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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘umanesimo’

Umanesimo Industriale. Antologia di pensieri, parole, immagini e innovazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

E’ un’antologia che raccoglie il meglio dei testi pubblicati dalla Rivista Pirelli tra il 1948 e il 1972. Ci sono tutti i grandi, Dino Buzzati, Camilla Cederna, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Umberto Saba, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti e Umberto Veronesi. A impreziosire le pagine della Rivista splendidi reportage di maestri della fotografia come Arno Hammacher, Pepi Merisio, Ugo Mulas, Federico Patellani, Fulvio Roiter, Enzo Sellerio e illustrazioni firmate da artisti come Renato Guttuso, Riccardo Manzi o Alessandro Mendini.

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Giornata di Studio su “L’umanesimo cristiano di Chesterton”

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Roma Giovedì 11 aprile 2019 (ore 8.45, Aula Magna “Giovanni Paolo II”)presso la Pontificia Università della Santa Croce · Piazza di Sant’Apollinare, 49, su iniziativa del Gruppo di ricerca Poetica & Cristianesimo, avrà luogo la Giornata di studio Roma e la fede che ci aiuta a essere umani. L’umanesimo cristiano di Chesterton. La giornata prevede una parte di riflessione teorica e una esperienziale-rappresentativa. Al mattino, le conferenze e il dialogo coi relatori aiuteranno a entrare nel tema e nella mens dello scrittore anglosassone. Nel pomeriggio si potrà fare esperienza dell’arte di Chesterton, attraverso una breve rappresentazione teatrale e una lezione di teatro sull’opera UomoVivo condotta da Giampiero Pizzol ed alcuni studenti dell’Università. Durante il laboratorio ci si potrà anche confrontare sulla didattica teatrale e sul ruolo del teatro nell’apprendimento.

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L’umanesimo cristiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

pontificia università gregorianaRoma martedì 25 ottobre 2016, ore 18:00 Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. Il tema scelto per l’anno accademico 2016-2017 sarà “Chiamati a vivere l’umanesimo cristiano”, rifacendosi al V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana. «L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere – ha ricordato papa Francesco a Firenze il 10 novembre 2015 – afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura». Parole che tracciano una strada e chiamano tutti a immaginare, riflettere e agire per promuovere un’umanità “sempre più umana”.
Aprirà il ciclo la conferenza di Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della C.E.I., il prossimo 25 ottobre; l’8 novembre interverrà l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Daniele Mancini, su Unione europea tra ideali e realtà.
Oltre alle conferenze consuete, il calendario annuale prevede un momento di preghiera animato dalla comunità di Taizé, una lezione-concerto del Maestro Michele Campanella, e il ritorno nelle aule della Gregoriana del teologo benedettino Elmar Salmann.
Il programma completo è consultabile online: http://www.unigre.it/Univ/eventi/documenti_16_17/161025_PUG_CFC_ciclo_v2_it.pdf

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Assisi: un nuovo umanesimo europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

assisi1Assisi mercoledì 6 luglio alle 18 nella Sala stampa del Sacro Convento di Assisi si terrà un incontro su “Un nuovo umanesimo europeo. Radici di vita e fede”. L’iniziativa si inserisce all’interno del ciclo di conferenze del Centro studi sulle radici ebraico-cristiane dell’Europa. “Questi desiderano essere incontri che alimentano – spiega il direttore della Sala Stampa, padre Enzo Fortunato – la cultura francescana per una convivenza sempre più pacifica e consapevole del proprio passato”.
Il pomeriggio inizierà con i saluti di padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi e l’introduzione di monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve. Tra i relatori ci saranno Riccardo Di Segni, Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Giovanni Maria Flick, giurista già presidente della Corte Costituzionale e già Ministro di Grazia e Giustizia. A coordinare sarà Antonio Pieretti, professore di filosofia all’Università degli studi di Perugia.

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Elio Pecora incontra Andrea Gareffi

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2015

Elio-PecoraRoma Martedì 7 aprile 2015 alle ore 17.30 la Federazione unitaria italiana scrittori (FUIS) , nell’ambito della rassegna culturale “Percorsi d’Autore” – incontri/conversazioni con poeti, romanzieri e saggisti, curata da Elio Pecora, ospiterà Andrea Gareffi In tale occasione si parlerà del libro “Montale antinomico e metafisico” (ed. Le Lettere).Andrea Gareffi ordinario di letteratura italiana all’Università romana di Tor Vergata, ha pubblicato fra l’altro nel 2000 “Montale, la casa dei doganieri”. Si è occupato di diversi autori italiani dall’Umanesimo al Novecento.“ … I grumi della contraddizione si fanno travolgenti, le incongruenze sistematiche. Ben al di là dell’ “ossimoro permanente”, qua anche il titolo ruota su se stesso. Ma qualcosa di più complesso ancora, meglio forse che altrove, testimonia di quanto Montale abbia consapevolezza di aver scritto un solo libro, secondo due prospettive opposte e congiunte:< ho scritto un solo libro di cui prima ho dato il recto, ora do il verso. IL recto era Forse un mattino andando , che a sua volta presenta varianti, una antinomica: Vedrò compiersi il miracolo) sorprenderò il miracolo: la forma passata in giudicato assegna all’io il ruolo passivo del testimone; quella iniziale gli assegnava un ruolo attivo…”.
Gli incontri letterari di “Percorsi d’autore” sono iniziati il 4 novembre 2014 e si svolgono ogni martedì alle ore 17.30 presso la sede della Fuis, in piazza Augusto Imperatore, 4 a Roma (in prossimità dell’Ara Pacis). Ingresso libero. L’evento può essere seguito in diretta streaming sul sito http://www.fuis.it.L’ultimo appuntamento del mese di aprile sarà con Valerio Magrelli, autore del libro di poesia “Il sangue amaro” (ed. Einaudi).

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Umanesimo sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

La tensione tra Fiat e maestranze più che un conflitto sindacale o politico è uno scontro tra sordi che non tentano nemmeno di mediare le due posizioni per trovare il giusto  equilibrio in grado di soddisfare le parti con reciprocità di rinunce.
•    Merchionne sbaglia perché non riconosce i diritti acquisiti e pretende esercitare un controllo che non trova giustificazioni se non nella esasperata  difesa della proprietà.
•    Sbaglia la FIOMM  perché non avanza le giuste richieste e non formula alternative, ma cade nell’errore che da 60 anni commette la sinistra estrema che pretende “tutto e subito” senza cedimenti alla luce di una crisi che sta travolgendo l’economia occidentale e segna il fallimento del “capitalismo assoluto” sostenuto da una ideologia liberista che lede la dignità stessa dei lavoratori.
•    Sbagliano i sindacati aderenti alle richieste di Merchionne perché hanno abbandonato il loro ruolo istituzionale.
•    Sbaglia questo governo perché sostiene le parti della grande proprietà e non sa rivolgere l’attenzione all’uomo e alla sua specificità che si focalizza nel lavoro.
•    Sbaglia la Chiesa che ormai platealmente sostiene il liberismo di questo governo per mantenere i privilegi che le sono stati accordati, proprio al fine di ottenerne il consenso.
Non viene tenuto in nessun conto l’Umanesimo Sociale  che dovrebbe soddisfare tutte  le parti, contenendo gli eccessi e mediando le soluzioni. L’Umanesimo coinvolge l’uomo nella sua dignità e  trova  nella società civile e democratica la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell’esistenza umana sulla terra. Figlio legittimo dell’Umanesimo integrale, completo e totale, descritto da Jacques Maritain ed esaltato nella Populorum Progressio di Paolo VI, condiziona i rapporti di ciascun uomo in relazione al rapporto con gli altri uomini. L’aspetto sociale colloca l’uomo al centro della storia umana, senza discriminazioni, nella parità di diritti e doveri.  Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano, come fattore produttivo delle ricchezze immateriali e materiali; diventa, inoltre, evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. Il lavoro è tanto più fecondo e produttivo, quanto più l’uomo è capace di conoscere le potenzialità produttive della terra e di leggere in profondità i bisogni dell’altro uomo, per il quale il lavoro è fatto. Nel progetto dell’Umanesimo Sociale    ogni uomo è chiamato al suo sviluppo, e, coerentemente lo sviluppo umano di ciascun uomo costituisce e deve costituire il progresso, che resta così vincolato allo sviluppo. Il prestatore d’opera deve rimanere padrone assoluto di se stesso e del suo lavoro e non può essere ridotto al succedaneo di una macchina, né il lavoro ridotto a merce che segue l’andamento e le regole del mercato. Quando opera in una fabbrica il prodotto realizzato è una sua opera, il frutto del suo essere uomo che lavora. Le grandi, medio e piccole aziende devono trattare il livello umano come  prioritario , senza mortificarne lo spirito alla luce di un maggior utile da spremere al lavoro sotto forma di sfruttamento. Affidare ad una equipe di operai l’appalto di produrre un determinato numero di beni a fronte del salario garantito e remunerare adeguatamente una maggior produzione, anche se realizzata in orari di straordinario, rappresenterebbe una presa di coscienza del prestatore d’opera e un  riconoscimento della dignità del suo lavoro. Il controllo di qualità resterebbe in mano all’azienda, ma il controllo del lavoro e i suoi ritmi tornerebbe in mano agli stessi prestatori d’opera, che si sentirebbero artefici del loro lavoro e del loro successo. (Rosario Amico Roxas)

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L’umanesimo del lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Non credo proprio che una manifestazione come quella di ieri possa risultare producente per la classe operaia. E’ emerso il vetusto scontro tra capitale e lavoro, quindi, detta in soldoni, tra il più forte e il più debole; si conosce già l’esito, sancito ormai da secoli. Fin quando la classe operaia non prenderà coscienza di essere esclusiva proprietaria di se stessa e di possedere il proprio patrimonio nella potenzialità del lavoro, non potrà esserci sviluppo concreto nè potrà esserci progettazione futura.  Il capitale-denaro e il capitale-lavoro hanno un destino comune, serve solamente  equilibrare adeguatamente il rapporto, con conseguente reciprocità di dignità. L’uomo-capitalista e l’uomo-lavoratore hanno questo comune denominatore che li assimila, ma vengono tenuti separati da interessi corporativi che nulla hanno a che vedere con le reali esigenze delle parti. La finanza creativa inventata da questo governo, unitamente alla programmazione liberista, fatta per dividere e mai per unire, ha fornito tutti i mezzi possibili alla finanza improduttiva mortificando il lavoro con la precarietà. Ha generato una ignobile “asta pubblica” del lavoro, ma al ribasso, per sfruttare ulteriormente lo stato di necessità, che impone e obbliga di accettare le condizioni più vessatorie, pur di poter lavorare. La collaborazione tra le classi non deve restare nel limbo delle intenzioni o delle ipotesi astratte, ma deve diventare la meta da perseguire: l’umanesimo del lavoro. La Democrazia   trova  nella società civile e democratica la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell’esistenza umana sulla terra. Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano, come fattore produttivo delle ricchezze immateriali e materiali; diventa, inoltre, evidente come il lavoro di un uomo si intrecci naturalmente con quello di altri uomini. Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. Il lavoro è tanto più fecondo e produttivo, quanto più l’uomo è capace di conoscere le potenzialità produttive della terra e di leggere in profondità i bisogni dell’altro uomo, per il quale il lavoro è fatto. Nel progetto della Democrazia ogni uomo è chiamato al suo sviluppo, e, coerentemente lo sviluppo umano di ciascun uomo costituisce e deve costituire il progresso, che resta così vincolato allo sviluppo.
Dotato d’intelligenza e di libertà, l’uomo è responsabile della sua crescita, così come del suo sviluppo. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l’artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più, affermarsi sul suo essere, senza lasciarsi condizionare dalle parvenze dell’apparire. L’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde al disegno dell’uomo, alla sua storia, al suo destino.
L’uomo deve soggiogare i mezzi di produzione e non restarne soggiogato, la deve dominare il progresso, perché non arrivi a contrastare lo sviluppo.   Come persona, l’uomo è quindi soggetto del lavoro. Come persona egli lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanità, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli è propria a motivo della stessa umanità. L’uomo deve lavorare per riguardo agli altri uomini, specialmente per riguardo alla propria famiglia, ma anche alla società, alla quale appartiene, alla nazione, della quale è figlio, all’intera società umana, di cui è membro, essendo erede del lavoro di generazioni e insieme co-artefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui nel succedersi della storia. Tutto ciò costituisce l’obbligo morale del lavoro, inteso nella sua ampia accezione. Quando occorrerà considerare i diritti morali di ogni uomo per riguardo al lavoro, corrispondenti a questo obbligo, si dovrà avere sempre davanti agli occhi l’intero vasto raggio di riferimenti, nei quali si manifesta il lavoro di ogni soggetto lavorante. (Rosario Amico Roxas)

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