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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

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Mettere la “persona umana al di sopra di ogni interesse”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

La Giornata internazionale della pace è per l’umanità un’occasione importante di promuovere la pace come valore unico e di assicurare il proprio impegno incondizionato per la pace, a prescindere dalle differenze. Papa Francesco ha notato come “ogni guerra si riveli un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”. Caritas Internationalis è in linea con il Santo Padre e crede fermamente che la pace sia una cultura che deve essere coltivata, condivisa e vissuta a tutti i livelli della società. Caritas è pertanto impegnata nel promuovere la pace attraverso la costruzione di comunità locali che vivono la loro fraternità attraverso il dialogo e la condivisione. Caritas trova profonda ispirazione anche nell’enciclica Populorum Progressio, in cui Paolo VI afferma che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Tale appello ha sempre incoraggiato l’opera di Caritas a combattere efficacemente la povertà e le profonde disuguaglianze sociali. Purtroppo, ancora oggi vi sono milioni di persone che a causa di guerre e violenze non possono vivere dignitosamente. Milioni di persone che muoiono per colpa di conflitti e violenze, le cui cause sono da ricercarsi nell’egoismo, nell’avidità, nella corruzione, nella discriminazione religiosa ed etnica e nello sfruttamento illegale delle risorse naturali. La memoria del passato deve spingerci alla conversione e ad aspirare ad un mondo in cui la pace e l’armonia possano contribuire allo sviluppo umano integrale. In un momento in cui COVID-19 ha rivelato a tutti noi la fragilità dell’esistenza umana e ha unito l’umanità intera nella lotta contro la propagazione del virus, dobbiamo combattere contro ogni forma di divisione e odio e – come ha ripetutamente detto Papa Francesco – agire contro “diffidenza e paura che indeboliscono le relazioni e aumentano il rischio di violenza”. Ogni persona per natura aspira alla pace e all’armonia e vuole vivere la propria vita con dignità. Caritas considera questa aspirazione una priorità e in tutto il mondo pone in essere programmi atti a promuovere la pace, l’armonia e la riconciliazione. Negli Stati di Kachin e Shan settentrionale, Caritas Myanmar porta avanti, assieme alla Chiesa locale, un programma di pace per gli sfollati interni e le comunità interessate dai conflitti. A Mindanao, nelle Filippine, Caritas e la Chiesa locale lavorano per trovare una soluzione pacifica in una regione dove prevale la violenza. In Pakistan, Caritas e la Chiesa promuovono la pace e l’armonia tra le comunità attraverso piccoli progetti di sviluppo. Nella Repubblica Centrafricana, l’arcivescovo di Bangui, insieme all’Imam e al leader della Chiesa protestante nazionale, è in prima linea nel promuovere la pace e la riconciliazione. In Colombia, Caritas rafforza i processi di sviluppo per una trasformazione non violenta dei conflitti attraverso la partecipazione e l’empowerment delle comunità locali.La pace non può essere raggiunta senza la scelta coraggiosa e disinteressata di porre la persona umana al di sopra di ogni altro interesse. In questa Giornata Internazionale della Pace, Caritas Internationalis ribadisce pertanto il proprio appello a: – porre fine alla guerra e alle violenze in tutto il mondo, e in particolar modo in Medio Oriente, e a promuovere il dialogo al fine di trovare una soluzione politica a tutti i conflitti. Le violenze e le uccisioni non faranno altro che generare altro odio. – rimuovere le sanzioni economiche contro la Siria, poiché è chiaro come queste non aiutino a promuovere la pace, bensì aggravino il conflitto e siano dannose per la pace. L’abolizione delle sanzioni può anche incoraggiare i leader politici a sedersi al tavolo dei negoziati. – promuovere la pace nelle aree di conflitto e garantire che gli aiuti internazionali allo sviluppo prestino particolare attenzione alla costruzione della pace e della riconciliazione a livello di base, promuovendo pace e armonia nelle comunità locali. Ciò include la creazione di opportunità di istruzione e di lavoro, in particolare per i giovani che rischiano di essere reclutati da gruppi armati e milizie. – sostenere l’impegno dei leader religiosi e delle comunità religiose nella promozione del dialogo interreligioso.

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La diversa dimensione umana nell’età del declino psico-fisico

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

È un aspetto del mutato rapporto esistente tra l’uomo contemporaneo, della società evoluta, con l’ambiente e il lavoro. In tale ambito molte attività sono tipicamente sedentarie e tendono a ridurre la possibilità dell’organismo di condurre una vita più dinamica. È una circostanza che incide maggiormente sugli anziani.
Ciò spiega, probabilmente, il perché taluni tendono a partecipare intensamente alle attività della comunità locale oltre a continuare a prestare il proprio contributo dopo il pensionamento e a farlo, per lo più, nell’ambito delle organizzazioni non governative. Alla fine, dovremmo augurarci che diventi una regola. Se si riuscirà a coinvolgere una percentuale più ampia degli anziani, in buone condizioni di salute, nel volontariato e negli altri settori dell’economia sociale, si verrà ad avere uno strumento fondamentale d’attivazione delle strategie d’invecchiamento.
Prepararsi a una vita più lunga, più operosa e di qualità e andare in pensione in modo più graduale per afferrare l’opportunità di contribuire in modo attivo alla vita sociale, sono altrettanti fattori che garantiscono un’ottimizzazione della fiducia per se stessi e per l’autodeterminazione, lungo tutto il tratto della terza età. Ciò potrebbe compensare il progressivo e inevitabile calo delle facoltà intellettive dell’anziano. Concorrerebbe a diminuire il grado di dipendenza nei rapporti familiari e nella società in senso lato. D’altra parte, oggi vi sono non pochi motivi che dovrebbero indurre gli addetti ai lavori a una seria riflessione sui temi che riguardano l’invecchiamento e al modo da renderlo meno dipendente dall’assistenza sanitaria, favorendo la prevenzione e, sull’altro fronte, riducendo sensibilmente il carico previdenziale. È un aspetto che oggi è maggiormente attuabile con lavori in part-time o domiciliabili attraverso l’homeworking, teleworking e lo smartworking.
Il recupero d’efficienza, del resto, ha una sua indubbia componente psicologica. Pensiamo, ad esempio, al trauma che l’anziano affronta per una semplice caduta. La stessa persona si può trasformare da anziano, attivo e pieno di fiducia, in un individuo molto dipendente e con una salute in rapido declino.
L’accesso, a questo punto, a buoni servizi di riabilitazione può impedire che la situazione diventi drammatica per sé e per i familiari, che l’hanno in carico, e per le stesse strutture che sono proposte all’assistenza ordinaria, sia in termini economici sia in attrezzature e quanto altro. In ogni caso le capacità degli anziani non si possono solo definire virtuali. Essi costituiscono un notevole serbatoio di risorse, anche se fino ad ora il tutto è stato riconosciuto e mobilitato in misura poco efficiente. D’altra parte, non ci allontana dalla realtà affermare che tutte le generazioni possono trarre vantaggio dai cambiamenti di politiche che consentono agli anziani di realizzarsi e rimanere più efficienti, motivandoli in tal senso. La prima risposta può essere quella di diminuire fortemente il loro grado di dipendenza e di disabilità. In questo modo si potrà collaborare alla riconciliazione, tra la chiara aspirazione degli anziani di vivere più a lungo, in buone condizioni di salute, e le legittime preoccupazioni della società riguardo alla necessità di minimizzare i costi dovuti all’invecchiamento demografico. Se, a questo punto, mi concentro maggiormente sull’aspetto dell’invecchiamento fisiologico, posso affermare subito che esso non deve essere considerato malattia a dispetto di una certa letteratura. Si tratta, semmai, di un continuum d’adattamenti omeostatici compensatori legati in buona parte anche all’alimentazione. Uno squilibrio quantitativo o qualitativo della stessa e ancor più un errore nutrizionale delle cellule (permeabilità di “membranae” post recettoriale, deficit di ATP, ecc.) può provocare uno stato di malattia che potrei definire cronico.
Il primo dubbio deriva dall’incertezza sui tempi che presiedono al cambiamento del fabbisogno proteico nell’invecchiamento. Sta di fatto che Watkin nel 1978 ha dimostrato che il turnover delle proteine nell’anziano si riduce in rapporto al calo della massa proteica muscolare, ma è del tutto simile a quello del giovane adulto se espresso per unità di massa magra. Ciò l’ha portato alla conclusione che il fabbisogno proteico giornaliero ottimale per l’anziano è di gr. 0,80/kg di peso corporeo ideale. Nello stesso tempo il bilancio azotato diviene negativo se la quota proteica scende sotto i gr. 0,55/kg/die nell’uomo e di 0,42/kg/die della donna. È una condizione che, purtroppo, non trova riscontro pratico dato che la media, per quanto mi è dato di sapere, delle persone anziane non raggiunge la quota di assunzione proteica minimale e riscontrabile con livelli dell’albumina, della prealbumina e della transferrina in difetto.
Altre ricerche fanno dipendere il deficit proteico dal basso reddito finanziario dei soggetti anziani. Vi è, inoltre, chi sostiene che lo stato nutrizionale non è dipendente dall’età per se stessa, ma dalle condizioni psichiche soggettive, ambientali e socio-economiche. In linea di massi-ma, si può ritenere che gli introiti proteici animali minimi di sicurezza siano di 0,55 gr/kg/die nell’uomo e di 0,42 gr/kg/die nella donna in equilibrio metabolico. Questi valori diminuiscono dopo gli 80 anni del 16% nei soggetti auto-sufficienti e del 28% nei non-autosufficienti.
Qui non si tratta solo di prendere in considerazione alcuni aspetti nutrizionali, penalizzando gli altri ma di vederla nel loro insieme. Se noi, ad esempio, sotto il profilo dell’azione ipocolesterolemizzante e ipotrigliceridemizzante, trattassimo solo l’apporto delle proteine di soia ci troveremmo spiazzati nei confronti degli aminoacidi vegetali che, per altro, hanno lo stesso valore energetico e calorico di quelli animali ed entrano nella sintesi delle proteine dell’uomo, anche se la carne ha un più elevato valore biologico che acquista significante importanza in particolari circostanze in varie epoche dello sviluppo e nel mantenimento delle funzioni vitali dell’essere umano.
Da questo nasce l’opportunità d’introdurre nell’alimentazione umana anche elementi d’origine animale con funzione di “alimenti protettivi”. Sappiamo, d’altra parte, che l’eccesso di proteine vegetali va a scapito, tanto nella prima infanzia quanto nella vecchiaia, della nutrizione cerebrale e quindi nell’attività del sistema nervoso centrale (triptofano, serotonina, tirosina, DOPA, noradrenalina, istidina, oppiacei, releasing-factors: GnRH, RH, ecc., ormoni diencefalici (adiuretina) ed ipofasari ecc., del sistema scheletrico (sintesi della matrice proteica sotto controllo insulinico e del GH, calcificazione dello stesso: calcitonina, vit. D3, della costellazione endocrina tirosina e tetrajodotiroxina) ecc. Va ad aggiungersi la circostanza che non è ancora del tutto chiarito il rapporto tra la nutrizione “globale” e le necessità dei singoli organi ed apparati. Traguardo ultimo sarà, nel bambino il raggiungimento di un armonico sviluppo cerebrale, nell’adulto il mantenimento di una fisiologica attività cellulare, nell’anziano l’equilibrio omeostatico che garantisce il benessere psico-fisico e l’autosufficienza totale fino all’esaurirsi della “carica vitale” geneticamente determinata. Altri fattori che influenzano lo stato nutrizionale dell’anziano sono l’abbandono della vita attiva, la difficoltà di procurarsi il cibo (dieta monotona, cibi conservati ecc.), la ridotta attività motoria (osteoporosi, obesità relativa ecc.) l’eventuale assunzione di farmaci anoressizzanti a cause di male assorbimento intestinale, di perdita di elettroliti e di oligoelementi, di acqua, la diminuzione dell’olfatto e del gusto e dell’anoressia. Quest’ultima è strettamente collegata con la disponibilità d’aminoacidi, che intervengono nella neuro-modulazione dell’appetito. Se si tiene presente che gli anziani, oltre ai fattori esogeni di carenza, possono essere portatori di malattie croniche pauci o asintomatiche – dalla stipsi alla diarrea, alle bronchiti croniche, ecc – causa di ipermetabolismo o di carenza di assorbimento, è opportuno portare la quota proteica giornaliera anche al 12-15% dell’introito totale, salvo particolari controindicazioni (nefropatie, gotta, ecc.). La patologia di mancanza proteica cronica nell’anziano da cause ambientali o organiche, secondo l’espressione del Lanzola, può essere correlata a uno o più momenti patogenetici. (redazionale)

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Intelligenza Artificiale: per una governance umana

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Roma nei giorni 25 e 26 settembre 2020. Fiera virtuale organizzata on line e trasmessa in streaming dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Durante la due giorni dell’Evento – al quale sono stati accordati ad oggi venticinque Patrocini tra cui quelli della Pontifica Accademia della Vita, di Ministeri ed Enti pubblici, di Associazioni, Università e Centri di Formazione e la collaborazione di dieci Media Partnership – gli interessati ai temi proposti ed affrontati dai diversi, prestigiosi, contributors nelle Sessioni Plenarie del Convegno e nelle Sessioni parallele di IA NO STOP potranno anche passeggiare on line tra gli stand della FIERA VIRTUALE, dove ad esporre soluzioni di Intelligenza Artificiale o pratiche applicazioni della stessa nelle più diverse attività saranno Aziende, Start Up, Università, Centri di Ricerca, Accademie. Gli stand resteranno aperti e visitabili per alcuni mesi anche dopo l’Evento per gli Espositori che lo richiederanno.Le Aziende e i soggetti presenti nella FIERA VIRTUALE avranno a disposizione un minisito, che potranno autonomamente e facilmente incrementare con i propri contenuti che, come negli stand di qualunque manifestazione, potranno consistere in materiali e brochure illustrativi della propria attività, ma anche in contenuti multimediali, immagini, video nonché vere e proprie dimostrazioni di applicazioni di IA, anche di tipo interattivo con il pubblico della Fiera Virtuale. Una completa assistenza tecnica sarà naturalmente offerta agli Espositori.La comunicazione dell’Evento assicurerà la massima visibilità agli Espositori, come Sponsor dell’Evento, anche perché alla base dell’iniziativa come concepita dalla Facoltà – in sinergia con i Gruppi di lavoro composti da esponenti delle più varie discipline del sapere e dell’attività umana – c’è l’ambizione di offrire al pubblico una polifonia di conoscenze sull’Intelligenza Artificiale in rapporto all’Uomo e in rapporto all’Etica, lungo i binari di tre direttrici: Governance, Educazione e Società. Si proverà a raggiungere l’obiettivo attraverso l’autorevolezza degli interventi previsti nelle Sessioni Plenarie del Convegno, nelle Sessioni parallele sviluppate in IA NO STOP e nel corso delle Tavole rotonde previste nel programma. Dal punto di vista delle pratiche applicazioni di Intelligenza Artificiale, nella vita reale e nell’organizzazione del lavoro e degli studi, attraverso la FIERA VIRTUALE.
Un calendario costantemente aggiornato pubblicato sul sito web della Fiera Virtuale (https://iagoves2020.it) e su quello dell’Evento (https://intelligenzartificiale.unisal.it) informerà il visitatore degli stand attivi e delle dimostrazioni proposte, e gli permetterà di scoprire quello che corrisponde ai propri interessi e alle proprie curiosità.

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Al primo posto la salute ambientale, umana e degli animali

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Il Paese deve ripartire nel modo giusto, realizzando la sostenibilità enunciata nei programmi dei Governi nazionale ed Europeo (il Green Deal) per la prosperità delle aziende e del Paese, mettendo al primo posto la salute ambientale e umana, come prerequisito per un sano sviluppo economico. Il sistema delle aziende “green” italiane, leader a livello europeo è pronto a dare il proprio contributo a queste auspicabili scelte politiche.Questo è il momento di innescare un nuovo inizio rispettoso della salute dell’ambiente, umana e degli animali. “Ci siamo illusi di poter essere sani in un mondo malato” queste le parole di un grande uomo del nostro tempo, Papa Francesco. Occorre ripensare le priorità a cui far fronte e ridisegnare, con opportune leggi e scelte politiche, un sistema di produzione e consumo più sano e sostenibile. I paradigmi del passato hanno fallito, occorre disegnarne altri.Con le dovute precauzioni per la salute dei Parlamentari e di chi lavora con loro, chiediamo che le Commissioni continuino il loro corso: è indispensabile che il cuore pulsante della democrazia nel nostro Paese non si fermi!
La pandemia miete un numero di vittime enorme nelle aree sovrappopolate ed inquinate, come le Regioni del Nord Italia produttivo, la Cina, l’India e ora New York, tutte caratterizzate da alti tassi di inquinamento. E’ provato che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio nelle malattie respiratorie ed è difficile pensare che sia solo un caso quando il maggior numero di morti di questa pandemia è in zone dove anche in periodi ordinari tutto si deve fermare, periodicamente, per l’inquinamento atmosferico.L’emergenza sanitaria ci deve far riflettere su quanto l’alterazione degli ecosistemi e la sottrazione di habitat naturali alle specie selvatiche può favorire il diffondersi di patogeni prima sconosciuti.Per il bene e la salute di tutta l’umanità bisogna, quindi, riprendere con la massima urgenza le leggi che possono far fronte all’emergenza ambientale, oramai planetaria e non più trascurabile. Occorre che siano approvate leggi sui Cambiamenti Climatici, l’Economia circolare e la difesa della biodiversità negli habitat terrestri e marini temi posti all’attenzione dei Parlamentari e che aspettano un’urgentissima risposta.Ci auguriamo che questo appello di ambientalisti e cittadini, basato su quanto predicato dalla comunità scientifica, sia ascoltato e che i nostri rappresentanti in Parlamento si rimettano a lavorare con ancora più lena per dare giuste risposte a queste emergenze che non sono più prorogabili e quindi consentire la prosperità della specie umana sulla Terra.

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L’intelligenza umana si può modificare o superare specializzandola?

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Se, a questo punto, riuscissimo a fare tesoro delle diversità emerse e delle complessità emergenti e il possibile modo di ovviarle, considerando che il cervello mentre pensiamo si modifica, saremmo più cauti nel pensare sia ad un modello di essere umano “preconfezionato” sia al modo di apportare delle varianti sostanziali al “prodotto finito”.Basti pensare che anche chi ha un basso quoziente di intelligenza può manifestare ad un certo momento della propria vita grandi capacità mentali. Infatti è dimostrato che alcuni ritardati possono mostrare dei comportamenti straordinari. Ancora oggi la scienza non sa dare una spiegazione razionale al fatto che soggetti incapaci, a volte, di formulare una frase sensata siano in grado di fare calcoli matematici più velocemente di un computer o di scolpire o di dipingere opere d’arte da vero artista. Per contro oggi tale metodica selettiva può avere più successo sull’uomo, allorché si incomincia ad adottare trattamenti più sofisticati, inserendo o eliminando uno o più geni dal patrimonio genetico.Lo si deve alla biologia molecolare con i suoi studi sui geni e sul loro costituente il DNA o acido desossiribonucleico. Queste molecole di DNA portatrici di determinate caratteristiche possono essere sintetizzate in laboratorio. Le loro particolari doti vengono poi distinte ed inserite in esseri viventi, ottenendo in altri termini, ma per una via molto più breve e con maggiore efficacia, quello che si otteneva da millenni mediante gli incroci. Un organismo così ottenuto viene detto “transgenico”. E’ un genere d’intervento che, se applicato sull’uomo, diventa senza dubbio positivo se resta preminentemente terapeutico. In effetti le carenze genetiche di un individuo possono provocare gravi malanni quali l’emofilia, la fibrosi cistica e via dicendo e intervenire su di essi è estremamente positivo. (Riccardo Alfonso)

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Atradius e Kemiex lanciano la prima piattaforma online per i settori salute e nutrizione umana e animale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

La piattaforma è un’alternativa alle normali procedure commerciali che spesso richiedono tempi lunghi, sono suscettibili agli errori e possono essere limitate alle reti personali. Atradius e Kemiex anticipano anche l’esigenza di conformità ai severi regolamenti circa il controllo qualità nel settore salute e nutrizione umana e animale. Per la prima volta, Atradius rende disponibile l’assicurazione crediti per le transazioni commerciali sulla piattaforma Kemiex con un solo clic.Gli utenti della piattaforma si collegano istantaneamente ad una rete mondiale di operatori qualificati per semplificare le procedure delle transazioni, accordarsi sulle politiche dei prezzi e mantenere il controllo operativo. Il vantaggio primario è che gli approvvigionatori e i fornitori si confrontano con controparti solvibili, affidabili, in linea con i regolamenti in vigore e che dispongono di sistemi di controllo qualità efficaci. Kemiex stabilisce se l’azienda in piattaforma soddisfa gli standard qualitativi, mentre Atradius stabilisce la solvibilità degli attori della piattaforma. Insieme valutano le aziende, le loro transazioni e il comportamento degli operatori per garantire la sicurezza delle transazioni sulla piattaforma.Isidoro Unda, CEO Atradius: “Questa partnership strategica è un’ottima prova delle nostre capacità di creare soluzioni innovative per il cliente e di incrementare l’attività di assicurazione del credito. Occorre portarsi all’avanguardia della digitalizzazione e assecondare il cliente per il suo successo a livello globale”.La collaborazione tra Atradius e Kemiex è un traguardo importante nell’uso della moderna tecnologia per dare al cliente soluzioni innovative. Kemiex utilizza le ultime tendenze in materia di digitalizzazione, connettività, big data e funzioni social che offrono esperienze nuove agli utenti.Pau Franquet, CEO Kemiex: “Quasi cento aziende dei settori farmaceutico, veterinaria, alimenti e mangimi sono entusiasti di questa innovativa soluzione di commercializzazione degli intermedi nell’ambito delle loro attività di approvvigionamento o distribuzione. Nonostante la presenza di altre soluzioni di incontro per taluni aspetti del processo di approvvigionamento, riteniamo che Kemiex sia la prima piattaforma online integrata mondiale in grado di fornire contatti con controparti affidabili in condizioni di sicurezza”.

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Il dolore nella storia umana

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

doloreE’ una condizione, quella della sofferenza, che è difficile d’accettare. Non mi riferisco di certo ad un banale mal di denti o ad un mal di pancia per una indigestione. La mia riflessione è rivolta al “grande dolore”, quello che per mesi, se non anni, attanaglia l’essere umano per un male incurabile, per una infermità debilitante. E’ un momento che la scienza e la fede hanno dedicato attenzioni di segno diverso. La scienza protesa a lenire il travaglio esistenziale con farmaci adeguati, mentre la religione, in senso lato, proclama il primato del sofferente come riscatto, come atto di santità e di fede. Un concetto, quest’ultimo, difficile da digerire. E’ come voler dire che la sofferenza è data al malvagio per punirlo e al giusto per premiarlo. Ma il dolore non è una merce per i buoni o per i cattivi. Esso fa parte della lotta che l’essere umano ingaggia con la natura, con le forze che cercano di sovrastarlo. Può colpire tutti, indistintamente, e non c’entra con l’appartenenza o meno ad una religione né essa può arrogarsi il diritto di riscuoterne i meriti. Non è un sacrificio da offrire sull’altare della fede, ma è il prezzo del nostro essere e divenire a prescindere dai temi della rassegnazione, del “dono” da offrire ad un “signore offeso” per blandirne l’ira. Come potrebbe essere altrimenti se questo dolore profondo colpisce, ad esempio, un bambino? Chi mai, alla sua età, può aver provocato una offesa così grave da meritarsi una punizione tanto crudele? Ma se vi è un Dio che sa anche compiere il “miracolo” della guarigione dovremmo anche chiederci perché nel suo agire è tanto selettivo: a quello si e ad altri no. E non ci vengano a dire che la leva che smuove il sentimento della redenzione è dato dalla fede. Ognuno di noi crede e può anche pregare per un suo Dio, ma per il professante la sofferenza si trasforma in rassegnazione e anche in martirio in nome della fede, come il cilicio lo è per i fanatici e i masochisti, mentre per gli altri è la medicina del medico a fare da balsamo. Due diverse medicine, quindi, ma non frutto di una ricercata identità ultraterrena, per gli uni mentre manca agli altri, ma per il semplice motivo che la fede diventa un tramite per darci una ragione ed anche una speranza che la sofferenza possa tornarci un qualche modo utile per un premio di là della vita. Questa testimonianza, ad esempio, l’ho colta sul letto di un grande sofferente che mi diceva: “la vita è bella, va vissuta sino in fondo” E io pensavo, ascoltandolo stupito, è forse la paura di morire, dell’ignoto che lo attende a fargli dire queste parole? Ma potrebbe un vero credente pensarla seriamente e non chiedere al suo Dio di staccare la spina e di allontanare dalla propria bocca il calice con il veleno del duro travaglio? Dopo tutto l’essere umano è figlio del suo tempo mentre Dio lo è in tutti i tempi o, per meglio dire, è senza tempo e non ha, quindi, bisogno di mettere alla prova chicchessia, tanto già ne conosce la misura. (Riccardo Alfonso direttore centro studi filosofici e religiosi della Fidest)

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Immigrati: Una fiumana umana

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

immigratiMigliaia di stranieri, una parte aspiranti profughi, tanti altri, semplicemente dei clandestini, arrivano sulle nostre coste e dai confini del nord-est, provenienti dall’Africa e da altre parti del mondo , sicure di essere accolti dal nostro Paese .Forse il Governo non ha ancora capito che abbiamo raggiunto il punto più alto dell’accoglienza. Il nostro territorio non è più in grado di accogliere,sorgono problemi enormi, fra le nostre periferie e questi stranieri. Troppe cose non vanno: i nostri terremotati vivono in prefabbricati che,con il caldo torrido, diventano dei forni e devono pagare luce, gas, rifiuti ecc., aiuti pochi o nessuno. L’indignazione sale anche di fronte di violenza e di arroganza, di cui si rendono protagonisti questi “ospiti”- così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo. L’Europa, anche su questo problema, è menefreghista ed assente . L’Italia che fa? Praticamente nulla: accoglie,accoglie, accoglie e spende, spende, spende!!! Pagano ovviamente gli italiani. Abbiamo circa 4 milioni di italiani che vivono in una situazione di povertà estrema, mentre sono circa dieci milioni, possono considerarsi pover .Una disoccupazione che si attesta costantemente oltre il 12% e quella giovanile, al 43% – ha continuato Fatuzzo – ed in questo contesto, il nostro Paese, destina 35/40 euro al giorno per garantire il necessario a questi migranti, clandestini o profughi che siano ed in tantissimi casi alloggia questi ospiti, in appartamenti ,alberghi e quant’altro. Un nostro disabile – evidenzia il leader del Partito Pensionati – ha una pensione di 280€, un pensionato al minimo riceve 480 € ,il 64% dei pensionati, riceve una pensione inferiore ai 700 € al mese ed allora, si capisce facilmente, perché, assieme a tanti altri motivi, la maggioranza dei cittadini, non ne può più e c’è il concreto pericolo di incidenti. L’Italia, sembra gestire un “servizio taxi” , mentre, a giudizio del Partito Pensionati, dovrebbe cercare di impedire l’arrivo indiscriminato,sul nostro territorio nazionale, di tanti stranieri, di cui solo una modesta percentuale, sarà riconosciuto “profugo”.Aiutarli si, ma a casa loro. Basta girare per le nostre città ,piccole o grandi che siano e ci si accorge che il “problema” esiste ed è grave ed appare evidente che il Governo non ha una linea politica, decisa e coerente, su questo problema .Non serve a nulla imporre piani di accoglienza – evidenzia Fatuzzo – dal momento che, appare evidente, a furia di accogliere , non vi sarà più nessuna speranza di trovare altri posti. E allora? Il Patito Pensionati sottolinea che ora, per i migranti, si pone il problema di una “sistemazione”, ma poi, bisognerà garantire lavoro, sanità, alloggio,scolarizzazione … : è triste – ha concluso Fatuzzo – immaginare cosa potrà succedere.

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Emoglobina umana

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

Duomo_e_Battistero_di_ParmaSono frutto dell’attività congiunta di ricercatori dell’Università di Parma e del National Institutes of Health di Bethesda (USA) i risultati di un lungo e complesso lavoro sperimentale sull’emoglobina umana pubblicati sulla prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences “(USA)
Il gruppo di lavoro dell’Università di Parma comprende Cristiano Viappiani e Stefania Abbruzzetti del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra “Macedonio Melloni”, Andrea Mozzarelli del Dipartimento di Farmacia, Stefano Bettati e Luca Ronda del Dipartimento di Neuroscienze.La ricerca si inserisce all’interno di una collaborazione con il dott. William A. Eaton, direttore del Laboratory of Chemical Physics, National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases del National Institutes of Health a Bethesda, negli Stati Uniti; una collaborazione iniziata nel 1991 con una pubblicazione su “Nature” e proseguita poi con altre pubblicazioni, tra cui un altro articolo pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” nel 2004.La ricerca sull’emoglobina umana (la proteina contenuta nei globuli rossi che lega l’ossigeno nei polmoni e lo trasporta ai tessuti) ha affrontato e risolto alcune incongruenze del modello che Monod, Wyman e Changeaux hanno proposto nel 1965 per descrivere il legame dell’ossigeno all’emoglobina umana. Nel mondo scientifico questo modello ha avuto conseguenze di vasta portata nella descrizione del comportamento di proteine complesse, ed è uno dei lavori più citati. Tuttavia non è in grado di descrivere gli effetti che alcuni composti che si legano all’emoglobina hanno sull’affinità della proteina per l’ossigeno.Utilizzando una strumentazione sviluppata appositamente presso la nostra Università e un approccio nanotecnologico, è stato possibile evidenziare l’importante ruolo che alcune conformazioni normalmente instabili dell’emoglobina hanno negli equilibri di legame dell’ossigeno alla proteina.I risultati ottenuti sull’emoglobina umana hanno una valenza moto più ampia e si applicano alla descrizione quantitativa della funzione di molte delle proteine complesse che negli organismi viventi regolano il metabolismo, come gli enzimi e i recettori. La ricerca ha anche potenziali ricadute in campo terapeutico, suggerendo strategie per modulare le proprietà dell’emoglobina necessarie per trattare malattie quali l’anemia falciforme o potenziare l’efficacia di agenti antitumorali.

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Il dolore nella storia umana

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

E’ una condizione, quella della sofferenza, che è difficile d’accettare. Non mi riferisco di certo ad un banale mal di denti o ad un mal di pancia per una indigestione. La mia riflessione è rivolta al “grande dolore”, quello che per mesi, se non anni, attanaglia l’essere umano per un male incurabile, per una infermità debilitante. E’ un momento che la scienza e la fede hanno dedicato attenzioni di segno diverso. La scienza protesa a lenire il travaglio esistenziale con farmaci adeguati, mentre la religione, in senso lato, proclama il primato del sofferente come riscatto, come atto di santità e di fede. Un concetto, quest’ultimo, difficile da digerire. E’ come voler dire che la sofferenza è data al malvagio per punirlo e al giusto per premiarlo. Ma il dolore non è una merce per i buoni o per i cattivi. Esso fa parte della lotta che l’essere umano ingaggia con la natura, con le forze che cercano di sovrastarlo. Può colpire tutti, indistintamente e non c’entra con l’appartenenza o meno ad una religione né essa può arrogarsi il diritto di riscuoterne i meriti. Non è un sacrificio da offrire sull’altare della fede, ma è il prezzo del nostro essere e divenire a prescindere dai temi della rassegnazione, del “dono” da offrire ad un “signore offeso” per blandirne l’ira. Come potrebbe essere altrimenti se questo dolore profondo colpisce, ad esempio, un bambino? Chi mai, alla sua età, può aver provocato una offesa così grave da meritarsi una punizione così crudele? Ma se vi è un Dio che sa anche compiere il “miracolo” della guarigione dovremmo anche chiederci perché nel suo agire è tanto selettivo: a quello si e ad altri no. E non ci vengano a dire che la leva che smuove il sentimento della redenzione è dato dalla fede. Ognuno di noi crede e può anche pregare per un suo Dio, ma per il professante la sofferenza si trasforma in rassegnazione e anche in martirio in nome della fede, come il cilicio lo è per i fanatici e i masochisti, mentre per gli altri è la medicina del medico a fare da balsamo. Due diverse medicine, quindi, ma non frutto di una ricercata identità ultraterrena, per gli uni mentre manca agli altri, ma per il semplice motivo che la fede diventa un tramite per darci una ragione ed anche una speranza che la sofferenza possa tornarci un qualche modo utile per un premio di là della vita. Questa testimonianza, ad esempio, l’ho colta sul letto di un grande sofferente che mi diceva: “la vita è bella, va vissuta sino in fondo” E io pensavo, ascoltandolo stupito, è forse la paura di morire, dell’ignoto che lo attende a fargli dire queste parole? Ma potrebbe un vero credente pensarla seriamente e non chiedere al suo Dio di staccare la spina e di allontanare dalla propria bocca il calice con il veleno del duro travaglio? Dopo tutto l’essere umano è figlio del suo tempo mentre Dio lo è in tutti i tempi o, per meglio dire, è senza tempo e non ha, quindi, bisogno di mettere alla prova chicchessia, tanto già ne conoscezioni complessive del mercato del lavoro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Tremaglia: una perdita umana e politica

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

Italiano: Giorgia Meloni al MEI 2009.

Image via Wikipedia

«Mi addolora profondamente la notizia della scomparsa di Mirko Tremaglia, uomo che ha saputo interpretare in maniera esemplare quel senso di appartenenza a un popolo e a una Nazione che dovrebbe contraddistinguere ogni italiano. Lealtà, onore, dedizione sono valori che ha difeso sempre e che ha insegnato a molti tra noi. Era e rimane soprattutto un grande italiano, e non dimenticheremo mai il suo impegno e la sua attenzione per i nostri connazionali che vivono e lavorano all’estero e che grazie a lui hanno avuto l’opportunità di tornare protagonisti attivi delle vita politica italiana. Alla famiglia Tremaglia giunga il mio più sincero cordoglio per questa perdita, che coinvolge una intera comunità umana e politica.». È quando dichiara il deputato del Pdl, Giorgia Meloni.

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La dignità umana svilita in otto metri quadrati

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Due persone, rinchiuse per 23 ore in una cella di 8 metri quadrati con annessa toilette non separata: una detenzione in simili condizioni lede la dignità umana. Così ha stabilito la Corte costituzionale tedesca (BVerfG) il 9 marzo. Ma la sentenza sorprende soprattutto per l’osservazione aggiuntiva: se, per motivi di sovraffollamento non è possibile garantire una detenzione rispettosa della dignità umana, all’occorrenza i detenuti devono essere rilasciati. Il caso riguardava un ex detenuto del Nord Reno-Westfalia, che ha vissuto 23 ore al giorno per 151 giorni in una cella di 8 mq con il gabinetto diviso da un paravento ma senza aerazione; con lui un secondo detenuto -sempre diverso. La doccia gli spettava solo due volte alla settimana, i suoi compagni di cella erano per lo più fumatori, sicché l’ambiente diventava un mix insopportabile di fumo, odori corporali e puzzo di gabinetto. La sua richiesta d’essere trasferito in una cella singola venne respinta. Date queste condizioni, l’uomo ha chiesto un risarcimento pecuniario alla Regione, ma senza successo. Ora, la Corte costituzionale federale gli ha dato ragione: le condizioni in cui ha vissuto giustificano la richiesta di un indennizzo. Secondo i giudici di Karlsruhe, la superficie minima è di 6-7 metri quadrati per recluso. Qualora non sia  possibile garantire una sistemazione umanamente dignitosa, si deve arrivare anche a liberare i detenuti. In certi casi, lo Stato ha il dovere “di rinunciare all’esecuzione della condanna”. I detenuti potrebbero quindi “richiedere l’interruzione, oppure il rinvio della pena”. (fonte Aduc)

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Si ritrovi il senso della pietà umana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2010

Lettera al direttore. Alessio Vinci ha dichiarato di volere il suo programma Matrix “ancora più vicino alla gente e ai suoi problemi, capace di parlare al cuore dei telespettatori” (Tv Sorrisi e Canzoni n. 41). Ma in questi giorni quali sono i problemi della gente, che cosa mai parla al cuore dei telespettatori? Ovvio: la macabra vicenda di Avetrana. Oltre al simpatico Alessio, lo hanno ben compreso Bruno Vespa, Lamberto Sposini, e Caterina Balivo in coppia con Milo Infanti. E così hanno cominciato la loro brava serie di processi in Tv, con tanto di avvocati, esperti della psiche (vanno di moda in televisione), testimoni, familiari della vittima e, invidiato da tutti gli altri conduttori, nel salotto di Vespa, un giudice fisso. Del resto, considerato che la giustizia nel nostro Paese non funziona tanto bene, è opportuno se ne occupino i nostri bravi giornalisti della televisione. Ma queste persone che parlano al cuore della gente, si chiederanno se farà piacere alla sventurata quindicenne morta che si parli e straparli pubblicamente della sua tragica fine, e tante volte si faccia il suo nome? Qualche giorno fa, in proprosito, il direttore di Avvenire scriveva: “Si dia spazio alla buona tv e al buon giornalismo…Ma soprattutto, prima ancora dello stile e dei contenuti, si ritrovi il senso della pietà umana”. Parole al vento. (Attilio Doni Genova)

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Disastri naturali e responsabilità umana

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Oltre il 40% degli oceani e dei mari del pianeta sono pesantemente colpiti dalle attività umane. Poche le aree integre. Nel Mediterraneo è grave la situazione in Adriatico e nel Canale di Sicilia. E’quanto denuncia il rapporto “A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems”, pubblicato oggi sulla rivista inglese Science. Si tratta di una sintesi ottenuta da un team di ricercatori di università ed istituzioni americane sovrapponendo le mappe che caratterizzavano diciassette diversi fattori d’impatto sui mari e sui loro fondali: dalla pesca al cambiamento climatico all’inquinamento. Nella mappa generata dallo studio, sono ben evidenti le aree piu’ colpite. Nel Mediterraneo, spiccano l’alto e medio Adriatico, la fascia costiera dal Gargano a S. Maria di Leuca e alcune aree della fascia costiera siciliana lungo il Canale di Sicilia. I problemi che affliggono i mari del Pianeta, compreso il Mediterraneo, necessitano di risposte rapide ed efficaci. Ecco perché Greenpeace sta lavorando alla realizzazione di una rete di riserve marine che copra il 40 per cento dei mari. Solo mettendo a riposo grandi aree, dove siano vietate sia la pesca che lo sversamento di sostanze pericolose, potremo ottenere la protezione del mare ed un recupero delle risorse ittiche e della biodiversità marina. Greenpeace ha presentato una proposta per una rete di 32 riserve marine nelle acque internazionali del Mediterraneo per proteggere uno degli
“hot spots” di biodiversità del Pianeta. Con meno dell’1% di superficie totale dei mari, il Mediterraneo ospita quasi il 10% della biodiversità marina nota. Fino a quando? Il rapporto è presentato sul sito del National Center for Ecological Analysis and Synthesis (NCEAS) che ha coordinato lo studio: http://www.nceas.ucsb.edu/GlobalMarine

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La gloria di Dio e l’immagine umana

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2010

Lettera al direttore.  La differenza enorme tra la mentalità di Gesù e quella di San Paolo, appare chiaramente dal confronto fra un  passo, tra i tanti, del Vangelo, e un brano, tra i tanti, delle lettere dell’ebreo di Tarso. E meraviglia quindi che Paolo a Damasco avesse avuto un’apparizione folgorante di Cristo; che fosse stato “afferrato” da Cristo (Fl 3,12); “segregato” in vista del Vangelo di Dio (Rm 1,1). “Gli dice la donna samaritana: «Come mai tu che sei un giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?» (i giudei infatti non hanno rapporti con i samaritani)…A questo punto arrivarono i suoi discepoli e rimasero meravigliati che parlasse con una donna” (cf Gv 4, 9. 27). Lo stupore dei discepoli era dovuto non al fatto che parlasse con una samaritana, ma con una donna, giacché un rabbino non doveva mai parlare fuori di casa con una donna, nemmeno con la sua. Gesù in questo caso rompe ogni barriera: del sesso, di razza, di nazionalità, di religione. Il Signore non sembra avere pregiudizi. Dalla prima lettera di Paolo ai Corinzi: “Voglio che sappiate che capo di ogni uomo è Cristo, e capo della donna è l’uomo…Così ogni donna che profetizza e prega senza velo sul capo, manca di riguardo al suo capo, come se fosse rasa; che se una donna non si copre, si tagli pure i capelli; ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o essere rasa, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio, mentre la donna è gloria dell’uomo…Giudicatene voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto?” (1Co 11, 3 – 13). (Renato Pierri)

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