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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘umanitaria’

“Bombardamento Libia vera causa emergenza umanitaria”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“Non accettiamo lezioni dai francesi che, come emerge dal carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e mostrato oggi da Giorgia Meloni, prima bombardano la Libia per difendere il franco Cfa e poi ci fanno la morale sull’accoglienza. Le politiche francesi di sfruttamento dell’Africa sono la vera causa dell’emergenza umanitaria che stiamo vivendo”. Lo ha detto il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, intervenendo alla trasmissione “Studio 24″ su Rai News 24.”Stando ad un’informativa inviata da un funzionario Usa all’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton – ha detto Donzelli – i francesi avrebbero bombardato Gheddafi per contrastare il suo progetto di creare una moneta panafricana per liberarsi dal franco coloniale, che la Francia tutt’oggi impone a 14 nazioni africane, e favorire così la loro autodeterminazione. La Francia prima sfrutta le nazioni povere e poi scarica su di noi la responsabilità dell’accoglienza. Ora l’unico modo per fermare le partenze ed evitare le morti in mare è un blocco navale al largo delle coste della Libia, chi non ha diritto di stare in Italia deve essere espulso: su questo saremo vigili e incalzeremo il governo. Le altre nazioni europee prima di riempirsi la bocca inizino a prendersi in carico gli immigrati come avevano promesso – ha concluso Donzelli – tutti vogliono insegnare come si fa accoglienza in Italia: facile essere accoglienti con i porti altrui”.

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Assistenza umanitaria ai migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

La necessità di distinguere i trafficanti di esseri umani da individui e organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti irregolari sarà al centro di un dibattito nella commissione per le libertà civili in programma giovedì 27 settembre alle 15:30I deputati del Parlamento europeo sono preoccupati per l’incertezza cui sono confrontati gli attori umanitari che assistono i migranti in situazioni irregolari, perché sotto l’attuale legislazione dell’UE (il “pacchetto facilitatori”) rischiano di essere criminalizzati. La direttiva “Facilitazione” del 2002 prevede sanzioni penali per chiunque “faciliti” l’ingresso irregolare, il transito o la residenza dei migranti. Tuttavia, come sottolineato in una risoluzione plenaria adottata lo scorso luglio, la legge offre agli Stati membri anche il potere di esentare l’azione “umanitaria” dalla lista dei crimini. Il Parlamento si rammarica del fatto che finora pochi paesi dell’UE abbiano incorporato nelle loro leggi nazionali l’esenzione per “assistenza umanitaria”. Giovedì, i deputati discuteranno dell’attuazione di tale legislazione con i rappresentanti della Commissione europea, di Frontex e del governo francese oltre ad ascoltare le testimonianze di operatori umanitari coinvolti in operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

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Immigrati: abolizione protezione umanitaria?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

“E’ positivo, che il ministro Salvini abbia annunciato la volontà di abolire i permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario. È una storica battaglia di Fratelli d’Italia, che ha già presentato al Senato un disegno di legge in proposito, di cui sono il primo firmatario. Intollerabile che attraverso l’abuso del meccanismo della protezione umanitaria sia stata concessa accoglienza e un permesso di soggiorno a immigrati illegali che non avevano alcun diritto alla tutela internazionale. Secondo i dati del Viminale in questi anni soltanto il 15 per cento di chi è sbarcato aveva diritto ad una forma di protezione internazionale tra quelle previste dalla Convenzione di Ginevra e quella sussidiaria dell’Unione europea. Mentre ad un ulteriore 28 per cento è stata regalata la sedicente protezione umanitaria. E’ tempo di mettere fine a questa assurdità. Il governo riprenda il ddl di Fratelli d’Italia presentato al Senato per escludere la protezione umanitaria dal circuito dell’accoglienza e lo faccia proprio”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari.

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Yemen: 1.000 giorni di conflitto. La più grave crisi umanitaria al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

Yemen“Il tragico traguardo dei 1.000 giorni di guerra in Yemen è stato superato. Con l’acuirsi delle violenze negli ultimi giorni, i bambini e le loro famiglie hanno continuano ad essere uccisi in attacchi e bombardamenti. Da oltre 1.000 giorni a causa di brutali violenze le famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. 1.000 giorni senza cibo sufficiente e acqua potabile. 1.000 giorni durante i quali gli ospedali sono stati bombardati e le scuole danneggiate. 1.000 giorni di bambini reclutati per combattere. 1.000 giorni di malattie e morti… di sofferenze inimmaginabili.Il conflitto in Yemen ha creato la peggiore crisi umanitaria al mondo – una crisi che ha coinvolto tutto il paese. Il 75% circa delle popolazione dello Yemen ha urgente bisogno di assistenza umanitaria, compresi 11,3 milioni di bambini che senza quest’assistenza non possono sopravvivere. il 60% almeno degli Yemeniti vive in condizioni di insicurezza alimentare e 16 milioni di persone non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienici adeguati. Molti altri non hanno accesso a servizi sanitari di base. Meno della metà delle strutture sanitarie dello Yemen è pienamente funzionante e lo staff medico non riceve lo stipendio da mesi.
Il conto terribile della devastazione del conflitto in Yemen riflette soltanto ciò che già sappiamo. In realtà, probabilmente, la situazione peggiorerà. Le agenzie delle Nazioni Unite non hanno pieno accesso umanitario ad alcune delle comunità tra le più duramente colpite. Molti di noi, non possono nemmeno verificare quali sono i bisogni di queste persone. Quel che sappiamo è che in Yemen la crisi è diventata rapidamente una catastrofe.Negli ultimi giorni sono stati fatti alcuni progressi con le prime importazioni commerciali di carburante presso il porto di Hudayadah, successivo alle recenti yemen crisi umanitariaimportazioni commerciali di cibo. È importante che queste scorte non vengano sprecate, dato che le restrizioni sulle importazioni di carburante hanno causato il raddoppio dei prezzi di carburante diesel, minacciando l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e alle cure mediche urgenti. In troppi ospedali si registra la mancanza di carburante per i generatori che ne consentono l’operatività. Le stazioni per il pompaggio dell’acqua che servono oltre 3 milioni di persone stanno rapidamente rimanendo senza il carburante di cui hanno bisogno per restare in funzione, mentre il prezzo dell’acqua importata è aumentato di 6 volte. L’acqua sicura non è più economicamente sostenibile per oltre i due terzi degli yemeniti che vivono in povertà estrema. Tutto questo rischia di sopraffare gli sforzi in corso per contenere le epidemie di difterite, colera e diarrea acquosa acuta.
Restiamo impegnati per aiutare le persone dello Yemen: abbiamo raggiunto circa 6 milioni di persone con acqua pulita, distribuito 3,7 milioni di litri di carburante per gli ospedali pubblici, curato oltre 167.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, distribuito oltre 2.700 tonnellate di medicine e scorte mediche, vaccinato 4,8 milioni di bambini contro la polio e fornito assistenza alimentare a circa 7 milioni di persone in un mese. In Yemen oggi, chiunque sia un caso sospetto di colera e ha la possibilità di accedere ai servizi sanitari ha il 100% delle possibilità di sopravvivere.Ma le condizioni stanno peggiorando, con il rischio di sopraffare la nostra capacità di risposta. Se non avremo un accesso più ampio e le violenze non si arrestano, il costo in termini di vite sarà incalcolabile. Per questo chiediamo ancora una volta alle parti coinvolte nel conflitto di consentire immediatamente un pieno accesso umanitario in Yemen e di terminare i combattimenti. Le famiglie dello Yemen non dovrebbero vivere un giorno in più di guerra, figuriamoci altri 1.000 giorni.”

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Immigrati: abolire la protezione umanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

Schengen“È arrivata l’ora di votare la mia proposta di legge per l’eliminazione dell’istituto della protezione umanitaria. So che il nostro capogruppo Renato Brunetta si sta prodigando per metterla in calendario”. Così Laura Ravetto, deputata di Forza Italia e presidente del Comitato Schengen, intervistata da ‘La Verità’. “Qui – ha aggiunto – non si tratta di suggellare l’equazione tra immigrati e stupro, o tra immigrati e rapina, ma di prendere atto che questi episodi di violenza, quando sono riconducibili a stranieri, riguardano per lo più immigrati che non sono profughi ma che beneficiano della cosiddetta ‘protezione umanitaria’. Questo – ha continuato l’esponente azzurra – è un istituto giuridico molto discutibile, presente praticamente solo in Italia e attribuito con estrema discrezionalità ed eccessiva generosità”.
“La protezione umanitaria – ha concluso Ravetto – non nasce né da obblighi internazionali, né da nostro un principio costituzionale: è stata una scelta autonoma del nostro legislatore e fu introdotta dalla legge Turco-Napolitano”.

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Immigrazione: Renzi non è credibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

fabio_rampelli_daticamera“Vanno dati solidarietà e soccorso a chi fugge da guerre e persecuzioni, e anzi bisogna accelerare la burocrazia per queste persone. Tutti gli altri, il 90% del totale e quindi la stragrande maggioranza, devono essere respinti o, meglio, occorre impedire che partano dalle coste libiche attraverso l’istituzione di un blocco navale. Lo stesso neo presidente francese Macron ha detto che non si possono accogliere i migranti economici, non capisco perché l’Italia – Paese calamita per le rotte migratorie – faccia fatica a capire concetti elementari. Quello che oggi dice Renzi ha dell’incredibile. Parla come se non avesse governato mai e avesse scoperto ora il problema. A tutt’oggi 14 persone al giorno perdono la vita nel Mediterraneo. Se dopo tre anni dalla strage di Lampedusa i morti sono così alti significa che queste operazioni fintamente umanitarie non funzionano”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo a Sky pomeriggio.

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Crisi umanitaria rifugiati

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

rifugiatiOgni giorno migliaia di profughi cercano sicurezza e sollievo dalla sofferenza. In questo momento, oltre 4 milioni di rifugiati siriani sono fuggiti dal loro Paese dando origine ad una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi 25 anni (dati UNHCR). Per far fronte a questa grave situazione, Janssen con Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) ha avviato una serie di interventi di carattere sanitario e umanitario per alleviare la difficile situazione dei rifugiati e per aiutarli a trovare sicurezza e sollievo dalla sofferenza.A supporto di questo approccio globale alla crisi, Trust sta collaborando, insieme al partner globale di J&J, Save the Children, al lancio di una piattaforma online per permettere ai dipendenti Janssen, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson, di fare una donazione. Le donazioni saranno dirette a Save the Children per rispondere in tempi rapidi alla crisi dei rifugiati.Tramite questo strumento online, sarà possibile donare “cibo per un giorno” ad un bambino fuggito dalla guerra e dalla povertà estrema, costretto a dormire in un campo profughi o all’aperto. Tramite i fondi raccolti, Save the Children acquisterà latte e pane, nonché alimenti non deperibili fonte di proteine. Inoltre, le donazioni serviranno per portare l’acqua potabile ad una comunità di 800 persone che vivono ancora in Siria, o fornire a madri e bambini, che dormono nei campi profughi o all’aria aperta, un kit per l’igiene personale.“Siamo orgogliosi di poter fornire il nostro contributo alla grave situazione dei rifugiati che negli ultimi mesi sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti – ha affermato Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia -. Perciò è fondamentale dare una risposta concreta e rapida alla crisi umanitaria, a partire proprio dalla nostra azienda. Mi auguro che, anche grazie alle nostre donazioni, Save the Children riesca ad alleviare le sofferenze di queste persone che hanno già sofferto abbastanza nel loro paese di origine”
Save the Children sta lavorando lungo la rotta di transito dei rifugiati, offrendo sostegno ai campi profughi della Giordania, del Libano e della Turchia attraverso la fornitura di protezione, istruzione, cibo, assistenza e riparo. Nei cosiddetti paesi di transito, come l’Egitto, la Grecia, l’Ungheria e la Serbia, l’organizzazione internazionale sta lavorando nei campi profughi formalmente riconosciuti e in quelli cosiddetti “informali” per fornire tende, kit per l’igiene e cibo. Inoltre, nei Paesi di destinazione come l’Italia e la Germania, si sta preoccupando che i bambini siano sicuri e protetti, che comprendano i propri diritti e che abbiano accesso a cure e sostegno.
Le aziende del Gruppo Johnson & Johnson in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) e la Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) hanno già avviato molteplici interventi sanitari a sostegno della difficile situazione dei rifugiati siriani nel corso degli ultimi anni, tra cui:
• Giugno 2015: donazione di prodotti farmaceutici in favore dell’organizzazione per gli aiuti umanitari ANERA a sostegno dei campi profughi in Libano;
• Maggio 2014: donazione di attrezzature per i traumi all’Associazione DePuy Synthes Middle East in favore del progetto cure chirurgico – ricostruttive di Medici Senza Frontiere svolto nel campo profughi di Zaatari in Giordania, per un valore complessivo di 1.4 miliardi di dollari;
• 2013: Il Trust ha riprogrammato le sue sovvenzioni (137.000 dollari) a favore della risposta umanitaria della Fondazione Aga Khan (AKF) in Siria, a sostegno della salute di neonati e bambini e a favore di programmi di prevenzione sulle malattie trasmissibili nel distretto di Salamieh in Siria.
• Il Trust e le aziende del Gruppo Johnson & Johnson in EMEA si stanno spendendo attivamente e in stretta collaborazione con i propri partner, tra cui Save the Children, nei paesi vicini e in quelli di transito per rispondere ai bisogni umanitari a breve e lungo termine dei rifugiati. Lo scopo è stimolare e aiutare la capacità di recupero dei bambini attraverso l’istruzione, il sostegno psicologico e l’assistenza sanitaria primaria.
In Janssen siamo impegnati ad affrontare alcune tra le più importanti esigenze mediche insoddisfatte, in diverse aree terapeutiche fra cui l’oncologia, l’immunologia, le neuroscienze, le malattie infettive ed i vaccini, le malattie cardiovascolari e metaboliche. Mossi dal nostro impegno nei confronti dei pazienti, sviluppiamo prodotti, servizi e soluzioni innovative per la salute, per aiutare le persone di tutto il mondo. La missione della Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) è rendere sostenibili le differenze di lungo termine nella salute umana. Per farlo, investe in partnership strategiche e in soluzioni innovative che portano valore alla società e che impattano sulla vita delle persone. Trust è stata fondata nel 2007 per gestire le attività di Corporate Social Responsability di Johnson & Johnson in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). Il Trust è un’organizzazione indipendente che riflette l’impegno del Gruppo Johnson & Johnson per migliorare la qualità della vita delle comunità in cui i propri dipendenti vivono e lavorano.

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Oltre 150.000 le persone sbarcate in Europa nel 2015

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIAI migranti che hanno raggiunto via mare l’Europa nel 2015 sono stati più di 150.000: la quasi totalità degli arrivi, secondo le stime dell’OIM, è stata registrata in Italia (74.009) e in Grecia (75.970).Secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano i migranti che hanno raggiunto le coste italiane dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 stati 70.354 – un leggero incremento rispetto allo stesso periodo del 2014, quando i migranti soccorsi in mare nei primi sei mesi dell’anno erano stati 63.884.I principali paesi di origine dei migranti arrivati in Italia sono: Eritrea (18,676), Nigeria (7,897), Somalia (6,334), Siria (4,271), Gambia (3,593) e Sudan (3,589).
La stima più preoccupante è quella dei migranti morti in mare: oltre 1.900 quest’anno, più del doppio rispetto al 2014. Il numero di morti in mare è tuttavia iniziato a diminuire a partire da maggio, ossia da quando Frontex ha dispiegato maggiori forze marittime nel Canale di Sicilia.Nonostante questo il Mediterraneo continua a essere letale: è di ieri sera la notizia di un naufragio avvenuto a circa 40 miglia dalle coste libiche, nel corso del quale 12 migranti hanno perso la vita. I dettagli dell’incidente sono ancora da verificare, ma le vittime sono cadute in mare mentre erano a bordo di un gommone parzialmente affondato, sul quale si trovavano circa altre 100 persone. I corpi sono stati recuperati dalla nave Dattilo della Guardia Costiera, che arriverà domattina al porto di Palermo. Lunedì scorso 5 corpi di migranti, probabilmente partiti dalla Libia, sono stati invece recuperati al largo delle coste tunisine e martedì 19 migranti hanno perso la vita nel mar Egeo, tra Turchia e Grecia. Solo quattro i cadaveri recuperati.La situazione della Grecia è particolarmente delicata, in quanto l’alto numero di arrivi sta mettendo sotto forte pressione un paese già alle prese con una delle peggiori crisi economiche della storia moderna.Secondo i dati della Guardia Costiera greca, i migranti che hanno solcato il Mar Egeo nei primi 6 mesi del 2015 sono stati circa 69.000. Nel corso del mese appena conclusosi, si stima che siano arrivate circa 900 persone al giorno. In sette giorni, dal 1 al 8 luglio 2015, i migranti che hanno attraversato l’Egeo sono stati 7.202. I principali paesi d’origine sono Siria e Afghanistan. “Le rotte cambiano, così come la composizione dei flussi, ma i numeri continuano a salire”, afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo.“L’Italia”, spiega Soda, “è meta di un flusso migratorio misto, più complicato da gestire: il paese vede non solo l’arrivo di un gran numero di richiedenti asilo, ma anche di migranti economici. A prescindere dalla nazionalità, entrambe le categorie di casi devono essere esaminate individualmente per poter determinare il loro status. Inoltre tra coloro che raggiungono l’Europa via mare vi sono spesso anche persone vulnerabili, come vittime di tratta e di abusi, minori non accompagnati e donne in gravidanza.” L’arrivo di 150.000 migranti in Europa è sicuramente un dato significativo ma assolutamente non eccezionale, considerando che gli europei sono complessivamente più di 500 milioni. Secondo l’OIM, non bisogna considerare questo fenomeno come “un’invasione”, soprattutto se si prende in considerazioe ciò che accade al di fuori dei confini dell’Unione Europea (ad esempio il Libano, che conta una popolazione di 4 milioni, ospita 1,5 milioni di rifugiati siriani. La Turchia, invece, ne ha accolti quasi 2 milioni). “L’emergenza è umanitaria a causa delle drammatiche condizioni in cui si vengono a trovare i migranti e sarebbe certamente più gestibile se tutti i paesi coinvolti collaborassero di più tra di loro e dessero risposte più esaurienti e strutturate. Non esiste una soluzione facile e immediata per questo fenomeno, perché è il frutto di circostanze politiche, sociali ed economiche”, conclude Soda.L’OIM è presente nei principali punti di sbarco sia in Italia (a Lampedusa, in Sicilia, Puglia e Calabria) sia in Grecia (nelle isole di Samo e Lesbo), dove assiste i migranti al momento dell’arrivo, fornendo informazioni legali, supportando le autorità nell’identificazione dei gruppi vulnerabili e monitorando le condizioni di accoglienza.

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Aleppo: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2015

aleppo“Ad Aleppo continuano a morire cittadini innocenti senza che la comunità internazionale proponga un’iniziativa per salvare la popolazione di Aleppo da un conflitto che in oltre due anni ha provocato migliaia di vittime e di sfollati”. Dopo il recente bombardamento della scuola Saed al-Ansari, nel distretto di Mashhad ad Aleppo, che ha causato la morte di cinque alunni tra i 12 e i 15 anni e di tre insegnanti, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, invoca una tregua che permetta la cessazione degli scontri e il soccorso degli abitanti:“Non è più possibile restare fermi di fronte al quotidiano moltiplicarsi delle vittime, ad una tragedia che vede spegnersi sempre più una città che rappresentava un luogo di secolare coabitazione tra cristiani e musulmani. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza sulle parti in conflitto per giungere all’immediata apertura di un corridoio umanitario che permetta il soccorso degli abitanti. Non far nulla equivale alla scelta di far morire in tempi terribilmente brevi chi è rimasto in città”.Andrea Riccardi è l’autore di “Save Aleppo”, un appello lanciato il 22 giugno 2014, che ha riscosso l’adesione di migliaia di firme tra cui un buon numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura. “Salvare Aleppo – si legge nell’appello – vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili” nella convinzione che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre” e “ricostruire un futuro per questo storico crocevia per tanti popoli”.

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Libia: più sostegno al consiglio di Bengasi

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

In seguito all’incontro tra il ministro degli Esteri del Consiglio di Bengasi Ali al-Isawi e gli esponenti dell’opposizione, l’onorevole Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri, ha dichiarato: “La testimonianza di Ali al-Isawi descrive una situazione drammatica in Libia, con un incremento delle azioni militari del regime di Gheddafi contro la popolazione civile e con una crescente emergenza umanitaria”. “L’Italia  insieme all’Europa – ha continuato Vernetti – possono e devono fare di più dal punto di vista diplomatico, umanitario e militare”. “Chiediamo al Governo italiano di riconoscere il Consiglio di Bengasi come legittimo rappresentate del popolo libico e insieme di rendersi parte attiva per realizzare un corridoio umanitario che permetta di far giungere alle popolazioni colpite tutto il sostegno necessario”. “È necessario anche – ha concluso l’on. Vernetti – che da parte dell’Europa e degli Usa si consideri seriamente la possibilità di fornire armi alle forze armate di Bengasi per metterle in condizione di difendere la popolazione civile”.

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Lampedusa: emergenza umanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

“La situazione che in questi giorni si sta generando su Lampedusa diventa ora dopo ora sempre più insostenibile. Non possiamo lasciare l’isola e i suoi abitanti ad affrontare da soli un’emergenza di questa portata” lo dichiara l’On. Americo Porfidia di Noi Sud-Ir e membro della Commissione difesa alla Camera “Ultime notizie ci parlano di una situazione davvero insostenibile ai limiti della governabilità. Migliaia sono ormai i profughi ed iniziano a scarseggiare le scorte di acqua potabile. Al momento dobbiamo sicuramente esprimere grande solidarietà e gratitudine alla popolazione di Lampedusa per il livello di civiltà dimostrato, ma ora il Governo deve intervenire e trovare soluzioni. Chiediamo al Ministro degli Esteri in dialogo con il Ministro della Difesa di continuare a fare pressione a livello europeo per ottenere risposte pratiche e veloci e garantire un intervento coordinato per soccorrere i profughi presenti a Lampedusa. Non è possibile –  aggiunge Porfidia – che da un lato le operazioni militari in corso siano compiute a raggio europeo, e dall’altro le attività di soccorso, igienico-sanitarie siano lasciate alla sola Italia. Esigiamo collaborazione per il bene e il rispetto di tutti, a costo di ritirare la nostra autorizzazione all’utilizzo delle basi presenti sul nostro territorio. Del resto – conclude Porfidia – molte nazioni europee hanno più interesse di noi ad intrattenere rapporti con la futura classe dirigente libica, e noi non possiamo pagare da soli la gestione del flusso dei profughi.”

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Aiuti a Bengasi per le persone in fuga

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Sono migliaia le persone in fuga nell’est della Libia. Ad Ajdabiya, Derna, Tubruk. Cercano rifugio in case, scuole e aule delle università. Così raccontano le persone arrivate lo scorso fine settimana agli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) al confine egiziano con la Libia. In questo contesto, prestare assistenza umanitaria è una vera e propria sfida. Nell’est del paese i farmaci e i beni di prima necessità scarseggiano e i prezzi sono aumentati vertiginosamente. Fino a ieri, il personale UNHCR descriveva come relativamente tranquilla la situazione alla frontiera: 400 le auto arrivate durante l’intera giornata. Circa 3mila persone – tra cui 1.560 di nazionalità libica e 1.344 egiziana – hanno invece attraversato il confine nella giornata di domenica, secondo quanto comunicato all’Agenzia dalle autorità egiziane. Notevoli i progressi sul lato dei rimpatri dei cittadini di paesi terzi: nella serata di ieri solo circa 1.700 persone si trovavano ancora alla frontiera egiziana. Tra loro 270 rifugiati e richiedenti asilo e 1.300 ciadiani in attesa di essere trasferiti. Le tende collettive allestite dall’esercito egiziano possono ospitare fino a seicento libici arrivati senza adeguata documentazione. Mentre l’UNHCR ha offerto di stabilire nell’area di frontiera diversi depositi da campo, che possono dare alloggio alle persone in attesa di trasferimento o di altre soluzioni. Nel pomeriggio di ieri un aereo cargo noleggiato dall’UNHCR è atterrato ad Alessandria con sei depositi da campo, un veicolo e aiuti provenienti dalla base logistica dell’Agenzia a Dubai, tra cui teli di plastica, taniche per l’acqua, set di utensili da cucina e materassi. Alla frontiera tunisina invece si continuano ad avvertire colpi di arma da fuoco in lontananza, provenienti dalle aree più interne della Libia. Proseguono poi le operazioni di rimpatrio dal campo di Shousha, nei pressi del confine, dove ora si trovano 4.700 persone. Secondo le autorità tunisine, nella giornata di domenica 1.832 persone provenienti dalla Libia hanno attraversato il confine. Con il programma di evacuazione d’emergenza, invece, dall’inizio di marzo ben 58.200 persone hanno potuto far ritorno a casa sui 264 voli organizzati da UNHCR e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) da Tunisia, Egitto e Algeria. Fino al 20 marzo sono 323.594 le persone fuggite dalla violenza in Libia. Di queste, in 167.473 hanno attraversato il confine con la Tunisia (tra cui 19.158 tunisini e 19.713 libici); 140.876 si sono riversate in Egitto (75.795 gli egiziani e 20.553 i libici); 6.077 in Niger (4.915 originari dello stesso Niger) e 9.168 in Algeria (dove sono arrivate via terra, via mare e in aereo).

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Operazioni di evacuazione umanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Ginevra Grazie ad un’operazione umanitaria di evacuazione congiunta, messa in atto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) con il sostegno di un gran numero di paesi, sono stati evacuati più di 50.000 migranti bloccati nei campi in Egitto e Tunisia. Altre decine di migliaia sono stati rimpatriati con aerei e navi messi a disposizione dai propri governi. “E’ una delle evacuazioni più massicce nella storia” ha dichiarato il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing. Le due organizzazioni lanciano un appello ai Governi donatori al fine ottenere un ulteriore supporto economico e logistico per la seconda fase delle evacuazioni. L’OIM stima che in Libia siano ancora presenti più di un milione di migranti lavoratori,molti dei quali provenienti dall’Africa sub-sahariana. All’apice dell’esodo, oltre 17.000 persone fuggite dalla Libia sono confluite nel campo gestito dall’UNHCR alla frontiera con la Tunisia. Molti di loro hanno atteso assistenza per poter ritornare nei loro paesi d’origine. Ad oggi soltanto 6.500 persone rimangono bloccate in Tunisia, 2.500 in Egitto e 1.500 in Algeria e Niger. La maggior parte sarà evacuata questo weekend con voli organizzati da UNHCR e OIM al fine di rendere la situazione più facile da gestire alla frontiera dove continuano ad arrivare gruppi di persone in fuga dalla Libia.OIM e UNHCR prevedono che ogni giorno continueranno ad attraversare la frontiera tra 1.500 e  2.500 persone che hanno necessità di lasciare la Libia. Le due organizzazioni chiedono ai governi di mettere urgentemente a disposizione le risorse necessarie a garantire il proseguimento delle operazioni di evacuazione. “I generosi contributi finanziari e in natura ottenuti fino ad ora ci hanno permesso di evacuare in sicurezza più di 50.000 migranti che volevano disperatamente tornare a casa dalle loro famiglie. Ma ci sono ancora migliaia di persone bisognose d’aiuto.” afferma il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing.Nelle ultime settimane hanno lasciato la Libia circa 300.000 persone. Con il proseguire degli scontri in Libia, UNHCR e OIM sono pronte ad assistere nuovi gruppi in arrivo per trasportarli nei rispettivi paesi d’origine. Nel frattempo l’UNHCR si sta impegnando nel trovare una soluzione per un crescente numero di persone che provengono da situazioni di guerra e persecuzione e che non hanno la possibilità di essere rimpatriati.

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Somalia: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2011

Da mercoledì scorso circa 15.000 donne e bambini sono in fuga verso il Kenya a causa degli scontri in Somalia e hanno urgentemente bisogno di assistenza umanitaria. Secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), le autorità keniote non riusciranno a gestire questa ennesima ondata di rifugiati e hanno bisogno di maggiore sostegno internazionale. L’organizzazione per i diritti umani si appella alle agenzie umanitarie, al Comitato internazionale della Croce Rossa e all’Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite, perché a queste persone vengano fornite con urgenza acqua potabile, cibo, coperte e tende. La situazione dei profughi è drammatica. In mancanza di acqua potabile e alimenti, molti hanno bevuto l’acqua dei fiumi e soffrono di diarrea. L’acqua fluviale in questo periodo è particolarmente inquinata a causa delle mancate piogge che tengono basso il livello d’acqua nei fiumi. L’ondata di profughi nella città di frontiera di Belet Hawo è stata scatenata dai violenti scontri tra le milizie Al Shabaab e l’esercito regolare somalo. Gli scontri nella zona di confine tra Somalia, Kenya ed Etiopia sono scoppiati la settimana scorsa e sono durati diversi giorni. Ancora non si conosce il numero esatto dei morti civili, ma si sa che sono state distrutte centinaia di case e rubate mandrie di bestiame. La maggior parte dei civili ha tentato la fuga verso la vicina città keniota di Mandera, dove spera di trovare aiuto.Nel frattempo la situazione a Mandera è molto tesa. Apparentemente anche la città keniota è finita sotto il fuoco somalo e circa la metà dei 70.000 abitanti è fuggita di casa temendo un attacco delle milizie Al Shabaab. Le autorità keniote hanno quindi rafforzato la vigilanza lungo la frontiera con la Somalia. Attualmente il Kenya sta ufficialmente ospitando 353.000 profughi di guerra somali. Solo nel corso del 2010 74.000 Somali hanno cercato rifugio in Kenya. Altri 8.000 profughi sono invece stati respinti ma l’esodo dalla Somalia continua. Solamente nel gennaio 2011 i Somali richiedenti asilo in Kenya erano 13.660.

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Nuovi ripari per gli sfollati del Kyrgyzstan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e i suoi partner stanno lottando contro il tempo per costruire nel Kyrgyzstan meridionale ulteriori ripari per le famiglie di sfollati le cui abitazioni sono state distrutte dalla violenza, dagli incendi e dai saccheggi dello scorso giugno. Con l’avvicinarsi dell’inverno fra pochi mesi si stima che siano circa 75mila gli sfollati senza un riparo. Alcuni di loro stanno trovando alloggio nelle tende dell’UNHCR che l’agenzia ha consegnato come parte della sua risposta umanitaria alla crisi dei movimenti forzati di popolazione. Altri sono ospitati dalle famiglie, da amici o vicini.La situazione nel Kyrgyzstan meridionale resta ancora tesa. L’UNHCR, come agenzia principale incaricata della protezione e del monitoraggio dell’accesso della popolazione sfollata ai diritti fondamentali e ai servizi, ha lavorato in collaborazione con le autorità per una pronta registrazione e per la restituzione dei documenti personali d’identità persi o andati distrutti. Senza questi documenti la popolazione si trova ad affrontare grandi difficoltà nell’accedere ai servizi e nell’esercitare i propri diritti sociali, economici e politici. L’UNCHR ha dato il suo supporto al governo del Kyrgyzstan per l’organizzazione di team mobili per visitare le aree più colpite e restituire i documenti d’identità. I partner locali dell’UNHCR danno inoltre consulenza e informazioni pratiche alle comunità di sfollati e forniscono servizi di consulenza personali sulle questioni legati alla documentazione. Finora le autorità hanno acconsentito alla rimozione delle macerie e alla costruzione di tre quarti delle stimate 2mila case completamente distrutte. L’ultimo quarto si trova principalmente nella città di Osh. L’UNHCR è lieta dell’impegno del governo di non forzare il trasferimento delle comunità sfollate e di rispettare la proprietà privata. Il governo deve ancora pubblicare i suoi piani di ricostruzione riguardanti le aree del Kyrgyzstan meridionale colpite dalla violenza e dalla distruzione dello scorso giugno.

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Attacco flotta umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

«Sgomento e meraviglia per l’attacco israeliano alla flotta umanitaria in rotta per Gaza che ha lasciato sul campo 19 vittime» «Non può che destare grande stupore ed indignazione per quanto è avvenuto alla flotta umanitaria in rotta per Gaza a seguito dell’attacco armato israeliano. Ha dichiarato l’on Antonio Razzi dell’Italia dei Valori appena appresa la notizia  per certi versi quasi inverosimile.  «Il pericolo è – ha continuato- di dimenticare ogni norma internazionale che invece invochiamo per poter fare in modo che fatti tanto incresciosi non avvengano più».  Esprimendo la solidarietà più piena e totale ai familiari delle vittime l’on. Razzi conclude con un auspicio« si faccia il governo italiano, visti i buoni rapporti politici con Israele, promotore di iniziative di accordo e di raccordo affinché la prudenza e la ragionevolezza prendano il posto dell’azione armata».

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“Missione Cuore per la Vita 2011”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Mag 2010

Palermo 5 maggio 2010  ore 21.00 Viale Strasburgo, 19  Auditorium  Rai. Sarà presentato l’inedito Documentario ed il Libro “Sud chiama Sud” realizzati dal Cantautore Missionario Rino Martinez in occasione della Spedizione Umanitaria denominata “Cuore per la Vita” all’interno della Grande Foresta Equatoriale Congolese (Africa), per attuare un necessario progetto sanitario e culturale a favore delle popolazioni autoctone in estinzione dei Pigmei e dei Bantous. L’urgente ed improrogabile spedizione si è distinta, a livello internazionale, per l’unicità e la considerevole valenza benefica, divenendo un esempio ed un punto di riferimento educativo di alto profilo sociale e morale nel mondo. Durante la manifestazione, Rino Martinez presenterà alla stampa e alle televisioni il programma della nuova spedizione umanitaria “Cuore per la Vita 2011”, che partirà nel febbraio 2011, che si avvarrà della partecipazione di medici e volontari italiani, pronti a curare e vaccinare, nella foresta equatoriale congolese circa Centotrentamila (130.000) persone. Teniamo molto alla sua fattiva partecipazione per la buona riuscita dell’evento, pertanto, auspichiamo che possa unirsi a noi in quello che riteniamo un incontro di notevole divulgazione informativa nel campo della solidarietà

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“Sud chiama sud”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

Roma il 25 febbraio 2010 alle ore 10.00  presso la Sala Convegni della Camera dei Deputati Conferenza – Forum “Sud chiama Sud”. Durante l’importante circostanza sarà presentato l’inedito Documentario ed il Libro “Sud chiama Sud” realizzati dal Cantautore Missionario Rino Martinez in occasione della recente Spedizione Umanitaria (Gennaio-Marzo 2009) denominata “Cuore per la Vita” all’interno della Grande Foresta Equatoriale Congolese (Africa), per attuare un necessario progetto sanitario e culturale a favore delle popolazioni autoctone in estinzione dei Pigmei e dei Bantous.

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Conflitti regionali e azione umanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2009

Il carattere di crescente complessità dei conflitti globali – nei quali sono coinvolti eserciti nazionali, milizie e insorti – mette sempre più a rischio gli sforzi umanitari, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. Ricordando le vittime dell’UNHCR in Pakistan all’inizio dell’anno – tre operatori uccisi ed uno rapito e poi liberato – Guterres ha detto che l’attacco agli operatori umanitari “mette a repentaglio non solo l’operazione umanitaria in questione, ma le più profonde fondamenta dell’azione umanitaria”. Mentre la restrizione dello spazio umanitario rappresenta una delle sfide maggiori che l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati si trova ad affrontare nei paesi in via di sviluppo, Guterres ha evidenziato come invece nei paesi sviluppati le azioni intraprese da alcuni stati per limitare l’accesso dei richiedenti asilo ai loro
territori rappresenti una restrizione dello “spazio d’asilo”. L’Alto Commissario ha poi evidenziato cinque tendenze globali che, in combinazione con la recessione economica mondiale, stanno moltiplicando e rendendo più profonde le crisi. Crescita della popolazione, urbanizzazione, riscaldamento globale, scarsità di cibo, acqua ed elettricità e migrazioni sono sempre più interconnesse, ha affermato. Descrivendo un “arco di crisi” che si estende dall’Asia sud-occidentale fino alla regione dei Grandi Laghi in Africa, Guterres ha ricordato che in quest’area si trovano i due terzi dei rifugiati del mondo ed i tre quarti dei 14 milioni e mezzo di sfollati interni assistiti dall’UNHCR nel 2008. Inoltre, la quasi totalità di movimenti di sfollati nel 2009 si sono svolti sempre in quest’area: in Pakistan, Somalia e nella Repubblica Democratica del Congo. Sebbene nel 2008 siano tornati a casa volontariamente circa 600mila rifugiati, questo dato segna comunque un calo del 17% rispetto ai rimpatri dell’anno precedente e rappresenta il secondo valore più basso di rimpatri negli ultimi 15 anni. “I massicci rimpatri sono in calo a causa delle scarse condizioni di sicurezza in Afghanistan, Sudan meridionale, Repubblica Democratica del Congo e in altri luoghi”.La 60ma sessione del Comitato esecutivo si chiuderà venerdì 2 ottobre.

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Iraq: parlamentari italiani chiedono di visitare Ashraf

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

«Chiediamo al ministro degli Esteri di operare con urgenza per l’invio in Iraq di una delegazione ufficiale italiana con scopi umanitari per visitare il campo di Ashraf, oggetto il 28 e il 29 luglio di un violento attacco da parte di truppe irachene su persone inermi che ha causato dodici morti e oltre quattrocento feriti»: lo dichiarano i deputati Carlo Ciccioli (PDL) ed Elisabetta Zamparutti (Radicali/PD), presidente e copresidente del Comitato di parlamentari e cittadini Iran Libero che riunisce decine di parlamentari di tutte i gruppi. «I 3.500 residenti di Ashraf, tutti rifugiati iraniani membri dell’Organizzazione dei Mojahidin del Popolo Iraniano, sono completamente disarmati dal 2002 e devono godere di protezione umanitaria ai sensi della IV Convenzione di Ginevra. Lo stesso Governo italiano è impegnato a tutelarli per effetto della risoluzione parlamentare 8-00019», ricordano i due deputati. «Il rischio di un massacro ad Ashraf dopo il parziale ritiro delle truppe americane, a causa delle continue pressioni da parte del regime dei mullah iraniani su Baghdad, era noto da anni» sottolinea Antonio Stango, segretario del Comitato, «tanto che su questo si è pronunciato con una risoluzione, il 24 aprile scorso, anche il Parlamento Europeo. Ora vi è il pericolo concreto di una nuova e ancora più estesa carneficina, poiché le forze irachene hanno distrutto con i bulldozer le recinzioni del campo. Auspichiamo che la delegazione italiana possa recarsi ad Ashraf al più presto, per verificare la situazione sul posto e facilitare una possibile soluzione umanitaria».

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