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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘uganda’

Mostra fotografica sull’Uganda

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

Torino dal 6 al 15 settembre nella galleria di Alberto Peola, via della Rocca 29 mostra e il libro “UGANDA – Ma dove lo trovate il tempo?” Un libro fotografico e una mostra per documentare il lavoro dei medici e dei volontari che ogni anno, in Africa, effettuano formazione specifica teorica e pratica e interventi di chirurgia plastica ricostruttiva su numerosi pazienti che, altrimenti, non potrebbero ricevere cure. Operazioni salvifiche non solo dal punto di vista della salute, ma anche riabilitative a livello di percezione sociale e possibilità di lavorare. È il lavoro prezioso che porta avanti l’associazione Cute Project, e che ogni anno viene documentato per immagini da fotoreporter invitati a trascorrere un periodo di residenza d’artista in Uganda e in Benin. L’ultima protagonista è stata Monica Carocci, che ha realizzato il libro. Il lavoro di Monica Carocci è insieme arte e vita, esperienza condivisa che coinvolge il visibile e quello che non lo è. Le fotografie di Monica, secondo il suo stile inconfondibile, sono opere dove pittura e scultura si mescolano, stampate a mano da lei stessa su carta baritata.«Immagini preziose e uniche che appartengono a un flusso visionario e poetico eppure emerso dal mondo reale. Bianchi e neri, paesaggio umano e naturale, architetture che si sciolgono una dentro l’altra. Un invito a guardare davvero, a sentire. Questo in fondo fanno i medici e i volontari di Cute Project» spiega ancora Olga Gambari.Opere e catalogo saranno in vendita a un prezzo simbolico: «Sono un dono dell’artista e un ulteriore gesto di generosità e impegno da parte dell’associazione Cute, e di tutti coloro che partecipano al progetto, ciascuno supportandone un pezzetto, al fine di raccogliere risorse economiche preziose e imprescindibili per sostenere altre missioni umanitarie» commenta Gambari.

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Cittadini congolesi in fuga da atroci violenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

L’Altro Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta collaborando con organizzazioni partner nell’Uganda occidentale per fornire assistenza ad un numero crescente di persone, la maggior parte delle quali sono donne e bambini, costrette a fuggire da terribili situazioni di violenze inter-etniche e abusi sessuali nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).
Dall’inizio di quest’anno sono oltre 57.000 i rifugiati costretti a fuggire a causa delle violenze nella RDC orientale, una stragrande maggioranza dei quali (circa il 77,5%) sono donne e bambini.Nell’arco di soli tre giorni, tra il 10 e il 13 marzo, oltre 4.000 persone provenienti dalle province dell’Ituri e del Nord Kivu sono entrate in Uganda. Sono numeri che vanno considerati su scala più ampia rispetto al 2017, quando furono circa 44.000 le persone in fuga nel corso dell’intero anno. L’UNHCR teme che altre migliaia di rifugiati possano arrivare in Uganda se il clima di sicurezza nella RDC tarderà a migliorare.
La maggior parte delle persone continua ad arrivare in Uganda partendo da Ituri e attraversando il lago Albert a bordo di imbarcazioni di fortuna e pericolose, un viaggio che è già costato la vita a numerosi rifugiati. La situazione è diventata ancora più pericolosa negli ultimi giorni a causa del maltempo. Altri invece arrivano a piedi nei pressi dei villaggi di Kisoro e Ntoroko.
Molti dei nuovi arrivati sono profondamente traumatizzati a causa delle violenze subite. Molti altri sono esausti, affamati, assetati, malati e sono fuggiti senza portarsi nulla o poche cose.
Se da un lato la mancanza di accesso a questa parte della Repubblica Democratica del Congo rende difficile ottenere un quadro dettagliato della situazione, dall’altro l’UNHCR ha ricevuto terribili resoconti delle violenze perpetrate, riguardanti episodi di stupri, omicidi e separazione dai familiari.
Tali violenze sono dovute al deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, ai conflitti interni e alle tensioni tra le comunità. Secondo le informazioni disponibili, gruppi di uomini armati attaccano i villaggi, saccheggiano e incendiano le case, uccidono indiscriminatamente la popolazione civile e rapiscono giovani uomini e ragazzi. Si moltiplicano le notizie che indicano come le violenze stiano assumendo contorni etnici, con attacchi di rappresaglia perpetrati da gruppi tribali.Dozzine di rifugiati hanno riferito agli operatori dell’UNHCR in Uganda delle violenze sessuali e delle aggressioni subite nella RDC. La stragrande maggioranza dei sopravvissuti sono donne e ragazze, e in numero minore uomini e ragazzi.Questi rapporti allarmanti hanno portato l’UNHCR e i partner a rafforzare i sistemi esistenti per identificare e sostenere le vittime di violenza sessuale e di genere.
L’UNHCR ha impiegato personale e risorse aggiuntive significative per identificare le vittime e intensificare il proprio sostegno. Questo ha comportato il potenziamento dello screening medico nei luoghi di sbarco sulle sponde del lago Albert e lo screening SGBV (per violenze sessuali e di genere) presso i centri di accoglienza, e la creazione di spazi separati in base al genere.
Grazie alla collaborazione con i propri partner, l’UNHCR ha potuto utilizzare personale aggiuntivo specializzato nel fornire assistenza psico-sociale ai rifugiati che hanno subito violenza di genere e sessuale e condurre altre attività di sensibilizzazione con leader e reti comunitarie affinché i rifugiati siano pienamente informati dei servizi a loro disposizione.
L’UNHCR sta inoltre collaborando con i partner umanitari per salvare vite umane dopo che un’epidemia di colera ha ucciso almeno 32 rifugiati. Dallo scoppio dell’epidemia a febbraio il numero di casi segnalati è significativamente diminuito da 668 a 160.L’appello a finanziare il Piano di risposta per l’Uganda, che ammonterebbe a circa 180 milioni di dollari USA, è stato per lo più inascoltato e questo limita molto la capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti e assistenza di base. Dei 118,3 milioni di dollari USA richiesti dall’UNHCR in occasione dell’appello lanciato, solo il 3% è stato ricevuto ad oggi. I bisogni umanitari rimangono elevati, compresi cibo, acqua, una sistemazione e l’assistenza sanitaria.

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SACE (Gruppo CDP) per le Pmi: la padovana FuturaSun esporta moduli fotovoltaici in Uganda

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

nairobiGrazie al supporto assicurativo di SACE, la Pmi del distretto veneto del fotovoltaico vende i propri prodotti nel Paese africano proteggendosi dai rischi di mancato pagamento L’Africa si conferma un mercato con un forte potenziale per le PMI italiane. Con il supporto di SACE, presente nel Continente con uffici a Johannesburg e Nairobi, FuturaSun ha infatti esportato moduli fotovoltaici in Uganda del valore di 120.000 euro. L’intervento di SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha consentito a FuturaSun di offrire al cliente ugandese dilazioni di pagamento competitive, assicurandosi contro il rischio di mancato pagamento per cause di natura commerciale e politica. L’azienda di Cittadella (PD) opera nel cuore del distretto fotovoltaico veneto dal 2008 ed è specializzata nella produzione di pannelli fotovoltaici altamente performanti, che vende in Italia e all’estero (America Latina, Asia e altri Paesi dell’Africa). FuturaSun è stato il primo produttore di moduli fotovoltaici ad aver conseguito in Europa la certificazione per i nuovi standard internazionali IEC 61215:2016, emanati a marzo 2016.

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Uganda: contenere epidemia colera

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2016

uganda_map_detail1Il governo ugandese e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stanno attuando misure di contenimento nell’insediamento di Pagirinya aperto di recente nel distretto di Adjumani in seguito alla conferma di un focolaio di colera.
È stato confermato che quarantanove rifugiati sudsudanesi e un cittadino ugandese hanno contratto la malattia. Quarantaquattro persone hanno ricevuto il trattamento medico e successivamente sono stati dimessi dalle strutture sanitarie dopo essere completamente guariti, mentre due pazienti sono tuttora in quarantena.Sono state adottate misure supplementari per garantire che l’epidemia non si diffonda ulteriormente. Le case di coloro che hanno contratto la malattia vengono disinfettate e il loro approvvigionamento di acqua viene filtrato. È in corso di svolgimento anche una campagna di sensibilizzazione porta a porta. La vendita di prodotti freschi ai mercati e ai lati della strada è stata limitata. Altre attività igienico-sanitarie di rinforzo, come la clorazione dei punti d’approvvigionamento d’acqua, la raccolta dei rifiuti, il potenziamento delle strutture igienico-sanitarie e la distribuzione di depuratori d’acqua, sono state intensificate. Di conseguenza, il numero di nuovi casi continua ad essere basso, ma il personale sanitario continua a prestare la massima attenzione alle persone che mostrano potenziali sintomi.Il colera è una malattia infettiva acuta che può potenzialmente rivelarsi fatale. Di solito è trasmessa attraverso il consumo di cibo e acqua contaminati. Chi la contrae soffre di sintomi che includono diarrea acuta e vomito.La maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la malattia si trova in centri di accoglienza presso Pagirinya e, in minor numero, nel villaggio stesso e nel centro di raccolta di Elegu. Pagirinya accoglie attualmente più di 30mila rifugiati sud sudanesi, tutti arrivati nelle ultime sei settimane.”Nell’ultimo mese abbiamo accolto un gran numero di bambini rifugiati. Sono particolarmente vulnerabili a questa malattia potenzialmente letale”, ha dichiarato il Rappresentante dell’Agenzia in Uganda, Bornwell Kantande. “Con il Ministero della Salute e i nostri partner nel settore sanitario, abbiamo rapidamente implementato misure di risposta per limitare la diffusione del morbo. Continuiamo a fare del nostro meglio per ridurre nel minor tempo possibile il numero di persone che vivono in questi centri di accoglienza, sia per controllare il rischio di epidemia sia per consentir loro di ricostruire la loro vita il più presto possibile.”
Il decongestionamento dei centri di transito e di accoglienza rimane una priorità assoluta. Sono in corso i trasferimenti nell’insediamento di Bidibidi, riaperto di recente, che si trova nel quartiere Yumbe. in linea con la generosità finora mostrata, il governo ugandese fornirà ai nuovi arrivati appezzamenti di terreno su cui costruire nuove case e per scopi agricoli.Più di 80mila rifugiati sudsudanesi sono fuggiti in Uganda dopo lo scoppio delle violenze a Juba, lo scorso 8 luglio. Oltre l’85 per cento dei nuovi arrivati sono donne e bambini (64%). Essi riportano che i gruppi armati in Sud Sudan si stanno rendendo responsabili di attacchi ai villaggi, uccisioni di civili, aggressioni ed abusi su donne e ragazzi e reclutamento forzato di uomini e ragazzi nelle proprie schiere.

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CTJ Paper Calls on Government of Uganda to Urgently Adopt Transitional Justice Policy, Citing Critical Delays

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2015

KampalaKAMPALA, The government of Uganda has been slow to address and remedy serious human rights abuses committed against civilians throughout the country, despite its commitment under the Juba peace talks. Serious violations continue to go unacknowledged and unpunished, perpetuating a climate of impunity in the country, according to a new paper by the International Center for Transitional Justice. The 12-page paper, On the Path to Vindicate Victims’ Rights in Uganda: Reflections on the Transitional Justice Process Since Juba, identifies several factors impeding the government’s efforts to acknowledge violations and hold perpetrators accountable. In particular, it identifies waning political support, an overly bureaucratic process and a dependence on international development partners.
The protracted conflict between the government of Uganda and various armed groups has produced tens of thousands of victims. Civilians, particularly women and children, continue to suffer from the consequences of a range of violations, including murder, mutilation, rape, sexual slavery, destruction of property, and mass abductions.Yet, since the conclusion of the Juba peace talks in 2008, no formal truth-seeking process has taken place, and victims have not received any meaningful form of compensation or symbolic reparations, like memorials or formal apologies from government officials.“Victims continue to suffer the effects of serious violations, and many are in critical need of rehabilitation, counseling and material assistance, including with locating missing loved ones,” said Michael Otim, head of ICTJ’s office in Uganda and co-author of the paper. “The government should urgently deliver reparations to these victims as an essential step toward helping them to reclaim their dignity and rights as citizens.”In September 2014, the government’s Transitional Justice Working Group released the latest draft of its national transitional justice policy, covering acts committed from 1986 to the present throughout the country. The policy acknowledges that reparations, among other measures, are needed to reintegrate victims back into society and to deal with issues common to post-conflict situations, such as land disputes and children born in captivity.The transitional justice policy is still pending. And according to the paper, “Considerable resources and political will be required to successfully push it through cabinet and parliament.”The paper offers practical recommendations on how to advance the transitional justice process in Uganda. It calls on the government to urgently approve the draft transitional justice policy and begin implementing it without delay.Also, given that efforts have mostly focused on atrocities committed by the Lord’s Resistance Army, led by Joseph Kony, and other insurgent groups, the paper calls on the government to ensure that transitional justice measures address violations committed by both sides in the conflict – state and non-state actors.Further, the paper calls for Uganda’s Amnesty Act to be repealed or amended, to reinforce the Supreme Court ruling that excludes perpetrators of serious crimes, like war crimes, genocide and crimes against humanity, from receiving amnesty.“So far there has been no official transitional justice process that goes beyond talks and drafts,” said Sarah Kasande Kihika, associate in ICTJ’s Uganda office and co-author of the paper. “Passing the transitional justice policy without further delay would help to restore civic trust and show that the state takes seriously the violation of citizens’ rights.” (Photo fons wikimedia)

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Portare in Uganda la sanità lombarda, attraverso le conoscenze tecnico-scientifiche del Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2015

uganda_map_detail1E’ stato questo il tema dell’incontro svoltosi stamane all’ospedale di Bergamo fra la delegazione ugandese guidata dal ministro alla Salute Elioda Tumwesigye, il vicepresidente e assessore alla Salute di Regione Lombardia Mario Mantovani e il direttore generale Carlo Nicora, accompagnato dai direttori sanitario e amministrativo e da clinici e dirigenti della struttura sanitaria orobica.In procinto di realizzare un ospedale da 250 posti letto nella capitale Kampala, il ministro Elioda Tumwesigye si è detto interessato “a trasferire nella progettazione e nell’organizzazione della struttura il know how della clinica e della tecnologia vista a Bergamo”. Non solo: è allo studio, in attesa dell’apertura della nuova struttura, una forma di collaborazione attraverso la telemedicina e l’accoglienza di pazienti ugandesi.“Questo è il primo passo per stabilire forti legami fra l’Uganda e la Lombardia”, ha evidenziato il ministro, che si è detto “particolarmente colpito dall’impiego della tecnologia nella diagnosi e nella cura dei pazienti, dalla qualità dei professionisti e dalla moderna concezione della struttura”.
Il vicepresidente Mantovani ha sottolineato come la Lombardia abbia un’”innata propensione alla generosità e una lunga tradizione di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Per questo siamo molto lieti di accogliere la delegazione dell’Uganda». Sono oltre 60 infatti le iniziative di gemellaggio avviate dalla Regione dal 2004 ad oggi, tra strutture sanitarie lombarde e strutture analoghe in Paesi in via di sviluppo.Bergamo non è una scelta casuale: «Ci troviamo – ha aggiunto Mantovani – in uno degli ospedali più belli, più moderni da un punto di vista tecnologico e con una professionalità medica tra le più elevate in Italia e in Europa». Solo nel 2014 l’ospedale di Bergamo ha donato 2.227 beni a varie associazioni nel mondo. «Spesso – ha spiegato ancora Mantovani – accogliamo giovani pazienti che curiamo nei nostri ospedali. Gli ultimi sono arrivati dall’Ucraina e altri sono in arrivo dalla Serbia. L’alta specialità delle nostre strutture è riconosciuta in molti Paesi europei e non solo».Ad accompagnare la delegazione ugandese anche Enrica Pinetti, amministratore unico di Finasi srl, e il suo staff. Alla società milanese, specializzata nella realizzazione “chiavi in mano” di grandi opere, è stata commissionata la realizzazione dell’ospedale di Kampala.La società ha già realizzato strutture sanitarie in Africa e Medio Oriente, ma conta di ricevere un contributo qualificato dall’esperienza a 360° recentemente maturata dal management dell’azienda ospedaliera bergamasca, ed è già stato sottoscritto un accordo di collaborazione in tal senso.Carlo Nicora ha evidenziato che con queste intese l’ospedale “vuole aiutare lo sviluppo e il rafforzamento del sistema sanitario di altri Paesi, oltre a esportare l’efficienza organizzativa, l’expertise nella formazione e l’eccellenza sanitaria di Bergamo e della Lombardia”.
Concretamente l’accordo prevede un ruolo attivo dell’azienda ospedaliera nella verifica del progetto, nelle fasi di selezione del personale che sarà chiamato a lavorare nel nuovo ospedale ugandese, nella progettazione e realizzazione dei percorsi di formazione e training, nonché nella definizione della sua organizzazione e nell’avvio dell’ospedale.

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Uganda: assistenza rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2013

United Nations High Commissioner for Refugees ...

United Nations High Commissioner for Refugees Representation in Cyprus (Photo credit: Wikipedia)

A una settimana dall’inizio dell’esodo dei rifugiati congolesi verso l’ovest dell’Uganda, gli sforzi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sono concentrati sul tentativo di raggiungere le migliaia di persone ancora sparse sulle colline lungo il confine. Allo stesso tempo l’Agenzia è impegnata nel gestire la situazione nella struttura di transito sempre più affollata situata circa 25 chilometri all’interno del territorio ugandese.Fino a ieri sera erano 15.500 i rifugiati trasferiti nel centro di transito di Bubukwanga – a distanza di sicurezza dal confine – dove possono ricevere protezione e beneficiare di altri servizi. La struttura è gestita dalla Croce Rossa Ugandese ed ha una capienza massima di 25mila persone, calcolando anche un nuovo terreno di 4,5 acri messo a disposizione dal governo ugandese. In base alle stime della Società della Croce Rossa Ugandese, sarebbero 66mila i rifugiati congolesi fuggiti dai recenti combattimenti.L’UNHCR e i partner governativi, con 15 automezzi che lavorano senza sosta per l’intera giornata, stanno trasferendo i rifugiati e i loro averi nel centro. È stata completata da 4 scuole primarie su 5 il reinsediamento dei rifugiati, che inizialmente vi si erano insediati. Nella scuola primaria di Butogo restano invece ancora 5mila rifugiati.
A Bubukwanga, dopo che la Croce Rossa Ugandese ha costruito 229 tende per singole famiglie, l’UNHCR ha cominciato ad allestire alloggi collettivi per fornire una sistemazione a più persone e più rapidamente. Finora sono stati allestiti 13 grandi alloggi collettivi. Alcuni rifugiati allestiscono propri alloggi di fortuna con le coperte che vengono loro consegnate nel sito, altri utilizzano le zanzariere che hanno portato con sé come tetti.L’esodo è cominciato una settimana fa, l’11 luglio, dopo un attacco alla città di Kamango, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Dalle informazioni raccolte dall’UNHCR risulta che molti sono fuggiti per mettersi in salvo, senza riuscire a portare alcun bene con sé e trascorrendo diverse notti nella boscaglia. Vi sono anche casi di donne che hanno dato alla luce bambini durante la fuga. Molte persone hanno camminato per circa 15 chilometri, per raggiungere la scuola primaria di Butogo, appena oltre il confine, dove hanno potuto ricevere un po’ di cibo mentre attendevano di essere trasferiti nel centro di transito.Nella struttura sono state allestite due cucine da campo che riescono a fornire 3 pasti caldi al giorno con il cibo fornito dal Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP). È in costruzione una terza cucina. Inoltre sono state scavate quasi 80 latrine individuali. Finora non è stata registrata l’insorgenza di malattie.Attraverso i contributi di agenzie partner, quali UNICEF, Medici Senza Frontiere – Francia, Oxfam e Fondazione Mondiale Luterana, nel centro di transito riesce ad arrivare una quantità sufficiente di cisterne per l’acqua. L’UNHCR comunque resta preoccupato per la fornitura d’acqua visto che il numero di rifugiati continua a crescere e i tre automezzi utilizzati riescono a trasportare una quantità di acqua appena sufficiente. È quindi necessario che i partner mettano a disposizione un quarto automezzo, mentre l’UNICEF è impegnato a riparare il sistema idrico distrettuale.I bambini di età compresa tra 9 mesi e 15 anni – molti dei quali non sono mai stati da un medico nella loro vita – adesso vengono vaccinati contro il morbillo e ricevono integrazioni di vitamina A e farmaci conto i parassiti intestinali. Team di medici inoltre visitano direttamente le tende per individuare bambini malati o chiunque patisca effetti sulla propria nutrizione della settimana o più trascorsa in fuga o alla frontiera, senza alimentazione adeguata.Operatori di Medici Senza Frontiere si stanno recando al confine per fornire assistenza medica e supplementi nutrizionali ai bambini rifugiati, tra coloro che sono ancora in attesa di essere trasferiti. Anche il Ministero ugandese della salute sta inviando nell’area diversi medici e farmaci per assistere i rifugiati.Il centro di transito dovrebbe accogliere i rifugiati per non più di tre settimane. È considerato un luogo sicuro ma l’UNHCR e l’Ufficio del Primo Ministro ugandese stanno identificando altre località nelle quali i rifugiati potrebbero ricevere protezione, lotti di terreno da coltivare, materiale per allestire alloggi e cibo. In questo modo sarebbero in grado di vivere in maniera più completa, come gli stessi abitanti ugandesi, potendo contare sull’assistenza medica, sull’acqua e sull’istruzione disponibili negli insediamenti.L’arrivo di migliaia di rifugiati ha provocato la sospensione delle lezioni per una settimana in molte scuole del distretto di Bundibugyo dove i rifugiati si erano insediati. L’UNHCR sta collaborando con l’Ufficio del Primo Ministro per garantire che le lezioni possano riprendere la prossima settimana. UNICEF e Oxfam hanno poi in programma di pulire i servizi igienici intasati nelle scuole, mentre altre agenzie partner stanno riparando i banchi in modo che gli alunni possano tornare ad utilizzarli.Nonostante sia in corso una pianificazione per un possibile lungo periodo di esilio, operatori dell’UNHCR hanno osservato ieri centinaia di rifugiati che dal ponte sul fiume Lamiya a Busunga facevano ritorno nell’est della RDC, portando con sé materassi, anatre e taniche per l’acqua e capre. Molti altri rifugiati hanno trovato ospitalità presso parenti e amici che vivono dal lato ugandese del confine e non è ancora chiaro quante siano le persone che si trovano lungo il confine.

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Mons. Gianni Ambrosio in Uganda

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2012

Uganda

Image by uusc4all via Flickr

Da giovedì 26 gennaio in Uganda per il 40° di Africa Mission e fino a martedì 31 gennaio, partecipa al viaggio missionario in Uganda in occasione del quarantesimo anniversario di Fondazione di Africa Mission. Ad accompagnare il vescovo nella visita saranno il presidente di Africa Mission, don Maurizio Noberini, e il presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Antonello. Ad attenderlo in Uganda ci saranno anche il direttore Carlo Ruspantini e l’assistente spirituale nazionale mons. Sandro De Angeli, che raggiungeranno il Paese africano qualche giorno prima. Quello che oggi è il movimento Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo è stato fondato nel 1972 da Vittorio Pastori e da mons. Enrico Manfredini. Dopo mons. Manfredini è la prima volta che un vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio visita in Uganda le opere di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo. Il programma del viaggio prevede l’incontro con le realtà che si sviluppano a partire da entrambe le sedi del nostro Movimento in Uganda, quella nella capitale Kampala, da dove viene portata avanti tutta la parte amministrativa e logistica dell’opera di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, e quella di Moroto, da dove sono coordinati tutti i progetti di cooperazione allo sviluppo realizzati in molteplici settori: da quello idrico, con la perforazione e manutenzione di pozzi per l’acqua potabile, a quello agro-forestale; dai progetti educativi e di protezione dell’infanzia a quelli in ambito sanitario; dagli interventi nelle situazioni di emergenza al supporto alla Chiesa e alle realtà locali. Durante il viaggio il Vescovo incontrerà le autorità civili e religiose ugandesi, i nostri collaboratori espatriati in Uganda e i missionari che il Movimento sostiene da anni attraverso l’invio di aiuti. Verrà accompagnato anche presso la missione di Matany, dove opera il laico comboniano Roberto Gandolfi, da anni impegnato in Karamoja e altro importante testimone della vocazione alla missionarietà dei piacentini. Gandolfi attualmente sta prestando la sua opera a Kotido, centro dipendente dalla missione di Matany. “Per il nostro Movimento – hanno dichiarato i dirigenti di Africa Misison – la visita di mons. Ambrosio in Uganda è un dono grande e un’occasione per ribadire il proprio legame con la Chiesa piacentina, da sempre fortemente impegnata in campo missionario e dalla quale anche l’esperienza di Africa Mission è partita 40 anni fa”. Da parte sua il nostro Vescovo ha giudicato importante il lavoro che i missionari piacentini stanno facendo in Uganda. Tra i loro obiettivi vi è quello di aiutare queste popolazioni attraverso interventi come quello del reperimento dell’acqua. Vi è una sete, però, ancora più importante da soddisfare – continua mons. Ambrosio – ed è quella spirituale, dell’annuncio del Vangelo. La missione in Uganda si inserisce nel contesto generale dell’impegno missionario della Diocesi e si aggiunge a quanto si sta facendo in Brasile: sono due punti di riferimento importanti che sollecitano la Chiesa piacentina a perseverare nella comunicazione del Vangelo. (Fonte rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio).

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Incontro tra Arcigay e il Ministro Mara Carfagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Per l’occasione il presidente dell’associazione Paolo Patanè insieme al segretario Luca Trentini, hanno espresso l’apprezzamento di Arcigay per le attività del Dipartimento e per la sensibilità dimostrata dal Ministro verso le tematiche dei diritti delle persone lgbt. Particolare rilievo è stato dato al ruolo che il Ministro può svolgere nel sostegno ad iniziative internazionali, con un   preciso riferimento alla campagna di odio in corso in Uganda e che ha visto recentemente il drammatico assassinio di David Kato Kisule. Nel corso dell’incontro si è ragionato su di una serie di obiettivi concreti e numerosi sono stati i temi toccati come la discriminazioni sui luoghi di lavoro delle persone gay, lesbiche e transessuali, il rilancio della campagna contro l’omofobia con l’auspicata estensione alla transfobia, fino alle difficoltà e problemi relativi alla vita delle coppie lgbt.  Si è parlato anche dei grandi orizzonti legati agli eventi organizzati in occasione del prossimo Europride dell’11 giugno 2011 a Roma e di ILGA Torino 2011. Il Ministro ha espresso volontà di collaborazione e condivisione degli obiettivi più urgenti.Arcigay ha poi rimarcato la positiva cooperazione con UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) evidenziandone il ruolo dell’ente nell’affermazione di una prassi antidiscriminatoria e nel dialogo costruttivo con Comuni, Province e Regioni, e ricordato il rilevante sviluppo di nuovi strumenti di contrasto alle discriminazioni come OSCAD, l’Osservatorio delle Forze dell’Ordine contro le discriminazioni. (Stefano Bolognini)

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From Uganda awarded with WCIT 2010

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

The most significant role model and therefore the winner of the ‘ WCIT 2010 Give Challenge a Change Award’ is Elizabeth Mukasa. Mrs. Mukasa developed a platform that is qualitative, integrated and affordable in Uganda. To enhance meaningful inclusion she innovated localized elearning materials in local language (luganda) appropriate to the understanding of their target groups. Tuition fees were minimal and sometimes zero to the vulnerable women students. The usage of her platform helped entrepreneurs to set up their businesses. On top of this Mrs. Mukasa helped over 100 people to connect in order to improve accessibility to digital and information technology, thereby making a valuable contribution to bridging the Digital Divide. During WCIT 2010 delegates addressed global impact issues regarding economic and social development and exchange policies and ideas on how ICT can enable change and innovation in all parts of the world. For that reason the organization wanted to highlight the best example at this congress that embodies the heart of the congress. Mrs. Mukasa: “While I do appreciate this, the question remains how can Africa be helped to bridge the digital divide basically caused by the velocity of technology development? Special thanks to the eInclusion track secretary Olivier Zwolsman who ensured my presence. It was a great honor for me and my nation Uganda. Africa continues to depend on friends like you.”
At the age of 45 Mrs. Mukasa studied IT Diploma at Lewisham College (UK) beating the barriers age and gender. Here she was astonished by internet connectivity so she felt pity for Africa exclusion. In 2008 she spearheaded the development of an eInclusion pragmatic model in Uganda. Today, over 250 participants – rural-urban, men and women with or without formal education had successfully accessed the IT literacy inclusion model through OLC – a positive indicator of einclusion in practice. The targeted Sme’s contribute to 80% of Uganda economy. Elizabeth is born in Kampala (Uganda) in 1956.
The World Congress on Information Technology (WCIT) is regarded as one of the world’s most influential conferences on IT. WCIT is the flagship of the World Information Technology and Services Alliance (WITSA), a consortium of IT branch organizations from across the world whose members represent over 90% of the global IT market. The 17th edition of the conference was held in the RAI exhibition complex in Amsterdam from May 25th to 27th 2010. The congress is an official event organized under the auspices of the Spanish EU presidency. It is supported by the European Commission and hosted by the Dutch IT branch organization, ICT~Office, in collaboration with the Dutch Ministry of Economic Affairs and Amsterdam City Council. The main commercial partners are Capgemini, Intel, KPN, IBM, Microsoft, UPC, Xerox and KPMG.

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Nord Uganda

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

A più di tre anni dalla fine della guerra civile nel nord dell’Uganda ci sono ancora 190.000 sfollati e profughi Acholi in attesa di far ritorno ai loro villaggi d’origine. L’Associazione per i popoli minacciati (APM) richiama l’attenzione proprio sulla difficile situazione di questi profughi di guerra dimenticati. L’APM chiede che il Governo ugandese e la comunità internazionale si attivino urgentemente e facciano di più per garantire un rapido ritorno dei profughi, membri del popolo Acholi, un popolo che vive appunto in Uganda del nord. Sono soprattutto i conflitti per la terra a impedire agli Acholi di rientrare nei loro vecchi villaggi. Senza giustizia per gli Acholi non ci potrà essere una riconciliazione e una pace duratura in Nord Uganda. Gli Acholi non avevano titoli di proprietà scritti e registrati in quanto la loro terra tradizionalmente è sempre stata coltivate e gestita collettivamente. Per poter far valere i propri diritti nelle cause per il possesso della terra davanti ad un Tribunale mancano loro i soldi. Incendi dolosi, uccisioni e assalti vari sono il risultato dei tanti conflitti irrisolti tra vecchi coloni e nuovi insediati, tra cui anche ex soldati. Locali organizzazioni per i diritti umani, come il gruppo “Human Rights Focus”, accusano i leader militari di aver sfruttato la deportazione della popolazione civile al fine di garantirsi il controllo di centinaia di ettari di terra attraverso la compiacenza di prestanome. Circa due milioni di civili sono stati cacciati dai loro villaggi e sono stati internati in campi di internamento dalle forze di sicurezza ugandesi durante i 20 anni di guerra contro il Lord’s Resistance Army (LRA). Invece di ottenere protezione nei campi, i civili sono stati sottoposti al terrore dei soldati regolari come anche dei ribelli del LRA. Secondo studi pubblicati di recente circa il 97 per cento di tutti i decessi tra i civili sono da attribuire alle condizioni di vita disumane nei campi: solo il tre per cento sono stati causati da attacchi del LRA. Nel settembre 2006 il governo dell’Uganda e il LRA hanno firmato un accordo per il cessate il fuoco. Nel mese di ottobre 2007 le autorità hanno adottato un programma di ricostruzione per il Nord Uganda.

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