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“Come combattere efficacemente la Xylella senza distruggere milioni di ulivi pugliesi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 Mag 2019

Alla conferenza stampa, promossa dal Sen. Lello Ciampolillo, sono intervenuti il Prof. Marco Nuti, professore emerito di batteriologia presso l’Istituto Sant’Anna di Pisa, il Prof. Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, il Dott Agostino Di Ciaula, Presidente del comitato scientifico dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente- ISDE, l’Ing. Carlo Bonaduce e Maurizio Zerbini e Luigi Botrugno.
Al Senato, infatti, è di imminente approvazione il “Decreto emergenze”, il cui articolo 8 impone, con l’obiettivo di arginare la diffusione della xylella fastidiosa in Puglia, misure (eradicazioni in aree estese, ampio uso di piretroidi e neonicotinoidi) prive di certezze scientifiche di efficacia, ampiamente distruttive del paesaggio e della biodiversità, ad elevato rischio sanitario.Le misure indicate saranno applicate “in deroga a ogni disposizione vigente”. Questo significa che non saranno più rispettati fondamentali strumenti di tutela paesaggistica, ambientale, sanitaria.Saranno rimossi con un atto di forza tutti gli scudi di protezione che sono serviti, sino ad ora, a tutelare quei luoghi, i diritti, la salute e il futuro di chi ci vive.
Indipendentemente dall’ormai logora discussione sul nesso causale xylella/disseccamento degli ulivi e dal clima da opposte tifoserie che si è voluto creare ponendo in deroga anche la corretta dialettica scientifica, il vero problema è l’abuso di potere esercitato in danno delle acquisizioni della scienza e del rispetto di diritti Costituzionali.
Appare semplicistico, ingenuo e pericoloso ritenere possibile una completa e persistente eliminazione del batterio (presente ormai da anni) e dell’insetto vettore in un’area geografica così estesa, così come semplicistico, pericoloso e fuorviante appare attribuire completamente le responsabilità della sindrome da disseccamento degli ulivi al solo binomio xylella/insetto vettore in un’area ad elevato rischio ambientale.
Non si comprendono i motivi per i quali nell’iter che ha portato all’elaborazione dell’articolo 8 del “Decreto Emergenze” non siano state considerate le raccomandazioni dell’EFSA ( l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) sui rischi ambientali delle misure previste, le evidenze scientifiche sulla elevatissima pericolosità dei pesticidi da utilizzare (si ricorda che l’acetamiprid, qui imposto, è stato vietato in Francia nel 2018) e gli insegnamenti derivanti da esperienze pregresse e riportati in letteratura scientifica da autorevoli studiosi della materia.Il Salento ha diritto a conservare la sua ricchezza e la sua biodiversità, ha diritto ad un ambiente non compromesso né alterato ed ha diritto a misure sostenibili che non comportino un aumento del rischio sanitario.Questi diritti non possono essere annullati per decreto.

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La fascia di ulivi tra Assisi e Spoleto primo sito italiano inserito fra i patrimoni FAO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Perugia. C’è un elemento senza il quale l’immenso patrimonio architettonico e culturale di cui l’Umbria è ricca non sarebbe altrettanto unico. Un oceano verde che si estende per 9212 ettari ed è composto da un milione e 200mila piante di ulivi coltivati tra Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Trevi, Spello e Assisi: un tesoro naturalistico e agricolo unico al mondo che rende l’Umbria famosa in tutto il mondo al pari delle sue città e borghi. D’ora in poi la “Fascia olivata Assisi-Spoleto” sarà ricordata per un altro aspetto. È infatti il primo sito italiano ad essere stato inserito nella lista dei Globally Important Agricultural Heritage Systems (GIAHS) dalla FAO, l’organizzazione dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione.
Il programma GIAHS nasce con lo scopo di selezionare a livello planetario i paesaggi che si distinguano per la la ricchezza della loro biodiversità e per essere caratterizzati da un virtuoso rapporto tra comunità umana e ambiente circostante. Attraverso il progetto, la FAO punta a tutelare le tecniche tradizionali di gestione agricola per poi utilizzarle come strumento di sviluppo sostenibile dei territori tutelati. In questo modo, la tutela del paesaggio tradizionale diventa un fattore di promozione producendo vantaggi alla popolazione locale.“Questo riconoscimento è il frutto di una sinergia virtuosa tra pubblico e privato. Il risultato non sarebbe stato possibile senza lo sforzo di dialogo e la collaborazione tra i sei Comuni coinvolti, le realtà produttive e il know how di cui l’Umbria è ricca. È la dimostrazione che quando tutti remano in una stessa direzione e con obiettivi condivisi, tutto è possibile“ spiega Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria, Agenzia della Regione Umbria per la competitività e la crescita economica regionale. “I benefici che si attendono dall’inserita all’interno dei Giahs FAO sono molteplici” prosegue Agostini “Tra questi c’è l’incremento del valore economico dell’olio di oliva prodotto lungo la Fascia, la valorizzazione sociale, culturale, economica e turistica del territorio, la tutela della biodiversità dell’olivo e la conservazione e il ripristino del paesaggio a rischio vulnerabilità”.
“La decisione della FAO – aggiunge inoltre il sindaco di Trevi, coordinatore del progetto, Bernardino Sperandio – è anche un riconoscimento di caratura mondiale per le tante generazioni di agricoltori che, nei secoli, hanno impostato la produzione utilizzando unicamente le risorse naturali dei nostri luoghi e hanno saputo adattare le loro pratiche di gestione alle esigenze e peculiarità del territorio”.
L’inserimento nel programma FAO-GIAHS è stato ottenuto dopo un’attenta valutazione dei tecnici dell’organizzazione internazionale su cinque parametri: biodiversità agricola, un sistema di conoscenze e tradizioni locali, un insieme di valori condivisi, il sostentamento economico della popolazione e le caratteristiche peculiari e uniche del paesaggio in esame.
“È proprio il clima a rappresentare uno dei fattori peculiari che rendono unica e straordinaria la Fascia olivata Assisi-Spoleto, serbatoio di grande biodiversità” spiega Leonardo Laureti, dottore agronomo e produttore olivicolo, che ha collaborato al dossier per la candidatura FAO “A differenza delle regioni in cui tipicamente viene coltivato l’olivo, che sono bagnate dal mare, la nostra ha con un clima continentale. Si verificano così forti escursioni termiche, con inverni molto rigidi, mentre le estati possono essere estremamente calde. Statisticamente (ogni trent’anni circa) sopraggiunge una gelata che può provocare ingenti danni alle piante. Questi fattori, che possono apparire come delle “sventure”, sono in realtà la chiave del successo perché assicurano al prodotto finale un’eccellenza assoluta di qualità. Inoltre, a questi elementi se ne aggiunge un altro di natura pedologica. I monti della fascia pedemontana della catena preappenninica presentano un terreno calcareo che assicura agli olivi un drenaggio ideale, evitando ristagni idrici.”“Nel corso dei decenni la varietà di olivo tipica di questo territorio, il Moraiolo, si è adattata a queste particolari condizioni pedoclimatiche producendo un olio ricco in polifenoli con un carattere olfattivo erbaceo e spiccate note amare e piccanti, apprezzato in tutto il mondo.” conclude Laureti.
Ma l’annuncio della FAO potrebbe non essere l’unico riconoscimento mondiale per l’importanza della tutela della fascia olivata Assisi-Spoleto. Anzi, il suo inserimento nella lista dei GIAHS potrebbe dare impulso a un altro obiettivo. Ancora più ambizioso: l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. “Anche in questo caso – spiega Sperandio – occorre attendere la fine di una complessa procedura di candidatura all’UNESCO per la quale si rendono necessari approfonditi studi ed analisi in tema di patrimonio ambientale e paesaggistico. A quel punto, i nostri olivi potrebbero diventare un sito di eccezionale valore universale”.

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Ulivi: i deputati dovrebbero chiedere di risarcire i produttori coinvolti nelle eradicazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2015

raccolta uliveIl Parlamento europeo, in una risoluzione che sarà votata mercoledì, dovrebbe ribadire la necessità di fare tutto il possibile per affrontare l’epidemia di batteri Xylella fastidiosa e prevenirne la diffusione in altre regioni dell’UE, investendo maggiormente anche nella ricerca. Il batterio Xylella ha già infettato diverse migliaia di ettari di piantagioni di ulivi in Italia, facendo temere per la sua possibile ulteriore diffusione anche negli Stati vicini.Durante il dibattito in Plenaria di aprile, gli eurodeputati avevano chiesto alla Commissione di risarcire i produttori i cui alberi dovranno essere distrutti a causa delle misure di eradicazione decise. Avevano, inoltre, invitato l’Esecutivo UE a proseguire nella ricerca per eliminare le malattie mortali delle piante, causate da agenti patogeni come la Xylella fastidiosa e la cosiddetta Macchia nera, trovata negli agrumi importati dal Sudafrica.Il batterio Xylella fastidiosa ha già infettato migliaia di ettari di alberi di olivo in Puglia e nel Sud dell’Italia, e potrebbe attaccare anche altre specie di piante, come agrumi, viti e frutta a nocciolo (mandorle, pesche e prugne), portando, nei casi più gravi, alla morte delle piante.In Italia gli alberi di olivo crescono su circa 1 milione e 700 mila ettari di terreno, facendo del Paese il secondo maggior produttore dell’UE dopo la Spagna. Circa l’80% della zona infettata si trova nel Sud dell’Italia, di cui circa 370.000 ettari nella sola Puglia.Dibattito: giovedì 30 aprileVoto: mercoledì 20 maggio. Procedura: risoluzione non legislativa

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