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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Sesto Congresso C.O.R.T.E.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

scuderiRoma dal 9 all’11 marzo 2016 si tiene il sesto Congresso C.O.R.T.E. (studio e ricerche su ulcere piaghe, ferite e riparazioni tessutali) presieduto dal prof. Nicolò Scuderi presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Il prof. Scuderi è Direttore della 1° chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e Direttore della UOC di Chirurgia Plastica presso il Dipartimento “Pietro Valdoni” del Policlinio Umberto I. ll prof. Scuderi è attualmente responsabile della conduzione di importanti protocolli di sperimentazione internazionali, in particolare nel settore dei nuovi materiali protesici biocompatibili, ed è stato coordinatore locale e nazionale di numerosi progetti di ricerca del CNR e del MURST.
In questo congresso il prof. Scuderi affronta, nello specifico, il tema riguardante le ulcere, le piaghe e le ferite difficili. “E’ – egli afferma – un problema “trasversale” che interessa i medici afferenti a decine di specialità mediche. Al punto tale che a ‘CO.R.TE., aderiscono oltre 70 tra enti e Società scientifiche – da quelle chirurgiche a quelle di medicina interna – tutte interessate alla scoperta di nuove medicazioni e interventi per scongiurare l’epidemia delle piaghe, delle ulcere e più in generale delle ferite difficili.” “Soprattutto nei pazienti ultra75enni – sottolinea il professor Nicolò Scuderi, – i tessuti cutanei subiscono modificazioni significative, diventando ipotrofici, meno elastici e caratterizzati da maggior fragilità capillare. Non solo: l’età ‘asseconda’ altri fattori di rischio intrinseci, rappresentati dalla limitata mobilità dei soggetti per cause diverse quali fratture ossee o sedazione farmacologica e dalla presenza di malattie con compromissione neuromotoria, come diabete, sclerosi multipla, miastenia, coma o lesioni spinali che, comportando ridotta o nulla sensibilità cutanea e assenza di percezione di sensazioni fastidiose o dolorose, impediscono la reazione motoria del paziente favorendo la comparsa delle lesioni cutanee”. E soggiunge: “Uno dei problemi più frequenti nel trattamento delle ferite viene dalla loro infezione: una vera e propria ‘epidemia’ – quella della deiscenza delle ferite che improvvisamente si riaprono o non si chiudono proprio – accompagnata dalla presenza in molti casi di germi resistenti o dal biofilm, quel sottile strato di materiale che viene elaborato dai batteri in attiva replicazione e che appare aderente al letto della lesione, e che contribuisce a ritardarne la guarigione. In presenza di biofilm, infatti, si creano le condizioni affinché i singoli microrganismi interagiscano scambiandosi reciprocamente nutrienti e metaboliti e costituendo vere e proprie comunità batteriche organizzate. I biofilm rappresentano perciò focolai protetti di infezione e di resistenza batterica all’interno della ferita, offrendo protezione ai batteri dall’azione degli agenti antimicrobici (antibiotici e antisettici)”.
Policlinico La Sapienza RomaPer il come si “affronta” il biofilm il prof. Scuderi precisa: “Una medicazione avanzata utilizzata per eliminare il biofilm presente nelle ulcere è una medicazione sterile antimicrobica a base di argento, composta da soffici fibre idrocolloidali di carbossimetilcellulosa sodica pura contenenti ioni argento. Questa medicazione assorbe e trattiene elevate quantità di essuda-to e di batteri e a contatto con l’ulcera crea un soffice gel che si conforma al letto della feri-ta, mantenendo l’ambiente umido necessario a favorire i processi di riepitelizzazione e aiutando nella rimozione dei tessuti non vitali della ferita senza danneggiare il nuovo tessuto. L’argento ionico distrugge i batteri, lieviti e muffe presenti nel biofilm. Tale presidio contribuisce a creare un ambiente antimicrobico rimuovendo il biofilm e prevenendone la riformazione aumentando l’efficacia dell’azione antisettica dell’argento. La medicazione crea così una barriera antimicrobica. Un recente dispositivo utilizzato per la rimozione del biofilm è costituito da una soluzione di acido-ossidante da utilizzarsi nello sbrigliamento, nell’irrigazione, nel lavaggio e nell’umidificazione di ferite acute e croniche come le ulcere del piede diabetico. Tale soluzione contiene acido ipocloroso, un noto agente antimicrobico, che agisce da conservante, inibendo la crescita di microorganismi all’interno della soluzione e prevenendo la contaminazione delle ferite esercitando un effetto antimicrobico locale negli strati superficiali delle ferite. Grazie alle sue proprietà fisico-chimiche e riducendo gli effetti dovuti alla presenza di microrganismi, questa soluzione crea un micro-ambiente ideale a supporto del processo fisiologico di guarigione, particolarmente rilevante nelle ferite croniche, favorendo l’eliminazione del biofilm e un’ottimizzata guarigione delle lesioni. Un nuovo trattamento per il biofilm è costituito da un liquido semi-viscoso opaco di colore violaceo per uso topico, da applicare localmente sulle ulcere cutanee. Esso contiene composti fenolici solfonati ed acido solforico in soluzione acquosa ed utilizza la caratteristica igroscopica dello zolfo presente in soluzione per assorbire l’acqua contenuta nel biofilm essiccandolo. Senza acqua i polimeri organici che formano la spina dorsale del biofilm precipitano, e una volta seccatosi può essere eliminato facilmente”. “Molto recentemente sono state realizzate speciali apparecchiature biomediche che servono ad eradicare il biofilm. Tali macchine usano la rivoluzionaria piattaforma tecnologica ‘BioFotonica’ e offrono una soluzione completamente nuova per il trattamento delle ferite che sfrutta la proprietà di rimodulare l’attività cellulare e la proprietà battericida della fluorescenza e dell’ossigeno. Questa sinergia innesca un effetto a cascata di reazioni biologiche che ripristinano e rimettono in moto il processo di guarigione. I cromofori contenuti in tale macchina sono illuminati con una luce multiled. Questo gel foto-convertitore della luce, per uso topico, è arricchito di cromofori fluorescenti, che in presenza di un ossidante e della luce innescano la terapia BioFotonica. La luce multiled stimola una reazione di trasformazione dei cromofori che raggiungono uno stato di energia più elevato. I cromofori attivati ritornano a uno stato di energia più basso, emettendo fotoni con livelli d’energia inferiori. Sfruttando le proprietà benefiche dell’ossigeno e le diverse lunghezze d’onda della luce, i fotoni penetrano nel tessuto sottostante a varie profondità creando un effetto ad ampio spettro. Tale meccanismo modula l’infiammazione (colori giallo e arancio-ne), favorisce la proliferazione dei fibroblasti (colori giallo e arancione), promuove la produzione di collagene (colore verde), promuove la modulazione dei fattori di crescita (colori giallo, arancione e piede diabeticoverde) ed infine elimina batteri ed altri microrganismi (ossigeno più luce).
Il piede diabetico costituisce la complicanza più invalidante dell’iperglicemia cronica trascurata. Si tratta di uno stato patologico che condiziona negativamente la qualità di vita del paziente, tanto da richiedere una scrupolosa e costante igiene dei propri piedi supportata da frequenti controlli medici. Un piede diabetico malcurato o sot-tovalutato espone il malato ad ulcere, piaghe sanguinanti ed infezioni che, a lungo andare, possono diffondere nei tessuti limitrofi e procurare cancrena. Obiettivo principale del tratta-mento del piede diabetico è senza dubbio prevenire l’ulcera plantare e, nel caso d’infezione in corso, arginare l’insulto patogeno entro il più breve tempo possibile. Il biofilm è una aggregazione complessa di microrganismi in una matrice adesiva e protettiva. La formazione di un biofilm inizia con l’ancoraggio di microrganismi liberamente fluttuanti ad una superficie. Quando un gruppo di batteri si accumula su di una superficie e raggiunge una particolare densità cellulare, inizia a secernere una sostanza polimerica che si compone di polisaccaridi, proteine e DNA, la quale associandosi alle molecole di acqua libere nell’ambiente circostante, dà origine ad una matrice in cui le cellule batteriche sono fortemente radicate. Le conseguenze della presenza della matrice è la quasi impossibilità di rimuovere con le sole procedure meccaniche il biofilm da una superficie cutanea. Inoltre è sempre la presenza di questa matrice che aumenta la resistenza dei batteri a disinfettanti e antibiotici sia topici che sistemici. Attualmente nuovi presidi medici e macchinari sono stati utilizzati per eradica-re e ridurre tale biofilm”.

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Volontari per combattere le ulcere

Posted by fidest press agency su sabato, 12 Mag 2012

Corato (Ba) Rappresentano uno dei maggiori problemi nel mondo occidentale. Secondo l’Osservatorio permanente della sanità, ne soffrono circa due milioni di italiani, ma quasi certamente il dato è sottostimato. Stiamo parlando delle ulcere cutanee croniche che non tendono a guarire spontaneamente per cause varie e che sono nella maggioranza dei casi dovute ad altre malattie, in particolare diabete, malattie vascolari e a tutte quelle disfunzioni che costringono il paziente a letto. Le forme più comuni sono l’ulcera venosa (la più frequente sia a livello mondale sia nazionale, di cui soffrono prevalentemente donne intorno ai 40 anni), da piede diabetico, da decubito, arteriosa-mista, reumatologica, neoplastica.
“Le ulcere cutanee rappresentano una vera e propria piaga sociale e la cura rappresenta una delle prestazioni sanitarie più costose in assoluto” dichiara la dott. Angela Garrubba, responsabile dell’ambulatorio di Vulnologia e Geriatria del Presidio Ospedaliero Umberto I di Corato. “Nel nostro Paese ogni anno vengono spesi 1500 milioni di euro, il 2% del budget annuo della Sanità. Il 36% dei pazienti grava sull’economia familiare con costi da 100 a 300 euro al mese”. Quindi per affrontare questa patologia, che ha assunto un’importanza crescente, è nata a Corato l’Associazione Volontari Ulcera Cutanea (AVUC).
“L’associazione vuole essere un punto di incontro e di riferimento per i malati e per quanti ogni giorno si impegnano e affrontano la difficile problematica delle ulcere” spiega la dott. Garrubba. “L’obiettivo è la messa a punto delle conoscenze in tema di ricerca, terapia e prevenzione, mettendo sempre al centro il malato, con la consapevolezza delle difficoltà nell’affrontare questa patologia cutanea, spesso sottostimata e sottovalutata. Nel mio ambulatorio, in un anno, sono arrivati oltre 1000 pazienti, una cifra enorme legata anche al fatto che al Sud mancano centri d’eccellenza per gestire la cura”.
“Con l’appoggio dell’associazione AVUC e dell’Asl stiamo attivando dei corsi di formazione per gli operatori sanitari, per le famiglie e per chi assiste i malati, con l’intento di fornire un’informazione scientifica adeguata, assistenza e favorire il reinserimento sociale” aggiunge la dottoressa. Poter effettuare un trattamento adeguato delle ulcere rappresenta ancora una sorta di sfida per i professionisti del settore.
Ma quanto è importante dare voce a questo tipo di malati? “È fondamentale. A volte neanche il paziente si rende conto della gravità e delle conseguenze di questa patologia, che deve acquisire una sua ‘dignità di malattia’. La realtà pugliese è ancora indietro sulle normative se paragonata a regioni come il Piemonte, la Lombardia e il Veneto che hanno adottato misure a favore del paziente. La conoscenza è alla base della guarigione, questo è il motto dell’associazione, senza dimenticare che intorno a un’ulcera non c’è solo una ferita ma anche una persona”.(Chiara Merli)

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Pazienti ricoverati e lesioni da decubito

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2011

Bologna ha ospitato il VII Congresso Nazionale dell’Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee (AISLeC). Nel corso della tre giorni sono stati presentati i dati dell’Indagine di prevalenza nazionale relativa alla stima di ulcere da decubito, spesso presenti nei pazienti ricoverati presso i reparti di medicina e terapia intensiva. Dal 1° al 30 novembre 2010, sono stati raccolti i dati di 3.426 pazienti, ricoverati presso 112 reparti di medicina e 55 reparti di area intensiva di tutto il territorio nazionale. Da questa ricerca è emersa la gravità di quelle che tecnicamente sono conosciute come “lesioni da pressione”, un fenomeno capace di incidere pesantemente sulla qualità di vita e sulla salute dei pazienti, nonostante l’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze; i pazienti che presentano queste lesioni sono:
• al Nord: 37,59% nelle aree intensive e 19,38% nelle medicine/lungodegenze
• al Centro: 20,78% nelle aree intensive e 17,58% nelle medicine/lungodegenze
• al Sud e isole: 41,51% nelle aree intensive e 15,20% nelle medicine/lungodegenze
• complessivamente: 28,94% nelle aree intensive e 17,98% nelle medicine/lungodegenze
Nel capoluogo emiliano si è parlato del ruolo chiave dell’infermiere e di tutti i professionisti della salute, chiamati ad operare in situazioni critiche, dove sono necessarie non solo esperienza e professionalità ma anche doti umane non comuni per la cura di pazienti troppo spesso dimenticati.
Durante il convegno si è discusso anche di assistenza al paziente ustionato; trattamento topico delle ustioni minori; ferita psichica; trattamento riabilitativo dell’ustionato; medicazioni di ultima generazione; lesioni diabetiche, da dialisi e vascolari, nonché di allergie dei prodotti di medicazione.
Allo scopo di fornire indicazioni sul comportamento più adeguato nella scelta delle superfici, favorire la prevenzione e migliorare il trattamento dei pazienti, durante l’evento è stato dato ampio spazio alle Linee Guida sul comportamento clinico per l’utilizzo dei dispositivi antidecubito; queste raccomandazioni sono emerse da una consensus conferencecondotta da AISLeC e realizzata attraverso:
• analisi dei risultati provenienti da studi clinici, reperiti attraverso la consultazione delle principali banche dati biomediche
• confronto con le indicazioni del Piano Nazionale Linee Guida (PNLG) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’NHS R&D HTA Programme del Health Technology Assessment (H.T.A.) della Gran Bretagna
• coinvolgimento multiprofessionale e multidisciplinare
• coinvolgimento del Ministero della Salute
• confronto con le associazioni degli utenti/pazienti
• confronto con le aziende produttrici di ausili antidecubito e di prodotti per il trattamento delle lesioni da pressione
• coinvolgimento diretto dei maggiori esperti internazionali nel campo
A Bologna si è poi dibattuto dell’importanza del database online e del significato che assume per i pazienti la rete dei centri specializzati che decidono di condividere la propria casistica nella cura delle lesioni cutanee croniche. Questo strumento, utile per migliorare la qualità dell’assistenza, presenta numerosi vantaggi:
• Possibilità di ottenere dati epidemiologici utili a migliorare la programmazione dei servizi
• Possibilità di confrontare le esperienze e le performance dei diversi centri al fine di tendere ad una qualità il più possibile alta ed uniforme
• Possibilità di ottenere informazioni affidabili sull’efficacia e la tollerabilità di nuove terapie, in un’area dell’assistenza caratterizzata dalla scarsità di dati provenienti dalla ricerca clinica
AISLeC ha creato anche una rete sperimentale dedicata ad una categoria di persone particolarmente difficili, quelle affette da malattie autoimmuni, con la prospettiva di estendere poi il progetto ad altre tipologie di malati con ulcere croniche.Nel 2010 AISLeC ha registrato 990 iscrizioni. All’inizio del 2011 ha fondato una rivista intitolata “Il wound care basato sulle prove di efficacia – The italian journal of wocn”, presentata per la prima volta nel corso del congresso. L’evento ha ricevuto una medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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