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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

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Combatting terrorism: Parliament sets out proposals for a new EU strategy

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

In a non-legislative resolution discussed on Tuesday and adopted on Wednesday with 474 votes to 112 and 75 abstentions, Parliament suggests reinforcing the role of the EU agencies such as Europol and the European Agency for the operational management of large-scale IT Systems (eu-LISA).MEPs also voice concerns over insufficient data exchange among the agencies, and between the member states and EU authorities. They underline the importance of fully respecting fundamental rights, including data protection and freedom of expression, when undertaking counter-terrorism measures.Among Parliament’s main proposals:
Creating an EU watch list of radical preachers;
Stronger monitoring to ensure harmonised security and judicial prosecution of identified ‘returning fighters’ to Europe;
preclude convicted terrorist offenders from being granted asylum;
Anti-radicalisation measures, such as programmes for prisons, education and campaigns;
Specific training on radicalisation for EU and member states’ officials;
Strengthening EU’s external borders and proper checks at all border crossings using all relevant databases;
Demand for legal procedures to probe the praise of acts of terrorism;Removing printed or online propaganda explicitly inciting to violence;
call for continuity of EU-UK cooperation and information exchange;
Restricting knife-carrying and banning particularly harmful knives;
Inclusion of private planes under the PNR Directive;
European system of licences for specialised buyers of explosive precursors;
Urgent need for a common definition of ‘victim of terrorism’ at EU level;
Commission asked to create an EU Coordination Centre of victims of terrorism (CCVT) to provide crisis support and assistance in cases of attacks;
use the European Solidarity Fund to compensate victims of large-scale terror attacks; Closer cooperation with non-EU countries, especially neighbouring countries;
Following the vote, the co-rapporteur, Monika Hohlmeier (EPP, DE) said: ““Yesterday’s attack on the Christmas market in Strasbourg was an attack on European citizens and the common EU values and principles in the worst possible way. The incident has shown us again that we need to leave empty slogans and unrealistic measures behind and concentrate our activities on what really makes Europe safe. Despite all the efforts made over the past years, there are still gaps and ways to make the fight against terrorism more efficient. This means wider cooperation and information exchange between intelligence services and authorities, more prevention measures against radicalisation, tougher legal instruments and better protection of the rights of victims”.

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Deal on faster exchange of non-EU nationals’ criminal records

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Plans to create an EU database to enable EU countries to exchange non-EU citizens’ criminal records faster, were informally agreed with Council negotiators on Tuesday.Currently, national authorities often rely solely on data on non-EU nationals’ convictions available from their own national criminal record systems. The new centralised database on third country nationals will improve the exchange of information on non-EU nationals’ criminal records throughout the EU and contribute to the EU-wide fight against cross-border crime and terrorismThe database will complement the European Criminal Records Information System (ECRIS), which EU countries already use to exchange information on EU citizens’ previous convictions.The new ECRIS Third Country National (ECRIS-TCN) system, will:
enable national authorities to establish quickly whether any EU member state holds criminal records on a non-EU citizen,
contain data such as names, addresses, fingerprints and facial images (which, however, may only be used to confirm the identity of a non-EU national who has been identified based on other data), and
Parliament and Council negotiators agreed that in addition to judges and prosecutors in EU countries, Europol, Eurojust and the future European Public Prosecutor’s Office will also have access to ECRIS and the Third Country National system.
The ECRIS-TCN system will also include data on dual nationals who possess the nationality of a third country and of an EU country to ensure that the system is completely reliable and that individuals cannot deliberately hide past convictions simply by having two passports. The fingerprints of dual nationals can only be included in the system if they have been collected in accordance with national law during a criminal proceeding. Furthermore, MEPs managed to ensure that the benefits of including dual nationals’ information in the ECRIS-TCN will be assessed in the near future.

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Appartenenza all’UE positiva per il 64% degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Due italiani su tre pensano che l’appartenenza all’UE sia una cosa positiva per l’Italia, in forte aumento rispetto a un anno fa, secondo l’ultimo Eurobarometro.Il 64% degli italiani intervistati nell’ultimo Eurobarometro Flash, che sarà pubblicato nei prossimi giorni, pensa che l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sia una cosa positiva. Si tratta di un aumento di 15 punti percentuali dal dicembre 2017 (49%). Solo il 15% pensa che sia una cosa negativa, in diminuzione dal 22% di dicembre 2017.In aumento anche gli italiani che hanno un’immagine positiva dell’UE, ora il 42%, rispetto al 31% di dicembre scorso, con le risposte negative in diminuzione dal 36% al 31%.La tendenza verso un maggior sostegno dei cittadini all’UE è evidente in Italia, ma anche, in misura diversa, in Repubblica Ceca, Grecia, Polonia e Ungheria.
A livello europeo, questi primi risultati mostrano un continuo aumento del sostegno all’Unione europea. Il 68% degli intervistati ha giudicato positivamente l’adesione all’UE. Il 47% degli intervistati ricorda di aver sentito parlare recentemente delle elezioni europee dai media, mentre il 52% non ricorda di aver sentito parlare delle elezioni europee nelle ultime notizie.
Quest’indagine Eurobarometro Flash, commissionata dal Parlamento europeo, è stata condotta per telefono con 26.071 intervistati nell’UE-27. Per l’Italia, sono state effettuate interviste telefoniche con 1000 italiani dai 15 anni in su, fra il 29 novembre e il 1 dicembre.

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Ue: tante parole ma poca solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Bruxelles. Da parecchio tempo, e non solo per le recenti defaticanti e destabilizzanti diatribe tra Roma e Bruxelles, rappresentanti ed economisti di molti paesi europei, in primis della Germania, manifestano grande attenzione nei confronti dell’economia italiana. Cosa legittima che, se fatta con spirito di collaborazione, potrebbe essere utile.
L’ultimo intervento viene dal noto settimanale tedesco Die Zeit che, pur manifestando preoccupazione per l’alto livello del suo debito pubblico, riconosce che il surplus della bilancia commerciale riflette un’evidente capacità competitiva dei settori industriali e tecnologici italiani, evitando così il fardello del debito estero. Ciò rende l’Italia molto differente dalla Grecia.
Per Die Zeit, quindi, le preoccupazioni dei mercati internazionali non verrebbero principalmente dalla politica fiscale e dal bilancio nazionale annunciato dal governo ma dalle motivazioni politiche che li sostengono. Di conseguenza, si teme una esasperazione dello scontro anziché perseguire la necessaria moderazione.
Per superare questo dilemma, il settimanale tedesco presenta una proposta dell’Hans Boeckler Stiftung, un istituto sindacale di studi macroeconomici e congiunturali di Dusseldorf. Si sostiene che i ministri delle finanze dell’Unione europea potrebbero autorizzare la Bce ad acquistare titoli di stato dei paesi con lo spread più alto. Ciò dovrebbe essere subordinato, però, a una bilancia commerciale in attivo. Solo l’annuncio di tale intenzione eviterebbe l’applicazione di alti tassi d’interesse che stanno mettendo a repentaglio l’unione monetaria. L’indebitamento dell’Italia sarebbe così sottratto alle pressioni dei mercati finanziari. Per via del suo surplus commerciale, esso sarebbe sopportato in gran parte dagli italiani. Die Zeit ammette che è un passo che richiede coraggio politico ed economico da parte dell’Europa.
Riteniamo che, rispetto all’attuale profonda divisione all’interno dell’Unione, tale scelta potrebbe essere un’iniziativa unificante.
Altrimenti di tanto in tanto rifà capolino la proposta di risanare i nostri conti pubblici con una tassa del 15% sul patrimonio finanziario dei cittadini italiani. In tal modo si porterebbe il debito pubblico sotto la soglia del 100% del pil. Tale idea, si ricorderà, fu proposta per la prima volta dal management della Kommerzbank, la seconda banca tedesca. E’ la stessa banca, in verità, che nel 2008 fu salvata dalla bancarotta con i soldi pubblici. Sarebbe naturalmente una misura iniqua che colpirebbe anzitutto il risparmio.
Come si può vedere, le varie proposte sono figlie di contrapporti approcci e di differenti analisi economiche. Mettono, però, in risalto il vero problema dell’Europa: la mancanza di solidarietà. Per solidarietà non s’intende far pagare agli altri le debolezze e gli errori di alcuni, ma affrontare con giustizia e intelligenza le difficoltà, che da un singolo paese possono propagarsi agli altri.
Per esempio, il quantitative easing, il meccanismo di acquisto di titoli di stato da parte della Bce, non è stato e non è fatto con l’intenzione di aiutare i paesi più in difficoltà. Esso si applica in proporzione al pil di ciascun paese, per cui la Bce acquista, proporzionalmente, più Bund tedeschi di tutti gli altri titoli. Ciò va indubbiamente a beneficio della Germania, la cui economia è già la più forte, e aiuta meno chi ne avrebbe più bisogno. Anche la politica dei tassi bassi ha giovato a chi ha già un interesse basso, e meno a chi deve colmare lo spread pagando di più.
Non si tratta di colpevolizzare chi sa far funzionare meglio la sua economia e la sua burocrazia. Certo è che se si vuole equilibrare l’intera economia europea, un’attenzione particolare dovrebbe essere posta alle realtà più deboli. Altrimenti è inevitabile che i forti diventino più forti e i deboli sempre più deboli.
E che dire di un euro, che complessivamente è, quindi, meno forte nei confronti del dollaro e perciò favorisce anche le esportazioni dei paesi più competitivi? E del conseguente enorme surplus commerciale, per esempio della Germania, che così aumenta, anche senza volerlo, gli squilibri economici interni all’Unione europea?
D’altra parte il ruolo della locomotiva non è quello di marciare da sola, ma quello di trascinare il resto del treno. Perdere questa prospettiva, e con essa la pacatezza di fare valutazioni giuste e di prendere decisioni lungimiranti, rischia di danneggiare l’intero sistema, comprese le economie più forti.
Troppo spesso si dimentica che per tutti i paesi europei, e quindi anche per la Germania, il mercato principale non è quello cinese o americano, ma è quello europeo. Perciò se si lasciano indietro i paesi più deboli, a un certo punto sarà l’intero sistema e l’intero mercato europeo a farne le spese.
In questo quadro, i recenti dati forniti dai vari organismi europei e internazionali, che evidenziano un generale e significativo abbassamento delle aspettative di crescita di tutti i paesi dell’Unione, rafforzano l’esigenza di rivedere profondamente le politiche economiche dell’Unione. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Come si evolvono i rapporti tra UE e Canada?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Roma 21 Novembre 2018, ore 9:00 Sala M-N – Confindustria Viale dell’Astronomia 30. Dopo l’analisi dei dati 2017/2018 saranno approfonditi i settori finanziario, certificazione di prodotto, dogane, logistica, risoluzione delle controversie, con sessioni specifiche dedicate a Food&Wine, Pharma, Medical Devices e Public Procurement, per capire meglio le potenzialità che il partenariato strategico ed economico con il Canada potrà offrire.

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Bilancio pluriennale dell’UE: il PE fissa le priorità post 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Bruxelles. I deputati hanno approvato la loro posizione sul prossimo bilancio UE a lungo termine, inclusi gli importi esatti destinati per ogni programma europeo.Il Parlamento sottolinea la sua “unità e disponibilità” per i prossimi negoziati con i ministri dell’UE sul quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e si rammarica che gli Stati membri non abbiano “compiuto progressi significativi” nella ricerca di una posizione comune.
I deputati ritengono che la proposta di QFP presentata dalla Commissione europea sia un punto di partenza, ma il livello proposto “non consentirà all’UE di mantenere i suoi impegni politici e rispondere alle importanti sfide future”. Il Parlamento ha quindi confermato le seguenti priorità (elenco non esaustivo):
· Fissare la dotazione finanziaria del programma di ricerca Horizon Europe a 120 miliardi di euro in costi 2018 (Commissione: €83,5 miliardi);
· Rafforzare il piano strategico europeo di investimenti (“Piano Juncker”);
· Incrementare i finanziamenti per le infrastrutture di trasporto e le PMI;
· Mantenere il finanziamento delle politiche agricole e di coesione a lungo termine;
· Raddoppiare le risorse per affrontare la disoccupazione giovanile, triplicare le risorse per Erasmus+;
· Fissare il contributo dell’UE per gli obiettivi climatici a un minimo del 25% della spesa del QFP, per portarla al 30% il prima possibile, al più tardi entro il 2027.
Per quanto riguarda la riforma delle entrate finanziarie dell’UE (“risorse proprie”), i deputati sottolineano che il sistema attuale è “molto complesso, ingiusto, non trasparente e del tutto incomprensibile per i cittadini dell’UE”.Un nuovo sistema semplificato dovrebbe ridurre sostanzialmente i contributi diretti degli Stati membri basati sul PIL e garantire un adeguato finanziamento delle spese dell’UE nell’ambito del nuovo QFP. Il Parlamento vuole inoltre l’abolizione di tutte i meccanismi di riduzione e di correzione accumulati nel tempo.
I deputati chiedono l’introduzione di nuove risorse proprie, basate, ad esempio, su un nuovo regime di tassazione delle imprese (compresa la tassazione delle grandi imprese del settore digitale), sui proventi del sistema di scambio delle quote di emissione e su una tassa sulla plastica.Infine, sottolineano che le entrate e le spese dovrebbero essere trattate come un unico pacchetto. Pertanto, tutti gli elementi del pacchetto QFP/risorse proprie e, in particolare, gli importi del QFP, dovrebbero rimanere sul tavolo dei negoziati fino al raggiungimento di un accordo definitivo.La relazione intermedia sul QFP 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo – presentata dai correlatori Jan Olbrycht (PPE, PL), Isabelle Thomas (S&D, FR), Gérard Deprez (ALDE, BE) e Janusz Lewandowski (PPE, PL) è stata approvata con 429 voti in favore, 207 voti contrari e 40 astensioni.
Dallo scorso marzo 2018 con l’approvazione della risoluzione sul QFP adottata lo scorso marzo il Parlamento è pronto ad avviare i negoziati e le trattative potranno avere inizio non appena il Consiglio avrà raggiunto un accordo su una posizione comune. L’approvazione di un nuovo regolamento QFP richiede l’approvazione del Parlamento.I deputati si aspettano “che si raggiunga un buon accordo prima delle elezioni europee del 2019, al fine di evitare gravi battute d’arresto all’avvio dei nuovi programmi a causa dell’adozione tardiva del quadro finanziario, come avvenuto in passato”.

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I deputati europei chiedono di rafforzare i controlli sulle esportazioni di armi dell’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.
Bruxelles. I parlamentari europei hanno chiesto un meccanismo per imporre sanzioni agli Stati membri dell’UE che violano le regole comuni in materia di esportazione di armi.Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l’utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee.
I deputati hanno riportato alcuni esempi particolari, come quello dell’Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri hanno dato il via libera all’esportazione di armi, compromettendo così l’intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.
I deputati sottolineano che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen, mentre gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione dello Yemen.Si sono quindi congratulati con la Germania e con l’Olanda, che hanno cessato di vendere armi all’Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto.I deputati chiedono anche un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen.
I deputati affermano di essere “sconvolti per la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani di Da’esh in Siria e in Iraq”. Secondo la posizione comune dell’UE, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri dell’UE, come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente questa disposizione.Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di “rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita”.La risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi è stata approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni.
Secondo la 19ª relazione annuale sulle esportazioni delle armi, l’UE è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali di armi), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).La posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi è l’unico accordo giuridicamente vincolante a livello regionale sulle esportazioni di armi convenzionali. Essa elenca otto criteri che gli Stati membri devono applicare quando prendono una decisione sulla licenza di esportazione di armi.

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In Italia la spesa per l’Istruzione di un punto in meno rispetto all’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Nel Documento Programmatico di Bilancio 2019 consegnato all’Unione Europea, si legge che la spesa in rapporto al Pil si attesta in media sul 3,6% nel quinquennio 2014-2018 (3,5% nel 2019). A dispetto delle dichiarazioni dei responsabili istituzionali, la spesa per l’Istruzione è destinata addirittura a ridursi. Eppure, gli ultimi dati Eurostat ci dicono che se si guarda alla spesa per l’istruzione rispetto al Pil, l’Italia si trova in coda, solo dopo la Romania (3,1%), con la Germania che resta su valori percentuali apparentemente poco superiori ai nostri (4,3%), salvo poi staccarsi in modo sensibile quando si inquadrano gli assoluti. Anche l’ex Commissario alla spending review italiana, Carlo Cottarelli, ha di recente ammesso di ‘non avere mai proposto tagli alla Scuola, perché per la pubblica istruzione e la cultura non spendiamo affatto troppo rispetto al prodotto interno lordo’. Noi, però, lo stiamo facendo.

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L’Ue deve sostenere attivamente le politiche ambientali

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Operazioni come il blocco del diesel in pianura padana – dichiara in una nota il presidente azionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – non sono altro che palliativi rispetto all’esigenza di affrontate in modo sistemico e metodico la questione ambientale. Quel che serve, infatti, è l’adozione di misure che producano risultati concreti sin da ora pur inquadrandosi, ne contempo, in un percorso a medio-lungo termine. A tal proposito – continua Tiso – siamo assolutamente convinti dell’urgenza di politiche europee che, attraverso finanziamenti specifici, spingano verso la produzione (entro il 2022) di mezzi di trasporto unicamente ibridi ed elettrici.Per molto tempo – continua Tiso – le politiche di tutela ambientale sono state bloccate da interessi contrapposti e da veti di varia natura, e questo non ha fatto altro che favorire il proliferare di pratiche in ampio contrasto con la richiesta di salvaguardia dei territori avanzata a più riprese dai cittadini. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che si agisca in discontinuità con il passato e che le istituzioni internazionali e internazionali si facciano carico di questi temi inserendoli tra le priorità dei rispettivi mandati.

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Turchia: tagliati 70 milioni di euro per il mancato rispetto dei valori UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Il PE ha deciso martedì di cancellare 70 milioni di euro in fondi di preadesione destinati alla Turchia, poiché non è migliorato il rispetto dello Stato di diritto nel paese.Lo scorso novembre, durante i negoziati sul bilancio 2018, il Parlamento e il Consiglio avevano deciso di porre in riserva 70 milioni di euro in fondi di preadesione per la Turchia (70 milioni di euro in impegni e 35 milioni di euro in pagamenti), da erogare a condizione che fossero conseguiti “miglioramenti tangibili nei settori dello Stato di diritto, della democrazia, dei diritti umani e della libertà di stampa, in base alla relazione annuale della Commissione”.Tuttavia, nella relazione annuale della Commissione europea sulla Turchia, pubblicata il 17 aprile 2018, si afferma che “la Turchia si è molto allontanata dall’Unione europea, specie per quanto riguarda lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e l’indebolimento del sistema di bilanciamento dei poteri.”. I deputati hanno perciò sottolineato come la condizione necessaria non sia stata soddisfatta.Di conseguenza, hanno sostenuto il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2018, nel quale la Commissione propone di trasferire i 70 milioni di euro destinati alla Turchia per rafforzare lo strumento europeo di vicinato. La somma finanzierà le azioni legate alla rotta migratoria del Mediterraneo centrale, gli impegni dell’UE a favore della Siria e il potenziamento dell’aiuto umanitario (quest’ultimo con i 35 milioni di euro in pagamenti).

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Ue: illegittimo patto di stabilità voluto dalla Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Sul quotidiano online spraynews.it è pubblicata un intervista al presidente dell’associazione Eureca Angelo Polimeno Bottai, autore tra gli altri del libro “Non chiamatelo Euro”:
https://www.spraynews.it/blog-1/polimeno-bottai-il-patto-di-stabilit%C3%A0-voluto-dalla-germania-% C3%A8-illegittimo-sta-sfaldando-l-europa. I contenuti della manovra sono quelli che figuravano nei programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Dunque per dare un giudizio occorre attendere e capire questi provvedimenti mirati ad alzare il deficit di che natura sono. Se una forte quota non sarà riservata agli investimenti, e premieranno invece gli aiuti a pioggia per chi non lavora, questo potrebbe rappresentare un problema serio. Al contrario se non ci sarà un forte aumento della spesa corrente e si punterà soprattutto su investimenti nelle infrastrutture e per incentivare l’aumento dell’occupazione, allora l’aumento del deficit potrebbe davvero innescare un processo virtuoso. Occorre un ragionevole lasso di tempo per capire quanto Pil potranno produrre questo genere di provvedimenti» Una manovra che appare in rottura con la tendenza degli ultimi decenni di operare in condizioni di austerity. Ed è proprio questo il punto nevralgico del discorso: le statistiche degli ultimi venticinque anni ci dicono con chiarezza che le politiche adottate in questo lasso di tempo – politiche impostate soprattutto sull’austerità, sulla riduzione del costo del lavoro, sul taglio delle pensioni e sull’aumento delle tasse – hanno prodotto il risultato opposto a quello sperato: il debito pubblico è cresciuto e il Pil è diminuito. Per quanto riguarda i mercati non mi preoccuperei. C’è una vera e propria guerra in corso ed è normale che la risposta sia questa. Cosa pensiamo, di opporci a questo sistema trovando il favore di chi da questo ha tratto dei vantaggi enormi? La resistenza sarà strenua e fino all’ultimo, anche perché se l’Italia dovesse spuntarla altri Paesi la seguirebbero a ruota. L’Europa l’abbiamo costruita noi e non dobbiamo rinunciare a un progetto nel quale abbiamo creduto per primi. Dobbiamo invece batterci per riportarla sui binari giusti. L’unica strada è quella di impugnare queste norme illegittime nelle sedi opportune. Come EURECA, assieme al prof. Guarino, all’ambasciatore Giulio Terzi, all’economista Marcello Minenna e al costituzionalista Alfonso Celotto, abbiamo intenzione di mettere sul tavolo delle forze politiche la proposta di aggiornamento delle leggi italiane in relazione con l’Europa. L’articolo 11 della nostra Costituzione stabilisce che l’Italia può cedere quote sovranità purché ciò avvenga in condizione di parità con gli altri Stati membri. Una condizione che però non c’è visto i cittadini italiani non possono pronunciarsi in merito alle leggi europee tramite referendum come accade invece per altri cittadini europei. C’è un’urgente necessità in Italia di aggiornare il nostro assetto giuridico. I sovranisti stanno diventando forti perché gli uomini politici che li rappresentano cavalcano l’onda dei tempi e la situazione problematica e reale che stiamo attraversando. Ciò che davvero rimprovero loro è di basare la tesi della loro protesta su basi non oggettive. Non è possibile che in tutti questi anni di attacchi continui all’Europa non sia mai stata posta la problematica del processo legislativo al suo interno che ha perso la sua indispensabile matrice democratica. A tal proposito noi come EURECA, nella persona del nostro responsabile legale Federico Tedeschini, abbiamo attivato una class action pubblica sul fiscal compact. Abbiamo concluso il primo passaggio, che prevede la sollecitazione al governo e al ministero dell’Economia ad interrompere l’applicazione di questo Trattato internazionale. Ora procediamo con la seconda fase: il ricorso al Tar. Così Angelo Polimeno Bottai a spraynews.it (fonte: Macchioni Communications Carpe Diem Srl)

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30° Concorso dell’Unione europea – EUCYS 2018 per giovani inventori

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Dublino (Irlanda) dal 14 al 19 settembre. L’Italia è presente con 6 studenti e 2 progetti selezionati dalla Fast. Possono vincere sino a settemila euro e vari riconoscimenti come la partecipazione al conferimento dei Nobel. “I neo Archimede tengono alta la bandiera italiana e spero si allunghi la lista dei successi ottenuti dai ragazzi finalisti,” dice Alberto Pieri, segretario generale della Fast, Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche che ogni anno organizza la selezione di EUCYS su incarico della Commissione europea.
I giovani che rappresentano l’Italia alla finale europea di Dublino sono tutti nati nel 2000: Federico Malnati, Matteo Palmieri, Alessandro Sosso dell’Istituto G. Ferraris di Torino con il progetto “(R)evolution simulator” – un simulatore elettronico per calcolare l’adattamento ai cambiamenti ambientali; Nicolò Vallana, Luca Fermi, Edoardo Puce dell’Istituto Belluzzi-Da Vinci di Rimini con il prototipo “Techno B Brace”- una applicazione innovativa per chi ha problemi di schiena. “Il mio personale augurio”, dice il presidente della Fast e coordinatore della Giuria Roberto Cusolito, “ai nostri portabandiera è di approfittare di questa esperienza unica. Se poi ritornano vincitori di premi o riconoscimenti, aggiorniamo volentieri la lista dei successi conseguiti anche quest’anno”.
Sul sito della Fast (www.fast.mi.it) c’è già il bando della nuova edizione del concorso “I giovani e le scienze”; l’iscrizione scade il 1° febbraio 2019. Possono presentare la loro candidatura ragazzi e ragazze tra i 14 ed i 20 anni. Dal 16 al 18 marzo 2019 si tiene a Milano la selezione per la 31° edizione di EUCYS, il concorso dell’Unione europea dei giovani scienziati che è uno dei più prestigiosi appuntamenti internazionali, voluto dalle istituzioni di Bruxelles (Parlamento, Consiglio e Commissione europea). “I premi ed i riconoscimenti dell’edizione 2019 sono ancora più rilevanti degli anni scorsi”, dice il presidente della Fast, “EUCYS è la vetrina annuale delle migliori idee e delle più interessanti realizzazioni degli studenti dei 28 Stati dell’Unione e di una dozzina di nazioni invitate”. Circa 150 finalisti con una novantina di proposte, risultato di un lungo e severo processo di selezione durato almeno un anno, condividono l’opportunità di incontrarsi e competere con colleghi con analoghi interessi. E’ un percorso che può aprire brillanti carriere nella scienza, nella ricerca e nella tecnologia.

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Brexit: la Commissione adotta una comunicazione sui preparativi per il recesso del Regno Unito dall’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il 30 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Questo determinerà effetti per i cittadini, le imprese e le amministrazioni sia nel Regno Unito sia nell’UE. Le ripercussioni spaziano dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera esterna che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni rilasciati dal Regno Unito, passando per l’applicazione di norme diverse sui trasferimenti di dati.Accogliendo l’invito a intensificare i lavori per prepararsi a tutti i livelli e a tutti gli esiti possibili, formulato dal Consiglio europeo (Articolo 50) il mese scorso, la comunicazione adottata oggi dalla Commissione esorta gli Stati membri e i privati ad accelerare i preparativi.
Sebbene l’UE lavori incessantemente per un accordo che garantisca un recesso ordinato, l’uscita del Regno Unito causerà indubbiamente perturbazioni, ad esempio nelle catene di approvvigionamento, che si raggiunga o no un accordo. Poiché non è ancora certo che alla data prevista sarà disponibile un accordo di recesso ratificato né che cosa eventualmente esso comporterà, ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti. Anche se sarà raggiunto un accordo, con il recesso il Regno Unito cesserà comunque di essere uno Stato membro e non godrà quindi più dei benefici di uno Stato membro. Prepararsi al fatto che il Regno Unito diverrà un paese terzo è pertanto di importanza fondamentale, anche se UE e Regno Unito raggiungeranno un accordo.
Prepararsi al recesso del Regno Unito non è tuttavia responsabilità soltanto delle istituzioni dell’UE: si tratta di un impegno comune, condiviso a livello unionale, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati. Ciascuno deve intensificare l’impegno per prepararsi a tutte le evenienze e assumersi la responsabilità della propria situazione specifica.

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L’Europa che non si fa amare

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Di certo l’Europa comunitaria mostra, da qualche tempo a questa parte, evidenti segni di imbarbarimento nelle relazioni interne tra Stati. I segnali li abbiamo avvertiti con la crisi greca di anni fa, gli “inciuci” franco-tedeschi a danno degli altri membri della comunità, il modo come si gestisce la Brexit volendo far pagare a caro prezzo chi ha “osato” sganciarsi dall’Ue e per servire da monito a quanti avessero l’ardire di un distacco e non certo ultimo il discorso fatto dal ministro Savona nella sua audizione in commissione parlamentare dove ha toccato il nervo scoperto di una certa leadership europea asserendo che non sono gli Italiani a voler abbandonare l’euro ma è nei pensieri dei nostri partner se ritengono che noi siamo diventati troppo scomodi per i loro interessi di bottega. E in questa faccenda i media non ci fanno di certo una bella figura assecondando la fake news che tenta di contrabbandare questa voglia di abbandono proprio ai governanti italiani per ammansirli e ridurli a miti consigli e spingere l’opinione pubblica ad avversarli. Oggi vorrebbero, al più, che l’Italia si accontenti di restare ai margini di una gestione comunitaria a guida tedesca per diventare senza fiatare il più grande campo profughi d’Europa, rinunciare ai suoi rapporti preferenziali con la Libia e gli altri paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo perché sono diventati un affare privato dei Francesi e in una certa misura degli spagnoli. La verità è che se gli italiani non si svegliano e non si coalizzano da subito con quei paesi dell’Unione Europea che sono già ora dei critici ma non riescono a fare fronte comune per cogliere la grossa occasione delle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, saremo destinati alla logica del servus servorum dei e con tutto quel che ne consegue. E il discorso vale anche in politica estera dove la Nato continua a sopravvivere in funzione anti russa mentre altri sono i nemici dell’Europa. E la logica delle sanzioni alla Russia è puramente strumentale in quanto tende a danneggiare le economie europee più deboli e non certo i sovietici. La stessa politica dei dazi avviata da Trump dimostra solo una cosa: l’Europa continua a non voler capire, o lo fa maldestramente, che non si può pensare alla lunga ad un sostegno incondizionato sulla liberalizzazione dei commerci se non si stabiliscono regole comuni sul fronte dei salari e dei diritti dei lavoratori ovunque essi si trovino. Prova ne è che in Italia per abbassare i salari si favorisce una immigrazione selvaggia e destabilizzante e gli effetti perversi sono sotto i nostri occhi senza bisogno di una lente d’ingrandimento. (Riccardo Alfonso)

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Negoziano per tutta l’UE sanzioni per il riciclaggio di denaro sostenuta da libertà civili deputati

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

Nuove misure per intensificare la lotta dell’UE contro il riciclaggio di denaro, in modo informale concordati con Consiglio nel maggio, sono state confermate da libertà civili deputati il Martedì.
Attualmente, le differenze tra i paesi dell’UE nel definire e sanzionare i reati di riciclaggio di denaro influenzano transfrontaliera di polizia e cooperazione giudiziaria e possono essere sfruttate da criminali e terroristi. Le nuove norme rafforzate in tutta l’UE potranno migliorare l’applicazione in questo settore e fungere da deterrente per una maggiore attività terroristiche e criminali.
I negoziatori del Parlamento e del Consiglio hanno raggiunto un accordo preliminare sulle nuove regole in maggio. Per saperne di più qui. Civil Liberties i deputati hanno sostenuto l’accordo informale in un voto il Martedì dalle 46 a favore, 1 contrario e nessuna astensione.Il testo concordato deve ora essere approvata dal Parlamento nel suo complesso e il Consiglio dell’Unione europea prima di entrare in vigore. EP plenaria è prevista per il voto sul testo concordato nel mese di settembre.

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La migrazione verso l’UE e la riforma dell’asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Con l’Europa a un bivio in materia di migrazione, il Parlamento europeo in quanto colegislatore svolge un ruolo chiave per spingere per un efficace, decente e umana approccio dell’UE.
In vista di un Consiglio europeo decisiva il 28-29 giugno per le libertà civili, presidente della commissione Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “Il Parlamento europeo continuerà a spingere per una soluzione efficace e umana, che onora i nostri valori europei e le libertà e le libertà l’Unione europea rappresenta. Il nostro approccio alla migrazione è decisiva perché sarà non solo toccare i nostri valori, ma anche pilastri fondamentali della UE, come ad esempio l’area Schengen, che sono in gioco.” I leader europei discuteranno i file chiave della prossima settimana, come l’aggiornamento del regolamento di Dublino e la riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS) nel suo complesso. Border e strumenti relativi alla sicurezza sono strettamente collegate e faranno parte del dibattito anche. Il Parlamento europeo è co-legislatore in questi settori e ha bisogno di essere strettamente coinvolto in questo processo.
Claude Moraes ha detto: “Il Parlamento europeo nel suo ruolo di colegislatore in materia di migrazione, gestione delle frontiere e la sicurezza deve essere incluso fin dall’inizio in tutte le più importanti iniziative a livello di UE da parte degli Stati membri dell’UE. Alla fine il Parlamento europeo avrà la sua voce in ogni iniziativa che diventerà legislativo. Il Consiglio deve astenersi da metodi intergovernativi, e ascoltare i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini dell’Unione europea.” Il presidente della commissione per le libertà civili sottolinea che “tutte le iniziative devono essere efficaci, decente e rispettare i diritti umani. Off-shoring non è una soluzione praticabile e umano. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo che abbiamo già in tutta l’UE soluzione sul tavolo. Il Parlamento europeo non sarà coinvolto nelle politiche che non funzionano e che sono contro i diritti umani”.

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Privacy e protezione dati: PMI in ritardo sul nuovo regolamento UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Mancano solo pochi giorni ed entrerà in vigore il GDPR, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Dal 25 maggio chi non si adegua sarà passibile di sanzioni, teoricamente fino a 20 milioni di euro e fino al 4% del fatturato per le violazioni più gravi. Ma è un dato di fatto che molte aziende non siano pronte: «Manca ancora il giusto grado di consapevolezza, in particolare nelle realtà piccole e medie che operano in settori distanti dall’informatica e dalla tecnologia. Alcune addirittura sono convinte che il GDPR non le riguardi, ma è sbagliato: qualsiasi impresa tratta dati personali, a partire da quelli dei dipendenti, fino a quelli di fornitori e clienti». A spiegarlo è Manuel Cacitti, consulente strategico fra i maggiori esperti italiani del settore nonché fondatore e CEO di Securbee, società di Udine che si occupa di servizi di sicurezza informatica nata a fine 2017.Negli ultimi mesi Securbee, che collabora con una cinquantina di clienti soprattutto nel Nord e Nord-Est, è stata sommersa di richieste da parte di aziende di ogni settore che stanno correndo ad adeguarsi alle nuove regole. Tanto che la società, che al momento conta cinque dipendenti, ha attivato la ricerca di altri tre esperti di IT e di diritto, proprio per far fronte alla crescente domanda di consulenza e servizi nell’ambito della sicurezza e della protezione dei dati. «Ovviamente chi si è mosso all’ultimo momento non sarà pronto per il 25 maggio, ma non è questo il problema più grave–spiega Cacitti–. È però il momento di cogliere l’occasione per intervenire in un ambito che, se non affrontato con serietà, può compromettere business e competitività». Tra furti di dati, spionaggio e ransomware (cioè quando un computer viene “preso in ostaggio” e viene chiesto un riscatto per ridarne il controllo al proprietario), si stima che in Italia il cybercrimine causi danni per 10 miliardi di euro l’anno (Rapporto Clusit 2018): «E non c’è solo il danno economico diretto –sottolinea Cacitti– ma anche quello reputazionale presso clienti, partner e fornitori che subiscono interruzioni del servizio o scoprono che i dati che li riguardano sono stati persi o trafugati».
La prima cosa da fare per mettersi in regola, quindi, è capire dove si è carenti rispetto al regolamento. Per questo Securbee ha messo a punto un servizio di GDPR Check Assessment che ha l’obiettivo di determinare il grado di conformità di un’organizzazione rispetto a quanto previsto dalla normativa. «Si parte acquisendo informazioni e documenti che aiutano a capire come vengono gestiti i dati personali in azienda –spiega il CEO di Securbee–. Per esempio codici di condotta, informative, documenti programmatici sulla sicurezza, regolamenti interni sull’uso di computer, telefoni, eccetera». Si passa poi alle interviste con responsabili delle varie aree (finanza, amministrazione, IT, HR e direzionale) per verificare le procedure in essere (flusso buste paga, CRM, dati dei dipendenti). Da qui parte l’attività di data mapping che permette di scoprire quanti e quali dati personali ci sono effettivamente nell’organizzazione e come vengono trattati: «Molto spesso l’azienda scopre di gestire dei dati personali che nemmeno sapeva di avere!» commenta Cacitti.Alla fine della valutazione, Securbee consegna un report di 40-70 pagine sul grado di conformità al GDPR che contiene proposte di miglioramenti, osservazioni e raccomandazioni. Che ha un grande vantaggio: è basato su competenze trasversali (legali, tecnologiche, organizzativo-procedurali). «Abbiamo scelto questo approccio –spiega Manuel Cacitti– perché per il cliente significa meno stress, meno complessità da gestire e risparmio, al contrario di quanto avviene di solito facendo fare valutazioni separate per i vari ambiti». Le informazioni sono organizzate in modo chiaro, anche attraverso dei grafici comprensibili non solo al reparto tecnico dell’azienda, ma a tutto il management. «Perché la sicurezza informatica –conclude Cacitti– è una questione prima di tutto culturale, che richiede consapevolezza e condivisione a ogni livello dell’azienda».

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Scuola – pensioni: Nel DEF si confermano i 67 anni, per i docenti niente anticipo. Perché nell’UE si va a 63 anni?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2018

Si conferma il balzo in avanti di cinque mesi, che fanno dell’Italia il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni. Il gap che si sta creando è sempre più grande. In Francia, si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. In altri, come la Germania, con circa 25 anni di insegnamento si permette di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%.
Fa scalpore, poi, il fatto che ci siano delle professioni, come quella dell’insegnante, che si continuano ad annoverare alla stregua delle altre. Mentre le cose non stanno così. Chi opera nella scuola, vale anche per il personale Ata, non può rimanere in servizio anche da anziano: a 60-62 anni, un lavoratore che opera quotidianamente con i giovani in crescita ha la necessità fisica di andare in pensione. Da una recente ricerca – realizzata su larga scala su ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome di burnout – risulta che oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non c’è volontà di introdurre una manovra che tenga conto della realtà. Quella di un’altissima percentuale di lavoratori della scuola costretti a rimanere in servizio, convivendo con patologie da stress che possono sfociare in vere e proprie malattie croniche, anche invalidanti o peggio ancora. Quello dell’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche tra chi opera nella scuola è un dato scientificamente rilevato, che non può continuare ad essere ignorato per meri motivi di cassa pubblica. Purtroppo, nemmeno il Def contiene quella ‘finestra’ da noi invocata per il restante personale della scuola, dopo l’approvazione della norma che ha definito gravoso il lavoro delle sole insegnanti dell’infanzia. Andando avanti in questo modo, inoltre, né si sblocca il turn over né si annulla il gap generazionale tra alunni e discenti. Si sta riuscendo nell’impresa di fare peggio della riforma Fornero con l’aspettativa di vita che diventa l’alibi per andare in pensione sempre più tardi. Di questo passo, arriveremo a breve a lasciare il lavoro a 70 anni.

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Emissioni auto, nuove norme UE per evitare ulteriori frodi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

· Nuove norme di omologazione per garantire che le auto siano pulite e sicure
· I test ambientali e di sicurezza saranno più indipendenti
· Ogni Paese UE dovrà effettuare un numero minimo di controlli ogni anno
Il Parlamento ha approvato giovedì in via definitiva una vigilanza europea più rigorosa sull’omologazione delle auto per garantire che le norme siano applicate in modo uniforme nell’UE.
Il nuovo regolamento sulle modalità di omologazione mira a rafforzare l’indipendenza dei controlli e a prevenire i conflitti di interesse, facendo chiarezza sulle responsabilità delle autorità nazionali di omologazione, dei centri di test e degli organismi di vigilanza del mercato.

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Rischi per la salute derivanti dalla caduta dei tassi di vaccinazione nell’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Il calo della fiducia dell’opinione pubblica nella vaccinazione è una grande sfida che sta già avendo un impatto sulla salute. E’ quanto i deputati europei affermano nella loro risoluzione rilevando altresì che i dati epidemiologici evidenziano notevoli lacune nella diffusione dei vaccini e un tasso di copertura vaccinale troppo basso per assicurare che il pubblico goda di una protezione adeguata contro le malattie prevenibili con la vaccinazione. Le conseguenze sono evidenti con conseguenze che in un certo numero di Paesi, che si sarebbero potute evitare come è accaduto per il morbillo.
I deputati europei sottolineano che i vaccini sono rigorosamente testati attraverso molteplici fasi di prova e periodicamente rivalutati. Accolgono con favore l’imminente avvio di un’azione comune, cofinanziata dal programma dell’UE per la salute, volta ad aumentare la copertura vaccinale. Propongono, inoltre di rafforzare la base giuridica per la copertura vaccinale e invitano la Commissione ad agevolare un programma di vaccinazione più armonizzato e meglio allineato in tutta l’UE.
Il documento chiede una maggiore trasparenza nella produzione e nella valutazione dei vaccini e dei loro coadiuvanti e il finanziamento di programmi di ricerca indipendenti sui loro eventuali effetti collaterali, per ristabilire la fiducia nei confronti delle vaccinazioni.
Si evidenzia inoltre che i ricercatori sono tenuti a dichiarare ogni eventuale conflitto di interessi e chi si trovasse in tale posizione dovrebbe essere escluso dal comitato di valutazione dell’EMA. Anche la riservatezza delle decisioni di detto comitato dovrebbe essere abolita e i dati scientifici dovrebbero essere resi pubblici.I deputati chiedono di fornire ai cittadini informazioni inclusive, fattuali e basate su dati scientifici per contrastare le informazioni inaffidabili, fuorvianti e prive di fondamento scientifico in materia di vaccinazioni.E’ ingiustificabile che il costo di una confezione completa di vaccini per un solo bambino sia aumentato di 68 volte tra il 2001 e il 2014. I deputati sostengono, quindi, l’accordo esistente che consente di acquisire congiuntamente i vaccini, mettendo in comune il potere d’acquisto degli Stati membri.La vaccinazione previene, secondo le stime, 2,5 milioni di morti l’anno in tutto il mondo e riduce i costi dei trattamenti specifici per le malattie, compresi i trattamenti antimicrobici.
Nel periodo tra il 2008 e il 2015 in Europa si sono registrati 215.000 casi di malattie a prevenzione vaccinale, esclusa l’influenza.Il morbillo è una malattia grave e dall’inizio del 2016 sono stati segnalati 57 decessi nell’UE. Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), la maggior parte dei casi sono stati segnalati dalla Romania (5.224), dall’Italia (4.978), dalla Grecia (1.398) e dalla Germania (906), tra il 1 ° febbraio 2017 e il 31 gennaio 2018, pari al 35%, 34%, 9% e 6%, rispettivamente, di tutti i casi segnalati dai Paesi UE/SEE. Dal 1° gennaio 2018 sono stati segnalati sette decessi in 4 Paesi: Romania (3), Italia (2), Grecia (1) e Francia (1). I deputati sottolineano inoltre che l’immunizzazione attraverso la vaccinazione aiuta a combattere la resistenza antimicrobica (AMR). Nel suo piano d’azione AMR, la Commissione europea ha annunciato incentivi per aumentare l’adozione di diagnosi, alternative antimicrobiche e vaccini.
La Commissione europea a sua volta presenterà un’iniziativa per una cooperazione rafforzata contro le malattie prevenibili dal vaccino nel secondo trimestre del 2018.

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