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Ultracentenari e longevi: l’età avanza, ma non il rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

C’è un limite biologico alla longevità umana? Come cambia il rischio di morire con l’avanzare dell’età? Per rispondere a queste domande, i ricercatori del Dipartimento di Scienze statistiche della Sapienza, in collaborazione con l’ISTAT e le università Roma Tre, Berkeley e Southern Denmark, hanno condotto uno studio sui semi-supercentenari italiani (ovvero coloro che non hanno ancora raggiunto i 110 anni di età, ma superano i 105 ), con l’obiettivo di stimarne con esattezza il rischio di mortalità. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Science, hanno sorprendentemente indicato, per coloro che hanno superato i 105 anni, il raggiungimento di un livello costante del rischio di mortalità.Il team di ricercatori ha stimato per la prima volta la mortalità in età avanzata, con una accuratezza e precisione che finora non era stata possibile. “I dati studiati, accuratamente documentati – spiega Elisabetta Barbi della Sapienza – portano a concludere che la curva di mortalità cresce esponenzialmente fino all’età di 80 anni circa, ma poi decelera fino a raggiungere un plateau, ovvero un andamento costante, dopo i 105 anni”.Lo studio, inoltre, ha evidenziato come il rischio di mortalità diminuisca, seppur lievemente, nel tempo anche a queste età estreme. “Se esiste un limite alla longevità – commenta Barbi – questo non è stato ancora raggiunto”.La mancanza di dati affidabili su questi “pionieri della longevità” ha alimentato, fino a oggi, un controverso dibattito fra gli scienziati di tutto il mondo. La comunità scientifica infatti, si divide tra chi sostiene che la curva dei rischi di mortalità continui ad aumentare esponenzialmente con l’età, e chi invece argomenta che essa deceleri e raggiunga un livello costante (plateau) alle età più elevate, mimando il comportamento di altre specie animali.La scoperta del plateau è cruciale per la comprensione dei meccanismi alla base della senescenza e della longevità umana. “Per gli studiosi del campo – conclude Barbi – rappresenta una prima e importante conferma del ruolo giocato dalla sopravvivenza selettiva e fornisce la necessaria chiarezza empirica per il progresso degli studi che riguardano le teorie evolutive sulla senescenza”.Riferimenti: The plateau of human mortality: Demography of longevity pioneers – Elisabetta Barbi, Francesco Lagona, Marco Marsili, James W. Vaupel, Kenneth W. Wachter – Science DOI: 10.1126/science.aat3119

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Vivere 100 anni sanamente

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

La longevità in piena salute psico-fisica si conquista con un atteggiamento positivo, spontaneo oppure ottenuto con sette semplici strategie, tra cui esercizi di “sorriso” e respiri profondi quotidiani, come consiglia Assomensana che in proposito sta ultimando un Vademecum. La conseguente “resilienza” combatte il distress e facilita la compliance, in caso di malattia. Tutti Matusalemme: non sembra un’impresa impossibile, stando alle indicazioni di ASSOMENSANA, Associazione di neuropsicologi che da tempo studia le caratteristiche degli ultracentenari. Il presupposto formulato dall’ente, impegnato dal 2004 nella prevenzione dell’usura mentale e nell’allungamento della vita media, è che le condizioni favorevoli a un invecchiamento di successo siano da ricercare non in una ma in più dimensioni correlate tra loro: genetica, alimentazione, soggettività, relazioni interpersonali, ambiente sociale e comunità di appartenenza. Uno dei fattori fondamentali dell’ottima forma, di mente e corpo, anche in tarda età, è senz’altro un atteggiamento positivo. Ma se le connotazioni negative della personalità risultano coriacee e di difficile modificazione, come succede in gran parte degli individui, in che modo è possibile trasformare, almeno in parte, i comportamenti quotidiani anti-longevità? I trucchi per promuovere una visione in rosa della vita anche nel più pessimista dei soggetti esistono e li rivela il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana: «Le regole d’oro per cambiare il proprio approccio con l’esistenza sono sette: – 1. Sfogliando una rivista o un giornale, si deve scegliere di soffermarsi sulle notizie a carattere positivo (come ricerche sulla salute, eventi positivi e vicende a lieto fine) anziché su notizie di cronaca o di politica; – 2. In un giorno, per tre volte, occorre fare esercizi di mimica facciale sorridendo sette volte, in quanto la muscolatura del volto improntata al sorriso rinvia segnali al cervello che rimandano a schemi automatici riferiti a situazioni piacevoli; – 3. Due volte al giorno, va effettuata una respirazione diaframmatica, respirando profondamente per due minuti, mantenendo ferma la gabbia toracica e gonfiando e sgonfiando solo la pancia; – 4. E’ opportuno cercare occupazioni che consentono di stare con altre persone, con le quali condividere scopi e obiettivi; – 5. A fine giornata, serve ripensare a due eventi positivi che si sono vissuti/osservati nel corso della stessa; – 6. Durante la conversazione, bisogna evitare le espressioni lamentose e limitare i “no” e le parole negative e svalutative (come “non posso”, nessuno, pochino, minutino, attimino o mai), preferendo termini possibilistici (“mi piacerebbe farlo”, “valuterò le possibilità”, “è un compito che rientra nelle faccende delegate ad altri”,  “alcune persone fanno”, ”a breve sarò da Lei”); – 7. E’ indispensabile decidere di voler cambiare!».
Uno dei tre principali tratti distintivi dei “fuggitivi” è quello di assumere un atteggiamento positivo verso la vita e di avere una notevole capacità di adattamento nei confronti delle mutate esigenze personali e ambientali, dimostrando una spiccata flessibilità, come conferma Iannoccari: «Queste attitudini influenzano e permeano tutte le altre dimensioni esistenziali. Infatti consentono di attenuare gli stati di stress cattivo (distress), dovuti agli eventi sfavorevoli (quali lutti, perdite, precarietà e malattia), e di far fronte alle avversità, attingendo alle risorse personali (la cosiddetta “resilienza”). Un atteggiamento positivo è favorevole all’allungamento della vita anche perché permette di aderire con fiducia alle prescrizioni dei professionisti della salute per ottenere il miglior trattamento possibile (compliance) in caso di malattia».

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