Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘umanità’

Il senso della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante.
L’atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventi ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia a gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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“Insieme confessiamo, insieme andiamo incontro all’umanità”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

Katowice. Dopo Gerusalemme, Istanbul, Londra, Augsburg e altre città simbolo della questione ecumenica, quest’anno tocca a Katowice, nel cuore della Slesia al sud della Polonia, caratterizzata dalla convivenza fra cristiani di diverse confessioni, accogliere il Convegno ecumenico di vescovi amici del Movimento dei Focolari, moderato dal cardinale Francis Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok, assieme a un gruppo di vescovi di varie Chiese tra cui l’evangelico Christian Krause, già presidente della Federazione Luterana Mondiale. Si tratta della 36ª edizionekatowice dal titolo “Insieme confessiamo, insieme andiamo incontro all’umanità”. Convergono 35 vescovi ortodossi, evangelico-luterani, anglicani, metodisti e cattolici, insieme ad una trentina di laici anch’essi di diverse Chiese. Provengono dall’Austria, Brasile, Cipro, Germania, India, Inghilterra, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Svezia, Tailandia, Ungheria e USA. Ad essi hanno rivolto un saluto l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, Nunzio apostolico in Polonia, e l’arcivescovo cattolico di Katowice, Wiktor Skworc. Il Convegno, aperto dalla riflessione di Lesley Ellison, anglicana, su “La spiritualità dell’unità: una spiritualità ecumenica”, avrà come tema centrale “Maria, la Madre di Gesù”. La sua figura sarà tratteggiata da approfondimenti teologici diversi: “Maria, Madre di Gesù e tipo dell’umanità redenta” dalla prospettiva cattolica; “Maria nel Commento di Lutero al Magnificat” dalla prospettiva evangelica; “Maria, Chiesa, Creazione” dalla prospettiva ortodossa. C’è attesa per il contributo su “Maria nell’esperienza e nel pensiero di Chiara Lubich” a cura di Renata Simon del Centro internazionale dei Focolari.Nel corso del Convegno verranno aperte diverse “finestre” sul mondo e sulla situazione delle Chiese, in particolare nell’Europa Centro Orientale e nel Medio Oriente.È prevista la partecipazione a celebrazioni e incontri, come la Conferenza Ecumenica nazionale “Dal conflitto alla comunione”, nella prospettiva delle relazioni interconfessionali in Polonia e nella commemorazione per i 500 anni della Riforma, promossa dalla Facoltà di Teologia dell’Università della Slesia e dalla Chiesa evangelico-luterana in Polonia; la Celebrazione luterana nella Chiesa evangelico-luterana di Confessione augustana, presieduta dal vescovo luterano Marian Niemiec; la Messa cattolica nella Cattedrale di Cristo Re, presieduta dall’arcivescovo Skworc con omelia del cardinale Kriengsak Kovithavanij; la Preghiera di lode nella Chiesa Ortodossa di Sosnowiec.Momento significativo nel programma sarà quello in cui i vescovi partecipanti stringeranno in maniera personale e collettiva il “patto d’amore reciproco”, segno con cui intendono suggellare la comunione fraterna e l’impegno ad “amare la Chiesa altrui come la propria”.Alla realizzazione del Convegno, insieme al Movimento dei Focolari, hanno collaborato l’Arcidiocesi cattolica di Katowice, la Chiesa evangelico-luterana di Confessione augustana di Katowice, la Chiesa ortodossa a Sosnowiec, la Facoltà di Teologia dell’Università della Slesia e la Città di Katowice con il sindaco Marcin Krupa in prima persona.

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Il futuro dell’umanità

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

marco cappatoMilano Lun 23 ottobre ore 18:30 La Feltrinelli, Piazza Piemonte. Il caso dj Fabo è l’inizio di una nuova lotta su cui si giocail futuro dell’umanità. E che va oltre il testamento biologico. Dall’antiproibizionismo ai diritti dei disabili, dalla libertà scientifica a quella sessuale: una difesa appassionata del nostro diritto alla libertà. Non cambi il mondo, e non difendi la democrazia, facendo sempre quello che ti dicono di fare. Occorre assumersi la responsabilità di contravvenire a leggi ingiuste senza aspettare che qualcuno gentilmente lo conceda. L’obiettivo non è violare le regole, ma cambiarle, la cosa giusta da fare quando la legge si scontra con il vissuto delle persone, trascurando diseguaglianze rese ancora più profonde dalle proibizioni. È questo che ha fatto Marco Cappato accompagnando in Svizzera dj Fabo, aiutandolo a porre fine alla sua sofferenza a costo di essere perseguito penalmente nel nostro Paese. Ed è questo – ha dichiarato – che farà ancora, per difendere il diritto di tutti di essere “liberi di sorridere, fino alla fine”.
Eutanasia e fine vita, dunque, ma anche droghe, sesso, internet, genetica, scienza e diritti umani: contro le molte norme che in diversi campi minacciano la libertà e criminalizzano comportamenti diffusi e realtà sociali ineliminabili, Cappato si batte da anni con gli strumenti della disobbedienza civile e della nonviolenza – che indica non una semplice assenza di violenza, ma la costante opera attiva per convertire la violenza nel suo opposto – seguendo le orme di illustri personalità come Gandhi e di compagni di viaggio come Pannella.
Intrecciando pratica e teoria, la sua storia radicale e le sue azioni – dall’arresto a Manchester per la campagna antiproibizionista alla difesa della ricerca sul genoma e le staminali, alla battaglia contro l’informazione manipolata e la limitazione della libertà digitale –, spiega oggi in questo libro perché disobbedire (civilmente) è lo strumento indispensabile per chi vuole migliorare il sistema e difendere la libertà di tutti, cominciando dai settori, la scienza in primis, dove la presenza dello Stato spesso non è soltanto inutile, ma controproducente. E perché occorre farlo in prima persona: “assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, sperimentando alternative, creando conoscenza”. (Sabrina Antonini)

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Il futuro dell’umanità tra scienza e religione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

Rozzano Centro Direzionale Milanofiori Edificio L – Strada 6 Fondazione Internazionale Menarini. Quale può essere il futuro dell’umanità, e quali possono essere i contributi della scienza e della religione? A queste domande ha cercato di rispondere il congresso dal titolo “The future of humanity through the lens of medical science” in programma recentemente a Roma. Organizzato da The Lancet, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Milano, Istituto Superiore di Sanità, Pontificio Consiglio della Cultura, Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso ha lanciato un chiaro messaggio già nella presentazione dei due presidenti: Giuseppe Remuzzi, ricercatore e Professore universitario, e il Cardinale Gianfranco Ravasi. I temi del congresso sono stati infatti il dialogo scienza e religione, i cambiamenti climatici e la salute, le migrazioni e le discriminazioni di genere, l’intelligenza artificiale, le basi biologiche e ideologie, il genoma e le generazioni future. «Il 21° Secolo sta proponendo sfide che stanno mettendo alla prova il nostro futuro» spiega Remuzzi. «Le forze globali che influenzano la nostra esistenza sono potenti e non necessariamente favorevoli. La nostra comunità globale sta vivendo cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici senza precedenti. L’unanime consenso durato oltre un millennio circa la perfezione del genere umano sembra essersi incrinato. Lo spirito di collaborazione tra i popoli si sta indebolendo le nazioni cercano di ritirarsi in politiche che alcuni critici vedono come la minaccia alla globalizzazione.In questo cammino evolutivo, due grandi forze, la scienza e la religione, rappresentano due punti fermi tra i quali l’umanità scoprirà il suo destino, anche se oggi non è chiaro quale destino sarà. Alcuni considerano scienza religione in opposizione, ma noi respingiamo questa falsa dicotomia. Crediamo che il futuro dell’umanità sarà determinato in questo secolo e siamo convinti che l’unico modo per costruire un percorso verso un’esistenza sostenibile sia quello di favorire un dialogo tra queste due comunità, basato sul rispetto e su un comune obiettivo. È quindi necessaria una corretta diagnosi delle attuali circostanze ed è d’obbligo un rinnovato legame di fiducia nella nostra capacità di scoprire le soluzioni grazie alla collaborazione.Quindi questa conferenza riguarda il futuro dell’umanità. Sembrerebbe un tema quasi troppo grande, la sua enormità sembra oltre la portata di una piccola riunione. Ma noi crediamo che se non iniziamo questo dialogo conversazione, l’utopia realistica che abbiamo avuto il coraggio di concepire non può essere raggiunta. Crediamo che riunendo studiosi dalle comunità della scienza e della religione possiamo almeno dare un inizio per identificare le opportunità e le prospettive per quello che alcuni potrebbero chiamare “salvezza” e altri chiamerebbero “sviluppo”. Apparentemente scienza e religione sono contrapposte, ma nella realtà sono le due più potenti forze intellettuali dell’umanità. Per il futuro dell’umanità e per il benessere dell’umanità, queste due incredibili potenze non dovrebbero precludere il dialogo tra esse. Anche per quanto riguarda il problema della salute, dal punto di vista della scienza è importante trovare diagnosi precoci, sviluppare nuove terapie, progredire nella ricerca, ma non possiamo dimenticare altri problemi di salute, quelli delle popolazioni più povere, e nelle zone del mondo più svantaggiate, si impegnano almeno centomila organizzazioni religiose che si prendono cura dei meno fortunati. La scienza trae la sua forza dalla sperimentazione, la religione dalla fede. Tra questi due poli del pensare umano si trova una delicata e vulnerabile verità e cioè che quelle specie che sono sopravvissute lo hanno fatto perché hanno osato sacrificare certezze confortevoli in cambio di un nuovo futuro incerto. Si tratta di quel nuovo futuro che questa conferenza si propone di elaborare» conclude Remuzzi.

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Ripartire dalla famiglia: Conferenza a Milano su Amoris laetitia

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

gambinoMartedì 31 maggio, alle 20.15, a Milano, nell’Ambrosianeum (Via delle Ore 3) si terrà la conferenza “Ripartire dalla Famiglia. Prospettive alla luce del documento Amoris laetitia di Papa Francesco”, organizzata dai Circoli Culturali Giovanni Paolo II.
Papa Francesco ha definito la famiglia “cellula fondamentale della società umana” e ne ha sempre sottolineato l’importanza per il domani di tutti noi. “Quello che oggi ci è chiesto – ha detto il Papa – è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere una famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità”.
L’incontro di Milano ha l’obiettivo di illustrare la bellezza dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia”, analizzandone i contenuti e evidenziando il suo prezioso contributo al futuro della famiglia.
Ne parleranno il Prof. Alberto Gambino, Prorettore dell’Università Europea di Roma, e il Dott. Gianluigi De Palo, Presidente Nazionale del Forum delle Famiglie. Modererà la conferenza Padre Luca Gallizia LC, Rettore dell’Università Europea di Roma. (foto: gambino)

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No alla pena di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

pena di morteGuardiamo un po’ meno a caldo quanto accaduto ieri nella sede del settimanale satirico francese. Esecrazione generale, ognuno in base ai propri convincimenti, con le scontate levate di scudi da parte di chi usa la propria ignoranza per cercare di erigerla a governo del civile: razzisti di varia tacca in prima fila. Fin qui, tutto normale. L’esecrazione e’ piu’ o meno la stessa che abbiamo riscontrato per le stragi che vengono ritenute del settore, cioe’ quelle con matrice politica/religiosa. E come si fa a non essere d’accordo contro chi ammazza delle persone in nome di qualcosa che l’assassino stesso ritiene degno di sacrificio al proprio dio? Il “problema” nasce quando questi ammazzamenti vengono invece fatti nel nome del dio di cui si condividono i riti sacrificali.
Certo -dicono in tanti- un dio che si presuppone chieda ai propri fedeli il sacrificio umano, che razza di dio e’? Per alcuni e’ comunque un dio perfetto, per altri e’ fanatismo o degenerazione da o per quel dio. Come si fa, quando accadono fatti come quello parigino, a non capire l’imbarazzo dei tanti musulmani nel mondo che mai farebbero male alla cosiddetta mosca? Lo sapevamo ieri e lo sappiamo anche oggi. In questi ultimi decenni, inoltre, non sono una grande novita’ gli ammazzamenti in nome di questo dio (Torri gemelle, Parigi, Londra, Madrid, per dirne solo alcune piu’ “grosse” e piu’ “vicine” a noi occidentali) o contro questo stesso dio (Norvegia). Se poi ci spostiamo dagli scranni di “casa nostra”, gli ammazzamenti del genere sono quotidiani (37 morti solo ieri a Sanaa/Yemen, quasi in contemporanea con Parigi). Se poi andiamo indietro nella storia, come possiamo dimenticare le stragi che i cristiani facevano con le Crociate per sottomettere (si’, sottomettere, proprio come dicono oggi gli assassini in nome del Corano) questo o quell’altro infedele.
Ma il dio e’ solo quello delle vergini che rimangono incinte o delle vergini che ti aspettano in paradiso? Fino ad un certo momento della storia dell’umanita’, sembra che sia stato cosi’, ma poi, con l’avvento dei secoli che stiamo vivendo ora, e’ arrivato anche il dio denaro e il dio civilta’. Per il primo (dio denaro) si commettono ammazzamenti ogni giorno ovunque e, con piu’ o meno “ragioni di Stato”, gli assassini rimangono impuniti: spesso al punitore sfugge (con consapevolezza o meno, poco importa) l’ammazzamento come conseguenza del sacrificio a questo dio. Per il secondo (dio civilta’) si commettono altrettanti ammazzamenti quotidiani perche’, per il mantenimento di questo dio si ricorre a sacrifici umani, animali e naturali per i quali ci si salva la coscienza istituendo organismi per la loro prevenzione e cura, ma che quasi sempre sono solo ordinatori e razionalizzatori del sacrificio gia’ compiuto o in atto (la strage di Ebola in Africa dell’ovest, e’ solo l’ultimo eclatante sacrificio in ordine temporale).
Qual e’ il filo conduttore tra tutti questi dii? Che ci sono sempre i cosiddetti fanatici (manifesti od occulti, poco importa) che pur di onorarli, falcidiano quelli che ritengono gli ostacoli, senza pieta’ (direbbero i cristiani).
Rimedi? Facili non ce ne sono, perche’ c’e’ da combattere contro culture e pratiche millenarie dei seguaci dei vecchi e nuovi dii.
Tendenza per la riduzione del danno? Si tratta, in ogni caso, di pene di morte. E come i Paesi cosiddetti piu’ civili combattono la pena di morte, altrettanto potrebbe essere fatto liberandosi di ogni presunta missione a cui si e’ ispirati in nome del proprio dio ritenuto piu’ buono o meno cattivo di quello dell’altro. Quando sentiamo cose tipo “supremazia dei valori occidentali”, “lotta contro la censura”, etc, riferendosi a fatti come quelli di Charlie Ebdo, restiamo perplessi. Sono frasi che forse avrebbero senso se si trattasse di imbastire una iniziativa contro un qualche presidente o re occidentale che sequestra questo o quell’altro giornale che riporta cose a lui non gradite. Ma nel nostro caso sono inutili. Ve l’immaginate, quando e se dovessero essere arrestati gli assassini di Charlie-Hebdo, si dovesse dir loro qualcosa tipo “non e’ giusto che tu lotti per la censura della nostra liberta’ di espressione”… non capirebbe di cosa stiamo parlando.
Si tratta -a nostro avviso- solo di una lotta universale contro tutti coloro che infliggono e praticano la pena di morte, partendo dal dato di fatto che quando questa pena viene comminata, lo si fa sempre in nome di un dio che viene ritenuto superiore. Se invece ci liberassimo di questi dii superiori, forse la lotta contro questa pena di morte potrebbe essere piu’ efficace e -sempre forse- essere compresa dai piu’, anche e soprattutto da quelli a noi piu’ lontani e nemici. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La maledizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2013

L’umanità è divisa, fortemente divisa e conflittuale tra chi possiede e chi no, tra ricchi e poveri, tra la giustizia e l’ingiustizia. E’ la torre di babele che si ripete ma questa volta non per le diverse lingue che parliamo ma dal frutto avvelenato che ci offre un capitalismo sfrenato, avido e cinico. Restiamo, anche noi che non siamo ricchi o poveri ma ci troviamo nel mezzo del guado, rassegnati a vedere che una parte dei nostri simili diventi la vittima sacrificale degli egoismi di una classe politica, di una oligarchia di potenti e nel nostro agnosticismo non abbiamo netta la consapevolezza che si sta frantumando quanto di buono l’essere umano può generare ed esprimere. Mentre scriviamo migliaia di bambini muoiono di fame e di stenti. Mentre scriviamo migliaia di donne muoiono di parto. Mentre scriviamo migliaia di persone di tutte le età muoiono per mancanza di farmaci salvavita. E l’egoismo è stato tale che persino negli Usa, definita per antonomasia, la patria dei diritti civili, per assicurare l’assistenza sanitaria a milioni di suoi cittadini c’è voluta la ferma determinazione di un suo presidente anche se il risultato non è del tutto soddisfacente. In pratica se non si è benestanti si continua a morire e in Italia ci stiamo avviando su questa strada dopo che decenni di lotte ci hanno portato all’esaltazione dei nostri diritti per vivere con dignità e per morire con dignità. La prova è oggi sotto i nostri occhi con la manovra economica del governo che taglia risorse al sociale e umilia i più deboli e li condanna all’emarginazione. Nessuno si solleva perché le risorse vadano individuate altrove tagliando i rami secchi della politica, degli interessi corporativi, delle rendite milionarie. E’ questa l’ennesima prova della nostra incapacità di renderci consapevoli che di fronte alle sirene di un possibile guadagno ci illudiamo di poter salire sul carro del potente mentre si matura l’ennesimo inganno per tacitare le nostre coscienze, per allontanarci dal dramma che ci sovrasta. Cosa ci serve di più per avere la consapevolezza d’essere sull’orlo di un baratro non tanto e non solo come singole persone ma come figli di un padre comune. Homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Donne della Pasqua

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2012

Il genio femminile nella storia del popolo di Dio. La Chiesa vanta un grande numero di donne eccellenti e sante, disseminate nella Bibbia e nel tempo, le cui memorie dobbiamo custodire con cura, riconoscendo quanto nella loro testimonianza di santitā possano offrire a nutrimento delle donne di oggi. Questo libro sulle donne ci mette in ascolto di figure femminili belle, forti, coraggiose, ricche di umanitā e soprattutto innamorate di Dio. Sono donne della Bibbia (Rut, Ester, Maria di Magdala…) e donne della storia (Chiara d’Assisi, Edith Stein, Gianna Beretta Molla…): donne che hanno aperto nuove vie al cammino dell’umanitā sulle tracce di Cristo risorto.
Autori: Salvi Emilia Piccotti Mariano Vissani Anna Maria N.ro pagine: 120 – prezzo: € 7.00

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Il tratto distintivo del nostro secolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

E di quello che ci ha preceduti. Il secolo XX è stato quello dell’esplosione demografica. Il secolo XXI lo sarà per l’invecchiamento della popolazione. Sta ora da vedere quanto rapido sarà questo processo dato che se sarà troppo rapido rischierà di tramutarsi in un invecchiamento sociale ed economico e, quindi, di una involuzione dell’intera società. Va, tuttavia, fatta una precisazione. Il processo d’invecchiamento è positivo perché deriva da due vittorie che l’umanità ha inseguito per millenni, cioè eliminare le morti precoci e controllare le nascite non desiderate. Si tratta quindi, di farlo procedere con una maggiore gradualità per trovare un adattamento dinamico a questa mutazione demografica. Questo rallentamento è imposto dalla lentezza dei nostri processi istituzionali. Pensiamo a quanto lente sono state le prime riforme del mercato del lavoro in Italia per il lavoro interinale, per il lavoro part-time e via di questo passo. Ma la democrazia avanza e non sta ad aspettare. Tutto questo per dire che le mutazioni demografiche sono silenziose e dirompenti e, se sono troppo veloci, diventano ingestibili.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Prevedere il futuro: inventarlo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Trieste 19 aprile alle 19.30 all’Hotel Savoia Excelsior di Trieste, il Master in Complex Actions dellaSissa ospita Chiara Giovenzana, Eric Ezechieli e Luca Escoffier, tre dei sette giovani italiani ammessi lo scorso anno alla Singularity University alla Nasa
Nata nel 2009 nella Silicon Valley, SU ha sede al centro di ricerca NASA Ames e ha lo scopo di selezionare, educare e ispirare leader capaci di fronteggiare le grandi sfide dell’umanità, applicando tecnologie e conoscenze in crescita ormai esponenziale: dall’information technology alle biotecnologie, dalla robotica alle nanotecnologie, dall’imprenditoria alla finanza sociale.
L’incontro è organizzato dal Master in Complex Actions, gestito dalla Sissa in collaborazione con l’Università di Trieste, Udine e la Parmenides Foundation di Pullach (Monaco). Come la Singularity University, il percorso formativo destinato a studenti di dottorato delle università del Friuli Venezia Giulia mira a una formazione interdisciplinare per favorire l’innovazione. Si intende infatti stimolare un pensiero pionieristico, innovazione e soluzioni dirompenti, che possano migliorare la vita di tutti i giorni in qualsiasi area del globo, senza causare effetti collaterali. Nasce da un’idea dei pioneristici Peter H. Diamandis, amministratore delegato della X Prize Foundation (fondazione americana che si occupa di progetti per lo sviluppo dell’umanità) e Ray Kurzweil, brillante scienziato, inventore e imprenditore considerato da molti il Leonardo da Vinci dei tempi moderni.

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3° weekend dell’Anno Accademico 2011

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Roma, Sabato 26 e Domenica 27 Marzo, presso il Centro Culturale Polivalente CinemAvvenire, in Viale dello Scalo San Lorenzo 51  si svolgerà il 3° weekend dell’Anno Accademico 2011 della Scuola di Art-Counseling di CinemAvvenire. L’incontro inizierà con la visione del film Cantando dietro i paraventi, di Ermanno Olmi, e proseguirà con un dibattito sul tema: “Guerra e pace. L’aggressività e la violenza sono caratteristiche da sempre presenti nella storia dell’umanità perché appartengono all’essere umano. Non possiamo ignorarle, quindi, ma dobbiamo assumercene la responsabilità, dentro e fuori di noi, in parte agendole ed in parte trasformandole per indirizzarle verso un progetto costruttivo”. Uno splendido episodio del passato storico e letterario cinese, filtrato attraverso un racconto di Borges, diventa per Olmi l’occasione di riflettere sul senso della guerra e del perdono, in un mondo in cui regnano l’interesse e la legge del più forte ed è stata distrutta l’armonia tra uomo e natura. Nell’intreccio tra cinema, teatro e narrazione pura nasce una parabola laica sul potere e sulla pace che conferma la forza del cinema e dell’arte come strumenti per immaginare una realtà altra.Ricordiamo che la visione del film e il dibattito sono aperti anche ai non iscritti alla scuola. Il costo per partecipare all’incontro (visione del film e dibattito, dalle 10 alle 14) è di 20,00 € e occorre essere soci di CinemAvvenire. Chi non avesse una tessera associativa in corso di validità, potrà farne una giornaliera al costo di 3.00 €. Preghiamo chi è interessato a partecipare di prenotare presso la segreteria, possibilmente entro venerdì mattina. È anche possibile partecipare a singoli corsi e seminari del weekend, che si svolgeranno sabato pomeriggio e domenica mattina, concordando con la direzione della scuola le modalità della partecipazione. Per questo pubblichiamo anche il programma completo delweekend. Chi è interessato può rivolgersi alla segreteria della scuola (vedi informazioni di contatto più in basso).

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La Russa sul caso Berlusconi

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Il ministro il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa ragiona da avvocato difensore e sulle pagine del Corriere della sera di stamani dichiara: “La telefonata alla Questura del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per interessarsi di Ruby non ha nessun rilievo penale e aveva tutto il diritto di farla”. E tanto per dare un contentino ai critici di turno soggiunge: “a volte, purtroppo, è più importante la prudenza dell’umanità e della generosità”. Tutto qui? Impostata in questi termini dovremmo ringraziare il presidente del Consiglio per aver sottratto alla “grinfie” della polizia una minorenne ed evitato che venisse carcerata per un peccatuccio di “dozzina” come direbbe il nostro poeta. Non solo. Ha persino trovato a stretto giro di telefonata una consigliera regionale del suo partito pronta ad accollarsi l’affido della ragazzina. Se poi questo episodio ha assunto una valenza “politica” e uno scandalo “mediatico” è tutta colpa delle opposizioni che non fanno altro che spiluccare nella vita privata del “capo” per denigrarlo. D’altra parte, sottolinea La Russa, anch’io “da giovane capo del Msi” ho fatto “decine di telefonate per far rilasciare ragazzi ingiustamente detenuti”. Una confidenza che ci apre una visuale della vita italiana dove la polizia sembra avere l’abitudine di arrestare gli innocenti, peggio ancora se minorenni e a tenerceli fin tanto che non intervenga qualcuno “autorevole” a liberarli. Che brutta polizia che abbiamo. Roba da terzo mondo. Sappiamo bene che le cose non stanno come ci sono dipinte e se il fine è solo quello di dimostrare la bontà di un intervento per una ragazza che era solita frequentare la casa del Premier, non è giusto coinvolgere in una azione men che corretta seri professionisti e operatori della giustizia colpevoli solo di aver “fermato” una “intoccabile”. Ci fa specie che i sindacati dei poliziotti, sempre attenti e giustamente sensibili alla onorabilità dei loro colleghi, non siano intervenuti tempestivamente con una dichiarazione e una precisazione.

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L’umanità e la pecorella smarrita

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

Lettera al direttore. Nell’omelia a Westminster, Benedetto XVI ha detto di pensare alle immense sofferenze causate dall’abuso dei bambini, specialmente nella Chiesa e da parte dei suoi ministri”, ed ha continuato: “Riconosco anche la vergogna e l’umiliazione che tutti abbiamo sofferto a causa di questi peccati; vi invito a offrirle al Signore con la fiducia che questo castigo contribuirà alla guarigione delle vittime, alla purificazione della Chiesa ed al rinnovamento del suo secolare compito di formazione e cura dei giovani”. Quando penso a questo Papa che piange su questa Chiesa da purificare e da rinnovare; quando penso alle cose che ha detto in questi ultimi tempi sulla corruzione all’interno della Chiesa, ed alle cose che magari non dice perché non può dirle, mi tornano alla mente la sue parole all’inizio del pontificato, nell’omelia del 24 aprile 2005 a Piazza San Pietro. “Sì la Chiesa è viva, questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni…la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane…L’umanità – noi tutti –  è la pecorella smarrita che, nel deserto non trova più la strada”. Pochi fecero caso a quell’inciso, “noi tutti”. (Miriam Della Croce)

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Il Papa a Palermo: pronta una canzone

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

Palermo 3 ottobre 2010. Brano scritto dal cantautore Rino Martinez Rino e dedicato a Papa Benedetto XVI, che verrà in visita pastorale a Palermo. Sarà cantata da Rino il giorno prima al Teatro Franco Zappalà di Palermo. Ecco il testo:
Maestro dell’umanità senza confini  (Testo e Musica: Rino Martinez)
Santità,
grazie d’averci donato la gioia
di gesti importanti per l’umanità
per chi nel mondo non ha
la carezza infinita… di Nostro Signore Gesù
per chi ha bisogno di bere al Suo calice amaro
fonte di vita e salvezza in un tempo distratto
da effimeri modelli e vuote tentazioni
Santità,
indicaci Tu la strada, la via da seguire
per dare luce a chi non ha
a chi oggi soffre la fame, la miseria e la sete
in quelle terre lontane
insegnaci a non avere paura d’amare
che Dio è il mattino per tutti i fratelli
che cercano pace e giustizia…Dio è con noi
La cultura della vita, forse, non è più la stessa
l’uomo brancola nel buio
senza una matita che disegna il mondo
fatto di speranza nella verità
La Passione del Signore, il Suo viaggio la Sua Croce
consumato nel dolore, Lui trafitto, Figlio di Dio Padre
si è donato sul calvario, si è  donato al mondo intero
per le colpe di noi figli…Santità, parlaci di Lui
parlaci di Lui, di Nostro Signore Gesù
(orchestra)
e sarà la nostra vera casa, un piccolo rifugio
dove crescere, donandoci ai poveri con la parola di Gesù
Santità
La Tua candida mano si posa sul capo
di bimbi innocenti che ti cercano
Santità, noi ti vogliamo bene per il Tuo coraggio
perché  illumini i campi feriti
di chi non si arrende e con Fede cammina con Dio
e prega la Madre Celeste per un mondo più giusto
dove gli uomini, si tendono le mani
Dove c’è l’indifferenza, no, non c’è futuro
superiamo questo muro , cancelliamo odio e rancore
affidiamoci al Signore, Santità facci sognare, benedici tutti noi
La Passione del Signore, il Suo viaggio la Sua Croce
consumato nel dolore, Lui trafitto, Figlio di Dio Padre
si è donato sul calvario, si è  donato al mondo intero
per le colpe di noi figli…Santità, parlaci di Lui
parlaci di Lui…di Nostro Signore Gesù
(orchestra)
e sarà la nostra vera casa, un piccolo rifugio
dove crescere, donandoci ai poveri con la parola di Gesù
(orchestra / alza 1 tono)
e saremo noi a dare un senso a chi non ha la forza
di sorridere e vivere
Santità, parlaci di Lui, parlaci di Lui…
di Nostro Signore Gesù, Maestro dell’umanità senza confini

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“La Medicina Tibetana: patrimonio dell’Umanità”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Bologna, sabato 11 settembre 2010, ore 9 Aula Magna, Istituto di Anatomia Umana Normale,  Università di Bologna, via Irnerio 48 Lezione Magistrale del Prof. Namkhai Norbu: “La Medicina Tibetana: patrimonio dell’Umanità”. L’iniziativa è dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona in collaborazione con Istituto Internazionale Shang Shung per gli Studi Tibetani Patrocinii: Segreteria Scientifica: Paolo Roberti di Sarsina, Luigi Ottaviani, Alfredo Vannacci Segreteria Organizzativa: Paolo Roberti di Sarsina, Nadia Gaggioli, Luigi Ottaviani, Cesare Pilati Sua Santità il XIV Dalai Lama Ministero degli Affari Esteri Regione Emilia-Romagna Provincia di Bologna Comune di Bologna Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, Roma European Medical Association European Association for Predictive, Preventive and Personalised Medicine Ordine Provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna Osservatorio e Metodi per la Salute, Università degli Studi di Milano – Bicocca Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna Fondazione di Noopolis, Roma

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Va in scena al Minimax: Dissipatio

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

Cagliari 4/8 maggio 2010 alle ore 21 via De Magistris Ridotto del Teatro Massimo Dissipatio H.G. di Guido Morselli, adattato e interpretato da Guido De Monticelli, va in scena al Minimax. L’ultima replica, fissata per sabato 8 maggio sempre alle ore 21, inaugura la tredicesima edizione della rassegna Forma e Poesia nel Jazz organizzata da Shannara e ospite del Teatro Massimo. Per l’occasione, le musiche in scena di Carlo Galante saranno eseguite un ensemble di musicisti isolani: Attilio Motzo al violino, Giada Vettori al violoncello e Simone Floris al clarinetto basso. Un uomo decide di scomparire dal mondo nella stessa notte in cui, inspiegabilmente, tutta l’umanità scompare dalla terra. Un monologo irridente, con sprazzi di furioso umorismo ma anche di tenerezza che Guido De Monticelli ha tratto dal romanzo, scritto nel ’73, da Guido Morselli prima di suicidarsi. Uno dei nostri più grandi scrittori diventato, con la sua scomparsa, il “caso Morselli”. Sono passati esattamente trentacinque anni da quando Guido Morselli, nel luglio del 1973, pose fine alla sua vita dopo aver concluso il suo ultimo romanzo, “Dissipatio H. G”. Da quel momento esplose il “caso Morselli”. La società intellettuale e letteraria dell’epoca ebbe un sussulto, come la scossa di un rimorso: a questo grande scrittore, che aveva al suo attivo una cospicua e rilevante produzione letteraria, non era stato dato di veder pubblicato in vita uno solo dei suoi romanzi. Fu poi Adelphi a pubblicare tutti i suoi libri, tra cui “Roma senza papa”, “Contro passato-prossimo”, “Il comunista”, “Un dramma borghese” e, appunto, “Dissipatio H.G.”. Ad apertura di libro è già tutto avvenuto. L’“inspiegabile” si è compiuto nella notte tra il 1º e il 2 giugno. L’umanità è svanita nel nulla, si è “dissipata” senza lasciare traccia. Ora, a due settimane dall’”evento”, il protagonista di “Dissipatio H. G.” (H. G. sta per Humani Generis), unico sopravvissuto a questa moderna apocalisse, ripercorre i fatti accaduti nell’arco di quei quindici giorni. Chiuso nel suo piccolo borgo di montagna, in cui da tempo si è rifugiato, respingendo l’odiata città d’oro sede della Borsa e dei mercanti (nella quale è adombrata Zurigo), il solipsista feroce e ipocondriaco si ritrova a girovagare in un mondo deserto, abbandonato da tutti i suoi abitanti. Ma tutto è rimasto intatto nelle case e nelle strade. Gli uomini sono svaniti senza portarsi via niente.(de monticelli)

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Stati Uniti: fra cittadinanza legale ed umanità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Non si deve togliere la sanità e l’opportunità ai bambini di andare a scuola “per i peccati dei loro padri”. Parla Meg Whitman, candidata repubblicana a governatore della California, lo stato-nazione della costa del Pacifico. I padri sono ovviamente i clandestini residenti in America con figli nati negli Stati Uniti i quali sono cittadini americani.La cittadinanza legale di questi ragazzi sta divenendo soggetto di discussione come rivela un recente articolo dell’opinionista conservatore George Will del Washington Post. Secondo Will, l’idea di riformare il concetto di cittadinanza, togliendola ai figli dei clandestini, consiste di una semplice riforma. Non esattamente. Negli Stati Uniti la legge sulla cittadinanza  fu stabilita dal XIV emendamento che riconosce cittadini tutti coloro che sono nati in America senza riguardo alla nazionalità dei genitori. L’eccezione sono i figli dei diplomatici i quali ricevono la cittadinanza del Paese dei loro genitori. Il XIV emendamento fu passato circa 150 anni fa poco dopo la fine della Guerra Civile americana. Diede la cittadinanza a tutti quelli nati in America incluso gli afro-americani i quali fino a poco tempo prima erano in gran parte proprietà di bianchi. L’emendamento garantisce la stessa protezione legale a tutte le persone sottoposte alla giurisdizione degli Stati Uniti. Ciò include anche i figli dei clandestini.
In effetti, la legge sulla cittadinanza americana riconosce ciò che si chiama il diritto ius soli (diritto di suolo), cioè nascendo negli Stati Uniti si ottiene automaticamente la cittadinanza.
Molti altri Paesi usano il ius sanguinis (diritto di sangue) per determinare la cittadinanza. Secondo questo sistema solo i figli con almeno un genitore cittadino saranno automaticamente cittadini.
In linee generali i Paesi del Nord e Sud America usano il diritto di suolo per determinare la cittadinanza. Si tratta di nazioni con forti tradizioni di immigrazione che hanno sempre incoraggiato l’integrazione di nuovi arrivati ed i loro figli. Il diritto di sangue invece è usato da molti altri Paesi europei con poca tradizione di immigrazione. L’unica eccezione è la Francia che usa il diritto di suolo dal 1515. Ciononostante parecchi Paesi europei in tempi recenti hanno modificato le loro leggi per determinare la cittadinanza cercando di assorbire i nuovi arrivati ed i loro figli nati nel Paese di adozione. In Germania ed in Italia i figli di padri stranieri possono ottenere la cittadinanza  in alcune situazioni. I bambini nati nella nostra Penisola possono divenire cittadini se i loro padri sono ignoti. I bambini nati in Germania possono diventare cittadini naturalizzati come avviene anche in Svizzera. In sintesi, anche i Paesi con poca tradizione di immigrazione hanno dovuto fare delle modifiche per affrontare in modo umano la nuova realtà che deve considerare gli spostamenti di persone da un Paese all’altro. Negli Stati Uniti, Paese di immigrati per eccellenza, la cittadinanza per diritto di suolo è stata mantenuta parecchie volte dalla Corte Suprema.  L’ultima volta è avvenuto nel 1982 con la riconferma dei diritti dei figli dei clandestini di frequentare le scuole pubbliche americane. La cittadinanza comporta però anche doveri verso la nazione. I figli di clandestini, cittadini americani per legge, spesso si arruolano nelle forze armate e muoiono per la loro Patria. Ci sono più di tre milioni di questi individui i cui genitori non hanno diritto legale di essere negli Stati Uniti. Cambiare la legge per togliere la cittadinanza a questi individui sarebbe un atto di crudeltà che non riflette la generosità degli americani. Ciononostante la paura di pochi gruppi di destra e il desiderio di risolvere la questione dei clandestini in America spinge a soluzioni non pratiche oltre che inumane. I clandestini non vengono negli Stati Uniti per avere dei figli che poi li faranno diventare residenti permanenti. La ragione principale è il desiderio di lavorare, spesso accettando gli impieghi più umili che gli americani rifiutano. Togliere loro i pochi benefici che ricevono non ridurrebbe il loro numero né risolverebbe la tragica situazione dei dodici milioni di immigrati senza autorizzazione legale di trovarsi nel Paese.Il presidente Obama è riuscito dopo molte battaglie a riformare il sistema sanitario. La prossima lotta sarà con la riforma sull’immigrazione. Non sarà facile ma una volta completata, la riforma aiuterà i padri dei clandestini ad  integrarsi. Col passare delle generazioni si vedranno questi clandestini come eroi in modo non tanto diverso dall’eroismo che noi riserviamo agli altri immigrati del passato. (Domenico Maceri San Luis Obispo, CA, USA)

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L’educazione secondo il cardinale Martini

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2010

“Sento parlare di emergenza educativa, di sfida educativa, di programmi pluriennali di formazione… Questo mi ricorda un momento particolare di “illuminazione” o “insight” che ebbi verso l’inizio del decennio degli anni ’80. Stavo recitando le Lodi mattutine …Mi colpì il primo cantico, che riproduceva una parte del grande inno con cui Mosè chiude il libro del Deutoronomio. Diceva a un certo punto così: ‘Porzione del  Signore è il suo popolo, sua eredità è Giacobbe. Egli lo trovò in terra deserta… lo educò, ne ebbe cura…’ .Mi colpì in particolare l’espressione lo educò… Fu quella per me una intuizione decisiva. Vidi come il tema dell’educare non consiste tanto nel darsi da fare dell’uomo per tirar fuori qualcosa dai suoi simili, ma era anzitutto un darsi da fare di Dio per educare il suo popolo e per educare i singoli del suo popolo. Mi parve allora che tutto il nostro programma educativo futuro avrebbe dovuto ispirarsi a questa azione di Dio educatore >>.  A scrivere queste righe è il cardinale Carlo Maria Martini che così apre una nuova antologia dai suoi scritti  ora in libreria con i tipi dell’Editrice La Scuola e il titolo “Educare nella postmodernità” (a cura di Franco Monaco, pp. 160 , euro 9,50). Il volume  presenta il meglio del pensiero del “Martini educatore” recuperando non solo la lettera “Dio educa il suo popolo” per il programma pastorale della diocesi ambrosiana del 1987-1989, o ampi stralci dalle lezioni tenute in occasione del conferimento al cardinale delle lauree “honoris causa” in Scienze dell’Educazione da parte dell’ Università Salesiana di Roma nel 1989 e da parte dell’Università Cattolica di Milano nel 2002 (“Un’educazione popolare e planetaria. Domande ai pedagogisti” e “La Bibbia, grande libro educativo dell’umanità”), ma valorizzando anche interessanti memorie autobiografiche sulla personale esperienza scolastica e formativa del cardinale: il suo noviziato, gli anni degli studi in filosofia e teologia, quelli di perfezionamento all’Istituto biblico e alla Gregoriana. E ci sono pure riletture di don Milani, lettere ai pedagogisti e agli educatori, testi omiletici e pastorali. In ogni caso -come spiega bene il curatore- quanto basta non per scoprire una teoria dell’educazione quanto piuttosto una sapienza applicata all’azione educativa da parte di un maestro di vita. Una guida che accompagna il lettore nel labirinto della postmodernità. “Si ha l’impressione di una qualche sua perplessità su espressioni in voga di recente nella Chiesa italiana quali ‘emergenza’, ‘sfida’, ‘alleanza educativa’…”-scrive Franco Monaco nella densa introduzione. Aggiungendo: “Se abbiamo inteso bene, Martini è  reattivo verso quel di più di volontarismo, di paternalismo e di ansia che spesso si celano al fondo di un pur apprezzabile proposito educativo. Di questi due elementi si rinviene traccia nella lettera pastorale Dio educa il suo popolo, centrata sull’educare, che ci è parso utile ricomprendere nella presente raccolta e che anzi ne rappresenta il corpo centrale”.Insomma, l’educatore deve ispirarsi alla pedagogia di Dio quale si dipana nella Scrittura e cooperare alla sua azione. Perché è la Bibbia il libro educativo dell’umanità.

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Spaziale! Astronomia in mostra

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2010

Trento fino al 30/6/2010 via Calepina 14, Museo Tridentino di Scienze Naturali a cura di Christian Lavarian  Un viaggio coinvolgente lungo l’evoluzione dell’astronomia, dai suoi esordi fino al futuro. Un viaggio da protagonisti e non da spettatori. Imparando, divertendosi. Che e’ poi un viaggio, non meno affascinante, nella rappresentazione che della natura si e’ andata creando l’umanità. Non tralasciando i viaggi che nell’immensità siderale si possono compiere, e si sono sempre compiuti, con le ali dell’immaginazione. In Spaziale! il filo rosso narrativo sarà costituito dalla rappresentazione della natura che l’umanità si e’ data nel corso dei secoli, riferita in particolar modo agli spazi siderali: la luce, le distanze, le masse e i moti dei corpi celesti che sono poi i nuclei fondanti dell’astronomia, cosi’ come gli strumenti scientifici a disposizione degli astronomi per conoscere l’Universo. L’esposizione si articola su cinque sezioni, introdotte ciascuna da un “testimonial” d’eccezione: Aristotele, Isaac Newton, Edwin Hubble, Joceyn Bell sino al potente Kwaij, Cavaliere Jedi dell’universo di Guerre Stellari. Il personaggio di Artistotele introdurrà alla prima sezione, dedicata al pensiero antico dalle origini al Medioevo, attraversato dalle scoperte di greci e arabi: il rapporto antichissimo tra uomo e cielo, le prime testimonianze storiche di misure astronomiche, il sistema tolemaico e la filosofia di Aristotele, appunto. Sarà quindi la volta dei grandi scienziati del passato, moderni nel loro pensiero critico: Copernico e Keplero, Cartesio, Galileo e Newton (testimonial della sezione) e della nascita del metodo scientifico.  All’interno della mostra si potrà diventare piloti di una sonda spaziale, manovrarla nello spazio, o passare vicino ad un buco nero, venendone spaventosamente inghiottiti. O ancora guardare la nostra immagine riflessa su di uno specchio lunare cosi’ come ascoltare la nostra voce giungere in ritardo da mondi lontanissimi: potremo anche compiere dei prodigiosi salti sul muro della gravità, come se fossimo sulla Luna o su Marte. Con Galileo riproporre l’esperimento sulla caduta dei gravi, o entrare nel territorio dell’astrologia, potendo creare il proprio personalissimo oroscopo e scoprendo se c’e’ qualcosa di vero. Si andrà poi alla scoperta di tutti i segreti dei telescopi osservando cio’ che questi potenti occhi artificiali ci mostrano, fino ai confini dell’Universo dove giungeremo a bordo di fantascientifiche astronavi. Tutto per imparare, scoprire, approfondire. Divertendosi!  “Spaziale!. Astronomia in mostra” e’ una esposizione-progetto ideata da Michele Lanzingher, Direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali e da Stefano Oss, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, a cura di Christian Lavarian del MTSN; con la collaborazione dell’Università di Trento – Dipartimento di Fisica, Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche. (spaziale)

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Fratello lupo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2010

Sfogliando un quotidiano ho letto di Frà  Beppe Prioli, meglio conosciuto come Fratello Lupo, e della sua opera di bene instancabile, di fatica e sacrificio in dono ai più  poveri, agli ultimi,  gli invisibili.  La sua è storia che va avanti da quattro decenni, e non credo avrà mai fine, perché sono molti gli uomini che ha contaminato con la sua fede e passione per una nuova cultura della legalità, della giustizia, del perdono che possono e devono andare incontro a tutti, innocenti e colpevoli. Fratello Lupo  nel suo girovagare per le carceri italiane,  luoghi di castigo e di rinascita spesso nascosti all’umanità, a ben pensarci ho sicuramente sbagliato a usare il verbo girovagare, lui è un pellegrino senza sosta, ma con un obiettivo assai chiaro nella testa, con impresso nel cuore il progetto del segno della croce, convintamene aggrappato alla speranza di migliorare l’intorno, e gli uomini caduti rovinosamente sul ciglio della vita. Conosco Fra Beppe da quando portavo i calzoncini corti, e il mio tempo cominciava a diventare un’eruzione  che nulla avrebbe risparmiato, fino a quando l’orizzonte ha ripreso sembianze umane, attraverso orme digitali lasciate qua e là, impossibili da non vedere e cercare e seguire.  Quando penso al suo entusiasmo per la vita, alla sua tenacia e fortezza, a quella sua capacità di arrabbiarsi e commuoversi, di farsi avanti e vicino a chi il reato lo subisce, come a chi il danno lo causa, non mi è difficile comprendere il  motivo per cui, incontrandolo non è consentito voltarsi dall’altra parte, non fare i conti con il bene che c’è e non può sottrarsi dal farsi presente. Con Frà  Beppe c’è l’esigenza di condividere fino in fondo dolori e gioie vissute in due, per chi scrive è importante rammentare le sue parole: scrivere e leggere è il solo modo che conosco per creare un’immagine su cui posare lo sguardo, e trovare la forza per raccattare i cocci del passato, senza timore dei suoi fantasmi, per tramutare la paura di avere paura in un’avventura da vivere pienamente. Frà  Beppe e la sua fede caparbia verso tutto ciò  che affanna a uscire dall’invivibile, verso chi è costretto a esistere non esistendo più, il suo amore verso l’insegnamento e la pedagogia del fare più che del dire, per imparare ad avere cura di sé, degli altri, e del mondo, per costruire direzioni di senso alla propria esistenza. Ricordo quando lo trovarono per terra nella sua stanzetta di monastero, più  morto che vivo, con un filo di voce sussurrò  al suo amico e fratello Padre Ireneo: se davvero devo partire, ti prego di farmi un favore, non voglio fiori né corone, ma una damigiana vuota e aperta posta al centro della mia bara, sì, proprio sopra al mio cuore, con appiccicato un bel cartello: “infilate qui dentro ciò che potete offrire, perché anche da questo passaggio continua la mia opera di aiuto dentro e fuori del carcere”. Frà  Beppe e la prigione, i detenuti e l’Istituzione, le vittime e i colpevoli, seppure tra incudine e martello, non arretra, ama e non bara mai, ma proprio da una giusta e doverosa esigenza di giustizia da parte di chi è offeso e umiliato, ricerca nuove opportunità di riscatto e di riconciliazione,  di perdono mantenuto e custodito con cura e rispetto, perché trasformare e migliorare il presente carcerario, significa poter ritornare a essere persone migliori. (Vincenzo Andraous)

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