della creazione di un fondo a parte per le regioni carbonifere, avendo però cura di coinvolgere i governi locali e regionali nelle decisioni di investimento . Le città e le regioni europee intendono portare avanti la localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e fanno presente che l’UE non conseguirà la neutralità climatica entro il 2050 se non si prefiggerà obiettivi in materia di clima ed energia più ambiziosi di quelli attuali.

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Le politiche dell’UE offrano maggiore sostegno alla pastorizia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Il Comitato europeo delle regioni, su iniziativa di Jacques Blanc (FR/PPE), sindaco di La Canourgue, ha adottato all’unanimità il parere sulla pastorizia nella sessione plenaria di ottobre. “Il mantenimento dell’attività pastorizia è essenziale per conservare l’agricoltura in tutti i territori allo scopo di preservare un tessuto rurale dinamico, ma anche per conseguire i nostri obiettivi ambientali e climatici”, sottolineano i leader delle amministrazioni locali. Il mantenimento dell’attività pastorizia consente inoltre di sviluppare il turismo nelle zone rurali e di combattere gli incendi e le valanghe. È pertanto indispensabile che non solo la politica agricola comune (PAC) ma anche le politiche ambientali e sociali tengano maggiormente conto delle attività legate alla pastorizia.”L’attuale PAC favorisce i pascoli seminati e il pascolo grasso rispetto alla gariga, alla macchia o alle aree boschive di montagna, il che mette a rischio l’allevamento in molte regioni. È urgente riorientare il sostegno della PAC verso l’allevamento estensivo e riconoscere le superfici adibite a pascolo con una componente lignea come superfici di produzione agricola ammissibili ai diritti all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento di base”, ha sottolineato Jacques Blanc. Il CdR chiede che l’indicazione “latte, formaggio e carne di pascolo” sia riservata ai prodotti che garantiscano che l’alimentazione degli animali proviene per oltre l’80 % dai pascoli nei limiti consentiti dalla stagione di pascolo.
In molti paesi europei in cui le popolazioni di grandi carnivori sono in aumento, le attività legate alla pastorizia sono a forte rischio. Infatti, le perdite provocate dai grandi predatori sono molto significative e in crescita. Il CdR chiede alla Commissione di valutare la necessità di rivedere la direttiva Habitat in base alla prossima relazione sullo stato della natura nel 2020, tenendo conto dei risultati del piano d’azione per la natura, i cittadini e l’economia e dello stato di conservazione delle diverse specie e dei differenti habitat. Chiede inoltre che la strategia a favore della biodiversità si basi su un nuovo fondo specifico per la conservazione delle specie. “Tale fondo dovrebbe coprire il risarcimento dei danni causati dai grandi carnivori, il cui costo è in forte aumento, e assicurare la protezione del bestiame, impegnando potenzialmente una parte sempre più importante del FEASR, il cui bilancio si sta tuttavia riducendo significativamente”, ha precisato Jacques Blanc.

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Ue. Bocciata la commissaria Goulard

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

Di Luigi Garofalo La francese Sylvie Goulard non sarà la commissaria al mercato unico digitale e quindi la responsabile diretta dell’implementazione dell’Agenda Digitale Europea della nuova Commissione Ue. La sua candidatura è stata bocciata dal Parlamento europeo e rischia di far slittare il voto in plenaria a Strasburgo per tutta la commissione guidata da Ursula von der Leyen, previsto per il 23 ottobre: potrebbe essere rinviato alla plenaria di novembre.
Goulard, sostenuta dal presidente francese Emmanuel Macron, era stata designata al Mercato Interno, alla Difesa, alla nuova direzione Industria e Spazio e a promuovere anche il Mercato Unico Digitale. L’ex ministra della Difesa francese si è vista così respingere la candidatura con una grossa maggioranza nel voto degli europarlamentari delle commissioni Mercato Interno e Industria dell’Europarlamento che l’hanno ascoltata in audizione per la seconda volta (la prima audizione avvenuta il 3 ottobre scorso). Tra gli eurodeputati chiamati ad esprimersi con voto segreto, 82 hanno votato contro, 29 a favore e uno si è astenuto. Contro Goulard hanno votato il Ppe, i Verdi, la sinistra del Gue e i sovranisti. Spaccati i socialisti. La bocciatura ha una forte valenza politica, perché è vista dagli analisti come un affronto a Macron, il king maker delle nomine europee per la nuova legislatura. Il pretesto per respingere la candidatura è stato il comportamento “non etico” tenuto da Goulard quando era eurodeputata, che non è stato lasciato in secondo piano dagli attuali parlamentari europei. L’uso di fondi Ue per lavori non documentati l’ha già portata a restituire 45mila euro all’Europarlamento e l’ha coinvolta in indagini ancora in corso dell’antifrode Ue, Olaf di Bruxelles, e della magistratura francese, che la costrinsero a dimettersi da ministro della Difesa poco dopo la nomina. In più, durante le audizioni al Parlamento Ue le sono state contestate consulenze pagate “oltre 10mila euro al mese” dalla lobby/think-thank Usa Berggruen Institute durante il suo mandato di eurodeputata. A Goulard la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva assegnato la pesante delega per promuovere il mercato unico digitale. Ora a chi passerà: a un nuovo commissario indicato da Macron o sarà affidata ad interim magari a Margrethe Vestager? Ossia alla vice presidente esecutiva e commissario alla Concorrenza (da lei dipende la DG Competion), investita già dell’incarico di supervisionare alla realizzazione di un’Europa pronta per la “Digital Age”. (fonte: key4biz.it Direttore Raffaele Barberio)

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Dazi Usa: Subito un fondo di solidarietà dall’U.E.

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

L’eurodeputata della Lega, Anna Cinzia Bonfrisco, chiede una risposta immediata a livello Comunitario per far fronte agli effetti della sentenza della WTO sulle imprese europee e in particolare italiane. “Occorre attivare subito un fondo di solidarietà per le aziende che non hanno alcuna colpa nella disputa sugli aiuti ad Airbus e Boeing e verranno pesantemente danneggiate dai dazi” afferma Bonfrisco. “Prodotti agroalimentari e in particolare del settore caseario, non hanno nulla a che fare con il settore aerospaziale e la disputa che ha originato la guerra commerciale tra USA e Unione europea – conclude la deputata del gruppo al Parlamento europeo Identità e Democrazia -. L’Unione europea deve agire subito per tutelare queste imprese”.

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La Serbia a piccoli passi verso l’Ue

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2019

Dall’Adriatico insanguinato dalle Guerre nei Balcani a una stretta di mano dal grande valore: quello della speranza in un futuro di pace all’interno dell’Unione Europea. Ancona, capoluogo marchigiano in prima fila all’epoca del conflitto con il ponte aereo umanitario dall’aeroporto di Falconara, e Šabac, piccolo centro nella Serbia a confine con la Bosnia ed Erzegovina, stanno per firmare un Patto di Amicizia con la speranza possa diventare viatico per l’ingresso della prima municipalità serba all’interno del Forum delle Città Adriatico Ioniche. Sarebbe il primo storico ingresso di una realtà serba nei 20 anni di vita del Forum, nato nell’ambito della Strategia dell’Unione Europea per la Regione Adriatico-ionica (Eusair) con l’obiettivo di favorire creare un luogo di dialogo interculturale e mediazione politica e favorire lo sviluppo di una pacifica comunità adriatica e ionica aperta all’Europa.
L’associazione, al pari dell’analogo Forum delle Camere di Commercio di questa macroregione, annovera al suo interno oltre l’Italia (comuni di Friuli, Veneto, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata) anche Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, e Slovenia. Impensabile fino a qualche anno fa l’ingresso di un comune serbo. Troppo viva ancora la memoria di un decennio di conflitto che ha messo a ferro e fuoco l’area. Un passo alla volta. Anche in prospettiva dell’ingresso della Serbia nell’Unione Europea, con i negoziati di adesione avviati nel 2014.

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Scuola: Procedure d’infrazione UE contro l’Italia in forte aumento

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Mentre l’Italia si appresta a rispondere alla lettera di costituzione di messa in mora prodotta in piena estate dalla Commissione Ue per abuso di precariato scolastico, giunge notizia dell’aumento esponenziale, registrato nel 2019, pari al 40% in più in un solo anno, delle procedure avviate dall’Unione europea nei confronti del nostro Paese per colpa dei Governi che non applicano leggi e direttive europee: hanno raggiunto quota 79, di cui 71 per violazione del diritto Ue, 8 per mancato recepimento delle direttive. Il dato in sensibile crescita giunge dopo una riduzione del 50%, tra il 2017 e il 2018 (da 119 a 57), del numero di procedure di infrazione. Le “osservazioni” della Commissione cominciano a pesare sulle casse dello stato italiano, costretto fino ad oggi ad un esborso complessivo di 301 milioni di euro. I dati sono stati presentati dal professore universitario Daniela Corona, docente di Diritto dell’UE alla Luiss di Roma: “Sono tutti soldi buttati, nel nostro Paese c’è una situazione incancrenita. Il messaggio per l’attuale governo è che bisogna studiare e fare i compiti”, ha detto l’accademico. Marcello Pacifico (Anief): “Il danno all’erario che stanno producendo i nostri governanti è altissimo, ma quello che fa più rabbia è il fatto che quasi sempre si tratta di procedure ampiamente annunciate e sottovalutate. Come quella che si sta consumando per l’abuso di precariato nella scuola, per docenti e Ata che rimangono supplenti ben oltre la soglia dei 36 mesi indicata proprio da Bruxelles, che dopo le avvisaglie delle passate settimane, è molto probabile che si concretizzerà in un’altra salatissima procedura d’infrazione: un’altra bella fetta di soldi pubblici sprecati, per colpa delle inadempienze di chi non ci ha voluto ascoltare, continuando ad considerare i precari come se fossero dei lavoratori ‘usa e getta’ su cui fare cassa”. Sono numeri importanti quelli presentati poche ore fa da Daniela Corona, docente di Diritto dell’Unione Europea all’Università Luiss Guido Carli, contenuti in uno studio transnazionale realizzato dalla Luiss, in collaborazione con la testata giornalistica Sanità Informazione.

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Brexit: nuovo Parlamento europeo riafferma pieno sostegno alla posizione dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

In una risoluzione che ribadisce il sostegno del PE a una Brexit “ordinata”, i deputati hanno affermato che l’accordo di recesso è equo, equilibrato e garantisce la certezza del diritto.
Il Parlamento europeo continua a sostenere una “Brexit ordinata” basata sull’accordo di ritiro già negoziato, come ribadito dai deputati nella risoluzione approvata mercoledì con 544 voti favorevoli, 126 contrari e 38 astensioni.Inoltre, nel testo si sottolinea che l’attuale accordo di recesso tiene conto delle “linee rosse” del Regno Unito e dei principi dell’UE, fornendo una soluzione equa ed equilibrata.L’accordo salvaguarda i diritti e le scelte di vita di cittadini europei e britannici, offre un meccanismo di risoluzione rispetto agli obblighi finanziari del Regno Unito e risponde alla richiesta del Regno Unito di un periodo di transizione. Inoltre, fornisce il necessario meccanismo di backstop per salvaguardare lo status quo in Irlanda, proteggendo l’Accordo del Venerdì Santo e garantendo la cooperazione nord-sud. Nella risoluzione, i deputati confermano di essere pronti a ritornare alla proposta originaria dell’UE, per un dispositivo di protezione solo per l’Irlanda del Nord. Si dichiarano inoltre disponibili a esaminare “soluzioni alternative” che siano giuridicamente e operativamente credibili e in linea con i principi guida dell’UE. Tuttavia, I deputati sottolineano che non daranno il proprio consenso a un accordo di recesso che non preveda alcun meccanismo di salvaguardia.
Per quanto riguarda i recenti sviluppi, il Regno Unito dovrebbe assumersi la piena responsabilità di un’uscita senza accordo e delle gravi conseguenze che ciò comporterebbe.
Inoltre, uno scenario “no deal” non eliminerebbe gli obblighi e gli impegni del Regno Unito in materia di transazioni finanziarie, protezione dei diritti dei cittadini e rispetto dell’Accordo del Venerdì Santo. Tali condizioni preliminari sono necessarie per l’approvazione da parte del Parlamento di qualsiasi relazione futura tra l’UE e il Regno Unito. In quest’ottica, i deputati accolgono con favore la pianificazione di misure di preparazione e di emergenza in caso di un recesso senza accordo, adottate dalle istituzioni e dagli Stati membri. La salvaguardia dei diritti e delle scelte di vita dei cittadini UE nel Regno Unito e dei cittadini britannici nell’UE resta la massima priorità del Parlamento europeo, mentre i deputati esprimono preoccupazione per l’attuazione del regime del Regno Unito in materia di registrazione di residenza. I deputati incoraggiano gli altri 27 Stati membri ad adottare un approccio coerente e generoso al riguardo e a fornire la certezza del diritto ai cittadini britannici residenti in tutta l’UE. I deputati si dicono aperti a un’eventuale proroga del periodo di negoziazione di cui all’articolo 50, se richiesto dal Regno Unito, a condizione che sia giustificata e con uno scopo specifico, ad esempio per evitare un’uscita senza accordo, svolgere elezioni generali o un referendum, revocare l’articolo 50 o approvare un accordo di recesso. Tuttavia, tale proroga non dovrebbe incidere sul lavoro e sul funzionamento delle istituzioni UE. A seguito della decisione del Vertice straordinario del Consiglio europeo del 10 aprile 2019 di accettare la richiesta del Regno Unito di prorogare il termine di cui all’articolo 50, il Regno Unito dovrebbe lasciare l’UE entro il 31 ottobre.Nella risoluzione viene confermato il sostegno del nuovo Parlamento all’attuale approccio dell’UE, in vista del decisivo Consiglio europeo di ottobre. Qualsiasi accordo di ritiro e futuro accordo di associazione o accordo internazionale con il Regno Unito dovrà essere approvato dal Parlamento europeo.

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Inondazioni 2018: 277 milioni di euro dall’UE all’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Il PE ha approvato mercoledì 293,551794 milioni di euro in aiuti dal Fondo di solidarietà UE, in seguito agli eventi meteorologici estremi del 2018 in Austria, Italia e Romania.I 293,5 milioni di euro del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) sono così ripartiti: 277,2 milioni di euro per l’Italia per le copiose piogge, i forti venti, le inondazioni e le frane avvenute nell’autunno 2018; 8,1 milioni di euro per l’Austria, a seguito degli stessi eventi meteorologici, e 8,2 milioni di euro per la regione nordorientale della Romania, dopo le inondazioni avvenute nell’estate 2018.Nell’autunno del 2018 quasi tutte le regioni italiane, da nord a sud, sono state colpite da fenomeni meteorologici estremi che hanno causato frane, alluvioni e caduta di alberi, e all’origine di decine di decessi. Fra i danni materiali, si sono registrati gravi interruzioni delle reti stradali e fluviali, allagamenti di edifici pubblici e privati, interruzioni delle reti elettriche e del gas, oltre a perdite significative nei settori del legname e del turismo.I finanziamenti sono stati approvati dal Parlamento con 645 voti favorevoli, 18 contrari e 30 astensioni.Maggiori informazioni sono disponibili nella proposta della Commissione e nel progetto di relazione del PE del relatore Siegfried Muresan, (PPE, RO). La relazione che approva il relativo progetto di bilancio rettificativo, presentata dal relatore John Howarth (S&D, Regno Unito), è stata approvata con 649 voti favorevoli, 19 contrari e 30 astensioni.

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Serve una profonda revisione delle regole economiche dell’Ue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Il messaggio del presidente Mattarella per il riesame delle regole del Patto di stabilità, allo scopo di rinnovare la coesione europea e indirizzarla verso la crescita e gli investimenti produttivi, può aprire una stagione di grandi cambiamenti e innovazioni in tutti i campi della politica e dell’economia. Il Presidente interpreta bene le esigenze del nostro popolo e, soprattutto, la delicatezza della situazione che potrebbe minare l’unità dell’Unione europea. Infatti, il momento economico è difficile per tutti i paesi dell’Ue, colpiti dalla recessione, dalla deflazione e da ondate destabilizzanti di guerre doganali. Ciò, però, potrebbe augurabilmente consentire a dare la spallata definitiva all’assurda politica dell’“austerità a tutti i costi”. Negli anni scorsi anche noi abbiamo sovente rilevato le esigenze più stringenti che in Europa si dovrebbero affrontare. Anzitutto sottrarre gli “investimenti per la crescita”, quelli in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca, alla logica delle spese correnti, alle restrizioni di bilancio e al calcolo del deficit. Il rigore non può essere fine a se stesso. E’ da prima dell’Accordo di Maastricht che la politica economica dell’Ue è stata improntata all’esclusiva bussola dell’austerità. Oggi, per fortuna, anche gli economisti monetaristi riconoscono l’errore e ne ammettono il fallimento. Tra l’altro, occorrerebbe ridefinire, con responsabilità e coraggio, anche la cosiddetta politica del bail in, che, in caso di crisi bancaria, prevede il coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e correntisti della stessa banca. Fu introdotto nel 2016, quando era previsto soltanto il salvataggio con soldi pubblici. Ora, a nostro avviso, sarebbe necessario introdurre la “separazione bancaria” tra le banche d’investimento e quelle commerciali. Le eventuali operazioni speculative dovrebbero essere consentite soltanto alle banche d’investimento. Alle altre, invece, dovrebbe essere vietato. Il risparmio delle famiglie andrebbe, quindi, maggiormente tutelato. Un bail in più duro dovrebbe essere applicato alle banche d’investimento che intendano usare i loro capitali per operazioni rischiose e speculative. Per aiutare la ripresa economica si potrebbe, inoltre, come più volte in passato indicato, fare ricorso agli eurobond. Sebbene reputiamo ancora difficile e lontana la piena trasformazione dei debiti nazionali in debito europeo, gli eurobond di project financing, cioè obbligazioni europee mirate a specifici investimenti produttivi, potrebbero essere attivati da subito. Gli eurobond sarebbero emessi dalla Banca Europea degli Investimenti (Bei) e acquistati dalla Bce ed eventualmente anche dagli Stati membri. Finora il Quantitative easing della Bce è stato usato per acquistare titoli di Stato dei paesi Ue, in proporzione al loro livello di Pil, e altri titoli in possesso delle banche europee. Purtroppo, troppo spesso la liquidità ottenuta dalle banche non è stata destinata ai crediti per l’economia reale ma è stata deposita presso la stessa Bce.Sarebbe, invece, opportuno vincolare le politiche monetarie della Bce, e quindi anche il Qe, direttamente ai programmi di sviluppo economico dell’Ue.Naturalmente l’Europa non può sottovalutare i gravi problemi della fiscalità e la necessità della lotta contro l’evasione e l’elusione. Si stima che l’evasione fiscale a livello europeo sia di circa 900 miliardi di euro. La cifra è enorme, in cui la quota italiana è, purtroppo, notevole. La tassazione delle grandi imprese multinazionali, che finora hanno cercato abilmente di sottrarsi ai controlli, non è rinviabile. La vera sfida è uniformare i sistemi fiscali dei vari paesi Ue. Del resto non si può ignorare che alcuni paesi – Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Olanda – “mostrano tratti da paradiso fiscale e facilitano l’approccio fiscale aggressivo”, come dice anche il rapporto preparato da una commissione del Parlamento europeo.L’Europa deve sempre più essere la nostra casa comune. Perciò, a partire dall’Italia, è dovere di tutti mantenerla, cambiarla e migliorarla. (by Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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A Milano incontro sulle politiche sociali dell’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Milano 26/09/2019 – 09:00 Caritas Ambrosiana, via San Bernardino 4. Sarà un momento di discussione e confronto tra istituzioni, esperti e società civile in cui verrranno presentate e discusse le principali politiche sociali dell’UE. L’incontro si inserisce si inserisce nel progetto “Futur EU – Citizens’ reflections on the Future of Europe”(link is external): progetto europeo finanziato dal programma Europa per i cittadini, che si propone di affrontare i più importanti temi politici delineati nel Libro bianco per il futuro dell’Europa e i documenti di riflessione tematici ad esso correlati.

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Piano Juncker: mobilitati investimenti per 433 miliardi di euro in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

A settembre 2019 gli accordi approvati nel quadro del piano Juncker ammontano a 79,7 miliardi di euro di finanziamenti e riguardano tutti e 28 gli Stati membri. Secondo le previsioni, circa 972.000 start-up e piccole e medie imprese (PMI) beneficeranno di un accesso agevolato ai finanziamenti. Attualmente, i primi cinque paesi in classifica per quanto riguarda gli investimenti previsti in rapporto al PIL sono la Grecia, l’Estonia, il Portogallo, la Bulgaria e la Lettonia. La BEI ha approvato finanziamenti per 57,8 miliardi di euro a favore di progetti infrastrutturali e innovativi, che dovrebbero generare a loro volta 262,6 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Il Fondo europeo per gli investimenti, che fa parte del gruppo BEI, ha approvato accordi per 21,9 miliardi di euro con banche intermediarie e fondi per finanziare le PMI, che dovrebbero a loro volta generare 170,6 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi.

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Scuola. Fioramonti insiste: basta precari, già chiesti due miliardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Per il nuovo ministro dell’Istruzione i precari sono in cima ai problemi da risolvere nella scuola. “Bisogna tornare ai livelli del periodo precrisi e trovare una soluzione al precariato dilagante, su cui l’Ue ci ha già minacciato di una procedura d’infrazione”, ha detto Lorenzo Fioramonti, intervenuto a Il mattino di Radio 1, sottolineando anche l’importanza di aumentare gli investimenti al più presto sulla scuola. “Su scuola, università e ricerca non si scherza, sono la priorità del Paese. Ho già chiesto di inserire nella Manovra un miliardo per l’università e due per la scuola” afferma il ministro. Poi ci sono, a parte, “11 miliardi di euro di finanziamenti” per la sicurezza degli edifici scolastici.
Anief ritiene importante il cambio di linea che il nuovo ministro dell’Istruzione vuole dare alla scuola. In particolare, è fondamentale portare avanti una politica di totale assorbimento del precariato storico. È una prerogativa che, assieme alla riduzione del numero di alunni per classe e all’ampliamento del tempo pieno, ha anche espresso il premier Giuseppe Conte. Ed è una delle priorità indicate dall’Anief, come esposto nel decreto salva scuola.“Sapere che il Miur ha chiesto 2 miliardi nella scuola e 1 per l’università, anche per risolvere questo annoso problema, ci rincuora – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. Adesso c’è da capire come il ministro Fioramonti voglia andare a mettere mano al decreto salva precari approvato dal Consiglio dei ministri a inizio agosto con la formula anomala del ‘salvo-intese’ ma poi bloccato e mai approdato in Gazzetta Ufficiale”. Quel decreto prevedeva l’indizione dei concorsi straordinari per i precari della scuola di primo e secondo grado, più quello ordinario per medie e superiori, dopo che per il primo ciclo si era arrivati al decreto in Gazzetta Ufficiale. Per la secondaria si sarebbero riorganizzati, inoltre, i percorsi abilitanti attraverso l’attivazione dei Pas.Tra le altre richieste di Anief per un giusto utilizzo dei fondi delle legge di Bilancio, c’è il ripristino della figura del ricercatore a tempo indeterminato, la cancellazione dalla riforma Gelmini, senza trascurare di stabilizzare il personale Ata, gli educatori, gli assistenti all’autonomia al pari dei lavoratori delle cooperative dei servizi esternalizzati, oltre che prevedere la totale parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, anche ai fini della ricostruzione di carriera. Come pure bisogna recuperare da subito le risorse risparmiate nella scuola e destinarle al rinnovo del contratto e favorire la mobilità del personale per conciliare diritto al lavoro e alla famiglia. In questo modo si potrebbe garantire da subito incrementi medi di 200 euro mensili.

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Inondazioni 2018: in arrivo più di 250 milioni di euro in aiuti UE per l’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

La commissione per i bilanci ha approvato la mobilitazione di un totale di 293,5 milioni di euro, in seguito agli eventi meteorologici estremi del 2018 in Italia, Austria e Romania.I 293,5 milioni di euro del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) approvati sono così ripartiti: 277,2 milioni di euro per l’Italia per le forti piogge, le inondazioni e le frane avvenute nell’autunno 2018; 8,1 milioni di euro per l’Austria, a seguito degli stessi eventi meteorologici e 8,2 milioni di euro per la regione nordorientale della Romania, dopo le inondazioni avvenute nell’estate 2018.Nell’autunno del 2018 quasi tutte le regioni italiane, da nord a sud, sono state colpite da fenomeni meteorologici estremi che hanno causato frane, alluvioni e caduta di alberi, e all’origine di decine di decessi. Fra i danni materiali, si sono registrati gravi interruzioni delle reti stradali e fluviali, allagamenti di edifici pubblici e privati, interruzioni delle reti elettriche e del gas, oltre a perdite significative nei settori del legname e del turismo.

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Nuove norme europee per le pratiche commerciali eque e trasparenti sulle piattaforme online

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

Le norme troveranno diretta applicazione in tutti gli Stati membri dell’UE a partire dal 12 luglio 2020.Il cosiddetto regolamento sulle relazioni piattaforme-imprese garantirà che un milione di imprese che vendono beni e servizi in tutta Europa ricevano informazioni più complete in merito alle pratiche online e beneficino di norme chiare e di meccanismi efficaci di risoluzione delle controversie, il che renderà le interazioni tra le imprese e le piattaforme online più eque e trasparenti.Questo insieme unico di norme a livello dell’UE stabilisce obblighi per le piattaforme online e i motori di ricerca all’interno del mercato unico, rendendo più chiari i diritti delle imprese, in particolare per quanto riguarda il posizionamento nei risultati di ricerca, l’accesso ai dati e la risoluzione delle controversie.Le norme garantiranno un aumento della concorrenza, il che a sua volta significherà che i consumatori godranno di una maggiore scelta di beni e servizi, di migliore qualità e a prezzi inferiori.
Il regolamento rappresenta un primo passo e rientra nei lavori in corso della Commissione relativi all’economia in rapida espansione delle piattaforme online, lavori che comprendono l’istituzione di un nuovo osservatorio dell’UE sull’economia delle piattaforme online, tra i cui compiti figura il monitoraggio dell’attuazione delle nuove norme.

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La Commissione intensifica l’azione dell’UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

L’approccio più risoluto annunciato oggi affronta la questione sia sul piano dell’offerta sia su quello della domanda, introducendo misure a sostegno della cooperazione internazionale con i portatori di interessi e gli Stati membri, della finanza sostenibile, di un migliore uso del suolo e delle risorse, della creazione di posti di lavoro sostenibili, della gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento, della ricerca e della raccolta di dati mirati. Avvia inoltre una valutazione di possibili nuovi interventi di regolamentazione per ridurre al minimo la deforestazione e il degrado forestale causati dai consumi dell’Unione.Il Vicepresidente Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: “La superficie forestale mondiale continua a diminuire a un ritmo allarmante. Con questa comunicazione intensifichiamo l’azione dell’UE per proteggere meglio le foreste esistenti e gestirle in modo sostenibile. Proteggere le foreste ed espandere la superficie forestale in modo sostenibile significa preservare i mezzi di sostentamento delle comunità locali ed aumentarne il reddito. Le foreste rappresentano anche un promettente settore dell’economia verde, che ha il potenziale di creare tra 10 e 16 milioni di posti di lavoro dignitosi in tutto il mondo. Questa comunicazione costituisce un importante passo avanti in tal senso.”
Neven Mimica, Commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, ha dichiarato: “Siamo pronti a collaborare con i paesi partner per proteggere e gestire in modo sostenibile le foreste di tutto il mondo, nell’interesse della sicurezza alimentare, delle risorse idriche, della lotta contro i cambiamenti climatici, della resilienza e della pace. È un passo dovuto per un futuro più sostenibile e inclusivo.”
L’ambizioso approccio europeo definito oggi è una risposta all’annoso problema della distruzione delle foreste, che continua a interessare tutto il mondo: tra il 1990 e il 2016 sono andati persi 1,3 milioni di chilometri quadrati, equivalenti a circa 800 campi da calcio l’ora. Tra i principali responsabili della deforestazione c’è la domanda di alimenti, mangimi, biocarburanti, legname e altri prodotti.Le emissioni di gas serra connesse a questa pratica sono la seconda causa di cambiamenti climatici, motivo per cui proteggere le foreste è essenziale per adempiere agli impegni dell’accordo di Parigi. Sul piano socio-economico le foreste contribuiscono al sostentamento del 25 % circa della popolazione mondiale, oltre ad essere depositarie di preziosi valori culturali, sociali e spirituali.La comunicazione adottata oggi persegue un duplice obiettivo: da un lato, tutelare e migliorare la salute delle foreste esistenti, in particolare quelle primarie; dall’altro, espandere in modo significativo la superficie forestale mondiale, all’insegna della sostenibilità e della biodiversità. La Commissione ha individuato cinque priorità:
ridurre l’impronta dei consumi dell’UE sul suolo e incoraggiare il consumo di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscano alla deforestazione nell’UE;
collaborare con i paesi produttori per diminuire la pressione sulle foreste e spingere l’UE verso una cooperazione allo sviluppo che non sia causa di deforestazione;
rafforzare la cooperazione internazionale per arrestare la deforestazione e il degrado forestale e promuovere il ripristino delle foreste;
riorientare i finanziamenti verso pratiche più sostenibili di uso del suolo;
sostenere la disponibilità, la qualità e l’accesso alle informazioni sulle foreste e le catene di approvvigionamento dei prodotti e promuovere la ricerca e l’innovazione.
Per vagliare le misure volte a ridurre il consumo dell’UE e incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscono alla deforestazione verrà creata una piattaforma multi-partecipativa sulla deforestazione, il degrado e la rigenerazione forestali, che riunirà un ampio ventaglio di portatori di interessi. La Commissione favorirà anche il potenziamento dei sistemi di certificazione riservati ai prodotti che non sono causa di deforestazione e valuterà possibili misure legislative e altri incentivi sul versante della domanda.La Commissione lavorerà a stretto contatto con i paesi partner per aiutarli a ridurre la pressione sulle foreste e si assicurerà che le politiche dell’UE non contribuiscano alla deforestazione o al degrado forestale.

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Corte di Giustizia: risarcimento anche per i voli in ritardo di collegamento al di fuori dell’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Per fortuna che c’è la Corte di Giustizia a chiarire quali siano i termini ed i modi per agire a tutela dei propri diritti nella delicata materia dei trasporti dei passeggeri quando la legge ed i giudici nazionali non si uniformano al diritto vigente nell’area comune. Così Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene opportuno passare in rassegna un’importante decisione pubblicata in data odierna dalla Corte. Secondo la sentenza, nella causa C-502/18, i viaggiatori hanno diritto al risarcimento per un volo in coincidenza ritardato al di fuori dell’UE, anche se il volo in coincidenza non è stato offerto da una compagnia aerea europea. Nel caso specifico upasseggeri hanno effettuato ciascuno, presso il vettore aereo ceco České aerolinie, una prenotazione unica per un volo da Praga (Repubblica ceca) a Bangkok (Thailandia) via Abou Dhabi (Emirati Arabi Uniti). La prima tratta di tale volo in coincidenza, operata da České aerolinie tra Praga e Abou Dhabi, è stata eseguita conformemente al piano di volo e il volo è giunto puntuale ad Abou Dhabi. Per contro, quanto alla seconda tratta, operata, nell’ambito di un accordo di code-sharing, dal vettore aereo non comunitario Etihad Airways tra Abou Dhabi e Bangkok, il volo ha subìto un ritardo all’arrivo di 488 minuti. Tale ritardo di più di tre ore può dar luogo a una compensazione pecuniaria dei passeggeri ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei 1. I passeggeri hanno proposto, dinanzi ai giudici cechi, ricorsi contro České aerolinie perché venga loro riconosciuta la compensazione prevista dal regolamento. České aerolinie, tuttavia, contesta in giudizio la fondatezza di detti ricorsi adducendo di non poter essere considerata responsabile del ritardo del volo da Abou Dhabi a Bangkok poiché volo operato da altro vettore aereo. Adito in appello, il Městský soud v Praze (corte regionale di Praga capitale, Repubblica ceca) domanda alla Corte di giustizia se České aerolinie sia tenuta a pagare una compensazione ai sensi del regolamento. Con la sentenza odierna la Corte ricorda, anzitutto, che un volo con una o più coincidenze che sia stato oggetto di un’unica prenotazione va considerato unitariamente ai fini del diritto a compensazione dei passeggeri previsto dal regolamento2. Pertanto, un volo in coincidenza nell’ambito del quale una prima tratta sia stata operata a partire da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro, nella fattispecie Praga, rientra nell’ambito di applicazione del regolamento anche se la seconda tratta di tale volo in coincidenza è stata operata da un vettore non comunitario con partenza e destinazione in un paese terzo all’Unione europea. Riguardo alla questione se České aerolinie, il vettore aereo che ha effettuato la prima tratta del volo in coincidenza, possa essere tenuta al pagamento della compensazione pecuniaria dovuta in ragione del ritardo prolungato all’arrivo registrato sulla seconda tratta di tale volo, effettuata da Etihad Airways, la Corte constata che, ai sensi del regolamento, l’obbligo di compensazione dei passeggeri grava unicamente sul vettore aereo operativo del volo considerato. La Corte rileva, sul punto, che, perché possa essere qualificato come vettore aereo operativo, deve essere dimostrato che il vettore in questione abbia effettivamente realizzato il volo considerato. Orbene, České aerolinie ha effettivamente realizzato un volo nell’ambito del contratto di trasporto concluso con i passeggeri coinvolti, sicché può essere qualificata come vettore aereo operativo.Di conseguenza, la Corte conclude che, nelle circostanze della presente causa, České aerolinie è, in linea di principio, tenuta alla compensazione pecuniaria prevista dal regolamento in ragione del ritardo prolungato all’arrivo registrato sul volo in coincidenza a destinazione Bangkok, e ciò benché tale ritardo prolungato si sia verificato sul volo da Abou Dhabi a Bangkok e sia imputabile a Etihad Airways. In tal senso la Corte sottolinea che, nell’ambito dei voli con una o più coincidenze che siano stati oggetto di un’unica prenotazione, il vettore aereo operativo che ha realizzato la prima tratta non può trincerarsi dietro la cattiva esecuzione di un volo successivo ad opera di un altro vettore aereo. Infine, la Corte ricorda che il regolamento riserva al vettore aereo operativo che ha dovuto provvedere a una compensazione pecuniaria in favore dei passeggeri in ragione del ritardo prolungato di un volo in coincidenza che ha costituito oggetto di un’unica prenotazione e che è stato, in parte, operato da un altro vettore nell’ambito di un accordo di code-sharing, il diritto di agire in regresso contro quest’ultimo per ottenere ristoro di tale onere finanziario.

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